Nuovo Masada

gennaio 27, 2010

MASADA n° 1076 . 27-1-2010. Chi distrugge il Pd?

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(Roberto Venturoni)

La questione morale- Vendola e gli algoritmi dalemiani – Un Pd disastrato – Brutti, sporchi e cattivi -Ruberie gigantesche – 4 miliardi per la corte di Berlusconi – Del Bono

Il bisogno di un partito pulito in Italia, con gente perbene, persone presentabili, assenza di scandali sessuali, di imbrogli, ladrocini, collusioni, inciuci e patti oscuri e vizi, è diventato ormai lancinante. E’ una necessitò che ci perfora la pelle. Non parliamo ormai nemmeno più di valori e di ideali. Parliamo di pulizia morale. Di salvare un minimo di faccia.
Che la dx abbia dato prova del peggio che fosse pensabile non c’è dubbio. Ormai ci abbiamo visto di tutto: dalla corruzione sessuale e finanziaria, all’uso smodato e personalistico del potere, dalle cariche politiche regalate come marchette per ripagare vizi, occulti o conclamati, alle evasioni fiscali macroscopiche, le truffe vergognose ai danni dello Stato, le leggi piegate ai propri interessi egocentrici e smaniosi, la distruzione metodica e sistematica di ogni principio democratico, civile e morale, la devastazione indicibile del territorio, le indecente svendita di beni e servizi essenziali, l’odio praticato come regola politica, la devastazione della democrazia, il turpe razzismo, l’oscena xenofobia, la mafia portata su un altare…non c’è limite al peggio perpetrato dalla dx in una caduta a picco dello Stato.

Ma che a questa rovina non si possa contrapporre niente perché non esiste un’opposizione degna di questo nome è davvero aberrante. E’aberrante che la sx o pseudo sx abbiano buttato via in questo modo un patrimonio storico di valori civili, ideali e morali, per una imitazione di basso livello, anche se minore, dei vizi della dx. Questa caduta senza fine fa veramente schifo. Che non ci sia un partito in grado di trarre in sé gli elementi migliori della società fa cadere le braccia e fa tremare i polsi.
Credo sia fisiologico che in ogni gruppo sociale emerga qualche pecora nera, ma che i vertici italiani di dx come di sx, invece di liberarsene, pensino sempre e comunque a salvaguardarla, spendendo anche indecenti parole di elogio, questo, sta proprio fuori dell’ordine delle cose. Altrove non succede. Altrove la pulizia scatta prima. E in alto.

Viviana Vivarelli
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Un paese rimandato per “ritardo civile”
Mariapia

Penso che sia nella regola del nostro paese la grande e piccola corruzione, che però ora stiamo vivendo allo scoperto.
E’ da lungo tempo, direi dal 1960, quando iniziò il periodo della ricostruzione e ammodernamento dello stato italiano che la corruzione è diventata una regola e sempre più consistente come spesa da sostenere per il paese.
Prima di Mani Pulite chi vedeva taceva, ma sapeva benissimo della corruzione all’interno delle pubbliche amministrazioni, e ora la pentola è scoperchiata ma nulla cambia, anzi, poiché il Cartel Party vede alleati i poteri economici e quelli politici (politici?), va tutto bene.
(Discutibile è anche il caso Del Bono). Io non conosco la politica e gli uomini della politica bolognese dal 1984, da quando sono andata in pensione. Da allora ho girato alla larga per timore di morire d’infarto.
Ritengo che i fatti che riguardano il sindaco di Bologna, fatti sui quali s’indaga, siano veri, ma che siano saliti alla ribalta non perchè appartengono ai fatti di mala amministrazione, questa è roba da pochi soldi, ci sarebbe tanto di più da indagare e altrove, ma la ragione è che oggi, chi vuole mettere in difficoltà un uomo politico non sufficientemente protetto, trova sempre un appiglio per attaccarlo poiché la corruzione è generale e comunissima.
Di chi sia lo zampino o lo zampone in questo caso e in queste dimissioni, non lo so, quello che invece comprendo sempre meglio è che il cattivo potere politico italiano è “anche responsabilità di una società civile spesso connivente e omertosa”. Questo concetto era spesso al centro degli scritti dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia, uomo presente e attivo nel dibattito politico sino alla morte.
C’è una profonda arretratezza civile nella società italiana, ma dobbiamo guardare indietro, indietro e di molti secoli.
Chi forma e chi regge nei tempi uno stato, una nazione? Il luogo o fisico o astratto dove nascono stati e nazioni è l’ambiente culturale comune, e quell’ambiente viene dettato dalle classi dominanti.
Credo che, almeno dall’unificazione dell’Italia, la classe dominante italiana si sia sempre manifestata insufficiente, forse anche indifferente, comunque mai all’altezza di condurre un paese.
Cultura sfavorevole? Ritardo civile? Perchè no?
Ci serve l’insegnante di sostegno e in circa cento anni arriveremo, forse, alla sufficienza.
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E la bobina continua a girare si,
ma la base va avanti anche da sola
e noi che abbiamo tutta la voce in gola
ma senza base non si può cantare
e con la base non si può stonare
non si può sbagliare
perché?

E.Jannacci “Ci vuole orecchio”
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BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI
Don Aldo
Dal Circolo “Cuore di Lombardia” (www.cuoredilombardia.it) ricevo, sento mio e diffondo.

Gli avvenimenti di questi giorni richiamano alla memoria un film di Ettore Scola “Brutti, sporchi e cattivi”. Mettiamo insieme alcuni fatti, in apparenza diversi: la caccia al migrante a Rosarno, l’indifferenza e l’arroganza sul treno Bari / Roma, la rivalutazione di Craxi come “grande statista”, con la necessaria opera di disinformazione sulle sue reali “opere di governo” … “Money, money, money” cantavano gli Abba.
Cosa accade? Siamo ormai arrivati alla deriva immorale della società italiana? Le nostre riflessioni e i nostri progetti politici si infrangono contro il muro di una società che non riusciamo più a capire. Ci sentiamo degli esuli.
Per affrontare questo paese “brutto, sporco e cattivo” occorrerebbe dispiegare una grande iniziativa politica, dalla forte impronta pedagogica. Saper elaborare il “progetto”, con il necessario candore collettivo e individuale, fare del Partito Democratico “un paese pulito in un paese sporco, un paese onesto in un paese disonesto, un paese intelligente in un paese idiota, un paese colto in un paese ignorante, un paese umanistico in un paese consumistico”, lo diceva Pasolini.
Ne saremo capaci? Lo stato di salute del Pd è inquietante: la vicenda Marrazzo, le notizie che ci giungono da Bologna, il prossimo appuntamento elettorale gestito in modo raffazzonato (con candidature pessime imposte dalla nomenklatura e con candidati ottimi imposti dall’esterno) non ci confortano. Il Pd appare una “nave senza nocchiere in gran tempesta”…..
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Alessandro Robecchi

