Nuovo Masada

dicembre 27, 2009

MASADA 1058. 27-12-2009. ORWELL 1984

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Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.”

(Remaque di Masada n° 573)
Viviana Vivarelli
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“Da Alice:
Quando io mi servo di una parola —rispose con tono sprezzante Humpty Dumpty— quella parola significa quello che piace a me, né più, né meno”.
”Il problema è – insistè Alice – se lei può dare alle parole significati così differenti”.
”Il problema è —tagliò corto Humpty Dumpty— chi è il padrone?

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Nel 1945 Orwell scrive un libro di protesta contro lo stalinismo russo, “La fattoria degli animali”, fiaba satirica in cui tratteggia una forma di socialismo umano che salva la libertà.
Nel 1948 Orwell pubblica, sempre in chiave antisovietica, ‘1984’, appartenente al filone della narrativa di anticipazione e chiaramente ispirato a ‘Il nuovo mondo’ di Aldous Huxley.

Huxley aveva profetizzato una società del futuro dominata dalla tecnologia, in cui i cittadini nascono in provetta e in cui si mettono al confino gli esemplari che non hanno le caratteristiche volute. Dieci Controllori supremi reggono la Terra.
Oggi abbiamo 5 stati all’ONU con diritto di veto che dettano la storia del mondo.
Quando Orwell scrive ‘1984’ siamo alla metà del 1900. E’ ormai chiaro che il mondo non sarà salvato dall’illusione positivista che ha generato il falso ottimismo tecnologico, né dalla rivoluzione proletaria da cui è emerso l’idra del totalitarismo staliniano. Ed è allora che Orwell produce questa opera cupa e pessimista che immagina un mondo futuro in cui il potere ha realizzato il totale condizionamento del pensiero.
Nel 1954 il testo viene portato sui teleschermi inglesi, producendo forti critiche per il suo carattere terrificante. Ne vengono tratti anche tre film di cui uno di Michael Radford. Ma né il libro né i film sono di facile lettura.

Quando arrivò veramente il 1984, Orwell fu deriso perchè nulla di ciò che aveva predetto sembrava essersi realizzato e si cercò anche di limitare la sua critica al potere assoluto riferendola solo allo stalinismo, ma “1984”’ doveva incidere la storia dell’Occidente oltrepassando l’attacco allo statalismo sovietico e creando riflessioni angosciose in molti intellettuali, come Erich Fromm, che ne colse la potenza profetica sulla dissoluzione della democrazia.
Il fatto è che Orwell aveva stabilito il titolo semplicemente invertendo le ultime due cifre dell’anno in cui scrisse il racconto. Quindi il suo libro non si riferiva a una data esatta, non era una profezia, ma una riflessione su un nostro possibile futuro.

Erich Fromm disse: «Libri come quello di Orwell sono severi moniti, e sarebbe un vero peccato se il lettore si limitasse a vedere pedestremente in 1984 solo una descrizione della barbarie stalinista, e non anche una descrizione della nostra società».

Probabilmente Orwell aveva in mente, oltre al regime di Stalin, anche uno dei più bui e reazionari periodi della storia americana, “il maccartismo”, che si sviluppò tra gli anni ‘50 e ’54 in USA e in cui il senatore repubblicano McCarthy attuò una serie di purghe politiche su intellettuali, attori, scrittori, perseguitati in quanto comunisti, ma ogni regime assoluto, e massimamente gli attuali regimi mediatici, come quello attuale che si sta instaurando oggi in Italia, sembra trovare in questo libro il suo triste preavviso.

Orwell si chiedeva se fosse possibile cristallizzare nel tempo un regime oligarchico politico o amministrativo, caratterizzato dall’accentramento del potere su un ristretto gruppo di persone, o una sola persona circondata da una corte di accoliti, che usa il potere e lo stato a proprio esclusivo vantaggio, asservendo il resto della popolazione. Un sistema che non deve confondersi con l’aristocrazia in cui il potere appartiene ai nobili per nascita ma è piuttosto una plutocrazia, dove governano solo i ricchi o dove un individuo più ricco degli altri riesce a consolidare il proprio potere acquisendo crescenti vantaggi, facendo credere agli altri ricchi che farà anche i loro interessi e plagiando i meno ricchi con strategie psicologiche mediatiche.

Nella società super-accentrata descritta da Orwell, ogni forma di democrazia è scomparsa, non esiste critica né lotta politica, non è permesso il dissenso, non esiste l’informazione. Il partito unico domina la società perché si è impadronito delle menti dei sudditi e ha instaurato un fanatismo psichico.
In questo stato totalitario conta solo il gruppo egemone, che comanda attraverso la figura del Capo, l’uomo-immagine che ha il potere massimo e lo gestisce esclusivamente per sé, eliminando qualunque forma di controllo o freno, mentre a tutti gli altri è rilasciato il compito di servire, ubbidire, produrre beni e combattere le guerre.

Platone nella ‘Repubblica’ aveva creato un’utopia fondata su un inverosimile controllo dei ‘saggi’ sul resto dei cittadini.
Orwell in “1984” scrive un’anti-utopia, o utopia negativa, descrizione di un mondo dove non vorremmo vivere e dove il potere si serve del plagio psicologico con strategie basate sul linguaggio e le induzioni mentali.
“1984” è la storia di ciò che può accadere se si permette a un certo tipo di potere, spregiudicato e amorale, di prendere il potere e di usarlo in modo assolutistico.
Come già aveva fatto già Machiavelli, Orwell spiega cosa possono fare un principe cinico o una oligarchia chiusa e compatta.
Come “Il principe” era stato il manuale d’uso di sovrani astuti e capziosi, così “1984” diventa il manuale del governo totalitario moderno che agisce mediante induzioni psichiche. Da una parte “1984” insegna a comandare, dall’altra, come il Principe di Machiavelli, svela le trame usate dal potere per asservire mentalmente un popolo.

Lo Stato totalitario fa di tutto per controllare i pensieri e le emozioni dei propri sudditi in modo persino più completo di come ne controlla le azioni.”

Orwell immagina un mondo futuro diviso in 3 iperstati: Oceania, Eurasia ed Estasia. Londra fa parte di Oceania ed è sotto la dittatura del SOCING (socialismo inglese), il partito unico guidato dal Grande Fratello.
La popolazione è divisa tra il Partito Interno (2%) che comanda, il Partito Esterno addetto ai servizi (13%) e il prolet (85%) privo di qualsiasi potere.
La teoria politica si occupa solo del condizionamento dei membri del Partito Esterno. Essi si vestono allo stesso modo, hanno lo stesso comportamento, sono portatori dello stesso pensiero, agiscono come una sola persona, dicono le stesse frasi, usano lo stesso linguaggio. Sono un Moloch solo apparentemente molteplice, ma sostanzialmente unitario perché strumentale a un solo individuo, o al potere che sta dietro di lui e si serve di lui come icona mediatica.

