Nuovo Masada

ottobre 27, 2009

MASADA n° 1019. 27-10-2009. JUNG 1. PSICOANALISI. LEZIONE 3-4

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Questa lezione fa parte di un corso tenuto a Bologna dalla prof. Viviana Vivarelli e fa parte di un libro della stessa dal titolo:

LO SPECCHIO PIU’ CHIARO

PADRE E MADRE – LA DOPPIA PERSONALITÀ

E quando segnarono i miei caratteri, vi posero un Padre e una Madre”
(V.)

Non esiste personaggio che, come Jung, identifichi la propria elaborazione teorica col suo sviluppo interiore. I suoi libri sono le tappe della sua anima. Ed è per questo che svolgeremo il suo pensiero seguendo il suo percorso personale, non tanto come successione di eventi esterni quanto come uno spirito in cammino. Come disse la sua allieva prediletta, Aniela Jaffé, Jung pensava che “l’anima fosse la realtà più genuina” e, in tutta la sua lunga vita, svolse un’attività intensa per studiare scientificamente e spiritualmente il proprio mondo interiore.
Quando Jung pubblicò la sua autobiografia, a 81 anni, vi pose come inizio i versi di Coleridge: “Esplorò la sua anima con un telescopio. / E tutto quanto appariva irregolare egli vide e dimostrò essere/splendore di Costellazioni”/ E vi aggiunse/ mondi e mondi nascosti alla coscienza”.
Di sé scriveva: “Le vicende interiori caratterizzano la mia vita. Sogni e fantasie costituiscono il mio lavoro scientifico”…”Tutti i miei scritti sono compiti comandati dall’interno, nati per imposizione del destino. Ho lasciato parlare lo spirito che mi muoveva… Non vorrei indicare la via a nessuno, perché so che la mia mi fu mostrata da una mano che è ben al di sopra di me… Cerco solo di essere un modesto strumento e mi sento tutt’altro che grande“.

Jung vedeva se stesso come un vocatus, un chiamato. Possiamo dire che fu un mistagogo, un maestro di iniziazione.
Come lo scienziato esamina la natura fisica fuori di sé, egli esaminava la natura interiore, in modo empirico, studiando la psiche come un oggetto naturale e, così facendo, sperimentò un cammino interiore che varcò i confini conosciuti. Si accostò alla propria psiche come un osservatore attento e generoso, come “un innamorato dell’anima” 1). Ciò che vide lo coinvolse e lo trasformò, così che quel lungo viaggio interiore, che era iniziato nella prima infanzia, assunse alla fine le caratteristiche di un vero e proprio VIAGGIO SCIAMANICO. Questo fu il compito cui si sentiva chiamato e a cui non si sottrasse. In fondo fu sempre, come avrebbe detto Borges: “…un uomo / la cui vera vita si trovava lontano” 2).
Cominceremo parlando della sua famiglia, perché in noi confluiscono linee che vengono dai nostri genitori, in quanto siamo il frutto anche della loro alchimia.

Jung nacque il 26 luglio del 1875 3) in Svizzera, sul lago di Costanza, passò la sua infanzia presso le cascate di Sciaffusa, poi il resto della vita in due abitazioni vicine sul lago di Zurigo, una era la casa dove viveva con moglie e figli, l’altra una specie di rifugio magico, costruito con le sue mani nel bosco, sulla riva del lago, dove si ritirava per meditare a contatto con la natura 4).
La sua vita fu segnata dall’acqua, elemento naturale, fluido, vitale e rigenerante. Quando la madre lo portò per la prima volta al lago di Costanza, restò così incantato che decise di vivere sempre vicino all’acqua 5). Così ebbe due case, una per la famiglia, l’altra come eremitaggio, e ambedue sulle sponde del lago.

Nello stesso modo si sentiva legato all’energia femminile: nella prima parte della sua vita il nume tutelare fu la madre, nella seconda la moglie, che gli fu vicina per 52 anni; importanti furono poi altre figure femminili, allieve o collaboratrici.
Le linee paterne e materne di Jung sono interessanti. Il nonno paterno si chiamava anche lui Carl Gustav Jung e pensava di essere figlio naturale di Goethe; era rettore all’università di Basilea e Gran Maestro della Loggia Massonica, in un tempo in cui la Massoneria era ancora una associazione esoterica di intellettuali.
Il nonno materno era un predicatore, libero docente di lingua ebraica, persona eccentrica e sensitivo, che comunicava con gli spiriti e, una volta la settimana, parlava nel suo studio con la prima moglie defunta, cosa che inquietava un po’ la seconda moglie; e la figlia, che sarà poi la madre di Jung, lo aiutava in questi contatti medianici e aveva ereditato le sue capacità paranormali, che passarono poi a Jung e ad alcuni dei suoi figli. La madre di Jung possedeva quella che si chiama ‘la seconda vista’, aveva capacità particolari e produceva delle materializzazioni che furono viste anche da Jung bambino.
Il padre di Jung era un pastore protestante 6) , persona gentile ma convenzionale, che custodiva in modo diligente la religione formale, una figura debole che Jung criticò ben presto per cercare una propria esperienza interiore più profonda che non coincideva con quella della chiesa istituzionale. Jung disse del padre che era “limitato e alieno dalla natura e dai sogni 7) . I miei genitori praticamente appartenevano ancora al tardo Medioevo. Mio padre era un curato di campagna e si può ben immaginare com’era la gente a quei tempi… le loro idee erano immutate da 1.800 anni… Mio padre era molto democratico ed estremamente tollerante e comprensivo… Era molto diverso da me. Era un uomo prevedibile ma con mia madre invece c’è sempre stato qualcosa di molto problematico” 8) . E ancora: “Fui preso da forti dubbi su tutto ciò che mio padre diceva… e che mi sembrava vuoto e trito, come una storia raccontata da chi la conosce solo per sentito dire, senza crederci davvero” 9).
Jung era un bambino ipersensibile, introverso e portato alle fantasie interiori; da piccolo passava interi pomeriggi a fare macchie d‘inchiostro sulla carta, trasformandole in figure immaginarie. Chiese e cimiteri furono i primi posti dove giocò. L’ambiente famigliare era molto religioso e comprendeva ben undici preti.
La figura forte della casa era indubbiamente la madre 10) ; durante il giorno era una donna calda e protettiva, ma di notte subiva una trasformazione, come se emergesse da lei una seconda personalità, con premonizioni, manifestazioni e presenze. Questo lato medianico, inquietante ed oscuro, colpiva il bambino: “Mi accorsi di aver paura di mia madre, ma non durante il giorno. Di giorno mi era nota e prevedibile, ma di notte avevo paura di lei”.
Il bambino vedeva nella camera della madre fantasmi e figure evanescenti, una volta fu spaventato dalla figura di un uomo il cui capo si staccò dal corpo, volteggiando nell’aria. Di giorno la madre era una creatura semplice, vigorosa e calda, un’ottima cuoca, una buona padrona di casa, con un fine umorismo: “Mia madre era un’ottima madre. C’era in lei un grande calore animale, era accogliente, di piacevole compagnia… Prestava attenzioni a tutti e il suo chiacchierio somigliava al gaio zampillare di una fontana… era un’anziana donna cordiale e grassoccia, molto ospitale. Ma poi spuntava all’improvviso la sua personalità inconscia, di una potenza insospettata, una grande figura un po’ triste che possedeva un’indiscussa autorità”.
Questa sua seconda personalità era molto diversa e potente, allora la madre parlava in trance e faceva premonizioni che sembravano venire da profonde lontananze: “Ella era in un certo modo ancorata a un fondo invisibile, che però non appariva collegato alla fede cristiano ma piuttosto agli animali, i monti, i prati, gli alberi, i corsi d’acqua”. Allora non era più la semplice casalinga svizzera ma diventava una figura arcaica, la grande Madre Terra, “la sacerdotessa nella grotta dell’orsa” 11) …la personificazione di una mente naturale”, che parla direttamente dalla Natura, l’antica energia cosmica femminile. Questi fenomeni inquietavano il bambino che vedeva la madre come una veggente. La seconda personalità “si manifestava ogni tanto, ma ogni volta inattesa e tale da incutere timore”.
La duplice personalità della madre generò in Jung un atteggiamento complesso nei confronti della donna in genere (Grande Madre o Strega). Jung ereditò da lei la medianità e quella intuizione universale che Levy-Strauss chiama PARTECIPAZIONE MISTICA, il modo con cui i primitivi comunicano con l’intima essenza della natura, in simbiosi col tutto, “come se l’occhio interiore cogliesse il mondo con un atto di percezione impersonale”.
Se il padre non contò gran che nell’evoluzione di Jung, la madre invece lo influenzò moltissimo; era una cifra DUE, una creatura doppia e complessa. Grazie a lei, il DOPPIO diventò una costante del pensiero junghiano, la cifra di lettura della sua avventura umana 12).
Per tutta la prima parte della sua vita, Jung lavorerà sul doppio, i contrari, le ambivalenze, le polarità e le dualità dell’essere. Nella seconda parte il dualismo sfocerà in una nuova energia, il TRE, o Terzo Momento che riporta all’Uno, unificazione delle due energie primarie, e Jung imparerà a guardare il mondo in un modo unitario, comprensivo dei contrari. Il suo incontro col TAO, l’antica filosofia religiosa cinese, gli mostrerà i legami del percorso col pensiero orientale, induista o taoista. I suoi studi lo convinsero anche che la sua vita era la prosecuzione di un cammino iniziato prima di lui da gnostici, alchimisti e mistici, sia occidentali che orientali. Aveva una interpretazione molto personale del suo compito esistenziale e lo vedeva come parte di un percorso collettivo compiuto da persone diverse in vite successive, per cui la sua vera appartenenza non era tanto alla famiglia di origine ma a un gruppo di anime, unite da un percorso comune. Quando a 69 anni gli venne l’infarto che rischiò di ucciderlo, ebbe una visione in cui gli sembrò di tornare “a quella famiglia di anime a cui da sempre appartengo”.
Il suo concetto di kahrma era molto particolare, non legato alla trasmigrazione dell’anima o alla ‘azione che perdura ’, ma sorretto da un compito spirituale che si compie attraverso molte vite.
La psicoanalisi freudiana è tutta basata sulla figura del padre e in particolare sul conflitto, ambivalenza di odio-amore, generato dal complesso paterno; la psicologia di Jung si incentra invece sulla dominanza della madre, con grandi immagini ‘ambivalenti’ dell’energia femminile che può essere protettiva o distruttiva (complesso materno) 13).
PADRE e MADRE sono i primi ARCHETIPI, le prime immagini fondamentali della struttura psichica, i modelli primari della psiche.