“Un caso clamoroso scuote la Puglia. Un bambino delle scuole primarie di Gallipoli, Massimo D’A. è stato bocciato con verdetto secco e dovrà tornare all’asilo. Una bocciatura alle primarie è rara e senza precedenti. Secondo la famiglia si tratta di un’ingiustizia: il piccolo Massimo è sempre stato venduto sempre come il più intelligente della classe e la famiglia non capisce come possa essere stato bocciato addirittura prima della fine dell’anno scolastico. Il preside difende le maestre: “E’ vero che si diceva che il piccolo Massimo era molto intelligente, ma lo diceva soprattutto lui”. In più, le primarie non devono guardare soltanto alla bravura, ma anche ad altre doti e qualità. Il piccolo Massimo si è rivelato piuttosto arrogante, e questo ha avuto certo un suo peso”. Le maestre sono d’accordo: “Dal punto di vista educativo non è bene per un bambino delle primarie essere così sicuro di sé, considerarsi infallibile e più furbo di tutti gli altri”. Dietro la sonora bocciatura spunta un piccolo giallo: agli esami il piccolo Massimo D’A, non si sarebbe presentato di persona, ma avrebbe mandato un altro bambino, un certo Francesco B., su cui avrebbe un notevole ascendente. Francesco B. era già stato bocciato alle primarie in Puglia 5 anni fa, e sarebbe stato convinto a riprovarci proprio da Massimo D’A, con la promessa, una volta promosso, di diventare amico dell’Udc. Il risultato è stato disastroso. La scuola pugliese ha detto: “Va bene, sarà anche intelligentissimo, ma per favore non mandatelo più qui”.
Troppi del Pd e della sx hanno patito enormemente per la vittoria di Vendola, e avrebbero preferito di gran lunga la sua sconfitta, anzi sarebbero stati molto più contenti se alle primarie del Pd avesse vinto qualcuno che fosse proprio di destra. Ormai il Pd insieme alla sx radicale sono entrati in una sindrome di autodisfacimento. La frase che ho sentito di più è stata che quella di Vendola è una vittoria di Pirro. Nei Tre saggi sulla teoria sessuale, Freud indica alcune deviazioni sessuali in cui il soggetto cerca la sofferenza fisica e psicologica come mezzo per ottenere il piacere, all’interno del registro perverso del sadomasochismo. Alcuni citano anche la sindrome di Stoccolma, una condizione psicologica in cui la vittima di un sequestro manifesta sentimenti positivi (in alcuni casi anche fino all’innamoramento) nei confronti del proprio rapitore. Lo stesso può dirsi circa chi si innamora del despota che sta uccidendo il proprio paese e gli regala un balocchino come la direzione del Copasir o altre frivolezze simili. Ripeto: verso una sx così si può provare solo disgusto, è talmente antipatica che fa scappare anche chi non si sente assolutamente di dx ma prova il bisogno di un po’ di aria pura. Una sx così può solo autodistruggersi e con Massimino al comando lo farà certamente.
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Prodi che scia
Viviana Vivarelli

Prodi osserva di lontano i sussulti agonici del Pd, entrato con Bersani nella fase terminale: “Ero a sciare. In fila per lo skilift la gente mi fermava e mi chiedeva solo questo: ma chi comanda, nel Pd?”. Bella domanda.” Più facile rispondere a: “Chi distrugge il Pd?” Praticamente tutti. E lui, caduto due volte per il fuoco amico, ne sa qualcosa. Ci sono kamikaze genetici che si preparano solo a far esplodere la propria caserma. Bersani dovrebbe riguardarsi “Kagemuscha, l’ombra di un guerriero”, storia di un sosia. Siamo passati dai vizi tafazziani al vero e proprio karakiri in diretta. Ci sarebbe piaciuta una bella intervista a D’Alema-Letta, a vittoria conclusa, per capire clinicamente come funziona la testa del duo&compani. Ci mancavano i due fratelli Dioscuri, non ne bastava uno solo! Sconfitto a morte il primo, il secondo si convince a cercare la stessa sorte. Viva la sconfitta praticata, come missione! Spero almeno che Berlusconi manderà loro un mongolino d’oro. Quale Olivo avrebbe potuto piantare il professore su questo covo di serpi? E quale sinistra arcobaleno Mussi?
A Bologna Del Bono si gioca il posto di sindaco per 400 euro. E’ tutto miele per le serpi e crepi Sansone senza i Filistei.
Forza Berlusconi! Avanti tutta! Quelli del Pd ti stendono il tappeto rosso. Qualche altro Copasir e ti faranno le odi, come Bondi.
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VENDOLA E GLI ALGORITMI DALEMIANI
Viviana Vivarelli

