Nuovo Masada

novembre 15, 2009

MASADA n° 1033. 15-11-2009. La mela sana

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 4:46 pm

Appello di Saviano contro il processo breve – Il governo di Attila – L’esempio del male – Caso Cucchi: tutti colpevoli – Se la tortura non è reato – L’elogio della tortura di Panebianco – Due morti e due misure – L’imperialismo beffato – Il crocefisso come tradizione – Acqua sulla luna – Giovani vecchi – La legge di D’Alema per Berlusconi – La vergogna del caso Cosentino. E’ colluso con la camorra? Va bene lo stesso

GuyFawkes
Le parole non perderanno mai il loro potere perchè esse sono il mezzo per giungere al significato e, per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità e la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese!
Liberte’, Egalite’, Fraternite’.
Enrico W. Novara
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Già 50.000 firme all’appello di Saviano su Repubblica contro la legge che annullerebbe i processi

temi.repubblica.it/repubblica-appello/?action=vediappello&idappello=391117

APPELLO DI SAVIANO

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul “processo breve” e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.
Con il “processo breve” saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l’unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.
Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di dx o sx. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E’ una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia (segue)
non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO

Video di Saviano:

www.youtube.com/watch?v=tFBpp21ARTg&feature=sub

Mentre troppe persone comuni sono arrestate per piccolissimi reati o anche senza aver commesso nulla e troppi vengono massacrati di botte dalla polizia o dai secondini o ammazzati in carcere, Berlusconi sta per far votare alla fiducia una legge vergognosa, la madre di tutte le vergogne, con cui darà carta bianca ai delitti dei potenti e che li manderà tutti impuniti e liberi di delinquere ancora sicuri che i loro processi non vedranno mai la fine.
Questa legge è in pratica un via libera alla criminalità di chi è ricco, in primo luogo Berlusconi stesso, che si assolve dei suoi atti criminosi e si autorizza a commetterne ancora.
Firma l’appello di Saviano e mandalo ai tuoi amici.
In poche ore l’appello ha raggiunto le 75.000 firme.

Berlusconi ha paura di essere processato in 3 processi in cui la sua responsabilità è chiarissima e sta tentando di far votare una legge iniqua per eliminarli; con tale legge non solo lui non sarà mai processato, ma si annulleranno 600.000 processi attuali per aver superato i 2 anni di dibattimento e i colpevoli andranno liberi senza pena alcuna. Si pensi che solo dal 1° avviso di garanzia all’inizio del processo passano adesso 8 mesi. La legge è anticostituzionale e, se passerà, annullerà tutti i processi delle persone ricche e potenti che hanno avvocati costosi che possono trovare lungaggini processuali, per es. chiedendo che siano sentiti centinaia di testimoni, in 1°luogo si annulleranno i processi della Parmalat (200.000 persone truffate), della Thyssen (7 morti), della Cirio (11.000 truffati), dell’Eternit (3000 morti per l’amianto), degli scandali dei rifiuti in Campania (8874 casi di cancro in un anno nella sola provincia di Salerno), dei reati finanziari in Bankitalia, della Clinica Santa Rita di Milano (5 morti, 90 accuse per omicidio aggravato, crudeltà e operazioni chirurgiche inutili su anziani)..
Andranno in prescrizione tutti questi reati: “abuso d’ufficio, corruzione semplice e in atti giudiziari, rivelazione di segreti d’ufficio, truffa semplice o aggravata, frodi comunitarie, frodi fiscali, falsi in bilancio, bancarotta preferenziale, intercettazioni illecite, reati informatici, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti; traffico di rifiuti, vendita di prodotti in violazione del diritto d’autore, sfruttamento della prostituzione, violenza privata, falsificazione di documenti pubblici, calunnia e falsa testimonianza, lesioni personali, omicidio colposo per colpa medica, maltrattamenti in famiglia, incendio, aborto clandestino”. Tutti quei reati che hanno meno di 10 anni di pena e sono commessi da persone incensurate. Queste persone, restando incensurate, potranno commettere ancora uno di questi stessi reati sicuri di non aver alcun processo. Per liberare se stesso, Berlusconi intende liberare migliaia di colpevoli.
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Ora io mi chiedo..con quale coraggio bisognerebbe credere nelle “istituzioni”?Con quale coraggio bisognerebbe votare questi vomiti umani? Con quale coraggio bisogna restare inermi?

Mark Kaps
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Il governo di Attila
Viviana Vivarelli

Questo è il governo di Attila che si impone con la forza per la razzia degli invasori e depreda e distrugge tutto quello che può indifferente al futuro
E che la Lega e la dispersa Alleanza nazionale si prestino così vilmente a questa razzia è vergognoso e terribile!

Ma che Bersani, anche in questa situazione di democrazia calpestata e uccisa, dica che non scenderà in piazza contro Berlusconi è del tutto incomprensibile e altrettanto vergognoso e terribile!
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L’esempio del male
Cesare Beccaria

Se il sonno lo sorprende durante il giorno è perché passa le notti insieme ai suoi avvocati ed esperti di finanza, siccome la causa di divorzio espone l’impero berlusconiano a rischi finora non calcolati. Da quindici anni vive il conflitto con la giustizia sempre in emergenza, ma stavolta è un’emergenza diversa che deve fronteggiare. Questione di mesi. E non c’è dubbio che il disegno di legge approntato dopo un braccio di ferro con Fini gli serviva (e gli serve) per prendere tempo, per guadagnare un altro anno, perché nel centrodestra tutti mettono nel conto la ghigliottina della Corte Costituzionale se la procura di Milano nel processo Mills impugnasse il provvedimento. Lo stesso presidente della Camera teme che il ddl contenga elementi di incostituzionalità. Il problema adesso non è legato alla nuova trattativa che si sta per aprire nella maggioranza, così da modificare alcune norme del testo appena presentato al Senato. Per certi versi è secondario anche il contrasto che si è riaperto tra Berlusconi e Fini a causa della Lega, che ha ottenuto di escludere il reato di clandestinità dai processi brevi, facendo saltare i nervi all’inquilino di Montecitorio.
Ora che lo scudo giudiziario gli serve per non venire inghiottito dalle sentenze, misura con una dose sempre maggiore di diffidenza i suggerimenti e le promesse. Perché Giorgio Napolitano gli aveva fatto a suo dire «una promessa » ai tempi del lodo Alfano, e lo stesso – sostiene – aveva fatto Gianfranco Fini la scorsa settimana, invitandolo ad accettare la mediazione sulla legge per i processi brevi.
Con il Quirinale i rapporti sono ormai inesistenti, Gianni Letta pare addirittura aver esaurito la funzione di mediatore, e non c’è dubbio che Berlusconi ormai incontri più spesso Gheddafi del capo dello Stato. Con il presidente della Camera è saltata la consuetudine di parlarsi quotidianamente, ritrovata appena un mese fa.
In questo regime incivile e volgare come il padrone di tutto c’è chi muore in carcere ucciso, c’è chi muore per ingiustizia, c’è chi subisce perchè è povero p debole, tutto ciò per causa di un governo formato da un capo mafia ed i suoi picciotti, crudeli, odiosi, avidi ed avari, quando alzeremo la testa per reagire una volta per tutti senza attendere i partiti collusi o meno.
Tralla la la , muori odioso bandito. Muori presto, lasciaci vivere in pace, oppure fuggi subito, vai in Australia e restaci essere maledetto. L’esempio del male.
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Beppe Grillo
www.beppegrillo.it/

L’ennesima morte in carcere di un ragazzo. L’ennesimo Stefano Cucchi. Questa volta, per Giuseppe Uva di Varese, non c’è neppure la consueta giustificazione: “Era un tossico, uno spacciatore, se l’è cercata”. Giuseppe non era né uno, né l’altro, era ubriaco, è morto per una bravata. Questa strage deve finire. 1531 morti in dieci anni solo in carcere, senza contare gli altri casi: Federico Aldrovandi è morto in strada, Riccardo Rasman in casa sua. Muoiono i poveri diavoli, gli incensurati, i ragazzi, gli invisibili. Entro l’anno sarà attiva l’associazione: “Vittime di Stato” per aiutare le famiglie colpite.
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Bloggher

“Ho una figlia di 19 anni. E’ una secchiona, lo e’sempre stata, fa il primo anno di Medicina. Un po’ timida, non ci ha mai dato problemi, non fuma, niente droghe, compagnie sane, ragazzini ancora adolescenti. Esce con un amico di 17 anni, anche lui un po’ timido ed educato. Suona la batteria. Tanti sogni in tasca. Metti una sera, incrociano una pattuglia in divisa, forse non proprio con la testa a posto, e ci chiamano da un Pronto Soccorso, massacrati di botte….Come posso, io, fidarmi di questo “Stato”, che assomiglia sempre piu’ a quell’Argentina che scaricava ragazzi da un aereo nell’Atlantico da 4000 metri…
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Mauro Cardoni
Vi risulta, per caso, che qualcuno dei cosiddetti “casalesi” o “amici ” dei Provenzano, Riina ecc. sia “caduto” incidentalmente dalle scale o sia andato in escandescenza e si sia picchiato da solo? Certo è sicuramente più facile sfogare il proprio delirio di onnipotenza su delle persone innocue e fragili!E’ più facile fare la scorta a dei “potenti” o magari manganellare operai che manifestano perchè qualcuno di quei “potenti”gli stà togliendo il lavoro o fermare un’ auto e confiscarla , rovinare la vita ad una persona perchè ha mangiato un Moncherì ? Poi magari questi stessi servitori dello stato, chiedono solidarietà nei media, perchè si sentono sottopagati e sfruttati!
P.S. Un’ ultima cosa:non sono comunista.
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Bloggher
Il sabato sera esci con il tuo avvocato o muori

