Nuovo Masada

novembre 8, 2009

MASADA n° 1028. 7-11-2009. Un paese senza fede può ben pensare al Crocefisso

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s.p.
Mi permetto di suggerire che la corte europea non ha imposto la rimozione dei crocifissi nei luoghi pubblici.
Ha detto semplicemente che bisogna rispettare le minoranze presenti eventualmente nei luoghi pubblici, e raccogliere eventuali loro lamentele. Io aggiungerei che bisognerebbe chiedere loro se gradiscono o no la presenza del crocifisso.
Questo perchè non si dica che la buona educazione è segno di stupidità (come vorrebbe far credere qualcuno).
La temporanea stupidità comunque sia tollerata, in luogo di cose peggiori.
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Viviana
Al sondaggio sul crocefisso
http://temi.repubblica.it/repubblica-sondaggio/?pollId=1720
il 68% si è detto favorevole alla corte europea
e solo il 28 no!
Davvero questo paese è più democratico dei suoi governanti, e la chiesa e i suoi (pochi)seguaci lo sono meno di tutti.
Onorare il crocefisso non vuol dire metterlo dappertutto.
Metterlo per es. su una procace scollatura o usarlo in modo provocatorio come la cantante Madonna, farne un uso blasfemo o impugnarlo per ragioni elettorali o per odio razziale. Tali usi sviliscono un segno di fede in qualcosa di totalmente opposto.
Il cattolicesimo non è più religione di stato da 25 anni e non si può far finta che lo sia o confondere fede e tradizione come fa la Gelmini che altera le parole a casaccio. Se si dovesse appendere un simbolo della tradizione italiana, tanto varebbe attaccare al muro spaghetti e mandolino o il cornetto rosso napoletano. La fede è tutt’altra cosa e sfugge all’impagabile somara raccomandata dal giardiniere.
Invece di accapigliarci sull’uso ‘arredativo’ del crocefisso, meglio sarebbe fare a gara nel realizzarne il significato: la giustizia in 1° luogo, la pace, il rispetto altrui, la carità per chi soffre, la partecipazione con gli umili..
Ma immagino sia più facile brandire il cocefisso come un’arma, cosa che hanno fatto per duemila anni tutti coloro che se ne sono serviti per marcare la loro supremazia o darlo in testa ai nemici. Ma certo, a fil di logica e di fede, costoro sono da considerarsi tutt’altro che cristiani. Cristo ha predicato l’amore e l’accoglienza, non l’odio e il potere.
Il Cristo esplose varie volte nella sua vita: contro i mercanti del tempio, che fanno merce delle cose sacre, e contro gli scribi e i farisei, gente elitaria con la puzza al naso che si considera più degli altri, superiore e con legge a parte, che usa la religione come una clava sul popolo. E non credo che volesse che il simbolo del suo sacrificio fosse un arredo da parete, almeno non fuori delle sue chiese.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito: “La presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni“.
Lo ha detto in risposta alla istanza di una cittadina italiana.
Il governo italiano ha presentato ricorso e, in caso di accoglimento, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera. Altrimenti la sentenza diventerà definitiva fra 3 mesi. Durissime le prime reazioni, soprattutto nel centrodestra tra i cattolici. La Cei e il Vaticano attaccano. Prudente Bersani.

Il caso era stato sollevato da Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia e socia dell’Uaar (Unione atei e agnostici razionalisti). L’Unione precisa di aver “promosso, sostenuto, curato tecnicamente l’iter giuridico, che era già passato da Tar del Veneto, Corte Costituzionale e Consiglio di Stato”. Soile Lautsi, infatti, nel 2002 aveva chiesto all’istituto statale “Vittorino da Feltre” di Abano Terme, in provincia di Padova, frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule. A nulla erano valsi i suoi ricorsi davanti ai tribunali in Italia. Ora i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione, stabilendo inoltre che il governo italiano debba pagare alla donna un risarcimento di 5.000 euro per danni morali. La sentenza è la prima in assoluto in materia di esposizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche.
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La Gelmini ha detto: La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione”. La seguono Maroni e Alfano.
Bersani: “Un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa, qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto”.
Buttiglione parla di “decisione aberrante”.
A febbraio, una sentenza della Cassazione aveva annullato una condanna per interruzione di pubblico ufficio nei confronti del giudice Luigi Tosti, “colpevole” di aver rifiutato di celebrare udienze in un’aula dove era affisso un crocifisso.
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Riporto più articoli, tra atei e credenti.

Aldo Antonelli

Non nelle aule del tribunale, là dove spesso vengono condannati gli innocenti ed assolti i delinquenti; né sulle vette dei monti e delle colline, deturpate dalla bulimia vorace di impresari senza scrupoli e amministratori conniventi; e nemmeno nelle aule scolastiche, là dove spesso si ricicla una cultura intrisa di violenza e di soprusi. No! L’unico luogo in cui degnamente può stare una croce è un non luogo: è la coscienza del credente, là dove nascono e maturano quei comportamenti che fanno del cristiano, questo sì, il vero segno della di Lui presenza. Lamentiamo e protestiamo contro quello che nei secoli è stato un vero e proprio trasloco abusivo da una testimonianza esistenziale interiore ad una invadenza superficiale esteriore. Una croce ridotta a simbolo culturale costituisce, per la sensibilità del credente, una profanazione di svuotamento; mentre per molti politici ed altrettanti ecclesiastici diventa moneta di scambio per il consolidamento del loro potere. Simbolo equivoco è diventata questa croce trasformata in spada, che invece di unire divide e che invece di proporsi si impone.
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Il Crocifisso nelle scuole
Rosario Amico Roxas

In una società che sta diventando sempre più multietnica, con culture diverse che già trovano difficoltà di integrazione, il simbolo massimo di una religione ostacolerebbe ulteriormente il processo di assimilazione culturale.
Peraltro escludere il Crocifisso dalle aule non significa cancellarlo dai cuori. Anche in questo caso questa democrazia malata, privilegia l’apparenza di una icona alla sostanza di un sentimento di Fede e di Amore.
Ho visto troppi crocifissi al collo di scollacciate escort di turno, che esibivano una croce tempestata di brillanti, sballottolata tra i seni generosamente esposti ma si è sempre trattato di un crocifisso senza Cristo, sostituito dal simbolo dell’opulenza e del possesso materiale.
Cristo non può essere ridotto ad una occasionale icona da esibire per privata convenienza.
Ora il governo italiano si leva a paladino di ciò in cui non crede; il ministro che fa spettacolo per incrementare il turismo, M.V. Brambilla, esibisce senza pudore una croce tempestata di brillanti, simbolo di opulenza e generosa donazione, ma nulla a che vedere con il Crocifisso di Cristo; alla ricerca di consensi questo remoto palliativo di governo non teme nemmeno di offendere la sensibilità del vero “cattolicesimo dei cristiani”, pur di esibirsi di fronte al “cattolicesimo di Ratzinger”.
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Cristo non è Odino
Rosario Amico Roxas

