Nuovo Masada

gennaio 9, 2010

MASADA n° 1066. 9-1-2010. Cristo si è fermato a Rosarno

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 2:12 pm

“Tu sei uno schiavo Neo!
Come tutti gli altri sei nato in catene,
sei nato in una prigione che non ha sbarre,
che non ha mura, che non ha odore,
una prigione per la tua mente!”.

Morpheus in Matrix
..
Nell’infamità di questo nostro tempo governato da infami, Cristo si è fermato a Rosarno.
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Per Rosarno

Attenti alla furia dei deboli
e alla rabbia degli indifesi
La storia dovrebbe insegnare qualcosa
agli squali e ai perversi
Il male non resta impunito a lungo
di chi ha violato suo fratello
di chi ha gettato in mare
I corpi degli infelici
di chi ha sfruttato l’uomo
per turpi interessi
di chi ha violentato la verità
e ha offuscato le coscienze
Ogni gesto contro l’umano
crea un’ombra sul mondo
E quando l’ombra diventa terribile
si rivolta come uno tsunami
e travolge ciò che trova
sulla sua strada come un cieco
Attenti a chi mente e predica
false teorie agli ignoranti
La barbarie è più forte di tutto
e travolge gli stessi barbari
Attenti a chi tollera il male
quando non inciucia con esso
La Vita non perdona
patti di desistenza
o connubi contro natura
Attenti ai malvagi e agli indifferenti
Delle pietre dell’ignavia
era lastricata la via di Auschwitz
Ma quando la storia si rivolta
macina anche chi girò la testa
e dice: io non sapevo
Più del buio dei malvagi
pesa il silenzio dei vedenti
Quando la furia si scatena
non conosce regole e confini
Le bombe distrussero le case
delle brave massaie tedesche
quelle che approvarono Hitler
anche se non uccisero di persona
Quando intrighi col male
quando lo approvi e sostieni
hai le mani macchiate di sangue
come quelle degli assassini.

Viviana Vivarelli

Ferrero

La rivolta di migliaia di lavoratori migranti a Rosarno rappresenta un atto di dignità e di coraggio. Un es. per tutti gli sfruttati. Migranti già in fuga dalla fame e dalle guerre, privati dallo Stato di ogni permesso di soggiorno, consegnati quindi senza difese al supersfruttamento delle cosche criminali, per di più fatti bersaglio dalle armi da fuoco di quelle cosche, si sono semplicemente ribellati alla propria condizione inumana. Suscitando per questo lo “ scandalo” dei benpensanti per nulla scandalizzati dallo loro “normale” condizione. E’ vero, i migranti hanno usato “violenza”, a volte cieca e maldestra, perché privi di direzione. Ma la violenza impiegata è una goccia nel mare della violenza subita nel corso della loro vita. E in ogni caso nessuno dei loro oppressori, diretti o indiretti, ha “diritto di parola” sulla ribellione degli oppressi. Non l’ha il ministro Maroni e il suo governo, dediti ad una campagna quotidiana xenofoba di odio e violenza, e oggi in prima fila a invocare la “legge”. Non l’hanno i sepolcri imbiancati del Pd, che dal governo vararono le prime leggi reazionarie antimigranti, tirando la volata alle dx. Non l’ha infine il Presidente Napolitano, 1° firmatario di quella legge che nel 98- col voto sciagurato di tutte le sx- introdusse i campi di detenzione per immigrati: e che oggi plaude, con aria severa, all’invio di nuove truppe per riportare l’”ordine” a Rosarno. Questa tonnellata di ipocrisia legalitaria e “democratica”la lasciamo ai partiti dominanti. Ai protettori “legali” della malavita e dello sfruttamento del lavoro nero. Agli elargitori dei condoni ai criminali. Noi stiamo dall’altra parte della barricata. Noi stiamo dalla parte della rivolta, delle mani nude che hanno impugnato pietre e bastoni, contro le cariche della polizia e le fucilate delle cosche. E’ da questa parte della barricata che siamo legittimati a dire che è sbagliato colpire un’auto o un cittadino innocente, come ogni azione che possa favorire la contrapposizione tra lavoratori migranti e lavoratori italiani. Ma lo diciamo non perché vogliamo una ribellione “più moderata”, bensì per la ragione esattamente opposta: perché a domanda di liberazione che si esprime nella ribellione deve rivolgersi contro l’ordine sociale dello sfruttamento. E dunque deve unire tutti gli sfruttati, siano essi italiani o migranti, contro le classi dirigenti del Paese. Per questo la rivolta di Rosarno pone alle sx italiane un nuovo ordine di responsabilità. Non bastano parole di comprensione o “solidarietà” verso i migranti. Non bastano le attenzioni “umanitarie”. E’ necessaria una immediata mobilitazione unitaria di tutte le sx politiche e sindacali a fianco della rivolta contro la repressione dello Stato. E’ necessaria una piattaforma di lotta unificante del popolo migrante a partire dalla rivendicazione del permesso di soggiorno per tutti (unica misura vera contro la “clandestinità”) e dell’abrogazione dell’intera legislazione antimmigrati degli ultimi 12 anni. E’ necessaria una piattaforma di mobilitazione unificante dei lavoratori italiani e migranti, che rivendichi l’introduzione del reato di sfruttamento del lavoro nero, l’abrogazione delle leggi di precarizzazione del lavoro, il blocco dei licenziamenti, e un piano di opere di utilità sociale (risanamento edilizio, case popolari, riparazione della rete idrica, riassetto del territorio, asili, scuole, ospedali..) che dia lavoro a italiani e migranti, e sia pagato dalle grandi rendite, dai grandi patrimoni, dai grandi profitti. Perché anche i migranti in rivolta e i proletari onesti di Rosarno possano unirsi nella lotta contro i comuni avversari di sempre : i loro sfruttatori e lo Stato gendarme.
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Beppe Grillo

Cosa ci fanno più di diecimila immigrati irregolari nelle campagne calabresi? E’ ovvio, portano benessere a chi li sfrutta. Per farlo vivono in condizioni igieniche da porcile, sono pagati poco e in nero, non hanno nessun tipo di assistenza. La risposta cieca pronta e assoluta del solito coglione terzomondista è sempre la stessa: “Sono qui da noi perché fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare!“. Tutto il contrario, pagate gli italiani il giusto e ci sarebbe la fila di calabresi disoccupati per prendere il loro posto.
Gli immigrati lavorano in condizioni disumane che gli italiani non possono più tollerare, per questo sono qui. E allora, ancora, chi ci guadagna? I nuovi latifondisti, la criminalità in cerca di mano d’opera a basso costo, chi affitta dei tuguri a peso d’oro? Questa è solo la prima fascia, quella più visibile. Gli immigrati sono un bacino elettorale, portano voti sia a destra che a sinistra. Sono uno strumento di distrazione di massa usato dai partiti. La Lega e il Pdl vivono dell’uomo nero, del babau. Il Pdmenoelle e dintorni del buonismo a spese delle fasce più deboli della popolazione che vivono a diretto contatto con gli emigrati e si disputano le risorse. Voti a destra, voti a sinistra. In uno Stato dove migliaia di irregolari sfilano esasperati in una cittadina, Rosarno, e la mettono a ferro e a fuoco è evidente che lo Stato non c’è più. Africani contro calabresi, in mezzo il nulla di chi non si è mai fatto carico dei flussi migratori, dell’accoglienza, dell’integrazione.
Voglio l’immigrato a chilometro zero o l’immigrato integrato. Non abbiamo bisogno di nuovi schiavi, ne abbiamo a sufficienza di autoctoni. E così, una rivolta di Spartacus neri, diventa SOLO un problema di ordine pubblico, di controllo del territorio.
Maroni, dico a lei anche in rappresentanza dei ministri degli Interni precedenti: “Dove erano, dove sono, le Forze dell’Ordine in Calabria, le stesse che riescono a sequestrare con occhiuta precisione un cartello 30 x 50 cm contro Schifani a un cittadino, ieri a Reggio Emilia?“.
Gli africani irregolari sono sempre stati lì, splendenti nel sole dei campi del Sud e a marcire nelle topaie. E dov’erano, dove sono le varie istituzioni che fracassanno i coglioni all’ultima bancarella del mercato per l’igiene, lo scontrino, la licenza, la tassa di occupazione, dove sono? E soprattutto perché le paghiamo se vedono sempre e solo il fuscello e non la trave? L’Italia è un piccolo Paese, con poche risorse e un tasso di disoccupazione da far paura. Dobbiamo avere il coraggio di dirci che gli immigrati sono in prevalenza forza lavoro sfruttata, merce per imprenditori senza scrupoli e per politici e giornalisti con la erre moscia che cianciano di pozzi avvelenati. Una risorsa preziosa per i politici che li lasciano al loro destino. E’ in corso una guerra, che qualche volta esplode, tra poveri: immigrati e cittadini italiani, entrambi presi per i fondelli. Lo Stato si è fermato a Rosarno.

Franco Antonio segnala
Maroni, basta con le menzogne. Questo caos lo hai creato tu

Secondo il ministro dell`Interno, l`immigrazione clandestina a Rosarno alimenta criminalità e degrado. Maroni dimentica la rivolta antimafia dello scorso dicembre, la collaborazione degli africani con le forze dell`ordine, le terribili condizioni in cui sono costretti a lavorare e contro cui protestano da sempre. E soprattutto non ricorda di aver annunciato – lo scorso anno – 200 mila euro per far fronte all`emergenza. Oggi ne sono arrivati 900 mila, solo a Rosarno. Come sono stati spesi?
“A Rosarno c`e` una situazione difficile come in altre realtà, perché in tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un`immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall`altra ha generato situazione di forte degrado”. Il ministro dell`Interno, Roberto Maroni, parla della rivolta degli extracomunitari ieri sera in Calabria. “Abbiamo posto sostanzialmente fine all`immigrazione clandestina: a poco a poco riporteremo alla normalità le situazioni che lo richiedono”.
Questa è la realtà che il ministro finge di non conoscere:
1) nel marzo del 2009, Maroni arrivava a Reggio Calabria e – colpito dalla situazione dei migranti nella Piana – annunciava 200 mila euro del PON Sicurezza per l`emergenza migranti, in particolare “primi interventi assistenziali in relazione alla situazione di forte disagio presente a Rosarno ed in altre aree della provincia per la presenza di immigrati”. Oggi quei fondi sono arrivati, anzi di più: 930 mila euro per il “recupero urbano delle aree degradate” di Rosarno. Come sono stati spesi? Perché l`emergenza annunciata (che si presenta ogni inverno dal 1990) non è stata affrontata?
1) Non tutti sono “clandestini”. Tanti lavoratori hanno il permesso di soggiorno in scadenza, sono stati…licenziati nelle aziende del Nord dove lavoravano fino a ieri e rischiano di perdere i documenti se non trovano un altro contratto entro pochi mesi. Sono le regole disumane della Bossi Fini.
2) Tanti irregolari sono denegati (richiedenti asilo a cui è stato opposto un rifiuto). Molti hanno il permesso di soggiorno, ad esempio uno dei due ragazzi feriti nell`attentato che ha scatenato la rivolta.
3) Dire che gli stranieri portano degrado a Rosarno è assolutamente falso; il degrado è frutto dello strapotere mafioso, prodotto da italiani, contro cui il suo governo non ha fatto nulla e che viene di fatto accettato dagli abitanti locali. Gli africani, invece, si sono ribellati alla mafia nel dicembre 2008 ed hanno collaborato con i carabinieri, portando all`arresto dei loro aguzzini.
4) I migranti irregolari della Piana hanno sempre chiesto di “poter lavorare in condizioni dignitose”. Non vogliono essere “clandestini”: si trovano a non avere documenti per le assurde leggi razziste varate da uno Stato irresponsabile.
5) Molti arrivano al Sud perché sperano di trovare uno Stato meno asfissiante, e di sfuggire al clima da caccia allo straniero creato dalla Lega.
6) Gli stranieri – sia “clandestini” che regolari – sostengono l`economia agricola del Sud. Senza di loro, arance, pomodori ed ortaggi marcirebbero nei campi. I loro salari da fame sono indipendenti dal prezzo di mercato. Braccianti e consumatori pagano una filiera malata, caratterizzata da passaggi parassitari, forme estorsive, presenze mafiose.
7) Qual è la “normalità” che Maroni vuole portare nella Piana, cacciando i “clandestini”? Quella dei morti ammazzati a colpi di kalashnikov dopo una lite per un posteggio? Quella delle autobombe? Quella dei razzi anticarro di provenienza jugoslava trovati in normali appartamenti? Quella dei ragazzini di 14 anni ammazzati con un colpo alla nuca?
Se proseguirà l`azione criminale della Lega, la rivolta di Rosarno si estenderà rapidamente al Nord.
Milioni di lavoratori stranieri – che sostengono la nostra economia, pagano le nostre pensioni, tengono in piedi interi settori produttivi – non ne possono più di essere criminalizzati e sfruttati.
terrelibere.org