Poliziotti o carabinieri impreparati e frustrati dalla soverchiante sproporzione tra la criminalità e i mezzi materiali e giuridici per affrontarla si sfogano su inoffensivo casinista, trasformandosi in mostri di stato.
Uva è stato vittima di un Italia schifosa… se sei mafioso la sfanghi alla grande anche qui a Varese ( anzi fai strada ), se ti sbronzi senza avvocato rischi una morte orrenda.
Chi l’ha ucciso probabilmente non si rende conto del crimine bestiale che ha commesso…
Io Uva lo conoscevo, era buono e simpatico, gli piaceva ridere e far casino, e veramente non ha mai fatto del male a nessuno, semmai del bene.
Siamo nel 2009 …oggi in Italia un Riina qualunque dal basso del suo lurido potere può minacciare i giudici in tribunale senza paura neanche di uno sberlone, e un inoffensivo ubriaco (perchè UVA NON E’ MAI STATO UN VIOLENTO) viene gratuitamente tritato di mazzate ed ora non c’è più…
Certo, siamo a Varese, culla della Lega e di Maroni ( ma chiunque può confrontarla con la propria città) : nonostante il maquillage securitario e la propaganda ci sono due tre volanti in tutta la città il sabato notte, giocoforza metodi duri; piccola cittadina con personale medico raccomandato ( politica pervasiva quanto in Sicilia ) inciuciatissimo con polizia/carabinieri, quindi reciproco paramento di chiappe all’infinito; giudice che indaga che non può certo indagare/condannare quelli che lavorano per lui, pena il sabotaggio; avvocato rettile senza dignità che ti fotte per ingraziarsi l’ambiente in cui lavora/lucra; opinione pubblica inesistente, se non addirittura sadicamente compiaciuta nel “se l’è cercata”.
Ma questa ingiustizia non può passare nell’indifferenza e nell’omertà… è un crimine, anche se chi l’ha commesso non è un criminale di professione…si può dire quel che si vuole, pro o contro, ma Uva non c’è più. era pieno di vita e ora non c’è più. Chi sbaglia paga, deve valere per tutti.
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FILM. “LA ZONA”
Domenico Ciardulli, Educatore Professionale

Il film è ambientato in una città circondata da muri altissimi sovrastati da filo spinato e attraversati dall’alta tensione; telecamere e squadre di polizia privata scrutano ogni movimento insolito e sospetto.
Appena al di là delle mura sulle colline circostanti si affollano discariche e favelas, fango e disperazione. Il regista ha voluto evidenziare il lato oscuro e collettivo che può condurre onesti cittadini al male più insensato e può far perdere anche la comprensione del significato dei loro gesti violenti per cui si continua a vivere come se nulla fosse.
“La zona” potrebbe essere uno degli strumenti culturali multimediali da far circolare in tutte le carceri italiane, inserito in un programma di formazione e aggiornamento degli agenti di polizia penitenziaria.
La morte di Stefano Cucchi sta facendo emergere altre storie sotterrate dall’omertà di un circuito impenetrabile dove, dei diritti sanciti dalla carta costituzionale, viene fatta strage quotidiana. Dice infatti l’art. 27 della Costituzione della Repubblica Italiana: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
Oltre i pestaggi culminati in omicidio, a volte, la stampa riesce a far circolare storie di abusi sessuali a danno di detenute extracomunitarie.
Dal nostro paese, culla di antiche civiltà e culla di quel diritto romano dal quale ha preso spunto gran parte dell’Europa, stanno girando in tutto il mondo le immagini e le notizie dei massacri su fragili corpi e di violenze consumate all’interno di strutture giudiziarie della “Repubblica”.
Ma a chi deve essere attribuita la responsabilità di quello che accade nelle carceri italiane? Soltanto alla categoria agenti di custodia tra i quali, da sempre, vi sono casi di suicidio o di malattie psichiche invalidanti? Soltanto agli autori materiali del reato, ultimo anello della catena gerarchica dell’Amministrazione Penitenziaria?
Occorrerebbe dare un’occhiata attenta al bilancio del ministero della Giustizia. Credo che avendo in mano questi dati potrebbero essere individuate sia le responsabilità eccellenti, sia le chiavi di lettura per una svolta di sistema.
Il buon funzionamento della Pubblica Amministrazione e, in questo caso, del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, non dipende dall’installazione di tornelli contro i fannulloni o dalle maggiori o minori concessioni economiche ai sindacati.

Occorre, invece, una urgente e profonda revisione del “sistema carcere” che rimetta al centro il Diritto Internazionale e la Costituzione della Repubblica Italiana. Ciò si realizza offrendo agli agenti di polizia penitenziaria momenti formativi adeguati per una maggiore professionalità e autotutela e restituendo dignità e diritti alle persone private della loro libertà e offrendo agli operatori penitenziari strumenti professionali. A mio avviso, quindi, il Ministero della Giustizia dovrebbe porsi l’obiettivo prioritario di un adeguato stanziamento per un programma capillare di formazione e aggiornamento del personale penitenziario, quello che sta a quotidiano diretto contatto con i detenuti. Sembra, invece paradossalmente, che la pianificazione formativa attuale sia stata più orientata verso il personale che sta dietro le scrivanie.

Il 2° obiettivo che dovrebbe essere perseguito dal Ministero è l’effettiva ampia applicazione degli artt. 17 e 78 dell’Ordinamento Penitenziario. Aumentare la trasparenza e ridurre le “zone oscure” agevolando e aprendo ancora di più le porte del carcere ai singoli volontari e alle associazioni di volontariato. Favorire e incentivare anche economicamente tutti quei progetti culturali e/o socio-economici, presentati da privati e associazioni, finalizzati ad avvicinare la comunità carceraria al resto della società civile. Vengono in mente a questo proposito progetti di lavoro messi in piedi e poi lasciati marcire, come l’officina di falegnameria inutilizzata e pronta da anni nella “terza casa” (detenuti in semilibertà) di Rebibbia. Viene in mente la mancanza di volontà di coordinamento organizzativo nelle carceri piemontesi e lombarde dove non decollano potenziali progetti sociali di collegamento con le imprese artigiane, agricole e del terziario per la rieducazione e il reinserimento nella società civile.

Il 3° obiettivo prioritario che mi permetto di suggerire è la riorganizzazione sanitaria all’interno delle carceri e il suo rapporto con le strutture ospedaliere e ambulatoriali esterne. La negazione del diritto alle cure e alla salute nei confronti di persone detenute e sofferenti è stata probabilmente, se non una vera istigazione al suicidio, una causa importante della lunga catena di suicidi avvenuti in questi anni nelle carceri italiane. Molti operatori sanitari e medici penitenziari hanno avuto un ruolo ambiguo. Non sembra casuale che tra di essi vi siano indagati nell’inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi. L’Ordine dei Medici deve ripristinare i valori fondativi “ippocratici” impedendo che l’uso della professione medica negli istituti di pena viaggi su binari di complicità con la distorta prassi dei pestaggi nascosti.

Mentre attendiamo con fiducia che gli autori di violenze siano assicurati alla Giustizia, così ci attendiamo che paghino e/o vengano rimossi o sostituiti quei funzionari, dirigenti e politici di più alto livello, responsabili, per negligenze, omissioni e inadempienze, di una gestione che favorisce questi episodi di macelleria dei diritti umani nelle carceri italiane.

www.ciardullidomenico.it
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Caso Cucchi: tutti colpevoli
Adriano Sofri

www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/morte-cucchi-3/sofri-colpevoli/sofri-colpevoli.html

