Nuovo Masada

dicembre 21, 2009

MASADA n° 1052. 21-12-2009. IL VAMPIRO

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 3:35 pm

La metafora del vampiro – Odio e tv – Io a Milano c’ero – B ci ha stancati – P2 – Come l’Italia chiude l’anno – La politica dell’odio – Il Lodo di D’Alema – Minacce al web e ai centro sociali – Il piano eversivo secondo Conchita

Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione.
Edmund Burke.
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Gandhi
Sette Peccati Sociali: politica senza principi, ricchezza senza lavoro, piacere senza coscienza, conoscenza senza carattere, commercio senza moralità, scienza senza umanità e culto senza sacrificio”
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Il vampiro
Viviana Vivarelli

Non mi sembra affatto casuale che cinema e narrativa si siano buttati con tanta passione sui vampiri.
Il vampiro sta diventando l’icona del nostro tempo. E, se si guarda la politica, ce n’è ben d’onde.
Il vampiro è una figura mostruosa, un non-morto che si trattiene in vita per succhiare il sangue dei viventi.
E’ ricchissimo, vive in un castello, ha un’età indefinita e fa credere di essere immortale. Si circonda sempre di bellissime fanciulle e di servi fedeli.

Oltre all’immortalità o eterna giovinezza, ha poteri di magia nera, usa l’ipnosi e riesce ad annullare le facoltà razionali e autonome delle sue vittime che sono destinate a diventare vampiri anch’esse e a restare soggiogate al vampiro in un rapporto perverso di amore-passione, che ne ripete le gesta così a spese di altre vittime, così che il vampirismo si propaga come una malefica infezione facendo sempre nuovi proseliti.
Dicono che il vampiri sia nato da un’anima oscura reincarnata in un corpo corrotto.
Bella la fantasy! E sembra proprio una precisa metafora politica!
Contro i vampiri, una persona razionale e lucida come Travaglio è proprio l’esorcista giusto.
Spero che il souvenir del Duomo tirato a B fosse d’argento, perché sappiamo che il vampiro odia l’argento, metallo femminile e lunare, come odia tutti i simboli religiosi della Grande Madre protettiva e salvica, in primo luogo la Madonna (questo tanto per restare nel folklore e nel tessuto dei miti).
Dunque il pazzo Tartaglia, nella sua pazzia, avrebbe usato i simboli giusti. Avviene infatti che pazzi e visionari entrino nel mondo di una simbolica universale e attingano direttamente ai simboli dell’inconscio collettivo per cui non sono attratti dalle cose a caso ma secondo una sapienza ‘altra’ che è propria di miti, riti, storie, fiabe, religione .. una sapienza magica.
Al di là del carattere fabulistico di Dracula la metafora con B mi attrae alquanto, per le analogie col personaggio ed è proprio l’eccesso che esso contiene e lo scarso realismo a intrigarmi di più. Cosa c’è infatti di realistico nel personaggio B?
Il meglio che si può dirne è che sembra tratto da una soap opera unendo insieme la malvagità del cattivo fisso con la mielosità del buono che sprizza una artificiale e insopportabile piacevolezza. Ambedue, B e Dracula, sono personaggi ossessivi e eccessivi.
B ha creato un’ossessione viscerale e irrazionale focalizzata sulla sua persona. Ma, per una legge inderogabile di natura, ogni cosa che viene spinta all’eccesso evoca il suo contrario. Dopo l’irrazionalità fanatica secentesca della lotta alle streghe, l’Europa produsse l’illuminismo.
Dopo l’orgia solipsistica e esasperata di B verrà un tempo dove ogni cosa che lo rappresenta sarà messa all’indice. Così è sempre stato nella storia.
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Odio e tv
Viviana Vivarelli

B sbraita di un clima di odio. Perché non analizziamo la ‘sua’ tv? che ormai ha assimilato anche la RAI.
Anche archiviando i deliri di Sgarbi, pagato assai per diffondere odio e cattiveria, o le diffamazioni di Feltri, altro bel figuro pagato assai per assassinare moralmente l’avversario, resta la strategia di chi, ad ogni talk show, impedisce materialmente all’altro di parlare, sostituendo modi brutali da push nazista alla forza della ragione, ed è tutta una tv a modello B che serve la rissa ogni 2 minuti, per 38 ore al giorno di urla e sopraffazioni, che serve odio violenza.
Lo dice Comunicazione Perbene, associazione non profit per l’ecologia nella comunicazione, che ha lanciato una campagna per fermare la violenza nei media.
In vetta: l’astio indecente dei tg (da bollino rosso per il 71% degli esperti) e i programmi di informazione che sono piuttosto di destrutturazione mentale e di menzogna programmata.
Vincenti nell’urlometro i politici della dx, che dovrebbero dare il primo esempio di stile e di moderazione.
Il comportamento di questi soggetti porta indecenza ad ogni 3 minuti di messa in onda. Litigi, insulti, sovrapposizioni di voci, toni di odio, botte persino.. e chi picchia di più, più è richiamato, come in uno scontro di wrestling..
Chi vuole questo se il pubblico non lo vuole?
E’ lo stile di B! Altro che premier dell’amore! Odio e violenza trasudano a fiotti
Risultato: aumento dell’aggressività sociale (46%), ansia (39%), intolleranza fino alle sociopatie, diffusione della violenza tra i giovani..
Il 75% degli esperti sostiene che il clima di odio nel paese è colpa della tv.
Occorre un’ecologia dei media, che metta un freno subito all’odio messo in onda.
La tv dovrebbe essere uno strumento di informazione, educazione, stile di vita, modelli di comportamento, linguaggio e progresso umano, non questa cosa volgare, fetida e repellente che B ha voluto esattamente così per pescare nel torbido della natura umana ed alimentarla al peggio, nutrendo la visceralità per servirsene a proprio scopo.
La Tv influenza la vita, indica regole o annulla regole, detta comportamenti e linguaggi, impone forme di comunicazione civili o incivili, insegna la democrazia o l’antidemocrazia, diffonde la verità o la menzogna. Non c’è nulla che possa influenzare tanto, al momento, una massa così grande di persone.
Questa tv modello berlusconiano entra in noi in forma ipnotica ed eccita il peggio della natura umana, stimola comportamenti antisociali contrari ad ogni civiltà e ogni etica, a ogni convivenza ordinata, peggiora la morale comune e stimola istinti bassi e repellenti: pornografia, potere, avidità, accaparramento, cafonaggine, esibizionismo, sudditanza, prevaricazione, egoismo, violenza, odio…
E che sia proprio il massimo propagatore di questo e il massimo gestore dell’impero televisivo, a lamentarsi dell’odio è proprio paradossale! Un processo di proiezione sull’altro che colpevolizza qualunque critico per proseguire indisturbato nei propri scopi, orchestrati e perpetrati a danno del cittadino e dell’uomo, a danno del giovane, del bambino.
Il pubblico non ama affatto questo tipo di televisione che sa solo squalificarsi progressivamente, e i giudizi dei teleutenti, quelle poche volte che sono richiesti, danno una forte maggioranza di risposte negative.
Chi vuole questa immersione in comportamenti scorretti, atti violenti, urla e odio?
Uno solo e la sua claque.
Tremendo è anche il modo con cui i moderatori ‘accettano’ o ‘subiscono’ queste manifestazioni di barbarie facendole apparire ‘normali’. Basterebbe non richiamare più i violenti per abbassare i toni, ma non lo possono fare o non lo vogliono fare.
Alla fine lo spettatore è portato a pensare che nutrire rabbia e odio sia quasi dovuto, sia ‘normale’.
Il resto lo sappiamo: un abbassamento generale della moralità, una caduta della democrazia, un arretramento della gente a posizioni barbare e primitive, una perdita di civiltà, una omologazione al peggio che viene imposto e assorbito, una sconfitta di tutto il paese.

