Nuovo Masada

gennaio 12, 2010

MASADA n° 1067- 12-1-2010. JUNG 2 – Lezione 1 -SOMMARIO. FREUD E JUNG. L’INCONSCIO INDIVIDUALE E L’INCONSCIO COLLETTIVO

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 8:41 pm

Viviana Vivarelli. Dal libro “Lo specchio più chiaro”

(Cominciando la seconda parte del corso su Jung, facciamo un sommario per aiutare gli allievi nuovi)

110 anni fa Sigmund Freud, a Vienna, inventò una nuova disciplina: la psicoanalisi.

La psicoanalisi nacque come cura delle parole. Col tempo doveva diventare una visione filosofica e finire nei testi di filosofia, ma inizialmente era una terapia che intendeva affrontare certe malattie psichiche o certi disturbi organici a causa psichica, senza i farmaci, ma usando le parole, principalmente quelle dette dal paziente in analisi.

L’intuizione principale che sosteneva la nuova terapia fu la scoperta dell’inconscio. Inconscio era inizialmente un aggettivo che indicava ciò che non era conosciuto, che non entrava nella consapevolezza umana, ma con Freud divenne un sostantivo topografico, un topos, un luogo della psiche dove venivano rimossi i contenuti che l’io non accettava e di cui non voleva sapere nulla.

La filosofia moderna era nata nel 1600 con l’affermazione orgogliosa di Cartesio “Cogito, ergo sum”, che poneva la stessa esistenza e sostanza dell’uomo nella sua mente, nella ragione, nel potere della razionalità di conoscere in modo chiaro e distinto. Da quell’orgoglio della ragione erano sorte scienza e tecnologia, mentre tutto ciò che non corrispondeva alla logica e alla razionalità, veniva scartato come non scientifico. Adesso la scoperta dell’inconscio infrangeva l’ambizioso progetto della ragione umana di assoggettare a sé tutto e mostrava che l’io poteva essere coartato da pulsioni che venivano da una parte ignota della psiche, che in lui c’erano contenuti nascosti di cui la ragione non sapeva niente e che essi potevano rivelarsi attraverso il lapsus, la dimenticanza, il doppio senso, il sogno e soprattutto il sintomo della malattia psichica.

L’Interpretazione dei sogni fu la prima opera in cui Freud parlò della sua scoperta. L’inconscio avrebbe rivoluzionato la storia della cultura occidentale, avrebbe posto nuovi paradigmi al modo di pensare e dato all’uomo una nuova configurazione di se stesso, ma inizialmente fu un libro ignorato, considerato ‘esoterico’, che vendette in sei anni solo 351 copie. Eppure l’inconscio è una delle più grandi intuizioni del 1900 e da esso doveva nascere la psicoanalisi.

I fondatori della psicoanalisi furono due psichiatri: Sigmund Freud, austriaco, e Carl Gustav Jung, di 19 anni più giovane, svizzero.

Freud sviluppa una ricerca su questa parte nascosta della psiche, in particolare sui sogni, che chiama “la via regia per l’inconscio”, e crea una nuova terapia, la cura delle parole. Dice: nell’inconscio ci possono essere dei contenuti rimossi, prigionieri, ed essi, come tutti i prigionieri, anelano alla libertà e premono per uscire; e, poiché l’io non ne vuole sapere, tenta di reprimerli impiegando un’energia psichica (censura) che, se è forte, può indebolirlo producendo disturbi sia psichici che fisici.

Nella cura delle parole si cercherà di riportare alla coscienza, in un ambiente protetto, i contenuti disturbanti per sciogliere le emozioni ad essi collegate.

In ognuno di noi c’è un lato oscuro che influenza il comportamento, la salute, i pensieri, i desideri, le scelte, l’affettività…. Ed esce dal nostro controllo.

Per es. possiamo sentire un odio improvviso per qualcuno che non conosciamo e non capire perché, ma il nostro inconscio può collegarlo ad una persona che in passato ci ha fatto male e abbiamo voluto dimenticare.

O possiamo avere una fobia, un tic, un’intolleranza, una reazione esagerata senza motivo apparente che fa scattare la nostra aggressività o la nostra paura. Magari la causa di questa reazione sta in una memoria del passato intollerabile e nascosta, ma, anche se la mente non ricorda quell’evento, quel vissuto continua a tormentarci proiettandosi su cose che lo richiamano.

Il disturbo, secondo Freud, può essere un indicatore, un simbolo, come in un linguaggio traslato, una perifrasi, una metafora, un elemento che rimanda a un altro.

Una volta che il sogno viene interpretato, l’energia si scioglie, non è più bloccata, il contenuto rimosso viene alla luce e si libera, il disturbo sparisce o si attenua.

L’inconscio è come un attore nascosto che interferisce col comportamento consapevole con un’azione di disturbo che può prendere la forma di un sintomo, spia di un contenuto rimasto intrappolato in una parte oscura e profonda della psiche, che non riesce ad emergere, ma non può nemmeno a sparire e riguarda qualcosa che dovremmo sapere ma che non vogliamo vedere. Finché il contenuto non sarà liberato, dice Freud, la sua energia continuerà a perturbarci nel tentativo di emergere in una emozione utile che va vissuta e agita o resteremo suoi prigionieri.

Dunque l’uomo non è libero e padrone dei suoi contenuti psichici, ma può essere prigioniero di quelli non liberati e portati alla luce.

L’inconscio nega l’assunto fondamentale della filosofia moderna occidentale secondo cui l’uomo è padrone di se stesso. Non è vero che ‘penso dunque sono’, al contrario l’intelletto può autoingannarsi e non sa tutto e non controlla tutto. Freud manda all’aria le certezze dell’uomo pensante moderno. L’io può avere in sé lati oscuri che gli sfuggono o lo ingannano, spingendolo a comportamenti al di fuori della sua ragione o volontà. La coscienza perturbata vorrebbe esplorare i propri spazi bui. Questa ricerca interiore fa parte del processo di autoconoscenza, scoperta progressiva di sé.

Il modello di psiche di Freud è questo:

l’IO, consapevolezza o parte mentale in cui ci riconosciamo,

il SUPER IO, giudice o censore che dà dei comandi, parte consci e parte inconsci, che possono anche essere distruttivi o autodistruttivi come nella schizofrenia,

l’ES, o inconscio, insieme delle pulsioni oscure e nascoste che il soggetto non riconosce, emozioni che non può rivelare nemmeno a se stesso, eventi che non vuole ricordare, esperienze traumatiche, ecc.., una specie di stanzino degli orrori dove mettiamo tutto quello che non possiamo guardare.

L’Io strattonato da Es e da Super IO può essere limitato e vincolato.

Qual è lo scopo dell’energia vitale? Secondo Freud è la ricerca del piacere, l’EROS.

Pensa che l’energia psichica sia essenzialmente sessuale e la chiama ‘libido’. Quando la psiche non riesce a soddisfare i suoi desideri, per ostacoli interni o esterni, può nascere il sintomo.

Col tempo si accorgerà che non tutti i comportamenti umani possono essere spiegati come ricerca del piacere e spinta del desiderio, e accanto all’EROS, o pulsione della vita, mette un altro principio, autodistruttivo che chiama THANATOS, pulsione di morte.

L’io, strattonato da due padroni, da una parte è spinto a certi obiettivi, dall’altra limitato dalla censura, e così il suo equilibrio è instabile e può nascere una grave sofferenza, con sintomi che possono essere fisici o psichici.

