Nuovo Masada

novembre 17, 2009

MASADA n° 1034. 17-11-2009. IL PROCESSO E’ MORTO

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 8:32 pm

5 dicembre a Roma manifestazione contro Berlusconi – Bersani scantona – Un criminale al potere- La distruzione della giustizia – La Lega nell’odio ai clandestini – Diserzione alla FAO – Banca Arner di Lugano – Berlusconi e il paradiso fiscale di Antigua – Un parlamento esautorato – Stop alla par condicio – La privatizzazione dell’acqua – No alla banda larga – I poveri aquilano votano Berlusconi – Cos’è oggi la filosofia – Soluzione finale

Il 5 dicembre 2009 la Rete scende in piazza: costruiamo insieme il No Berlusconi Day

Nella convinzione che la democrazia si fondi su tre momenti fondamentali – la proposizione, il dibattito e la decisione – crediamo sia indispensabile disporre di metodi e strumenti che consentano di partecipare collettivamente alla costruzione della Manifestazione del 5 dicembre per chiedere le dimissioni di Berlusconi.
A questo scopo, il Coordinamento Iniziative dei gruppi antiberlusconiani di Facebook mette a disposizione, sul sito www.berlusconisidimetta.org, aree di proposizione, discussione e votazione per definire insieme i temi e le forme della protesta e, sulla base di quanto democraticamente deciso, dare il nostro contributo all’organizzazione della manifestazione.”
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Quando un popolo teme il suo governo allora hai tirannia.
Quando un governo teme al suo popolo allora hai libertá.

Thomas Jefferson

Un criminale al potere
Viviana Vivarelli

B è un criminale che sta distruggendo l’Italia.
E quelli che lo sostengono sono dei criminali che mandano alla rovina il paese per difendere un pezzo di potere personale, senza un minimo di coscienza personale e di dignità.
Quello che sta accadendo in Italia è gravissimo e i partiti sembrano rassegnati al peggio, cedono a una monocrazia di tipo totalitario, allo strapotere di una criminalità politica e organizzata che ha toccato ormai le vette di una malvagità incosciente e irresponsabile.
Il nostro paese è a chiaro rischio di iniquità.
Chiunque di noi può trovarsi in grave pericolo: può essere derubato da amministratori disonesti, truffato da azionariati folli, può morire di cancro a causa di imprenditori dissoluti o subire espianti di organi sani da parte di medici assassini.. e in ognuno di questi casi, col processo breve voluto da B per salvare se stesso, si troverà davanti la porta della giustizia sbarrata, non riceverà giustizia, non potrà far valere le sue ragioni, dovrà vedere libero e impunito chi lo ha derubato, truffato, fatto ammalare, messo a rischio di morte, ferito, violentato, ucciso. Lui o i suoi vedranno i criminali restare incensurati nelle condizioni di perpetuare i loro crimini ancora e ancora, restando ogni volta impuniti e incensurati, in una catena infinita del male, senza che lo Stato attui quei doveri che sono propri di ogni Stato e senza cui cessa la sua ragione di essere: difendere il cittadino nella sua persona, nella sua dignità, nei suoi beni, nella sua vita, nei suoi diritti.
B, per liberarsi dalle pene per i suoi crimini che in qualsiasi paese civile comporterebbero l’estradizione da ogni pubblico ufficio e il carcere, offende la giustizia, violenta i diritti del cittadino. E con ciò annulla l’essenza del suo ruolo, nega lo Stato.
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Le firme contro il processo breve sono arrivate a 210.000.
Se non lo hai fatto ancora, firma contro la legge perversa di Berlusconi
a
temi.repubblica.it/repubblica-appello/?action=vediappello&idappello=39
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Cesare Beccaria
I delinquenti ringraziano Berlusconi, insieme agli evasori, ai corrotti, ai corruttori, ai diffamatori, alle veline, ai ricattatori, ai prosseneti, ai venduti, ai dipendenti complici in reato, agli ingiusti, ladri, assassini, violenti ecc. insomma il male trionfa, viva il male, il Paese è governato dal male.
La Chiesa tace e prega che tutto continui così perchè per i malfattori ci sarà il regno dei cieli.
L’imputato è prescritto .
la pena è prescritta.
il processo è prescritto.
il reato è prescritto.
Berlusconi si è prescritto tutti i suoi reati i ladri ringraziano, i derubati s’incazzano, la giustizia è diventata una ingiustizia di stato.
La legge non è più uguale per tutti, grazie a Berlusconi.
L’Italia sta per essere prescritta per sempre.
Siamo una dittatura berlusconiana, un regime berlusconiano, un fascismo berlusconiano.
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BERLUSCONI: INDECENZA SENZA LIMITI
Margherita Hack

Sebbene dovessimo ormai esserci abituati, la spudoratezza di Berlusconi riesce ancora a sorprendere, la sua ostinazione nel far lavorare a ritmi serrati il parlamento alla ricerca di una qualsiasi legge che lo liberi una volta per tutte dai suoi processi per bazzecole come corruzione di giudici, corruzione di testimoni, falso in bilancio, evasione fiscale, non ha limiti di decenza.
Chi quasi lo supera in fatto di indecenza è il suo fedele burattino di nome Alfano di cui ho potuto leggere due recenti affermazioni: 1) che i giudici devono rispettare il parlamento perché è questo che fa le leggi – dimenticando che le leggi devono rispettare la Costituzione e l’ultima parola in merito spetta alla Corte costituzionale;
2) che una “buona legge” (quella accorcia processi, attualmente in discussione) non si può bloccare solo perché sarebbe utilizzata anche dal Cavaliere.
“Non ci fermeremo, figurarsi se possiamo farlo solo perché facendo una cosa per il bene degli italiani (!!!!) avrà un impatto anche per il presidente del Consiglio…”.
Ma il ministro Alfano crede proprio che tutti gli italiani siano una massa di imbecilli? Sia lui che il suo padrone dovrebbero vergognarsi di mostrare in giro la propria faccia. Ma possibile, che in nome della democrazia si debba sopportare questo vergognoso degrado che umilia le persone oneste?
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Bloggher
Giusto per ribadire il concetto.
Cos’è il processo breve…?
“è come dire: da domani la lista d’attesa x una TAC deve essere di 10 giorni. Altrimenti? Altrimenti sei guarito.”

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Le nefandezze della Lega
Viviana Vivarelli

Indifferente alle atrocità di una legge che mozzerà centinaia di migliaia di processi, anzi impedirà loro anche di cominciare, di cosa soltanto si preoccupa la Lega? Che dal processo breve siano estromessi i clandestini. Nella sua cecità folle dove domina solo l’odio per il diverso, equipara la badante che resta senza lavoro al mafioso, al terrorista, all’assassino.
Null’altro le importa. Solo di aggiungere male al male, secondo un’equazione per cui il clandestino è un elemento votato al reato e che per forza di cose cadrà sotto il controllo della mafia. E la Lega quindi facilita questo percorso, con la sua politica di rigetto facilita proprio la via del delinquere come unica strada obbligata con cui il clandestino potrà salvarsi dalla morte per fame. Saranno infatti esclusi dal processo breve i reati di mafia, terrorismo, rapina, omicidio, estorsione, stalking, incendio, traffico di rifiuti, pedopornografia, sequestro di persona, furto aggravato e anche l’immigrazione clandestina. Un omicida è equiparato al san papiers, un terrorista, un mafioso, un sequestratore saranno come la badante o il muratore che restano senza lavoro.. Non fa conto che per tale reato ci sia solo una ammenda. E che nessun paese civile lo considererebbe reato quando chi arriva sta fuggendo da paesi che calpestano ogni diritto umano, per cui dovrebbero valere i trattati che abbiamo firmato per il diritto di asilo.
Si ripetono le funeste trame d’odio del nazismo. E An e il Pdl accettano succubi l’ulteriore ricatto, quello per cui un partito sceglie di gettare un’intera nazione alle ortiche della barbarie pur di soddisfare un odio cieco e barbaro. Non solo non si vogliono politiche di assistenza e integrazione, ma si dividono gli uomini in ricchi e poveri, si costruisce una giustizia che premia i reati dei ricchi e che si accanisce crudelmente contro i più poveri. E questo la Lega lo chiama “avere radici cristiane”!
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Silvanetta segnala:
Fao: anche Berlusconi ha fame. D’impunità
Belfagor

