Nuovo Masada

dicembre 27, 2009

MASADA n° 1057. 27-12-2009. Bilanci di fine anno

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 8:04 am

Bilanci su: La mancata ricostruzione de L’Aquila – Il Nucleare – La politica: ci siamo ridotti a due partiti, il Partito dell’Amore (chi ama B) e chi no, il Partito dell’Odio – Valutazioni sul Pd– Analfabetismo italiano – La mafia-– Il viaggio del Papa in USA – La Palestina

Oh. Poterli tirare giù come i birilli al Booling!
Che sia iniziata l’era dei birilli?
Un sondaggio chiedeva se “l’atterramento” di B e del Papa sarebbe avrebbe trovato degli imitatori
L’84% ha risposto di sì
Era un timore o un auspicio?
Chissà se malgrado i trionfalismi di retorica, a qualcuno di loro brucia il sedere!
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Bilancio a l’Aquila
(sunto)

“A L’Aquila va tutto bene”. Non si sente ripetere altro, dal governo e dai media e dai politici e, per riflesso, dalla gente comune.
A Matrix Bertolaso dichiara che la ricostruzione delle case non riguarda la Protezione Civile e sarà gestita dagli enti locali. La buona notizia è che finalmente la Protezione civile rinuncia a far qualcosa dopo mesi di strapotere assoluto, dall’altro la parvenza di un “ritorno alla democrazia” e di (ri)legittimazione degli enti locali nasconde tutta una serie di aspetti.

–Si ammette che la “ricostruzione vera” non è mai iniziata e basta guardare l’enorme quantità di macerie e detriti (milioni di metri cubi) che dopo 9 mesi è ancora nel centro de L’Aquila.
–Dopo mesi di una strisciante mistificazione secondo cui C.A.S.E e M.A.P sarebbero bastate per tutti gli sfollati, è chiaro il fallimento e si scarica tutto dalla Protezione civile agli enti locali.
–Dopo i tanti spot di B sulla consegna delle C.A.S.E e una volta convinta l’opinione pubblica, complice un’informazione a dir poco parziale, di dichiara che di più non si può fare e si annuncia la ritirata strategica, con buona pace dei tanti ancora in situazioni di fortissimo disagio.
Attualmente, dai dati della Protezione civile emerge che, a 261 giorni dal terremoto:
-13.000 persone risultano alloggiate tra C.A.S.E. e M.A.P.
-Altre 17.500 sono ancora in albergo, lontano da L’Aquila.
-Non sono calcolabili le migliaia riparate presso parenti e amici o rientrate abusivamente nelle proprie case.
La promessa di B che assicurava una casa per tutti entro la fine di novembre è fallita. Ora si promettono C.A.S.E. durature entro il febbraio 2010, da 2700 euro al mq, più del doppio di quanto previsto dalla normativa edilizia antisismica, per la nuova città (new town). Per quanto riguarda i M.A.P. si parla addirittura di Aprile e lo stesso Bertolaso ha riconosciuto la “figuraccia”.
Ma la figura peggiore la fa proprio sui subappalti per le C.A.S.E. totalmente fuori controllo, con ben 132 ditte non in regola, per cui c’era il rischio di bloccare i lavori e Bertolaso ha fatto un’ordinanza per sanare tutto! E in un contesto che in parte già derogava alla normale disciplina sugli appalti. Complimenti alla legalità!
Ovvio che non c’è stato alcun controllo alle spese: le enormi risorse assorbite senza regola alcuna dalla Protezione civile, le spese assai poco chiare per il piano C.A.S.E., i 50 euro al giorno pagati agli alberghi per ogni singolo sfollato, le tendopoli (smantellate definitivamente solo 8 mesi dal sisma), e altre “spese accessorie”. Il tutto sottratto alla vera ricostruzione che non c’è stata.
Disertata anche la promessa di B ai terremotati di una proroga delle tasse, che riguarderà solo pochi, principalmente lavoratori autonomi e aziende con reddito inferiore ai 200.000 €, tagliando fuori tutti gli altri, compresi i cassintegrati, che da gennaio riprenderanno a pagare regolarmente le tasse restituendo inoltre (in 60 rate) il 100% degli arretrati, il tutto in un territorio fortemente compromesso dal punto di vista del lavoro con 20.000 tra cassintegrati, licenziati e lavoratori in mobilità.
E’ sotto accusa anche il modo della ricostruzione, un modello periferico estremamente dispersivo che con i suoi fabbricati in larga parte permanenti sta impattando in modo irreversibile il territorio, non riuscendo peraltro a garantire una sistemazione provvisoria a tutti gli sfollati.
Lo stesso sindaco di L’Aquila Cialente ha ammesso pubblicamente a più riprese di non aver partecipato al processo di individuazione delle aree (successivamente espropriate) in cui costruire le C.A.S.E. e di essere stato messo al corrente solo a cose fatte. Ha deciso tutto Bertolaso. Lo stesso che ora intende andarsene e scaricare ogni responsabilità.
Inoltre troppi lavori sono stati fatti male: infiltrazioni d’acqua, tubature congelate, coperture e tetti volanti, nei nuovi fabbricati a Roio, Coppito, Cese di Preturo, Sant’Elia e persino nel tanto celebrato conservatorio di L’Aquila, appena inaugurato.
Da una parte abbiamo il trionfalismo di ogni singolo proclama di B, dall’altra si tace su ogni aspetto critico, con media disinformanti, che danno il centro di L’Aquila, come risorto, mentre è una città fantasma intoccata con le rovine intatte presidiate dai militari.
Eppure anche domani si dirà che a L’Aquila va tutto bene.

www.epicentrosolidale.org/?p=12283
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Da bellaciao.org
Per l’Abruzzo un gelido Natale di promesse non mantenute
Radisol