Il matrimonio dei genitori di Jung non fu felice, essi non andavano d’accordo e dormivano in camere separate. Quando il bambino ebbe tre anni, la madre passò alcuni mesi in ospedale per difficoltà inerenti al matrimonio e lui ebbe una CRISI ABBANDONICA: reagì all’assenza della madre con un eczema generalizzato , la sua pelle manifestò con un segnale rosso di pericolo la sofferenza per l’abbandono. Capì allora che amare significa anche soffrire. Da allora disse: ” ’Padre’ significa per me impotenza e ‘madre’ sfiducia” 14) . “Sentivo con diffidenza la parola amore”. Questo giudizio negativo rimase per sempre in sottofondo, anche se poi la sua vita affettiva fu ricca e soddisfacente.
Fatto esperto della duplicità materna, il bambino accettò come fatto naturale che ognuno avesse almeno due personalità e intuì se stesso come due persone diverse: il proprio Io soggettivo e un interlocutore più alto. Dapprima percepiva, accanto al bambino Jung, un personaggio molto più anziano e saggio, un uomo del Settecento, che poteva essere la traccia di una vita precedente, poi vide in sé anche varie figure mitiche, simboliche, personificazioni di parti psichiche, che si avvicendarono come spiriti guida: Abramo, Elia, Filemone…; ognuna sorse con un proprio compito per un certo tempo e fu poi sostituita da altre, come un tutor.
Dietro ogni uomo contingente c’era poi un uomo eterno, che Jung chiama ANTHROPOS, un fondo psichico immutabile e perenne.
Comincia con queste percezioni l’intuizione di un inconscio collettivo.

Il CORPO è la parte visibile dell’uomo, la PSICHE quella invisibile, formata da ricordi, emozioni, volontà…, l’ANIMA è un mediatore ancora più sottile legato al corpo e al suo destino che porta l’uomo verso la spiritualità e deve fargli sentire il suo compito, il suo dover essere; infine c’è lo SPIRITO, che non è legato al corpo né al destino e osserva la nostra esistenza dal di fuori, come osserverà le nostre vite future e come ha osservato quelle passate, esso è più alto e distaccato di qualsiasi cosa possiamo immaginare di noi e non è legato all’esperienza terrena o alle esperienze terrene altro che come osservatore.
L’anima guida la psiche e il corpo, sono due strumenti uniti nella vita terrena nella mutevolezza del tempo e del luogo, secondo i modi contingenti e variabili di una certa configurazione materiale e di certi eventi collegati al destino, ma l’anima comunica con un’altra realtà, lo spirito, che non è di questa terra 15) .
Dicono le Upanishad 16) : “Su un albero ci sono due uccelli: uno si stacca dal ramo, vola, si affanna, fa il nido, cerca il cibo. L’altro sta sul ramo a guardare.
La vita scorre in una data geometria spazio-temporale ma è solo un’apparenza che si muove su uno sfondo eterno; la luce che sta dietro manda alla psiche immagini-guida che possono prendere le sembianze di tutori. Ascoltando le loro voci e riflettendo sui loro simboli, diventa più facile per l’anima sperduta trovare la sua strada e compiere la sua evoluzione. Questo sarà un fondamento di Jung analista, che insegnerà ai suoi pazienti a gestire il teatro delle passioni o TEATRO DELL’ANIMA. Isolerà certi aspetti dell’energia psichica facendone delle PERSONIFICAZIONI (Anima, Animus, Vecchio Saggio, Filemone, Salomè, il Serpente ecc.) e creerà un gioco di comunicazioni e interrelazioni con le figure dell’inconscio, che hanno una loro realtà e la traggono da una dimensione imperitura che si manifesta a noi con forme e simboli. A tratti queste energie si estrinsecano, entrano nell’ambiente esterno e diventano visibili come proiezioni dotate di sostanza e realtà, in grado di comunicare. Non è una posizione spiritica, ma un fenomeno proiettivo. Le personificazioni non sono fantasmi ma figure dell’inconscio.
I fantasmi sono un’altra cosa. Fin da piccolo, Jung è sensibile alle presenze invisibili e spesso terrorizzanti che si muovono per casa e la madre, tacitamente, riconosce che il figlio è centro di fenomeni paranormali che si manifestano improvvisamente. Da queste esperienze discende l’interesse di Jung per l’occultismo, l’esoterismo, la parapsicologia, l’ignoto, il mistero…
Nulla di tutto questo, ovviamente, riguarda Freud, che è un uomo razionale e analitico, attaccato alla visione materiale del mondo, con una conoscenza pragmatica e scientifica.
Per Jung invece la scienza non basta ed egli trova certezze maggiori in un piano soprannaturale che si manifesta attraverso sogni e visioni.
Nella sua vita Jung ridusse al minimo le necessità materiali e i bisogni, come fanno molti saggi, e non si pose mai su un piedistallo ma restò un uomo semplice, che poteva parlare con tutti di tutto e amava lavorare con le mani. La sua realtà interiore era più vasta di quella di Freud, il mondo delle sue percezioni più complesso, e quello che diceva era spesso molto chiaro alle persone semplici e incomprensibile agli intellettuali. Gli si addice la frase di Borges: “Lo scrittore, col passare degli anni, può attingere, se le stelle sono favorevoli, non la semplicità, che non è niente, ma la modesta e segreta complessità”.