Vendola è un dittatore? Ci sono dunque manuali Cancelli che doveva rispettare nell’assegnazione delle cariche o ordini di scuderia cui doveva ubbidire nel trattamento delle cose pubbliche e collettive, anche quando implicavano le svendita dell’acquedotto o l’accettazione di centrali nucleari? Vendola doveva farsi indietro quando D’Alema imponeva il suo pupillo Boccia in nome di chissà quali contabilità di inciucio? Con un discutibile Casini, poi, che su tutto il territorio nazionale si alleava con Berlusconi e che avrebbe preso qualunque pretesto epr sganciarsi sia pure alla vigilia del voto?
Non ho affatto apprezzato Vendola quando, di fronte all’imperativo morale dell’unione delle sinistre, ha compiuto l’ennesima divisione personalistca, rifiutando l’elezione di Ferrero e molti lo hanno aprezzato anche meno quando si è liberato di assessori dei vari partiti che pure lo hanno sostenuto per una giunta a lui consona.
Purtroppo o per fortuna il sindaco, per legge, ha mano libera nella formazione della giunta ed è un suo diritto scegliere persone che non lo ostacoleranno nell’attuazione del suo programma, dunque sceglierà quelle che sul campo gli mettono meno i bastoni tra le ruote. E’ un suo diritto e Cencelli o super Cencelli, così è. Io dico: per fortuna.
Io ho lavorato un anno a Bologna in un gruppo misto di sx per la formazione di quel programma per la città che poi Cofferati buttò cinicamente nel cestino, e c’erano persone intelligenti e capaci e altri che erano fanatici faziosi rompicoglioni per motivi di potere o caratteriali; spiace dirlo ma i peggiori furono proprio, sarà stato un caso, quelli di Rc. Se fossi stata Vendola, avrei fatto come lui, facendo valere la mia libertà di scelta, per fare una squadra affiatata e allineata ai miei intenti, e pace per chi è fuori. Ma pare che i cittadini pugliesi di sx abbiano confermato le scelte di Vendola ed è quello che conta. E dunque cosa può importare delle pretese inascoltate di chi accampa diritti di primogenitura? A lasciarli fare, ogni partito ha il suo peggio che vuole imporre, volenti o nolenti, lo abbiamo visto col governo Prodi, e alla fine c’è stata la sconfitta. Non mi pare che a livello nazionale i Verdi abbiano avuto con Prodi un grande successo. E non mi pare che sempre a livello nazionale i cittadini abbiano premiato RC. In quanto alla stessa Rifondazione, la caduta del governo Prodi si deve a lei. Non ha proprio remato per tenere la barca a galla. E dunque? Avrebbe dovuto Vendola subire la stessa sorte?
E allora dove sta la democrazia? Nell’accontentare partiti o partitini col manuale Cencelli o simili, o nel raccogliere consenso tra i cittadini?
I difetti di Vendola ci sono sicuramente e grossi (io di remore ne avrei tante) ma è certa una cosa: che se si prosegue con vecchie dipendenze di partito non ci scolleremo mai i difetti di una repubblica che proprio per le eccessive dipendenze di partito sta degradando verso uno stato oligarchico, privatizzato e antidemocratico.
Ho letto e ascoltato molte astruserie in questi giorni. Mi ha colpito l’assoluta falsità, malafede e ipocrisia di coloro (quasi tutti) che sui media si sono “meravigliati” della vittoria di Vendola “dato che i due candidati erano uguali, erano persino pugliesi tutti e due!” Ma che razza di informazione si intende dare in questo modo? Che a uno Vendola piaccia o non piaccia, è innegabile una cosa: i due programmi non potevano essere più diversi. Erano completamente opposti! Ma questo si sono guardati bene dal dirlo! Presentavano due concezioni polari dello Stato: neoliberismo contro pensiero no global. Ma nessuno ha avuto la faccia di dire che il voto di quel 75% per Vendola era una sonora schiacciata al neoliberismo di Berlusconi e di quanti nel Pd intendano imitarlo, D’Alema in testa. Poiché dire questo era pericoloso, si è mentito spudoratamente.
Boccia voleva continuare con la vendita dell’acquedotto pugliese, era a favore delle centrali nucleari, contro le energie pulite e per la privatizzazioni di quanti più beni e servizi pubblici. Vendola aveva già applicato ampi investimenti in energie pulite tanto da mettere la Puglia al 1° posto in Italia, era contro ogni tipo di privatizzazione, voleva rendere pubblica l’acqua ai pugliesi, aveva messo al 1° posto la Puglia per investimenti ai giovani e PIL e stava lentamente risanando una situazione disperata lasciata da Fitto.
Con che faccia si è detto che i due programmi erano uguali? Come si può violentare l’informazione così?
Voglio sperare che nel consenso a Vendola abbia pesato anche l’appoggio di Beppe Grillo come di molte personalità in gamba della società civile. Erano a favore di Vendola e dell’acqua come bene comune: artisti, scienziati, il mondo dell’università e della ricerca, Dario Fo, Franca Rame, Legambiente, Ferzan Ozpetek, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Ignazio Marino, Ferrero, lo stesso Petrella, Margherita Hack… mentre il tentativo di sporcare Vendola con Todesco (che Vendola ha immediatamente rimosso, per cui di che si ciancia?) mi è sembrato una feltrinata infame.
Ora posso solo sperare che Vendola mantenga le sue promesse, che sia lui stesso intrigato e convinto da quel che ha detto, che porti avanti ancora più di prima quel programma di difesa della Puglia e dei cittadini pugliesi su cui ha fatto ampie promesse. Voglio sperare che le cose che ha detto di voler fare trascinino anche lui verso la privatizzazione dell’acquedotto sardo non solo nella proprietà ma anche nella gestione, sul risanamento della sanità pugliese e nel difficilissimo compito di combattere il berlusconismo, la mafia, l’affarismo politico e la criminalità nella stessa Taranto che è ormai un centro cruciale del malaffare italiano e di inquinamento da cancro che sta portando a morte i suoi abitanti, consenzienti Maroni, Prestigiacomo e Sacconi.
Vendola ha davanti compiti giganteschi e su questi dovrebbe formarsi un rapido consenso delle segreterie dei partiti in nome di interessi che vanno molto oltre la rapacità di potere, il Cencelli e il non Cencelli, guardando in modo più ampio alla salvezza di tutta l’Italia. E se i Verdi e Di Pietro e quelli del Pd che non sono dalemiani sono intenzionati a fare qualcosa per questo paese, con Vendola e oltre Vendola, sarà bene che facciano vedere quanto si discostano dal mercatismo e dalla corruzione che sta uccidendo tutto e da quel partitismo oligarchico che sta affogando tutti e sappiano leggere, più che in Vendola, nei bisogni e desideri della gente, nei loro diritti e bisogni, in un’ottica ultrapartitica, che rispetti finalmente quello che viene chiesto alla democrazia in Italia!

Ma com’è possibile continuare a difendere le alchimie numeriche delle segreterie, quando sono state proprie queste alchimie piegare il Pd ai più immondi compromessi e a segnare la sua disfatta progressiva fino a farne una brutta copia del Pdl?
Invece di rallegrarci della grande partecipazione popolare e di un risultato netto e indubitabile che segna la vittoria della democrazia diretta, non abbiamo visto altro che menzogne e veleno. E anche questo è segno della crisi morale e ideologica del Pd: la cattiveria dei cloni di D’Alema, la loro faziosità, il loro remare contro la gente.
E’ stato usato il termine “Vittoria di Pirro”, insinuando che Vendola vinceva oggi ma avrebbe perso domani, come fosse un mantra maleaugurante, una specie di fattura maligna. Le primarie sono state prima impedite, poi svalutate in ogni modo, chiaro indizio che per costoro il ricorso al giudizio della gente è qualcosa di negativo, la democrazia un fastidio intollerabile, degli elettori sarebbe meglio fare a meno.
Se volevamo misurare il livello di democraticità di D’Alema e company abbiamo visto in modo chiaro quanto stia in basso.