Razzismo
Viviana Vivarelli

Le belve leghiste hanno creato il reato di clandestinità aborrito dalla Comunità Europea, quella Comunità a cui ci si appiglia per vendere l’acqua o privatizzare i servizi sociali o per abolire lo statuto del lavoro ma che non esiste più quando si parla di razzismo, di democrazia infranta, evasione liberalizzata, diritti umani violati, spionaggio di Stato, o quando si introducono golpe massonici o rivendicazioni neonaziste con le camicie verdi al posto di quelle brune.
Le belve leghiste, quelle stesse che patteggiano con mafia e camorra e votano per i loro gli amici, marchiano come criminali i poveri disgraziati e respingono verso paesi disumani anche chi ha diritto di asilo, chi fugge dalla crudeltà e dalla guerra di paesi messi al bando dalle Nazioni Unite. Ma con i dittatori di quei paesi B si compiace di mostrarsi condiscendente e servile.
Le belve leghiste hanno sproloquiato sulle ronde inesistenti finalizzate solo all’odio xenofobo ma non hanno alzato parola contro lo sfruttamento disumano di altri esseri umani, non hanno mandato le loro ronde, le  inutili polizie di Maroni, le strane Guardie di Finanza ammanicate col potere quando non comprate di peso dal potere, i loro militari mercenari, sul territorio, nei punti di dolore del territorio,  là dove l’uomo è sfruttato come schiavo, nei capannoni del sud-est evasore e trasgressore, nei cantieri trasgressivi e abusivi,  nelle piantagioni mafiose del sud, Non hanno colpito col maglio della giustizia chi sfruttava, torturava e ammazzava. Anzi il potere ha favorito in ogni modo chi veniva colpito casualmente da indagine nullificando i processi, favorendo l’evasione e la trasgressione, coprendo il furto e l’abuso, indultando le pene, depenalizzando i reati, e infine rimpatriando con premio fiscale i patrimoni illegittimi o criminali che con quegli abusi e quelle angherie erano stati prodotti. Come ultima beffa, si sono resi nuovamente disponibili alla mafia quegli stessi patrimoni che alla mafia erano stati confiscati. E si sono messi nelle cariche alte dello Stato personaggi che con la criminalità organizzata avevano fatto società o affari o che la difendevano in tribunale.
Le belve leghiste e i loro compari non hanno punito nemmeno chi dava fuoco ai barboni o pestava i neri o aggrediva i manovali che non voleva pagare o nascondeva i corpi di quelli che morivano cadendo da una impalcatura.
Ogni atto di questi animali è dettato da mancanza di cuore, avidità, disumanità, attaccamento alla ‘roba’, mancanza di pietà, inciviltà suprema.
E su questo abominio hanno avuto persino la faccia di vantare i diritti di un crocefisso simile alla croce del Ku Klux Klan o alla svastica, hanno agitato inesistenti radici cristiane, là dove le uniche radici che riconoscevano erano quelle di un egoismo barbaro e disordinato.
E per questo egoismo, che è la loro unica bandiera, hanno persino protetto la mafia e si sono alleati con essa, hanno patteggiato con barbari assassini, hanno aiutato la criminalità mafiosa e finanziaria a ripulire i suoi capitali criminosi, hanno sanzionato la morte della Costituzione e la fine dei diritti civili, hanno distrutto i contrappesi e le tutele dello Stato democratico e ora attentato alla morte di una Costituzione che nel loro animo vile non possono che disprezzare.
Guai a coloro che uccidono così uno Stato!
I loro stessi crimini li travolgeranno.
E che un insieme di tali infamità si chiami ‘partito dell’amore’, è una bestemmia vivente!
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Rosarno

Provincia di Reggio Calabria, estremo lembo dello stato, dove i Romani avrebbero scritto ‘hic sunt leones’, là dove in 30 anni non è arrivata nemmeno la fatiscente autostrada Salerno-Reggio Calabria, 16.000 abitanti, in un’area densamente popolata di 190.000 persone, dominata da due famiglia della ‘ndrangheta, i Pesce i Piromalli. Comune sciolto per infiltrazione mafiosa, dove malgrado la densità criminale lo Stato ha pensato bene di non mettere nemmeno un commissariato di polizia.
Berlusconi, intanto che ripianava per la seconda volta le voragini del debito di Messina e sognava il ponte sullo stretto, si rifaceva il lifting dopo la duomata, e mandava 30 alpini a Genova e 20 a Parma, parlando di sicurezza da aumentare aumentando privilegi e immunità, quel leader fatiscente anche lui e in restauro permanente come la Salerno-Reggio Calabria, si deve essere dimenticato totalmente della Calabria e la Lega era troppo affaccendata a urlare di fantomatiche ronde e grandiosi successi di Maroni e di Natale bianco senza neri da ricordarsi che l’Italia è lunga e dimenticata mentre la finta sx dei Loiero e dei Bassolino spartiva e dominava senza un’ombra di autocritica o di questione morale.
Lo Stato? Lo Stato è Arcore o La Certosa. A Rosarno lo Stato non c’è mai stato.
A Rosarno la ricchezza della ‘ndrangheta si basa sullo sfruttamento schiavista di 50.000 braccianti pagati 20 euro al giorno (ma 7 glieli prende il caporale). 50.000 che sono cresciuti negli anni nell’indifferenza dello Stato, mentre i caporioni dei partiti si dividono i denari e le candidature e si litigano a morte per le elezioni e le spartizioni del territorio. 50.000 reietti e dimenticato nella morte civile dello Stato, governi e opposizioni, identici nell’ignavia, nella dimenticanza, nella amoralità di una casta politica ormai fine a stessa.
Rosarno. Dopo anni di dimenticanza, di abbrutimento, di sfruttamento, di abiezione, la rabbia degli esclusi esplode. E Maroni, a quei disgraziati che dormono nel fango, in mezzo ai topi, e sono trattati come bestie da una criminalità indisturbata, a quegli schiavi moderni di una criminalità antica, a queste vittime, il grande Maroni viene a dire: “Con loro troppa tolleranza!”!!!!
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Enrico Fierro

“In Calabria, nella Calabria di Loiero, l’unica “tolleranza” alimentata dall’assenza dello Stato, dall’indifferenza, dallo sfascio della Pubblica Amministrazione e dalle complicità, è nei confronti di chi sfrutta i migranti.
Si è tollerata la riduzione in schiavitù di 50.000 lavoratori stranieri, senza identità e senza diritti, che vagano per l’Italia seguendo il ciclo delle stagioni e dei raccolti. 50.000, una città intera fatta di cartoni infraciditi dall’acqua, di bidoni dove bruciano plastica e carta per riscaldarsi, di cessi colmi di escrementi, di acqua che non c’è per lavarsi. Il ragazzo ivoriano d i20 anni Daiby è morto di freddo. Il 22 dicembre mentre l’Italia battibeccava su White Cristmas. Il Sud d’Italia è costellato da tante Soweto, da tante bidonville della disperazione.
L’agricoltura calabrese è forte solo grazie allo sfruttamento bestiale del lavoro, braccianti dispersi e angariati, non solo neri, 37 nazionalità diverse. 20 euro al giorno meno i 7 euro da dare al caporale. Devolvono vivere loro e salvare dalla morte per fame chi sta a casa.”
Lo Stato lì non c’è. Ci sono i preti di Libera. Si sono i preti della Carità. Ci sono i  volontari di Medici senza frontiere. Ma sono pochi. E i poveri sono un esercito. E lo Stato, il famoso Stato del Partito dell’amore non c’è.
Loiero, schieramento di csx,  imputato per abuso d’ufficio in uno dei tanti filoni dello scandalo dei fondi neri “SISDE” : l’accusa è di aver usato segretarie assunte e stipendiate dal servizio segreto civile per mettere in piedi un ufficio raccomandazioni personali. Tali capi d’accusa decadono nel 2000
Nel novembre 2006 notificato un avviso di garanzia per un suo coinvolgimento in un’indagine sulla sanità in Calabria, condotta dal Pubblico ministero Luigi de Magistris. Vene chiesto il rinvio a giudizio per Loiero ed altri. Nel corso dell’udienza preliminare, davanti al giudice del tribunale di Catanzaro il pubblico ministero d’udienza chiede la sua assoluzione, poi confermata dal giudice.
De Magistris salta. Napolitano lo lascia saltare. La dottoressa Vacca di Rifondazione lo abbatte. Oggi Napolitano dice: “Basta violenze in Calabria!” Le violenze di chi?
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Fabrizio Gatti

I giornalisti veri ci sono ancora. In un memorabile reportage, Fabrizio Gatti de l’Espresso nel 2006 per una settimana si finse migrante e lavorò qui in nero come bracciante (era un lavoro che doveva fare la polizia, ma Rosarno la polizia non esiste). Gatti descrisse una realtà di stranieri sfruttati e umiliati. Rumeni, bulgari, polacchi, ugandesi, nigeriani, senegalesi, malesi, pagati 20 euro al giorno per raccogliere pomodori d’estate o arance d’inverno. Malnutriti e stipate in baracche di cartone e plastica senz’acqua né servizi igienici. Coi caporali pronti a sprangare e rompere braccia e gambe di chi osa protestare.
E poi? Forse che lo Stato attivò i suoi corpi di difesa interna? Poi, non successe niente.
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Lo sport più praticato dai giovani di Rosarno è il pestaggio del nero
Da Il fatto
Qui in terra di Calabria, nell’abbandono dello Stato e col razzismo della Lega che autorizza implicitamente, picchiare un nero è un divertimento a effetto sicuro e garantito e penalità zero.
Rovelli racconta nel suo libro la routine macabra: “Il lunedì mattina, sugli autobus che portano a scuola i ragazzi, si fa il reportage dei rispettivi pestaggi, come motivo di vanto e onore. Si spiegano le tecniche per linciare un nero. Si deve essere in gruppo, ci si apposta nei luoghi strategici, dove i meri sono obbligati a passare…. Tecniche di agguato”.
A nord quando i ragazzi gonfiano l’extracomunitario  o danno fuoco al barbone, i giudici gli danno una tiratina di orecchie e poi via a casa senza nemmeno un giorno di carcere! So’ ragazzi! Un pestaggio lo fanno ogni tanto anche le forze dell’ordine, perfino i Le vittime intanto aumentano.
Ma Maroni dice “Basta tolleranza!” E si riferisce infatti alle vittime.