Poiché l’unica realtà a cui crediamo è quella mentale, il Partito interno crea una realtà virtuale a cui tutti sono soggiogati.
I membri del Partito Esterno sono continuamente controllati da uno schermo televisivo posto in ogni casa che, mentre manda programmi vari, spia i pensieri dei cittadini per offrirli alla Psicopolizia (Thinkpol), per cui l’incubo di tutti è di commettere lo Psicoreato, o delitto di pensiero (Crimethink).
Ma nello stato di Orwell il più grande reato è pensare liberamente.

La Neolingua (Newspeak) è un sistema linguistico elaborato dai tecnici del Partito, in cui ogni termine assume solo ed esclusivamente il significato che il Socing desidera.
Il Capo dei vincitori e governanti si arroga il diritto di prevaricare gli altri, aumentando i propri privilegi. Un tempo esisteva una casta che aveva privilegi ereditari. Oggi abbiamo una classe economicamente dominante che si arroga tutto il potere e si pone sopra la legge e agisce attraverso un solo individuo che si impone attraverso il culto della personalità.

In Russia era nata una rivoluzione dal basso, che in realtà era stata guidata da pochi borghesi intellettuali che avevano illuso le masse sulla possibilità di un potere esercitato dal proletariato, ovvero dalla base, per il massimo della democrazia. Quel che avvenne poi fu diverso: già Lenin aveva espropriato la volontà dello stato facendola coincidere con la propria; Stalin completò il progetto instaurando una dittatura personale. Il potere non partì dal proletariato per tornare al proletariato, ma si accentrò nel totalitarismo di una sola persona e del suo gruppo di complici, abbagliando le masse con un abnorme culto della personalità.
Appena il potere si cristallizza in una persona o in un gruppo di dirigenti, si fissano immediatamente i privilegi e i vantaggi di pochi con l’esautorazione del potere e dei diritti di tutti gli altri.

Orwell descrive le modalità di un autoritarismo assoluto e noi ci domandiamo quanto oggi questa costruzione visionaria di 60 anni fa ci riguardi direttamente e si stia realizzando oggi in Italia.
Marx aveva detto che, qualora il proletariato avesse fatto l’ultima rivoluzione, la lotta di classe sarebbe sparita con l’estinzione di tutte le classi, ma questo progetto, storicamente e logicamente, si è rivelato impossibile. Le classi hanno la tendenza a riformarsi, e, se non sono classi economiche, saranno livelli gerarchici o piani di comando o luoghi del potere, ma la piramide continua a riformarsi e potrebbe essere combattuta solo da una rivoluzione permanente. La democrazia dal basso è la realizzazione umana più difficile e rischiosa che esista, mentre la spinta tendenziale delle società sembra essere piuttosto verso l’accentramento del potere in mano a pochi capi-branco che annientano, per quanto possono, la volontà di tutti gli altri, per massimare la propria.
Orwell ci mostra che ciò che può accadere più facilmente è che poche persone concentrino il potere su di sé, in un accumulo gigantesco e iniquo, creando strumenti che impediscono di fatto ogni ulteriore rivoluzione dal basso, bloccando l’evoluzione di ogni politica, impedendo persino la formazione di un pensiero e contrastando in ogni modo l’esistenza di una democrazia.

La prima via per combattere l’assolutismo è la libertà di pensiero. Poiché la libertà umana passa attraverso i contenuti mentali, e questi si costruiscono attraverso le parole, le frasi e gli slogan, il primo strumento di un potere assolutistico sarà l’annientamento dalla libertà di pensiero, attraverso il condizionamento mentale di ognuno, così da destrutturare ogni idea autonoma e rendere impossibile ogni critica e dunque ogni opposizione.
Il potere, dunque, comincerà il suo lavoro di annichilimento della volontà partendo dalla destrutturazione delle parole. I segni semantici vengono staccati dal loro significato finché non arrivano a indicare cose opposte. Il caos dei significati si tramuterà istantaneamente in caos morale, coscienziale.
Come nell’esperimento di Pavlov si mostravano a un cane dei cerchi a cui corrispondeva il cibo e delle ellissi a cui corrispondeva una scarica elettrica e poi si cominciava a modificare i cerchi finché l’animale non riusciva più a capire quale fosse il cerchio e quale l’ellisse e impazziva, così si può fare con dei cervelli umani manipolando le parole fino a far coincidere concetti opposti (pace/guerra, amore/odio..) portando i cervelli al caos cognitivo.
Se non conosciamo il significato delle parole che usiamo, se siamo disposti a credere a paradossi semantici, la nostra mente andrà in blocco, e ci sarà impossibile crearci una struttura sociale, etica, ideale, politica.
Ci sarà tolto lo strumento primaria per ogni formazione umana: un pensiero logico e coerente, che distingue un significato dall’altro.

Il Partito totalitario, dunque, deve inventare e imporre un pensiero omologato fatto di parole omologate e di coppie paradossali, una neolingua, che fissi una ideologia uguale per tutti, per un controllo assoluto di mente e volontà e una destrutturazione del linguaggio e dunque del pensiero ideale e materiale.

Ovviamente il Partito totalitario, per confondere ognuno, deve spezzare il rapporto di causa-effetto che lo lega al passato, che lega ogni persona alla sua storia, alla storia del proprio paese, per disancorarlo totalmente dalle sue certezze, per togliergli ogni riferimento causalistico e temporale. Ma deve disancorarlo anche dalla possibile prospettiva di un futuro di fronte a cui possa valutare anche le azioni che sono commesse oggi.
Questa rottura temporale (revisionismo e assenza di previsione in un eterno presente) accompagnerà la rottura con i significati.
Lo slogan del Socing è: “Chi controlla il passato, controlla il futuro: chi controlla il presente, controlla il passato”.
Nel perfetto stato totalitario il Potere è la Persona, rappresentato da un protagonista apparente e vistoso, magari anche grezzo e semplicistico, vicino al livello minimo d ognuno e nello stesso tempo artificiale, è il Grande Fratello, che nessuno riesce più a vedere per ciò che è, un personaggio costruito a tavolino, illusorio, un volto ripetuto sui manifesti con espressione fissa, una entità presunta, una immagine televisiva martellante, un attore pervasivo e esaustivo, un protagonista virtuale.
Il Potere ricrea la sua storia, reinventa la sua personalità, impone la sua presenza. Tutto ciò che accade di buono è riferito a lui. Tutto ciò che viene giudicato male è contro di lui. Qualunque verità e qualunque bene partono da lui. E’ un sostituto del Padre mitico. Vive una realtà affettiva di stampo ancestrale. E’ un archetipo e in quanto tale non è suscettibile di valutazione e controllo, perché agisce ai primordi della psiche. È la forma che il Partito ha scelto per mostrarsi al mondo.
Nella realtà è un attore che dà veste visibile al Potere, un elemento rappresentativo virtuale che recita una parte, costruita dal Partito invisibile, che ognuno crede di sapere cosa sia mentre il Partito invisibile nessuno sa più cos’è, perchè ognuno è fagocitato dalla sua immagine esterna: quella del Grande Capo.
Questa immagine personale e personalizzata serve a sostanziare come una calamita emozionale ogni relazione e ogni istinto, è una immagine mitica, onnipotente, infallibile, viscerale, che attrae ogni sentimento e annulla ogni razionalità, come se esistesse lui solo e non l’organizzazione che gli sta dietro. La realtà e la verità sono ciò che egli dice, e le sue parole vengono continuamente riadattate per aggiornare i fatti, in modo che nessuno confronti mai ciò che viene detto oggi a ciò che è stato detto ieri, nell’annullamento totale della storia o della realtà tangibile o dei fatti.

