Nuovo Masada

dicembre 17, 2009

MASADA n° 1050. 17-12-2009. Saggi, dormienti e idioti

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Le rivelazioni di Genchi – L’ala stragista di Cosa nostra e FI – Il crimine e la critica – Gli insulti di B e dei suoi – Finanziaria alla fiducia

Violenza
Democrito:
Quale democrazia è quella che abbiamo creato? E’ una economia dell’estorsione dove i più ricchi continuano a diventare più ricchi e i più poveri più poveri
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Saggi, dormienti e idioti
Viviana Vivarelli

Qualcuno ha chiamato i fan di B ‘tifosi’, ma forse sarebbe meglio definirli ‘fanatici’.
Il termine ‘tifoso’ è prettamente sportivo e in sé non ha connotazioni negative, può anzi evocare tutto un mondo di partecipazione, slancio, coraggio, ammirazione, agonismo..
Il termine ‘fanatico’ invece è sostanzialmente negativo, vuol dire “ispirato da un demone”, e equipara la posizione di chi segue in modo succube un leader a quella del fanatico religioso, dell’ossesso delirante, in quanto anche qui c’è un culto idolatrico, anche se verso un altro uomo che viene innalzato al rango divino, il quale non può essere censurabile, criticabile o attaccabile come fosse un dio e uscisse dall’ambito umano.
La cosa tragica è che il fanatico, esistendo solo in virtù del demone che idolatra, distrugge se stesso perché cessa di esistere in ciò che lo distingue dalla bestia: la libertà, il discernimento, la coerenza, la logica, la razionalità, il senso del vero e del giusto.
Nell’etimo della parola troviamo la lingua parsi in cui il fanatico è detto “fanaah”, che significa annichilimento e distruzione.

Caratteristica del fanatismo è una vena di follia.
Possiamo dire che in linea generale un pizzico di follia esiste in ognuno di noi ma è moderata da buon senso, realismo e autocritica. Nel fanatico invece l’ipervalutazione del suo idolo ha l’effetto di scatenare la follia, rompendo con ogni realtà, rifiutando i fatti, infrangendo le dighe del corretto uso mentale fino ad uno scardinamento aberrante della propria moralità e socialità. Si entra in una vera paranoia dove la realtà è distrutta.
Nel fanatismo si può rinvenire una parte di ipnosi, di suggestione profonda che scardina la base stessa del pensiero.
Ma siccome l’ipnosi è a tutt’oggi un mistero, e non sappiamo come sia possibile che un soggetto riesca a impossessarsi della mente di un altro, anche il fenomeno B è in gran parte da rimandare a studi delle patologie mentali ancora insufficienti a spiegare il plagio di intere folle.
L’attentato a B ha scatenato il fervore mistico dei suoi fanatici. C’è sempre stato in B un volto duale, come nell’archetipo di ogni tiranno, da una parte il Cristo trionfante, dall’altra il Cristo martire. Ma, essendo B un uomo, tale analogia vissuta sacralmente è fondamentalmente una bestemmia.
Diderot diceva: “Dal fanatismo alla barbarie c’è solo un passo.”
E Jean Rostand: “Il fanatismo è sempre al servizio del falso, ma sarebbe detestabile anche se si mettesse al servizio del vero”.

Non si riesce a trovare una giustificazione logica per tutta questa gente che rifiuta di vedere l’evidenza di B e dei suoi reati e che sembra imprigionata in una bolla.
Ma se si pensa alle folle fanatiche che seguirono Hitler, si capisce che si può finire anche peggio.
Io non uso mai nelle mie lezioni i termini Male, Satana, Demonio, Dio, che sono simboli di realtà mentali non ancora definite. E so che non conosciamo tutti i meccanismi della mente e che il plagio può essere esercitato su menti deboli sia a livello individuale che di gruppo.
La televisione è un potente mezzo in tal senso e la sua pericolosità non è mai stata sottolineata abbastanza.
Il plagio è “un fenomeno psicologico in cui una persona subisce una manipolazione psichica che ne influenza in modo determinante il comportamento e la personalità”. Un lavaggio del cervello, simile all’ipnosi, una induzione operata sulla mente per cui si diventa incapaci di intendere e di volere.
La storia ci insegna che questa manipolazione mentale è stata perpetrata da personaggi che si sono impossessati delle folle per manovrarle a loro piacimento.
E’ una destrutturazione mentale che richiede un grosso lavoro di reintegrazione della psiche per far tornare il soggetto alla normalità. Una vera deformazione psichica.
La nostra epoca, o forse tutte le epoche, presenta molti casi di plagio di gruppo, situazioni in cui molti sono derubati della loro facoltà di discernere il vero dal falso e gettati in una sorta di “adesione incondizionata o dipendenza succube e acritica”.
Il codice italiano prevedeva il plagio come reato, ma la sua fattispecie sfuggiva a una determinazione giuridica per l’incompletezza delle nostre conoscenze sul funzionamento della mente, così fu depenalizzato.
Ma per quanto sarebbe stato possibile individuarlo in certe forme di dipendenza anomala da capi carismatici religiosi o da sette, molto più difficile è la situazione quando il plagio è esercitato in ambito sociale e politico.
La maggior parte degli uomini sono immersi nel sonno della ragione. Pochi sono gli svegli e tra essi pochi sono i saggi. Poi ci sono gli idioti.

Mi sono sempre accostata ai saggi volentieri per sintonia e simpatia, ma mi sono accorta che le mie riflessioni migliori sono scaturite come risposta agli idioti. Dunque anche gli idioti hanno una funzione salutare nell’economia dell’universo.
Come non esiste luce senza tenebra, né yin senza yang, così solo nel gioco degli opposti ognuno può precisare meglio i propri valori e i propri ideali.
Se non ci fossero gli idioti, il mondo sarebbe una noia senza fine.
Per questo io rispondo agli idioti, ma non li banno, perché riconosco la pulsione ad una dialettica che costituisce essa stessa progresso della mente.
Dire che c’è una necessità metafisica nell’esistenza del male perché altrimenti non ci sarebbe nemmeno il bene, non vuol dire adagiarsi nello statu quo e tollerare il male come qualcosa contro cui non si può fare nulla. Un conto è la necessità metafisica che il male esista, e un altro la necessità etica che noi lo si debba combattere.
Lo stesso vale per gli idioti. Loro non possono fare a meno di esistere, ma anche io non posso fare a meno di smontare le loro idiozie, anche se, nel subconscio, so benissimo che quello che dirò io a loro non servirà a nulla, mentre può benissimo servire a me per rinsaldare le mie posizioni.
C’è poi una verità sottostante che sempre mi rincuora: è vero che nessuno mai può vincere il male per sempre, ma è vero anche che il male in assoluto non ha mai vinto per sempre, e i corsi e ricorsi della storia stanno a provare che chi oggi è immeritatamente sul trono domani sarà nella polvere.
E’ vero che nel mondo troppi sono i dormienti e troppi gli idioti, ma i saggi sono sempre riusciti a far fare un passo avanti al progresso del mondo, malgrado i dormienti e gli idioti.
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Firma l’appello di Marco Travaglio

Io sto con Marco Travaglio, dalla parte dei fatti
Contro Marco Travaglio è in atto un’aggressione violenta. A un cenno del capogruppo Pdl alla Camera, il piduista Fabrizio Cicchitto, che nel compilare la lista nera comprendente il Fatto, Santoro e il gruppo Repubblica-Espresso, lo ha definito “terrorista mediatico”, subito si è scatenata la canea televisiva. Da Porta a Porta, a Canale 5, a Omnibus il pestaggio di Marco si è sviluppato attraverso la falsificazione e la manipolazione di sue dichiarazioni rese dopo il ferimento di B a Milano, in totale assenza di contraddittorio o con interventi tardivi quando ormai la scientifica azione diffamatoria era irrimediabile. I diffamatori e i picchiatori a libro paga sappiano che risponderemo colpo su colpo. A difesa della persona di Marco Travaglio a cui tutti i giornalisti del Fatto ribadiscono la loro più totale e affettuosa solidarietà. A difesa del suo diritto di fare giornalismo. A difesa dell’informazione e della democrazia di questo Paese, mai come oggi messa in pericolo dall’assalto dei nuovi squadristi.

antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578

Per favore, fai girare questo appello
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Le rivelazioni di Gioacchino Genchi

La fine della Prima Repubblica

“Mi chiamo Gioacchino Genchi, ho 49 anni, sono il più grande scandalo della storia della Repubblica, fino a un anno fa ero un comune cittadino, un funzionario di Polizia che aveva lavorato per oltre 20 anni nelle più importanti indagini italiane: da Palermo a Milano, da Catanzaro a Catania, da Locri a Siderno, a Reggio Calabria; nei processi di mafia, di omicidi, di criminalità organizzata, nei processi ai colletti bianchi; il sequestro di Silvia Melis e tante, tante altre indagini, prima che scoppiasse il cosiddetto “Caso Genchi”. Si tratta di una delle più grandi pantomime di questo sistema, con la quale si è cercato di bloccare un’indagine, quella del Pubblico Ministero di Catanzaro Luigi De Magistris, ma non solo, si è impedito a dei magistrati di fare le indagini sul conto di altri magistrati e poi, alla fine, si è cercato di far fuori me. Si è cercato di impedire che io potessi continuare a dare il contributo che stavo dando a tanti magistrati da Palermo a Caltanissetta, a Catania, a Catanzaro, a Roma e a Milano, in indagini importanti. Tutto ciò per impedire che questo lavoro, iniziato con Giovanni Falcone e proseguito, purtroppo, ahimè con le indagini sulla strage di Capaci, in cui Falcone era stato ucciso e poi con la strage di Via d’Amelio, potesse portare una volta per tutte a individuare i mandanti reali di quelle stragi e, probabilmente, gli esecutori che, assai probabilmente, sono molto diversi da quelli che sono stati individuati finora.
Sono sulla riva del fiume e sto vedendo sostanzialmente passare il cadavere del mio nemico. Perché le cose che avevo detto e scritto 17 anni fa si stanno avverando. 17 anni fa non condivisi le scelte investigative che portarono alla chiusura posticcia delle indagini sulla strage di Via d’Amelio con il pentito Scarantino.
Ho assunto delle posizioni durissime, ho messo nero su bianco quale era il mio punto di vista sui mandanti morali di quelle stragi e anche sugli esecutori. Adesso i fatti mi stanno dando ragione.
Le indagini che furono fatte nel ’94, ’95, ’96 e 97 a Palermo nelle indagini di mafia su Dell’Utri, su B, sulla nascita della Fininvest ci hanno portato a acquisire elementi incontrovertibili su quello che è accaduto in Italia nei primi anni ’90, sulla fine della Prima Repubblica e su come la classe politica ha creato quei nuovi equilibri, quei nuovi leader, quei nuovi partiti, o meglio quel nuovo partito che doveva consentire di fare sì che, secondo un detto autorevolissimo di Tommasi di Lampedusa ne “Il Gattopardo”, se vogliamo che tutto resti come è ogni cosa deve cambiare.
C’era la necessità di cambiare tutto, perché i partiti tradizionali della Prima Repubblica si erano resi impresentabili, erano sotto l’occhio del ciclone non solo di mani pulite per le inchieste giudiziarie, per gli arresti che ogni giorno vedevano decapitare e rinchiudere in carcere leader politici appartenenti al mondo imprenditoriale che quella politica aveva foraggiato. No, perché la gente, il popolo iniziava a ribellarsi a quella classe politica e quindi c’era una progressiva erosione della fiducia, una delegittimazione di quella classe politica e a questa delegittimazione, che nasceva da Mani Pulite, si è aggiunta un’ulteriore forte delegittimazione da parte della mafia, di quella mafia che aveva appoggiato un partito come Democrazia Cristiana, che fin dal 1987 inizia a portare il conto alla Democrazia Cristiana.

L’ala stragista di Cosa Nostra e Forza Italia

La Seconda Repubblica nasce nel momento in cui, nelle ceneri della Prima Repubblica, questi referenti di Cosa Nostra iniziano a cercare nuovi uomini, iniziano a cercare tra i rottami, tra le macerie di quella Prima Repubblica che si era consumata, quei soggetti che, anche per pregresse conoscenze nel campo imprenditoriale, come probabile investimento di risorse economiche e finanziarie della mafia, avevano dato un certo affidamento.
Lì il mio lavoro fornisce e ha fornito ai processi e ne fornirà dei risultati che ritengo i più importanti in assoluto sotto il profilo dell’oggettività, della dimostrazione della genesi della nascita mafiosa del partito di Forza Italia, di come dei soggetti appartenenti a Cosa Nostra, appartenenti all’ala stragista di Cosa Nostra, che certamente ha consumato le stragi del 1993, agiscano in perfetta sintonia con le fasi prodromiche e organizzative del partito di Forza Italia a Palermo e in tutta Italia. Viene varato un primo tentativo di creazione di una lega siciliana, Sicilia Libera e, proprio dalla ricostruzione dei dati di traffico telefonici, si è potuto accertare con certezza processuale che uomini di Costa Nostra direttamente collegati a Leoluca Bagarella, il più sanguinario tra i criminali di mafia che siano mai esisti nella storia della mafia da quando esiste la mafia in Sicilia, proprio il gregario di Leoluca Bagarella era in contatto con esponenti romani appartenenti alla massoneria, collegati alla P2, con i quali si sono fatte delle riunioni a Palermo e in Sicilia in date ben precise, tra Palermo e Catania e ci sono dei contatti telefonici con questi soggetti e, immediatamente dopo, a stretto giro questi soggetti hanno chiamato direttamente a casa di Silvio B. Ma non finisce qua, perché quando il progetto separatista o il progetto del partito Sicilia Libera, che nasceva un po’ come clonazione di quelli che erano stati il successo e l’esplosione della Lega, che prende lo spazio della frantumazione, dell’annientamento dei partiti tradizionali al nord, quando questo progetto viene abortito, viene abortito nel nome della costituzione di un partito unico che, da associazione nazionale Forza Italia, diventa partito Forza Italia con la creazione dei club di Forza Italia.
E lì ci sono delle date che sono indimenticabili, che sono certe: la data con cui nasce il partito di Forza Italia e la data in cui si organizzano i primi club a Palermo e si tengono le prime riunioni, una delle quali viene tenuta, non a caso, all’Hotel San Paolo di Palermo: l’Hotel San Paolo, costruito dai costruttori Ienna per conto della mafia, per conto dei Graviano, un Hotel San Paolo nel quale i Graviano pensavano di allocare, all’ultimo piano, nell’attico di un grattacielo per le altezze dei palazzi di Palermo l’appartamento giardino della loro madre, dei loro genitori.
In quell’albergo si tiene la prima riunione a cui partecipano gli esponenti mafiosi di Brancaccio e gli esponenti mafiosi di Misilmeri: uno di questi, che è stato sentito nel 1994, si chiama Lalia. Lalia conferma che il club Forza Italia di Braccaccio e quello di Misilmeri sono stati creati a febbraio.
Noi vedremo poi dal traffico telefonico che la sezione di Forza Italia, il club Forza Italia di Palermo viene attivato in Via Sciuti appena a marzo, quindi nasce prima quello di febbraio e poi quello di marzo.
Ho effettuato la ricostruzione del traffico telefonico di Lalia in un’indagine di mafia, un’indagine di omicidio a Misilmeri, l’indagine dove viene trovato il bunker con i lanciamissili con i quali doveva essere fatto l’ulteriore attentato a Caselli, da quegli uomini che poi vengono fatti uccidere tutti da Bernardo Provenzano.
Nel telefono di La Lia ci sono i contatti telefonici con Pietro Benigno, condannato all’ergastolo per le stragi di Firenze, ci sono i contatti telefonici con Spatuzza, con lo stesso cellulare con cui Spatuzza, come ho accertato nel 1992, si sentiva e utilizzava il giorno 23 maggio della strage di Capaci e il 19 luglio 1992, la strage di Via d’Amelio.
Partendo da quei contatti telefonici, si ricostruisce la catena dei rapporti del cellulare di Lalia, che è uno dei tanti soggetti che si sentono con parlamentari di Forza Italia, persone che diventeranno senatori, persone che diventeranno deputati regionali, persone che diventeranno esponenti locali del partito di Forza Italia e le chiamate sono perfettamente sequenziali: prima Lalia chiama queste persone, queste persone immediatamente dopo chiamano a casa di Silvio B.
Tutto si può pensare, ma i numeri telefonici, i contatti telefonici non sono opinioni, sono dati oggettivi.”
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Il crimine e la critica
Enrico Peyretti

