Nuovo Masada

gennaio 26, 2010

MASADA n° 1076. PSICOANALISI. JUNG 2- Lezione 3- CASI CLINICI

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 6:58 pm

(Lezione 3 del secondo corso su Jung fatto a Bologna dalla prof. Viviana Vivarelli, autrice del Libro “Lo specchio più chiaro” sulle opere e il pensiero di Carl Gustav Jung)

PRATICA CLINICA – IPNOSI E ASSOCIAZIONI – I COMPLESSI

LIBRO: “Così l’uomo ha perso l’inconscio” di Massimo Recalcati

PRATICA CLINICA

A 30 anni, Jung consegue la docenza in psichiatria e nello stesso anno 1900 entra a lavorare nella clinica universitaria di Zurigo, che era considerata una delle migliori d’Europa, sotto il professor Joseph Bleuler.

Pur essendo laureato, non ha alcuna terapia a disposizione e deve usare nel trattamento dei suoi pazienti solo la sua intuizione. Ma Bleuler è intelligente e lo aiuta.

Nella pratica clinica, Jung impara a comunicare con un doppio soggetto, il visibile e l’invisibile, guidato dall’idea che dai sintomi del malato si possa arrivare al nucleo del dolore, alla sua spiegazione e anche alla soluzione e salvezza.

Rifiuta che la causa della malattia sia solo organica e cerca indizi nel vissuto.

A volte fa delle vere investigazioni presso la famiglia del paziente o nel suo ambiente per ricostruire eventi traumatici del passato. Osserva i sintomi organici ma cerca le cause nel vissuto.

Uno dei suoi primi casi è quello di una giovane donna con gravi istinti suicidi. Interroga la sua famiglia e la servitù, indaga sul suo passato e scopre una storia:

La giovane, bella e benestante, era stata innamorata di un giovane ma i due, per dei malintesi, si erano persi di vista e lei, credendosi abbandonata, aveva sposato un altro da cui aveva avuto due bambini. Un giorno viene a sapere che il primo innamorato l’ha sempre amata e la loro separazione è stata causata per errore. Quasi in stato di shock per la rivelazione, la giovane si trova presso un fiume con i suoi due bambini, e, mente è immersa nei suoi tumultuosi pensieri, non si accorge che i bambini stanno bevendo l’acqua infetta del fiume. La bambina si ammala di tifo e muore. Questo scatena la sua follia. Non comunica più con nessuno e tenta solo di uccidersi. Viene etichettata come schizofrenica, rinchiusa in manicomio,narcotizzata e isolata. Quando esce dalla narcosi tenta ogni volta di uccidersi.

Jung le rivela gradualmente quello che ha scoperto: l’inconscio la punisce come ‘cattiva’, imputandole la morte della bambina, perché ha mancato al dovere primario di ogni madre che è di curare e proteggere i suoi figli. La bambina è morta per colpa sua ma lei ha rimosso l’evento anche se qualcosa dentro di lei l’ha condannata a morte come colpevole. Lei non ricorda i fatti, ma cerca ugualmente di darsi la morte. C’è un contenuto rimosso nell’inconscio, in un luogo ignoto della psiche, profondo minaccioso e punitivo, che la condanna a morte. Un terribile giudice inconscio le dice: “Devi morire perché sei colpevole!” La sua colpa non può essere sostenuta dallo sguardo e dunque lei non ricorda, ma ugualmente è nemica a se stessa.

Jung riesce a portarla gradualmente alla rivelazione, questa è uno shock, ma la donna guarisce. Porterà con sé l’enorme dolore della morte della sua bambina ma non sarà più pazza.”

Qui abbiamo un problema che riguarda gli affetti.

Molti problemi esistenziali derivano da cattivi rapporti d’amore, malamore, disturbi della relazione… Jung dice che il 95% dei suoi pazienti di Jung lamenta difficoltà coniugali e ancor oggi gli analisi si lamentano che nella promiscuità dei problemi esistenziali (lavoro, guerra, insicurezza economica, disvalori..) i pazienti presentino sempre un’alta percentuale di problemi affettivi.

Noi vorremmo sempre l’amore, ma non la totalità dell’amore, vorremmo la rosa senza la spina, l’impossibile amore delle fiabe, dove finisce tutto bene. Mentre, come dice il Cantico dei Cantici, “l’Amore è duro / come la Morte / Il Desiderio è spietato / come il Sepolcro.”

Jung è convinto che il paziente abbia in sé la chiave della malattia. Essa non si esprime a caso ma con un linguaggio suo proprio. Il medico deve scoprire a poco a poco la storia nascosta, la trama inconscia, l’altro livello di realtà, e il filo che lo guida in questa ricerca è la malattia stessa, che usa il sintomo come un indicatore simbolico, un filo rosso. Il medico deve comprenderlo decodificando una vera e propria lingua ‘altra’, che parla a suo modo, come un preciso codice. E’ bello questo ricorso mitico: Teseo deve penetrare nel Labirinto, deve affrontare il mostro che è al suo interno e deve sconfiggerlo o mangerà altra carne umana. Ma inoltrarsi nel proprio labirinto interiore è pericoloso perché ci si può perdere. Occorre saper entrare nel proprio inconscio, affrontare il mostro che è in noi e sapere, poi, uscire. Ed ecco che nel mito la figlia del re, Arianna darà a Teseo un filo rosso che egli dipanerà per arrotolarlo di nuovo l’uscita, chiara metafora del lavoro dell’analista.