Tutto comincia nell’infanzia. Il bambino è un essere desiderante, ma si scontra con i divieti e gli impedimenti del principio di realtà: divieti famigliari, sociali, norme, regole… deve adeguarsi, vuole essere accettato, ma il desiderio non scompare, viene rimosso, cioè nascosto. E continua a premere per venire fuori, l’io cerca di impedirglielo con grande spreco di energia. Ogni rimozione impegna delle energie psichiche.

La repressione può limitare il soggetto nella sua libertà d’azione e discernimento.

Quando Freud parla degli eventi che lottano tra loro nel teatro della psiche, si rifà al teatro greco o alla Bibbia, e chiama con nomi greci i complessi in cui si imbatte, per indicare passioni eterne e universali. Il complesso di Edipo sarà il primo perchè è quello di cui soffre lui stesso.

L’analisi freudiana intende portare il contenuto rimosso alla luce per liberare l’emozione connessa. Ma Freud scopre presto che la liberazione totale è impossibile.

Per Freud tutto nasce dunque dal desiderio represso. E il tutto sta nella relazione primaria del bambino con i genitori. Nella famiglia nascono le prime relazioni affettive, i primi desideri e divieti. I genitori sono i primi partner del bambino e Freud analizza in particolare il rapporto del figlio maschio con la madre e il rapporto conflittuale col padre, che è allo stesso tempo modello e rivale, amato e odiato, perché il bambino vorrebbe la madre tutta per sé.

Il “principio di piacere” si scontra col “principio di realtà “. I desideri del bambini cozzano con gli imperativi sociali, la distinzione tra bene e male, illecito ecc…

Il bambino vuol fare ciò che desidera ma vuole anche essere amato. “Io ti accetto se fai così”, dicono madre o padre, “non ti accetto se ti comporti male”. Ed è in questo scontro tra desiderio e adattamento che si delinea la configurazione psichica dell’adulto e nascono le eventuali patologie future: mani, fobie, blocchi, coazioni, complessi…

Allora si tornerà all’infanzia per rievocare quelle dinamiche affettive primarie in cui l’energia può essersi bloccata, così da liberarla. L’analisi è un ritorno al passato.

Tutto lo schema è visto in funzione di un essere psichico in cui la pulsione fondamentale è la sessualità e la patologia indica un suo blocco.

L’inconscio per Freud è il luogo delle cause della nostra malattia. La terapia rende visibile, cosciente, il contenuto rimosso e il malato guarisce.

L’analisi procede come una investigazione poliziesca, tratta il sintomo come una spia di un reato. L’analista è come un archeologo che trova un reperto e da quello fa uno scavo per arrivare alla città sepolta.

Il blocco della libido può essere avvenuto in un certo momento dello sviluppo sessuale, a partire dalle prime pulsioni del neonato.

Dapprima il neonato trova il suo piacere nella bocca, succhiando il latte dal seno materno, e usa la bocca anche per conoscere il mondo (fase orale), poi scopre il piacere della defecazione (fase anale), infine quando arriva alla pubertà conosce il piacere della zona genitale (fase genitale). Se lo sviluppo è corretto, la libido percorre queste tre fasi.

Il bambino rivolge il suo desiderio ai genitori, e vive nei loro confronti amore e odio, sentimenti conflittuali; poi crescendo cercherà un partner sessuale esterno alla famiglia. Il culmine della maturità, secondo Freud, sta nella possibilità di avere rapporti eterosessuali soddisfacenti con un partner esterno. Un orgasmo ben riuscito è per Freud il massimo della realizzazione umana. Poiché sappiamo che ciò è abbastanza raro per i motivi più vari, ne dovrebbe conseguire che siamo tutti più o meno nevrotici.

Noi diciamo che non c’è solo il sesso in cima ai nostri pensieri e l’uomo non è definibile come un animale solo sessuale e può trovare altre realizzazioni: come la conoscenza, l’arte, il lavoro, il potere, l’amore affettivo, l’amore sociale, il volontariato, la religione, la bellezza…

Il pensiero di Freud è riduttivo come quello di Marx. Marx riduce tutto alla struttura economica di base e considera tutto il resto una sovrastruttura. Freud riduce tutto alla base sessuale e considera le altre attività come sublimazioni dell’energia sessuale. Sono teorie riduzionistiche, monocentrate.

Sicuramente possono esserci persone mirate solo al sesso ma non si può generalizzare né in psicologia né in economia. Il vantaggio di queste teorie semplici è che sono facili da capire e dunque convincenti. Ma non sempre ciò che è semplice è vero.

Con Freud siamo in un ambito materialistico, dove le pulsioni sono essenzialmente organiche e limitate alla sfera sessuale.

Del resto Freud era un nevrotico sessuale e costruì una teoria a sua misura. Il suo merito però, grandissimo, è di aver aperto nuovi orizzonti e di avere rivoluzionato la visione che l’uomo aveva di sé.

Freud era un dogmatico, non tollerava divergenze. Trattò gli allievi che la pensavano diversamente come degli eretici. E uno di questi eretici fu proprio Jung.

Freud era molto sicuro della sua teoria ma le critiche possono essere tante.

-intanto questo ritorno all’infanzia, dopo una certa età, diventa difficile se non impossibile, per cui dopo i 45-50 anni un’analisi di tipo freudiano è spesso inutile. Poi lo schema sessuale è molto rigido con una interpretazione fissa di sogni e sintomi, per cui il paziente deve adeguarsi allo schema e finisce col vivere le sue difficoltà solo in chiave sessuale. Addirittura, per compiacere l’analista, può creare false memorie. Questo accadde anche a Freud che sentì le proprie figlie raccontare di molestie inesistenti subite da lui.

-poi la teoria freudiana è deterministica, guarda a un sintomo e cerca la causa, creando un legame preciso tra i due fatti, in un modo semplicistico. Ciò non vale per tutto. Le cause del vivere sono troppe, si intrecciano, non sono tutte ritrovabili. E gli eventi si possono definire anche in relazione a fini. Dopo aver liberato alcuni contenuti rimossi, non è detto che la patologia sparisca o il sintomo non si sposti. La terapia rischia di diventare “infinita” e l’analisi “interminabile”.

Si ricordino casi famosi come Marilin Monroe o Woody Allen, mai guariti, o addirittura peggiorati, o il caso di un nevrotico celebre come Sgarbi, che non solo non guarisce dalla sua sessuo-aggressività ma nemmeno evolve.

-si deve dire poi che, al di là del vissuto reale o immaginario, dei traumi o ostacoli e della struttura psichica del soggetto, ci possono esserci energie di autodistruzione non facili da debellare, che a volte sembrano genetiche, (Freud cominciò a sospettarlo molto tardi). Col tempo, possono aggravarsi, producendo disturbi sempre più pesanti fino alla morte o alla disgregazione psichica.

-l’uomo non è riducibile a dinamismi di tipo solo sessuale, e la sessualità non può essere l’unico modo per descrivere la vita. Il principio di piacere è insufficiente a spiegare molti comportamenti umani come l’eroismo, l’arte, il volontariato, il misticismo, l’etica, la creatività…

-ricordiamo poi che l’unica sessualità di cui Freud si è occupata è stata quella maschile. Non ha mai capito le donne e la loro psiche. La libido è una teoria costruita per spiegare la libido dell’uomo e Freud si dichiarò impotente a capire il mondo femminile, diceva che non avendo un pene e non avendo paura di essere castrate non potevano essere etiche.

Tuttavia Freud resta importante perché senza di lui non avremmo avuto la psicoanalisi e l’uomo sarebbe ancora ignoto a se stesso.

Egli introdusse nuove categorie del pensiero. Ma occorre superarlo.