Si chiamano di sicurezza. Ci si sta al sicuro. Si può star sicuri che Stefano Cucchi fu picchiato, e che in capo a 5 giorni morì. Sul resto non c’è alcuna sicurezza. Sul resto, ordinario e allucinante com’è, niente si può escludere. Nemmeno che Stefano Cucchi sia stato picchiato due, tre volte. Nemmeno che si siano dati il turno, a picchiarlo, carabinieri e agenti penitenziari, che a turno da giorni se ne accusano.
Al punto cui sono arrivate le indagini, il pestaggio sarebbe avvenuto la mattina del 16 ottobre, nel sotterraneo del tribunale romano, e gli autori, indagati per omicidio preterintenzionale, sarebbero 3 agenti della polizia penitenziaria, 3 uomini fra i quaranta e i cinquant’anni. Gli inquirenti hanno creduto di aggiungere che “i carabinieri sono estranei”. (Alla vigilia il capo della Procura non aveva detto che il detenuto era restato quella mattina nelle mani della polizia giudiziaria che l’aveva arrestato, cioé i carabinieri?) E, indagando per omicidio colposo 3 medici del reparto penitenziario dell’ospedale Pertini – il primario e due dottoresse – gli stessi inquirenti hanno definito l’avviso “un eccesso di garanzia”.
Nel balletto di versioni dei giorni scorsi, i magistrati hanno deciso di fondarsi sulla testimonianza del detenuto “africano, clandestino”, che avrebbe visto coi propri occhi e poi raccolto le parole di Cucchi: “Guarda come mi hanno ridotto”. Altri argomenti, per il momento, restano inspiegati.
Resta inspiegato il primo referto medico, redatto a piazzale Clodio in quello stesso 16 ottobre, secondo cui Cucchi “riferisce di una caduta dalle scale alle 23 della sera precedente”: sera in cui era chiuso in una caserma di carabinieri. I quattro agenti penitenziari – colleghi, certo, dei tre indiziati – che lo accompagnano quel pomeriggio a Regina Coeli completano a loro volta la frase detta al detenuto testimone: “Guarda come mi hanno ridotto ieri sera”. Ieri sera vuol dire i carabinieri. Questa mattina vuol dire forse i carabinieri, forse gli agenti penitenziari, che si accusano a vicenda.
È difficile decidere se questo grottesco rinfacciarsi versioni e colpe renda più spregevole la trama che ha schiacciato Cucchi, o induca ad apprezzare, coi tempi che corrono, il fatto che almeno né carabinieri né poliziotti penitenziari negano che il giovane uomo fragile sia stato pestato e spezzato a morte. Fragile: dunque da custodire più rispettosamente e premurosamente. Abbiamo ascoltato un bel repertorio di porcherie nei giorni scorsi. Che Cucchi era tossicodipendente, ovvietà pronunciata come se fosse un’aggravante, o un’attenuante dei suoi massacratori.
La tossicodipendenza è una sciagura per chi ci incappa e per chi gli vuol bene, e diventa un danno per tutti quando il fanatismo proibizionista esalta gli affari illegali. In Italia oggi è una ragione per finire nelle celle “di sicurezza”, o di galera, o nei letti di contenzione dei manicomi giudiziari – come per il coetaneo di Cucchi morto in cella a Parma, Giuseppe Saladino, che aveva rubato “le monetine dei parchimetri” – o nel reparto confino dell’ospedale Pertini.
È bello, è edificante, è spettacolare che questo succeda mentre si propone di abolire, più o meno, i processi, per i ricchi e potenti. È bello e istruttivo che, per adescare l’opinione intontita, si proclami che dall’abolizione dei processi saranno esclusi i reati di maggior allarme e “i recidivi”. I “recidivi” sono i tossicodipendenti, che spacciano al minuto o rubano per la dose, e spacciano di nuovo e rubano per la prossima dose, e così via.
Stefano Cucchi era uno dei tanti nostri ragazzi che possono aver spacciato per la loro dose, e non sono meno meritevoli del nostro amore e delle nostre cure. Era anche sieropositivo, ha osato dire qualcuno. Non lo era: ma non importa niente. Importa che ancora, in questo paese, persone che danno il proprio nome a leggi fautrici di dolore e delitti pronuncino il nome di una malattia come quello di una condanna. Il paese in cui si tratta ancora una malattia come una vergogna è un paese di cui vergognarsi.
Dovremmo dirlo, che siamo sieropositivi. E che nessuno chieda a nessuno se è vero o no: non cambia niente. Stefano Cucchi era un giovane uomo inerme dal viso dolce e dal corpo esposto: un corpo così è fatto per essere stretto da un abbraccio materno, per essere accarezzato da una sorella, per sentirsi la mano di un padre sulla spalla. Non per “essere scaraventato in terra e, dopo aver sbattuto violentemente il bacino procurandosi una frattura dell’osso sacro, colpito a calci”, secondo la ricostruzione – provvisoria, parziale, vedrete – degli inquirenti.
Né per giacere senza soccorso, sottratto alla vista dei suoi e del mondo, dentro una branda d’ospedale carcerario, coi medici, donne e uomini (fa sempre più impressione che tocchi a donne), che lo ignorano, che forse scherzano sulle sue ossa rotte e sporgenti, che dicono che rifiuta cure e farmaci, e scrivono solo in capitulo mortis che aveva dichiarato dall’inizio di volere il proprio avvocato, e di non voler mangiare e non voler bere solo per quell’infimo fra i diritti: una confessione di fatto, che non ha impedito agli stessi medici di continuare a mentire e a manipolare la verità quando il ragazzo era morto. Abbiano pure il loro “eccesso di garanzia”, in cambio. Anche questa è una creatività italiana: chiameremo di sicurezza le celle dei pestaggi, ci vanteremo della garanzia in eccesso. Del resto, siamo ancora all’inizio. Non sarà facile, per l’omicidio di Cucchi, trovare il non colpevole.
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Se la tortura non è reato
Lino Buscemi
Presidente comitato scientifico Associazione nazionale difensori civici italiani
www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2009/mese/11/articolo/1810/

Da oltre 20 anni, malgrado gli sforzi compiuti, non si riesce a produrre una legge contro la tortura, che difenda l’intoccabilità della persona nel corpo e nella mente.
Eppure in Parlamento c’è chi, senza distinzione di schieramenti politici, si è impegnato a presentare, nelle diverse legislature, organiche proposte per trasformare la tortura in reato, con tanto di sanzioni, a difesa della dignità della persona e dei diritti umani in generale. Proposte coerenti con la necessità di onorare impegni internazionali giacché l’Italia, fin dal novembre 1988, ha ratificato la Convenzione dell’Onu contro la tortura e sottoscritta l’apposita Convenzione europea. Dichiarazioni solenni nelle quali si definisce il concetto (art. 1) di tortura, senza mezzi termini e con lo scopo di sottolinearne l’incompatibilità con i valori civili, culturali e politici assai diffusi nelle grandi democrazie occidentali.
Tortura è «qualsiasi atto con il quale sono inflitti a una persona dolore o sofferenze acute, fisiche o psichiche, al fine di ottenere informazioni o confessioni, per mano di un funzionario pubblico o di altra persona che agisca a titolo ufficiale». E anche «il complesso delle sevizie esercitate sui carcerati o i fermati.
E’ necessario un aumento di pena se ciò è opera di pubblici ufficiali. Fatti recenti hanno messo a nudo comportamenti di soggetti che, abusando della loro qualifica hanno agito con ferocia dando per scontata l’impunità. Il reato di tortura non c’è ma la tortura è ampiamente praticata. Occorre una incisiva norma giuridica non solo per consentire agli operatori del diritto di agire efficacemente, ma anche per evidenziare l’esistenza di una organica tutela in favore di tutti gli esseri umani, titolari di diritti e di doveri, soggetti alla giurisdizione italiana. Nella tortura si manifesta una sorta di delirio di potenza molto spesso conseguenza di un deserto morale e culturale.

Un 1° tentativo di legge ci fu a iniziativa dei senatori Poretti, Fleres, Bonino, Bianco, Carofiglio, Casson, Finocchiaro, Marino, Rutelli, Rita Levi Montalcini.. ma mancarono i voti (123 a favore e 129 contrari, astenuti 15, votanti 267) , per colpa del cdx e del csx.
I diritti umani è bene ricordarlo sono patrimonio di tutti gli uomini liberi. Oggi più che mai è possibile coniugare l’innegabile esigenza di sicurezza con la necessità di tutelare i diritti di chi è privato della libertà personale. Partendo dalla Costituzione per agire in maniera corretta con lo scopo di garantire una espansione dei diritti e degli imprescindibili doveri nel quadro del rispetto della persona e delle libertà civili, così come si sono affermati nelle società democratiche e liberali. Sapranno i nostri governanti, i deputati ed i senatori, una volta tanto, distogliere la loro attenzione dalla sterile polemica quotidiana per impegnarsi davvero e a fondo sul versante della positiva tutela dei diritti dell’uomo?
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Elogio della tortura
Viviana Vivarelli

Questo è il paese dove un infame editoriale di Panebianco sul Corriere, primo quotidiano d’Italia, con l’elogio della tortura per “giustificare” gli orrori di Abu Graib passa in un silenzio tombale.
Inutile cercare radici cristiane o traccia di pietà umana nella Chiesa, sollecita solo a difendere gli embrioni e a penalizzare le donne.
Sul silenzio attorno alla tortura, la Chiesa purtroppo ha sempre mostrato la sua faccia più retriva e malvagia. Il suo supporto a regimi spaventosi come quelli di Peron o Pinochet ne fa prova. La Chiesa strepita sui crocifissi appesi nelle scuole, ma sui poveri cristi pestati a morte non apre bocca e offre il suo tacito consenso ai peggiori dittatori. Del resto uno dei suoi vescovi più stimati fu proprio quel Pio Laghi che assisteva personalmente alle torture cilene e visitava con piacere i campi di concentramento. Ed è già tanto che non l’abbiano beatificato.
Non solo dx e sx si sono religiosamente passati i due personaggi chiave della macelleria messicana di Genova e hanno promosso i maggiori responsabili dal basso, ma dx e sx si sono anche sempre rifiutate di fare sia una commissione parlamentare per appurare le responsabilità politiche del massacro di Genova (il pio Fini), sia una legge che aumenti le pene per quei membri della polizia normale o carceraria, che usano pestaggi e torture.
E anche nei 4 mesi di propaganda i 3 candidati alla guida del Pd si sono guardati bene dal toccare l’argomento.
Intanto che i cosiddetti politici si defilano, le morti, i pestaggi e le torture continuano nella più totale impunità come sfogo di sadici assassini.
Alla impunità cieca e irresponsabile del capo del governo corrisponde quello delle forze di sicurezza che nei confronti delle loro mele marce hanno usato la politica dell’omertà e dell’assoluzione quando non quella della premialità.
Una vignetta di Altan mostra un bambino che da una pila di mele marce estrae trionfante una mela sana e la mostra al padre come una rarità.
Ecco, sembra spesso che la situazione sia questa.
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Due morti e due misure
Liliana. Roma

