Nuovo Masada

gennaio 29, 2010

MASADA n° 1078. 29-1-2010. Per un’altra sinistra

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Il popolo viola

Mai più Auschwitz – Onore a Vendola – SEL: Sinistra Ecologia e Libertà – Le medicine per il dolore – Zagrebelsky e le mura della città – Le riforme di Violante – Il fatturato della mafia è salito a 135 miliardi – Sacconi e il conflitto di interessi – Segreto sul nucleare, questi sono i siti prescelti – Candidati parziali alle regionali – Il crepuscolo del dalemismo reale

Una storia vera
Raffaele Deidda

Conservo ancora il biglietto da visita di Jerzy Junosza Kowalewski, la guida polacca che nell’agosto 1999 mi accompagnò nella visita al campo di sterminio di Auschwitz.. Da allora non ho più saputo nulla di Jerzy, che nel 1999 aveva 75 anni. Ho ripensato a lui nel giorno del ricordo delle vittime della Shoah e ho sentito il bisogno di riordinare i miei ricordi personali, per non dimenticare la mia condizione di uomo fortunato per essere nato dopo l’orrore, per non aver vissuto la tragedia che aveva colpito milioni di esseri umani.

La visita al campo di sterminio era stata emozionalmente devastante. Chi non è mai stato ad Auschwitz non può forse capire fino in fondo quale disumana, feroce bestialità si sia dispiegata in quella, come in altre località, dove la belva umana ha potuto compiere un atto così terribile finalizzato alla cosiddetta “soluzione finale”, all’eliminazione fisica di milioni di persone: ebrei, omosessuali, zingari, oppositori politici.
Eppure quell’anziano signore polacco, educato, gentile, che padroneggiava diverse lingue straniere, era stato quasi sereno, distaccato, nell’accompagnarmi nei luoghi dell’olocausto. Non aveva manifestato emozioni durante la visita che trasferiva orrore, raccapriccio, e faceva stringere dolorosamente la bocca dello stomaco.
Io gli stavo incollato addosso, volevo sapere, capire, volevo avere da un sopravissuto al campo di sterminio la spiegazione, il perché di quella immane tragedia di cui il genere umano dovrà vergognarsi per sempre.
A visita finita gli chiesi di raccontarmi ancora, volevo memorizzare nel mio taccuino la storia raccontata da un testimone e fu così che venni a sapere che la storia non è una sola, le storie sono diverse e non sempre vengono raccontate tutte compiutamente.
Quelle di Kowalewski sono tante storie, tutte incredibilmente tragiche, da sembrare impossibile che abbiano potuto tutte, davvero, avere luogo.

La prima può cominciare nel 1939, quando il giovane Jerzy Junosza torna in Polonia dalla Svizzera, dove aveva studiato e si era laureato. Trovò la casa di Varsavia vuota perché il padre e la madre si erano arruolati nell’esercito polacco mentre l’Armata Rossa, a seguito dell’invasione della parte occidentale della Polonia da parte delle truppe naziste, aveva ripreso possesso delle zone occidentali della Bielorussia precedentemente passate sotto la Polonia. In seguito a questa invasione, circa un milione e mezzo di polacchi furono deportati nei campi di lavoro in Siberia e in Kazakistan. Circa ventimila ufficiali e sottufficiali dell’Esercito Polacco furono catturati e imprigionati nei campi di concentramento di Kozielsk, Starobielsk e Ostaszkòw per poi, nel 1940, essere selvaggiamente assassinati nei boschi di Katyn, su ordine di Stalin. Fatto prigioniero dai russi, Jerzy Junosza riuscì rocambolescamente a scappare insieme a tre compagni e a tornare a Varsavia, dove ritrovò i vecchi amici. Partecipò quindi al movimento di resistenza contro gli occupanti nazisti in uno dei reparti più famosi, quello del maggiore Henryk Dobrzanski, noto col pseudonimo di “Hubal”.
Fu successivamente arrestato dai tedeschi e rinchiuso nella terribile prigione di Pawiak, dove venne torturato nel corso di estenuanti interrogatori e dove conobbe padre Massimiliano Kolbe, che lo assistette durante la sua permanenza nell’ospedale della prigione. Nel 1942 fu trasferito ad Auschwitz, da cui venne ancora trasferito prima nel campo di concentramento di Lordo-Rosen e poi in quello di Dachau, vicino a Monaco di Baviera.. La liberazione avvenne ad opera della 45.ma Divisione di Fanteria USA il 29 aprile 1945. Kowalewski trascorse molte settimane in un ospedale militare americano e, una volta rimessosi, si unì al Corpo d’Armata polacco ed arrivò in Italia. Dall’Italia si trasferì a Londra e da lì in Argentina, dove lavorò per 7 mesi presso il Ministero degli Affari Sociali, fino a quando ricevette la comunicazione della Croce Rossa Internazionale che la sua adorata madre era viva. La prima nave diretta in Polonia lo riportò in patria.
Le sue condizioni di vita in Polonia si dimostrarono molto dure, non essendo un membro di partito ed essendo considerato persona di seconda classe.
Svolse diversi lavori, anche molto umili, prima di essere assunto presso un’agenzia di viaggi statale. Sposatosi nel 1972 ebbe poi un figlio, colpito dalla poliomelite fin dalla nascita a causa degli esperimenti medici condotti dalle SS sul padre. Da allora Jerzy ha operato come difensore dei bambini nati con un handicap attribuibile alla detenzione dei loro genitori nei campi nazisti.
Kowalewski mi aveva anche raccontato della sua collaborazione nel fornire dati e testimonianze a Primo Levi impegnato nella scrittura del libro “Se questo è un uomo”, romanzo autobiografico che rappresenta la sconvolgente testimonianza di quanto fu vissuto in prima persona dall’autore nel campo di concentramento di Auschwitz.
L’anziano signore polacco mi aveva esibito con orgoglio una cartella contenente gli scambi epistolari con Primo Levi; non nascondeva la soddisfazione di aver anche corretto alcuni errori di datazione e di localizzazione fatti dallo scrittore italiano sopravvissuto alla deportazione.
La storia di Kowalesky poteva concludersi così, con la conferma tragica della banalità del male, un male che si annida subdolo nell’animo degli uomini e li rende capaci di nefandezze indicibili.
Lo stavo salutando e ringraziando, scambiando con lui la promessa di rivederci o quantomeno di sentirci telefonicamente, quando avvenne il fatto.

Una giovane guida, che accompagnava un gruppo in ingresso al campo, chiamava da una distanza di qualche decina di metri con voce concitata Kowalesky, gli chiedeva di non andar via, di aspettare. Nel gruppo da lei guidato c’era un anziano spagnolo, anch’egli sopravvissuto di Auschwitz, che aveva domandato se il suo compagno di prigionia Jerzy fosse ancora in vita.
Credo di non aver mai provato un’emozione così forte in tutta la mia vita, nell’assistere all’abbraccio interminabile fra quei due uomini e nel vedere gli occhi di Kowalesky finalmente bagnarsi di lacrime, un fiume irrefrenabile di lacrime, mentre urlava: “Hermano, mi hermano!”