« …Tutto svanisce in una nebbia. Il passato era cancellato, la cancellatura era stata dimenticata, e la menzogna era diventata verità»

In questo quadro di induzione pseudo-ipnotica la critica deve essere annullata come il confronto o il dissenso. Si deve arrivare a distruggere l’alterità. Ogni diversità deve sparire fagocitata dall’immagine unificante. Il Capo deve assorbire tutto in sé, come un buco nero. Si deve assuefare la gente a ignorare l’analisi del presente, a dimenticare il passato, a ignorare paragoni che porterebbero a valutazioni e a divegenze, in modo che ognuno si astragga in un eterno presente, che è il presente del Capo.

Dunque è fondamentale la manipolazione dei dati. Dati storici. Dati tangibili. Dati valutativi. Dati di realtà esterna. Ma soprattutto dati di realtà interna, mentali.
Chi possiede la mente dell’uomo possiede l’uomo.

Se nello stato totalitario c’è una crisi e la miseria aumenta, il popolo deve essere portato a credere che tutto va bene e che anzi nulla è mai andato meglio e che in nessun luogo le cose vadano così bene. Se il cibo è razionato e la razione viene diminuita da 30 a 20 grammi, si farà credere che ciò sia un bene perchè è meno della riduzione maggiore sarebbe stata necessaria, per cui ognuno avrà l’impressione di ricevere di più di quel che avrebbe dovuto, e l’impressione sarà quello che conta.
Oggi, se si distruggono i diritti dei lavoratori, si dice che ciò è necessitato dalle leggi europee e che anzi i governanti italiani hanno scongiurato peggioramenti ulteriori e promettono ulteriori miglioramenti.

La manipolazione avviene focalizzando la mente sulle promesse e su una immagine virtuale che appare come l’unica realtà possibile, e obbligando la memoria ad autoingannarsi.
Questo “controllo della realtà’ è detto Bispensiero.
Oggi si direbbe che quando le tasse vengono aumentate si dice che in realtà sono diminuite e si promette che diminuiranno di più negli anni futuri, ma che al momento si è scongiurata una diminuzione eccessiva, che pure sarebbe stata necessaria e che era richiesta dalle circostanze. Qualunque legge che favorisce solo uno o il suo gruppo danneggiando tutti gli altri sarà presentata come benefica per l’intero corpo sociale e la migliore possibile nell’interesse collettivo. I media eviteranno con cura di fare controlli, bilanci, valutazioni o verifiche, che smaschererebbero l’inganno, ma distrarranno con cronaca nera o avvenimenti sportivi o fatti di attualità varia, ripetendo peraltro in modo costante e unanime quello che il Capo vuole che sia creduto, finché tutti lo credono. Gli adepti negheranno ogni evidenza ripetendo all’infinito ciò che il capo vuole che sia creduta realtà.

La gente non deve pensare, deve credere. Se qualcuno pensa, sarà eliminato.

Al posto della mente pensante e ragionante si deve costruire una mente passiva che solo accoglie e crede ciecamente, come avviene nel fanatico religioso, una mente sedotta.

Il pensiero deve essere unico e costruito dall’alto. Non può esistere pensiero divergente. Chiunque la pensi diversamente sarà considerato eversivo. Qualunque forma di pensiero divergente dall’omologazione dall’alto sarà equiparato al terrorismo.
Distrutti ragione, coscienza ed etica, luogo e spazio, effetto e causa, passato e futuro, si porranno nuovi capisaldi funzionali: credenza, omologazione e amoralità.
Si fa sparire ogni copia dei vecchi giornali (o le tracce sul web), ogni traccia storica del passato, non deve esistere memoria degli eventi trascorsi perchè la memoria permette il confronto. È vietato confrontare le vecchie promesse dei leader con le loro attuali realizzazioni. Le dichiarazioni di oggi sono auto-conferme, che si convalidano in quanto asserite. La parola del Capo è valida e vera in modo sacrale. Pertanto è indiscutibile e non criticabile. Chi oserà criticarla sarà considerato invidioso o ostile, dominato dall’odio, pericoloso e fanatico. Nell’impossibilità di un giudizio, la menzogna sembrerà verità.
E se memoria storica deve esserci, sarà rivisitata e riconfezionata (revisionismo) per confermare la verità imposta. Il revisionismo sarà applicato a tutto, cinema, letteratura, pubblicità, humor, arte… così da eliminare ogni assunto politico che non sia quello voluto dal regime. Così ha fatto Stalin, così fa oggi Putin che cambia la verità di Beslan nel momento stesso in cui l’abbiamo davanti agli occhi; così hanno fatto in Cina con gli eccidi di Tien An Men; così fa Ahmadinejad con le piazze iraniane; così ha fatto Bush con le guerre in Medio Oriente; così ha tentato di fare la Moratti con i libri di storia o fa Violante quando parla di commemorare i caduti di Salò, così fanno da destra e da sinistra contro il pacifismo, o hanno fatto con l’omicidio Falcone, Biagi, Moro….la distorsione dei fatti fino al caos assoluto in cui non si distingue più la verità dalla menzogna, la destra dalla sinistra, i governanti dai governati, l’abiezione dell’eroismo.
Quando le correzioni sono eccessive, si inventa un eroe di guerra falso da commemorare. La storia passata viene rettificata perchè avvalli quella presente, e così le alleanze, le guerre, le scelte economiche o politiche… ogni fatto viene ricostruito e mostrato per come fa comodo. Non il presente è causa del passato, ma il passato è modificato affinché sia giustificativo del presente. Alla fine non è più solo un revisionismo storico ma mentale.