DUE PIANI DI REALTÀ

Quando mi dissero che Papà Natale non esisteva restai malissimo, avevo sempre creduto a un ‘mondo parallelo’, che era la parte migliore di questo, e venire a sapere che non c’era mi riempiva di sgomento. Per questo poi ho sempre continuato a cercarlo, nella New Age, nello spiritualismo… la mia anima non si è arresa a quella mancanza…“. (Una ragazza)

Jung vive su molti livelli, il bambino è attraversato da visioni paranormali ed ha un forte contatto col mondo degli spiriti. Vive intensamente la sua vita onirica, sente la potenza dei sogni che possono essere trasformativi o rivelatori, e su alcuni rifletterà per anni, li accetta come frutto di una seconda mente, più lungimirante e saggia.
I sogni sono la chiave per penetrare la parte segreta della vita. Li chiamerà, come Freud, “la via regia per l’inconscio”, rivolgendosi a un mondo di energia e conoscenza che trascende l’uomo. I sogni, dirà, sono una via numinosa, e numen si riferisce e un dio misterioso.
I sogni sono essenziali per penetrare l’inconscio; per Freud mascherano i contenuti rimossi dell’inconscio individuale; per Jung permettono anche l’accesso a una realtà sovramentale: l’inconscio collettivo.
Fin da piccolo Jung sente l’esistenza di due piani di realtà, quella esteriore, pratica, fatta di scelte, lavori, eventi e persone, e quella interiore, ideale, fatta di visioni, sogni, intuizioni e premonizioni. La sua vera vita non è quella degli eventi esterni ma del processo di trasformazione interiore, ed è di questa che parla nell’autobiografia, vero viaggio d’anima. C’è qualcosa di superiore che fluisce in correlazione alla vita esterna dell’uomo, un altro livello che scorre unendo il singolo all’universale 17).

Non tutti i sogni che facciamo sono importanti ma ogni tanto possiamo avere GRANDI SOGNI che non dimentichiamo mai e il cui significato può rivelarsi pian piano o anche decenni dopo. Il primo grande sogno di Jung è un incubo a valenza drammatica, quando ha tre anni.

“Il bambino è nel prato dietro la canonica, vede una fossa scura rettangolare con una scala di pietra che scende in basso, in fondo c’è una porta ad arco, chiusa da una cortina verde-prato, e dietro una sala lunga 10 m, col soffitto a volta di pietra, che sembra un tempio. Un tappeto rosso porta a un trono d’oro con un cuscino rosso e sopra c’è un tronco d’albero lungo 4 o 5 m, una cosa immensa cilindrica di pelle che termina con una testa rotonda con un unico occhio, che guarda fisso in alto. Sopra l’occhio c’è un’aureola luminosa. Il bambino resta paralizzato e sente la voce della madre che dice: “Guardalo! Quello è il divoratore degli uomini!“.

Il bambino è sceso nel luogo profondo e misterioso dove risiede il potere sacro. Ha sognato un enorme dio fallico, la profonda forza creativa presente nelle religioni primitive 18) , collegata alla fertilità ma anche all’aggressività e dunque al pericolo 19). Freud avrebbe detto che questo è un sogno sessuale, ma per Jung invece è una rappresentazione sacra, in cui la sessualità si esprime solo parzialmente nella materia ma discende da una energia primaria più ampia e oscura. L’enorme fallo diventa il simbolo di un’energia cosmica, primordiale. L’occhio lucente in alto è l’apertura del fallo, il cui nome greco (phalos) etimologicamente vuol dire proprio ‘lucente o splendido,’ ma sta a indicare l’energia creativa di Dio, l’energia di luce che dà luogo al mondo. L’onphalos nel mondo greco era l’ombelico o centro del mondo ed era rappresentato da un uovo o da una pietra ovale al centro del tempio. L’onfalo è il ‘punto centrale’, ossia il segno indicativo del collegamento, simile al cordone ombelicale, tra la Madre Terra e il Cielo. L’onfalo più famoso era quello del tempio di Apollo, a Delfi, rappresentato da un cono di marmo. Nel mondo cristiano l’onfalo diventa la mitria o la cupola o anche il battistero, che unisce in sé valenze maschili e femminili 20). L’aureola esalta la potenza dell’energia e la sua sacralità. E l’occhio è uno dei modi con cui viene rappresentato il divino 21) .

L’occhio di Ra

Dunque non si tratta di un fallo umano, ma della potenza divina relativa alla funzione cosmica della fecondazione o creazione, come potrebbe intenderla un primitivo 22). L’espressione materiale dell’energia (il sesso) è solo una parte molto limitata e superficiale dell’energia stessa che, nel suo lato animico e invisibile, trascende totalmente il fenomeno materiale o la peculiarità sessuale.
La visione del tremendo ‘dio fallico’ segna Jung per sempre; da questo momento il ‘divino’ non sarà per lui solo il dio amoroso e benedicente insegnatogli dal padre, ma una energia possente, inquietante e paradossale, che è insieme cielo e inferi, luce e tenebra, bene e male, un Dioniso bifronte, come nell’interezza del Dio biblico, che salva Giacobbe ma gli comanda la morte del figlio, pone il Cristo sulla Terra ma poi lo sacrifica. Questo concetto ambivalente della divinità o dell’Energia sarà sempre presente in Jung, come carattere fondante di ogni archetipo, soprattutto di quello divino. Jung dirà che il Cristianesimo ha indebolito la potenza del sacro, imponendo un dio unilaterale, dimezzato, che è solo bene e luce, un Dio che non spiega perché vi siano il male, la trasgressione, il peccato e la sofferenza. Jung reintegra l’aspetto oscuro che la divinità possedeva anticamente, ricostruendo la sua totalità paradossale. Il problema religioso crea nell’immaginario del bambino una polarità irrisolta. Dopo questo sogno, ogni volta che qualcuno gli parlerà del Gesù celestiale e spiritualizzato, non potrà fare a meno di associargli la terribile divinità sotterranea del sogno, come controfigura tenebrosa. Il bambino, pur educato nella religione pallida e formalista del padre, ha evocato un’altra religione più arcaica, legata ai culti della fecondità e agli elementi ctoni della terra. I preti evangelici di famiglia, neri come becchini, gli sembrano officiare un culto di morti, incolore e sbiadito, mentre nei suoi sogni si manifesta una energia potente e vitale. La stessa immagine del ‘divoratore di uomini ‘ è una immagine perenne nell’inconscio umano e condensa tutti i terrori infantili, l’Orco delle favole, il pesce degli abissi, la balena, la creatura degli Inferi, il mostro dentro di noi o l’apocalittica furia distruttrice dell’energia fuori di noi. Gli Induisti intendono bene questa energia che non è solo protettiva ma anche feroce e raffigurano le divinità con un aspetto benefico ma insieme con braccia tentacolari o collane di teschi.
Nelle visioni antiche, come nelle immagini dell’inconscio, la Grande Energia è la totalità, comprensiva di bene e di male, ma il Cristianesimo ha voluto isolare solo il Bene, facendo del diavolo un antagonista obliquo e secondario, così il Male è restato una forza psichicamente non identificata e rimossa. Jung bambino coglie in modo più vasto l’essenza del problema religioso, ha la capacità di produrre forti rappresentazioni sacre, che sostituiscono un vivace mondo sensoriale di grande intensità emotiva alla modesta ortodossia del padre. Il problema religioso è sempre presente in Jung, mentre Freud se ne disinteressa totalmente, e, nonostante la sua derivazione ebraica, resta un positivista convinto, si dichiara ateo e costringe anche la moglie, figlia di un rabbino, all’inosservanza religiosa.

