Nuovo Masada

gennaio 19, 2010

MASADA n° 1072. 19-1-2010. PSICOANALISI – JUNG 2 – Lezione 2-GLI ARCHETIPI: L’OMBRA

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(Lezione 2 del secondo corso su Jung fatto a Bologna dalla prof. Viviana Vivarelli, autrice del Libro “Lo specchio più chiaro” sulle opere e il pensiero di Carl Gustav Jung)

INCONTRO CON L’INCONSCIO

L’essere è troppo alto per le nostre parole / per questo si comunica a noi per simboli

(V)

Nel 1800 i medici si limitavano a registrare i sintomi della malattia mentale, compilavano statistiche o eziologie a cui non corrispondeva cura ed erano indifferenti alla personalità del paziente e al suo vissuto.

Ai primi del ‘900 “L’interpretazione dei sogni” rivoluzionò il rapporto medico-paziente e introdusse nel pensiero occidentale il grande concetto di INCONSCIO, individuale prima con Freud, collettivo poi, con Jung.

Jung dirà: “La scoperta dell’inconscio è paragonabile a quella del numero perché ha modificato le categorie della mente“. Questo intuizione è stata paragonata alla rivoluzione copernicana che ha messo al centro del sistema dei pianeti il Sole e non la Terra. Cambiare le categorie della mente è rivoluzionario, perché sono esse strutturali e creano realtà. Se cambiamo le forme del pensiero, cambia il modo di vedere il mondo e di interpretare le cose. Ciò che chiamiamo reale è frutto di una elaborazione psichica, è una costruzione soggettiva, non è come è, ma come ci sembra e la sua realtà sta in gran parte nel nostro sguardo. E noi dipendiamo dalla nostra sensorialità, dal nostro psichismo, dal DNA, dall’eredità della specie, da quella della cultura e della tradizione.

La scoperta dell’inconscio cambiò totalmente il modo con cui l’uomo occidentale pensava se stesso. Non si trattava solo di una categoria psichica, ma di una rivoluzione ontologica, che riguarda cioè la sostanza dell’essere uomo.

L’inconscio è come un mare oscuro da cui l’io emerge come un’isola illuminata.

Ma vi sono parole, simboli, schemi mentali, concetti, paradigmi… che possono aprire nuove consapevolezze, varchi che permettono esplorazioni di mondi sconosciuti.

Per ognuno esiste solo quello che sa. Ciò che non sappiamo non ha esistenza per noi. Non è. Ma il nome, la parola, l’uso aperto della mente possono aprire conoscenze, allargare orizzonti, così che l’io, dopo, non è più lo stesso e anche il mondo non è più lo stesso.

L’uomo primitivo ha una visione quasi totalmente inconscia. Vive in modo simbiotico col gruppo e percepisce le cose collettivamente, come fanno le formiche nel formicai o le api nell’alveare. Ha addirittura una forma di pensiero simbiotico e telepatico, come il branco di primati. Poi, molto lentamente, attraverso i millenni, comincia ad affiorare la sua soggettività, ma l’appartenenza al gruppo è ancora un elemento forte della sua sicurezza, al punto che la peggiore pena che può soffrire è essere gettato fuori dalla pace del gruppo: l’esilio, l’interdizione…. Il gruppo, la tribù, il clan, il popolo… sono la sua isola di consapevolezza senza la quale non riesce a pensare di esistere. E per molti è ancora così.

L’autonomia soggettiva è una conquista dell’uomo moderno, una conquista individuale e nello stesso tempo sociale. Il cammino verso la consapevolezza è molto lungo e fa emergere dal buio del profondo la luce della coscienza. Per molto tempo essa resta separata dalla parte oscura, negandola, poi dovrà cominciare ad attingere dal buio caos l’energia non integrata che arriva alla superficie (nei sogni questo appare in forma di pesce o come il principe nero o l’extracomunitario o il ladro, ladro perché deruba di certezze la mente razionale).

Per indicare il grande oceano oscuro e sconosciuto che si contrappone all’io cosciente, Jung usa il termine OMBRA. L’ombra è un archetipo. E’ ciò che non conosciamo e di cui dunque abbiamo paura. Il taoismo contrappone il lato luminoso di un colle al lato in ombra. L’archetipo ha sempre questi due lati, polari, opposti. Ma se l’ombra è ciò che ci atterrisce e anche ciò che dobbiamo imparare a conoscere.

Quando ci troviamo in determinate situazioni della vita, la natura ha messo in noi delle reazioni somatiche e organiche che appartengono agli istinti e sono le reazioni del corpo. Ma ha messo in noi anche delle reazioni altrettanto innate che sono le reazioni della psiche e si rifanno a tipi o modelli arcaici, fondamentali, appartenenti a tutta la specie umana. Jung li chiama ARCHETIPI.

L’OMBRA è uno di questi archetipi. E’ la parte oscura dentro e fuori di noi.

Dice Jung:

Ognuno di noi è seguito da un’Ombra e, meno questa è incorporata nella vita conscia dell’individuo, tanto più è nera e densa. Se un’inferiorità è conscia si ha sempre la possibilità di correggerla…Ma se è rimossa e isolata dalla coscienza, essa non viene mai corretta. Sussiste allora inoltre il pericolo che in un momento di disattenzione erompa improvvisamente” .

Questo è un concetto fondamentale nella teoria di Jung: non possiamo sfuggire ai nostri errori, al nostro lato oscuro, alla nostra inferiorità, alle nostre debolezze, al buio dentro di noi, che nega un’armoniosa coesistenza sociale.

A volte l’ombra erompe a livello sociale, come nei gravissimi fatti razzisti degli stati americani del Sud o in Italia nel razzismo diffuso a piene mani da certi partiti di governo.