Come non esiste verità sul passato, così non esiste verità sul presente. Si inventano trame d’odio e nemici, su cui convogliare i sentimenti viscerali. Si inventano cospiratori e complotti (ieri gli ebrei, oggi i rossi o i terroristi o gli islamici o gli antipolitici o gli antiberlusconiani).
Via via che la memoria viene modificata e il giudizio diventa arduo, si toglie ogni punto fermo alla personalità, che diventa oscillante e incerta, dunque succube, perchè meno punti fermi ci sono in una struttura psichica, più è facile destabilizzarla e portarla nel caos. E meno si sa e meno si è, più si serve, o si crede senza capire.

Il pensiero libero è il grande nemico di ogni potere assoluto.
Se il pensiero chiaro a se stesso è la prima forza dell’uomo, il potere sarà esercitato mettendo il pensiero contro se stesso mediante paradossi, questa è appunto la funzione del bispensiero. Se riesci a convincere qualcuno che due cose opposte sono la stessa cosa, se riesci a fargli credere vero qualcosa che è il contrario dei fatti, che l’odio è amore, la guerra è pace, la depredazione è democrazia, la distruzione è riforma, l’assenza di giustizia è giustizia…lo hai in pugno, la sua mente è disarmata, ne puoi fare di tutto.
Il bispensiero fa perdere il senso della realtà e dunque mina profondamente l’identità dell’uomo, spingendolo verso il caos cognitivo che è anche caos morale.
Se l’uomo riesce a credere due cose totalmente opposte, come essere pensante e giudicante è finito. Spiritualmente sarà morto.
Perciò si spingerà il cittadino a condividere contemporaneamente due opinioni in contrasto, per esempio “credere che la democrazia sia impossibile ma che il Partito sia custode della democrazia” o credere che stai facendo la pace mentre fai la guerra, o che stai portando ordine a un paese mentre lo distruggi o che la Borsa sia l’elemento misuratore del mercato mentre ne è una grave alterazione, o che il Trattato di Lisbona sia il massimo del progresso mentre è l’arretramento a un sistema feudale basato su gruppi finanziari, o dire che il paese ha bisogno di Riforme mentre in realtà si trama la distruzione degli organi fondamentali dei diritti e dei controlli.

E naturalmente il massimo inganno di un partito totalitario sarà di presentarsi come democratico. Questo è il paradosso maggiore.

L’uomo è ciò che pensa. Ciò che pensa è ciò che crede. Le parole sono le componenti del pensiero e dunque la sostanza dell’essere.
L’insieme di parole che noi usiamo, il codice linguistico che ci è proprio, non è solo uno strumento di comunicazione ma è l’insieme formativo e costitutivo per eccellenza della nostra consapevolezza, della nostra coscienza, della nostra sostanza, il nerbo del nostro essere, quello che produce le idee, che struttura e guida l’attività mentale, che relaziona le nostre parti psichiche, che orienta il nostro senso critico e la nostra volontà, che sviluppa la creatività e la forza ideale.
Il pensiero muove la nostra vita e il nostro paese. Muove il progresso e alimenta la libertà. Ci fa esistere.
Se imbrigli la forma e la sostanza del pensiero, soffochi la sua vita e, di conseguenza, blocchi la scelta e limiti l’azione, ferisci gravemente la libertà umana, riduci l’essere umano a un robot passivo e artificiale.
Se la potenza umana si esprime come modificazione della realtà ideale e materiale del mondo, inibire il pensiero significa inibire il progresso del mondo.

Incidere sugli elementi linguistici formalmente e sostanzialmente è dunque coartare il pensiero e soffocarlo lentamente. Uccidere l’uomo.
Wittgenstein diceva: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”.

In uno stato orwelliano, lo “Psicoreato” diventa la massima infrazione, è l’atto rivelatore di una sfera di libertà che l’ordine costituito non è riuscito ad eliminare. In uno stato assoluto il pensiero può essere solo ‘embedded’, autorizzato, consentito, irreggimentato, coatto.
La neolingua intende ridurre al massimo le possibilità del pensiero libero e partirà dunque dalla sua semplificazione, la riduzione delle possibilità linguistiche a pochi vocaboli, pochi slogan ripetuti, frasi brevi e fisse, un messaggio tronco e minimale, che distruggerà totalmente l’infinita libertà, modulazione e ricchezza che sono proprie di un pensiero libero e pertanto liberatorio. Per questo, attraverso i media o gli stessi strumenti di comunicazione (vedi gli sms), si abituerà la gente a parlare solo attraverso induzioni minimali per portare l’uomo a un linguaggio basico elementare, primitivo, strozzando le possibilità evolutive del linguaggio e dunque del ragionamento. E si sceglieranno politici che usano lo stesso linguaggio. A questo saranno funzionali i media, che devono ridursi ad uno stadio comunicativo primordiale, presentando modelli umani sempre più bassi e minimali, quasi caricature di persone, e facendo scadere il linguaggio a suoni sempre meno articolati e funzionali fino ad arrivare ai suoni onomatopeici più rozzi:
“Ridurremo alla fine il pensiero a delitto e a quel punto lo psicoreato sarà impossibile perché non ci saranno parole per esprimerlo”.

I neolinguisti manipoleranno il linguaggio affinché sia impossibile pensare pensieri diversi da quelli imposti.
Se, come dice Chase: “Il linguaggio forma l’intera visione del mondo”, attraverso la restrizione del linguaggio avremo la totale restrizione dell’uomo, la sua riduzione a strumento non pensante, passivo, ubbidiente.
Qualunque pensiero alternativo sarà considerato eretico e sarà impedito e combattuto come un atto terroristico ed eversivo contro l’intero paese.

Si abbandonerà dunque l’archeolingua, che è in uso prima del Socing, per far sopravvivere solo quelle parole e quelle modalità di pensiero che sono in sintonia col pensiero unico.
Quello che si vuole sia creduto sarà continuamente ripetuto, perchè la fissazione agisce come un comando ipnotico, allenta le modalità critiche e abitua alla ricezione passiva. Se il pensiero si sviluppa dialetticamente attraverso il confronto dei diversi, producendo i partiti come aree di alterità, occorrerà che anche i partiti si omologhino al potere di chi comanda, così da eliminare qualunque dialettica. E chi rifiuterà l’omologazione sarà unanimamente tacciato di eversione o di antipolitica e messo al bando come un nemico sociale, mentre si spingeranno i partiti a prenderne le distanze, fino ad arrivare al pensiero unico e alla reverenza unanime verso il Capo unico.
Queste strategie, curate massimamente dai media, porteranno a restringere l’ampiezza mentale dei sudditi e uniformeranno il panorama politico ad una sola visione, che è quella del Capo, eliminando ogni traccia o possibilità di una opposizione.

Notevole, nella psicolingua, la restrizione nei molteplici significati delle parole. Per es. la parola LIBERO può sopravvivere ma solo nel senso di ‘questo campo è libero da erbacce” (o sarà il nome di un quotidiano di destra portavoce di un leader illiberale). Non significherà più essere liberi intellettualmente perchè la libertà intellettuale non deve esistere nemmeno come concetto.

