Nuovo Masada

novembre 7, 2009

MASADA n° 1026. 7-11-2009. Un paese alla deriva

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 4:12 pm

Bicamerale e bicameralina. L’inciucio ritorna – Moralità e moralismo – Omofobia, delitto federale – Assalto alla giustizia – Festa delle forze armate – La Svizzera contro l’export di armi – Relazioni pericolose – Il lato osceno del potere – Dati su droga e prostitute – Lodi e lodini

Negare l’evidenza non è mai stato sinonimo di verità, ma i fanatici lo fanno, senz’ombra di pudore”.
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Un Paese moralistico profondamente immorale
Massimo Fini
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“Conosco parecchi furfanti che sono anche moralisti. Non ho mai conosciuto nessun moralista che non fosse anche un furfante” (J. Renard)
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Invidio i bigotti; possono essere carogne con animo sereno”
(Charlton Heston nel film: “Il re delle isole”)
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Karamazov

La corruzione della moralità – oggi particolarmente in voga – si chiama moralismo. Il moralismo è la scelta unilaterale dei valori per avallare la propria visione delle cose. Normalmente gli uomini capiscono che, senza un certo ordine, non si può concepire la vita. Ma come definiscono quest’ordine? … mettono in fila un seguito di principi e di leggi, adempiendo i quali sono persuasi che l’ordine si crei. …“Bisogna fare così e così”. I farisei definivano l’ordine con un numero quasi infinito di leggi: da un certo punto di vista il fariseo è l’uomo affezionato all’ordine, il difensore della morale intesa come quell’ordine affermato e delineato.
Il moralismo si traduce in due sintomi gravi. Il primo è, appunto, il fariseismo. Nessuno è più antievangelico di chi si considera onesto, perchè non ha più bisogno di Cristo. Il fariseo vive senza tensione, perchè stabilisce lui stesso la misura del giusto e la identifica con ciò che crede di poter fare. Come contraccolpo, egli usa la violenza contro chi non è come lui. Il secondo sintomo perciò è la facilità alla calunnia. Da un lato, dunque, giustificazione per se stessi. Dall’altro, odio e condanna del prossimo.

Ma perché B vuole tanto la separazione delle carriere?
Viviana Vivarelli

Non è solo un problema tecnico se la chiede da sempre.
Si dice che è perché Pm e giudice fanno lavori diversi, ma non è vero. Il Pm riceve le denunce, raccoglie le prove aiutato dalla polizia, fa interrogatori ecc. Se si convince che l’indagato è colpevole va avanti, sennò archivia l’inchiesta. Nel 1° caso lo rimanda al giudice che decide se rinviarlo a giudizio o no. Anche il giudice esamina le prove, ne chiede altre, fa interrogatori e valuta se procedere o no. Le operazioni sono le stesse. Il Pm le compie nel suo ufficio. Il giudice nella sede processuale. In più, il giudice, al termine del processo, se le prove risultano valide, emette la sentenza.
Non ci sono differenze.
Il Pm se è convinto della colpevolezza, la sosterrà al processo a nome dello Stato, se arrivano prove che lo convincano dell’innocenza sosterrà l’innocenza. Cerca la verità e lo fa a nome dello Stato.
Fanno lo stesso lavoro e dunque non c’è niente di strano se alcuni Pm diventino giudici.
Alcuni dicono che, se Pm e giudice appartengono alla stessa carriera, possono essere più amici di quanto il giudice lo sia con un avvocato, ma non è vero nemmeno questo, perché tra loro c’è anche rivalità. Il giudice Bruno Tinti dice che nella sua carriera ha combattuto più coi giudici che con gli avvocati. Perché non separare allora anche giudici di 1°grado e di Cassazione?
Vediamo i veri motivi dell’accanimento di B. Il Pdl è il partito degli avvocati, il Pd dei giudici. B ha travasato in politico tutto il suo amplissimo parco avvocati. Accade invece che molti magistrati che lasciano la carriera vadano all’opposizione. Separare le carriere vuol dire limitare i poteri del Pm di trovare la verità e B non vuole che questi indaghi a 360°, agisca d’ufficio o cerchi la verità. Vuole due avvocati alla pari, dell’accusa e della difesa, all’americana.
Ma un avvocato non è uno che cerca la verità, è uno che difende un cliente. Se vuole dimostrare che è innocente, le prove della sua colpa le scarterà. Purtroppo in USA funziona così. C’è il Pm (Procuratore Distrettuale) e una giuria di incompetenti che decide in base a sensazioni, che si trova davanti due avvocati, uno per l’accusa e uno per la difesa, ed è convinta dal più bravo (e più pagato). Ma gli avvocati sostengono tesi, non cercano la verità. E B ha il partito degli avvocati, può pagare i migliori, odia i giudici e vuole portarli al rango di avvocati.
In USA le carceri sono piene di innocenti e non ci sono i 3 gradi di appello. Il povero che non può permettersi un avvocato bravo soccombe. I poveri devono pagare chi cerca le prove della loro innocenza; se non possono farlo, nessuno lo aiuta. Il difensore d’ufficio spesso è un incapace o un cialtrone. E accade che siano condannati non in quanto innocenti, ma in quanto poveri.
B vuole un avvocato che sostiene l’accusa e uno che sostiene la difesa, non vuole un Pm indipendente dalle parti ma due avvocati di parte che difendono clienti, e vuole che vinca il più abile che sarà inevitabilmente il più pagato.
Oggi in Italia abbiamo già troppe istituzioni che dovrebbero difendere il cittadino e difendono invece gli interessi del premier. Per es. l’Avvocatura dello Stato ha difeso il Lodo Alfano davanti alla Consulta dicendo “ Il Lodo Alfano deve passare sennò B deve dimettersi e sarà un danno per il paese!”
Creare due avvocati alla pari assolverebbe tutti i ricchi, specie uno come B. I processi ai ricchi diventerebbero tutti politici e finirebbero in tante assoluzioni e non ci sarebbe nulla di più iniquo, sancendo ancora di più quella deriva verso un potere plutocratico, cioè dei più ricchi, che vogliono leggi e giustizia a proprio vantaggio, contro il bene collettivo.
In Francia funziona così, la Magistratura e non solo la Polizia è agli ordini del Ministro dell’Interno, e ci sono Pm che si dimettono per non seguire chiari ordini politici di assoluzione di colpevoli o condanna di innocenti per ordine del Governo.
Con B gli abusi sarebbero sicuri e salterebbe qualunque processo passato o futuro che lo riguarda. Già adesso sta tentando per legge di far confluire a Roma i processi delle prime 4 cariche dello Stato, ben sapendo che i giudici romani sono già acquistati o acquistabili.
Ma in una democrazia sana il principio fondamentale della separazione dei poteri va difeso. E che D’Alema nella bicamerale abbia tentato di eliminarlo d’accordo con B è infame. Ora tutto ricomincia. D’Alema tira di nuovo le fila e B ci riprova, distorcendo la nostra Costituzione che è una delle migliori del mondo.
La giustizia italiana non è allo sfascio perché non c’è la separazione delle carriere, ma perché hanno cambiato le leggi in modo da bloccare i processi e liberare i colpevoli.

Replica a questo articolo da bellaciao.org
Michele

A mio parere la separazione delle carriere è vista solo in funzione di una irregimentazione dei PM (come in Francia) in maniera da usare il potere giudiziario in funzione politica per colpire gli avversari (come B sta facendo con giornali e televisioni) e perseguire solo i “ladri di polli” (magari marocchini o zingari), tacendo dei reati finanziari o contro la pubblica amministrazione.
E’ chiaro infatti che, anche avendo una magistratura autonoma, se i reati non arrivano alla sua attenzione non vi saranno sentenze. Quindi non credo che con la separazione delle carriere si miri a diminuire i poteri di indagine dei PM ma, al contrario, di aumentarli. In pratica B. vuole una superpolizia al servizio del governo (cioè lui) non del cittadino.
Per quanto riguarda il sistema americano si vede che non lo conosci molto bene in quanto non è vero che gli appelli sono meno di tre ma, tra corti, distrettuali, statali, federali e Suprema Corte gli appelli sono in pratica infiniti e ci sono casi di persone con casi anomali che ne hanno fatto più di venti con risultati ambigui ed altalenanti.
Questo senza contare che si può fare ricorso direttamente al Governatore ed al Presidente al termine della trafila giudiziaria ma ci vogliono i soldi, tantissimi soldi. Non è poi vero che la causa viene decisa da una giuria di incompetenti in quanto i casi che vanno ad una giuria sono un’infima minoranza dei casi (nonostante nei film sembri il contrario).
Piuttosto i problemi del sistema americano sono altri: oltre al fatto dei costi enormi per chi vuole avvocati bravi o almeno decenti, c’è la mancanza di aule giudiziarie per cui molti processi vengono tenuti in camere di albergo fittate a giornata, il fatto che gli avvocati d’ufficio sono pessimi (alcuni si addormentano in udienza e non conoscono quasi mai la causa), i giudici sono nella maggioranza degli Stati di nomina politica per cui vengono scelti tra la cerchia dei finanziatori o amici del governatore (ci sono moltissimi magistrati laureati in filosofia o storia e persino in medicina) con conoscenza assai approssimative della legge.
Poi è chiaro che le cose siano un pò diverse da Stato a Stato ma in generale il sistema fa acqua un po’ da tutte le parti e gli stessi avvocati americani se ne lamentano tanto.
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Caro Michele, non ho fatto che semplificare e riassumere l’argomentazione del Giudice Bruno Tinti, Procuratore aggiunto presso la Procura di Torino, autore del famoso “Toghe rotte”. Puoi leggere da te uno dei suoi articoli togherotte.ilcannocchiale.it/post/2338959.html. Credo che lui ne sappia più di me e di te.
cari saluti
viviana
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Michele