Quando Jung ebbe 4 anni, la famiglia si spostò presso Basilea in una canonica del 1700, luogo impregnato di presenze fantasmatiche che agì con influssi psicometrici sulla sua psiche 23) .
Il bambino era ipersensibile, solitario e vulnerabile.
A nove anni, gli nacque una sorellina, cosa che lo rese insicuro producendogli una SECONDA CRISI ABBANDONICA, con tosse soffocante e crisi respiratorie in cui vedeva nuvole luminose e figure dorate.
Asma e tosse sono spesso malattia psicosomatiche con una precisa simbologia. Nell’atto della respirazione, l’aria esterna (il mondo fuori di noi) entra dentro di noi, l’aria interna (il mondo dentro di noi) esce, e le due cose si mescolano.
La tosse è un atto di rifiuto violento e inconscio di questa mescolanza tra ciò che si è e ciò che abbiamo intorno.
Una indicazione simile è data dal vomito, in cui si rigetta qualcosa di ambientale, o dalla nausea.
Nel caso del disturbo respiratorio, è come se esso dicesse: “Questa persona non mi accetta. Non voglio che respiri con me, e dunque rigetto violentemente la sua aria, cioè questa relazione. Non posso respirare la sua energia e la rifiuto“.
Anche la diarrea cronica può avere questo significato di liberazione di un contenuto psichico inaccettabile, come se si volesse mandar via un sentimento o una relazione che ci ha fatto soffrire. In casi minori, per es. la paura di un esame, la diarrea indica il desiderio di liberarsi di questa pena.
Ogni volta che siamo toccati nella nostra sicurezza personale, possiamo reagire con un rifiuto corporeo.
Nel sintomo esantemico (eruzione cutanea) il corpo si fa segnale tramite il colore, il gonfiore o la visibilità sulla pelle; nella tosse, lo spasmo mioclonico (spasmo leggero), la nausea, il vomito abbiamo il movimento da dentro in fuori e dunque contro.

RITI PAGANI

C’è un rapporto stretto tra l’anima e la pietra
(Chevalier e Gheerbrant)

Nel giardino dietro la canonica c‘era una grande pietra; il piccolo Jung siede su di essa in meditazione e ha intuizioni molto insolite per la sua età: “Io sto seduto sulla pietra e la pietra sta sotto di me. Ma anche la pietra potrebbe pensare: ‘Io sono posata sul pendio ed egli si siede su di me’. Cosa sono io? Sono colui che è seduto o sono la pietra?“.
La pietra è l’oggetto eterno, situato in un tempo non-tempo, che comunica con l’altrove. La pietra si fa simbolo di infinito; non sta in questa dimensione ma tocca un ‘altro’ luogo. Quando il bambino siede sulla pietra è come se toccasse l’altrove, come fa il primitivo che riconosce intuitivamente la pietra-anima per riporvi la propria visione di eterno. La pietra è “la contraddizione tra il tempo che trascorre e l’identità che perdura” 24). Allo stesso modo il bambino sente in sé qualcosa di eterno, un Altro di cui la pietra è simbolo. C’è qualcosa di molto forte e rassicurante in quel masso. Jung dice: “Io ero solo la somma delle mie emozioni ma la pietra era una cosa senza tempo.” Ciò che è contingente si incontra con ciò che è perenne, con l’impermanente, come direbbe un buddista. L’anima sfiora lo spirito, una dimensione tocca l’altra, l’uomo finito si apre all’infinito. La pietra che non muore svela il carattere effimero e transitorio delle cose che passano: “Io sono l’E’, il Fu e il Sarà” 25).

Se la pietra è l’eterno, la risposta dell’anima al suo richiamo è la nostalgia, perché l’anima in qualche modo ha conosciuto una patria celeste eterna a cui vuole tornare. Platone diceva che l’anima anela a uno stato di pienezza da cui si è separata nascendo: nostalgia è nostos =ritorno e algos = dolore, il dolore per la casa lontana a cui si vuole ritornare; i Tedeschi la chiamano Heimweh (Heim = casa, Weh =dolore), dolore di casa.
Il tempo irreversibile impedisce il ritorno, e tuttavia il percorso in avanti può farsi innalzamento, in cui possiamo tendere là da dove siamo venuti, tornando all’enthousiasmos =essere nel dio, essere parte di Lui 26).
La pietra fisica, di cui il bambino percepisce la forza, si proietterà, con gli studi più tardi dell’alchimia, nella PIETRA ALCHEMICA o FILOSOFALE, simbolo della saggezza suprema dell’uomo trasformato.

Sempre sul lago di Zurigo, a pochi km dalla casa di Jung, era nato lo svizzero PARACELSO, uno dei più grandi alchimisti del 1500, dotto medico, sapiente di tutte le scienze, iniziato che mirava all’uomo integrale, unendo empiria e simbolo. La leggenda narra che un allievo disse a Paracelso: “Voglio che tu mi insegni l’Arte, voglio percorrere al tuo fianco la Via che conduce alla Pietra”. Paracelso rispose: “La Via è la Pietra. Il punto di partenza è la Pietra. Se non comprendi queste parole, non hai ancora cominciato a comprendere. Ogni passo che farai è la meta”. Come dice Castaneda “Il percorso è il viandante”.

Ecco come Giorgio Manganelli parla della pietra 27):
Per milioni di anni, per tempi non misurabili, il mondo fu di pietra. La terra fu un sasso coperto da un’epidermide d’erba, acque, carni… L’uomo apparve; nacque su di un sasso che volava per i cieli. L’uomo seppe che la sua vita era posata su un macigno. Per centinaia di millenni l’uomo si pose domande sul sasso. Il sasso era immutabile perché era un dio; il sasso era vivo, di una vita lentissima; il sasso non era vivo e non era morto: era l’essere… L’uomo indagò le pietre e insieme indagava la divinità, il significato, il mondo. Il nostro problema è come interrogare e capire la pietra che ci sta attorno e che ci sta dentro. Se abbiamo centomila anni, la pietra ne ha cento milioni. Forse la pietra ci ha generato. L’uomo guardò nel cielo e vide che, attorno alla pietra su cui viveva, volava in cielo un’altra luminosa pietra. Il cielo era forse una distesa di ciottoli infuocati? Dovunque il vuoto era sfidato e sconfitto dalla pietra, dunque la pietra era reale, era sacra, era un dio. Chiunque guardi una delle pietre formate, portatrici di figure, di segni che la storia dell’uomo ci ha consegnato, avverte che da sempre l’uomo vedeva nella pietra qualcosa di più duraturo non solo delle altre cose, ma del tempo. Dai millenni, le migliaia di millenni, a noi giungono sassi ed ossa. Un sasso lavorato per farsi amigdala o per farsi stele è un oggetto imperituro, terribile, misterioso e sacro. Una ruvida larva di figura segnata sulla pietra ci commuove e ci sconvolge. Forse la figura non è stata aggiunta da mani umane, ma è uscita dal grembo inconsumabile della pietra. La pietra non ha età, non invecchia. La pietra non ha tempo” 28).

Jung bambino non è un comune bambino. O forse siamo noi che minimizziamo i bambini, mentre essi sono viaggiatori appena giunti in questa dimensione, con ancora il bagaglio di un altro sapere, creature che sono un po’ qui un po’ altrove, assorti in un mondo che noi non ricordiamo, che ci guardano a volte con una maturità che non è saggezza ma esperienza.
Com’era naturale, le qualità precocemente introspettive di Jung ragazzo lo isolano dai compagni. “Io sono un solitario- dice- perché intuisco ciò che gli altri ignorano. Ho la capacità di vedere le cose come realmente sono“. Il ragazzo è in contatto con la mente intuitiva, con la sovra-mente, superiore e universale. Spontaneamente crea riti protettivi simili a quelli dell’uomo primitivo. A dieci anni ritaglia nel legno un omino in finanziera e cilindro nero e lo mette a dormire in un astuccio di legno giallo, avvolto in un mantello. Accanto al feticcio pone un sasso del Reno oblungo come un onfalo 29), nerastro e levigato, che dipinge in due metà, bianco e nero, con un rotolino di carta scritto in un alfabeto segreto. Quello è l’IO, la sua pietra magica, il ‘mana’, lo spirito protettivo, un modo per entrare in contatto con la PERSONALITA’ n° 2, portatrice di significati arcani. Ha creato un alter ego, una pietra dell’energia 30), a cui segretamente affida la sua salvezza, come fanno gli aborigeni australiani con i ‘churinga’ 31).