A forza di algoritmi il Pd ha prodotto 16 anni di sconfitte e ancora continua?
Quello che i politicanti alla D’Alema hanno cercato in ogni modo di non vedere era la visione antiliberista che lottava finalmente contro le privatizzazioni, gli incineritori, i rigassificatori, le centrali nucleari, il prosieguo esasperato della mercatizzazione di tutto l’esistente, la svendita dell’ambiente e la negazione dei diritti dei cittadini, insomma tutto ciò che ha contaminato i vertici Pd e che è centrale nei programmi di Berlusconi. E che ogni peggio avesse contaminato la sx è risultato chiaro intanti anni di errori e di orroro; si pensi alle spa sull’acqua di Martini e Dominici, alle porcherie di Bassolino ieri o oggi sulle discariche e non solo, al cinismo di Chiamparino-Bresso in una difesa esasperata della TAV contro i diritti sacrosanti della Val Susa. Si pensi anche al carattere dittatoriale e autorefenziale delle scelte della direzione Pd, D’Alema in testa o carattere sfascista e antidemocratico della bicamerale.
Era ora che qualcuno si assumesse, anche oltre le proprie effettive capacità di realizzazione, il compito di parlare un linguaggio che andasse contro la legge del business e delle spartizioni partitiche private e che propagandasse un’idea nuova di politica basata sull’ambiente, il territorio e i diritti umani, una visione noglobal!
E non mi si dica che su questi temi RC si è spesa molto o che i Verdi hanno saputo avanzare in modo fruttifero. E’ a questo livello di ambiente e di diritti democratici e collettivi che parla Beppe Grillo come Dario Fo come Riccardo Petrella, e che si devono muovere ormai i partiti uscendo dalle stalattiti che rischiano di congelarli in un gap insormontabile con la gente e in un mercatismo neoliberista che ormai ha mostrato al mondo tutta la sua crisi.

Questa discussione fissa sui numeri, questi algoritimi dei politicanti, che continuano ossessivamente a dimenticare i programmi e i diritti e i bisogni della gente ci stanno stomacando. Davvero al posto della coscienza qualcuno ha messo un pallottoliere! Ma non si vede ancora che la linea di Berlusconi è la privatizzazione progressiva di tutto l’esistente, dalla scuola ai trasporti alla sanità, per le mercificazione di ogni cosa e l’arricchimento esasperato di pochi gruppi di potere? E che su questa linea ci si è messo da tempo anche il Pd che con le sue amministrazioni locali! (basterebbe il difesissimo Bassolino col suo malaffare e le sue discariche, che nessuno mai del vertice ha nemmeno tentato di rimuovere o contestare). Non si capisce che Vendola rappresenta agli occhi della gente una svolta memorabile che la fa finita con le remore dubbiose di una segreteria che finora ha solo inseguito Berlusconi in una svendita colossale dello Stato e della democrazia e in una spartizione vergognosa di interessi e privilegi? Il pd e D’Alema in primo luogo sono stati i primi in una cessione smisurata di beni pubblici, che ha già visto dare ai privati Enel, autostrade, Telecom, e in molti Comuni e Regioni anche l’acqua o i terreni pubblici? Mi appello a Fulvia Bandoli, che rappresentava l’ala ecologista del Pd, esponente di 1° piano della Sx Ecologista sulla linea di quel Mussi che oggi mi manca molto nei deliri frenetici dei politicanti di oggi, tutti pappa e numeri e niente programmi e ideali, pallottolieri viventi in nome del nulla, quella Fulvia che ora è confluita in Sx democratica e si batte contro il nucleare, per l’ambiente, per la limitazione delle armi chimiche, convenzionali e nucleari, contro i condoni edilizi che stanno scempiando il territorio, contro la caccia…

Se Churchill si fosse basato sui numeri o se Gandhi si fosse basato sui numeri o se Martin Luther King si fosse basato sui numeri.. non avrebbero nemmeno cominciato a fare quello che hanno fatto. I numeri hanno la loro importanza. Gli ideali di più. E quando i primi si sono inghiottiti i secondi, c’è poco di bene da sperare.
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Non sono una fan di Vendola, non lo conosco abbbastanza per averne fiducia e che prima di dare la fiducia a qualcuno (dopo la fregatura di Cofferati) non ci penserò mai abbastanza, ma la soperchieria di D’Alema e il suo tradimento di ogni idea di sx è talmente vergognosa che posso oggi inneggiare a un Vendola, in attesa di conferme sostanziali domani e tenendomi tutti i miei dubbi. Ma vi rendete conto che qui non solo abbiamo vertici del Pd che si allineano al programma neoliberista di Berlusconi, ma addirittura abbiamo avuto un D’Alema prima e un Franceschini dopo e un D’Alema e un Violante di nuovo chiedere il bis di una bicamerale che distrugge la Costituzione, abolisce l’equilibrio dei poteri, deforma la Magistratura e addirittura propone il presidenzialismo forte a diretta elezioni popolare senza alcun contrappeso (Franceschini, vergognati!) e in presenza di un mostro come Berlusconi! E se non è tradimento questo, non so cosa.
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La “volpe del Tavoliere” questa volta è finita in pellicceria !!
Max Vinella

Il PD, se mai è esistito come partito, è ora alla deriva, in pieno disfacimento, e tutti gli oligarchi della nomenklatura stanno cercando un salvagente per salvarsi dall’ormai certo affondamento del barcone !!
C’è chi andrà con Casini seguendo Rutelli, chi con i “vendoliani”, chi con Di Pietro e qualcuno forse anche con Fini o addirittura con il Berluska !!
Rimarrà nel PD qualche “ridotta” a presidiare quelle sacche di potere legate alle ex coop-rosse ed agli apparati amministrativi delle regioni anche qui ex-rosse (Emilia, Toscana ed Umbria).
La maggior parte è probabile che invece diserteranno accodandosi a formazioni partitiche, che, al di là degli orientamenti, presentano comunque un’identità chiara e riconoscibile e non sono il risultato di un amalgama mal riuscito tra ex-comunisti ( molto ex !!!) e ex-democristiani ( ancora fortemente tali !!!).
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PD: partito disastrato
Paolo De Gregorio

Leggo tutti i giorni “Il fatto quotidiano” e invito a comprarlo e leggerlo, ma oggi (26 gennaio) trovo deludente l’editoriale di Padellaro, che affettuosamente accorre al capezzale del comatoso PD offrendo dei consigli, come estremo atto di fede verso una organizzazione che considera “amica”.
I consigli sono tre: il primo, giustissimo, è quello di considerare le primarie una regola tassativa ed evitare così veleni e risse tra i gruppi dirigenti centrali e periferici e lasciare decidere alla base, come è accaduto per Vendola.
Il secondo e il terzo consiglio sono riconducibili all’interno di una ormai dimenticata questione morale in cui il partito dovrebbe affidarsi a gente onesta e competente.
Ma come si fa ad aspettarsi qualcosa da un apparato e da una nomenklatura senza più identità politica, i cui dirigenti, pur avendo portato il partito di sconfitta in sconfitta, di cedimento in cedimento, al totale scollamento con la base senza più presenza sul territorio, spesso corrotti e indagati, non si sono mai dimessi e continuano con i giochi di “Palazzo”, ormai parte integrante della CASTA che vive di ospitate televisive e con i molti soldi del finanziamento pubblico ai partiti?
Non sarebbe più saggio e giusto, auspicare il definitivo declino del PD, che nemmeno con il congresso ha risolto il problema delle sue inconciliabili correnti (D’Alema, Veltroni, Marino, il ruolo dei cattolici), un partito che, arrivato al governo, non ha nemmeno affrontato l’emergenza democratica di spezzare il monopolio televisivo privato facendo una legge che rendesse ineleggibile chiunque possieda mezzi di informazione di massa?
Come è possibile, come fa Padellaro, chiedere a questi signori di nominare candidati onesti e competenti senza scheletri nell’armadio?
Non sarebbe giusto essere intransigenti e definitivi verso chi ha abusivamente preteso di rappresentare la sx, ha marginalizzato i lavoratori, ha reso impronunciabili le parole comunismo e socialismo, ormai bruciate per sempre perché associate a tangenti, ruberie, tradimenti, con l’inamovibilità del gruppo dirigente?
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Il Pd sconfitto dalla vittoria di Vendola
Viviana Vivarelli