Le stelle luminose si accendono e si spengono su quel che resta della casa dello studente. «Non sono un addobbo, sono uno schiaffo per chi passa di qui», dice Antonietta, la zia di Davide Centofanti, morto lì sotto insieme ad altri sette ragazzi. Stelle per ricordare e per chiedere giustizia, Antonietta è andata a cercarle quelle stelle, poi ha chiamato i vigili del fuoco che hanno scavato per cercare quei ragazzi, quei corpi.
Le ha affidate a loro, quelle stelline perché le sistemassero, alimentate dai due lampioni della strada. Fa un freddo cane a l’Aquila, nei giorni che precedono il primo Natale del dopo 6 aprile. Per fortuna non c’è più nessuno in tenda, ma nelle roulotte e nei camper la vita di chi ha accettato la sistemazione autonoma non è facile. E non è facile neppure per chi è sfollato (sono in 4000) a Revisondoli, a Pescasseroli. «Il sistema dei trasporti è andato in tilt in tutto il paese – racconta Stefania Pezzopane, presidente della Provincia – figurati qui dove tante strade sono ancora chiuse, dove ci sono nuovi insediamenti». Vita difficile, ognuno con i suoi problemi. I pendolari, operai, insegnanti, professionisti che ogni giorno fanno su e giù per strade anche impervie e che ora devono anche pagare il ticket sull’autostrada e sono incazzati. I bambini, anche per loro c’è la dose di chilometri giornaliera. Quando è nevicato, il sindaco Cialente ha fatto un’ordinanza di chiusura delle scuole, ma solo per un giorno. «I figli non si sa dove lasciarli. – spiega Stefania Pezzopane – Quando sono state fatte le assegnazioni le nonne, i parenti anziani spesso sono stati mandati in un’altra città ». E allora meglio riaprire subito le scuole, con qualsiasi tempo, per non abbandonare i bambini mentre gli adulti lavorano. Ognuno con le sue tristezze, con il senso di solitudine e di depressione.
Sono in 14.000 ad abitare sulla costa, «sparsi in decine di alberghi, maldistribuiti. – racconta ancora Stefania Pezzopane – volevano rientrare». Poi ci sono stati i ritardi nella consegna delle case e ora trascorreranno il Natale più malinconico. Ma gli aquilani non mollano la loro città. Tristezza e disagi non fermano né la protesta né la volontà di ricostruzione. «Noi chiediamo solo ciò a cui abbiamo diritto, quello che è stato dato ad altri nelle nostre stesse condizioni ». Dignità e diritto come è stato per i marchigiani e per gli umbri. Mercoledì, nella villa comunale sarà il turno dei disoccupati, dei cassaintegrati: hanno scelto un albero secolare del giardino per appendere lì i bigliettini che raccontano la loro condizione. Giovedì 24, vigilia, saranno tutte le categorie, sindacati e confindustria, confartigianato e piccoli imprenditori a ricordare che ancora non c’è il decreto che deve prorogare l’esenzione del pagamento di tasse e arretrati. «Il governo deve smettere – dice Stefania Pezzopane – di dividersi in buoni e cattivi». Perché non è questo il punto ma ciò che va fatto per la rinascita della città. Bertolaso dice di stare tranquilli, che il decreto ci sarà. Ma intanto le tasse si pagano già, le amministrazioni sono obbligate a fare le trattenute dalle buste paga.
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Natale in Abruzzo
abruzzo.indymedia.org

All’Aquila Natale nelle case-container “E la televisione dice che la città rinasce.”
Cristina batte i piedi per il gran freddo. “Nella ’casetta’ del medico non riesco ad entrare. Mio marito Diego è stato operato al menisco, deve fare una visita. Ma nell’ambulatorio potrebbero entrare 5 o 6 persone, non le 50 che hanno occupato ogni cmq. Non resta che aspettare”. Ieri -13, la minima notturna. Oggi si è appena sopra lo zero. “Sarà anche colpa del freddo, ma è davvero difficile non arrabbiarsi. Accendi la tv, leggi certi giornali e tutti dicono che l’Aquila rinasce, che gran parte dei problemi sono risolti. E tu invece sei qui, a battere i piedi mentre aspetti di trovare il tuo medico di famiglia, in questa fila di casette che in realtà sono container, tutti in fila, accanto al vecchio campo dell’Acquasanta, con vista sul cimitero”.
Meglio avere qualcosa da fare, in queste ore. Così non si pensa troppo al Natale che sta arrivando. “Questa estate, quando si moriva dal caldo in tendopoli, avevamo una speranza: a Natale saremo a casa nostra, classificata ’B’. Le lesioni non sono pesanti – pensavamo – e basterà rimettere a posto i pavimenti, sistemare la facciata… E invece solo il 18 dicembre siamo riusciti, come condominio, a presentare la domanda per il finanziamento della ristrutturazione. Dovremo aspettare almeno 2 mesi per avere l’ok. Saremo a casa nostra a Natale, ma in quello dell’anno prossimo. E non voglio pensare alla casa dei miei genitori, che è stata classificata ’E’”.
Il freddo ha però obbligato a un ritorno nell’appartamento, per qualche minuto. “Abbiamo dovuto svuotare le tubature e i termosifoni, per impedire che il gelo li faccia scoppiare”.
Ancora poche ore, prima di quella vigilia che riuniva tutte le famiglie Milani. “Anche quest’anno – dice Cristina – riusciremo a trovarci attorno allo stesso tavolo, ma non nella casa che ci ha visti sempre uniti nell’attesa di Babbo Natale. Grazie a Dio, i titolari dell’hotel Canadian – dove sono ospiti mia mamma e mio papà – hanno organizzato una cena speciale per la vigilia. Papà e mamma hanno invitato la mia famiglia e mia sorella Fabiana con la figlia Maila. Sono davvero speciali, questi “padroni” di albergo. Come quelli dell’hotel dove sono ospite io, alla Compagnia del Viaggiatore, sono aquilani, e fanno di tutto per farci sentire come fossimo a casa. Insomma, cercheremo di fare un po’ di festa. Poi torneranno i pensieri di sempre: il ritorno a casa, la speranza di un lavoro… Difficile avere anche le piccole cose. Come psicologa, con la mia associazione avrei ottenuto un contrattino per lavorare 24 ore in 6 mesi. E per questa “conquista” la conferma ancora non è arrivata. Se ne discuterà ancora a gennaio”.
….Nei giorni scorsi la Regione Trentino ha annunciato la costruzione di un auditorium per la musica all’Aquila, progettato da Renzo Piano. Nel merito, Eugenio Carlomagno e Patrizia Tocci, del comitato “Un centro storico da salvare”, hanno inviato al sindaco Massimo Cialente (e per conoscenza al sottosegretario Guido Bertolaso, al prefetto Franco Gabrielli e alla presidente della Provincia Stefania Pezzopane) una lettera aperta in cui si diceva: “…Abbiamo appreso che verrà realizzato dall’architetto Renzo Piano un auditorium per la musica finanziato dalla Regione Trentino. Ne siamo davvero orgogliosi e felici. Ma non sarebbe opportuno, prima, realizzare un piano complessivo che miri ad una riorganizzazione vera della città? Ci sembra che si stia procedendo a macchia di leopardo, con interventi casuali e spesso non urgenti. Ci sono delle priorità : la sanità, la riorganizzazione di questa città e la ricostruzione rapida delle case e delle attività commerciali. Nell’ospedale civile San Salvatore, i malati si trovano ancora in situazioni d’emergenza, senza le sale operatorie funzionanti, enormemente diminuito il numero dei posti letto. La mancanza di un vero piano traffico è evidente… Esiste ancora un piano regolatore in questa città? Ci appelliamo al consiglio comunale perché riprenda una vera funzione di controllo e di progettualità valutando le vere urgenze e le vere necessità dei nostri cittadini. Ci sembra che il nostro territorio stia diventando una terra di nessuno dove basti avere i finanziamenti per proporre opere necessarie ma non urgenti in questa fase… Più volte abbiamo chiesto che i cittadini venissero coinvolti in questa fase così delicata per il nostro futuro. Per esempio le attività commerciali sono state completamente ignorate da qualsiasi piano di ricostruzione; i problemi degli studenti, che sono stati la maggior risorsa economica di questa città non vengono presi in considerazione…così rischiamo, tra qualche anno, di avere bellissime cattedrali in un deserto”.
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Tasse nel cratere, si organizza la mobilitazione generale
(sunto)