Quando va a scuola, il ragazzo si allontana da casa e frequenta altri ragazzi, si sente insicuro e allora pensa al fantoccino e alla pietra, che sono lontani al sicuro, e ritrova la calma.
Molti popoli primitivi compiono riti simili con le PIETRE-ANIMA. La Pietra-anima rappresenta la parte di noi perpetua ed eterna. L’omino di Jung bambino precorre il Telesforo greco, il portatore di luce, antico rappresentante della vita che compare nei monumenti di Asclepio (dio della salute e della medicina), con mantello e lampada, intento a leggere da un rotolo sacro la vera conoscenza 32). E’ come se noi navigassimo su un oceano oscuro, ma qualcuno, accanto, porta la luce.
Il rapporto col dio fallico, col Telesforo e la pietra-anima sono tracce di un mondo pagano che emerge naturalmente in lui. Più tardi dirà che nella psiche affiorano spontaneamente elementi simbolici eterni, che non vengono dalla tradizione ma appaiono in modo simile nelle culture di popoli diversi, come indicatori universali, nei riti, nei miti, nelle visioni, nei sogni… come provenienti dalla grande memoria arcaica della specie.

A 45 anni, nella seconda casa, suo ritiro spirituale, Jung si troverà a scolpire in legno e pietra feticci simili e chiamerà uno di questi ‘soffio di vita’. Queste pietre scolpite che abitano il suo giardino ricordano i ‘kabir’, statuette di nani o misteriose divinità infernali, o i ‘menhir’, statue di giganti, dell’antico mondo mediterraneo, simboli delle energie della Terra, collegati alla dea Demetra e ai culti della fertilità, o si riallacciano ai Moai dell’isola di Pasqua, numi protettori o guardiani della soglia, che vigilano sull’uomo quando oltrepassa i limiti della sua dimensione umana 33).

Il feticcio di Jung bambino è un kabir, e la pietra oblunga indica l’energia della Madre Terra, dipinta in due colori, bianco e nero, intuizione di un universo duale .
Il Telesforo è uno dei Cabiri (al Kabir = il potente). I Cabiri sono forze della natura, energie potenti, viste come nani o piccole divinità, che proteggono l’inconscio. Poiché sono energie ctonie, ovvero sotterranee, liminari, vengono rappresentate come creature deformi e incompiute. Faust dice: “Vogliono sempre andare oltre /colme di desiderio, non mai sazie/ di quel che è irraggiungibile”. Essi rappresentano i guardiani della soglia, le forze che spingono l’uomo a oltrepassare i limiti del conosciuto e insieme che lo trattengono nella sua dimensione, per cui possono varcare la soglia solo i più degni.
Freud è un cittadino, ma Jung ha la naturalezza di un primitivo, ha preso dalla madre il rapporto col mondo naturale, vive in un mondo fatto di acque, alberi, pietre e cielo, come un antico sciamano che sente le forze della natura come riparatrici e ispiratrici.
Una visitatrice che andò a cercarlo nell’eremo sul lago raccontava: “Alle sue spalle si vedeva una grossa pietra quadrata che egli stesso aveva scolpito anni prima, quando cercava di dare forma alle intuizioni che affioravano in lui, e io mi sentii come se fossi uscita dal tempo per entrare in un mondo interiore dove tutto era importante, privo di fretta, naturale… La forza che emanava da quell’uomo seduto accanto a me era impressionante. Dava una sensazione di potenza e nello stesso tempo di semplicità; era reale, al modo che il cielo e le pietre e gli alberi e l’acqua intorno a lui erano reali” .