In Puglia non perde solo Boccia, perde tutta la linea dalemiana, perdono il fiacco Bersani, il rinnegato Violante, la traditrice Finocchiaro, la melensa Melandri, l’ambiguo Latorre, l’ipocrita Letta, perde tutta l’inciuciata segreteria del Pd e perdono tutti i traditori, quelli che vorrebbero svendere l’Italia al mercato degli squali, quelli che hanno totalmente dimenticato le radici storiche e ideologiche del popolo della sx e marcianio allegramente verso la macelleria sociale e il mercato universale. Ma, con una affluenza di 192.000 persone perde anche l’efferata linea mercatista e privatizzatrice di Casini. Lo capisce questo Casini? Casini su Vendola non ha fatto dichiarazioni.
Questa vittoria è la sconfitta dei politicanti, dei mercatisti, dei privatizzatori, dei verticisti, degli antidemocratici.
Vendola, come ha detto Valentino Parlato, ha vinto oltre la Puglia!
Il Pd deve rimettere in discussione tutto. Principalmente quella linea dalemiana che finora lo ha portato solo a fondo. Principalmente l’idea perversa che solo il mercato conti molto e la gente non conti nulla.
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Fulvia Bandoli

Bastava girare un po’ la Puglia per capire che avrebbe vinto Vendola anche se il risultato è davvero massiccio. E lo è perchè non solo gli elettori di sinistra hanno votato per lui ma perchè, disattendendendo un assurdo ordine di partito, gli elettori e gli iscritti Pd in grandissima parte hanno fatto la stessa scelta. E questa è la ragione di fondo del perché i vertici del Pd non volevano le primarie, e infatti per due mesi le hanno negate e poi subite. Adesso proviamo tutti insieme a vincere la Regione, cosa assai complessa, anche perchè da tre mesi, invece che pubblicizzare il fatto che la Puglia è l’unica regione del sud ad essere stata governata bene, alcuni importanti dirigenti del Pd si sono dedicati ad altro, e in primis a chiedere a Vendola di farsi da parte. Che era come chiederlo a tutte le persone che lo hanno votato oggi alle primarie.
Ma anche per cambiare strategia politica e delle alleanze, per cambiare punti sostanziali del programma ai fini di aggregare l’Udc e buttar fuori la sinistra, bisogna almeno sentire l’opinione degli elettori.
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DEL BONO
Viviana Vivarelli

E per fortuna che per vendercelo ci avevano detto: “Non è bello, non è intelligente ma è tanto onesto”!! Il sindaco di Bologna Delbono pronto alle dimissioni sotto la gragnola di accuse della procura: truffa aggravata, peculato e abuso d’ufficio per spese, viaggetti e regalini alla sua amante, per una tresca di nascosto per giunta con una sposata e con famiglia. Si dice che si tratti solo di un disguido di 400 euro fatto dalla contabilità ma il quadro che emerge non è edificante. Il Pd di Bologna si spancia in elogi “al grande senso civico e alla grande civiltà” di Del Bono che “annuncia” (ma ancora non ha dato) le sue dimissioni, ma se questo senso civico e grande responsabilità ci fossero stati, non si sarebbe arrivati alle indagini odierne né si parlerebbe oggi di una mazzetta di 300 € rifilata con leggerezza per falsare un testimone. Certo è, anche se Del Bono venisse scagionato, che altro fango è caduto sul Pd, senza stare tanto a distinguere se questo è poco di fronte a un B che si pappa lo stato intero, continua a frodare le tasse, mette mafiosi in parlamento o insiste a candidare le sue sue puttane.
Ma che bella fortuna che ha Bologna con i sindaci della pseudo sx!
Prima il rapace Vitali, poi il dittatore Cofferati, ora il truffatore Del Bono!
E per fortuna che questa città doveva essere il fiore all’occhiello della sx italiana! Ora ci manca che candidino De Maria e il patatrac sarà completo!
Intanto aspettiamoci il grande splash Pd nel Lazio con la Bonino, la grande liberista per eccellenza, quella che difende le multinazionali e spara a zero sulla CGIL, un altro bel risultato dell’inettitudine di Bersani! Candidare una che col Pd non ha nulla a che fare che dovrebbe essere agli antipodi per il suo programma economico, l’odio ai lavoratori e il plauso alle multinazionali, una che in elezioni precedenti voleva l’abolizione dello statuto del lavoro e dei sindacati, chiedeva al liberalizzazione assoluta dei contratti di lavoro e spingeva per far passare l’Italia a un regime ultraliberista con licenziamenti ad arbitrium anche peggio di adesso! Davvero una bella scelta di sinistra!
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RUBERIE GIGANTESCHE
Viviana Vivarelli

Si dice che del Bono è da mettere all’ostracismo per aver rubato, sembra, 400 euro al Comune di Bologna (vedremo se sono di più), quando, solo sulla truffa di Mediatrade, per non parlare del totale, Berlusconi ha truffato lo stato italiano di 100 milioni di euro. Solo su questa senza parlare di tutte le altre, senza scoprire quanti miliardi quest’uomo scellerato ha nascosto nei suoi 63 pareadisi fiscali.
E ha la faccia di levare anche i soldi per la carta igienica e le pulizie alle nostre scuole! Quanto Stato ci compravamo con i soldi che questo evasore colossale ha rubato alle nostre tasche, ai nostri servizi pubblici, ai bisogni di noi tutti?? L’avidità di quest’uomo cinico e senza scrupoli è immane, una cosa che toglie il respiro. Non è mai esistito nella storia italiana un ladro pubblico così spudorato! E non esiste in nessun stato civile un ladro simile che continui a tenere una carica pubblica intento solo a fare leggi che lo rendono impunibile mentre se ne frega totalmente della gente che mette sempre più in ginocchio!
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Le star di Holliwood regalano ognuna un milione di dollari ai terremotati di Haiti.
I nostri super riccastri super sfacciati e super spudorati non regalano nulla ai paesi in difficoltà e rubano pure al proprio.
E’ una vergogna indicibile, qualcosa che pagheremo con sofferenze infinite mentre si allarga a dismisura la voragine che separa la gente comune senza potere dai privilegiati che hanno il potere e l’abuso del potere, nell’agonia di una democrazia ormai ridotta al lumicino.
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GLI SCIALI DEL SOVRANO: 4 miliardi e mezzo di spese inutili
Ripreso dall’Espresso