Ho lasciato Jerzy Junosza Kowalesky con rimpianto, avrei voluto che mi raccontasse ancora la sua vita, che mi aggiungesse altri dettagli, ma era molto più importante che lui stesse col suo “hermano”. Quante cose avranno avuto da raccontarsi!
Tornato in Italia ho ripensato spesso al libro di Anna Harent “La banalità del male”, un male che solo l’umanità del bene è in grado di sconfiggere.
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Anna Arendt

I lager sono i laboratori dove si sperimenta la trasformazione della natura umana[…]. Finora la convinzione che tutto sia possibile sembra aver provato soltanto che tutto può essere distrutto. Ma nel loro sforzo di tradurla in pratica, i regimi totalitari hanno scoperto, senza saperlo, che ci sono crimini che gli uomini non possono né punire né perdonare. Quando l’impossibile è stato reso possibile, è diventato il male assoluto, impunibile e imperdonabile, che non poteva più essere compreso e spiegato coi malvagi motivi dell’interesse egoistico, dell’avidità, dell’invidia, del risentimento; e che quindi la collera non poteva vendicare, la carità sopportare, l’amicizia perdonare, la legge punire. ” (Le origini del totalitarismo)

Il miracolo che salva il mondo, il dominio delle faccende umane, dalla sua normale, ‘naturale’ rovina è in definitiva il fatto della natalità, in cui è ontologicamente radicata la facoltà dell’azione. È, in altre parole, la nascita di nuovi uomini e il nuovo inizio, l’azione di cui essi sono capaci in virtù dell’esser nati. Solo la piena esperienza di questa facoltà può conferire alle cose umane fede e speranza, le due essenziali caratteristiche dell’esperienza umana che l’antichità greca ignorò completamente. È questa fede e speranza nel mondo che trova forse la sua più gloriosa e stringata espressione nelle poche parole con cui il vangelo annunciò la ‘lieta novella’ dell’avvento: ‘Un bambino è nato per noi’
(Vita activa)
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Memoria della com-passione
Enrico Peyretti

Nel giorno in cui si fa giusta e meditata memoria della Shoah, anzi dell’interruzione (con l’entrata ad Auschwitz dell’Armata Rossa) di quel progetto già terribilmente avanzato di sterminio crudelissimo, scientifico e sistematico, un vero fallimento dell’umanità, è giusto esprimere solidarietà al popolo ebraico, nel clima di un discorso franco e sincero.
Proprio la facoltà sviluppata e raffinata della memoria caratterizza la cultura e la storia magistrale, l’identità stessa spirituale, di questo popolo. Per i suoi contributi al pensiero, all’arte, alle scienze, alla religione, alla capacità di vivere come popolo tra i popoli senza né semplicemente assimilarsi né autoghetizzarsi, che è un modello delle convivenze ormai necessarie dappertutto, il popolo ebarico deve essere da tutti ringraziato.
Perseguitato più volte per grettezza morale altrui, anche dei cristiani, con indegni pretesti teologici, persino durante la persecuzione massima nazista ha espresso anche esempi imperdibili e fecondi di resistenza morale nonviolenta: Etty Hillesum, Edith Stein, Anna Frank (e non a caso sono nomi di donne i primi che vengono alla mente). In seguito a ciò, il popolo ebraico, nel suo movimento sionista, ha confidato di potersi difendere da nuovi simili pericoli col farsi uno stato come gli altri stati, con una decisione da rispettare, ma resa discutibile dai fatti seguitine.
Lo stato ebraico si è realizzato a spese del popolo palestinese, colpito a sua volta dalla “sciagura” (nakbah) di una politica di espulsione. Da quell’origine non saggia dello Stato di Israele, dalla difficoltà di accettarlo da parte di quella regione araba, sono discesi dolorosi tragici difficili conflitti fino ad oggi. Oggi l’occupazione dei territori palestinesi, metodicamente tormentosa della popolazione nei suoi bisogni primari, come la mobilità e l’acqua, il lavoro e l’uguaglianza dei diritti, non fa onore a Israele, disobbediente più di ogni altro stato alle risoluzioni obbligatorie dell’Onu. La costruzione del muro, con sottrazione di terreno e divisioni interne inflitte alla popolazione palestinese nella vita quotidiana, configura una sciagurata politica di apartheid, che il mondo civile ha già condannato.
Questo giudizio non è affatto antiebraismo, anzi, vede con vera sofferenza che la politica di Isarele fa ombra nel mondo e nella storia al prezioso spirito ebraico; non ha mai mancato di criticare le forme violente (e oltretutto anche erronee) della resistenza palestinese, che però ha pure forme ed esperienze nonviolente esemplari (da Awad a Bil’in); non ignora la critica israeliana interna, sebbene numericamente esile, alla politica governativa, e l’obiezione di coscienza di parecchi giovani israeliani all’occupazione militare.
L’ocupazione israeliana, motivata persino col diritto biblico-divino su tutta quella terra (che non può valere nella convivenza pacifica tra popoli diversi), ha spinto i palestinesi nella disperazione, e, ultimamente con la guerra di Gaza, nella condanna iniqua a prigione e morte. I cattivi consigli della disperazione palestinese hanno terrorizzato Isarele e lo rendono pericoloso, anche percè è uno stato atomico non dichiarato.
Proprio il giorno che ricorda l’orrenda offesa e dolore del popolo ebraico è il momento per associare a questo dolore tutto quello provocato dalla compresenza conflittuale di Isarele e Palestina. La memoria saggia e buona del proprio dolore, di un grande dolore di tutti, sia memoria di tutti i dolori ingiusti di tutti i popoli. Se ognuno resta nel proprio dolore, lascia covare odio e vendetta, e, nell’illusione stolta di liberarsi, fa sì che la storia si vendichi di tutti e faccia soffrire tutti. Riconoscere il dolore dell’altro è la via d’uscita, perché solo la com-passione, perciò l’uguaglianza di diritti, permette la con-vivenza necessaria a tutti e a ciascuno.
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Zagrebelsky

Nel suo libro “Intorno alla legge“ il giurista costituzionalista Zagrebelsky
si pone vari quesiti.
Cosa differenzia la legge dall’imposizione? La domanda è del V° secolo a.C. e la troviamo in Senofonte, I memorabili. Il giovane Alcibiade fa questa domanda a Pericle, che non dà una buona risposta. “Dimmi, Pericle, cos’è la legge?” E Pericle risponde: “E’ ciò che chi comanda decide di mettere per iscritto”. “Che differenza c’è, allora- chiede Alcibiade- con l’arbitrio? Se la legge è espressione della pura forza, che legge è?”
Nei secoli è stata elaborata una lunga riflessione proprio per evitare questo arbitrio. Anche Hitler emanava leggi, ma il suo non era uno Stato di diritto, come ricorda Anna Arendt.
La legge-arbitrio è per esempio quella che ha accusato il padre Englaro di omicidio. Ma il gip ha deciso di derubricare la denuncia. La disputa svelava che mancava la legge apposita. Governo e Parlamento si sono attivati in modo convulso per fare una legge-arbitrio che il capo di Stato si è rifiutato di firmare. In mancanza di leggi, non si poteva far finire l’agonia della povera Eluana, ma i giudici si sono appellati alla Costituzione per cui nessuno può essere sottoposto a un trattamento medico che non ha scelto né si può andare contro la dignità della persona, ci si è appellati a principi di civiltà e padre Englaro è stato assolto. Il diritto parla in base a principi di civiltà per dire che nessuno può essere sottoposto a un diritto imperativo che sfocia nell’arbitrio e in cui non viene rinvenuto il bene di tutti.
Il signor Englaro poteva risolvere il problema di nascosto, come avviene continuamente in migliaia di casi. Ma voleva stabilire dei principi generali che valessero per tutti. Le cose invece sono andate in senso contrario, col rifiuto di quel testamento biologico, in cui si affermava il dettame costituzionale secondo cui nessuno può essere obbligato a trattamenti che non ha scelto.
Se ammettiamo che uno Stato possa imporre a qualcuno di vivere, possiamo intendere che esso è uno Stato totalitario padrone della vita di ognuno, uno Stato che può imporre anche la morte. Ma noi non vogliamo uno Stato che possiede le nostre vite. Il problema era nascosto ed è venuto alla luce quando il padre Englaro ha voluto fare per tutti una battaglia di civiltà. Qui il diritto doveva fare un atto di umiltà. Ora, passati i furenti bollori propagandistici che si erano appuntati sulla morte di Eluana, il Parlamento dovrà rivedere il testamento biologico ma sarà solo una burocratizzazione del problema, con la riconferma dell’atto notarile, della parcella, della ripetizione ogni tre anni di una dichiarazione oltretutto a carattere non vincolante, e allora ci chiediamo: a che serve? Oppure si può andare in Svizzera o in Olanda ed eludere l’ipocrisia di Stato.
Dice una mail: “La crescita dell’egoismo nell’uomo porta il pianeta a distruzione. La crescita dell’egoismo nel nostro paese sta portando a un calo di democrazia”.
La Consulta è stata creata per controllare le leggi che escono dal Parlamento.
Il suo lavoro non è un abuso come intende far credere l’assolutismo di Berlusconi, ma un controllo voluto dalla Costituzione stessa, affinché non siano violati dalla legge comune i principi fondamentali della nostra democrazia.
Il modo di ragionare di Berlusconi è vizioso: se tutto è partitico, ogni cosa che fa o dice un giudice o la stessa Consulta deve essere giudicata come partigiana. Ma il giudice non fa che applicare il diritto. La Corte Costituzionale può essere criticata sulle sue sentenze ma non a priori secondo la distinzione, che Berlusconi fa, tra giudici di dx o di sx. Forse che una Consulta formata da giudici tutti di dx sarebbe migliore?
Le leggi dovrebbero essere stabili come le mura della città, che stanno ferme, ma oggi esse sono diventate volatili colpite da un riformismo eccessivo e ad personam. Possiamo rispettare questa esigenza di stabilità solo rispettando la Costituzione.
Purtroppo anche l’assunto primo secondo cui la sovranità risiede nel popolo è stato violato. Con l’attuale legge elettorale noi non eleggiamo più il Parlamento, al più determiniamo le quote di eletti ma non scegliamo più gli eletti. Di questo nemmeno si parla. Però oggi Brunetta ha detto di voler emendare anche la prima parte della Costituzione, come l’articolo 1 per cui l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. La sortita di Brunetta ha il suo antecedente nel dettato neoliberista per cui il lavoro è solo una merce e dunque non avrebbe senso fondare il lavoro su una merce. Ma chi ha scritto quell’articolo vedeva invece nel lavoro la dignità di ogni persona.
Fu La Pira, cattolico e democratico, a volere, nell’articolo 1 della Costituzione, l’aggiunta a Repubblica della parola “Lavoro”, quel lavoro che per Brunetta non avrebbe senso come base di uno Stato, perché secondo questo bizzarro personaggio “il lavoro è solo una merce che dipende dalle leggi del mercato”, grezza definizione neoliberista ben diversa dal “lavoro che nobilita” di Carlyle o dal lavoro come “creazione artistica” di Sorel o da lavoro come “espressione di amore” di Gibran. Jung direbbe che il lavoro fa parte dell’autorealizzazione dell’uomo, è nel suo “processo di individuazione”.
Occorre stare in guardia su questa declassazione del lavoro e sul voler stravolgere la parte prima della Costituzione. Il lavoro non può essere ridotto a merce. Può fare questo solo chi intende ridurre l’uomo stesso a merce. E chiunque lo faccia non può essere altro che un nemico dell’uomo.
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Mariapia manda
Riforme, ecco il progetto del Pd
Patrizia Rettori