Il crimine non è critica, la critica non è crimine.
La pietra in forma di Duomo, tirata il 13 dicembre sulla faccia di B, mostrata al mondo sanguinante, dolorante e terrorizzata, deve, prima di tutto, farci guardare il volto offeso e ferito di un uomo, uno di noi. La sofferenza accomuna tutti. Nessuno offenda il potente nella sua fragilità. Chi crede in Cristo, salvatore persino dei ricchi (Matteo 19, 23-26 e passi paralleli in Marco e Luca), prega per lui
Come abbiamo detto e scritto in altri simili casi (Reagan, Craxi), il potente colpito dalla violenza, oppure quando è spogliato del potere, ritorna un uomo pari a tutti noi, fragile, dolorante, e riguadagna il rispetto e la solidarietà dovuti ugualmente a tutti, che invece la potenza offusca, così come – dice Kant – ottunde l’intelligenza.
Il dolore che dobbiamo compartecipare per primo è quello molto più grande dei poveri, dei senza voce, delle vittime di immense violenze sistematiche, degli ingannati. B ferito, umiliato e offeso si avvicina ai poveri: condannando la violenza che lo ha colpito, combattiamo tutte le maggiori violenze consolidate nelle strutture e nelle mentalità.
Critica – La compassione che sente il dolore altrui, anche dell’avversario, è sacrosanta, eppure non contraddice né può impedire la critica politica corretta e veritiera, in difesa delle istituzioni che devono garantire i deboli ancora più dei forti.
La critica degli atti di B, che era giusta, non perde le sue ragioni. La compassione non elimina la contesa e il giudizio intellettuale, morale, politico, ma li riconduce in termini più umani e gli garantisce termini più giusti. Se nella critica abbiamo talvolta mancato di considerare la debolezza patologica (ma pericolosa) del potente superbo, ora vogliamo imparare di nuovo la regola umana primaria della pietà, anche nel conflitto, affinché sia e resti sempre nonviolento.
Realisticamente, è da prevedere che il fatto patito sarà utilizzato da B per rafforzare la presunta giustizia del suo potere, supremo e indiscutibile, con l’enfasi morale della vittima. Ecco la stoltezza dell’azione violenta, che di natura sua viene dalla violenza e permette di giustificare altra violenza oppressiva o repressiva, fisica, o strutturale, o mentale.
L’opposizione politica, oltre al deplorare giustamente e sinceramente quell’atto, deve darne una interpretazione meditata, culturale, politica, nella situazione presente. Essa deve mostrare che l’imperiosità che disprezza la legge e le critiche, suscita violenza, perché è già violenza, e che tutti, a cominciare dai più forti, devono sottostare alla legge, il cui compito è limitare e imbrigliare i poteri di fatto, per liberare i diritti impediti (secondo il grande art. 3 della Costituzione, disprezzata come vecchia da B.
Qualcuno ha detto: “Tra il forte e il debole la libertà uccide, e la legge libera”. È falsa libertà quella di “libere volpi fra libere galline”.
Il tema dell’opposizione e B deve essere la giustizia, non tanto (anche) quella penale (non vendicativa, ma restitutiva-riparatrice), quanto quella sociale. La disuguaglianza grossa e pesante offende più della miseria. Suscita servilismo o violenta rivolta. Quando la ricchezza si fa potere, e anche potere arrogante, accade facilmente che la critica e il bilanciamento del potere, se non trova spazi politici nelle strutture democratiche e nonviolente, sia tentata dalla violenza; accade facilmente che i più deboli moralmente e psichicamente, o i più fanatici, vi cadano. Ma la violenza non viene su dall’inferno: nasce tra le cose umane, dall’alto e dal basso della società, quando non sappiamo regolarle con saggezza e giustizia.
La libertà è frutto della giustizia, e la giustizia non può essere imposta da chi ne pretenda il monopolio, ma è frutto della libertà onesta. La libertà è vera quando è condivisa: la tua libertà non è il limite della mia, ma la condizione della mia libertà: non sono davvero libero se non lo sei anche tu. Libertà e giustizia si sostengono a vicenda, non si può opporle l’una all’altra. E insieme possono resistere alla violenza senza riprodurla.
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Renato segnala:
“Dal `94 ad oggi l’infinita serie di insulti del premier e dei suoi”
Peter Gomez e Marco Travaglio
Il Fatto

Il capogruppo dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ieri ha spiegato in Parlamento che dal 1994 è in corso in Italia “una campagna d’odio” contro B. Fortunatamente il premier è intervenuto subito e dall’ospedale San Raffaele, dove è ricoverato dopo la vergognosa e ingiustificabile aggressione subita domenica sera, ha ricordato che “l’amore vince sull’odio”. Lo dimostrano, tra l’altro, le centinaia di interventi suoi e di esponenti del csx che negli ultimi 15 anni sono sempre stati improntati al buon senso e alla moderazione. Ecco dunque una necessariamente breve antologia delle migliori frasi di quello che potrebbe essere chiamato il Partito dell’Amore.
Il bon ton con gli avversari
“Veltroni è un coglione” (B, 3/9/95).
“Veltroni è un miserabile” (B, 4/4/2000).
“Giuliano Amato, l’utile idiota che siede a Palazzo Chigi” (B, 21/4/2000). “Prodi? Un leader d’accatto (B, 22/2/95).
“La Bindi e Prodi sono come i ladri di Pisa: litigano di giorno per rubare di notte” (B, 29/9/96).
“Prodi è la maschera dei comunisti” (B, 22/5/2003).
“Prodi è un gran bugiardo pericoloso per tutti noi” (B, 21/10/2006).
“Prima delle elezioni ho potuto incontrare due sole volte in tv il mio avversario, e con soli due minuti e mezzo per rispondere alle domande del giornalista e alle stronzate che diceva Prodi”. (B alla scuola di formazione politica di Forza Italia, 2 luglio 2007).
“Con Prodi a Palazzo Chigi è giusto dire: piove governo ladro” (B, 10/4/2008).
“Il csx? Mentecatti, miserabili alla canna del gas” (B, 4/4/2000).
“Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapò” (inaugurando la presidenza italiana dell’Unione europea e rispondendo a una domanda del capogruppo socialdemocratico, il tedesco Martin Schulz, sul conflitto d’interessi, 2 luglio 2003).
“Sono in politica perché il Bene prevalga sul Male. Se la sx andasse al governo l’esito sarebbe questo: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo (B, 17/1/2005).

Il rispetto per gli elettori
“Lei ha una bella faccia da stronza!” (alla signora riminese Anna Galli, che lo contestava, 24/7/ 2003).
“Non credo che gli elettori siano così stupidi da affidarsi a gente come D’Alema e Fassino, a chi ha una complicità morale con chi ha fatto i più gravi crimini come il compagno Pol Pot” (B, 14 dicembre 2005).
“Ho troppa stima dell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse” (discorso di B davanti alla Confcommercio il 4/4/2006).
“Le nostre tre “I”: inglese, Internet, imprese. Quelle dell’Ulivo: insulto, insulto e insulto” (27/5/2004).

L’armonia con gli alleati B

“Parliamo della par condicio: se non abbiamo vinto le elezioni, caro Follini, è colpa tua che non l’hai voluta abolire”.
Follini: “Io trasecolo. Credevo che dovessimo parlare dei problemi della maggioranza e del governo”.
B: “Non far finta di non capire, la par condicio è fondamentale. Capisco che tu non te ne renda conto, visto che sei già molto presente sulle reti Rai e Mediaset”.
Follini: “Sulle reti Mediaset ho avuto 42 secondi in un mese”.
B: “Non dire sciocchezze, la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai”.
Follini: “Ci mancherebbe pure che mi attacchino”.
B: “Se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv”.
Follini: “Voglio che sia chiaro a tutti che sono stato minacciato” (Discussione con l’Udc Marco Follini, secondo i quotidiani dell’11 luglio 2004).