Crisi? E quando mai? B col suo governo ha impiantato una vera reggia, dove si moltiplicano dipendenti e sprechi. Con oltre 1 miliardo di € l’anno bruciato per alimentare una burocrazia di corte che si allarga a dismisura e conta già 1.400 persone più del previsto. Mentre per allestire i set televisivi degli show del sovrano si spendono 5 milioni e si arriva a pagare 250 € il noleggio di un pc per una sola giornata. E dove ci sono segretarie con la stessa qualifica e retribuzione dei grandi capi. Una follia! Impossibile da immaginare nell’Italia normale dove aziende ed enti pubblici tagliano e licenziano a tutto spiano per far quadrare i conti. Ma la crisi non tocca B e i piani più alti della nomenklatura berlusconiana dove si può ben dire che la crisi è alle spalle, mentre domina allegramente lo scialo più sciagurato. Manlio Strano, autore di saggi su riviste giuridiche e persino del regolamento interno del Consiglio dei ministri, è stato appena nominato dal governo consigliere della Corte dei Conti, il top della carriera pubblica. La segretaria Marinella Brambilla diventa direttore generale. Diventano superdirigenti generali Lina Coletta, segretaria di Gianni Letta, Maria Serena Ziliotto, che assiste Giovanardi, e Patrizia Rossi, segretaria di Rocco Crimi. Plotoni di alti funzionari senza incarichi operativi passano il tempo a far nulla mentre si continua a imbarcare nuovi assunti con pingui stipendi.
A Palazzo Chigi lavorano ben 4.500 persone, oltre 1.400 in più di quelle previste nella pianta organica, a dimostrazione del fatto che quella dei dipendenti è ormai una spesa fuori controllo.
Mentre il folle Brunetta parla di tagliare le pensioni di anzianità di 500 €, la corsa dei costi di Palazzo Chigi sembra inarrestabile: 3 miliardi 621 milioni nel 2006; 4 miliardi 280 milioni nel 2007; 4 miliardi 294 milioni, nel 2008. Soldi che se ne vanno per mille rivoli e che finanziano le strutture proliferate sotto B tra uffici di diretta collaborazione (23) e dipartimenti retti da sottosegretari e ministri senza portafoglio: i centri di spesa in bilancio sono ben 19. Degli oltre 4 miliardi, più del 70% se ne va per le cosiddette “politiche attive” dei dipartimenti, a cominciare dalla Protezione civile che da sola nel 2008 ha divorato 2.132 milioni. Quel che resta è inghiottito dal funzionamento dell’apparato, degno di una corte barocca. L’organizzazione di Palazzo Chigi è ramificata tra uffici di staff del presidente (consigliere diplomatico, militare, eccetera), quelli sottoposti al segretario generale che assicurano il funzionamento della macchina (bilancio, controllo, voli di Stato, gestione degli immobili) e i dipartimenti retti da sottosegretari e da ben 10 ministri. Senza contare la miriade di comitati e commissioni di cui in molti casi solo con grande sforzi si ravvisa la necessità. È per finanziare questo immenso apparato che le spese hanno toccato la cifra record del 2008, mentre nulla ancora si sa sul rendiconto 2009 che potrebbe segnare un nuovo primato.
B è molto attento alla sua immagine. Ma quanto ci costa? Ha reclutato all’interno di una propria struttura (“ufficio del presidente”) Mario Catalano, idolo dei cultori del porno soft per essere stato lo scenografo di “Colpo Grosso”, e Roberto Gasparotti, ex teleoperatore Fininvest, cerimoniere dalle maniere forti e dai precedenti poco rassicuranti che prepara il set e lo libera dalle presenze sgradite. La sola operazione case con cui B dava le chiavi ad alcune faniglie terremotate è costata 300.000 €, con cui di appartemaneti se ne facevo 6. Prodi per tutto il suo governo in 25 mesi spese 150.000 €.
La cena per raccogliere fondi per Israele è costata 110.000 € , di cui 14.00 solo per riprendere B.
Tremonti paga il Bilancio di Palazzo Chigi con un fondo apposta. Poi gli mancano i soldi per la carta igienica delle scuole o per gli antidolorifici negli ospedali!
Intanto, mentre si tagliano i posti di lavoro e si chicchiera di parlamento ridotto, gli organicidi B continuano a crescere. Da 3.063 persone si è arrivati a 4.542. E si è agilmente superato il blocco delle assunzioni della Finanziaria con una selva di comandati- raccomandati dall’alto e lautamente pagati, alla facia della crisi!
Ogni dirigente si becca 180 mila € lordi l’anno, Bertolaso 280 mila e il segretario generale Manlio Strano 297 mila, Ragusa, ex generale dei carabinieri e dei servizi segreti, riassunto da pensionato: 184 mila; riesumato anche Carlo Sica, consulente da 40 mila, o Bravi collocato alla struttura di missione sui 150 anni dell’Unità d’Italia:139 mila!
Così vanno le cose a Palazzo Chigi: molti dirigenti di ruolo non hanno nulla da fare, ma si continua a conferire incarichi agli estranei senza il minimo ritegno.
Stessa musica negli uffici di Letta e di quasi tutti gli altri sottosegretari e ministri senza portafoglio che continuano a elargire incarichi e prebende sfruttando anche la miriade di comitati e commissioni (ne abbiamo contate oltre 60) di cui la presidenza è disseminata.
E anche le “strutture di missione” sono un altro sperpero di palazzo Chigi. Dovrebbero essere comitati di durata temporanea per affrontare eventi speciali. Ma ne esistono una trentina, nati in tempi lontanissimi e puntualmente riconfermati. Per es. La struttura di supporto alla delegazione governativa per la realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione, o l’unità strategica per la comunicazione sull’attività del governo, o la struttura per il rilancio dell’immagine dell’Italia, o per cogliere le “opportunità delle Regioni in Europa” ..Follie! Dissipazioni! Uno schiaffo sulla faccia del paese che meriterebbe altro che un souvenir in risposta!
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Oggi è il giorno della memoria.

Don Aldo ad Auschwitz

Sono tornato da Auschwitz stamane alle 3.
Sì, ho dormito… ma da sveglio. Il freddo gelido (-19 gradi) pietrificava la mia coscienza più di quanto non ferisse la mia pelle.
Eravamo un gruppo di 23 persone, ammutolite più che mute: in tre ore di visita, solo la voce flebile della guida rompeva il silenzio dei nostri respiri ghiacciati e dei sordi passi.
“Sono qui, in questa residenza di morte, le radici cristiane di cui si abbeverano i nostri politici?” Mi sono chesto ad alta voce.
Un mio commento?
Sono le parole di piombo di Pasolini sugli italiani:

L’intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai

da uno dei milioni d’anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,

di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l’ha mai liberato.

