Nuovo Masada

ottobre 14, 2009

MASADA n° 1007. 14-10-2009. Per la salvezza della Repubblica

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(Foto di Doriana Goracci)

Torna l’omofobia col consenso del Pd – Di Pietro chiede l’abolizione delle Province, il Pd vota no – Il patto della frittata: Napolitano/Berlusconi – Appello per la salvezza della Repubblica – Il Parlamento rarefatto – Ma quanto ci costa questa PA? – Alla corte dei privilegi – L’indecente sentenza del G8

Sono un uomo libero! ogni informazione rinforza la mia libertà; ogni verità va seminata” (Benvenuto)

C’è poco da fare calcoli sulla convenienza politica di non fare dell’antiberlusconismo. Quel mezzo uomo che ha definito Rosy Bindi più bella che intelligente – spregiatore delle donne, e dunque di tutti quanti non sono lui, e hanno senso umano – è spregevole, e va dichiarato tale, da chi almeno cerca di stare nella sufficiente dignità umana. Gli va tolto il rispetto, gli va riservata la pietà che si ha anche per i peggiori, nella speranza che chi ha perdonato quelli “che non sanno ciò che fanno”, cioè sono monchi nella coscienza, un giorno, almeno l’ultimo giorno, risvegli anche lui dal buio egotico in cui è sepolto, emanando un marcio che corrompe molti. E che prima risvegli i troppi italiani intossicati dalla tempesta di questa “inciviltà della pubblicità commerciale”, festival imperante del falso, di cui quel tale è profittatore politico ed emblema nefasto.
Sinceramente, Enrico Peyretti

“Nessuno mi fermerà!” Siamo al delirio.
A quando: “Il mio regno per un cavallo!” ?

Viviana
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tanto ha avuto il suo regno anche grazie ad uno stalliere, quindi il cavallo e’ gia’ bello che pronto!
Mauro
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Invecchiare e’obbligatorio, maturare facoltativo“.
Estrellita
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GLI OMOFOBI CONTRO LA LEGGE DI PAOLA CONCIA
Viviana Vivarelli

Si moltiplicano in Italia gli attacchi di giovinastri a extracomunitari e a omosessuali. La capitale, in particolar modo, che ha sempre avuto accese frange fasciste non lascia settimane senza turpi aggressioni. Attacchi sono fatti anche a luoghi di ritrovo dei gay.
La deputata del Pd Paolo Concia presenta una legge che pone come aggravante alle aggressioni l’omofobia e la legge giace un anno alla Camera. Quando finalmente viene presentata, con l’appoggio del Ministro Carfagna, arriviamo alla sconcezza della bocciatura. Casini solleva obiezione di costituzionalità. La Lega ovviamente vota contro, ma anche 10 del gruppo di Fini. La cosa ancora più grave è che anche la Binetti vota contro. Franceschini chiede al Pd se la Binetti possa ancora restare nel partito. Marino la pensa come lui. Ma è uno scandalo. Ora il Ministro Carfagna dice che ripresenterà la legge in commissione. Ma il nostro paese una volta di più fa un passo di arretramento di civiltà e si presenta al mondo come intriso di barbarie.
285 voti a favore, 222 contrari, 13 astenuti. Nel Pdl hanno votato contro l’aggravante Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Giuseppe Calderisi, Benedetto Della Vedova, Chiara Moroni, Flavia Perina, Mario Pepe, Roberto Tortoli e Adolfo Urso. Tra i 10 astenuti i ministri Elio Vito e Gianfranco Rotondi e la presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno.
Franco Grillini, presidente di Gaynet dice: “La legge sull’omofobia è stata respinta grazie all’Udc, braccio armato del Vaticano, con una pregiudiziale di incostituzionalità infarcita di argomentazioni degne della peggiore estrema destra europea. Già in mattinata il Vaticano si era premunito, attraverso il quotidiano dei vescovi L’Avvenire, di chiedere la bocciatura del provvedimento con le stesse argomentazioni usate da mons. Martino all’Onu per chiedere anche lì la bocciatura della mozione europea sulla depenalizzazione universale dell’omosessualità. Il Vaticano ordina e il Parlamento ubbidisce; non a caso è ancor una volta l’Udc a eseguire gli ordini per impedire che qualsivoglia norma a difesa del mondo lgbt possa vedere al luce in Italia. La bocciatura della legge Concia contro l’omofobia è di fatto un incentivo agli omofobi a continuare nell’orrenda serie di atti di violenza e aggressione verso la comunità lgbt. Nei fatti, nell’Italia di oggi gli omosessuali sono come gli ebrei nella Germania di Hitler. Consigliamo al Pd di espellere finalmente la signora Binetti, visto che non vota mai in conformità alle decisioni di quel partito»
Indubbiamente la signora Binetti può sempre andare nelle schiere della Lega, dove sarà apprezzata per le sue posizioni naziste.
Paola Concia dice: “Io mi vergogno di far parte di questo Parlamento”.
Noi italiani ci vergogniamo di far parte di un paese dove una Chiesa ordina a un deputato di votare contro l’aggravante dell’omofobia per l’autore di in una aggressione. Cosa vorrebbe che facessimo la Chiesa? Che lo premiassimo?
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Riprendo dal Masada n° 166: L’Omocausto, l’olocausto degli omosessuali
masadaweb.org/2005/12/17/l%E2%80%99omocausto-l%E2%80%99olocausto-degli-omosessuali/

Troviamo indegno che ancora oggi vi siano alcuni, la Chiesa reazionaria, la Lega, i fascisti, che intendono discriminare e perseguitare gli omosessuali.
La storia ci insegna che ogni persecuzione e’ feroce e porta con se’ conseguenze spaventose.
I primi prigionieri che furono portati nei famigerati lager nazisti furono gli omosessuali … a Dachau, a Buchenwald, a Mathausen… Si basavano su liste che i tedeschi avevano cominciato a fare prima del nazismo, in cui erano segnalati i loro nomi, i luoghi che frequentavano, le loro abitudini…
La Gestapo li mando’ in campi di concentramento che erano definiti “Campi di concentrazione protettiva”, dove erano anche comunisti, dissidenti, zingari e addirittura gente comune arrestata per ubriachezza o per aver cantato la Marsigliese…Gli arresti avvenivano anche per dicerie, pettegolezzi, un semplice gesto. Nessuno sapeva quanto sarebbe durata la detenzione. La legge che permetteva questi arresti era il “paragrafo 175”.
All’inizio i prigionieri dovevano portare giacchette o portare bracciali gialli su cui era scritto: “Arschficker”, sodomita, poi i nazisti usarono sei tipi di triangoli: uno rosa per gli omosessuali, marrone per gli zingari, giallo per gli ebrei, rosso per i politici, nero per gli asociali, viola per i testimoni di Geova, verde per i criminali.
Ma gli omosessuali erano considerati i piu’ criminali di tutti e furono trattati con una crudelta’ che supero’ gli altri prigionieri.
Ne morirono circa 1000 a Buchenwald, a Emsland 2000, a Sachsenhausen alcune migliaia, a Flossenbürg alcune migliaia, a Neuengamme alcune migliaia, a Gross Rosen alcune migliaia…. E’ impossibile fare una stima anche approssimata
Si pensa i nazisti abbiano arrestate 100.000 persone, di queste ne finirono nei lager forse 15.000, di esse ne morirono 9.000 tra atroci sofferenze per le sevizie subìte.
Si stima che la morte degli omosessuali li colpi’ per il 60% contro il 41% dei prigionieri politici, e si sa che i due terzi di loro morirono nel primo anno di detenzione, cio’ dimostra che il trattamento che ebbero fu particolarmente spietato.
Dopo la fine della guerra solo pochissimi sopravvissuti chiesero un indennizzo alla repubblica tedesca. E il famigerato paragrafo 175 “resto’ in vigore fino al 1968”.