IPNOSI E ASSOCIAZIONI

Ci sono misteri che vanno risolti./ Ci sono misteri che vanno esplorati”

(Kenneth Ring)

Jung ha molto successo, fa un doppio lavoro, nella clinica e fuori con pazienti privati. Nel 1911 diventa direttore della clinica, a 36 anni, prendendo il posto di Bleuler e conseguendo una chiara fama europea, quando, di colpo, decide di dimettersi dalla clinica tenendo solo le analisi private, le lezioni come docente universitario e le ricerche sull’ipnosi. La carriera non gli interessa, mentre gli interessa avanzare liberamente nella ricerca.

A differenza di Freud, egli è particolarmente dotato per l’ipnosi, come accade a molti sensitivi, ma l’ipnosi non gli piace perché estromette la coscienza del paziente e lo mette come uno zombi nelle mani di chi lo ipnotizza.

Un giorno, davanti a 20 studenti, prova l’ipnosi su una donna di 58 anni, paralizzata da 17 anni alla gamba sinistra. Sotto ipnosi, la donna narra i suoi sogni. Poi Jung cerca di svegliarla ma scopre, con terrore, che non gli riesce, perché è andato troppo in profondità; si allarma per dieci lunghissimi minuti, e, quando alla fine la donna si sveglia, la paralisi alla gamba è scomparsa, la donna getta le stampelle e cammina, con grande stupore degli allievi che parlano di miracolo.

La storia si diffonde e porta altra fama a Jung, aumentando i suoi clienti ma Jung ne prova un grandissimo imbarazzo e alla fine abbandona le ricerche sull’ipnosi

Jung non vuole che il paziente sia messo in stato di incoscienza, ma che partecipi consapevolmente alla propria guarigione entro un ambito di libertà e rispetto. Nessuno ha il diritto di rendere un altro succube della sua volontà. L’ipnosi estromette l’io cosciente, compie una violazione molto grave dell’intimità dell’altro che si mette alla mercé del medico. Jung vuole che l’essere umano sia rispettato, non condizionato; per questo abbandona l’ipnosi e torna a lavorare sui sogni.

In realtà, il rapporto che si instaura nell’analisi, anche senza ipnosi, è tale da implicare inconsciamente il paziente nella figura salvica dell’analista, che diventa il suo ‘salvatore’ e il suo ’protettore’, assumendo caratteristiche magiche, di pura suggestione e proiezione.

Nella ricerca sui sogni, abbiamo visto che Freud interpreta il sogno con associazioni spontanee, considerandolo l’appagamento di un desiderio; la pulsione vuole emergere ma, se il desiderio è illecito, una censura lo blocca, Nella metafora di Freud, il doganiere ferma alla frontiera l’intruso senza passaporto e allora questo fa carte false per passare con l’inganno, travestendosi, ma non è detto che gli riesca. Se il contenuto illecito viene colto in flagrante dalla censura, il sogno si interrompe, si trasforma in un incubo, la censura blocca il contenuto sospetto prima che emerga e si ha un risveglio angoscioso.

In Jung l’interesse per i sogni è innato.

L’ambigua e polivalente materia dei sogni” lo avvince fin da piccolo. Il sogno è la via migliore per penetrare l’inconscio, ma Jung non crede sia un messaggio criptato. Intravede molte più possibilità interpretative di quante ne ipotizzi Freud e non lo riduce a contenuti solamente sessuali. Dietro i sogni o i deliri dei malati cerca un senso, una vita e una via. Espande il valore del simbolo fino a farne un indicatore universale. La sua vasta cultura gli mostra che spesso le immagini oniriche sono simili ai simboli religiosi di antiche culture. La religione è un modo per narrare la storia dell’energia dello psichismo umano, rispettandone il carattere sacro. E’ la trama dell’energia per eccellenza.

Miti e riti, favole e leggende, poesie e opere d’arte attingono a un sostrato infinito di valori universali che trascende la storia temporale dei popoli e manifesta le funzioni di una psiche cosmica, come espressioni di un preciso linguaggio.

Riconoscendo questa valenza al sogno, Jung lo fa uscire dal ristretto ambito sessuale e gli dà un amplissimo referente culturale; il linguaggio dell’inconscio collettivo è un vero e proprio codice, un patrimonio analogico-simbolico da cui provengono tutte le espressioni culturali dell’umanità, religiose o artistiche, indicando un altro livello di realtà, una vera meta-psiche.

Per Freud tutto è libido; anche l’arte, l’utopia o l’ideale non sono che sublimazioni dell’energia sessuale, dell’eros.

Invece, secondo Jung, sogno, linguaggio inconscio, arte, religione, mito e favola hanno una stessa base significante e uno stesso codice che parla alla mente destra, creatrice di simboli la cui funzione prevalente è l’intuizione, che attinge direttamente all’inconscio collettivo.