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza alzare la mia sola puerile voce non ha più senso: la viltà avvezza

a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce.

…..
Il giudice breve
Marco Travaglio

E’ letteralmente strepitosa l’idea che un miracolato dai processi lunghi, uno che se durassero un po’ meno sarebbe in galera da un pezzo, abbia potuto varare il processo breve.
Ma è addirittura entusiasmante il fatto che la cosiddetta stampa indipendente, la cui unica funzione è di trovare le parole giuste per difendere cause sbagliate, faccia finta di prenderlo sul serio.
E’ la stessa stampa indipendente che non ha scritto una riga sul rapporto della Dia svelato dal Fatto sui progetti di attentato della mafia contro i pm Lari, Ingroia, Gozzo e Paci e contro il giornalista Lirio Abbate.
E in questa censura, non si sa bene se dovuta al fatto che la notizia l’ha data il Fatto o alla circostanza che le vittime designate sono pubblici ministeri, c’è della coerenza.
In fondo Cosa Nostra, con la sua rudimentale ed essenziale semplicità, il processo breve l’ha sperimentato ben prima che vi si applicassero Berlusconi e i suoi legislatori à la carte.
Non c’è processo più breve di quello che non si fa più perché i giudici e/o i pubblici ministeri sono morti ammazzati.
Eliminando Falcone, Borsellino, Livatino, Caccia, Chinnici, Costa, Terranova, Scopelliti, le cosche hanno tracciato la strada del processo più breve del mondo: quello che si estingue e riposa in pace insieme col magistrato.
Segue

antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578
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SANTO CRAXI

Sempre a proposito della beatificazione di Craxi, vi incollo qui sotto l’articolo di Raniero La Valle apparso su MicroMega Newletter di oggi 26 gennaio 2010.
Aldo

Craxi, il primo berlusconiano
Raniero La Valle

Con le grandi celebrazioni per Craxi, dieci anni dopo la sua morte in contumacia ad Hammamet, la destra berlusconiana ha rivendicato la sua vera ascendenza, dissipando gli equivoci che potevano essere stati ingenerati da precedenti annunci, o meglio da precedenti vanterie. I veri precursori di Berlusconi non sono né Sturzo – anche lui andato in esilio ma non come latitante – né De Gasperi – anche lui processato e condannato ma da un tribunale fascista – e tanto meno Aldo Moro che vittima sacrificale e martire della politica lo è stato davvero; il vero iniziatore dell’era berlusconiana è stato Bettino Craxi.
Lo è stato in un senso materiale, perché senza il decreto con cui il presidente socialista dette il potere televisivo alla Fininvest, B non avrebbe potuto avere la fama ed i soldi per intraprendere la sua avventura politica; e lo è stato in senso politico, perché senza la demolizione dei grandi partiti di massa, la DC e il PCI, tenacemente perseguita da Craxi (che amava invece Proudhon), senza la decisiva sconfitta inflitta ai lavoratori con l’abolizione della scala mobile, senza la riforma in senso decisionista dei regolamenti parlamentari, e senza il precedente di un partito-spettacolo, con la sua corte, come ironizzava Formica, in cui c’erano meno politici che ballerine, un fenomeno come Forza Italia e un governo come quello che abbiamo non sarebbero stati possibili.
È chiaro che il movente della glorificazione postuma di Craxi (i discorsi, le strade, le celebrazioni TV) è stato tutto e immediatamente politico: si trattava di fare dell’esule di Hammamet la prima vittima ingiustificata caduta sotto i colpi di una magistratura uscita dalla soggezione al potere politico; si trattava di reclamare l’immunità del potere, esattamente come Craxi aveva fatto con due discorsi alla Camera, in cui non aveva negato i reati, ma li aveva trasformati in problemi politici; si trattava di rivendicare il diritto per i politici in carriera di sottrarsi in ogni modo – con la latitanza, con il legittimo impedimento, con i processi brevi o addirittura non celebrati – al giudizio di magistrati interpreti della legge ma non eletti dal popolo.
Per fare questa operazione era necessario montare la novità mediatica di un Craxi ingiustamente perseguitato, sorvolare sulle condanne da lui subite in regolari processi, e ignorare che i fatti a lui imputati non erano stati solo quelli del finanziamento illecito dei partiti, ma anche la corruzione e il lucro privato. Non c’era dunque da fare alcuna apologia; sicché anche la consolazione offerta da Napolitano nella sua lettera alla vedova di Craxi, secondo cui il peso della responsabilità per i fenomeni degenerativi del sistema politico era caduto su di lui “con durezza senza eguali”, è sembrata eccessiva.
Si è sostenuto però che, a parte la questione giudiziaria e il triste epilogo, Craxi deve essere ricordato per la sua opera di statista. Certo che in questa ci sono state, come pure è stato detto, luci ed ombre. Luce fu la difesa della sovranità nazionale che egli fece contro gli americani a Sigonella, ma notte fonda fu la sua caparbia decisione di fare installare i missili nucleari a Comiso. Con quell’atto l’Italia si sposava al demone nucleare, e diventava potenzialmente genocida (l’obiettivo assegnatole, se ci fosse stata la guerra, era l’Ungheria).
Si è lodata quella sua scelta; senza di lui i missili in Sicilia non ci sarebbero stati, e senza i missili a Comiso non ci sarebbero stati neanche i Pershing 2 in Germania perché, come poi si è saputo, la Germania, se fosse stata sola, non li avrebbe accolti. Può darsi, come molti dicono, che se quei missili non fossero stati messi, l’economia sovietica non sarebbe stata travolta dal dissesto per le spese della corsa agli armamenti, l’URSS non sarebbe crollata, e la guerra fredda non sarebbe finita.
Ma era davvero questo l’unico modo in cui la guerra fredda doveva finire? Non si erano avviati, proprio in quegli anni, diversi e più civili modi per uscire dalla contrapposizione dei blocchi?
Non si era avvistata, come possibile, la pace “in un mondo senza armi nucleari e non violento”, come diceva Gorbaciov?
E il mondo che è succeduto a quello che allora finì, questo mondo attuale senza guerra fredda ma con vere guerre perpetue e infinite, un mondo senza Marx ma anche senza Proudhon, è davvero un mondo migliore?
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RIDIAMARO : – )

Silvanetta
Bertolaso: “Ad Haiti Troppi Show”
Dev’essersi scordato le passerelle di mr. B. all’Aquila…
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Bloggher

I VARI PUNTI DI VISTA SUL TERREMOTO
Riflettevo stamani dopo aver letto alcune agenzie internazionali
Cuba paese notoriamente comunista invia ad Haiti centinaia di medici per i terremotati
Gli Stati uniti mandano migliaia di soldati,delle unità di fanteria della Marina degli Stati Uniti,truppe aerotrasportate della 82°divisione
L’Italia invia Bertolaso che si lascia andare a critiche fanno incazzare la Clinton al punto che dice: Levatemi di torno quel Bertolaso!”
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spinoza.it

Balotelli multato per gli applausi rivolti al pubblico di Verona: la sua è apologia del razzismo.