‘800, ‘900, due secoli in cui si sono fatti timidi passi avanti sulla strada dell’uguaglianza degli uomini, ma mentre i passi avanti sono passettini lenti e faticosi, quelli indietro sono a passo di carica.
E mai come in questi ultimi 30? 40? anni si è assistito a un così rapido smantellamento dei pochissimi traguardi raggiunti.
Si è tornati rapidamente a gente di serie a e gente di serie b, la cosa più sconvolgente è che anche la morte, grande livella per il poeta, è stata arruolata per rispettare queste appartenenze.
Proprio in questi giorni assisto in tv, (unico luogo dove le cose esistono) con mia grande rabbia a un spettacolo straniante e schizofrenico: due morti, perfettamente uguali nelle modalità: aggressione selvaggia da parte di bestie subumane, e due misure nel raccontarle, due misure nelle reazioni, due misure nelle condanne, due misure nelle conseguenze, e due misure, presumo, nel futuro castigo.
Mi riferisco, per chi non l’avesse capito, al caso del commerciante ucciso dai “rom”, e già le parole con cui sono costretta a caretterizzarlo per farmi capire sono un insulto, perchè O ROM O POLIZIOTTI O GUARDIE CARCERARIE SONO SOLO ASSASSINI!!!
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In 10 anni nelle carceri italiane sono morti più di 1.500 detenuti, di cui oltre 1/3 per suicidio
Anni………….Suicidi………….Totale morti
2000………….56…………………..160
2001………….69…………………..177
2002………….52…………………..160
2003………….57…………………..157
2004………….52…………………..156
2005………….57…………………..172
2006………….50…………………..134
2007………….45…………………..123
2008………….46…………………..142
2009*………..61……………………148

Totale………545………………..1.531
* Dati aggiornati al 31 ottobre 2009

Il monito di Napolitano
“In politica la moralità è tutto” (La Repubblica)

Napolitano soffre di un grave caso di schizofrenia.
Dice quello che non fa.
E non vede quello che viene fatto.
Non ha capito, inoltre, che il suo è un ruolo molto importante di vigilante costituzionale del sistema democratico.
Crede che gli abbiano dato un titolo onorifico che deve onorare non rompendo i coglioni e rispettando con reverenza quei padroni che gli hanno dato una sede lussuosa, 1400 persone in dipendenza, e un ricco emolumento, troppa grazia che lui non intende sciupare rompendo qualche uovo nel paniere, nemmeno se si tratta di uova guaste di gallina cieca.
In pratica è il più inutile e costoso yesman d’Italia.

Vi
..
Il nostro paese, questo paese sta perdendo ogni umanità, oramai è prevalente la legge della giungla dove il più forte ha ragione sia esso singolo o in gruppo lo stato, il nostro stato è nelle mani di uomini di infimo livello morale che la mafia e le organizzazioni criminali usano solo per rendere i loro affari sempre più sicuri. Il marcio parte dalla testa.
Silenzio
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Debito pubblico
Sante Marafini

Debito pubblico. Nuovo record del debito pubblico a settembre. Lo stock, informa il Supplemento al bollettino statistico della Banca d’Italia, si è attestato a quota 1.786, 841 miliardi di euro, con un incremento dell’1,66% rispetto ai 1.757,496 miliardi di agosto, precedente massimo storico. In dodici mesi il debito è cresciuto di 138,768 miliardi rispetto ai 1.648,073 miliardi segnati a settembre dell’anno scorso, pari all’8,42%.
138.768.000.000 : 60.000.000 = € 2313 a testa compresi i neonati. Se questo non è mettere le mani in tasca agli italiani, che cos’è?.
Ogni volta che governa Berlusconi con quella specie di cartone animato di Tremonti diventiamo tutti più poveri e più indebitati.
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L’imperialismo beffato
Paolo De Gregorio

Nel dicembre 2001 abbiamo l’ingresso della Cina nella WTO (organizzazione mondiale del commercio), evento sollecitato e auspicato da tutte le nazioni globalizzatrici e dalle multinazionali, convinte che l’apertura al mondo del mercato cinese avrebbe presto portato quei frutti che normalmente i paesi ricchi e avanzati raccolgono nelle nazioni più povere e arretrate.
Dopo nemmeno un decennio abbiamo la Repubblica Popolare Cinese che vanta crediti per 1300 miliardi di dollari, espressi in Buoni del Tesoro americano, che se fossero messi all’incasso segnerebbero la fine dell’egemonia del dollaro su tutte le altre monete ed economie e una pesante svalutazione.
La capillare presenza militare nel mondo con la bellezza di oltre 900 basi militari, il controllo della Nato, il primato mondiale delle spese militari, le guerre fatte dopo la seconda guerra mondiale, non sono servite e non servono a nulla, ed è proprio sul terreno del “libero commercio”, cavallo di battaglia della ideologia capitalista, che si è determinato un mondo multipolare, con economie in straordinario sviluppo che strappano grandi mercati e interi settori produttivi all’Occidente avanzato (che non li riconquisterà più, tanto meno con la forza militare).

In Europa il dinosauro NATO con i suoi missili puntati contro la Russia, non ha impedito che l’interscambio commerciale ed energetico con quel grande paese europeo raggiungesse un peso vitale,e sono molti a pensare che l’Europa dovrebbe integrare la Russia e buttare fuori l’Inghilterra, che non ha adottato l’euro complotta con gli USA per non far arrivare l’Europa ad una forte integrazione politica e militare, Russia compresa.
E’ chiaro che in uno scenario simile le basi Nato e quelle americane sarebbero soldi buttati e sparirebbero, come sarebbe ovvio avvenisse con tutte le altre sparse nel mondo, se solo quei pugili suonati di americani la smettessero con la pretesa di avere un ruolo di guida e aprissero gli occhi sul fatto che spendere quelle enormità di dollari in spese militari non gli rende un bel nulla, e anzi si sono attirati l’odio mortale di molti popoli.
Andarsene senza condizioni dall’Iraq e dall’Afghanistan non sarebbe una sconfitta per gli USA, ma la vittoria della ragione e del buon senso, se la smettessero di ingerirsi nella politica del Pakistan per coinvolgerlo contro i talebani, naturalmente a suon di dollari, la finissero di spingere l’India in direzione anti-cinese, e chiudessero la base americana nell’isola cinese di Taiwan, tutto il mondo vivrebbe più in pace.

Quanto poi alla questione nucleare e a considerare come “minaccia” l’Iran e una bomba che ancora non possiede, vi è la dolcissima Hilary Clinton che concretamente minaccia l’Iran e usa il termine “vaporizzare” quel paese, e praticamente questa signora non fa altro che spingere chi non la possiede a dotarsi di questa arma atomica, visto che fornisce l’immenso potere di poter cancellare dalla faccia della terra un paese ostile.
L’unica strada per pretendere dall’Iran l’interruzione dei suoi progetti nucleari è quella del disarmo totale e della distruzione delle migliaia di ordigni, quelli che danno alla Clinton l’arroganza di minacciare di vaporizzare l’Iran.

Sono sicuro che se gli USA rinsavissero e usassero tutto il denaro per il loro apparato militare nella economia interna, e al limite mettessero anche dazi per non essere invasi dalle merci cinesi, vivrebbero molto meglio di oggi e nessuno li minaccerebbe.
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Il Crocifisso come tradizione
Rosario Amico Roxas

Si sta facendo un gran discutere sulla presenza del crocifisso nelle scuole; per assurdo i più ardenti sostenitori forniscono una interpretazione del crocifisso che non rispecchia l’iconografia che ci si aspetta da un valore fondamentale della fede.
L’accanimento difensivo sconvolge l’itinerario spirituale e trasforma quel simbolo della fede in un oggetto che ha segnato “una tradizione”.
Ho cercato di sintetizzare la storia e la dimensione spirituale di quella croce che sta nei cuori dei credenti, altrimenti si riduce ad espressione di una tradizione o, peggio, ad un elemento antropologico distintivo della razza europea, trascurando l’universalità del messaggio di Cristo.
L’articolo è pubblicato nel sito tellusfolio, come da link, dove è possibile inviare un commento, stante il fatto che l’argomento è tutt’altro che esaurito.