A chi chiama la Fao per conoscere l’agenda del Vertice, capita di sentirsi rispondere:
“È probabile che Berlusconi sia qui dalle 8 a mezzanotte, altrimenti dovrebbe andare al tribunale di Milano…”.
Ma che oggi il Cavaliere presenzi alla Conferenza Fao per sottrarsi all’udienza del processo Mediaset è un’infame insinuazione.
È nota la dolente passione del nostro premier per il Terzo mondo, come dimostrano il taglio dei fondi alla cooperazione e la sua memorabile performance al vertice Fao del giugno 2002.
Esordio:
“Un saluto a tutti voi, ma in particolare alle belle delegate”.
Brusìo fra le signore.
Poi intervenne il direttore Fao, il senegalese Jacques Diouf, e il Cavaliere lo apostrofò spiritosamente:
“Dovresti dimagrire un po’”.
Altro brusìo.
Il presidente del Togo Gnassingbè Eyadéma stava raccontando la tragedia del Malawi, dove stavano morendo di fame 13 milioni di persone.
Sconvolto dalla commozione, Berlusconi lo interruppe:
“Bisogna accorciare i tempi degli interventi perché la nostra non sarà una tragedia, ma anche noi abbiamo fame… Grazie di essere stati con noi, il pranzo è pronto, spero che il menu sia totalmente italiano, così sarete soddisfatti”.

da Il Fatto Quotidiano
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Sancho

Sempre caro mi fu quest’ermo blog,
e questo nano, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.:)

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Al summit della FAO Berlusconi non ha trovato di meglio che raccontare una trita balzellettina su Marx. L’aveva raccontata anche nel 2003, nello stesso identico modo. Però aveva meno capelli e dimostrava 20 anni più di adesso.
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5 dicembre a Roma
Bersani si nega a Di Pietro, perché, dice, la manifestazione non l’ha indetta il Pd!!!!
Viviana Vivarelli

.. e ancora accade che il partito che dovrebbe essere di opposizione davanti a tali fatti, ancora dica di non voler scendere in piazza…
ancora la vigliaccheria, l’insipienza, la collusione dominano sovrane
…ancora dobbiamo vedere queste divisioni, queste ignavie mortali, questi egoismi meschini, questi comportamenti letali!
…ancora un popolo che ha fatto la resistenza, che ha costruito la democrazia, che ha lavorato fin in Patagonia, che ha sofferto e sopportato pene indicibili.. un popolo offeso nell’onore, nel rispetto, nei principi, nella democrazia, ancora questo popolo dorme, subisce, giace…

ancora la rivoluzione è lontana
e non dico delle armi o dei corpi
ma delle menti e delle anime
la rivoluzione della luce e del coraggio
la rivoluzione degli onesti che non possono subire oltre, perché non è giusto, non è umano, non è più accettabile, non ne possiamo più, oltre
contro tutti i vigliacchi, gli inesperti, gli ignoranti, gli insipienti, i collusi, i corrotti, i venduti, i traditori, i meschini.. non è accettabile e non è giusto
non possiamo subire oltre
Ma dov’è questo popolo?
Il popolo che deve essere vivo e non morto?
Quando torna questo popolo a rinascere?
Quando torna a vivere questo popolo morto?

Così scriveva César Vallejo

Massa

Finita la battaglia,
e morto il combattente, un uomo gli venne incontro
e disse: «Non morire; ti amo tanto!».
Ma il cadavere, ahi!, continuò a morire.
Gli si accostarono due ripetendo:
«Coraggio! Non lasciarci! Torna in vita!».
Ma il cadavere, ahi!, continuò a morire.
Ne accorsero venti, centomila, cinquecentomila,
gridando: «Tanto amore e non poter nulla contro la morte!».
Ma il cadavere, ahi!, continuò a morire
.
Milioni di individui lo attorniarono,
con una stessa supplica: «Rimani, fratello!».
Ma il cadavere, ahi!, continuò a morire.
Allora, tutti gli uomini della terra
lo circondarono; li vide il cadavere triste, emozionato;
si alzò lentamente,
abbracciò il primo uomo; e si avviò

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Utopia: Eu topos o Ou topos?
Luogo della Felicita’ o non luogo?
Pervasi da una strana, “lucida follia”….
Libero arbitrio?
Non Terra, non Casa, non Pensiero, non Liberta’, non Lavoro, non Preghiera, non Speranza, non Giustizia, non Politica…..
Non è un bel modo per incominciare la giornata.
Buonanotte al Secchio.
C’è un Buco nel Secchio.

Enrico Novara
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Il cavaliere del secchio
Kafka

Consumato tutto il carbone; vuoto il secchio; inutile la pala; la stufa che respira aria gelida; la stanza gonfia di gelo; davanti alla finestra, gli alberi rigidi nella brina; il cielo, uno scudo d’argento contro chi cerca da lui un aiuto. Devo procurarmi del carbone; non posso certo morire congelato; dietro di me la stufa impietosa, impietoso il cielo davanti a me; perciò devo andare al trotto in mezzo a loro, e nel frattempo, cercare aiuto dal carbonaio. Questi però è ormai indurito contro le mie solite preghiere; devo dimostrargli con chiarezza che non ho più neppure la più piccola particella di carbone, e che dunque lui rappresenta per me il sole nel firmamento. Devo arrivare come il mendicante intenzionato a morire sulla soglia rantolando di fame, e al quale perciò la cuoca si decide a lasciare i fondi dell’ultimo caffè; similmente il carbonaio, pur schiumante di rabbia, ma sotto il raggio del comandamento “Non uccidere!”, dovrà scaraventarmi nel secchio un’intera badilata.
Già il mio decollo sarà decisivo; e dunque mi metto a cavalcare sul secchio. Da cavaliere del secchio, la mano in alto sull’impugnatura, che è la briglia più semplice, scendo con difficoltà le curve della scala; quando però sono giù, il mio secchio allora sale splendido, splendido; i cammelli sdraiati bassi per terra, quando il bastone del padrone li incita, non si sollevano con maggiore eleganza. Trottando a velocità adeguata percorro le strade congelate; spesso mi sollevo fino all’altezza del primo piano; non scendo mai fino alle porte d’ingresso. E a straordinaria altezza mi libro sulle arcate della cantina del carbonaio, dove questi sta rannicchiato laggiù al suo tavolino scrivendo; per lasciar defluire l’eccessivo calore ha aperto la porta.
“Carbonaio!” grido con voce arsa e arrochita dal freddo, avvolto dalle nuvole di vapore del mio respiro, “per favore carbonaio, dammi un po’ di carbone. Il mio secchio ormai è tanto vuoto che ci posso cavalcare sopra. Sii buono. Appena posso te lo pago.

Il carbonaio mette la mano all’orecchio. “Ho sentito bene?” chiede da sopra la spalla a sua moglie, che lavora a maglia vicino alla stufa, “ho sentito bene? Ci sono clienti.”
“Io non sento proprio niente”, dice la donna, respirando tranquilla sopra i ferri, piacevolmente riscaldata sulla schiena.
“Oh sì”, grido io, “sono un cliente, un vecchio cliente, un cliente fedele, solamente, per il momento impossibilitato a pagare.”
“Moglie”, dice il carbonaio, “è così, c’è proprio qualcuno; non posso ingannarmi fino a questo punto; dev’essere un vecchio, un vecchissimo cliente se sa toccarmi così profondamente il cuore.”
“Che ti prende, marito?” chiede la donna, e riposandosi un attimo preme sul petto il suo lavoro a maglia, “non c’è proprio nessuno; il vicolo è vuoto; tutti i nostri clienti sono stati riforniti; potremmo anche chiudere il
negozio per giorni interi e riposarci.”
“Ma io sono qui, seduto sul secchio” grido, e lacrime insensibili di freddo mi velano lo sguardo, “per favore, guardate in su; mi troverete subito; vi prego, datemi una palata di carbone; e se me ne darete due, mi farete felice oltre misura. In fondo, tutti gli altri clienti sono riforniti. Ah, se lo sentissi già risuonare nel secchio!”
“Vengo”, dice il carbonaio e con le sue gambe corte vorrebbe già salire le scale della cantina, ma la moglie gli è già vicina, lo ferma prendendogli il braccio e dice: “Resta qui. Se non la finisci con questa idea, salirò io stessa. Ricordati che tosse hai avuto stanotte. Per un affare, e per di più immaginario, dimentichi moglie e figli e metti in pericolo i tuoi polmoni. Vado io.” “Allora però digli tutti i tipi di carbone che abbiamo in magazzino; io da sotto ti dirò i prezzi.” “Va bene”, dice la moglie, e sale nel vicolo. Naturalmente mi vede
subito.
“Signora carbonaia”, grido, “i miei saluti più devoti; solo una palata di carbone; subito qui nel secchio; me la porto a casa da solo; una palata del peggiore. Naturalmente la pago a prezzo intero, non subito però, non subito.” Che suono di campane, nelle due parole “non subito”, e come disorienta il loro mescolarsi con le campane serali che proprio ora cominciano a suonare dal vicino campanile.
“Allora, cosa vuole?” grida il carbonaio. “Niente”, gli risponde la moglie, “non c’è nessuno; non vedo nessuno, non sento nessuno; solo hanno suonato le sei e noi chiudiamo il negozio. Il freddo è terribile; c’è da prevedere che domani avremo molto lavoro.”
Non vede niente e non sente niente; però scioglie il grembiule e agitandolo cerca di soffiarmi via. Purtroppo ci riesce. Il mio secchio ha tutti i vantaggi di qualsiasi buon animale da cavalcare; ma non ha capacità di
resistenza; è troppo leggero; basta il grembiule di una donna per cacciarlo a gambe levate.
“Cattiva!” le grido dietro, mentre lei, voltandosi verso il negozio, agita la mano in aria un po’ sprezzante, un po’ soddisfatta di se stessa, “cattiva! Ti ho chiesto una palata di carbone del peggiore e tu non me l’hai data.” E dicendo così salgo nelle regioni delle montagne di ghiaccio e mi perdo per non tornare mai più.