Roma: Violante si presenta a un incontro di Libertà e Giustizia.
.. il Pd è oggetto di molti sospetti quando si parla di riforme costituzionali: lo si accusa di “inciucio”, di volontà di cedimento di fronte al nemico, di incapacità di denunciarne con la dovuta forza le malefatte.
Sandra Bonsanti ha posto senza diplomazie tutti i dubbi di LeG, ma anche di molte altre associazioni della società civile, per gli aspetti meno comprensibili della politica e dei comportamenti del csx.
Dopo le elezioni regionali, il Pd presenterà un progetto di riforma elettorale.
Violante ha detto che il sistema costituzionale è in crisi da 30 anni e ora la situazione è gravissima, a causa anche di nuovissime distorsioni, come quella prodotta dalla legge elettorale che conferisce al presidente del Consiglio la facoltà di dare la fiducia al Parlamento invece di riceverla da esso.
C’è un abuso delle deleghe, come quella che ridisegna il sistema mediatico fingendo di ottemperare ad una prescrizione europea, un fiume di ordinanze anomale, che passano attraverso la Protezione Civile e sfuggono ad ogni controllo, attraverso le quali si è arrivati perfino a stabilire lo stipendio del sovrintendente di Brera; si sono costituite società private per gestire le spese della Protezione Civile e della Difesa, che sono spese ingenti ed obbligate, con ciò sottraendole, anche queste, ad ogni controllo.
E’ chiaro che, in questa situazione, è B a non volere la riforma costituzionale, perché nella situazione attuale si trova “come un topo nel formaggio”. A volerla dovrebbe essere invece il csx, che però deve decidere se battersi per le sue convinzioni, o se ritrarsi perché “di là c’è il diavolo e col diavolo non si tratta”. Violante è per un tavolo di discussione. Chiede questi punti: mantenimento del regime parlamentare (e quindi no al presidenzialismo), indipendenza delle magistrature, equilibrio tra i poteri dello Stato. Questo deve unire il maggior numero di forze possibile. Purtroppo il cdx non ha nella sua storia il riconoscimento della Costituzione.
La prima repubblica nacque dalla vittoria contro il fascismo; la seconda è nata da due sconfitte, quella storica del comunismo e quella della classe dirigente di fronte alla corruzione. Nessuna delle due parti ha fatto i conti col proprio passato: non gli ex comunisti, e qui Violante parla di se stesso, che si sono limitati a ribadire la propria diversità rispetto ai paesi del socialismo reale, senza chiedersi perché allora il crollo del muro abbia travolto anche il Pci. Ma neppure gli altri, che si sono rifugiati nella ridicola teoria del complotto della magistratura. Non ci sarà ricucitura nazionale se non si farà chiarezza su questi punti.
Però trattare si deve, e allora bisogna partire da ciò che è possibile fare. Per varare norme serie sul conflitto di interesse e una altrettanto seria legge elettorale il csx da solo non ha i numeri. Ma, se si decide di ridurre il numero dei parlamentari, cosa che anche la dx vuole, bisognerà per forza andare a toccare la legge elettorale, sia per ridisegnare i collegi, sia per regolare la soglia di sbarramento, che verrebbe surrettiziamente raddoppiata. Non si può ignorare che B subordina ogni dialogo ad una riforma della giustizia che lo salvi dai processi. E qui l’ex presidente della Camera è nettissimo: “Non siamo disponibili a votare alcuna legge fuori dal contesto generale”. E cioè nessuna legge che prescinda dalla necessità di rendere la giustizia più efficiente e giusta per tutti i cittadini. Sapendo che ci sono anche sacche di eccessivo potere da toccare: “Non c’è grande nomina o grande appalto che non passi per la Corte dei Conti o il Tar. Si potrebbe dire che il presidente del Tar del Lazio è uno degli uomini più potenti d’Italia”.
In ogni caso, solo quando saranno risistemati i rapporti e gli equilibri tra giustizia e politica, si potrà discutere del resto. Anche della reintroduzione di qualche forma di immunità parlamentare. L’argomento è indigesto, ma Violante non si sottrae. Pensa che una legge ben congegnata sia possibile. E ne delinea i contorni: l’immunità deve limitarsi ad una sola legislatura, deve essere decisa da una maggioranza qualificata, deve riguardare fatti avvenuti dopo l’assunzione del mandato parlamentare, e deve essere sempre possibile per il magistrato sollevare il conflitto di attribuzioni. Così non sarebbe uno scandalo, ma qualcosa di simile alla legge che tutti i paesi hanno.

http://www.libertaegiustizia.it
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Dario Fo: “E’ ora che la base che esiste ancora decida col proprio cervello e soprattutto non accetti il gioco degli inciuci e convenienze di casta“.
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Beppe Grillo

Antonio Ingroia introduce una nuova definizione del “processo breve”, quella della “morte breve del processo”. In sostanza, non si punta a diminuire i tempi processuali, ma a eliminare la possibilità di una sentenza. A Roma si lavora da vent’anni alla riforma della giustizia, dai tempi di Mani Pulite in cui i partiti si accorsero di essere soggetti alla legge. Un lavoro intenso, faticoso, bipartisan, che ogni anno rende sempre più difficile processare e condannare i politici.
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PUGLIA

Fulvia Bandoli (di SEL, Sx Ecologia e Libertà)