www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=9940

I paladini volontari, schierati con questo Vaticano, ripropongono ossessivamente l’idea di un Crocifisso come motivo dominante di una tradizione, e non si rendono conto di svilire i principi portanti della Fede.
Elemento di una tradizione come l’antica “saga del pesce azzurro” che si pratica nel periodo estivo per attirare turisti; come la “saga del fungo porcino” della Sila; come il Palio di Siena; come la regata storica di Venezia o come il più noto carnevale.
Tradizione che si vorrebbe far risalire e decorrere da quel fatidico giorno nel quale Gesù venne sacrificato, ma così non è.
I primi cristiani non avrebbero mai esaltato la croce, perché punizione per gli schiavi e i servi; ne utilizzarono il simbolo solo intorno al VI secolo, ma senza l’immagine di Cristo; chi avrebbe osato crocifiggere Gesù una seconda volta? Intorno all’anno 1.000 cominciano a comparire affreschi che descrivono una croce, con accanto un agnello sacrificale; più avanti di qualche decennio comparirà l’immagine di Gesù, ma non inchiodato nella croce, bensì accanto alla croce, in abiti splendenti, ma non ancora raffiguranti la Resurrezione, vero simbolo del cristianesimo: l’immagine di un vittorioso che aveva sconfitto la morte.
Due sono i momenti salienti del mistero cristiano: la croce che si assimila all’ultima cena e la Resurrezione che si assimila all’Eucarestia in quella medesima cena che diventerà la prima cena del popolo cristiano.
Fu l’ultima cena ebraica di Gesù e, con l’Eucarestia, la prima cena cristiana.
“Fate questo in memoria di me!” fu l’invito rivolto a tutte le genti.
Ma la croce presto acquistò un significato mutevole e, spesso, contraddittorio.
Il monachesimo esaltò la croce penitente, mentre il Vaticano ne fece il simbolo bellicoso delle crociate, quindi il braccio armato della Fede che in nome di Cristo accendeva i roghi dell’Inquisizione.
La persecuzione degli ebrei fu una costante drammatica, che avrà il suo epigono nella “soluzione finale di Hitler”. Gli ebrei vennero indicati come deicidi e come tali puniti.
Ma un malcelato pudore impediva di ricordare che Gesù era ebreo. I pittori asserviti al potere vaticano dipingevano i loro crocifissi con un pudico drappo sui fianchi; volevano rispettare l’immagine di Gesù e risparmiare l’onta dell’ultima umiliazione, o volevano nascondere quel segno della circoncisione che ricordava al mondo l’origine ebraica di Gesù ?
Non c’è risposta plausibile, c’è la certezza storica che la croce divenne simbolo di una vendetta postuma che un ebreo avrebbe consumato contro il suo popolo.
Ci vorrà Giovanni XXIII per dirimere una plurisecolare controversia e cancellare quella condanna al popolo ebraico.
Oggi la medesima croce viene presentata ed esaltata come il fondamento delle radici cristiane, ma limitatamente all’Europa, come se il diritto di amare e credere in Cristo fosse un monopolio di questo occidente, che, pure, si è servito della croce per le più inimmaginabili crudeltà.
In quella croce c’è un uomo, un ebreo, figlio di Dio, che ha voluto, per sua scelta patire i più drammatici momenti che uomo possa subire, ma per esaltarsi nella Resurrezione, esaltando l’uomo e nell’uomo tutti gli uomini, chiamati dall’insegnamento di Cristo
Ora è diventato una suppellettile da scrivere nell’elenco delle dotazioni di un’aula, oppure un elemento antropologico distintivo di una razza, mortificando e rinnegando lo spirito stesso del sacrificio di Cristo, che nell’ultimo anelito di vita perdonò i suoi carnefici “perché non sanno quello che fanno”.
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Neera Fallaci, nel libro “Vita del prete Lorenzo Milani” racconta che don Lorenzo “tolse il crocifisso perché non doveva esserci neppure un simbolo che facesse pensare che quella era una scuola confessionale. Lì c’erano solo uomini che studiavano e discutevano per la propria elevazione civile e morale”… Don Milani “più laico” di tanti adepti di (centro)sinistra ?
Bloggher

Nella scuola di Barbiana da lui creata, don Lorenzo Milani aveva gia’ tolto il crocifisso dalle aule, all’insegna della logica di ”Meno croce e piu’ Vangelo”. Lo ricordano, in un comunicato diffuso oggi, le Comunita’ cristiane di base, che citano anche l’esempio del senatore cattolico Mario Gozzini, autore della legge sulla umanizzazione del carcere, che ”nel 1988 scrisse sull’Unita’ due forti articoli di critica verso i difensori dell’ostensione pubblica della croce. Egli da fine politico e da buon legislatore fa la proposta di ‘uno strumento che impegni il presidente del Consiglio a studiare e compiere i passi opportuni per ottenere, dalla Conferenza episcopale, l’assenso a togliere di mezzo un segno diventato, quantomeno, equivoco… Ci vorra’ tempo e pazienza – concludeva Gozzini – ma ho speranza che alla fine la ragione e l’autentica coscienza cristiana, quella che bada a Cristo piu’ che ai patrimoni storici, avranno la meglio”. ”La speranza di Gozzini – commentano le Comunita’ di base – e’ sempre piu’ la speranza nostra, di tanti laici ma anche di tante realta’ cattoliche”, aggiungendo che la sentenza della Corte europea di Strasburgo e’ ”un traguardo di civilta’, laicita’, tolleranza, liberta’ e pacificazione religiosa”. ”Sappiamo di essere controcorrente – concludono le Comunita’ di base – perche’ la maturazione della societa’, della realta’ religiosa e della politica sul tema della laicita’ e’ un percorso lungo e conflittuale. Ma non siamo affatto soli”… purtroppo leggendo molti dei commenti sviluppati in questi giorni su questo sito sembrerebbe che le speranze dei cristiani delle comunità di base (che gli uomini e donne, cattolici o meno, siano il veicolo della sentenza) siano vane…

Bloggher
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Dice Bagnasco “la croce può suggerire solo valori di amore vicendevole“: chissà quanto amore vedevano in quel simbolo gli abitanti di Gerusalemme annientati dai crociati, o quelli della cristiana Costantinopoli ammazzati, stuprati e derubati da altri crociati fratelli in Cristo, e cosa pensassero della croce i Catari di Montsegur, o gli Ugonotti, o i Valdesi, o gli Anabattisti, o gli ortodossi serbi ammazzati dai cattolici ustascia croati, o i musulmani di Bosnia etnicamente purificati da cristiani ortodossi e cattolici… O le decine di migliaia di “eretici”, giudei, musulmani, streghe, dissidenti, abbruciati su cattolicissimi roghi con davanti agli occhi l’imposizione del crocefisso. E questo non toglie che sotto il segno della mezzaluna e della croce di David siano state fatte altrettante schifezze. I simboli religiosi colano sangue, come e di più di tanti simboli politici…
Giorgio
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Il popolo che dice basta
Antonio Padellaro
Il Fatto Quotidiano di oggi

“Adesso basta” è il titolo che abbiamo stampato ieri sulla prima pagina del Fatto Quotidiano.
Adesso basta è scritto sulle migliaia di messaggi che giungono al nostro giornale.
Tutti indistintamente chiedono di mettere la parola fine allo scandalo che da 15 anni sta sfibrando l’Italia: la produzione incessante di leggi personali per garantire a Silvio Berlusconi la totale immunità e impunità in spregio alla più elementare idea di giustizia.
Quello che rivolgiamo a voi che rappresentate la 1a e la 3a istituzione della Repubblica (sulla 2a, il presidente del Senato Schifani pensiamo di non poter contare) non è un appello ma una richiesta di ascolto che, siamo certi, non andrà delusa.
Tutte quelle lettere, e-mail, fax esprimono una protesta e una speranza.
Di protesta “contro l’arroganza di un Potere che sembra aver perso ogni senso della misura e anche quello del decoro”, scrisse Indro Montanelli sulla Voce nel 1994, all’epoca del decreto Biondi.
Fu il primo tentativo di colpo di spugna al quale ne sarebbero seguiti altri 18 negli anni a seguire fino all’ultima vergogna chiamata “processo breve”.
Allora la battaglia fu vinta.
La redazione della Voce fu alluvionata di fax dei lettori disgustati, il decreto fu ritirato e il grande giornalista così rese omaggio allo spirito di lotta dei concittadini:
“Fino a quando questo spirito sarà in piedi, indifferente alle seduzioni, alle blandizie e alle minacce, la democrazia in Italia sarà al sicuro”.
Malgrado abbia attraversato tante sconfitte e tante delusioni quello spirito non appare per nulla fiaccato e chiede di trovare una risposta capace di dirci che la politica non è solo interesse personale e disprezzo per gli altri.
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Acqua sulla luna
Doriana Goracci
www.reset-italia.net/2009/11/14/acqua-sulla-luna-acqua-sulla-terra-acqua-santa/

Mia nonna non ci credeva che erano andati sulla Luna ma mia nonna era una credente nata e vissuta in Africa, come la mamma sua: tutte italiane. Purtroppo sono umane e sono morte, glielo farei vedere volentieri quanto è vero che l’Acqua è stata trovata sulla Luna e sulla Terra ce n’è sempre di meno, a parte quella salata e quella avvelenata…
Ma c’è sempre una potenziale Bomba Risorsa Santa a portata di mano per le future generazioni, che dispensa Acqua: “Acquasantiera Elettronica è semplice, pura ed innovativa. I fedeli non dovranno più intingere le mani nelle vecchie acquasantiere, ma basterà attendere qualche millesimo di secondo e l’acqua arriverà dall’alto, come un segno divino. Un piccolo spruzzo, azionato dal sensore in grado di riconoscere la presenza della mano, darà la giusta e necessaria quantità di acqua prima del segno della croce. Un simbolo dei tempi che cambiano, della nostra fede che segue e comprende la modernità.”
Preghiamo all’ingrosso, perchè non ci manchi l’acqua: “Bottiglie per l’acqua benedetta in plastica, vetro e peltro…tutte realizzate in Italia. Tutte con meravigliose immagini della Miracolosa, della Madonna di Lourdes, di Fatima, del Gesù Misericordioso e altro ancora!”
Altro che mail bombing e acqua bene comune, preghiamo preghiamo preghiamo…siamo apprezzati anche all’estero per il nostro lavoro e l’arte di arrangiarci. Una Base sulla Luna, può cambiare il nostro futuro, come una Missione in Africa con Acqua Santa e Acquasantiera liberaci dai mali, ideata da Luciano Marabese che bene se ne intende insieme a Don Mazzi di Menù Televisivi: Salviamo l’Africa! Rinfreschiamoci è Din Don Dan, è Rivoluzione, sono Suoni Lavici.