Obama in Cina

Io credo nella trasparenza perché più l’informazione circola liberamente, più una società diventa forte. In questo modo i cittadini possono chiedere dei conti a chi li governa. Perciò sono contrario alla censura, anche quella che colpisce Internet. In America la libertà di accesso a tutti i contenuti online ci rende migliori. Come presidente, qualche volta preferirei che ci fossero meno critiche contro di me, e ne ho tante. Ma questo rende la nostra democrazia più sana, e mi costringe a governare meglio“.
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Una guerra di cosche
Viviana

L’ipotesi perversa è che nella guerra delle cosche si sia infilato lo Stato che parteggia per una contro le altre.
Più che una guerra alla mafia, un regolamento di conti tra bande. E una banda che parteggia con bande è lo Stato.
Per questo assistiamo a casi di mafiosi che per 15 anni non si sono mai spostati dal loro territorio e un bel giorno vengono presi in una strana retata della polizia, e per questo i pentiti cantano.
Non è la giustizia che avanza.
Sono equilibri mafiosi che cambiano.
E ora Berlusconi ha aggiunto a questa bella compagnia la bella forza della camorra.
Camorristi e amici dei camorristi avanti!
I Letizia e Cosentino in testa!
200 famiglie si spartiscono la Campania.
Con l’aiuto di Berlusconi si spartiranno l’Italia!

Io non sono una kamikaze, ma dove caxxo stanno gli strumenti e partiti democratici o pure alternativi per opporsi a tanto orrore? Il Pd ha deciso che non scende neanche in piazza, si fatica già troppo così; contro il processo breve ha quella vocetta flebile che si confonde con gli spifferi delle porte… e quando c’è da votare va in gita fuori porta o si astiene, ed è già tanto che non vada tutte le sere a cena ad Arcore.
Violante già freme di fare il presidente della Corte Costituzionale e scondinzola a Berlusconi.
E Mancino è più obliquo della torre di Pisa.
A D’Alema basta avere la sua bella carica europea come se in politica estera ci avesse mai azzeccato qualcosa, o come se al parlamento europeo avesse mai fatto qualcosa. Noi siamo qui a guardare Fini!!!!??? Io non ho più neanche lacrime per piangere. Ieri Albano mi ha detto: “Viviana, sei un po’ feroce!” Io sono feroce?!?!??? E la tigre allora?

Report
Banca Arner, a Lugano

Sospettata di operazioni illecite di riciclaggio. Ci tengono dei capitali Berlusconi (60 milioni) e Teresa Macaluso (13 milioni), moglie di Francesco Zummo, costruttore di Palermo, considerato dalla procura vicino alle cosche mafiose. Coerente contiguità questa dei patrimoni di B con quelli delle cosche della camorra.
I 60 milioni di B sono divisi tra un conto corrente personale (è il numero 1 della banca!!) di 10 milioni e 50 su conti riconducibili a società di famiglia, amministrate da Marina e Piersilvio.
Una banca su misura, visto che è piccolissima, e la Macaluso con B da soli fanno un quarto degli attivi.
La Arner da sempre è il crocevia di operazioni sospette riconducibili alla galassia B e di recente è di nuovo piombata al centro delle cronache giudiziarie per l’arresto di Bravetti, amministr. e membro della direzione generale nonché dirigente dell’Organo di contatto svizzero per la lotta al riciclaggio. Con lui sono finiti ai domiciliari, gli imprenditori Francesco e Ignazio Zummo, padre e figlio, per intestazione fittizia di beni, per conto di Cosa nostra.
Altri celebri correntisti della Arner sono: Ennio Doris, fondatore del gruppo Mediolanum, la famiglia di Previti e il fiscalista Salvatore Sciascia di Fininvest.
Qui vengono gestite 2 società anonime che a loro volta controllano 2 società dell’avv. Acampora condannato con Previti per il Lodo Mondadori. E vengono gestiti i soldi della Flat Point, immobiliare che costruisce ville ad Antigua anche per B (un bonifico da 3,367 milioni di B è indirizzato proprio ad una di queste)
Uno dei fondatori della Arner è uomo di fiducia di B, Paolo Del Bue e c’era quando la società panamense New Amsterdam, amministrata fiduciariamente da Arner, versò in nero 10 miliardi di lire al Torino per il passaggio di Lentini al Milan.
Mills si fece pagare per nascondere ai giudici italiani che le società offshore Century One e Universal One erano riconducibili non ai manager della Fininvest, ma “direttamente a B”. I conti esteri di quelle due società erano gestiti proprio da Del Bue, che in 3 anni ha trasformato in moneta sonante ben 100 miliardi di lire.
Dalla banca Rasini di Milano unica fiduciaria della mafia alla banca Arner di Lugano, fiduciaria della camorra. La storia è sempre la stessa. Arner, piccolissima banca con 250 dipendenti, riservatezza assoluta e rifugia esentasse, dove spariscono i fondi neri di B e famiglia, quel che ha rubato al fisco italiano e non sono bazzecole. La famiglia B investe alle Bahamas, al Lussemburgo e ad Antigua, 63 paradisi fiscali di Finivest, uno anche a Dubai.
Attraverso questa banca si investe in un paradiso fiscale, Antigua, dove B compra 7 splendide ville. Già 4 anni fa B sposta dalla Arner 3 milioni e 367.000 euro per favolose ville caraibiche. Il premier di Antigua è Baldwin Spencer, messo nella lista nera dei paradisi fiscali, ma grande amico di B, che lo incontra a New York in un viaggio che come sempre mescola funzioni pubbliche a interessi privati. B promette addirittura che convincerà la Comunità Europea a ripianare il debito estero di Antigua (un miliardo e mezzo di dollari) e offre il suo architetto di fiducia per rifare le strade di Antigua impegnandoci anche la Moratti che si fa tramite con l’ONU, stimola inoltre imprenditori e calciatori del Milan a investire là i loro patrimoni e vi costruisce le ville per i suoi figli.
Ad Antigua c’è il villone megagalattico dove B passa le vacanze.
La banca Arner serve a strani giri di soldi della mafia. B ci sta come un pascià.

www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/banca-arner/banca-arner/banca-arner.html
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Dice la vignetta di Natangelo:

Berlusconi pensa alla vecchiaia
Una bella villa ai Caraibi
Dove passare una serena prescrizione
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Quando ti uccide lo Stato è come se non ti uccidesse nessuno
E.M.Salerno, in veste di capo delle guardie di Stato nel film “Nell’anno del Signore”.
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Citazione
La sofferenza è l’esito finale dell’amore, perché è amore perduto. Tu capisci, lo so. Però non vuoi pensarci. E’ il completamento del ciclo dell’amore: amare, perdere, soffrire, lasciare e lasciarsi, poi amare di nuovo. Jason, soffrire è la consapevolezza che dovrai essere solo, e al di là di questo non c’è nulla, perché essere solo è il destino ultimo, definitivo di ogni creatura vivente.
Philip K. Dick, Scorrete lacrime, disse il poliziotto.
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Tinazzi

NON
Non abbiamo parlamento
Non abbiamo elezioni
Non possiamo dare il voto di preferenza
Non possiamo eleggere chi vogliamo
Non possiamo avere il diritto allo
studio (chiuso)
Non abbiamo il diritto al lavoro (perso)
Non abbiamo il diritto di scegliere
Non abbiamo il diritto a decidere (Trattato di Lisbona )
Non abbiamo piu’ la moneta (è della BCE)
Non abbiamo piu’ l’acqua
Non abbiamo piu’ l’etere risorse
(concessioni regalate )
Non abbiamo piu’ il bene pubblico (è loro)
Non abbiamo piu’ una giustizia uguale per tutti
Non abbiamo piu’ informazione
Non abbiamo piu’ il diritto di protestare
Non abbiamo piu’ il diritto di manifestare
Non abbiamo piu’ alcuna privacy
Non abbiamo piu’ garanzie costituzionali
Non abbiamo futuro
………….CI HANNO UCCISO……………….
…….IL COLPO DI STATO C’E’ GIA’ STATO….
…..
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Leggendo il fatto quotidiano di oggi, a pagina 3 mi ha colpito la seguente frase, pronunciata dal papà di Daniele, un bambino affetto da una rarissima forma di distrofia muscolare: “Quando ho saputo che i soldi per l’Alitalia sono stati presi anche dai fondi della ricerca raccolti con Telethon volevo sparare.
Mi sono chiesto: ma quanti italiani lo sanno?”
Già quanti italiani lo sanno?
I soldi raccolti in Tv a donatori volontari, per la ricerca, usati per ripianare i debiti Alitalia e per dare la parte “buona” della compagnia alle solite 20 persone.