In Puglia vince la buona politica, viene premiato un governo regionale che ha saputo affrontare scelte difficili senza nasconderle sotto il tappeto (l’acqua pubblica, la precarietà dei giovani, il lavoro nelle aziende, il sostegno alle famiglie, alla scuola pubblica, nuove politiche energetiche che spostano sul rinnovabile e molto altro ancora). Ma che ha saputo dare nuova linfa anche al turismo di qualità e ambientale, alla cultura cinematografica e musicale di quella regione, alla creatività.
L’errore più grande di coloro che non hanno concesso subito a Vendola di ricandidarsi per il secondo mandato (come sarebbe stato naturale) o di fare subito le primarie (senza le dannose convulsioni che si sono viste per ben due mesi) è stato proprio quello di non aver capito e visto quello che era successo e andava succedendo nella società pugliese, in strati sociali vasti e significativi. E il secondo è stato quello di pensare che tattiche puramente aritmetiche e pensate a tavolino potessero sostituirsi a quel che le persone in carne ed ossa sentono e vogliono.
Nessuna nuova alleanza alternativa alle destre può o potrà nascere così, con questi metodi e queste pratiche personalistiche e fredde, ma solo a partire da un confronto sui programmi e sulle cose da fare. Questa è la buona politica che ha avuto in Vendola un interprete ancora più significativo perché la sua esperienza si svolgeva in quel mezzogiorno d’Italia dove le pratiche di “governo”, purtroppo anche del csx, sono state un buco nero. Penso alla Campania e alla Calabria in primis.
Ora si tratta di mettersi al lavoro immediatamente, tutte e tutti insieme , per ri-vincere la Regione Puglia, e andare ancora più avanti nella rinascita pugliese cominciata in questi anni. Non so se i dirigenti del Pd sapranno trarre qualche insegnamento da quello che è accaduto, ma me lo auguro per il bene di tutto lo schieramento che dovrebbe diventare alternativo alle destre. Senza battute irricevibili, come quelle che ancora oggi ho sentito pronunciare…”se Niky venisse nel Pd ci sarebbe utile..”. Questa Sx che noi siamo già in Puglia e che possiamo diventare anche altrove non è inglobabile nel Pd, e sarebbe bene che una volta per tutte l’argomento si chiudesse. Questa Sx non vuole isolarsi ma spendere la sua piccola o grande forza nella costruzione di una alternativa alle destre e bene sarebbe se il Pd lo comprendesse e smettesse di trattarci come il figliol prodigo che prima o poi tornerà a casa.
E vorrei ora concentrami un attimo su di noi: su Sx Ecologia Libertà. A volte si fatica per mesi a trovare un profilo, si fanno errori (e ne abbiamo fatti), poi improvvisamente nel fuoco di una battaglia si accende una luce e quel che prima non era chiaro lo diventa.
Che Sx vogliamo essere ci siamo chiesti più volte? Vogliamo essere la Sx che lavora perché torni in campo anche in tante altre parti d’Italia la buona politica, nei contenuti (e a questo proposito molti dei contenuti programmatici proposti in Puglia possono essere utilmente assunti anche nei programmi di altre regioni) ma soprattutto nelle pratiche. Una Sx autonoma ma non isolata, che non accetta di piegarsi alle tattiche ma che vuole discutere il merito, una Sx che si è stancata di essere definita dagli altri (secondo i quali noi saremmo di volta in volta estremisti, protestatari… salvo poi scoprire che è da una esperienza di governo regionale concreta che viene la nostra forza maggiore..), una sx popolare e laica, ambientalista e non violenta, del lavoro e della legalità che ha una discreta cultura di governo della realtà, ma che non fa della governabilità ad ogni costo la sua stella polare.
La Sx della buona politica e delle buone pratiche. E dio solo sa quanto ci sarebbe bisogno di una forza del genere, oggi che la politica in Italia ha toccato spesso il fondo fino quasi a scomparire.
Pensare e muoversi come se questa Sx non esistesse o aspettarla sull’uscio del Pd prendendola per fame non è una strategia vincente. Anche noi ci dovremo dimostrare ora e nei prossimi anni all’altezza della sfida che la vittoria nelle primarie pugliesi ci mette davanti.
Alcuni tenteranno di dire che Vendola è un fenomeno a sé stante, una anomalia. Ma noi sappiamo che non è così, non siamo entrati nel Pd per ragioni di fondo e adesso tocca a noi tutte e tutti dare voce, gambe e cuore a quelle ragioni.
Sx Ecologia e Libertà si era riunita un mese fa per iniziare la sua Costituente, ma la vicenda pugliese ci “costituisce” molto di più di quanto possa fare una assemblea. Nel fuoco di quel resistere in nome di una buona politica abbiamo trovato un tratto forte del nostro profilo nazionale. Che ci dobbiamo tenere ben stretto.
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Il pianto liberatorio di Vendola
www.youtube.com/watch?v=JqCAEGy1RZc

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Le medicine contro il dolore
Viviana Vivarelli

Se non fosse per altro, avrei votato Vendola solo per aver portato la Puglia al primo posto in Italia per le medicine palliative. Si tratta di quelle cure che riducono l’atroce dolore ai malati terminali. Sulla terapia del dolore l’Italia, purtroppo, ha scritto una pagina nera, siamo ultimi in Europa per l’suo degli oppioidi, e metà dei medici di famiglia non li prescrivono, e questo sia per la distorta visione della sofferenza come catartica inculcata dalla Chiesa di Roma, sia per l’insensibilità di tanti medici portati ad essere abituati alla sofferenza altrui, sia per l’indifferenza dei partiti e dei governi su questo problema gravissimo o a un preconcetta veto contro la morfina o i derivati dalla cannabis. Per questi motivi di profonda disumanità che hanno reso peggiore l’agonia di migliaia di moribondi, ho apprezzato moltissimo la scelta di Vendola di aiutare i pugliesi più sofferenti, come un atto di grande pietas cristiana.
Si deve dire che oggi finalmente il Senato ha approvato all’unanimità una legge per le cure palliative e le terapie antidolore. E’ un testo però che fa un passo indietro rispetto al precedente, perché limita la prescrizione ai soli medici di famiglia, escludendo i medici che operano all’interno di strutture private (chi paga di più soffre di più, è paradossale).
«Tra i pazienti che soffrono, solo il 9% riceve oppioidi leggeri – dice Ignazio Marino – e lo 0,1% oppioidi forti. E il dolore per loro è spesso intollerabile»
E’ tutto da vedere, ora, come questa dichiarazione di pietà si integri coi tagli dissennati di Tremonti alla sanità pubblica, con un governo che ha inteso non avere nemmeno un Ministro alla Sanità e ha promosso un segretario temporaneo, forse nell’intento di privatizzare anche la sanità come sta facendo con tutto, secondo lo spregevole uso del peggiore e fallimentare neoliberismo statunitense.
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Micromega su Vendola

La vignetta di Micromega dice: “Il Pd perde le primarie del Pd””Il massimo!” Grande!
L’articolo di Carnevali è tutto contro D’Alema.
Ignazio Marino dice di avere un programma sovrapponibile a quello di Vendola, il che, come minimo parla di una spaccatura notevole dentro il Pd.
“Lo stesso progetto politico di Vendola – Sx e Libertà, nata dalla scissione di RC con l’obiettivo di dare vita ad una “sx di governo” a sx del Pd – è in linea teorica più funzionale al disegno neoproporzionalista di Bersani-D’Alema (la nuova Grande Unione dalla sx radicale a Casini) che alla “vocazione maggioritaria” rimpianta dai franceschinian-veltroniani… le primarie pugliesi segnano nel contempo una sconfitta di tutta la classe dirigente del Pd e rivelano una profonda crisi dalla quale non si potrà uscire con il semplice “regolamento di conti” interno. Questa volta, come ha scritto Curzio Maltese sulla Repubblica, la Volpe del Tavoliere è finita impagliata. Ma anche le altre volpi non se la passano bene… tra tante ombre l’esperienza pugliese è l’unica in cui il csx abbia segnalato nel Mezzogiorno importanti elementi di novità, coraggio e vocazione popolare. In un panorama così avvilente non sono cose che possono essere sacrificate ai soliti giochetti della contabilità elettoralistica di corto respiro.”

