Nuovo Masada

dicembre 10, 2009

MASADA n° 1045. 10-11-2009. GUIDO PENT DI VAL DI SUSA

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 10:36 am

Questo numero è composto interamente dall’amico Guido Pent della Val di Susa

due Link:
su opposizione al TAV: www.ambientevalsusa.it

su il mio piccolo, lento “blog” magicalchimia.spaces.live.com

…l’isolamento mediatico e la disinformazione su di una lotta ancora viva e nel cuore della popolazione in Valle di Susa!!!

Dicembre 2009
La nebbia sui capannoni

Attraverso la mia valle. È una mattina nebbiosa e nel fondovalle litigano venti e nubi. Accade così che nel tratto tra Borgone ed Avigliana il viaggiatore venga accarezzato da gelide lame di aria ghiacciata, per un tratto, e toccato dall’alito caldo del sole novembrino appena più avanti. Mi guardo intorno e penso alla spettacolare magia della natura: i colori, le sensazioni, i suoni, naturalmente in sintonia con nebbie e cieli tersi… Ma gli occhi vedono altro, le orecchie ascoltano note stridenti, il corpo rabbrividisce come a non rammentare più l’esistenza di un luogo di rifugio, di calma.
Accanto alla strada statale reti rosse delimitano i cantieri. A nulla vale volgersi dall’altra parte: oltre la ferrovia l’arabesco sgraziato si ripropone simile. Ci sarà uno scopo a questo? Sicuramente! Innanzi ed oltre, tuttavia, nascono scatole grigie di cemento (i nostri orecchi non colgono lo strepito delle ruspe così come non odono, ormai da anni, lo zufolare del merlo). Crescono come funghi sterili di deserto, gli avvisi su cartelli o teli ostentano per anni messaggi imploranti: affittasi, vendesi.
Un tempo l’industria era orgoglio e appartenenza per le popolazioni. Anche quando, superata da tempo e tecnologia, rimaneva la memoria dì storie e Storia.
Allora questa memoria poteva diventare teatro e raccogliere onde di emozione e sentimento tra il pubblico che era gente di valle, di monti, di fabbrica oppure straniera, villeggiante per luoghi o di passaggio per caso o destino. E questo univa come colla la storia alle storie, il ricordo al presente, le ferite del passato ai dolori dell’oggi facendo ritrovare le antiche energie anche nei giovani e vecchi del presente. Fumoso questo andare visionario? Si, come questa nebbia che non ospita il mugghiare invernale delle mandrie, il fieno odoroso ed il vapore del latte mattutino. Come il fantasma di questa nostra odierna occupazione, che non si specchia quasi in ciò che si crea e costruisce con il sudore, le mani, i pensieri e le idee, ma viene pesata da una invisibile bilancia che dice: oggi va bene, ti accredito il bonus…domani si vedrà! Ed è una legge dettata da un mercato invisibile. Non è il rigido inverno che fa consumare le scorte di legna; non è la siccità che inaridisce pascoli, uomini e bestie. Scorrono i paesi ed i loro panorami lattiginosi sempre più uguali. Scorrono le facce impassibili dei pendolari silenti (ricordo i tempi della scuola quando salire sul treno voleva dire scherzare, ridere, piangere e raccontarsi coi modi dell’età, osservando gli incontri più compassati degli adulti, solo meno chiassosi). Avanza la stagione ed avanzano le opere dell’uomo: ma non è un chetarsi da riposo invernale, non un sospiro prima del lento, caldo sonno: mi pare un soffio d’asma, un impellente urgenza, il morso tagliente della frusta come ultimo baluardo tra la bestia barcollante e l’abisso, un imperativo a cui non si può resistere…
Quand’ero piccolo pensavo che il treno avanzasse per inerzia nella discesa verso Torino. Ora mi pare che le genti ed il loro agire siano spinte da uno stesso principio: andiamo in quella direzione perché è più semplice, facciamo così perché così ci hanno insegnato…non si può fermarsi, tornare indietro, contro corrente!
Crescendo incomincio a sentire il bisogno di guardare verso l’orizzonte: il treno non corre libero in discesa, è l’elettricità che lo spinge. Il lavoro è cambiato ma si può ancora misurare la fatica ed il guadagno. L’Uomo ha colto il frutto dell’albero della conoscenza ma è ancora mortale, e la sua vita colorata dalla gioia e dalla felicità o dal dolore e dalla privazione a seconda di come vive piuttosto che da quanto vive, da come è piuttosto che da quanto ha…
Cerco di vedere l’orizzonte…ma c’è nebbia, molta nebbia…. Sento una voce che mi consiglia di chiudere gli occhi e non preoccuparmi. Aspetterò che la nebbia si alzi e andrò a chiedere a che servono quei capannoni, quegli svincoli, quei sovrapassi, domanderò in quali paesi sposteranno questi campi distrutti; cercherò quali fatiche pagheranno i miliardi di euro di queste grandi opere e per fare la felicità di quanta gente…
Ricordo l’insegnamento di un popolo antico: la terra non ci appartiene, noi apparteniamo alla nostra terra.

Guido Pent

Per capirne un po’ di più guardalo al seguente link: la Fiaccolata di “HallowiNoTAV”…

www.youtube.com/watch?v=e9b6ybePBS0&feature=channel

o cercalo su YouTube tra quelli pubblicati da “magicalchimia”.
Se vuoi puoi collaborare inoltrandolo ai tuoi contatti…vicini e lontani!
Sono piccoli passi di democrazia: camminiamo insieme!
Guido e gli altri streghe e maghi No TAV!
Guido Pent

www.youtube.com/watch?v=e9b6ybePBS0&hl=it&fs=1&

(Che la speranza vinca! che la gente vinca! che la civiltà vinca!
Un abbraccio a tutta la Val Susa. Viviana)

Questa notte ho fatto un sogno! Non era un bel sogno, di quelli che ti lasciano desideroso di tornare là… è stato uno di quegli incubi ben costruiti sulla realtà. Mi trovavo in una piazza, una strada, un borgo. Intorno a me persone amiche. Ad un certo punto un annuncio da un elicottero: TUTTI I “CENTRI SOCIALI” SAREBBERO STATI SGOMBERATI CON LA FORZA.
Allora la piazza si divideva tra quei “ragazzi” vestiti strani – tendenzialmente scuri – e “gli altri”. Gli “altri” si facevano da parte per fare spazio alla polizia dietro a caschi, manganelli e scudi di plastica. Io mi sorprendevo a commentare spaventato quanto stava accadendo, tra gli sguardi annichiliti degli “amici”. Le emozioni del sogno non erano piacevoli. Il graduale ritorno alla realtà dello stato di veglia mi ha fatto pensare: – non c’é distanza tra l’incubo e la realtà!
La realtà: – Quella mattina, durante una visita di lavoro – non ho la televisione in casa mia – avevo visto le agghiaccianti immagini dell’esecuzione mafiosa a Napoli, Rione Sanità nonché ascoltato i commenti scandalizzati di giornalisti e commentatori sull’indifferenza della gente a quanto appena accaduto. Invitato a cena in una casa più televisiva ascoltavo il TG regionale: “Chiamparino, in risposta ad una manifestazione, annuncia lo sgombero di tutti Centri Sociali di Torino”. A poca distanza di tempo lo schermo mi rimanda le immagini di uno sgombero…a Catania…il giornalista commenta le immagini delle manganellate sulle mani alzate dei manifestanti buttando lì il fatto che le forze dell’ordine hanno dovuto affrontare la resistenza pacifica dei cittadini solidali con gli “occupanti” … perché il Centro Sociale forniva un asilo per i bambini del quartiere…!
L’anno scorso Padre Alex Zanotelli – testimone eccezionale – spiegava a Bruzolo – in Valle di Susa – che la Mafia aveva buon gioco a Napoli, proprio nel Rione Sanità, per la mancanza quasi totale di servizi sociali (scuole, impianti sportivi, centri d’incontro…) che lasciavano la popolazione senza possibilità di affrancamento alcuno; questa assenza dello stato (e non di esercito, caserme e polizia!) faceva parte delle condizioni necessarie e ricercate dagli stessi boss, e Padre Alex citava dichiarazioni con nomi e cognomi.
Domenica scorsa avevo scambiato poche tristi considerazioni sulla mancanza di locali per il “TAKUMA” di Avigliana, in Valle di Susa, quello strano centro sociale “legale” che aveva donato ad una irriconoscente cittadinanza uno spazio di riferimento con attività di altissima qualità (che altri comuni si sognano di avere senza costosi progetti di “recupero delle categorie disagiate”) frequentate da soggetti “normali” (giovani, adulti, donne e bambini)…cosa che per i più ambiziosi progetti di integrazione sociale rappresenta un obiettivo da raggiungere dopo anni di consapevoli investimenti anche economici!
Personalmente ricordo i miei approcci con gli squatter durante le manifestazioni No TAV del 2005. Occasione per confrontare idee differenti e differenti modelli di vita…e scoprire che accanto a scelte non condivise albergavano idealismi e azioni assolutamente civili e socialmente utili. …ed evidentemente non ero l’unico a non spaventarmi, e neppure ad esprimere chiaramente idee molto diverse da quelle di alcuni (per inciso: un giovane a cui chiesi di buttare il “barotto” (grosso pezzo di legno) lontano dalle teste dei poliziotti brontolò, ma lo fece, …attenzione che non avevano avuto gli agenti che percossero mio padre ed i miei amici un paio di notti prima).
Scherzi della mente. Sogni, realtà, incubi e fantasie… Quale demone farebbe carte false per confondere il bene con il male in cotal modo?
Nelle mie visioni di futuro auspico una realtà in cui si possa guardare il proprio simile negli occhi, anche quando dissenziente, sperando di poterlo ringraziare nel momento in cui mi faccia cambiare idea; un mondo in cui ci si mette assieme per gli interessi di tutti, anche di chi non è d’accordo; un mondo nel quale io che non fumo sono però consapevole che il danno sociale di una deprecabile “canna” è molto, molto inferiore all’ordinaria indifferenza dell’evasione fiscale.
Se così non fosse dovrei prepararmi a scavalcare i morti per strada o a lasciare che altri si prendano le botte per difendere i miei diritti, magari a Napoli, Torino o proprio qui in Valsusa. Un mondo in cui il sogno e la realtà non abbiano confine: anche se incubo fosse potrei sempre accendere la tivù e dispormi ad accettare tutto ed il contrario di tutto…

Guido Pent

Lettera ai direttori dei giornali locali di una famosa Valle…..