Tutti pronti per la grande mobilitazione contro il provvedimento delle tasse. Cialente scrive a B. Pezzopane invita Tremonti tra le macerie.
Nei giorni scorsi le organizzazioni sindacali e delle imprese di tutti i settori economici hanno incontrato il prefetto Gabrielli e il commissario Bertolaso, ai quali hanno illustrato le pesanti difficoltà e i drammatici problemi che ogni giorno vivono le aziende di qualsiasi comparto, i lavoratori, i pensionati e i cittadini, a causa dei ritardi e delle incertezze del governo nelle azioni di sostegno all’economia e di aiuto al lavoro. In particolare le spinose vicende relative alla sospensione delle tasse, alla necessita’ di finanziare adeguatamente ed attivare la zona franca, a quelle misure di sostegno alle attivita’ produttive che sono state promesse ma delle quali non c’e’ ancora nulla di concreto.
E’ stato dunque annunciato una grande iniziativa di mobilitazione che coinvolgerà l’intera cittadinanza e non si esaurirà in pochi giorni o in iniziative simboliche.
La mobilitazione finirà solo quando il governo avrà ufficialmente e con documenti scritti dato concreta soluzione ai problemi di un territorio devastato dal terremoto, rispondendo con i fatti e non con gli annunci alle richieste per una ripresa dell’economia e del lavoro.
Agguerrita più che mai in questi giorni è anche la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane che ha parlato di «palese braccio di ferro» con il Governo «sui nostri sacrosanti diritti».
Anche ieri mattina è continuato il pressing della Provincia sulla Presidenza del Consiglio dei Ministri «per assicurare ai nostri terremotati gli stessi diritti di altri, visto che non sembra dato così per scontato da un Governo che ogni giorno gioca al ribasso come in un poker al contrario».
La popolazione terremotata dell’Aquila intanto sta già pagando le tasse sulle buste paga di novembre e dicembre, le mensilità più sostanziose per le tredicesime.
«Già questo non doveva accadere», ha detto Pezzopane. «Siamo già fuori dai patti e dai diritti. Sembra quasi che l’agonia di una decisione venga volutamente prolungata per prendere tempo e rosicchiare il più possibile i benefici ai terremotati per far quadrare i conti sgangherati di Tremonti. Vorrei che si smettesse questo malizioso gioco delle parti fra i buoni ed i cattivi del Governo. La linea deve essere una sola, chiara e definitiva. Altrimenti si prende in giro la gente». A breve si tornerà a pagare il bollo auto e i pendolari pagheranno il pedaggio autostradale per viaggiare dagli hotel della costa dove sono in residenza forzata.
Per il pagamento delle tasse fuori dal cratere c’è un vuoto normativo e i commercialisti stanno chiedendo solo chiarezza, non altre proroghe.
Cialente ha ricordato a B che nei primi giorni dopo il sisma, quando si temeva la diaspora di tutti i cittadini, l’attenzione si puntò su 4 aspetti: case, scuole, lavoro e ripresa economica, Università, i punti cardinali della rinascita.
Per il lavoro e la situazione economica, nulla è stato fatto. Anzi si è proposto di trasferire altrove aziende che da mesi e mesi prima del terremoto avrebbero dovuto localizzarsi all’Aquila. Inoltre il Governo ha reintrodotto il pagamento delle tasse e dei tributi. Ci sono poi i problemi della ricostruzione delle abitazioni e la necessità di risolvere le difficoltà insediative degli studenti universitari.

www.primadanoi.it/notizie/24234-Tasse-nel-cratere-si-organizza-la-mobilitazione-generale
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Il Governo ha dichiarato che sta valutando i siti dove sorgeranno le 10 centrali nucleari e gli incentivi che verranno dati agli enti locali affinché li accolgano senza resistenza.

Nucleare: un maledetto imbroglio
Paolo De Gregorio

La “cifra” con cui si parla di questo argomento è quella dell’inganno, delle bugie, delle omissioni. Non si riesce a costringere i paladini del ritorno al nucleare in Italia a conteggiare, nel costo del kilowattora nucleare, i costi di dismissione delle centrali obsolete e i costi di stoccaggio delle scorie, che devono essere sorvegliate per centinaia di anni. I punti deboli, che fanno del nucleare un progetto da scartare (e per di più pericoloso e stupido visto che ci sono energie alternative), sono il fatto che si dipenda da un elemento che non possediamo, l’uranio, che è scarso, i cui costi continuano a lievitare e comunque non ha futuro per esaurimento, e l’antieconomicità che necessariamente viene fuori se si costringono quei gaglioffi che vogliono il nucleare a conteggiare tutti i costi di un piano industriale, che deve comprendere anche quelli di totale dismissione delle centrali obsolete e la messa in sicurezza delle scorie.
A tali costi bisogna aggiungere quelli degli eventuali aiuti statali, comprese quelle agevolazioni che verranno date alle popolazioni dove verranno costruite le nuove centrali, nella forma di riduzione delle tasse, della riduzione del costo di servizi, e tutte le diavolerie che si inventeranno per comprarsi il consenso dei sudditi.
Chiunque vuole opporsi al nucleare deve puntare su questi due punti: DIPENDENZA dall’estero per l’uranio e il suo esaurimento, ANTIECONOMICITA’ se si costringono i dottor Stranamore a fare i conti veri di tutto il processo industriale. Il Referendum è la strada giusta, ma il dibattito non deve puntare sulla emozionalità, né sul fatto di schierare destra e sinistra. La ragione deve spiegare che è un progetto antieconomico, cifre alla mano, ci lascia dipendenti dall’estero come per il gas e il petrolio, è pericoloso, e la microgenerazione, con il fotovoltaicoe l’eolico, diffusa su tutto il territorio, è in grado di fornirci tutta l’energia di cui abbiamo bisogno, basta facilitarne il percorso e non ostacolarlo come si fa oggi.
Un altro progetto “nucleare”, che mi piacerebbe veder fallire, è quello iraniano. Gli USA e Israele sostengono di temere una futura bomba in mano agli iraniani. Naturalmente per questi democratici paesi, armati di bombe atomiche pronte all’uso, gli iraniani non hanno il diritto di temere la superiorità assoluta dei loro nemici dichiarati e non hanno il diritto di cercare un equilibrio nucleare che, come la “guerra fredda” ha dimostrato, è l’unica garanzia per evitare le guerre. Sulla convinzione che gli americani “buoni” non userebbero mai la bomba nucleare, avrei dei meditati dubbi, visto che già ne hanno usato due in Giappone sui civili, e la democraticissima signora Clinton ha sostenuto che l’America “vaporizzerebbe” qualunque paese usi l’atomica contro Israele.
La grande carta politica che l’Iran potrebbe giocare non è quella di avere un piccolo e costosissimo arsenale atomico, che comunque non lo metterebbe al riparo da una devastante rappresaglia, ma quello di chiedere con forza il disarmo nucleare totale, sotto il controllo dell’ONU, offrendo sul tavolo la sua rinuncia al programma atomico, perché il timore di essere minacciati o attaccati da una potenza nucleare vale per tutti, e affermare che è intollerabile un mondo in cui ci sia un gruppo di paesi armati di queste bombe, con cui si esercita un potere reale, e che si voglia impedire ad altri di dotarsi di quelle armi per continuare nella propria supremazia. Ci parrebbe una storica lezione di etica, diretta da un paese islamico alle false democrazie occidentali, che con i loro apparati militari fanno politica e spendono una enormità di denaro.
E sarebbe anche ora che si capisse una cosa elementare, che l’apparato militare americano, con le sue 900 basi nel mondo e la sua totale supremazia di mezzi (atomiche comprese), non ha messo al riparo l’America dal suo declino imperiale. Il mondo economico è diventato multipolare, i successi e le iniziative produttive di paesi immensi come Cina, India, Brasile, Indonesia hanno strappato grandi fette di mercato che non torneranno più in mani occidentali, e la Cina comunista in qualunque momento potrebbe far crollare il valore del dollaro se solo pretendesse di riscuotere i buoni del tesoro americani in suo possesso. I destini del mondo non li hanno decisi gli arsenali nucleari, ma il prepotente ingresso nel mercato di nuovi soggetti che si sono liberati dal colonialismo e dal neocolonialismo delle multinazionali.
Caro ayatollah Kameney, guida suprema dell’Iran, spiazza i falsi democratici occidentali chiedendo il totale disarmo atomico e ferma tu per primo il programma di arricchimento dell’uranio. Per noi, che odiamo le armi atomiche e le centrali ad energia atomica, sarebbe straordinariamente divertente sentire con quali argomenti le potenze nucleari cercherebbero di mantenere i loro arsenali, e comunque sarebbero definitivamente smascherate. Il gioco di Usa ed Israele è quello del gatto con il topo. Infatti, dopo che vi sarete svenati per costruire la bomba, vi attaccheranno e avranno l’alibi per fregarvi il petrolio e nel contempo stanno già finanziando e organizzando l’opposizione interna che trasformerà la repubblica islamica in una provincia della Exxson Mobil.
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Michele
Circa l’antieconomicità del nucleare, pensiamo che stiamo ancora pagando in bolletta la dismissione delle centrali post-referendum dell’”87 ed ancora non si è trovato un sito per lo stoccaggio delle relative scorie.
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Il Partito Unico
Beppe Grillo