Il Partito dell’amore e i raccoglitori di arance
Viviana Vivarelli

Qui non c’è nulla che somigli al partito dell’amore e non c’è nulla che ci faccia credere che i principi fondamenti della democrazia e dell’umanità possano salvarsi da violazioni anche peggiori
La corda sta per rompersi
B e la Lega con i loro truci killer mediatici e i loro adepti privi di cervello e sospinti dall’odio non possono credere di perpetrare altri attacchi ai diritti umani
La reazione non si farà attendere
Oggi c’è uno psicolabile e i fatti di Rosarno
Domani la reazione potrebbe essere più diffusa e terribile
Non gioverà loro aver protetto associazioni di criminali assassini, sfuttatori e narcotrafficanti, aver chiuso gli occhi dinanzi a vergogne umane degne dei tempi dello schiavismo,  arrecato dolore e morte a migliaia di esseri umani e tentato la distruzione della Costituzione per gli intollerabili privilegi del più forte
La protezione dei peggiori è ormai la norma in ogni atto di Berlusconi e Bossi
Hanno debilitato le forze di polizia e tentano di nullificare i processi per lasciare liberi e sicuri i violenti e punire i deboli e gli indifesi, hanno portato ad alte cariche personaggi discussi per i loro rapporti con la mafia o addirittura giù condannati in 1° grado per reati che in qualunque paese civile avrebbero estromesso subito dalla politica, violato le più elementari norme di diritto umano sostenendo xenofobia e razzismo, abbassato il livello morale del paese, dando piena autorizzazione ad atti di barbarie respinti come reati dall’intera Europa, messo al potere soggetti pericolosi per l’aggregato sociale per idee antidemocratiche o antiumane, elogiato o premiato i peggiori dello Stato, tentano adesso di riabilitare persino ladri pubblici del passato, condannati e morti in latitanza, hanno votato uno scudo fiscale per evasori e assassini, permettono il segreto di stato su uno spionaggio politico ordito dall’alto contro ogni diritto costituzionale..
L’elenco dei loro crimini è infame e diventa ogni giorno più intollerabile
La reazione non aspetterà

Partito dell’amore’! Ah, già. Berlusconi è uno diversamente sincero.
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Primo Levi

“Se questo e’ un uomo”

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo e’ un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un si’ o per un no.
Considerate se questa e’ una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza piu’ forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo e’ stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

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La follia del nostro tempo
Mariapia Folli scrive per noi:

Più conosco e più capisco, e così aumenta il dolore, la compassione e una indignazione senza limiti.
Indignazione che va dall’alto al basso, con le dovute distinzioni.
In basso, comprendendo che il ragazzino idiota, scimunito e malevolo che mi  ha spruzzato di vernice indelebile la giacca sulla schiena ed è corso via,  non è  intenzionalmente malvagio, ma e’ un mammifero umano senza saperi, senza valori, senza nulla, anzi, con qualcosa di troppo: la disperazione. Quella disperazione lo porta a compiere atti vigliacchi che non danno nessun risultato positivo, e prima o poi comincerà una vita infame e io con lui, poiché questi gesti insensati e folli ci stanno rovinando l’esistenza. O sarà un ribellista  drogato, un po’ dentro un po’ fuori dal carcere, oppure servo, spia, scagnozzo, sempre a ricattare e a essere ricattato. Lui è lì, in quel luogo disumano, né animale della foresta né uomo, solo e guidato dalla sua disperazione.
In alto accade che i tanti grandi e buoni saperi scoperti dagli esseri umani vengano utilizzati intenzionalmente per distruggere lo spirito umano, nato da poche migliaia di anni; circa diecimila, quindi uno spirito quasi neonato rispetto alla vita della nostra specie.
Nessuna specie vivente uccide senza scopo, ma sempre secondo le regole della “selezione del più adatto”, e spesso, alla resa di uno dei combattenti, il vincente si allontana, lasciando in vita il perdente.  Abusare intenzionalmente dei  membri della propria specie per sfruttare, apparire, per spaventare, per ammazzare per il piacere di uccidere: questa è la nostra storia attuale.
Pare che la specie umana sia impazzita.
I dominanti, oggi, con tutti i mezzi scoperti dalla buona scienza-cioè dall’intelligenza che inventa per migliorare la vita umana- possono permettersi brutalità, bestialità, orrori che mai l’uomo aveva commesso con i soli strumenti di cui la Natura l’aveva dotato per la sopravvivenza.
Questa dominanza brutale, folle, feroce fa sì che tutta la famiglia umana stia impazzendo.
L’Italia, sotto l’aspetto psichiatrico e psicologico, ha un vantaggio in questo percorso, e pare che affronti la strada della follia a passi da gigante, quasi volesse migliorare vari record che la nostra specie ha già conseguito nel campo del cosiddetto male.
Marco Rovelli nel primo capitolo del suo libro “Servi. Il paese sommerso dei clandestini al lavoro” scrive della dominanza della cultura mafiosa, che fa dire ai ragazzini, alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?” “il boss”.
Già si osserva che la peste della follia italiana ha  contagiato tanta popolazione e, a volte, la  mia speranza di una guarigione diventa piccola come la fiamma di un cerino. Spero di trovarne almeno una scatola, di questi cerini, nella consapevolezza che basta un  cerino per dare fuoco a un enorme pagliaio.
Se almeno un terzo della popolazione italiana ha un cerino, è possibile che venga presto, subito, una speranza grande dove possa rinascere una vita civile nella nostra casa. Tiriamoci su.
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Servi. Il paese sommerso dei clandestini al lavoro
Marco  Rovelli
Collana: Serie Bianca, Pagine: 224, Prezzo: Euro 15
Primo capitolo, da 1. A Sud, 3. Caccia al nero. Rosarno, Calabria