Un grazioso libretto è “Il piccolo libro dell’Ombra” di Robert Bly, un poeta americano (molti junghiani sono poeti), che dice: “I furtivi ladri che compaiono nei nostri sogni, gli assassini che a volte ci procurano risvegli pieni di orrore, sono alcuni dei volti dell’Ombra. Ci sono aspetti della nostra personalità che non ci piacciono, che non sopportiamo, e il modo più veloce per sbarazzarcene è proiettarli su un altro. Accade dunque che il male che pensiamo degli altri possa essere una dislocazione dell’ostilità verso alcuni nostri aspetti non riconosciuti. Anche la lotta politica è anche un gioco di ombre, in cui ogni gruppo o fazione proietta la propria Ombra sullo schieramento opposto”.

Più uno stima se stesso perfetto, più ha un’ombra enorme che ha cacciato in un sacco che porta sulla schiena e quando questo sacco è troppo pesante, l’uomo non ce l afa più a camminare.

Che cosa si deve fare? Un atto di umilt: guardare bene in faccia la nostra Ombra e mangiarla, cioè elaborarla, integrarla nella parte cosciente.

Gli Archetipi sono figure fondamentali nella nostra crescita, affinché ne possiamo vivere l’energia positiva, imparando ad elaborare quella negativa.

Il rapporto con l’inconscio, individuale e collettivo, è fondamentale per l’evoluzione, perché tanto più cresciamo sopra, tanto più cresciamo sotto.

Il mondo dell’inconscio preme sempre per uscire, ma dobbiamo avere la forza di sostenerlo. E’ come per l’albero; di quanto si innalzano i suoi rami, altrettanto profonde sono le sue radici. E il senso dell’albero non sta nella chioma o nelle radici, ma nella vita che scorre tra le due… Noi troviamo una certa forma di adattamento, poi l’inconscio comincia a spingere per venire fuori e noi dobbiamo trovare un altro adattamento” .

L’inconscio collettivo è la grande spinta sotterranea, che porta l’uomo a superare se stesso. Il cammino umano è proprio questo rapportarsi continuo all’inconscio, come a una fonte infinita di possibilità. E Jung è convinto che questo sia il compito dell’uomo di oggi:

E’ solo nel nostro tempo che si attiva l’inconscio. Nel Medioevo l’uomo non poteva pensare all’esistenza di un inconscio e dunque non aveva senso l’esistenza della psicologia. E’ nell’uomo moderno che l’inconscio si è svegliato. Per questo nascono nuove domande e nuovi problemi… Interi strati della psiche stanno emergendo alla luce per la prima volta” .

Mentre l’inconscio freudiano è solo lo stanzino sotterraneo dei contenuti rimossi, l’armadio degli scheletri segreti, per Jung, oltre all’inconscio individuale esiste un INCONSCIO COLLETTIVO che riguarda non un vissuto singolo ma l’intera specie umana.

La vita è continua tensione e integrazione tra conscio e inconscio. L’inconscio diventa una realtà molto vasta. Freud ne aveva colto solo un’accezione personalistica e negativa; per Jung esso è l’Ombra che emerge nel sogno, è l’ignoto dentro di noi e fuori di noi, l’energia che sfugge al controllo della coscienza e che tuttavia influenza il pensiero o l’emozione, ma anche il luogo del tesoro, la risorsa nascosta, la via, il cammino, la meta e la sorgente da cui provengono le energie e le conoscenze superumane… In sogno può apparire come le nuove stanze che si aprono nella nostra casa o il lato inesplorato del giardino. I contenuti che salgono dall’inconscio sono come i pesci che vengono a galla sulla superficie di un lago, sono come i ladri che entrano nella nostra casa e ci derubano delle ordinarie sicurezze, sono l’extracomunitario o il ladro o il diverso che rompono l’abituale regno della ragione, o come il principe nero, il moro, che arriva con le sue ricchezze oscure nel chiaro ordine della coscienza, così che sarà proprio ciò che reca scompiglio e turbamento l’elemento salvatore.

MANGIARE L’OMBRA

Noi siamo colti, eppure ci sono spettri a Tegel

(Goethe)

Vennero in sogno ladri furtivi e assassini

(V.)

Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me

(San Paolo ai Romani)

Le accezioni dell’Ombra sono molte. Possiamo considerare l’Ombra in relazione a ciò che non vogliamo o possiamo vedere dentro di noi o ciò che non vogliamo o possiamo vedere fuori di noi. C’è un’Ombra personale e un’Ombra sociale. Quest’ultima può insediarsi nella storia dei popoli o delle culture come si insediò l’antisemitismo nella storia del popolo tedesco, o la lotta alle streghe e al femminino nella storia della Chiesa cattolica.

Nel pensiero junghiano OMBRA significa due cose: c’é un’Ombra in relazione all’inconscio personale e una in relazione all’inconscio collettivo.

Nel primo caso abbiamo quella parte della psiche inconscia individuale che l’io non riconosce o perché inaccettabile per vari motivi, o perché troppo diversa da come ci rappresentiamo a noi stessi, la nostra parte non riconosciuta.

Nel secondo caso abbiamo un orizzonte più vasto della personalità in crescita che indica tutto ciò di cui ho bisogno per allargare la consapevolezza del mio Io, tutto ciò che è in me e posso conoscere davvero per crescere in me. 4)

Elaborare l’Ombra è l’operazione fondamentale della coscienza, che prima si rivolgerà all’Ombra personale poi a quella sociale.

Il cammino verso l’individuazione richiede l’integrazione di tutte le energie a disposizione ma la difficoltà è che gran parte di loro si nasconde, è fuori controllo o addirittura si batte contro di noi. Le energie psichiche non assimilate costituiscono qualcosa che può anche non essere mai elaborabile.

Il problema di integrare positivamente tutta l’energia che abbiamo a disposizione passa inevitabilmente per la necessità di ‘mangiare l’Ombra’, metabolizzarla, cioè integrare le energie dell’inconscio, per tutto quello che ci è via via possibile, lavoro difficile e infinito che può mettere a rischio la nostra identità e la nostra stabilità e che non si compie mai da soli ma con l’aiuto di tutti.

L’Ombra non è solo il rimosso psichico, è la nostra stessa sostanza.

Come dice il bambino Giovanni di otto anni nel suo tema sull’incubo: “Il lupo mi disse delle parole che non capii ma che ricordai per sempre. “Io mangio carne e paura!” Reintegrare l’Ombra vuol dire riprendere una parte di questa sostanza perduta. Non farlo significa lasciare che il lupo ci divori, sia a livello individuale che sociale e storico.