La sacralità delle toghe

“I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana… Se fai quel mestiere, devi essere affetto da turbe psichiche” (B, The Spectator, 10/9 2003). “In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per fini politici. Sono come la banda della Uno bianca” (B, dopo l’arresto del giudice Renato Squillante, 14/5/96. Ma il riferimento è per quelli che l’hanno arrestato).
“I Ds sono i mandanti delle toghe rosse. Noi non attacchiamo la magistratura, ma pochi giudici che si sono fatti braccio armato della sx per spianare a questa la conquista del potere” (B, 1/12/99).
“I giudici di Mani Pulite vanno arrestati, sono un’associazione a delinquere con licenza di uccidere che mira al sovvertimento dell’ordine democratico” (Vittorio Sgarbi, “Sgarbi quotidiani”, Canale5, 16/9/94).
“Gian Carlo Caselli è una vergogna della magistratura italiana, siamo ormai in pieno fascismo: si comporta come un colonnello greco, in modo dittatoriale, arbitrario, intollerante. I suoi atti giudiziari hanno portato alla morte” (Vittorio Sgarbi, 8/12/94). “Nelle mie televisioni private non ci sono mai state trasmissioni con attacchi, perchè noi siamo liberali” (B, 21/ 5/2006).
“Silvio B, durante l’ufficio di presidenza del Pdl ancora in corso, secondo quanto riferito da alcuni partecipanti, ha parlato di una vera e propria persecuzione giudiziaria nei suoi confronti , che porta il paese sull’orlo della guerra civile” (Ansa, 29/11/09)

La fiducia nella democrazia

“Si è messo mano all’arma dei processi politici per eliminare l’opposizione democratica. Non siamo più una democrazia, ma un regime. Da oggi la nostra opposizione cessa di essere opposizione a un governo e diventa opposizione a un regime” (B, dopo una condanna in primo grado tangenti, 8/8/98).
“La libertà non si può più conquistare in Parlamento, ma con uomini lanciati in una lotta di liberazione. Senza la devoluzione, da qui possono partire ordini di attacco dal Nord. Io sono certo di avere dieci milioni di lombardi e veneti pronti a lottare per la libertà” (Umberto Bossi al “parlamento padano”, presente B, Ansa, 29/9/2007). “Boicotteremo il Parlamento, abbandoneremo l’aula, se necessario daremo vita a una resistenza per riconquistare la libertà e la democrazia” (B, 3/3/95).
“In Italia c’è uno Stato manifesto, costituito dal governo e dalla sua maggioranza in Parlamento, e c’è uno Stato parallelo: quello organizzato in forma di potere dalla sx nelle scuole e nelle università, nel giornalismo e nelle tv, nei sindacati e nella magistratura, nel Csm e nei Tar, fino alla Consulta. Se si consentirà a questo Stato occulto di unirsi allo Stato palese, avremo in Italia un regime vendicativo e giustizialista, mascherato di legalità e ostile a tutto ciò che è privato” (B, 5/4/2005). “Adesso diranno che offendo il Parlamento ma questa é la pura realtà: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura controproducenti”.(B, 21/5/2009)

Il galateo istituzionale

“Il presidente Scalfaro è un serpente, un traditore, un golpista” (B, La Stampa, 16/1/95).
“Altro che impeachment! Scalfaro andrebbe processato davanti all’Alta Corte per attentato alla Costituzione. E di noi due chi ha maneggiato fondi neri non sono certo io. D’altra parte, Scalfaro da magistrato ha fatto fucilare una persona invocandone contemporaneamente il perdono cristiano. Bè, l’uomo è questo! Ha instaurato un regime misto di monarchia e aristocrazia” (B 18/1/95).
“Io non sono in contrasto con il capo dello Stato, non ne ho nessun motivo, anzi sono un suo sostenitore convinto. Ho con lui un rapporto molto cordiale” (B, 28/2/95).
“Ma vaffanculo!” (B, accompagnando l’insulto con un gesto della mano, mentre il presidente emerito Scalfaro denuncia in Senato il «servilismo» della politica estera del suo governo nei confronti degli Usa sull’Iraq, 27/9/2002).
“Italia vaffanculo” (Tre eurodeputati leghisti, commentando in aula a Strasburgo l’intervento del presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5/7/05).
“Questi signori, che hanno vinto delle elezioni taroccate, hanno arrogantemente messo le mani sulle istituzioni: il presidente della Repubblica è uno di loro” (B, riferendosi al presidente, Giorgio Napolitano, 21/10/06).
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“Guerra civile” e dossier: da dove soffia il vento dell’odio
Gianni Barbacetto

La dx cavalca l’aggressione e il “clima di violenza”
Davvero l’aggressione a Silvio B è avvenuta dentro un “clima d’odio” che ha preparato e generato l’attacco di Massimo Tartaglia? No, risponde Emma Bonino, vicepresidente del Senato: “Non credo che il gesto di un mitomane si possa attribuire a un clima di violenza. Di mitomani è piena la storia, ma quel che più importa è capire come funziona la sicurezza del premier”. Non lo crede neppure Rosy Bindi, che a caldo aveva dichiarato che “tra gli artefici di questo clima c’è anche B, il quale non può sentirsi solo una vittima”.
Qualche giornale e qualche tv hanno raccontato l’Italia come un paese attraversato da un vento d’odio. E hanno dipinto una Milano in preda alla violenza (“Due giorni di scontri”, ha titolato perfino il Corriere della Sera, evocando i “weekend di 30 anni fa”).
Orbene, 30 anni fa a Milano c’erano ricorrenti disordini di piazza, scontri con la polizia, ore e ore di guerriglia urbana. E c’erano i gruppi armati che compivano frequenti azioni terroristiche. Oggi niente di tutto ciò. Sabato 12 dicembre c’è stato qualche piccolo tafferuglio in piazza Fontana, risolto in una decina di minuti, dopo che era stato deciso, per la prima volta in città, di far svolgere una manifestazione in una piazza chiusa, in un recinto transennato in cui era stato impedito l’ingresso ai manifestanti.
Niente di paragonabile con l’Italia anni 70, ma neppure con le tensioni urbane e gli scontri di piazza oggi in altri paesi d’Europa, in Grecia, in Germania, nella Parigi delle banlieue…
Il giorno dopo, il gesto di Tartaglia. Indifendibile. Ma azione individuale, frutto del disagio mentale, non dell’opposizione politica.
Eppure Alfano ribadisce che “ciò che è successo a Milano a B non può essere derubricato al gesto di un folle, è una questione più complessa”. Così anche il Maroni, che nega ci siano stati errori nel servizio d’ordine, benché la scorta dapprima non sia riuscita a evitare l’aggressione e poi, invece di portare via di gran carriera “la personalità” (come impone ogni manuale di sicurezza), abbia permesso al ferito di restare sul luogo.
“L’episodio gravissimo di Milano”, ha commentato Maroni, “trae le sue cause nel clima di contrapposizione violenta e nelle parole dettate dalla dialettica politica”.
Sulla stessa lunghezza d’onda tutti gli esponenti della maggioranza. Per il sociologo Martinotti, docente al Sum di Firenze, il gesto di Tartaglia non è invece frutto dell’odio politico, ma semmai della competizione in una società mediatica: “A B non ha gridato ‘fascista’ e neppure ‘buffone’, ma ha detto: ‘Io sono meglio di te’. Una reazione malata, dunque, alla visibilità mediatica, non un gesto politico. I re e le rockstar sono esposti a chi è fuori di testa. Io sono sinceramente dispiaciuto di aver visto la faccia insanguinata di B, non ho provato alcun piacere. Ma nel caso specifico non c’entra lo scontro politico e neppure la tensione sociale: lo tsunami della crisi da noi arriverà tra qualche mese, e sarà fortissimo”.
“Se poi qualcuno evoca il clima d’odio – argomenta Martinotti – allora dobbiamo ricordare che da 15 anni il cdx dice ‘Non faremo prigionieri’ e bolla tutti gli oppositori come ‘comunisti’. È un meccanismo di violenza verbale che negli Usa conoscono bene e che sperimentò anche Roosevelt: si chiama red baiting, agitare un drappo rosso sotto il naso, per eccitare l’opinione pubblica conservatrice. Clima d’odio è la violenza verbale di certi ministri che danno consigli su come usare il tricolore; clima d’odio è stato, ieri, la tv di Sgarbi che dava dell’assassino ai giudici ed è, oggi, la prosa di Feltri che spara dossier sui ‘nemici’ del premier e usa toni da Curva Sud.
Brunetta, ha nel settembre scorso definito la sx “un’élite di merda”, lanciando poi il suo sinistro augurio: “Vadano a morire ammazzati”.
Ma è lo stesso B ad alimentare la “macchina dell’odio” con dichiarazioni a catena che contrappongono la legittimazione popolare di chi “ha avuto i voti” alle istituzioni democratiche, alla magistratura, alla Corte costituzionale, alla presidenza della Repubblica…Il 26 novembre è il premier che dà dei golpisti ai magistrati: “Si respira un clima da guerra civile, i pm vogliono farmi cadere”.
Di fronte a ciò, poco può fare chi tenta di raffreddare i toni, come il segretario del Pd Bersani: “Io non sono né uno psicologo, né un esperto di sicurezza, e non mi piace che si parli in astratto di questo famoso clima: lasciamolo al vertice di Copenhagen”. Quello che non è possibile accettare, come cerca di spiegare Luigi De Magistris, dell’Idv, è che dal fermo rifiuto della violenza venga imposto di passare allo smantellamento dell’opposizione: “Il rifiuto della violenza non significa rinunciare a un’opposizione decisa alle politiche di B e del suo governo. E anche alla denuncia di quel clima di scontro alimentato anche dalle dichiarazioni di B che quotidianamente scalfisce la democrazia e lo Stato di diritto”.