La sezione è ancora quella del Pci. Uno stanzone con materiale vario accatastato in fondo, vicino alla porta, dall’altro lato un vecchio tavolo, alla sua sinistra una bandiera del Pci, dispiegata, e a destra una televisione. Davanti alla televisione, o meglio sotto, ché la televisione è poggiata su un ripiano a due metri da terra, è seduto un vecchio iscritto al partito. Gli siedo accanto, ai piedi una stufetta elettrica, e lui smette di guardare la tv, ci mettiamo a parlare, e mi racconta di quando il suo maestro se ne andò a Varese: lui aveva quattordici anni, il maestro gli lasciò la forgia, e il compito di provvedere alla clientela contadina della zona, e di fare falci zappe e roncole per tutti.
La casa del popolo di Rosarno è dedicata a Peppe Valarioti, che ne era segretario nel 1980, quando fu ammazzato dalla ’ndrangheta. A cinquanta metri c’è anche una piazza a lui: non lontano un paio d’anni fa hanno ucciso un ucraino che ripartiva per il suo paese con un pulmino, come d’uso i suoi connazionali gli avevano affidato i soldi da portare alle famiglie, i soldi guadagnati nelle campagne raccogliendo arance e mandarini, conviene mandarli con il pulmino perché la commissione della Western Union è più alta e il pulmino i soldi li porta direttamente a casa, ma le voci corrono, e in questa zona sono velocissime, al punto che le cose qui si sanno prima che accadano, così hanno aspettato che facesse buio e che l’ucraino stesse per partire. Dev’essere andata che gli si sono presentati davanti con una pistola e lui ha fatto resistenza, così la pistola ha declinato il suo verbo e lui è caduto al suolo, accanto al nome di Peppe Valarioti, crepato anche lui per una pistola mafiosa, in un ristorante, accanto al suo compagno sindaco Peppino Lavorato, che per festeggiarlo, la notte di Capodanno dopo il suo insediamento, gli avevano regalato una pioggia di fuoco, cinquantanove attentati in una notte, fucili mitragliatori che sparavano contro le serrande dei negozi, contro i vetri del comune, contro i portoni delle case, e poi il botto finale, con Peppe Valarioti, giovane intellettuale, crepatogli in faccia, al tavolo di un ristorante, un’altra pietanza da offrire sull’altare del sacrificio.
“Io ho paura,” mi dice Giuseppe (c’è un’eccedenza di Giuseppi qui, almeno nei nomi la tradizione ancora resta). “Ho paura perché non sono da solo, perché c’è la mia famiglia con me. Un giorno davanti alla sezione hanno appeso delle teste di vitello mozzate, e qui il senso di queste cose ce l’abbiamo chiaro.”
Quando hanno ucciso Valarioti la gente aveva paura anche di pensare. C’erano trecentocinquanta iscritti alla sezione, allora, dopo l’omicidio in questo stanzone erano in quattro. Uno di loro era il vecchio compagno che guarda la televisione, il vecchio compagno che tutti chiamano “Mastro Melo”.
“Avevo quattordici anni,” dice Mastro Melo. “Non un mese in più, non un mese in meno. E oggi a quello di trent’anni, anche di quaranta, lo chiamano ‘’u’ figghiolu’. Ma quale figghiolu, figghiolu ero io a quattordici anni, quello a trent’anni è vecchio! Oggi c’è corruzione. “Non mi piace affatto.”
Rosarno, dove la famiglia Pesce che è la cosca più potente del luogo ha fatto pure l’impianto di condizionamento in chiesa, comincia da qui, dalla casa del popolo Peppe Valarioti, e proprio dietro l’angolo, affacciato su piazza Valarioti, c’è l’ambulatorio di Medici senza frontiere, dove forse era andato a farsi visitare anche l’ucraino ammazzato lì vicino. “Quelli di Msf, prima, stavano nel palazzo dell’Azienda sanitaria locale, ma poi li hanno cacciati. La cittadinanza non li vuole qui,” dicevano. “Hanno paura per l’igiene, le mamme vengono con i bambini e si trovano tutti questi neri, non è igienico, loro hanno paura, giustamente hanno paura.” La paura è reciproca, signora mia. Solo che per i neri è elevata alla milionesima potenza.
Lo sport più praticato dai giovani di Rosarno è la caccia al nero. Dove “nero” non designa un subsahariano, ma indica indistintamente – senza discriminazione – un africano: di pelle scura o chiara è lo stesso. Il lunedì mattina, sugli autobus che portano a scuola, i ragazzi si fanno il reportage dei rispettivi pestaggi, sono motivi di vanto, di onore; a misurare il valore il numero delle croci sul petto. Ci sono tecniche, per linciare un nero. Anzitutto, evidentemente, essere in gruppo. Poi appostarsi nei luoghi strategici, dove sei obbligato a passare se vuoi andare da un punto all’altro del paese. Luoghi come via Carrara, via Roma, via Convento. Su via Convento, per esempio, c’è un muraglione da dove si ha a portata di sasso chiunque passi di sotto. Ma anche sul corso (il corso, nei paesi come Rosarno, non ha un nome: è il corso e basta) – ci sono i presìdi, si aspetta che passi un nero per dargli la caccia. “Appena due mattine fa,” dice Antonino (ha i capelli alle spalle, un maglione colorato, un giubbotto di pelle scamosciato – “Pure io quando cammino, mi sento dire ‘drogato, frocio, come sei combinato…’”), “un ragazzino maghrebino correva, terrorizzato, lo rincorrevano in tre, con delle verghe in mano, l’ho fatto salire in macchina e l’ho portato via. E lo stesso ha fatto qualche tempo prima Giuseppe con un ragazzo algerino, a inseguirlo erano dei ragazzi più giovani di lui, avranno avuto dodici o tredici anni.”
“Io, quando li vedo passare, mi metto sul ciglio della strada, e lancio un sasso in aria, un bel sasso grosso, così gli faccio vedere che non ho paura, che sono pronto a reagire.” Così mi dice Michael James, liberiano, quello che ho incontrato all’ex zuccherificio di Rignano, vicino a Foggia, dove raccoglieva i pomodori, e che incontro di nuovo all’ex cartiera di via Spinoza, un posto che il miglior scenografo hollywoodiano saprebbe difficilmente restituire in tutto il suo scenario apocalittico, entri e ti trovi in mezzo a una cortina di fumo, e l’abbaglio di fuochi in mezzo a questo lucore tagliato da fasci di luce che entrano dalle feritoie del tetto coperte da plastica gialla ondulata, come se fosse una cattedrale della desolazione, questa è la vera, realissima waste land che nessuno spettacolo illumina, fuochi per cucinare accanto alle baracche di assi di legno inchiodate, con pareti di cartone e plastica e ancora cartoni a far da tetto, fissati da scarpe, sassi e stivali. Cumuli di terra. Rifiuti. Ethernit. Detriti. Laterizi.
Sul grande muro in fondo al capannone ci sono scritte, e numeri di telefono. Tra le scritte: “Procrastination is a thief of time”, “By Goding King, Prisoner of conscience mess”.
A giugno dell’anno scorso sono entrati nella cartiera, hanno bruciato le baracche, le fiamme sono arrivate fino al tetto. Un’altra volta dei ragazzini, “bad guys”, a detta dei ragazzi della cartiera, sono entrati in macchina nel cortile. “Ve ne dovete andare,” hanno gridato, agitando le pistole, e anche stavolta le pistole hanno declinato il loro verbo ad altezza d’uomo, nessuno però stavolta è caduto sui detriti. E se qualcuno fosse caduto, si sarebbe trattato di un regolamento di conti tra questa gente clandestina, e dunque portatrice di colpa, gente che la propria innocenza deve sempre e solo dimostrarla. Come è successo quando hanno fatto in piazza la festa per la fine del Ramadan, un vero e proprio gesto politico, un gesto forte, una manifestazione d’esistenza. A notte se ne sono andati a gruppetti, per non restare soli, ma qualcuno è stato costretto a fare un tratto di strada da solo, gli pareva che non ci fosse nessuno alle spalle, e invece sono sbucati all’improvviso, loro sì davvero uomini neri, gli si sono parati davanti e gli hanno detto: “Negro di merda devi andartene di qua,” e giù botte, il ragazzo (anche lui un nero di quelli chiari) è rimasto a terra, il viso coperto di sangue, qualcuno ha chiamato la polizia, e la polizia al nero chiaro gli ha detto: “Ma tu che ci facevi in giro a quest’ora?”.
Il terzo giorno d’ospedale, appena ha avuto un po’ di forze per alzarsi dal letto, il ragazzo è scappato. Perché il clandestino, per la legge, è lui.
Mi inoltro nella cartiera, cammino tra le baracche. Luogo di fantasmi. Fantasmi realissimi, però. Che stanno attorno a un fuoco e si cucinano un pezzo di carne. È tarda mattinata, e oggi non si lavora, perché fino a poco fa pioveva. Mi avvicino al fuoco, per scaldarmi. Un ragazzo mi saluta, ci presentiamo. Lui si chiama Charles, è liberiano. È arrivato l’anno scorso con il barcone, non parla ancora italiano. Qui aveva degli amici. I suoi venticinque euro a giornata, a cui vanno sottratti i due e cinquanta da dare all’autista del pulmino, non riesce a guadagnarseli tutti i giorni. A volte sono solo tre giorni in una settimana, a volte cinque. Dice di non volerci tornare in Liberia, in Italia ormai si sta ambientando, ha da lavorare. Finita la raccolta delle arance, tornerà a Castelvolturno, nel Casertano, dove fa base. E dove ogni tanto riesce pure a trovare qualcosa da fare, nella campagna. Il suo amico che sta cuocendo la carne, invece, è togolese, è qui da un anno e mezzo, e anche lui fa base a Castelvolturno.
Esco dal teatro di fantasmi, nel piazzale.
Un ragazzo camerunense mi si avvicina, è disperato perché gli hanno rubato il portafogli e dentro c’era il foglio di via. Non sa di preciso cosa sia, sa solo che è un documento, l’unico peraltro che attesti la sua esistenza qui. Gli dico che non si deve preoccupare se l’ha perso, al limite è meglio così. D’un tratto è felice, il volto risplende di un sorriso, Thank you!. È sollevato, sa che non ha perso un’occasione, un rimpianto non gli sta più sullo stomaco, basta poco per riaprire il tempo…
Poi comincio a spiegare come funzionano le regolarizzazioni, e si forma un capannello. Nessuno sa niente. E tutti mi ringraziano, strano essere ringraziati per informazioni che dovrebbero scontate, e che per loro sono vitali. Poi mi raccontano dei loro problemi: “Siamo in trecento qui, e tutti senza documenti. Ci mandano via con un decreto di espulsione, ma noi non abbiamo soldi, dove andiamo? E poi è assurdo che il comune ci fa docce e bagni, poi il giorno dopo arriva la polizia e ci lascia per strada, o nella migliore delle ipotesi ci prende i soldi dalla tasca.” Un ragazzo nero, lo sguardo teso, si fa largo con la voce e chiede di essere ascoltato. “Mi chiamo Mohamed Bashir,” dice, “vengo dal Niger.”
“Ho bisogno di aiuto.” Parla un po’ in inglese e un po’ in italiano. “Sono un musulmano, sposato a una cristiana. Do you understand what I’m telling you? My foliodivia is here, I can give you right now! Ma se io torno, muoio. Ho trent’anni. I can die anytime, I don’t care, ’cos I’m tired.”
“Mia moglie è morta,” proegue. “Lei mi disse che non poteva sposarmi se non ero cristiano. Io volevo questa donna, e avrei fatto qualsiasi cosa che potesse soddisfarla. Così mi sono convertito. Because of my woman. Hanno avvelenato il cibo: i miei genitori, tutta la mia famiglia, sono stati loro. Hanno avvelenato mia moglie e mio figlio.”
Mi mostra l’orecchio accartocciato – “they beated me” – ed è evidentemente dovuto a una ferita. Ha anche una cicatrice vistosa sul labbro. “Sono venuto via dal Niger lo scorso anno, poi sono stato quattro mesi in Libia. Sono sbarcato a Pozzallo, poi mi hanno portato a Trapani. Lì mi hanno fatto il colloquio per l’asilo. Ma me l’hanno negato. Quando sono uscito da lì sono andato a Palermo, al centro di Biagio Conte. Ho avuto un contatto con un avvocato, ma voleva quattrocento euro per il ricorso, e io non li avevo. Ma io al commissioner che mi faceva il colloquio gli avevo spiegato tutto. Mi aveva anche chiesto se so cos’è la comunione. Yes: the bread is the body of Christ and the wine is the blood of Christ …and the glory of God. Io non posso più essere un musulmano. Io ho chiesto al commissioner di cambiare nome, non più Mohamed Bashir, ma un nome cristiano. Ha rifiutato. I don’t worry, I can die anytime, I give my life to God.”
Telefono subito all’avvocato, la mia amica Alessandra Ballerini, gli espongo il caso. Ed è dura dire a Bashir: “There is nothing you can do”. “Ok, I go back to Niger.” È dura sostenere il suo sguardo che mi oltrepassa e va a infilarsi in un vuoto che solo lui sa. È dura vederlo girarsi e rientrare nel teatro dei fantasmi.
Quando ripassiamo dalla cartiera, nel pomeriggio, Bashir mi saluta. Ma il suo sguardo è spento, l’espressione incupita, cammina a testa bassa.
Prima di scendere a Rosarno avevo telefonato a Michael James, a Rignano, ci eravamo scambiati i numeri, anche perché gli avevo promesso di informarmi a che punto era la sua domanda per lo status di rifugiato. Mi aveva detto che al tempo della mia discesa non ci sarebbe più stato – invece lo trovo dentro la cartiera. Quando mi vede mi si fa incontro con un cinque. “Ma come?” gli dico. “Non dovevi già essere partito?” Lui risponde con un sorriso: “Ho trovato lavoro tutti i giorni quest’anno!”. E chi se l’aspettava. “Ehi che cappellino,” gli dico. È un cappellino da baseball rosso e bianco con una foglia di marijuana sul davanti. “Ma ho smesso di fumare,” dice, “anche le sigarette, guarda qui.” E mi fa vedere un dente, marrone dal fumo. “Eh, il nervoso…” Mi racconta che a Monrovia era un tassista, e che i suoi genitori sono scappati da qualche parte in Ghana ma non sa dove.
Poi racconta che molti suoi amici stanno andando in Spagna, che proprio ieri uno di loro gli ha telefonato, lavora in campagna, come qui, ma guadagna quaranta euro al giorno. E poi molti altri vanno in Inghilterra, e Andama, quello che era con lui a Rignano, è riuscito ad arrivarci, nascosto in un camion, e adesso lavora in una piccola azienda. “Ci vado anch’io,” dice, “appena ho un po’ di soldi per il viaggio.” “Devi avere i soldi anche per pregare,” dice. “Se hai i soldi allora preghi e dici: ‘Grazie Dio!’. Se non li hai, la tua mente non riesce a pregare, e allora dici: ‘Oh Dio perché mi hai punito…’ ”
Quando ci salutiamo, con un abbraccio, fa l’ultima invocazione: “Dio dei documenti!”. Non riesce a pregare Dio, ma invoca un dio che potrebbe salvargli la vita.
Qualche settimana fa nella cartiera c’era anche Philip, un ragazzo ghanese. Me lo racconta Antonino. Al Nord aveva avuto problemi con lo spaccio, mentre qui lavorava nei campi. Stava andando dal padrone a riscuotere la paga, lo accompagnava un amico in macchina. Un trattore esce da una stradina laterale d’improvviso e colpisce l’auto, che resta danneggiata. Che facciamo adesso? Il signore del trattore sembra disponibile, venite cinquanta metri più avanti, lì sulla destra c’è la mia campagna, ci fermiamo e parliamo. Ma all’ingresso del fondo, quello prende un badile e li colpisce sulla testa. L’amico riesce a scappare, Philip resta tramortito a terra, sul bordo della strada, finché una macchina passa e, guardandosi bene dallo scendere per aiutarlo vedendolo tutto sanguinante con uno squarcio sulla testa, chiama la polizia. Un’ambulanza lo porta in ospedale, dove gli danno dei punti di sutura, e insieme la polizia gli consegna il foglio dell’espulsione.
Philip non ha voluto far denuncia, per paura di quello che l’aveva picchiato. Non si sentiva protetto per farlo, né sentiva di avere qualche chance per ottenere giustizia. Del resto la polizia non aveva proceduto nemmeno alla denuncia d’ufficio.
La polizia, agli abitanti della cartiera, si era fatta conoscere nel gennaio 2006 arrivando con le camionette, facendo uscire tutti e disponendoli in fila sul ciglio della strada. Trattati con i guanti, nel senso che tutti i poliziotti avevano i guantini da infermieri, come gli appestati. Quando all’indomani del blitz Antonino era entrato nella cartiera, aveva incontrato chi aveva la macchina spaccata e gli erano state portate via le chiavi, chi diceva che i poliziotti gli avevano preso le borse con dentro telefonino e documenti, chi diceva che gli avevano preso cento euro. Tutto era stato sfondato le baracche dove dormivano, le porte del bagno, un televisore con la parabolica come unica ricchezza, i due piccoli chioschi interni al luogo, e anche le stanze dove si esercitava la prostituzione. Perché questi sono come eserciti di uomini, e come in tutti gli eserciti di uomini non manca mai il battaglione delle donne che vendono piacere.
La cartiera non è l’unico luogo abitato da questi braccianti. Ce ne sono almeno altri cinque. L’ex fabbrica della Rognetta, il ponte dei maghrebini, il ponte dei neri, il casolare della Fabiana, il casolare in collina dei senegalesi. Ci vado con Antonino e Giuseppe, che distribuiscono vestiti.
Se alla cartiera ci sono solo subsahariani, alla Rognetta ci sono anche egiziani, marocchini, tunisini. Mi fermo a parlare con un egiziano di Alessandria che è stato due anni e mezzo a Milano, abitando in un appartamento con molti amici in zona Loreto, facendo il carpentiere. Dopo l’obbligo del cartellino voluto dal decreto Bersani ha avuto grosse difficoltà per lavorare, finché è stato trovato in metropolitana, dove oltre alla multa gli hanno dato il foglio di via. Così ha deciso di scendere. Solo che se lavorando tanto a Milano, con il padrone che aveva, riusciva a guadagnare anche centoventi euro al giorno, adesso non supera i venticinque. E in Egitto ha una moglie e due figli da mantenere.
Alla Fabiana c’è un casolare isolato dove ci stanno dei regolari. Lui si chiama Michael, è del Burkina Faso dove ha moglie e tre figli, e quando gli nomino Marcella della Campagna Tre Titoli si stupisce: “Come fai a conoscerla?”. Poi condividiamo anche un altro nome – onorato non solo dai burkinabé: quello del presidente Thomas Sankara, rivoluzionario e martire.
Ci sono quelli più fortunati che stanno in affitto, per la maggior parte dell’Europa dell’Est, otto persone per stanza, anche cento euro a persona. Una manna per i padroni di casa di qui, dove gli affitti sono molto bassi. Gli europei dell’Est tendono spesso a risiedere sul territorio per tutto l’anno, un po’ meno i maghrebini: negli ultimi anni sono rimasti in meno ad abitare in queste zone, e qualcuno dice che dietro al decremento c’è la mano della ’ndrangheta. Si tratta di due tipi di migrazioni differenti, del resto: la maggior parte degli europei dell’Est viene con la famiglia, le donne cercano posto come badante, ma lavorano anche nella raccolta (non solo le arance, ma anche le fragole nelle serre di Lamezia, o le cipolle a Tropea); i maghrebini invece – le cui case si riempiono a rotazione, per far festa con tè alla menta, violino e tamburello – sono giovani soli. I subsahariani, poi, sono legati al circuito della stagionalità, e arrivano a Rosarno tra ottobre e novembre. Come Michael, come Charles.
Rosarno veniva chiamata “Americanicchia”, una volta, quando i braccianti della Jonica ci andavano a lavorare, e i grandi commercianti amalfitani e napoletani aprivano negozi, empori. Oggi la ’ndrangheta si è mangiata tutto, si sta comprando le terre stabilendo i prezzi con minacce e intimidazioni, il mercato delle arance e dei mandarini è in mano a un oligopolio criminale, le cooperative dei produttori a cui i singoli agricoltori devono rivolgersi sono legate alle mafie, e sono loro a gestire il denaro dell’integrazione dell’Unione europea, il cui sostegno non era indirizzato alle strutture o alla qualità del prodotto, ma al prezzo: questo ha favorito truffe organizzate su vasta scala (le cosiddette “arance di carta”). Così, si trovano agrumeti ovunque, a Rosarno, anche laddove dovrebbero esserci gli alvei di fiume, riempiti appositamente per strappare incentivi europei.
Come mi racconta Peppino Lavorato, l’ex sindaco che era al ristorante con Valarioti quando venne ucciso, i nuovi agrari, soppiantando i baroni, sono diventate le cosche, che si sono arricchite con il traffico di droga e di armi, e hanno fatto investimenti in attività immobiliari al Nord sia d’Italia sia d’Europa. Gli investigatori stimano che l’ottanta per cento della cocaina d’Europa arriva dalla Colombia attraverso il porto di Gioia Tauro, insieme a consegne di kalashnikov e uzi, e il commercio è controllato dal centinaio di famiglie delle cosche. I capitali accumulati, poi, vengono reinvestiti. Immobiliare e finanza innanzitutto. Ma anche gli anelli più bassi della catena mafiosa riescono a reinvestire: don Giuseppe Demasi, referente dell’associazione Libera in questa zona, mi racconta, quando lo vado a trovare a Polistena nella sua canonica, che molte persone legate alla ’ndrangheta e che lavorano nell’edilizia si sono spostate al Nord, tra Reggio Emilia e Modena, una zona piena di affiliati. Hanno un piccolo capitale accumulato che reinvestono in quel modo, utilizzando manodopera e distribuendo lavoro, e possono farlo in territori dove godono di una sostanziale anonimità.
I migranti sono l’anello debole di questa catena: è anzitutto su di loro che si riversa la crisi generalizzata prodotta sul territorio dall’egemonia criminale (che ovviamente non esita a usarli al gradino più basso della catena, per spaccio o prostituzione). Un latifondista ha raccontato a don Giuseppe che la ’ndrangheta stabilisce anche la paga giornaliera dei migranti, che impone una sorta di calmiere: “Tu non puoi dare più di questi soldi,” dice all’agricoltore. La crisi generale del settore ha aumentato la concorrenza sul mercato del lavoro per i braccianti immigrati, dell’Est Europa o africani. I subsahariani – i neri più neri – sono quelli che ci hanno rimesso di più, e trovano meno lavoro.
La cifra normale per una giornata di lavoro è di venticinque euro, ma trattandosi di clandestini capita più o meno regolarmente che qualche caporale non paghi. C’è chi fa parte di una squadra in maniera continuativa facendo riferimento a un caporale “compaesano” e – per la maggior parte – c’è chi cerca lavoro giorno per giorno, trovandosi prima dell’alba sulla strada principale di Rosarno, radunandosi per gruppi “etnici”: i maghrebini, i rumeni e i bulgari, i rom (rumeni anche loro, ma a distanza), i subsahariani. Come Michael.
Sono le cinque di mattina, sul lungoviale.
Davanti all’International Phone Center c’è un gruppo numeroso di marocchini. Sono quelli che, per la pelle chiara, hanno più facilità a trovare lavoro.
Più avanti un gruppo di Craiova, Romania. Un signore anziano, con un berretto tipico, è in Italia con la moglie da un anno e mezzo: dice che sono in Calabria da tre mesi ma lavorano poco, una giornata a settimana per venticinque euro. Ho già conosciuto diverse persone di Craiova, e sono rom. Gli chiedo se anche lui lo è. Risponde con un sì sottovoce, come se fosse sorpreso di essere stato scoperto, e in quella voce che si abbassa risuona la paura. I suoi connazionali sono a distanza.
Più avanti parlo con un tunisino che è qui da diciassette anni, ed è regolare. Dice con orgoglio di gestire una squadra di sessanta persone. Io do di più degli altri, dice, trentadue euro al giorno. I miei sono solo marocchini, tunisini, algerini – gli altri non mi piacciono. Ma oggi la mia squadra non lavora perché piove, per me va bene, allora vengo a reclutare altri lavoratori.
Incontro anche dei nigeriani, abitano a Napoli e mi chiedono notizie sulle leggi sull’immigrazione, vogliono sapere se una sanatoria la faranno o no. “Macché nuova legge!” gli rispondo. I pulmini arrivano, si sale in fretta e in fretta si riparte. La donna che sta seduta davanti è rumena, ma ha l’accento napoletano. “Che cazzo guardi guaglio’?” Sul parabrezza una busta di pane e il giornale “Business”. Sui sedili di dietro, giovanissimi maghrebini.
Sono clandestini, senza di loro le arance resterebbero sugli alberi. Di loro hanno bisogno i padri nei campi, ma di loro hanno bisogno anche i figli per prenderli a sassate, che nelle loro figure espiatorie trovano il bersaglio ideale della loro cultura modellata dalla mafiosità, che di sacrifici si nutre, come Peppe Valarioti sacrificato su un tavolo di ristorante, quella mafiosità che fa cultura, che sempre più spesso fa rispondere ai ragazzini, alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?” “Il boss” .