Resta fondamentale la nuova ipotesi che egli pone al mondo occidentale, il concetto di inconscio= das Umbewusste =ciò che non è conosciuto, parte dell’apparato psichico dove vanno i contenuti rimossi, quelli a cui è stato rifiutato l’accesso alla coscienza.

L’inconscio è la scoperta freudiana per eccellenza.

La via principale per arrivare all’inconscio è data dai sogni. Nei sogni i contenuti dell’inconscio emergono in forma travestita, così da liberare parzialmente l’energia impedita.

Interpretare i sogni significherà svelare i travestimenti e arrivare al nocciolo del problema. I travestimenti sono ‘segnì, per esempio una borsa sta per vagina. Sogno un bastone ed è un pene. Non sono proprio simboli ma segni, sostituti, cose che stanno al posto di altre.

L’inconscio di cui Freud parla è calato in una precisa realtà temporale, spaziale e relazionale, un inconscio quindi “personale”.

Freud era di famiglia ebraica, ma era ateo, materialista e positivista. Inventa una nuova cura ma fino alla morte resta col desiderio di trovare una causa fisica della malattia mentale e di poterla curare con farmaci chimici. All’inizio aveva sperato di curare l’uomo con la cocaina, poi un suo amico ne morì e ci rimase malissimo, dopo di che divenne analista suo malgrado, ma sperò sempre che la chimica sostituisse la psicoanalisi.

Nei sogni o nei sintomi cercò solo significati sessuali. La sessualità aveva una grandissima importanza nella sua vita, al punto che quando il medico gli disse di lasciare tranquilla sua moglie, malata per le troppe gravidanze, prese la cosa molto male, malgrado le sue frequenti avventure sessuali con le pazienti.

Per Freud il sesso è la molla fondamentale dell’uomo e il massimo godimento, al punto da dire che la massima realizzazione umana è un orgasmo ben riuscito con un partner di sesso opposto.

La sua vita mostra degli attaccamenti esagerati a certi suoi amici uomini, con legami passionali, come avvenne per Jung che poteva essergli figlio, e con gli stessi ebbe poi delle rotture laceranti e dolorose, come può avvenire nella relazione amorosa tra un uomo e una donna.

Per Freud l’uomo era principalmente un essere desiderante e il sogno era la realizzazione di un desiderio e principalmente di un desiderio sessuale.

Se quel contenuto era proibito o troppo perturbante, nel sogno il desiderio non si realizzava e il sogno stesso diventava un incubo, per l’intervento di una censura severa e moralizzatrice.

Tutto lo schema della psiche per Freud è attraversato da una energia erotica, sessuale. Il principio dell’Eros lo domina. E in questo non ci sarebbe nessun male se egli non si fermasse alla soddisfazione materiale senza andare più in là. 2200 anni prima, Platone aveva fatto della pulsione sessuale l’inizio di una ascesi dell’anima che portava gradatamente a orizzonti sempre più ampi fino alla conoscenza, alla scienza, alle leggi, al bene, alla contemplazione della bellezza. Ma Freud si ferma solo al primo gradino.

Nei sogni sintomatici, il contenuto riporta a un episodio dell’infanzia in cui il bambino ha avuto dei desideri proibiti nei riguardi dei genitori, in quanto desiderava uccidere il padre e sposare la madre, il ‘Complesso edipico’.

Il processo di sviluppo della libido passa da una fase orale del neonato a una fase anale, a una fase genitale. Se tutto il processo arriva a buon fine, avremo un soggetto normale; se invece la libido resta bloccata in una delle fasi di questi sviluppo, avremo la malattia. Il tutto somiglia un po’ a un sistema idraulico con punti di possibile intasamento.

Questo è lo schema semplice di Freud, creato solo per un paziente maschio, uno schema che viene trasferito alle prime ere dell’uomo, quando l’essere umano viveva ancora in una tribù dominata da un solo maschio padrone che possedeva tutte le femmine ed estrometteva i giovani maschi. Essi potevano solo combattere contro il padre padrone e abbatterlo prendendo il suo posto e dominando l’harem delle donne. Un po’ come avviene nei gruppi di primati. Era il complesso edipico trasposto in era arcaica. In questo aggregato la legge nasceva solo collegata ad una minaccia di castrazione. Si formava così il diritto, l’etica ecc. La donna ovviamente non poteva essere spaventata dalla minaccia di castrazione e Freud non riusciva a capire, come essa potesse arrivare a una morale. In realtà nel suo schema maschilista e fallocentrico la donna compariva solo come preda, ma come soggetto psichico attivo gli restava ostica, come una cosa incomprensibile e lui stesso dichiarava la sua impotenza a capire la mente femminile.

Malgrado ciò, per quanto Freud della psiche femminile non capisse assolutamente niente, le donne furono attratte da lui e lo amarono fortemente, perché le donne sono attratte dai temperamenti forti e da tutto ciò che odora di libertà e, in qualche modo, la psicoanalisi di Freud prometteva una forma di liberazione.

Quando passiamo a Jung lo scenario cambia totalmente.

Intanto è diverso l’ambito di partenza. Freud ha una matrice ebraica ma è ateo e materialista, se potesse ridurrebbe tutto all’organico e se avesse conosciuto il Prozac e il Viagra, probabilmente non avrebbe inventato la psicoanalisi.

Jung nasce da un pastore protestante, è attratto sin da giovane da argomenti spirituali, vive in una parrocchia e gioca in un cimitero. Nella sua famiglia ci sono 11 preti e le discussioni di argomento teologico sono all’ordine del giorno. Ha 19 anni meno di Freud e un carattere orientato verso orizzonti ben più alti.

Quando si conoscono sono fortemente attratti l’uno dall’altro. Erano due delle menti più geniali del tempo, pionieri di una disciplina che loro stessi inventavano giorno per giorno, si sentivano pionieri di un nuovo mondo, traevano incentivo e illuminazione l’uno dall’altro. Era chiaro che l’attrazione tra loro fosse fortissima. Poi, in breve tempo le differenze tra i due cominciarono a pesare. Freud credeva solo nella materia. Jung era un medium figlio di una medium e nipote di un nonno medium per lui il mondo degli spiriti era più tangibile di quello della materia. La sessualità era l’unica energia a cui Freud potesse pensare. Jung pensava che l’energia che attraversa la psiche umana potesse essere di vari tipi e che vi fossero infiniti modi di realizzare un uomo. Per Freud il culmine della vita umana era l’orgasmo, per Jung la conoscenza e l’evoluzione spirituale in simbiosi con un creato che percepiva come sacro. Freud era un uomo eminentemente cittadino, Jung adorava la solitudine sul suo amato lago a contatto con la natura, come un primitivo.

La rottura era inevitabile, tanto più che Freud aveva fondato una scuola dove il suo pensiero era rigido e dogmatico e dove non erano consentite critiche o variazioni. E non servì che Freud avesse nominato Jung suo successore e futuro direttore della scuola dopo di lui. Si separarono e Jung cominciò a realizzare una visione filosofica che era agli antipodi di quella di Freud.

Ma la rottura fu dolorosissima e costò ad entrambi un lungo periodo di depressione.

Ma ogni cosa che Jung pensava era diversa da quella di Freud, anche quando le parole erano le stesse.

Cambiò per esempio l’interpretazione dei sogni. I simboli che vi apparivano erano per Freud cose che sostituivano altre cose, per es. bastone stava per pene, vaso per

vagina. E quando il collegamento non era immediato si interveniva con le associazioni automatiche (dimmi tutte le parole che ti vengono in mente), finché non si arrivava a un tempo di latenza, in cui la parola successiva non arrivava alla mente perché era stata bloccata dalla censura interna, quella parola nascosta era l’indizio su cui cercare il reato connesso al sogno.