Voler imporre la presenza del crocifisso è sintomo di debolezza, di incertezza, di timore che possa essere dimenticato… ma la certezza della fede dove risiede ?
Sarebbe come voler imporre un amore piazzando una foto ai piedi del letto.
C’è una parola molto significativa… testimonianza…!
I primi cristiani affrontavano il martirio con la fede nella promessa Resurrezione; cantavano e si confortavano a vicenda recandosi al Colosseo per diventare pasto per i leoni.
Oggi ci assedia un frazionamento del cattolicesimo che non lascia molto spazio alla speranza: abbiamo infatti:
a) il “cattolicesimo degli atei”, con il testa Marcello Pera, diventato consigliere laico di questo pontefice, il quale scrive “Perchè dobbiamo dirci cristiani”, bada bene dirci, non essere, quindi apparenza contro fede vissuta e sentita;
b) quindi c’è il “cattolicesimo dei politici”, che recitano la parte e chiedono, sfidando il sacrilego: “perché noi divorziati non possiamo fare la comunione ?”, dimostrando di non aver capito nulla, perché la comunione non “si fa”, ma “si è” in comunione con Dio.
Quella particola è e rimane un impasto di farina e acqua, solo la Fede permette il miracola della transustansazione, perché con la fede si entra in comunione con Dio.
c) al termine c’è il “cattolicesimo di Ratzinger”, il più pericoloso, perché indossa gli abiti del Vicario di Cristo, mentre Cristo non c’entra niente, è stato emarginato, isolato, messo da parte come un suppellettile diventato inutile e superfluo, da sostituire con una icona.
Ratzinger, dall’alto del trono di Pietro, propaganda e vorrebbe imporre la sua personale visione di un Cristo diverso, dissolutore della soggettività umana, come improvvisata risposta al nichilismo e al relativismo, entrambi combattuti a parole, servendosi del peggior relativismo e del peggior nichilismo. Con le risposte provenienti dal più alto seggio della cristianità, viene riproposto, sotto mentite spoglie, un ritorno a quel neo-positivismo che riduce la sfera umana e umanistica nella oggettività del processo evolutivo, intrinsecamente deterministico.
La demolizione della soggettività operata da Benedetto XVI, fatta per esaltare la dipendenza dall’autorità ( per questo piace tanto a questo presidente del consiglio, che si piega -e non solo materialmente- in ipocriti baciamano), finisce con l’annullare l’individuale distinzione tra “interno ed esterno”, in quanto aderente ad un meccanismo di rispondenza tra apparati sensoriali, che suggeriscono comportamenti positivisti, informazioni funzionali, tutti mirati alla sopravvivenza e alla riproduzione; per tutto ciò che di interno potrebbe risultare desiderato, interviene il potere a indicare e risolvere il metodo.
L’impatto con questa esaltazione del senso comune e del senso pratico non distingue il credo religioso, per questo viene indicata l’inalienabile radice cristiana dell’Europa, come carattere antropologicamente distintivo, assimilabile ai tratti somatici distintivi delle razze.
Viene, implicitamente, esaltata l’abitudine a non pensare, a non riflettere, a non credere, a non sperare, che viene presentata come il culmine del nuovo progresso che riduce l’uomo alla stessa stregua delle formiche o delle termiti, impostando l’intera vita senza un perché, sostenuta solo dall’istinto di sopravvivenza. La storicizzazione della fede, implicita nel tentativo di storicizzare la divinità di Cristo, non eleva una superstizione in certezza, ma scardina tutto il contenuto culturale sul quale è cresciuto l’Occidente.
La strada che Ratzinger vuole dare alla cultura della fede è quella indicata dal “pensiero nordico”, in senso geopolitico, che si contrappone alla tradizione mediterranea, quella delle grandi religioni monoteiste, che non si pone nemmeno il problema di perdere la trascendenza a vantaggio di una pagina di storia.
Cristo non è Odino !!!!
Così si ripropone il problema di Dio e della sua configurazione, che nel pensiero nordico è scientista, probabilistico, pratico, mentre nella cultura mediterranea si è sempre nutrita del rapporto con il sacro, con il mistero.
In pratica il pensiero nordico propone il crocifisso come simbolo di fede, mentre il pensiero mediterraneo privilegia la Resurrezione, in quanto esaltazione della vita.
La imposizione del crocifisso, fatta propria dai politici che sbirciano dal buco della serratura gli umori del Vaticano per soddisfarne le esigenze al fine di recuperare il consenso del mondo cattolico , è segno di debolezza e di carenza di fede incrollabile, ossessionata dal dubbio; per questo, ricercando le radici dell’Europa, imponendo l’idea di una superiorità religiosa e culturale del mondo occidentale, si vorrebbe dare i leoni in parto ai cristiani, capovolgendo il senso stesso della storia e dell’antica promessa: “Non praevalebunt”.
Amare significa essere in comunione con Cristo; alleviare le sofferenze, assistere i bisognosi, restituire il sorriso a chi piange è comunione è con-divisione, è com-passione, perché Cristo è entrato nel cuore e sostiene la coscienza.
Chi non ci crede, ma finge di credere per opportunismo, e impone un simbolismo di ripiego…bestemmia.
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Don Aldo manda:

La Croce di Gasparri e Calderoli
Raniero La Valle

La sentenza è ineccepibile: una volta investita del caso, la Corte non poteva che decidere così; infatti in discussione non c’era l’utilità, l’opportunità, il significato, religioso o civile, del crocefisso, la percezione positiva o negativa che dei minori, per lo più ignari del cristianesimo, possono avere di un uomo “appeso nudo alla croce” e, così umiliato e ucciso, esposto alla vista di tutti.
Non su questo verteva il giudizio e non su questo dovrebbe svilupparsi il dibattito sulla sentenza, in odio alle ragioni degli uni o degli altri, come ho visto fare anche in giornali amici.
Il giudizio verteva sull’obbligo, imposto dallo Stato, di mettere il crocefisso nelle aule scolastiche; come dice la Corte di Strasburgo “sull’esposizione obbligatoria di un simbolo di una data confessione religiosa” nel contesto di una funzione pubblica gestita dal governo. È evidente che a quest’obbligo, derivante da decreti reali e da circolari fasciste che imponevano insieme al crocefisso il ritratto del re, si oppongono tutti i principi del moderno Stato di diritto, le norme della Costituzione, la Convenzione europea e forse anche la Dichiarazione conciliare “Dignitatis humane” sulla libertà religiosa.
Nondimeno vorrei dire il mio sentimento di dolore per ciò che è accaduto e ancor più per ciò che può accadere.
Anzitutto mi dispiace che ad attivare il procedimento nelle sue diverse fasi, con innegabile tenacia, sia stata una madre di due bambini che è anche socia dell’Unione Atei e Agnostici Razionalisti (UAAR), il che fa pensare che oltre alla difesa dei due figli da indesiderate interferenze religiose, tra i motivi del ricorso ci fosse un più generale interesse ideologico.
Mi dispiace anche che la giurisdizione amministrativa italiana e il governo siano stati così miopi, sia nella sostanza che nelle motivazioni, nel respingere le ragioni della ricorrente (mentre per darle ragione sarebbe bastata la Costituzione), da provocare l’appello alla Corte di Strasburgo e da chiamare perciò in causa addirittura la Convenzione dei diritti dell’uomo; testo normativo certo pertinente, ma alquanto sproporzionato se si pensa a quali e quanti diritti umani sono impunemente e atrocemente violati in tutto il mondo, e alla compressione vicino allo zero che per contro la presenza del crocefisso nelle aule scolastiche infligge ai diritti umani dei fanciulli che sono costretti a vederlo.
Inoltre mi dispiace che l’Italia, in una sede significativa come la Corte di Strasburgo, abbia mostrato il grado infimo a cui la considerazione del diritto è arrivata nel governo del nostro Paese, mettendo tra le motivazione della sua memoria difensiva “la necessità di trovare un compromesso con i partiti di ispirazione cristiana”, che nella migliore delle ipotesi è una ragione inerente alla politica politicante, cioè al potere, e non al diritto.
Ma soprattutto mi dispiace che, riconoscendosi da parte di tutti che non c’è più una religione di Stato, e che non si può imporre a tutti la rappresentazione simbolica di una sola confessione, ci sia una gara per dire che il crocefisso andrebbe mantenuto perché avrebbe cessato di essere un simbolo religioso, e sarebbe invece “un simbolo dello Stato italiano”, “un simbolo della storia e della cultura italiane”, un segno “dell’identità italiana”, “una bandiera della Chiesa cattolica, l’unica – ha osservato il tribunale amministrativo di Venezia – a essere nominata nella Costituzione italiana”; anzi, secondo il Consiglio di Stato, la croce sarebbe diventata un valore laico della Costituzione e rappresenterebbe i valori della vita civile. Come dice giustamente un terzo intervenuto nel giudizio di Strasburgo (un’organizzazione per l’attuazione dei principi di Helsinki), questa posizione “è offensiva per la Chiesa”.
Questa posizione è infatti atea, ma è devota, e tende a lucrare i benefici della religione come religione civile. E io dico la verità: se il Crocefisso diventasse la bandiera di un’identità, di un nazionalismo, di un razzismo, di una lotta religiosa, e se la sua difesa dovesse essere messa nelle mani di Gasparri, di Calderoli o di Pera, della Lega o di Villa Certosa, e cessasse di essere la memoria di un Dio che si è fatto uomo, per rendere gli uomini divini, e che “avendo amato i suoi fino alla fine” ha accettato dai suoi carnefici la sorte delle vittime, e continua a salire su tutti i patiboli innalzati dal potere, dal danaro e dalla guerra, allora io non vorrei più vedere un crocefisso in vita mia.
E mi dispiace infine che questa controversia abbia preso il via da una regolamentazione giudiziaria, norma contro norma, obbligazione contro abolizione. Il diritto non può che operare così, e quello che era obbligatorio prima può rendere illegittimo oggi. Ma io penso che non c’è solo il diritto scritto; ci sono le consuetudini, c’è una cultura comune, che pian piano muta, che ieri era “cristiana”, oggi è agnostica, domani sarà laica; si possono far crescere i processi, senza imposizioni e senza strozzature, accompagnando col variare delle proposte educative, dei mondi vitali, delle culture diffuse, delle etnie compresenti, il variare delle forme e dei simboli mediante i quali una società rappresenta se stessa. E non è detto che tutto il cambiamento debba avvenire tutto in una volta e in tutto il Paese, come quando a un solo segnale vennero rovesciati i ritratti del re e i simboli del fascismo.
Non credo che quello che oggi manca in Italia sia il riaccendersi di un conflitto religioso, di una guerra ideologica. Certo al governo piacerebbe, perché sarebbe ancora un altro modo per dirottare l’attenzione, per restare esente dal giudizio sul disastro prodotto dalle sue politiche reali.
Se dovessi dire come procedere, direi che lo Stato smetta di imporre alle scuole il crocefisso, e non impugni Strasburgo; che la Chiesa non ne rivendichi l’obbligo, tanto meno come simbolo d’identità e di radici, piuttosto che come simbolo di salvezza, e per ottenerlo non corra nelle braccia del governo; e che con buon senso, secondo le tradizioni e le esigenze dei luoghi, si trovi un consenso tra genitori, alunni e maestri, sul lasciare o togliere la croce. L’ultima cosa che vorrebbe quel Dio schiavo che vi si trova appeso, è di portare l’inquietudine, l’inimicizia e lo scontro nei luoghi dove una generazione sta scegliendo, e forse solo subendo, il suo futuro.
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Povero Cristo in mano a Berlusconi
Paolo Farinella, prete