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Saviano

Saviano dice che chi racconta che l’arrivo dei migranti sui barconi porta valanghe di criminali, chi racconta che incrementa violenza e degrado, dimentica che le 2 più importanti rivolte spontanee contro le mafie, in 10 anni, in Italia, non sono partite da italiani ma da africani. Sono loro che hanno insegnati agli italiani la dignità dimenticata. La camorra ha ucciso un numero impressionante di italiani. Ma nessuna protesta. Nessun italiano scende in strada. Finché centinaia e centinaia di immigrati occupano le strade e gridano italiani la loro indignazione. Ci sonoo incidenti. Il giorno dopo riparano loro stessi i danni arrecati.
Rosarno è uno di quei paesi del sud in mano alle cosche con un sottosviluppo cronico, ma qui le ‘ndrine, fatturano cifre paragonabili al PIL
La cosca Pesce-Bellocco di Rosarno ricicla il danaro della coca nell’edilizia a Bruxelles, ci mette 30 milioni di € a settimana. Nel dicembre 2008, due lavoratori ivoriani vengono feriti, uno dei due è in gravissime condizioni. La sera stessa, centinaia di migranti si radunano per protestare. I politici intervengono, fanno promesse vane. Ma due giorni dopo il colpevole viene arrestato e il movente è violenza a scopo estorsivo alla comunità degli africani. Prima si era ribellato solo Peppe Valarioti, che in piazza disse: “Non ci piegheremo”, e come vinse le elezioni comunali lo ammazzarono. Nessuno qui si ribella. Solo gli africani lo fanno. E facendolo difendono la cittadinanza per tutti i calabresi, per tutti gli italiani. Difendono il diritto di lavorare e di vivere dignitosamente e difendono il diritto della terra.
L’agricoltura era una risorsa fondamentale che i meccanismi mafiosi hanno lentamente disgregato facendola diventare ambito di speculazioni criminali. Gli africani che si sono rivoltati erano tutti venuti in Italia su barconi. E si sono ribellati tutti, clandestini e regolari. Sulla rivolta di Rosarno dal titolo “Gli africani salveranno Rosarno. E, probabilmente, anche l’Italia” .
Dice Saviano: La popolazione africana ha immesso nel tessuto quotidiano del sud Italia degli anticorpi fondamentali per fronteggiare la mafia, anticorpi che agli italiani sembrano mancare. L’omertà non gli appartiene e neanche la percezione che tutto è sempre stato così e sempre lo sarà. La necessità di aprirsi nuovi spazi di vita non li costringe solo alla sopravvivenza ma anche alla difesa del diritto. E questo è l’inizio per ogni vera battaglia contro le cosche. Per il pubblico internazionale risulta davvero difficile spiegarsi questo generale senso di criminalizzazione verso i migranti. Fatto poi da un paese, l’Italia, che ha esportato mafia in ogni angolo della terra, le cui organizzazioni criminali hanno insegnato al mondo come strutturare organizzazioni militari e politiche mafiose. Che hanno fatto sviluppare il commercio della coca in Sudamerica con i loro investimenti, che hanno messo a punto, con le 5 famiglie mafiose italiane newyorkesi, una sorta di educazione mafiosa all’estero. Oggi, come le indagini dell’FBI e della DEA dimostrano, chiunque voglia fare attività economico-criminali a New York che siano kosovari o giamaicani, georgiani o indiani devono necessariamente mediare con le famiglie italiane, che hanno perso prestigio ma non rispetto. Altro esempio eclatante è Vito Roberto Palazzolo che ha colonizzato persino il Sudafrica rendendolo per anni un posto sicuro per latitanti, come le famiglie italiane sono riuscite a trasformare paesi dell’est in loro colonie d’investimento e come dimostra l’ultimo dossier di Legambiente le mafie italiane usano le sponde africane per intombare rifiuti tossici (in una sola operazione in Costa D’Avorio, dall’Europa, furono scaricati 851 tonnellate di rifiuti tossici). E questo paese dice che gli immigrati portano criminalità?
Se tutti gli immigrati diventano criminali, le bande criminali riusciranno a sentirsi come i loro rappresentanti e non ci sarà documento o arrivo che non sia gestito da loro. La mafia ucraina monopolizza il mercato delle badanti e degli operai edili, i nigeriani della prostituzione e della distribuzione della coca, i bulgari dell’eroina, i furti di auto di romeni e moldavi. Ma questi sono una parte minuscola delle loro comunità e sono allevate dalla criminalità italiana. Nessuna di queste organizzazioni vive senza il consenso e l’alleanza delle mafie italiane. Nessuna di queste organizzazioni vivrebbe una sola ora senza l’alleanza con i gruppi italiani. Avere un atteggiamento di chiusura e criminalizzazione aiuta le organizzazioni mafiose perché si costringe ogni migrante a relazionarsi alle mafie se da loro soltanto dipendono i documenti, le abitazioni, persino gli annunci sui giornali e l’assistenza legale. E non si tratta di interpretare il ruolo delle “anime belle”, come direbbe qualcuno, ma di analizzare come le mafie italiane sfruttino ogni debolezza delle comunità migranti. Meno queste vengono protette dallo Stato, più divengono a loro disposizione. Il paese in cui è bello riconoscersi – insegna Altiero Spinelli padre del pensiero europeo – è quello fatto di comportamenti non di monumenti. Io so che quella parte d’Italia che si è in questi anni comportata capendo e accogliendo, è quella parte che vede nei migranti nuove speranze e nuove forze per cambiare ciò che qui non siamo riusciti a mutare. L’Italia in cui è bello riconoscersi e che porta in se la memoria delle persecuzioni dei propri migranti e non permetterà che questo riaccada sulla propria terra.
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Viviana