Da Il fatto
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Federico Mello

Eppure gli esponenti della maggioranza e i media loro vicini hanno parlato di “300 violenti” e di collegamenti evidenti con Massimo Tartaglia, lo psicolabile protagonista della vergognosa aggressione al Presidente del consiglio. Un teorema che si poteva leggere con chiarezza a pagina 2 de Il Giornale di martedì 15 dicembre: “Quelli che lo hanno istigato ora liquidano l’attentatore come un pazzo. Ma in piazza c’erano altri 300 violenti come lui”.
Allo stesso modo il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e il parlamentare Pdl Lupi, sono arrivati a evocare gli anni di piombo: “Si sta ricreando in Italia il clima degli anni ’70 – ha detto Formigoni – non dimentichiamo che altre persone hanno minacciato e insultato durante il comizio”. Ma ancora più preoccupate solo state le parole di Maroni: “Forse non sapete – ha detto in conferenza stampa il Ministro dell’Interno – che proprio grazie alla buona gestione dell’ordine pubblico ieri durante il comizio è stato sventato un tentativo di violenta contestazioni al premier proprio sotto il palco”. Non solo. Il ministro ha anche rivelato che “un gruppo di manifestanti organizzati” si era “infiltrato fin sotto il palco grazie a bandiere di Fi” e che erano stati bloccati prima che riuscissero “ad esporre uno striscione violento”.
È allora utile verificare cosa è successo domenica in quell’angolo di piazza Duomo, anche grazie ai video. In 1° luogo, stando alla relazione dei servizi segreti al Copasir (il comitato parlamentare di controllo sull’attività degli 007), l’aggressore di B avrebbe agito completamente da solo. In 2° luogo “lo striscione violento” di cui ha parlato il ministro Maroni, non esiste. Come riportato dal Fatto Quotidiano la scritta era la seguente: “Non c’è democrazia senza regole: rispettale”. Lo hanno confermato il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, e Piero Ricca, l’animatore di Qui Milano Libera che aveva portato lo striscione e poi non è riuscito ad aprirlo. Non solo. I video sui “violenti” in piazza, segnalatici da http://www.shockjournalism.com mostrano la dinamica dei fatti. La telecamera è tra i contestatori e le forze dell’ordine.
Nel 1° video i contestatori di B, tutti a volto scoperto, scandiscono i loro cori: “Fuori la mafia dallo stato”; “Buffone”, “Chi non salta B è”, “mafiosi, mafiosi”. Rispondono i fan del cavaliere che li apostrofano come “Barboni”. Nel 2° video l’obiettivo si sposta sui militanti del Pdl. I cori, come in una sorta di clima da stadio, si fanno più pesanti: “Siete tutti culattoni”; “Comunista pezzo di merda” e anche uno sconcertante “Du-ce-du-ce”. Alcuni militanti del Pdl (pochi) si coprono pure il volto con le sciarpe, mentre qualcun altro cerca di scagliarsi, a urli, contro chi protesta.
Le immagini spingono perciò a una riflessione. Autorizzare il comizio in una zona così piena di gente (le migliaia di passanti di piazza Duomo delle 6 del pomeriggio), non è stata una grande trovata. Non per niente ai due fronti contrapposti si sono anche aggiunti molti cittadini che erano lì per caso. Meglio sarebbe stato spostare tutto in una delle tante piazze vicine, meno frequentate, e in ogni caso abbastanza capienti per contenere i fan di B (non più di 1500 in tutto).
Ma ovviamente di questo non parla nessuno. I sedicenti liberali della maggioranza si scagliano, invece, contro la libertà d’informazione e promettono leggi per censurare internet e limitare il diritto al dissenso. Perché, come aveva già capito Indro Montanelli, “Questa non è la dx. È il manganello”.

Vedi il video
antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578
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100 voti in più alla Camera e poi B è costretto a porre la fiducia perfino sulla Finanziaria che passa per 17 voti
Viviana Vivarelli

La 27a fiducia in soli 19 mesi. E tutta la maggioranza dov’è finita? La Finanziaria passa con 307 sì contro 290 no.
Ma dove sta la presunta maggioranza? B non godeva di 368 deputati? Dove sono andati a finire?
Questa è la 1a volta che una Finanziaria passa alla fiducia e scansa anche la piccola discussione su appena 50 punti presentati dall’opposizione, 50 punti che potevano essere stoppati in mezza giornata salvando la forma. Lupi ha detto: “Tanto quei 50 punti li avremmo bocciati, così abbiamo fatto prima!“ Ma quelli del pdl non avevano nemmeno un emendamento?
Se anche la Finanziaria viene imposta alla fiducia senza alcuna discussione o emendamento si insulta il Parlamento e anche la maggioranza. Il parlamento è e resta l’organo sovrano. La Finanziaria è il punto della sua massima discussione democratica. M B la stoppa con una fiducia esecrabile.
E anche usando la forza vince per 17 voti.
Dove sono finiti i suoi 100 deputati in più? E’cominciata la deriva?
La sua maggioranza si sta disfacendo come nebbia al sole?
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Stampa estera

Il Guardian parla di ‘politcs alla puttanesca’
Su Cicchitto: “Indicare un giornalista come qualcuno che ha a che fare, direttamente o indirettamente, con l’attacco di un folle, è una vecchia tecnica sperimentata nel periodo più buio della storia europea. Non contento di dichiarazioni offensive, B intende legiferare. Il suo min. degli Interni ha annunciato che il governo valuterà 2 nuove leggi che limitano le dimostrazioni di protesta e i ‘siti dell’odio’ su internet. Ma invece di cercare un capro espiatorio politico, B dovrebbe chiedersi perché 250 mila italiani sono scesi in piazza per il No B Day. La gente protesta contro B non per ciò che rappresenta, ma per quello che è. E’ una protesta con buone ragioni. E’ un uomo coinvolto in scandali di sesso che rivelano il suo uso di prostitute. Persa l’immunità giudiziaria, è ora sotto processo per frode, corruzione ed evasione fiscale. E per tutto questo cerca di dare la colpa a giornalisti, giornali, magistrati che insistono a fare il proprio mestiere e rifiutano di farsi intimidire.