I giornali del giorno 5 novembre 2009, riportano la foto di B che tiene in mano un Crocifisso, abbastanza grande. Le cronache dicono che glielo abbia dato il prete di Fossa, nell’ambito della consegna delle case.
Se c’è una immagine blasfema è appunto questa: colui che ha varato una legge incivile contro i «cristi immigrati», che parla di «difesa dei valori cristiani». Un prete che consegna il crocifisso a Berlusconi è uno spergiuro come e peggio di lui.
Povero Cristo! Difeso da una massa di ladroni che non solo lo beffeggiano, ma lo crocifiggono di nuovo con la benedizione del Vaticano, che per bocca del suo esimio segretario di Stato, ringrazia il governo per il ricorso che presenterà alla Corte di appello di Strasburgo.
Possiamo dire che c’è una nuova «Compagnia di Gesù» fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati còrrei di blasfemìa e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi le fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire.
Intanto sul «povero Cristo» di nome Stefano Cucchi, morto per mancanza di «nutrizione e idratazione», da nessuno è venuta una parola di condanna verso i colpevoli di omicidio, nemmeno dai monsignori che hanno gridato «assassino» al papà di Eluana Englaro.
Povero Cristo, difeso dai preti come suppellettile e raccoglitore di polvere nei luoghi pubblici e da tutti dimenticato come Uomo-Dio che accoglie tutti e dichiara che sono beati i poveri, i miti, coloro che piangono, i costruttori di pace, i perseguitati, gli affamati!
Povero Cristo, difeso dagli adoratori del dio Po e di Odino che ne fanno un segno di civiltà, mentre lasciano morire di fame e di freddo poveri sventurati in cerca di uno scampolo di vita.
Povero Cristo, difeso dalla “ministra” Gelmini che trasforma il Crocifisso in un pezzo di tradizione “de noantri”, esattamente come la pizza, il pecorino, i tortellini.
Povero Cristo, difeso da Bertone che lo mette sullo stesso piano delle zucche traforate.
Povero Cristo! Gli tocca ringraziare la Corte di Strasburgo, l’unica che si sia alzata in piedi per difenderlo dagli insulti di chi fa finta di onorarlo. Signore, pietà!
Guardando a quel Cristo che è il senso della mia vita di uomo e di prete, ho la netta sensazione che dalla sua comoda posizione di inchiodato alla croce, dica: Beati voi, difensori d’ufficio… beati voi che ho i piedi inchiodati, perché se fossi libero, un calcio ben assestato non ve lo leverebbe nessuno!

Un abbraccio appassionato così come sono appassionati i nostri interventi per la dignità.
Aldo
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A Firenze il discusso prete delle Piagge sposa una donna che un tempo era stata un uomo. Sospeso. E il matrimonio annullato.

vi giriamo la prima risposta ufficiale della Comunita’ delle Piagge alla scandalosa rimozione di Alessandro Santoro da parte del vescovo di Firenze. Chi non avesse seguito la vicenda puo’ trovare delle informazioni sul sito del nostro giornale alle pagine: www.altracitta.org/?p=9810 e http://www.altracitta.org/?p=9822
Grazie per il sostegno che vorrete offrirci.
Cristiano per la Comunita’ delle Piagge
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Comunita’ delle Piagge

«Scandalo e indignazione» per l’allontanamento di Alessandro Santoro, prete alle Piagge, deciso lunedi’ scorso dal vescovo Giuseppe Betori. E’ il sentimento espresso dalla Comunita’ di base delle Piagge riunita in assemblea ieri sera al centro sociale Il Pozzo nella periferia ovest di Firenze. L’incontro era stato organizzato per conoscere la decisione presa nei confronti di Santoro, anticipata invece dalla curia alla stampa prima ancora che lo stesso sacerdote potesse comunicarla alla sua gente.
L’assemblea ha prodotto un documento in cui si afferma: «In quanto parte della comunita’ cristiana non ci sentiamo ne’ “sconcertati” ne’ “confusi”, come dichiarato da Betori in merito alla celebrazione del sacramento del matrimonio di Sandra e Fortunato. Eravamo invece partecipi della scelta presa. Siamo, al contrario, estremamente “sconcertati”, “confusi”, oltreche’ scandalizzati, che la decisione di allontanare Alessandro dalle Piagge sia arrivata senza che il vescovo, ad un anno dalla nomina a Firenze, abbia sentito la necessita’ di incontrare e conoscere da vicino la nostra realta’.»
«Il vescovo ha inoltre affermato che il matrimonio tra Sandra e’ Fortunato “genera inganno” nei loro riguardi. Vorremmo chiarire invece che i due sposi erano pienamente consapevoli che il matrimonio sarebbe stato purtroppo invalidato dalla Chiesa. E anche noi lo eravamo. Nonostante questa consapevolezza e’ stato comunque deciso di celebrarlo.»
«Vogliamo dire altrettanto chiaramente a tutte e a tutti, anche al vescovo, che il nostro lavoro sul territorio, condiviso e costruito quotidianamente con gli abitanti del quartiere, e non solo, va avanti» . «E’ per noi inconcepibile fermare anche solo per un’ora quel laboratorio di innovazione sociale, quel mosaico di attivita’ che ogni giorno si ricrea lungo la via Pistoiese: dal doposcuola per i bambini alla scuola di alfabetizzazione per adulti e stranieri; dal recupero e riciclaggio dei rifiuti all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate; dal commercio equo e solidale al fondo di microcredito; dal giornale l’Altracitta’ alla casa editrice Edizioni Piagge. Quel luogo di aggregazione e di sostegno rappresentato dal centro sociale Il Pozzo e’ la spina dorsale della Comunita’ e non sara’ piegato da nessuna volonta’ esterna».
«Ci chiediamo quindi perche’ queste attivita’ debbano essere colpite, invocando il diritto canonico, sollevando Alessandro anche dagli incarichi sociali rivestiti all’interno dell’associazione Il Muretto e delle cooperative Il Cerro e Il Pozzo».
«Vorremmo che da oggi, ancor piu’ che nel passato tutto il nostro impegno possa diventare sempre piu’ patrimonio condiviso e partecipato di chi vive la citta’ di Firenze, di coloro che credono in una Chiesa capace di sporcarsi le mani con gli ultimi, di tutti quelli che difendono la dignita’ umana.»
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Enrico Peyretti