La lingua deve diventare il più possibile semplice così da ridurre al minimo il pensiero.
La mente deve essere usata così da diventare la prigione, non la liberazione, del pensiero. Non si deve poter esprimere la stessa cosa in più modi, ma solo in uno.
Ogni termine deve avere solo un significato. Non si devono varcare le barriere preordinate del linguaggio. Non si può essere creativi. Anzi i media si uniformeranno a frasi ripetute e fisse, modalità costanti, un uso sempre più scarso e ripetitivo del inguaggio. La parola non deve aprire significati ma limitarli.

Tuttavia il Capo curerà molto l’eufonia, il tono melodico e gradevole del messaggio. La sua voce sarà armonica, carezzevole, orecchiabile, accattivante, modulata, con slogan facili e ripetitivi, ipnotica.

Si sostituiranno i concetti o le istituzioni con nomignoli insignificanti, meglio se privo di significato intrinseco o contrario. Il Ministero della pace sarà chiamato ‘Minipax’, il lager ‘Svago-campo’ (una missione bellica sarà detta ‘missione umanitaria; i pacifisti diventeranno ‘terroristi’…). Molti nomi saranno indicati con abbreviazioni, acronimi, sigle, così da alterarne il significato (nazi, Gestapo, Comintern…). Le parole devono essere ripetitive e monotone per addormentare la mente e impedirle di lavorare.
I vocaboli devono essere pochi; meno parole esistono per la mente, meno la mente penserà.
L’attenzione deve fissarsi su parole prive di importanza (“Mi consenta…”).
Gli slogan di partito siano semplici e paradossali:
LA GUERRA È PACE” (Berlusconi, Bush, Blair…)
LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ (multinazionali, neocolonialismo, lavoro precario, neoliberismo…)
“L’IGNORANZA È FORZA” (la Lega)
IL PARTITO DELL’ODIO E IL PARTITO DELL’AMORE”.

Federico Orlando scriveva: “Oggi la neolingua dei governanti ha già modificato il significato di molte parole chiave; si chiama ‘riforma la distruzione dei diritti e ‘conservazione’ la difesa dei diritti; ‘amore’ il privilegio della maggioranza e ‘odio’ il pensiero dell’opposizione; si chiama ‘guerra civile’ la giustizia e ‘democratici’ i golpisti o ‘liberali’ i plutocrati. Il ‘pluralismo’ è l’accentramento mediatico; il ‘popolo’ si riduce ai propri elettori; la ‘sovranità popolare’ il furto della stessa.” …

A questo livello le parole non sono più suoni e significati, sono passioni. Sono rumori dell’irrazionale. Rumors.
E le passioni sono facili da gestire da un capo viscerale che ha fatto fuori la razionalità dell’uomo.
Prendiamo il linguaggio berlusconiano: definisce il congresso DS ’tempio dell’odio’, ogni critica ‘campagna d’odio’. Il Pdl è il ‘partito dell’amore. Gli avversari del premier sono ‘invidiosi’. Lo stesso Bush accusava gli islamici di essere ‘invidiosi’ dei valori americani.

Scrive Fabio Mussi: “La neolingua opera per cancellazione di memoria dovuta all’uso, abuso e disuso di parole chiave dell’esperienza storica (e psichica e ideale). La parola ‘libertà’ viene usata ormai comunemente per connotare stati di arbitrio, privilegio, indebolimento dei vincoli di legge, affermazione di interessi particolari, eccezione agli obblighi derivanti da un’etica condivisa…’liberi’ sono i più furbi e i più spregiudicati.. in questo contesto la giustizia diventa ‘guerra civile’ e i giudici sono ‘comunistì, o ‘sovversivi’, mentre i cittadini che protestano e chiedono giustizia diventano ‘antipolitici’ o ‘eversori’… Simmetricamente, vanno in disuso parole bollate dalla Costituzione come ‘fascismo’ o ‘fascista’, che sono decontestualizzate e diventano famigliari, dunque accettabili…
Chi parla la neolingua dimentica il buon senso e la storia. C’è una parte dell’opinione pubblica convinta che, sì, in Italia un tempo ci fu la dittatura, ma era la dittatura comunista. E crede che il partito che ha più a lungo governato l’Italia nel dopoguerra sia il Pci e che lo stesso abbia avuto per 30 anni il monopolio televisivo. O che sia lecito che il proprietario di media possa entrare in politica. O che sia vero che Berlusconi è perseguitato dalle toghe rosse e i suoi processi abbiano solo una causa politica.
La neolingua mischia, confonde, inverte i significati. Falsifica gli eventi, crea una storia parallela di pura invenzione che sembra più attendibile di quella reale… ‘Riforma’ è il superamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori o è un progetto fiscale destinato a redistribuire alla rovescia con un vantaggio secco per i più ricchi, o è un’idea dell’immigrazione impregnata di pregiudizi xenofobi e razzisti o una deregulation nel campo delle opere pubbliche che comporta la connivenza con la mafia ecc. Non c’è idea folle che lavorandoci sopra non sembri normale.
Bossi lancia lo slogan: “Riformare, riformare, riformare”. Il Capo del governo si presenta come Grande Riformatore, dipanando persino la retorica del “Nuovo Rinascimento” italiano, che altro non è che riproposizione fascista. Ma una volta imposto che “riforma è bello”, e che “il paese ha bisogno di riforme come della vita”, chi dissente, è “contro le riforme” e, dunque, “gioca contro l’Italia”, non importa più che la Riforma sia in realtà distruzione delle regole e dei diritti, all’opposizione non resterà altro che presentarsi anch’essa come “Partito Riformista”.

L’essenza che regola l’oligarchia non è l’eredità trasmessa di padre in figlio, bensì la sopravvivenza di una determinata concezione del mondo e di determinate abitudini imposte dai morti ai vivi. Una classe dirigente continua ad essere tale soltanto fino a quando è in grado di nominare i propri successori. Il Partito non si preoccupa di perpetuare una linea di discendenza sanguigna, ma di perpetuare sé stesso. Chi controlli il potere non ha nessuna importanza, ove la struttura gerarchica rimanga inalterata. Tutte le fedi, i gusti, le emozioni, gli atteggiamenti mentali che caratterizzano il nostro tempo, hanno lo scopo effettivo di sostenere la mistica del Partito e di impedire che la vera natura della società contemporanea appaia nella sua realtà.

Se la neolingua si afferma in via definitiva, è chiaro cosa potrebbe essere inciso sulla luccicante piramide del nostro nuovo e ipotetico “1984”: “Il potere è amore / La libertà è privilegio / La giustizia è arbitrio”.
Per imporre la neolingua c’è bisogno di media conniventi che creino una comunicazione deviata, dunque un altro pensiero martellante, il pensiero embedded. Ecco perchè esploderà inevitabile l’ossessione del controllo dei media producendo la prima causa di sofferenza della democrazia: la comunicazione controllata per controllare.
Qui allora bisognerebbe porci l’interrogativo che ci riguarda: quale lingua dovrebbe parlare una vera opposizione politica e culturale nel nostro Paese? Ma questo è già un altro discorso.