Si lasciò divorare dall’Ombra il popolo tedesco al tempo del nazismo, si lascia divorare dall’Ombra il popolo italiano nella nostra fragile democrazia.

Le parti di Ombra non integrate vengono in genere proiettate, e se tra noi e il mondo ci sono troppe proiezioni, non saremo più in grado di distinguere i nostri fantasmi dalla realtà. Quando c’è troppa Ombra che soverchia l’io, questo non è più in grado di abbracciare o controllare tutto quello che preme su di lui e rischia di esserne dominato o travolto.

L’Ombra può dar luogo a paranoie o a un doppio antagonistico, in un processo di lacerazione della personalità. Bly dice: se rimuovi troppe cose, esse finiranno in un sacco che porti dietro la schiena. Ti non lo vedi ma lo porti e se quel sacco sarà troppo pesante ti impedirà di camminare.

L’Ombra è un grande tipo dell’immaginario collettivo, è un grande archetipo.

Nella psiche è l’altro lato della personalità, la parte oscura della psiche, il lato in ombra del monte.

Ognuno di noi è seguito da un’ombra e, meno questa è incorporata nella vita conscia dell’individuo, tanto più è nera e densa”.

Non è il male assoluto, è l’energia primitiva, non elaborata, che ha una sua vita autonoma. L’uomo la percepisce con l’intuizione o il sentimento e tende a vederla solo in quanto la proietta sugli altri, vi immette le forme della sua immaginazione, e la vive nei miti, le favole, i sogni ma anche gli incubi sociali, le grandi paure collettive, le tragedie dell’umanità. E’ il lato misterioso e inconscio della psiche. Mentre per Freud è solo lo stanzino buio dei contenuti rimossi, per Jung, è anche un’oscurità extrapersonale.

L’Ombra implica dipendenza inconscia a un padrone che si deve ubbidire senza poterlo vedere. Uscire dall’inconscietà ed entrare nella consapevolezza vuol dire scegliere meglio le rappresentazioni visibili, cercare una maggiore integrazione, assimilare le energie che l’Ombra tiene separate dalla coscienza, integrarla, superando le dipendenze, gli attaccamenti e le false icone per avviare una crescita e una liberazione dell’Io . E’ un processo di liberazione progressivo e costante che ci permette di uscire dalle identificazione fallaci per avanzare nell’individuazione che ci appartiene di diritto.

Si parte dalla dipendenza o dalla omologazione per tendere all’autonomia e alla originalità. Io sono io, al di fuori di quello che posso essere o fare, e oltre ogni cosa che posso essere o fare.

Nelle fiabe, la bambina deve lavorare sette anni nella cucina della strega e servirla e accudirla, finché non ha appreso i suoi segreti magici, ovvero le leggi sull’energia, solo allora può bruciarla nel forno del pane e mangiarla, integrando la sua forza. La strega rappresenta l’Ombra e il suo potere. La via dell’integrazione è la via dell’emancipazione. Ma le dipendenze si ricreano: la strada verso la libertà è lunga; una volta che l’uomo si sia emancipato dai principali conflitti interni, e sciolto dai principali legami primari, può dipendere ancora dalla struttura sociale, dalla religione, dall’ideologia, dalla moda, dal costume, dal desiderio di massificazione… L’Ombra può essere sociale, culturale. Le madri vere o simboliche non finiscono mai. Jung pensa le varie ideologie, Cristianesimo, Marxismo, Fascismo, Nazismo, Liberismo… come grandi Madri potenziali, forme negative dell’archetipo storico, che possono accentuare la debolezza dell’uomo, incoraggiare le sue dipendenze e identificazioni e reprimere il suo processo di autonomia e libertà. Occorre impedire che l’uomo deleghi se stesso alla massa, a un leader o a una ideologia o a una chiesa, bloccando la sua responsabilizzazione personale e sociale. Diventare adulti è un compito infinito e Jung diceva a se stesso: “Non esigere dagli altri ciò che non hai preteso da te stesso”.

In quanto esseri sociali e storici, siamo tutti calati in una grande Ombra collettiva, nella quale si agitano i grandi archetipi che muovono i popoli, nel bene e nel male.

Con i suoi pazienti, Jung si cimenterà dapprima con l’Ombra personale, insieme di contenuti rimossi, inaccettabili, rispetto ai valori codificati dal soggetto, poi confronterò se stesso e gli altri con la grande Ombra storica che, nella sua lunga vita, prenderà le forme de primo e del secondo conflitto mondiale e dell’ideologia nazista.

Finché la dinamica delle forze sta fuori dalla coscienza, l’io è preda di pulsioni terribili che non controlla ma che lo sottomettono. Porre le pulsioni sotto lo sguardo della coscienza produce un equilibrio migliore e un allargamento dell’Io consapevole. Rendere consci i processi nascosti migliora l’adattamento vitale del soggetto, lo rende più padrone delle sue scelte, gli permette di valutare da un punto di vista nuovo la sua vita. Il mostro, tirato fuori dalla sua tana, non è più così oscuro come sembra e alla luce si striminzisce. Questo è almeno ciò che vorrebbe Freud, anche se risulta vero solo in parte; la psicoanalisi freudiana è come l’economia keynesiana che riduce il mercato a un numero ristretto di variabili per costruire grafici di previsione perfetti ma irreali, proprio perché nella vita le variabili sono infinite e continuamente risorgenti e la vita non rispetta mai la teoria né vi si adatta. Freud stesso riconosceva che alla fine l’analisi era ‘interminabile ’, anche quando coinvolgeva il paziente cinque incontri la settimana. Si pensi alla tortura di raccontare del conflitto col proprio padre o la propria madre, cinque volte la settimana, per vent’anni! Una masturbazione mentale senza fine senza mai frutti definitivi!