Quella del giudice Tinti, se pur autorevole, è pur sempre un’opinione e comunque non mi sembra che siamo in totale disaccordo.
Entrambi riteniamo la separazione delle carriere una disgrazia per il funzionamento della giustizia, già martoriata da una continua opera di delegittimazione, e della democrazia stessa che si basa su di una separazione dei poteri.
Lui vede uno svuotamento delle funzioni ed io un potenziamento ma entrambi vediamo il pericolo di una subordinazione della funzione inquisitrice alle ubbie del potere politico.
Sul processo americano è stato molto generico ma su una cosa ha perfettamente ragione: è una giustizia da ricchi. Negli S.U. un avvocato appena appena decente prende 100- 150 dollari l’ora (ma ce ne sono da 2000 dollari l’ora) e non ti puoi mettere a discutere se lui afferma che dalla tale ora alla tal’altra ora ha pensato intensamente a te e solo a te per cui devi pagare la fattura senza discussioni.
Il sistema giudiziario poi è semplicemente pazzesco tra decine di corti in competizione spesso senza una competenza territoriale o per materia specifica per cui districarsi è abbastanza difficile. I loro giudizi poi spesso non si basano sulla legge ma sui precedenti giudiziari secondo il sistema della common law tipicamente anglosassone per cui in udienza alle volte si citano precedenti di 30 o 40 anni prima (e questa è una delle ragioni per cui non si ritiene necessario essere laureati in legge per fare il giudice).
Certo ci sono gli avvocati di ufficio come in tutti i paesi civili ma spesso sono dei neolaureati in legge che vogliono fare un po’ di pratica ed oltre che demotivati sono spesso incompetenti come dimostrano centinaia e centinaia di cause sottoposte a revisione da avvocati che lavorano per organizzazioni per i diritti civili. Comunque non è in discussione il sistema americano per cui mi sembra inutile dilungarci.
Posso solo dirti che ho partecipato a vari congressi in America e la risposta tipica degli avvocati americani quando gli chiedi del loro sistema è: CRAAAZYYY!
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Carceri e colletti bianchi
Viviana

Un terzo delle persone in carcere sono tossici, un terzo extracomunitari, un terzo sono in carcere per reati comuni.
Non c’è un solo politico. Non ci sono colletti bianchi.
Per Stefano Cucchi non si permise che i famigliari lo vedessero, per i pochi giorni di Previti fu una processione di politici amici, il direttore del carcere gli fece un menù speciale e fu attivata sky per lui.
In un anno si sono uccisi 61 carcerati e 3 guardie carcerarie.
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Un tempo in Italia si marciava al passo dell’oca, ora si marcia al passo del gambero.
Mariapia
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Omofobia delitto federale. Obama firma la legge

Obama ha firmato una legge che definisce delitto federale qualsiasi attacco contro una persona solo per il suo orientamento sessuale o la sua identità sessuale.
La legge è stata dedicata a Matthew Shephard, un giovane gay del Wyoming morto dopo essere stato rapito e quindi riempito di botte nel 1998, e a James Byrd, un giovane nero texano che subì la stessa sorte lo stesso anno.
«Dopo oltre un decennio di opposizioni e di ritardi – ha detto Obama – abbiamo approvato una legge sui delitti legati all’odio per contribuire a proteggere i nostri cittadini dalla violenza basata sull’aspetto, i loro amori, il loro modo di pregare o semplicemente chi sono».
Secondo il ministro della Giustizia Eric Holder, il provvedimento rappresenta «la nuova grande legislazione sui diritti civili». Ufficialmente sono circa 12mila i delitti legati all’orientamento sessuale in questi ultimi dieci anni, e secondo Obama la nuova legge rappresenta un passo avanti nella lotta per la difesa dei diritti umani.
Il predecessore di Obama, George W. Bush, aveva minacciato di veto qualsiasi iniziativa legislativa di questo tipo, che non piace agli ambienti religiosi più conservatori. C’è il timore infatti che la legge possa essere sfruttata per condannare chi pronuncia discorsi contrari all’aborto o all’omosessualità.

www.unita.it/news/mondo/90498/omofobia_delitto_federale_obama_firma_la_legge
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A livello di investimenti ambientali l’Italia è pari al Pakistan. Complimenti!
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Bicamerale e bicameralina
Viviana Vivarelli

Il 24 gennaio 1997, D’Alema, in condizioni di inferiorità ma supponente di natura, decise di fare un infame patto con B, per smantellare la Costituzione, insieme ai centristi, Fi, An, e, in seguito, la Lega. Il patto stipulato a casa Letta fu detto Patto della crostata. Presidente della Commissione costituzionale era D’Alema, vicepresidenti Elia, Urbani e Tatarella. Il tentativo di rovesciamento costituzionale fu perpetrato per un anno.
Il 1° gennaio del 98 B chiese cancellierato e proporzionale. Il 27 maggio rovesciò il tavolo.
Il giudice Gherardo Colombo definì la bicamerale “figlia di un ricatto”. In seguito Violante chiarì che una delle merci di questo ricatto era stata la cessione a B delle frequenze in quanto “era stata data piena garanzia a B a Letta che non sarebbero state toccate le tv”. Questo turpe regalo rimase.
Oggi D’Alema ventila una nuova ‘bicameralina’, come se non fosse accaduto tutto quello che ha accaduto e facendosi forte dell’elezione di Bersani. Inutilmente durante la campagna elettorale Marino e Franceschini hanno messo in guardia gli elettori del Pd da scegliere uno che è nella corrente di D’Alema e che avrebbe avuto gli ordini di D’Alema dietro la testa.
L’inciucio di D’Alema resta un atto gravissimo nella storia della Repubblica. Tentare dei patti con B era e resta folle.
Di questa follia la riforma della Magistratura fu il pezzo forte insieme al tentativo di smantellare la Repubblica Parlamentare per accentrare i poteri sul Presidente del Consiglio, in una pericolosa assenza di qualunque contrappeso forte.
Oggi B, incalzato dai suoi processi e sotto lo smacco del rifiuto del Lodo Alfano, rilancia la bicamerale 2 e D’Alema torna a essere il suo interlocutore preferito. L’infamia continua.
Col suo aiuto B intende accorciare di un quarto i tempi di prescrizione per i processi precedenti il 2006, così da bloccare il processo Mills assieme a qualche altro migliaio di processi italiani, tenta di fare una legge per trasferire ai compiacenti magistrati di Roma i suoi processi, tenta di fare una riforma della Giustizia che ponga una volta per sempre la Magistratura sotto il suo comando politico.
La bicamerale 1 andava pericolosamente vicino alla separazione delle carriere e alla spaccatura del Csm in due sezioni. Ora questo cammino inquietante riprende.
Ogni volta che B ha patteggiato con D’Alema, D’Alema è stato giocato, ma la sua presunzione e quella dei suoi cloni lo porta a credere costantemente di essere lui che riesce a giocare B. Alla fine risultano due compari uniti in un micidiale gioco di distruzione del corpo costituzionale e di svuotamento dei poteri dello Stato per un accentramento nelle mani di un solo despota, per un regime presidenziale forte a diretta elezione popolare del premier senza contrappesi di sorta, uno Stato monocratico assoluto in cui il federalismo sopravviverà come un vestito senza contenuto finanziario.
La storia non insegna nulla a D’Alema e i suoi sostenitori sembrano essere ciechi e sordi di fronte alla realtà, fissi in una difesa insensata di un uomo molto pericoloso per la Repubblica e molto ambizioso, che finora ha prodotto solo la costante disfatta dell’opposizione.
Non occorre voler fare i duri e i puri per vedere chiaro come la luce del sole che il primo che è andato in tasca ai lavoratori è stato proprio D’Alema. Io sono una no global, una specie a parte rispetto ai comunisti duri e puri, ma spesso mi sono sentita vicina ai loro ideali e lontanissima, proprio lontanissima, dalle scalate velleitarie e dai verticismi assolutistici di un D’Alema, il cui livello democratico vale tanto poco che lo stesso Asor Rosa parlò di un D’Alema che riassumeva in sé tutto il partito, eliminandone la base, e, quando la Comunità Europea tentò di introdurre la Direttiva Bolkestein che permetteva a un datore di lavoro di applicare con qualche marchingegno i diritti e i salari minimi esistenti in tutta Europa, calpestando lo statuto dei lavoratori e nullificando la presenza dei sindacati, io non ho sentito una sola parola da parte di un D’Alema, che invece apriva ad un precariato selvaggio distruggendo meriti, diritti e tutele dei lavoratori. A quel tempo la cosiddetta sinistra moderata tenne un rigoroso silenzio sulla faccenda, evitando con cura qualsiasi informazione ai suoi elettori, e le uniche voci che sentii, come le uniche che sentii nella campagna di pace pre-Afghanistan, furono quelle della CGIL e io non ho mai confuso la CGIL, a cui va tutto il mio rispetto, con le manovre e i tatticismi di basso livello di D’Alema e soci. Nella CGIl vigono criteri democratici. Nelle mire di D’Alema no. Di qui le sue affinità con B.
Oggi non è dato sapere, col Trattato di Lisbona che sancisce in modo truculento un neoliberismo per altri versi fallimentare, che ne sarebbe di quelle conquiste civili e sociali che i lavoratori ottennero con fatica e sangue in tanti decenni di lotta, ma, se le loro sorti fossero affidate alle ambizioni di un D’Alema, non spenderei due soldi per la loro salvaguardia.
Dunque ci risiamo con la bicameralina e tornano le parole che scriveva Rossana Rossanda nel 98: “Più deplorevole ancora il sospetto che a Berlusconi premesse solo assicurarsi un’impunità sia attraverso la rispettabile immagine di costituente sia modificando i poteri delle procure. Ben umiliante per D’Alema. Avrebbero riscritto le regole fondamentali della repubblica con un signore così inguaiato e così poco affidabile? A repubblica di Weimar agonizzante si sarebbe dovuto proporre una costituente a Hitler, che ne aveva di più. B non è Hitler, non per questo ha le fattezze d’un decente padre della patria. Bisognerà pure che una democrazia si regga su qualcosa che va oltre i numeri. C’è un altro principio che non si aggira senza danno. Esso riguarda il rapporto fra stato e chiesa o chiese. Una democrazia compiuta le riconosce tutte, non ne fa sua né ne alimenta nessuna. Che abbiano ricominciato ad avanzare, dimostra che questo papato tende a sfondare la divisione libera chiesa in libero stato. E che intendono imperversare dovunque le leggi intersecano una qualche dimensione etica della persona o della convivenza, cioè, fuori di qualche procedura tecnica, quasi tutto. Ora si può essere allergici al tema dei valori, ma è certo che sulla base di pochi ma sicuri valori poggia una qualsiasi convivenza comune o progetto di cambiamento – se Marx non avesse creduto che gli uomini nascono liberi e uguali, che è un giudizio esclusivamente di valore, non lo avrebbe scaldato gran ché il fatto che diventassero merci”.