La chiesa, la disciplina, sono buone cose. La bonta’ e’ di piu’.
Non conosco di persona il prete Santoro. Non ho alcuna simpatia, anzi una istintiva ritrosia tradizionalissima davanti a questi slittamenti di identita’ sessuale che oggi vanno forte. Li considero una sfortuna, ma temo di offenderli. Ho sentito alla radio l’essenziale della notizia, mi sono trovato sul monitor davanti alla tastiera un messaggio di solidarieta’, ho pensato: e’ un prete che ha rotto una disciplina per bonta’ verso degli “esclusi”. Non sostengo affatto di avere tutta la ragione. Non ci ho pensato molto, ne’ mi pare una cosa tanto grave.
Si danno battesimi e matrimoni ben fuori dal campo della fede cristiana, come semplici riti sociali di buon augurio, e – assai peggio – si fanno messe militari con grida bestiali di “Folgore!” dentro la chiesa-edificio (basilica di san Paolo, funerale dei soldati mandati e andati a morire a Kabul), davanti al tavolo della Cena e alla Croce, e cosi’ si benedice la guerra sporcando Dio e la sua Parola. Cosa vuoi che sia, al confronto, un prete che chiama sacramento – ma tutto e’ sacramento! “tutto e’ grazia”! – una preghiera e una benedizione su due persone che appoggiano l’una all’altra le loro povere vite, povere come tutte le nostre, di vescovi e non-vescovi.
Il vescovo, principe della disciplina piu’ che della bonta’, faccia il suo mestiere, ma allora scagli la sua disciplina anche contro esercito e governo che sacrilegano assai di piu’ l’eucaristia di Gesu’, per rafforzare le loro armi e i loro profitti a danno dei poveri ingannati con la falsa retorica militare, tacendo ben bene sulla popolazione afghana che subisce la guerra.
Non sappiamo dove arriva la grazia, la chiesa «senza confini» (come proclamava sorella Maria di Campello), e stiamo li’ col centimetro della disciplina. Santoro forse faceva bene a non sacramentalizzare quel gesto, e piuttosto dirgli che la loro vita era gia’ un sacramento. E fa male il vescovo-disciplina a non dare lui questo annuncio, che amore e amicizia sono l’unico universale sacramento di Dio, in qualunque sesso e trans-sesso, roba di cui Dio – oso immaginare – non e’ ossessionato come le gerarchie cattoliche.
Per “esagerare” ancora un po’ (spesso la verita’ sta “ex-agro”, fuori dal campo), mi verrebbe voglia di parafrasare il profeta e il vangelo: “Misericordia voglio, e non sacramenti!”
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Ermanno Bartoli

SONO TRA NOI

Gli assassini
sono tra noi…
Siedono nelle nostre scuole,
nelle nostre chiese
e case.
Fanno le nostre comunioni
le nostre lezioni,
le nostre cattedriate.
Poi…
Salvo poi
trasformarsi in manganelli
,
pugni di ferro
e ammazzagente.
Spesso si confessano e si dicono timorati di Dio
e così sono a posto.
Uccidono a cuor leggero perchè lo fanno
per salvare “patria” e “libertà”.
E così sono a posto
e tutto
è a posto
.
..
Aldo Antonelli

Dio è laico perché strettamente legato all’uomo e non alle leggi.
Dio è laico perché abita il cuore della realtà e non gli slogans delle etichette.
Dio è laico perché fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Su queste linee si snoderà la conferenza che il biblista Alberto Maggi, direttore del Centro Studi Biblici “G. Vannucci” terrà ad Antrosano
E’ questo il comunicato stampa che ho inviato ai giornali locali.

La laicità è la caratteristica dei Vangeli. Non esiste nei Vangeli un profeta, un unviato da Dio, che appartenga alla gerarchia religiosa. Dio, quando deve inter- venire nell’umanità, evita accuratamente luoghi sacri e persone religiose. L’unica volta che ci prova è un fiasco completo: ci ha provato con il prete Zaccaria e questi non gli ha creduto. Dio evita accuratamente queste categorie di persone e sceglie gente qualundue” (Alberto Maggi: Prologo al Vangelo Giovanni – Assisi 1993)

In una laicità che non dubita c’è sempre qualcosa di sospetto. In una laicità che indossa il mantello di arlecchino dei ‘neocons’, dei sedicenti ‘atei devoti’ c’è anche di peggio, un affrettarsi al bacio dei sacri anelli per consolidare la servitù della Chiesa e mettere le mani sul principio spirituale nella storia.C’è il vecchio tentativo di far coincidere ed esaurire il Cristianesimo con una civiltà, la fede con una cultura, di ridurre la Chiesa a cappellana militare dell’Occidente” .
(Giancarlo Zizola)

L’atteggiamento laico del credente sta nel fatto che egli sceglie e agisce nel concreto dell’esistenza non deducendo dalla fede le soluzioni, ma elaborandole lui queste soluzioni, attivando al meglio la ragione, impegnando la propria persona le responsabilità, in un contesto di pluralismo dialettico, ispirandosi agli imperativi fondamentali del Vangelo” .
(Romolo Menighetti: Rocca 21/05)

Chi confonde i piani del temporale e dell’eterno, e pretende di imporre alla politica i modi della religione o viceversa, prepara il decadimento dell’una e dell’altra“.
( don Primo Mazzolari: Adesso 1.8.50)

Uno stato che si serva della religione per fini politici rinnega la propria laicità e rinuncia alla propria autonomia, mentre una Chiesa che si serva della politica per rafforzare il potere temporale si opacizza e opacizza il messaggio evangelico, mentre riduce la religione a fenomeno culturale“.
(Romolo Menighetti – Rocca1/6)

Laico non è colui che rifiuta o peggio deride il sacro, ma letteralmente colui che vi sta di fronte… Laico è ogni credente non superstizioso, capace cioè, anzi desideroso di discutere faccia a faccia col proprio Dio….E così è laico ogni non credente che sviluppi senza mai assolutizzare o idolatrare il proprio relativo punto di vista
(Massimo Cacciari su Repubblica)
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Don Aldo manda

Cosa ci hanno a che fare Alberto Maggi e Alda Merini da una parte e il mentitore-bugiardo-spergiuro dall’altra?
Niente, se non il rapporto che passa tra le stelle e le stalle, le profondità siderali del pensiero e della poesia, da una parte, e gli imi putrescenti dell’imbroglio dall’altra.
Il fatto è che mi porto dentro il bellissimo, interessantissimo e partecipatissimo incontro di ieri in parrocchia con Alberto Maggi, mentre leggo la bellissima poesia di Alda appena scomparsa e mi ri volta le viscere il titolo del giornale che ho sottomano: “Berlusconi: non sono ricattabile”.

Le stelle

Spiritualità e Religione
Nel presentare Alberto Maggi ho voluto rifarmi ad una mia cara e preziosa distinzione tra Fede e Religione citando da un suo intervento a un Convegno a Cefalù del 2004 dal titolo: “E se Dio rifiuta la religione?”.
Diceva Alberto:
“La differenza tra religione e spiritualità (o fede) è che mentre la prima nasce dagli uomini ed è diretta verso la divinità, la seconda nasce da Dio ed è rivolta agli uomini. Mentre nella religione conta ciò che l’uomo fa per Dio, la spiritualità nasce da ciò che Dio fa per gli uomini.
Nella religione è sacro il Libro.
Nella spiritualità è sacro l’uomo.
Nella religione è importante il sacrificio, nella spiritualità l’amore.
Le crociate e le guerre sante non nascono dalla spiritualità, ma dalla religione.
Per questo è illusorio pensare che le religioni possano portare la pace nell’umanità.
Le religioni sono per loro natura violente”.
(Dal libro “E se Dio rifiuta la religione?” – Pagina 57 – Cittadella Editrice

Magnificat di Alda Merini

Se Tu sei la mia mano,
il mio dito,
la mia voce,
se Tu sei il vento
che mi scompiglia i capelli,
se Tu sei la mia adolescenza
io ho il diritto di servirti
e il dovere,
perché l’adolescenza
non ha mai chiesto nulla

alle sue stagioni.
Tu mi hai presa
perché io non ero una donna
ma solo una bambina.
E le bambine si accolgono
e si avvolgono di mistero.
Tu mi hai resa donna, Signore,
e la donna è soltanto
un pugno di dolore.
Ma questo pugno

io non lo batterò
verso il mio petto,
lo allargherò verso di Te
come una mano
che chiede misericordia.
Tu sei la mia mano, Signore,
Tu sei la vita,
e quando una donna partorisce un figlio

la disgrazia e l’amore
abitano in lei
come il dubbio della sua esistenza.
Tu mi hai redenta
nella mia carne
e sarò eternamente giovane
e sarò eternamente madre.
E poiché mi hai redenta
posi vicino a Te

la pietra della Tua resurrezione.
E poiché mi hai redenta
fammi carne di spirito
e spirito di carne.
E poiché mi hai redenta
Dammi un figlio
atrocemente mio
.
..
LA LIBERTA’ RELIGIOSA
Nunzio Miccoli