Per Jung non era così e alcune sue analisi furono molto veloci. Addirittura ci fu un caso in cui la paziente andò da Jung una volta sola:

Si trattò di una donna che si era innamorata del fidanzato della sua migliore amica. Con molto cinismo si sbarazzò dell’amica avvelenandola. Poté così sposare l’uomo, ma questi poco dopo morì, lasciandola con una figlia, che fu sempre contro la madre, si sposò giovanissima per andare via di casa e non tornò più. Per quanto la donna non fosse pentita del delitto commesso, la sua vita prese una brutta piega, era come se ogni cosa le si rivoltasse contro, amava i cavalli ma li innervosiva e la sbalzavano di sella, allora si era affezionata ai cani ma il suo cane più bello era rimasto paralizzato. Sembrava una maledizione. Il delitto compiuto non le pesava moralmente ma le rendeva la vita impossibile come un’energia negativa che convertiva in morte tutti i suoi tentativi di vita. Le pareva che il mondo chiudesse via via ogni rapporto con lei, facendo fallire tutti i suoi tentativi. A un certo punto si era sentita sfinita ed era andata da Jung per confessare, perché, come dice Jung, chi uccide un altro uccide se stesso e ha diritto a una punizione. Era come se piante e animali, ovvero l’universo intero, l’ecosistema, ‘sapessero’ del delitto e la fuggissero come colpevole, così la donna si era sentita sempre più respinta dalla vita e alla fine la solitudine era divenuta così insopportabile che aveva cercato qualcuno cui confessare la sua colpa per ristabilire il proprio rapporto col mondo.

Cesare Pavese diceva: “La massima sventura è la solitudine / Tutto il problema della vita è questo /come rompere la nostra solitudine,/ come comunicare con gli altri…/Piace di tanto in tanto avere un altro/ in cui versavi e poi bervi se stessi:/ dato che dagli altri chiediamo/ciò che abbiamo già in noi./ Mistero perché non ci basti/ scrutare bene in noi/ e ci occorra riavere noi dagli altri”.

Il male del nostro tempo è la sindrome abbandonica. Freud guardava solo all’amore trasgressivo per il genitore dell’altro sesso, ma oggi il problema è piuttosto la madre o il padre che non ci hanno amati abbastanza o come noi non volevamo: la ferita dei non amati, la non appartenenza. Temiamo l’abbandono perché abitiamo noi stessi parzialmente. La “crisi dei non amati” è il titolo di un libro junghiano e l’amore fa parte dell’identità..

L’Ombra è un archetipo, un modello della vita psichica che appartiene all’inconscio collettivo, alla specie, e si attiva in situazioni concrete.

Quante accezioni di Ombra! L’ombra archetipica appare come negatività, male, aspetto distruttivo del destino, trasgressione delle regole, colpa, odio, difesa egoistica di quel che abbiamo… In realtà è solo energia non integrata. L’oscurità è solo assenza di luce. Il male lontananza da Dio.

C’è dunque un significato dell’Ombra individuale e uno collettivo, uno personale e uno sociale.

Appare l’Ombra frequentemente nei nostri sogni, come un compito non fatto, una inadeguatezza, un incubo, una paura, una invasione, immagine notturna, perturbante, che il soggetto tende ad eliminare, mentre dovrebbe essere integrata, un po’ come la madre notturna che Jung bambino non riusciva a connettere alla madre diurna, il lato ignoto della vita, il mistero, l’altro da noi, il diverso, che continua a esistere anche se lo ignoriamo e nella sua esistenza rimossa incombe sulle nostre sicurezze.

Ogni oggetto psichico in questo senso ha il suo lato ombra, perturbante e minaccioso, aspetto del reale che non siamo in grado di comprendere (cum pretendere = prendere in noi) o accettare e dunque non siamo in grado di assimilare.

E la più grande di queste Ombre è la Morte. Nel nostro mondo occidentale noi non abbiamo un sistema di riferimento abbastanza vasto da contenere la morte.

L’Ombra è il grande “diverso”, dove si riassume tutta la nostra paura dell’ignoto, del non conosciuto. Noi non accettiamo il diverso perché, non comprendendo tutta la nostra totalità, cerchiamo solo ciò che somiglia alle nostre identificazioni parziali, per ristrettezza di sicurezze. In realtà in noi c’è tutto: la vita come la morte, la possibilità di essere sempre con noi stessi e dunque fuori dell’abbandono, la possibilità di sostenere tutte le nostre parti e dunque di non rifiutare nulla di ciò che esiste come diverso. Potenzialmente noi possiamo essere il mondo e tutte le contraddizioni del mondo.

L’Ombra è anche l’ignoto, tutto ciò che, nel momento in cui noi ci definiamo e ci circoscriviamo, resta fuori dal cerchio in cui ci identifichiamo. Come dice Don Juan: il nagual che circonda il tonal . Si può esistere veramente solo entro certi parametri: un corpo, una memoria, un insieme di esperienze, il carattere, gli affetti, i beni, il denaro, l’abitudine, la norma, la tradizione, la proprietà, un tot di potere… Tutto questo ci fonda, ma nello stesso tempo ci limita. Al di là resta la forma nascosta di tutto quello che non abbiamo configurato, che non abbiamo inglobato, o come possesso o come desiderio o come possibilità di esistenza. Ogni identità presuppone qualcosa che è preso ma anche qualcosa che resta fuori.

Idealmente, riconoscere l’Ombra significa anche riconoscere che viviamo nella lotta e nel dolore, nel limitato nel condizionato, per cui vivere significa anche ferire ed essere feriti. Nell’Ombra si misura l’inevitabilità della sofferenza, l’accettazione realistica dell’esistenza del dolore. E si misura la mancanza, l’abbandono, la precarietà del vivere e si misura anche la sofferenza suprema che è la morte o forse la paura della morte, perché la morte, dicono, è cosa dolce e affatto perturbante.

Eppure la luce esiste proprio perché c’è l’Ombra, l’una implica l’altra. Luce e Ombra sono i due aspetti del reale. La visione relativa nega l’Ombra, la visione assoluta deve per forza comprenderle entrambe.

Io Pietra produco la luce, ma le tenebre fanno parte della mia natura

..