I punti essenziale della riforma della giustizia perpetrata dalla commissione presieduta da D’Alema nel 98 erano: separazione delle funzioni per pm e giudici; due sezioni diverse del Csm, una Corte disciplinare diversa dal Csm; aumento del numero dei membri laici del Consiglio; scelte di politica criminale fissate ogni anno dal Parlamento per evitare discrezionalità delle singole Procure.
Sono i punti che Berlusconi desidera oggi sopra ogni altra cosa e che distruggerebbero per sempre ogni traccia di democrazia nel nostro paese. Chi difenda a spada tratta un D’Alema che ha tentato questo, e per di più insulti chi si oppone a questo infame piano di smantellamento della democrazia prova solo quanto siamo caduti in basso.
Dopo 12 anni da quell’infame inciucio, la vittoria del dalemiano Bersani riporta tutto avanti, come se nulla fosse, come se B non avesse fatto qualcosa di diverso dallo smantellare progressivamente lo Stato democratico secondo i piani di Licio Gelli. Vien quasi da pensare che anche D’Alema faccia parte di quel piano.
B intende riformare il codice processuale e penale in modo da liberarsi da tutte le sue pendenze giudiziarie e rendersi improcessabile e impunibile con la completa paralisi della Magistratura.
A questo piano diabolico D’Alema, oggi come ieri, dà il suo malefico appoggio.
Si può anche insultare chi si oppone a quanto accade, la verità e la giustizia non potranno mai essere conquistare a suon di insulti e questi provano che i fanatici di opposto schieramento usano allo stesso modo insulti simili.
Oggi B dichiara sfacciatamente che la riforma della giustizia sarà portata avanti anche senza il concorso dell’opposizione.
Cosa si vuole di più per capire dove si sta andando? Chi vuole un nuovo fascismo lo dica apertamente e vada a militare nelle file del Pdl che è il suo giusto posto!
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Assalto alla giustizia
De Magistris

Non possiamo aspettarci nulla di positivo dalla cosiddetta riforma della giustizia che non è altro che il desiderio di piegare – da parte di chi dovrebbe invece perseguire il bene pubblico – una delle più importanti funzioni statuali ad interessi di parte. Il potere politico controriformatore non ha a cuore il servizio Giustizia; non vuole la tutela dei diritti ed il rispetto delle garanzie per tutti. Non ha come obiettivo la celerità dei procedimenti e la certezza del diritto (men che mai della pena, osannando la prescrizione per i colletti bianchi e gli amici degli amici)
Lo sciopero delle toghe è nell’aria
I poteri forti – in primis la casta politica del malaffare – non tollerano il controllo di legalità esercitato dalla magistratura in ossequio agli articoli 3 e 112 della Costituzione che sanciscono l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e l’obbligatorietà dell’azione penale.
L’esercizio della giurisdizione è tollerato, anzi preteso, se riguarda la cosiddetta criminalità comune (da perseguire sia ben chiaro): in quel caso forca e manette sono i rigurgiti della pancia non solo di una parte della popolazione drogata dalla campagna propagandistica sulla “tolleranza zero”, ma della stessa borghesia opulenta. La borghesia – quella mafiosa ovviamente (quella che ha i colletti bianchi, ma la coscienza intrisa di macchie indelebili) – non tollera, invece, la magistratura autonoma ed indipendente che indaga sulle deviazioni del potere, sulla corruzione, sulle collusioni tra mafie e politica, sul riciclaggio del denaro sporco, sui poteri occulti che, di fatto, governano, in parte, la cosa pubblica nel nostro Paese. Ed è per tale motivo che non possiamo aspettarci nulla di positivo dalla cosiddetta riforma della giustizia che non è altro che il desiderio di piegare – da parte di chi dovrebbe perseguire il bene pubblico – una delle più importanti funzioni statuali ad interessi di parte. Il potere politico controriformatore non ha a cuore il servizio Giustizia; non vuole la tutela dei diritti ed il rispetto delle garanzie per tutti. Non ha come obiettivo la celerità dei procedimenti e la certezza del diritto (men che mai della pena, osannando la prescrizione per i colletti bianchi e gli amici degli amici).
Qualche esempio. La cancellazione di fatto delle intercettazioni avviene con norme criminogene che consolideranno le varie forme di criminalità ed impediranno ai giornalisti liberi ed indipendenti di esercitare il diritto di cronaca costituzionalmente tutelato. La privatizzazione della sicurezza, attraverso le ronde, è il peggio che potesse produrre un Governo che abbia a cuore l’incolumità dei cittadini: delegittima le forze dell’ordine ed istituzionalizza, in talune aree, il controllo del territorio da parte della criminalità organizzata. Del resto, questo Governo, profondamente autoritario, subisce anche la pressione xenofoba della Lega Nord che guida pure il Ministero dell’Interno. L’assenza del contrasto al crimine organizzato soprattutto dei colletti bianchi – anche attraverso il riciclaggio di Stato dello scudo fiscale ed il pressing contro i magistrati onesti che ancora non piegano la schiena – è la testimonianza che questa maggioranza mette in atto un’azione politica che rafforza il ruolo delle mafie all’interno delle Istituzioni, dell’economia e della finanza, nel nostro Paese come all’estero.
L’obiettivo principale dei poteri forti – di chiara ispirazione piduista – è quello di eliminare l’indipendenza del pubblico ministero, oppure ridurla in modo drastico, nella giusta misura in cui sia solo il braccio togato dei desiderata di un potere che vuole il maglio della giustizia impietosa solo nei confronti degli scarti sociali e dei residui di una società sempre più diseguale, da buttare, poi, nelle discariche umane delle carceri. Come si sta raggiungendo tale obiettivo. In primo luogo, i poteri forti stanno operando, da tempo, anche in modo occulto, dall’interno della magistratura, attraverso una sempre maggiore vicinanza di parte dei magistrati al potere politico. In secondo luogo, con l’avallo anche di settori non residuali della magistratura, gerarchizzando sempre di più l’ordine giudiziario ed intimidendo i magistrati liberi – soprattutto quelli non proni alla degenerazione carrieristica lottizzatoria del correntismo – con uso indebito del potere disciplinare che è tornato ad essere quello degli anni ‘50 e ’60 del secolo scorso: la conformazione dell’azione della magistratura (auspicando anche, indebitamente, scelte di opportunità che il magistrato dovrebbe fare quando si trova di fronte taluni potenti) in piena sintonia con l’affermazione del magistrato burocrate e conformista che interpreta il diritto in modo gradito al potere ed in maniera tale da non disturbare i manovratori di turno. La maggioranza – in attesa della riforma costituzionale che il dittatore di Arcore vuole imporre per sottomettere il PM direttamente all’esecutivo – ha deciso di violare ancora una volta la Costituzione attraverso legislazione ordinaria, perseverando nell’uso illegittimo del diritto, così come già fatto, ad esempio, con il Lodo Alfano del Ministro dell'(in)giustizia. In che modo. Il codice di procedura penale prevede che il pubblico ministero è il dominus delle indagini preliminari e che – come necessario corollario dei principi costituzionali di indipendenza dell’ordine giudiziario, uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge ed obbligatorietà dell’azione penale – può, quindi, prendere anche di propria iniziativa le notizie di reato. Il Governo vuole – con qualche ammiccamento negli ambienti del centro-sinistra che hanno forse nostalgia del clima di quella bicamerale che voleva stravolgere la Costituzione Repubblicana – che la magistratura inquirente possa indagare solo su segnalazione della polizia giudiziaria che, come noto, dipende dal potere esecutivo. Con l’addio anche alla cultura della giurisdizione della magistratura e con uno scivolamento sempre più costante dal Rechtstaat al Polizeistaat.
Il controllo della magistratura e dell’informazione sono due traguardi da raggiungere al più presto per il regime nazionalpopulista per soggiogare la democrazia in Italia. Lo smantellamento di questi due pilastri dello Stato di diritto si deve accompagnare ad un assetto sempre più concentrato e verticistico dei poteri dello Stato, annichilendo tutti i balance of powers, prevedendo l’elezione diretta del Capo dello Stato, padrone di tutto ed al di sopra della legge: controllore dei mezzi di informazione, capo del popolo narcotizzato dalla propaganda, capo di un Consiglio Superiore della Magistratura ancor più politicizzato di quanto non lo sia ora, con una Corte Costituzionale che si vuole cortigiana, capo delle forze armate che debbono essere sempre più plasmate simbolicamente nelle strade più in delle nostre città, capo dei poteri forti, mandante di quei servi che hanno il compito di massacrare umanamente e professionalmente gli oppositori del regime, ed, infine, ma non da ultimo, Capo di tutti i Capi.
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Lettera aperta a Pierluigi Bersani
Rosario Amico Roxas