Imporre il crocefisso agli uffici significa attestare ancora la confessionalità dello stato, come al tempo dello statuto albertino del 1848 e del concordato del 1929. Lo statuto albertino del 1848 dichiarava che la religione cattolica era la sola religione dello stato, mentre le altre religioni erano tollerate, anche se avevano diritti civili; nel 1867 la legge Coppino cancellò l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole e nel 1889 il codice Zanardelli garantì libertà ed eguaglianza a tutti i culti, i patti lateranensi del 1929 reintrodussero il cattolicesimo come religione di stato e l’insegnamento della religione nelle scuole, con il relativo crocefisso; erano un debito di riconoscenza del fascismo verso la chiesa che aveva appoggiato l’avvento di Mussolini.
Con la costituzione italiana del 1929, lo stato era dichiaratamente confessionale, con quella del 1984 lo rimaneva anche se non dichiaratamente, perché privilegiava una religione e sulle altre; infatti, l’art. 8 della costituzione, in barba all’articolo3, non afferma che tutte le religioni sono uguali avanti alla legge, ma che tutte sono ugualmente libere, anche se disuguali. Con la costituzione del 1984, i cittadini furono divisi in quattro categorie, quelli che professavano religioni riconosciute dallo stato e regolate dal concordato, quelli che professavano religioni che avevano fatto delle intese con lo stato, quelli che professano altre religioni e gli atei nel senso più ampio.
Oggi in Italia, se un cattolico è studente, detenuto, spedalizzato o militare, ha diritto all’assistenza religiosa e ad un luogo di sepoltura conforme alla sua religione, agli altri è negato questo diritto automatico, ma può essere concesso per favore. Nelle scuole s’insegna solo religione cattolica, cittadini di classe A, grazie ad un concordato, hanno diritto a prendere l’8%° dell’Irpef a favore della loro burocrazia religiosa, mentre le religioni senza concordato o senza intesa non possono. Secondo la legge italiana, un prete cattolico, un rabbino ed un pastore valdese sono ministri di culto e perciò non sono tenuti a testimoniare davanti all’autorità giudiziaria, mentre un pope ortodosso, un lama buddista ed un Imam sono privati cittadini e perciò, se nella stessa circostanza, mantengono il silenzio, possono essere incriminati per favoreggiamento.
In generale, in ossequio alla religione dominante nello stato, la magistratura “indipendente” della corte costituzionale è raramente è intervenuta per correggere le discriminazioni religiose, rinunciando con ciò a difendere l’articolo 3 della costituzione. Per la nostra costituzione e per il concordato, stato e chiesa sono reciprocamente indipendenti e sovrani, mentre i rapporti con le altre religioni sono regolati unilateralmente dalla legge dello stato; tutto ciò in contrasto con l’articolo 21 che garantisce la libertà di pensiero, l’articolo 3 che garantisce l’eguaglianza e l’articolo 8 che garantisce la libertà di religione.
Per la corte costituzionale, gli atei hanno meno tutele dei credenti, non meritano un concordato; in caso di separazione dei coniugi, dai giudici sono stati discriminati nell’affidamento dei figli; in epoca repubblicana, la polizia, sollecitata dal Vaticano, ha ostacolato i Testimoni di Geova e gli evangelici nell’esercizio del loro apostolato; nel 1964 a Roma fu impedita la rappresentazione dell’opera teatrale: “Il Vicario”, che criticava il comportamento di Pio XII di fronte all’olocausto ebraico.
In Italia il diritto al riposo nei giorni festivi del proprio culto trova applicazione solo per le confessioni che hanno stipulato intese con lo stato; il DPR 487 del 1994 dispone che le prove di concorso non possono avere luogo nei giorni festivi, civili o religiosi, ma riguarda solo i culti cattolico, ebraico e valdese.
L’art. 724 del c.p, puniva la bestemmia contro la religione dello stato, poi nel 1995 la corte costituzionale, molto in ritardo dall’avvento della costituzione, dichiarò incostituzionale il primo comma, estendendo il reato a tutte le religioni, infine il reato di bestemmia fu abolito; la corte costituzionale, con sentenza, ritenne lecito pretendere in tribunale il giuramento sulla bibbia, poi a costituzione invariata, con altra sentenza, anche quest’obbligo fu abolito.
Sono strani questi tentennamenti, la corte costituzionale dovrebbe essere al disopra del tempo e delle mode culturali, dovrebbe essere veramente indipendente.
Con sentenza 508/2000, la corte costituzionale ha abolito il reato di vilipendio della sola religione cattolica, estendendo la tutela alle altre religioni; con sentenza 327/2002 ha abolito la norma che puniva più gravemente il turbamento delle funzioni cattoliche, rispetto a quelle delle altre religioni; per sudditanza verso la chiesa, la corte costituzionale ha rinunciato ad intervenire in altre questioni ed è intervenuta in ritardo in altre; in fondo, anche Togliatti aveva accettato il concordato.
In Italia sembra che il parlamento, prima di fare certe leggi, debba chiedere il permesso alla conferenza episcopale italiana, destra e sinistra sono ai piedi del Vaticano e delle banche della chiesa; oggi l’Italia è il giardino del Vaticano e uno stato a sovranità limitata, il Vaticano straripa in tutta la vita pubblica e privata italiana e nell’economia italiana.
Tutte le legislazioni moderne, per concedere alle religioni i benefici di legge, hanno difficoltà a definire cosa sia una religione; la religione ha rappresentanti, ma possono essere divisi, ha un rituale, divide il sacro dal profano; alcune religioni, come il buddismo, sono senza Dio, altre religioni adorano gli extraterrestri; non tutte le religioni hanno libri sacri, alcune adorano solo la natura. Anche se il reato di plagio è stato eliminato dal nostro ordinamento, le religioni paiono plagiare i loro aderenti, manipolano le loro menti ed abusano della credulità popolare, che è reato per lo stato, ma è un costume normale della religione e la giurisprudenza non ha niente da dire; normalmente la gente crede alla bugie ripetute di religione, informazione, politica e commercio.
Nel 1993 la chiesa di Scientology fu condannata dalla corte d’appello di Milano, per associazione per delinquere, estorsione e circonvenzione d’incapace; nel 1979 Eugenio Siracusa, che asseriva di essere in contatto con extraterrestri, fu accusato di plagio, truffa e violenza carnale; in Italia e all’estero esistono anche sette sataniche, che fanno violenze, orge e droga–parties, dietro di loro è la società bene che è mandante in incognito; nel 1996 la procura di Bologna condannò una setta del genere per violenza ai bambini, la pedofilia è ampiamente praticata tra religiosi.
Queste sette gestiscono giornali, società commerciali e fondazioni, perché la religione è una bella bottega redditizia, i loro dirigenti sono spesso oggetto di denunce da parte di genitori di ragazzi plagiati; l’associazione spirituale per l’unificazione del mondo cristiano, nata nel 1950 per opera di Moon, è proprietaria d’imprese, fattorie, scuole, alberghi, fabbriche d’armi e di una casa cinematografica.
L’Islam non riconosce eguaglianza alla donna, né libertà di religione, gli stati islamici sono stati confessionali e non laici e non separano lo stato dalla religione; oggi diversi stati islamici hanno ripristinato la legge islamica, che è lesiva verso i moderni diritti dell’uomo, le loro scuole islamiche educano all’intolleranza ed all’odio verso le altre religioni.
La chiesa non è influente solo in Italia, due curiosità, in Germania, in forza del concordato stipulato da Hitler, le tasse ecclesiastiche le pagano anche i disoccupati senza convinzione religiosa e negli asili comunali tedeschi i bambini sono costretti alla preghiera.
Il rispetto per le altre religioni da parte della chiesa cattolica cominciò con il concilio Vaticano II, prima di allora, insultare e deridere ebraismo, protestantesimo e islamismo era parte dell’insegnamento cattolico, la stessa cosa accade oggi nelle scuole islamiche verso le altre religioni.
Nel 1962 il concilio Vaticano II si era aperto al pensiero laico ed alle altre religioni, oggi il Vaticano è tornato indietro, strizza l’occhio alla teocrazia musulmana e all’ONU il rappresentante Vaticano vota spesso assieme ai paesi musulmani, in materia sessuale, controllo delle nascite, vertenze con Israele, ecc.; i dirigenti della chiesa guardano sempre con nostalgia al medioevo, che era teocrazia più fascismo o autoritarismo, oggi la chiesa di Roma ha rinunciato all’ecumenismo e pare puntare al fondamentalismo.