I pregiudizi non continuarono solo in Germania. In Francia gli altri deportati rifiutarono agli omosessuali il titolo di vittime.
Molti furono condannati come omosessuali ma erano solo politici ostili al regime e molti omosessuali furono anche resistenti al nazismo, altri erano persone comuni, artisti, cabarettisti, cantanti, gente di spettacolo… Tra gli accusati ci furono anche dei preti, ma la Chiesa non li aiuto’ e il suo silenzio non aiuto’ la conoscenza e la verita’.
La persecuzione non fini’ con la fine della guerra: tra il 1950 e il 1969, nella sola Germania Ovest furono condannati quasi 100.000 omosessuali in base al paragrafo 175, una cifra simile ai condannati del Terzo Reich, anche se le pene non erano paragonabili.
Per 55 anni la morte e le torture di migliaia di omosessuali non fece notizia, nessuno ne voleva parlare, ne’ i vincitori, ne’ gli storici, ne’ i tedeschi, ne’ i polacchi, ne’ gli ebrei, ne’ la Chiesa cattolica.
Il primo lager per gli omosessuali e il piu’ feroce fu Sachsenhausen. Le vittime furono torturate, seviziate, stuprate, sterilizzate, castrate….eppure non si volle riconoscere loro lo status di perseguitati, e i superstiti non poterono far valere i loro diritti a indennizzi di guerra e continuarono a essere valutati dei criminali dalla giustizia tedesca. Considerati ‘la feccia dell’umanita’, gli omosessuali erano condannati ai lavori piu’ pesanti e all’isolamento. Anche a loro, anzi soprattutto a loro, le SS riservavano metodi di uccisione a dir poco sadici come innaffiarli d’acqua fredda e poi farli stare in piedi all’aperto ad una temperatura di 20 gradi sotto zero.
Nel ’36 Himmler aveva creato una vera centrale per la lotta all’omosessualita’.
Su di loro di loro le SS sfogavano la loro rabbia e il loro disprezzo; i medici usavano i “triangoli rosa” per i loro esperimenti, li castravano o li sterilizzavano studiandone poi le razioni fisiche e psichiche. Alcuni si offrirono volontari alla castrazione per sfuggire alla morte. ….La baracca 11, a Sachsenhausen, era quella dello sterminio; spesso la mattina ci si trovava un morto nel letto accanto, o, alzandosi, si andava a sbattere
contro il corpo di un prigioniero che si era impiccato.” Dal ’36 a Sachsenhausen furono rinchiusi circa 1.200 omosessuali; dalla fine del 1939 alla meta’ del 1943 ne furono uccisi 600…

«A tanti anni dalla fine della guerra e dell’apertura dei campi nazisti l’esatto numero delle vittime non e’ stato ancora accertato, e probabilmente non lo sara’ mai. Anche per quanto concerne le vittime omosessuali, le cifre sono controverse: da 50.000-80.000 come ipotizzano gli olandesi, a 200.000 secondo i francesi, a 250.000 e oltre come ipotizzano la Chiesa d’Austria e i canadesi, mentre lo stesso Himmler, agli inizi della guerra, si vantava di avere gia’ sterminato un milione di gay». (Massimo Consoli). Nel suo libro, Consoli riporta una testimonianza resa al processo di Norimberga contro i medici nazisti: nel giro di pochi mesi solo a Sachsenhausen (uno dei 54 lager nazisti) «furono tra 300 e 400 gli omosessuali uccisi a sangue freddo, o fatti morire di superlavoro, ai quali venivano spezzate le ossa delle braccia e delle gambe». Rei soltanto di essere “diversi”.
Verso il ’44 la macchina da guerra nazista comincio’ a perdere colpi. Arrivavano i russi da est, americani e inglesi da ovest, bombardavano le citta’ tedesche ma risparmiarono i lager.

Oggi anche le vittime omosessuali sono state inserite nel Museo dell’Olocausto a Washington.
Nella Russia dei soviet resto’ famosa la risposta di Lenin alla domanda “Cosa sia lecito nella sessualita’”, che disse: “«E’ morale tutto cio’ che non danneggia la classe operaia». Per almeno 15 anni, in Russia, l’omosessualita’ non fu mai presa in considerazione. Ma dal ‘33 cominciarono le pene e continuarono fino a tutta l’era Gorbaciov. Il reato di omosessualita’ risulta formalmente abolito in Russia solo nel 1993. Se i lager nazisti furono l’inferno in terra, non furono da meno i lager sovietici. L’articolo 995 del Codice Zarista puniva il comportamento omosessuale; i comunisti azzerarono le leggi degli Zar, ma istituirono l’articolo 121 che sostanzialmente era identico a quello punitivo zarista e solo nel 1993 questo articolo fu abrogato. Resto’ dunque in vigore per 60 anni, e resto’ nella storia come una aberrazione spaventosa anche se non danneggiava affatto la classe operaia. I comunisti considerarono l’omosessualita’ un atto fascista, inesistente nella popolazione russa e importato per degradarla (inutile dire che in Germania le vittime erano spesso ebree e dunque non fasciste e nemmeno comuniste, ma l’ideologia trova le sue ragioni che la ragione non conosce). Il detto era: “’Eliminate l’omosessualita’ e il fascismo sparira’!’” Si pensava che la’ dove il proletariato era stato vittorioso non poteva esistere dissenso, per cui era logico reprimere le minoranze non omologate: “la minoranza doveva sottomettersi incondizionatamente alla maggioranza, dissolvendosi in essa”, “la violenza era necessaria per estirpare abitudini nocive nei “teppisti declassati” e nei “rifiuti della societa’ “. Il comportamento sessuale che deviava dalla generalita’ era dunque un reato contro lo stato russo.
Come in Germania, anche in Russia, con l’accusa di omosessuale si colpi’ il dissidente. I totalitarismi non tollerano alcuna forma di dissenso e impongono il pensiero unico e il comportamento unico e dunque anche la sessualita’ unica.
“Il destino dell’omosessuale nelle prigioni e nei lager sovietici non ha precedenti per tragicita’ e crudelta’. E non solo perche’ il numero degli omosessuali perseguitati era enorme, ma anche perche’ la violenza sugli omosessuali era un fenomeno tipico di ogni lager e di ogni carcere sovietico senza eccezioni”.
Nelle colonie dei criminali minorenni i ragazzi accusati di omosessualita’ subivano stupri di gruppo (non diversamente dagli stupri di gruppo inferti dai militari americani nelle carceri afgane o irachene).
Nei lager sovietici si organizzavano veri e propri bordelli formati da ragazzi prigionieri (l’assurdo e’ che i carcerieri usavano in modo aberrante come torture gli stessi comportamenti che erano considerati criminali).
Per 60 anni l’omofobia dei russi fu allevata e nutrita, tanto che l’eliminazione dell’articolo 121 suscito’ ondate di violenza. Anche in Russia nei lager la mortalita’ degli omosessuali fu del 60%.
Nell’Italia fascista il Codice Rocco del 1927 prevedeva l’articolo 528, che puniva con la reclusione da uno a tre anni i colpevoli di relazioni omosessuali, ma esso fu abrogato prima di entrare in vigore perche’ Mussolini non voleva ammettere l’esistenza dell’omosessualita’ in Italia.
In Italia non esistono norme penali contro gli omosessuali, ma continua ai giorni nostri la demonizzazione della Chiesa. Per quanto?
Sono queste le radici cristiane che si invocano per la Costituzione europea?
E’ questo il progresso umano?
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Di Pietro e le Province

Il numero degli amministratori delle Province è di 4.000 addetti con 2900 consiglieri, 50 tra Presidenti e vicepresidenti, 100 presidenti della Giunta, 900 assessori. Il costo annuale dei soli compensi di questo “esercito” supera i 50 miliardi di euro mentre le sole spese correnti delle oltre 100 Province italiane si aggirano attorno ai 10 miliardi di euro all’anno
I leader di partito in campagna elettorale hanno dichiarato di voler abolire le Province
Sanno che gli italiani le vedono come una sovrastruttura clientelare e di intralcio alla già capillare amministrazione comunale, un’enorme stratificazione di burocrazia che serve a mantenere se stessa ma non aiuta la celerità delle pratiche
L’IdV porta in Aula un disegno di legge per l’abolizione delle Province, trovandosi contro Pdl e Lega, e persino il Pd con 16 nomi della vergogna che si sono nascosti dietro “il distinguo dei tempi e dei metodi” della proposta
Pd e Pdl sono, ormai, la diversa espressione del medesimo atteggiamento politico che rincorre il potere, locale e centrale, fatto da inciuci e poltrone da occupare. Le Province, secondo loro, sono parte di questo potere e di questo clientelismo e vanno difese a costo di mentire agli elettori
Una chicca per i lettori: in Commissione, tra le fila del Pdl, si legge il nome dell’onorevole Calabria Annagrazia che sostituisce proprio lui, il clown Silvio, quello che a Porta a Porta chiosa: “via le Province”, ma in commissione ne affossa la legge
Dov’è l’informazione libera per smascherare questi bugiardi che infangano la politica?
Siete voi il palo che copre questi politici, mentre rapinano il Paese ed ingannano i cittadini e a voi va tutta la mia condanna in quanto gli altri si comportano secondo la loro natura truffaldina.
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Il patto della frittata
Viviana Vivarelli