NOTE

1 L’uomo nero. Le paure ataviche e la benzina del leghismo. In Calabria abbiamo visto il razzismo esplodere, armato di spranghe e di fucili fino a portare alla cacciata di 1500 braccianti stranieri. L’ombra ha preso le connotazioni del diverso.

Lo psicoanalista junghiano Luigi Zoja abita vicino alla Chinatown milanese di via Sarpi dice:

“Quando scendo in strada sento parlare cinese. Negli USA, i cinesi di Chinatown parlano inglese. Qui non c’è integrazione, né preoccupazione per la mancata integrazione. L’italiano è preparato alla percezione dell’altro molto meno che in altri paesi. Si è sempre detto scioccamente che l’italiano non è razzista. Ma dipendeva solo dal fatto che c’erano meno minoranze rispetto ad altri paesi. L’Inghilterra è da molto tempo abitata da pachistani, indiani e così via, a causa dell’impero coloniale. La Francia un po’ meno, ma sempre più di noi. La Germania ha visto un alto numero di immigrati e, come in Svizzera, una politica al riguardo c’è stata. Da noi ciò non è avvenuto: il problema vero si avrà tra una generazione. Come nell’estate delle banlieue parigine che andavano a fuoco: gli autori delle proteste erano francesi di colore, di seconda generazione, di lingua francese e passaporto francese, coscienti dei loro diritti. Quando i nostri immigrati stagionali saranno così evoluti, alzeranno le richieste.

Chi ha bisogno di proiettare il male sull’altro ha un atteggiamento paranoico e incapace di autocritica. Penso che noi tutti siamo potenzialmente paranoici, ma controllati, e quindi, potenzialmente razzisti ma non tutti pericolosi.

Nei sogni l’uomo nero è la rappresentazione della paura, come per i bambini che già conoscono l’archetipo del babao o “uomo nero”. L’altro è sentito come minaccioso. È una distinzione primordiale, di tipo animale. Gli animali tra specie diverse possono uccidersi. L’animale ha l’istinto per distinguere una specie diversa. L’essere umano no, non riconosce più l’altro essere umano se ha tratti diversi, abiti diversi, lingua diversa. Non discrimina secondo natura ma secondo cultura. Se il cane annusa il cane, lo riconosce, l’uomo percepisce l’altro attraverso sistemi culturali. E se l’altro è troppo diverso non lo capisce. Le discriminazioni razziali sono prodotti ideologici. Esiste un’unica razza che è la razza umana. E se pure dovessimo ricercare la fonte di tutta l’umanità, sarebbe, paradossalmente una madre africana.

Mi sono riletto- dice lo psicologo – il Mein Kampf, per un libro sulla paranoia che sto scrivendo: lì Hitler fa il salto. Dice che gli animali non accettano quelli di un’altra specie. Poi però Hitler falsa il discorso e dice: “quindi un’altra razza è troppo diversa, bisogna allontanarla e se non si può, eliminarla”. Passa da specie a razza. Ma gli animali di razza diversa non possono fare figli. Se noi ci accoppiamo con un cinese o un nero, nasce un essere umano perfetto. Anzi l’umanità è andata avanti proprio su questo, scolando gruppi diversi per rinforzare i caratteri positivi, tant’è che dove questo manca, aumenta la percentuale di tare ereditarie fino all’estinzione di tutto il gruppo. Gli esquimesi, quando arrivava uno straniero lo facevano dormire con la moglie. Sapevano per istinto che l’endogamia (cioè l’accoppiamento in un gruppo ristretto) è geneticamente dannosa, aumenta le patologie del corpo e quelle della mente.

Ognuno di noi ha questa parte animale e può provare ostilità per il diverso, ma fa parte dei compiti civili dell’uomo tenere controllato l’animale che ha in sé. Il progresso è in questo. Posso notare istintivamente qualcuno se è molto diverso da me, ma se sono una persona civile non lo aggredisco e non rifiuto perché diverso.

Il Ministro che dice che con i migranti c’è stata “troppa tolleranza”, dice una sciocchezza. Occorre invece educare e prevenire. Non creare ghetti. Invece noi che facciamo? Aspettiamo che ci scappi il morto.”

I fatti di Rosarno sono finiti in prima pagina su tutti i quotidiani europei e ci hanno tacciato di razzismo. L’operazione di pulizia etnica fatta dal Ministro degli Interni (evacuazione dei braccianti, di cui il 60% aveva permesso di soggiorno e un altro 20% era in attesta di regolarizzazione, perdita della paga per il lavoro prestato, e distruzione delle due fabbriche da dieci anni davano loro ospitalità, non è stata definita “brillante” dall’Europa ma “efferata”. L’Italia è scesa ancor più nella graduatoria mondiale dei valori civili.

Sull’Ombra sociale del diverso è uscito il libro di Gian Antonio Stella “Negri, frocio, giudei&co. L’eterna guerra contro l’altro”. Stella confronta il razzismo di oggi con il razzismo del passato, le persecuzioni, le discriminazioni, i lager, i pogrom, i massacri…

Stella analizza il fenomeno del razzismo che è tutt’altro che scomparso nel mondo moderno e torna paurosamente a galla, sorretto dai nuovi regimi antidemocratici. Il male non è che questa tremenda Ombra sociale riaffiori nelle parti meno evolute del popolo, ma che essa si insedi al potere e si manifesti con leggi contraria a ogni civiltà.

Di fronte alle immagini sconvolgenti della lunga scia di cadaveri nel deserto libico, di fronte a queste morti orribili che sono figlie della Bossi-Fini, ci sono taluni che hanno avuto la faccia di insinuare che si trattava di comparse. Ma quei morti sono gli extracomunitari scappati dalla Libia e rimandati dal dittatore Gheddafi che è stato lauratemente pagato in miliardi dal governo italiano e si limita a consegnare quei disgraziati a mercanti di carne umana che li abbandonano nel deserto, senza acqua né cibo, 80 km di deserto in cui essi muoiono di fame e di sete. Chi nega l’evidenza dei fatti forse negherà anche i cadaveri che giacciono sul fondo del Mediterraneo, o avrà dimenticato che la Lega faceva processare i pescatori che per pietà umana raccoglievano i naufraghi. Il male ha mille fantasie quando si deve applicare per ferire e insultare l’uomo, ma una strana mancanza di immaginazione quando deve immedesimarsi con le sue vittime. Quando il delitto va al potere, c’è solo una parola per definire chi allarga il male del mondo: belve! E ciò vale per i nazisti di ieri come per i nazistidi oggi. Ed è tremendo che entrambi si rifacessero a presunte radici cristiane!