Giù le mani dall’Acqua? Ma figurarsi…Baciamo le Mani a vossia. Navighiamo al ritmo di un Mare Sicuro. Mia nonna era anche siciliana all’origine della Famiglia. Una Malarazza? “Tu ti lamenti ma di che ti lamenti, pigghia lu bastone e tira fora li denti”. Acqua e vento portami, fammela la cortesia.
“Unguento, unguento, mandame a la noce di Benivento supra acqua et supra ad vento et supra ad omne maltempo”
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Giovani vecchi
Ugo Arcaini

Parlando con mio figlio, ormai trentatreenne, mi accorgo che le ultime generazioni sono condannate a soccombere.
A soccombere alla politica, all’economia, alla famiglia che non riusciranno a farsi, alla paura che probabilmente per colpa nostra, della nostra generazione fa ormai parte del loro DNA.
La mia giovinezza non era fondata sulla paura, la mia giovinezza era fondata su una voglia irrefrenabile di cambiare il mondo, forse sulla rabbia…non sulla paura.
Loro no…i “venti quarantenni” subiscono, non si ribellano mai, ormai da troppo tempo ed il sistema li sta stritolando.
Non è servito neppure un dramma come quello della Thyssen per farli imbestialire, non servono neppure i casi come Eutelia oggi Agile ieri……come sempre Fregatura s.r.l.
Nella mia vita di lavoro ho avuto la fortuna di vivere gli anni 60, 70, 80 e di incontrare le persone, gli imprenditori, i dirigenti che in quegli anni hanno dato vita al benessere del nostro paese, poi dalla fine degli anni 80 come per incanto hanno cominciato ad arrivare i “mostri del privato è bello”.
E’ necessario che i giovani, ormai quasi vecchi, capiscano che nei rapporti di forza o fai tremare i calzini a qualcuno o non ottieni nulla……assolutamente nulla.
Quando vedo i sindacalisti in TV ho un desiderio irrefrenabile di entrare nello schermo ed affibbiare loro una sequenza interminabile di calci nel sedere, la stessa CGIL ancorché mantenga un minimo di credibilità è molle come un fico.
Cari Cipputi dei tempi attuali, o gli ridate forza e sbattete a casa le amebe carrieriste che cercano solo di diventare presidenti di regione o per voi è veramente la fine.
Come è pensabile che costoro abbiano interesse a difendere “VOI”, sono parte integrante del sistema che vi sta sotterrando, sono gli accordi che hanno firmato negli ultimi 20 anni che ci hanno ridotti così.
E’ necessario rimettere in conto che per ottenere qualcosa è indispensabile rischiare, mettersi in gioco per davvero, non solo lavorando come bestie sino a mezzanotte in qualche banca di affari anglosassone.
Vi prego non offendetevi per le mie parole, non affermano la vostra debolezza, cercano solo di dire che esiste la possibilità di cambiare, esiste la possibilità di invertire ciò che ci fanno credere vero, cioè che sia giusto avere le mutande in mano che non si possa ormai più fare nulla.
Lasciamo per un attimo i nostri PC a casa e ricominciamo a dare vita alle piazze, come quei duecentomila giovani che conclusero la vicenda disgustosa del muro di Berlino.
Solo voi giovani potete cambiare la vostra vita, solo voi giovani potete cambiare anche la nostra vita e se lo desiderate con tutto il cuore……chiamateci non aspettiamo che di darvi una mano.
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Guccini: la locomotiva

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La legge di D’Alema per Berlusconi

Non si può organizzare una raccolta firme per abrogare la legge D’Alema 1999 (pagina 32, legge 488, art. 27 comma 9) che regala le frequenze televisive nazionali a Mediaset?
Il Musso
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Graziella Iaccarino manda:

STAMPA BOLLENTE. SPUNTANO I NOMI DI LANDOLFI E BOCCHINO NELLE DICHIARAZIONI DEI PENTITI E DUE NIPOTI DEL CARDINALE SEPE ASSUNTI IN UNA SOCIETA’ DEI CASALESI

Il pentito e i nomi dei politici Spuntano Landolfi e Bocchino
Fulvio Bufi e Marco Imarisio da il Corriere della Sera

www.corriere.it/politica/09_novembre_11/cosentino_carte_2fca2aa6-ce8b-11de-9c90-00144f02aabc.shtml

«Sappi che il mio padrone è Nicola Cosentino, e più di quello nessuno ti poteva raccomandare… fai conto che sei già dentro». Così diceva l’imprenditore in odore di camorra al giovane che aspettava l’assunzione nel consorzio Eco4, nato per gestire lo smalti¬mento dei rifiuti nell’area casertana. E lui, Nicola Cosentino, confermava: «L’Eco4 è una mia creatura, l’Eco4 song’io ! ».
È la storia di questo consorzio già al centro di altre indagini antimafia che porta il sottosegretario all’Economia, nonché coordinatore del Pdl in Campania, all’accusa di concorso esterno in associazione camorristica, con la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla procura di Napoli al giudice per le indagini preliminari. I capi di imputazione contro Cosentino sono pesanti. «Contribuiva, sin dagli anni Novanta, a rafforzare vertici e attività dei gruppi camorristi Bidognetti e Schiavone, dai quali riceveva puntuale sostegno elettorale». Inoltre, negli anni avrebbe «garantito il permanere dei rapporti tra imprenditoria mafiosa e amministrazioni pubbliche». E la richiesta di arresto viene giustificata anche con «la persistenza del debito di gratitudine» che il sottosegretario avrebbe verso i clan di Casal di Principe.

L’inchiesta si basa sulle dichiarazioni di 6 collaboratori di giustizia. Il ruolo centrale è quello di Gaetano Vassallo, un imprenditore legato, per sua stessa ammissione, alla cosca di Francesco Bidognetti. Il nome dell’esponente politico del Pdl Vassallo lo fa ai magistrati per la prima volta l’1 aprile del 2008, raccontando di un incontro tra il sottosegretario e Sergio Orsi, l’imprenditore che definiva Cosentino «mio padrone», e che con il fratello Michele (ucciso a Casal di Principe nel giugno del 2008) gestiva l’Eco4. «Posso dire che la società Eco4 era controllata dall’onorevole Cosentino e anche l’onorevole Landolfi (Mario Landolfi, parlamentare e vicecoordinatore del Pdl in Campania; ndr. AN ) aveva svariati interessi in quella società. Presenziai personalmente alla consegna di cin¬quantamila euro in contanti da parte di Orsi Sergio all’onorevole Cosentino, incontro avvenuto a casa di quest’ultimo a Casal di Principe».

In un’altra deposizione, Vassallo riferisce quanto gli avrebbe raccontato uno degli esponenti della famiglia Bidognetti nel corso di un summit: «Ricordo che si fecero i nomi anche di alcuni politici nazionali. In particolare, Bidognetti Raffaele (…) riferì che gli onorevoli Italo Bocchino (vicecapogruppo del Pdl alla Camera; ndr ), Nicola Cosentino, Gennaro Coronella (senatore Pdl; ndr ) e Landolfi facevano parte del ‘nostro tessuto camorristico’».

L’Eco4 era un’azienda che il gip definisce «pura espressione della criminalità organizzata». Va ricordato che si tratta di società a capitale misto, quindi anche pubblico, governata di fatto da personaggi detti «Zio» (soprannome di Francesco Bidognetti), «Panzone» e «Gigino o’ drink» e dove aveva un ruolo anche un personaggio come Emilio Di Caterino (poi pentito), uno degli autori del massacro di Castelvolturno, in cui il gruppo stragista dei Casalesi uccise sette immigrati. Nel 2002, Eco4 entra nel progetto per la realizzazione del termovalorizzatore nella provincia di Caserta. La sede viene scelta a Santa Maria La Fossa, attraverso una procedura che passa dal Commissariato straordinario per i rifiuti, all’epoca gestito da Antonio Bassolino, il quale, chiamato a testimoniare, «non sapeva fornire ragioni» sull’ordinanza firmata dal suo vice Giulio Facchi, nome che appare più volte nelle in¬tercettazioni telefoniche dei «dirigenti» di Eco4. A quel tempo, Santa Maria La Fossa non è però sotto il controllo dei Bidognetti ma degli Schiavone, il più potente clan dei casalesi. Quindi Vassallo, che nella società è il referente dei Bidognetti, viene messo da parte: «L’onorevole Cosentino mi spiegò quali erano le ragioni della mia esclusione dal consorzio. Mi spiegò che ormai gli interessi economici del clan dei casalesi si erano focalizzati, per quanto riguarda il tipo di attività in questione, nell’area geografica controllata dagli Schiavone (…) e che pertanto il gruppo Bidognetti era stato ‘fatto fuori’ perché non aveva alcun potere su Santa Maria La Fossa. Ne derivava la mia estromissione. In poche parole l’onorevole Cosentino mi disse che si era adeguato alle scelte fatte ‘a monte’ dal clan dei casalesi».