Lidia Ravera dice che Vendola le piace proprio molto e che ha dato un bello schiaffo a D’Alema.
Padellaro ci vede la sconfitta di tutto l’apparato peggiore del Pd.
Moni Ovadia esalta la passione di Vendola che scalda i cuori dopo tanti cerebralismi e pietre tiepide quando non passate all’avversario.
Colombo sottolinea il vicolo cieco in cui si è cacciata la segreteria per dar retta a D’Alema.
Donatio dice: “Il 73% è l’espressione più concreta dei sentimenti di rispetto e di affetto della gente nei confronti di un politico che ha avuto il merito e la capacità di ‘sintonizzarsi’ con il bene comune. Mentre i soliti antichi burattinai tessevano ben altre trame e ordivano macchinosi teatrini dietro le quinte.”
Il dato eclatante di Gallipoli, casa di D’Alema, che vota Vendola all’80% o di Fasano, casa Latorre, che lo vota all’85 è la chiara sintesi di quanto la gente non sopporti più D’Alema o le sue controfigure o i suoi cloni fanatizzanti. Donatio:” È probabile che Vendola non riesca a realizzare quella ‘Politica con la P maiscola’ che invoca da anni, quella gestione della cosa pubblica che ‘se non ha la dimensione del sogno non ha senso’ o che non impari dagli errori che ha ammesso di aver fatto. Ma questa vittoria è un plebiscito ed è innanzi tutto una vittoria dei pugliesi. E a perdere è stato non tanto Boccia quanto il Pd e la sua politica.
Come ha detto Vendola a Bersani: “La politica fatta con un patto di popolo si chiama democrazia”.
Ma questo popolo non piace molto ai dirigenti Pd.
Quando, in seguito alla rivolta operaia di Berlino del 1953, il partito comunista della DDR (la ex Repubblica Democratica Tedesca) si dichiarò deluso da tale reazione popolare, Bertolt Brecht scrisse uno dei suoi più celebri aforismi: “poiché il governo era stato deluso dal popolo sarebbe stato necessario procedere a sciogliere quel popolo ed eleggerne un altro”.
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Donadi IdV

Congratulazioni a Nichi Vendola che, con la sua caparbietà e passione, ha prima imposto al Pd quel grande esercizio democratico che sono le primarie e ieri ha dimostrato che quando la politica, aperta e trasparente, sa essere vicina ai cittadini vince ogni ostacolo. A lui va il nostro pieno appoggio, nella convinzione che ora vi siano le condizioni migliori per riconfermare il csx alla guida di una regione importante come la Puglia. Ma dalle primarie pugliesi arriva un segnale ben più significativo.
Vi è nel csx, soprattutto nel PD, una significativa maggioranza della classe dirigente convinta di due cose, entrambe sbagliate. La 1a è che in questo paese vi sia una inevitabile e fisiologica prevalenza elettorale del cdx. La 2a, in larga misura conseguenza della 1a, che le alleanze abbiano una valenza esclusivamente elettoralistica, e che vadano, quindi, costruite a tavolino, volta per volta, come una specie di alchimia, mettendo insieme sigle, interessi, gruppi sociali, poteri. In quest’ottica, la scelta di un’alleanza preferenziale con l’UDC, della quale la Puglia doveva essere il laboratorio, per poi replicarla a livello nazionale, rispondeva a questa logica angusta. Un’alleanza di convenienza, fatta nella convinzione che per vincere si debbano prendere tout court pezzi del cdx e spostarli da questa parte, senza che a questo corrisponda un progetto politico per la gente o l’elaborazione di una visione culturale complessiva. Anzi, questa “alleanza a freddo”, proprio in quanto nasceva dai due errori di fondo di cui ho appena detto, portava in sé anche il germe del superamento del bipolarismo, concetto così caro a Casini, ma anche a D’Alema e ad una parte non marginale della dirigenza PD.
D’altra parte il ragionamento – se non fosse sbagliato nelle premesse – non farebbe una grinza: posto che la maggioranza degli elettori è di cdx, e non di csx, in un confronto bipolare, perderemo sempre. Meglio allora tornare al proporzionale dove “ognuno fa per sé” e le alleanze si fanno il giorno dopo il voto ….. a tavolino! Per fortuna gli elettori pugliesi del csx hanno bocciato, forse oltre ogni previsione, non solo e non tanto il candidato del PD, ma questa politica senza anima e senza cuore.
Gli elettori italiani, in questi ultimi anni, hanno premiato il cdx anche perché, dopo la caduta del 1° governo Prodi, il csx non è riuscito più a mettere in campo una coalizione degna di questo nome. Con un progetto chiaro e, soprattutto, condiviso. Quello che gli elettori hanno bocciato, al contrario, era proprio una coalizione avvertita come precaria, instabile, rissosa e conflittuale, oppure frutto proprio di quelle alchimie o convenienze elettoralistiche che non solo non salveranno mai il csx, ma lo condanneranno in perpetuo ad una dimensione minoritaria, come lo è (in ultima analisi) la cultura di chi le propone.
Questo è il grande compito che, se vogliamo tornare a vincere, dobbiamo svolgere, tutti ed insieme, senza perdere tempo. Ripartire dai valori, dalle idealità, da un progetto di ampio respiro dove una pluralità di soggetti politici si mette in discussione per offrire al paese un modello di governo valido per i prossimi 10 anni. Se vorrà anche l’UDC, ma secondo una scelta chiara e coerente. Bisogna ripartire da una politica fatta soprattutto di anima e cuore. Ma anche di cultura di governo. Quella cultura fatta di responsabilità e di positivo pragmatismo che non può più essere sacrificata a visioni ideologiche della politica.
L’IDV è pronta a questa sfida. Vedremo se, nei prossimi giorni, anche il PD avrà il coraggio di cambiare marcia e ripartire dal cuore e dall’anima.

www.massimodonadi.it
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Commentino personale su Di Pietro
Viviana

Di Pietro non è di sx né lo è mai stato e mi guarderei bene dal dirlo no global. Di Pietro nasce a dx. Nasce poliziotto e poi diventa magistrato. Quanti poliziotti o magistrati vediamo di sx? A parte i vaneggiamenti interessati di Berlusconi, molto pochi. Sono categorie portate al conformismo, all’ordine e alla dx. E’ fisiologico. Persino Falcone e Borsellino erano di dx.
Di Pietro dedica la sua tesi di laurea a Cossiga!? Ve lo immaginate uno di sx che dedica la sua tesi a Cossiga? Viene subito chiamato da B che gli offre il posto di guardiasigilli anche se poi sarà il PM proprio di B. Cosa crediamo che B ci abbia visto? Un uomo di sx? Non c’è alcun DNA di sx in Di Pietro. Ma c’è una fiera cocciutaggine, un forte desiderio di essere fedele alla Costituzione, di combattere la corruzione di Stato, di lottare contro la dittatura di Berlusconi. E’ questo che fa il Di Pietro migliore. E intanto il ragazzo matura, cresce, si forma, fa i suoi errori è vero, ma avanza. Io ho fiducia in Di Pietro. Vedo i suoi sbagli, non mi è andato giù che abbia avversato la commissione parlamentare che doveva accertare le responsabilità politiche del G8 anche se poi capisco che sarebbe stata un’inutile pagliacciata. Non mi piace il modo con cui protegge sempre i poliziotti. Non mi è piaciuto il suo protezionismo sul figlio. Di Pietro ha commesso dei peccati veniali, ma resta ancora una persona pulita, che nessuna indagine nemica è riuscita a scalfire, che nessun B è riuscito a comprare e che al momento è l’unica opposizione seria a B. Questo non è abbastanza da permettermi di votarlo ma è abbastanza per permettermi di aspettarmi qualcosa di buono da lui. E ora accanto a Di Pietro c’è un De Magistris che si erge come una grande figura di integrità e determinazione che la gente ha immediatamente capito e amato. Non è male questo Idv che si depura dai suoi De Gregorio e li lascia per strada, senza imbalsamarli, come sembra fare il Pdl o anche il Pd coi suoi Bassolino o Loiero o del Turco.
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Carlo segnala
Salgono le stime sul fatturato della “MAFIA S.P.A.”!

Dal Rapporto Confesercenti, con la crisi boom dell’usura con almeno 200mila colpiti ed un fatturato stimato che sale a 135 miliardi di euro (270 mila miliardi delle vecchie lire) contro i 95 miliardi del rapporto 2008.
Dalla filiera agroalimentare, dai servizi alle imprese e alla persona, dagli appalti alle forniture pubbliche, al settore immobiliare e finanziario, la presenza criminale si espande e le conseguenze sono ancora pesanti per gli imprenditori: 1300 reati al giorno, 50 all’ora, quasi uno al minuto. In periodi di crisi – sostiene il rapporto SoS impresa – i soldi delle mafie, la loro grande liquidità, benché “sporchi” fanno gola. Oltre 200 mila commercianti colpiti con un giro di affari attorno ai 20 miliardi di euro. Esplode l’usura di giornata con soldi prestati il mattino e ritirati con una maggiorazione del 10% la sera, mentre capita che l’usuraio si presenti anche davanti ai cancelli di una fabbrica in attesa di clienti.