Rutelli ha lasciato il PD sostenendo di uscire da un partito che non è mai “partito”; basta questa affermazione per definire il personaggio molto più esigente di quanto non sia capace; mutuando la logica del cavaliere Rutelli è “molto più esigente che capace”.
Non è una gran perdita, se serve a create unità di intenti all’interno del PD, non certo secondo la logica del pensiero unico, bensì secondo l’esigenza di unità di intenti.
La separazione dei poteri tra laico e confessionale è un valore irreversibile; gli eletti da popolo devono obbedienza alla Costituzione e al sistema democratico che ha permesso la loro elezione, non ci possono essere compromessi o mezze misure, la lotta per le investiture è finita da oltre 800 anni; ciò significa che sarebbe bene che altri seguano l’esempio di Rutelli ed escano di loro volontà, prima che sia la base del PD a pronunciarsi.
E’ chiaro che il PD deve elaborare una strategia operativa capace di offrire alla nazione una alternativa credibile, perché “in regno coecorum monoculus rex”, mentre l’intera nazione ne paga il fio; la credibilità, in democrazia, transita attraverso i numeri che vengono espressi, così nel frazionamento attuale (vera salvaguardia democratica contro il bipartitismo autoritario) necessita trovare con altre forze politiche il comune con-divisore in grado di coagulare una diversa maggioranza sulla base di progetti, ipotesi di lavoro e programmi, a breve, medio e lungo termine, tralasciando la politica dei sondaggi che ha vituperato la vita politica riducendola ad un “do ut des” tra potere e questuanti.
Vorrei mettere bene in chiaro l’impressione che ha suggerito la svolta di Rutelli; non ha cambiato partito aderendo all’UDC, è andato con Casini, che non è l’UDC, perchè nel PD non si ritrovava più alcun sostegno che lo reggesse in piedi, rischiando di tornare al “pane e cicoria” da lui tanto aborrito. Per questo ritengo, insieme a quelli che mi leggono e condividono, che un dialogo con l’UDC sia oggi indispensabile per trovare i valori e gli elementi necessari per capovolgere l’attuale disastrosa situazione. Ma insisto con l’UDC, nella sua globalità, non limitatamente al suo segretario, che brilla per indecisione di fondo, in quanto ritiene di poter gestire un ruolo di equilibrio tra elementi assolutamente squilibrati:

• Lotta alla mafia…. con posto al senato per Totò Cuffaro.
• Laicità della politica…. con posto al parlamento europeo per Magdi Allam.
• Coerenza nell’attività politica…. con caloroso abbraccio al transfuga Rutelli.

Ci sono altri svarioni che è meglio non sottolineare, perché allora diventerebbe impossibile qualsiasi incontro, specie se a dominare la scena dovesse essere Casini in esclusiva.
Bruno Tabacci dice:
«L’Unione di centro (che unisce noi, Casini, i popolari di De Mita e i liberal di Adornato), è stato una grande esperienza politica ma non può riassumere da solo tutte le potenzialità del centro. Non basta più. Ora si deve intercettare quello spazio al centro che il nuovo posizionamento del Pd libera. Mentre Bersani può dialogare con Vendola e mettere su un altro piano il rapporto con Di Pietro, le energie centriste devono trovare collocazione in un nuovo soggetto».
Con queste affermazioni Tabacci si pone come l’interlocutore, decisivo e senza tentennamenti di comodo, senza titubanze di mestiere, ma con la chiarezza del politico per vocazione, anche perché la sua elezione non ha liberato, svuotandolo di contenuti, un qualsiasi spazio al centro, perché non c’è alcuno sbandamento a sinistra, quanto, piuttosto, una diversa apertura alle istanze sociali che sono le più penalizzate dell’intero pianeta occidentale.
Non si è aperta una partita a scacchi dove all’attacco di torre si risponde con la trasversalità dell’alfiere; i posizionamenti che non tengono nel doveroso conto le esigenze prioritarie del paese, lasciano il tempo che trovano e stimolano, piuttosto, il disinteresse generale.
Il mondo del lavoro deve recuperare la sua priorità a fronte della finanza, e questa non è politica di sx o di centro (certamente non è politica di questa dx che ha stracciato lo “Stato sociale” propugnato da Almirante nel congresso di Genova) è la politica per una “scelta umanistica” che riporti alla centralità dell’uomo, del suo lavoro, del suo stesso essere, alternativo all’apparire che si è imposto con l’inganno.

Alla domanda di concorrenza al centro, ancora, Tabacci risponde:
«Vedo più una spinta a trovare convergenze e ridefinire il sistema politico. Bisogna che Casini sia capace di apertura e disponibilità verso Rutelli e verso i mondi che guardano all’opzione centrista in modo interessato».
In questa risposta, molto sibillina, come nello stile di Tabacci, leggo una puntualizzazione su Rutelli che non è detta, ma lascia trapelare il metodo “intelligenti pauca”; come dire a Casini: “Hai voluto la bicicletta….ora pedala!”. L’opzione centrista, propugnata da Tabacci deve innanzitutto tagliare nettamente i ponti con le derive personalistiche e autoritaristiche, senza i ventilati compromessi di collusione in talune regioni, “valutate di volta in volta”: Casini non ha ancora capito che se porge una mano al cavaliere lui la cannibalizza senza tentennamenti. Tabacci questo lo sa !

Anche con Di Pietro il dialogo resta possibile (ed è il dialogo che terrorizza il cavaliere, per questo lo demonizza) purchè vengano smorzati i toni, recuperando una cultura di governo che deve costruire certezze e non solamente demolire le altrui storture.
Anche talune istanze della sx possono rientrare nella scelta umanistica, ma non certo alla ricerca dello scopo “Anche i ricchi piangono”, bensì per far tornare il sorriso a chi lo ha perso insieme al lavoro e alla speranza.
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Festa delle forze armate
Doriana Goracci

Immagina di fare la guerra per fare la pace, immagina di fare l’amore per avere la verginità, immagina che il cielo è sempre più blu, immagina un 4 novembre al ritmo di rosso di tango, immagina che ridono tragicamente dei morti, quelli tuoi , quelli nostri, quelli loro.
Immagina… chi Infesta, chi NON è in Festa in questa Giornata delle Forze Armate.