Nicola Rindi
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Sono passati 19 mesi e questo governo non ha fatto niente
Parola di Schifani, presidente del Senato, seconda carica dello Stato, gruppo Pdl.
Per la serie quando anche i servi si rivoltano
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le turpi frasi di Ferrara:
La prescrizione breve è un fondamento del diritto di difesa
La prescrizione di ogni reato ancora di più.
Parola di Silvio Provenzano.
..
Beppe Grillo

Il non-Parlamento è incostituzionale, è una finzione, non esiste. Il non-Parlamento va chiuso. E’ un non-luogo in cui non-vanno i non-eletti che non-discutono le non-leggi. La Camera e il Senato sono il deserto dei Tartari. E i non-eletti ci prendono anche per il culo. Luca Barbareschi, spesso in tournée (non si è visto per il 52,95% delle sedute), afferma: “Non ce la farei ad andare avanti con il solo stipendio da politico” di 23.000 euro mensili. Mavalà Ghedini scomparso 3.564 volte su 4.789 (74.42% di assenze), tallonato da Massimo D’Alema: 3.294 su 4.789 (68.78% di assenze). Non va dimenticata Emma Bonino che detiene la leadership di assenza in Senato: 2.099 su 2.725 (77.03% di assenze) (dati da openpolis.it). Il non-parlamentare non-eletto continua a farsi i cazzi suoi per tutta la legislatura e può percepire un doppio stipendio dopo essere stato promosso dal capo in Parlamento. Come l’insuperato Lurch Ghedini rastrellatore di parcelle private e dei soldi da deputato.
Il non-Parlamento è un non-luogo perché non ci sono i non-parlamentari. Nessun cittadino ha eletto nessuno. Quelli che non si aggirano sono stati assunti dallo psiconano, da Topo Gigio Veltroni, da Casini. Sono non-parlamentari. Non parlano mai, prendono ordini. Premono un pulsante in aula, quando ci vanno. Questo è il loro lavoro, scimmie ammaestrate e ben pagate. Un intero non-Parlamento “nominato” da sei persone. La legge elettorale che nega il voto di preferenza ha trasformato l’Italia in una oligarchia. Nessun partito la mette più in discussione. I loro problemi giudiziari, chiamati riforma della giustizia, sono più importanti del ripristino delle regole democratiche. Non hanno neppure il pudore di sospendere Cosentino da sottosegretario all’economia. Un intero Paese è in loro ostaggio.
Il non-Parlamento non è neppure in grado di discutere non-leggi. Approva solo decreti su decreti. I decreti di Testa d’Asfalto. Sono decreti governativi con la correzione espresso del Pdmenoelle che li approva con la non-presenza in aula come è avvenuto per lo Scudo Fiscale. Il Senato in due anni non ha trovato il tempo di discutere la legge popolare “Parlamento Pulito” legittimata da 350.000 firme. Schifani (seconda carica dello Stato, ma vi rendete conto di dove siamo arrivati?) non è interessato. E’ solo un non-presidente-del-Senato con il riporto. Fini ha sospeso per dieci giorni i lavori della Camera per mancanza di copertura finanziaria delle non-leggi. Mai successo nel dopoguerra.
Mussolini minacciò di fare diventare il Parlamento un bivacco di manipoli. I partiti lo hanno trasformato in un bivacco di condannati, di ruffiani, di famigli. Chiunque abbia un minimo di dignità dovrebbe dimettersi da parlamentare. Chiunque rimane in Parlamento è complice della fine della democrazia. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
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Disertori alla FAO
Viviana Vivarelli

Un giorno ci diranno quali enormità costano questi G8, G20 Gzero, festival spocchiosi di super-ricchi ostili alla salvezza del mondo.
La sagra del grottesco alla FAO.
I Grandi disertano e solo B tiene il campo dalle 8 alle 22, per avere un buon motivo di assenza al processo che si riapre e si chiude, rimandato di 2 mesi.
Due esseri inutili alla FAO: un Papa buono solo a far chiacchiere e un leader latitante in cerca di un alibi.
Si rimandano anche gli impegni per la fame. Vaghe promesse e nemmeno un dollaro, peggio che pria.
B fa il pavone e racconta barzellette stantie, come Marx che chiede perdono. Intanto fa l’impunito, non chiede perdono a nessuno e procede imperterrito verso la monocrazia su una strada liscia liscia, neanche una buca, Fa il fervorino ai Grandi mentre è ancora inadempiente sulle vecchie promesse al terzo mondo. Nel 2008 B aveva promesso lo 1% di aiuti al terzo mondo, è sceso a un decimo e non ha dato neanche quello. Le nuove barzellette sono queste.
Astruso il Papa che predica l’opulenza dei ricchi dai palazzi del potere con lo IOR che pensa solo a destabilizzare governi e a investire in corporation. Ancor più ridicolo Gheddafi che si tiene gas e petrolio, mentre aspetta elemosine per i libici che muoiono di fame
Intanto 6 milioni di bambini continuano a crepare nell’indifferenza dei potenti mentre procede indisturbata la marcia del crimine al potere in un’altrettanto simile indifferenza.
Crescono le pressioni all’interno del G8 per espellere l’Italia di B, ma questo Minzolini non lo dice.
Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più opulento del reame?
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Charles Bukoswki

E’ rimasto famoso il menù del vertice Fao di Roma 2008 quando fra una discussione sulla fame in Ruanda, sulla desertificazione in Mauritania, fra uno shopping in Via Veneto, l’unico accordo concreto, preso dai delegati, sull’alimentazione fu preso per il menù così composto:
Foie gras su toast con kiwi
Aragosta in vinaigrette
Filetto d’anatra con le olive
Verdure di stagione
Composta di frutta alla vaniglia
Vol au vent con mais e mozzarella
Pasta con crema di zucca e gamberetti
Vitello alle olive con pomodorini e basilico Macedonia di frutta con gelato alla vaniglia Orvieto Classico Poggio Calvelli 2005.
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Scriveva sul summit dell’anno scorso Gian Antonio Stella