Non è degno di essere chiamato italiano chi non è degno di essere chiamato uomo.

Questi massacri ci sono stati sotto i regimi peggiori: in Africa come nella civile America, in Germania come in Russia, nel Kosovo come in Turchia. E sono i regimi peggiori ad usare la paura dell’altro, l’esecrazione del diverso, per mantenere il potere, sapendo che nessun collante funziona meglio dello spauracchio del nemico, del diverso, dell’invasore.

Ogni tanto, nella storia, appare il rigurgito di questa marea nera di fango che occlude ogni cosa, e ogni volta stanno nascendo nuovi nazionalismi, nuovi regimi oscuri. Non è solo il nero, è il clandestino, il forestiero, lo straniero, come fu per l’uomo dell’orda, l’uomo della caverna. E non è solo il diverso etnico o culturale ma anche quello religioso e sessuale.

Dice Stella che una volta la piazza chiese a Storace: “Storace! Di’ qualcosa di destra!” E Storace disse. “A’ froci!” Questa è la destra. Ma in quel rigurgito violento quanta Chiesa! La stessa, che, col suo rappresentante all’ONU, ha protestato duramente contro la condanna dell’ONU agli Stati che torturano e uccidono gli omosessuali, come l’Iran che li impicca, e addirittura ha recriminato contro la condanna dell’ONU agli Stati che discriminano gli invalidi! E’ questo il mondo di applicare una religione che giù nel suo etimo, religare, raccogliere, significa “ciò che unisce”?

Eppure un tempo sulle infinite strade del mondo, siamo stati noi i diversi, gli straccioni, quelli che non si lavavano, quelli delle valige di cartone. E ora è stato tutto rimosso, come se la vergogna di quel passato di fame che spinse noi come loro a lasciare il paese di nascita per cercare una sopravvivenza nell’ignoto, dovesse oggi essere ributtata sui nuovi sventurati, come se in quella proiezione sciagurata potessimo sollevarci sulla miseria di ieri, ma è solo per abbracciare un nuova miseria, questa volta spirituale.

2 ‘Jung parla’, op. cit.

3 Paranoia: psicosi caratterizzata da un delirio cronico basato su un sistema di convinzioni a tema persecutorio non corrispondente alla realtà.

4 A Punto Donna su rai3 hanno fatto vedere la psicoanalista junghiana Lidia Tarantini che riprende il gioco della sabbia che di solito si fa fare in ludoterapia con i bambini. Lei ne parla nel libro “Lo sguardo che ascolta”.

C’è una tavola coperta di sabbia con una sponda. E in uno scaffale ci sono molti oggettini, giocattoli da bambino, figurine, animali ecc

La paziente deve raccontare la sua storia mettendo alcuni di questi oggetti, di questi giocattoli, sulla sabbia e racconta una storia bellissima perché la sua vita è bellissima, si mette sulla sabbia come principessa, si mette accanto il principe azzurro, costruisce davanti a loro una strada fatta di bellissime pietre colorate. Ma poi mette da un lato sulla sabbia un oggetto incongruente che non c’entra nulla con la storia che sta raccontando: un grosso e orrendo scarafaggio di plastica nero

L’analista le chiede cosa fa questo scarafaggio, e lei risponde. “Scava” e poi presa come da un raptus comincia a scavare freneticamente nella sabbia e scava e scava e poi si guarda dietro sullo scaffale prende una figurina nera dell’uomo mascherato e la seppellisce nello scavo e cerca di ricoprirlo con la sabbia e poi gli butta lo scarafaggio vicino e scoppia in un pianto a dirotto dicendo che è stata abusata a 10 anni da un amico di famiglia e lei non ha potuto dirlo a nessuno perché nessuno le avrebbe creduto in quanto quell’amico era considerato da tutti una brava persona. E questo spiega perché soffra di ingiustificabile asma. Attraversi gli oggetti l’ombra, che non usciva attraverso le parole si fa segno e rompe le dighe che la tratteneva nell’inconscio.

5 ‘Il piccolo libro dell’Ombra’, di R. Bly, Red.

6 Castaneda.

7 Rosarium philosophorum, in ‘Artis Aurifera’.

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JUNG 2 elenco

Lezione 1 : masadaweb.org/2010/01/12/masada-n%C2%B0-1067-12-1-2010-sommario-freud-e-jung-l%E2%80%99inconscio-individuale-e-l%E2%80%99inconscio-collettivo/

Lezione 2 : masadaweb.org/2010/01/19/masada-n%C2%B0-1072-19-1-2010-gli-archetipi-l%E2%80%99ombra/

Lezione 3 : masadaweb.org/2010/01/26/masada-n%C2%B0-1076-psicoanalisi-jung-casi-clinici/

Lezione 4 : masadaweb.org/2010/02/02/masada-1081-2-2-2010-jung-2-%E2%80%93-il-principio-di-individuazione-confronto-tra-jung-e-freud/

Lezione 5 : masadaweb.org/2010/02/14/masada-n%C2%B0-1089-13-2-2010-psicoanalisi-test-dell%E2%80%99albero/

Lezione 6 : masadaweb.org/2010/02/16/masada-n%C2%B0-1090-psicoanalisi-jung-lezione-6-mente-logica-e-mente-intuitiva/

Lezione 7 : masadaweb.org/2010/02/23/masada-n%C2%B0-1094-23-2-2010-psicoanalisi-jung-2-il-sogno-e-il-simbolo/