Ma non basterebbe un fisco trasparente all’americana per sconfiggere la mafia?
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Sacconi e il conflitto di interessi
Ace gentile

Lo ignorano i medi, ne parla la britannica Nature, una delle più antiche e prestigiose riviste scientifiche nell’articolo “Clean hands, please” (Mani pulite, per favore):
“Le connessioni tra i ministeri della Sanità e del Welfare con il sistema industriale sono sgradevolmente strette: per esempio la moglie del ministro Maurizio Sacconi è direttrice generale di Farmindustria, l’associazione che promuove gli interessi delle aziende farmaceutiche”.
Con gli inutili vaccini per l’A1 altri 184 milioni saccheggiati a spese nostre
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Reticenza nucleare

Sul nucleare il governo sembra avere molta fretta ma sta facendo di tutto per tenere fuori il tema dalla campagna elettorale.
In barba alla legge e a quel federalismo, che la Lega sbandiera solo quando fa i comizi, il governo ha intenzione di dire alle regioni “arrivederci e grazie, decido io“.
Le balle si dividono in due categorie: la falsa testimonianza e la reticenza.
La prima consiste nel dire il falso, la seconda nel tacere il vero.
Nelle fasi preelettorali questo governo ha diffuso a profusione le balle del primo tipo. Celebre quella sul taglio delle tasse, che invece sono aumentate o sul bollo che è sempre lì.
Il non-dico invece, con l’appoggio dei media controllati dal banana malato, giunge a sostegno, una specie di completamento delle prime.
Questo è il caso della reticenza atomica
Il governo ha individuato i siti dove costruire le centrali nucleari, e vuol fare tutto rapidamente, senza però comunicare nulla alle regioni interessate né al Parlamento né ai cittadini che fra pochi mesi andranno alle urne e potrebbero essere un po’ irritati se sapessero che nella loro regione si costruirà un sito nucleare.
Tutto ciò in spregio al sentimento comune ed al risultato di un referendum popolare che ha deciso l’orientamento del popolo italiano, che è contro il nucleare.
Se fossero in buona fede ne parlerebbero e proverebbero a spiegare le loro ragioni, politiche e scientifiche, argomentando pubblicamente.
Invece sono reticenti e si muovono sottotraccia. Questa è la dx truffaldina che abbiamo in Italia.
Ve lo immaginate il candidato leghista alla presidenza del Piemonte dire che si farà il sito a Leri Cavour o la Polverini rispondere su Montalto di Castro? La Bonino se la sbranerebbe… Ed allora? Silenzio, omertà anzi reticenza atomica…
Ecco le aree individuate tra cui scegliere le 4 centrali da costruire:
Monfalcone (Gorizia), Chioggia , Leri Cavour( Trino Vercellese ), Caorso (Emilia Romagna), Montalto di Castro ( Viterbo), Ostuni( Puglia), Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Termini Imerese ed infine Oristano in Sardegna
A sbarcare in Italia sarà l’European Pressurized Reactor di tecnologia francese, figlio della joint venture tra Enel ed Edf che hanno affidato la realizzazione degli studi di fattibilità alla neonata Sviluppo Nucleare Italia srl.
I siti saranno presidiati militarmente e non sarà possibile avere informazioni: sembra un film di quelli brutti ma è la realtà.

Crazyhorse70
laconoscenzarendeliberiblog.wordpress.com
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A un mese dalle regionali, queste sono le candidature provvisorie

il Movimento a 5 stelle sarà presente in 5 regioni.
Mancano alcune candidature dell’IdV.
La rottura tra maggioranza e Udc è solo un fuoco di paglia. Gli interessi comuni sistemeranno tutto.

PIEMONTE – Il Pd ricandida la Mercedes Bresso, sostenuta anche da Udc, Prc e Pdci.
Pdl e Lega appoggiano Roberto Cota, candidato espressamente voluto da Bossi.

LOMBARDIA – Formigoni si ricandida per il cdx per la quarta volta, governa la Lombardia da 15 anni.
Pd, Idv e Sx e libertà invece appoggiano l’ex presidente della Provincia, Filippo Penati. Ancora incerta l’Udc che potrebbe correre da sola con Savino Pezzotta, o appoggiare la candidatura del csx. La lista Bonino-Pannella in Lombardia va da sola e candida Marco Cappato.

LIGURIA- Il csx ricandida l’attuale presidente Claudio Burlando, mentre il cdx schiera Sandro Biasotti. Entrambe le coalizioni cercano l’appoggio dell’Udc.

EMILIA-ROMAGNA – Il csx candida per la terza volta Vasco Errani, mentre il cdx schiera Giancarlo Mazzuca. Corre da sola l’Udc che schiera il parlamentare Gian Luca Galletti. Giovanni Favia è invece il candidato della Lista Grillo. L’Idv ha interrotto le trattative con il Pd.

TOSCANA – Enrico Rossi del Pd, attuale assessore regionale alla sanità, è il candidato del csx. Il Pdl non ha ancora ufficializzato un nome, anche se voci danno come possibile candidato Riccardo Migliori, su cui la Lega, però, esprime non poche riserve. Per l’Udc si profila una corsa solitaria. Il fotografo Oliviero Toscani è il candidato dei radicali.

UMBRIA – Non si conosce ancora il nome del candidato Pd che affronterà il senatore Mauro Agostini alle primarie per le regionali 2010. Si parla dell’attuale segretario regionale Pd Lamberto Bottini e di Catiuscia Marini ex parlamentare Ue (perché non si fanno le primarie?). Per il cdx i nomi che circolano sono quelli del sindaco di Assisi, Claudio Ricci, della capogruppo regionale Pdl, Fiammetta Modena, e dell’imprenditrice umbra Luisa Todini.

MARCHE – Si schiera di nuovo il presidente uscente Gian Mario Spacca per il csx, che spera in questo caso di allearsi anche con l’Udc. Per il Pdl in pole position c’è Stefano Aguzzi, attuale sindaco di Fano, in lizza pure Federico Vitali, già presidente di Confindustria Marche.

LAZIO – Il csx appoggia la candidatura di Emma Bonino.
Renata Polverini, segretario dell’Ugl, è appoggiata dal cdx e dall’Udc. Ma se sul piano nazionale il diktat anti Udc pronunciato dalla Lega avesse il sostegno di Berlusconi, Casini potrebbe cambiare cavallo o andare da solo. Senza la certezza dell’appoggio dei centristi Fini, sponsor della sindacalista dell’Ugl, potrebbe ritirare la sua candidatura pur di non esporla a una probabile sconfitta.

CAMPANIA – Nel csx si parla di Vincenzo De Luca oppure dell’assessore ai Trasporti della Regione, Ennio Cascetta. Il Pdl ha scelto Stefano Caldoro per la corsa a governatore della Campania (l’uficializzazione della sua candidatura arriverà il 20 gennaio durante l’ufficio di presidenza). L’Udc non ha ancora annunciato con quale coalizione si presenterà.

PUGLIA – Primarie nel csx tra Nichi Vendola e Francesco Boccia. La candidatura di Nichi Vendola comporterebbe la rinuncia all’alleanza con l’Udc. Quattro i nomi del Pdl che circolano: Stefano Dambruoso, Antonio Distaso, Rocco Palese e Adriana Poli Bortone. L’eventuale virata sull’ex sindaco di Lecce, a colloquio venerdì dal Cavaliere, potrebbe in qualche modo scompaginare le carte a Casini. Al momento Berlusconi spinge per un candidato unico ma la Poli Bortone rifiuta di ritirarsi.

BASILICATA – Per il centro sx si ricandida il governatore uscente Vito De Filippo, che potrebbe avere l’appoggio dell’Udc. Il cdx candida invece Attilio Martorano.

CALABRIA –Per il csx incerta la posizione del presidente uscente Agazio Loiero, sostenuto da Prci, Sx e libertà e parte del Pd. Ma all’interno del partito di Bersani si fa largo anche il nome di Marco Minniti. L’Idv candida Pippo Callipo della lista “Io resto in Calabria”. Per l’Udc la scelta ricade su Roberto Occhiuto. Il Pdl mette in campo invece Giuseppe Scopelliti.