Per Jung il sogno non è affatto un reato, il sognatore non è un colpevole, l’analista non è un poliziotto. Il sogno può non nascondere nessun desiderio, può non riguardare affatto il passato, può indicare un compito, correggere un difetto o un eccesso, offrire un’altra prospettiva, indicare cose ignote, può persino prevedere il futuro. Il suo scopo può essere di molti tipi e soprattutto non è solo sessuale.

Ciò che conta è che il simbolo che vi appare non è il sostituto di un’altra cosa, ma un vero e proprio vocabolo di un’altra lingua, una lingua ignota che si deve imparare, una lingua sconosciuta che parla dentro di noi e attraverso di noi, incurante del fatto che possiamo non capirla. La lingua dell’inconscio collettivo.

Se l’inconscio individuale è la grande intuizione di Freud, l’Inconscio collettivo è la grande intuizione di Jung.

Egli scopre che nei deliri dei malati o nei sogni dei pazienti possono comparire immagini di cui il soggetto non sa nulla ma che somigliano stranamente a simboli, oggetti, figurazioni che compaiono in altri contesti, nelle religioni, nell’arte, nei miti, nelle fiabe, nei poemi, nella cultura del mondo. Intuisce, allora, che come esiste una psiche individuale, esiste una psiche collettiva che è propria di tutta l’umanità, di tutta la specie umana, un sostrato che gli animali non possiedono ma che tutte le creature umane hanno per nascita, al di là delle apparenti differenze tra culture, civiltà, religioni opere d’arte…

Gli uomini sembrano diversi e lontani ma sono come picchi che si alzano sopra lo specchio d’acqua di un oceano, sorgendo da una piattaforma comune, da una base universale, invariata, che collega tra loro uomini di tutti i tempi e di tutti gli spazi.

Ed è da questa base comune che ha un proprio linguaggio che emergono le visioni dei mistici, le allucinazioni dei malati, i sogni straordinari, i sintomi della malattia, le figure dei poeti o dei pittori, le storie dei bambini o dei popoli.

Jung conosce altre realtà, sperimenta eventi non ordinari, contatta forze invisibili, comunica coi defunti, ama l’arte, è egli stesso un artista. Le sue conoscenze sono molto più ampie di quelle di Freud, non studia solo la psichiatria ma anche i sistemi culturali, le antiche religioni, i sistemi rituali, i miti, i simboli, l’alchimia…. I suoi interessi si aprono su un territorio amplissimo. E’ uno studioso moderno e transculturale.

Il suo mondo interiore è molto più profondo e sottile. La sua esperienza va oltre la terapia della malattia mentale per diventare ricerca di sé, del proprio profondo, secondo un percorso esperenziale, iniziatico, quasi sciamanico…

E Jung diventa col tempo un viaggiatore dell’inconscio, un entronauta.

E’ ovvio dunque che freudiani e junghiani non si comprendono e sono sempre gli uni contro gli altri, in quanto rappresentano due tipi diversi, due prospettive distinte, due modi di essere e di vivere opposti e infine due qualità di energia non compatibili: materia contro spirito.

Jung aveva osservato che nei deliri e nei sogni dei suoi pazienti comparivano elementi che non nascevano dal loro vissuto, ma erano simboli e immagini universali, che si potevano ritrovare in antichissimi pensieri, miti, filosofie o religioni di altri tempi o di altri popoli… I sogni parlavano spesso con simboli universali.

Una volta un professore irruppe nella sua casa spaventatissimo perché aveva avuto una visione. Jung lo tranquillizzò e prese dalla sua biblioteca un antico testo dov’era un disegno di un alchimista medievale identico a quella visione. Non si trattava di pazzia ma dell’irruzione sotto forma di immagine di un significato collettivo che usava un linguaggio universale..

Una paziente di Jung non faceva progressi e non sognava. Un giorno arrivò allo studio di Jung agitata perchè aveva fatto sognato uno scarabeo. Jung si rallegrò perchè, nell’antico mondo egizio lo scarabeo era simbolo di rinascita, lo si metteva sul petto della mummia del faraone perchè la sua anima rinascesse nell’al di là. La paziente di Jung non ne sapeva nulla ma Jung capì immediatamente che era in atto una resurrezione. Lo scarabeo era un simbolo che non apparteneva alla cultura della paziente, ma a quella egizia, eppure il sogno lo usava per indicare una rinascita come se conoscesse questo antichissimo simbolo di trasformazione. (la perdita della spoglia mortale, ormai considerata una scoria, cioè di ciò che siamo fino a un certo tempo per la rinascita in una nuova forma). Ma, mentre Jung spiegava alla paziente il significato dello scarabeo, una cetonia aurata, che è l’insetto svizzero più simile allo scarabeo egizio battè ai vetri della finestra. Un evento interno si presentava a convalidare un simbolo interno, il fuori corrispondeva al dentro. Si manifestava la “sincronicità “.La natura dentro di noi si rispecchia nella natura fuori di noi. Come per una risonanza.

Mi è capitato un caso abbastanza simile. Mi arrivò il 12 dicembre quando la signora aveva compiuto i 12 anni della sua depressione. Il 12 è un numero simbolico, molto importante nel ciclo di ordine universale, presso molti popoli, numero che indica la compiutezza, il ciclo compiuto. Dunque era probabile che il suo dolore fosse giunto al termine, trovando finalmente uno sbocco diverso. Un ciclo era finito.

Molte persone sono arrivate da me quando un ciclo della loro vita finiva e stava per iniziare un ciclo ulteriore, era come se, venendo da me stessero preparando la svolta successiva e avessero bisogno di incoraggiamento in questo senso.

Si era alla fine di dicembre, quando la natura stessa si congela nel freddo invernale, cioè nel solstizio che indica la fine dell’avanzamento delle tenebre e la ripresa della luce. Lei mi racconta che quella notte ha sognato un ghiacciolo in una cantina in cui è rimasta congelata una famiglia di 3 coccinelle. La cantina è l’inconscio, la famiglia rappresenta la sua stessa famiglia bloccata in una situazione di odio, la coccinella è un simbolo di primavera, di rinascita, e di fortuna e felicità. C’è analogia tra i simboli della natura e quelli dell’anima. Gli antichi lo hanno sempre saputo. Nel sogno il ghiacciolo si scioglie e le coccinelle che sembravano morte, ricominciano a muoversi e vanno ognuna per la sua strada. Dunque l’inconscio le dice che quelle energie che per 12 anni erano rimaste congelate ora cominceranno a sciogliersi. Il sogno è di buon auspicio. Una situazione di congelamento psichico comincerà lentamente a smuoversi anche se la famiglia non si ricomporrà.

Mentre parliamo, lei nota con stupore che sul tavolino alla sua destra c’è una coccinella vera. È dicembre e questa presenza è piuttosto insolita. La natura ci conferma con un atto sincronico il messaggio del sogno e il mutamento della psiche. Siamo sorprese. Poi lei torna a casa e trova in un cassetto una coccinella d’oro che portava quando era più giovane e che aveva perduto, regalate dal figlio morto ragazzino. Ancora una volta l’evento significativo esterno sembra sottolineare un messaggio dell’anima.

Ma non basta, io racconto questo episodio molto carino, a un giovane, attraverso internet. Lui lo riceve mentre è in banca e sul suo video, in quello stesso momento di dicembre, c’è una coccinella viva e vera. Anche lui in un certo senso è un congelato e la ripetizione del simbolo prometterà anche a lui grandi mutamenti.