..
NOTE

1) Sentii in voce diretta la voce di Jung che mi parlava in tedesco, lingua che conosco male. La fine del discorso fu.”… abreden das Selbst!”, cioè esci dal luogo dove sei e vai a parlare col Sé; ‘das Selbst’ è il termine tedesco che Jung usa per indicare ‘il Sé’, il fine e la matrice dell’anima.
2)Borges, ‘Il risveglio’.
3)Jung si occupò di astrologia, la studiò a lungo e la usò anche sui suoi pazienti. Per gli amanti dell’astrologia, Jung nasce lunedì 26 luglio 1875, alle 19,20. E’ un Leone, ascendente Capricorno. Il Sole in Leone gli dà carisma e estroversione. L’ascendente in Capricorno costanza e tenacia e successo soprattutto nella seconda parte della vita. La Luna in Toro accentua l’importanza della famiglia. Mercurio e Venere in Cancro aumentano sentimenti e memoria e danno vita familiare soddisfacente e armoniosa, amore per la casa, romanticismo. Marte in Sagittario: grande vitalità, energia orientata a grandi progetti, gusti atletici, Jung era un lavoratore straordinario dominato da grandi passioni ma che non era finalizzato a denaro o potere. Giove in Bilancia: successo soprattutto nella seconda parte della vita, amore per le relazioni sociali, per la bellezza e l’arte. Saturno in Acquario: profondità imparziale di giudizio, visione chiara della verità, amore per le ricerche intellettuali, originalità di idee, amici più anziani. Urano in Leone: rifiuto del padre, creatività, emancipazione rapida dei figli, capacità d’insegnamento e scrittura. Urano e Nettuno in Toro: sensualità e relazioni extrafamiliari. Saturno in prima casa: riflessione, meditazione, mentalizzazione, serietà e profondità del pensiero, grande capacità di lavoro. Sole in settima: grande altruismo. Luna, Nettuno e Plutone in terza: amore per gli studi, interesse alle relazioni, permeabilità psichica, studi psicologici e esoterici, doti medianiche; la terza casa è molto importante per lui. Mercurio e Venere in sesta: professione medica, lavoro mentale, vivacità intellettuale, legami affettivi con colleghe di lavoro. Sole e Urano in settima: immaginazione vivissima, amici insoliti, disinvoltura affettiva, bisogno di grande spazio personale, anticonformismo. Giove in ottava: ricchezza facile. Marte in undicesima: molto dinamismo e rotture gravissime di amicizie (vedi Freud).
Per gli aspetti: Sestile Luna-Mercurio: buona memoria, mente poetica, senso pratico, buon senso, capacità di insegnamento, grande armonia tra sentimenti, pensiero e azione. Mercurio congiunto Venere, grande eloquenza e fascino sociale, comprensione delle emozioni. Sestile Luna-Venere, aspetto piacevole e attraente, cura per il comfort e la bellezza dell’ambiente in cui vive, talento artistico e successo in amore. Quadrato Sole-Nettuno: compassione per i dolori altrui, spirito di immedesimazione, interessi religiosi e mistici, gusto per l’evasione mentale. Sestile Marte-Saturno: forti capacità di lavoro, razionalità intensa sostenuta da coraggio. Trigono Giove-Saturno: ottimi equilibrio tra ottimismo gioviale e serenità. Congiunzione Luna-Plutone: grande fermezza e ostinazione, rifiuto dei compromessi, è molto importante la sfera dei sentimenti che non sopportano di essere compressi. Sestile Marte-Giove: amore per gli sport, persona atletica, che ama vivere nella natura e ha una buona forma fisica, fiducioso in se stesso, forte e intensa vitalità. Quadrato Luna-Urano: idee molto originali, utopiche o di difficile realizzazione, persona che è all’avanguardia da un punto di vista intellettuale, che porta avanti idee che saranno accettato solo dopo molti anni. Antagonismo con la propria madre. Quadrato Saturno-Plutone: progetti di rivoluzionare la società a causa di grandi forze creative-istintive. Congiunzione Sole-Urano: capacità inventive, indipendenza, desiderio di un grande spazio personale, anticonformismo, grandissima vitalità, esuberanza, tenacia e successo. Jung ha Mercurio e Venere in Cancro, più forti perché sono sul discendente, cioè parte intellettiva e affettiva. Il Cancro è un segno d’acqua, legato all’acqua originaria, all’acqua-madre. MERCURIO è un pianeta molto importante, i cui significati saranno a lungo studiati da Jung nella seconda parte della vita; nel quadro dei simbolismi alchemici, è l’elemento mediatore tra maschile e femminile, terra degli uomini e terra dei morti, luogo del divino e dell’umano. E’ il grande comunicatore, il tramite, il ponte, l’energia della comunicazione, l’elemento vitale che collega i contrari. Tutta la vicenda junghiana è leggibile sotto il segno di Mercurio, l’energia della comunicazione, il legame interdimensionale. Mercurio collega conscio e inconscio, mondo degli uomini e mondo degli dei, maschile e femminile. Jung stesso è il grande comunicatore, colui che, in un mondo di opposizioni, cerca la terza via, la conciliazione dei contrari. (In una comunicazione medianica a voce diretta, sentii dire: ”Cerca Mercurio!”)
Pur essendo del Leone, Jung risente molto del Cancro. Il pianeta del Cancro è la Luna, luogo della femminilità, dell’acqua e della creazione. Allo spirito delle acque si associano valori intimi, interiori simboleggiati da semi, uova, gemme. Il quarto segno s’identifica con l’archetipo materno, tutto il mondo dei valori e dei contenuti, tutto ciò che racchiude e protegge, principio uterino e nutritivo che si esprime con la caverna, la grotta, il pozzo, la casa, il vaso (nell’I Ching il suo oracolo sarà ‘Il crogiolo’). La Luna è la nascita, la germinazione, il femminile, l’attività psichica inconscia, la pulsione vitale irrazionale. Il tono del Cancro è il silenzio. Abbiamo una forte sensibilità sognante dell’animo infantile presso la madre, lo sviluppo dell’immaginario, la costruzione di un mondo interiore, il ricordo, il sogno, l’intuizione, la poesia… Il Cancro ha un ruolo di mediazione, di medianità. E’ il centro dell’anno (22 giugno- 22 luglio), collega il mondo formale a quello informale, è la soglia della reincarnazione. Le persone di questo segno hanno una grande sensibilità, un forte potere segreto, capace di favorire future rinascite.
Jung sta tra Cancro e Leone, simbolo questo di potenza e sovranità, di successo e grandezza. Krishna, Buddha e Cristo sono definiti Leoni. Il leone è la potenza dell’energia divina e un simbolo della giustizia divina (emblema di S. Marco); anche la sfinge ha corpo di leone. In estremo Oriente il leone si identifica col drago, energia cosmica tellurica profonda da cui si possono ricevere forti intuizioni ma da cui si può anche essere distrutti. In Giappone i riti con le danze del leone allontanano i demoni. In Egitto il leone è sempre duplice, rappresentato a coppie che guardano in opposte direzioni, verso l’alba e verso il tramonto, per sorvegliare il sole, giorno-notte, ieri-domani, alternanza di momenti diversi. Zodiacalmente il Leone è la gioia di vivere, l’ambizione, l’orgoglio, l’elevazione. Elemento di fuoco dominante e dispiegato. I tipi Leoni sono sani, raramente ammalati riescono a riprendersi facilmente, sono appassionati, s’impegnano molto in quello che fanno, hanno molta volontà, devono sempre agire e riescono a portare avanti programmi di ampia portata. Sono temperamenti forti che possono realizzarsi con vigore in senso orizzontale con realismi ed efficacia o con tensione verticale producendo forti idealismi.
Freud è un Toro ascendente Scorpione, sessualità forte unita a passione, pensiero ossessivo e invasivo, monomaniaco. La congiunzione Sole-Urano indica che è un pioniere nell’attività intellettiva molto connesso alla sessualità, con doti da leader.
Sia Jung che Freud astrologicamente risultano soggetti che dovrebbero farsi analizzare per difficoltà psicologiche, nevrotiche Freud, psicotiche Jung.
La Luna in Toro lo rende amante della natura.
Venere in Cancro, signora del Toro e dunque portata alla natura, all’acqua e ai beni immobiliari.
3) Della Chiesa evangelica svizzera.
4) Nel suo tema natale il Sole è in quadrato con Nettuno, il che rende problematici i rapporti col padre.
5) ‘Jung parla’, Adelphi.
6) La figlia di Jung. Emma, che era astrologa, diceva che il padre aveva Giove, pianeta paterno, nell’ottava casa, la casa della morte, e ciò avrebbe impedito comunque che il padre soddisfacesse le sue esigenze religiose, e lasciava prevedere che il padre avrebbe avuto una scarsa evoluzione e sarebbe morto presto.
La figlia di Jung diceva che si proiettano sulla madre la Luna e Venere. Emma fece un oroscopo del padre e diceva che Jung aveva Luna in Toro (segno di terra stabile) e Venere in Cancro (segno d’acqua, di sentimento)..
7) In un mio corso, durante una visualizzazione relativa a un rituale tolteco dell’animale totem, Germana, che nella vita fu visionaria e guaritrice, vide se stessa come un’enorme orsa che allattava e una voce disse: “Devi dare la vita a chi non sa dare la vita”. Poco dopo prese a praticare della pranoterapia a donne che non potevano avere figli. L’orsa e la grotta dell’orsa sono simbologie connesse alle antiche sacerdotesse della terra.
8 ) Sognai che ero morta, lo sapevo perché volavo a grande velocità orizzontalmente nel corso disseccato di un fiume con alti argini svasati, come un canale o tunnel aperto in alto, e vedevo le cose come formate da multiple aureole violacee fluttuanti, che si confondevano l’una con l’altra, con una molteplicità di colori e sfumature come gli occhi reali normalmente non vedono. Dietro a me sulla destra c’era una figura bianca di custode che mi seguiva. Mi accorgevo che ero morta senza aver salutato un’ultima volta mio marito. Allora chiedevo alla mia ‘guida’ di farmi fare una telefonata. Ma quella rispondeva che dal luogo dove mi trovavo non era possibile usare un cellulare, avrei potuto comunicare col vivente solo se avessi conosciuto la sua cifra. Io tentavo di ricordare quale fosse la cifra di mio marito, ma la morte stava già cancellando in me la memoria fondamentale dei fatti terreni e non riuscivo contattarlo. Era come se ogni uomo avesse un codice, che poteva essere pensato come un insieme di numeri. Un codice simbolico le cui cifre rappresentavano il suo scopo o compito sulla terra. C’era un’aritmetica dei valori o significati che si poteva esprimere in cifre. Ogni cifra non era una quantità ma un indicatore simbolico. Per questo poteva accadere che tutta una vita o una gran parte di essa fossero dominate dal sette o dal quattro o dal tre e che questi numeri fossero ricorrenti nelle date fondamentali del vissuto o si ripresentassero in incontri fortuiti come segnalatori di direzione. In effetti da tempi antichissimi è esistita un’alchimia dei numeri simbolici che ha attraversato i sistemi religiosi. E ogni popolo è stato dominato da alcuni di questi numeri, perché anche i popoli, come gli individui, hanno dei compiti e devono far luce su questa o sull’altra modalità dell’essere. La cifra diventa così la sintesi del programma del vivente, il segnalatore di ciò per cui esso è venuto a esistere. Nel linguaggio comune è facile sentir dire: “Io ho un numero fortunato”. Ma niente spiegherebbe l’attrazione particolare che sentiamo per certi numeri più che per altri.
Nel caso di Jung l’attrazione per il DUE divenne il polo portante del suo pensiero e il passaggio al TRE segnò un’evoluzione di ordine metafisico, e la sua vita fu connotata da cicli di OTTO anni, al termine dei quali avveniva una svolta brusca e un cambiamento.
9) Jung fu sempre molto interessato agli sforzi che una personalità compie per sfuggire all’accerchiamento materno, o, ai conflitti delle energie psichiche in genere, come alchimie che possono avere esiti devastanti o possono essere modificative della vita in senso evolutivo. Da questo punto di vista un incontro fortunato può significare un influsso che modifica la nostra evoluzione al di là di parole o fatti, in virtù della sua qualità psichica se essa si innesta sulla nostra nel momento giusto, come un catalizzatore che può accelerare il nostro iter.
10) Le situazioni di abbandono sono necessarie nella vita per mettere alla prova la nostra autonomia personale. Proprio attraverso situazioni di abbandono, il bambino realizza il proprio Io autonomo, ma ciò non è facile né piacevole. Ove queste situazioni non si presentino, l’Io non si rafforza, resta debole e insicuro ed eviterà di cimentarsi con qualsiasi cosa. Il bambino deve affrontare una serie ragionevole di ostacoli commisurati alle sue forze. Non deve essere troppo protetto ma deve essere incoraggiato a superare le difficoltà in modo graduale. Vivere senza difficoltà sarebbe innaturale e lo indebolirebbe. Esempio: Michele, di tre anni, ha la madre che si assenta spesso per lavoro. Il bambino è fortemente contrariato da queste assenze, che gli procurano una ferita narcisistica. Quando la mamma non c’è, gioca sereno con le altre persone che lo accudiscono e non nomina mai la mamma, ma quando questa ritorna, la ferisce sempre immancabilmente con frasi cattive fino a farla piangere. Il suo narcisismo è molto forte. Punisce la madre come un piccolo giudice, con frasi che sembrano sentenze. Le dice: “Dormo io nel letto grande con papà, tu dormi lì” e indica il suo lettino. Oppure: “Ora tu vai in castigo in quell’angolo!” Notiamo che nessuno lo ha mai messo in castigo in un angolo. La zia gli legge un album illustrato che racconta la storia di Mogli, Michele rimane molto colpito da una frase del testo. Quando l’orso Balù, che è il protettore di Mogli, lo porta alla città degli uomini vorrebbe accompagnarlo, ma Mogli gli dice. “Vattene. Io so badare a me stesso! Vattene!” Appena la mamma torna da un viaggio di lavoro di 4 giorni, il piccolo Michele la guarda severo e le dice, come Mogli: “Vattene! Io so badare a me stesso! Vattene!”
11) La distinzione tra psiche, anima e spirito appare spesso nelle comunicazioni medianiche e può essere tratta dalla letteratura sacra antica. S. Paolo distingue corpo, anima e spirito come tre livelli non continui dell’uomo. I Cristiani ridussero tutto alla coppia corpo/anima. Jung invece riprende la triade paolina, per questo fu criticato dalla Chiesa come gnostico (Jung produsse anche uno scritto automatico dettato da Basilide, uno gnostico del secondo secolo). Ellemire Zolla dice: “Lo spirito è uno schianto improvviso e abbagliante. Una rivelazione. La psiche è il groviglio dei sentimenti e dei pensieri che ci domina quotidianamente. Siamo esseri quasi sempre confusi e annaspanti. Lo spirito balza su di noi come una rivelazione divina. Lo spirito non è una continuità della persona. E’ una luce che abbarbaglia la persona e la annienta. E’ fulmine, non uno stato. Una possibilità istantanea, non una condizione permanente”.
12) Antichi testi sacri indiani.
13) Da un dettato interiore: ”C’è un cammino del corpo che avviene in una dimensione storica e uno in un insieme che non vedi”.
14) Nelle processioni dionisiache le menadi portavano in mano dei falli.
Il bambino ha visualizzato un grande archetipo (modello arcaico) dell’energia maschile cosmica. La visione è grandiosa, sacra e blasfema insieme, ha sognato un fallo come fosse un Dio. Il FALLO è oggetto sacro, simbolo della vita e della fecondità in molte religioni antiche, in India prende il nome di Lingam ed è simbolo di Brahma, Visnù e Shiva, le tre energie cosmiche, quella che dà la vita, quella che la mantiene e quella che la distrugge. Il fallo rituale non sta a indicare un attributo sessuale del maschio, ma una energia divina, vista nel suo aspetto attivo e relativa alle manifestazioni della natura nel mondo visibile, il LINGAM è il procreatore, il fecondante, la Genesi, appartenente al dominio del manifesto, mentre la YONI o matrice femminile indica l’energia fecondata femminile, simboleggiata da altare o coppa o conca, appartenente al dominio del nascosto, del non visibile. Le due energie sono complementari, il grande YANG e il grande YIN del TAO. Yin e Yang abbracciano praticamente tutte le cose che esistono, ponendosi come due categorie qualitative polari, in cui rientrano ‘anche’ caratteri sessuali o sessuati, ma c’è tutto l’universo. Il Tao è una visione qualitativo analogica del mondo.
L’elemento fecondante la terra è da sempre espresso con lingam naturali, pali o pietre verticali infissi nel terreno, vedi i menhir celtici della Bretagna o i pali etruschi o i falli in pietra giapponesi.
Nello yoga la yoni appartiene al primo chakra, o chakra radice, luogo dell’animalità istintuale, da esso si alza un lingam di luce attorno a cui si attorciglia la Kundalini. L’alchimia indiana crea lingam di mercurio, elemento femminile che corrisponde a Shiva o alla luna. In Cina il lingam, o linga, è un triangolo allungato con la punta in alto di giada verticale che è posto al centro dei templi o nei crocevia, mentre la Yoni è un triangolo con la punta in basso. I due triangoli sono polarità dell’energia e unito a stella danno la totalità. Lingam e Yoni manifestano due qualità di energia di segno opposto, maschile e femminile, attivo e passivo, energie vitali di valenza diversa, che per la loro diversità generano la corrente che chiamiamo vita (così come i due poli elettrici generano la corrente elettrica). Affinché ci sia vita occorre che vi siano i due poli, i quali hanno opposto segno e pari importanza e sono complementari. Nel sogno, il bambino ha posto anche la Yoni, la fossa scura nella terra in cui egli discende, e la sala a volta che contiene il lingam. Il sogno è suscettibile di un’interpretazione elaborata e sofisticata che richiede vaste conoscenze antropologiche e religiose di cui, ovviamente, il bambino non sa niente, in lui l’inconscio si esprime con i simboli che gli sono propri, perché non la cultura ha inventato i simboli ma l’inconscio invia all’anima ciò che la cultura descrive. Qualcosa di superiore ha fatto irruzione nel bambino esprimendo un messaggio che egli non comprende, l’inconscio non si cura di questo, e Jung impiegherà l’intera vita a decodificare il messaggio. Questo è un sogno speciale. Il contenuto del sogno è importante quando ci colpisce emozionalmente, si presenta con caratteri carismatici, e non lo dimentichiamo più. Il ricordare o meno un sogno dipende dalla nostra capacità di trarne dei valori, di elaborarlo, il sogno può essere molto stimolante per la nostra evoluzione. Se questa capacità di elaborare i contenuti dell’inconscio si indebolisce, il sogno scolora e viene rapidamente dimenticato; se invece inizia un corso di evoluzione, l’anima si fa attenta e l’inconscio si ripresenta con caratteri più forti e chiari spingendo la crescita d’anima. Se non siamo assolutamente capaci di porre la nostra attenzione sul sogno, diventa inutile per l’inconscio far lavorare la memoria, esso è un seme che non fa frutto. Il sogno lavora in noi per quanto noi glielo permettiamo, per quanto noi lavoriamo sul sogno, cioè accogliamo l’inconscio. Se l’energia riterrà che l’io non sia pronto per fare un lavoro nemmeno nel futuro, il sogno sarà dimenticato anche prima del risveglio. Se invece la vostra evoluzione si può avvantaggiare del sogno, il ricordo rimarrà in noi anche per decine di anni, e allora sarà allora capace di aiutarci sciogliendo il suo segreto a poco a poco, via via che procederà l’evoluzione dell’anima, in modo terapeutico e ordinativo. Come per qualsiasi evento, il sogno può essere straordinario non per il suo contenuto, ma per le sollecitazioni che suscita. Esso può essere ricordato in tempi successivi e dare informazioni nuove o subire altre interpretazioni. E’ è anima in fieri. Anche questo fa parte della crescita. Ma noi prendiamo della vita solo ciò che riusciamo a comprendere. Il resto lo perdiamo. La stessa cosa accade con ‘le voci dell’angelo’ o le visioni, che invadono il nostro mondo quotidiano, e che sono come sogni materializzati o i segni che vengono sul nostro percorso. Anche questi messaggi sono misteriosi e disvelano la loro verità un po’ alla volta via via che la consapevolezza di chi li riceve riesce ad aprirsi. Quando cominciamo un lavoro di evoluzione allora i significati si rivelano. “Quando l’allievo è pronto, il maestro arriva”. Da un dettato interiore: “Io sono la lampada e tu il passo. La lampada non illumina strada nuova se il corpo non cammina”. Dunque corpo e anima procedono assieme, parallelamente al disvelarsi dello spirito. Se non sei in grado di accogliere il messaggio, lo perderai.
In India il principio vitale maschile viene chiamato Lingam ed è rappresentato come un fallo o un uovo. Dice Sai Bbaba: “Il Lingam è la dimostrazione del Principio Divino che è illimitato, senza forma e senza inizio… Lingam’ significa ciò in cui tutte le cose si immergono e da cui tutte le cose emergono. L’Assoluto, la Realtà finale, Brahman o Dio non ha opposti, non ha polarità, né contraddizioni, perciò, è rappresentato dal più perfetto simbolo matematico, la sfera.”
15) Si veda la rappresentazione nei geroglifici egizi.
16) Il mondo pagano aveva amuleti a forma di fallo e statue della divinità di cui si toccava il fallo in forma scaramantica o per proteggere la propria fertilità. Analogo significato hanno le corna o il cornetto, ancora in uso al Sud come portafortuna, tipicamente esso è rosso, perché la sessualità è connessa al colore rosso. Ebrei ed Egizi quando giuravano si toccavano i genitali. Molti popoli mediterranei danno al fallo un significato magico-religioso. In processione erano portati il dio egizio Min, quello greco Pan e quello romano Priapo, detto anche Fascino. In Sardegna a Fordongianus ci sono resti fenici, tra cui una scultura piatta di una figura vagamente umana con corna di toro che porta spirali destrorse sulle mani sollevate, sul sesso e sull’abito. La spirale volta a destra indica il prodursi della vita.
17) La psicometria ambientale è la facoltà di ricevere messaggi sotto forma di visioni mentali o allucinatorie delle tracce di memoria storica che il luogo possiede.
18) Borges “La contraddicion del tiempo que passa y de la identidad che perdura”. Borges. ‘Tutte le opere’, I Meridiani.
19) Borges, ‘Elogio dell’ombra’, op. cit.
20) Ho ricordato un dettato automatico che mi comandava “l’entusiasmo”.
21) Da un articolo sulla rivista FMR, ottobre 1985, sulle pietre di Luni.
Il fascino della pietra per l’eternità a cui essa allude non lasciò mai Jung. Nella sua fase matura egli si fece scultore e pose nel giardino della seconda casa, in riva al lago, pietre scolpite con segni arcani.
Onfalo = onphalos = ombelico. Molti luoghi sacri vengono considerati ombelico del mondo e contrassegnati da una pietra circolare o ovale.
Il feticcio è la bambola, l’homunculus, il facsimile dell’io originario, un pezzetto d’anima che protegge di lontano, il nano, la fata, l’elfo, il folletto, l’angelo custode, la creatura che veglia quando tu dormi, che sa quando tu ignori, che può ciò che tu non puoi, il portatore della tua parte astrale, la tua controparte invisibile, indicatore commensurabile dello spirito incommensurabile.
22) Pietra ovale con spirali magiche.
23) Ho trovato in alcuni sogni questa figura simbolica del portatore di luce,
Una neuropsichiatra mi raccontava i suoi sogni, e questi formavano un vero percorso iniziatico, come se, di notte, energie di guida completassero la sua evoluzione spirituale e, una volta, il sogno si trasformò in una allucinazione vera e propria in cui un kabir, un ometto a forma fallica, apparve presso il suo letto e la guidò in una esperienza extracorporea. Per spiegarmi come era fatto, mi indicò due oggetti in legno antropomorfici che ho in casa e sono fatti come i Moai dell’Isola di Pasqua. Ancora: in esperienze allucinatorie dopo trapianti del fegato, alcuni pazienti hanno visto presso di sé ometti simili a gnomi. Queste energie sembrano stare tra due dimensioni e per questo sono state chiamate ‘i guardiani della soglia’.
Nella tradizione esiste un rapporto stretto tra la pietra e l’anima. La pietra è simbolo della Terra-Madre e della sua energia. La pietra cubica o piramidale rappresenta la pietra filosofale, ovvero l’energia trasformativa, il Cristo. La pietra nera è un antichissimo simbolo dell’energia della Terra, l’Iside egizia significa ‘pietra nera ’. Nella Kaaba islamica è contenuto un meteorite nero. Si vedano anche le varie Madonne nere che costellano il mondo cristiano, come la Madonna di S. Luca, collegate alle forze generatrici della terra. La pietra, il metallo, l’oro, sono simboli alchemici ovunque. L’autore cinese del ‘Trattato del fiore d’oro’ chiede: “Si può ottenere oro per mezzo delle pietre?” (qui ‘oro’ indica una trasformazione alta dell’energia). La risposta gli viene da un santo indiano: “Sì, se si ha sufficiente energia spirituale”.
24) ‘Jung parla’, Interviste e incontri. Adelphi.