Dal 1929 la religione tornò nelle scuole ed oggi la Rai dedica sempre almeno un servizio giornaliero al papa, nelle commissioni Rai sono presenti sacerdoti cattolici ed è evidente l’influenza del Vaticano su tutti i canali televisivi; In Italia, una parte consistente del parlamento non risponde al popolo ma alla chiesa. Ruini, come presidente della conferenza episcopale italiana, ha controllato il parlamento; presidenti della repubblica e primi ministri, appena eletti, fanno atto di sottomissione alla chiesa, facendosi per prima cosa ricevere dal papa; nel corso di una crisi politica italiana, il segretario di stato Sodano ha fatto consultazioni tra i partiti, al posto del presidente della repubblica e si sono fatti presidenti della repubblica con il sostegno determinante della chiesa.
Però la chiesa governa anche attraverso laici suoi fiduciari, che sono nei consigli d’amministrazione delle banche controllate dalla chiesa. Mentre negli edifici pubblici troneggia il crocefisso, i comuni si rifiutano di allestire nei cimiteri una sala per onoranze funebri per i non credenti, già prevista dalla legge.
Quasi tutti i mass media sono succubi del Vaticano, all’ingresso dell’Enea, il più importante ente scientifico italiano, è stata posta una statua della madonna.
Il concordato con la Croazia postcomunista prevede il finanziamento della chiesa cattolica da parte dello stato, la restituzione dei beni della chiesa e l’insegnamento della religione nelle scuole, mentre i profughi italiani, fuggiti dalla Croazia, non hanno avuto in restituzione le loro case; oggi in Croazia ogni cittadino deve pagare la pensione ai preti, nel paese è stato eluso il principio di separazione tra chiesa e stato, caduto il comunismo, la chiesa ne ha occupato lo spazio politico.
Anche in Slovenia i beni nazionalizzati da Tito sono tornati in proprietà della chiesa, che controlla la televisione e vuole il ritorno dell’insegnamento religioso nelle scuole. In Serbia la devozione alla chiesa ortodossa favorisce la carriera, come accadeva per la fede comunista nei paesi comunisti e com’è accaduta in Italia sotto la democrazia cristiana per la fede cattolica; la democrazia cristiana fu una grande agenzia di collocamento.
Nel 2001, dissoltasi la Jugoslavia, il clero macedone ortodosso si è opposto alla parificazione dei culti religiosi, ha chiesto l’insegnamento religioso nelle scuole e vuole esercitare il massimo potere sulla società.
In Grecia, il presidente della repubblica giura in nome della santissima trinità, lì non è possibile fare proselitismo a favore d’altre religioni, nelle scuole esiste l’insegnamento religioso ed i preti sono stipendiati dallo stato; la costituzione irlandese è stata emanata nel nome della santissima trinità e nel paese l’aborto è vietato.
Però i paesi europei non si muovono all’unisono; in Francia è vietata l’esposizione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici; in Germania l’unico matrimonio ammesso è quello civile; la Gran Bretagna punisce la bestemmia solo nei confronti della religione cristiana, nel paese non esiste separazione tra stato e chiesa, la religione dipende dalla regina ed i vescovi sono nominati dal governo.
In Spagna Zapatero vuole uno stato veramente laico.
Dal 2000 in Svezia si è passati al regime di separazione tra chiesa e stato, i vescovi non sono più nominati dal governo, la chiesa non riceve più finanziamenti statali e le coppie gay sono riconosciute; oggi la Svezia ha le leggi sulla religione più avanzate in Europa.
In Italia dell’8%° dell’Irpef ricevuto dalla chiesa, solo la metà è destinato al sostentamento del clero, la chiesa non vuole preti sposati perché costerebbero di più e li può sfruttare meglio, però tollera adulterio, pedofilia, pederastia ed omosessualità da parte dei preti e sono trasferiti solo quelli che scoperti danno scandalo.
Lo stato paga gli insegnanti di religione, asili, giubilei, manutenzione di chiese, scuole private e pubblicazioni cattoliche; la chiesa ha esenzioni fiscali, controlla la maggior parte di scuole private e cliniche private, controlla la maggior parte delle banche italiane, è proprietaria d’immobili e azioni in tutto il mondo.
Tramite Acli-Enaip, la chiesa amministra miliardi di euro dell’Unione Europea e delle regioni per la formazione professionale, alcune regioni finanziano gli oratori cattolici e gli assistenti religiosi agli ospedali; la chiesa cattolica usa il volontariato ed il lavoro a costo zero del basso clero, massimizzando i profitti; alcune banche cattoliche, come la banca Intesa, hanno fatto transitare miliardi di euro per l’esportazione d’armi, il Vaticano, tramite finanziarie, ha fabbriche d’armi.
Dal 1929, con l’indennizzo ricevuto da Mussolini, la chiesa cattolica ha sviluppato una ricchezza enorme che, anche grazie a lasciti ed esenzioni fiscali, cresce più rapidamente del reddito italiano e mondiale, di questo passo, la chiesa può impossessarsi di quasi tutta la ricchezza nazionale.
Oggi in Italia le leggi malviste dal Vaticano non passano, i veti vaticani alla sfera scientifica non sono cessati; il Vaticano vuole che la morale cattolica valga per tutti, perché afferma che in Italia i cattolici sono la maggioranza, ma nessuno e nemmeno l’Istat vuole verificare con un referendum se sia vero.
Gli italiani battezzati sono il 90%, quelli che si confessano e pagano l’8%° Irpef il 40%, i praticanti sono il 20%, quelli che credono a tutti i dogmi del cattolicesimo forse sono solo il 10%; perciò il vescovo di Como, Maggiolini, ha affermato che il cattolicesimo è destinato ad estinguersi, per la poca fede nei principi dogmatici, per la mancanza d’obbedienza alla gerarchia e per la propensione alla libera circolazione delle idee; questo vescovo ammette che la nostra società è secolarizzata.
Ciò malgrado, la nostra classe dirigente è sempre saldamente legata alla chiesa e scodinzola davanti ad essa, come fanno i cani con i loro padroni.
Oggi, a causa dell’incredulità diffusa, si fa meglio a parlare di cittadini abitanti in territori di tradizioni cristiane che di veri cristiani o di cattolici, anche tra i cristiani della domenica esistono gli increduli; in Italia, appena si ebbe la tendenza degli italiani a definirsi atei, l’Istat, per secretarne il numero, ha smesso di censire la religione degli italiani.
In Italia i crocefissi sono imposti nelle scuole, negli edifici pubblici e nei seggi elettorali; gli studenti che non frequentano l’ora di religione sono schedati dall’ufficio catechistico nazionale e perciò hanno meno possibilità nel lavoro; l’insegnamento della religione concorre nel credito scolastico. Per ostacolare la scelta della non frequenza, l’ora di religione è stata inserita in mezzo alle altre ore d’insegnamento; gli insegnanti di religione sono assunti con raccomandazione del vescovo e non per concorso, non possono essere licenziati e, se sono revocati dal vescovo, cambiano di ruolo, cioè materia, scavalcando i colleghi che devono fare concorsi.
Per la chiesa, i vescovi indegni non possono essere destituiti, i preti pedofili continuano a dire messa, al massimo sono trasferiti, quelli adulteri sono tollerati e sono trasferiti se scoperti.
Nel XX secolo la chiesa ha sostenuto le dittature in Europa e America Latrina, con le quali ha stipulato concordati, speciali trattati internazionali disuguali, che mettono lo stato in posizione subalterna rispetto alla chiesa; quello con l’Italia prevedeva come unico obbligo della chiesa una preghiera per il re.
Il Vaticano non ha ratificato la convenzione dei diritti dell’uomo del 1950, è una monarchia elettiva assoluta e autoritaria.
Nei primi secoli dell’era cristiana, la chiesa chiese tolleranza e nel IV secolo si alleò con Costantino, che con il suo aiuto voleva unificare l’impero, fu così che nel 325 nacque il primo concordato tra stato e chiesa; nel 380, sotto Teodosio, bisognava essere cristiani per ricoprire cariche di comando e fu archiviata la tolleranza verso le altre fedi, così a Roma tutti si fecero cristiani, perché i non cristiani erano discriminati, erano stranieri in patria e senza diritti.
Teodosio si accanì contro eretici cristiani, pagani ed ebrei, li colpì con confische ed esilio; caduto l’impero romano, la chiesa ne ereditò il potere e nel medioevo lottò per il primato del potere spirituale su quello temporale; la chiesa di Roma ostacolò longobardi e Federico II, che volevano unificare l’Italia, per bloccare questo piano e difendere il suo territorio che divideva l’Italia, chiamò spesso lo straniero; dal 1945, caduto fascismo e monarchia, la chiesa s’impossessò di tutta l’Italia.
Il crocefisso tridimensionale s’impose definitivamente con la controriforma e divenne oggetto d’artigianato a vantaggio dei monasteri, perciò la lotta al culto delle immagini e al crocefisso divenne perdente. E’ un simbolo macabro abusato, non è simbolo dello stato ma della chiesa, era un simbolo antecedente il cristianesimo; i protestanti rigettano il crocefisso tridimensionale e gli ortodossi preferiscono raffigurare Cristo come un bambino in braccio alla madre.