E’ caduto il muro delle ideologie. Non più comunisti, socialisti, fascisti. Sono scomparse anche le lotte di classe. E’ rimasta solo la classe unica. Quella che fa il cazzo che le pare e che ha creato il Partito dell’Amore. Non solo nel senso di mignotte e trans, ma anche del Bene contro il Male, del Perdono contro l’Odio. Un partito trasversale, ecumenico, a cui possono aderire tutti i cittadini di Buona Volontà. Soprattutto chi evade le tasse più degli altri. Chi ama lo fa per passione, mai per sè, sempre per il prossimo. Rimette i peccati a chi prova sincero pentimento, si chiami Tartaglia o Maiolo, ma non ai pentiti come Spatuzza. E’ un’incongruenza mafiosa, ma per non finire in galera si possono fare delle piccole eccezioni. Chi ama detesta disturbare l’Anima del popolo con le Brutte Notizie, fargli sapere quello che del resto intuisce già da solo: Crisi, Disoccupazione, Povertà. Il Dizionario del Partito dell’Amore ha eliminato le Brutte Parole, quelle che lo riguardano da vicino: Mafioso, Piduista, Puttaniere, Inciucista, Corruttore. Porta con sé un Dizionario Leggero (il Devoto-Bondi) e si esprime sempre con le stesse semplici parole capite dal Popolo: “Tutto va bene, in caso contrario la colpa è dei comunisti”. Il Partito dell’Amore coopta chiunque voglia partecipare alla ricostruzione del Paese e del suo conto corrente, ama chi lo ama: Violante, Casini, Bersani. “Ama e fa ciò che vuoi!”. Chi l’ha detto? E’ la sintesi del loro Programma: “Ama, chiagni e fotti”. L’ipocrisia è un atteggiamento che non appartiene ai Veri Amanti della democrazia. Hanno i capezzoli di Capezzone, il neurone (l’unico) di Gasparri, la lingua a novanta gradi di Cicchitto, il cuore trafitto di D’Alema, il profilo sereno di Napolitano. La loro idea di politica è il Lodo, una parola dolce che li manda assolti, riverginati. Non sentirete mai parole di violenza da parte dei Veri Amanti, se non verso i violenti, i peccatori di Giustizia, i fomentatori dei morti di fame. I Martiri del partito dell’Amore sono morti latitanti, come Craxi, ma più spesso condannati in vita. Come i cristiani delle origini hanno avuto i loro luoghi di passione, al posto del Colosseo, Regina Coeli e San Vittore. Luoghi Santi dai quali, una volta usciti, li aspetta il Paradiso delle cariche pubbliche, l’elevazione al Cielo dei tangentisti. Se l’apripista Cicciolina amava cum gaudio, questi ci fottono cum summo gaudio. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
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La storia che copia il proprio peggio
Hux ricorda:

E’ in atto una campagna d’odio contro di me, il fascismo e l’Italia.”
Benito Mussolini 1932

Gli ebrei alimentano una campagna di odio internazionale contro il governo. Gli ebrei di tutto il mondo sappiano: questo governo non e’ sospeso nel vuoto, ma rappresenta il popolo tedesco.

Adolf Hitlker 1933

Ho pensato che davvero dobbiamo contrastare tutte queste fabbriche di menzogne, di estremismo e anche di odio

Berlusconi 2009
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Il Partito democratico e l’elogio dalemiano dell’inciucio
Micromega
“Perché ho appena strappato la tessera del Pd”.
Lettera aperta ad Ignazio Marino di Gabriele Zamparini

Caro senatore Ignazio Marino,
Ho appena strappato la tessera del Pd, che avevo preso per sostenere la sua candidatura. Il dissenso con le ultime dichiarazioni di D’Alema non mi consente di restare all’interno del Pd un minuto di più. La classica goccia che fa traboccare il vaso.
Per giustificare la sua linea politica, D’Alema ha ricordato Togliatti e l’art. 7 della Costituzione, che accoglie i Patti Lateranensi di Mussolini nella Costituzione. Basterebbe ricordare le parole di Piero Calamandrei che nel 1947 scrisse che quei Patti “sono in contrasto (anche i ciechi lo vedono) colla costituzione della Repubblica”, e che quella “capitolazione” fu il risultato del “voltafaccia” dei comunisti.
Per prendere le dichiarazioni di D’Alema seriamente si dovrebbe ignorare la storia di questi ultimi 15 anni, una storia tormentata ma che non può essere ignorata. Già nel 2001 l’economista Paolo Sylos Labini scriveva a proposito della Bicamerale (1997-1998) presieduta da D’Alema: “La legittimazione politica scattò automaticamente quando fu varata la Bicamerale: non era possibile combattere B avendolo come partner per riformare, niente meno, che la Costituzione, con l’aggravante che l’agenda fu surrettiziamente allargata includendo la riforma della giustizia, all’inizio non prevista. E la responsabilità dei leader dei Ds è gravissima.”
Qualche giorno fa il britannico Guardian – non un foglio bolscevico, esattamente – scriveva a proposito di B: “i leader mondiali dovrebbero iniziare a prendere le distanze da un uomo come questo”. E tuttavia sarebbe ingeneroso e disonesto addossare la responsabilità politica per le drammatiche condizioni in cui versa oggi l’Italia solamente a B. In questi ultimi, tormentatissimi 15 anni, D’Alema è stato l’alleato principale di Silvio B; dalla (fallita) Bicamerale alla (fallita) scalata alle vette della diplomazia europea, i due nemici inseparabili, di fallimento in fallimento, hanno lasciato dietro di sé solo macerie.
So che all’interno del Pd ci sono moltissime cittadine e cittadini moralmente e intellettualmente onesti, capaci e di buona volontà. Sono convinto che siano la stragrande maggioranza, sia tra gli iscritti che tra i dirigenti. Ma al punto in cui si è arrivati, restare all’interno del Pd significherebbe regalare un’immeritata foglia di fico a chi condivide le pesanti responsabilità politiche per la morte della Repubblica.
Sto leggendo che ci sarebbero forti polemiche per le dichiarazioni di D’Alema e di Latorre. E’ l’eutanasia di un partito che avrebbe voluto essere democratico.
Scriveva Bertrand Russell un secolo fa, “Il nocciolo dell’atteggiamento scientifico sta nel rifiuto di considerare i nostri desideri, gusti e interessi come la chiave per la comprensione del mondo”. Da uomo di scienza, non le sfuggirà l’importanza del metodo scientifico, anche in politica.
Chiudo questa lettera con le parole di Calamandrei.