Oggi gli immigrati sono scappati o sono stati portati via da Rosarno
Le arance sono rimaste sugli alberi e nessuno le raccoglierà
finché cadranno a marciranno
Chi è lo stolto che aveva detto che era colpa dei neri se le paghe erano calate a 20 euro al giorno meno i 7 per il caporale, rovinando le paghe degli italiani, come se non si sapesse che è sempre la ‘ndrangheta che guadagna sui barconi
Ora i migranti non ci sono più
E nessun italiano si è è offerto a raccogliere le arance
Un intero raccolto è andato perduto
Finché il prossimo anno non arriveranno disgraziati nuovi.
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Lampedusa
Armando Di Napoli

Migliaia di corpi chiusi
nei lager infami di lampedusa
trattati come bestie all’ingrasso
per non essere trasferiti nella miseria
qualcuno tenta di impiccarsi
con lenzuola sporche di apaticita’
altri inghiottendo lamette taglienti
o bulloni sbullonati
che sbudellano le viscere
perle drogate appese
ai ganci di un macello in putrefazione
milioni di anime
di migranti affogati
cavalcano su dorsi
di meduse pronte a distruggere
allevamenti di salmoni e tonni
la miseria spunta in un mare sudato
di una splendente ribellione
come le teste di spighe dorate
e si perde nelle onde marce
di un commercio di esseri umani
senza nessuna regola inghiottito
da ostriche albergate nel cielo
degli abissi di un mare incolore
piovono stelle marine e fulmini maligni
spaccando le vostre teste serrate
da un razzismo ignorante
il miasmo dei vostri
cervelli bruciati trasformati
in concime alimentera’
le terre aride dei vostri infami cuori
nella speranza che
sboccera’ un frammento di vita
imbottito di salsedine e misericordia
l’indulgenza dura un attimo
donandovi l’ultima occasione
prima di essere incatenati
nei cessi dell’inferno…
..
Viviana Vivarelli

Alla sordida opposizione

Ai diversamente concordi
Quelli che hanno fatto del dovere dell’opposizione e della fedeltà ai loro elettori strame e merda per i tacchi pesanti dei malvagi
Come si può assistere con tale inerzia ai diritti umani calpestati ogni giorno?
Come si può vedere le leggi fatte a pezzi, la Costituzione minacciata di morte e la democrazia ormai da burletta, e, malgrado questo, cinguettare coi potenti per la promessa di un posto in Consulta o nel Copasir? Come si può, come ha fatto l’infame Violante, distinguere democrazia e legalità in un paese dove democrazia ormai è morta, sostituita dalla legge fatta dal Male? Come si può pretendere, come fa l’infame Violante, un alto ruolo di tutela della legge e dei giudici e intanto denunciare a B proprio alcuni di quei giudici? E restare al proprio posto nel Pd di Bersani, come specialista della Giustizia? Come può accadere che magistrati ferrei come De Magistris siano cacciati col voto anche della sx e senza la difesa di Napolitano?
Quanto è sporco questo potere che ormai non conosce dx né sx ma pensa solo al vantaggio o al quieto vivere di politici venduti e collusi per un tozzo di pane? Non più politici, non più persone, non più cittadini, ma servi inguardabili la cui persistente fiacchezza svela un disegno di sconfitta e di infamia.
Il Copasir è il comitato di controllo sui servizi segreti, ma B ne ha fatto una delle tante mercedi per i nuovi traditori da Rutelli a Veltroni a D’Alema. Ha sempre un osso pronto per il cane e per il servo. E’ sempre pronto a comprare o ricattare o intimidire quelli che gli dovrebbero fare da freno e contrasto. A Violante ha promesso un seggio alla Corte Costituzionale per cui occorre un ampio consenso del Palamento e il Pdl può darglielo purché rinneghi i suoi elettori e i principi stessi della Costituzione, cosa che a Violante riesce benissimo visto che lo ha fatto altre volte. B riesce benissimo nel suo intento con simili soggetti, venduti prima di nascere, mentre la cosiddetta opposizione diventa ogni giorno più imbelle e Bersani si è già pensionato e se apre bocca lo fa sempre contro il suo alleato non il suo avversario. E ognuno abbocca per la sua parte, nella morte assoluta della coscienza e della faccia, mentre su uno spionaggio di 7 anni sulla privacy di decine di migliaia di cittadini, politici, magistrati, giornalisti…si pone il segreto di Stato! E’ un atto di tradimento al paese che richiederebbe un impeachment come fu per Nixon, ma B ci mette sopra il segreto di stato. Mette il segreto di Stato sui suoi reati!!! Si assolve da solo dell’atto più grave che un leader possa commettere contro la democrazia! E il Pd non fa una piega! Da una parte si rende inaccessibile il reato dei potenti col veto alle intercettazioni come non bastasse il no parlamentare a ogni autorizzazione a procedere e il capestro delle prescrizioni, però si rende legale lo spionaggio sui cittadini! Un solco gigantesco tra chi è sotto la legge e chi si mette sopra! Un delitto che distrugge ogni principio democratico! E il Pd non apre nemmeno bocca! Un atto che in ogni paese civile costerebbe la caduta immediata del potere, per alto tradimento, come costò il Watergate a Nixon dovette dimettersi sotto lo scandalo di aver spiato i democratici usando i servizi. Da noi B fa lo stesso e per 7 anni spia decine di migliaia di cittadini per dossier ricattatori per rafforzare il suo potere politico e a mala pena i media ne parlano, le tv tacciono, l’infame Pd non solleva uno scandalo nazionale. E, mentre i cittadini sono dati in pasto ai golpisti, lo stesso Pd sarà pronto domani a votare il veto delle intercettazioni ai politici o ad abbreviare il tempo di confessione dei mafiosi pentiti o a censurare internet o a chissà quali altre nefandezze. Certo signor Violante, la democrazia è cosa diversa dalla legalità, ma cosa sei pronto a difendere? La democrazia degli italiani o la legalità imposta da Berlusconi?
E D’Alema non è da meno. Come si può pensare di dirigere un organo che ha permesso lo spionaggio di migliaia di cittadini contro ogni regola di democrazia e rinnegare se stessi e le proprie radici così, per un piatto di lenticchie?
E mantenere malgrado questo la stessa posizione dentro il proprio partito?
Come può quel partito restare così cieco e sordo e inerte davanti a un paese così spezzato e vilipeso? Dove gli assassini si chiamano eroi, le puttane diventano ministri, gli assassini possono ripulire patrimoni criminosi e ai ladri dello stato si danno alte cariche? Dove dalle celebrate radici cristiane sale il puzzo della corruzione, del tradimento, della violazione di ogni diritto umano e civile? Dove si svende ormai tutto: dignità come buon senso, umanità come amor patrio, rispetto della vita umana come giustizia. Per una amalgama ormai indistinguibile di marcio che copre tutto e il cui tanfo ci appesta?
Come può dinanzi alle atrocità di Rosarno una opposizione restare così silente?
In questo paese il diritto è morto, la civiltà è morta, la politica è morta. La democrazia è morta. E a ucciderli sono stati tutti costoro.
..
Menene

Sei tu.
Sei tu quell’essere vivo
riconoscibile dai primi suoni labiali?
Sei tu.
Quell’infante che sorride e piange?
Cattive stagioni
Guerre
Miserie e malanni intanto infuriano.
Sei tu.
Sei tu il perseguitato innocente?
Il ricco derubato che non ha piu’ niente?
Sei tu.
L’antico popolo in cerca delle stagioni?
Delusione dei sensi:
ingannati dall’ipocrisia:
da potenti ignobili:
sciacalli tra lupo e volpe.
Sei tu.
Gli occhi grandi?
Gli anni che passano inesorabili?
La speranza e i sogni?
La terra da calpestare?
La penna che cerca la verita’?
Sei tu.
Un mondo nuovo da inventare?
“La Terra e’ arida.
Gli abitanti impotenti.
Spaventati e confusi.
L’erba dei tetti non ha radici.
Il vento d’oriente e dei carabi e’ lontano”.
Sei tu un chicco nel melograno?
Sei tu il vecchio partito rivoluzionario
e poi la Nuova Comune?
Sei tu la faccia stanca:
impenetrabile:
meravigliosa.
Sei tu anche diventando polvere il futuro?
In Chiapas. In una favelas.
Nel Bronx. Ragazzo di strada.
Piccola prostituta.
Dietro una macchina da scrivere.
Cuba: siete voi il domani?
Vecchi e nuovi partigiani.
“Del domani non vi e’ certezza”.
Siete voi.
Siete voi che cantate “immagina un popolo”?
Una vecchia melodia popolare?
Siamo noi la gente stupenda
che percorre strade nuove da esplorare?
Da ieri ad oggi:
siamo noi quel popolo in marcia verso il domani?
Un giorno di maggio:
in un paese troppo normale:
la piazza era piena di gente:
lagrime vere e bandiere rosse al vento:
nessun addio ma un semplice ciao:
un compagno ci salutava.
Ritornerai: ritorneremo:
e saremo milioni.
E intanto:
sei tu.
Sei tu quell’essere vivo
riconoscibile dai primi suoni labiali?

“La cosa piu’ grande che tu possa imparare
e’ amare e lasciarti amare”.
Christian in Moulin Rouge
..
Migranti

Derek Walcott (Premio Nobel per la letteratura nel 1992)

L’onda della marea dei rifugiati, non un semplice passo di oche
selvatiche, gli occhi di carbone nei vagoni merci, le facce smunte, e in particolare lo
sguardo fisso dei bambini emaciati, gli enormi fardelli che traversano i ponti, gli
assali
che cricchiano con un suono di giunture e di ossa, la macchia scura
che passa le frontiere sulle carte geografiche e ne dissolve le forme,
come succede ai corpi dei morti dentro le fosse di calce, o come
fa il pacciame luccicante che si disfa sotto i piedi in autunno
nel fango, mentre il fumo di un cipresso segnala Sachenhausen,
e quelli che non stanno sopra un treno, che non hanno muli o cavalli,
quelli che hanno messo la sedia a dondolo e la macchina per cucire
sul carretto a mano perché da tempo le bestie hanno lasciato
i loro campi al galoppo per tornare alla mitologia del perdono,
alle campane di pietra sui ciottoli della domenica e al cono
della guglia del campanile aranciato che buca le nubi sopra i tigli,
quelli che appoggiano la mano stanca sulla sponda del carro
come sul fianco del mulo,le donne con la faccia di selce e gli zigomi di vetro, con gli
occhi velati di ghiaccio che hanno
il colore degli stagni dove posano le anitre, e per le quali c’è un solo cielo e una sola
stagione nel corso di un anno ed è quando il corvo come un ombrello rotto sbatte le
ali, si sono tutti ridotti alla comune e incredibile lingua
della memoria, e questa gente che non ha una casa e nemmeno
una provincia parla delle fonti limpide e parla delle mele,
e del suono del latte in estate dentro le zangole piene,
e tu da dove vieni, da quale regione, io conosco
quel lago e anche le locande, la birra che si beve,
e quelle sono le montagne dove riponevo la mia fede,
ma adesso sulla carta, che è simile a un mostro, altro non si vede
che una rotta che ci porta verso il Nulla, anche se sul retro c’è la veduta di un posto
che si chiama la Valle del Perdono,
dove il solo governo è quello dell’albero dei pomi e le forze
schierate dell’esercito sono gli striscioni di orzo
all’interno di umili tenute, e questa è la visione
che a poco a poco si restringe dentro le pupille
di chi muore e di chi si abbandona in un fosso,
rigido e con la fronte che diventa fredda come le pietre
che ci hanno bucato le scarpe e grigia come le nuvole
che quando si leva il sole si trasformano subito in cenere
sopra i pioppi e sopra le palme, nell’ingannevole aurora di questo nuovo secolo che è
il vostro.

..
http://masadaweb.org

15 commenti »

  1. Lo sport locale a Rosarno: la caccia ai neri.
    Nella nordisima e cattolicissima città di Varese lo sport è lo stesso
    e cari ragazzi per bene di codesta cittadina uno dei divertimenti è questo.

    Carabinieri zitti, la gente zitta tutto nella norma della italietta berlusconiana.

    Edoardo Dumas

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 9, 2010 @ 2:25 pm | Rispondi

  2. Post aggiunto
    Viviana

    C’e’ un team di “medici senza frontiere”, l’associazione che si occupa di assistenza sanitaria agli extracomunitari, nel campo per immigrati in localita’ “Bosco” a Rosarno. Si tratta di 8 operatori, tra cui alcuni medici, che stanno verificando la situazione sanitaria della struttura, di cui proprio in queste ore si sta predisponendo lo sgombro. “Siamo qui – spiega l’addetto stampa Giorgio Contessi – nell’ambito di un progetto di assistenza ai lavoratori stagionali. Nel mese di dicembre abbiamo distribuito kit di medicinali e vestiario fra gli ospiti della struttura. Siamo pronti a fornire l’assistenza necessaria per quanti ne avessero bisogno”. Intanto stanno per partire i primi tre bus di immigrati che hanno deciso di lasciare spontaneamente l’ex oleificio tra Rosarno e Gioia Tauro in cui si erano raccolti in almeno 500 per prestare la loro opera negli agrumeti e negli oliveti della zona. (AGI) Adv/Zeb

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 9, 2010 @ 2:41 pm | Rispondi

  3. Post aggiunto
    Viviana

    “La reazione violenta degli immigrati di giovedì sera a Rosarno è stata provocata da una voce diffusa tra di loro secondo cui quattro loro connazionali erano stati uccisi”. Lo ha detto, parlando con i giornalisti, il referente di Libera della Piana di Gioia Tauro, don Pino Demasi, che sta collaborando alle operazioni di sgombero della struttura di ricovero dell’ex Opera Sila. “La voce che si era sparsa – ha detto don Pino – ha scatenato il panico tra gli immigrati e una reazione consequenziale. Non so dire chi e perché abbia sparso questa voce. Fatto sta che da lì si è scatenato l’inferno”. Secondo don Pino “adesso l’unica cosa che gli immigrati possono fare è andarsene. A Rosarno, ormai, c’é una situazione tesa che determina per loro un pericolo concreto. Ed è triste perché qui gli immigrati hanno anche ricevuto tanta solidarietà e accoglienza. Bisogna ristabilire la calma”.

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 9, 2010 @ 2:43 pm | Rispondi

  4. Ho inciampato da poche settimane nel sito e ne sono rimasta affascinata.
    ottimo lavoro!
    Grazie

    Paola

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 10, 2010 @ 5:58 am | Rispondi

  5. Grazie Viviana!
    é una sorpresa enorme ed un’altrettanto enorme piacere per me ricevere una risposta così articolata ad una semplice iscrizione.
    Complimenti per il tuo sito , che ho conosciuto tramite Alcatraz, mi ha incuriosito il nome, conoscevo la storia della fortezza,e non pensavo di trovare qualcun
    altro che ne potesse trarre ispirazione.
    Non sono una scrittrice ma cercherò di dare il mio contributo attivo.

    Ciao e buona vita!
    Paola

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 10, 2010 @ 9:43 pm | Rispondi

  6. “non per polemizzare, ma è la ’ndrangheta che determina la morte civile delle persone….questo avviene perchè il ruolo di essa è oltremodo importante…cosa si può fare per cambiare questo stato di cose? E’ un discoso lungo, bisognerebbe scrivere un libro per far capire come ciò avviene”
    Gaetano Maruca

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 10, 2010 @ 9:47 pm | Rispondi

  7. Buongiorno Prof. Vivarelli
    Leggo sempre il suo blog che trovo molto interessante e che mi coinvolge
    sugli argomenti “metafisici”, volevo segnalare la vicenda del microscopio
    del Dott. Montanari (http://www.stefanomontanari.net/) che penso sia
    IMPORTANTISSIMA per la salvaguardia della nostra salute, riporto una parte
    del blog di Oliviero Beha..
    Vi prego di leggere da questo link “L’ultimo Natale del famoso
    microscopio”.

    http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&a
    mp;id=1912&Itemid=1

    La situazione, è molto grave per usare un eufemismo.
    5000 euro scarsi raccolti a favore della nanodiagnostics, in molti mesi,
    quasi un anno) sono una cifra ridicola.
    Non trovo altre parole: è RIDICOLO.
    Se non siamo capaci della disciplina necessaria a sviluppare e sostenere
    economicamente un movimento contro la nocività tramite la ricerca (seria)
    non andiamo da nessuna parte.
    Quante volte accidenti, QUANTE volte, abbiamo tutti potuto contare su
    Stefano Montanari e le sue conferenze?
    Centinaia di volte? “solo” decine di volte?…
    Se le polveri di un inceneritore sono state rilevate dentro alle biopsie
    di un tumore, lo si deve a Gatti&Montanari e a nessun altro; si tratta
    di rendersi conto di cosa si sta parlando e di quanto c’è in ballo.
    Forse, amici della Rete no inc, è il momento di ricambiare, o non avremo
    una seconda possibilità: compriamo i libri (e facciamone regalo ai Sindaci
    inadempienti la legge), rinunciamo ad una pizza o un CD mettiamo da parte
    na moneta ogni volta che entriamo sul suo sito… E MANDIAMOGLI 10 EURO,
    20 EURO, 50 EURO. Minimo.
    Non so se ci rendiamo conto, ma tutto il peso economico del laboratorio a
    Modena è sulle spalle dalla famiglia Montanari e basta. Forse è ora di
    darsi una mossa: servono i FATTI non solo le belle idee e la
    consapevolezza di essere nel giusto (sostenendo la strategia zero
    rifiuti).

    Flavio Polacchini

    Mi spiace, nono abbstanza su questa vicenza per scriverne
    Viviana

    Buongiorno Viviana

    Mi ha stupito e disapprovo l’assenza di Grillo in questa vicenda (da lui
    proposta) e che vede la colpa principale “nell’ingenuità” del Dott.
    Montanari nel cercare di essere il più trasparente possibile affidando la
    gestione e la proprietà del microscopio alla onlus Bortolani.
    Rimangono apparentemente oscure le ragioni della scelta della onlus di
    affidare il microscopio all’università di Urbino, ma risulta evidente la
    difficoltà di lottare per il bene della salute pubblica contro gli
    inceneritori la cui nocività è stata ribadita da associazioni mediche e
    specialisti (a Modena hanno raddoppiato quello esistente e il sindaco in una
    trasmissione radiofonica a candidamente affermato “bisogna poi pensare che
    porta soldi”).
    Mi scusi se le rispondo un po’ in ritardo ma in questo week end ho avuto il
    terzo livello di reiki, penso e spero comunque di non importunarla con
    questa mia risposta.

    Cordiali saluti
    Flavio Polacchini

    Come già ti ho detto, non ho seguito la vicenda Montanari, avevo capito che
    fosse stato leso da una decisione della pubblica amministrazione contro cui
    Grillo poteva fare ben poco, ho sentito pareri cos’ contrastanti da farmi
    decidere di non occuparmi della questione, per cui non capisco la tua
    insistenza in proposito. Rivolgiti ad altri blog
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 11, 2010 @ 9:22 am | Rispondi

  8. Cara Viviana mi trovi daccordo,
    vivo in Austria,una sorta di Padania allo stato piu´avanzato,
    dove il razzismo non é palese ma lo respiri nelľ aria,
    dove esiste una sorta di classifica degli stranieri,
    ES:
    albanesi un po´meglio dei pakistani,
    slavi un po´meglio degli albanesi,
    turchi un po´meglio degli slavi,
    italiani un po´meglio dei turchi ecc…
    Eppure si ritengono un paese liberalsocialista!
    Almeno ancora fino alle prossime elezioni,
    in quanto il cosiddetto centro ha giá annunciato
    la futura alleanza con la dx xenofoba(quella del defunto amicone di Bossi jörg Haider per intenderci).
    In previsione delľ apertura del mercato del lavoro
    con slovacchia cechia polonia ecc..del 2012.
    Insomma gli vai bene se˝stai al tuo posto˝e se rimani negli schemi folcloristici dei soliti stereotipi di italiano tipo,
    ma comunque non avrai mai,come straniero,lo stesso peso di un austriaco.
    Con mia moglie stiamo meditando di tornare in italia,
    ma non vorrei ritrovarmi dalla padella alla brace,
    visto che uno dei motivi che mi hanno convinto a lasciare ľ italia é che essendo mia moglie slovacca pur essendo diplomata e avendo lavorato in universitá come segretaria nel suo paese,
    nel nostro,dopo essere stata sfruttata da una famiglia benestante di Verona(calabrese lei,napoletano lui)entrambi dirigenti della farmaceutica Glaxo ben nota per diversi scandali
    legati al settore ma prontamente messi a tacere dalla nostra stampa,cosí come la tissenkrupp che qua é un`azienda florida e immacolata(nessuno qui ha neanche per sentito dire saputo quello che é successo a Torino).
    Bé,mia moglie pur essendo sposati,nella ricca provincia di Pavia ha ricevuto solo proposte come badante,donna delle pulizie,baby sitter il tutto ovviamente in nero,sai,in Italia se sei americano,inglese o francese sei straniero, se arrivi da altri paesi sei extracomunitario!
    Comunque vorrei davvero tornare almeno per contribuire di persona a cacciare la nostra attuale classe dirigente.
    CIAO

    Donato. Vienna

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 11, 2010 @ 8:35 pm | Rispondi

  9. Caro Donato
    a Pavia ci ho vissuto 7 anni e sono stati 7 anni di depressione, gran brutta gente, trattavano da extracomunitaria anche me che parlo fiorentino e sono nata a Bologna.
    Alle elezioni del 2009 il Pdl ha preso il 35,2%, la Lega nord il 10,2.
    Molto meglio Milano, ma anche Milano mi dicono è peggiorata.
    Negli ultimi tempi il luogo più vivibile mi è sembrato Londra.L’Italia purtroppo st afacendo dei grossi passi indietro
    Non posso che fare molti cari auguri a te e a tua moglie
    sperando in un’Europa migliore ma soprattutto in un’Italia migliore.
    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 11, 2010 @ 8:40 pm | Rispondi

  10. SONO D’ACCORDO,CI VUOLE EDUCAZIONE E PREVENZIONE E NON GHETTI…

    Nando

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 12, 2010 @ 10:36 am | Rispondi

  11. Del Turco: segnali e misteri di una classica storia italiana

    ABRUZZO. Lo si è capito da subito che anche questo dell’arresto di Ottaviano Del Turco non sarebbe stato un processo come gli altri. Così come non lo sarà un altro processo come per esempio quello dell’ex sindaco Luciano D’Alfonso.