Dell’Eco4 e di Cosentino parla ai giudici anche Michele Orsi, in una deposizione del giugno 2007: «Circa il 70 per cento delle assunzioni che vennero operate per la Eco4 erano inutili ed erano motivate per lo più da ragioni politico- elettorali, richieste da Valente (Giu¬seppe Valente, presidente del consorzio; ndr ), Cosentino e Landolfi (…) Ricordo ad esempio le assunzioni di Picone Nicola, vicesindaco di Trentola, e quella di Oliviero, consigliere di Villa Literno, entrambe richieste dall’on. Cosentino. Sempre Cosentino ci richiese l’assunzione di due nipoti del Cardinale Sepe, da noi regolarmente attuate».
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Cosentino è uno che Berlusconi se lo tiene.
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Due nipoti del Cardinale nella società dei casalesi
Titti Beneduce da il Corriere del Mezzogiorno

La società mafiosa Eco4 controllata dai fratelli Orsi, dai Bidognetti e, secondo l’accusa, da Nicola Cosentino, era anche uno strumento per assumere persone gradite ai potenti: tra queste, due nipoti dell’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe. Quello che l’Arpac rappresentava per l’Udeur, la Eco4, secondo il gip Raffaele Piccirillo, rappresentava per gli amici di Cosentino: aveva la funzione di erogare stipendi. A gente che spesso non si faceva neppure vedere sul posto di lavoro, ma che era vicina ai centri del potere. In cambio, Cosentino e Mario Landolfi, anche lui pesantemente tirato in ballo dall’imprenditore pentito Gaetano Vassallo, garantivano gli appalti per la raccolta dei rifiuti nei Comuni del Casertano e la realizzazione di un ciclo dei rifiuti, inclusa la costruzione di un termovalorizzatore, alternativo a quello portato avanti dal commissariato straordinario di governo. Un ciclo provinciale, da gestire in loco e, soprattutto, senza dividerne i proventi con nessuno. Delle assunzioni imposte dai politici parlò invece a lungo nei suoi interrogatori Michele Orsi, l’imprenditore arrestato per le vicende della Eco4 e poi assassinato dal gruppo di Giuseppe Setola il primo giugno 2008. Prima di riportare le dichiarazioni di Orsi, il gip nota: «Massicce assunzioni (Orsi parla del 70% delle risorse umane) di personale inutile e talvolta del tutto inoperoso, effettuate in concomitanza con le scadenze elettorali o per conquistare il favore di persone che potevano tornare utili in ragione del ruolo professionale o politico rivestito (un consigliere comunale liternese; un un membro della giunta comunale di Trentola Ducenta; un giornalista del maggiore quotidiano della provincia; un ispettore di Pg in servizio presso la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere; un cardinale) rappresentavano la contropartita che i protettori politici richiedevano e puntualmente ottenevano dagli imprenditori mafiosi della Eco4 s.p.a.». Ed ecco che cosa raccontò Orsi: «Vi erano poi alcune assunzioni che furono motivate dalla necessità di assecondare gli interessi delle amministrazioni comunali, utili per otte¬nere gli affidamenti: ricordo ad esempio le assunzioni di Picone Nicola, vicesindaco di Trentola, e quella di Oliviero, consigliere di Villa Literno, entrambe richieste dall’on. Cosentino. Sempre Cosentino ci richiese l’assunzione di due nipoti del cardinale Sepe, da noi regolarmente attuate così come ricordo anche l’assunzione del fratello di Merola Carmine quale autista, richiesta da quest’ultimo, trattandosi di un ispettore di polizia che lavorava presso la Procura di Santa Maria Capua Vetere. Faccio presente che molte delle assunzioni, quali ad esempio quelle di Picone Nicola e Oliviero erano non solo inutili ma sostanzialmente fittizie, dato che questi praticamente non svolgevano alcuna attività continuativa. In questo momento mi sovviene anche l’assunzione di Gianni Di Rosa, il ‘commercialista’ dell’Eco4, assunto su richiesta dell’On. Cosentino e genero di un giornalista de Il Mattino di nome Di Stasio». Nell’ordinanza di custodia cautelare inviata alla Camera, il gip insiste su un punto: Cosentino era il garante politico della Eco4, costituita per volontà del gruppo dei casalesi che fa capo a Francesco Bidognetti. Quando la Eco4 mette mano all’affare dell’inceneritore di Santa Maria la Fossa, i fratelli Orsi devono cambiare casacca: poiché a Santa Maria la Fossa comanda «Sandokan», e non Bidognetti, avviene il voltafaccia. Vassallo, che di Bidognetti è un fedelissimo, deve uscire dalla società. Allora va a lamentarsi da Cosentino: «L’onorevole Cosentino mi spiegò quali erano le ragioni del suo diniego, e quindi della mia esclusione dal Consorzio. Mi spiegò pertanto che ormai gli interessi economici del clan dei Casalesi si erano focalizzati, per quanto riguarda il tipo di attività in questione, nell’area geografica controllata dagli Schiavone e che pertanto il gruppo Bidognetti era stato fatto fuori perché non aveva alcun potere su Santa Maria la Fossa. Ne derivava la mia estromissione. In poche parole l’onorevole Cosentino mi disse che si era adeguato alle scelte fatte ‘a monte’ dal clan dei casalesi».
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Cosentino spacca il Pdl
Ida Rotano (sunto)

E’ arrivata alla Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio la richiesta per l’arresto del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, avanzata dal Gip di Napoli. Fini, ha detto di ritenere che la candidatura di Cosentino alla guida della regione Campania non è più nel novero delle cose possibili. Il Pdl difende il sottosegretario. Le opposizioni chiedono le dimissioni, ma Berlusconi lo riconferma.
Cosentino è accusato di collusione mafiosa e non è certo una figura politica secondaria: fa parte del Governo. È il candidato per la Campania, dirige il Cipe e quindi ha la possibilità di gestire danaro e in grandi quantità.
La maggioranza tuttavia lo difende anche se il gip chiede la custodia cautelare per “concorso esterno in associazione camorristica”.
In attesa che la Giunta si riunisca e che l’aula decida se approvare o meno la richiesta di arresto il cdx il governo fanno quadrato attorno al sottosegretario.
Solo Fabio Granata dice: “dalle stragi del ’92 alle presenze delle mafie sul territorio nazionale serve pieno sostegno all’azione della magistratura”. E ancora, Beppe Pisanu: “Io non candiderei nessuno se sospettato anche infondatamente finché quel sospetto non fosse stato fugato. E dice a Corrado Augias: “In ragione del mio incarico di presidente dell’Antimafia – aggiunge – conosco documenti riservati, comunque bisogna attendere le motivazioni della richiesta avanzata dalla magistratura per capirci meglio. Purtroppo la penetrazione delle organizzazioni criminali nel mondo dell’economia e della politica è molto ampia e si manifesta proprio a partire dalle amministrazioni locali”.
Ma i colleghi di partito fanno muro.
Capezzone sta agli ordini e parla di vergognoso pestaggio mediatico.
Duro Denis Verdini, uno dei tre coordinatori del Pdl: “Ancora una volta la sinistra giustizialista ha chiamato e certa magistratura ha prontamente risposto. Siamo in presenza dell’ennesimo, inquietante tentativo delle toghe di condizionare il corso della politica e di impedire a colpi di provvedimenti giudiziari un esito elettorale altrimenti certo e inequivocabile”.
Belisario de l’IdV: “Ma quale meccanismo ad orologeria! Oltre un anno fa avevamo consigliato a Cosentino di dimettersi. Ci dispiace non lo abbia fatto allora, forse oggi avrebbe già chiarito la sua posizione”. E già nell’ottobre dell’anno scorso, quando ben 5 pentiti, in tempi e modalità diverse chiamarono Casentino per presunta connivenza col clan dei casalesi, aveva chiesto le sue dimissioni.
“La Giunta e la Camera non devono emettere sentenze, né di condanna né di assoluzione. Ma nel caso del sottosegretario Cosentino, “appare evidente che si tratta di accuse gravissime, circostanziate, precise che rendevano assolutamente necessaria l’emissione di un provvedimento di custodia cautelare” spiega Federico Palomba (Idv), vicepresidente della Commissione Giustizia alla Camera. “Si è in presenza di fatti che dimostrano collusione tra politica e criminalità organizzata, in cui oltre le speculazioni economiche e finanziarie, spicca lo scambio di voti contro favori. Ci sono quindi tutte ed anche di più le condizioni per l’emissione di un provvedimento di custodia cautelare. E questo è l’unica cosa di cui la Giunta e la Camera si devono occupare, soprattutto in riferimento al gravissimo rischio di reiterazione di reato”.
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Sauro manda

Una regione da sciogliere
Marco Travaglio

Uno s’illude che esista un limite alle fesserie. Poi ascolta Maurizio Lupi e si mette il cuore in pace. L’altra sera l’ubiquo pretino devoto a San Silvio era in pellegrinaggio a Ballarò. Dove gli è toccato difendere pure San Nicola, nel senso di Cosentino, il sottosegretario che sarebbe già in galera se non si fosse rifugiato per tempo in Parlamento e al governo. Il cosiddetto onorevole Lupi strillava: “Non si può parlare del caso Cosentino in tv, tantomeno nel servizio pubblico, in assenza di Cosentino e del suo avvocato”. E l’impavido Floris: “Giusto, qui non si fa cronaca giudiziaria”. Non sia mai che gli scappi una notizia. Scodinzolini non avrebbe saputo dire meglio. Così del caso Cosentino ha parlato solo Lupi, ovviamente per assolvere San Nicola: “Non può essere un camorrista visto che fa parte di un governo e di un partito quotidianamente impegnati nella lotta alle mafie”. E giù la solita sfilza di dati sui beni sequestrati e sui latitanti arrestati, come se a sequestrarli e ad arrestarli fossero il Popolo della libertà e il governo B.