Jung pensò che poteva esserci un livello psichico extraumano da cui provenivano significati che non appartenevano alla storia di una persona o al suo contesto culturale ma alla storia intera dell’umanità. Chiamò questo livello “inconscio collettivo”, luogo dei significati universali, che si manifestano a noi attraverso simboli di tipo figurativo o narrativo.

Diceva: Come il corpo umano rivela, al di là di tutte le differenze di razza, un’anatomia comune, così la psiche possiede, al di là di tutte le differenze di cultura e coscienza, un sostrato collettivo”.

L’isola coscienziale sembra emergere alla luce del tempo, dello spazio e della causa, in relazione a un particolare vissuto, ma la sua base universale affonda in un livello di realtà diverso, dove non ci sono tempo, spazio e causa; esso è fuori dalle nostre coordinate normali ed è la fonte delle nostre esperienze straordinarie: sogni speciali, visualizzazioni, visioni, simboli spontanei, chiaroveggenze, premonizioni, invenzioni, scoperte, produzioni artistiche…. In quel luogo io e la natura siamo una cosa sola.

L’inconscio collettivo è un altro livello, dove tutto è qui-ora, dove si sintetizzano tutti gli spazi, tutti i tempi e tutte le realtà: gli uomini di oggi, quelli di un tempo e quelli che devono ancora nascere, le nostre vite passate e quelle future, i legami che abbiamo con la specie, il flusso delle culture, il DNA simbolico, i legami con l’universo e con i vari livelli dell’essere. Qua è la sorgente di tutte le culture umane e il germe di quelle che devono ancora venire.

L’inconscio collettivo junghiano è un luogo metafisico di cui parlano le religioni o le filosofie più della psicologie.

Così è possibile che l’incubo di un malato di mente presenti gli stessi simboli della visione di un santo medievale o che un poeta o un pittore sappiano comunicare le stesse emozioni di artisti di tempi lontani, o che la fantasia del bambino abbia in sé le figure dell’alchimista o del mago, perché arte, poesia, religione e rito attengono a un tempo-non tempo, un eterno ora e qui, che sta in un livello spirituale diverso dal livello razionale.

I miti, che da sempre percorrono la storia religiosa dell’uomo, sono la poesia dell’essere in forme visibili, in narrazione poetica. Là risiede il divino. “Io so che c’è qualcosa al di là di me, e posso solo indicarlo“.

L’indicatore è il simbolo, elemento finito che evoca l’infinito, via per trascendere la realtà umana verso l’assoluto.

Come dice Borges della poesia: “successione di atti magici che riflette l’universo fluido e cangiante”.

Spesso alcuni sogni hanno questo carattere speciale, e non vengono solo dalla storia privata o dall’inconscio personale del sognatore o dalla mera sessualità. Possono arrivare a noi messaggi inquietanti, come da un altro mondo, di cui non comprendiamo il significato. Sentiamo una forte emozione ma con la ragione non ne comprendiamo il senso, perchè il sogno è il messaggio di un “altrove” che ci sgomenta senza chiarirsi, un altrove che non si rivolge alla coscienza razionale ma al mondo dello spirito.

Questi sogni straordinari sono esistiti in tutti i tempi, e presentano spesso modelli simili, modelli d’anima universali che non appartengono al sognatore ma alla storia del mondo, come provenissero da una intelligenza più alta.

Neppure il nostro pensiero– dice Jung- può afferrarli completamente, perchè non è il nostro pensiero che li crea“. “Io ho osservato e studiato per decine di anni i prodotti dell’inconscio (sogni, fantasie, visioni e allucinazioni) e ho trovato certe regolarità, TIPI o MODELLI costanti, configurazioni di situazioni e di figure ricorrenti… come l’ombra, il vecchio saggio, la nascita del bambino divino, l’anima, morte e resurrezione, la grande madre, l’angelo, l’unione del maschile col femminile….” Forme dell’energia universale che si attivano all’occorrenza, quando le contingenze della vita ci portano ad alcune situazioni precise.

Quindi, davanti a certi eventi, come il corpo ha le sue reazioni organiche che si chiamano istinti, così la psiche ha le sue reazioni psichiche che si chiamano archetipi.

Gli “archetipi” sono le strutture primarie della vita, le reazioni psichiche universali della specie umana. Non sono tratti dall’esperienza, ma emergono nell’uomo come spie di un sapere globale.

Nell’inconscio collettivo ci sono istinti e archetipi. Gli istinti hanno una base biologica (come l’istinto migratore degli uccelli, o l’istinto generativo, o l’istinto sessuale), sono pre-forme che guidano l’agire della materia, pulsioni prefigurate del biologico.

Gli archetipi hanno una base psichica, guidano l’agire del pensiero alto, sono strutture energetiche costanti nella storia dell’uomo che si manifestano secondo modelli mentali arcaici innati e ereditari. Si mostrano attraverso simboli e immagini e producono una grande emozione, una grande partecipazione alla vita.

Sono strutture perenni, tanto immaginative che emozionali. Indicano che c’è nell’uomo qualcosa che travalica il suo essere contingente e limitato, che sta fuori del tempo e dello spazio, e che appartiene a un luogo d’anima, situato su un piano più alto dell’esperienza ordinaria. Questo livello metapsichico lega insieme, con un grande filo di senso, l’umanità tutta intera, quella già nata e quella che deve ancora nascere.

Questo livello meta-storico si comunica a noi con simboli universali.

Per chi ha studiato filosofia, è chiaro che la visione junghiana è platonica, perchè gli archetipi ricordano in un certo qual modo le eidos di Platone.

Nella originaria accezione greca, symbolon (syn ballein) dà il senso del riunire, mettere insieme, collegare. Il simbolo è l’elemento ponte che collega due livelli dell’essere, due dimensioni di realtà o due posizioni dell’anima.

Il simbolo avvicina una realtà sovramentale, in quanto “comunica una realtà parallela”.

Jung si muove in una realtà spirituale.

In senso iniziatico il simbolo sta su questa terra ma indica una realtà soprannaturale, che sta in altro luogo, poiché l’uomo, nella metafora platonica e induista è “… un albero rovesciato, le cui radici sono in cielo”.

Il simbolo è un elemento interdimensionale, un ponte che permette l’apertura ad altre forme di conoscenza, il contatto tra due piani dell’essere, che sale verso una energia trascendente, in una espansione d’anima.

Per Jung, che è un artista, il pensiero logico è limitato, l’intuizione è superiore. L’artista o il mistico lo comprendono perfettamente e capiscono che la ragione è un livello inferiore rispetto all’intuizione.

Il simbolo junghiano è una immagine che guarda verso l’alto, è una “imago”= “figura che evoca una realtà”, da “mag”, potenza.

E’ un “indicatore di assoluto”, come in un rito religioso. L’Eucaristia, ostia, non è più un impasto di acqua e farina ma apre a una trasformazione spirituale, è qualcosa che nel visibile allude all’invisibile, segnale che nell’umano parla del sovrumano, per una scala di conoscenza, affinché l’uomo si riconosca unico ed eterno.

Sta sulla scala dell’ascesi, nel percorso verso l’alto che fa crescere l’evoluzione, dall’anima individuale a quella universale. Il simbolo collega un livello dell’essere a un livello superiore, va dal caos al kosmos, dall’universo senz’ordine a all’universo illuminato.

Poiché lo cogliamo in questo mondo, il simbolo è sempre inadeguato rispetto a ciò che indica, all’uomo materiale esso resta muto. E’ enigmatico o insensato per chi non è in grado di intenderlo, e appare anche là dove non può essere inteso, dunque può perdersi, come nel sogno dello scarabeo, o può apparire a caso, seminando sgomento, come nella visione del professore.