COMUNICATO STAMPA del Patto Permanente contro la Guerra

MERCOLEDI 4 NOVEMBRE GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE CONTRO LA GUERRA, PER IL RITIRO DELLE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN E IL TAGLIO DELLE SPESE MILITARI.
INIZIATIVE si svolgeranno a TORINO, GENOVA, NOVARA, VICENZA, TRIESTE, BOLOGNA, FIRENZE, PISA, LIVORNO, ROMA, TARANTO, NAPOLI, CATANIA.
A ROMA, DALLE ORE 15.00 ALLE 19 INIZIATIVA A PIAZZA NAVONA
CON PRESIDIO INFORMATIVO, COMIZI VOLANTI, VOLANTINAGGIO, MOSTRE
MUSICA E PAROLE
(partecipano Un ponte per…, Statunitensi per la pace e la giustizia, le reti Disarmiamoli e Semprecontrolaguerra e le organizzazioni del Patto permanente controlaguerra)
Il consiglio dei ministri ha appena votato il rifinanziamento delle missioni militari all’estero compresa quella dell’Afghanistan, e il ministro della guerra La Russa prevede che le truppe italiane resteranno in Afghanistan per altri 5 anni.
A 8 anni dall’inizio dei bombardamenti su Kabul, la resistenza all’occupazione si è notevolmente rafforzata mettendo in crisi gli obiettivi politici e militari della Nato e delle potenze occidentali alleate degli Usa. Le recenti elezioni presidenziali si sono rivelate una farsa con un milione di schede annullate su 5 milioni di votanti, e la commedia del voto continuerà con il ballottaggio tra Karzai e Abdullah fissato per il 7 novembre prossimo.
Intanto sono circa 40.000 i morti civili che nessuno commemora, e dal 2001 ad oggi c’è stata una progressiva crescita, anno dopo anno, dei soldati stranieri morti.
Nell’opinione pubblica internazionale è cresciuta la convinzione che la cosa giusta da fare è porre fine alla guerra.
Il 4 Novembre – festa delle forze armate e della retorica militarista – giornata di mobilitazione nazionale per il ritiro delle truppe dall’Afghanistan, il taglio delle spese militari, per non dimenticare le centinaia di migliaia di civili ignoti morti in Afghanistan, Iraq, Palestina, effetti non collaterali della guerra di cui siamo complici.
Patto Permanente contro la Guerra
info: Roberto Luchetti (3381028120); Nella Ginatempo (3772110687)

All’Ordine del giorno:
a) Rammentare al Governo che a tutti i militari caduti in tempo di pace venga riconosciuta la dignità di esseri umani, nonché la dignità di soldati di uno Stato libero, civile e democratico.
b) Che anche i familiari di tutti i militari caduti in servizio Istituzionale sono cittadini a pari merito, e con pari riconoscimenti.
c) Che si dia seguito alle 2 Proposte di Legge risarcitorie, una del Senatore Ramponi (PdL) e una della Senatrice Pinotti (PD).
d) Che l’Italia non è un paese aggressore e che ripudiando la guerra (come da art. 11 della Costituzione Italiana) i familiari dei militari caduti durante la leva obbligatoria, o in cosiddette “missioni di pace” chiedono il ritiro dei nostri soldati dai fronti di guerra.
ore 14.00 Manifestazione davanti ingresso della Camera dei Deputati per chiedere incontro con il Presidente della Camera On. Gianfranco Fini;
ore 14.30 Deposizione di una corona d’alloro all’Altare della Patria;
ore 15.00 fine (ma se verrà confermato possibile incontro in Senato con Commissione Difesa).
Si ricorda che per tutta la durata della giornata, sarà presente con noi l’On. Maurizio Turco promotore di questa giornata.
Nota importante: si consiglia ai familiari partecipanti (qualora ne fossero provvisti) di indossare magliette con foto dei congiunti caduti in servizio o piccoli ma efficaci poster da mostrare tenendoli in mano.
Invitiamo tutte le forze politiche, la Stampa e tutti quei cittadini sensibili al tema delle tante morti di militari Caduti in tempo di pace e dei Loro familiari ignorati dallo Stato, a partecipare con semplicità a questa modesta e silenziosa cerimonia unitamente a noi genitori.
Vi saluto affettuosamente.
x il COGEMIL: Angelo Garro
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Enrico Peyretti segnala
La Svizzera contro l’export di armi

Con un referendum popolare legislativo, gli svizzeri decideranno il 29 novembre se proibire l’esportazione di armi, compresi i “beni militari speciali”. Il divieto non riguarda i beni utilizzabili sia militarmente sia civilmente (dual use). Se l’iniziativa sara’ approvata il divieto sara’ immediato.
Le industrie delle armi stanno investendo centinaia di migliaia di franchi in una campagna contro il referendum.
La Commissione Giustizia e Pace della Conferenza dei vescovi svizzeri raccomanda di accettare l’iniziativa.
Non è messo in causa il diritto della Svizzera ad assicurare la propria legittima difesa; ma non e’ accettabile il mantenimento di una industria degli armamenti al solo scopo di mantenere dei posti di lavoro. Con questo divieto la Svizzera guadagnerebbe in coerenza tra la sua politica estera di cooperazione e neutralita’ e la sua politica economica, e accrescerebbe la credibilita’ per il suo impegno umanitario e diplomatico.
Le esportazioni svizzere di armi rappresentano lo 0,1% del prodotto interno lordo. Sul totale dei posti di lavoro la percentuale di addetti al settore armi va, nei diversi cantoni, dallo 0,0% al massimo del 2%-5%.
La riconversione e’ possibile: la Ruag, la maggiore industria di armi, statale, ha aumentato la parte di prodotti civili, dal 1999 al 2007, dal 7% al 51%.
Le industrie svizzere di armi forniscono ai paesi in via di sviluppo sia cooperazione allo sviluppo (per quasi 180 milioni di franchi) sia materiale di guerra (per 115 milioni di franchi)! Per acquistare armi, quei paesi si indebitano e riducono le spese per salute, educazione, previdenza sociale. Il Pakistan spende il 3,5% del suo pil per materiale di guerra e solo lo 0,4% per il sistema sanitario. Inoltre la facilita’ di accesso alle armi favorisce la criminalita’ e i regimi autoritari. Le armi servono spesso a gruppi privilegiati per controllare le risorse naturali.
Malgrado gli impegni presi, la Svizzera vende armi a paesi che violano sistematicamente i diritti umani. C’e’ un divario considerevole tra le dichiarazioni politiche svizzere di sostegno alla lotta contro la poverta’ e la realta’ delle esportazioni di armi.
obiezione@serviziocivile.ch
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Le relazioni pericolose
Ugo Arcaini

Ve lo ricordate quel bellissimo film di qualche anno fa con Glen Close che si svolgeva nel decadente mondo del XVIII secolo prerivoluzionario dove la lussuria la faceva da padrona.
Dove il mondo dei ricchi cortigiani, strabattendosene del popolo brutto sporco e cattivo, passava le sue giornate a inventare zozzerie di ogni genere perche’ la normalita’ di un amplesso era decisamente banale ….esattamente come oggi.
In quel mondo, come anche oggi avviene, mentre la maggioranza del popolo non sapeva come mettere insieme il pranzo con la cena e forse neanche quello, nei giardini delle corti e nei vicoli dei sobborghi il ceto dominante ne combinava di tutti i colori.
Come anche oggi avviene, il popolo aveva paura e “scavalcava i morti ammazzati con serena noncuranza”, come dice Saviano.
Quello che non capivano allora, oggi “gli identici” non capiscono e tirano la corda, in modo cosi’ sciocco e smidollato non avvedendosi e non rendendosi conto, come allora avvenne, che l’ebollizione fa saltare i coperchi delle pentole quando meno te lo aspetti.
E’ una sensazione strana, ma le similitudini sono troppe, ed oggi come allora il popolo sembra inerme, completamente ed irreversibilmente sodomizzato, disposto ad accettare di tutto e di piu’.
Qualche Robespierre e qualche de Saint Just, carissimi “viagranti” prima o poi arrivera’.
Anche stamani tra le multiformi analisi televisive di “trans DVD” il buon Vaime si faceva una domanda che e’ la domanda…..” come e’ possibile che Marrazzo, non essendo un magnate delle TV, potesse disporre di 5000 € alla settimana da dedicare ai suoi vizietti, ovvero di 20000 € al mese”?
E chi te li da 20000 € al mese per queste facezie? Non sicuramente le prebende regolari percepite da parlamentari e assimilabili….spero.
Il popolo dei fessi, quello che perde il lavoro e lo stipendio, quello che paga le tasse, quello che gli evasori prendono per il…, quello a cui la pensione concede sempre meno, quello che e’ tanto povero e triste che l’ultima cosa che gli interessa ormai e’ il sesso, perche’ come dicono a Napoli “il coso non vuole pensieri”, quello che si aggrappa alla sera di giovedi’ con Santoro ed alla sera della domenica con la Gabanelli, quello che ormai prende a calci la televisione quando per errore schiacciando il telecomando appare Vespa…quel popolo li’, come nel XVIII secolo, cari “viagranti” di voi non ne puo’ piu’…….
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Annozero e il lato osceno del potere
Carlo Tecce