Egregio Signor Direttore,
le scrivo per dare voce a una valle fatta di monti, boschi e prati, nonché esseri umani. Sono questi ultimi a preoccuparmi. I monti hanno resistito nelle ere geologiche; flora e fauna… la specie dominante non ricorda di essersi evoluta da un po’ di acqua sporca?
Esseri umani: appartengo anch’io a questa specie! Orgogliosamente figlio di Eva e del positivismo. Fiducioso nell’evoluzione e nella scienza! Fan del pensiero di menti come B. Russel, A. Einstein, E. Fromm, L. Del Vasto, osservo una nemesi alla quale non avrei mai voluto assistere, figuriamoci partecipare!
Ripeto: non per l’ “Ambiente” (la madre terra esisteva prima dell’uomo ed esisterà ancora dopo) ma per quelle ridicole creature che sembrano credersi immortali e fuori dal tempo.
Perché sul suo giornale, Direttore, non si parla di cose importanti? Perché la comunicazione non viene utilizzata per fare il bene delle creature che la utilizzano? Perché – magari dopo avere consultato giornali e televisioni – questi uomini e donne adulti non si mettono ad agire per proteggere i loro cuccioli e la loro discendenza?
La salute – che molti dicono sia quello che conta di più – viene ignorata. Vedo acciaierie, inceneritori, traffico automobilistico (soprattutto quello autostradale), grandi cantieri e perforazioni in terreni ad alto contenuto di materiali nocivi: dove non sono presenti oggi lo saranno domani. è sciocco piangere sul latte versato ma prima che costruissero l’autostrada qualcuno per anni propose l’uso della ferrovia, qualcun altro parlò di riconversione delle lavorazioni pericolose per la salute, altri ancora – mi pare – sostenevano l’uso delle bellezze naturali attraverso il turismo e le tecnologie non impattanti, e così via.
Ma le cose – ed è sotto gli occhi di tutti – sono andate diversamente. Se l’acciaieria, sita tra Bruzolo e San Didero, chiuderà lo farà per la “crisi”, lasciando famiglie in difficoltà e terreni infetti. Le bellezze della Valle sono da ricercare tra capannoni con il cartello “affittasi”, piazzali asfaltati, centri commerciali e cantieri per la costruzione di capannoni, centri commerciali, strade, sottopassi, sovrappassi; intanto le attività di produzione chiudono…chiudevano già da prima della “crisi”. Le Olimpiadi hanno lasciato uno strascico di danni ambientali, costi insostenibili e fallimenti. Qualcuno ha saputo avvantaggiarsi in tutto ciò, certamente, ma a chi acquista la terza o quarta casa corrisponde chi perde la prima, e chi perde la prima avrà maggiori difficoltà a far studiare, mangiare, vivere l’eventuale prole (cioè: il danno sociale che sarà pagato dalla società cosiddetta civile è maggiore del guadagno). Rimane la considerazione sul fatto che il denaro non si mangia. Reale tanto per chi di case ne possiede 4 o più che per chi non ne ha nessuna.
Un tempo per illudersi che le cose andassero diversamente c’era l’elenco dei nati e dei defunti oltre a quello dei matrimoni. Oggi la scelta spazia dalle pubblicità alla cronaca locale, paese per paese; e se non basta c’é sempre internet coi gossip nazionali. Non voglio andare oltre.
Mi domando: possibile che a questi umani-fratelli non sia sufficiente guardarsi attorno per pesare le loro esistenze non con la bilancia dell’immortalità e dell’onnipotenza ma con quella della Storia e del possibile? Perché preparare nuovi e inutili conflitti per opere e ideologie che non hanno nulla a che vedere con le prospettive reali e concrete di una popolazione? Perché immolare sull’altare di antichi luoghi comuni il futuro di figli e nipoti? Perché coltivare l’ignoranza e l’obsolescenza della legge del mercato e del profitto a fronte delle recenti acquisizioni della fisica quantistica e delle possibili ricadute delle moderne tecnologie applicate alla qualità della vita degli esseri umani?
(Mi si perdoni la precisazione ma non è idealismo delirante: già negli anni ’70, a Cesana di Susa – e non al MIT – sentivo spiegare da un ingegnere le tecnologie possibili per il risparmio energetico nel riscaldamento e illuminazione domestica; erano gli anni ’80 e – poco lontano – tecnici qualificati mi spiegavano come costruivano le case in Germania.) Perché fare finta che l’attuale arretratezza non abbia avuto alla base scelte precise come i progetti e le tecnologie avanzate per i treni ad alta velocità venduti alla Francia, l’uso di tecnologie vecchie e costose nell’edilizia civile, lo smantellamento della “ricerca e sviluppo” tanto nella dimensione di formazione scolastica che imprenditoriale?
Perché negare le precise responsabilità che hanno comportato però la TAV/TAC vecchia, inutile e costosa (con l’80% dei finanziamenti “girati” a partiti e malavita organizzata), un ricco mercato “del mattone” che, negli ultimi 15 anni, ha permesso ingenti speculazioni quantitative a scapito della qualità del patrimonio immobiliare, una scuola che sta’ scendendo irresistibilmente nella valutazione di qualità secondo parametri validati internazionalmente (paradossale il riconoscimento degli USA delle nostre come “le migliori scuole per l’infanzia” nel mondo…e l’attuale tabula rasa di tecniche e principi pedagogici attraverso le ultime “riforme”! Il resto è sempre più “fuga di cervelli”).
E tutto questo non è stato gratis: è stato alto il prezzo che qualcuno(molti) hanno pagato a qualcun altro (abbastanza, ma decisamente meno dei primi) negli ultimi 20 anni!. Perché non fare tesoro di quanto é stato? Perché non imparare?…forse sarebbe il caso di incominciare – o ri-cominciare – a costruire un futuro, magari anche un po’ migliore, piuttosto che continuare a essere complici di tanti delitti.
Per me tutto questo non è giusto, direttore, e “delitto” é proprio “abbandonare la via della giustizia”. A meno che tutto vada bene così…e se non fossi Umano, ma Spirito o Roccia, avrei il Tempo per fermarmi a guardare, triste per questi poveri, poveri Uomini…

Guido Pent – Sant’Antonino di Susa – Valle di Susa – Piemonte – Italia…

Malattia Mentale

Tempo addietro lessi su Luna Nuova (testata locale con due uscite settimanali distribuita soprattutto in Valle di Susa (TO) e dintorni) un interessante articolo sulla malattia mentale. L’estate è passata e ho deciso di proporre alcune mie riflessioni. Se ne parla poco. A meno che non sia un inciampo quotidiano, che non presenta vie d’uscita a chi le vive e diventa così IL PROBLEMA. Chi lo vive? Sono sempre di più. Per l’OMS “il 25% della popolazione mondiale”. Uno su 4. Tutti “matti”? No, s’intende. La statistica tiene conto tanto dell’ansia quanto della depressione che della schizofrenia. Io ci lavoro, assieme ad una miriade di persone assolutamente “normali” (uno su quattro, non dimentichiamolo…). Medici, Psicologi, Assistenti Sociali, Educatori, Operatori Socio Sanitari… accomunati dalla relazione quotidiana con la Malattia Mentale! Dato che l’adagio: “ciò che conta è la salute” vale solamente in alcuni paesi esteri, le retribuzioni sono di molto sotto la media europea. Uno stato di crisi permanente che dura da decenni. Ma la qualità dei servizi prestati, sicuramente di molti di essi, raggiunge e supera gli standards europei. E questo grazie anche alla vituperata Legge 180. Frustrante? Sì. Anche per un piccolo particolare: quando si ha a che fare quotidianamente con questa forma di disagio – come ben sanno familiari e chi fa parte della “rete sociale” dei “pazienti” – piano, piano “si va fuori”. Si allentano i legami con la realtà, i problemi diventano più grossi o più piccoli di quanto realmente appaiono a chi non è coinvolto. Ci si abitua ad abitudini e comportamenti “strani”; quello che è vissuto come IL PROBLEMA rischia di diventare il fondamento di un’esistenza (e dico questo pensando a molti dei genitori, dei fratelli, dei partner che ho conosciuto), una dedizione – a volte inconsapevole – ma così totale che non permette di vedere alternative alla scomoda presenza del congiunto malato. Sino all’estremo dell’omicidio “per amore”, del suicidio agito o della considerazione: – “…se n’è andato/a anche lui/lei, quasi subito, sembrava non avesse più ragioni per vivere…”. Cosa c’è di diverso per un “professionista”, per una persona che quotidianamente è in rapporto con il disagio degli altri per mestiere? Anche di questo non se ne parla molto: segreti degli addetti ai lavori? Strani riti di casta o, peggio, di setta? Una delle più benevole considerazioni che si sentono si fonda sul “dopo un po’ ci fai il callo/l’abitudine”. La frase sottolinea non solo la diversità tra “i matti” e “gli altri”, ma mette gli operatori su di un piano ancora più differente dai normali…a volte la frase viene seguita da un sorrisino, come ad intendere: – eh, a furia di stare coi matti…! Quest’ultima considerazione implicita non è però mai proposta dai familiari dei “pazienti”. I quali – nella relazione con gli operatori – chiedono per lo più ascolto, a volte “professionale” – come strumento di aiuto al peso di vivere – a volte come occasione di sfogo, e non necessariamente richiesta di un concreto aiuto. Questa seconda modalità è, forse, la più frequente; per inciso: è anche la più gratificante per gli operatori: permette loro di compatire, di sentirsi al riparo dalla sofferenza, sani, fortunati, molto utili… Fa comprendere però l’altro luogo comune: “la vostra è una missione…bisogna esserci portati…se non ci foste voi!”; seguito a volte dalla richiesta: – siete volontari, vero? Per inciso questo è commentato con i gradini bassi della gerarchia dell’aiuto: OSS, Educatori et similia. Più raro che si veda un medico o uno psicologo/a od infermiera/e come volontario. Ad essi viene più spesso richiesto: – Mi curi – o – faccia qualcosa per lui/lei! Peccato che gli interventi sulle differenti forme di disagio siano più efficaci quando effettuati da un’equipe composta da differenti figure professionali, che operino parlando molto e soprattutto bene tra loro! Questa considerazione giustifica – solo in parte – il “riunionismo” – dei “servizi”. Può però anche aiutare a cogliere il SEGRETO NASCOSTO, che ha a che fare con il “parlare”. A che serve? A sentirsi ascoltati e meno soli? A fare causa comune nella ricerca di soluzioni più efficaci? A condividere pensieri ed idee “sani” in un contesto per molte, troppe ore, malato? Forse di tutto questo un po’. Ma soprattutto ad affrontare il giogo pesante derivante dalla condivisione della vita quotidiana con persone che vivono il disagio della malattia mentale nelle sue varie forme. Ma…di cosa si parla? Apparentemente di questioni organizzative, sovente di altro e/o di altri, ma… è qui, forse, che si può incontrare una SPIEGAZIONE: il segreto per non essere invischiati “troppo” nella sofferenza, la magia possibile… una chiave interpretativa e pratica: di fronte all’oscuro abisso di realtà diverse e spaventose spalancato dalla malattia mentale il sollievo – per chi la vive indirettamente – può essere rappresentato dal tuffarsi in un’altro abisso spaventoso e senza fondo: quello che ciascuno ha dentro di sé, la propria “parte oscura” costellata delle proprie paure, incastonata di ansie, errori, pensieri inconfessabili, emozioni e ricordi scomodi, consapevolezza dei propri limiti e degli errori ripetuti…proprio quello che ciascuno di noi, in una vita “normale”, fa di tutto per non vedere! Non solo, ma farlo sistematicamente trovando il coraggio non tanto di dire ma di “sentire” e confrontare con gli altri quanto si capisce! Quando non si fa questo – alla ricerca di una “diversità” che non c’è – il risultato è l’inadeguatezza professionale ed umana, sino alle stramberie o – in estremis – alle notizie diffuse dai media di abuso, violenza, ecc… Proprio come accade ai parenti!! La follia confonde, ed è difficile da tenere distante quando ti ha sfiorato profondamente, anche solo una volta… “Si può fare” non è solo il titolo di un film, anche bello. Si può operare perché sia possibile una vita dignitosa per i “pazienti” ed i loro cari, condividendo la fatica, i rischi ed il coraggio a mettere in discussione le proprie scelte ed i propri punti di vista… Scoprendo come valorizzare le differenze ed imparando a vedere le abilità del “disabile” e le disabilità dell’”abile”. Stupendosi pure di come si possa trarre forza e insegnamenti da occasioni percepite soltanto come fonte di dolore e tragedia. …scoprendo anche che in questo modo a volte – non sempre – la tragedia si può evitare. Non bastano però volontà, competenza, immaginazione. È anche una questione di soldi, di risorse… È una questione di onestà intellettuale, ma non solo, che porta a scegliere tra investire sull’interesse economico o sul benessere sociale: la giustizia, l’equità, la sicurezza…quella dell’avere un lavoro sicuro, una scuola sana per i bambini, l’aiuto verso chi è in difficoltà, la collaborazione – invece della competizione quotidiana e della sopraffazione – tra gli adulti. Robe da matti??? Cose per cui vale la pena vivere??? Ricordiamoci che la follia vera, almeno quella, è patrimonio dell’umanità, senza distinzione di credo, di ceto, di razza, di sesso, di età…

Questo è il link del video che ho fatto in occasione della manifestazione “No Tunnel TAV” svoltasi a Firenze il 28/11/2009.

Potete diffonderlo – se vi va – ad amici, parenti, gruppi, conoscenti, ecc. ecc.

www.youtube.com/watch?v=Yo8_KSRLcbk

…come dite “sarà dura” voi a Firenze…?

Cordiali Saluti No TAV
Guido Pent

..

Primavera a Salbertrand

Nascosto tra i larici ed i pini
il cuculo ha ripreso a cantare,
i fiori gialli del tarassaco
ornano le prode.

Le api volano incessanti
dai fiori all’alveare,
stanno per sbocciare
i narcisi dei prati.

Di fiori è ricoperto
il vecchio ciliegio dell’orto
(è trascorso un rigido inverno
ma lui… ha resistito!)

Nascosta su di un albero
canta la cinciallegra,
un bel merlo ritto immobile su di un ramo
le risponde fissando il cielo
.

Il cuore dell’uomo si fa leggero
ed è pure più contento:
c’è di che rallegrarsi
quando ritorna la bella stagione
!

Lä primmä a Salbelträn
Tra mei du bletùn e du pinhî
ël cuccu u turna a chantâ,
la flû jòuna du mařipursî
la garnìsän la bruâ.

La-z-abölha la s’pläntän pâ
da la flû a l’abülhî,
la bambölha din lu prâ
la s’aprëstän a flürî.

D’sa flû u l’î tut cübêr
ël velh siřizî dl’or
(la pasà ël rigû dl’ivêr
ma iè u l’î pâ mor!)

Icundǜ tra mei d’nä pläntä
u s’fai ëntëndë ël sisikê,
‘n be merl bracà s’nä bränchä
u l’ripun e u bèica ël sê.

ël cör dl’om u s’fai lijî
e u l’î mai plü cuntën:
la lh’à d’ke s’arjuvî
can la turna aribâ ‘l bê tën!

Il mio paese

Due catene di montagne
una all’Indiritto
e una all’Inverso;
un bel cielo azzurro
e molto sole
sia d’estate che d’inverno.

I camosci sulle cime
e lo scoiattolo nascosto
sul pino cembro dell’altipiano;
l’aquila, dal nido abbarbicato lassù
ad una roccia del Seguret,
svanisce nella profondità del cielo
.

I torrenti scendono
rotolano nelle forre;
e tutto intorno
il pascolo, il bosco, i campi, i prati.

Le case con gli orti
Il cimitero per i morti
la chiesa col suo campanile.
Questo è il mio paese
.

Moun paî
Duâ cheina d’muntännha
ünä a l’adréi
ünä l’envêr;
‘n bê sê blö
encüchun ‘d suřé
k’la sî d’ità k’la sî d’iver.

Lu chamû sla simma
e l’ichiřô icundǜ
sü el pihî du sêr;
sun nik acrust
a ‘nä rocchä ‘d Següřé,
l’àiglä i s’pêr din l’êr.

Lu riû k’disëndan
din lu cumbâ
ën picatän;
e tut enviřan
el pakî e ‘l bô, lu chän e lu prâ.

La mizun e luri-z-or
el sementöřiu par lu mor
la glèizä e sun cluchî
keisì l’î moun paî.


Con noi

Quando i dispiaceri, gli affanni
le sofferenze del cuore
i dolori
ci afferrano, ci stringono
ci perseguitano

Quando nulla più ci rallegra
né le persone, né il sole
né i fiori…
e non c’importa più di niente
e vorremmo morire

Quando è più fredda
e scura
l’ombra della Croce
la Madonna è accanto a noi.

Bu nû
Cän lu displaséi, lu turmën
la sufränsä du cör
la duřû
la nu prénnän, la nu sàrän
la nu dùnän pâ cartî…

Cän parën nu fai cuntën :
nì lä jën, nì ‘l suřé
nì la flû…
e lä nu sn’ën fai pamài ‘d rën
e nu vudrän müřî…

Cänt i l’î plü frèidä
e i l’icürsî
l’ummbrä dlä Crû,
Noträ Dammä i l’î bu nû.

Poesia di Rayen Kuyeh la voce di un popolo

La poesia di una donna che da voce ad un popolo intero; la letteratura come tramite per difendere valori come l’integrità di un territorio, le proprie tradizioni, le proprie peculiarità. C’è tutto questo e molto di più, nelle poesie di Rayen Kuyeh, la poetessa sudamericana che nelle scorse settimane ha soggiornato in Italia, su invito della Associazione Lavoratori Cileni in Esilio.
Rayen Kyveh, di nascita mapuche (termine che significa “popolo della terra” e indica una popolazione di circa 2 milioni di abitanti che vive oggi in America Latina tra Argentina e Cile). I mapuche, già decimati nell’800 dall’esercito cileno al fine di occupare le loro terre, sono stati oggetto, dopo l’ascesa al potere di Pinochet, di una dura repressione razziale che prosegue tuttora. Emarginati ed impoveriti, confinati in spazi angusti e privati della loro identità, sono a tutt’oggi oggetto di prevaricazione, col saccheggio delle loro risorse naturali da parte dello stato cileno e delle multinazionali. Rayen Kuyeh (“Fiore di luna”, in lingua mapuche) fu a più riprese incarcerata dal regime di Pinochet, ma grazie all’aiuto delle organizzazioni umanitarie è riuscita a riparare come esule in Germania. Poetessa, ma anche giornalista e scrittrice, da anni dedica tutta sè stessa a far conoscere al mondo la causa del suo popolo.
Tra un viaggio e l’altro attraverso la nostra penisola, per fare conoscere il suo ultimo libro, un poema intitolato “Luna dei primi germogli” (presentato anche alla “Fiera del Libro” di Torino), Rayen Kuyeh, ha soggiornato anche per qualche giorno a Rivalta Bormida, dove l’abbiamo incontrata per parlare del suo importante ruolo di ideale ambasciatrice di un intero popolo. Nel suo poema, scritto tutto in ‘mapudungun’, la lingua mapuche (con testo a fronte in italiano curato dal professor Antonio Melis, dell’Università di Siena), accanto alla cosmogonia mapuche troviamo il confronto con il mondo attuale.

Rayen Kuyeh – Luna dei primi germogli

Noi ci riconosciamo nel territorio che occupiamo, negli uccelli, nei fiumi, negli alberi. Noi siamo il posto in cui viviamo: il nostro territorio è dentro di noi, vive in noi”.
Con calma, chiarisce un concetto importante: “Il popolo cileno non è un nostro nemico: lo è lo stato cileno che distrugge i nostri valori e il nostro modo di vivere. Ci viene imposto, per esempio, di studiare nelle scuole cilene e di imparare lo spagnolo, e questo non è sbagliato, ma lo diventa, se insieme ci viene imposto di dimenticare la nostra lingua, di abbandonare le nostre credenze religiose, la nostra cultura. Una cultura che, come quelle di molti altri nativi americani, è incentrata sull’armonia con l’ambiente circostante… “Se io desidero fare il bagno in un fiume, per esempio, è usanza che io mi rivolga allo spirito del fiume e gli chieda il permesso. È un gesto di rispetto per la natura, per quello che ci sta intorno“.

Un rispetto reverenziale che è parte di ogni momento della vita di un mapuche, dal più semplice al più solenne. Ecco come Rayen racconta della più grande cerimonia mapuche:

Prima del raccolto la nostra comunità si ritrova tutta insieme: uomini e donne, vecchi e bambini, e si ringrazia la madre terra per quello che ci offre: si scelgono i frutti più sani, e gli animali più belli, e si offrono alla terra come dono. Non dobbiamo dimenticare che se siamo qui in questo mondo è perchè tutto quello che abbiamo è nostro, ma niente lo è per sempre“.
Difendere il territorio è difendere chi lo abita, ed è questo un tema molto attuale anche in Italia.

Non stupisce sentire che Rayen abbia voluto, durante il suo soggiorno qui da noi, visitare la Val di Susa:

Quando sono arrivata in Val di Susa, ho sentito che gli spiriti delle montagne, dell’acqua, degli alberi, parlavano al mio cuore: sono entrati nel mio cuore e li porterò con me per sempre. Spero che la gente della valle conservi la forza che la anima oggi, e riesca a impedire la costruzione della TAV… io so che quelle montagne saranno per sempre il ricordo che serberò dell’Italia“.

Così come noi, ricorderemo di lei il suo modo di parlare, così apparentemente distaccato dal mondo, eppure così concreto. Anche Acqui ha saputo apprezzarla, ascoltandola leggere le sue poesie il 25 aprile scorso, nella splendida cornice di Palazzo Robellini.
Rayen Kuyeh è la voce di un mondo infinitamente lontano da noi, eppure così vicino: sentire nostro il territorio in cui viviamo, difenderlo, e esserne parte è una lezione semplice, e forse proprio per questo tanto difficile da apprendere.
Massimo Prosperi

MOZIONE DEI LAVORATORI DELLE OFFICINE MONCENISIO
CONTRO LA FABBRICAZIONE DI ARMI E MATERIALE BELLICO

I lavoratori delle Officine Moncenisio, considerando che il problema della pace e del disarmo li chiama in causa come lavoratori coscienti e responsabili e che la pace è supremo interesse e massimo bene del Genere Umano; preoccupati dei conflitti armati che tuttora dilacerano il mondo e il corpo della Umanità e dello spaventoso aumento del potenziale distruttivo in mano agli eserciti consapevoli che i loro interessi materiali e le loro esigenze morali sono in opposizione ad ogni politica di guerra e dunque di investimento di pubblico denaro in armi e materiale bellico; rilevando la incapacità e la inettitudine dei governi e dei partiti politici a perseguire una vera politica di pace contraria ai blocchi militari e agli eserciti complici e fautori di invasioni, di oppressioni e colpi di stato (Viet-Nam, Grecia, Cecoslovacchia, Spagna, Brasile, ecc.) e perenni minacce alla pace, alla libertà e alla democrazia; constatando che i lavoratori non hanno case, scuole, ospedali e pensioni sufficienti e che i due terzi dell’umanità soffrono costantemente la fame mentre si sperperano vergognosamente nella preparazione della guerra e nella fabbricazione di ordigni di morte e distruzione i soldi del Popolo Italiano nella misura di oltre 4 miliardi al giorno; considerando infine che le guerre sono sempre preparate e fatte preparare materialmente dal popolo e dai lavoratori a danno, fatica, rischio e massacro dei popoli stessi con l’impiego del loro tempo, del loro sudore e del loro denaro (tasse e lavoro)

Diffidano
la Direzione della loro Officina dall’assumere commesse di armi, proiettili, siluri o di altro materiale destinato alla preparazione o all’esercizio della violenza armata di cui non possono e non vogliono farsi complici

Avvertono
Tempestivamente e lealmente le Autorità Aziendali di non essere pertanto in nessun caso disposti a lavorare, trasportare e collaudare i suddetti materiali bellici.

Esigono
Dallo Stato e dal potere politico che il pubblico denaro, che è denaro dei lavoratori, sia investito nella costruzione e nella fabbricazione di cose utili ai loro interessi, richieste dalla loro dignità umana, rivendicate dal loro senso di giustizia e dal loro amore alla pace di cui l’umanità ha estremo bisogno.

Chiedono
Alle Organizzazioni Sindacali di appoggiare la loro strategia di pace, di propagandarla in Italia e, tramite le Internazionali Sindacali, fra i lavoratori di tutto il mondo alla Chiesa Cattolica e alle altre Chiese ed organizzazioni religiose di voler rilevare ed appoggiare il contenuto religioso e morale della loro presa di coscienza e di posizione.

Affermano
Che la pace si costruisce non meno che la guerra, che bisogna operare per edificarla lavorando per il bene dei popoli e per la giustizia sociale e internazionale, rifiutando e avversando ogni forma di complicità e connivenza con i preparatori e i promotori dei conflitti armati e con il vergognoso e criminoso commercio delle armi il cui utile puzza di sofferenza e di morte e gronda di sangue fraterno.

Sostengono vigorosamente
Che non basta parlare di pace in modo astratto e infecondo, né partecipare ad esteriori ed accademiche manifestazioni in favore di essa per poi preparare la guerra, con ipocrita inconseguenza, accettando sul posto di lavoro di fabbricare le armi del massacro; poiché, coloro che oggi le fabbricano, hanno perso per sempre il diritto di rifiutarsi di impugnarle domani per usarle contro i loro fratelli, né potranno in alcun modo scongiurare il pericolo che vengano usate da altri per scopi criminosi.

Invitano caldamente
I lavoratori italiani e di tutto il mondo a seguire il loro esempio di coerenti e attivi costruttori di pace.

Qualcosa di NO TAV anche quando si ride:
Poesia satirica per il “Garula Sciou”
Bruzolo di Susa, estate 2008
Presentazione:

Buonasera…Cittadini di questa splendida valle,
mi viene difficile immaginare qualcosa di divertente da proporre al qualificato pubblico di questa sera…
tempo addietro, per i tipi di Dialogo in Valle, giornale ora dormiente, pubblicai a puntate la vicenda di “Santa Pazienza”. Nel frattempo molta acqua è passata sotto ai ponti…quelli dell’autostrada, per intenderci. Ora questa Vallata è diversa, migliore. Il commercio ha avuto quel balzo in avanti che ha comportato l’arricchimento di una buona fetta di valsusini, l’autoporto di Susa, costruito con manodopera Piemonte DOC, è una delle sette meraviglie del mondo moderno, visitato dalle frotte di turisti che giornalmente si recano a visitare le mete nostrane. E gli idrocarburi…sono AROMATICI! Profumano l’ambiente!
Peccato per la mancata costruzione dell’elettrodotto per le acciaierie! Sembrava che dovessero chiudere senza …e poi: MAGIA!
Hanno chiuso sì, ma a Settimo Torinese. Qui la produzione è salita da 60.000 a 750.000 tonnellate/anno!
E siamo i primi in Europa per la quantità di Diossina prodotta ammessa dalle leggi vigenti!
…un amico bastardo consiglia a chi non gli è simpatico di andare a raccogliere i girasoli…o il tarassaco in quei bei prati a destra Dora, dopo Borgone…!
Fino a che si è in tempo…se passa il progetto, appunto, ciau prati, ciau siti archeologici, le acciaierie saranno intonate ai cantieri!
Che c’è da ridere…più passa il tempo e più mi sembra di entrare in un mondo folle
….
Ora però la smetto di parlare
di questi casi: vado con la rima
Salgo su questo palco a naufragare
per divertire e – forse per far prima –
mi accingo tosto a raccontar la storia
di un popolo che perse la memoria!
V’era tant’anni addietro San Giocondo
che s’aggirava per vallate e colli

pregava i suoi devoti in tutto il mondo
ad adoprarsi per non fare i folli:
Scherzate pure ma fate attenzione
gli scherzi non confondan la ragione!
E molto serio era quel viandante
che incontrai l’altr’ieri, alla stazione,
Veniva da un paese non distante
(due valli, un mare, in quella direzione)
Da molto non cammino in questo loco
ma ciò che vedo e sento mi par giuoco!

Intanto: L’hanno fatta l’autostrada?
l’elettrodotto che avevano promesso?
Il valsusino medio veste PRADA?
Avete colto i frutti del progresso?
Ricordo che in molti dicevate:
“finiti i tempi di pane e patate”.
Turisti non ne vedo così tanti
più capannoni e molti meno prati
Soldi e lavoro dissero quei “santi”

Così è andata, o se ne son fregati
finite le elezioni? Nuovi volti
avete eletto? Quelli vecchi tolti?

Fermo straniero! Come ti permetti?
Insinui forse che in queste lande
La gente non considera gli effetti
dell’opera, piccina oppure grande?
Ma bene fai a chiedere risposta,
risponderò, che assai poco mi costa
:

Come ben puoi vedere l’autostrada
passa e collega Italia con la Francia
chiunque scorra ed ovunque vada
pensi ai Don Chisciotte della Mancia
che un tempo si opposero al costrutto
dicendo Costa assai e sarà brutto!

Miope gente – in numero ristretto –
non fermò allora il passo del progresso.
Così in tanti fecero il progetto
in molti prepararono l’ingresso
di un po’ d’Europa verso i nostri mari
vabbè, tanti extra-comunitari…
ma si curaron di fare i lavori

che ai nostri figli paio troppo duri
quelli che se sbagli forse muori
e finisci col cemento dentro ai muri
Ma dopo l’autostrada da una mano
a cercare lavoro più lontano!
L’elettrodotto? Non sei ben informato!
Non ha confini la tecnologia
così il bosco è stato salvato
non certamente ad opra di magia:
la fabbrica che avrebbe chiuso senza

invece è cresciuta in abbondanza!
… dieci volte è l’aumento dell’acciaio;
riciclando scarti d’oltre Europa
normale se succede qualche guaio
(sanza lama la mola non arrota)
Siamo sicuri poi di chi sia stato?
Scagli la pietra chi è senza peccato!
Un primato di spicco nell’Unione:
Bruzolo e San Didero in Valle Susa

di Diossina la vostra produzione
potrà esser pari a quella che si usa
produrre nel paese più avanzati:
Germania e Francia: raggiunti e superati!
Ed è solo l’inizio: nel futuro
– dopo vent’anni per fermare il treno –
avremo un destino meno duro
vendendo a caro prezzo il terreno!
…che tanto visto che si ha da fare…

mal che vada andremo tutti al mare!

Quell’uomo mi guardava di sottecchi
lo sguardo mobile in fra le mie parole
con la profondità che hanno i vecchi
quando nel dire sospettano le fole
alzò una mano a impormi di tacere
dicendomi: ‘ste cose non son vere!

Aggiunse poi: – in che stato vivete
a non pensare alla vostra salute
all’acqua che domani perderete
ai pronipoti e alle lor madri mute
al crollo del mito del progresso
che ha perso l’infinito dentro al cesso
Mentre l’Europa e i suoi paesi grandi
fanno il contrario di ciò che progettate
sembra che qui da voi facciate bandi
per concorrere a seminar patate.

Il vostro ingegno è così invecchiato?
…con gran rispetto pel tubero importato.
Si raddolcì, un impeto d’amore,
la voce bassa come in confidenza
Disse:- conosci per caso quel dottore
marito di una gran donna di scienza
(Lui Montanari, lei invece Gatti
– che qui da voi dicon esser matti?)
L’Union d’Europa ha aperto il portafoglio

molti milioni d’euri ha investito
per le loro scoperte. Che scompiglio
ha prodotto il sapere del quesito:
quanti malati andremo a curare
di “nanopatologie” già non più rare?
Ci siete dentro in pieno Valsusotti!
Forni, inceneritori, buchi nei monti
domani Euro4 – le marmitte –
a non preoccuparvi siete tonti:

le particelle son tanto piccine
che anche lontano a tutti son vicine!

Già mi toccavo – uccello del malanno!-
E subito mi misi a replicare:
guarda le malelingue che fan danno
per sorte sol una goccia nel mare.
Ascolta ora ti mostro come savi
siamo, e ad onta di quei “bravi”.
Tutti lo sanno ormai, sin Veronesi
che ciò che vien proposto non fa danno
e gli interessi non son certo lesi
e stian tranquilli coloro che non sanno!

Vuoi forse stare fuori dall’europa?
Tra gli animali essere una foca?
Non è poi vero che ignoro la salute:
se ci ammaliamo in tanti il PIL cresce
gira l’economia senza le tute
crea un lavoro in più chi se ne esce!
Quello che può sembrare negativo
diventa oliva nell’aperitivo
.

Stetti in banchina e lui prese il treno
confesso d’esser stato disturbato
– per poco, il tempo d’un baleno –
da quel colloquio lì, improvvisato.
Davvero qui s’incontra gente strana
io ci rimetterei una dogana….

GP

Riflessioni datate, ma forse ancora attuali….
6 gennaio 2009

Messaggi di fine anno,
messaggi di morte
cavalcati da giornali e TV:
un’Apocalisse “autodafè”
tra sorrisi imbarazzati a scegliere
fra ipocrisia e pianto isterico.

Scrivo usando le corde della poesia, un linguaggio che lascia più spazio ai pensieri della semplice prosa. Più facile ma anche più difficile da tradurre in azione, quando questa è dettata dal cuore…
…è un mondo difficile. Israele e Palestina. Pensieri pesanti per il cuore: morti in Israele, morti in Palestina. Peso anche per la mente: 400 o 600 in Palestina, 4 o 40 in Israele.
La vita è inestimabile di per sé ma la ragione vacilla a contare i cadaveri e a tracciare collegamenti tra situazioni simili già conosciute (guerre, le torri gemelle, epidemie).
Medioevo: ognuno scomoda la sua religione, ognuno giustifica col proprio Dio massacri lenti e veloci.
Nessuno è escluso dalla responsabilità di queste morti in questa civiltà globale. Tutto è connesso da interessi, flussi di dati, denaro, merci, servizi, idee, bisogni reali ed indotti e risposte o non-risposte agli stessi. Anche la guerra, la fame, la pulizia etnica.
Anche se facciamo finta di non c’entrare. Per questo si scomoda Dio.
Ed anche il pensiero laico si arrangia come può. Addomestica usando le stesse armi di coloro che sono stati criticati nella storia: censure, corruzione, monopòli, dogmi (in valsusa abbiamo esempi recenti: “opera necessaria”…”fuori dall’Europa…”). In Italia un film su quanto è accaduto pochi anni fa a pochi chilometri da noi, a Sebreniza, prodotto da una documentarista italiana (Roberta Biagiarelli) e candidato tra i migliori film europei del genere al David di Donatello non è stato acquistato da alcuna televisione italiana! L’abbiamo visto al Malafestival ad Avigliana il mese scorso. Brillavano per l’assenza i rappresentanti istituzionali. Tanto i prodotti per il lavaggio delle coscienze sono in saldo tutto l’anno.
Tanti WHY (perché) con pochi e raffazzonati BECAUSE (perché, con funzione esplicativa).
Israele, la vittima diventata carnefice. Si moltiplicano i giorni della memoria della shoah senza alcun effetto apparente: rinascono le ideologie razziste e antisemite, il sionismo nell’accezione politica pratica segregazione, tortura, pulizia etnica con un’efficace copertura omertosa ottenuta con l’influenza sull’economia degli altri stati, USA in primis.
Palestina: terra rubata più che contesa, una storia segnata dalla violenza che fa ‘sì che in ogni famiglia palestinese si conti almeno un morto ammazzato, per la maggior parte dei casi la ragione di ciò è il semplice “essere Palestinese”, e non conta l’età. E migliaia di palestinesi nel mondo vivono, lavorano, studiano e soffrono questa situazione. E in molti si preparano a proseguire nella lotta copiando inconsapevolmente i loro carnefici, per riprodurre lutto ed ingiustizia così come è stato fatto a loro (il veterotestamentario “occhio per occhio”).
E tutta questa follia rappresenta in realtà un elemento essenziale per gli odierni equilibri economici mondiali, nessuno muove un dito per arrestare ciò che alimenta tale distruzione, anzi! Nella migliore delle ipotesi si aumenta il business dell’industria bellica inviando “truppe di pace” modello Afganistan. Ed il 90% delle vittime rimangono i civili.

Quando chi sta in alto parla di pace,
la gente comune sa che ci sarà la guerra.
Quando chi sta in alto maledice la guerra,
le cartoline di precetto sono già partite
.”

Bertolt Brecht

Ed è solo la “gente comune” che può realmente fare qualcosa, ma il presupposto ha da essere completamente nuovo, anzi: “antico come le montagne”…
Gandhi ed i suoi seguaci sono un modello possibile, snobbato oggi più per ignoranza che per divergenza da chi, a sinistra o a destra, rimane legato alle strategie da “legge del più forte”…che purtroppo raramente sono ragionevoli e/o migliori per tutti.
La nonviolenza è rivoluzionaria anche perché consente di renderci conto di quale è la nostra forza reale e di quanto potente sia il perseguimento della “verità” contrapposto a quello di interessi particolari. Il rischio è di scoprire che l’altro può avere ragione, ma non sarebbe certo un cattivo risultato!
È sicuramente un percorso faticoso ed è basato sulla consapevolezza di essere parte di un gruppo sociale ampio come l’umanità…ed oggi viviamo in un mondo dove le identità sono piccole, frantumate e spesso si percepiscono contrapposte nei loro interessi.
Ed allora cerchiamo quanto ci unisce: la gioia, il dolore, i figli, la morte. Sembrano cose banali, ma tutte spaventano in momenti differenti della vita umana. Forse anche adesso. E avendo sotto gli occhi i risultati drammatici di quest’anno, secolo, millennio come ci possono servire? Proviamo… Proviamo a pensare che i meccanismi che producono distruzione e guerra, così come quelli che danno pace e serenità, sono propri dell’Uomo e della Donna. Così si studiano sia le tecniche per torturare e sterminare che la cura dell’anima. E accade che un anziano psicoterapeuta tedesco, Bert Hellinger, che ha trascorso la maggior parte della sua vita ad osservare l’umanità ed ha proposto uno dei più efficaci e rivoluzionari strumenti di terapia sistemica sul “male di vivere” – senza accampare diritti d’autore (come Sabin, quello dell’antipolio)- si sia trovato ad operare a Nevé Shalom – Wahat as-Salam, un villaggio in cui vivono ed operano per la pace ebrei e palestinesi, col grande risultato di avere evidenziato cosa sia possibile fare per dare una soluzione a quel conflitto. Proprio alla luce di questo risultato non deve stupire che “nessuno ne abbia parlato”. C’è un libro (Il Grande Conflitto – ed. URRA) che ne tratta. Chi vuole approfondisca.
Questa chiave di lettura della realtà è una di quelle che aprono le porte del cuore e dell’animo umano, ne portano alla luce i meccanismi e le regole sino ad evidenziare le origini di malattie, suicidi, disagi, dipendenze… conflitti grandi e piccoli dei quali nessuno può dire “non mi riguarda”. Ed è semplicemente sconvolgente anche solo prenderne atto perché l’osservazione “senza giudizio” di Hellinger – che può essere sperimentata e verificata da chiunque – porta a vedere e percepire come il senso comune e a volte la stessa scienza siano lontane dal comprendere ciò che accade nella vita dei sistemi complessi come l’Uomo, la coppia, le nazioni, le etnie… E può accadere di scoprire leggi della natura a tutela della vita che rovesciano quanto ideologie e religioni hanno presentato. Si scopre che eventi atroci sono spesso dettati da profondi impulsi d’amore e che atti compiuti in totale buona fede e a fin di bene hanno causato – e causano – danni ingenti persino sulle generazioni che seguiranno. La proposta scandalosa è prendere visione ed accettare l’uomo, senza pregiudizio, ed agire in base a quanto, così facendo, si apprende.
Con questo tipo di informazione si ha la spiegazione del perché non ci può essere cambiamento sociale senza evoluzione individuale; non solo: si comprende come l’ingiustizia ed il delitto condizionino non solo la vita degli individui direttamente colpiti ma quella delle stesse popolazioni. Si può così spiegare perché Israele abbia assunto il ruolo del proprio carnefice nazista così come molti carnefici o figli degli stessi hanno abbracciato scelte idee e religione sioniste. Quanto osserviamo nel conflitto Israelo-palestinese ci può dare un’idea di ciò che può accadere anche a noi se non cessiamo di nasconderci la realtà.
Il meccanismo è simile a quello che porta i figli e le figlie che non riescono ad accettare i propri genitori a ripercorrerne i passi…nel bene e nel male; è simile a quello che fa ‘sì che si incontrino e ci si innamori “sempre” di persone “sbagliate” perché violente, insicure, dipendenti, fallite…
Se non prendiamo visione innanzitutto della nostra realtà umana fatta di immense potenzialità di errore, di azioni egoiste e crudeli (come ben conoscono i popoli che hanno memoria della guerra come i tedeschi), di risposte inconsce ad eventi che ci hanno preceduto e di cui si è voluto perdere memoria, ben poche sono le possibilità di partecipare ad un cambiamento in senso evolutivo. E nulla facciamo per donare ai nostri figli un mondo in cui possano caricarsi unicamente di quanto gli spetta come eredità e responsabilità.
Mi pare che ci sia spazio per una motivazione all’impegno sociale, civile e politico spinta da una spiritualità laica perché attenta all’uomo, semplicemente. Non per salvare Arabi ed israeliani ma per salvarci noi. Perché per concretizzare l’utopico “ama il tuo nemico” non abbiamo da aspettare qualcuno che ci massacri o massacri i nostri figli, possiamo iniziare da oggi a riconoscere i nostri stessi limiti ed accettare l’insegnamento insito in un Silvio B., dalle leggi fatte per non riconoscersi criminale (comprensibile per l’elettore vederlo come leader democratico ed illuminato in cui potersi identificare), di un Piero F. dalla sprezzante verità ignorante in tasca, di un Umberto B. macho e marcio come – in fondo – ognuno di noi quando si sente minacciato e solo…e dai mille e non più mille cattivi maestri che – non solo in politica – ci aiutano a prendere coscienza di noi stessi e delle nostre possibilità di scelta.
La laicissima consapevolezza che la qualità della vita e del mondo che lascio ai miei figli dipende dalla mia capacità di vedere e riconoscere proprio i miei errori, quelli che cercavo inconsapevolmente di nascondermi, pesa – mi si permetta – decisamente di più di un “Dio ti vede” elettorale modulato dal pulpito, dagli ideologi del mercato finanziario o altro potere di partito.

Concludo con un’elegia all’inconsapevolezza collettiva tratta da una realtà con la quale facciamo i conti come cittadini italiani:

“Per me Berlusconi era proprio come un parente. La fiducia che aveva in me era pari a quella che io avevo in lui e nella sua famiglia. A Berlusconi ci voglio bene, fino ad oggi.
E’ una persona onesta, scrivetelo”
(Vittorio Mangano, boss della famiglia di Porta Nuova, condannato a due ergastoli per mafia, omicidio e traffico di droga, “Corriere della sera”, 14 luglio 2000).

Non perdiamo la memoria e ricordiamo anche: “Chi è senza peccato…”
Guido Pent

dicembre 2008

Una lettera
Terrorismo: in Italia come in India

Primi giorni di novembre 2008 – Un’amica francese mi racconta di aver visto in TV un servizio sul terrorismo. Era rimasta colpita dal fatto che – per quanto riguardava l’Italia – avessero citato come esempio i NO TAV valsusini, sui quali aveva avuto i primi ragguagli dal sottoscritto solo un paio di mesi prima.
Metà novembre 2008 – Sono abbastanza soddisfatto di sentirmi “no tav”. Non tanto per essere parte di uno schieramento vincente – sin dall’inizio della “battaglia” era chiaro che c’erano più possibilità di perdere che di vincere – quanto perché più passa il tempo è più mi rendo conto dell’enorme privilegio avuto ad essere in Valle di Susa in un momento in cui proprio da questi luoghi era possibile accorgersi di fenomeni meno visibili da altri nel nostro stesso paese. Solo ieri facevo osservare alle mie due figlie adolescenti il cambiamento di “abitudini” tra la mia famiglia di origine e la loro. La loro richiesta di un tempo “libero” doverosamente impegnato in modo gratificante, senza pause, alternativo al rifiuto sostenuto dal “non mi importa”, era molto meno proponibile un tempo, ai miei genitori. Vi era l’uso inconsapevole di interessarsi agli altri e di rispettarne tempi ed interessi mantenendo spazi di “attività comuni”. Così a volte si privilegiavano i “piccoli” e a volte erano loro a doversi adattare alle attività degli adulti. In questo c’erano accordo e disaccordo, conflitto e intimità ritrovata.
Forse questa realtà era tipica di infiniti territori del passato…ma oggi?
I tempi per parlare sono ridotti in favore di occupazioni passive ed acritiche per i più (spettacolo e spettacolarizzazione dell’ordinario e dell’eccezionale); quando si parla si usano gli stessi toni e la stessa emotività per grandi fratelli, isole, delitti efferati e cronache rosa.
I giovani a volte rispecchiano lo stesso piattume di emozioni degli adulti, la stessa fatuità legata a ciò che si può parlare, conflitti sul modello “Forum” e relazioni adulte da “Amici di MdF”.
…e che c’entra con il TAV tutto ciò?
L’attenzione alla questione “NO/SI/FORSE TAV” può essere un buon antidoto alla “Sindrome da Pecora Stupida” (metafora per definire la tendenza a seguire una supposta maggioranza in modo acritico ed irrazionale da parte di adulti intellettualmente sviluppati!)
L’attenzione alla correttezza dell’informazione, all’utilizzo delle risorse, alla qualità della vita, alla trasformazione dei valori nelle società umane è un impegno a volte gravoso e non facile da mantenere. Per fortuna i nostri cuccioli sono giudici implacabili, e fanno prima degli adulti a staccarsi dai modelli adottati se scoprono che c’è di meglio… e se ci sono anche adulti che decidono di curarsi!
Fine novembre 2008 – Terrore e terrorismo! Crolla il soffitto di una scuola a Rivoli….in India centinaia di morti. La domanda: – Quale futuro ci attende? – emerge dai blog degli studenti e dalle prime pagine dei giornali. Dove le risposte?
Non dalle voci dei “politici” e dai qualificati mass media!
Forse da un vescovo indiano e da una trasmissione radiofonica divulgativa.
Il giovane vescovo indiano ha spiegato, a Roma, all’annuale Convegno dei delegati cattolici per l’ecumenismo, come sotto alla violenza pubblicizzata come terrorismo islamico e intolleranza indù ci sia l’aspirazione al potere delle caste brahaminiche (ricordiamo che l’India rappresenta l’ultima chance per il business, assieme alla Cina). Le popolazioni convivono in pace e tolleranza ma governo e media propongono una realtà diversa. Intanto muoiono cristiani ed ebrei, islamici e indù…, ma il mercato prosegue la sua espansione…
I nostri mass media conoscono la lezione e ben si rendono complici. Sarà l’India l’unico paese in cui viene passata come verità e “voce della maggioranza” la menzogna sponsorizzata da governi e poteri mediatici?
Alla radio uno psicologo spiega come il sentirsi in imbarazzo non sia tanto delle persone psicologicamente deboli e che l’incapacità di “provare imbarazzo” deriva da una mancanza di valori di riferimento e dall’essere narcisista (“Narcisismo”: L’incapacità di amare il prossimo (…) che comporta una mancata uscita dalla fase infantile, senza alcun senso della realtà ne stima di sé e con la conseguente paura di confrontarsi con gli altri in modo serio e maturo – Wikipedia).
Forse è questa la spiegazione di molto di quanto sentito, visto, letto sulla tragedia del Darwin?
Inizio dicembre 2008 – Susa. Il 6 c’è una manifestazione NO TAV. Ci andrò e propongo a chiunque di andarci. Non per fare dimostrazioni di forza (è evidente che il potere dei soldi, del mercato e del consenso sociale non si mostra in piazza), non per trovare conferme e gratificazioni (molto meglio raggiungibili stando al caldo in casa propria ed ascoltando una qualsiasi TV a diffusione nazionale) ma per cercare con senso critico le ragioni ed i valori per cui vale la pena lottare, magari anche al freddo, litigando con amici, compagni e sindaci ed osservando i reciproci errori – consci del fatto che sono proprio gli errori riconosciuti a farci crescere nella vita. Sarò in strada anche perché mi sento poco terrorista ma molto ribelle. E penso che in altri tempi ,quando i ribelli hanno cambiato la storia del nostro paese, venivano detti “terroristi” quando non lo erano, facevano scelte scomode ed impopolari, nessun giornale si esprimeva in loro favore, la maggior parte di essi non ha portato a casa più ricchezza di quanto ne abbiano fruito poi i “neutrali” o gli stessi “avversari”, alcuni per questo ci hanno anche lasciato la pelle; in molti hanno commesso errori.
Guardo il mondo, guardo i miei figli, penso alla storia passata e sento le mie difficoltà ad immaginare il futuro. Ho paura, forse mi sbaglierò, ma credo valga la pena essere vivi. E ribelli.
Guido Pent

Novembre 2008
Cervelli malati...