http://masadaweb.org
..
ELENCO LEZIONI DI JUNG 1

Lezione 1: masadaweb.org/2009/10/06/masada-n%C2%B0-1003-6-10-2009-jung-1-psicoanalisi-lezione-1/

Lezione 2: masadaweb.org/2009/10/13/masada-n%C2%B0-1007-13-10-2009-jung-1-lezione-2/

Lezione 3-4: masadaweb.org/2009/10/27/masada-n%C2%B0-1020-27-10-2009-jung-1-psicoanalisi-lezione-3-4/

Lezione 5: masadaweb.org/2009/11/06/masada-n%C2%B0-1025-6-11-2009-jung-1-psicoanalisi-lezione-5-malattie-psicosomatiche/

1 commento »

  1. Ciao, ho finito la lettura dell’ Inconscio collettivo e mi è passato per la mente il collegamento:
    Sembra quasi che se accettiamo che un individuo “viva” svariate volte, ipotesi affascinante, l’inconscio collettivo potrebbe essere il ricordo ancestrale di tanti avvenimenti accaduti o di tante storie raccontate. Vedi i Miti e gli archetipi che così assumono una dimensione “reale”.
    Mi premeva renderti partecipe.

    Mentre riflettevo sulle cose, ho ricordato, con piacere, come tutte le volte che mi è capitato, a due episodi (che si ricollegano a quello che hai detto nell’ultimo incontro a proposito del non pensiero).
    Questi due episodi sono temporalmente successivi e distano tra loro di circa una quindicina di anni:

    Il primo è successo alla nascita di mia figlia e mi ricordo di essere rimasto da solo davanti alla vetrina della stanza dove riposava nella sua culla, ero affascinato da quella creatura che sembrava inerme ma nello stesso tempo potente nella sua nuova presenza nel mondo. Ho cercato di sgombrare la mia mente da ogni pensiero e di trovare un collegamento mentale con lei per tranquilizzarla, nel caso fosse impaurita,
    e ricevere la forza del suo essere nel mondo. La cosa è durata, ritengo, almeno un’ora ed al termine sono andato a casa con un piacevole senso di benessere e di sicurezza.

    Il secondo invece è successo alla morte di mia madre. Quando fui chiamato, dal medico dell’ospedale, al suo capezzale, in quanto mi fu detto che era alla fine la portarono in una stanza da sola e mi chiesero se volevo stare con lei. Io dissi di sì e quando chiusero la porta ci ritrovammo nella penombra e nel silenzio.
    In un primo momento non sapevo cosa fare, come comportarmi, ma poi prendendo la mano di mia madre tra le mie isolai la mia mente e iniziò a trascorrere il tempo.
    Lei aveva un respiro debole ed era in uno stato di torpore, ma io prima inizia a parlare con la voce ma poco tempo dopo le parlavo solo mentalmente.
    Ricordo che in certi momenti la sua mano mi stringeva, debolmente, ma lo faceva, io sentivo la differenza.
    Parlammo di tante cose e poi, poco prima della fine, mi sentii salutato e mi ringraziò della compagnia, infine spirò; era durato quattro o cinque ore.
    Ore che ho sempre ricordato con infinito Amore, perché mi ha permesso di accompagnarla nel suo destino, mi ritengo un previlegiato, in quanto è un ricordo di serenità e non di lutto.

    Che strano, due diversi episodi che hanno relazione con la Vita e la Morte.

    Un caro saluto, spero di sognare la casa perché non sono un gran sognatore, mia moglie dice che quando vado a letto “svengo” e mi sveglio la mattina.

    Albano

    Commento di MasadaAdmin — ottobre 28, 2009 @ 12:32 pm | Rispondi


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