L’Italia e la fame nel mondo. Aiuti ridotti a un decimo.
Aveva la voce rotta, Silvio Berlusconi, raccontando al G8 del bimbo africano morto di fame tra le braccia della madre: «Le disse di non preoccuparsi perché sarebbero arrivate le Nazioni Unite. Ma non sono arrivate mai». Bene: avanti così arriveranno ancora di meno, il dimezzamento dei fondi dei Paesi ricchi al programma conto la fame, infatti, fa già mancare la benzina agli aerei che portano gli aiuti nei luoghi più remoti, più impervi, più disperati. E l’Italia, purtroppo, è tra i Paesi più tirchi.
L’allarme viene lanciato dal sito del PAM, il Programma Alimentare Mondiale, la più grande organizzazione umanitaria internazionale, che dipende dalle Nazioni Unite e ha sede a Roma: il Servizio aereo umanitario ha «crescenti difficoltà a mantenere operativi i voli in molte parti dell’Africa a causa della drammatica scarsità di fondi». Cosa vuol dire? Vuoi dire che nel giro di due settimane, se non saranno recuperati in tutta fretta 6,7 milioni di dollari, potrebbero essere sospesi i voli che nel Ciad consentono di raggiungere i campi profughi in cui sono ammassati 250.000 rifugiati del Darfur e altri 180.000 sfollati nell’est del Paese che hanno bisogno di assistenza. Per non dire di altri punti di crisi dei pianeta, dalla Costa d’Avorio (dove già i voli sono stati soppressi a febbraio) all’Afghanistan. Il servizio costa 160 milioni di dollari l’anno: per il 2009 ne sono arrivati 40. Un quarto. E siamo già in agosto.
Quello dei voli umanitari, però, è solo uno dei problemi. Il Programma Alimentare Mondiale «sarà costretto a quasi dimezzare gli aiuti per il 2009 portandoli da 6,7 a 3,7 miliardi di dollari». A dispetto delle promesse, ribadite per l’ennesima volta il mese scorso al vertice dei Grandi all’Aquila e a Roma, dove la Sheeran offrì alle «first lady» una tazza di plastica rossa simbolo della campagna per l’alimentazione scolastica (che nutre ogni giorno 22 milioni di bambini in una settantina di Paesi con una zuppa di cereali e vitamine), i contributi al PAM da parte dell’Occidente sono sempre più risicati.
Certo, non si può generalizzare. Il Giappone aumenta il suo apporto da 94 a 109 milioni di dollari e il Belgio da 17,9 a 20. Ma in genere i tagli per queste emergenze sono pesanti: gli Stati Uniti passano da 1.154 milioni a 854, la Germania da 50 a 33, l’Olanda da 58 a 12, il Canada da 184 a 49, 11 Regno Unito da 159 a 33… Sono un po’ tutti a serrare i cordoni della borsa. Come già li avevano serrati al G8 destinando ai Paesi poveri quei 20 miliardi di dollari complessivi, pari a 13 millesimi dei fondi investiti per aiutare le banche e arginare la crisi finanziaria.
Spicca tuttavia il caso dell’Italia da 40,4 a 3,3 milioni di dollari. Più che un colpo dl forbice, un colpo di accetta. Il fatto è che l’Italia (non solo col governo attuale: la tendenza è netta e, sia pure con qualche isolato ritocco, prosegue da molti anni) è agli ultimi posti in tutte le tabelle di questo genere. Tutte. Basti ricordare che, nonostante gli impegni del Cavaliere al G8 di Genova («Non basta lo 0,70 del PIL: gli Stati ricchi dovrebbero dare ai poveri l’1%!») siamo via via scesi coi nostri contributi al punto che quest’anno potremmo assestarci tra lo 0,12 e lo 0,14% solo grazie alla cancellazione di una parte dei debiti, altrimenti potremmo finire intorno allo 0,09: sette volte meno di quanto avevamo garantito. Dieci volte di meno di quanto B, non a caso costretto ad ammettere «siamo nel torto assoluto» dopo essere stato bacchettato dal premio Nobel per la Pace Desmond Tutu e da Bob Geldof, aveva incitato a fare.
Ricordate quel solenne giuramento? «Dimezzeremo entro il 2015 il numero degli affamati». Erano allora, gli affamati, 800 milioni Oggi sono 220 milioni in più: 1,020 miliardi. Un essere umano su sei. E la crisi che ha messo in grave difficoltà l’Occidente, stando alla denuncia del direttore generale della FAO, Jacques Diouf, ha determinato in «combinazione letale» con l’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari, un «aumento delle bocche affamate dell’11%».
Solo pochi giorni fa Umberto Bossi ha ripetuto per l’ennesima volta quanto va dicendo da anni: «I popoli poveri vanno aiutati a casa loro».
Giusto. Ma sono questi numeri la risposta all’invettiva del Papa contro certe «ingiustizie strutturali non più tollerabili»? Milioni e milioni di persone disperate, ha spiegato l’altro giorno Josette Sheeran, «hanno soltanto tre scelte: la rivolta, l’emigrazione o la morte».

E dopo un anno siamo a questo punto: fondi versati zero.
B conciona in una sala vuota, disertata da tutti, parla, parla, per far vedere che non può andare al suo processo. E intanto che B parla nella sala vuota un quinto del mondo muore.
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La crisi è passata! Gaudete gaudete!
La voce

Rischiano di passare 15 anni prima che l’Italia ritorni ai livelli di reddito precedenti alla crisi. Si fa un gran parlare (e urlare) di tutto, nel dibattito pubblico italiano, tranne che di scelte strategiche in grado di far ripartire il paese a tassi più sostenuti di quelli che hanno preceduto la recessione. Eppure le ricette a costo zero ci sarebbero.
Il non possumus di Obama a Singapore sull’accordo sul clima ci fa perdere un’altra occasione per colmare il divario tra ciò che andrebbe fatto e ciò che si è disposti a fare. E, mentre il negoziato ha lo scopo di spostare più avanti possibile la seconda asticella, la prima non resta ferma: i continui aggiornamenti sul fronte scientifico ci dicono che quanto ieri ritenevamo fosse necessario fare, oggi non è già più sufficiente.
Il disegno di legge del Governo sulla riforma della giustizia porterà a sprechi di risorse in processi che non raggiungeranno mai la sentenza, concede una quasi amnistia dei reati più gravi, incentivando corruzione e concussione. E soprattutto sollecita la difesa a pratiche dilatorie, favorendo gli interessi concentrati a danno della collettività.
Un emendamento alla Finanziaria prevede che possano essere venduti gli immobili confiscati alle mafie dopo 90 giorni. Si abolisce così di fatto l’uso sociale dei beni sottratti alle organizzazioni criminali e si rischia di restituirli a mafiosi o ai loro prestanome, pronti a riacquistarli dallo Stato.
È rimandata, ma non accantonata, la creazione della Banca del Mezzogiorno ideata da Tremonti. Un ennesimo carrozzone clientelare che non risolverebbe i problemi del credito nel Sud del paese. Meglio che il progetto venga archiviato definitivamente.
E intanto il Ponte di Messina…
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Par condicio stop

B dichiara che è di vitale importanza “cancellare la par condicio”, perché non gli pare giusto “questo obbligo di dare spazi uguali a tutti i partiti, a prescindere dai voti che prendono”. Ha 3 reti nazionali private, e controlla 3 reti nazionali pubbliche. Per non parlare del monopolio assoluto della pubblicità e delle centinaia di holding sparse qua e là che spaziano dall’editoria alle assicurazioni, alla distribuzione e produzione dei film. Ma non gli basta!
“Non si può andare avanti così! Fino ad oggi abbiamo sempre vinto le elezioni con due mani legate dietro la schiena e un piede legato. Il piede almeno ce lo vogliamo slegare?”. “Adesso cancelliamo la legge-bavaglio”. La par condicio, appunto.
Intanto medita un vero blitz, prima di Capodanno. Un rimpasto minimo per poter poi affrontare la riforma tv a mani libere. “Guardate gli Usa! Lì non ci sono tutti questi divieti, lacci, lacciuoli… E vi pare giusto che io mi debba trovare al Costanzo Show o da Vespa come un qualsiasi altro leaderino di serie c? Non sta né in cielo né in terra questo obbligo di dare spazi uguali a tutti i partiti, a prescindere dai voti che prendono”. La par condicio deve essere abrogata, restano gli spazi gratuiti in tv per i partiti ma in proporzione alla consistenza elettorale, insomma il grosso del piatto a lui.
Anche questa cosa “è una priorità assoluta”. Tutto quello che gli fa comodo è una priorità assoluta. E’ l’ennesima legge ad personam, cioè a favore di se stesso.
Non pago dei suoi 3 canali televisivi e dello strapotere sul 1° e il 2° canale Rai, non pago del controllo della Mondadori e di tutti i suoi giornali, non sentendosi sicuro nemmeno mentre bluffa su un consenso al 68%, teme in realtà a tal punto una sconfitta (che sarebbe a anche fisiologica visto tutto quel che ha combinato) che vuole stravincere con un potere abnorme e fa una legge per cui chi ha più voti in parlamento (cioè lui) ha diritto a più spazio sui media, e chi ha più soldi, cioè lui, può fare tutti i manifesti elettorali che vuole, schiacciando tutti gli altri.
.. e se questo non significa avere fifa nera…o voler esercitare una dittatura!
Non fa differenza che B abbia sempre violato quella par condicio su cui sputa. Vincere non gli basta, vuole stravincere e per farlo conta solo sulle sue capacità ipnotiche che rifiutano ogni domanda, ogni confronto, ogni contraddittorio, e si basano sulla strategia del serpente che ipnotizza la preda.
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DATI

I morti dell’aviaria sono stati 127 in 4 anni in tutto il mondo.
I morti che avevano preso l’A1 sono stati 16 e quasi tutti sono morti per altre patologie più gravi.
I morti sul lavoro in 15 anni e solo in Italia sono stati 15.000 solo nel settore edilizio.
11 milioni di bambini nel mondo muoiono per malattie banali come varicella o morbillo o la diarrea.
E’ vicino alla morte per fame un miliardo di persone.
Se la montagna spaventosa di soldi che è stata investita dagli stati per combattere aviaria e influenza si trasformasse in cibo, acqua, medicine comuni e sicurezza sul lavoro avremmo un mondo più civile e non assisteremmo con sgomento alle follie attuali dominate solo dall’avidità della multinazionali che i governi servono come divinità grottesche.
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E intanto che il terzo mondo muore di fame e di sete, il mondo europeo vende l’acqua pubblica ai privati