Per studiare l’inconscio individuale, JANET aveva usato, prima di Freud, LE CATENE DI ASSOCIAZIONI AUTOMATICHE. Freud le riprende ne ‘L’interpretazione dei sogni’. Anche il trentenne Jung fonda un laboratorio di PSICOPATOLOGIA SPERIMENTALE per lavorare con i suoi allievi sulle associazioni. Quando il soggetto tace, cessa di rispondere o risponde in modo inadeguato, per esempio elencando oggetti presenti nella stanza o con sinonimi, si ha ‘un tempo di latenza’. Una parola o un significato emergono dall’inconscio, ma la censura li blocca, perché esiste su quel punto una rimozione. Le associazioni portano a una parte di noi che non possiamo osservare direttamente. Appena si sfiora un complesso, la catena si interrompe, non vengono le parole. Freud pensa che la latenza celi un contenuto rimosso.

I COMPLESSI

Sanno che un sistema non è altro che la subordinazione di tutti gli aspetti dell’universo a uno qualsiasi degli aspetti stessi

(Borges)

Dio non ha unità,/ come potrei averla io?

(Pessoa)

Quando i contenuti inconsci a tonalità fortemente emotiva diventano autonomi e prevaricano l’Io, “chi è preda di una emozione dirà e farà cose di cui non si sente responsabile, e dirà che non era in sé” . I contenuti rimossi formano allora un COMPLESSO, sistema energetico ‘costellato’ attorno a un contenuto inconscio condizionante. Jung che studiava astrologia usa il termine astrologico ‘costellazione’ a indicare raggruppamenti di contenuti psichici.

Il COMPLESSO è un sistema psichico, in cui una rappresentazione pericolosa, traumatica, illecita o censurata si pone al centro di un campo di energia, attraendo a sé altre rappresentazioni (stati d’animo, emozioni, simboli, eventi, oggetti, persone ecc.) che le ineriscono per vicinanza o contiguità o analogia.., così da formare un tutto che ha vita propria ed è in grado di perturbare il comportamento cosciente.

Nella schizofrenia, il complesso (gruppo di rappresentazioni psichiche collegate a un centro comune) ha tanta forza da superare il controllo dell’Io con un peso gravitazionale superiore a quello della stessa coscienza, che viene soverchiata e disintegrata.

Ognuno di noi ha un tot di complessi energetici condizionanti, cioè presenta un certo grado di criticità psichica. “Siamo tutti nevrotici”, diceva Jung.

Il problema si ha quando questi contenuti disturbanti divengono troppo forti perché il soggetto riesca a controllarli, in questo caso si tenta in analisi di individuare il complesso che prevarica e si cerca di portare alla luce le sue istanze e di soddisfare in modi analogici o simbolici il bisogno che sta alla base. Il fatto che la valenza di una soddisfazione simbolica sia uguale a quella dell’oggetto reale è un grosso passo avanti per l’appagamento del bisogno.

Nel caso de ‘La storia di una schizofrenica’, il bisogno di madre era placato da elementi simbolici come la luce verde; la presenza della madre che diceva “Puoi mangiare” era sostituito da un foglietto su cui la madre-analista aveva scritto “Puoi mangiare”. L’analista non può mai reintegrare l’oggetto reale (dare una buona madre al posto di quella cattiva), ma può creare una soddisfazione virtuale a livello simbolico. Ciò che avviene nell’immaginazione è come avvenisse nella realtà oggettiva, e anche così l’iter interrotto della vita può riprendere.

Il soggetto non amato può dare amore agli altri, colui che è privato di madre può produrre da se stesso amore materno, e l’energia riprende a scorrere.

Attivo e passivo, oggettivo o simbolico, nel mondo psichico, si equivalgono, il che permette una risposta e una soluzione.

Newton scopre l’interazione gravitazionale nel macrocosmo celeste, per cui ogni corpo ha una massa cui corrisponde una forza di attrazione. Jung e Freud scoprono interazioni nel microcosmo psichico, per cui ci sono contenuti che agiscono come catalizzatori e attraggono contenuti vicini nel tempo e nello spazio (per Freud) o nel significato (per Jung).

Si forma così una COSTELLAZIONE, diceva Jung, un sistema a sé stante di contenuti a forte tonalità affettiva che attrae altri contenuti psichici e può diventare dominante .

Il nucleo di un complesso è un contenuto rimosso fortemente perturbante. Può essere un evento, una memoria, una passione, un trauma, una paura, una emozione, una esperienza non elaborata perché al tempo non era elaborabile….

La forza della rimozione è proporzionale alla forza di attrazione. Più la rimozione è forte, più il centro costituisce un nucleo potente che attrae altri contenuti psichici e condiziona la psiche e il comportamento.

Quando l’io s’imbatte in qualcosa che inerisce al complesso, questo si attiva emozionalmente, perturbalo, in quanto l’emozione prigioniera si attiva e tende a liberarsi ma la censura dell’inconscio la blocca.

Jung studiò il sistema delle associazioni solo da giovane e le applicò per addestrare i giovani terapeuti, poi l’abbandonò. Disse che una volta, attraverso le associazioni, aveva scoperto un omicidio. Univa all’ascolto il galvanometro per studiare i riflessi involontari e lo pneumografo per vedere come, sotto l’influsso di un complesso, il volume respiratorio diminuisse. Diceva che forti cause psichiche abbassavano la respirazione; essa poteva diventare così bassa da far insorgere malattie respiratorie come asma o tubercolosi. Diceva di aver visto malati di tubercolosi polmonare cronica guarire con l’analisi.