Nessuno ha ricordato a questo bel tomo che gli arresti e i sequestri li fanno i magistrati: gli stessi che lui e la sua cricca attaccano ogni giorno come deviati, politicizzati, golpisti, antropologicamente diversi dalla razza umana. Gli stessi che vogliono arrestare Cosentino. Per fortuna, con buona pace di Menzognini e Floris, un po’ di cronaca giudiziaria sopravvive sui giornali e sulla Rete.

Così chi volesse sapere qualcosa delle accuse a Cosentino senza farsele raccontare da Lupi ce la può fare. Basta leggere qualche pagina a caso dell’ordinanza del gip di Napoli per farsi un’idea di cos’è diventata la politica in Campania. Roba da rimpiangere i Gava, detti anche “Fetenzìa”. La regione s’è messa in pari con la Calabria, dove su 50 consiglieri regionali 35 sono inquisiti o condannati. Al confronto la regione Sicilia è un convento di clarisse. Oggi Il Fatto pubblica le pagine gialle degli inquisiti campani di dx, centro e sinistra. Ma si faceva prima con l’elenco dei non indagati. Il governatore Bassolino ha tre procedimenti e un rinvio a giudizio per monnezza e dintorni, con l’accusa di aver truffato la regione che egli stesso rappresenta (è imputato e contemporaneamente parte civile contro se stesso). Infatti il Pd vuole sostituirlo col sindaco di Salerno, De Luca, che di rinvii a giudizio ne ha due. L’ex presidente Pd della provincia di Caserta, De Franciscis, dopo aver dato un appaltone al fratello di un boss casalese, è scappato a Lourdes. La presidente del consiglio regionale Sandra Mastella, imputata per concussione, non può più metter piede in Campania: dovrà convocare il consiglio regionale della Campania fuori dalla Campania, come i governi in esilio in tempo di guerra. Il marito Clemente, eurodeputato ma del centrodx, è imputato pure lui per concussione. Ed eccoci al Pdl. Cosentino è coordinatore regionale. Il suo vice è Landolfi, indagato per corruzione e truffa “con l’aggravante di aver favorito il clan camorristico La Torre”. Il vicecapogruppo alla Camera Bocchino è indagato per lo scandalo Romeo, assieme al pidino Lusetti e a mezza giunta Iervolino (che almeno qualcuno l’ha mandato a casa). Qualche anno fa, su MicroMega, i pm Ingroia e Scarpinato proposero di allargare alle regioni la legge che consente di sciogliere i comuni infiltrati dalle mafie. Apriti cielo: furono tacciati di golpismo giudiziario. Ora, con le notizie che arrivano dalla Campania, quella proposta appare minimalista. Andrebbe estesa alle regioni e ai comuni infiltrati dalla corruzione. Altro che elezioni: la regione Campania va sciolta e commissariata per cinque anni. Perché la politica s’è infiltrata nella camorra e, a lungo andare, ha finito per corromperla.

da Il Fatto Quotidiano n°44 del 12 novembre 2009
..
DIVAGAZIONI

TRENI

Bergonzoni

IL SOLE ERA ALTO
E I SETTE NANI INVIDIOSISSIMI
(NON SOLO DEL SOLE,
MA ANCHE DEI VENTI
CHE ERANO PIU’ DI LORO)
QUANDO, QUEL MATTINO
IL PRIMO CAPOSTAZIONE
SULLA TERRA ALZO’ LE BRACCIA,
MA ANCHE LE GAMBE
PER NON FARLE SENTIRE
ARTI INFERIORI: IL TRENO,

A QUEL SEGNALE, PARTI’
CON L’ACCENTO SUL PASSATO
MENTRE STAVA GIA’
ENTRANDO NEL FUTURO.

..
Viviana Vivarelli

Quando sono sul treno del blog
me ne sto in disparte
fingo
di leggere i fatti miei, ma ascolto
con la coda dell’occhio
non parendo
e quando la conversazione mi prende
dico
la mia
Qualche battibecco
Ci conosciamo ..
La signora strabilia
Siamo della stessa età
oppure
parenti di cuore
Il signore non è d’accordo
E’ anche un po’ cafone
Si riconosce come vota dal fatto che interrompe
e insulta un po’ qua e un po’ là senza nemmeno capire
ma forse è un po’ cecato
è da compatire
C’è chi vuol fumare
nella carrozza dei non fumatori
e chi deve fumare per vie traverse
anche non volendo
e tossisce
inascoltato
C’è chi tira fuori la cioccolata
Il caffè nel thermos
Chi dice una poesia
che sembra che nessuno senta
Ma il viaggio ti cambia
E’ come la vita
E quando sei arrivata
è come se lasciassi
un po’ di famiglia.
sul treno

nel primo vagone
non abbiamo fatto
che litigare
nel secondo
nasceva qualche amore
nel terzo ci chiedevamo dubbiosi
dove va questo treno
e che ci stavamo
a fare
nel quarto ho incontrato un vecchio amico
gli abbracci!
nel quinto mi sono presa
con un tizio
che a momenti lo sbracavo
nel sesto di nuovo due innamorati
persi,
nel corridoio
uno che dava fastidio
perché nessuno lo prendeva
e ce l’aveva
con gli amori degli altri
dal settimo ho visto dal finestrino
una donna bellissima
ma lei era giù e io su
e il treno sfrecciava
lasciandomi una rimembranza malinconica
come un dolore
nell’ottavo mangiavano robusti panini
in nome dell’anima
il nono era una tradotta che puzzava di cose vecchie
che vorrei dimenticare
ancora non ho visto gli altri
ma dicono
che nella locomotiva c’è un ferroviere bravissimo
che sa tutto
e che con lui alla guida
arriveremo tutti
dove dobbiamo arrivare

..
http://masadweb.org

4 commenti »

  1. “Le parole non perderanno mai il loro potere perchè esse sono il mezzo per giungere al significato e, per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità e la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese!”

    Le parole ci sono state rubate, e il primo passo verso la riconquista della verità passa necessariamente attraverso la riaffermazione del significato delle parole stesse.
    La verità viene continuamente ribaltata e deformata in un gioco abilissimo di specchi e le nostre azioni insieme alle nostre parole vengono usate contro di noi.
    Liberiamo le parole per tornare ad essere uomini liberi.

    Paola Nugnes

    Commento di MasadaAdmin — novembre 15, 2009 @ 7:00 pm | Rispondi

  2. Il non-senato ha bocciato lo stanziamento dei fondi per gli alluvionati di Messina. http://www.tempostretto.it/8/index.php?location=articolo&id_articolo=22187
    I non-senatori siciliani, compresi il grande predicatore Nania (che si è autoeretto a difesa dei messinesi), Cuffaro e Bianco non erano presenti al momento della votazione.
    http://www.tempostretto.it/8/index.php?location=articolo&id_articolo=22228
    I familiari delle oltre 30 vittime e i 1600 sfollati sono stati dimenticati dallo Stato. L’IMPORTANTE è CHE FACCIANO IL PONTE! PER QUELLO NOI MESSINESI SIAMO BUONI!
    Il sindaco Buzzanca ha preferito denunciare Nichi Vendola perchè ha detto che col ponte si uniscono 2 cosche. Poi si è lamentato perchè i fondi dovevano essere in comune con Enna! E intanto ORA CHE NON ARRIVERà NEPPURE UN EURO PER LA RICOSTRUZIONE E PER LE FAMIGLIE SENZA CASA nulla dice ai “suoi” senatori pdl che hanno votato contro l’emendamento!
    E come se non bastasse IL GOVERNO HA RIFIUTATO LA PETIZIONE CONTRO “LIBERI DALLE SCORIE” IN CALABRIA! http://ilquotidianodellacalabria.ilsole24ore.com/it/calabria/catanzaro_petizione_nave_veleni_berlusconi_governo_3698.html
    19 DICEMBRE MANIFESTAZIONE NAZIONALE NO PONTE @ VILLA S. GIOVANNI!
    Le palle si son rotte. Ripeto, le palle si son rotte!

    Commento di Giancarlo, cittadino messinese — novembre 15, 2009 @ 10:56 pm | Rispondi

  3. Ciao Viviana,
    molto bello l’articolo di Ugo Arcaini (Giovani vecchi, un ossimoro), contenuto nell’ultimo Masada, la mela sana.
    Posso chiederti dove / come lo hai trovato?
    Grazie.
    Un abbraccio.
    Sauro

    Commento di MasadaAdmin — novembre 16, 2009 @ 3:08 pm | Rispondi

  4. Cara Viviana,
    Grazie della mail che leggo anche tra i commenti del gentile Sauro.
    Resto a Vostra disposizione.
    Affettuosamente
    Ugo

    Commento di ugo arcaini — novembre 16, 2009 @ 4:04 pm | Rispondi


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