Si presenta come immagine perché la mente umana funziona per immagini, l’icona è la base del pensiero e noi siamo esseri essenzialmente visivi e anche l’invisibile o il soprannaturale si manifestano in noi come visioni.

Jung scandaglia dunque un altro livello dell’essere, un’altra realtà, che attraversa l’uomo ma non si esaurisce nella sua storia o nella sua psiche. Chiaramente non siamo più nella psichiatria e nemmeno nella psicoanalisi ma nella metafisica.

Jung pone l’ipotesi di una realtà spirituale più vasta: “l’inconscio collettivo”, realtà trans-individuale o extra individuale, che sfugge alle scienze dell’intelletto, ma alimenta il tessuto vivo delle discipline spirituali: la cultura, l’arte, la religione, il sogno straordinario…, tutte quelle vie in cui l’essere si esprime per simboli. Il simbolo è l’invisibile che si riflette nel visibile.

L’uomo non è prigioniero del suo passato ma è un viaggiatore dell’infinito, proiettato verso il dopo, oltre se stesso, seguendo “la via errabonda che ristabilisce l’armonia originaria che esisteva una volta fra l’uomo e l’universo“.

Noi siamo pellegrini in viaggio, in evoluzione, l’uomo è essenzialmente “colui che cammina”, come dicono i Tibetani, “a-Gra-ba”, il Viandante.

La meta del viaggio è l’apertura del tetto, la scoperchiatura della casa, l’energia umana che si rispecchia nel cielo, il livello superiore della mente, come nella visione alchemica egizia.

L’inconscio collettivo è un’energia universale che si muove come un immenso fiume portando con sé l’intera umanità. Io sono nell’inconscio e l’inconscio è in me.

Come scrive Borges:

Il tempo è un fiume che mi trascina.

ma io sono il fiume.

È una tigre che mi sbrana

ma io sono la tigre.

È un fuoco che mi divora

ma io sono il fuoco…”

Platonicamente, Jung intuisce che nell’uomo si toccano mondi. La mia vita è come un fiume che scorre perennemente, ma questo fiume scorre insieme a un fiume più grande che è non solo l’umanità ma la vita oltre la vita, la storia oltre la storia, in una parola l’energia tutta intera, l’energia di tutto ciò che è. Abbiamo una forza potente, che porta l’uomo oltre se stesso, che produce il mondo e nello stesso tempo lo trascende, fuori da ogni livello ordinario.

La visione è spirituale, cambia il quadro entro cui si analizzano: le religioni, i sistemi antropologici, i miti e le fiabe, i prodotti dell’arte, gli stati modificati di coscienza, come lo sciamanesimo o il misticismo, cambia l’interpretazione dei sogni. Non è più una terapia, ma è una mistica. E questo prepara una cultura più spiritualizzata, un’umanità più unita.

C’è un cammino del corpo che avviene in una dimensione storica e uno in un insieme che non vediamo, c’è un doppio livello dell’uomo. Uno calato in coordinate spazio-temporali, contingente e storico, l’altro onnipresente ed eterno.

E’ una visione filosofica che inizia una espansione della coscienza, una possibile sorgente di evoluzione, una metafisica e un percorso, una via alla ricerca dell’altrove, un viaggio iniziatico.

Dopo Cartesio, il pensiero moderno si era focalizzato sull’Io, per cui ognuno cerca la propria identità, mira al “Senso di Appartenenza”, per risolvere il maggiore problema psichico che è il “Trauma dell’Assenza o della Mancanza”, “il Complesso dell’Abbandono”, la “sofferenza della Separazione”, la “perdita dell’identità“. L’Io del primitivo non esisteva, viveva nel gruppo in modo simbiotico, si appoggiava agli altri come la scimmia si appoggia al branco. L’uomo moderno ha scoperto la solitudine. Si è messo al centro del mondo e immediatamente si è separato dal mondo, dagli altri uomini, dalla natura, dal suo Sé più profondo. Nella sua presunzione del potere ha perso l’anima. Si è alienato dalle radici della vita, dal suo Sé più profondo, vive solo a un livello materiale e dunque dimezzato e infelice.

La vita è un processo di autoconsapevolezza, possiamo anche recuperare una sessualità bloccata, ma ciò non basta per essere completi. Jung porta l’uomo più in alto, a un discorso d’anima. Cerca le analogie tra tutti gli uomini, per un senso comune del vivere che oltrepassi la soddisfazione materiale, che poi soddisfazione non è ma voragine infinita.

Non si rivolge solo ai malati ma a tutti, perché ogni uomo cerca la sua realizzazione globale e vuole esprimersi interamente, ognuno è infelice perché mancante.

Il nostro cammino verso l’interezza è il “processo di individuazione” in cui tentiamo di realizzare interamente ciò per cui siamo nati.

L’inconscio collettivo è un livello di energia più alto, una sorgente di risorse, valori e sensi, che trascende il singolo e alimenta tutto il fluire evolutivo dell’umanità. Cercarlo vuol dire fare una ricerca d’anima.

Per scendere nell’inconscio Jung arriverò a provare tecniche sciamaniche.

Una intelligenza superiore può esprimersi anche attraverso il sintomo o attraverso il sogno, ma non mira tanto alla guarigione quanto all’espressione dell’uomo. Il compito della vita non è essere più sani o più felici, ma realizzare lo spirito che in noi vuole realizzarsi. Esso è la fonte dell’energia totale.

Come dice Kerenyi, “occorre una immersione in noi stessi che porta al vivo germe della nostra totalità, che richiede una metamorfosi, un passaggio a un livello superiore di coscienza.”

Jung elaborerà varie tecniche per aprire la psiche a questo luogo: tecniche artistiche o meditative o di visualizzazione, perchè il suo contatto è terapeutico, rigenera l’io, lo equilibra e armonizza, lo mette in sintonia con la totalità, apre la psiche alla trascendenza. Comunicare con questo luogo dell’anima, che tocca l’uomo ma non è dell’uomo, riempie la vita di bellezza e di splendore.

Chiudo con due sogni, uno è una visione che apparve a Jung in un momento della sua vita in cui fu in punto di morte. L’altro è di una casalinga di Bologna. In questi due sogni si presenta un archetipo molto antico, l’unione delle energie cosmiche maschile e femminile, in Cina direbbero: dello Yin e dello Yang. Queste due energie sono presenti a livello cosmologico nei sistemi religiosi antichi come le due divinità principali: il grande Padre o dio del cielo e la grande Madre o dea della terra. A livello psicologico due energie che esistono nella psiche di ognuno e che dovrebbero essere in armonia tra loro.

La sognatrice è una persona molto semplice, ha più di 50 anni, ha fatto la seconda elementare, si è sempre occupata del marito e della madre, esce poco, si occupa solo della casa, è soddisfatta della propria vita. Da qualche tempo, come accade spesso alle donne che entrano in menopausa, ha sviluppato facoltà paranormali, sembra che abbia un sesto senso e riesce a percepire l’energia dell’altro. Quando parla sotto questi influssi le sue parole cambiano e diventano molto precise e di buon livello. Abbiamo un soggetto equilibrato e felice, in cui tuttavia si sta realizzando un mutamento evolutivo come spesso avviene all’inizio della seconda metà della vita, un cambiamento delle energie.