VENETO – Il nome di Zaia della Lega al posto dell’ex governatore Galan aveva fatto temere una corsa solitaria del presidente dimissionato. Paura rientrata per l’impuntatura del Senatur avallata da Berlusconi e scelta fatta: il ministro delle Politiche agricole è il candidato del cdx. Il csx è invece in difficoltà e non ha ancora le idee chiare sul suo candidato: per ora resta in corsa il sindaco di Montebelluna Puppato. L’Idv rompe con il Pd e potrebbe presentare Massimo Donadi. Udc ha presentato come candidato il senatore Antonio De Poli ma viene corteggiata da dx e da sx.
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Procuratore capo
Foto di Edoardo Baraldi

RIDIAMARO : -)

Crozza
Vendola, il più grande pugliese degli ultimi 150 anni. Lo sa Vendola che è in pol position con Albano e padre Pio?

Nel Pd Del Bono ha lasciato per questioni di sesso? Hanno scoperto il viagra solo ora?
Del Bono, il delfino di Prodi, con un solo distinguo: conosce bene la differenza tra la mortadella e la gnocca.

Due donne per la guida del Lazio. Una cosa è certa: chiunque vinca, per i trans saranno 5 anni orrendi.

Il tribunale di Milano vuole verificare se i 90 giorni di B erano giustificati o erano una prognosi ad personam.
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“Il compianto Mike Bongiorno, quando faceva la pubblicità del prosciutto Rovagnati, si immedesimava a tal punto da diventare lui stesso un prosciutto. Il vertice disconnesso del Pdmenoelle è andato oltre, per fare l’imitazione del prosciutto Pdl, è diventato un intero maiale.”
Beppe Grillo
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Anche alle regionali il Cavaliere chiede una quota riservata per le sue bellone.
Dove sia qui la scelta popolare qualcuno me lo spiegherà.
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spinoza.it

Processo breve: il Senato assolve.

Il provvedimento rischia di far saltare i procedimenti a carico di Berlusconi: ma allora la sua è proprio fortuna!
(Forse vogliono solo risparmiarci le polemiche sulla sua futura riabilitazione)

Gasparri: “Non si tratta di un processo breve: nel testo la parola ‘breve’ non c’è”. Quindi non si tratta nemmeno di una riforma di merda.

“Ci sono giudici che sembrano astrologi”. Per non parlare dei colpevoli che sembrano perseguitati.

Nel gruppo del Pdl si registra il dissenso di Enrico Musso, del quale non sentiremo mai più parlare.

Haiti, Bertolaso critica i soccorsi: “Si pensa più allo show che alle persone”. E lui sa di cosa parla.
(Berlusconi lo ha subito ripreso. Sulle figure di merda all’estero pretende l’esclusiva)

Aumenti di stipendio agli insegnanti di religione. Ehi, ma la ricompensa non era ultraterrena?

Materazzi esulta con la maschera di Berlusconi. Almeno lunedì siamo riusciti a vederlo a un processo.

Eurispes: il 70% degli italiani si fida di Napolitano. O almeno crede alla sua esistenza.

La religiosità rallenta la demenza senile. Certo è una bella lotta!

Andreotti spegne 91 candeline. Con la sola presenza.

“Anche quest’anno ce l’ho fatta, grazie a Dio” ha detto Andreotti. La replica di Dio: “Guarda, fosse per me…”.
(91 anni! Evidentemente nell’aldilà non lo vogliono nemmeno per un minuto più del necessario)

Andreotti compie 91 anni. Ma il fatto non sussiste.

Andreotti è così vecchio che quando è arrivata la torta con le candeline tutti hanno pensato fosse una fiaccolata antimafia.

New York, donna cade su un quadro di Picasso. Dispersa.
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Formamentis
Avvelenati dall’acqua santa

Bevono l’acqua santa e finiscono in ospedale: 117 ricoverati in Russia*. Inter-Milan: giudice sportivo, Materazzi rischia sanzione per maschera Berlusconi*. Polemica Dylan Dog, Roccella: «Ho letto l’albo. Paure infondate»*. Puglia, primarie Pd: Nichi Vendola batte Francesco Boccia con il 70% dei voti*. Forse avevano ragione i Maya, il mondo sta collassando, i poli si stanno invertendo. Avvelenati dall’acqua santa, il vilipendio delle istituzioni, Dylan Dog che diffonde cultura di morte, un frocio comunista che lo mette in culo a D’Alema, non c’è più religione. Forse Materazzi voleva assaltare una banca, o forse quella maschera non era omolagata. Il Pd invece vince solo se non candida gente del suo partito, il Pd vince solo se candida gente del Pdl, nemmeno io ci capisco più niente. In Siberia, come nel resto della Russia, l’acqua non è potabile, giusta quindi l’intuizione di affidarsi allo Spirito Santo, ma non avevano fatto i conti con l’Oste… ad Abramo, ad esempio, aveva chiesto di uccidere il figlio, in Russia di fidarsi delle acquasantiere, è chiaro che questi qui hanno scambiato lo Spirito Santo per un depuratore.
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Fito di Edoardo Baraldi

Nonciclopedia. Massimo D’Alema

“Un attimo, ci vuole che chiedo a Massimo…”
– Pier Luigi Bersani sulla linea politica del PD

“Francamente non riesco a capire perché un uomo della mia smisurata cultura e intelligenza suprema non sia amato da tutti…” – Massimo D’Alema sulla sua solitudine

“Walter Veltroni ha detto che è pronto a sacrificarsi per il bene della sx. Ci penso io.” – Massimo D’Alema

“D’Alema mi piace per quella sua vaga aria da “Ma vattel’a pijà ‘nder culo” – Sabrina Ferilli su Massimo D’Alema

“D’Alema, di’ qualcosa di sx!”
Chiunque su Massimo D’Alema

“Ora capisco il motivo del lodo Alfano (detto dopo quasi un anno che è passata la legge)” Massimo D’Alema un po’ in ritardo sul lodo Alfano

“D’Alema ha la barca intelligente con i baffi” . Roberto Benigni su Massimo D’Alema

Massimo D’Alema (Auckland, 1949) è un famoso velista italiano, esperto nell’arte dello sbianchettare voti e quant’altro.
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Il crepuscolo del dalemismo reale
Luca Telese