Pierluigi segnala da Peace Reporter:

Io ieri sera in piazza Duomo a Milano c’ero
Laura. Milano

Terroristi non ne ho visti. Provocatori comunisti nemmeno.
Ho visto i ragazzi di Azione Studentesca picchiare tutti quelli, tanti, centinaia tra il pubblico e i passanti che facevano riprese o che dicevano la loro contro B in un paese dove ormai la libertà di espressione in un luogo pubblico è bandita.
Ho visto un povero squilibrato che nella tensione di questo periodo non ha saputo trattenere un gesto senza dubbio deplorevole. Uno.
Ho visto i nostalgici del fascismo. Signori distinti di una certa età che davanti ai giovani picchiatori dicevano “Che bello, sembra di essere tornati indietro di mezzo secolo”. Ho visto tanta gente vestita di viola guardarli sgomenta. E non erano vestiti di rosso. Erano proprio vestiti di viola.
Ho sentito un giovane Bano che diceva ai caschi blu: “Lui lasciatelo stare, è dei nostri”.
Ho sentito un altro giovane che accusava i video operatori che documentavano l’evento di essere collusi con la Digos. Ostacolava il loro lavoro, coprendo la telecamera con le bandiere ed arrivando a strappare le telecamere dei giornalisti dalle loro mani e al tentativo di linciaggio di chi voleva solo raccontare. Affermavano, lui e i suoi colleghi, che la libertà di informazione di ciò che avviene nella pubblica piazza deve essere subordinata alla garanzia dell’anonimato del gesto di picchiare dei semplici cittadini che esprimono un’opinione contraria.
Ho chiesto perché e mi sembrava domanda legittima.
Mi sono sentita dire che dovevo andarmene perché avevo la faccia da comunista. Io. Che nessuna parola avevo proferito, attonita nell’osservare la deriva culturale del nostro paese.
E’ vero. E’ deplorevole scagliare un souvenir contro un presidente del consiglio, ma nella foga di denunciare questa nefandezza facciamo lo sforzo di non dimenticarci e non distorcere il contorno e di non accusare di aver lanciato il duomo in testa al presidente tutti quelli, moltissimi, che manifestano solo il desiderio di vedere B difendersi in tribunale come lui stesso aveva promesso.
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Dalla riconoscenza alla complicità
Rosario Amico Roxas

“Prima incassano, poi tramano: gli anti-Cav” (Il Giornale del 21 dic.).
E’ questo il titolo con il quale il giornalaccio diretto da Feltri rinfaccia i critici del cavaliere di mancanza di riconoscenza.
La riconoscenza dovrebbe rappresentare l’arma prioritaria del cavaliere, una riconoscenza a-critica, che impone l’obbligo di inghiottire tutti i rospi in nome e per conto di essa.
Si tratta di un collaudato metodo mafioso: viene accaparrato un sentimento nobile quale la riconoscenza, per ottenere una fedeltà piena e assoluta nei confronti del benefattore, qualunque evento intenda promuovere.
E’ così che i mafiosi arruolano i nuovi picciotti: elargiscono l’argent de poche per il fine settimana, regalano il motorino, offrono disponibilissime fanciulle precedentemente drogate, ed incastrano il malcapitato, diventato succube nonché obbligato alla eterna riconoscenza. Poi viene imposto il silenzio omertoso, il piccolo reato, ma in un crescendo rossiniano che si conclude con delitti efferati.
La riconoscenza diventa complicità, transitando per il silenzio omertoso; il nuovo adepto diventa strumento del quale il mafioso si serve nel tentativo di mantenere la propria immagine di uomo pulito e incensurato.
E’ esattamente ciò che sta accadendo a personaggi come Fini, al quale il killer Feltri rimprovera l’assenza di riconoscenza, che non diventa complicità, mentre è proprio a complicità che viene cercata dal cavaliere per pararsi le terga dai rigori della giustizia.
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Mi sono stancata
Viviana Vivarelli

Mi sono così stancata di B e della sua estetica del Male!
Vorrei scrivere di altro ma costui è un magnete negativo che attrae a sé tutti come fossero limatura di ferro e finché non sparirà dalla scena continuerà a fare così perché è così. Casini lo dà già morto e sepolto, parla di un post B, tattica utile. Bersani e D’Alema, invece, pensano a maneggi di mantenimento. E ciò è orribile. Orribile che si tenti di mantenere il Male, perché vuol dire che si sta dalla sua parte e ciò fa scadere tutto in poltiglia. Ma non vedo la crisi finale del Pd, la reazione morale dello zoccolo duro, come non vedo la crisi finale di B e la rivincita morale, finalmente, di chi ancora è riuscito a sostenerlo.
Le cose peggiori sono lunghe a morire e si perpetuano in dolorose agonie.
Mi ribello all’idea di essere ridotta ad una limatura di ferro e che io, tutti, il mio paese intero si debba esistere solo in funzione di un solo uomo, chiunque sia. Ciò è illecito, immorale, doloroso, infernale, intollerabile.
Che dunque il nuovo anno ci dia l’eclisse di B! Non mi interessa come sparisce e preferirei che fosse in modo per lui fisicamente indolore per non creare strascichi di martirio (ne abbiamo abbastanza di falsi martiri e di false vittime!). Che se ne vada sua sponte nei suoi paradisi fiscali e godersi, finalmente in pace, gli ultimi anni della sua sciagurata vita! E, se è possibile, si porti dietro anche i Fede, i Vespa, i Minzolini, i Capezzoni, i Lupi, i Cota, i Bocchino, i Bondi, i Chicchitto, i De Gregorio, i Mastella e l’altra marmaglia cialtrona che gli fa da contorno!
Il Male, quando appare nella storia, quasi mai è gigantesco o glorioso. Più spesso è un pupazzo misero e meschino, grezzo e volgare, pazzoide e cafone.. ed è proprio qui la sua spaventosa capacità di attrazione.
Nel processo conoscitivo si dice che non si può insegnare a nessuno qualcosa che sia troppo lontana da lui sennò non lo interesserebbe, ognuno può fare un passo nella conoscenza solo partendo dal punto dove è. Lo stesso vale per le venerazioni o i fanatismi. L’icona che si venera deve essere a un passo dalla massa e se pesca nel torbido meglio, perché la parte torbida dell’umanità è enormemente più grande di quella onesta e mirabile, e così, venerando B, uno non farà che innalzare la sua parte più bassa, ripulire i suoi peccati, glorificare le sue parti nere, dare uno scudo fiscale alla propria coscienza illudendosi che il proprio peggio sia il meglio. La venerazione per B finisce per essere l’autovenerazione del buio di ognuno spacciato per regale, lo sdoganamento della parte peggiore di noi.
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Silvanetta riporta

P2
La lista degli appartenenti alla P2 fu tenuta riservata anche dopo la scoperta.
I tentennamenti nel rendere pubblica gli appartenenti alla loggia costò ad Arnaldo Forlani la carica di presidente del Consiglio.
La lista fu poi resa nota nel 1981.
Tra i 932 iscritti c’era Silvio B.
Inoltre facevano parte della P2 Michele Sindona e Roberto Calvi, Umberto Ortolani e Leonardo Di Donna (presidente dell’ENI), Duilio Poggiolini ed i vertici dei servizi segreti italiani.
I numeri della loggia sono impressionanti: 44 parlamentari, 3 ministri del governo allora in carica, un segretario di partito, 12 generali dei Carabinieri, 5 generali della Guardia di Finanza, 22 generali dell’esercito italiano, 4 dell’aeronautica militare, 8 ammiragli, vari magistrati e funzionari pubblici, ma anche giornalisti ed imprenditori.
«Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo», queste le parole che Licio Gelli rilasciò nel 2003 in un’intervista a Repubblica. E nel 2003, guarda caso, al governo c’era B.
L’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, definì la P2 «un’associazione a delinquere».

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RICONOSCERSI
Ermanno Bartoli

Zio Walt
Ralph, Emily
e tu David…
dove siete stati tutto questo tempo?
Tra poco il grande circo chiude,
e si ritorna a casa…
cortei di volti allucinati per le strade.
I lunghi gemiti

cui l’uomo si sottopose
per anni…
quale colossale beffa!
Ma per coloro i quali non cedettero mai
alla lusinga nera
di portare a spasso la propria bara
si sta preparando un luogo.
Oggi, animi bambini

si riversano nei colori dell’estate;
il tempo dei ciliegi in fiore,
delle gemme appese ai rami,
sta per tornare.
Non è più, ormai, tempo di mostri.
Ieri, Robert m’ha portato
al cratere della formica
entro il quale un giorno abbassò
lo sguardo felice.