Sogna che si alza dal letto dove dorme col marito e sente l’impulso di uscire di casa. In camicia da notte, scalza, scende in strada. Cammina e cammina, arriva a una grandissima moschea bianca. Dentro l’enorme edificio ci sono tanti tappeti cui stanno sdraiate delle coppie abbracciate. Scavalca vari giacigli e giunge al suo. Qua la aspetta un uomo bellissimo posto di fianco così che lascia aperto il suo posto, lei si stende vicino e lo abbraccia. Come lo fa, sente una musica deliziosa. Ma sa che deve rialzarsi e uscire e tornare dal marito. Fuori dalla moschea la aspettano due donne che le mostrano la strada dicendo: “È la strada per la libertà”. Imbocca la strada e incontra il marito che la riporta a casa; non ci va volentieri, ma sa che ha provato un sentimento estatico e porta con sé la bellissima musica che ha udito.”

Abbiamo l’archetipo che unisce maschile con femminile, yin e yang, Zeus ed Era, Cielo e Terra. In questa unione la parte sessuale è solo il gradino più basso, salendo troviamo l’unione di due principi cosmici. Qualcosa d’improvviso accade, qualcosa di lontano ci chiama perché vuole unirsi a noi, perché ci ha prescelti e ha preparato per noi una nuova realtà. Siamo chiamati a un’unione più grande. C’è un altro livello di realtà che dobbiamo visitare, la moschea, luogo sacro per un altro livello dell’essere. Anche se poi dovremo ritornare alla vita quotidiana e ai problemi di tutti i giorni, l’esperienza del contatto resterà in noi e resterà in noi la musica, cioè l’armonia dell’anima.

Jung ebbe un trauma che lo portò vicino alla morte, e per tre settimane oscillò tra sogno ed estasi. Entrava e usciva da stati modificati di coscienza. Aveva visioni splendide, scenari di verdi colline. Vide un anfiteatro dove Zeus ed Hera, il dio del cielo e della terra, celebravano le nozze sacre, le nozze dei contrari, la conciliazione di tutte le opposizioni. Disse: “È impossibile avere un’idea della bellezza e dell’intensità dei sentimenti durante quelle visioni. Furono la cosa più tremenda che io abbia mai provato. E che contrasto il giorno! Ero tormentato e con i nervi a fior di pelle, tutto m’irritava, tutto era troppo materiale, crudo, rozzo, limitato…La vita era una sorta di prigione, fatta per scopi ignoti, che costringeva a credere che essa fosse la realtà.. Sebbene in seguito abbia ritrovato la mia fede in questo mondo, pure da allora non mi sono mai liberato dall’impressione che la vita sia solo un frammento dell’esistenza, che si svolge in un universo tridimensionale, disposto a tale scopo”.

Noi non sappiamo in verità cosa rappresentino i miti o le storie della vita oltre la morte o quale realtà nascondano…sono proiezioni antropomorfiche, non possiamo dire altro. Non possiamo conoscere l’universale che col linguaggio umano. Viviamo in questo mondo, non possiamo rappresentarci un altro mondo secondo coordinate diverse. Siamo rigorosamente limitati dalla nostra struttura innata, legati con tutto il nostro pensiero e il nostro corpo a questa terra. L’uomo mitico esige che si vada oltre.

Per l’intelletto il mito è una speculazione futile, per l’anima è un’attività salutare che dà all’esistenza un fascino che ci dispiacerebbe perdere.

Dice Jung: “Non sappiamo se le voci che vengono ai medium appartengano ai defunti o non siano una proiezione psichica o se le cose dette vengano da una conoscenza assoluta. Dall’inconscio arrivano indizi di cui terremo conto, per fare ipotesi. La ragione ci pone confini troppo stretti, ma noi viviamo anche oltre i confini della coscienza. Quanto più domina la ragione critica, tanto più la vita si impoverisce. Quanto più inconscio siamo capaci di portare alla coscienza, tanto più renderemo la nostra vita completa.”

Come dice Gibran: “Noi viviamo solo per scoprire la bellezza, tutto il resto è una forma di attesa“.

..

JUNG 2 elenco

Lezione 1 : masadaweb.org/2010/01/12/masada-n%C2%B0-1067-12-1-2010-sommario-freud-e-jung-l%E2%80%99inconscio-individuale-e-l%E2%80%99inconscio-collettivo/

Lezione 2 : masadaweb.org/2010/01/19/masada-n%C2%B0-1072-19-1-2010-gli-archetipi-l%E2%80%99ombra/

Lezione 3 : masadaweb.org/2010/01/26/masada-n%C2%B0-1076-psicoanalisi-jung-casi-clinici/

Lezione 4 : masadaweb.org/2010/02/02/masada-1081-2-2-2010-jung-2-%E2%80%93-il-principio-di-individuazione-confronto-tra-jung-e-freud/

Lezione 5 : masadaweb.org/2010/02/14/masada-n%C2%B0-1089-13-2-2010-psicoanalisi-test-dell%E2%80%99albero/

Lezione 6 : masadaweb.org/2010/02/16/masada-n%C2%B0-1090-psicoanalisi-jung-lezione-6-mente-logica-e-mente-intuitiva/

Lezione 7 : masadaweb.org/2010/02/23/masada-n%C2%B0-1094-23-2-2010-psicoanalisi-jung-2-il-sogno-e-il-simbolo/

Lezione 8 : masadaweb.org/2010/03/06/masada-n%C2%B01100-6-3-2010-psicoanalisi-jung-2-la-sessualita%E2%80%99-femminile-e-il-complesso-materno-negativo/#more-3986

masadaweb.org/2010/03/06/masada-n%C2%B0-1101-6-2-2010-jung-2-sogni-e-segni-di-morte/

..
http://masadaweb.org

11 commenti »

  1. […] PSICOANALISI 2. JUNG […]

    Pingback di MASADA n° 1090. PSICOANALISI 2. JUNG. Lezione 6. Mente logica e mente intuitiva « Nuovo Masada — febbraio 16, 2010 @ 2:08 pm | Rispondi

  2. […] PSICOANALISI 2. JUNG […]

    Pingback di MASADA n° 1089. 13-2-2010. PSICOANALISI. Test dell’Albero – JUNG 2- « Nuovo Masada — febbraio 16, 2010 @ 2:12 pm | Rispondi

  3. […] Lezione 1 : masadaweb.org/2010/01/12/masada-n%C2%B0-1067-12-1-2010-sommario-freud-e-jung-l%E2%80%99inconscio-ind… […]

    Pingback di MASADA n° 1094. 23-2-2010. PSICOANALISI. JUNG 2. IL SOGNO E IL SIMBOLO) « Nuovo Masada — febbraio 24, 2010 @ 7:28 am | Rispondi

  4. […] PSICOANALISI 2. JUNG […]

    Pingback di MASADA N° 1101. 6-2-2010. JUNG 2. SOGNI E SEGNI DI MORTE « Nuovo Masada — marzo 6, 2010 @ 6:51 am | Rispondi

  5. […] PSICOANALISI 2. JUNG […]

    Pingback di MASADA n° 1076. PSICOANALISI. JUNG 2- Lezione 3- CASI CLINICI « Nuovo Masada — marzo 6, 2010 @ 7:14 am | Rispondi

  6. Grazie per ciò che ha scritto. Mi è servito per un lavoro che sto facendo, ovviamente cito il sito. Passo un’informazione che può essere utile per pubblicazioni a costo zero. Consultare il sito di mio fratello http://www.pcdazero.it Ci sono informazioni per la pubblicazione oppure basta richiederle poichè lui pubblica i suoi libri con la rete web e sa come fare. E’ stato anche citato sulla rivista Millionaire per questo.
    Buon lavoro.
    Antonella

    Commento di Antonella — ottobre 13, 2010 @ 3:57 pm | Rispondi

  7. Davvero molto bello, complimenti ancora!
    Tutto ciò fa molto riflettere, mi da interpretazioni che non avevo mai esplorato.
    Grazie