L’acqua ai privati
Paolo De Gregorio

Ecco il meccanismo che consegna un bene pubblico ai profitti dei privati:
-con la complicità degli amministratori comunali, le società municipalizzate hanno lasciato marcire i sistemi di distribuzione senza manutenzione e senza innovazione con il risultato di forti disservizi e oltre il 50% dell’acqua perduta per dispersione della rete
-in zone dove la mafia è proprietaria di pozzi privati si sabota o si devia il flusso dell’acqua pubblica per costringere la gente a rifornirsi a pagamento dalle cisterne private, con taniche da trasportare faticosamente in casa
-in molte zone del Sud Italia l’acqua arriva un giorno a settimana, da anni, e ciò convince la popolazione che il ricorso all’efficienza dei privati è indispensabile
-la sorpresa sarà la bolletta, che sicuramente sarà salata
-come al solito, si ricorrerà alla ambigua forma di società mista, pubblico-privata, dove i profitti andranno ai privati e le perdite saranno addossate alla parte pubblica.
Nella Sanità abbiamo assistito allo stesso scempio: le ricche convenzioni, a carico del Servizio Sanitario Nazionale, con i privati, ospedali del Vaticano compresi, che gonfiano le prestazioni o se le inventano, corruzione politica, sabotaggio o lentezze estreme per avere prestazioni diagnostiche o interventi negli ospedali pubblici a vantaggio delle cliniche private.
Questi sono i regali di una classe politica inefficiente, incapace, corrotta.
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No alla banda larga
Di Pietro

Il governo B ha “congelato sine die” 800 milioni di euro destinati allo sviluppo della banda larga, divenuta bene di primaria importanza per la vita quotidiana di 60 milioni di cittadini. Una cifra poco più alta di quella di un pilastro del ponte di Messina, opera che servirà a meno di un decimo della popolazione ma avviata in tempi record dal governo.
Ma perché quest’ennesima legge da età della pietra?
Non l’avrà mica ispirata lo stesso spirito che, nel 2005, diede alla luce il decreto che bloccò la diffusione del Wi-Max nelle grandi città per attuare “urgenti norme contro il terrorismo”? L’obiettivo della decisione di oggi come allora, in materia di Internet, è arginare il tracollo del sistema televisivo e dell’editoria, strumenti senza i quali la classe politica attuale invecchierebbe di 100 anni in un sol colpo.
Se internet entrasse nelle case, con la diffusione del tubo catodico, questo Parlamento durerebbe un periodo pari a quello tra Natale e Santo Stefano. E loro, quelli che fanno le leggi per l’Italia, lo sanno benissimo. Insomma, sarebbe come dire che entrerebbero nelle case Travaglio o Grillo e verrebbe messo fuori Emilio Fede; dentro Amazon fuori la Mondadori.
E non fatevi ‘infinocchiare’ dalla subdola giustificazione che quei soldi servono per gli ammortizzatori sociali perché questo governo ha bruciato miliardi fregandosene dei cancelli chiusi della fabbriche. Poco importa a questi politici se 800 milioni di euro, investiti per lo sviluppo di nuove tecnologie, rappresenterebbero una cura da cavallo adeguata per aiutare l’economia, il lavoro e i giovani.
Che importa a questi politicanti se l’Italia è la nazione a minor sviluppo tecnologico, grazie a barriere normative e infrastrutturali, nel privato come nella pubblica amministrazione? Loro, i politicanti, mangiano ogni giorno in doppiopetto blu, hanno una macchina con il lampeggiante sempre acceso, un aereo di Stato per le villeggiature, un panfilo a Portofino e ce l’hanno anche perché internet non c’è.
Figuriamoci promuovere la diffusione della Rete, meglio rinnovare 140 milioni di euro in due anni all’editoria e stampare “Donne di cuori” che fare harakiri, non c’è paragone: dopotutto gli italiani stanno così bene con la decima edizione del Grande Fratello…..
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Mi sono stufata di dire ‘poveretti’ agli aquilani
Viviana Vivarelli

Il terremoto non è stato prevenuto in nessun modo. Si potevano evitare morti e feriti se solo ci fosse stato un governo decente, magli elettori hanno ringraziato col voto
Hanno sofferto moltissimo nelle tende. La ricostruzione è stata più lenta che negli altri terremoti. Eppure hanno creduto alle favole di B e dei suoi record fasulli.
Il centro dell’Aquila non ha visto nessun intervento. Sono rimasti a soffrire nelle tende quando nessuno faceva niente per le loro case con piccoli danni. Eppure credono a quello che dice la tv. Se la tv dice che la ricostruzione è un record, loro ci credono. Credono più alla tv che ai loro occhi.
Sono stati esposti alle curiosità dei capi del G8 come bestie allo zoo per la gloria di B, che li ha usati e li usa come spot per guadagnare consenso.
I tg di Rai e Mediaset hanno evitato con cura di riprendere il loro scontento e le loro manifestazioni di protesta e si sono sperticati in elogi a B.
Ma loro lo hanno votato.
B vince all’Aquila addirittura col 52,37%
Il Pd ha preso solo il 22,12%
L’IdV il 10,10%
Se sono tanto idioti da rivotarlo, si meritano una prevenzione nulla e una scarsa e lenta ricostruzione. Chi vota il peggio, si merita il peggio.
Hanno voluto B e lo rivogliono. E noi ci dobbiamo anche preoccupare per loro?
Come per la Sicilia, possiamo solo dire: chi è causa del suo mal pianga se stesso.
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Norberto Bobbio era uno che scriveva:

Qualche volta è accaduto che un granello di sabbia sollevato dal vento abbia fermato una macchina. Anche se ci fosse un miliardesimo di miliardesimo di probabilità che il granello, sollevato dal vento, vada a finire nel più delicato degli ingranaggi per arrestarne il movimento, la macchina che stiamo costruendo è troppo mostruosa perché non valga la pena di sfidare il destino“.

La democrazia è il più grande tentativo di organizzare una società per mezzo di procedure non violente”

La storia insegna che l’unico modo di rispondere alla violenza è la violenza. La sola soluzione possibile sarebbe quella di sostituire all’uso delle armi l’uso della parola.”

Mai come nella nostra epoca sono state messe in discussione le tre fonti principali di diseguaglianza, la classe, la razza e il sesso. La graduale parificazione delle donne agli uomini, prima nella piccola società familiare e poi nella più grande società civile e politica è uno dei segni più certi dell’inarrestabile cammino del genere umano verso l’eguaglianza.Si capisce che per cogliere il senso di questo grandioso movimento storico occorre alzare la testa dalle schermaglie quotidiane e guardare più in alto e più lontano

“Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti. Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”

Norberto Bobbio è stato uno dei più grandi uomini di cultura italiano e un grande studioso della democrazia. E’ un peccato non conoscerlo.
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Il ritorno dei Beati Paoli
Rosario Amico Roxas

Non si tratta di una previsione, ma solo di un auspicio, un desiderio, un sogno forse.
Nel sec. XII i Vendicosi si riunirono in una setta segreta che la storia, diventata leggenda, identificò come i Beati Paoli. Lo scopo era quelle di raddrizzare i torti che le fasce più deboli della popolazione dovevano subire. Il solo storico che si occupò di quel fenomeno significativo dello spirito genuinamente siciliano, fu Francesco Maria Emanuele Gaetani marchese di Villabianca, nel XVIII secolo; ma la memoria popolare ne ricorda bene le gesta.
Si volle anche attribuire ai beati Paolo la prima formazione di quella che sarebbe stata la mafia, ma si tratta di una mezza verità, contraddetta, oggi, dalla reale consistenza dell’attuale mafia, che è proprio quella che opera per commettere i torti e non certo per combatterli.
La mafia perse presto l’originario spirito rivendicativo dei diritti dei più deboli, per affiancarsi al potere dei ricchi aristocratici, specialmente con l’annessione della Sicilia alla Savoia, con la piratesca spedizione dell’avventuriero Garibaldi.
Anche Buscetta cercò di salvare la faccia tentando di identificarsi nella prioritaria immagine di una mafia “pulita”, ma già quando il fenomeno mafioso aveva ampiamente dimostrato di avere superato il Rubicone che divideva, contrapponendole, le classi.
In una delle sue tante deposizioni affermò:
«La mafia non è nata adesso, viene dal passato. Prima c’erano i Beati Paoli che lottavano coi poveri contro i ricchi […]: abbiamo lo stesso giuramento, gli stessi doveri».
Peraltro già ai tempi dell’inchiesta sull’uccisione di Joe Petrosino era emerso che alcune organizzazioni legate alla malavita si erano impadronite del mito dei Beati Paoli intesi come una sorta di Robin Hood siciliani, riunendosi negli stessi luoghi in cui, secondo dicerie popolari, nel passato si riunivano i membri di tale setta, vera o leggendaria che fosse (cfr. G. Montemagno, Luigi Natoli e I Beati Paoli, Palermo, Flaccovio, 2002, pp. 51-53).
Oggi la mafia si identifica sempre più con la politica, mentre la politica si serve della mafia per consolidare il proprio potere.
Mafia e politica rappresentano, oggi, mandanti ed esecutori materiali dei torti che subisce l’intera Sicilia.
Per questo la politica, specialmente questa politica attuale, non combatterà mai la mafia, così come la mafia resterà al servizio di questa politica per ottenerne la legittimazione.
Cos’altro è lo scudo fiscale che permette il rientro in Italia del denaro sporco, frutto dei traffici illeciti (droga, armi, prostituzione, pizzo, ricatti, truffe, ) se non una palese legittimazione dei reati ?
La mafia non si combatte legalizzando i reati e facendoli scomparire dalle pagine del Codice Penale, come è accaduto con il falso in bilancio, depenalizzato con conseguente assoluzione di B da quei reati “per sopravvenuta modifica delle leggi”.
Oggi la depenalizzazione riguarda l’evasione fiscale, i traffici illeciti che producono illeciti profitti,
le grandi opere con cemento depotenziato, il traffico di armi ed esplosivi barattati con la droga afgana dentro una ignobile guerra.
Tornerà l’originaria aspirazione dei Beati Paoli di raddrizzare i torti con lo spirito di giustizia che oggi viene negato e sopraffatto dal malaffare difeso e sostenuto dalle istituzioni ?
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A domanda rispondo
In breve
Cos’è oggi la filosofia?