I perturbamenti possono nascere nell’ambito dei RAPPORTI INTRAPSICHICI, o per gli influssi che una psiche esercita inconsciamente su un’altra, RAPPORTI INTERPSICHICI o trans-energetici, come può avvenire tra sistemi planetari diversi a causa delle rispettive forze di attrazione. Si entra qui nell’alchimia tra energie interpersonali, inferenza ancora abbastanza ignota. La malattia mentale non nasce dal nulla, in genere è frutto di una costellazione sociale, di una perturbazione di gruppo che riversa l’energia negativa sul soggetto più debole.

Quando l’analista richiede una terapia familiare, è perché vuol capire il complesso sistema di energie che la famiglia ha attivato. La terapia di gruppo è spesso necessaria per un minore, che è il punto debole di un complesso sistema energetico familiare, in cui ci possono essere adulti molto disturbati.

Quando Jung si trovava davanti un bambino, voleva conoscere innanzitutto la madre. La nevrosi può essere poi in relazione a un ambiente sociale più vasto. Jung diceva che certe nevrosi potevano sparire di colpo, cambiando le circostanze ambientali. Addirittura certi eventi traumatici a carattere storico potevano modificare la psiche dei soggetti; per esempio la seconda guerra mondiale fece sparire nevrosi vecchie di anni, la situazione nuova creava un tale shock da far cadere le vecchie costellazioni individuali.

Jung seguiva i suoi pazienti con rispetto e attenzione, convinto che l’inconscio, che aveva prodotto il sintomo come messaggio o segnale, potesse anche generare la terapia e la guarigione. Anche qui è diverso da Freud che ripone tutto nella memoria del vissuto e nella possibilità di portare alla luce i contenuti rimossi del passato. Per Freud portare alla luce un contenuto rimosso e ‘abreagire’ l’emozione relativa equivaleva a guarire, ma i fatti gli provarono che questo disvelamento non era sempre sufficiente e si doveva considerare anche il peso delle relazioni tra persone famigliari o il retaggio di fattori arcaici. Non c’è niente di semplice come le teorie umane vorrebbero, e non basta conoscere una causa del male per far sparire tutta la sofferenza. Intelligenza, memoria e coscienza non sono sempre sufficienti a guarire.

Per Freud tutto ciò che è inconscio è negativo e guarire consiste nel portare alla luce l’inconscio, per cui l’analista deve individuare l’energia bloccata e portarla alla vista.

Per Jung l’inconscio del paziente è un luogo molto più complesso, in parte nascosto, in parte propulsivo, con in sé possibilità di disturbo ma anche di guarigione o di evoluzione, e sarà l’inconscio stesso con i sogni, i disegni, le parole, le visioni… a tracciare la via e indicare la soluzione.

Per questo tendeva a sollecitare l’inconscio del paziente, senza soverchiarlo o inserirlo in teorie precostituite, ma aiutandolo a liberare le sue stesse energie affinché trovassero da sole la strada.

In clinica una vecchia schizofrenica aveva varie voci sparse per tutto il corpo che le parlavano; tra queste, l’unica provvista di buon senso le veniva dal petto e lei la chiamava “La voce di Dio”. Jung le dice “Dobbiamo aver fiducia in questa voce ed ascoltarla” e la voce consiglia: “Deve esaminarti sulla Bibbia”. Jung obbedisce e per sette anni dà alla malata il compito di leggere ogni settimana un capitolo della Bibbia e poi la interroga su quello. Ciò porta la mente della paziente a rivolgersi a un oggetto preciso e la distrae dalle idee deliranti. A poco a poco le voci si ritirano da tutta la parte destra del corpo e la paziente può considerarsi guarita a metà.

Simbolicamente la parte destra simboleggia il conscio, la parte attiva, maschile o paterna; la parte sinistra rappresenta l’inconscio, la femminilità e la madre.

Per Jung non ci furono mai terapie fisse o prestabilite. Addirittura alcuni incontri con pazienti nuovi furono preceduti da sogni in cui si segnalava il punto da cui cominciare. Jung chiedeva la storia familiare, poi cominciava a osservare l’inconscio in base ai dati che via via esso produceva: i sogni, i disegni… L’Io conosce in modo incompleto, il sogno completa (COMPENSAZIONE). Quando il paziente ha davanti il quadro della sua parte conscia e inconscia, può cambiare la sua valutazione e il suo comportamento.

I contenuti onirici possono appartenere all’inconscio personale, possono parlare del vissuto, di problemi contingenti, soggettivi, difficoltà di adattamento ecc., ma possono emergere anche dall’inconscio collettivo e volgersi a un compito più grande.

Jung trova una verità che nessun medico del tempo conosce: idee ossessive, fobie, allucinazioni o sintomi hanno un significato preciso e tracciano un percorso mirato; il medico deve ripercorrere questa via, come un viaggiatore che cerchi segnali. Nessuno fino allora si era chiesto se le fantasie dei malati avessero significato, ma per Jung la follia ha un senso, il sintomo è un filo rosso da dipanare per giungere al centro dello squilibrio o del dolore, di lì l’energia, liberata, diventerà patrimonio d’anima.

Il mito è quello di Teseo che entra nel Labirinto per sconfiggere il Minotauro e recuperare il tesoro.