Zio Walt
Ralph, Emily
e tu David…
dove siete stati tutto questo tempo?
Fatevi avanti, che noi vi si possa vedere!
Saltate fuori dall’incosciente gioco di specchi
col quale,
uomini che non vi rassomigliano
nemmeno per l’unghia del dito mignolo,

hanno preteso di tenervi nascosti
tutti questi anni.
Questo è soltanto l’inizio
di un’era da tanto attesa;
perciò
uscite dagli scaffali della dimenticanza
e venite tra noi

per parlarci, come sapete,
dell’uomo che lentamente si va ricostruendo.
Io verrò poi…
E porterò,
umilmente spero,
il mio canto senza limiti
alla generazione cui appartengo
.
.
Torno ogni tanto (firma di un bloggher)

L’anno che sta arrivando..tra un anno passerà..io mi sto preparando..è questa la novità..
Debito pubblico ben oltre i 1.800 miliardi di euro..
7.500 piccole medie grandi imprese chiuse..
Milioni di persone in povertà senza lavoro..
Approvazione finanziaria capestro..
Scudo fiscale pro-malavita..
89% dei comuni indebitati per miliardi di euro..
Altissima corruzione nei comuni..
Altissima corruzione nei mezzi di informazione..
Altissima corruzione nella politica…
Televisioni pubbliche e private e giornali alle dipendenze di un solo uomo..
Evidente accordo tacito tra la dx e la sx politica..praticamente partito unico..
Attacco senza quartiere alla magistratura..
Aumento smisurato degli omicidi/suicidi..
Aumento smisurato furti e truffe..
Furto di dignità..valori..TFR e affini..
Scambio stato/mafia beni confiscati/denaro..
Aumento ben studiato degli arresti di latitanti..
Inizio lavori ponte di Messina finanziamento e favori ai collaboratori mafiosi..è una promessa..
Disinteresse totale per i bisogni del popolo..
Finanziamento di stato alle banche no limits..
Banche bloccano speranze a cittadini no limits..
Affossamento rivelazioni pentiti..
Esaltazioni rivelazioni NON pentiti ancora praticanti mafiosi..
Delinquenti accusano persone oneste e irreprensibili di fomentare violenza..
Piduisti e mafiosi governano un paese nell’indifferenza..
Giustizia certa solo per miserabili e mendicanti..
Omofobia e razzismo in vertiginoso aumento..
Prostitute e ballerine occupano ruoli di ministri senza alcuna esperienza politica se non “di bocca” ..
Nani e saltimbanchi decidono il futuro del paese..
Presentazione continua di leggi ad personam..
Continuo occultamento della verità..
L’importante è mentire e negare l’evidenza..
Auto convincimento politico di passarla liscia..
Peggio dell’Argentina..del Cile..della Grecia..
Vedi caro amico..cosa ti scrivo e ti dico..
Tic..tac..tic..tac..tic..tac..
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Crisi

Il tasso di disoccupazione nell’eurozona è salito a novembre al 7,8% dal 7,7% di ottobre. Rispetto all’ottobre 2008, il numero di senza lavoro è cresciuto di 274.000 unità nell’Ue-27 e di 202.000 nella zona euro.
Ma l’Italia va molto peggio, il tasso di disoccupazione era del 7,9, ieri sera lo hanno dato nei tg all’8,3%.
In tre mesi sono stati persi 508.000 posti di lavoro (lo dice l’ISTA che è un organismo pubblico), 386.000 posti di lavoro sono stati persi tutti nelle industrie del nord, e questo risultato orripilante si deve anche alle politiche scellerate di Tremonti, alla sua assenza di lotta contro la crisi, al suo inefficace controllo del sistema creditizio, e alle sue ripartizioni di spesa, che mentre aumentano in armi e in grandi opere faroniche inutili, tagliano posti di lavoro e futuro ai giovani, mentre la parola d’ordine dei ministri è solo licenziare (vedi la Gelmini) e non si fa nulla per ridurre le spese gigantesche del carrozzone statale.
E il numero dei disoccupati in più non tiene nemmeno conto di tutti quei precari a cui era stato promesso o spettava la conferma del posto di lavoro e che o l’hanno perso o sono rimasti precari (come nel mondo della scuola o nei servizi), mentre continua nell’indifferenza della legge lo sfruttamento aberrante di tutti quei lavoratori che lavorano da molti mesi, anche 8 e 9, senza percepire alcuno stipendio.
Però tutto il paese deve restare avvinto solo alle vicende di B, ipnotizzato da una personalizzazione così scellerata che davvero è essa stessa il peggiore atto contro noi tutti.
60 milioni di persone costrette a vedere ignorati i loro bisogni fondamentali nella deriva di uno stato democratico che sempre più sta diventando il feudo di uno solo, dove anche la ventilata riduzione del numero dei parlamentari sarà solo il contorno di una pietanza che ha al centro la concentrazione di potere nelle mani del solito noto, con lo svuotamento di poteri, diritti e competenze degli organi sovrani o di controllo.
Questa chiamatela, se siete saggi, la peggiore violenza.
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Su Marco Travaglio
Viviana Vivarelli

Qualcuno mi ha accusato di non essere attendibile perché critico sempre B e Bossi e mai, per es., Travaglio, Di Pietro o Grillo.
Sono contenta almeno che non siano stati citati anche Prodi e D’Alema perché mi sembra di averne detto peste e corna fin troppo e anche Bersani è su una linea di piattezza da paura.
Su Di Pietro e i suoi errori veniali ho già detto e lo ringrazio di esistere. Col tempo ha conquistato anche alcuni momenti in cui è scevro da passioni e la sua calma sorridente e tranquilla risulta anche più incisiva.
A Grillo ho contestato alcuni post che mi parevano fuori luogo ma risalgono al tempo in cui ci lavorava Pietro Ricca, per cui i risvolti della redazione non li so.
Ma a Travaglio io non trovo mai nulla da ridire, salvo la lunghezza esagerata di certi post. Sarà che questo giornalista è sempre puntigliosamente esatto, sarà perché scrive precisamente e puntualmente in modo estremamente lucido quello che se fossi giornalista vorrei scrivere anche io, sarà perché è un archivio vivente dei processi di B, ma Travaglio mi piace tantissimo.
L’ho anche ascoltato di persona alcune volte e sempre ho notato l’attenzione fortissima del pubblico e la passione civile, di testa, non viscerale, ma razionale e democratica che produce. Travaglio non parla con urla scomposte o cercando di subissare l’avversario con interruzioni volgari o infamità, non ingiuria e non declama. Travaglio parla coi fatti. E nessuno come lui è un censore ferreo del regime, nessuno come lui è in grado di svergognare le strategie criminali di B e dei suoi compagni di merende in questo bieco golpe che sta imprigionando l’Italia.
Travaglio è l’antitesi di Feltri che è l’antigioranlismo, e se si considerano i falsi, le truffe mediatiche, la disinformazione, gli articoli criminogeni di quest’ultimo, Travaglio risplende come neve al sole, con una purezza adamantina come il Monte Bianco davanti a un mucchio di letame.
Davvero Travaglio sta ai giornali di B come la verità sta alla menzogna, come l’onestà cristallina sta alla nera turpidine.
Conoscevo Travaglio tanto tempo fa, col tempo è diventato più magro, quasi trasparente, il viso scavato, da martire, come una incisione, un cameo.
E’ un uomo di testa, in cui la sofferenza scava segni sottili come sopra una pietra di montagna, un uomo lucido e razionale, dove forti passioni combattono sotto una patina di self control che non lascia trapelare nulla.
Anche fisicamente come moralmente è l’antitesi di B.
B è tozzo, sgambetta come una papera, ride esageratamente, ha nel camminare qualcosa di ridicolo, e quando si inchioda sembra un tozzo monumento, ride in modo artificiale, urla, minaccia, è fondamentalmente grezzo e ignorante, volgare, ha nel viso qualcosa di torbido, occhi vuoti e mascella da lottatore, con orecchie esagerate, un cerone così spesso da risultare grottesco e una cura per gli abiti e l’estetica maniacale. Non sembra un uomo, sembra una macchietta da Granguignol !
Marco è sottile, asciutto, come un eroe antico, riservato, scavato, un Cincinnato che non cura molto l’abbigliamento, è semplice, non vanesio, e si vede che è pulito fuori e dentro, ma la sua grande forza è la moralità, una dote che B nemmeno conosce di nome, e una grande passione: la democrazia, un’altra cosa che il nero cavaliere del tutto ignora.
Quando i suoi avversari cercano di abbatterlo, Marco sembra diventare più sottile, come se la materia si ritirasse in lui per difesa, ma la sua sottigliezza diventa tagliente come una spada.
Io vedo la passione controllata che lo consuma e che esce in fatti, cifre, dati, atti processuali e poi humor tagliente, quella dote che i tiranni temono più di ogni cosa, forse perché ne sono privi o perché distrugge il potere bruto.
Marco ha il destino di attrarre a sé le critiche degli idioti, che lo odiano perché è il loro opposto e vorrebbero farlo sparire perché con la sua lucida intelligenza e la sua saggia passione scoperchia la loro mediocre iniquità.
Rispetto a B, Marco è come il neutrino rispetto all’antineutrino, due particelle che Majorana diceva provenire da un’unità sola e che se si incontrano deflagrano.
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Luciano Bonfrate
L’ATTENTO OSSERVATORE