Lezione 8 : masadaweb.org/2010/03/06/masada-n%C2%B01100-6-3-2010-psicoanalisi-jung-2-la-sessualita%E2%80%99-femminile-e-il-complesso-materno-negativo/#more-3986

masadaweb.org/2010/03/06/masada-n%C2%B0-1101-6-2-2010-jung-2-sogni-e-segni-di-morte/

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14 commenti »

  1. Spero che un giorno i leghisti, fascisti, i razzisti, omofobi, xenofobi si vergogneranno di essere stati BELVE UMANE…

    Nando

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 20, 2010 @ 7:17 am | Rispondi

  2. Salve il mio nome è Arianna,
    scrivo con vivo interesse al MasadaAdmin che ho notato si firma col nome di Viviana; presumo (e spero) si tratti di Viviana Vivarelli,docente di psicoanalisi junghiana e autrice del libro “lo specchio più chiaro”.
    E’ primariamente proprio in riferimento a questo testo che le scrivo,in conseguenza del fatto che l’ho cercato in varie librerie e, solo dopo una ricerca sul web ho scoperto che si tratta di un testo a “distribuzione privata”.Cosa questo significhi esattamente non mi è dato di saperlo,ma posso immaginarlo;è dà qui la mia domanda sorge spontanea:”come posso riuscire a procurarmelo?”
    Il mio interesse per questo scritto nasce da un lungo percorso di psicoanalisi,che solo recentemente mi ha portato ad approdare a Jung e alla sua psicoanalisi.
    Certo sono rimasta al quanto basita nello scoprire Jung dopo 16 anni di terapia,ma è evidente che così dovesse essere.
    Ora, visto questo inaspettato “incontro”, e il crescente interesse che ne deriva, vorrei poter comprendere a fondo Jung e credo che questo testo possa essere utile a tale scopo.
    Faccio molta ricerca sul web in ambito di psicoanalisi e mi pare evidente che questo sia un testo di primaria importanza.
    Mi piace definire la psicoanalisi junghiana come “la nuova frontiera” della mia terapia,quel “qualcosa” che mi manca per andare “oltre..

    La prego di voler essere così gentile da rispondere a questa mia facendomi sapere se e come posso procurami il suo testo e per questo la ringrazio anticipatamente.

    Saluti,Arianna

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 21, 2010 @ 6:40 am | Rispondi

  3. Cara Arianna
    ho passato dieci anni sui libri di Jung e 20 a insegnarlo in cicli di sei corsi di 10-12 lezioni, più altri corsi pratici come laboratori applicativi di psicologia junghiana. I miei corsi ormai hanno raggiunto qualche migliaio di persone e tutte hanno avuto le mie dispense e le hanno diffuse ad altri, per cui un pubblico già esiste. Dovevo scegliere se inviare il testo a un editore (via per me ambigua dal momento che non ho conoscenze nel settore e mi aprirei illusioni di cui temo il negativo)o metterlo gratuitamente su internet, ho optato per la seconda soluzione. Immagino che se avessi incontrato un agente letterario affidabile che facesse per me la richiesta nei modi dovuti e sapesse come contattare il settore dell’editoria mi sarei lasciata tentare, ma non ho abbastanza capitale mio per affrontare spese e tanto meno posso pensare di pagarmi una eventuale stampa privata.
    Resta la gratuità di una pubblicazione in internet.
    Il risultato è che pubblicherò le 650 pagine di questo libro un po’ alla volta, per un centinaio di pagine a corso, per due corsi l’anno in tre anni o più. Ma non posso anticipare il materiale dei corsi futuri o rischio di non fare nemmeno quelli.
    Ovviamente i corsi sono più divertenti della sola lettura, perché sono vivaci e in una dialettica piacevole con gli allievi, più qualche gioco o test ogni tanto.
    Mi spiace di non poterti accontentare.
    Ricevo spesso questa richiesta ma non so veramente cosa altro fare.
    Intanto puoi cominciare a leggere i due libri più facili di Jung: “Ricordi, sogni, riflessioni di C.G.Jung”, e “L’uomo e i suoi simboli”. Il primo è la sua autobiografia, il secondo l’unico libro dove Jung sintetizza il modo facile il suo pensiero. Li trovi in ogni biblioteca pubblica e in varie case editrici.
    Poi puoi cercare una analista junghiana, cerchi su google o Virgilio “psicologa junghiana” e aggiungi il nome della tua città. Se vivi in un grande centro, puoi anche trovare corsi su elementi specifici del pensiero di Jung o conferenze (io ne ho fatte molte in varie parti d’Italia con gran successo) o anche corsi globali sul pensiero junghiano.
    Sono molto belli anche i libri di molti junghiani, li trovi nelle case editrici Red, Raffaello Cortina e Bollati Boringhieri. Io amo molto Lella Ravasi Bellocchio, analista sensibilissima di Milano. I suoi libri pieni di poesie sono toccanti.
    Io posso essere a disposizione per ripondere alle tue domande in email ma solo su dettagli specifici
    molti auguri

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 21, 2010 @ 7:08 am | Rispondi

  4. Buongiorno Viviana,
    è con enorme gioia che leggo la sua risposta e per questo la ringrazio infinitamente.
    Seguirò sicuramente quanto mi ha consigliato di fare,inizierò con le lezioni già pubblicate in Masada e attenderò con pazienza che lei pubblichi le prossime.
    Il lavoro di studio da fare è già notevole così,quindi è bene non avere fretta, sopratutto per me che non sono mai stata una grande studiosa (se non solo nell’ambito della psicologia) e proprio per questo spesso mi accade di dover dedicare molto più tempo del necessario a certi testi che mi riescono un tantino difficili.
    Ma in un certo senso io alla psicologia ho dedicato la vita e in me è sempre stata,ed è, forte la volonta di proseguire questo cammino;ora più che mai dopo l’incontro con Jung,visto che sposa molte di quelle teorie che in me si sono formate negli lunghi anni di psicoterapia.

    Purtroppo vivo in una piccola città in cui non riesco facilmente ad espandere il mio interesse,ma comunque utilizzo il web per poter arrivare la dove la mia città pone limite.

    Mi procurerò i testi che mi ha consigliato e cercherò anche sicuramente di contattare Lella Ravasi Bellocchio visto che opera nella mia città natale,in cui mi reco un paio di volte all’anno.