Jung guarda al disturbo in modo molto positivo. Nella malattia non c’è caos ma intenzionalità, non c’è difetto di energia ma potenziali risorse da recuperare. La natura ammala, la natura guarisce. Il sintomo è un indicatore preciso che parla secondo la parte messaggera, corpo, psiche o anima, strumenti senza parole, ciechi all’occhio della coscienza, rappresentativi alla luce dell’intuizione. E, dove maggiore è il dolore, maggiore è la salvezza e la ferita diventa medicina.

Con prudenza, per non essere mal considerato dagli altri medici, il giovane Jung comincia a trattare gli schizofrenici con la PSICOLOGIA SPERIMENTALE (associazioni automatiche, macchina della verità, galvanometro…) ed è affascinato dai contenuti deliranti.

Babette, una psicotica, ricoverata a 39 anni e rimasta in clinica per venti, è una cara vecchietta con una brutta storia alle spalle. Nata in un quartiere miserabile, con un padre ubriacone e una sorella prostituta, compensa con frasi bellissime il suo senso di inferiorità e la sua vita sfortunata. Dice: “Sono accusata ingiustamente come Socrate!”, oppure “Sono l’insostituibile doppio politecnico”, “Sono una torta di prugna su un fondo di semolino di granturco”, “Sono la Germania e la Svizzera di puro burro dolce!”, “Io e Napoli dobbiamo rifornire il mondo di maccheroni”.

Jung è affascinato dalla sua immaginazione creativa e riesce a capire che queste frasi non sono insensate ma si riferiscono a eventi della sua vita. A modo suo l’inconscio tenta di ricostruire una migliore visione del mondo. Ma quando mostra con orgoglio Babette a Freud, tutto quello che si sente dire è: “Ma come diavolo siete stato capace di passare ore e giorni con un tale fenomeno di bruttezza!”

Per Jung i malati non sono mai brutti, egli è affascinato dalla loro ricchezza interiore, rispettoso della loro interiorità fino a respingere le teorie e le terapie precostituite, perché ogni essere umano è unico e individuale e la sua rinascita può venire solo dalla sua natura stessa . Ognuno ha la sua modalità di essere che va rispettata, ha una propria via che è unica e eccezionale come un’opera d’arte. Il medico è solo un essere umano che si pone dinanzi a un altro essere umano e lo ascolta, perché in quell’ascolto la guarigione fiorisce meglio, ma la salute non viene dal medico, viene dalla psiche che ritrova la sua interezza, viene dalla natura che in lei si incammina.

Le idee di Jung hanno successo, lo rendono noto, gli danno fama internazionale. Lui e Freud vengono chiamati in America da una università che offre loro una laurea ad honorem in legge e chiede una serie di conferenze.

Jung è pronto ad afferrare le dinamiche delle energie e questo caso americano lo dimostra :

Un paziente americano è etichettato come alcoolista incurabile, ma Jung lo considera un nevrotico. Egli ritiene che la sua nevrosi dipenda dal rapporto conflittuale che ha con una madre dispotica, che domina la sua energia, pur dandogli la sicurezza economica. Ogni volta che l’energia della madre interferisce con la sua, egli si sente soccombere e si dà al bere. Jung pensa che occorra interrompere la loro unione, e, proditoriamente, compila un certificato medico con cui lo dichiara inabile, costringendo la madre a farlo uscire dalla ditta dove lavora sotto la madre. Lontano da lei, egli esprime finalmente se stesso e fa una brillante carriera personale.

Qui il conflitto è interpsichico. Il potere paralizzante di un genitore sul figlio sensibilizza Jung, che ha sofferto il potere destabilizzante della madre. Se un genitore debole non è un modello di orientamento significativo, viceversa un genitore prevaricante e disturbato può essere totalmente distruttivo.

La famiglia non è vista come possibilità di rapporti incestuosi (come in Freud), è anche un teatro dove si svolgono drammi di potere. Jung considera il microcosmo familiare dal punto di vista della dinamica delle energie, concetto ancor oggi abbastanza inesplorato, guarda la storia del soggetto alla ricerca della propria identità all’interno di una dinamica di gruppo che può essere molto perturbante, una vera alchimia di forze in cui le energie deboli possono soccombere, un universo dove pianeti di massa diversa esercitano influssi di attrazione-repulsione.

La madre può perturbare l’energia del figlio perché è depressa, disturbata, malata, tirannica, possessiva . Parliamo spesso di deprivazione d’amore o di sindrome abbandonica, ma anche un amore eccessivo o soverchiante ha effetti perversi come una situazione di anaffettività o di assenza . Spesso il disturbo affettivo nasce da un amore imperfetto per se stessi, da una mancata identità, per cui solo quando impariamo ad amarci nel giusto modo impariamo ad amare meglio anche gli altri.

L’amore non è una pulsione istintiva ma un atto di maturità, qualcosa da elaborare e in cui crescere, che si deve imparare, come si impara la vita; è solo in piccola parte pulsionale, per il resto è frutto di apprendimento e volontà, esperienza e pazienza, un compito laborioso e una via di miglioramento. Dobbiamo educarci all’amore. Nella relazione o si cresce o si esce.

Una crescita sana dipende anche dal modo equilibrato in cui l’evoluzione si indirizza nel rapporto coi genitori. Freud analizza prevalentemente il rapporto figlio maschio/padre (complesso paterno), Jung predilige il rapporto figli/madre, perché la madre è una energia più vicina ai figli, più presente nell’ambito familiare, ed esercita perciò una maggiore influenza sulle loro dinamiche psichiche . Per questo è facile trovare un complesso materno negativo. Ogni madre, volontariamente o no, coscientemente o meno, ha una funzione guida sui figli, può esercitarla per portarli all’emancipazione o può creare dipendenze. Crescere significa anche ‘liberarsi dalla prima madre’, sciogliere il nostro io liberato dal complesso materno.