Il bispensiero si impone innanzitutto ai più alti gradi del partito. Ogni suo membro deve essere in grado di sostenere la mistica del paradosso e ripeterne i brani con ubbidienza totale. Si parla di mistica non casualmente ma perchè dove cessa la ragione subentra l’adesione ossessiva e che il fanatismo sia d’accatto o di fede o di opportunismo non fa differenza, purché l’adesione sia incondizionata, totale e acritica.
E che la succubanza mistica passi indifferentemente dal campo religioso a quello ideologico è anche fisiologico per l’analogia di entrambi, sia perchè le modalità strutturali sono le stesse, ricadendo ogni ragione in un fideismo imposto, sia perché le chiese sono elementi di conservazione e reazione dunque staranno dalla parte del potere forte che conserva inalterato se stesso e parla non alla testa dei cittadini ma alla pancia dei sudditi.

Gli affiliati al partito devono essere pronti a dire tutto e il contrario di tutto, sempre senza emozioni, padroni degli altri ma privi di identità personale. Praticamente essi stessi non sono persone identificate ma strumenti che il potere ha divorato e ricomposto. Devono essere spersonalizzati e alienati, strumenti e servi della propaganda voluta.
Con la propaganda si può fare a un popolo di tutto e si può convincerlo a fare di tutto. La gente deve smettere di pensare con la propria testa e deve credere ciò che il Partito unico e il Capo unico vuole. Un popolo deve riconoscersi nell’identità che il governo ha costruito per lui, così che ogni suddito sia un puntello del regime.
Se il regime sarà introiettato, ognuno lo difenderà come se stesso.

Zavoli scrive: “Mentre siamo in grado di valutare la situazione di un popolo sottoposto continuamente a promesse e minacce, guidato da una propaganda univoca, ridotto in soggezione da slogan che lodano solo l’obbedienza, non possiamo ancóra esprimere giudizî sulla situazione di un altro popolo sistematicamente distratto da centinaia di canali televisivi, acquietato dagli ansiolitici, reso pago dal consumismo, illuso dai modelli del successo; e tuttavia è verosimile supporre che da questa esperienza possa nascere un mondo in cui l’uomo, per esempio, non ha più paura di nulla, non gode più di niente, ignora origine e destino, crede senza fede o ragione, esiste in quanto appare, ama senza trepidazioni e chissà, uccide senza rimorsi.»

Ma sembra che nell’antisocietà descritta da Orwell ci siamo dentro mani e piedi; nella grande truffa mediatica ci sono non solo i regimi di Stalin e Hitler, ma tutti gli eventi conosciuti, la prima guerra del Golfo, che è stata una grande truffa in diretta televisiva, la guerra del Kossovo che è stata presentata come una necessità etica, la guerra in Afghanistan giusta reazione al terrorismo, la guerra all’Irak in nome di inesistenti armi di sterminio di massa e dell’esportazione di una fasulla democrazia…
E massimamente in questa società di zombi ci siamo noi italiani, corrotti o sedotti dal regime berlusconiano.

E non manca oggi la Psicopolizia (GESTAPO, CIA, KGB, SISMI, SISDI, TELECOM, RAI, MEDIASET, ANSA e compagnia bella), non manca lo schermo in ogni casa che ribadisce il pensiero precostituito, perfettamente omologato tra destra e sinistra, non manca il rimbambimento di un paese sotto il martellare sistematico della pseudoinformazione e dei modelli di comportamento deteriori, non manca il controllo sulla stampa, sui telefoni, sul web… il totale dominio sui media, il veto sulle notizie che provengono dai fronti di guerra o delle informazioni negative sull’economia, le finanze, lo stato della democrazia…la lotta alla libera stampa, ai pacifisti, ai volontari, ai critici, agli oppositori.. la disinformazione sistematica dei media, le intimidazioni o minacce ai giornalisti o ai magistrati, i tentativi censori sul web, il veto alle intercettazioni e alla diffusione dei processi dei politici.. tutta quella serie di leggi che destra e sinistra hanno perpetrato per la soppressione graduale della libertà.

Il potere perpetua se stesso. “Tutte le fedi, i gusti, le emozioni, gli atteggiamenti mentali che caratterizzano il nostro tempo, hanno lo scopo di sostenere LA MISTICA DEL POTERE”, dice Orwell.

E sul protagonista dice: “…quel che più lo tormentava e che non era mai riuscito a capire chiaramente era per quale ragione quell’enorme impostura era stata messa in moto. I vantaggi immediati della falsificazione erano palesi, ma il fine ultimo era avvolto nel mistero. Egli si diceva continuamente: “Capisco COME, non capisco PERCHE’.”

IL POTERE PER IL POTERE diventa la grande ombra che smuove il mondo, anche al di là del possesso e del privilegio.
Individui paranoici conducono gli altri imprigionandoli nella loro follia: Ceaucescu, Franco, Hitler, Pinochet, Mao, Stalin, Saddham, Amin, Putin, Khomeini, Sharon, Bush, Berlusconi…
E Orwell non parla di altri strumenti di coartazione, non indica il nazionalismo esclusivista, la retorica patriottarda, il fanatismo religioso, la mistica calcistica, l’indottrinamento ideologico, l’identificazione di ruolo, l’ideocrazia… ma se l’uomo vuol tornare un essere pensante, occorre che si svincoli da questi elementi stritolanti.

Esistono archetipi negativi che conducono gli uomini oltre se stessi, anche nel Male, per scopi a cui gli stessi governanti sono succubi, mostrando, nella loro miseria, come siano essi i primi a rinunciare ad ogni libertà e ad ogni rivendicazione umana.
Forse uno dei segreti della libertà non è sostituire una cupa ideologia con un’altra o un cupo fanatismo con un altro non meno truculento e divisorio, ma riprendersi la facoltà di ridere, la capacità di sbeffeggiare il Potere ovunque esso si manifesti, anche in quelli che vogliono combatterlo, la capacità di produrre e salvaguardare il pensiero alternativo.

La neolingua attacca il pensiero e lo distrugge.
Scrive Orwell del protagonista: “Winston sentiva che si era prodotto come un vuoto, come se gli fosse stato tolto un pezzo di cervello”.
Questo il totalitarismo fa: azzera il cervello.

Il totalitarismo annichila la rivoluzione azzerando l’individualità, perchè solo il pensiero del Grande Fratello deve echeggiare nella testa vuota e l’unica cosa che deve restare al cittadino è l’amore per il Grande Fratello:

Ora tutto era definitivamente sistemato, la lotta era finita. Egli era riuscito vincitore su se medesimo. Amava il Grande Fratello”.
Il Partito dell’amore aveva vinto.
….

Citazioni da Orwell:

I cattolici e i comunisti sono simili nel considerare che quelli che non hanno le loro convinzioni non possono essere sia onesti sia intelligenti.

La società non deve esigere nulla da chi non si aspetta nulla dalla società.

La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire.

Accettare la civiltà quale essa è significa praticamente accettare la decadenza.

Tutti gli animali sono uguali, ma qualche animale è più uguale degli altri.

Gli animali da fuori guardavano il maiale e poi l’uomo, poi l’uomo e ancora il maiale: ma era ormai impossibile dire chi era l’uno e chi l’altro.

La pubblicità è il rumore di un bastone in un secchio di rifiuti.

Chi è vincente ora sembrerà sempre invincibile.

I filosofi, gli scrittori, gli artisti, persino gli scienziati, non hanno solo bisogno di incoraggiamento e di un pubblico: hanno anche bisogno del costante stimolo degli altri. È quasi impossibile pensare senza parlare. […] Se si elimina la libertà di parola, le facoltà creative inaridiscono.

L’invasione della letteratura da parte della politica doveva avvenire. Doveva avvenire, anche se non fosse sorto il problema del totalitarismo, perché noi abbiamo sviluppato una sorta di rimorso che i nostri nonni non avevano, una consapevolezza dell’enorme ingiustizia e miseria del mondo, e un senso di colpa che ci spinge ad agire in qualche modo e che rende impossibile un atteggiamento puramente estetico verso la vita.

L’esperienza mi aveva insegnato molto presto che possiamo commettere degli errori indipendentemente dalla nostra volontà, e poco tempo dopo imparai anche che possiamo commettere degli errori senza neanche capire cosa abbiamo fatto e perché siano errori.

La maggior parte dei socialisti si limita a evidenziare che una volta instaurato il socialismo saremo più felici in senso materiale e presuppone che ogni problema venga a cadere quando si ha la pancia piena. Invece è vero il contrario: quando si ha la pancia vuota non ci si pone altro problema che quello della pancia vuota. È quando ci lasciamo alle spalle lo sfruttamento e la dura fatica che cominciamo davvero a farci domande sul destino dell’uomo e sulle ragioni della sua esistenza.

Sapere dove andare e sapere come andarci sono due processi mentali diversi, che molto raramente si combinano nella stessa persona. I pensatori della politica si dividono generalmente in due categorie: gli utopisti con la testa fra le nuvole, e i realisti con i piedi nel fango.

La libertà intellettuale è una tradizione profondamente radicata, senza la quale è improbabile che esisterebbe la nostra cultura specificatamente occidentale. È una tradizione alla quale molti dei nostri intellettuali stanno visibilmente voltando le spalle.
.
http://masadaweb.org

23 commenti »

  1. Sul libro di Goldstein in “1984”

    Nell’INGSOC di Orwell, svolge una funzione importante il libro di Goldstein! Svolge la funzione di tentare ed indurre allo psico-reato!
    L’eliminazione sistematica di una quota di schiavi è necessaria perché si mantenga il tetto demografico standard! Oltretutto, nella società di INGSOC, dopo che, preventivamente, si era separato il sesso dalla procreazione attraverso la maializzazione della società (cosa che sta accadendo in questo tempo), generando, per reazione, un’avversione al sesso fino ad abolire l’orgasmo, i bambini nascono solo nei laboratori, secondo programmazione.
    Il libro di Goldstein rappresenta i “nostri”, i nostri per finta!
    Il libro della verità sul regime è fondamentale per la solidità del regime stesso!
    Sancho

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 27, 2009 @ 11:53 pm | Rispondi

  2. per Sancho
    Copio da Wikipedia
    Emmanuel Goldstein è un personaggio letterario, il nemico del Partito che governa l’Oceania nel libro di George Orwell 1984. A causa della sua opposizione al Grande Fratello ogni giorno a partire dalle 11.00 in ogni ufficio e luogo pubblico ci sono delle manifestazioni di isteria collettiva contro di lui: i famosi “Due minuti d’odio”.
    Probabilmente ispirato a Lev Trockij (il cui vero nome era Lev Davidovič Bronštejn) l’uomo che analogamente era il capro espiatorio del regime sovietico; infatti Goldstein, come Trockij, apparteneva al partito ma dopo la sua ascesa è diventato un suo nemico.
    Goldstein in 1984 è anche il leader de “La Fratellanza” (o “La Confraternita” secondo le traduzioni), un’organizzazione segreta che combatte il Partito.
    Il lettore, comunque, non capirà se Goldstein e il suo gruppo esistano veramente o siano due degli innumerevoli sistemi che il Partito usa per controllare le coscienze.
    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 27, 2009 @ 11:53 pm | Rispondi

  3. Già ci siamo, anche se non ce ne siamo accorti! E non ce ne siamo accorti perché già ci siamo dentro!:)
    La pienezza e la presentazione ufficiale al mondo, a breve!
    Sancho

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 27, 2009 @ 11:54 pm | Rispondi

  4. Gentile Prof.ssa

    Volevo solo complimentarmi per l’articolo su “Orwell 1984”. Mi chiedevo, in proposito, quali fossero le sue fonti e, in particolare, se tutte le informazioni dalle quali è stato tratto l’articolo sono reperibili in rete.
    Ne approfitto per augurarLe un Felice 2010.
    Cordialmente
    Giovanni Orlando

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 28, 2009 @ 8:48 am | Rispondi

  5. Caro Giovanni
    non saprei proprio.
    L’articolo è un remaque, dunque è stato scritto molto tempo fa, per cui…..
    Io giro molto su internet e leggo molti libri. Non metto in genere le fonti, perché non sto facendo una tesina ufficiale per una università ma scrivo per diletto, ma credo che molte delle frasi riportate siano facilmente rinvenibili sul web cercando Orwell 1984. Il resto è farina del mio sacco, nel bene e nel male.
    Ma poi che importanza ha trovare le fonti? Leggiti il testo e valuta cosa pensi tu, mi pare la cosa più importante.
    saluti
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 28, 2009 @ 8:48 am | Rispondi

  6. Tentazione di tutte le chiese la riduzione linguistica e non solo (la gestione sistemica di una popolazione ignorante) che brillantemente denunci.A cominciare dal centro, poi più recentemente dalla sinistra e ora con questa destra che rispetto a quella “storica” ha solamente obiettivo di potere e rispetto del capitale mafioso. Grazie per la tua analisi.

    Uranio Mazzanti

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 28, 2009 @ 8:53 am | Rispondi

  7. Grazie a te, Uranio
    gli sterotipi del potere sono antichi e consolidati e sono di una tale sfacciata evidenza che stupisce che possano ancora valere e non essere denunciati come totali mistificazioni.
    Solo una popolazione ignara e ignorante come la nostra può cadere ancora in tranelli così volgari, ma si vede che la sorte del mondo è di essere rovinato dagli ignoranti.
    Non è la prima volta che pubblicizzo Orwell e ancor oggi mi stupisce orrendamente il disinteresse dei più, la mancanza di commenti, l’incapacità di vedere le attinenze con la situazione reale, mentre io sono stata colpita da quello che Orwell scrive come da una mazzata rivelatrice. Se non impariamo a destrutturare i meccanismi del potere, ne resteremo sempre vittime, temo.
    Inutile dire che le conferme che una tale strategia mentale trova nella condotta di Berlusconi sono puntuali e orribili
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 28, 2009 @ 9:01 am | Rispondi

  8. Cara Viviana

    ho letto l’articolo, mi trova assolutamente concorde, è come se l’avessi scritto io.
    Saluti
    Giovanni

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 28, 2009 @ 9:22 am | Rispondi

  9. Non c’è cosa che dia maggior forza e vigore al vivere che ritrovarsi in una comunità ideale che è unita nello stesso sentire

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 28, 2009 @ 9:23 am | Rispondi

  10. Grazie Vivi per questo bellissimo importantissimo articolo, che ha la forza chiarificatrice del pensiero alternativo e la potenza divulgativa della sua parola libera.
    Giulia

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 28, 2009 @ 12:55 pm | Rispondi

  11. Sì, con la propaganda si può convincere un popolo a credere in qualsiasi cazzata, e non a caso sia il fascismo che il nazismo avevano dei Ministeri ad hoc…

    Harry Haller

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 28, 2009 @ 2:08 pm | Rispondi

  12. Carissima Viviana,

    Masada e’ sempre molto interessante, ma quest’ultimo numero e’ veramente bellissimo. Oltre alla tua incredibile capacita’ di analisi, mi incanta il tuo modo di scrivere: mentre leggo, vedo realmente le cose che descrivi. Leggere i tuoi post e’ appassionante. Complimenti.

    La parte sul bispensiero e’ stata quella che mi ha colpito di piu’, perche’ dava voce a idee che io avevo in forma intuitiva, ma che non riuscivo a esprimere in maniera puntuale e organizzata.

    (Di sicuro ti sembrero’ uno scemo, ma ci tenevo a dirti quello che penso).

    Un grande abbraccio,

    Pierluigi.

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 29, 2009 @ 7:06 am | Rispondi

  13. Ho sempre avuto la massima considerazione dell’uomo che pensa, anche quando pensa cose che sono opposte alle mie. E’ l’uomo che crede ciecamente che mi ha sempre spaventato, come una possibilitò di luce che è finita nelle tenebre
    Grazie di ogni cosa
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 29, 2009 @ 7:08 am | Rispondi

  14. Siamo passati dal patriottismo all’idiotismo.
    Dominijanni

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 29, 2009 @ 11:53 am | Rispondi

  15. Insomma, alla fine, ci sono più ladri che vie.

    Ma il ministro delle infrastrutture, o chi per lui, cosa sta facendo in proposito?

    Salud.

    Gian Franco

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 29, 2009 @ 11:53 am | Rispondi

  16. Orwell con 1984 non solo ha profetizzato una società che si sta realizzando proprio sotto ai nostri occhi ma ha aperto la strada ad un filone letterario che probabilmente non sarebbe mai nato. Penso a film come Brazil a romanzi come Fahrenait 451 o più recentemente a fight club o lo stesso matrix (con riserva).
    La sensazione è comunque che Orwell abbia dato delle “buone idee” sulle modalità di controllo delle masse, e penso che programmi come grande fratello stiano solo cercando di abituarci ad essere controllati facendo in modo che ciò risulti conveniente. Notizia di oggi che ci sono solo in italia 1 telecamera ogni 14 persone.

    Commento di Andrea — maggio 4, 2010 @ 4:13 pm | Rispondi

  17. Cara Viviana
    Ho amato Orwell fin dal liceo. Ho letto quasi tutti i suoi libri: ho portato inglese alla maturità. Ho letto piu’ di una volta 1984 e la fattoria degli animali.
    Troppo belli, troppo densi di verità. Non ho pero’ avuto occasione di vedere il film.

    Commento di GIULIA — ottobre 16, 2010 @ 8:32 am | Rispondi

  18. Ora piu’ di allora 1984 è una realtà.
    Il grande George è stato veramente profetico… ha solo anticipato un po’ i tempi… ma come si sà… bisogna dare tempo al tempo e poi tutto accade, come se fosse già stato scritto, già vissuto.
    La specie Homo sapiens è rimasta quella di un tempo, usa solo mezzi piu’ sofisticati per andare verso l’estinzione… mi sa che ci siamo molto, molto vicini.
    Japan docet

    Commento di GIULIA — maggio 1, 2011 @ 6:23 am | Rispondi

  19. Ho letto il libro 1984 anche perchè David Icke nel suo ultimo libro fa molti riferimenti alla società Orwelliana e se non si è letto 1984 ( molto significativo ), non si possono fare le dovute connessioni tra il 1948 ed oggi, e forse anche oltre se non ci sarà il risveglio della coscienza. Continueremo ad essere legati sempre alla solita Matrix. Capire che tutto è collegato, è connesso all’interno della Matrix, potrebbe essere un segnale che ci permette di disconnettersi da questo mondo illusorio che molti ritengono essere reale. E capire che George Orwell nel libro ha scritto molti particolari che ben conosceva, non era solo il frutto di una sua fantasia.Posso anche sbagliarmi, ma reputo assai dificile fantasticare dei particolari se non ne hai mai sentito parlare prima o addirittura visto. Andrea

    Commento di Andrea — settembre 5, 2011 @ 1:57 pm | Rispondi

  20. “…quel che più lo tormentava e che non era mai riuscito a capire chiaramente era per quale ragione quell’enorme impostura era stata messa in moto. I vantaggi immediati della falsificazione erano palesi, ma il fine ultimo era avvolto nel mistero. Egli si diceva continuamente: “Capisco COME, non capisco PERCHE’.”
    posso sapere che passaggio del libro è?dove si trova?grazie

    Commento di Anonimo — giugno 20, 2012 @ 5:55 pm | Rispondi

  21. IWC Replica Watches

    MASADA 1058. 27-12-2009. ORWELL 1984 | Nuovo Masada

    Trackback di IWC Replica Watches — ottobre 20, 2015 @ 9:14 am | Rispondi

    • Non mi interessa ricevere conferme di lettura. Mi ingorgano solo la posta
      grazie
      viviana
      MASADA

      Commento di MasadaAdmin — ottobre 20, 2015 @ 9:19 am | Rispondi


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