Dunque il Giornale scaglia pesantissime accuse di slealtà a Napolitano di aver tradito un “patto” sottoscritto con Berlusconi e non aver portato avanti il Lodo della vergogna, facendo pressioni sulla Consulta.
Dopo 60 anni in cui al minimo accenno di consiglio o critica al Capo dello Stato, tutto il Parlamento è sempre saltato su come un misirizzi invocando la sacra autonomia e indipendenza della massima carica istituzionale, il Quirinale viene oggi implicato nell’accusa sporca e anticostituzionale di un ‘patto preventivo’ per gli interessi di Berlusconi, e tutti orribilmente tacciono.
Napolitano si sdegna, mostra che l’offesa è stata cocente e si sottrae all’incontro con Berlusconi al funerale delle vittime di Messina, accampando una slogatura alla caviglia, lapsus simbolico di chi si sente franare la terra sotto i piedi.
Ma l’accusa di essersi piegato agli interessi di una parte pesa sul suo capo come un’onta ineliminabile. E l’infamità proviene dal giornale di attacco del premier.
Noi non sapremo mai fino a che punto si siano spinte le avance di Berlusconi per saggiare con Napolitano se il Lodo sarebbe passato. Ogni qual volta il capo dello Stato si è permesso di sindacare qualche orrendo decreto in fieri, il Governo è scattato irritatissimo come per un atto di lesa maestà, proclamando che ogni istituzione deve stare nei suoi confini senza invadere quelle di altri. E ora si verrebbe a insinuare (ed è proprio Il Giornale del premier a farlo) che sulla firma di Napolitano questa invasione c’è stata ed ha anche avuto il sapore di una intimidazione irrinunciabile, visti i toni con cui si reagisce a una pretesa ‘slealtà’.
La domanda è: costituendo tale Lodo una modifica sostanziale della Costituzione tale da richiedere i due terzi di voto del Parlamento e violando platealmente l’articolo 3 della Costituzione, perché Napolitano lo ha firmato?
Ci rendiamo conto che mettendo in dubbio la legittimità dell’operato del Capo dello Stato e la sua funzione di garante costituzionale, si fa il gioco di Berlusconi che vorrebbe spingerlo alle dimissioni per prendere il suo posto, cosa abbastanza facile vista l’indebita maggioranza parlamentare e i tradimenti dell’opposizione, e ciò sarebbe la manna dal cielo per uno che non sa più che imbrogli fare per salvarsi, ma in quale altro modo dovremmo giudicare la stranezza di queste firme?
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PER LA SALVEZZA DELLA REPUBBLICA
Leggo con interesse e copio questo appello

In un momento di grave pericolo per la Repubblica, ci sembra necessaria una forte iniziativa per riaprire spazi al futuro. Le odiose reazioni seguite a una sentenza della Corte Costituzionale confermano che il nuovo sistema politico che si sta introducendo in Italia è fonte di angoscia, di discredito delle istituzioni e di corruzione della vita quotidiana. La politica si presenta come un orrore da cui giustamente stare lontani. Nel silenzio di una generazione, giovani donne quattordicenni si chiedono ad “Anno zero” se lottare contro le mafie o decidere di lasciare il Paese. I rapporti tra le persone che ogni giorno vengono proposti dagli scontri televisivi per il potere sono improntati a una cultura di odio, di disprezzo e di violenza spirituale e verbale. Il mondo, anche nei “media” più autorevoli, trepida per l’Italia. Guai se si pensasse che tutto si risolverebbe con la sola caduta di Berlusconi, che pur rappresenta oggi il perno e la massima visibilità di questa patologia. Ancora una volta è la società civile che deve indicare la strada.

UNA SVOLTA DOPO QUINDICI ANNI

In quindici anni il sistema politico e le idee portanti della società italiana hanno subito un sovvertimento profondo, in cui sono confluite le tendenze negative che già avevano piagato il Paese nei primi decenni della storia repubblicana, nonostante il rapido sviluppo economico e il graduale affermarsi degli istituti e delle pratiche della democrazia.
In breve tempo si è passati dall’esaltazione della sovranità popolare al mito della governabilità, ma si è dimenticato che secondo la Costituzione governare vuol dire mettere lo Stato dalla parte degli interessi generali e, quando gli interessi confliggono, dalla parte delle componenti sociali e degli esseri umani più deboli, ai quali ostacoli di ordine economico e sociale limitano la libertà e l’uguaglianza e impediscono il pieno sviluppo come persone.
Si è passati dal dominio delle ideologie al rifiuto delle idee, al discredito delle culture politiche e alla marmellata delle posizioni etiche e religiose; non si spiegherebbe altrimenti l’imbarbarimento della lotta politica, né si spiegherebbe come la Lega potrebbe proclamarsi l’unica forza politica cristiana e cattolica, capace di dialogo con la Chiesa, quando disegna una società nella quale nessuno ha altro Dio che se stesso, i profughi sono respinti e fatti morire in mare, gli stranieri sono criminali a norma del diritto positivo, ai musulmani è negata la dignità umana inerente alla libertà religiosa e il Pronto soccorso, le sale parto, gli ospedali, gli uffici dello stato civile e talvolta anche le panchine e gli autobus sono vietati a chi non ha il permesso della Polizia.
Si è passati dalla frammentazione delle forze politiche, all’idea di due soli contenitori, uno di dx e uno di sx; però la sx è considerata dannosa e superflua, senza posto in Parlamento, e addirittura nel Partito democratico il candidato on. Bersani viene sollecitato a censurare la stessa parola “sx” se vuol essere eletto.
Si è passati da un sistema elettorale anche troppo proporzionale ed esposto a chi cercasse di procurarsi anche una briciola di potere, a un sistema seccamente oligarchico in cui moltissimi cittadini sono costretti a non votare, o a votare per risultati opposti a quelli desiderati, o a votare – anche se ciò è meno nuovo – turandosi il naso; e in ogni caso nessuno può votare per eleggere nessuno, ma può solo fornire il proprio voto alle nomine già effettuate dagli apparati di partito; nessuna minoranza, senza snaturarsi o vendersi, è più ammessa al festino.
Si è passati dalla divisione dei poteri e da un certo pluralismo dell’informazione all’attentato contro i tutti i poteri deputati a indirizzare, controllare e limitare il potere dell’esecutivo e del cosiddetto “premier”. Il Presidente della Repubblica è assediato al Quirinale, la magistratura è ogni giorno sfidata, ispezionata e minacciata, la televisione irresistibilmente attratta in un unico palinsesto, i direttori dei giornali sono costretti a cambiare mestiere, le interviste, a cui si risponde portando l’intervistatore in tribunale, potrà ormai permettersele solo chi abbia un editore pronto a rischiare per la pena qualche milione di euro.
Si è passati da un’idea perfino ipocrita della morale pubblica, all’idea della sua encomiabile trasgressione in privato, i palazzi del potere sono diventati vetrine di edonismo, il Muro è caduto e d’oltrecortina arriva il letto di Putin, siamo diventati spettacolo al mondo e dal vertice della ricchezza e del potere si sparge nel Paese una palpabile aura di corruzione. Ciò rende impossibile anche una serena trattazione legislativa di materie eticamente sensibili.
Si è passati da una eccessiva facilità di avvicendamento dei governi a una loro pretesa inamovibilità, qualunque cosa accada e qualunque cosa facciano, per una intera legislatura. Ma in una legislatura si può fare la guerra e si può espiantare la democrazia.
Questa analisi, formulata dagli uni, può essere non in tutto condivisa, può essere corretta o integrata da altri. Come ogni critica, essa stessa può essere sottoposta a critica. Non è dunque su questa analisi che si forma o si chiede il consenso. L’accordo unanime è però sull’azione che si ritiene ne debba seguire e qui viene proposta.

APPELLO PER LA CREAZIONE DI UNA “COSTELLAZIONE DEMOCRATICA”

Lo scadimento della lotta politica dal dibattito delle idee al linciaggio delle persone e le lunghe convulsioni che accompagnano la crisi micidiale del potere di Berlusconi, dimostrano l’elevato grado di inagibilità democratica di pericolosità sociale e di impotenza politica in cui è caduto il nostro sistema.
I firmatari di questo appello, le altre entità e persone che vi aderiscono e la Sinistra Cristiana che nella sua veste di “Servizio politico” lo promuove, scongiurano le forze politiche democratiche – a cominciare dal maggior partito di opposizione – a riunirsi in un supremo sforzo per arrestare il declino e ristabilire le condizioni di dignità, onore, cultura e libertà nel nostro Paese.
Nei tempi più rapidi sarebbe necessaria almeno una riforma elettorale che, fuori da forzature autoritarie, premi di maggioranza e lotta alle minoranze, restituisca rappresentanza ai cittadini, credito agli eletti, azionabilità agli interessi negati e udibilità alle idee anche critiche e innovatrici.
Tuttavia, nelle more di tale riforma, che certamente ha bisogno di un vasto consenso, e nell’attuale situazione di urgenza, a legislazione vigente rivolgiamo un pressante invito alle forze e ai partiti costituzionali, presenti o assenti in Parlamento, indipendentemente dal loro denominarsi come democratici, liberali, riformisti, antagonisti, comunisti, alle associazioni politiche democratiche e ai Comitati per la Costituzione, per dar vita a una coalizione di cultura e di governo che, in discontinuità con precedenti insoddisfacenti esperienze, si potrebbe definire “Costellazione democratica”.
La base comune su cui, in sintonia con i 4 punti dello storico discorso di Barak Obama al Cairo del 4 giugno scorso, tale Costellazione democratica potrebbe fondarsi, si può organizzare attorno a questi quattro valori:

1) Il valore della memoria come riserva critica della nostra identità democratica, dall’unità d’Italia al fascismo, dalla Shoà alla Resistenza, dalla Costituente alla Repubblica, e come antidoto al moltiplicarsi delle vittime della violenza economica e politica, dei “respingimenti” e delle guerre;

2) Il valore della legalità, come attuazione della Costituzione e dei suoi postulati fondamentali, a cominciare dalla laicità, condizione dell’uguaglianza e della convivenza pacifica in un universo che è plurietnico e plurireligioso; dal lavoro, come diritto e dignità di ogni persona e fondamento della Repubblica; dal ripristino della legalità soprattutto in ordine ai diritti fondamentali, alle libertà, alla giurisdizione, alla partecipazione politica e alla rappresentanza;

3) Il valore del ruolo della Repubblica per rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo degli esseri umani, sia nell’ordine economico e sociale, sia nel campo dell’informazione e dell’istruzione, con particolare riferimento alle politiche per l’occupazione, per l’edilizia abitativa, per l’infanzia, per standard di vita accettabili, per la salvaguardia del Welfare e il rilancio della scuola pubblica, nel riconoscimento della dimensione privata e pubblica dell’economia;

4) Il valore dell’unità delle Nazioni, della pace, della liberazione dei popoli, del concerto dei poteri pubblici per la stabilità e lo sviluppo economico internazionale, della salvaguardia e dell’uso dei beni comuni e della difesa della natura, condizioni della salvezza storica oggi necessaria.

La condivisione di questi valori non implica la rinuncia alle differenze. Ciascuna delle componenti della Costellazione democratica, tenendo fede alla propria ragione di essere, continuerà a coltivare i propri valori e a elaborare le proprie culture incrementando nel rispetto reciproco l’autonomia e il pluralismo.
Le componenti della Costellazione democratica uniscono però le proprie forze in forma visibile per un’azione comune nella società, volta alla crescita di una cultura costituzionale, e allo sviluppo della libertà e del pluralismo della comunicazione sociale e dell’informazione.
Esse contraggono nel contempo un’alleanza elettorale capace di competere per la conquista della maggioranza parlamentare, stabilendone le finalità in un patto di legislatura aperto all’adesione di tutti i cittadini.
La maggioranza parlamentare espressa da questa alleanza costituirà e sosterrà con la sua fiducia il governo. Esso viene formato nell’ambito della stessa maggioranza ma non necessariamente da tutte le sue componenti, mentre tutte le componenti della maggioranza e i loro singoli membri si vincolano a sostenere l’azione esecutiva e la legislazione qualificante del governo, secondo il patto stabilito coi cittadini. L’attività governativa non copre tutto lo spazio dei problemi e dell’esercizio politico, ed è distinta dall’attività legislativa, come sono distinti i relativi poteri. Non tutta la legislazione esprime e deve essere conforme alla volontà del governo. Nelle materie che non rientrano direttamente nello specifico programma di governo e in cui esso non ritiene implicata la fiducia al proprio operato (dal quadro istituzionale alla bioetica), la maggioranza parlamentare concorre alla legislazione senza vincolo di mandato.
La Costellazione democratica valorizza e pratica il dialogo e il confronto parlamentare, e approfondisce le relazioni con tutte le componenti della società italiana, nessuna delle quali è considerata nemica.
L’accordo per dar vita a tale Costellazione democratica non può essere rimandato al momento delle prossime elezioni politiche, ma fin da ora ne deve rappresentare la prefigurazione, l’urgenza e la prospettiva risolutiva. È questo l’appello che rivolgiamo a tutti i soggetti politici responsabili della vita del Paese.
16 ottobre 2009

Raniero La Valle, Domenico Gallo, prof. Luigi Ferrajoli, prof. Gianni Ferrara, prof. Roberto Mancini, prof. Francesco Zanchini, Giovanni Pecora, Vasti, scuola di critica delle antropologie, Adista, Koinonia, Centro Studi Erasmo Onlus, Cercasi un fine, Tempi di fraternità, padre Alberto Simoni, domenicano, padre Alessandro Cortesi, domenicano, Marcello Cini, Enrico Peyretti, Giancarlo Zizola, Arnaldo Nesti, Franco Ferrara, Francesco Domenico Capizzi, chirurgo, Maria Teresa Cacciari, docente, Mariacristina Bartolomei, Flavio Pajer, don Giannino Piana, teologo, Gaetano Sabatini, Gilberto Squizzato, padre Aldo Tarquini, domenicano, prof.sa Francesca Brezzi, prof. Roberto De Vita, Gianfranco Monaca, Agata Cancelliere, Fausta Deshormes, Gian Gabriele Verteva

Se vuoi aderire a questo appello scrivi a:
info@sinistracristiana.net

Un capo eletto dal popolo? E quando mai!?
Pancho Pardi

Ma è poi vero che Berlusconi è stato eletto direttamente dal popolo? Niente affatto. I cittadini italiani sono stati costretti a votare da una legge elettorale infame che, oltre a impedir loro di scegliere i candidati, li ha obbligati a votare per dei simboli in cui era stato infilato il logo “Berlusconi presidente” o “Veltroni presidente”. Una forzatura cui a suo tempo la classe dirigente di csx non seppe e non volle opporre tutte le necessarie riserve di ordine costituzionale. Quali?
Per esempio: la repubblica è parlamentare e non presidenziale; imporre il trucco di quella scritta è una precisa lesione alla natura della repubblica.
Oppure: nella Parte II della Costituzione, al Titolo III (Il Governo) è contemplato nella Sezione I il Consiglio del Ministri e nel suo contesto il presidente del consiglio compare con chiarezza come primus inter pares. Non c’è una sezione dedicata a lui: infatti la Sezione successiva, la II, è dedicata alla Pubblica Amministrazione. Nell’indice il presidente del consiglio è saltato a piè pari. Secondo Pecorella invece, in virtù della formuletta inserita nel logo del simbolo elettorale, Berlusconi sarebbe primus super pares.

temi.repubblica.it/micromega-online/berlusconi-eletto-direttamente-dal-popolo-balle/
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Mario Travaglio

Prendiamo questo caso: la legge che fa degli immigrati clandestini dei delinquenti prima ancora che commettano dei reati, solo per lo status di clandestini; è una totale follia, non serve a niente dal punto di vista della lotta alla clandestinità: perché? Come potrà mai essere spaventato un immigrato clandestino dalla prospettiva di essere condannato a una pena pecuniaria di 5 o 10. 000 Euro? Non li ha, né 5 né 10. 000 Euro, se li ha non risultano e non li pagherà mai, è lo Stato che deve avere paura di un’ondata di migliaia, migliaia e migliaia di processi a gente che, alla fine, sarà condannata a pagare una multa che non pagherà. E’ una legge che da un lato non serve a niente e, dall’altro lato, paralizza – se già non fosse paralizzata – la giustizia ancora di più e in più fa dell’Italia un Paese che ha smarrito il senso dell’umanità e della pietà, perché quando arriva una larva umana scampata a un naufragio e, appena mette piede sulla battigia, le viene notificato un avviso di garanzia per immigrazione clandestina beh, quello la prossima volta magari affoga con tutti gli altri, che forse gli conviene. Stiamo parlando di leggi disumane e assolutamente inutili, folli, irrazionali e poi non sappiamo se sono anche incostituzionali: alcuni giudici ritengono di sì, ma vedremo in futuro la Corte Costituzionale che cosa dirà. Intanto sono leggi porcata che, ripeto, ai sensi dell’articolo 74 il Capo dello Stato, se lo ritiene, può rispedire indietro anche se non ravvisa manifeste ragioni di incostituzionalità, articolo 74. A furia di sentir dire che il capo dello Stato può respingere le leggi solo se sono manifestamente incostituzionali, mi ero fatto l’idea che ci fosse scritto nella Costituzione: in realtà non c’è scritto, sarà una prassi ma non.. la Costituzione non lo dice, dice semplicemente che, se una legge non gli piace, lo motiva e la rispedisce indietro. Poi dice anche che, se gliela rimandano uguale, la deve firmare; se gliela rimandano modificata, essendo una nuova legge, la può nuovamente respingere, ok? Quando il capo dello Stato, l’altro giorno, per giustificare la sua firma sulla legge dello scudo fiscale ha redarguito severamente un cittadino che faceva il cittadino, ossia che gli chiedeva conto e ragione dei suoi atti, cosa che tutti noi dovremmo fare nei confronti di chi ricopre cariche pubbliche, il Presidente della Repubblica l’ha cazziato: gli ha detto “ tanto se la rimandavo indietro me la rifacevano uguale”. Intanto tu mandagliela indietro, con un messaggio al Paese, ossia al Parlamento, nel quale spieghi le ragioni per cui quella è una porcata, dopodiché voglio vedere una maggioranza già sfilacciata dove, se non ci fossero le assenze del PD, già lo scudo non sarebbe passato né in sede di costituzionalità né in sede di approvazione definitiva, se quella stessa maggioranza non ha almeno dieci, venti o trenta persone, magari gli amici di Fini, che sono colte da una crisi di coscienza, oppure semplicemente non vogliono andare a uno scontro frontale con il Quirinale! Poi comunque tu potrai guardarti la mattina allo specchio e dire “ ho fatto di tutto, ho fatto tutto ciò che la Costituzione mi consentiva per evitare che il Paese venisse violentato da una nuova legge immorale, che premia i delinquenti”! Del resto, se c’è scritto all’articolo 74 che la puoi rimandare indietro, avrà un senso, quest’articolo 74! Che cosa vuole dire che la seconda volta la devi firmare? Lo sappiamo, c’è scritto: intanto non firmarla la prima, così almeno sappiamo che c’è almeno un’istituzione, oltre ai nove membri della Corte Costituzionale su 15 che non si sono ancora inginocchiati davanti al Duce, che rappresenta le istituzioni e che svolge un’opera di controllo imparziale e indipendente, che non si lascia intimidire, mentre oggi dobbiamo dire che, a parte quei nove giudici costituzionali su 15, non abbiamo nessun altro potere terzo che sia in grado di difenderci da leggi incostituzionali di questo regime.
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Una moda pentecostale
Viviana

Io non seguo la moda ma la guardo, guardo le donne italiane e come sono costrette a vestirsi, cosa sono costrette a comprare, e sono 4 anni che la moda italiana si è fossilizzata in una mancanza di fantasia e di innovazione degna dei tempi più bui e che non esce da una rosa tristissima e cupissima di colori da tregenda: viole penitenziale, nero fascista e grigio piombo da lager.
Se mai questo popolo ha bisogno di speranza e chiede di uscire dalla fossa cupa in cui lo vogliono tenere, anche la moda dovrebbe darsi una mossa ed uscire da questi colori da Apocalisse.
Basta col viola dal lilla al violaceo!
Basta col nero che fa sembrare le nostre giovani in triste lutto!
Basta col grigio piombo che ci fa sembrare carcerate!
Ridateci i colori del sole e della gioia!
Accendete queste nostre vie che sembrano listate a lutto e che danno una tale immagine di tetraggine e di cupezza!
Basta anche con questi colori scarsi e coatti che impediscono a ognuna di esprimersi a proprio modo!
E basta con questa ripetizione perpetrata per anni che ci getta ancor più nello scoramento!
Anche gli occhi hanno i loro diritti. E ciò che entra dagli occhi passa nel cuore. E voi, stilisti della malora senza immaginazione né creatività, non sapete far altro che far entrare nei nostri cuori tristezza e scoramento.
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Cosa ci faceva Berlusconi a cena da un giudice della Consulta in coppia con un altro, la sera prima del Lodo Alfano?

Manfrine scandalose.
Ma non era previsto che in un processo, qualora vi fosse tra un giudice e l’indagato una ‘contaminazione ambientale’, quel giudice doveva essere allontanato da quel giudizio? E i due giudici della Corte Costituzionale, allora, che alla vigilia del Lodo Alfano cenano con Berlusconi?!
Erano Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano e la cena fu organizzata dal Mazzella.
Luigi Mazzella era stato eletto Ministro della Funzione Pubblica nel Governo Berlusconi II. Del resto il Mazzella e Berlusconi sono amici di vecchia data.
Di Pietro ha chiamato la cena “carbonara e pidduista”
Voi cosa pensereste di un giudice che deve dare una sentenza su un indagato e la sera prima lo invita a cena a casa sua? Non ne chiedereste le dimissioni per palese collusione?
Anche Paolo Maria Napolitano è di dx, fu chiamato come componente nel gabinetto del Vice Presidente del Consiglio Fini a palazzo Chigi all’inizio del governo Berlusconi, conseguì la nomina a Consigliere di Stato nel 2003.
Proseguì il rapporto sempre con Fini quando questi assunse la carica di ministro degli affari esteri nel novembre 2004, seguendolo alla Farnesina dove ricoprì la carica di capo dell’ufficio legislativo.
Di Pietro ha presentato “la richiesta formale di dimissioni, oltre che dei due giudici della Corte costituzionale che si sono prestati al gioco, anche quelle del Ministro della giustizia Alfano, reo di calpestare la Costituzione”..
E il Pd? Tace. Il vero Morfeo è lui.
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Il Parlamento rarefatto
Viviana Vivarelli

Certo il Parlamento da una quindicina di anni è diventato sempre più inetto e parassitario. Sta lì solo a vidimare scelte fatte altrove, spesso in contesti non istituzionali, come privati studi di avvocati di famiglia, se non addirittura ordini provenienti da poteri occulti golpisti o mafiosi, su testi sui quali spesso i rappresentanti del popolo sovrano non possono dibattere un bel nulla.
Oltre a ciò, il ricorso sempre più osceno alla fiducia ha tolto ai rappresentanti popolari ogni senso e funzione. Prodi in 18 mesi chiese la fiducia 27 volte, Berlusconi in 20 mesi l’ha chiesta 29 volte e nella legislatura precedente l’aveva chiesta 46 volte! E’ un massacro della democrazia!
Mettere un freno a questo andazzo di un Capo del Governo che scavalca sistematicamente il Parlamento mi sembra il minimo.
E troppo spesso, per velocizzare la difesa accanita di interessi particolari, si è scelta la via del decreto, che dovrebbe essere uno strumento delicato ed estremo da prendere in casi di grande necessità e urgenza nazionale, come una calamità naturale, a cui si deve provvedere subito per la salvezza di molti, e non una calamità processuale privata incombente per la salvezza di uno. Ma anche qui colui che dovrebbe essere il garante della Costituzione, Il Presidente della Repubblica, tace e soprassiede, firmando ogni sorta di nefandezza anticostituzionale, lui che della Costituzione dovrebbe essere il primo garante.
La crisi delle istituzioni mi sembra più che evidente. E in primo luogo di quel Parlamento che non solo non esce più dalle preferenze degli elettori ma dalle scelte di una dozzina di capipartito, ma è diventato un luogo reso inutile dallo strapotere di un presidente che per di più ora ha la strafottenza di dichiararsi “eletto direttamente dal popolo”! E mai cosa è stata più sfacciatamente falsa!
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A chi è senza lavoro o non ce la fa più ad arrivare alla fine del mese
V.V.

Ormai il finto ottimismo di Berlusconi è insopportabile, come un pugno nella pancia a uno che sta già male.
E poi questo continuo ripetere che la crisi è superata quando siamo ancora all’inizio porta solo a pensare che costoro non solo non fanno niente ma non hanno nemmeno l’intenzione di fare qualcosa.
Non si può prendere in giro a lungo chi sta già in una situazione di difficoltà raccontando panzane e mostrando sorrisi e 360 denti.
Anche questi continui caroselli in televisione di donnine nude e di gente nefasta che sbandiera un’atmosfera di allegria forzata, festa a tutti i costi e scemenze sempre più idiote sta diventando ormai insopportabile.
Non dico che dovremmo piangere e strapparci i capelli ma almeno instaurare un tempo di maggiore serietà e concretezza. Basta con nani e ballerine! E basta con questo individuo che se ne frega della crisi del paese e pensa solo ai suoi guai processuali e tenta un golpe a colpi violenti di riforme del diritto processuale e penale e stravolgimenti insani della Costituzione per uscire dal suo fallimento instaurando un sultanato!
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I fannulloni
Viviana Vivarelli

Lo stipendio di un parlamentare italiano è il più alto d’Europa: 15.000 € mensili per i Deputati e 17.000 per i Senatori, più tutte le varie regalie, vantaggi, privilegi, auto blu, servizi a minor costo ecc., parenti portaborse, senza parlare di abusi come poter usufruire di Pacs e riversare su amanti e compagne assicurazioni, tutele e diritti
Si sono stabiliti da sé che il trattamento di un Deputato sia equiparato al trattamento dei Pres. di sezione della Corte di Cassazione, per cui ogni tanto aumentano quel compenso per aumentare il loro e sempre ‘all’unanimità’! Non si è mai dato il contrario! Non si è mai visto un partito nemmeno di estrema sx opporsi a un aumento!
Questo, viste le sofferenze della popolazione, una disoccupazione che marcia verso il 10,5%, gli effetti disatrosi della crisi che in Italia sarenno peggiori che altrove e la crescita costante del costo della macchina politica, è delinquenziale
Per fronteggiare la crisi il 1° e più equo provvedimento sarebbe la parificazione degli emolumenti e dei privilegi dei parlamentari e governativi alla media europea, compresa l’assunzione, finalmente, della regola a cui l’UE ci ha più volte richiamato e in cui siamo inadempienti del divieto di cumulo di cariche
Lo stipendio giusto sarebbe la metà di quel che percepiscono ora, con lo stroncamento di tanti abusi ingiustificati
Ma qualunque fosse il loro compenso dovrebbero:
-essere incensurati
-presentarsi in un solo collegio a cui render conto periodicamente come avviene in UK per es
-essere presenti in aula almeno 200 giorni l’anno salvo impedimenti gravi certificati e, in caso di allegra assenza come i 29 dello scudo fiscale, essere licenziati in tronco
-non compiere altri lavori da quello parlamentare (soprattutto avvocato)né cumulare cariche pubbliche
-non prestare opera a favore di membri di altri partiti (come il senatore Pellegrino del Pd che difese Previti)
-farsi vedere sulla tv locale del seggio di partenza per rispondere a domande degli elettori.
I fannulloni del Vertice del Potere politico, quelli sulle cui assenze Brunetta è cecato, sono 430.000 e ci costano 3 miliardi l’anno (dati Espresso). Hanno oltre i 15 mila € lordi di indennità più 4.190 di rimborso spese per curare il collegio elettorale (sigh), poi pass speciali in autostrada, sui treni, navi, aerei, rimborsi telefonici (3.100 €!), taxi (4.000 €), viaggi extrafrontalieri (3.100 €) e laute pensioni vitalizie
Un fiume di denaro in cambio di assenteismi, tradimenti, collusioni, inciuci, arroganza, ignoranza, cambio di bandiera, scemenze, insulsaggini e un’assenza totale di riscontro coi loro elettori
Quando prendono la liquidazione di fine rapporto hanno come minimo 35.000 €. Le pensioni sono uno dei capitoli di spesa più orridi, 175 milioni, prese con criteri decisamente più generosi che per i comuni mortali. Se ai dipendenti normali servono almeno 36 anni di contributi, ai Deputati ne bastano 5, un 7°, per un vitalizio baby super: 3.300 €. Al termine del mandato, il Senatore riceve l’assegno di solidarietà (sigh!) detto anche “di fine mandato”, pari all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità, moltiplicato per il numero degli anni fatti.
I Parlamentari ricevono una indennità (non uno stipendio), parola che vuol dire risarcimento. Risarcimento di che? Semmai quelli da risarcire saremmo noi! Per i membri del Parlamento è di 14.000 € mensili, di cui 5.500 l’indennità vera e propria, più 4.000 come rimborso spesa perché devono venire a Roma (dopo Mele, Cesa ha tentato di farci mettere anche donne e coca per combattere la nostalgia da casa, ma non è passato), 4.200 € sono dati ai Deputati per finanziare le spese sostenute nel rapporto con i loro elettori. I Senatori hanno qui 500 € in più al mese e salgono a 4.700 €.
Sono salari record rispetto al resto d’Europa. Nella Spagna di Zapatero i Deputati si accontentano di “miseri” 3.750 euro!
Ma noi siamo lauti in alto e gretti in basso!
Così va nel Regno Feudale del Potere!

Ai privilegi del Vertice della Piramide dobbiamo aggiungere quelle dei gradi immediatamente inferiori. La Regione è il 1° capitoli di spesa eccessiva: un esercito di ben 1.200 rappresentanti regionali tra presidenti, assessori e consiglieri sulle spalle dei cittadini con stipendi tra gli 8.000 e i 12.000 Euro lordi mensili. In Provincia oscillano tra i 4.150 e i 7.000 Euro i trattamenti economici dei presidenti di amministrazione. E figurarsi che da questa mangiatoia i partiti hanno voglia di levarci le Province, organi inutili, in cui le funzioni spesso si riducono a votare i bilanci preventivi e consuntivi, nulla restando per alcunché una volta detratti gli stipendi di chi ci lavora.
Poi ci sono le spese generali dei partiti, i più grandi vampiri del denaro dei cittadini. Nel 2005 questi hanno pescato nelle tasche dei cittadini 187 milioni di €. Per quale eclatante risultato lo vediamo. Il totale dei Grandi Parassiti che grava sull’Italia dalla politica o presunta tale è stato calcolato in un milione di persone, in genere nullafacienti o collusi con le più varie forze di regresso e crimine.
Questa è la manomorta che ha portato l’Italia in queste condizioni. Nessuno di questi parassiti può vantarsi di aver fatto fare un passo in più alla civiltà e alla democrazia almeno da vent’anni. Tutti insieme hanno la colpa di far precipitare questo paese ai livelli più bassi tra i paesi sviluppati facendosi superare in diritti fondamentali come la libertà di espressione, la parità tra generi, la libertà di stampa.. persino da paesi del terzo mondo.
Bisognerebbe:
-dimezzare i politici ( come nel resto dell’Europa), gli Stati uniti hanno una Camera di 435 membri e un Senato di 100 = 435 membri, e hanno 305 milioni di abitanti con i nostri 60, 5 volte superiori, perché noi dobbiamo avere un Parlamento di 945 membri, più 7 Senatori a vita e il Presidente della Repubblica = 953 persone? Il doppio degli Stati uniti? E senza nemmeno avere uno Stato federale!
-esigere che chi governa dia una immagine di onestà, pulizia ed efficienza al paese
-dimezzare gli stipendi dei Parlamentari e dare un taglio drastico ai loro privilegi
-ridurre il tempo di permanenza nelle loro cariche, come aveva giustamente proposto Beppe Grillo e come abbiamo chiesto con 300.000 firme noi
-sospenderli in caso di condanna penale grave anche di 1° grado
-tagliare drasticamente qualunque cumulo di cariche
-sospendere qualunque loro altra professione durante il loro mandato
-chiedere una cultura adeguata per poter svolgere il loro importantissimo e delicatissimo incarico e la conoscenza almeno dell’inglese
-esigere il rispetto di quella Costituzione a cui hanno giurato fedeltà
-licenziarli qualora la loro condotta privata, pur senza responsabilità penale, rechi grave danno all’immagine del paese
-sospenderli almeno per una legislatura qualora intendano cambiare gabbana
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Alla corte dei privilegi
Primo Di Nicola (Espresso)

Giudice Costituzionale. Uno stipendio doppio di quello del capo dello Stato. Appartamento di servizio. Assistenti. Liquidazioni da favola. Auto con chauffeur anche dopo la fine del mandato. La vita dorata dei giudici costituzionali
La carica di giudice costituzionale è molto ambita. Non a caso per scegliere quelli di nomina parlamentare i partiti si azzuffano per anni. A causa certo della delicatezza del ruolo, visto che la Consulta è chiamata a pronunciarsi sulla costituzionalità delle leggi, a decidere sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato, ad ammettere o respingere le richieste di referendum. Ma anche per la grande appetibilità dell’incarico, per il quale scendono in pista parlamentari di grido, docenti di chiara fama, illustri giuristi e principi del foro. Tutti desiderosi di scalare il colle del Quirinale dove ha sede la Consulta e di conquistare lo scranno. Che non significa solo indossare la toga suprema tra le alte magistrature della Repubblica, ma anche aggiudicarsi appannaggi e benefits principeschi. A cominciare dallo stipendio.
Quanto guadagnano i designati? 416 mila euro lordi nel caso del semplice giudice, addirittura 500 mila il presidente. Una cifra che fa impallidire il compenso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, inchiodato a 218 mila euro e umilia quello del presidente del Consiglio uscente Romano Prodi che, sommando indennità parlamentare (146 mila euro), stipendio da premier (altri 55 mila) e indennità di funzione (poco più di 11 mila) è riuscito a malapena a superare i 210 mila euro l’anno. Ma alla Corte costituzionale gli alti livelli retributivi non portano benefici solo per i nove anni previsti dal mandato. Scaricano effetti miracolosi anche sulla liquidazione e il trattamento pensionistico dei magistrati. Anche nei casi di cessazione anticipata dall’incarico.
L’esempio più eclatante è quello di Romano Vaccarella. Professore di diritto processuale civile e difensore in vari processi di Silvio Berlusconi, proprio grazie al sostegno del Cavaliere era stato eletto dal Parlamento alla Corte nell’aprile 2002. Sarebbe dovuto restare in carica fino al 2011, ma lo scorso anno, polemizzando con il governo Prodi, si è dimesso. Con quali risultati? Ricongiungendo alla stregua di qualsiasi dipendente pubblico i suoi periodi lavorativi all’università con le annualità della Consulta, Vaccarella è riuscito ad arrivare a 46 anni di anzianità lavorativa. Circostanza che gli ha permesso di riscuotere una superliquidazione di 1 milione 200 mila euro lordi (circa 850 mila netti) che si sarebbe solo sognato se fosse rimasto semplice professore. Un vero record, ma non isolato. Trattamenti di questo livello sono una regola per i giudici. E si allineano alle altre ricche dotazioni garantite dalla Corte: un folto staff di assistenti-portaborse, appartamenti di servizio, auto gratis e autisti ad personam praticamente a vita. Ma quanto ci costano questi giudici? Com’è regolato il loro trattamento economico?
Di quali benefits godono esattamente? La Corte costituzionale costa ogni anno circa 50 milioni di euro. A parte la modesta entrata legata alla vendita di sue pubblicazioni (7 mila 800 euro), tra le voci attive di bilancio ci sono solo le ritenute del trattamento di quiescenza sulle retribuzioni del personale (900 mila euro) e quelle dei giudici (450 mila). Per il resto si regge completamente sul contributo dello Stato che per il 2007 è stato di circa 46 milioni di euro (47 milioni nel 2008).
Di queste risorse per i giudici si spendono circa 6 milioni per le retribuzioni e 4 per le loro pensioni (i trattamenti in corso sono 24, vedove comprese). Come organo costituzionale, al pari di Camera, Senato e presidenza della Repubblica, la Consulta organizza autonomamente attraverso l’Ufficio di presidenza (tre giudici più il segretario generale) le sue attività e dispone a proprio piacimento delle risorse economiche (il 90 per cento se ne vanno in spese fisse), senza la minima interferenza esterna. La struttura amministrativa (circa 220 persone) è divisa in vari servizi (studi, gestione del personale, ragioneria, eccetera) che supportano l’attività della Corte ed è guidata da un segretario generale, nominato dalla presidenza con incarico temporaneo tra alti magistrati o esperti. Quello attuale, Giuseppe Troccoli, magistrato della Corte dei conti, guadagna circa 230 mila euro lordi l’anno. In questo universo burocratico approdano i giudici al momento della nomina. In carica per nove anni, i fortunati vengono per un terzo designati dalle tre magistrature superiori (Cassazione, Corte dei conti, Consiglio di Stato), per un altro terzo dal Parlamento in seduta comune e per il resto scelti direttamente dal presidente della Repubblica. Si insediano cominciando a contare sulla ricca retribuzione che per legge è equiparata a quella del primo presidente della Corte di Cassazione aumentata però della metà. In totale, fanno appunto 416 mila euro. Un premio aggiuntivo va poi al presidente, al quale viene riconosciuta una indennità di rappresentanza pari a un quinto della retribuzione del giudice: sono altri 80 mila euro circa, che fanno lievitare la retribuzione a quasi 500 mila. A chi non piacerebbe riscuotere un simile appannaggio?

www.autotematic.it/forum/viewtopic.php?p=247319&sid=2bcffe4ac9fab55c5dcf48287debfbd9
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L’indecente sentenza
Doriana Goracci

(Immagine iniziale)

“Una prima reazione “grafica” alla indecente sentenza che ha comminato 100 anni di carcere a dieci attivisti, dopo aver assolto i responsabili materiali delle violenze generalizzate e soprattutto della morte di Carlo Giuliani“.
Contemporaneamente compare una lettera riflessione di Luca Casarini, no global per eccellenza, “L’incomprimibile resistenza dell’essere“, e le reazioni a questa dichiarazione, tra cui una, rifacendo il verso, risponde L’incomprimibile leggerezza dell’apparire : scritta da un passante di Genova.
Insomma i conti con Genova, si fanno, si continuano a fare: “Chi passa alla cassa? Quindici disperati, Un morto e centinaia di feriti e torturati e centinaia di migliaia d’inconsapevoli ma non incolpevoli! Chi passa all’incasso? In sequenza bravi ragazzi cattolici, preti, vecchi arnesi del sindacalismo, rifondaroli e alla fine pure i funamboli dell’apparire. Quelli che dichiararono guerra con le spade di cartone, quelli che alimentarono la spirale della guerra di parole e poi passando passando si ritirarono in buon ordine lasciando invendicato il sangue degli altri. Molti di noi non seppero reagire ma perlomeno ancora se ne vergognano. In una parola siete dei pagliacci! genova 2001″.
Tra i commenti, uno mi ha fatto meditare, come poi suggerisce, coperto da anonimato: “Pagliacci sono coloro i quali hanno fomentato migliaia di “pischelli” dando loro una divisa + equipaggiamento per andare SENZA NESSUNA COGNIZIONE DI CAUSA a rappresentare TEATRALMENTE uno scontro con le guardie, con il “sistema” che nella REALTA’ (scuola, lavoro, territori… ) non esisteva…Scontri di massa sono conseguenti a precisi percorsi politici che portano “naturalmente” alla repressione…secondo me non c’era nessuna radicalità diffusa, nessuna pratica diffusa nei luoghi del conflitto, che giustificasse un atteggiamento così smaccatamente di sfida…SCONTRARSI CON LE GUARDIE UNA TANTUM, facendo credere che esista questa disposizione alla radicalità, che invece non c’era e non c’è…che senso ha contestare il g8 se poi tutti i giorni si intrallazzano rapporti con sindacati e partiti politici? Grande circo….c’ero anch’io…tragico per la morte di Carlo…pur sempre un circo…collassato su se stesso…se crei conflitto VERO non c’è bisogno (quasi mai!) di andare contro le guardie…generalmente sono loro che ti cercano…meditiamo“
Di Genova ne ho scritto tanto, a più riprese, ha significato per me, un cambiamento di vita, personale e collettiva, ero capitata lì non per caso ma su richiesta di mia figlia e di altri suoi cinque amici, tutti minorenni. A prescindere dall’età, eravamo potenziale “carne da macello” proiettata nell’ illegalità totale, repressione sudamericana, Media ufficiali venduti, partiti della sinistra assenti… Bertinotti si fece paladino della Nonviolenza e della pace, c’eravamo noi a fare “conflitto”…duraturo, tanto per arrivare al tempo della mediazione e del dialogo su una poltrona istituzionale e con la spilletta arcobaleno sulla giacca per la parata militare del 2 giugno.
E il tempo passa, tutto il resto è noia… siamo convinti che tutte e tutti sanno…un bel niente? Fu per me fulminante quanto mi disse un nipote nel 2008, oggi diventato maggiorenne. Questo per dirvi che se alla domanda fatta ad un giovane “comune” chiedendogli di Genova che c’è e c’è stato nel 2001, e la risposta che mi venne data fu ‘un Acquario, vi lascio immaginare se gli si chiede di Napoli, nel 2001, forse risponderà non solo un giovane: monnezza e rifiuti.
E allora care sorelle e fratelli d’Italia, ” siamo diversi di colore ma cosa importa se non è diverso il cuore?”

Napoli, il 17 marzo 2001, chi ricorda? G8 Napoli 2001….battaglia e lotta di popolo…..sovversivi del sud, suvvia!
Provate a cercare Napoli 2001, vi comparirà Repubblica in testa Napoli 2001, la grande crisi, era la contestazione la lotta la resistenza nel Calcio napoletano. Ma l’Informazione Indipendente c’era e c’è, una pagina su Napoli 17 marzo 2001, completa di testimonianze, l’ho trovata, scritta da Davide Cassinari per Reti Invisibili: “La repressione inaudita che lo Stato ha praticato contro il movimento durante le giornate di Genova nel Luglio 2001 non nasce dal nulla. Un inquietante preambolo di questi eventi è stata la repressione poliziesca del 17 marzo dello stesso anno a Napoli, che ha colpito la contestazione contro il Global Forum sull’ e-government. Questa prova generale di stato di polizia è passata inquietantemente quasi sotto silenzio sulla maggior parte dei media; forse la presenza del centrosinistra (ricordiamo che l’allora ministro dell’interno Enzo Bianco si complimentò con la polizia dopo i fatti di Napoli) al governo ha spinto molte voci a tacere…Ho pensato che il modo migliore di raccontare quanto accaduto fosse riportare le testimonianze di chi era presente, estrapolate dal libro bianco edito da Derive Approdi. Coloro che hanno ritenuto opportuno rilasciare queste dichiarazioni sono donne ed uomini d’ogni età, studenti, lavoratori dipendenti ed autonomi, disoccupati, liberi professionisti, in alcuni casi adolescenti alla loro prima manifestazione…”.
Era autunno inoltrato dello scorso anno ma le conclusioni per me sono uguali: Buon cammino allora, ragazze e ragazzi e come dice Vecchioni, sappiate che il viaggio è lungo e il giorno viene e c’è chi sempre si domanderà “mi conviene?”. Sta a noi non vendere l’anima e il futuro al Mercato: ci tratta da merce e scadente.
Doriana Goracci

“E ti diranno parole rosse come il sangue, nere come la notte; ma non è vero, ragazzo, che la ragione sta sempre col più forte; io conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero, e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo. Chiudi gli occhi, ragazzo, e credi solo a quel che vedi dentro; stringi i pugni, ragazzo, non lasciargliela vinta neanche un momento; copri l’amore, ragazzo, ma non nasconderlo sotto il mantello; a volte passa qualcuno, a volte c’è qualcuno che deve vederlo“.

Da sogna ragazzo sogna di Roberto Vecchioni.
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Mariapia

“Si stava meglio prima” e ‘ un pensiero da vecchi? Quel “si stava meglio prima” riguarda tutte le classi, tutte le nazioni e gli stati di tutto il pianeta. A noi italiani ci riguarda di piu’.
L’eta’ moderna convenzionalmente, inizia con la scoperta delle Americhe (1492) e termina con fine della prima guerra mondiale.
Da quegli anni, dal 1918, vediamo la grande affermazione della borghesia come classe di potere sia economico sia politico.
Secondo un mio amico, insegnante e studioso di filosofia, i tempi di permanenza al potere e di avvicendamento delle classi al vertice sono piu’ brevi che nel passato, ma non c’e’ ancora, all’orizzonte mondiale, il profilarsi di una nuova classe economica e politica consolidata che possa dirigere correttamente sia l’economia sia la politica.
Che nasca questa nuova guida e’ assicurato, ma esistono dei vuoti tra il tramonto di una classe e la nascita di un’altra classe.
Il problema si presenta perche’ nel tempo del travaglio della nascita della nuova classe dirigente, c’e’ molta paura, e dentro a questa paura s’infilano tutti gli avventurieri, assassini, ladri e teppaglie di ogni genere.
Dopo la rivoluzione francese, dopo la rivoluzione russa, dopo la guerra del 1915-18, dopo l’esperienza riformista del Cile di Allende,dopo, dopo…vediamo questi intervalli di tempo dove la vita sociale, economica e politica perde coesione e le condizioni del paese coinvolto nel cambiamento peggiorano vistosamente.
In Italia, dal 1963, dal primo governo di centro sinistra, c’e’ una lotta tra tempo storico vecchio e tempo storico nuovo, con nuove classi che si propongono ai vertici come degli scassinatori. “Si stava meglio prima e’ un pensiero da vecchi ma capita di vivere in tempi di grandi cambiamenti sia spirituali che economici, in cui il vecchio modo di vivere non esiste piu’ ed il nuovo non e’ ancora nato, e questo permette la silenziosa, inconscia formulazione di tale pensiero, pur sapendo che esiste una sola e unica strada.

E siamo noi a far bella la luna con la nostra vita coperta di stracci e di sassi di vetro. Quella vita che gli altri ci respingono indietro come un insulto, come un ragno nella stanza. Riprendiamola in mano, riprendiamola intera, riprendiamoci la vita, la terra, la luna e l’abbondanza”.
Claudio Lolli
..
RIDIAMARO : – )

Viviana

Berlusconi ama i cani
I cani sono i migliori amici del padrone
Ha messo un Pitbull a Il Giornale
e un Chihuahua alla Pubblica Amministrazione
Ognuno azzanna come può
Nel prossimo governo punterà decisamente sui caimani
..
Marco Forlani manda:

In base a quale articolo della costituzione
di questa nostra allegra e poco gaia nazione
l’omofobia non può considerarsi un’aggravante?
In base al binettismo cattolico imperante
che vorrebbe farne magari un’attenuante?
O al berlusconismo, che la costituzione
la ritiene valida soltanto all’occasione?
I benpensanti esultano: Ragazzi, meno male!
La Costituzione è eterosessuale.

Flavia Rampichini
..
http://masadaweb.org

4 commenti »

  1. Province …comprensori…..comunita’ montane….associazione di comuni……Hera e le cosidette multiservice…….sono tutti cimiteri dei politici trombati nelle mani dei partiti …..che il cittadino deve mantenere ……perche’ in itaglia praticamente bloccano il privato se vuole installare qualsiasi sistema energetico naturale ?? che ci guadagnano loro ??? l’energia deve passare dalle loro mani se no nisba !!
    La vedo brutta nella penisola !

    Massimo

    Commento di MasadaAdmin — ottobre 14, 2009 @ 12:49 pm | Rispondi

  2. Sono tutti impegnati a rubare dai comuni piccoli a montecitorio tutti !! al punto che mi viene da chiedere se gli itagliani non siano geneticamente ladri ?? Una razza di saccheggiatori di ogni cosa ?? Conosco politici locali e non e tutti pensano solo ed esclusivamente ad intascare …che sia pura del futuro e i soldi rubati danno sicurezza ?? forse …ma come mai nei paesi anglosassoni la corruzione e’ considerata una vergogna che puo’ portare il malandrino al suicidio e in itaglia invece un pregio, una furbata ??
    Massimo

    Commento di MasadaAdmin — ottobre 14, 2009 @ 12:50 pm | Rispondi

  3. 20 anni fa sono partito per vivere in India stanco della pochezza itagliana … non c’e’ ricerca, non c’e’ curiosita’… c’e’ un vuoto terribile … noioso… criminale …tutti omogeneizzati a schemi balordi precostituiti …
    MI E’ PIACIUTO MOLTO QUELLO CHE TU HAI DETTO SULLA MODA…..MAMMA MIA TUTTI VESTITI UGUALI… LE DONNE IN NERO…IN LUTTO… CON FACCE LUNGHE…NON SI CAPISCE PIU’ NEMMENO SE FAR L’AMORE O SCOPARE E’ UNA PRIORITA’ O LE SCARPE E I JEANS ALLA MODA…NERI … SUL VUOTO INTERIORE CHE HANNO….GENERAZIONI MACELLATE, ANNICHILITE, SENZA INTERESSI, PERSI NEL LORO VUOTO….CHE PECCATO !!
    In India e’ un’altra cosa ! Le mode esistono ma sono molto molto limitate dall’enorme scelta di prodotti e colori e tessuti che si trovano sul mercato a prezzi piu’ che abbordabili da tutti !! Ogni strada ha perlomeno 2/3 piccoli laboratori di sarti che ti fanno su misura cio’ che vuoi, le TUE creazioni che vorrai indossare !! POI QUESTI SARI CHE LE DONNE VESTONO, DI TUTTI I COLORI E COMBINAZIONI POSSIBILI IMMAGINABILI I CORPETTI SOTTO SARI CHE SOTTOLINENANO LA VITA E I SENI, LA PANCIA E L’OMBELICO SPESSO VISIBILI, BELLISSIMO! E GLI UOMINI MOLTI ANCORA COL VESTITO TRADIZIONALE CIOE’ UN COMODO ASCIUGAMANO ATTORNO ALLA VITA FINO AL GINOCCHIO ALLUNGABILE FINO AI PIEDI QUANDO ENTRANO IN UN UFFCIO PUBBLICO O CHE MERITA RISPETTO, TUTTI COI SANDALI O CIABATTE DI PLASTICA, MOLTI SCALZI, TURBANTI COLORATI, CHE ALL’USO FANNO DA ASCIUGAMANO O TELO DA STENDERE IN TERRA E DORMIRCI SOPRA…..fammelo dire: FANCULO L’ITAGLIA E TUTTI I DESIGNER CHE CI SONO !!! CIBI AD OGNI ANGOLO, DI OGNI TIPO, COTTO AL MOMENTO E SE STAI ATTENTO E ARRIVI CON L’OLIO ANCORA FRESCO E’ UNA MANGIATA DI PRIMA CLASSE CON POCHE LIRE !!! I MIGLIORI FRITTI DEL PIANETA SONO IN INDIA !!
    Sa piu’ sulla politica itagliana o tedesca o americana un indiano della classe media che un itagliano laureato e rincoglionito ….tutte le mattine passa il tipo in bicicletta che ti butta il giornale sulla terrazza…..il quotidiano costo 1.50 rupie posto a casa !!! 1euro=68 rupie !!! Tutti leggono il giornale e un buon 80% internet !!
    Nessuna ditta prende piu’ ordini da itagliani se non con pagamento anticipato dell’80% e 20% prima della spedizione !! Tante volte e’ successo che anche le LETTERE DI CREDITO A VISTA IRREVOCABILI che ovunque nel mondo sono una garanzia irrevocabile appunto in itaglia VENGONO DISDETTE con la complicita’ delle banche ladrone e usuraie !!
    E I CONTI CRIPTATI CHE TUTTE LE BANCHE TENGONO ?? TUTTE ??

    Massimo

    Commento di MasadaAdmin — ottobre 14, 2009 @ 12:53 pm | Rispondi

  4. Viviana, che gli elettori chiedano l’abolizione delle province
    dimostra soltanto che chiedono quel che gli vien fatto sentire di
    chiedere, che chiedono per sentito dire. Inevitabile, forse, le
    informazioni che abbiamo da gestire sono troppe, siamo forzati in una
    superficialità assoluta.
    Però: farsi qualche domanda, giova. Per esempio, chiedersi perché
    l’edilizia scolastica debba essere una competenza delle province (io
    non sono mai riuscita a rispondermi), ma soprattutto, e sottilineo
    soprattutto, chiedersi non “a che servono le province” ma “a che
    serve, e se serve, un livello di amministrazione intermedio fra comune
    e regione”.
    E serve: serve a fare politiche del territorio su una prospettiva più
    ampia di quella del comune. E dunque? Dunque, per esempio, organizzare
    i trasporti in modo da favorire i cittadini dei piccoli comuni e non
    solo il capoluogo; domandarsi, se si fanno nuove case, dove andranno a
    scuola i bambini che ci nasceranno, dove andranno a curarsi quelli che
    ci abiteranno, con che mezzi di trasporto andranno al lavoro o a
    scuola – raramente, se non sei nel capoluogo, queste cose avverranno
    nel tuo piccolo comune.
    Serve, in breve, a fare una pianificazione territoriale che guardi a
    di là del proprio naso e del piccolo comune, ma anche al di là dei
    confini e degli specifici bisogni della città capoluogo.
    Certo, tutto questo è un “servirebbe”, perché pianificazione
    territoriale non se ne fa più neppure qui nell’aemilia felix.
    Ma non credere che sia una buona cosa.

    Simona

    Commento di MasadaAdmin — ottobre 15, 2009 @ 5:24 am | Rispondi


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