Jung è sempre contrario all’eccessiva permanenza di un figlio in seno alla famiglia e considera il suo allontanamento dalla famiglia primaria come la condizione fondamentale per la sua emancipazione. “Le voglio troppo bene? / Così non va? / Semplice: toglierò subito il troppo/ resterà solo il bene/ Quando avrò raggiunto la giusta quantità/ festeggeremo insieme,/ o soli, la ‘mia’ maturità” .

Nel film ‘Il diario di una schizofrenica’, la terapeuta diventa la madre simbolica della paziente. Ci sono due scene del film, all’inizio e alla fine della terapia, in cui si vede l’analista, di solito molto composta, seduta in camera con le gambe allargate e piegate e le mani in grembo; sono due posizioni da parto, con la prima essa accoglie dentro di sé la paziente, con la seconda la libera da sé. Ogni madre saggia sa che i parti sono due: col primo noi diamo il figlio alla vita, col secondo lo restituiamo alla ‘sua’ vita. A volte il secondo parto è il più difficile. Quando la ragazzina chiede all’analista: “Vuoi proprio che io vada via? Non vuoi che resti con te?” lei risponde: “No, devi andare via!” Eppure ha passato tutta la notte nelle doglie del parto. Un medico chiederà in seguito: “Ma allora il risultato della guarigione è l’ingratitudine?” E lei risponderà: “No ! E’ l’indipendenza!”

JUNG 2 elenco

Lezione 1 :

masadaweb.org/2010/01/12/masada-n%C2%B0-1067-12-1-2010-sommario-freud-e-jung-l%E2%80%99inconscio-individuale-e-l%E2%80%99inconscio-collettivo/

Lezione 2 :

masadaweb.org/2010/01/19/masada-n%C2%B0-1072-19-1-2010-gli-archetipi-l%E2%80%99ombra/

Lezione 3 :

masadaweb.org/2010/01/26/masada-n%C2%B0-1076-psicoanalisi-jung-casi-clinici/

Lezione 4 :

masadaweb.org/2010/02/02/masada-1081-2-2-2010-jung-2-%E2%80%93-il-principio-di-individuazione-confronto-tra-jung-e-freud/

Lezione 5 :

masadaweb.org/2010/02/14/masada-n%C2%B0-1089-13-2-2010-psicoanalisi-test-dell%E2%80%99albero/

Lezione 6 :

masadaweb.org/2010/02/16/masada-n%C2%B0-1090-psicoanalisi-jung-lezione-6-mente-logica-e-mente-intuitiva/

Lezione 7 :

masadaweb.org/2010/02/23/masada-n%C2%B0-1094-23-2-2010-psicoanalisi-jung-2-il-sogno-e-il-simbolo/

Lezione 8 : masadaweb.org/2010/03/06/masada-n%C2%B01100-6-3-2010-psicoanalisi-jung-2-la-sessualita%E2%80%99-femminile-e-il-complesso-materno-negativo/#more-3986

masadaweb.org/2010/03/06/masada-n%C2%B0-1101-6-2-2010-jung-2-sogni-e-segni-di-morte/

..
Salvina mi manda:

www.kataweb.it/libri/recensione.jsp?nameCat=Repubblica&id=3708895

LIBRO: “Così l’uomo ha perso l’inconscio”

Un requiem per l’inconscio. È quello che intona Massimo Recalcati in un libro sorprendente, originalissimo, decisamente provocatorio. Cinquantenne fascinoso, si sente a suo agio nel ruolo di battitore libero: è un antiaccademico ma insegna all’università di Pavia, è un analista lacaniano ma assolutamente leggibile (quasi un ossimoro). Tutti i suoi saggi vantano questa cifra rarissima: argomenti solidi e mai scontati, nessun collage di citazioni roboanti e noiosissime, scrittura brillante e tutt’altro che banale. Ora questo suo nuovo libro, in uscita da Cortina, lo celebra come testa pensante della psicoanalisi contemporanea: L’uomo senza inconscio, si chiama – titolo folgorante, di per sé destinato a far discutere.

«A mio giudizio, è un grave errore non contemplare la possibilità disastrosa che il soggetto dell’inconscio possa declinare, eclissarsi, persino estinguersi», si legge nelle primissime righe. In questa nuova mutazione antropologica c’è aria da thriller, e allora viene voglia di parlarne con l’autore, nel suo studio all’ultimo piano di un palazzo al centro di Milano.

-Professore, chi è il killer dell’inconscio?

«È il nostro tempo che minaccia l’intimità più radicale e scabrosa del soggetto: è l’epoca dei turboconsumatori, dell’inebetimento maniacale, della gadgettizzazione della vita, della burocrazia robotizzata, del culto narcisistico dell’Io, dell’estasi della prestazione, della spinta compulsiva al godimento immediato come nuovo comandamento assoluto. L’inconscio è invece il luogo della verità, del desiderio più particolare, impossibile da redimere e da adattare – “dal carattere indistruttibile”, per dirla con Freud. Non è però un dato di natura, qualcosa che esiste in quanto tale, come un’espressione ontologica della realtà umana immune dalle trasformazioni sociali».