    Commento di hans castorp — settembre 7, 2011 @ 4:38 pm | Rispondi

  8. Buongiorno dott.ssa Vivarelli
    le scrivo questa mail per renderla partecipe del fatto che quanto da lei scritto in relazione alla profonda avversione di Freud verso gli omosessuali è decisamente errata e non trova alcun riscontro. Lei così scrive “Non avrebbe mai concepito che un omosessuale potesse essere normale, lo considerava un pervertito grave, non avrebbe mai compreso il nostro tempo che permette in alcuni paesi agli omosessuali di sposarsi e di adottare figli. Oggi in certi atteggiamenti eccessivi di Freud possiamo persino leggere una omosessualità latente, come avviene in tutti coloro che mostrano un eccessivo rigore contro l’omosessualità.”.
    Premesso che Freud non ha mai considerato l’omosessualità una patologia, anzi riteneva che l’uomo nascesse bisessuale e solo successivamente si orientasse verso l’etero o l’omo-sessualità: anzi tendenze omosessuali permangono anche in chi è eterosessuale, concetto che verrà peraltro ripreso ed esteso da Jung.
    Così Freud scrive nei TRE SAGGI del 1914: “L’indagine psicoanalitica si rifiuta con grande energia di separare gli omosessuali come un gruppo di specie particolare dalle altre persone. Essa, studiando eccitamenti sessuali diversi da quelli che si manifestano, sa che tutte le persone sono capaci di scegliere un oggetto sessuale dello stesso sesso e hanno anche fatto questa scelta nell’inconscio. Anzi, i legami di sentimenti libidici con persone dello stesso sesso hanno come fattori nella vita sessuale normale un’importanza non minore di quelli che si rivolgono al sesso opposto…”

    Le faccio inoltre leggere questa lettera attualmente esposta a Londra nell’ambito della mostra alla Wellcome Collection in cui Freud risponde ad una madre preoccupata per l’omosessualità del figlio e la prego di farne tesoro:

    Cara signora,
    deduco dalla sua lettera che suo figlio è omosessuale. Sono molto colpito dal fatto che non usi mai questo termine nel darmi le informazioni su di lui. Posso chiedere perché lo evita? L’omosessualità non è certo un vantaggio, ma non c’è nulla di cui vergognarsi, non è un vizio, non è degradante; non può essere classificata come una malattia; riteniamo che sia una variazione della funzione sessuale, prodotta da un arresto dello sviluppo sessuale. Molti individui altamente rispettabili di tempi antichi e moderni erano omosessuali, tra di loro c’erano grandi uomini. (Platone, Michelangelo, Leonardo da Vinci, ecc).

    È una grande ingiustizia perseguitare l’omosessualità come un crimine – e anche una crudeltà. Se non mi credete, leggete i libri di Havelock Ellis. Mi chiede se posso aiutarla, intendendo dire, suppongo, se posso sopprimere l’omosessualità e fare in modo che al suo posto subentri l’eterosessualità. La risposta è, in linea generale, che non posso promettere che questo accada.

    In un certo numero di casi riusciamo a sviluppare i semi degradati delle tendenze eterosessuali, che sono presenti in ogni omosessuale, ma nella maggior parte dei casi non è più possibile. Dipende dal tipo e dall’età dell’individuo. Il risultato del trattamento non può essere previsto. Quello che l’analisi può fare per suo figlio è un’altra cosa. Se lui è infelice, nevrotico, lacerato da conflitti, inibito nella sua vita sociale, l’analisi può portargli armonia, pace della mente, piena efficienza, sia che rimanga un omosessuale, sia che diventi eterosessuale. Se si decide, può fare l’analisi con me – non mi aspetto che lo farete – lui deve venire a Vienna. Non ho alcuna intenzione di spostarmi da qui. Tuttavia, non trascurate di darmi una risposta.

    SIGMUND FREUD

    Direi che sono stati i post-freudiani a porre l’accento sull’aspetto “patologico” dell’omosessualità ridefinendola in chiave omofobica:in particolare il pensiero psicoanalitico statunitense degli anni ’50 e ’60, in un contesto sociale prevalentemente omofobico, sosteneva la naturale e costituzionale eterosessualità dell’uomo, ritenendo l’omosessualità una sorta di ritiro patologico, difensivo e fobico dalle paure di castrazione. Secondo tale interpretazione, i disturbi evolutivi precoci che conducono all’omosessualità sono anche all’origine dei gravi disturbi della personalità di cui tutti gli omosessuali si ritiene che soffrano e conseguentemente, analisti come Bimbe, Hatterer, Ovesy, Rado, Socarides, adottavano un approccio direttivo-suggestivo per tentare di convertire i pazienti all’eterosessualità.

    Faccia più attenzione

    Cordialmente

    Fabrizio

    Commento di FABRIZIO — agosto 12, 2015 @ 11:26 am | Rispondi

  9. Ciao Viviana, lo sai che quando mi avevi identificato come persona giovane ci ero rimasto male (in senso buono) perché tutti dicono così del mio aspetto fisico e pensavo che ciò non trapelasse anche da quello che una persona scrive in una mail…comunque i capelli bianchi stanno piano piano facendosi strada anche sulla mia testa…Lo sai che ho pensato lo stesso di te? Avevo capito che eri una persona matura, anche perché tu stessa lo avevi scritto, ma dotata di una energia giovane, di grande forza, passione e tenacia. Anch’io sono un appassionato del pensiero di Jung e il video del link che mi hai postato è già parte dei miei ‘tesori’ in formato file…pensa che otto mesi fa mi hanno fatto un regalo stupendo: Il Libro Rosso, ma come i bambini ho guardato solo le stupende immagini. Non riesco a leggerlo è troppo bello…c’è dentro troppo…e me lo voglio gustare in assoluta pace…non so quando, ma è li che mi aspetta e mi sorride. Ho letto vari libri di Jung e il suo pensiero mi ha permesso di decodificare ciò che è accaduto nella mia vita, perciò lo sento come un fratello maggiore…in particolare Ricordi, Sogni, Riflessioni è stata una lettura illuminante. Leggerò anche il tuo libro, anzi sarà la mia lettura per le vacanze natalizie…le 700 pagine non mi spaventano, a me piace tantissimo leggere e se una cosa mi appassiona la divoro in poco tempo. Intanto ho copiato le tue lezioni nelle mie cartelle personali e prima di andare a letto me ne leggo sempre una, ormai sta diventando un rito.
    Ieri sera sono andato a una conferenza di parapsicologia (ormai sono deciso ad esplorare quest’ambito) a Parma. Il titolo era ‘L’aldilà, ecco le prove’ e come relatori c’erano Marco Cesati Cassin e una medium di nome Sonia. Cassin lo seguo da un po’ di tempo, ho letto il suo libro sugli eventi sincronici e anche lì ho sentito tanta affinità con ciò che penso e ciò che vivo. La serata è stata molto bella e suggestiva con video e file audio. Mi è piaciuta molto anche la medium e non tanto per ciò che ha detto, ma come lo ha detto: si è emozionata più volte e in sala c’erano tante persone legate a lei che la incoraggiavano e la sostenevano. Molte delle cose che ha detto emergono anche dai tuoi Masada.
    Per ora ti saluto anche se ci sono tante domande che ti vorrei fare, anche a seguito di questa conferenza a cui ho assistito..ma devo riordinare un po’ le idee…
    Ancora grazie di tutto e a presto
    Emanuele

    Commento di MasadaAdmin — novembre 12, 2016 @ 12:46 pm | Rispondi


RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: