Nuovo Masada

novembre 24, 2009

MASADA n° 1038. 24-11-2009. Jung 1- Lezione 8: riepilogo

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 11:53 am

Caravaggio

Piccolo riepilogo di 7 lezioni di psicoanalisi junghiana– Il Mito di Narciso
Da un corso e libro di Viviana Vivarelli
Il libro è “Lo specchio più chiaro”. A distribuzione privata.

Piano piano cominciamo a prendere confidenza con gli archetipi.
Abbiamo visto quello della Madre, del Padre, del Femminile, del Maschile…

Gli archetipi sono grandi forme universali dell’energia psichica, innate nella psiche umana.
Le religioni e le mitologie divinizzano gli archetipi, ne fanno divinità o li raccontano attraverso i Miti, i bambini accedono ad essi attraverso le Fiabe, strutture narrative simili in tutto il mondo.
Fiabe e Miti di tutti i popoli si somigliano, perché non hanno a che fare con la storia materiale e i suoi eventi, ma con la psiche universale, la psiche della specie, che è sempre la stessa in ogni tempo e luogo, perenne e immutabile.
Ognuno di noi ha i suoi archetipi prevalenti.
La malattia psichica si ha quando un archetipo inflaziona la psiche in modo negativo.
Ci sono età della vita in cui alcuni archetipi sono dominanti, per es. in età infantile quelli del Padre e della Madre, figure divinizzate e potenti verso cui si proiettano bisogni infiniti e che occupano tutta la scena psichica del bambino; nella crescita essi vengono superati e ridimensionati in un equilibrio psichico evolutivo che riesce a calarli nella loro realtà contingente che è una realtà limitata e concreta.
Quanto più il soggetto cresce, tanto più è in grado di uscire dalla potenza dell’archetipo per accogliere la realtà storica per come essa è.
Quando questo non accade, il soggetto resta bloccato in un processo di inflazione energetica.

Per esempio nella prima fase di età, l’egocentrismo è un fenomeno naturale; se persiste in età adulta in modo eccessivo, indica una incapacità del soggetto a rapportarsi con gli altri e a considerarne valori e diritti, e ciò può essere pericoloso.
Per l’analista junghiano è abbastanza semplice capire di quale archetipo si tratta perché le strutture archetipiche sono sempre le stesse e il paziente proietta le proprie dinamiche inconsce sul medico attraverso il Transfert.
Per es., se è dominato da una Madre negativa che non lo ha amato e da cui è stato abbandonato, proietterà questa Madre negativa sull’analista provando contro di lui quei sentimenti negativi che prova contro la Madre. L’analista diventa un sostituto della Madre.
L’analista partirà dunque proprio dal transfert per lavorare sull’archetipo in questione, trarne il lato positivo o ridimensionarlo.
I fenomeni di transfert non si hanno solo sull’analista, ma possono prodursi in modo inconscio su vari soggetti: il partner, un altro membro della famiglia, un amico, un professore, un superiore di lavoro .. che diventano sostituti della persona che è il vero bersaglio del complesso.
E’ come se la persona restasse intrappolata in una dinamica negativa e continuasse a proiettarla dappertutto, rivivendola continuamente.

Come insegnante, ho vissuto spesso in prima persona gli effetti di transfert positivi o negativi di allievi su di me. Nel transfert allievo-paziente ci possono essere rapporti eccessivi di odio o amore, supervalutazione o critica senza fondamento, in cui in realtà si sta parlando d’altro.
E so che quanto più è forte il complesso dell’allievo, tanto più rapidamente apparirà il transfert, cioè su di me saranno trasferiti sentimenti di odio o di amore che in realtà inconsciamente l’allievo prova per un’altra persona. Ma le condizioni della lezione non sono quelle dell’analisi e la terapia qui non è possibile.

Alcune difficoltà della terapia sono queste:
-se l’analista non ha fatto su di sé certe esperienze di sofferenza psichica gli sarà difficile capire la sofferenza del paziente.
Jung dice: “Il medico ferito guarisce“. Se hai conosciuto la depressione, potrai capire la depressione, altrimenti resterai estraneo ad essa. Si capisce ciò che si è vissuto dentro.
Ma se l’analista non ha superato i propri complessi, tenderà a sua volta, inconsciamente, a operare un controtransfert, cioè proietterà sul paziente le proprie inflazioni psichiche, danneggiandolo, o leggerà le sue dinamiche in funzione delle proprie, infilando il paziente nel proprio schema psichico (come faceva Freud) e questo è fuorviante.

-l’altra difficoltà è che la patologia psichica è infettiva. Lo vediamo anche nelle nostre case quanto sia infettiva la depressione di un congiunto, che alla fine infetterà anche la nostra psiche, distruggendo le nostre difese interne. La patologia psichica è vampirica. Per questo si può sostenere un congiunto malato nel corpo ma difficilmente lo si può sostenere se è malato psichicamente (questo vale anche per i tossici).
Perciò l’analista stesso, che si trova a contatto con energie fortemente alterate, ogni tanto ha bisogno a sua volta di andare da un altro analista che gli faccia da consultore per riequilibrarlo.

Il compito primario della nostra vita è prendere contatto con gli Archetipi, capire quali sono i nostri Archetipi prevalenti e realizzare un equilibrio psichico soddisfacente. Capire chi siamo e per quale motivo siamo nati e soprattutto quale è il nostro compito in relazione del mondo. Capire quali sono le nostre potenzialità e tirarle fuori.
Jung chiama questo cammino “Processo di individuazione“. Cercare di realizzare ciò per siamo venuti al mondo.

Benczúr Gyula

Il Mito può essere una chiave utile per capire lo schema psichico di certi soggetti anche contemporanei.
C’è un mito greco che è quello di NARCISO.
Rappresenta uno smisurato amore di sé.
Il mito racconta di Narciso, giovane di bellissimo aspetto, che, specchiandosi in una fonte, s’innamora follemente della propria immagine tanto da morire di dolore, nel momento in cui si accorge che non potrà mai possederla.

La radice di narciso è “narkè” (sopore, stupore), la stessa di narcotico.
L’amore di sé può essere una droga pericolosa.

Ognuno di noi ha in certa misura un po’ di narcisismo, ma chi è gravato dal mito di Narciso (il narcisista estremo) passa la vita a elogiarsi e pensa solo a soddisfare il proprio Ego cercando soddisfazioni personali senza fine in ogni modo possibile e immaginabile e a fronte di ogni cessione morale, sia riguardo al suo senso di piacere fisico che al suo desiderio di potere e possesso.
Narciso accetta solo chi lo adula o lo venera, si circonda di una corte di adulatori o cloni, non accetta critiche o correzioni di rotta, strumentalizza al proprio interesse o piacere qualsiasi cosa riesca a gestire e qualunque persona riesca a contattare, considera qualsiasi critica alla sua persona o alle sue azioni un atto intollerabile, un vero complotto contro di lui, un tradimento, cercando di far tacere in ogni modo le voci contrarie al suo operato e di oscurare i risultati fallimentari.
In realtà sotto l’aspetto piacione e di successo di questo soggetto fortemente desideroso di un pubblico acclamante, c’è un elemento socialmente pericoloso, in quanto il narcisista estremo, per quanto amplifichi i suoi successi e anche ne raggiunga in forte copia non avendo scrupoli, è oppresso da un senso di fallimento, tragico e patologico proprio perché la sola idea di fallire gli è intollerabile, per cui ad ogni situazione di crisi non potrà far altro che rilanciarsi più in alto, in modo ancora più egocentrico, calpestando principi, valori e leggi e mettendosi perciò in una posizione ancor più precaria, patologica e critica.
Un simile soggetto può diventare socialmente molto pericoloso, in quanto raggiunge facilmente alte posizioni sociali, ma se ne farà strumento solo per soddisfare uno smisurato ego finalizzato solo a se stesso che calpesterà tutto e tutti fino a conseguenze estreme
Perché questo personaggio ha successo? Per un processo di immedesimazione e perché il suo inconscio comunica direttamente con l’inconscio di molti altri, perché nel suo narcisismo si rispecchia quello del suo pubblico che del suo successo si bea soddisfacendosi per interposta persona. E’ una comunicazione che avviene a livello di inconscio, contro cui non ci sono discorsi razionali che tengano, o valori o principi o considerazioni di benessere generale o constatazioni concrete di fallimenti. Siamo su un livello irrazionale difficilmente raggiungibile che può portare a danni nazionali immani come abbiamo visto con Hitler, che aveva rovesciato il proprio complesso di inferiorità in una presunzione di superiorità in cui si proiettò il malessere di tutta una nazione uscita vinta e sfiancata da una guerra.
Narciso rifiuta ogni confronto con l’altro, è inflazionato da se stesso, non può confrontarsi perché non può correre il rischio di un fallimento.
Narciso costruisce per sé una soggettività assoluta, che si bea di se stessa, autonoma e non bisognosa di altro, invulnerabile, non soggetta ad alcuna offesa. Narciso è il simbolo di una soggettività non relazionata, perché presuntuosa d’invulnerabilità.
In realtà questa costruzione artificiosa nasconde proprio una enorme debolezza e vulnerabilità.
Narciso è il dio di se stesso e accetta solo chi lo considera un io, l’altro diventa dunque solo una amplificazione di se stesso.
Incapace di rapportarsi con l’altro, Narciso non può che conoscere solo se stesso. E’ dunque chiuso in un cerchio che lo rende prigioniero, ma, ciò facendo, imprigiona gli altri, che possono solo ammirarlo come lui fa. Non è permessa altra posizione.
E’ chiaro che dal punto di vista del governo di una nazione, non può esistere nulla di più deleterio. E’ la patologia al potere.

La bellezza del mito è che può essere contenitore di una stessa pulsione letta diversamente, come diversi sono gli ambiti di applicazione umana. Questa è una interpretazione politica. Poi ce ne sono altre. L’una non toglie valore o efficacia all’altra.

Le metamorfosi di Narciso
Salvator Dalì

.
http://masadaweb.org

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