-L’inconscio ha una sua valenza etica, lei dice con Lacan.

«Sì, è qualcosa che dobbiamo assumere, far esistere. Esige rigore, perseveranza, ma anche disponibilità a perdersi, a incontrare il caos, l’imprevisto. Soprattutto la capacità di esporsi al rischio della solitudine e del conflitto… Per la psicoanalisi è proprio questo l’infelicità: è tradire il programma inconscio del desiderio, quando non è solo mascherato ma soppresso da un funzionamento dell’Io che si modella unicamente sulle attese degli altri».

-Perché la Civiltà ipermoderna è così antagonista a quello che lei definisce “il soggetto dell’inconscio”?

«Perché, come si esprimeva Heidegger riprendendo Nietzsche, “il deserto cresce” e il mondo si riduce a mero calcolabile. È il trionfo della misura a sostituire la questione della verità contrastando l’esperienza dell’incommensurabile. Il nostro tempo è sordo al tempo “lungo” del pensiero, maniacalizza l’esistenza con un eccesso di stimolazioni e oggetti di consumo, cancella la spinta singolare del desiderio in nome di un iperedonismo ben integrato al sistema, dell’affermazione entusiasta e disincantata dell’homo felix».

-Scompare il vecchio Super-io, col suo carico insopportabile di sensi colpa, e quel che conta è l’imperativo al godimento illimitato. Si può dire così?

«Non proprio. Più che a un’abrogazione del Super-io sociale freudiano di tipo kantiano, oggi assistiamo a una metamorfosi inquietante nel senso che il comandamento sociale prevalente non impone la rinuncia al piacere immediato, in nome dell’inclusione nella morale civile, ma al contrario impone il godimento come forma inaudita del dover essere, come obbligazione. Sullo sfondo c’è quello che, già alla fine degli anni Sessanta, Lacan definiva l’evaporazione del Padre, inteso come principio fondativo della famiglia e del corpo sociale. Senza l’ombrello protettivo del Padre, l’insicurezza emerge senza più schermi difensivi: la vita va alla deriva, caotica, spaesata, priva di punti di riferimento, destabilizzata, smarrita, vulnerabile».

-Devi godere! – è questo il nuovo imperativo categorico?

«Sì, ma il godimento si dissocia, si sgancia dal desiderio e si afferma come volontà tirannica in una dissipazione sadiana, nociva, maledetta. È una sregolazione dove non c’è nessuno scambio con l’Altro – non c’è Eros, che in psicoanalisi rappresenta il legame fondamentale tra gli esseri umani. Qui prevale Thanatos, una pulsione nel segno dell’autoaggressione e della potenza oscura della ripetizione che appunto attenta la vita, la porta alla distruzione e solleva lo scandalo della tendenza degli esseri umani a perseguire il proprio Male».

-Leggendo le sue pagine, non c’è però soltanto quello che lei definisce lo strapotere dell’Es. C’è anche una soppressione conformistica del desiderio, l’aderenza assoluta del soggetto alla maschera sociale. Ma davvero potrà esserci un Io senza inconscio?

«Molte forme che oggi assume la sofferenza hanno interrotto ogni contatto con l’inconscio. La nostra non è solo la società dei legami liquidi, come dice Bauman, dello sbriciolamento dei legami sociali, dell’assenza dei confini simbolici che facevano da bussola nei percorsi della vita. La nostra è anche l’epoca delle identificazioni solide, dell’eccesso di alienazione, di integrazione, di assimilazione conformista. Il soggetto non mostra alcun desiderio, si ancora al mondo esterno fino a perdere ogni contatto con se stesso, si annulla attraverso il rafforzamento narcisistico. Al posto del conflitto freudiano tra principio di piacere e principio di realtà s’impone un culto sociale che incalza la soggettività come un inedito dover essere».

-È l’estasi della prestazione, un’immagine di segno mistico. Sembra un paradosso.

«Solo all’apparenza. Perché nel rafforzamento della volontà e dell’efficacia pratica, la prestazione si declina essenzialmente come un principio di godimento e non come un principio morale di sacrificio del godimento. È l’uomo della burocrazia anonima che prende il posto dell’uomo freudiano».

-“Figure della nuova clinica psicoanalitica” è il sottotitolo del suo nuovo libro. Disordini alimentari, dipendenze dalle sostanze, depressioni, attacchi di panico, somatizzazioni: sono tutte patologie che confermano la progressiva abrogazione dell’inconscio?

«Sì, vanno in questa direzione e rappresentano il tratto decisivo del totalitarismo ipermoderno. Io ne parlo come di una clinica dell’antiamore, utilizzando il riferimento alla psicosi – piuttosto che alla nevrosi. È infatti la difesa dall’angoscia, la vera chiave di lettura del disagio contemporaneo».

-Clinica dell’antiamore, bella espressione: che vuol dire?

«Nella varietà delle sue forme nevrotiche, la clinica è essenzialmente legata alle vicissitudini sentimentali. Per le donne è la ricerca dell’uomo che può farle sentire uniche, per gli uomini è l’eterno conflitto tra possederle tutte o averne una sola – due fantasmi inconciliabili, com’è evidente. La nevrosi è malattia dell’amore, paura della perdita, tradimento, gelosia… Oggi però prevale il problema di trovare dei rimedi all’angoscia di esistere, e qui la nostra cura può dare prove della sua forza».

-Missione possibile, ne è proprio certo?

«Solo se è chiara la posta in gioco. Per non essere ridotta a una superstizione arcaica, la psicoanalisi ha l’obbligo di ritrovare pienamente la ragione che fonda la sua pratica, diventando uno dei luoghi di resistenza a una mutazione devastante e però non ancora del tutto compiuta. Oggi il suo compito etico è quello di promuovere la singolarità irriducibile degli esseri umani – contro quelle cure egemoni chi si limitano ad “aggiustarli”.

(21 gen 2010)

..

JUNG 2 elenco

Lezione 1 : masadaweb.org/2010/01/12/masada-n%C2%B0-1067-12-1-2010-sommario-freud-e-jung-l%E2%80%99inconscio-individuale-e-l%E2%80%99inconscio-collettivo/

Lezione 2 : masadaweb.org/2010/01/19/masada-n%C2%B0-1072-19-1-2010-gli-archetipi-l%E2%80%99ombra/

Lezione 3 : masadaweb.org/2010/01/26/masada-n%C2%B0-1076-psicoanalisi-jung-casi-clinici/

Lezione 4 : masadaweb.org/2010/02/02/masada-1081-2-2-2010-jung-2-%E2%80%93-il-principio-di-individuazione-confronto-tra-jung-e-freud/

Lezione 5 : masadaweb.org/2010/02/14/masada-n%C2%B0-1089-13-2-2010-psicoanalisi-test-dell%E2%80%99albero/

Lezione 6 : masadaweb.org/2010/02/16/masada-n%C2%B0-1090-psicoanalisi-jung-lezione-6-mente-logica-e-mente-intuitiva/

Lezione 7 : masadaweb.org/2010/02/16/masada-n%C2%B0-1090-psicoanalisi-jung-lezione-6-mente-logica-e-mente-intuitiva/

Lezione 8 : masadaweb.org/2010/03/06/masada-n%C2%B01100-6-3-2010-psicoanalisi-jung-2-la-sessualita%E2%80%99-femminile-e-il-complesso-materno-negativo/#more-3986

masadaweb.org/2010/03/06/masada-n%C2%B0-1101-6-2-2010-jung-2-sogni-e-segni-di-morte/

http://masadaweb.org

7 commenti »

  1. […] Lezione 3 : masadaweb.org/2010/01/26/masada-n%C2%B0-1076-psicoanalisi-jung-casi-clinici/ […]

    Pingback di MASADA n° 1094. 23-2-2010. PSICOANALISI. JUNG 2. IL SOGNO E IL SIMBOLO) « Nuovo Masada — febbraio 24, 2010 @ 7:28 am | Rispondi

  2. […] Lezione 3 : masadaweb.org/2010/01/26/masada-n%C2%B0-1076-psicoanalisi-jung-casi-clinici/ […]

    Pingback di MASADA n° 1067- 12-1-2010. JUNG 2 – Lezione 1 -SOMMARIO. FREUD E JUNG. L’INCONSCIO INDIVIDUALE E L’INCONSCIO COLLETTIVO « Nuovo Masada — febbraio 24, 2010 @ 7:32 am | Rispondi

  3. […] Lezione 3 : masadaweb.org/2010/01/26/masada-n%C2%B0-1076-psicoanalisi-jung-casi-clinici/ […]

    Pingback di MASADA n° 1090. PSICOANALISI. JUNG 2. Lezione 6. Mente logica e mente intuitiva « Nuovo Masada — febbraio 24, 2010 @ 7:35 am | Rispondi

  4. […] Lezione 3 : masadaweb.org/2010/01/26/masada-n%C2%B0-1076-psicoanalisi-jung-casi-clinici/ […]

    Pingback di MASADA n° 1072. 19-1-2010. PSICOANALISI – JUNG 2 – Lezione 2-GLI ARCHETIPI: L’OMBRA « Nuovo Masada — febbraio 24, 2010 @ 7:50 am | Rispondi

  5. […] Lezione 3 : masadaweb.org/2010/01/26/masada-n%C2%B0-1076-psicoanalisi-jung-casi-clinici/ […]

    Pingback di MASADA n°1100. 6-3-2010. PSICOANALISI. JUNG 2. LA SESSUALITA’ FEMMINILE E iL COMPLESSO MATERNO NEGATIVO « Nuovo Masada — marzo 6, 2010 @ 6:58 am | Rispondi

  6. […] Lezione 3 : masadaweb.org/2010/01/26/masada-n%C2%B0-1076-psicoanalisi-jung-casi-clinici/ […]

    Pingback di MASADA N° 1101. 6-2-2010. JUNG 2. SOGNI E SEGNI DI MORTE « Nuovo Masada — marzo 6, 2010 @ 7:02 am | Rispondi

  7. […] Lezione 3 : masadaweb.org/2010/01/26/masada-n%C2%B0-1076-psicoanalisi-jung-casi-clinici/ […]

    Pingback di MASADA 1081- 2-2-2010-PSICOANALISI- JUNG 2 – Lezione 4- Il principio di individuazione- Confronto tra Jung e Freud « Nuovo Masada — marzo 6, 2010 @ 7:13 am | Rispondi


RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: