Nuovo Masada

ottobre 21, 2009

MASADA n° 1014. 21-10-2009. Una vita in stand by

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 8:46 am

Scendiamo nelle classifiche mondiali – Il Pd fa come i gamberi – Il Ponte truffa – Un Cavaliere fatto di intimidazioni – Le fasulle minacce alla triade di dx – Pietro Grasso e la trattativa Stato-mafia – 200.000 contro il razzismo – Lei e’ educato, si vergogni! – La Chiesa migliore – Scorie nucleari francesi in Siberia – Aumentiamo l’eolico!

Dove l’opposizione latita, il latitante governa”.
Aniello
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O si va avanti o si va indietro. E’ una legge di vita. Una vita in stand by non esiste. Intanto che il Pd si scorda come si fa ad andare avanti e le Binetti si fanno gli affari loro, perdiamo altri punti nella classifica mondiale delle liberta’.
Pur essendo governati da una coalizione di dx che si presenta come neoliberista, l’economia italiana risulta libera solo al 61,4 % , il che ci pone al 76º posto nella classifica mondiale della liberta’ economica (Index of Economic Freedom 2009). Il punteggio complessivo dell’Italia e’ sceso dell’1,2% dall’anno scorso, per i peggioramenti per quanto riguarda la liberta’ dallo Stato e la liberta’ del lavoro. L’Italia occupa il 32º posto (su 43 Paesi) in Europa e ha un punteggio appena superiore alla media mondiale.
La protezione che di fatto il Governo Berlusconi da’ alla corruzione stronca il paese e gli toglie futuro. Lo scudo fiscale da’ addirittura un valido aiuto statale ai corrotti. E le annunciate riforme penali e processuali, per mettere il premier al riparo dai suoi processi, faranno il resto, incatenando la Magistratura e rendendo nulli migliaia di processi.

Sui 179 Paesi (Corruption Perceptions Index di Transparency International 2008), l’Italia occupa il 55º posto (in UE ci batte solo la Grecia). La corruzione e’ piu’ diffusa di altri Paesi europei e ne sono colpiti i settori relativi agli investimenti, con la fuga degli investimenti stranieri, perche’ nessuno vuole investire in un paese dove una causa civile si perpetua per anni, che ha lentezze burocratiche insostenibili, un sistema finanziario privo di trasparenza e tutele, reati finanziari depenalizzati e una doppia taglia di tangenti politiche e mafiose.
Nella graduatoria mondiale della liberta’ di stampa (Reporters sans frontiere, 20 ottobre 2009) l’Italia ha perso altri 5 punti, scendendo dal 44° al 49° posto.
La legge contro le intercettazioni e la censura ai giornali ci manderanno direttamente all’inferno.
Ma ovviamente, intanto che il paese muore, e’ preferibile andare a una festa della Croce Rossa o ad una gitarella in Spagna.

Viviana Vivarelli
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Un elefante grande quanto un coniglio
Viviana Vivarelli

Ormai chiunque vinca le primarie del Pd, il disfacimento e’ vicino, e questo spiegherebbe anche la faccia amara di Bersani e quel D’Alema che sta imperversando sul video (quando la morte e’ vicina appaiono becchini e iene).
Il Pd, grazie alle scelte paradossali dei suoi vertici, e’ diventato un coniglio con la lentezza di un pachiderma. Il suo apparato elefantiaco (da non confondere con un apparato democratico) non solo gli impedisce mosse tattiche rapide e incisive ma lo impantana in una sabbia mobile che lo rende inconscio persino di cio’ che avviene nel paese, per cui cerca di esorcizzare cio’ che non puo’ ne’ comprendere ne’ accogliere, e finira’ come una vecchia beghina capace solo di fare scongiuri e rosari, ma inabile alla battaglia perche’ ha perso la fede, le opere e gli alleati.
Il Pd e’ ormai il vecchio che impedisce al nuovo di crescere.
Finche’ non si sara’ disintegrato, non ci sara’ speranza di mutamento o di unione.
Sono 15 anni che appare chiaro che con la collusione col nemico e la perdita di immagine morale non si va da nessuna parte. Sono decenni che e’ altrettanto chiaro che solo una coalizione che riesca a superare le differenze di fondo per una lotta comune puo’ avere speranza di vittoria.
Ma queste due semplici regole, coerenza e unione, sono calpestate ogni giorno da anni da gente confusa che marcia ormai contro il paese e contro la logica e l’ideologia.
Si vede che e’ destino storico che la sx si dissolva in un Pd che e’ stato il suo primo uccisore in un hara kiri kahrmico.
Ma che in questa eredita’ sia un B a goderne aumenta la nostra amarezza.
La’ dove appare chiaro che ne’ il Pdl ne’ il Pd saranno eredi di futuro, la pervicace malvagita’ di B raccogliera’, finche’ sara’ vivo, l’unica vittoria possibile, mentre il Pd continuera’ a spararsi sui piedi in una lenta agonia senza possibile catarsi.
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Notizia flash
Paolo De Gregorio

-Pochi minuti fa, vedo per la prima volta in TV uno spot a cura della FAO, l’organizzazione faraonica che da 50 anni afferma di combattere la fame nel mondo, con l’incoraggiante risultato che gli affamati sono aumentati e ormai raggiungono il miliardo.
Ecco il testo: “investire in agricoltura significa salvare vite”.
La genericita’ dell’affermazione mi lascia sbalordito. Oggi il frutto dell’agricoltura, il cibo, arriva dove ci sono i soldi per comprarlo, ossia agli obesi dell’occidente, non arriva a chi muore di fame, tanto e’ vero che le eccedenze del mercato si buttano, perche’ sarebbe troppo costoso farle arrivare ai veri affamati.
Non solo, ma le multinazionali che investono in agricoltura nei paesi poveri, utilizzando le terre migliori e trattando i dipendenti da schiavi, sottraggono a questi paesi terre e risorse alimentari importanti, in cambio di salari da fame.
Il problema, che la FAO non ha il potere di risolvere, ma che potrebbe denunciare, e’ quello di fare in ogni nazione un programma di autosufficienza alimentare, distribuendo le terre ai contadini in piccole proprieta’ coltivabili da una famiglia, con metodi e colture tradizionali, per il consumo interno e non per esportazione.
A questo si dovrebbe affiancare una martellante campagna di contenimento delle nascite, mettendo a disposizione gratuitamente la “pillola del giorno dopo” che le donne possono usare riservatamente senza chiedere l’autorizzazione a nessuno, e istituendo una pesante tassazione alle coppie che generano piu’ di due figli.
Senza questa strategia, e’ un cinico inganno parlare di risolvere il problema della fame.

Se conosceste come me la vita che fanno i dipendenti della sede mondiale della FAO che sta a Roma, che ho frequentato perche’ avevo due amici che ci lavoravano, sareste ancora piu’ scettici.
Ho detto che i miei amici lavoravano ma non e’ vero (prendevano un profumato stipendio), passavano il tempo girellando per questa magnifica sede, con un meraviglioso terrazzo panoramico (sulla passeggiata archeologica e sul circo massimo), dove e’ funzionante una imponente e fornitissima tavola calda, impegnati a prendere il sole e a rimorchiare straniere. Ogni sera uscivano con grandi buste di cartone portando via gli acquisti fatti allo spaccio interno, fornitissimo di ogni ben di Dio proveniente da tutti i paesi del mondo.
Il problema della fame la FAO l’ha risolto solo per i suoi dipendenti, a spese dell’ONU. Vi e’ anche un altro aspetto, che e’ notissimo a chi ci sta dentro, che e’ un covo di spie di tutte le nazioni, in quanto lo status di funzionario FAO offre molta liberta’ di muoversi in ogni paese e da’ l’accesso a informazioni sull’economia e le risorse, cose che e’ piu’ semplice sapere infiltrando agenti fra i dipendenti del vecchio carrozzone.
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Il Ponte truffa
(Leggendo un articolo di Mario Caporali)
Viviana Vivarelli

Dunque si annuncia solennemente che il 23 dicembre si apre il primo cantiere, tanto per far fede alle promesse di B alla mafia, ma si fara’ ben poco. Si sposta solo un binario che ora e’ dritto e dopo fara’ una curva prima della stazione. Ma la grancassa sara’ imponente. Si tratta di un piccolo spostamento della ferrovia gia’ concordato nel 2006, autonomo rispetto al Ponte. Ma a B bastera’ per fare uno spot megagalattico.
Il fatto gravissimo e’ che il Progetto definitivo del Ponte a tutt’oggi non esiste. E tutti sono d’accordo nel dire che le infrastrutture della Sicilia peggioreranno. Come minimo manca un’altra linea ferroviaria da innestare al Ponte, per non fare una cattedrale nel deserto. Ma non se ne parla.
Comunque si dira’ che e’ stata posta la prima pietra, al modico costo di 30 milioni di €, quasi 18 milioni a km. Uno spot carissimo quanto inutile. Al paese almeno.
Passare al Ponte saranno cavoli amari. Non manca solo il progetto definitivo e la sua approvazione, non manca la ferrovia e la strada in accordo, mancano anche i soldi.
Al momento il progetto Ponte e’ un castello in aria.
Il percorso preliminare non e’ completo, la progettazione definitiva non e’ stata fatta, l’indagine dell’impatto ambientale non c’e’ mai stata. Gli stessi tecnici e consulenti dello Stato hanno fatto pesantissime critiche che sono state ignorate.
Il pilastro posizionato in Calabria sarebbe proprio sul punto peggiore della faglia sismica piu’ attiva dello Stretto. Ma nemmeno se ne accenna. Eppure come minimo si dovrebbe spostare il Ponte di mezzo km.
Sempre sulla sponda calabrese abbiamo lo scivolamento degli stati superficiali e di media profondita’ dei terreni verso lo Stretto. Per cui per evitare lo slittamento del Ponte, bisognerebbe inchiodare pilone e contrafforti a una profondita’ di oltre 2 km, con materiali idonei, ma non esistono materiali compatibili a quel che serve.
Remo Calzona, chiamato dal Governo, ha dimostrato che il progetto attuale ha almeno 30 punti di potenziale crisi di cui almeno la meta’ irrisolvibili.
C’e’ poi il non piccolo problema di chi paga. Il Cipe doveva dare 1,3 miliardi ma non li ha mai dati. Il Governo non ha ancora messo un euro. Matteoli parla di investitori privati inesistenti, a meno che non sia la stessa mafia, una volta rientrata dei patrimoni all’estero grazie al gentile scudo fiscale, a investire sul Ponte. Lombardo aveva annunciato 100 milioni per le “prime opere collaterali siciliane”, ma non ci sono. E non vediamo come le Ferrovie dello Stato possano sobbarcarsi l’opera.
E’ la prima opera al mondo che parte senza un progetto esecutivo e senza soldi.
E’ il primo appalto che viene aggiudicato a un costo gia’ ufficialmente inferiore della meta’ di quel che serve.
E’ il primo ponte che viene presentato come struttura di servizio ferroviario ma per cui, per motivi di sicurezza, passeranno solo auto. Un po’ come per la Tav che doveva trasportare anche le merci, mentre la percentuale di merci trasportate in treno sta addirittura scendendo dal bassissimo 9,9% che ci mette in fondo all’UE.
E’ anche il primo ponte sul mare che, ideato per evitare le navi, finira’ per confermarle.

Malgrado tutto B giura che il Ponte si fara’. Senza progetto, senza indagine di impatto ambientale, senza soldi, sopra una faglia, con appalti di mafia, ma si fara’. Contro la crisi, sopravanzando richieste ben piu’ serie del paese, ma si fara’, contro proteste e assemblee, petizioni e denunce, e fa avore di chi non si capisce. Contro il WWF che ha depositato un mare di documenti, foto, analisi, perizie giurate. Si fara’.
Forse B lo ha promesso in un papello che non si e’ ancora trovato. Alla faccia dei siciliani, si fara’.
Castelli anno scorso disse: “Il progetto sara’ presentato entro il 2010”. Cosi’ si sposta un binario. Cosa da poco. Ma avremo un Natale invaso dalla pubblicita’. Quella del panettone sara’ niente.
Poi si insiste con questa storia del Ponte a campata unica, per la serie “famolo strano”.
In Giappone (e pensiamo che gli appalti giapponesi siano piu’ affidabili del cemento misto a sabbia degli appalti nostrani) il Ponte di Kobe fu costruito in 10 anni (da noi se ne prevedono 6) costo’ nel 1988 10.000 miliardi di lire (5 miliardi di euro), ha una campata principale di soli 1991 m, il nostro 3300. Malgrado questo non ci possono passare i treni. E senza treni si abbattono i guadagni. Uno dovrebbe arrivare alla costa calabra in treno, scendere dal treno e prendere la nave. Come prima! E’ pazzesco! E gli automobilisti quanto dovrebbero pagare per non mandare subito il Ponte in deficit da allarme rosso?
Nel 2005 il costo del Ponte fu valutato in quasi 4 miliardi di euro, nel 2007 il costo stimato sale gia’ a piu’ di 6 miliardi. La ditta Impregilo che si e’ aggiudicata l’appalto ha guadagnato due miliardi potenziali in due anni senza fare niente. E non vogliamo immaginare a quanto salira’ il costo futuro.

E la faglia? Fu la causa del terremoto del 1908 (magnitudo Richter 7.1). E’ una spaccatura lunga 40 km, sepolta sotto 3000 m di sedimenti all’interno di una zona crostale tra le piu’ dinamiche del mondo. La faglia veniva ricordata nel progetto del 1992, e’ invece scomparsa nel progetto del 2002. Secondo lo stile di Berlusconi: se una cosa no la puoi combattere, convivici!
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Giuseppe manda

… per rimanere in tema di ponti
domani.arcoiris.tv/?p=2589#more-2589

Come si vive in Sicilia di la’ dal Ponte
Ippolito Mauri

9 ore di treno da Palermo a Ragusa, 6 ore da Catania. 110 chilometri piu’ lunghi del viaggio a New York. 27 km in 30 anni per costruire un’autostrada lunga 210.
Tanto per capire come vive la gente che al mattino va al lavoro: dopo le fanfare Tv per la prima pietra del primo cantiere dell’opera che il mondo ci invidia, gli uomini del Ponte (B e Sacconi) il 23 dicembre dovrebbero salire sul treno per Ragusa, Sicilia Orientale, economicamente la piu’ concreta dell’isola. Alla scoperta della Sicilia che non conoscono. 6 ore tartaruga sperando che le coincidenze non facciano ritardo. Primo trasbordo a Catania, direzione Siracusa. Secondo trasloco a Siracusa. Viaggio col passo assonnato che Elio Vittoriani racconta in “Conversazioni in Sicilia”, Italia 1938.
Figlio di una capostazione che scriveva poesie, Vittorini attraversa i ricordi nel piacere di una lentezza che conforta la memoria. Sarebbe ingiusto dire che settanta anni dopo non e’ cambiato niente. Stazioni ridipinte di giallo e di rosa, ma nessun capostazione sull’attenti come quando passavano i gerarchi della Roma nera. Non per diffidenza politica: i capostazione non ci sono piu’. Stazioni chiuse. Chiusa anche la biglietteria di Ragusa. L’ultimo impiegato e’ andato in pensione il primo ottobre. Si va dal tabaccaio, biglietti che valgono fino a Siracusa. Se il viaggio e’ nel continente bisogna affacciarsi alle lunette di una stazione abbastanza importante per sopravvivere. Dei 30 treni che arrivavano nell’ultima Sicilia, sono rimaste 12 littorine (riassumono lo slancio degli investimenti Trenitalia, proprieta’ ministero del tesoro). Non sempre il binario unico ferma nelle stazioni vuote. Convogli di un solo locomotore che perde clienti gonfiando ritardi insopportabili. Tratte (linguaggio dei verbali) tagliate e da far morire. Gia’ sostituite da autobus con l’etichetta di compagnie private. Sul modo in cui Trenitalia decide le concessioni, meglio lasciar perdere.
Illuso da uno spot di Luca Zingarelli, commissario Montalbano, sono salito sul “treno del barocco”, fantasia di un copywriter per illudere poveri turisti che non sanno. Voglia di una passeggiata nello splendore dei palazzi di Sicli, “si annida con 10 mila finestre in seno a tutta l’altezza della montagna”. Vittorini e’ cresciuto qui nell’amicizia del figlio del capostazione di Modica, stazione accanto. Si chiamava Salvatore Quasimodo. Ma Sicli e’ stata cancellata dalle meraviglie del treno del barocco. Spot superato. Diciamo la verita’, e’ un’Italia che non conta, senza palinsesti, escort, barzellette ai comizi. Bisognerebbe tener conto che continua a essere Italia.
Ragusa e’ un bacino per la lavorazione dell’alluminio tra i piu’ importanti. Fabbriche scese dal del nord, centinaia di operai. Arrivano tondini, partono profilati per l’edilizia. Resta il laboratorio che fa concorrenza a Carrara nel taglio del marmo. E dalle campagne di Vittoria viaggiano verso i mercati del continente mille Tir al giorno (al giorno), frutta e verdura delle nostre tavole. In fila su strade costruite nel dopoguerra, tornanti impossibili. C’era il treno senza trasbordi, 9 ore per arrivare a Palermo. Cancellato, ormai solo passeggeri, le merci non viaggiano piu’. Si sta costruendo l’autostrada Siracusa-Gela: 37 chilometri in 30 anni. Mancano 173 chilometri e non si sa quanti anni per finire i lavori. La Salerno-Reggio Calabria diventa un fulmine. E poi una breve superstrada, ma lo era quarant’anni fa. Adesso e’ un muro piu’ lento del treno.
La verita’ e’ che i politici locali contano la meta’ dei politici di Palermo e meno di un quarto di quelli di Roma. Collettori di voti, dispensatori di piccoli favori. I berlusconi ragusani, si chiamano Minardo, zio deputato regionale per l’autonomia di Lombardo; nipote deputato a Roma, Popolo della Liberta’: Tv, radio, deposito carburante per questa Sicilia. Nell’altra i benzinai si chiamano Cuffaro, famiglia del senatore, ex-presidente della regione, cinque anni di condanna per amicizie mafiose. Soffre Pippo Guzzieri, ferroviere e sindacalista. Vede morire i suoi treni un giorno dopo l’altro. Chi va in pensione non viene sostituito. Fra un po’ scioglieranno i binari “perche’ la littorina nessuno lo vuole piu’”.
Ma dopo la prima pietra del Ponte, i viaggiatori B e Sacconi devono avere in mente un altro luna park. Ancora prime pietre, bandiere e Tv. Se si fa o non si fa conta fino a un certo punto. Per loro.
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Conta la piazza

In Spagna hanno messo a punto un metodo sofisticato per contare i partecipanti a una manifestazione di piazza. Sappiamo come la nostra questura sia in genere tacciata di praticare la regole del 10% che taglia orrendamente i dati offerti dagli organizzatori.
Cosi’ si viene a sapere che nella famosa manifestazione cattolica antiaborista a Madrid contro Zapatero, i manifestanti non erano un milione, come volevano gli organizzatori, ma 55.000, al massimo 60.000. E si deve dire che saperlo fa la sua differenza.
Non sappiamo bene in che consiste il metodo, probabilmente un computer legge l’addensamento attraverso raggi infrarossi o attraverso le emissioni di calore dei corpi umani.
Una volta rilevata l’immagine digitale, il software riesca a calcolare in modo accettabile un certo tasso di ingombro per metro quadrato. Sulla base dell’estensione del territorio occupato dai manifestanti, si arrivera’ ad una stima non molto lontana dalla realta’ (vedi sito di Lynce).
Poi resta il fatto delle idee, che si muovono e si diffondono, indipendentemente da quanta gente scende in piazza o viene contata. Ma questo nessun sistema informatico e nessun politico riesce a prevederlo.
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MANGANO E MANGANELLO
Marco Travaglio

Ma quanto rumore e quanta indignazione per cosi’ poco”, scrive sul fu Giornale Mario Cervi, che si proclama erede universale di Montanelli, forse immemore di quel che scriveva gia’ nel ’94 il grande Indro sulla Voce a cui collaborava anche lui: “Oggi, per instaurare un regime, non c’e’
piu’ bisogno di una marcia su Roma ne’ di un incendio del Reichstag, ne’ di un golpe sul palazzo d’Inverno. Basta la sovrana e irresistibile televisione”.
Da due giorni, grazie al servilismo di Claudio Brachino e dei suoi telekiller, abbiamo un’altra prova su strada del regime dei telemanganelli: il pedinamento del giudice dai calzini turchesi. Nulla di nuovo sotto il sole. Raimondo Mesiano e’ stato, finora, persino fortunato. In questi 15 anni c’e’ chi, essendosi messo di traverso sulla strada del Cavalier Padrone facendo soltanto il proprio dovere, se l’e’ vista anche peggio.
Nel 1993 un giovane di Ravenna, Gianfranco Mascia, lancia i comitati BoBi (Boicotta Biscione). Il primo avvertimento anonimo gli arriva sul telefonino: “Smettila di rompere i coglioni. Sei una testa di cane. Bastardo. Vi spacchiamo il culo. Gruppo Silvio Forever”. Il 24 febbraio 1994, a un mese dalle elezioni, Mascia viene aggredito da due uomini a volto scoperto che lo immobilizzano con il filo di ferro, gli otturano la bocca con un tampone e lo violentano con una scopa.
Il portavoce bolognese del Bo.Bi, Filippo Boriani, consigliere comunale dei Verdi, riceve per posta una busta con una lingua di vitello mozzata e un biglietto: “La prossima sara’ la
tua”.
Edoardo Pizzotti, direttore Affari legali di Publitalia, viene licenziato su due piedi nell’autunno ‘94, dopo il rifiuto di coprire le attivita’ illegali per inquinare le prove delle false fatture di Dell’Utri & C. Subito riceve telefonate minatorie e mute a casa sua, che – tabulati alla mano – provengono da Publitalia.
L’anno seguente viene chiamato a testimoniare contro Dell’Utri al processo di Torino: subito dopo due figuri dal forte accento campano lo avvicinano nel centro di Milano e lo salutano cosi’: “Guarda che ti facciamo scoppiare la testa”.
Nel luglio 1995 Stefania Ariosto inizia a raccontare a Ilda Boccassini quel che sa sui giudici comprati da Previti con soldi di B. La notizia rimane segreta per 7 mesi, ma non per tutti. Alla vigilia di Natale un pony express recapita all’Ariosto un pacco dono:una scatola in cui galleggia nel sangue un coniglio scuoiato e sgozzato, con un biglietto d’auguri: “Buon Natale”. Sei mesi dopo, a Camaiore, un incendio doloso polverizza la villa di Chiara Beria di Argentine, vicedirettrice dell’Espresso, che all’Ariosto e alla Boccassini ha dedicato numerosi servizi. Il leghista Borghezio parla di “attentato di stampo mafioso” e invita il governo a verificare se esso
“sia da ricollegarsi con la recente inchiesta sui loschi affari legati a un pool di magistrati e
avvocati romani in concorso con noti esponenti politici e imprenditoriali”. La Lega
conosce bene quei metodi: per 5 anni, dal ’94 al ’99, Bossi & C. vengono linciati a reti
unificate dopo avere rovesciato il primo governo B. Poi tocca ai pool di Milano e di Palermo.
E ai giornalisti sgraditi: Montanelli, Biagi, Santoro e, ultimamente, Mentana, Boffo e Mauro. Anche Fini e Veronica Lario assaggiano i manganelli catodici, mentre la testimone dello scandalo Puttanopoli, Patrizia D’Addario, riceve strane visite in casa e alla sua ex amica Barbara Montereale esplode l’automobile. Tutte coincidenze, si capisce.
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Il Riformista riceve una lettera minatoria di presunte Brigate Rosse che intima a Fini, Bossi e Berlusconi di andarsene pena “una rivoluzione proletaria sullo stile di Cuba”.
Ah, allora….

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Berlusconi impazza. L’opposizione parlamentare manca. L’opposizione extraparlamentare tace o e’ fatta da due idioti. Ma possibile che ci siamo ridotti a questo punto?

Notizie flash
Paolo De Gregorio

-Se voi doveste mettere in atto un attentato ai vertici della politica, pensate che sia intelligente e utile dichiararlo ai giornali?
E’ piu’ ragionevole pensare che sia la vecchia mossa di criminalizzare qualunque dissenso da parte di chi ha i mezzi per denigrare un giudice che porta i calzini turchesi.

-Non so quanti secoli dovranno passare per avere una democrazia laica con regole chiare e applicate. Fini propone l’ora di religione islamica, naturalmente offerta agli studenti immigrati di quella religione.
La Lega, che di cattolico e di cristiano non ha proprio nulla, insorge: mai!
I buddisti, i valdesi, gli evangelici, i protestanti, i testimoni di Geova si apprestano a chiedere i loro diritti.
Ma perche’ non si aboliscono i Patti Lateranensi e l’8per mille, e si dichiara solennemente che ogni cittadino e’ libero di farsi infinocchiare da qualunque religione, ma fuori dalla scuola, nelle apposite e diverse chiese? E’ solo li’ che di deve esprimere la “liberta’ religiosa”. In tutti i siti statali pubblici ogni simbolo religioso va rimosso, soprattutto ora che abbiamo una societa’ multietnica, e nelle scuole va vietato tra gli studenti qualsiasi capo di abbigliamento che abbia connotazione religiosa.

-B, ad ogni pie’ sospinto, ci sbatte in faccia il fatto che lui e’ stato eletto dal popolo, e che ha il 70% del consenso popolare.
Falso! Non e’ stato eletto dal popolo poiche’ in una Repubblica parlamentare il popolo elegge il Parlamento, ed e’ la maggioranza parlamentare che elegge il Presidente del Consiglio,a seguito della nomina del Presidente della Repubblica.
Quanto al consenso popolare di cui parla, ecco le cifre piu’ recenti (da cui nessuno dovrebbe prescindere se vuole avere una opinione seria delle cose):
-alle europee di giugno il PDL ha raccolto il 35,26% del 60,81% dei voti validi, cioe’ il 21,47% degli elettori italiani aventi diritto. Totale di astensioni, bianche, nulle e’ del 37,17%. Il “popolo”, da cui B si sente legittimato per stravolgere la Costituzione e mancare di rispetto ai giudici, e’ un misero 21,47% degli elettori tutti, e solo 2,7 milioni (pari al 5,7% degli elettori) sono le preferenze a lui pervenute.
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Pietro Grasso e la trattativa Stato-mafia
Di Pietro

“La trattativa tra Stato e mafia ha salvato la vita a molti politici”. Queste sono le parole del Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, parole che non avremmo mai voluto ascoltare.
Piero Grasso deve fare i nomi di chi ha gestito questa indecente mercificazione dello Stato e della sua dignita’.
Piero Grasso deve dire quali politici sono stati salvati e perche’ la mafia voleva ucciderli.
Cosa avevano promesso i politici? Cosa hanno ottenuto? Chi sono i porta nome e porta interessi della mafia in Parlamento? Alcuni nomi li conosciamo: il primo sarebbe stato Giulio Andreotti, uomo di ‘esperienza’ nei rapporti con la mafia, salvato dal reato di favoreggiamento per prescrizione; un altro e’ Marcello Dell’Utri, fondatore di Forza Italia, oggi in appello con 9 anni di condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa.
Vogliamo tutti i nomi, l’intera lista, per poterli allontanare dalle istituzioni e processare, oltre che per i reati piu’ ovvi, anche per alto tradimento della Patria. Si’, di questo stiamo parlando e nessuno in uno Stato ha l’autorita’ per poter ‘vendere’ i suoi cittadini alla criminalita’.
I politici coinvolti nella trattativa con la mafia vadano a dare le loro indecenti spiegazioni ai familiari di Giovanni Falcone, della moglie, Francesca Morvillo, dei tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montanaro, a quelli di Borsellino, di Agostino Catalano, di Emanuela Loi, di Vincenzo Li Muli, di Walter Eddie Cosina, di Claudio Traina.
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In piazza contro il razzismo “200 mila in corteo a Roma

Tra la grande folla tanti immigrati giunti da tutta Italia
Al centro della protesta il pacchetto sicurezza e il reato di clandestinita’
Laici e cattolici uniti contro le politiche migratorie del governo
Le denunce dei migranti: “Meglio essere un cane che un immigrato
Si e’ conclusa la lunga marcia del popolo che oggi e’ sceso in piazza per manifestare contro il razzismo, il reato di clandestinita’ e gli altri provvedimenti contenuti nel pacchetto sicurezza. Da piazza della Repubblica fino alla Bocca della Verita’, sono 200 mila – sostengono gli organizzatori – le persone che hanno sfilato per le vie di Roma.
Opposizione, associazioni e immigrati in piazza. Uniti, sotto la comune bandiera dell’antirazzismo, forze d’opposizione e movimenti, sia laici che cattolici. Tante le sigle che hanno promosso l’iniziativa: Cgil, Arci, Emergency, Beati costruttori di pace, Pax Christi. Hanno sfilato anche i leader di Sx e liberta’, del Prc, alcuni parlamentari dell’Idv e, a sorpresa, il segretario del Pd, Dario Franceschini. Ma i veri protagonisti sono stati gli immigrati, giunti a Roma da tutta Italia, anche con treni speciali.
Slogan e striscioni. Un grande striscione che recita “No al razzismo, al reato di clandestinita’, al pacchetto sicurezza” ha inaugurato la marcia. Moltissimi extracomunitari hanno esibito le immagini di “San Papier, protettore degli immigrati” e striscioni contro le mafie, le politiche per l’immigrazione dell’esecutivo definite “discriminatorie e razziste” e striscioni con su scritto: “si’ alle regolarizzazioni per tutti e tutte”. Un cartellone recava scritto: ’’E’ meglio essere un cane che un immigrato qui in Italia’’, mentre un gruppo di extracomunitari giunti da Casal di Principe, nel Casertano, hanno urlato slogan contro la camorra e il lavoro nero.
Franceschini: “Clima di intolleranza preoccupante”. A sorpresa, ha partecipato al corteo anche il segretario del Pd Dario Franceschini, che ha rivendicato all’opposizione la presentazione di molte proposte di legge sulla cittadinanza, il diritto di voto amministrativo e lo ius soli. “Gli episodi di razzismo e violenza avvenuti a Roma nelle ultime settimane – ha detto – sono segnali molto preoccupanti. E’ preoccupante che la dx, dopo essersi riempita la bocca di tante parole, blocchi una legge, come quella sull’omofobia, all’inizio del suo percorso”. Poi, sull’immigrazione, ha aggiunto: “Il governo deve smetterla di porre sullo stesso piano immigrazione clandestina e criminalita’’.
L’attore e scrittore ebreo Moni Ovadia, anche lui in piazza, punta il dito contro il governo nazionale e l’amministrazione comunale della capitale, colpevoli di fomentare un clima razzista. “A Roma – ha detto – molti gruppi di estrema dx si sentono legittimati a compiere le azioni che compiono da una amministrazione di dx come quella del sindaco Gianni Alemanno”. Poi la bacchettata alla politica nazionale: “Nella cultura di questo governo ci sono componenti intolleranti e xenofobe. Non e’ un caso se e’ stata respinta la proposta di legge contro l’omofobia e varate norme sui respingimenti anche di chi puo’ accedere al diritto d’asilo’’.
Manifestazione pacifica. La manifestazione si e’ svolta in modo assolutamente pacifico.
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Il tuo Cristo e’ ebreo,
la tua democrazia e’ greca,
la tua scrittura e’ latina,
i tuoi numeri sono arabi,
la tua auto e’ giapponese,
il tuo caffe’ e’ brasiliano,
il tuo orologio e’ svizzero,
e il tuo walkman e’ koreano,
la tua pizza e’ italiana
e la tua camicia haiwaiana,
le tue vacanze sono turche, tunisine o marocchine,

cittadino del mondo,
non rimproverare al tuo vicino di essere straniero.

(Anonimo)
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AMNESTY CONDANNA L’ITALIA PER CRIMINI FONDATI SU DISCRIMINAZIONE

Di fronte al crescente clima di ostilita’ verso le minoranze, che colpisce in Italia gruppi sempre piu’ ampi di persone (rom, migranti e richiedenti asilo, lesbiche, gay, bisessuali e transgender – Lgbt), Amnesty International torna a chiedere che tutti i crimini determinati da motivi etnici, razziali, religiosi, di identita’ di genere o di orientamento sessuale o da ragioni analoghe siano efficacemente investigati e perseguiti secondo leggi che prevedano sanzioni tali da riflettere la gravita’ della violazione dei diritti umani commessa.
Ritiene necessario ricordare che tutti gli atti che hanno come fondamento una discriminazione
dovrebbero essere trattati in modo simile, a prescindere dal connotato specifico della discriminazione stessa.
Per quanto riguarda la crescente intolleranza nei confronti di persone Lgbt, anche alla luce della lunga serie di episodi di aggressione nel 2009, sollecita le autorita’ italiane ad assicurare che i crimini commessi a causa dell’identita’ di genere o dell’orientamento sessuale delle vittime siano efficacemente indagati e che chiunque sia ritenuto responsabile sia portato di fronte alla giustizia, nonche’ a contrastare con maggiore decisione gli atteggiamenti omofobici e a garantire piu’ sicurezza alle persone Lgbt.
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Lei e’ educato, si vergogni
Marco Travaglio

Nel regime di B chi ha la sfortuna di aver ricevuto un’educazione, di aver imparato che non si dicono le bugie e si parla uno per volta, e’ fregato. Chi ha una reputazione fa di tutto per conservarla: ma chi ne e’ sprovvisto non teme di perderla, dunque parte avvantaggiato. Perche’ puo’ fare e dire tutte le porcate che vuole, tanto da lui ci si attende il peggio.
Prendete Gasparri, con rispetto parlando: continua a dire in tv che io vado in ferie a spese della mafia, ben sapendo che non e’ vero ma che nessun Vespa lo smentira’ e nessuna Authority o Vigilanza interverra’.
Prendete il miglior premier degli ultimi 150 anni, il piu’ perseguitato della Storia (piu’ di Gesu’, per dire), il piu’ buono e giusto: siccome e’ anche l’editore piu’ liberale dai tempi di Gutenberg, una delle sue tv fa pedinare con telecamera nascosta il giudice Mesiano, per dimostrare che e’ un tipo strano e sospetto (infatti porta calzini turchesi, fuma e aspetta il suo turno dal barbiere, invece di andare a puttane o frequentare papponi e spacciatori).
Cosi’ tutti i giudici che si occupano di B sanno quel che li aspetta se non fanno i bravi.
Prendete Il Giornale: raccoglie testimonianze anonime di gente che ha origliato il giudice Mesiano mentre a cena con amici avrebbe parlato male di B e bene di Prodi (davvero sorprendente: fra Prodi, che ha sempre rispettato la magistratura, e B, che ha definito tutti i magistrati vivi e morti “antropologicamente diversi dal resto della razza umana” e “mentalmente disturbati”, dunque “noi ai giudici insidiamo le mogli perche’ siamo tombeur de femmes”, un giudice preferisce Prodi: che tipo bizzarro). Il fatto e’ che ogni cittadino, giudici compresi, ha tutto il diritto di preferire Prodi a B o viceversa, l’importante e’ che giudichi secondo giustizia. Solo una mente malata – come ha notato Maltese – puo’ pensare che un giudice di sx condanni un innocente solo perche’ di dx, e viceversa. Oltretutto Mesiano non poteva che condannare la Fininvest a risarcire De Benedetti per la sentenza comprata sul lodo Mondadori, visto che la Cassazione penale aveva gia’ stabilito che l’Ingegnere andasse risarcito. Il giudice civile doveva solo quantificare il danno.
Prendete Belpietro ad Annozero: dice che il giudice Carfi’, autore della prima sentenza penale su Mondadori, non e’ imparziale perche’ fu sentito sussurrare al pm che con B “bisogna usare il bastone e la carota”. Piccolo particolare: il giudice del bastone e della carota non era Carfi’, ma Crivelli, che non giudicava su Mondadori, ma su Guardia di Finanza, e non parlava di B, ma del calendario delle udienze. Chi se ne frega, Crivelli o Carfi’ pari sono: cominciano entrambi per C. Prendete il leghista Castelli, un altro che non ha l’handicap della buona educazione: interrompe, strilla, insulta, delira. Vuole i pm “eletti dal popolo” (fantastico: i pm di partito), poi se la prende con quelli “politicizzati”, cioe’ di sx: quelli che invece stavano con lui al ministero e sperperavano denaro pubblico in consulenze inutili, non sono politicizzati: vanno benissimo, come quelli corrotti da Previti. La prova dei giudici politicizzati, per il padano, e’ un vecchio libro di un vecchio giudice che racconta i funerali, negli anni 70, di un collega, tale Pesce, tra bandiere rosse e pugni alzati. Che diavolo c’entri questo Pesce (fra l’altro morto e sepolto) col caso Mondadori, lo sa solo lui. Evidentemente il Castelli preferisce Metta e Squillante: meglio corrotti che rossi.

da Il Fatto Quotidiano n°22 del 17 ottobre 2009
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La Chiesa e i suoi migliori
Viviana Vivarelli

Zanotelli.
Padre Alex e’ un comboniano che lotta da sempre per la pace e la giustizia sociale. I comboniani non cercano solo di aiutare i piu’ miseri ma attaccano i politici che sono causa della loro miseria.
Alex e’ stato missionario nel Sudan martoriato dalla guerra civile, con autorita’ ostili alle sue denunce a difesa delle fasce piu’ povere. Le sue prediche sono veementi denunce della corruzione nel governo e dell’amministrazione che intasca i fondi, locali e internazionali, destinati allo sviluppo. Alla fine il governo gli nega il visto. Ha contro anche parte della curia romana. Il massimo!
Dirige il mensile africano Nigrizia con dure denunce alla situazione africana e attacchi al commercio delle armi, agli interessi dell’Italia e dei paesi occidentali nelle guerre africane,ai modelli di collaborazione allo sviluppo spesso gestite in modo affaristico e lottizzato, all’apartheid. Attacca Andreotti, Spadolini, Craxi, Piccoli.. Fonda i Beati Costruttori di Pace che vogliono una pace basata sulla giustizia. Cosi’ la Chiesa lo allontana da Nigrizia e lo manda in Kenya, a Korogocho, in una delle baraccopoli dove vive per 30 anni una situazione di degrado umano: AIDS, fame, prostituzione, droga, alcolismo, violenza, dando vita a piccole comunita’, a una cooperativa che si occupa del recupero di rifiuti, a una comunita’ di ex prostitute e si batte per le riforme sulla distribuzione della terra.
Nel 2001 la Chiesa lo manda a Napoli, al rione Sanita’, uno dei simboli del degrado sociale del nostro Paese. Lavora in una comunita’ che accoglie i tossici piu’ emarginati. Continua ad attaccare la politica italiana con denunce vibrate Per la Finanziaria del 2008 lancia una vibrata protesta contro l’aumento delle spese militari. Padre Alex attacca la privatizzazione dell’acqua, le discariche..
Lancia la Rete Lilliput, 800 associazioni di volontari contro il capitale globale. E’ punto di riferimento dei no global italiani, con la campagna bandiere di pace dove ho lavorato accanto a lui.
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Scriveva Pasolini: “La Chiesa aveva l’occasione storica di essere la guida grandiosa ma non autoritaria di tutti coloro che rifiutano il nuovo potere consumistico, che e’ completamente irreligioso, totalitario, violento, falsamente tollerante, anzi piu’ repressivo che mai, corruttore, degradante…Quando si era ancora in tempo, negli anni 70, quella voce profetica era stata chiesta alla Chiesa che si contorceva nella sua crisi postconciliare, le era stato chiesto di trasformarsi, se voleva davvero fare qualcosa per la salvezza umana, in forza di opposizione totale, radicale, al progetto della nuova borghesia che mirava alla trasformazione antropologica dell’Uomo, alla sua radicale alienazione. La Chiesa doveva passare all’opposizione, per evitare una fine ingloriosa, contro un potere che l’aveva cosi’ cinicamente abbandonata, progettando senza tante storie di ridurla a puro folklore”.

Oggi la Chiesa e’ divisa in tre tronconi, una grande base inascoltata dove spesso appare il meglio del meglio ma che sembra senza collegamento alcuno con le gerarchie, una vetta gerarchica in cui si distingue una parte che reagisce solo quando viene colpita in modo sporco e vile, e una parte ancorata al potere assoluto che e’ pronta a qualsiasi compromesso col potere politico piu’ criminale e efferato.
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Don Gallo.
Bellissima figura di prete combattente.
Genovese, 81 anni.
81 anni.
Missionarioin Brasile. La dittatura lo costringe a tornare in Italia.
Cappellano in una nave scuola di un riformatorio per minori, insegna la fiducia al posto della repressione. Diventa cappellano del carcere a Capraia. Parroco nella parrocchia del Carmine accoglie gli emarginati. Quando si scopre nel quartiere una fumeria di hashish fa scandalo perche’ indica come droga peggiore il linguaggio. Viene trasferito e accusato di essere un comunista, ma il trasferimento suscita vive proteste.
Accolto dal parroco di San Benedetto al Porto, da’ diede vita a una comunita’ di base.
E’ impegnato per la pace e il recupero degli emarginati, chiedendo la legalizzazione delle droghe leggere.
Appoggia attivamente il movimento NO DAL MOLIN di Vicenza che si oppone alla costruzione di una nuova base militare Usa a Vicenza. Partecipa a varie manifestazioni che vedono la presenza di decine di migliaia di persone. In particolare da ricordare la manifestazione No Dal Molin a Vicenza del 17 Febbraio 2007 che vide la presenza di oltre 130.000 persone. Acquista assieme ad oltre 540 persone fisiche il terreno dove ormai da anni sorge il Presidio Permanente No Dal Molin per mettere radici sempre piu’ profonde a difesa ad oltranza del territorio e dei beni comuni.
Nell’aprile del 2008 ha deciso di aderire idealmente al V2-Day organizzato da Beppe Grillo.[3]
Il 27 giugno 2009 Don Gallo ha partecipato al Genova Pride 2009, lamentando le incertezze della Chiesa Cattolica nei confronti degli omosessuali.
E’ stato uno dei piu’ grandi amici di Fabrizio De Andre’.
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Normandia-Siberia solo andata
Ecco dove finiscono le scorie

Simonetta Lombardo

Ottomila chilometri di viaggio, poi un sito di stoccaggio all’aria aperta, in Siberia. E’ la fine che fa almeno il 13 per cento delle scorie radioattive francesi: ogni anno 108 milioni di tonnellate di uranio impoverito vanno a ingrossare l’enorme parco nucleare segreto del complesso atomico di Tomsk-7, una citta’ di 30 mila abitanti nel grande nulla russo in cui e’ proibito l’accesso a stranieri e a giornalisti.
Ad alzare il coperchio che tappava il bidone della “pulitissima” industria nucleare d’oltralpe e’ stato un documentario trasmesso due sere fa dal canale Arte, dal titolo Dechets, le cauchemar da nucleare (Rifiuti, l’incubo del nucleare). A realizzarlo Laure Noual hai ed Eric Gueret, una giornalista di Liberation e un regista che hanno lavorato 8 mesi, coinvolgendo gli ambientalisti russi, a partire da Greenpeace, sulle tracce delle scorie. Hanno trovato riscontri e raccolto ammissioni da parte della grande industria atomica francese, Areva, e dall’Edf, l’ente elettrico nazionale. Colti con le mani nel sacco, i responsabili del traffico hanno riconosciuto che il flusso di uranio e plutonio esiste, ma hanno tentato di sostenere la tesi che si tratta di una sorta di regalo della grandeur nucleare francese agli amici russi. Dall’impianto di stoccaggio e ritrattamento di La Hague, infatti, esce un materiale che secondo Areva potrebbe essere lavorato e trasformato in Mox, il carburante che in futuro finira’ nelle previste centrali italiane. Peccato che solo un 10 per cento dei rifiuti trasferiti in Siberia diventi di nuovo riutilizzabile: il restante 90 per cento e’ stoccato senza nessuna sicurezza in fusti all’aria aperta, come mostrano le foto e le riprese da satellite. Il traffico, che dura dalla meta’ degli anni Novanta, si svolge prima in nave e poi in treno: lungo gli ottomila chilometri che separano prima la Manica da San Pietroburgo e poi la antica capitale russa dalla Siberia, senza nessuna particolare misura di sicurezza. I rifiuti nucleari si nascondono, quindi, sotto il tappeto, ma lontano dagli occhi della societa’ ce li produce. Stiamo parlando di una delle maggiori potenze del nucleare civile mondiale e delle due aziende con cui il governo Berlusconi ha stretto gli accordi per il riawio del nucleare a casa nostra. Ma Areva e Edf non sembrano far meglio di tanti trafficanti di casa nostra. Ieri e’ stato avvistato nel mare di Calabria un relitto che – secondo la cartina della societa’ creata dall’imprenditore Giorgio Comerio per l’affondamento programmato delle scorie radioattive – potrebbe essere quello della Mikigan, la nave affondata nell’ottobre del 1986 con un carico protetto da granulato di marmo, ossia da uno schermante delle radiazioni atomiche. Quello che i francesi fanno con maggiore sfoggio di mezzi andando a nascondere le scorie in Siberia, il malaffare italiano fa piu’ semplicemente nel mare di casa nostra. Vuoi vedere che il nostro nucleare diventa piu’ conveniente di quello di Parigi?
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dal manifesto
Come nutrire il mondo
Marinella Correggia

Un mondo che lascia affamato un miliardo di persone adesso che le bocche sono 6,8 miliardi, come riuscira’ a nutrire tutti nel 2050 quando saremo 9,1 miliardi e le condizioni naturali di produzione saranno proibitive a causa dei cambiamenti climatici?
Su questo hanno discusso per due giorni, non senza contraddizioni, molti esperti di ogni parte del mondo e di ogni settore (universita’, centri di ricerca, reti non governative, compagnie private) invitati a Roma dalla Fao.
Per il direttore generale della Fao Jacques Diouf, «si dovra’ produrre di piu’ con meno risorse e meno acqua, piu’ rischi climatici e piu’ malattie, in condizioni di estremo stress per gli agricoltori e gli ecosistemi soprattutto delle terre tropicali dove sono concentrati i poveri e malnutriti». L’energia scarseggera’ e sara’ piu’ cara, i ghiacciai disciolti non alimenteranno piu’ i fiumi, l’acqua evaporera’ prima per il caldo, le stagioni saranno sconvolte, la biodiversita’ – chiave per l’adattamento – e’ erosa.
Ebbene in queste condizioni estreme, quanto e che cosa dovrebbe produrre l’agricoltura, per nutrire tutti, per combattere la poverta’ rurale, per essere volano di sviluppo e pure far bene al clima? Dipende dalla concorrenza per l’output agricolo, che e’ molteplice e crescente: si parla di competizione fra cibo, mangimi, agrocarburanti, fibre, forse in futuro i sostituti della chimica. Il documento preparatorio da’ per certo che nei prossimi 41 anni la produzione agricola totale dovra’ aumentare del 70% almeno e del 100% nei paesi impoveriti. Ma perche’? In parte per affrontare l’aumento demografico, per il resto per rispondere alla diffusione di modelli alimentari a elevato consumo di prodotti animali, i quali richiedono piu’ risorse (in piu’, si prevede un aumento esponenziale degli agrocarburanti che porrebbe «seri rischi per la sicurezza alimentare»). Ma, hanno contestato alcuni partecipanti dal pubblico, dare per non modificabili i modelli alimentari presenti e futuri rende tutto piu’ difficile. Altri hanno ribadito che l’accesso al nutrimento e’ un fatto di giustizia sociale piu’ che di quantita’ prodotte e magari sprecate.
Comunque, per arrivare a questo raddoppio della produzione, quali i soggetti giusti, le tecniche e le risorse? Unanime o quasi l’omaggio ai famosi piccoli contadini, oltretutto la maggioranza fra i malnutriti. I loro rappresentanti hanno pero’ sottolineato la rovina a cui li hanno sottoposti le politiche commerciali di dumping e l’aggiustamento strutturale, l’imperativo dell’accesso alle risorse produttive, dello sviluppo rurale e dei mercati locali. Riconosciuto anche il ruolo della biodiversita’ nell’adattamento alle nuove condizioni, e delle colture neglette, rustiche, nutrienti e non colpite dalla speculazione. Pero’, quanto alla sfida tecnologica, e’ parso piuttosto maggioritario nell’assemblea di 300 persone l’appoggio agli Ogm e alla rivoluzione verde. E se i coltivatori organici sostengono che «nelle aree difficili e aride i raccolti senza chimica sono piu’ alti del 10-20% rispetto ai convenzionali», Diouf e’ stato chiaro: «L’agricoltura biologica contribuisce alla lotta alla poverta’, e’ benefica ma non puo’ nutrire il mondo».
A parte tutto, chi paga? Chi sgancera’ quegli 83 miliardi di dollari globalmente necessari? In gran parte, dicono, il settore privato. E i paesi poveri, da dove prenderanno le risorse? «Perche’ non pescare dalle spese militari?» ha detto Elenita Dano del Third World Network. E altri hanno sottolineato il principio del «chi inquina il clima paga per i danni»: ma a Copenaghen gli inquinatori pagheranno?
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L’asino di Melesecche
Viviana

Melesecche aveva un asino. Penso’ che se gli dimezzava la quantita’ di biada, l’asino sarebbe vissuto lo stesso. Visto che la cosa era passata, penso’ di dimezzarla ancora. E poi ancora. L’asino, coraggiosamente resisteva. E poi ancora..
Alla fine l’asimo mori’ e Melesecche rimase senza asino.

La Fao ci dice che la produzione agricola e di allevamento dovra’ aumentare del 70%, noi assistiamo invece in Italia alla chiusura di migliaia di aziende, perche’ ormai da vari anni quello che viene pagato ai produttori e’ piu’ basso dei costi sostenuti e il problema non si risolve elemosinando sovvenzioni all’UE.
Il fatto che nessun Governo intende analizzare sta negli smisurati aumenti di costo che le merci subiscono nella filiera, dal produttore al consumatore, per cui a fronte di prezzi al consumo che non fanno che crescere, i costi di partenza non fanno che abbassarsi, per accrescere in modo iniquo i ricavi di chi sta in mezzo. Soffrono i produttori, soffrono i consumatori. Diminuisce la produzione, diminuiscono i consumi, l’economia va a ramengo. E tutto per arricchire una casta di parassiti mediatori che probabilmente non pagano nemmeno tutte le tasse e sono favoriti dal fiscalismo al contrario del Governo.
Sembra che ieri Tremonti abbia scoperto i vantaggi del posto fisso. Quando scoprira’ anche i vantaggi di un fisco equo sara’ troppo tardi.

Intanto l’asino di Melesecche muore.
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Da greenreport.it
Se l’italianita’ sporca la green economy: bene l’eolico offshore se fatto in modo corretto
Lucia Venturi

Dalla recente conferenza europea sull’eolico che si e’ svolta a Stoccolma, si apprende che l’eolico off-shore ha le potenzialita’ tecniche per fornire, entro il 2030, 7 volte piu’ elettricita’ di quella che si consuma adesso in Europa.
Gli attuali parchi eolici realizzati in mare hanno una potenza di 1,5Gw ed esistono gia’ progetti per complessivi 100 Gigawatt, in grado di soddisfare il 10% del fabbisogno elettrico del vecchio continente; ma potrebbero arrivare a150 GW al 2030, una potenza sufficiente a fornire dal 13 al 17% del fabbisogno europeo.
Se poi si scegliesse di intraprendere con maggiore convinzione questa strada, sulla cui tecnologia l’Europa e’ leader mondiale, basterebbero 8 parchi eolici offshore (installati su una superficie complessiva di 100 chilometri quadrati) distribuiti nelle aree piu’ ventose dei mari che bagnano l’Europa per fornire l’elettricita’ necessaria al fabbisogno di tutto il continente, pari a 3 mila Tw (terawattora). Facile a dirsi ma molto meno a realizzarsi.
L’eolico off- shore presenta molti vantaggi rispetto a quello realizzato a terra, cosi come svantaggi: tra i primi quello di produrre elettricita’ in maniera piu’ costante, tra i secondi quello di richiedere ingenti investimenti e quindi la necessita’ di reperire notevoli capitali, oltre alle ovvie maggiori difficolta’ d’installazione.
Attualmente stanno sviluppando progetti in questa direzione la Germania, l’Inghilterra, il Belgio, la Francia, e gia’ li hanno sviluppati la Danimarca e la Svezia.
Anche in Italia si comincia a progettare qualcosa, ma non senza problemi.
Al pari dell’eolico a terra, l’off-shore infatti riceve una forte opposizione delle popolazioni locali, sostenute dalle stesse istituzioni locali, che hanno pero’ poca voce in capitolo, trattandosi di territori demaniali, anche se le Regioni che si affacciano sui tratti di mare interessati ai progetti stanno cominciando a chiedere un maggior coinvolgimento nelle decisioni.
E’ quanto e’ successo a Termoli in Basilicata, dove il progetto di un parco eolico off-shore, contestatissimo dallo stesso Antonio Di Pietro quando era il ministro competente a dare le autorizzazioni, ha visto recentemente l’approvazione della Valutazione d’impatto ambientale. Ed e’ quanto sta accadendo adesso in Sardegna, dove una piccola societa’ di Bosa ha chiesto l’autorizzazione per realizzare un parco off-shore da 80 pale in uno specchio di mare, di fronte alla penisola del Sinis, distante tra i due e gli otto chilometri dalla costa.
Una vicenda che parte con il piede sbagliato e rischia di inficiare ulteriormente lo sviluppo di questa tipologia di fonti rinnovabili nel nostro paese, che potrebbe invece divenire – secondo autorevoli pareri – dello stesso ordine di
grandezza dell’eolico prodotto in terraferma e contribuire a fornire fino al 5% della produzione di energia elettrica al 2030.
Un caso, come purtroppo se ne contano nel nostro paese, di come una pratica auspicabile come il ricorso all’eolico, e in particolare a quello realizzato in mezzo al mare, possa trasformarsi invece in un catastrofico boomerang. A partire dalla scarsa trasparenza della societa’ che lo propone, la Is Arenas srl renewables energies, e che a fronte degli ingenti investimenti (e quindi della necessita’ di reperire vasti capitali) che la tecnologia off-shore richiede, si presenta come una piccola societa’ con sede a Bosa costituita per poter richiedere l’autorizzazione nel maggio del 2009, con un capitale sociale di appena 10.000 euro.
In realta’ la societa’ e’ al 100% di una societa’ (Partnercom s.a.) con sede in Lussemburgo e con amministratore unico residente al Principato di Monaco. Il dubbio e’ quindi che sia una delle tante societa’ costruite a scatole cinesi, nate con lo scopo di presentare domanda di autorizzazione all’impianto per poi venderla, una volta acquisita, a migliore offerente.
Ci sono poi tutti i problemi ambientali che questo impianto potrebbe produrre nell’area indicata per la sua realizzazione, a fronte dei quali non e’ chiaro che esista uno studio d’impatto ambientale: la presenza di una vasta aerea di posidonia su cui la giunta regionale ha recentemente proposto l’ampliamento di una zona sic per tutelarla e che invece andrebbe distrutta; le dimensioni fuori scala del progetto relativamente all’area dove viene proposto e cosi’ via.
Insomma a quanto emerge dai documenti presentati dalle parti che si oppongono, e che superano di gran lunga quelli forniti da chi l’impianto lo propone, siamo di fronte ad un esempio da manuale di come non ci si dovrebbe muovere e di come non si dovrebbe operare nel presentare i progetti.
Uno dei motivi per cui l’Italia rischia l’empasse nell’avviare la strada verso una concreta e corretta green economy, mentre continua a mantenere in eredita’ sul territorio impianti impattanti e inquinanti, che oltre a rappresentare un danno al paesaggio (non lo sono certo meno delle pale eoliche la raffineria di Sarroch o la centrale a carbone di Fiume freddo per rimanere in Sardegna) non fanno fare passi avanti verso uno sviluppo piu’ sostenibile per l’ambiente e per l’economia.
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Un povero onesto
Meri

Pasquale Ricci, disoccupato da cinque anni,sposato e padre di 2 figli, che vive con 400 euro al mese ha trovato 2.000 euro in strada, davanti all’ufficio postale, e li restituisce. “Ho pensato che chi aveva perso quei soldi potesse passarsela peggio di me” racconta l’uomo. In meno di mezz’ora le banconote sono tornate nelle tasche del legittimo proprietario, un pensionato di 75 anni. Solo una persona che conosce la poverta’ e gli stenti puo’ essere tanto onesto. Questa e’ civilta’
..
In Italia c’e’ la mafia che si e’ diffusa come un cancro in tutto il mondo, facendo male e tanto. Sono felice che nessuno per questo abbia mai pensato di bombardare l’Italia, di darla da governare a stranieri, di riempirla di bombe, mine e pianto. Sono felice perche’ la mafia non avrebbe perso mentre gli italiani avrebbero visto i loro sogni trasformarsi in orrore e incubi.
Bloggher
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Lettera da Kandahar

Il mio bimbo vivra’ senza le gambe, urla tutto il giorno, si lamenta tutta notte. Ho affidato la mia lettera a un’amica che e’ corsa via per salvare i suoi, io da qui non posso scappare, il mio bambino e’ steso in un letto. Aspettiamo la fine, le bombe continuano a cadere e io spesso chiedo ad una di colpirci per non vedere il resto, per non dover dire a lui che gli ho dato una vita senza futuro, per non dovergli dire che lo aspetta solo il dolore. Spero che ci colpisca e ci porti via insieme, in un posto nel quale io possa proteggerlo, solo questo sarebbe il mio Paradiso. Ho
affidato cosi’ la lettera ad un’amica che e’ scappata in Europa. E’ per gli italiani, popolo che ho amato e nel quale credo ancora. Non credo che nessuna delle belle persone, che ho incontrato li’ da voi avrebbe voluto pagare con le sue tasse la bomba che ha tolto le gambe e la speranza a mio figlio. Eppure quella bomba l’avete pagata voi, tutti voi, togliendo i soldi alle pensioni dei vostri vecchi o i soldi per i vostri malati e dandoli invece per colpire i nostri bimbi. Se favorire
involontariamente chi uccide innocenti e’ terrorismo allora gli italiani sono terroristi? Non lo sono, come non lo sono io. Siamo le vittime di questa guerra.
..
L’Italia costruira’ in Afghanistan una strada da 8 miliardi
Ci si costruivano 600 ospedali e 10mila scuole
Lo dice Gino Strada.

..
L’egoarca
Aldo Antonelli, prete

Non fallisce occasione per autointronizzarsi, legittimare la propria prepotenza e legalizzare la propria illegalita’, l’egoarca da marciapiede.
Stravolgimento dei fatti, manomissione dei dati, invenzioni turlupinarie e tutto l’impensabile che sia utile a cucinare la broda tossica della sua autoreferenzialita’.
..
Per favore

“Per favore, qualcuno puo’ dire a B (nonche’ ai suoi avvocati presso la Consulta) che B non e’ stato “eletto dal popolo”, ma, esattamente come Napolitano, e’ stato eletto dal Parlamento? Sappiamo che lui ha voglia di essere un piccolo Chávez, ma in Italia non abbiamo ancora una repubblica presidenziale. Comunicateglielo con cautela, tra un festino e l’altro, ma comunicateglielo.
Per favore, c’e’ qualcuno della pseudo-opposizione che ricordi che non sta affatto bene che un Presidente del Consiglio dica menzogne su dati oggettivi come i risultati elettorali? E che nelle ultime elezioni politiche B ha preso il 35,9% dei voti e che nelle elezioni europee di pochi mesi fa ha perduto piu’ di un milione di voti? E che se continua ad affermare che ha circa 70% dei consensi non fa altro che suffragare la tesi della moglie sul suo stato di salute mentale?
Per favore, in Tv c’e’ qualcuno ancora non del tutto servile che possa avvisare gli italiani che il Presidente del Consiglio spara cifre false e descrizioni fantasiose del nostro assetto istituzionale, e che, quindi, delle due l’una: o e’ un ignorante o un bugiardo?”

la lepre marzolina
..
RIDIAMARO : – )

Maria
Lo Show di B a Coppito
Foto e Gag, poi: -Chi mi sta toccando?
Si regala qualche battuta a Cese di Preturo, dove ha consegnato 240 alloggi ai terremotati dell’Aquila. Ma e’ alla Caserma di Coppito, dove si e’ tenuto il G8, davanti ai ragazzi del Servizio civile che da lunedi’ prossimo entreranno in servizio, che Silvio B. si lascia andare del tutto:
Ordina ai ragazzi sul palco di fare tutti “le corna” e di farsi fotografare con lui,
Fa battute su Noemi e le ragazze minorenni,
fino all’exploit finale:….
-“Chi mi sta toccando il culo?” dice fingendo sorpresa mentre fa le foto con i ragazzi in sciarpa bianca come lui. Una pagliacciata di cattivo gusto.
Mentre a scuola si redarguisce l’alunno che nella foto di gruppo fa le corna sulla testa del compagno, spiegando perche’ “NON LO SI DEVE FARE” per rispetto degli altri… un PREMIER che incita 150 giovani ad eseguire meccanicamente dietro la sua incitazione un gesto da PAPPAGALLO, biasimato con motivazioni legittime.. in un minuto LUI, il premier che dovrebbe dare il BUON ESEMPIO, distrugge TUTTO il lavoro di coloro che sono preposti all’Educazione ed al rispetto civico dei giovani.
E quando lo rifanno e li si rimprovera di non farlo, risponderanno:
-Ma l’ha fatto B! Perche’ non posso farlo anch’io?
..
B, dopo la condanna a pagare 750 milioni per la Mondadori: “E ora ne vedrete delle belle!”
Si’, su di lui ne vedremo delle balle!
..
Luigi Stefanini manda
Il piu’ grande … degli ultimi 150 anni

1) Chi e’ il piu’ grande premier degli ultimi 150 anni?
Quando i molti governano, pensano solo a contentar se’ stessi, e si ha allora la tirannia piu’ balorda e piu’ odiosa: la tirannia mascherata da liberta’. (Luigi Pirandello)
2) Chi e’ il piu’ grande politico degli ultimi 150 anni?
Il problema e’ che il 90% dei politici rovina il buon nome di tutto l’altro 10% . (Henry Kissinger)
3) Chi e’ il piu’ grande disonesto degli ultimi 150 anni?
Onesto e’ colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verita’. Disonesto e’ colui che cambia la verita’ per accordarla al proprio pensiero. (Proverbio Arabo)
4) Chi e’ il piu’ grande ottimista degli ultimi 150 anni?
E’ meglio essere ottimisti ed avere torto piuttosto che pessimisti ed avere ragione. ( Albert Einstein )
5) Chi e’ il piu’ grande bugiardo degli ultimi 150 anni?
Le masse sono abbagliate piu’ facilmente da una grande bugia che da una piccola. (Adolf Hitler)
6) Qual’e’ il piu’ grande partito politico degli ultimi 150 anni?
Un cretino e’ un cretino. Due cretini sono due cretini. Diecimila cretini sono un partito politico. (Franz Kafka)
7) Chi e’ il piu’ grande corruttore degli ultimi 150 anni?
Il possesso del potere inevitabilmente corrompe la capacita’ di giudizio della ragione, e ne perverte la liberta’. (Emanuele Kant )
8) Chi (e come) si e’ piu’ arricchito negli ultimi 150 anni?
Nessun uomo e’ abbastanza ricco da poter riscattare il proprio passato. (Oscar Wilde)
9) Chi ha la piu’ grande moralita’ degli ultimi 150 anni?
I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed e’ una tacca piu’ sotto di quella di un maniaco sessuale. (Woody Allen)
10) Chi e’ il piu’ grande presuntuoso degli ultimi 150 anni?
Che cosa diventa un presuntuoso, privo della sua presunzione? Provate a levar le ali ad una farfalla: non resta che un verme. (Nicolas Chamfort)
..
http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Mi ha particolarmente colpito la lettera da Kandahar. Siamo talmente insensibili da dimenticare le vittime delle nostre bombe ed è vero, siamo corresponsabili, con i nostri soldi, di quelle ferite e di quelle morti. Soprattutto delle morti di bambini innocenti.

    Commento di speradisole — ottobre 21, 2009 @ 7:58 pm | Rispondi


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