    Nella sua risposta non c’era forse quel che cercavo quando le ho scritto,ma c’è comunque molto che sarà estremamente utile utile ai miei fini;per questo e per la sua disponibilità io la ringrazio sentitamente,perchè il suo aiuto è per me assai prezioso.

    Quando le ho scritto ieri ho inserito anche l’indirizzo del mio blog,se lei vorrà dargli uno sguardo io non potrò che esserne lieta.

    Mi congedo con un’ultima domanda:se trovasse un’editore disposto a pubblicare il suo libro,oggi lo pubblicherebbe?
    Glielo chiedo poichè non mi è ben chiaro il pensiero espresso in merito nella sua mail e anche perchè,nel caso la sua risposta fosse positiva,mi farebbe piacere poterle essere d’aiuto mettedo a sua dispoizione delle conosenze nel campo.

    Ancora molti saluti,Arianna

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 21, 2010 @ 1:06 pm | Rispondi

  5. Cara Arianna
    Chiedimi ancora quello che vuoi, e, se posso, ti risponderò. Posso anche ascoltare i tuoi sogni e indicarti alcune interpretazioni di tipo junghiano, anche senza entrare nei tuoi problemi personali che richiedono altro luogo e altro tempo. Mi scrivono moltissime persone da tutti i posti del mondo (davvero internet è un mezzo straordinario di contatto) per ogni sorta di domande e di richieste.
    Per i simboli che compaiono nei tuoi sogni ti consiglio come introduzione generale “Il mondo dei sogni” di Marie-Louise VoB Franz, che era una collaboratrice di Jung molto brava, e, come uso successivo il “Dizionario dei simboli” in due volumi, di Jean Chevalier e Alain Gheerbrant- BUR- Rizzoli, dove puoi vedere come ogni simbolo viene analizzato attraverso la comparazione di culture diverse.
    In quanto ad una ipotetica pubblicazione di questo particolare libro, tra tanti che ne ho scritti, ti dico che il mio libro su Jung è terminato (anche se le revisioni, immagino, non finiranno mai) e se io trovassi un editore disposto a considerarlo, potrei valutare la cosa, sempre che non comportasse per me un esborso di denaro, perché so che molti editori chiedono esattamente questo agli scrittori e semplicemene non sarei in grado di esaudire la sua richiesta.
    Sempre a tua disposizione con gioia, però se mi scrivi ancora non darmi del lei, per favore
    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 21, 2010 @ 1:07 pm | Rispondi

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  13. Gentile Viviana,sono molto felice di aver letto questa sua lezione sull’ombra.
    ho incontrato il pensiero di Jung grazie ai testi del prof.La Porta e il mio interesse in questi anni e’ sempre cresciuto.
    Volevo sapere se poteva aiutarmi con una mia paura con cui condivido spesso la mia giornata e alcune volte i miei sogni.Si tratta della paura della morte di mio figlio,io ho perso i miei genitori durante la mia infanzia,ma l’unica paura e’ nei confronti di mio figlio non e’ così per il mio compagno o mio fratello.
    come potrei lavorarci?
    grazie

    gea

    se preferisce rispondermi in mail
    akaroa75@hotmail.it

    Commento di Anonimo — gennaio 21, 2012 @ 8:09 pm | Rispondi

  14. Cara Gea
    il legame che una madre ha col proprio figlio è il legame più forte che si possa immaginare, con molti elementi simbiotici, e non ha nulla a che vedere con quello che si può avere con un fratello o un altro congiunto. Nel suo caso il trauma per la morte dei suoi genitori ha aumentato le paure che ogni madre ha di perdere il proprio figlio. E’ una paura molto diffusa, per cui ogni madre ha spesso dei sogni in cui vede la morte del proprio figlio. Il buon senso popolare esorcizza questi sogni di apprensione dicendo che sogni aumentano la vita, portano fortuna.
    Cerchi di non opprimere suo figlio con le sue paure e di aumentare via via la sua autonomia in modo da non creare una dipendenza eccessiva che farebbe crescere male il suo figliolo. Mia figlia è uscita di casa a 24 anni, e io ho vissuto l’anno successivo come un lutto, ma non mi sono permessa di dirglielo, per non frenare in alcun modo il suo desiderio di indipendenza. So benissimo che se si pone un investimento eccessivo sopra un figlio si finisce col limitare la sua vita con un grande danno psicologico. Pensi a quello che dice Gibran nella sua poesia “I figli”

    Essi non provengono da voi, ma per tramite vostro,

    E benché stiano con voi non vi appartengono.

    Potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri,

    Perché essi hanno i propri pensieri.

    Potete alloggiare i loro corpi ma non le loro anime,

    Perché le loro anime abitano nella casa del domani, che voi non potete visitare, neppure in sogno.

    Potete sforzarvi d’essere simili a loro, ma non cercate di renderli simili a voi.

    Perché la vita non procede a ritroso e non perde tempo con ieri.

    Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi.

    L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,

    e con la Sua forza vi tende affinché le Sue frecce vadano rapide e lontane.

    Fatevi tendere con gioia dalla mano dell’Arciere;

    Perché se Egli ama la freccia che vola, ama ugualmente l’arco che sta saldo.

    Saluti e auguri

    Viviana

    E benché stiano con voi non vi appartengono.
    Potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri,
    Perché essi hanno i propri pensieri.
    Potete alloggiare i loro corpi ma non le loro anime,
    Perché le loro anime abitano nella casa del domani, che voi non potete visitare, neppure in sogno.
    Potete sforzarvi d’essere simili a loro, ma non cercate di renderli simili a voi.
    Perché la vita non procede a ritroso e non perde tempo con ieri.
    Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi.
    L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,
    e con la Sua forza vi tende affinché le Sue frecce vadano rapide e lontane.
    Fatevi tendere con gioia dalla mano dell’Arciere;
    Perché se Egli ama la freccia che vola, ama ugualmente l’arco che sta saldo.

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 21, 2012 @ 8:29 pm | Rispondi


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