Frattini: “La sicurezza viene prima della privacy”. Ricordiamocene quando ripresenteranno la legge sulle intercettazioni.
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L’ultima vergogna della Casta
Deputati e senatori al Fisco pagano solo il 17,36% di ciò che intascano

Inchiesta di Libero: “I rappresentanti del popolo dovrebbero versare all’Erario il 43% del loro reddito, più i contributi per assistenza e previdenza. Ma poi, ogni mese, ci sono la diaria esentasse (5.468,58 euro), rimborso spese mensile (4.190 euro), rimborso taxi (1.100 euro) e pure 300 euro di rimborso spese telefoniche. E ai senatori va pure meglio.

http://quotidianonet.ilsole24ore.com/politica/2010/01/12/279640-ultima_vergogna_della_casta.shtml
Lalla
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Ah, ma allora ditelo che le aliquote erano 5
-una dello 0,0 per gli evasori totali
-una del 5% per i criminali che rientrano i capitali sporchi
-una del 17% per la casta
-una del 33% solo su quel poco che i commercialisti dei ricconi non riescono a non denunciare
e la quarta.. beh, la quarta è quello che paghiamo noi, ma insomma non vorrete la botte piena e la moglie ubriaca, e qualcuno le tase le dovrà ben pagare!
Come diceva la Caterina Sparagrossa: ma insomma non vi va bene niente, nemmeno l’erba voglio del giardino del re!!
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La tv si sta riempiendo di fantasy, streghe, vampiri, marziani, Ercoli, Uomo ragno… al più: gialli o commediole rosa di adolescenti rincitrullite.
Invece di fare servizi o scoop, i tg da un pò si occupano solo di Avatar
Il mondo reale è finito? O rimosso?
Siamo all’Italia virtuale? All’Italia fantasy?
..
spinoza.it

Il Senato ricorda Bettino Craxi. La cerimonia era prevista in biblioteca, ma per il grande affollamento è stata allestita un’altra sala. Eppure bastava togliere i libri di storia.

(L’Italia deve molto a Craxi. Ma anche lui non scherza)

Stefania Craxi: “Mio padre si è fidato delle persone sbagliate”. Se stesso.

La figlia ha parlato senza lacrime né rabbia. Sono sparite anche quelle.

Minzolini: “Craxi era uno statista”. Ora serve qualcuno che ci spieghi cosa è Minzolini.

Napolitano: “La figura di Craxi è incancellabile”. Doveva pensarci prima del tatuaggio.

“La figura di Craxi non può essere rimossa dalla storia d’Italia”. E provare con un bastoncino?

“Craxi è figura incancellabile”. Tutt’al più riscrivibile.
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Per fortuna che Silvio c’è

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http://masadaweb.org

2 commenti »

  1. Cara Professoressa Viviana Vivarelli,
    Quello che non capisco proprio più sono i giornali italiani, in particolare quelli che vorrebbero aiutare o guidare la sinistra o il centro sinistra che dir si voglia.
    Il sindaco di Bologna si è dimesso….tragedia per la sinistra, questione morale sempre per la sinistra.
    Ma guarda un sindaco porcellino con la segretaria amante!!!!
    Ma porcaccia la miseria…….solo pochi mesi fa in un palazzo a pochi passi da piazza Venezia a Roma entravano ed uscivano vagonate di”signorine” in abito nero a tubino per sdraiarsi nei lettoni sovietici, dico vagonate di carne tremula ed i giornalai oggi uccidono il Sindaco di Bologna e non dicono neppure una parola su ciò che avveniva solo pochi mesi fa’in misura assolutamente abnorme.
    Ma per piacere andate tutti a buttarvi nel Tevere prendendo la rincorsa da palazzo Grazioli,posando prima l’inutile penna.
    Ho ascoltato i telegiornali…..tutti…..nulla in merito alle carovane bionde e brune, tutto solo dedicato al Cinzia –gate, neppure il Caffe di Corradino Mineo ha fatto ricorso alla memoria,neppure Curzio Maltese.
    Solo il vecchio Professor Prodi ha detto le cose come stavano ed ha fatto cenno alle profonde differenze tra il caso bolognese ed i fiumi di spermatozoi delle carovane di carne tremula.
    Non credo che il problema siano ormai più i desideri, quasi ormai solo onirici, dei politici del nostro paese, credo sia arrivato il momento di dire pane al pane e vino al vino.
    Caro Presidente Vendola, per esempio, non faccia come i giornalisti italiani mitigando e blandendo gli entusiasmi dei suoi sostenitori quando vorrebbero metaforicamente prendere a pedate coloro che nel partito, che avrebbe dovuto sostenerla da sempre, hanno cercato di affossarla con un uomo di MKT della privatizzazione delle acque pugliesi.
    Caro Presidente prenda posizione netta, sarà un rischio forse, ma la nuova politica della sinistra deve rischiare con evidenza, i morti che camminano, anche se sono intelligenti e con una lunga esperienza di partito, non possono andare più da nessuna parte …mi pare fin troppo evidente.
    Scarichi i “Massimi” esponenti dell’inciucio senza esitazioni, tanto ormai non muoiono più sicuramente di fame.
    Per il futuro però, cari amici politici di mezza età ed anche un po’ di più , considerando le “performances” che dal punto di vista sessuale possiamo offrire senza farci prendere in giro da qualche giovinetta che ci vede ormai come un portafoglio pieno anche di grizette, optiamo per la scelta di un ottimo oculista che ci aiuti nel nostro onirico percorso senza faticare troppo e inutilmente, con il rischio poi, quando il portafoglio fosse vuoto di sentirci pure prendere a male parole. Scopriamo la bellezza di osservare senza agitarci inutilmente.
    Sogni d’oro.
    Ugo Arcaini

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 27, 2010 @ 11:33 pm | Rispondi

  2. Avevamo messo la volpe nel pollaio. Poi l’abbiamo rimessa, la volpe nel pollaio.Ma perchè l’ abbiamo rimessa ancora la volpe nel pollaio? Perchè al cavalliere piacciono tanto i polli.

    Commento di Auro Mascella — gennaio 28, 2010 @ 10:02 pm | Rispondi


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