Quando rifiutarono il diritto di voto
solo perché era nato lontano
a chi vive qui e paga le tasse e lavora duramente
dissero i prominenti: bazzecole.
Quando riaprirono i campi di concentramento
con la legge Turco-Napolitano
dissero i prominenti: quisquilie.
Poi con la legge Bossi-Fini

fu stabilito che gli esseri umani
potessero muoversi solo se un padrone
fischiava loro come fossero cani.
Poi si passò alle deportazioni.
Chi era sfuggito alle stragi e agli aguzzini
nelle mani degli aguzzini di nuovo era gettato.
Infine l’apartheid, la caccia all’uomo.
E le squadre fasciste a mantenere l’ordine.
E tu guardavi e stavi sempre zitto?

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Don Aldo segnala:

LA POLITICA DELL’ODIO
Alexander Stille – La Repubblica

Dopo l’attacco contro B si parla molto di amore e odio, del “clima di odio” che la sx e giornali come Repubblica avrebbero creato criticando B e dell’amore che B richiede al Paese e al suo popolo.
Ma il dissenso politico e il diritto di critica non sono questioni di amore ed odio. Il Washington Post non era animato da odio per il presidente Nixon quando fece l’inchiesta su Watergate. La proprietaria del giornale, Catherine Graham, aveva tanti amici tra i repubblicani dell’amministrazione e il presidente non accusò mai il Post di odio.
Come il New York Times non odiava Bill Clinton quando fece i primi pezzi sull’affare “Whitewater,” che portò alla vicenda di Monica Lewinsky e che quasi gli costò la presidenza.
Il dissenso e la critica – talvolta anche aspri – sono elementi fondamentali di una democrazia sana. La mancanza di critica all’amministrazione Bush – nel clima intimidatorio dopo l’undici settembre – ha contribuito forse in un modo decisivo alla guerra disastrosa in Iraq.
Ma porre il problema in termini di amore e odio – cioè in termini personalistici – è caratteristico della politica di B.
Il momento che mi colpì di più intervistando B nel 1995 arrivò alla fine del nostro incontro quando, cercando di convincermi che non poteva neanche esistere il problema del conflitto d’interesse, disse: «So creare, so comandare, so farmi amare». Come se farsi amare – piuttosto che gestire l’economia o riformare il sistema pensionistico – fosse il più grande requisito di un uomo politico.
Il dissenso in Italia parla di B perché è costretto a farlo. B si è sempre posto al centro delle cose e parlare del Popolo della Libertà senza parlare di B è semplicemente un non-senso.
Parliamo di B perché da quando è entrato in politica nel 1994 l’Italia è diventata ingovernabile. Ingovernabile perché i massicci conflitti d’interesse presentati da B – un monopolista della televisione privata che ora controlla il suo competitore principale, la televisione di Stato, un indagato di reati gravissimi che gestisce il sistema della giustizia – sono macigni sulla strada di ogni governo. Così il Paese ha vissuto colpi di spugna, lodi di tutti i tipi, leggi ad personam cucite su misura per evitare la galera a questo o quel collaboratore stretto del Cavaliere e possibili condanne allo stesso B. Nel mezzo di questa crisi, il governo propone una legge per limitare la pubblicità alla televisione via satellite di Rupert Murdoch, il primo vero concorrente privato di B. E subito siamo costretti a chiederci: è stata fatta per il bene del telespettatore o per il bene di Mediaset, l’azienda del premier? E così è per tutto, o quasi: lo scudo fiscale, i condoni per l’evasione fiscale, la detrazione di tasse per le aziende, l’eliminazione delle tasse di successione. Le ultime proposte di legge del cdx – sempre retroattive – dimostrano che B è pronto a smantellare tutto il sistema giudiziario italiano pur di salvare sé stesso. Abbiamo il. governo di un uomo solo che si occupa esclusivamente della sua persona e delle sue aziende.
Siamo costretti a parlare di B perché B ha personalizzato la politica come mai era accaduto nel dopoguerra. I vecchi partiti come la Dc e il Pci, per esempio, rappresentavano delle idee e delle aree sociali del Paese, ma i loro leader erano decisamente meno importanti dei blocchi che rappresentavano: i cattolici da una parte, la classe operaia dall’altra. B ha personalizzato la politica, presentandosi continuamente come l’unico capace di “salvare” il Paese dal pericolo del comuni¬smo. «Sono in politica perché il Bene prevalga sul Male», ha detto nel 2005: «Se la sx andasse al governo l’esi¬to sarebbe questo: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo».
B ha creato attorno a sé il culto della personalità, nel 10° anniversario della creazione di Forza Italia ha perfino detto che la sua “discesa in campo” era stata un atto suggerito dallo Spirito Santo.
Il volto di B è su ogni manifesto politico. Ha cambiato la legge elettorale in modo che deputati e senatori servano al piacere personale del premier. Il Parlamento è pieno di veline e amiche e amici, molti impiegati o avvocati di B. Non contento, B propone di far votare solo i capigruppo, riducendo il ruolo dei parlamentari a quello di puro ornamento.
B ha cambiato il lessico della politica italiana, introducendo il linguaggio privato, quello del bar e della rissa in casa nella sfera pubblica. Ha dato dei «coglioni» agli elettori del csx, ha chiamato «stronzate» le parole del suo avversario politico, Prodi, «criminoso» il giornalismo di Biagi, Travaglio e Santoro. I magistrati sono «matti» e «mentalmente disturbati». L’ex presidente della Repubblica Scalfaro è un «serpente» e un «traditore». Pensiamo allo spettacolo indecente in cui durante l’ultima legislatura, i senatori del Pdl, aizzati dall’attuale presidente del Senato Renato Schifani, hanno coperto di insulti e ingiurie il premio Nobel Rita Levi Montalcini per spingerla a dimettersi da senatore a vita e far cadere la maggioranza di governo. Sfido gli esponenti del cdx a trovare un singolo episodio in cui i principali leader del csx (Prodi, D’Alema,Veltroni) si siano lasciati andare a un linguaggio simile.
E’ stato B ad invitare gli italiani dentro la sua vita privata: con i mille commenti sulla vita da “play¬boy” e le sue prestazioni sessuali («Se dormo per 3 ore posso fare l’amore per altre 3»), sul suo matrimonio («Rasmussen è il primo ministro più bello dell’Europa. Penso di presentarlo a mia moglie»). E ci ha portati dentro il suo divorzio con le sue apparizioni a fianco di Noemi Letizia e le comparsate a “Porta a Porta”. Se si facesse il conto di chi negli ultimi 15 anni ha parlato di più sulle televisioni italiane scopriremo, credo, che gli italiani hanno dovuto ascoltare e vedere B almeno 10 volte di più di qualsiasi altro politico. La verità è che B ha trasformato un intero Paese in un grande reality: “Casa B”. Chi non lo gradisce ha il diritto di protestare. Non è la politica dell’odio. È, semplicemente, la democrazia.
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Il lodo D’Alema

L’ultimo pasticcio ad personam, ieri in Parlamento, era annunciato dalle parole di D’Alema al Corriere della Sera: “Se per evitare il processo di B devono liberare centinaia di imputati di gravi reati è quasi meglio che facciano una leggina ad personam per limitare il danno all’ordinamento e alla sicurezza del cittadini”.
Montecitorio express. Detto fatto. Nel giorno in cui il “legittimo impedimento”, viene calendarizzato alla Camera (il 25 gennaio) e passa con il voto favorevole di Udc e Pdl, il Pd torna di nuovo in fibrillazione. Uno dei suoi leader più importanti apre clamorosamente la porta alla possibilità di un accordo; il capogruppo alla Camera Franceschini invece dà disposizione di votare contro. Veltroni si trincera dietro un sorridente no comment, diversi dirigenti allargano le braccia e sospirano: “E’ il male minore”. Ponte tibetano. Ma per capire cosa stia accadendo bisogna partire dall’uomo del giorno.
Nel Transatlantico di Montecitorio, ieri, era senza dubbio Michele Vietti. Barba curata sale e pepe, montatura trasparente, eleganza sabauda, preparazione da fine giurista. Perché ieri era così importante Vietti? E’ l’uomo che ha tirato fuori dal cilindro la “propostina” di legge in due articoli su cui – con qualche intervento del pidiellino Enrico Costa di cui parleremo poi – che l’aula discuterà. E’ lo stesso Vietti a spiegare di cosa si tratti: “Ha presente i ponti tibetani? Sono stretti e ballerini, ma sono l’unico modo per attraversare i burroni fra le vette”. Il che tradotto in termini più prosaici suona così: “La Corte costituzionale ha bocciato il lodo Alfano.
Così – ammette Vietti – una legge ordinaria che fermi i processi non è più possibile…”. E allora? “Serve una legge costituzionale. Ma nel frattempo cosa si fa?”. La soluzione l’ha trovata il deputato piemontese: “In fondo è un uovo di colombo. Un testo-ponte, per l’appunto, che dichiarandolo apertamente, costruisce una moratoria di 18 mesi che permetta al premier di svolgere serenamente le sue funzioni, e al Parlamento di fare, nel frattempo, una legge costituzionale”. E come si fa? “Con il legittimo impedimento a comparire davanti a un tribunale”. Ricordi a Vietti che qualcuno, come Onida, ha detto che sarebbe incostizionale. Vietti sospira: “Penso di no. Ma in ogni caso, la soluzione politica ci sarebbe comunque. Perché prima che il testo possa essere bocciato dalla Corte, si avrebbe in ogni caso il tempo di fare una legge costituzionale”. Un regalo a B? Vietti precisa che c’è una condizione: “Noi siamo pronti a votarla, ma solo in cambio del ritiro della norma sul processo breve”.
La posizione del Pd. E il Pd? il deputato dell’Udc spiega: “Noi questa bozza l’avevamo fatta vedere a Violante che non ha fatto obiezioni. D’Alema la sua parte l’ha fatta. Io spero che possa convergere”. Ma il capogruppo, Dario Franceschini è di avviso opposto: “Come andrà a finire? Che se la legge è questa se la votano da soli. Noi non intendiamo sostenerla”. Questa posizione di Franceschini è stata decisiva nel voto contrario del Pd (anche se era sulla calendarizzazione) in commissione Giustizia.
“Cistizzare”. Ma qualche dubbio c’è. A spiegarlo è un deputato non sospetto di filoBsmo come Pierluigi Castagnetti: “Forse è meglio cistizzare il problema e lasciare che questa cosa passi…”. In che senso? Ritorna l’argomentazione di D’Alema: “Quando hai una cisti che ti fa male, meglio circoscrivere il problema e tagliarla via”. E quindi? “Non è preferibile alla fine – ipotizza con tono amaro Castagnetti – che facciano una leggina ad personam, piuttosto che sfascino tutto l’ordinamento giuridico con il processo breve?”. E’ interessante chiederlo a Walter Veltroni. Lo incrocio davanti all’aula e glielo chiedo. Sorride e alza le mani: “Non faccio dichiarazioni”. E’ il tema del giorno, azzardo: “Non le faccio in ogni caso”, spiega.
La posizione di Bersani. Meno chiara la posizione di Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato: “D’Alema – spiega a Repubblica Tv – dice una cosa di buon senso: le leggi ad personam hanno normalmente scassato l’ordinamento. Vogliamo pensare alla Cirielli? O alla Cirami? Nel foro interno di chiunque si aggira – aggiunge la Finocchiaro – l’idea di una legge che non scassi l’ordinamento” . Intende dire che una leggina ad personam sarebbe meglio di una legge Ad personam? Mistero. Pier Luigi Bersani dichiara: “La considerazione di D’Alema è ovvia perché il processo breve è un’amnistia per i colletti bianchi e quindi aggiunge gravità a una legge ad personam. Detto ciò noi siamo contrari a votare adesso il legittimo impedimento”. Legge o leggina, quando arriverà porterà qualche problema. Viene in mente Churchill sulla pace di Monaco: “Potevamo scegliere fra il disonore e la guerra. Abbiamo scelto il disonore. E abbiamo avuto la guerra”.

Il Fatto Quotidiano del 18 dicembre 2009
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Commenti di bloggher

Cesare

D’Alema se nel 1998 non avevi salvato il Cavaliere, ora eravamo liberi e non schiavi.
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Carlo
Sabato 5 dicembre in occasione della grande manifestazione denominata “No B. Day” il grande regista Comencini dal palco di piazza San Giovanni ha gridato: “Questa classe dirigente politica deve essere spazzata via!”.
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Bloggher di bellaciao
“Ciuf, Ciuf.. E’ partito il trenino dell’amore.”
Era un po’ di tempo che i “Berluscones diversamente concordi del Pd” (D’Alema, Violante, Finocchiaro ecc…) “scalpitavano ai canapi di partenza”, ma i voltagabbana non riuscivano a trovare l’occasione per saltare in corsa sul trenino dell’amore dei “Silvio-talebani”.
Ora grazie allo scellerato gesto di un folle, finalmente hanno trovato l’opportunità “per sedersi al tavolo”, con “il pretesto di sedare il clima d’odio che serpeggia in Italia”, con lo scopo neppure troppo velato di partecipare alla spartizione del bottino di guerra e infilare il solito cetriolo in quel posto agli Italiani.
I voltagabbana del Pd, sentendosi come volpi in un pallaio, credono in questo modo, che anche a loro sia dato il diritto spolpare un po’ il magro bottino racimolato taglieggiando con il fisco i soliti contribuenti Italiani.
Dimenticando che per gabbare lo squalo nano, occorrono denti forti e taglienti e loro hanno solo dei dentini da latte. Poveretti, e se anche restasse ancora qualcosa da spartire, si troverebbero a competere con gli squaletti silvio-papisti di lungo corso, che già ora, avendo sentito l’odore del sangue, si stanno scannando per l’ultimo Euro.
In passato già ci hanno provato e puntualmente sono tornati alla uccia con la coda tra le gambe, giacché se concedi un dito allo squalo nano, lui si prende anche il cuculo. Giocando con uno che bara alle carte, si va sempre a finire sul lastrico, ma loro imperterriti, piace loro essere sodomizzati.
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Max Vinella
A me pare che in questo caso si possa, per rimanere a Churchill, soltanto scegliere tra due disonori !!
D’Alema non si rende conto che seguendo questa logica, Berluskoni sarà in futuro in grado di far passare qualsiasi legge, anche quelle più liberticide ed inique, semplicemente mettendo l’opposizione (o presunta tale !!) nella condizione di solo dover scegliere tra due opzioni, una tremendamente inaccettabile ed una un po’ più soft tale da poter essere definita “male minore” !!
Accettando questo gioco al ribasso il Pd abdica in maniera definitiva e palese ad un qualsivoglia ruolo di opposizione, nemmeno più formale o finta, ma proprio inesistente!!
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E’ come dire che per battere i disonesti, bisogna diventare disonesti. L’importante è dirlo chiaramente, senza denigrare nessuno.
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Angelo mass
I popoli senza memoria ripetono gli stessi errori. Il declino della sx è attribuibile in grossa misura alla sua mancata difesa dell’etica. Il PCI smise di opporsi al malcostume giustificando alcuni intrallazzi con: la ragion di stato. Tradotto significa che per far politica occorre denaro. E così abbiamo cominciato ad entrare nei meccanismi della spartizione della torta. Il risultato è che siamo sull’orlo di una dittatura e qualcuno, fenomeno della giravolta della frittata, ci propone di modificare la costituzione giustificando il tutto con una bella formuletta da pentapartito del CAF. Con la bislacca teoria della “riduzione del danno”, si manomette gravemente l’impalcatura della costituzione. Mi domando se almeno si ha coscienza di quel che si propone. Si tratta di piegare una nazione intera per salvare un perfetto criminale da quello che è un baluardo “irrinunciabile” di ogni democrazia, in ogni parte del mondo, “la legge è uguale per tutti”.
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Ic
L’importante è omologare tutto. Quelli che sono fuori, sono marziani. A che serve, a questo punto la politica? Solo per fare qualche affaruccio? Ma iscriviamoci tutti al partito di B, almeno saremo più coerenti.
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Roberto
Se c’è una anomalia si elimina l’anomalia; non si lavora per istituzionalizzarla. D’Alema ha torto. La nostra anomalia è un sistema che permette a uno inappropriato di diventare premier. Dobbiamo correggere l’anomalia o dobbiamo legiferare affinché l’inadatto si sistemi meglio al potere? Purtroppo è successo che l’inadatto è diventato premier e dobbiamo quindi correggere l’anomalia. Ma come? Milioni di persone hanno votato il cavaliere e non è possibile deporlo senza mancare di rispetto ai suoi elettori. Non sono pensabili colpi di mano antidemocratici. Occorre che la politica trovi la strada corretta da percorrere affinché le persone che hanno votato il cavaliere siano trattate col rispetto che è loro dovuto.
Per me la strada è una sola: il caballero rimane un cittadino comune di fronte alla legge. La magistratura è al di sopra delle parti (lo dice la Costituzione) e fa il suo lavoro senza essere tacciata di fare politica se processa il premier. Il premier governa ma affronta i processi a suo carico. Se non ce la fa a fare entrambe le cose si dimette. Il premier finisce poi di governare se qualche sentenza a lui sfavorevole dirà che necessita di andare in galera. Sarebbe un bugiardo sapendo di esserlo chiunque ritenesse che una tale eventualità sarebbe un colpo di mano antidemocratico della magistratura. Il consenso popolare non mette nessuno al di sopra della legge e i tribunali sono strumenti apartitici di democrazia. Quando uno fa il premier ed ha problemi giudiziari e di incompatibilità tra interessi personali ed interesse pubblico allora è inadatto a governare e succede quello che sta succedendo. I suoi problemi diventano anche i nostri, estendendosi, prolungandosi ed amplificandosi. Che fare? Non ci rimane che resistere combattendo pacatamente, sperando di riuscire a fare una scelta migliore al prossimo giro elettorale e sperando che l’esasperazione non arrivi al punto tale da sfociare in sommosse popolari.