    E’ un fatto (anche normale per certi versi) che gli arresti di esponenti di spicco della politica attirino maggiormente l’interesse. Ma non è solo per questo che si torna a parlare del caso Del Turco. Basta vedere già nei primi giorni tutte le dichiarazioni che si sono “appoggiate” agli articoli di stampa che parlano di “assoluzione” per capire quali sono gli obiettivi.

    Forse –sempre per cercare di raggiungere una impossibile completezza- è anche opportuno ricordare alcuni altri fatti molto marginali di tutta la storia. Qualche segnale e qualche mistero che non sono stati ancora chiariti. Limitandoci a ricordare quelli immediatamente successivi all’arresto non si può non dimenticare l’inedita sfilata (difficile ricordare precedenti) di uomini politici (parlamentari e senatori) che sfruttando una legge antica che prevede il libero accesso ai rappresentanti parlamentari nelle carceri (per fini ispettivi e di controllo) si sono recati a far visita fin dalle prime ore al carcerato illustre.

    Una situazione che fece discutere e che vanificò di fatto il provvedimento del giudice che, lo ricordiamo, aveva imposto il regime di isolamento.

    L’onorevole Pierluigi Mantini (Pd) è stato il primo.

    Sono poi arrivati Giancarlo Lehner (Pdl) – che nei giorni scorsi ha scritto sul Tempo un articolo dal titolo ’Del Turco oltraggiato e offeso da una giustizia che ama lo spettacolo’- , Renato Farina (Pdl) ex agente “Betulla”, Melania Rizzoli (Pdl), Marcello Pera (Pdl), Lella Golfo, presidente della fondazione Marisa Bellisario, Giuliano Cazzola (Pdl) che in una busta ha consegnato a Del Turco i saluti di Livia Turco (Pd), Pierluigi Bersani (Pd), Renato Brunetta (Pdl) e Margherita Boniver (Pdl). A questi si aggiunsero Legnini e Marini.

    Una lista non completa che avrebbe dovuto sollevare questioni di opportunità ma anche di eventuali conflitti di interessi.

    Sta di fatto che un tale precipitarsi a dare solidarietà senza conoscere nemmeno una carta è continuata per giorni.

    Anche in quei giorni immediatamente dopo il 14 luglio 2008, giorno degli arresti eclatanti, si minacciò la procura di invio degli ispettori, mentre un altro giornale che è tornato sull’argomento in questi giorni rivelò i contenuti del presunto dossier Masciarelli che parlerebbe di un sistema tangentizio nel centro destra.

    IL DOSSIER MASCIARELLI

    Il presunto autore che ha sempre smentito di aver mai scritto un dossier è l’ex presidente Fira, Giancarlo Masciarelli, uomo chiave dei principali scandali abruzzesi ed ideatore del sistema delle cartolarizzazioni al quale si è affidato il governatore di centrodestra, Giovanni Pace, e quello di centrosinistra, Del Turco. Un punto di raccordo, si disse.

    Di Masciarelli si è continuato a parlare perchè nonostante i suoi problemi giudiziari è riuscito ad avere incarichi da ditte private nell’ambito della ricostruzione aquilana, proprio mentre il suo legale, l’ex senatore Carlo Taormina rilasciava dichiarazioni di fuoco su un presunto sistema tangentizio che da decenni si sarebbe sviluppato in Abruzzo e che avrebbe incluso anche le istituzioni, tra cui anche frange della magistratura.

    Tutte dichiarazioni molto pesanti che risultano oscure ai più e che forse nascondono significati e messaggi precisi per pochi.

    In quei giorni qualcuno notò su un quotidiano locale anche la foto di uno stretto congiunto di Del Turco all’ingresso del carcere che sfoggiava una maglietta con simboli che sarebbero riconducibili a quelli massonici. Un caso o un messaggio preciso a qualcuno?

    Fesserie si direbbe.

    Almeno un’altra volta però nelle indagini gli inquirenti sono incappati nella organizzazione “riservata” della massoneria.

    Fu durante la perquisizione di un appartamento a Montesilvano, affittato da un amico di Lamberto Quarta, braccio destro di Del Turco.

    Gli inquirenti seguendo alcuni indagati scoprirono l’appartamento dall’arredamento dimesso, semivuoto, non trovarono molto ma sospettarono che vi si tenessero consessi e riunioni, come confermò una vicina di casa che parlò di un frequente viavai.

    Una delle poche cose che emerse dalle perquisizioni fu un portafogli di un soggetto estraneo all’inchiesta con all’interno alcune tessere della massoneria e tutte le ricevute di pagamento delle iscrizione. Anche questo forse un dettaglio di poco conto…

    Il proprietario aveva poi riferito agli inquirenti di aver frequentato la casa e che probabilmente gli era caduto.

    Non poteva mancare anche una fuga di notizie come nelle migliori tradizioni. Una telefonata avvertì Bucciarelli, segretario di Mazzocca, di imminenti arresti, appena qualche giorno prima.

    Un altro fatto sempre rimasto sullo sfondo e archiviato come insignificante è quello del furto dell’auto di Del Turco mentre era agli arresti domiciliari. I ladri che avevano compiuti anche altri raid nel paese la notte tra il 23 ed il 24 settembre 2008 si introdussero nella casa dell’ex presidente della Regione che disse di non essersi accorto di nulla.

    I ladri però riuscirono a portare via poche cose e le chiavi dell’auto, una Audi A6.

    Il 15 ottobre i carabinieri di Giugliano notarono un’auto nera parcheggiata nel centro del paese campano ma in una strada secondaria vicino un terreno incolto. Era l’auto di Del Turco in un territorio noto per essere l’enclave dei Casalesi. L’auto fu restituita qualche giorno dopo.

    Qualche altro mistero che Del Turco non ha ancora chiarito è la sorta di complotto che continua a citare e a far trapelare ogni volta che prova a spiegare le ragioni del suo arresto.

    LO SCONTRO CON IL PD

    Del Turco che si è scagliato da subito contro il Pd, che non lo ha difeso compatto, ha più volte indicato proprio in quella frangia a lui contraria una serie di interessi che lo avrebbero indicato come il “nemico pubblico numero uno”.

    Qualche volta ha anche indicato con precisione l’identikit che parrebbe riconducibile ad Enrico Paolini, il suo ex in giunta, che poi si scoprì ebbe un ruolo non secondario nel raccontare una parte della verità circa l’attività amministrativa e certe pratiche allora in Regione.

    Paolini, vicino a Pierangeli, imprenditore della sanità privata e acerrimo nemico di Angelini, secondo Del Turco poteva avere qualche interesse ad incastrarlo. Velenosi anche i commenti verso l’altro grande rivale, Luciano D’Alfonso, con il quale non correva buon sangue. Del Turco lo ha accusato più volte commentando le notizie sull’arresto dell’ex sindaco di Pescara.

    L’ex governatore qualche volta si spinge oltre e parla di organizzazione mafiosa (indicandolo però con il termine francese «milieu», forse per addolcirlo un po’), accuse che non sono mai state circostanziate e che inquietano non poco. Falsità oppure risentimento e faida interna al Pd?

    Altre circostanze sono rimaste per ora ancora sullo sfondo quelle che riguardano i «legami diretti» tra Del Turco e la Deutsche Bank che nell’era Del Turco sarebbe stata avvantaggiata non poco in diverse ed eterogenee attività amministrative.

    La procura di Pescara, per esempio, contesta l’affidamento diretto delle cartolarizzazioni all’istituto di credito senza una gara pubblica.

    Una operazione da miliardi di euro gestita dalla Deutsche Bank.

    Sono molti i fatti e le circostanze raccontate da alcuni testimoni che riportano poi ad episodi e circostanze molto vecchie quando Del Turco era Ministro delle finanze mentre in procura sarebbero arrivate anche diverse missive di persone che avrebbero raccontato ulteriori scenari ma per ora è impossibile dire se si tratta di notizie attendibili e se la procura ha avviato accertamenti.

    Un altro fatto “misterioso” fu la scomparsa di un verbale per alcune settimane, altro fatto che avrebbe in qualche modo agevolato Angelini.

    E che dire invece dei dati dei ricoveri pubblicati sul sito della Regione ma in realtà illeggibili e non scaricabili a causa di un errore nel link?

    Le sue verità Del Turco le ha volute lanciare nell’etere e sono state catturate dal web a futura memoria anche se davanti ai giudici l’indagato non ha mai parlato.

    11/01/2010

    http://www.primadanoi.it/notizie/24442-Del-Turco-segnali-e-misteri-di-una-classica-storia-italiana

    ECCO TUTTI I FATTI CONTESTATI DALLA PROCURA :

    http://www.primadanoi.it/notizie/16652-Incidente-probatorio-ecco-tutti-i-fatti-contestati

    bloggher

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 12, 2010 @ 10:37 am | Rispondi

  12. Cara viviana,

    condivido pienamente. Ecco questo secondo me significa sinistra. Ed il tuo articolo lo dimostra senza farsi prendere dalle ideologie e dagli slogan. Qui in meridione ci si fa il culo in quattro per l’agricoltura e l’industria. E’ una situazione generalizzata e molti non lo voglio capire che la mafia non ha mai avvantaggiato le popolazioni locali ma le ha solo sfruttate lasciando miseria e poverta’. Lo straniero ha sempre poi preso il sopravvento.

    Pensa che, in Puglia, le immobiliari italiane stanno vendendo case con il supporto di banche inglesi! (Baclays ecc.) . Questo la dice lunga sui rapporti tra certe regioni, la …… e la finanza internazionale.

    Buon inzio dell’anno. Ciao.

    Sal.

    Potessimo mandare gambe all’aria qualche banca straniera…. ne sarei veramente contento.

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 12, 2010 @ 10:38 am | Rispondi

  13. UN ’’SISTEMA’’ ATTUALE DA ABBATTERE SUBITO, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!!

    Nando

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 12, 2010 @ 10:39 am | Rispondi

  14. il razzismo è un parente stretto dell’ignoranza!
    sarà per quello che il governo stà tramando per distruggere la scuola?
    più ignoranti ci sono, più piccole guerre crescono, più loro si fanno gli affari propri!

    Commento di Il Mandi — gennaio 12, 2010 @ 1:24 pm | Rispondi

  15. buonasera1 In tutto questo “leggere” giusto indubbiamente, ho capito una cosa: siamo alla disperazione e oserei dire alla frutta! Il progresso non ha dato nulla di fatto: stiamo regredendo a passi da gigante! La xenofobia esiste da sempre; i neri, loro malgrado son nati schiavi e se nessuno si darà da fare per ” liberarli! e (parola “orrenda”) “liberalizzarli” si andrà avanti sempre così fino a mangiarci tra di noi Una mamma nera partorisce come una mamma bianca! si genera un bambino nero allo stesso modo come un bianco,un bambino nero mangia, respira quindi ha un cuore come un bambino bianco, ha okki, come un bambino bianco e orecchie come un bambino bianco! Cosa ne sarà di lui domani? Cosa ne farà di noi bianchi domani? Dall’inizio del mondo a oggi cosa è cambiato????NULLA!!!!!!!!!!!!!!!!

    Commento di pina — febbraio 10, 2010 @ 4:23 pm | Rispondi


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