Io insegno Freud e Jung che sono considerati due filosofi moderni, in particolar modo Jung che elabora un intero sistema filosofico, sulle dinamiche inconsce e sulla metafisica.
Il filosofo italiano più noto oggi è Giorello (discipline fisico-matematiche e analisi dei vari modelli di convivenza politica), ma si può considerare tale anche Sartori per ciò che attiene la scienza della politica.
E un grande filosofo della politica è stato Norberto Bobbio, con i suoi studi sulla democrazia, come potrebbero essere messi nella filosofia storici della cultura Cesare Vasoli, Giovanni Reale, Paolo Rossi, Vittorio Mathieu o Tullio Gregory.
Certamente è noto Umberto Galimberti che studia il rapporto tra corpo, natura e cultura, e, per l’estetica citiamo Mario Perniola, Franco Rella e Stefano Zecchi, Gillo Dorfles e Sergio Givone.
Umberto Eco non so se si può definire filosofo (è un semiologo strutturalista e uno storico del pensiero medioevale) poi c’è Gianni Vattimo con la sua teoria del pensiero debole, di una societò che rifiuta grandi schemi rifondativi e analizza l´etica, la politica, l’indebolimento della religione, la comunicazione….
Altri sono Carlo Sini, Salvatore Natoli, Salvatore Veca, Roberta De Monticelli, Giovanni Ferretti, poi teologhi come Armando Plebe e Mario Tronti che analizzano il processo di secolarizzazione e di allontanamento da Dio della società contemporanea.
Emanuele Severino è considerato il maggior filosofo italiano e uno dei più grandi a livello mondiale. Severino analizza l’essere e l’apparire secondo un’analisi ontologica, vede la civiltà della tecnica come la realizzazione di una estrema volontà di potenza, legge la storia attuale come nichilismo, un mondo che ha ucciso Dio e gli assoluti.
Molti proseguono il pensiero di Wittgenstein come Aldo Giorgio Gargani e Diego Marconi; Giuseppe Riconda porta avanti James.
Fino a Marx si è tentato di costruire uno schema per l’intera realtà, oggi si fanno piuttosto ricerche sociologiche, sul linguaggio, sulla politica, sull’economia.
La filosofia è spesso insegnamento di un nuovo stile di vita, per es. il pensiero no global si basa su una filosofia operativa della Terra e dell’umanità come realtà globale. In tal senso è un filosofo operativo anche Francesco Gesualdi con la sua teoria della sobrietà e dell’economia sostenibile. E indubbiamente ha esercitato grande influsso sui giovani americani Noam Chomski.
All’interno del pensiero no global troviamo molti filosofi come Zygmunt Bauman che connette la cultura della modernità col totalitarismo, e parla di società liquida per indicare la situazione attuale di sgretolamento e insicurezza e la trasformazione delle persone in consumatori e dei valori in merci. In tal senso non so se debba ascriversi al mondo della filosofia anche la Naomi Kline, che in verità è più una giornalista ma ha indubbiamente modificato la critica della società e dell’economia.
Può considerarsi un filosofo anche l’economista Stieglitz che spiega perché il socialismo dell’Europa dell’est è fallito, e studia i mercati nel sistema capitalista-liberista, la globalizzazione, il sistema monetario internazionale ecc .
Sempre all’interno del pensiero no global hanno avuto diffusione internazione l’ecoeconomista indiana Vandana Shiva e l’economista indiani Amantya Sen, critica dell’economia del benessere che sviluppa una teoria dell’uguaglianza e delle libertà e crea nuove categorie economiche come quella delle capacità, basando un nuovo concetto di sviluppo sociale sulla qualità e non sulla quantità.
Molto del lavoro filosofico moderno (ed è quello che seguo) si incentra tra alcune decine di anni sulla critica alla società neoliberista ed ha influenzato soprattutto i giovani anglosassoni. Rientra nel pensiero cosiddetto no global.
Citiamo l’economista Jeremy Rifkin attivista del movimento pacifista ed ambientalista, questi sono due filoni del pensiero moderni a cui si contrappongono i teorici del neoliberismo. Anche Rifkin è operativo, non fa solo analisi e teorie, ma tenta di cambiare il mondo. Ha preso parte al documentario di denuncia “The corporation” con Michael Moore, Naomi Klein e Milton Friedman. Ha partecipato anche al documentario realizzato da Beppe Grillo e Greenpeace “Terra Reloaded”, insieme ad esperti come Joseph Stiglitz e Michael Pollan. E’ impegnato negli Stati Uniti e in Europa come consigliere di alcuni statisti e capi di governo, è stato consigliere personale sulle questioni energetiche di Romano Prodi quando questi era Presidente della Commissione Europea. È stato consulente per il Ministero dell’Ambiente della Repubblica Italiana. Ha fatto un progetto in Puglia per la costruzione di distributori di idrogeno, metano e idrometano, con l’idrogeno ottenuto da fonti rinnovabili.
Come si vede i nuovi filosofi cercano di incidere sui meccanismi economici del mondo.
Cambiano il modo di pensare comune e alcuni di essi riescono a influenzare i programmi di governo.
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LA BANCA DEI NUMERI UNO
Paolo Mondani

Con lo scudo fiscale del 2001, poi prolungato fino al 2003, sono stati messi in regola circa 78 miliardi di euro. A fronte di questa enorme massa di denaro sono state inviate circa 90 segnalazioni di operazioni sospette, di cui nessuna che riguardava la Sicilia.
Le banche hanno evidenziato poco o nulla proprio grazie alle garanzie di anonimato accordate da quella legge. E quindi non e’ stato possibile intercettare il denaro sporco frutto di reati di natura fiscale per i quali era stata accordata la non punibilità. È stato solo per una fortuita coincidenza investigativa che la Procura di Palermo ha individuato e sequestrato alcuni milioni di euro che uno dei riciclatori più importanti di Cosa Nostra, già condannato per mafia, stava tentando di fare rientrare in Italia. È proprio in quegli anni che all’improvviso sul palcoscenico della finanza sono apparsi una miriade di nuovi ricchi che hanno acquistato a tutto spiano pacchetti azionari, immobili, attività imprenditoriali e commerciali offrendo denaro contante fresco e abbondante, soprattutto per quello che erano gli ordinari standard di mercato.
Quel massiccio e improvviso rientro di denaro in contante gonfiò a dismisura la bolla speculativa sugli immobili con la quale, in parte, ancora stiamo facendo i conti.
Con il terzo scudo – che pure ha alle spalle la nuova legge antiriciclaggio (la 231 del 2007) – di fatto sono state rimosse le segnalazioni di operazioni sospette che i vari operatori, commercialisti, avvocati d’affari, fiduciarie, banche, sono obbligati a inviare alla UIF, l’Unita’ di Informazione Finanziaria, della Banca d’Italia nel caso le caratteristiche del soggetto, la natura dell’operazione, la sua provenienza, l’ammontare dell’importo destino sospetto di un tentativo di riciclaggio. Peraltro, i reati che il nuovo scudo fiscale coprirebbe sarebbero ben più gravi della semplice evasione. Cosa si nasconde dietro il mondo delle fiduciarie e delle banche svizzere? Come spariscono i soldi oltre frontiera?
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RIDIAMARO : – )