Le telecamere di Annozero mostrano le strade zozze e oscure di via Gradoli, palazzi lucidi fuori e opachi dentro: rifugi per sesso e droga. I microfoni penzolano sui marciapiedi e gli intervistati danno un prezzo al proprio corpo: “A me dava 1.500, 2.000 euro”. Quelle telecamere fissano una realta’ che esiste e a tanti sfugge, che l’ex governatore Marrazzo frequentava e per “conoscerlo” siamo costretti a guardare. Il tasso di moralita’ della politica si misura anche dagli argomenti e dai luoghi che si toccano, che ci fanno toccare: se ieri erano le prostitute (ops, le escort), oggi sono i transessuali di Roma nord. Da palazzo Grazioli all’appartamento di Natalie ci passano chilometri e picchetti d’onore, e anche sensazioni. Non sono uguali.
Marco Travaglio cita Ostellino e Battista del Corsera e si chiede: ma un uomo delle istituzioni deve dimettersi? Marrazzo l’ha fatto. Sappiamo frammenti di verita’, imbozzolati nella vergogna personale dell’ex presidente. Annozero ha ricostruito l’irruzione dei carabinieri: in due con la pistola, la messa in scena, la richiesta di denaro. E poi gli assegni staccati e bloccati. Il 15 luglio due croniste di “Libero” – allora diretto da Vittorio Feltri – visionano il video. L’asta continua per mesi. Marrazzo ormai e’ un uomo solo. E nemmeno i consigli per gli acquisti di Silvio Berlusconi – che gli fornisce i contatti dell’agenzia per comprare il video – possono salvarlo dalla pubblica espiazione.

antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578
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Ogni giorno è una nuova pena per il cinghialone alla ricerca di continue protezioni contro i cacciatori che ormai lo braccano da vicino
Crazihorse70
laconoscenzarendeliberiblog.wordpress.com/2009/11/05/si-moltiplicano-i-cacciatori-al-cinghiale-ferito-ed-ormai-isolato/

Sempre meno scudi e scudieri pronti ad immolare la propria – scarsa – dignità mentre anzi si moltiplicano i segnali di divisioni interni al PDL anche sulle questioni della giustizia. Nel senso, l’unico, in cui tale materia è stata trattata , ossia i processi del premier. Ed intanto si ingrossano sempre più le file dei prudenti , alcuni fra i leghisti ed i Finiani. Costoro tentano coraggiosamente di resistere alle numerose trovate di Ghedini, come quella di abbreviare la prescrizione ai processi del capo, piuttosto che inviare tutti i processi a Roma -Porto delle nebbie pieno di toghe azzurre od ancora aumentare i casi di legittimo impedimento a presenziare alle udienze .
Insomma una ne pensa e cento ne fa il fido scudiero del marchese del grillo in salsa arcoriana. Vi ricordate il personaggio storico del nobile romano portato sugli schermi da Alberto Sordi, quello che diceva “ io so’ io e voi nun sete un cazzo “?
Chissà come si traduce in milanese stretto; comunque il concetto è più o meno quello espresso nella recente dichiarazione” pur condannato non mi dimetto” .
Però non tutti nelle file destriche , a differenza di prima, sono ora diposti a passare da servi sciocchi ed indignitosi, senza ricevere nulla in cambio ( presidenza delle regioni, finanziamento di spese clientelari, ecc.) e pertanto la risoluzione dei problemi risulta sempre più improbabile per il boss che sta penando per avere tutti i topini allineati e coperti dietro di lui nella lotta senza quartiere che ha scatenato contro i giudici per sfuggire ai processi.
Oltre a questo aspetto, l’attualità mostra come molti nuovi topini in fuga raggiungano i loro predecessori ( Casini, Tabacci, La Malfa, Guzzanti, Fini ed altri) andando ad ingrossare il partito del malessere che a destra, contando tutti i distinguo, comincia ad essere maggioritario.
Ora ci si mette anche Maroni – neo sorcione padano coi baffi – il quale, messo in croce dalle Forze dell’Ordine che avevano creduto – come imperdonabili gonzi – alle sue promesse sulla sicurezza, decide per un attimo di scuotersi e provare a rimanere fedele alla parola data mostrando le gengive al governo… solo per un attimo, però, e solo le gengive perchè i denti non li ha più da tempo, quelli li ha solo il vecchio Bossi che pur rincoglionito ricorda a tutti chi comanda veramente nella Lega ed agitando la dentiera sottomette il pischello jazz e lo riporta all’ordine.
Bella figura, l’ennesima…
Intanto il consenso sul berlusca si erode in modo lento ma costante , poche centinaia di migliaia di persone ogni mese lasciano disillusi la corte del califfo e ciò accade , come previsto in questo blog, dal tempo delle numerose passeggiate sui cadaveri dei terremotati, quando raggiunse l’apice del potere e dell’ipocrisia.

MIILANO, 25 ottobre (Reuters) – La fiducia negli italiani nei confronti dell’esecutivo guidato da B è calata di 3 punti a ottobre rispetto al mese precedente, ma resta ancora solida, secondo il sondaggio Ispo pubblicato oggi dal Corriere della Sera.
Il sondaggio, commissionato dal quotidiano, indica che la popolarità del governo è scesa dal 54,1% di gennaio al 44,4% di ottobre. Il calo prosegue da giugno (48,8%), dopo l’estate degli scandali a sfondo sessuale e il picco massimo del 55,5% toccato a maggio sulla scia degli interventi post-terremoto in Abruzzo.
Ispo indica anche che circa il 70% degli italiani interpellati giudica “inopportuno” il provvedimento sullo scudo fiscale.
In calo anche il consenso del governo tra i sostenitori della Lega Nord, ora pari al 74%, dai quali emerge qualche lamentela sulla mancanza di incisività del governo.
“Il governo gode ancora oggi di un buon consenso ma – scriveMannheimer – esaminando i dati degli ultimi mesi, non si può non notare un calo piuttosto consistente”.
L’ultimo schiaffo viene proprio da dove erano venute le migliori notizie negli anni precedenti, la Sicilia, dove ormai le destre sono scoppiate e divise in almeno 3 partiti , apparentemente in lotta fra loro intorno all’idea di opporre un partito del sud all’asse nordista del governo.
In realtà la questione vera è come meglio spartirsi quei soldi che – meno del previsto – sono comunque arrivati o stan per arrivare; sullo sfondo peraltro di convenienti appoggi mafiosi da disputarsi, perchè come tutti sanno, la mafia è una impresa in forte attivo che tira e fa girare molti soldi in tutti i mercati.
Specie quando, come con lo scudo fiscale, trova un governo amico, inetto e corrotto, che la premia in modo sfacciato.

Palermo – 3 novembre ( Ansa ). Si chiama “Pdl Sicilia” ma ha tutta l’aria di essere il primo vero strappo all’interno del Pdl. Dopo mesi di trattative e avvertimenti, la frattura all’interno del partito di B c’è stata. E la segna ufficialmente la nascita del nuovo gruppo parlamentare all’Assemblea regionale siciliana, composto da 15 deputati regionali, vicini al sottosegretario Gianfranco Miccichè e al presidente della Camera, Fini, che hanno lasciato il vecchio gruppo del Pdl composto da compagni di partito vicini al presidente del Senato, Renato Schifani, al ministro della Giustizia Alfano, e “leali” con i due coordinatori regionali del partito in Sicilia.
Lo sfacelo continua sotto i nostri occhi insomma, lento e graduale, come previsto. Il cinghiale ferito sente l’odore del cacciatore e comincia ad avere brividi freddi. Ma è ancora forte e può devastare la foresta caricando alla cieca.
Intanto l’Italia va giù, sempre più giù e ci si chiede quanto potremo resistere ancora davanti a questa occupazione privata ed abusiva delle istituzioni.
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Dati su prostitute e droga
Viviana vivarelli

In Italia ci sono probabilmente piu’ di 70.000 prostitute e piu’ di 15.000 trans. L’Italia e’ ai primi posti in Europa per consumo di droga e nei prossimi 3 anni si prevede un aumento del 40% di consumo di cocaina. Nel 2012 i consumatori delle dro¬ghe da discoteca arriveranno a un milione (700 mila snifferanno cocaina e 270 mila cercheranno lo sballo con l’ec¬stasy e gli anfetaminici), saranno dunque il 3% degli italia¬ni tra i 15 e i 54 anni. Intanto, per preparare il mercato futuro, gli spacciatori abbassano i prezzi, gia’ ai mini¬mi storici: per una dose di coca nel 2012 si spende¬ranno 13 €. Solo 7 per una di eroinabrown . Meno di una serata in pizzeria. Ci saranno 160.00 eroinomani, con dipendenza molto maggiore, superiore a quella della cocaina. Un grammo di coca costa oggi 74 € che nel 2012 scende¬ranno a 67. Una dose di coca (0,20 grammi) costera’ 13 euro, mentre per l’eroina si scendera’ a 7 euro. Costeranno di piu’ solo gli spinelli: nel 2002 ci voleva¬no 6 euro, nel 2012 saranno 11.
La diffusione di hashish e ma¬rijuana si conferma altissima: tra i 5 e i 6 milioni di italiani. E da qui al 2012 sulla piazza si af¬facceranno anche le cyber drugs. Inutile sperare che i vizi siano in diminuzione o che non riguardino la classe politica di un colore o di un altro.
La casta c’e’ in pieno con percentuali altissime e la stupida legge Fini-Giovanardi finisce per aiutarla, rende ancora piu’ ferreo il distacco tra casta e cittadino comune; il politico infatti in carcere non ci va mai. La polizia non ci pensa nemmeno a fare la prova del capello a un onorevole e tanto meno a uno del Governo. Ed è inutile pensare che l’uso costanze di cocaina o eroina non riduca le capacita’ mentali di chi le consuma. L’uso di droghe produce minore vitalita’ sia sul piano dell’iniziativa (politica come economica per non parlare dell’indebolimento etico) che su quello cognitivo e affettivo (instabilita’ delle relazioni, apertura alle devianze).
Mentre i secondini in carcere massacrano a morte i piccoli fumatori di spinelli (ne sono morti di botte già 4 e Stefano Cucchi è solo l’ultimo di una fila), la Casta presenta un quadro abnorme di vizi: tossicodipendenza, corruzione, frequentazioni di ambienti criminali…e adesso ci aggiungiamo un alto grado di ricattabilita’.
A sentire le trans, gli uomini politici che frequentano questi ambienti di puro squallore sono di dx come di sx e non li ferma la paura di essere spiati e ricattati. Il vizio vince su tutto in un inferno senza limiti o remore. O
In tale quadro difficile pensare che il caso dei 4 carabinieri sia isolato e non coinvolga molti più onorevoli in un giro di squallore senza limiti.
Ricattati e ricattatori sono ben di più di quello che emerge I ricattatori sono molti di piu’ e, conoscendo i metodi di spionaggio di un certo individuo, e le sue capacita’ di gestire forze dell’ordine, servizi segreti e media, e’ facile capire la potenziale forza di ricatto di uno solo. Il che potrebbe finalmente spiegare la deriva di certa opposizione, perche’, quando si e’ sotto ricatto, non si puo’ che obbedire.

La cannabis cala in tutti i paesi occidentali meno che in Italia. La presenza da noi di 3 grandi associazioni criminali di smercio mondiale come mafia, ‘ndrangheta e camorra, tutte e 3 immerse nel narcotraffico e colluse con politici, rende il caso italiano ancora piu’ tragico
Anche l’ultimo World Drug Report dell’Onu segnala il continuo aumento dell’uso di droghe in Italia, tanto da dedicare un apposito paragrafo al fenomeno italiano del “raddoppio” nell’uso di cannabis e derivati. La droga piu’ usata nel mondo non diminuisce il suo costo ma lo aumenta pur avviando a volte ad altre droghe. (I governi hanno anche bypassato il continuo aumento di alcool tra giovani)
L’Italia e’ “l’unico Stato” che mostra dati in crescita per la cannabis e in cui non si fa nulla per frenare l’uso di droghe pesanti o almeno per regolare i vizi di una classe politica arrivata a livelli immondi
In tutti i paesi occidentali l’uso di cannabis sta diminuendo, in Italia aumenta
Negli ultimi anni il tasso di consumo di cannabis dai 16 ai 59 anni e’ piu’ che raddoppiato Siamo il maggiore mercato europeo della cannabis, con quasi 6 milioni di utilizzatori nel 2007, su un totale di 30 milioni di utenti dell’intera Europa
L’Unodc dice che nel mondo viene sequestrato il 42% della droga, su una produzione di 845 t, cioe’ 300 t; in Italia si sequestra solo il 15%. Lo conferma anche don Ciotti.

Gli ultimi dati mettono l’Italia al primo posto in Europa per consumo di cocaina. 100 tonnellate l’anno per un giro d’affari di 30 miliardi di euro. Nessun paese europeo è come noi. E’ il totale fallimento della lotta al narcotraffico tanto decantata da Maroni e la dimostrazione plateale dell’inutilità della legge Fini-Giovanardi che anzi si rivela come un enorme aiuto al giro dello spaccio di mafia e dintorni, perché la trasgressione è un incentivo, come ci insegna il proibizionismo americano.
I continui blitz della polizia con confisca di droga e i 3000 arresti di mafiosi che fanno esultare il Ministro dell’interno fanno sembrare una cosa da niente le operazioni della polizia e fanno dubitare perfino che, quando si arrestano latitanti o mafiosi, ciò avvenga col beneplacito delle cosche rivali in un giro di lotte interne che ora fanno vincere Provenzano, ora Riina, ora i Corleonesi ora altri gruppo rivali, all’interno di un regolamento di conti, che fa sì che quella polizia che per 30 anni ha tollerato l’esistenza di un ricercato in un certo territorio, un certo giorno si svegli e lo arresti.

Si continua a dire che la cocaina non fa male, ma ogni anno la droga provoca 8000 morti in Europa, certo molto di più dell’influenza A1 o dell’aviaria. Possiamo dire che ogni ora un uomo muore per overdose. I morti accertati in Italia in 30 anni sono stati 22.000. 13 europei su cento si fanno di coca, 11 ragazzi su 100 fumano spinelli. Secondo i carabinieri i ragazzi cominciano a fumare spinelli già a 12 anni.
Gli spacciatori cercano d invogliare quanti più clienti è possibile e cercano di abbassare sempre più il prezzo delle droghe. La media dei prezzi è passata per la cocaina da 96 euro a grammo a 78, per l’eroina nera da 64 a 47, per l’eroina bianca da 84 a 60, una pasticca di extasy è passata da 24 euro a 19. Riguardo alla cannabis il cui prezzo è rimasto invariato, è stata affiancata adesso dal super shunk, un’erba con un principio attivo più forte della cannabis.

C’e’ un partito di governo che sembra preoccuparsi solo di quanti migranti arrivano coi barconi ma non ha ancora detto una parola sulle tonnellate di droga in circolazione, si accontenta dei successi, a questo punto discutibili di Maroni e sembra che tra i suoi corrieri annoveri anche una propria segretaria che trasportava 8 kg di coca ma nessuno ci ha detto se e’ stata condannata e a quanto. O si tratta della ‘modica’ quantita’ “di un partito”?
In quanto a B, oltre ad avere come eroe ed amico il narcotrafficante Mangano, ha tra i suoi amici piu’ intimi lo spacciatore Tarantino, a cui sembra che il premier telefonasse anche 10 volte al giorno, gran mercante di coca e puttane. Davvero uno stato da stimare!
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Il cinghiale ed i suoi servi: dossier e servilismo
Crazy horse
laconoscenzarendeliberiblog.wordpress.com/2009/10/29/il-cinghiale-ed-i-suoi-servi-dossier-e-servilismo/