Durante la controriforma nacque il gusto del macabro, con chiese che pullulavano di crocefissi, teschi e tibie; invece nel medioevo, cattolico e bizantino, prevalse l’immagine gloriosa del bambino tra le braccia della madre; fu la controriforma ad imporre Cristo sofferente, piagato e coperto di sangue, destinato a generare timore, compassione e rispetto nel popolo.
Il crocefisso è stato usato dall’Inquisizione come ammonimento verso i sudditi, minacciati da sanzioni terrene ed ultraterrene.
Le religioni, abusando della credulità popolare, sono uno strumento per governare e per accumulare ricchezze; poiché il mercato ammette l’uso di tutti gli strumenti e di tutte le tecniche per raggiungere la ricchezza, la libertà di religione si concilia con il liberismo, tuttavia, la religione propende sempre per i regimi autoritari. Tutte le religioni hanno dei rappresentanti religiosi o delle autorità religiose, anche se non si vogliono chiamare sacerdoti, questi rappresentanti godono sempre di privilegi; tuttavia oggi, in occidente, i miscredenti sono la maggioranza, includendo atei, agnostici, deisti, naturalisti e cristiani che non credono a tutti i dogmi della chiesa e non condividono il ruolo del papa.
Poiché, secondo la mitologia biblica, nel paradiso terrestre l’uomo non lavorava ed era immortale e con il regno di Dio è stata promesso all’uomo il recupero di queste prerogative, se n’evince che l’uomo prova angoscia per la morte e per il lavoro subordinato, soprattutto manuale, che lo rende oggetto della produzione; sono queste le paure ataviche dell’uomo, gli unici uomini liberi sono quelli che vivono senza lavorare. La propaganda e l’abuso di credulità sono tipiche di religione, politica e commercio, cioè laddove, per ottenere un certo comportamento dell’uomo, si fanno false promesse.
I membri del basso clero costituiscono i moderni servi della gleba della chiesa, anche se oggi vivono meglio che in passato, soprattutto grazie ai finanziamenti pubblici; una volta si diventava preti non per libera scelta, ma per sistemarsi o per studiare. I preti non possono sposarsi, perché i preti celibi costano meno di quelli sposati, il celibato obbligatorio dei preti ha favorito il loro sfruttamento; i preti fanno testamento a favore della chiesa, non hanno limite d’orario di lavoro, non hanno sindacati, prestano lavoro gratuito alla chiesa, hanno difficoltà ad abbandonare l’abito talare perché difficilmente troverebbero un altro impiego; sono vincolati alla chiesa come i servi della gleba lo erano alla terra o ai feudatari.
Se i preti sono subordinati alla chiesa, nemmeno i laici si vogliono indipendenti, infatti, la chiesa ha raccomandato l’obbedienza, come l’Islam la subordinazione e lo stalinismo, il centralismo democratico; naturalmente non è mancato il dissenso all’interno della chiesa, anche se represso, infatti, Don Milani ha affermato che l’obbedienza non è una virtù. L’obbedienza mira a contrastare il dissenso religioso ed esorta ad obbedire anche allo stato, anche se è autoritario, purché sia alleato della chiesa. L’obbedienza è il cardine di tutte le organizzazioni religiose e militari, con essa si fanno degli uomini degli strumenti docili da manipolare, che non possono disertare o fare gli apostati.
Anche i partiti vogliono dei militanti e non vogliono che disertino, almeno questa è la loro aspirazione, che calpesta libero pensiero e spirito libero; eppure nell’obiettore c’è più coraggio, obbedire è più facile, chi capisce che non si deve obbedire ad un ordine delittuoso manifesta autonomia di giudizio e di comportamento. Però, secondo ebraismo, cristianesimo e islamismo, la religione vuole gli uomini pecore, mentre i sacerdoti devono essere i loro pastori; le pecore si mungono, si tosano e si macellano, però sono protette e curate perché sono un capitale che frutta, senza il lavoro dell’uomo, la terra ed il capitale non rendono.
Purtroppo, generalmente, il pensiero del popolo non è un pensiero critico ma automatico, chi obbedisce ritiene di doverlo fare per dovere, così, obbedendo, individui normali diventano sadici, perché la lealtà verso i superiori supera le considerazioni morali, è per questo che la religione è stata utilizzata anche in guerra. La chiesa e lo stato hanno perseguitato i ribelli disobbedienti, però, anche se la chiesa controlla seminari e scuola, non riuscirà mai a far tacere gli spiriti liberi che sono anche nel suo interno, soprattutto nel basso clero.
L’Islam predica la sottomissione dei sudditi ed il buddismo mira a sopprimere il desiderio, che significa anche riscatto e ambizione, cioè invitano, come il cristianesimo, alla rassegnazione; nel terzo mondo è un desiderio una riforma agraria per la distribuzione delle terre, in mano a latifondisti, spesso uomini di religione, in India, Iran, Italia e nell’antico Egitto. Sopprimere queste aspirazioni significa cristallizzare le differenze di classe e difendere la grande proprietà, il decimo comandamento della bibbia recita: ”Non desiderare la roba di altri!”.
Tra i desideri o le aspirazioni degli spiriti liberi vi sono anche il desiderio di libertà, di benessere, di conoscenza e di una libera informazione, a queste persone la chiesa ha replicato che il desiderio di conoscenza è un peccato se non è finalizzato alla conoscenza di Dio; la chiesa preferisce gli uomini ignoranti e impregnati di sola dottrina cristiana, è stata sempre ostile alla scienza; autodeterminazione del paziente, aborto ed eutanasia rientrano tra le libertà e le aspirazioni umane, anche se non condivise, ovviamente, sono combattute dalla chiesa.
Tanti tramano contro le libertà umane, non tutti amano la democrazia, peraltro sempre difettosa, s’invita l’uomo a sopprimere certi desideri perché l’uomo ha anche le aspirazioni di chi desidera riscattarsi; il desiderio può portare alla rivoluzione e perciò è visto con sospetto; chiesa e stato, per controllare l’uomo, hanno voluto il controllo sulla stampa, della televisione e della scuola.
La religione ha cercato di ostacolare ragione, libertà e libero pensiero, ha identificato il demonio con l’opposizione; secondo il mito, Adamo ed Eva, poiché non desideravano rimanere ignoranti, assaggiarono la mela dell’albero della conoscenza e furono scacciati dall’Eden. In questa società, il lavoro è riservato agli uomini normali, mentre privilegianti, baroni, predicatori laici, come i politici, e religiosi e reddituari ne sono esentati; però, chi è costretto a lavorare per vivere, non è libero e perciò ha perduto la faccia, gli unici uomini liberi o uomini d’onore sono i privilegiati che non lavorano, hanno immunità giudiziarie e sono esentati, parzialmente o totalmente, dalle tasse.
La libertà religiosa è un test importante per stabilire il grado di democrazia in un paese, infatti, se c’è libertà si può appartenere a qualsiasi fede, si può cambiare liberamente fede e si può essere anche atei; in Italia la democrazia è imperfetta perché privilegia oil Vaticano e la religione cattolica; il Vaticano, come l’Islam, è stato contro libertà religiosa e contro apostasia, anche il Dalai Lama si è detto contro le conversioni al cristianesimo dall’induismo e dal buddismo, l’Islam condanna a morte gli apostati.
L’uomo è mosso da pregiudizi religiosi, politici, ideologici, razziali, familiari e culturali, sembra incapace di pensare liberamente ed autonomamente, perciò i militanti di partito non possono essere liberi pensatori; il pregiudizio è una visione di massa che dà sicurezza e inventa dei nemici; la cultura di massa, sponsorizzata anche dalla sinistra, è una bestemmia contro la libertà del pensiero individuale.
La chiesa è contro il controllo delle nascite, perché lo stato ha bisogno di soldati e contribuenti, la terra e il capitale senza uomini non rendono; con pochi uomini, la terra vale poco, più uomini abbassano i salari e fanno aumentare le tasse; le famiglie vorrebbero compensare la caduta della mortalità infantile con il controllo delle nascite, ma la chiesa non è d’accordo, per lo stato ed i partiti, il numero è potenza.
Bambini e adulti sono coltivati nelle favole, che sono bugie edificanti, l’insegnamento morale non dice tutta la verità. Pare che non sia sufficiente affermare che tutti devono avere gli stessi diritti, per aiutare le donne, bisogna affermare che hanno solo virtù e sono sempre vittime, per aiutare i popoli oppressi, bisogna affermare che non hanno mai oppresso nessuno, per salvare gli ultimi lupi rimasti, bisogna affermare che non hanno mai mangiato uomini; sono tutte bugie, ma servono a migliorare i comportamenti dell’uomo.