Soluzione finale
Marco Travaglio

In questi 15 anni la parola “dialogo”, peggio se associata alla parole “riforme” e “giustizia”, ha mietuto più vittime dell’influenza suina.
Di chiunque abbia abboccato al dialogo con B, non è rimasta traccia vitale.
Infatti Bersani, pur essendo un D’Alema travestito e rivestito, continua a ripetere che “dialogo” è un termine malato, jettatorio, e lui non lo vuole nemmeno pronunciare.
Preferisce vivere.
E’ già qualcosa, ma non basta.
Perché il guaio non è la parola: è la sostanza. Per sapere che cosa intenda B per dialogo, basta leggere i suoi house organ.
L’altroieri Il Foglio spiegava che “il Cav. prepara il Gran Consiglio di maggioranza sulla giustizia” e ha pronto “un documento politico per chiudere con l’assedio di Milano e una legge esplicitamente ad personam”, determinato com’è a “porre la propria messa in sicurezza dal Tribunale di Milano come primo punto nell’agenda del Pdl e della maggioranza”, anche a costo di “rischiare la crisi di governo e ad azzardare nei rapporti con Fini e la presidenza della Repubblica”. Siamo alla soluzione finale.
L’impunito, come scrive Francesco Verderami sul Corriere della Sera, l’ha già annunciato ai suoi: “Stavolta avverrà tutto alla luce del sole, spiegherò personalmente al Parlamento e al paese”.
Che cosa spiegherà?
Che il punto 1° e unico del suo programma di governo è una legge che cancelli i suoi processi o, meglio ancora, i suoi reati.
Ci sono addirittura 30 bozze di legge pronte al varo, che passano per la prescrizione dei processi o dei reati, oppure per il trasloco dei dibattimenti da Milano a Roma, dove tradizionalmente riposano in pace per sempre, con l’aggiunta di una maialata che cancellerebbe pure i procedimenti tributari.
Non c’è dunque alcuna “riforma della giustizia” all’ordine del giorno.
C’è l’ennesima porcata impunitaria, stavolta presentata come tale, senza nemmeno l’ipocrisia di camuffarla da riforma erga omnes e di trovare qualche prestanome che la firmi per conto terzi. La firmerà lui, in tandem con i suoi onorevoli avvocati.
E’ un colpo di Stato contro la Costituzione e contro il diritto universale, che vuole le leggi “generali e astratte”: per tutti, non per uno solo. A questo punto le chiacchiere (e il “dialogo”) stanno a zero.
Se esistesse uno Stato e una classe politica, tutti i partiti non golpisti presenti in Parlamento – dal Pd all’Idv, dall’Udc ai finiani del Pdl agli eventuali leghisti dissenzienti – dovrebbero firmare una mozione che li impegni a opporsi con ogni mezzo a qualunque legge che riguardi, direttamente o indirettamente, i processi del premier.
Ma, siccome di leghisti dissenzienti non se ne vedono più da anni e siccome i finiani e i casiniani, finora, sono sempre rientrati all’ovile quando si trattava degli affari privati del padrone, basta e avanza una dichiarazione congiunta del Pd e dell’Idv.
Perché una legge ordinaria tagliata su misura del premier violerebbe la Costituzione, dunque finirebbe come tutte le altre: cassata dalla Consulta (sempreché il capo dello Stato – che incredibilmente seguita a invitare i magistrati a “dialogare” col governo anziché intimare al governo di rispettare la magistratura – sia disposto a perdere un’altra volta la faccia promulgando l’ennesima legge destinata al macero).
Dunque l’impunito, per la sua personale “messa in sicurezza”, ha bisogno di una legge costituzionale.
Che però richiede tempi lunghi (doppia lettura: Camera-Senato-Camera-Senato) e maggioranza dei due terzi.
Altrimenti, prima che entri in vigore, si dovrebbe attendere il referendum confermativo, rischioso e di là da venire.
Ecco perché, per la prima volta nella sua storia, B ha bisogno del dialogo con l’opposizione.
E, per la prima volta, l’opposizione ha il coltello dalla parte del manico.
C’è da sperare che non lo usi, come sempre, per fare harakiri.
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La sostanza del tema giustizia è una sola:
l’imputato breve!

Franco Antonio
.. ….

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http://masadaweb.org

5 commenti »

  1. BUONGIORNO VIVIANA,
    TI DO DEL TU,ANCHE SE NON TI CONOSCO DI PERSONA, TI CONOSCO PER LE TUE BATTAGLIE,CONDIVISE,SUL BLOG DI BEPPE.
    ANCHE SE NON POSTO DA TE SAPPI CHE LEGGO MASADA,MI INFORMO E LODO LE TUE RICERCHE

    CHARLES BUKOWSKI

    Commento di MasadaAdmin — novembre 18, 2009 @ 10:07 am | Rispondi

  2. Ciao
    anche tu mi piaci e, come saprai, ti cito spesso
    Sei intelligente, ironico, originale, anche poetico e sai quanto questo disgraziato paese di piattole e prosseneti abbia bisogno di persone vere e vive e non di ombre cinesi agite da altri
    (ma per piacere non scrivere stampatello, te ne prego sottovoce)
    Non chiedo il permesso a nessuno per queste citazioni che prendo e diffondo. Ritengo che qualunque cosa sia postata sul web sia di dominio pubblico, non conosco copyright, e ho intenzione via via di mettere sul web, a disposizione di tutti, l’enorme materiale, sia esso valido o no, che ho messo insieme in tanti anni di ricerca e lavoro. Purtroppo di politica so poco, ho cominciato a interessarmene dal G8 di Genova, ma spero di rifarmi almeno un po’ grazie all’aiuto di tanti e senza i blog non ce la farei.
    Per qualcuno (vedi mio marito) io sono una oziosa perché invece di lavorare di più per la casa “perdo” tempo a fare corsi il cui ricavo è inferiore alle spese o “perdo” tempo a occuparmi di politica o società. Io continuo a denti stretti a ritagliarmi questi tempi che forse saranno eccessivi per una casalinga (ci sto alzata la notte) ma sono la mia necessità contingente. Una volta mi occupavo di ragazzi e di problemi di ragazzi, di programmi scolastici e di lotta scolastica, oggi insegno solo a adulti, e sono passata al mondo diverso ma in continuità degli adulti. Per mio marito era sbagliato anche che lavorassi nella scuola, imagino che la sua idea di moglie somigli a quella di una gheisa, che io proprio non sono ma non se ne è mai fatto una ragione anche se non gli manca nulla, la casa è pulita e accogliente e mangia molto bene. E’ arrivato al punto che se dico qualcosa di politico si incazza ed esce dalla stanza.
    Mia figlia sta a Londra e della politica italiana ha smesso di interessarsi.
    Il mondo è vasto e così interessante che rimpiango solo che il pc non esistesse 60 anni fa perché avrei fatto un lavoro migliore cominciando prima. Purtroppo ci vorrebbe un tempo infinito per imparare tutto e capire qualcosa di tutto, ma il web e i blog sono per me una fonte inesauribile di aiuto e un mezzo, anche, per incontrare persone nobilissime come te. E poi scrivere mi piace più che incontrare persone di carne e ossa. Al mondo della carne ho sempre preferito quello della mente.
    Scrivi sul blog di Grillo o per Masada, dove ti pare, non importa, ti vedrò lo stesso e ti citerò lo stesso.
    Sono appena uscita da alcune pesantissime liti con altri bloggher e mi hanno sfiancata, mi stresso ma non cedo, una è stata portata avanti con vera sofferenza con un bloggher che stimo anche molto, Pietro Ancona su bellaciao.org, ma non credevo che un giovane tanto intelligente e impegnato avesse un narcisismo e un amore di sé così insopportabili. Spero solo di non ricadere in errori marchiani caratteriali dello stesso tipo.
    Grazie di esistere, ciao
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — novembre 18, 2009 @ 10:08 am | Rispondi

  3. Buon giorno Viviana,

    Mi piace cio’ che pensi e che dici. A volte la tua rabbia mi spaventa un po’, poi penso alla tigre.
    Leggo spesso i tuoi commenti da Grillo e li condivido e, insieme a lui sei tra i miei “preferiti”.
    E poi ti chiami come mia sorella.
    Ciao e grazie.
    Perdonami il “tu”

    il lupo

    Commento di il lupo — novembre 18, 2009 @ 7:15 pm | Rispondi

  4. Ciao lupo
    la mia rabbia cresce e cresce insieme alla mia impotenza
    Hanno privatizzato l’acqua pubblica, i commenti al tg erano demenziali
    Uccidono e poi fanno discorsi sulla vita
    Il contrario di quello che fanno
    E nessuno capisce niente di quello che avviene
    Siamo nella babele delle forme e dei significati
    Completa sconnessione tra atti e parole, come in un tetro manicomio, solo che questi non fanno nemmeno la tenerezza dei matti
    Saluti e auguri, il futuro è fosco e io mi sento sempre peggio
    viviana

    masada

    Commento di MasadaAdmin — novembre 18, 2009 @ 8:26 pm | Rispondi

  5. Grazie Ugo, scrivi benissimo

    viviana

    Grazie a Te, è bello….molto bello sentire che non si è soli a questo
    mondo, che ci sono molti….moltissimi che aspettano solo un là, ma l’antica
    timidezza li blocca.
    Il desiderio è di aiutarli affettuosamente a levare il freno a mano.
    Un abbraccio
    Ugo

    Commento di MasadaAdmin — novembre 19, 2009 @ 10:34 am | Rispondi


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