The Guardian: L’attacco a B è stato “perfido ed esecrabile”. Ma “non ci sono prove che sia stato organizzato da altri”. I gruppi spuntati su Facebook che inneggiano all’aggressione sono “di cattivo gusto”, ma non richiedono che si chiudano siti internet giudicati “incitatori della violenza”. In conclusione, la risposta di B e del suo partito “ricorda una repubblica dell’Asia centrale”, “i leader mondiali dovrebbero cominciare a prendere le distanze da un uomo simile”

Giornali e tg di tutto il mondo riportano bollettini sullo stato di salute di B e le conseguenze politiche dell’attacco. L’Independent nota che l’aggressore rischia una pena di 5 anni di carcere e scrive che le statuine del Duomo di Milano, del tipo usato da Tartaglia “si vendono più in fretta del panettone e sono addirittura esaurite in certe bancarelle del centro” nel capoluogo lombardo.
Il Times aggiunge che vanno a ruba a Napoli e in altre città, dove alcuni le mettono fra le statuine del presepe.

Le Monde parla di “isteria” del dibattito politico italiano e scrive che “la statuetta lanciata al volto di B a Milano somiglia molto al temuto epilogo di una lunga stagione di odio”. E defnisce quello italiano “un clima da fine regno”. Conlude che “B ha poche possibilità di ottenere un 4° mandato nel 2013, al termine di quello in corso”. Questo perché “debolezza politica, conflitto di interessi, fibrillazioni della maggioranza, esasperazione dell’opposizione, semplificazione del dibattito e saturazione dello spazio mediatico” costituiscono “un cocktail che forse è esploso il 13 dicembre (il giorno dell’aggressione) portando una prima risposta alla domanda che pone B “Perché tanto odio?””
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Troppi voti alla fiducia

Qualcuno dice che i voti alla fiducia di prodi furono molti di più.
Vediamo.
La prima volta ha governato dal 18 maggio 1996 al 21 ottobre 1998.
La seconda volta dal 17 maggio 2006 al 7 maggio 2008.
Dunque sono rispettivamente 29 mesi e 24 mesi.
Nella prima legislatura di 29 mesi Prodi ha posto la fiducia 29 volte.
La seconda volta in 24 mesi ha posto la fiducia 14 volte alla Camera e 13 al Senato.
Se si va a numeri non c’è molta differenza tra i due, salvo notare che Prodi non aveva alla Camera 100 voti in più ed era sempre in bilico.
E aggiungiamo che B chiede spesso la fiducia su leggi carrozzone che contengono ogni sorta di cose. Che i decreti di B sono stati enormemente di più di quelli di Prodi.
E che mai in 60 anni nessun presidente del consiglio ha chiesto la fiducia sulla finanziaria. Come mai in 60 anni è successo che il parlamento venisse chiuso per 15 giorni e che di proponesse di far votare solo i capigruppo.
Una differenza in peggio c’è
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Presidente, la odio
Mr.Wolf

Signor Presidente,
ella si è chiesto ed ha chiesto ai suoi piu’ stretti collaboratori: “perchè mi odiano?”
Io sono un signor nessuno, uno dei 60 milioni di italiani senza volto e senza nome, buoni solo per comparire come unità statistiche nelle rilevazioni demografiche.
Comunque, visto che lei ha fatto una domanda, per quello che conta il mio parere, vorrei risponderle.
Io sono tra quelli che la odiano. Intendiamoci: trovo l’odio un sentimento disdicevole. Ho ricevuto un’educazione cristiana, sebbene l’abbia rinnegata; però certi valori mi sono rimasti dentro. Nella mia vita ho cercato di essere sempre dalla parte dei deboli e di trovare mille attenuanti per chi ha sbagliato. Eppure nei suoi confronti provo un odio irrefrenabile.
Stia tranquillo: sono un uomo di pace: faccio fatica anche ad ammazzare le mosche; perciò il mio odio non si tradurrà in altro che in un desolato isolamento.
Scuoto la testa e da lei traggo insegnamento, per me e per i miei figli, di quanto non sia esempio da imitare.
Lei non conosce me, ma io conosco lei, dai tempi in cui ella era un oscuro costruttore edile quando, sindaco Carlo Sangalli (ora Presidente della Camera di Commercio di Milano) fondò l’Edilnord e iniziò a costruire a Brugherio.
Ricordo le sue liti con la civica amministrazione di quella città per gli abusi edilizi e come, già allora, avesse il vezzo di ottenere con la prepotenza quello che non avrebbe potuto ottenere secondo la legge.
Poi l’ho seguita nella sua avventura con Telealtomilanese e ancora con l’avvio delle Sue reti televisive.
Ricordo la legge Mammì, ricordo Craxi (che ho conosciuto di persona) e gli indebiti favori che ella ha ricevuto e ricambiato con sostanziose tangenti.
La conosco, Signor Presidente: abito a 100 m in linea d’aria dagli studi di Mediaset ed a un km da Milano Due, che ella ha costruito.
Non parlo per “sentito dire” ma perchè ho testimonianza diretta di quello che Ella è.
Devo dire che la Sua, non fosse una figura moralmente indecente, sarebbe da ammirare per la genialità: non ha sbagliato nulla.
E’ partito con una piccola impresa, a debiti e con finanziamenti di cui ella non ha mai bene rendicontato ed ha costruito un impero, con fredda logica e con assoluta lungimiranza.
Ella dice che è entrato in politica nel 1994; non è vero.
Lei ha preparato il terreno molto, molto prima.
Lo ha fatto comprando il Milan, con le sue televisioni. Piu’ che merci ella ha comprato coscienze. Lei ha compreso molto bene cosa sia il marketing e quali siano le tecniche di vendita. Non fa mai nulla che non abbia un riscontro positivo nei sondaggi. Per lei non ha valore morale quello che fa: ella non è il “Principe”; ha un disegno preciso, che coincide col suo interesse personale. Però ha capito molto bene che, per avere consenso, deve azionare delle “leve”, che corrispondono ai processi di immedesimazione di emulazione.
Ella ha trasformato un perdente in un vincitore, un debole in un forte, un povero in un ricco; e questo è il suo autentico miracolo.
Tutto nella finzione, ovviamente. Però, e anche questo è un Suo “merito” Ella ha saputo rendere labile il confine tra realtà e finzione.
Ella è “nudo”, come quel famoso Re; eppure lo stuolo di cortigiani e di folle osannanti che la seguono sono pronti a giurare che ella sia bello, invincibile, munifico.
Dal Principe di Machiavelli ella ha sicuramente imparato una cosa: il fine giustifica i mezzi; ecco perchè non è mai andato per il sottile.
Per lei Lo Stato è un’azienda, la cultura un optional, la povertà un “inconveniente” come arditamente l’ha definita.
Ella ha capito bene, come il Mefistofele che “la moneta cattiva scaccia quella buona” e, piu’ ancora, che se getta a terra una manciata di monete la gente si accapiglierà per raccoglierle.
Lei, da perfetto populista si appella al popolo perchè ratifichi le sue scelte.
Ma cos’è il popolo, chi è il popolo? E’ forse un monolite che, unum corde, prende decisioni all’unisono?
No, lei lo sa benissimo, perchè è contornato da statistici, che il popolo non esiste se non come somma di tante unità che compongono l’insieme.
Ella sa che si compone e si scompone in continuazione e perciò ha bisogno di suggestioni in cui riconoscersi.
Il popolo è quello che pochi giorni prima gridava ” Osanna al figlio di David” e, poco dopo urlava a Pilato: “Libera Barabba”.
E’ quello che sotto il balcone di Palazzo Venezia urlava in delirio per il Duce che annunciava la dichiarazione di guerra alla Francia e poi, dopo 20 anni sputacchiava il cadavere del duce nella polvere, prima che fosse appeso a un distributore di benzina.
E’ quello che al nord odia i “terroni” e al sud odia i “polentoni”; è quello che si divide negli stadi, che si divide su tutto, che perde le staffe quando è in coda, quello che cerca di non pagare le tasse e, potendo, porta i denari all’estero.
Lei ha saputo trarre il peggio da questo popolo e ha fatto leva sui suoi peggiori istinti.
Ha contribuito grandemente ad affossare la nostra cultura a fare di questo paese, una volta perla della civiltà, patria della pittura, della scultura, della musica, un paese a rimorchio della peggiore cultura altrui.
Le soap opera, i programmi violenti e dozzinali che le sue televisioni somministrano al popolo, hanno contribuito grandemente a distruggere quel patrimonio di saperi che hanno fatto dell’Italia uno dei paesi piu’ ammirati nella storia della civiltà.
Ella ci ha lasciato il cafonal, l’idea che bisogna a tutti costi primeggiare, essere vincenti.
Ha convinto i poveri e gli stolti che la fortuna può “baciare tutti” e che i cieli siano sempre azzurri: basta solo essere ottimisti.
Ha definito la politica un teatrino; cancellando, con questo giudizio, secoli di civiltà ereditati dall’ellenismo, dal continuo interrogarsi dell’uomo sulla società, sui suoi poteri e limiti in rapporto ai diritti dell’individuo.
Si è preso burla della civiltà giuridica, ha definito i giudici “persone mentalmente disturbate”. Ha spiegato a milioni di italiani che è meglio “avere” che “essere”.
Ha insegnato che non serve rispettare le regole; anzi: se queste non corrispondono ai tuoi personali disegni fai in modo di cambiarle.
La Casa di tutti lei l’ha trasformata nella casa dei vincitori, a qualsiasi costo e a qualsiasi prezzo, anche quello della indecenza.
Ha insegnato agli italiani che la corruzione, il rampantismo, lo sgomitare per farsi largo sono la via giusta per affermarsi e che il diritto e la ragione sono solo armi per i debili. Vae victis
Ecco perchè la odio signor Presidente, perchè lei è l’opposto di tutti quei valori in cui credo, che sono l’onestà, la sussidiarietà, la solidarietà, l’altruismo, la compassione, la valorizzazione dei saperi, delle bellezze naturali e artistiche di questo grande e meraviglioso paese.
Non credo nel demonio Signor Presidente, ma se esistesse avrebbe il suo volto.
Detto questo provo pena per lei che è stato colpito nel fisico da un atto sconsiderato.
Io, da perfetta nullità, ho solo un’arma per poterLa colpire: il voto.
Purtroppo subirò il suo potere, indifeso come sono d’innanzi alla sua forza devastatrice. Ma me lo consenta: di quello che ella fa non c’è nulla in nome mio.
Con disistima
Daniele
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Le falle della sicurezza

La sicurezza americana ha tranciato giudizi durissimi sul famoso servizio di sicurezza del premier. Come minimo si richiede un cordone di 15 m di guardie del corpo in borghese tra lui e la gente e se questo non è possibile si deve usare una auto trasparente a prova di proiettile come quella del papa, poi al momento del tiro della statuetta le guardie del corpo guardavano tutte B mentre dovrebbero guardare sempre la folla a 360°, così nessuno si è accorto di quella mano col pezzo che è rimasta sollevata in posizione di tiro per diversi secondi e questo è imperdonabile. Professionalità zero.
Ovviamente Maroni difende se stesso, ma se si prendesse invece le sue responsabilità sarebbe meglio. Uno a questo punto potrebbe persino insinuare che non sa fare il suo mestiere.
Con un servizio di sicurezza così scadente e la smania di B di toccare tutti per fare il piacione, e pazzi e mafiosi a piede libero che potrebbero fargli la pelle, sta giocando col fuoco e, se lo scampa, è davvero un miracolo
Ma se non lo scampa si deve dire che se l’è andato proprio a cercare.
Il premier egiziano Mubarak non si fa avvicinare da nessuno e vive in una caserma che sembra un fortino difesa con le mitragliatrici.
Ormai anche in Italia non è più tempo di sagra paesana e non serve straparlare di un clima di odio. L’odio verso B c’è ed è indubitabile e se lo è meritato tutto con la sua arroganza, i suoi attacchi a persone e leggi, e la sua strafottenza, ma se succede un patatrac non è colpa dell’odio ma di una leggerezza subnormale del soggetto stesso, che si espone in modo esagerato, perché l’elemento vanesio vince sulla prudenza.
B a Palazzo Grazioli e ad Arcore faceva entrare cani e porche.
Poteva succedere di tutto
La D’Addario nella borsetta aveva un registratore, ma se un’altra avesse avuto una bomba sarebbe stato lo stesso.
Poi venitemi a parlare di clima di odio.
Chi molto si espone, molto rischia. E dovrebbe pensarci prima, non dopo.
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Senza fare…. Casini
Rosario Amico Roxas

Le truppe avanzate del cavaliere si sentono scatenate; siamo al punto che financo Bondi alza la voce e accusa…. Paradossalmente ha anche accusato Tabacci di essere tornato in Parlamento grazie al cavaliere e alla sua legge elettorale, come se lo stesso Bondi non dovesse tutto al cavaliere, compresa la certezza di un tetto e di un pasto caldo. Da galantuomo Tabacci ha solo ribadito che i suoi elettori lo hanno rimandato al Parlamento, senza scadere nella polemica, che era sotto gli occhi di tutti. Cicchitto, praticamente, ha incitato alla vendetta personalizzata, indicando, con acredine, i nomi dei bersagli.
I giornali di regime sollecitano le reazioni, come la querula voce del TG4 che non risparmia invettive.
E’ chiaro che cercano il peggio, l’unica soluzione rimasta, prima della disfatta completa che li sta travolgendo. Il cavaliere predica l’amore, francescanamente predica agli uccelli, facendo, come suo solito, una gran confusione tra uccelli e passere, ma pur sempre presentandosi come la massima espressione della evangelica bontà.
Bisognerebbe adesso mimetizzarsi e lasciare che sfoghino il loro livore e la loro paura; urlano perché non hanno nulla da dire; basterebbe un nonnulla per farli scatenare, e dispongono ancora dei mezzi, mediatici e non, per esercitare la repressione più violenta. Sarebbe la fine !
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RIDIAMARO : – )

spinoza.it

L’amore vince sull’odio. Aizzandogli la folla contro.

Milano, B ferito da un oggetto lanciato ad personam.

La prognosi di B è di venti giorni. Quella dell’Italia un’altra legislatura.

(Venti giorni? Agli italiani basterà molto meno per dimenticarsi di Spatuzza)

In un certo senso, B ha accontentato quanti gli chiedevano un faccia a faccia con la Chiesa.

L’aggressore è incensurato. Subito esclusa la pista che porta all’Udc.

Tartaglia non risulta iscritto ad alcun partito, ma rifiuta di mostrare i calzini.

L’Economist: “B inadatto a sanguinare”.

Immediata la risposta del Pdl: Gasparri lancia una statuetta di Silvio contro il Duomo.

“Ora va eliminata l’opposizione” dice Ali Khamenei dall’Iran.

Cdx compatto: “È una conseguenza del clima di odio”. Finalmente un po’ di autocritica.

Per non alimentare il clima di violenza, da oggi B avrà sempre ragione.
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Ellekappa

Aboliamo i partiti
I giovani del PDL di Treviso, a conferma della volontà di placare gli animi e della loro matrice “liberale e democratica”, chiedono ai deputati Pdl di “cancellare” l’Italia dei Valori e Rifondazione Comunista.
Il Partito delle (loro) Libertà.
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Liberali a cottimo
E Ronchi che vuole dire “basta ai seminatori d’odio” e Mantovano che “bisogna monitorare questi siti” come si fa con quelli pedopornografici, e Maroni che valuta “di oscurare i siti internet che incitano alla violenza” e la Carlucci che dice che «Internet e i social network stanno diventando, ogni giorno di più, canali e strumenti di diffusione di odio e veleno».
Ma dove l’hanno studiato il liberalismo questi? Avranno fatto la specialistica in Birmania o in Cina?
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“Maledetto l’imbecille che gli ha tirato qualcosa: adesso farà la vittima per i prossimi 150 anni”
Tooby
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Questi si fanno le seghe
Viviana

Trattandosi del Duomo di Milano, dobbiamo considerare anche una responsabilità di Tettamanzi?
Visto il battibecco con Calderoli, non si può mai sapere.
Maroni indaga.

Oggi mia nonna si è alzata storta. Ricordo benissimo che aveva detto che De Magistris è più bello di B. Le ho detto a bruciapelo: “Nonna, confessa! Il mandante sei tu!”
Siamo un paese di mandanti, santi e masturbatori.
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Formamentis

E’ tutto un ribollire di iniziative, vedo Rutelli che si sbraccia, Tabacci che alza la cresta, Di Pietro col sangue al naso e Bersani che nicchia, che è poi l’unica cosa che sa fare. Dico, a dx almeno lo sanno di essere stronzi, e se ne vantano, invece il pd no, al pd mancherà sempre la convinzione nei propri mezzucci. Queste grandi manovre non mi riguardano, mi sento un soldatino in prima linea mentre gli ufficiali prendono pose da gradassi e fanno le prove allo specchio con le nuove uniformi. Cioè, adesso io dovrei trepidare per Casini? Scalfari mi ha bussato alla porta e mi ha detto che se non tifo per Spatuzza faccio il gioco di B. Io non so che vuole da me Scalfari, io so solo che tra un paio d’ore mi infilo il mio bel pigiamino e non ne voglio più sapere di B, di Scalfari, di Spatuzzi e di Casini, un’altra vita è possibile.
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Io confesso
Marco Travaglio

Ebbene sì, han ragione Cicchitto, Capezzone e Sallusti, con rispetto parlando. Inutile negare l’evidenza, non ci resta che confessare: i mandanti morali del nuovo caso Moro siamo noi di Annozero e del Fatto, in combutta con la Repubblica e le procure rosse. Come dice Pigi Battista sul Corriere, abbiamo creato “un clima avelenato”, di “odio politico”, roba da “guerra civile”. Le turbe psichiche che da 10 anni affliggono l’attentatore non devono ingannare: erano 10 anni che il nostro uomo, da noi
selezionato con la massima cura (da notare le iniziali M.T.), si fingeva pazzo per preparare il colpo. E la poderosa scorta del premier che si è prodigiosamente spalancata per favorire il lancio del souvenir (come già con il cavalletto in piazza
Navona) non è che un plotone di attivisti delle Brigate Il Fatto, colonna milanese Annozero. Siamo stati noi. Abbiamo spacciato per cronaca giudiziaria il racconto dei processi Mills, Mondadori e Dell’Utri, nonché la lettura delle relative sentenze, mentre non era altro che “antiBsmo” per aprire la strada ai terroristi annidati nei centri di igiene mentale. Ecco perché non ci siamo dedicati anche noi ai processi
di Cogne, Garlasco, Erba e Perugia: per “ridurre l’avversario a bersaglio da annichilire” (sempre Battista, chiedendo scusa alle signore). Ci siamo pure travestiti da leader del csx e abbiamo preso a delirare all’impazzata. Ricordate B che dà dei “coglioni” alla metà degli italiani che non votano per lui, dei “matti antropologicamente
diversi dal resto della razza umana” ai magistrati, dei “golpisti” agli ultimi 3 pres. della
Repubblica, dei fomentatori di “guerra civile” ai giudici costituzionali e ai pm di Milano e Palermo, dei “criminosi” a Biagi, Santoro e Luttazzi, che minaccia Casini e Follini di “farvi attaccare dalle mie tv” perché “mi avete rotto il cazzo” e invoca “il regicidio” per rovescia re Prodi? Ero io che camminavo in ginocchio sotto mentite spoglie e 3 kg di cerone. Poi, già che ero allenato, mi sono ridotto a Brunetta per dire che questa “sx di merda ”deve “morire ammazzata”. Ricordate Bossi che annuncia “300 uomini armati dalle valli della Bergamasca”, minaccia di “oliare i kalashnikov” e “drizzare la schiena” a un pm poliomielitico, sventola “fucili e mitra”, organizza bande paramilitari di camicie verdi e ronde padane perché “siamo veloci di mano e di pallottole che da
noi costano 300 lire”? Era Santoro che riusciva a stento a coprire il suo accento salernitano con quello varesotto imparato alla scuola di dizione.
Ricordate La Russa che diceva “dovete morire” ai giudici europei anti-crocifisso? Era
Scalfari opportunamente truccato in costume da Mefistofele. E Sgarbi che su Canale5 chiamava “assassini” i pm di Milano e Palermo e Caselli “mafioso ” e “mandante morale dell’omicidio di don Pino Puglisi”? Era Furio Colombo con la parrucca della Carrà. E chi pedinava il giudice Mesiano dopo la sentenza Mondadori per immortalargli i calzini turchesi? Sandro Ruotolo, naturalmente, camuffato
sotto le insegne di Canale5. Chi si è introdotto nel sistema informatico di Libero e poi del Giornale di Feltri e Sallusti per accusare falsamente Boffo di essere gay, Veronica Lario di farsela con la guardia del corpo, Fini di essere un traditore al
soldo dei comunisti? Quel diavolo di Peter Gomez.
Chi ha seviziato Gianfranco Mascia, animatore dei comitati Boicotta il Biscione? Chi ha polverizzato la villa della vicedirettrice dell’Espresso Chiara Beria dopo una copertina sulla Boccassini? Chi ha spedito a Stefania Ariosto una testa di coniglio
mozzata per Natale? Noi, sempre noi. Ora però ci hanno beccati e non ci resta che confessare. Se ci lasciano a piede libero, ci impegniamo a non dire mai più che B è un corruttore amico di mafiosi. Lui è come Jessica Rabbit: non è cattivo, è che lo disegnano così.
..
La violenza dove sta
Antonio

Ieri, 15 dicembre 2009, abbiamo superato i 1000 (mille) morti sul lavoro.
Si, proprio sul lavoro, non sugli scranni.
E neppure sui predellini.
Tabella salariale federmeccanica-assitalia:
1 cat. € 1.043 AL MESE.
Che culo, avere un lavoro!
Ah, dimenticavo:
Operaio ventitrenne schiacciato da una pressa. Rimborso INAIL alla famiglia, € 1.500. (millecinquecento)
Buon Natale.
..

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  1. Oggi 17 dicembre il TG3 delle 12.00 ha dato la notizia della bomba alla Bocconi aggiornandola correttamente con gli esiti delle indagini condotte dai competenti e qualificati organi di polizia, dalle quali risultava ormai chiaro l’intento degli autori di escludere danni alle persone, dato il rinvenimento di un timer regolato su un orario in cui era “impossibile” che ci fosse qualcuno a quell’ora e in quel luogo. Inoltre si precisava che la stessa quantità e qualità dell’esplosivo utilizzato – circa un chilo di una miscela di tritolo e nonsocché – aveva l’evidente scopo di limitare perfino i danni materiali: particolare, questo, che denota perfino (o almeno) in quei bombaroli un encomiabile senso dello stato in questo periodaccio di finanziarie a rischio di fiducia.

    Ma adesso voglio passare al successivo TG1 delle 13.30 (quello di Minzolini, per intenderci, dove la G indica l’unico vero e veritiero Giornale), dove, a proposito della stessa bomba, quelle mezze seghe irresponsabili della redazione chissà a chi si sono rivolti per avere e purtroppo diffondere notizie allarmistiche del tutto diverse: 1) circa la (qualità e) quantità di tritolo (qui tutto d.o.c.) utilizzato, che viene serenamente raddoppiata a 2 chili, con tutte le gravissime conseguenze potenziali che qualsiasi imbecille di lettore è in grado di cogliere; e 2) circa l’esistenza del benevolo timer di cui sopra, nel senso che qui i minzolini non parlano proprio di timer ma al contrario alludono terrorizzati al cattivo e parziale funzionamento di un innesco non ben identificato che per fortuna o miracolo avrebbe così provocato una mite esplosione in un imprevedibile momento e luogo di desolazione umana.

    E adesso mi chiedo: possibile che per andare avanti in questa italietta eterna ritardata mentale dobbiamo aspettare che le beote masse elettorali imparino finalmente a leggere da soli almeno la televisione?

    Brunopol

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 17, 2009 @ 8:29 pm | Rispondi


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