Basta, basta, basta!! Vorrei sintonizzarmi sul cervello destro perché dicono che sia quello creativo, quello che trova le soluzioni quando quello sinistro, razionale, non cava un ragno dal buco. Ma non so se ce la farò. Intanto so che non serve a nulla scrivere lettere ai giornali. Magari servisse, eh! Però non scrivo male sapete? Le cose che scrivo le pubblicano! 9 volte su 10. Ma queste sono cose da cervello sinistro: razionali, pensate, condivisibili. Il mio malessere arriva proprio da lì! Ed allora che faccio?
È proprio questa mia maledetta irrazionalità che mi frega. Non sono sempre stato così, per molti anni sono stato razionale…vabbè, forse ho solo giustificato razionalmente il mio agire sconclusionato che mi ha portato a fare comunque scelte e mestieri da idealista, con contorno di battaglie perse e sberleffi… Ma ora non ce la faccio più: la mia parte razionale, quella che ha sempre cercato di irrobustire i miei deboli pensieri con documenti e ragionamenti ponderati è alla frutta! E sono così smascherato innanzi al giudice supremo…non Dio, (forse che ci si pensa prima di mostrare segni di evidente decadenza fisica?) IO: me stesso! Giudice inesorabile e definitivo nelle sue sentenze. Pronto a condannare a vita per un nonnulla. Figuriamoci adesso che la conferma dei peggio pensieri è sotto gli occhi di tutti…ma pochissimi lo ammettono…e allora devo essere io (minuscolo) ad essermi sbagliato per 10, 20, 30 anni; devo forzatamente essere io ad ostinarmi in un totale fallimento esistenziale… senza purtuttavia riuscire ad ammetterlo!
Che mi succede, che succede intorno a me…?
Gli argomenti studiati, approfonditi e financo vissuti vengono invalidati quotidianamente dai “persuasori occulti” (e sin qui negli ultimi anni ci avevo fatto un po’ l’abitudine), dalle principali testate, dalle pubblicità dei rotocalchi e pure– ed è veramente irritante – nelle chiacchiere al bar, sul treno, con quelle conoscenze occasionali che si usano per “tirarsi un po’ su”. È insopportabile assistere al crollo totale del raziocinio, alla debacle del buon senso, alla crisi della logica!
Tutto ciò con la strana consapevolezza dell’impossibilità di fare altrimenti che viene proposta in modo del tutto irrazionale.
Esempi: LA SALUTE, quella che secondo la vox populi è ancora valore primario per tutti, nello stesso tempo sembra di vivere nel medioevo per quanto riguarda la conoscenza dell’igiene sociale: c’è il fondato sospetto che si crepi sin da bambini per le nanopatologie…e tutti debbono pensare che gli inceneritori servono per risolvere un problema, che l’inquinamento che non si vede non fa ammalare (sicuramente in Valsusa e in Campania); che tra la riduzione della mortalità da inquinamento e i fatturati delle SpA sono prioritarie le ultime. E quando i nostri figli di vent’anni si schiantano dentro costosi mezzi di trasporto già obsoleti vent’anni fa… si parla di “destino”! … e i bambini sono normalmente soggetti alle sindromi da stress, (…tutto suo babbo! ).Le bambine hanno l’endometriosi (…tutta sua mamma, anzi prima e meglio!). Gli anziani a dita incrociate e pellegrinaggi tra “brutti mali” e brutto vivere: ciò che hanno mangiato, respirato, vissuto non conta nulla?
Forse che i medici passano il tempo a proporre esorcismi e preghiere? O consigliano l’inazione perché occorre sacrificarci al moloch del progresso?
Un qualche potere occulto ai più (perché i giornali e le TV anche d’opposizione non ne parlano, nonostante agisca allo scoperto) promulga leggi che impediscono ai cittadini – dal giugno 2008 – di indagare sulla qualità dell’aria che respirano, confermando così quella che nella mia fantasia avrebbe dovuto essere “paranoia” ingiustificabile.
E mi si spiega RAZIONALMENTE che è DESTINO, che bisogna essere REALISTI, coi piedi per terra perché…il mondo è sempre andato così, non ci si può opporre o meglio “noi” non ci si può opporre!
Salute, SICUREZZA SUL LAVORO…le voci circolano e raccontano di quel padre che essendo uno che un po’ conta ha fatto assumere il figlio “in colata”, ” …’ché ai laminatoi è meno pericoloso ma così guadagna fino a 2000€ con gli straordinari…” ma anche di quella madre che ha detto al medico: “Mio figlio non si è fatto male a casa come ha dichiarato, ma in cantiere (…o in fabbrica, è lo stesso); ne tenga conto se si aggrava”.
(Sono voci, e sentire le voci può essere sintomo del mio stare male…)
Esempio 2, IL DENARO appunto:
Un tempo vi erano pochi ricchi e molti poveri. Poi diminuirono i poveri, diminuirono di meno i ricchi ma aumentarono quelli in metà: la CLASSE MEDIA. Poi – da almeno 25 anni – prima negli USA e subito dopo in Europa, aumentarono di numero i ricchi e nello stesso tempo tornarono ad aumentare i poveri. Da 25 anni la classe media si sposta o di qua, o di là. Un docente di economia della Bocconi teorizza la possibilità che la popolazione qui da noi si impoverisca grandemente senza che il “sistema” crolli, poiché rimarrebbero un numero sufficiente di ricchi per mandare avanti lo stesso la baracca!
Il denaro e la ricchezza rimane un valore ma è sempre più virtuale (non per nulla il principale mercato mondiale è la pubblicità): non c’è più rapporto tra produzione di beni e servizi come finalizzati all’umanità, alla vita. Quantità ingenti di ricchezze alimentano sistemi speculativi basati sullo sfruttamento dei poveri del mondo povero e dei poveri del mondo ricco a vantaggio di pochissimi ricchi del mondo ricco (di una ricchezza talmente spropositata da essere inimmaginabile). Le crisi non influenzano i flussi di potere e ricchezza che alimentano questo meccanismo ingiusto ed autodistruttivo, anzi. Come la storia insegna, mentre le popolazioni del mondo morivano e muoiono per guerra e/o per fame, le banche, le industrie, le multinazionali e i grandi speculatori si sono arricchiti e continuano ad arricchirsi. La crisi economica di oggi – e dei prossimo anni – è stata provocata da bugie che, basandosi su fantasie, hanno fatto guadagnare soldi veri a chi non aveva fatto nulla per meritarli e successivamente perdere soldi altrettanto veri (ricchezza, benessere, prospettive…etc) a chi non aveva fatto nulla per rischiarli!
E i governi investono miliardi di euro e dollari per sostenere quelle parti dello stesso sistema che ha provocato la stessa crisi con (grandi) opere e omissioni? Il sistema è sano ma i lavoratori interinali (i “nuovi posti di lavoro”…) sono a casa. Una mia collega…gli amici degli amici…sono senza lavoro e hanno figli che vanno a scuola… La regione è in difficoltà a finanziare i comuni…le ASL… che ancora?
Le finanziarie martellano con la loro pubblicità. In video e in audio tecnologie e status simbol descrivono un mondo che non mi appartiene. In coda dal medico ascolto chi si sfoga e se la prende con gli stranieri, gli zingari, gli “occasionalmente diversi”; auspica la sospensione dei loro diritti visti come “privilegi” senza proporre nulla per la riacquisizione dei propri diritti persi (mal comune, mezzo gaudio?).
In mezzo a tutto ciò fatico sempre più a raccapezzarmi. Dov’è la follia? Dov’è l’equilibrio?
La maggior parte di chi si propone come rappresentante delle ideologie in seno alle istituzioni (Destra, sinistra, lega, poli: nessuno escluso!) marcia a slogan e rifiuta di confrontarsi con la realtà. Come biasimarli: la logica è la stessa che gli concede aspettative di potere e/o guadagno. Ma con quali prospettive? Servi di chi e per quanto tempo? Si lasciano avvelenare le future generazioni e si alimenta il business della (finta)ricerca degli antidoti. Il paradosso e l’ossimoro condizionano la psicologia collettiva che non criticizza più l’immaginario televisivo, sempre più schizofrenico, ambivalente, fatuo e sordo al “fatti non foste a viver come bruti…”.
La scuola stessa viene amputata – portando a termine l’opera preparata in un ventennio di “distrazione” di massa – al grido di “lo facciamo per il suo bene!”
Viene da pensare che chi può non stia sbagliando ad ostinarsi nel proprio allucinato delirio: deve sperare però in una veloce nemesi, una catastrofe vicina, che ponga termine in modo rapido ed indolore al collasso di una società cancerosa. C’è da fidare nella verità delle profezie sulla fine del mondo…perché se è vero che “non possiamo fare nulla per cambiare la direzione del progresso…”
Cervello destro….cervello sinistro…
Se il futuro si va definendo come composto da isole di sempre più ricchi nevrotici malati, attorniate da gironi infernali di guerre, malattie, fame e sete, quali alternative abbiamo?
10, 100, 1000 “delitti di Cogne”, la rupe tarpea per i “sani” o “devianti”, il controllo di un “grande fratello” (per chi ricorda l’origine letteraria del termine)…?
O usare razionalità, sentimenti ed emozioni per provare ad affrancarsi dai condizionamenti guardando in faccia la realtà senza l’interposizione di uno schermo televisivo?
Si corre il rischio di provare quella che gli esperti chiamano “dissonanza cognitiva”, si corre il rischio di impazzire…ma forse non sarebbe poi così male sottostare ai voleri di marziani invasori o di voci misteriose: chi potrebbe ritenerci responsabili di ciò che accadrà dopo?
O si corre il rischio di provare a cambiare qualcosa…cose da pazzi!
Guido Pent

Maggio 2008
Sicurezza e società

Non sono un politico, forse per questo l’argomento vitale della sicurezza sociale mi sollecita di più dopo le elezioni. Vuole essere parlato, gridato, esposto al pubblico perché fortemente offeso e ingiuriato. Che fare? In campagna elettorale era diventato argomento principe (non principessa perché trattato in maniera prevalentemente maschilista: si evocò la sicurezza quando in gioco era la purezza delle donne “serie” oppure portando a testimonial del proprio schieramento moderni martiri a maschera di un sindacato non mai così colpito dalle morti bianche o grigie. Quanti sindacalisti attenti alle tematiche scomode e senza audience sono stati convinti ad occuparsi di altro? Nessuno che lo faccia ancora, tra quelli che conosco personalmente. Ed è psicologicamente più “maschile” l’agire senza pensare alle conseguenze… ). Mai come durante l’ultima campagna elettorale mi sono sentito in pericolo come cittadino, come contribuente, come lavoratore, come padre, come uomo, come persona moderatamente intelligente. Aiuto! Non so nuotare in questo mare! È un mare “mostrum” dove fascinose sirene, in massima parte d’importazione, traggono in inganno i naviganti evocando gioiose ed improbabili sicurezze: auto veloci e lussuose in fantasiosi deserti o paradisi, donne e uomini oggetto, dediti al piacere o al potere, figli sorridenti e conniventi con i genitori in perenne vacanza dalla quotidianità – i loro sguardi inducono a domandarsi di quali sostanze facciano uso – tutto così bello e ben fatto che quasi lo crediamo reale e/o possibile…
Ma così non è. O meglio, domando: può essere così? Nella mia limitata esperienza di 44enne non trovo risposte affermative, pur ammettendo che mi piacerebbe. Le vicende personali e le esperienze delle persone che ho conosciuto sino ad ora mi confermano in questo sentire. Individui che reputo abbiano una conoscenza del mondo più vasta della mia (Francia e Jugoslavia visitate oltre 15 anni fa, mediocre conoscenza delle lingue…) mi confermano la follia delle percezioni collettive e/o televisive italiane rispetto alla realtà. Ma che fare? Anche in questo territorio – la sicurezza intendo – mi trovo a riproporre e ripropormi osservazioni semplici e diffuse… e a cercare luoghi per poterne parlare non solo come soliloquio di un folle…
Sicurezza: evocata dalla sempiterna paura del diverso, da sempre combattuta dalla conoscenza: cultura e accettazione del confronto. Luoghi comuni: immigrati, pericolosi e delinquenti; stranieri arretrati e violenti; i matti lasciati liberi di vagare ed uccidere. Altri luoghi comuni apparentemente più profondi: lo stato tratta meglio “loro” di noi che ne abbiamo più diritto; non ci sono leggi abbastanza dure, chi dovrebbe pagare in galera sta bene; a difendersi si rischia di più… e così via.
La storia si ripete: le stesse cose si trovano nella memoria e sui giornali quando erano gli italiani ad emigrare per il mondo, ‘ché qui da noi c’era la fame. Alcune risposte intelligenti, quindi, sono alla portata di tutti: basta guardarsi indietro e trarre le possibili conclusioni. Un altro pezzo lo può fare la scienza, la statistica: ad apparati repressivi nei confronti di quanto si individua come “pericolo” corrisponde un aumento dei segni – e delle conseguenze – dello stesso (vedi l’uso delle armi ed i più alti tassi di reati ad esse connesse nei paesi come gli USA, in cui le lobbies dei costruttori di armi letteralmente “dettano legge” in parlamento. Un altro pezzo lo possiamo fare cercando le situazioni esistenti, oggi, sul nostro pianeta, dove i diritti umani sono meglio applicati: io ho scoperto il Bhutan, da una pubblicazione giunta in Valle l’anno passato: un paese montano in regione povera economicamente ma così ricca culturalmente da essere quello con migliore integrazione della donna nel tessuto sociale, assenza di mercato per le droghe, tassi di violenza quasi inesistenti. Quel paese di cui si è parlato quest’anno perché il suo monarca illuminato ha proposto le prime votazioni…in cui i programmi dei partiti avevano tutti al primo posto la “felicità del popolo”…(arretrati!?).
Certo, nel nostro paese si è investito e si investe di più in armi e in settori dove la speculazione da parte di pochi è possibile piuttosto che sulla scuola – come la “pedagogia scientifica” ci indica da almeno 60 anni – su tecnologie ed aree realmente innovative come già fatto da anni in altri paesi “sviluppati” (sostenibilità ambientale, risparmio energetico, efficienza dei trasporti, ecc.). La globalizzazione ci può mostrare un altro volto: piuttosto che sulla standardizzazione, funzionale ad un mercato sempre più dannoso per i sistemi economici degli stessi stati propositori (e l’aveva sentenziato già negli anni ’70 una commissione di economisti istituita dal presidente USA Nixon!), si utilizzino le tecnologie della comunicazione per sostenere i sistemi differenti , salvaguardando risorse, Storia e specificità. Forse avremo migliori chances: mentre i diritti umani non hanno risposta per miliardi di persone, in ogni parte del globo si sa cosa sia un Kalashnicov o un M 16 o la Coca Cola.
Le scienze umane ci mettono di fronte a fatti quali: chi abusa sessualmente di minori, nella maggior parte dei casi, ha subito abusi; chi attua forme di violenza sugli altri ha patito – direttamente o indirettamente – simili violenze. Le moderne ricerche di psicogenealogia ci mostrano come il peso delle “eredità” di ingiustizie, guerre, calamità richieda più generazioni e – a volte – un sostegno terapeutico per far cessare il riprodursi di atti e vissuti “terribili” di cui i soggetti sono frequentemente inconsapevoli. Tutti – nelle condizioni opportune – possiamo diventare “mostri”, L’esperienza dei Tedeschi col Nazismo ci fornisce questo prezioso insegnamento. Possiamo anche tenerne conto?
Oggi, nel mondo, la maggior parte della popolazione vive in stato di grave indigenza; noi facciamo ancora parte di quei pochi (l’11%) che si dividono la parte grossa della torta delle risorse(oltre l’85%) rischiando la vita e facendola rischiare agli altri ogni giorno: 2000 morti all’anno sulle strade, un numero molto maggiore di invalidi per lo stesso motivo, patologie polmonari in aumento per inquinamento atmosferico (anziani, bambini e soggetti deboli muoiono annualmente per questa causa), nuove patologie in aumento senza che la medicina allopatica ne abbia riconosciuto le cause (dai fenomeni allergici alle malattie “autoimmuni”) ed un numero sempre maggiore di malattie favorite dal comune e generico fattore “stress”.
Uno dei risultati è che qui da noi si vive più a lungo, ammalandosi di più ed invecchiando peggio.
Ho anche sentito dire da insegnanti con esperienza almeno ventennale in scuole differenti che le classi attuali hanno più del 50% di soggetti che adottano normalmente comportamenti che 20 anni prima sarebbero stai considerati problematici.
Stando così le cose le prospettive non sono rosee e le difficoltà evidenti.
Il 25 aprile Padre Alex Zanotelli, durante il pranzo condiviso al Presidio No TAV di Borgone, mi parlava di una Dottoressa, Medico ricercatore sulle nanoparticelle, che – insieme ad altri 300 medici – ha scritto una lettera indirizzata ai discendenti (nipoti e pronipoti). Una “cosa seria”, di fronte al notaio, da aprire secondo procedure codificate secondo la legge! Il contenuto: la richiesta dei firmatari di non essere “maledetti” dalle generazioni future che subiranno i danni delle attuali scelte in ordine, ad esempio, alla gestione dei rifiuti, delle fonti energetiche e dei trasporti, di fronte al fatto che “…noi l’abbiamo detto, ma non ci hanno ascoltato…”.
Mi sembra quasi che la fantasia del Faust sia diventata realtà: ci vendiamo anima e corpo (ipotecando la salute nostra e dei nostri figli, accettando come norma/normale la “legge del più forte” e la violenza su chi è più debole, cercando il ruolo più conveniente, abdicando al dono di pensare autonomamente con intelligenza ed agire di conseguenza in cambio di una rassicurazione immediata e fasulla, rinunciando così al futuro).
La “sicurezza evocata” dai media non offre nessuna possibilità di cambiamento in meglio ai cittadini: siamo nell’ambito della follia! Superficialità e teorie non confortate da prove, pareri di esperti dalla dubbia competenza, conferme di luoghi comuni e pregiudizi, proposte di soluzione costose e inefficaci sono figlie di una ricerca di consenso che non tiene conto dei numeri, dei fatti, della realtà.
E mi spaventa che in molti si preferisca credere a ciò che si desidera, si “spera sia” piuttosto che guardare coi propri occhi e sperimentare. E mi preoccupa che le voci di chi dice che non devo preoccuparmi siano le stesse che dicevano che il petrolio non avrebbe superato i 100 $ al barile, che l'”effetto serra” era una costruzione di finti scienziati, che il libero mercato e la concorrenza avrebbero portato di per sé maggiori possibilità per il consumatore, che la PARMALAT era una florida azienda e che i ・gbond・h argentini erano un investimento sicuro… e la “globalizzazione”…!?
Forse è meglio così: più passa il tempo e più è facile trovare il percorso alternativo, passi che possiamo realisticamente fare da subito, senza dover dipendere da scelte o risorse di altri – in direzioni da “sentire” non solo con le orecchie ma anche con il cuore (dove la tradizione tibetana situa “l’intelligenza”), utilizzando come parametro di riferimento quella “felicità del popolo” che possiamo misurare insieme a nonni e nipoti. Piccoli passi e grandi scelte: rispetto per noi stessi e quindi per l’ambiente in cui viviamo espandendo la coscienza e limitando i rifiuti; conoscenza e riconoscimento della Storia, degli eventi precedenti e/o contemporanei a noi, riconoscendo cause ed effetti delle azioni umane, per non ripetere gli errori e condividerne gli insegnamenti; occuparsi di svolgere ognuno il proprio ruolo, mettendo al servizio le competenze di ciascuno. Difenderci dunque tutti i giorni, senza inventarci nemici ma attenti a riconoscere i pericoli reali, riscoprendo una politica di servizio, e una democrazia partecipata per gli interessi comuni. Magari incominciando a buttare in discarica la maggior parte dell’informazione-spazzatura che ospitiamo spesso alle nostre tavole, tra un reality ed una sit-com… magari nutrendoci di altri saperi frutto di un uso intelligente della nostra mente!
Guido Pent

..
http://masadaweb.org

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