Viviana
Ogni volta che D’Alema ha patteggiato qualcosa con B ci ha rimesso e ha fatto costantemente la figura del coglione. Non s’è salvato una volta. Gli ha dato le televisioni e si è visto che uso ne è stato fatto. Gli ha dato il maggioritario dove la sx è stata falciata ed era chiaro che il sistema, come in USA, avrebbe visto la vittoria del più ricco. Gli ha dato il precariato che farà diventare precari alla fine tutti i lavoratori italiani. Gli ha dato la lotta alla magistratura che per B è un fiore all’occhiello, poi l’indulto, il veto delle intercettazioni e da poco anche lo scudo fiscale. Gli stava per dare la bicamerale dove B prendeva e D’Alema perdeva, ancora oggi insiste a dire che si deve votare per il presidenzialismo forte a diretta elezione popolare dove vincerà solo B. Sembra che quella di D’Alema sia una vocazione al massacro, una specie di sindrome di Fantozzi. Ma qualcuno parla, fuori dei denti, di alto tradimento. Ora se ne esce con il lodo D’Alema, una leggina per esentare dai processi il solo B. Eppure salta fuori sempre un fantozziano che difende cotanto fallito cronico con inaudito vigore. Non c’è limite all’impudenza. O alla stupidità. D’Alema ha segnato tutte le fasi della crisi della sx, l’ha portata al massacro, e ancora c’è chi lo applaude. A meno che chi lo fa non sia lo stesso D’Alema en travesti. E’ proprio vero che il mondo gira solo per il giramento di palle prodotto dagli stolti.
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Il Lodo D’Alema è una stronzata materialmente e moralmente. Cedere un diritto costituzionale a un delinquente nella speranza che diventi meno delinquente. Nemmeno in un manicomio si può cadere in un autoinganno simile! I delinquenti si limitano, non si favoriscono!
D’Alema è come lo stolto che dice: “Visto che il caimano mi vuole mangiare tutto intero, mi stacco una gamba e gliela dò così un po’ si sazia e non mi mangia.
Accade così che il caimano prima si mangia la gamba e dopo tutto il resto. Perché lo stolto non sa che la fame del caimano non si sazia mai.
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Il Governo minaccia sfracelli contro web e centri sociali

Io potrei anche essere d’accordo, in linea di massima, e basandomi sulla legge già esistente che proibisce l’apologia di reato, sul veto a siti come facebook di pubblicare messaggi farneticanti o che inducono alla violenza, ma solo se facebook come altri siti del web presentasse un minimo di serietà e di attendibilità.
Dopo l’episodio sconcertante degli indirizzi e dei dati personali degli iscritti messi in chiaro, c’è stato il recentissimo episodio doloso di innocenti gruppi con le finalità più varie che improvvisamente si sono visto modificare la loro dicitura in gruppi di solidarietà a B.
Con la stessa facilità io potrei far parte di un gruppo, per es., per la pace nel mondo o la fede negli angeli, e vedermi di colpo trasformata in membro di un gruppo di feroci assassini solo perché qualcuno manomette facebook. E dovrei essere anche punita per questo? Con prove che qualunque giudice potrebbe valutare come falsificabili? E che potrebbero essere create contro di me artamente da qualunque nemico politico?
E cosa dire di tutti i blog o siti di estrema dx che inneggiano da sempre alla morte o alla persecuzione di interi popoli o dei ner io degli ebrei o dei migranti, o che negano fatti storici gravissimi come lo sterminio ebraico? O di quelli che e farneticano di castrazione o pestaggi? E quando le stesse infamie escono da personaggi politici, che leggi dovremmo applicare?
C’è una vignetta bellissima che mostra una fila di carri armati come nella piazza di Tienamen e davanti, come nella celebre foto, c’è un piccolo bloggher seduto a terra col suo notebook.
Noi comprendiamo benissimo come il web sia uno strumento potente che attrae sempre di più i giovani, li abitua alla discussione, li informa meglio dei giornali padronali, e permette l’espressione libera di una propria opinione. E vediamo altrettanto chiaramente i tentativi perversi di tutti i partiti di censurare o imbavagliare quest’arma potente di libertà, Fioroni col pretesto della pedopornografia, il Pdl con quello dell’aizzamento alla violenza contro B. Ma qualunque tentativo di oscurare il web non solo sarebbe inefficace ma presenterebbe il volto bieco e infame di una dittatura.
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Il piano eversivo
Concita De Gregorio

Ecco che cosa è irresponsabile. Mentire. Dire spudoratamente come fa Il Giornale a caratteri cubitali che «era tutto organizzato». Utilizzare il gesto di una persona che non sta bene (dov’era la sicurezza, dove stava guardando?) per criminalizzare ogni forma di critica e di dissenso, in definitiva mettere le premesse per uno stato di polizia dove diventi difficile, meglio se impossibile, manifestare, esprimere il proprio pensiero anche in modo aspro come avviene in ogni paese democratico.
Non c’è nessuno bisogno di leggi speciali, basta applicare quelle che ci sono.
Non serve lo scudo fiscale, basta inasprire i controlli e far pagare le tasse.
Non serve oscurare internet, basta usare gli strumenti che esistono per bloccare chi ingiuria. Chiudere internet equivale a spaccare il termometro per curare la febbre. Il problema, al solito, non è chi commenta ciò che accade: il problema è ciò che accade, e non basterà blindare le piazze e oscurare i siti perché i fatti cessino di esistere. Sarà solo molto peggio. Servirà ad esacerbare gli animi a provocare – così sì, così davvero – tumulti.
Non occorre abolire i processi o ridurli al lumicino, basta sottoporsi ai giudizi. Se viaggio costantemente contromano e mi multano 2500 volte non sono perseguitata dai vigili urbani. Ho due possibilità: dimostrare che non ero alla guida oppure pagare la multa. La regola esiste, cambiare le leggi in corsa significa mandare agli italiani il messaggio che chi può – solo chi può, certo – fa come gli pare. Fessi gli altri. Si attrezzino a diventare molto ricchi e potenti o si illudano che basti attaccarsi al carro di chi lo è. Irresponsabile è scardinare le regole perché è più comodo, si va più veloce, che noia questo Parlamento, che zavorra questi processi, che tormento questa stampa. Eliminiamoli.
Non serve cambiare la Costituzione, basta rispettarla. Rispettare la Carta, i poteri, la magistratura, il capo dello Stato, l’opposizione. Non dire un giorno sì è l’altro pure che il tricolore va nel cesso, l’opposizione è cogliona, i giudici eversivi, il capo dello Stato fazioso. Non far finta che si sia agli anni di piombo, evocare come ha fatto ieri Cicchitto il terrorismo e i mandanti morali e intanto, con l’altra mano, mettere la fiducia su una Finanziaria che restituisce alla mafia i beni sequestrati. Questo sì è irresponsabile, pericolosissimo, criminale. Evocare il terrore per far carne di porco delle norme minime di convivenza, della discussione tra chi ha idee diverse e non per questo deve essere additato come assassino facendo di ogni erba un fascio: confondendo la violenza con l’obiezione legittima, Tartaglia con Rosi Bindi e guai a chi si azzarda a dire sillaba. Non siamo agli anni di piombo, Cicchitto. Siamo caso mai sempre alla P2. Siamo davanti a un disegno chiarissimo. Titolava ieri Libero: la Procura di Palermo non s’arrende. Ecco il punto: barattare il duomo in faccia con il colpo di spugna. Un folle lo ha ferito, emergenza nazionale, si azzerino i processi. C’entra? Non c’entra. Ai processi si va, si dibatte. In Parlamento si va, ci si sottopone al voto. Anche in piazza si va. A criticare, a far comizi. Nel caso dei comizi, possibilmente, con un buon servizio d’ordine. Di questo, in un paese normale, si parlerebbe oggi. Di come garantire la sicurezza e la civiltà nel confronto, non di come eliminarlo
concita.blog.unita.it//Il_piano_eversivo_828.shtml
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Max Vinella
Anche Mussolini subì numerosi falliti attentati da parte di anarchici ed antifascisti, che gli offrirono l’occasione per promulgare le leggi speciali per la difesa dello Stato, la cui entrata in vigore segnò il vero e proprio inizio della dittatura.
I dittatori od aspiranti tali hanno sempre largamente uilizzato i falsi o falliti attentati per rafforzare la propria leadership e farne pretesto per misure repressive e leggi liberticide.
Il personaggio Berluskoni non mi sembra oggettivamente del tutto alieno da queste pratiche.
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Viviana
E infatti ora si parla di un clima di odio diffuso nel paese contro B per cui occorre chiudere i centri sociali, siti e i blog che non hanno proprio molta voglia di osannarlo.
Ma dov’è questa dunque decantata libertà di espressione?
Sarebbe come dire che sotto il fascismo c’era libertà perché ognuno era libero di aderire al fascismo, non di aderire o dissociarsi, ma di aderire e basta.
Ma cosa significa per questi signori la parola libertà? Un senso unico e obbligato con punizioni per chi si dissocia?
E da quando in qua in una democrazia è obbligatorio amare il despota di turno ed è considerato reato morale non poterlo soffrire?
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Sante Marafini
Salvatore Borsellino, che ha gridato tra gli applausi: “Il vero vilipendio è che persone come Schifani e B occupino le istituzioni. Schifani non vuole chiarire i rapporti avuti con la mafia nel suo studio professionale. Oggi finalmente alcuni collaboratori di giustizia raccontano la verità su come B è andato al potere, su come hanno sostenuto il suo partito. A me delle escort e del processo Mills non mi importa nulla. Io sono qui perchè la mafia esca fuori dallo stato e dalle istituzioni, e io sono qui per difendere il diritto di B ad essere processato, così potrà dissipare i dubbi che lo riguardano”.
Una presenza che ha generato ovviamente la squallida reazione del Governo, con l’indegno Rotondi che ha dichiarato: “La presenza del signor Borsellino alla manifestazione offende anzitutto la memoria del fratello”.
Invece, la presenza di uno come Rotondi tra i Ministri della Repubblica, è un’ offesa agli italiani e nello stesso tempo una consolazione nel pensare che se c’ è arrivato uno come lui la cosa non è preclusa a nessuno.
Quando ero ragazzo, poco informato, pensavo che chi entrava a far parte del parlamento era una persona fuori dal comune per intelligenza, rettitudine e che fosse al servizio della Nazione.
Come mi sbagliavo!
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Un fantasma minaccioso… ma è solo un fantasma
Rosario Amico Roxas

Un fantasma si aggira nei meandri delle Istituzioni democratiche, repubblicane, costituzionali, parlamentari; un fantasma che condiziona i venduti, i vendibili, i corrotti, i corruttibili, trasformandoli in altrettanti fantasmi, inconsistenti ma pericolosissimi….. ma si tratta solo di fantasmi.
I “fantasmi” sono l’idea di ciò che pensiamo, sono la proiezione di un mondo inesistente, perché collocato fuori dal tempo e dallo spazio. Tali fantasmi non appartengono al tempo: tutto ciò che appartiene al passato può esaltare o suscitare timori; ciò che è proiettato nel futuro non è altro che desiderio onirico materializzato nel nulla.
Fuori da questa categoria di fantasmi spazio-temporali ne esiste però una terza genìa, che nessuno prende nella dovuta considerazione: sono i fantasmi del presente, quelli che vivono giorno dopo giorno accanto a noi oppure dall’altra parte del pianeta, è indifferente.
Sono i fantasmi più inutili perché non lasciano spazio alla fantasia, essendone privi, per cui nulla hanno da dire.
Il passato con i suoi fantasmi si studia, si analizza, si critica e si interpreta; il futuro con i suoi fantasmi si immagina, si programma, si intuisce, si prevede, si auspica; i fantasmi del presente sono inattuali, scavalcano l’immaginazione e la annullano, solo se e quando qualcuno li ascolta, non intuendo che si tratta di fantasmi; possiedono la loro verità che non prevede analisi o critiche oppure programmazioni o intuizioni futuribili, e non sarebbe un male se non tentassero la carta di coinvolgere gli altri… sfruttando il potere mediatico che ipnotizza senza convincere.
Si può essere continuare ad essere condizionati da un fantasma ?
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Diritti e privilegi
Rosario Amico Roxas

I diritti appartengono a quella categoria comportamentale che hanno nei doveri un controvalore equilibrato ed equilibrante; non si possono (o non si potrebbero) vantare diritti se non vengono (o non venissero) bilanciati dai doveri.
Quando viene meno il rapporto diritti/doveri non viene meno la normalità dell’azione, viene solo spostata in avanti, come i paletti di identificazione, per diventare un privilegio, riservato a pochi… ma buoni.
Così il privilegio non viene controllato e dimensionato in base alla logica del rapporto sostanziale, ma diventa un assunto illeggibile, incomprensibile, ma viene imposto come un diritto esonerato dal dovere.
Mentre l’intero pianeta subisce la divisione tra mondo opulento e mondo sottosviluppato, tra abuso del superfluo e mancanza dell’indispensabile, tra produttori e consumatori, tra creditori e debitori, tra ricchi e miserabili, tra potenti e deboli (che diventano “terroristi” quando si ribellano ai soprusi) in Italia, unico paese al mondo, viene forgiata una ulteriore divisione tra i titolari di privilegi, nuove divinità dell’arrivismo, e i sottomessi alla lunga teoria dei doveri a cui non sempre corrispondono diritti di analoga prestanza.
E’ la cronaca scritta dal più forte, una cronaca che non diventerà mai storia, come saranno esclusi dalla medesima i fautori e beneficiari dei privilegi, perché nella storia si entra attraverso l’Arco di trionfo, non certo sgattaiolando, furbescamente, da una porta di servizio.
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Marco Travaglio

questa categoria per cui si parla di odio politico è una categoria del sentimento che viene applicata alla politica, la politica e il sentimento non c’entrano niente, la politica è un fatto tecnico, per cui ti voto affinché tu faccia delle cose, ma tu non puoi chiedermi di amarti, tu puoi chiedermi di votarti, ma non mi puoi chiedere di amarti, non esiste l’amore dell’elettore per il suo eletto, esiste soltanto nelle dittature, quando appunto il populismo carismatico del capo riesce addirittura a attirare l’amore degli elettori, che non sono più neanche cittadini, sono proprio sudditi, sono un’altra cosa, sono acritici, sono pecore che adorano il capo.

RIDIAMARO : – )

Marco Folli

100 MILIARDI RIENTRATI – 5 MILIARDI ALLO STATO
SE AVESSERO APPLICATO LE ALIQUOTE
CHE QUASI TUTTI
I NON LADRI PAGANO
SAREBBERO ENTRATI CIRCA 50 MILARDI DI EURO
4 FINANZIARIE CARI RAGAZZI….
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IL PARTITO DEL BORDELLO ALTRO CHE AMORE….
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Ciccio
I Berlusconiani che parlano d’amore sono come gli ubriaconi che inneggiano alla sobrietà…
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E’ vecchia ma fa sempre ridere

Il Presidente del Consiglio Silvio B vuole aumentare la sua popolarità. Arriva in una scuola elementare e spiega il suo piano di
governo.
Chiede nel frattempo che i bambini facciano delle domande. Il piccolo Leandro chiede la parola: – Signore, ho tre domande da farle:
1. Lo stalliere di Arcore Vittorio Mangano e l’onorevole Marcello dell’Utri erano gli intermediari tra lei e la mafia?
2. Che rapporti ha intrattenuto con l’allora minorenne Noemi e le altre escort del faccendiere Tarantini?
3. Lei non pensa che il lodo Alfano sia una legge ad personam assolutamente incostituzionale?
In quel momento suona la campanella della ricreazione e tutti gli alunni escono dall’aula.
Al ritorno B invita nuovamente i bambini a fare delle domande e un altro bambino Nando gli chiede:
– Presidente, ho cinque domande da farle:
1. Lo stalliere di Arcore Vittorio Mangano e l’onorevole Marcello dell’Utri erano gli intermediari tra lei e la mafia?
2. Che rapporti ha intrattenuto con l’allora minorenne Noemi e le altre escort del faccendiere Tarantini?
3. Lei non pensa che il lodo Alfano sia una legge ad personam assolutamente incostituzionale?
4. Perché la campanella della ricreazione ha suonato 20 minuti prima?
5. Che fine ha fatto il mio amichetto Leandro ?
(tratte da baltazar)

Franco Antonio
L’occasione fa l’uomo leghista e così viviamo in un paese di porpore, cappucci e coppole…
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Sancho
Il paradosso
Un governo guidato da razzisti che incitano all’odio razziale, al disprezzo dei poveri, alla guerra dei poveri, che accusa altri di creare un clima di violenza!:)
Praticamente, il colmo, più che un paradosso!
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Dal blog di Luttazzi

San Berlusconi dimesso dal San Raffaele (Pietro Borrelli)

“Se cambia il clima politico il mio dolore non sarà stato inutile” (Patrizia D’Addario)

Roberto Maroni ha ribadito che si sta “valutando l’oscuramento di siti che istigano a delinquere”. Uff, mi piaceva così tanto il sito ufficiale della CEI. (Piermichele Kobauri)

Moratti: “Non penso che a Milano si respiri aria da anni Settanta”. Certo che no: negli anni Settanta la percentuale di ossigeno era sopra il 2%. (Valentina Chirico)

Milano. L’assessore PdL Gianni Prosperini (“I musulmani a casa loro in cammello!”) finisce alla casa circondariale in gazzella. (Luca Marchi)

Don Verzè: “B ha già perdonato l’aggressore.”
Deve aver visto i sondaggi. (Federico Graziani)

1. Cicchitto: “Non abbiamo fatto altro che ricordare quello che tutti gli italiani hanno avuto sotto gli occhi quotidianamente: una campagna di odio e di disprezzo contro B.”
2. Cicchitto: “Non abbiamo fatto altro che proseguire la campagna di odio e di disprezzo di B contro chiunque si oppone legittimamente al suo tentativo ripetuto di evitare i processi.” (Marco Ferrara)

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http://masadaweb.org

5 commenti »

  1. Cari miei non credo che tanto facilmente riusciremo a liberarci di un simile personaggio
    le pecorelle sono smarrite (o meglio i pecoroni non alzano nenche la testa)I sindacati latitano per no perdere la sediolina il porporato ci naviga e ramazza su’ quattrini e’ molto difficile e siamo sempre lì nessuno ragiona con le propie materie grigie.Ciao…Ciao

    Commento di vincenzo ribuffo — dicembre 21, 2009 @ 3:55 pm | Rispondi

  2. ed infatti hai ragione! ci siamo tutte un po’ stancate di parlare o sentir parlare solo di quell’uomo come se tutto il mondo dovesse ruotare attorno a lui. Ogni giorno nei distretti industriali c’è una ditta che chiude, un gruppo di lavoratrici e lavoratori che fanno un picchetto, che occupano una fabbrica, altre ed altri salgono sui tetti di capannoni e/o uffici pubblici… sono decine ogni settimana questi casi e noi tutte/i si pensa a quell’omino rischiando di dimenticare le ricadute sociali delle sue E NON SOLO DELLE SUE politiche sociali (Bersani proprorrebbe qualcosa di diverso rispetto a Mr. Blair?!!)… si lasciano isolate queste forme d lotta disperata che si danno e si lascia così strada a derive da guerra tra poveri e via dicendo. Certo, siamo tutte consapevoli che l’ometto è un’urgeza democratica che riguarda l’abc della vita democratica in questo paese, certo siamo consapevoli che si fabbrica ed aggira le leggi a suo tornaconto… ma davvero non possiamo pensare al “fare politica” in maniera così “concentrata”… tanto che le opposizioni parlamentari e non (movimenti che nascono e muoiono ogni stagione contro di lui) sembrano esistere soltanto a partire dall’urgenza democratica dell’ometto dimenticando per strada le piccole ma disperte insorgenze sociali che pur si danno. Sono convinta dell’urgenza democratica… ma vi è pure un’urgenza sociale a cui “le alternative” all’arcoriano paiono non dar risposta credibile immediata e solidale. Abbiamo teutte (spero) ben presente come le politiche sociali dei laburisti inglesi o della carica di repressione attuata dall’attuale governo greco… ecco, una volta scomparso l’ometto, con i casini, i fini, i bersani ed i dipietro… si riproporranno tutte le questioni sociali che si stanno ignorando… ed i festeggiamenti per riconquistta democraticità lascieranno presto spazio a nuove ventate demagogiche a nuove derive securitarie a repressione e via dicendo…

    Luana

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 21, 2009 @ 3:59 pm | Rispondi

  3. carissima Viviana, sono d’accordo con la tua analisi. voglio farti però una domanda:come mai questo paese, in poco più di 3o anni, ha perso la sua COSCIENZA, la sua capacità di CRITICA, LA sua DISPONIBILITA’ verso gli altri e non riesce a capire che è MANOVRATO da chi dice di agire per l’ interesse altrui mentre fa solo il suo, che gioca con i problemi della gente, denunciandoli, senza però non volerli risolvere mai ? è da qui che dobbiamo partire per poter veramente analizzare il problema, chiederci cosa siamo diventati. è la miseria dilagante, la paura del futuro che sembra sempre più incerto e si cerca un nemico contro cui scagliarci? io non so, ma penso che queste motivazioni abbiano un certo peso in questa situazione e ci renda sempre più incapaci di essere razionali attendo risposta

    ilsolechesorge

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 21, 2009 @ 3:59 pm | Rispondi

  4. alcuni testimoni presenti quella sera hanno pure visto un nanetto verdastro vicino a Tartaglia, poi lo hanno riconosciuto per E.T. che voleva telefonare a casa, ma le guardie del corpo di Berlusconi appena ha alzato la mano per prendere il telefono lo hanno subito bloccato e portato in questura; qui ha ammesso che è stato lui a creare tutto, Berlusconi non era vero era solo un ologramma 3D.

    bannatus sum

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 21, 2009 @ 4:05 pm | Rispondi

  5. […] Vai alla fonte Condividi questo post: […]

    Pingback di MASADA n° 1052. 21-12-2009. IL VAMPIRO- Rivistaeuropea — marzo 5, 2010 @ 10:38 pm | Rispondi


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