http://www.viruslibertario.it
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RIDIAMARO : – )

Via i crocifissi dalle aule. Suggerivano la risposta.

Via il crocifisso dalle scuole italiane. Questo sì che sarebbe un miracolo.

Secondo l’Europa sarebbero più rappresentativi i due ladroni.

(La Corte Europea è stata inflessibile: il crocifisso andrà sul satellite)

Quando ha appreso la notizia, la Binetti è esplosa.

Gelmini: “Il crocifisso rappresenta l’Italia”. Pensandoci bene, non le si puo’ dare torto.

Il cardinal Bertone: “Dobbiamo cercare con tutte le forze di conservare i simboli della nostra fede”. È tutto ciò che ci rimane.

La replica di Gesù: “Non mi dimetto”.
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http://masadaweb.org

7 commenti »

  1. veramente, siete dei comunisti tristi, il comunuismo è morto, non esiste più, non avede più il vostro credo da seguire e vi “arrogate” di sostenere che più nessuno ha una fede.
    Siete tristi voi e pretendete che tutti gli altri lo siano.
    Continuate così, non fate altro che rafforzare Berlusconi e chi lo vota…
    bravi.

    Commento di Pino Cremella — novembre 9, 2009 @ 1:20 pm | Rispondi

  2. Sauro manda:

    Ma io difendo quella croce
    Marco Travaglio

    Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io.
    Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”.
    Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere il crocifisso come “arredo”, tanto vale staccarlo subito. Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una “tradizione” (come Santa Klaus o la zucca di Halloween) o della presunta “civiltà ebraico-cristiana” (furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare).
    Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”).
    Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all’asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato Antonio Socci – a scatenare la guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo.
    Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli.
    A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia – si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all’uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo. Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l’8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell’uomo in croce. Anzi, le mancano proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.

    da Il Fatto Quotidiano n°38 del 5 novembre 2009

    Commento di MasadaAdmin — novembre 9, 2009 @ 3:05 pm | Rispondi

  3. Scrive don Salvatore Resca:
    Sono viceparroco a Catania (chiesa dei santi Pietro e Paolo) e al sovrintendente del Teatro Bellini (che vuole esporre il crocifisso sulla facciata) dico: ti prego, togli la croce! Non so cosa ne pensano preti e vescovi ma credo che anche Cristo, dall’alto dei cieli, vedendosi appeso fra Violetta e Norma stia sussurrando: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. La croce non si appende; i cristiani sanno che si carica sulle proprie spalle per incamminarsi con essa dietro Gesù Cristo. Il Vangelo è una cosa seria. Un luogo come un teatro, a prescindere da ciò che accade all’interno delle sue mura, non è il più adatto per metterne in evidenza le esigenze. Il crocifisso è il simbolo della Fede. Non è un simbolo culturale o un collante di identità etniche e nazionali: abbiamo aule scolastiche piene di crocifissi appesi e vuote di cristiani, veri.

    Come non dargli ragione?

    Don Aldo Antonelli

    Commento di MasadaAdmin — novembre 9, 2009 @ 3:23 pm | Rispondi

  4. Caro Pino
    trovo spassosa la tendenza minimale ad etichettare come ‘comunista’ chiunque avanzi critiche al dominio materiale della Chiesa di Roma. Il ‘comunismo’ (forse qualcuno prima o poi dovrebbe dirtelo) è scomparso da 20 anni. Sopravvive solo nelle teste di persone come te, programmate su poche idee ma false, fanatiche, semplicistiche, avvelenate dall’odio, incapaci di analisi storiche e molto di più di autocritica verso quella Chiesa Madre che li abbraccia come una corazza e di cui intendono ignorare vizi e scempi. Buon pro ti faccia, ma questo atteggiamento non solo ti renderà cieco per sempre, ma ti impedirà anche di far valere le tue ragioni perché sbagli persone e modi.
    Nel mio caso la critica è particolarmente demenziale, non solo non sono una ‘comunista’ ma sono una ‘no global’, fatto di cui ti sfuggirà la differenza, e si dà il caso che sia particolarmente rispettosa di ogni religione (alcune le ho studiate a fondo) e ancor più dei Vangeli e dell’archetipo del Cristo di cui avverto la grande forza salvica; si dà anche il caso, non per mio merito o richiesta, che nella mia vita, pe run atto di pura Grazia, abbia vissuto delle esperienze mistiche. Come vedi, non potresti essere più in malafede e fuori strada. Ma non credo che, coi paraocchi che hai, tu abbia capito alcunché di quello che ho detto o che io riesca a farti capire la vuotezza della tua mail. Comunque ti ho risposto lo stesso, per pura cortesia

    cordialmente

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — novembre 9, 2009 @ 3:47 pm | Rispondi

  5. Sono un ragazzo di quattordici anni e oggi sul blog di Beppe Grillo ho visto un video messo da voi riguardante un fatto avvenuto durante il G8 di Genova.Con un solo video avete mostrato le vere brutalità sui fatti avvenuti al G8 e avete fatto tornare in me il ricordo dei feriti, di Carlo Giuliani e la reazione violenta della polizia ingiustificata. Subito dopo sono entrato nel vostro sito e vi faccio i miei complimenti più sinceri perché siti liberi e strutturati in questa maniera ce ne sono pochi. Voi siete un sito che apre gli occhi .Un grazie e spero che con il tempo continuerete a curare il sito.
    Grazie dell’attenzione prestatami.
    Giacomo Gasparetto

    Non ricordo il video di cui parli ma grazie
    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — novembre 9, 2009 @ 8:51 pm | Rispondi

  6. Copio la parte fondamentale della sentenza della Corte Europea

    “Nel parere della Corte, « il simbolo del crocifisso ha una pluralità di significati tra cui il senso religioso è predominante. Il denunciante sostiene che il simbolo è un affronto alle sue convinzioni e viola il diritto dei suoi figli che non professano la religione cattolica. Le convinzioni di questi ragazzi hanno raggiunto un livello di serietà e di coerenza sufficientemente coerente tanto che la presenza obbligatoria del crocifisso potrebbe essere ragionevolmente intesa come in conflitto con le loro convinzioni.

    L’interessato vede nell’esibizione del crocifisso il segno che lo Stato è dalla parte della religione cattolica. Questo significato è ufficialmente accettato nella Chiesa cattolica, che attribuisce al crocifisso un messaggio fondamentale. Pertanto, la preoccupazione del richiedente non è arbitraria.

    La presenza del crocifisso può essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso..ciò che può essere incoraggiante per alcuni studenti di una religione può essere emotivamente inquietante per gli studenti di altre religioni o di coloro che non professano alcuna religione. Questo rischio è particolarmente presente tra gli studenti appartenenti a minoranze religiose.

    La libertà negativa non è limitata alla mancanza di servizi religiosi o di istruzione religiosa. Essa copre le pratiche dei simboli che esprimono, in particolare, o, in generale, una credenza, una religione o ateismo. Questo diritto negativo merita una protezione speciale…

    La Corte non vede come l’esposizione nelle aule delle scuole pubbliche, di un simbolo che è ragionevole associare con il cattolicesimo (la religione di maggioranza in Italia) potrebbe servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una “società democratica”, come concepito dalla Convenzione, pluralismo che è stato riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana nel diritto interno.

    La Corte ritiene che l’esposizione obbligatoria di un simbolo di una confessione nell’esercizio della funzione pubblica per quanto riguarda situazioni specifiche, sotto il controllo del governo, in particolare nelle aule, limita il diritto dei genitori educare i loro figli secondo le loro convinzioni e il diritto degli alunni di credere o di non credere.

    La Corte ritiene che ciò costituisca una violazione di questi diritti, perché le restrizioni sono incompatibili con il dovere dello Stato di rispettare la neutralità nell’esercizio del servizio pubblico, in particolare nel campo dell’istruzione »

    L’intera sentenza è qui

    http://www3.varesenews.it/italia/articolo.php?id=155793

    viviana.

    Commento di MasadaAdmin — novembre 15, 2009 @ 7:09 pm | Rispondi

  7. Cristo in croce? Ricordate la parabola del viandante trovato dal samaritano morente derubato e bastonato? Ricordate la frase:(quello che farete a qulsiasi di questi bisognosi sarà come lo faceste a me?) Ricordate di averci fatto cantare in chiesa:(se qualcuno ha dei beni in questo mondo e chiudesse il cuore agli altri nel dolore come potrebbe la carità di Dio rimanere in lui?)Cosa vuol dire avere dei beni da distribuire ai poveri. Quanto è lecito tenerne ancora per noi? Conosco la parabola della vedova che aveva poco e diede quel poco.Perchè non aiutate i poveri arrabbiati e disperati nel vedere i più poveri ancora e non poter dare più di quello che possono, per salvarli dalla morte per fame? E Cristo muore ancora. E voi accumulate montagne di soldi per acquisire più potere e per accumularne ancora di più! Sento gente ben pasciuta che litiga per la croce si o la croce no. Lo stesso tempo e denaro se si impiegasse per pensare, riflettere poi ragionare saremmo tutti sufficentemente umili per capire che non sarà mai un simbolo religioso qualunque sia a dividere gli uomini, ma tutti sanno che è L’ opulenza alle spalle dll’ indigenza che divide:

    Commento di Auro Mascella — gennaio 29, 2010 @ 8:14 pm | Rispondi


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