La bella edificante storia di B che avverte Marazzo dell’esistenza di porno video su di lui.
Una antica e sempre meno premiata tattica per mettersi al riparo dall’eventuale accusa di essere il regista dell’operazione. Una cosa che fanno spesso gli indagati colpevoli per confondere le acque e precostituirsi un falso alibi morale, una ipoteca sui motivi per cui si mettono le mani avanti per non cadere, una specie di autosclusione per i gonzi, insomma.
Del resto ci ha pensato a lungo sul da farsi se e’ vero che sono passate ben due settimane di attenta e lenta meditazione tra il giorno in cui il cinghialone ammette di essere stato avvertito dalla figlietta buona – Marina, le altre son gia’ da considearare ingrate e figlie politiche di Cacciari, poco meno che puttane, direbbe Feltri – ed il giorno in cui ha deciso di chiamare Marrazzo per fare il “gesto nobile”. Come mai tutto questo tempo?
A sentire i commenti frizzanti dei berluscloni sul caso Marrazzo sembrava di assistere ad un coro animale di godimento, tipo ricci in calore. Essi notano gaudiosi, come tento’ di fare il loro rimpianto Bettino Craxi, che essendo tutti ladri, nessuno era ladro. Tutti porci, quindi nessun porco, vai tranquillo Silvio, grufola sereno.
Altri un po’ imprudenti sono usciti addirittura con improbabili distinguo sulle abitudini sessuali della dx e della sx formulando orgogliosamente una preferenza destrica per le donne-donne. Beh le ultime notizie su 2 parlamentari di dx beccati coi trans nella stessa indagine per cui Marrazzo si e’ dimesso fa ritenere probabile un’altra bella figura di cacca per i teorici di cui sopra. Ma stiamo a vedere.
Magari qui qualcuno arriva prima dei ROS, compra tutto e fa sparire.
Per altro verso si avverte nell’aria il fastidio dei servi per quello scandalo di andare a votare in 3 milioni alle primarie. Si avverte il rodimento di (censura) dei criceti giornalistici del governo che denunciano i “pasticci elettorali” alle primarie del Pd. Qualcuno ha votato piu’ di una volta, stridono i criceti e magari e’ pure vero. Orrore. Scandalo.
Ma sarebbe interessante sapere quante volte gli iscritti al Pdl abbiano potuto votare per eleggere B alla guida del loro democratico movimento. Facciamo zero?
Anche perchè un’acclamazione dentro un capannone al suono melenso e sciropposo di “Meno Male che Silvio C’è” non viene considerata un’elezione popolare neppure in Corea del Nord, dove peraltro usano canzoncine simili per incensare il capo.
Mentre parliamo saranno invece già pronti i dossier per la Operazione Bersani sul neo eletto segretario del PD (che schif , un leader di partito eletto), da passare ai vari mandamenti tele-radio-giornalistici del Padrone affinchè, in assoluta autonomia e libertà naturalmente, decidano di pubblicarli.
Forse diranno delle sue giacche stazzonate ed un pò retrò, stravaganti simboli di malessere psichico?
Peraltro la strada è in discesa per i moralisti a pagamento del boss. Difatti pur avendolo addirittura cercato a suo tempo per fargli fare il ministro, oggi B lo considera certamente più affidabile di Franceschini – ha dietro D’Alema – ma comunque poco meno di un bolscevico.
E’ stato iscritto al Pci, possibile che non abbia un paio di pedalini stravaganti, che non vada mai dal barbiere e che zio Vladimiro, qui ritratto nello splendore della propria gloriosa uniforme, non abbia trovato qualche papello negli archivi del suo caro KGB, giusto per farsi un paio di risate fra amici tra le betulle, durante una visita personale e una vacanza? Forza brigadie’, al lavoro. La fotocopiatrice attende.
Un pensiero rispettoso ad un fascista che fu: Ignazio La Russa.
L’altra sera a Ballarò è stato prima bastonato dall’ironia del duo Bindi-De Gregorio e poverino si sentivano le unghie stridere sullo specchio. Poi per confermare che quando le sere partono male finiscono peggio, appariva talvolta terreo con quella sua faccia mesta e con gli occhi bassi e spenti mentre B imperversava umiliando tutti, ma ancor di più lui ed Alfano, che è di gomma, con la telefonata riparatrice delle “cattiverie” di Floris.
Il boss urlante al telefono è fuori di testa: attacca i giudici rossi dimenticando che uno di quelli lo aveva assolto sul caso SME (lo smemorato di Cologno) grida come un OSSESSO di mancato contraddittorio così sotterrando la serata inutile del duo di centrodestra…
Che pena La Russa: dalle barricate di Milano allo scodinzolare triste di Ballarò…
Intanto refoli di palazzo dicono di un Tremonti sempre più isolato a difendere un rinvio del taglio dell’IRAP: B gli ha scatenato contro il partito della spesa per fargli pagare quel suo agitarsi per la successione…
Bossi lo difenderà ancora o in cambio di una regione al nord lo lascerà nei guai e si ripeterà la sua esclusione di qualche anno fa?

www.bellaciao.org/it/spip.php?article25185
..
Per i reati commessi dalle alte cariche il tribunale competente e’ quello di Roma”. E’ tutto da decidere se ne fruiranno anche ministri e parlamentari.
Liana Milella (Repubblica)
www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/processo-mills/lodo-ghedini/lodo-ghedini.html

E’ l’ultima spiaggia di Ghedini, l’ultima creatura. La sua “soluzione finale”. Maturata negli ultimissimi giorni dopo un sondaggio con Lega e finiani sulla prescrizione breve che ha sortito un esito catastrofico.

Intendiamoci: e’ quella la misura che l’avvocato vorrebbe veramente incassare. Sicura, perche’ farebbe “morire” d’un colpo i processi Mills e Mediaset. Ma gli ostacoli sono insormontabili. Netto il no della finiana Giulia Bongiorno che gliel’ha comunicato la settimana scorsa. Ora s’aggiunge il niet della Lega che non potrebbe giustificare la nuova amnistia, centinaia di processi chiusi e di imputati liberi, con gli elettori malati di zero tolerance.
Sia nuovo lodo allora. Stavolta firmato direttamente dal suo proponente, Ghedini, pronto a tuffarsi in una perigliosa avventura che, alle viste, rischia di risolversi in un altro scontro col Quirinale. Le prime avvisaglie gia’ ci sono. Un lodo che rende obbligatorio il trasferimento a Roma dei processi alle alte cariche, per di piu’ esteso a ministri e parlamentari, rischia di scontrarsi con il principio della Costituzione che, all’articolo 25, garantisce il rispetto del giudice naturale. Sul Colle, dove gia’ Napolitano ha messo in guardia Berlusconi da leggi eterogenee e soprattutto dettate dall’emergenza, la prospettiva di un trasferimento forzato dei processi, soprattutto di quelli gia’ in corso come Mills e Mediaset, viene considerata una pericolosa forzatura costituzionale. Ne’, d’altronde, il Colle apre sulla prescrizione che, per come viene disegnata, finirebbe per avere gli stessi effetti devastanti della famosa norma blocca-processi (fermarli tutti per un anno pur di fermare quelli del Cavaliere).
L’affanno e’ massimo. I margini stretti. Nel Pdl molti sono stanchi di immolarsi sull’altare di norme ad personam che si risolvono in continui insuccessi.
Anche il lodo Ghedini ha dei rischi perche’, gli obiettano, se da un lato i processi vengono trasferiti a Roma, dall’altro per l’imputato e’ meno facile accampare impegni da spendere come legittimo impedimento. Molti deputati e senatori potrebbero essere perplessi. Ma Ghedini va avanti. Sul piatto e’ pronto a lanciare un ammorbidimento sulle intercettazioni. Lo teorizza, con il relatore al Senato Roberto Centaro, nella riunione della Consulta. I famosi “gravi indizi di colpevolezza” diventerebbero soltanto “sufficienti”. E’ un “vedo” per aprire una trattativa con l’opposizione, la nuova era di Bersani, e spuntare una tregua armata sul futuro lodo.
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http://masadaweb.org

3 commenti »

  1. Gli israeliani sono all’avanguardia nei sistemi di irrigazione a goccia ! I cinesi sono anni che cercano di imitarne la tecnologia ma non riescono ad arrivare alla perfezione israeliana !! L’inizio e la fine della rete tubaria (tubaria ??) erogano la stessa quantita’ d’acqua anche dopo kmtri !!

    Hanno fatto del deserto un paradiso dell’orticoltura ! Alcuni anni fa il governo israeliano tramite aziende di facciata ha fatto un accordo col governo etiope (non sono islamici !) per lo sfruttamento di un area semidesertica grande come mezza italia da dedicare alla coltivazione di diverse piante adatte all’olio x biodiesel, dal laurum alexandrinum all’olio di gingili. Il tutto con irrigazione a goccia dal lago Victoria mi sembra !
    Questo mi e’ stato detto confidenzialmente da un amico israeliano che vive in India, in internet per esempio su questa cosa non ho trovato niente.

    Da un decennio circa gli israeliani ricavano un estratto dai semi di pompelmo che sperimentato da me sui miei figli quando hanno influenze, diarrea patologie varie ecc….e’ letteralmente miracoloso !!
    Per saperne di piu’ cerca in google: grapefruit seed extract.

    il tuo ultimo scritto sulla kundalini e’ grande.

    Ciao
    massimo

    Commento di MasadaAdmin — novembre 7, 2009 @ 4:27 pm | Rispondi

  2. E’ deceduto, centenario, Claude Levi-Strauss
    Ho letto molto di questo grande antropologo, ma un piccolo episodio e’ rimasto fisso nella mia mente. L’episodio raccontato è nel libro “Tristi tropici”.
    Levi-Strauss e’ in Brasile e studia una tribu’ che cerca di restare lontana dalla civiltà che vede come una catastrofe.
    E’ un momento di penuria per la tribu’ che ha quasi esaurito le risorse alimentari e Levi-Strauss vede due bambini che si dividono una cavalletta che uno dei due ha appena trovato, e nel fare questo si sorridono.
    Già, al momento questa civiltà è una catastrofe, chissà se …..
    Ciao Vì
    Maria Pia

    Commento di MasadaAdmin — novembre 7, 2009 @ 4:43 pm | Rispondi

  3. Ciao Viviana,

    sono disgustato dell’italia, la democrazia non e’ roba per tutti, e’ un sistema sociale per gente cosciente, responsabile, con dignita’ e amorproprio ,tutte cose che in italia non ci sono !! o troppo pochi hanno !
    Ciao e tanti auguri

    massimo

    Commento di MasadaAdmin — novembre 8, 2009 @ 9:13 am | Rispondi


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