La sconfitta del lìder Maximo mette in crisi la sua realpolitik fondata sul gioco di Palazzo.
Chissà quanto deve essergli costato al lìder maximo, ieri, dopo la vittoria a valanga di Nichi Vendola, vergare quel comunicato apparentemente anodino, e in realtà amarissimo (almeno per lui): “La larga vittoria di Vendola nelle elezioni primarie del csx pugliese – spiegava dopo la scoppola il presidente di ItalianiEuropei – conferma il legame del presidente della nostra regione con tanta parte dell’elettorato del csx, compresi gli elettori del Pd”. Sublime.
Voltafaccia doloroso. Chissà quanto deve essergli costato, dopo sette giorni passati a combattere ventre a terra in Puglia contro Nichi, dopo le decine di comizi e le centinaia di telefonate, dopo le dichiarazioni roboanti, dopo aver gridato quello slogan-tormentone su tutte le piazze: “Abbiamo il dovere di difendere Nichi Vendola da se stesso!” (che ora si potrebbe tranquillamente applicare a lui).
“Non ho mai perso un’elezione!”, assicurava spavaldo con una certa spensierata approssimazione (che “dimenticava”, tanto per fare un esempio, le regionali che gli costarono Palazzo Chigi). E subito dopo aggiungeva: “Se Vendola vince le primarie perderà le secondarie!”. Adesso è quasi divertente leggere il suo sermoncino, unitario ed encomiastico, indietro tutta compagni: “Ora il Pd – spiega come se non avesse mai detto tutto quello che ha detto – ritrovi la sua unità nello sforzo di costruire intorno al candidato Vendola la convergenza più ampia possibile e di rafforzare l’ispirazione riformista della nostra proposta di governo”. Parole simili a quelle di un altro convertito delle primarie, quel Michele Emiliano che due settimane fa diceva: “Nichi è un traditore!”, e che ieri salmodiava: “Vendola non ha dato una lezione a Boccia, ma a tutto il Pd” (ovvero anche a lui?).
La realpolitik d’abord. Però, se si prova a leggere questa ennesima sconfitta del dalemismo presi dalla lente dell’emotività o della febbre mediatica, si rischia di non capirne la portata. Per lungo tempo l’ex ministro degli Esteri aveva rappresentato l’incarnazione di un’idea antichissima e persino razionale della politica. L’apologia della realpolitik, l’elevazione dell’iperrealismo pessimista a dogma, la necessità della manovra di corridoio non come compromesso di bassa lega, ma come sublimazione delle irrevocabili leggi dettate dalla scienza machiavellica. Il dalemismo non è stato un incidente della storia, ma la sublimazione di un mondo, un modo di vedere le cose.
Dalemismo tolemaico. Da ieri, dopo essere stato sconfitto nella sua Gallipoli per 800 a 200 (e nella Fasano del suo epigono Nicola Latorre con uno stacco ancora più netto), D’Alema dovrebbe avere il coraggio di rivedere le sue convinzioni tolemaiche: non è più la politica italiana che deve girare intorno alle certezze del lìder maximo, ma lui che deve capire che è giunto il momento di un passo indietro.
Sabina Guzzanti, nelle sue indimenticabili imitazioni lo raffigurava sempre intento a tessere grandi disegni, strategie, accordi, i cosiddetti “dalemoni”. E lui, che nella sua prima passione pugliese non indossava mai i jeans perché troppo pop, che passava ore a giocare a Risiko e spezzava i tappi di bottiglia con le mani per conquistarsi il nomignolo epico di “Spezza-ferro”, sotto sotto ha sempre gradito questo riconoscimento.
Fu “un dalemone” l’operazione che portò alla caduta di Prodi, aperta da un vero e proprio discorso di metodo a Gargonza (fece indignare Umberto Eco) all’insegna dello slogan: “Prima i partiti”.
Fu un dalemone la cattedrale incompiuta della Bicamerale. E’ stato un dalemone il tentativo di usare Palazzo Chigi come piedistallo per costruire (come scrivevano i suoi “Lothar”) una leadership moderna e personale di tipo blairiano. Un lavoro paziente doveva portarlo alla presidenza della Camera (dove invece si piazzò Fausto Bertinotti) e un altrettanto meticoloso disegno doveva spalancargli le porte del Quirinale (dove invece Veltroni piazzò Giorgio Napolitano).
Nulla di tutto questo è riuscito: se si leggesse la carriera di D’Alema con gli occhi della realpolitik che lui voleva imporre alla Puglia, si dovrebbe registrare un cumulo di fiaschi. Ciò che resterà del “dalemismo reale”, paradossalmente è la scrittura quasi letteraria di un personaggio affascinante e drammatico, un carisma algido ma innegabile, un combattente indefesso, ma molto vicino alla dimensione fantastica del don Chisciotte di Cervantes.
La disgrazia (o la fortuna) di D’Alema, oggi, è l’essersi circondato da una setta di adoratori inventivi che lo seguirebbero anche nelle fiamme – i lothar – ma che non lo hanno preservato da se stesso. Solo un mese fa D’Alema si misurava i panni del ministero degli Esteri europeo, ora ripiega mestamente sulla poltrona del Copasir, che per lui è la caricatura di un incarico istituzionale, la parodia di una carriera. Certo la Commissione di controllo sui servizi garantisce l’auto con il lampeggiatore blu, la vivificazione del titolo onorifico di “presidente” (che nella politica italiana non si nega nemmeno ai peones dei consigli comunali), l’ufficio e lo staff di quattro collaboratori a contratto.
Chi ha amato la linearità del pensiero dalemiano anche quando non ne condivideva una virgola, le battute salaci (“Le bugie hanno le gambe corte anche se portano i tacchi”), le definizioni folgoranti (“I cacicchi”, “L’inciucio”, “i flaccidi imbroglioni Prodi e Veltroni”), gli origami, il foot foot che faceva impazzire Striscia, le partite di Tetris a L’Unità e le regate da capitano coraggioso sul suo Ikarus, resta come deluso, da questa ricerca di un fondo pensione di Palazzo.
A Federico Geremicca, alla vigilia del voto pugliese, quando i sondaggi già annunciavano la débâcle consegnava parole scaramantiche: “Immagino già le sciocchezze che scriveranno: ’La fine del dalemismo’, ’la sconfitta del re di Puglia’, ’il declino di D’Alema’. Sono anni che aspettano di poterlo dire”. Invece noi de il Fatto – anime candide – non ci avevamo pensato. E’ stato lui a darci l’idea: sempre brillante, se non altro, nello scriversi l’epitaffio. A L’Espresso D’Alema, con piglio neo-andreottiano disse: “La sx è un male che solo l’esistenza della dx rende sopportabile”. Se Vendola ha un merito, è quello di aver dimostrato che è un bellissimo gioco di parole. Ma non è vero.

Da il Fatto Quotidiano del 26 gennaio
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http://masadaweb.org

4 commenti »

  1. Ho chiesto a Raffaele Deidda, che vive in Sardegna, che fine ha fatto Soru e questa è la risposta.

    Sono in partenza per l’Argentina, da cui tornerò a metà febbraio. Al mio ritorno vedrò come comporre il numero monografico sulla Sardegna, mi darai sicuramente le opportune indicazioni. Questo scambio di e-mail mi è utile per rispondere a te ma anche a tantissime altre persone che pongono la stessa domanda: “Che fine ha fatto Soru?” Se visiti il sito di Sardegna Democratica puoi scoprire che Soru non è affatto scomparso, anzi. E’ l’unico uomo politico che ancora riesce a mettere insieme migliaia di persone che partecipano agli eventi promossi dall’associazione (mentre gli “omini” del centrodestra e del PD, signori delle tessere, si parlano addosso in convegni pubblici dove viene pagato il viaggio ai partecipanti, è l’unico vero leader riconosciuto che fa paura, non solo al centrodestra ma soprattutto ai cacicchi del PD che l’hanno avversato e che ora sono impegnati nella “operazione oblio”. Far dimenticare Soru è un must per costoro che stanno facendo accordi elettorali con tutti i partiti e i partitini che si erano coalizzati contro Soru per farlo cadere. (se ne hai voglia vedi il mio articolo su: http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=13877)
    L’azienda ce l’ha ancora, l’ha ripresa solidamente in mano e 2 settimane fa Tiscali ha anche assunto decine di persone per internalizzare l’assistenza tecnica. Questo mentre Mediaset sta licenziando….Il problema vero della inesistente visibilità di Soru è dato dai media sardi che rispondono alla consegna di oscurare ogni notizia positiva che lo riguarda Non un solo rigo viene scritto sulle iniziative che promuove e sulle proposte che lancia per far uscire la Sardegna dalla situazione di dramma economico e sociale in cui Cappellacci (in Sardegna lo chiamiamo Berluscacci) e company la lasciano languire. Hai ragione nel dire che la Sardegna agli occhi dell’Italia è come fosse morta. Anche noi sardi che non ci siamo bevuti il cervello talvolta ci sentiamo come morti, annichiliti di fronte alla banalità del pensiero unico dominante: quello dell’individualismo, del menefreghismo, della ricerca dell’arricchimento, lecito e soprattutto illecito. Però, allievi di Gramsci,coltiviamo con determinazione l’ottimismo della volontà mentre elaboriamo il pessimismo della ragione.

    Raffaele
    Hasta luego!

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 29, 2010 @ 12:06 pm | Rispondi

  2. Ci costate troppo ! togliamo le AUTO BLU’, LE CONSULENZE BLU’ , LE SEGRETARIE BLU’, GLI ABITI BLU’, I VIAGGI BLU’ , la gente muore di fame !

    Graziella

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 29, 2010 @ 12:33 pm | Rispondi

  3. A proposito del giorno della memoria. Ho una caldaia difettosa che quando sono nella doccia improvvisamente inizia a mandare acqua fredda. Ecco, ogni volta che questo succede mi arriva il ricordo delle docce gelate inflitte ai deportati che a differenza di me non potevano aprire a manetta il rubinetto dell’acqua calda. E’ un pensiero automatico, non posso farci niente e tutto sommato non mi dispiace affatto.

    Commento di Valentina — gennaio 29, 2010 @ 12:47 pm | Rispondi

  4. BASTA CACCIA
    750.000 italiani in possesso di una licenza di caccia tengono sotto tiro con le loro doppiette quasi 60.000.000 di italiani e si fanno una legge per la caccia libera ad ogni specie, con eccezioni d’interesse, senza calendario e vincoli territoriali, votata a maggioranza da Camera e Senato, anche contro le direttive europee e sapendo che per questo, l’Italia pagherà fior di multe, multe pagate con le tasse dei sudditi …….. BASTA CON LA CACCIA !
    Petra
    (Piacenza)

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 29, 2010 @ 9:58 pm | Rispondi


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