Alla base della democrazia e del sistema parlamentare sta un principio di lealtà e di buona fede: le discussioni devono servire a difendere le proprie opinioni e a farle prevalere con argomenti scoperti, e i voti devono essere espressione di convinzioni maturate attraverso i pubblici dibattiti. Quando i voti si danno non più per fedeltà alle proprie opinioni, ma per calcoli di corridoio in contrasto colla propria coscienza, il sistema parlamentare degenera in parlamentarismo e la democrazia è in pericolo.
Proprio per questo il voto sull’art. 7 lasciò alla fine, in tutti i sinceri amici della democrazia, un senso di disagio e di mortificazione. L’on. Togliatti, in un articolo dedicato al partito di azione, ha espresso l’opinione che la fondamentale debolezza di questi «ultimi mohicani» consista nella mancanza del «senso delle cose reali, che dovrebbe invece essere ed è la qualità prima di chi vuole impostare e dirigere un’azione politica». Ma quali sono le «cose reali?». Qualcuno pensa che anche certe forze sentimentali e morali, che hanno sempre diretto e sempre dirigeranno gli atti degli uomini migliori, come potrebb’essere la lealtà, la fedeltà a certi principi, la coerenza, il rispetto della parola data e così via, siano «cose reali» di cui il politico deve tener conto se non vuole, a lunga scadenza, ingannarsi nei suoi calcoli.
Potrebbe darsi che i comunisti, quando hanno compiuto con estremo virtuosismo quell’abilissimo esercizio di acrobazia parlamentare che è stato il voto sull’art. 7, non abbiano calcolato abbastanza l’impressione di disorientamento e di delusione ch’esso avrebbe prodotto sulla coscienza del popolo ingenuo, che continua a credere nella democrazia. E non abbiano pensato che anche la delusione e il disgusto sono stati d’animo idonei a produrre nel mondo certe conseguenze pratiche, dei quali il politico, se non vuole andare incontro ad acerbi disinganni, deve tener conto come di «cose reali»
. [aprile 1947]

Il Pd e la tentazione suicida di salvare il Caimano
Giuseppe Giulietti-Articolo 21
Da Micromega

Le menti pensanti, si fa per dire, della dx berlusconiana, hanno ideato uno schema aggiuntivo a quello del partito dell’odio e dell’amore, quello degli Orazi e Curiazi.
“Volete il dialogo? Volete una grande intesa? Volete la pacificazione? Allora dovete cacciare questo o quello e presentarvi soli, quasi come l’agnello da sacrificare, davanti al trono del nostro signore…”.
Così, uno dopo l’altro, nell’elenco delle pecore nere da cacciare dal gregge degli amici e degli alleati del Pd sono finiti: Scalfari, Ezio Mauro, l’intero gruppo Repubblica-Espresso, il Fatto di Padellaro, Travaglio, Furio Colombo, l’Unità, Rai3, Santoro e Annozero, per non parlar della Cgil che è già stata espulsa dai tavoli delle trattative. Come non bastasse Bersani dovrebbe anche rompere con Di Pietro e con la sx radicale e magari prendere il solenne impegno a non fare alleanza con questi signori, in modo tale da non avere possibilità di vincere neppure nel più piccolo comune.
Certo, potrebbero anche i dirigenti Pd preparare una lista simile e “vedere l’effetto che fa”, come cantava Iannacci. Potrebbero metterci dentro qualche direttore di famiglia, qualche giornalista killer, qualche ricettatore di dossier falsi, qualche spione che insegue i giudici per strada, quelli già condannati e quelli che inneggiavano al mafioso Mangano, oppure quei mazzieri che hanno preparato l’agguato al direttore dell’Avvenire Boffo, o alla signora Veronica, oppure al presidente Napolitano, a Gianfranco Fini; per non parlare dei quintali di immondizia riversati sulla Corte Costituzionale e sulla Costituzione medesima.
Come non bastasse, i dirigenti del Pd, sempre con grande sobrietà, potrebbero presentare un elenco di ex iscritti alla P2 con i quali non vogliono trattare oppure indicare i nomi di quei fascisti non pentiti e di quei razzisti xenofobi che tanta parte hanno in questa maggioranza.
A noi le liste di proscrizione non piacciono, ma questa lista avrebbe molto più senso di quella presentata a Bersani e compagni.
Siamo sicuri che a nessuno nel csx verrà più in mente di ripercorrere le rovinose strade del passato, ma se qualcuno conservasse ancora questa tentazione luciferina, dovrà rassegnarsi a perdere i rapporti non con Di Pietro e Scalfari, Santoro e Ezio Mauro, ma con qualche milione di elettori e elettrici.
Dopo averci diviso, ci colpirà, politicamente s’intende, ad uno a uno, e celebrerà il suo trionfo finale realizzando l’antico e mai archiviato progetto gelliano di costruire una repubblica presidenziale a (tele)comando unificato.
Sarà il caso di non dargli una mano…
..
Padre Silvio di Calcutta
Carlo Cornaglia

Il Sire dal suo letto di dolore,
in cura per il duomo di quel matto,
critica l’odio e predica l’amore
con un dire a un caimano non adatto.

Al confronto Teresa di Calcutta,
un simbolo di universal bontà,
passa per una vecchia farabutta
usurpatrice della santità
.

Di questi dì ricordo sol due cose,
l’odio di pochi e l’amor di tanti:
prometto agli uni e agli altri in grande dose
l’impegno di portare tutti quanti

verso un futuro con la Libertà!”
…Libertà di insultare i magistrati,
di dare agli stranieri l’altolà,
di comprar senatori e deputati.

Libertà di fuggire dai processi
confezionando leggi su misura,
di far pagar le tasse solo ai fessi,
di raddoppiar qualunque cubatura
.

Di praticare un tot di corruzione,
di raccontar montagne di bugie,
di fottersi della Costituzione,
di frequentar mafiose compagnie
.

Libertà di insultare la Consulta,
di farsi gioco pure della Chiesa
con moglie in vista ed un’amante occulta,
ma con la croce alla parete appesa
.

Libertà di distruggere la scuola,
la pubblica, non certo la privata,
di mettere ai giornal la museruola,
di dir che Porta a porta è una figata
.

Libertà di mandar la gente in guerra
affermando che va in mission di pace,
libertà di finire sotto terra
soltanto quando a Benedetto piace
.

Libertà di un lavoro da precari
arrivando alla terza settimana,
libertà di far trucchi finanziari
e di morir travolti da una frana.

Libertà di menar gli omosessuali
e di schedare i poveri barboni,
dicendo agli uni che non son normali
e agli altri che non piacciono a Maroni.

Libertà di dir solo e sempre sì
poiché chi dice no è un eversore,
libertà di coprir di merda chi
non concorda con l’Unto del Signore.

Al sentire di tante libertà
mezza Italia gioisce sull’istante,
molto perplessa l’altra mezza sta
ad eccezion di un vecchio mestierante

che, causa di disastri nel passato,
col baffo in resta salta su giulivo:
“Son qui, se per l’inciucio mi hai chiamato,
per fottere il Pd come l’Ulivo!”


L’oscena farsa dell’odio e dell’amore
Giuseppe Giulietti

La nostra memoria, a differenza di quella di Travaglio, è piuttosto traballante, eppure a noi pareva di ricordare, così alla rinfusa, un editto bulgaro del 2002, al quale segui la cacciata di Biagi, Santoro, Luttazzi.
Ancora ci sovviene di una cosa che riguardava un tentativo di corrompere qualche giudice romano per prendersi Repubblica, L’espresso, la Mondadori.
Ancora più indietro nel tempo, dalle parti di Arezzo, fu trovato un piano, forse della P2, nel quale si teorizzava una repubblica presidenziale senza giudici e giornalisti liberi, e con una Rai asservita agli interessi del privato e del governo, l’avranno mica scritto Travaglio e Santoro?
A proposito di odio, chi ha chiesto la testa della Gabanelli, di Santoro, della Dandini, chi ha annunciato la chiusura dei programmi che fanno venire l’ansia al presidente editore? E chi ha deciso di togliere un po’ di pubblicità a Sky per regalarla a se medesimo?
L’elenco potrebbe proseguire per giorni e giorni, questa farsa dell’odio e dell’amore è davvero stucchevole, strumentale, finalizzata a chiudere la bocca o a intimidire quei pochi giornali e giornalisti che non intendono rinunciare al vizio della memoria e che non hanno intenzione di cancellare tutti quei fatti che non corrispondono allo spirito dei tempi.
E’ una rappresentazione oscena nella quale il titolare del conflitto di interessi e il suo servizio d’ordine fingono di essere accerchiati e costretti al silenzio, contestualmente a reti seminunificate distribuiscono sonori ceffoni sulla faccia degli oppositori costretti in spazi politici e mediatici sempre più ridotti.
Lo schema dell’odio e dell’amore è costruito a tavolino, negli studi pubblicitari e imposto attraverso il controllo delle tv attraverso la iterazione dello spot, altrove sarebbe considerato un messaggio debole, sciocco, privo di legami con la realtà politica e fattuale.
La controprova è arrivata dalla ultima puntata di “Anno zero”, che dovrebbe essere premiata come una delle migliori trasmissioni mai prodotte dalla Rai.
Ci riferiamo in particolare alla straordinaria inchiesta condotta da Corrado Formigli in alcune realtà del nord leghista. Senza nulla concedere alla retorica, allo sdegno populista, alla logica della propaganda, Formigli e i suoi collaboratori ci hanno fatto vedere e sentire cosa sia davvero l’odio, il razzismo, la xenofobia, il vero fascismo strisciante che rischia di mettere in ginocchio l’Italia.
Abbiamo sentito parole che dovrebbero far rabbrividire qualsiasi persona pia e timorata di dio, abbiamo respirato l’odio di chi vorrebbe eliminare qualsiasi diversità e non a caso alcuni hanno tentato di scagliarsi contro i giornalisti che ”…debbono farsi i fatti loro,stare zitti…”.
“Baciami il culo, baciami il culo…”, urlava contro Formigli un signore vestito di nero con una spruzzata di verde.
Di questo oggi non si parla, la destra berlusconiana non è restata colpita da queste parole, anzi le vezzeggia perché i voti non puzzano e per prendere i voti l’odio e la paura sono sentimenti da alimentare e da sfruttare con cinismo e sapienza.
No, lo scandalo non è rappresentato dall’estremismo di quei signori che hanno vomitato odio per minuti e minuti, lo scandalo, per lor signori, sarebbe rappresentato dalla sola esistenza della trasmissione che si permette di dare voce e spazio a temi altrove negati, cancellati, nascosti.
I seminatori d’odio sono Santoro, Padellaro, Travaglio, Ezio Mauro, l’unità di Concita De Gregorio, Furio Colombo, la rete non controllabile, chiunque si ostini a raccontare l’Italia del conflitto di interessi, delle leggi ad personam, dei dossier scagliati contro i propri avversari, dei Mangano che diventano i nuovi eroi da mettere sul comodino al posto delle foto di Falcone e Borsellino.
Stanno tentando di trasformare il gesto, ingiustificabile sempre e comunque, di un folle in un pretesto per dare forza e vigore a ben altre follie politiche e costituzionali, le medesime che hanno in mente da decenni.
Sarà bene non distrarsi, neppure il giorno di Natale.
…..
Silvanetta segnala
B salva Pollari&Pompa
Marco Travaglio

Schedare e spiare giornalisti, magistrati e politici di opposizione è fra le attività “indispensabili alle finalità istituzionali” dei servizi segreti, dunque il reato è coperto dalla “speciale causa di giustificazione” che, secondo la legge 124 del 2007, “si applica quando le condotte sono poste in essere nell’esercizio o a causa di compiti istituzionali dei servizi di informazione per la sicurezza” e “indispensabili e proporzionate al conseguimento degli obiettivi dell’operazione non altrimenti perseguibili”.
Insomma l’archivio riservato del Sismi sequestrato il 5 luglio 2006 dalla Digos su mandato della Procura di Milano nell’ufficio segreto di via Nazionale 230 a Roma e gestito dall’analista Pio Pompa, fedelissimo dell’allora direttore Niccolò Pollari, è da ritenersi “autorizzato dal presidente del Consiglio dei ministri”. Il che consente a Pollari e Pompa di rifiutarsi di rispondere al magistrato. Lo ha comunicato lo stesso Silvio B due settimane fa alla Procura di Perugia, che il 27 aprile scorso ha ereditato per competenza da quella di Roma il fascicolo sulle deviazioni del Sismi.

antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2406257&yy=2009&mm=12&dd=23&title=B_salva_pollari_pompa
..
L’amore per la mia terra
Viviana Vivarelli

Hanno perso l’amore per la loro terra.
Lo hanno sostituito con l’amore per il denaro, il potere, gli intrighi, il possesso, la superbia.
Hanno dimenticato che queste cose sono malvagie e uccidono il nostro paese materialmente e moralmente.
Hanno nutrito questo paese di male. Lo hanno riempito di odio, divisione, spartizione, depredazione, come nemici o invasori.
La politica ha fatto questo. La politica oggi è la nemica di questo paese. Non questo o quel partito. Tutta la politica nel suo insieme è marcia ed esala un tanfo intollerabile che corrompe tutto. Non abbiamo più governanti, abbiamo despoti. Non abbiamo più ideologie, abbiamo spartitori collusi. Non difendono più questo paese, difendono se stessi .

E tra l’uno e l’altro ormai non vediamo più differenze.
Quando in un paese tutti complottano per rovinare le istituzioni, distruggere la Costituzione e imbavagliare la magistratura, non c’è più dx o sx, ma solo un orrore senza fine, in cui gli inetti sono responsabili come i despoti.

..
Rosario
Se non lasciamo una speranza, una eredità a chi viene dopo di noi, il mondo (se pur ancora l’avidità umana lo avrà lasciato resistere, se l’uomo non avrà distrutto la natura!) somiglierà fin troppo a quegli scenari da film quali “Total Recal” o Matrix.
Ci stiamo infatti ad essi paurosamente avvicinandoci.
Nulla sembra ostacolare le menti malate che governano il mondo verso l’autodistruzione del pianeta e della società pur di vincere, da parte loro, questa gara a chi comanda, a chi possiede tutto, a chi può disporre di tutto e di tutti a proprio piacimento.
La follia dell’egoismo umano travalica la coscienza degli stessi potenti e li rende ciechi a ciò che stanno “preparando” al mondo: un futuro di NULLA dominante, senza speranza, senza sogni, persino senza vita
.
..
Pandemie, le bufale medianiche che alimentano le multinazionali

L’Emilia Romagna comunica che il 70% dei vaccini comprati per la famigerata influenza suina non sono stati dati a nessuno e verranno buttati via.
Che quantitativo di spreco abbiamo su tutta Italia? E, malgrado questo, il Governo prosegue nella sua campagna acquisti del farmaco.
L’Aviaria fu una bufala.
La suina è una bufala.
Quanto ci costano queste bufale?
Quanto soldi dobbiamo continuare a buttare via per ingrassare le multinazionali con la compiacenza del governo e la collusione dolosa di questi mezzi di informazione di merda?
Perché l’Europa non fa una piega e prende solo provvedimenti a favore delle grandi corporazioni o del grosso sistema finanziario, continuando a ignorare i bisogni e i diritti dei cittadini?
..
Istruzione e cultura
Viviana Vivarelli

Le due vie migliori per far progredire un paese sono istruzione e cultura. Senza queste non abbiamo cittadini informati e consapevoli ma uomini ignari o trascinabili secondo il capriccio del despota di turno. Per questo, qualunque regime, di dx come di sx, come prima cosa deprime sia istruzione che cultura, dequalificando la scuola, umiliando gli insegnanti e distorcendo i media a propaganda e disinformazione. In questa via verso il basso, le varie chiese si sono messe, purtroppo, sempre al primo posto, oggi come ieri, in Italia come nel mondo.
Il grande linguista Tullio De Mauro diceva che il 5% degli italiani è analfabeta, il 32% riesce faticosamente a decifrare uno scritto ma non ne comprende il significato. E da quel che resta dovremmo ancora separare chi riesce a leggere un giornale ma non sa ancora a dare giudizi obiettivi sulla realtà e resta inerte davanti a un articolo economico.
Lo zoccolo duro di analfabetismo parziale o totale copre più di un terzo della popolazione, a quel terzo attingono, appunto, Pdl e Lega, attivando una antidemocrazia congeniale, proprio per l’incapacità fisiologica di questo terzo a capire cosa sia la democrazia.
L’ignoranza della popolazione è la solida base di ogni dittatura.
Poi ci sono gli analfabeti ideologici, quelli che della cultura hanno fatto un uso strumentale senza attingerne la bellezza e il potenziale liberatorio e creativo, i fanatici, i monomaniaci, gli utilitaristi, gli opportunisti, gli integralisti, i bigotti..
B e Alfano sono due esempi di laureati in legge fondamentalmente indifferenti ai valori basici della giurisprudenza, della Costituzione, della democrazia e della dignità.
..
Pia manda:
Lettera di don Giuseppe Diana
“PER AMORE DEL MIO POPOLO” BUON NATALE PER NON DIMENTICARE!

Questo era il documento diffuso a Natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona aversana da don Peppino Diana e dai parroci della forania di Casal di Principe.
Alle 7.30 del 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico, don Giuseppe Diana viene assassinato nella sacrestia della chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe, mentre si accingeva a celebrare la Santa Messa. Due killer lo affrontano con una pistola calibro 7.65. I quattro proiettili vanno tutti a segno, due alla testa, uno in faccia e uno alla mano, Don Peppe muore all’istante. L’omicidio, di puro stampo camorristico, fece scalpore in tutta Italia. Un messaggio di cordoglio venne pronunciato anche da Giovanni Paolo II durante l’Angelus.

“Siamo preoccupati
Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.
Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”.
Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.
La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.
I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.
E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.
La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio.
Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.
Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno.
Dio ci chiama a essere profeti.
-Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);
-Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);
-Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23);
-Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 -Isaia 5)
Coscienti che “il nostro aiuto é nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che é la fonte della nostra Speranza.
NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO
Appello: Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”
Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa.
Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26).
Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”.
..
E’ tempo di bilanci
Rosario Amico Roxas

Il primo bilancio che mi preme, da cattolico del “cattolicesimo dei cattolici”, è su una parte del pontificato di Benedetto XVI, quella che riguarda il viaggio negli USA e la visita al Palazzo di Vetro nell’aprile del 2008, sul quale si è discusso “a caldo” spinti dalle urgenze della comunicazione di massa, ma subito passata nelle cantine del dimenticatoio, perché… è meglio così…!
Discutere del viaggio papale negli USA non è facile, perché che non si può prescindere dagli altri viaggi pontificali.
Il momento centrale è rappresentato dall’intervento all’ONU, che non può essere letto isolandolo dalla lettura degli interventi all’ONU di Paolo VI nel 1965 e di Giovanni Paolo II nel 1979 e nel 1995.
In mezzo alle facili e superficiali manifestazioni di giubilo che stiamo leggendo in tutti i quotidiani, non è possibile analizzare concretamente l’evento; ci troviamo con una platea già condizionata e distratta dal valutare la complessità di tale viaggio e gli interventi che si sono succeduti, che vanno letti tutti, indistintamente, per potere seguire l’itinerario indicato che non risulta sempre coerente.
Non possiamo limitare gli interventi come pensieri espressi da una persona, dal capo della Chiesa cattolica di Roma o dal capo dello Stato Città del Vaticano (v. nota 1), oppure dal professore emerito. E’ la voce della Chiesa che va esaltata, nella continuità di un coerente percorso di incontro con i popoli della terra, tutti rappresentati all’ONU.
La coerenza è mancata, ma ne parleremo quando si saranno calmati i facili entusiasmi, dettati da contingenti motivi di apparenza.
Ciò che emerge rimane la sostanziale differenza che identifica la voce della Chiesa espressa dai pontefici che si sono alternati all’ONU.
Paolo VI ha parlato agli uomini, a tutti gli uomini, inaugurando la Sociologia del Nuovo Umanesimo, sulla scia del Concilio Vaticano II.
Giovanni Paolo II ha parlato ai cuori, stimolando la nobiltà dell’uomo che deve condurre all’interpretazione della giustizia.
Benedetto XVI ha parlato agli intelletti, alla ragione; invitando al dialogo con tutte le culture e le religioni, ma per analizzare gli aspetti che ci dividono e, così, esaltare un primato che condizionerebbe ogni possibile ideale di fratellanza e di umana solidarietà.
Diventa controversa, così, l’immagine stessa del cristianesimo e con l’immagine del cristianesimo anche l’immagine stessa di Cristo: da una parte il Cristo della predicazione, delle Beatitudini, dell’Insegnamento, della Via Crucis, della Persecuzione, delle Fustigazioni e della Croce, dall’altra il Cristo della Resurrezione.
La Resurrezione è una promessa, alla quale possiamo credere per Fede, come incondizionata accettazione al mistero che genera e conclude la vita; non potrà mai essere empiricamente documentata, non potrà mai far parte del bagaglio delle conoscenze umane se non supportata dalla Fede; è l’esaltazione di Cristo-Dio che avvolge di mistero il farsi della storia e il divenire dell’umano pensiero.
Cristo-Uomo è la sola certezza elargita agli uomini, perché donata con quell’Amore che solo Dio sa e può dare. Cristo-Uomo ha voluto raccogliere in sé tutti i mali che possono colpire gli uomini; ha fatto soffrire anche su Madre che ha visto morire il figliolo. Questa partecipazione, intesa come suprema manifestazione d’Amore, fa paura, perchè chiama gli uomini, tutti gli uomini, alla partecipazione collettiva, alla solidarietà, alla com-partecipazione, alla responsabilità individuale e collettiva.
Cristo-Uomo non si può discutere, non si può dibattere, non può diventare metodo storico o fenomeno antropologico; nella semplice chiarezza del Suo insegnamento c’è tutta la potenziale grandezza dell’uomo che viene esaltata lungo le tappe di una Via Crucis lunga quanto il tempo.
Paolo VI e Giovanni Paolo II, davanti ai rappresentanti del pianeta, hanno glorificato “L’imitazione di Cristo” invitando gli uomini, di tutte le razze, di tutte le culture e di tutte le religioni a privilegiare ciò che unisce l’intera umanità, identificando anche il “peccato sociale” che viene commesso nelle discriminazioni, nelle divisioni, nelle aggressioni, nelle guerre.

Nota 1
(Benedetto XVI ha avuto bisogno di presentare le credenziali di Capo di Stato per fermare un procedimento della Corte distrettuale di Harris County (Texas), la quale ritiene che la Chiesa abbia preferito gestire il problema dei preti pedofili restando esclusivamente nell’ambito del diritto canonico (peccato del quale pentirsi per essere assolti), senza coinvolgere le autorità civili (reato che va giudicato e punito secondo le leggi dello Stato nel quale tale reato è stato commesso). Per questo motivo ha indagato, e nel gennaio 2005 ha imputato Joseph Ratzinger, firmatario da cardinale della lettera “crimen sollicitationis”, per sospetta copertura dei casi di abusi da parte di preti negli Stati Uniti con imputazione di «ostruzione alla giustizia».
Tale imputazione è tutt’ora in vigore, ma Ratzinger non può essere processato dopo aver inviato al presidente Bush formale richiesta di immunità in quanto «Capo di Stato in carica», richiesta che è stata accolta.
Evidentemente il dettato di Cristo “Il mio regno non è di questo mondo” naufraga in quello stesso relativismo che il pontefice dice di voler contrastare.
..
Carla manda
Omelia di Natale del Patriarca di Gerusalemme
Il Messaggio del Patriarca Twal, tra sogni destinati all’utopia e suppliche accorate al Bambino di Betlemme

Carissimi,
I nostri sogni di una riconciliazione in Terra Santa sembrano essere un’utopia. Nonostante i lodevoli sforzi da parte di politici e di uomini di buona volontà per trovare una soluzione al conflitto in corso, tutti i tentativi volti a raggiungere la pace, sia da parte palestinese che israeliana, sono falliti. La realtà contraddice i nostri sogni. Ecco alcuni esempi:
I Palestinesi non hanno ancora un proprio Stato, in cui poter vivere in pace e in armonia con i loro vicini di Israele. Si trovano ancora a soffrire per l’occupazione, la difficile situazione economica, la distruzione di numerose abitazioni a Gerusalemme Est e per le divisioni politiche interne. Migliaia di persone che vivono a Gerusalemme, a Gaza o nei Territori Palestinesi, separati dalle loro famiglie, sono in attesa di potersi ricongiungere ai loro cari. Un anno dopo la guerra di Gaza, essa soffre ancora per il blocco economico, per la mancanza di libertà di movimento e per le conseguenze dell’inquinamento dell’acqua dolce e del mare, fatto che mette a repentaglio la salute di 1, 5 milioni di cittadini, il 50% dei quali sono di età inferiore ai 14 anni.
Lo status finale di Gerusalemme è ancora in discussione. Molti sono i cambiamenti in atto nella Città Santa che, tendendo a fare di Gerusalemme una città «esclusiva», minacciano la sua vocazione ad essere città universale per tre religioni e due popoli. Gerusalemme è chiamata infatti ad essere una città in cui i suoi abitanti coesistano pacificamente. Purtroppo, la moschea di Al Aqsa è stata teatro di recenti scontri tra fondamentalisti ebrei- che hanno tentato di invadere Al Haram Al Sharif – e giovani palestinesi che volevano difendere il loro luogo Sacro. L’impatto di questi spiacevoli avvenimenti non deve essere sottovalutato.
Gli Israeliani vivono in una grande paura che impedisce loro di prendere decisioni coraggiose per porre fine al conflitto. Il muro di separazione è l’espressione concreta di questa paura. Abbiamo sperato vivamente che si potesse realizzare il progettato scambio di prigionieri tra Israeliani e Palestinesi, fatto che avrebbe dato speranza ad entrambi i popoli. Siamo molto delusi che ciò non sia potuto accadere.
Mi chiedo, come possiamo celebrare il Natale rendendo «gloria a Dio nel più alto dei cieli»ma senza godere della «pace sulla terra»?
Come possiamo sperimentare la gioia del Natale, vedendo ripetersi il dramma che accompagnò la Nascita storica di Cristo? Cristo non poté avere una casa a Betlemme, e molti dei nostri concittadini sono rimasti ai giorni nostri senza casa a motivo dell’ingiustizia degli uomini.
Come vivere la gioia e la festa, mentre commemoriamo il primo anniversario della guerra e della tragedia di Gaza? L’occupazione della città sta soffocando la libertà di circolazione e il trasporto è ostacolato. Molte famiglie sono costrette a vivere separate.
Chiediamo al Bambino di Betlemme, insieme a tutti bambini senzatetto, abbandonati a se stessi lungo le strade dei campi profughi, che sulla nostra terra si erga «il sole di giustizia», di amore e di vita, per scacciare lo spettro della morte e della distruzione. Possano i nostri figli e i bambini di Gaza gustare il sapore della festa ed avere la gioia di illuminare e decorare l’albero di Natale, simbolo di vita e di speranza di vivere.
Oh, Bambino di Betlemme, siamo stanchi di questa situazione, stanchi di attendere, affaticati dai discorsi e dalle promesse, stanchi di conferenze, di scadenze, di trattative. Oh, Bambino di Betlemme, donaci la Tua pazienza, il Tuo amore e la Tua dolcezza. Noi ti preghiamo, fa che in questo nuovo anno le mani si possano stringere, le intenzioni purificare e i cuori possano amare. Fa che le divisioni possano scomparire, i muri si possano demolire, lasciando il posto a ponti di comprensione e di riconciliazione.
..
http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Sono sempre più ammirato e stupito dall’eccezionale qualità dei contenuti del vs blog.Spero di potervi leggere ancora e sempre..
    Carlo Pontio

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 27, 2009 @ 8:59 am | Rispondi


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