Nuovo Masada

settembre 26, 2009

MASADA n° 997. 26-9-2009. La ghenga sgangherata

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 7:10 am

La gestione della morte – Finira’ il kali yuga? –Videocracy, il fascismo estetico – Scudo fiscale – 27 anni fa una bambina parlava al mondo – Vertice sul clima – Incostituzionale la norma sui clandestini – Il Fatto quotidiano – Petra Reski contro la mafia – Memorie di un soldato bambino – Misfatti de Il Giornale

Wislawa Szymborska

Lode della cattiva considerazione di se’

La poiana non ha nulla da rimproverarsi.
Gli scrupoli sono estranei alla pantera nera.
I piranha non dubitano della bonta’ delle proprie azioni.
Il serpente a sonagli si accetta senza riserve.
Uno sciacallo autocritico non esiste.
La locusta, l’alligatore, la trichina e il tafano vivono come vivono e ne sono contenti.
Non c’e’ nulla di piu’ animale della coscienza pulita, sul terzo pianeta del sole.

….
Spontaneita’ prefabbricate
Aldo Antonelli, prete

Basterebbe un momento di seria riflessione, per avere la brutta sorpresa di vivere in un mondo assurdo. Non merita altro nome un mondo dove la convenienza divora la schiettezza, il guadagno soffoca il dovere, l’abitudine sostituisce la convinzione, le apparenze cancellano la realta’ cosi’ che ovunque si muovono, parlano e decidono non uomini, ma automi, manichini, maschere“.
Non so cosa scriverebbe oggi Umberto Vivarelli che gia’ nel lontano 1949 fotografava la realta’ italiana con questo flash (Adesso n. 19 del 15 ottobre).

Di certo c’e’ da ammettere che cio’ che allora era solo l’inizio di un declivio, ora si configura come un batatro, una discarica di reali assurdita’ e di fittizie idealita’: liquami tossici che strozzano le coscienze e solleticano le emozioni. Una sorta di necrosi del tessuto sociale.
Vi ricordate in una della prime trasmissioni di Porta-a-Porta quella scena strappalacrime di una bambina che tra le macerie andava a ripescare la sua bambola di peluche? A dire di uno dei presenti, era tutto prefabbricato da quel viscido abruzzese cui interessa commuovere piu’ che sommuovere: con gli occhi bagnati si vede meno!
Ora vengo a sapere, dall’amico don Paolo Farinella, che l’impiastratore per eccellenza Feltri vorrebbe radiare dalla sua chiesa zerbinata, che anche le scene del funerale per gli assassinati di Kabul, quella del bambino di due anni con il berretto della Folgore e quell’altra del bambino che corre alla bara del padre con la mano sul il volto, sono state minuziosamente programmate e prefabbricate.
I cinesi, maestri nell’arte della falsificazione, sembrano degli scolaretti di fronte a questa, ormai divenuta, vera e propria industria della menzogna.
Il Maestro, dai finti capelli, dalla faccia rintonacata, dall’altezza protesizzata, dall’eloquenza turlupinatrice, ha fatto adepti in questo carosello delle sceneggiate. Ma, quel che e’ peggio, ha metastatizzato nel corpo sociale il blastoma dell’appariscenza: “bisogna apparire per avere, ecco perche’ domina la menzogna; e bisogna avere per apparire, ecco perche’ regna il denaro” (R. Etchegaray)
E quasi tutti, per dirla con Ernst Junger, cercando di sembrare cio’ che non sono, cessano di essere quel che sono!
La realta’?
La realta’ e’ cio’ che la maggioranza vede come realta’” (Jorge Luis Borges).
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La gestione propagandistica della morte
Paolo Farinella, prete

Ricevo una comunicazione riservata da persona proveniente da «dentro» il sistema militare dei «corpi speciali» che mi ha fatto rabbrividire. A motivo del mio lavoro (terapia di sostegno), avevo intuito che molte cose non quadravano, ma questa rivelazione mi ha sconcertato. Il berretto al bambino di due anni e la corsa dell’altro bambino alla bara del padre con la mano che si copre il volto (foto giornali perche’ non ho visto i funerali ne’ ascoltato tg e rg) non sono frutto di spontaneita’ o gesti di mamme che cercano di proteggere i figli con «qualcosa» del padre (berretto e abbraccio).
Al contrario, sembra che tutto sia stato centellinato dall’equipe di sostegno psicologico che in questi giorni circondano i familiari con un cordone sanitario strettissimo. Mi dice il militare interlocutore che lo scopo di questo gruppo di sostegno non e’ aiutare le famiglie ad elaborare la morte e il lutto, ma impedire che facciano scenate o mettano in atto comportamento lesivi dell’onore dell’esercito. La mia fonte asserisce che buona parte di questo personale non e’ specializzata in psicologia, ma e’ un corpo speciale che un obiettivo preciso: la gestione dei giorni successivi alla morte e il contenimento o meglio l’annullamento della rabbia, della contestazione e della disperazione conseguenti che potrebbero portare a comportamenti di indignazione verso l’esercito e le istituzioni.
Le tecniche quindi mirano ad adeguare il pensiero delle famiglie allo «status di eroe» del congiunto perche’ appaia «coerente» con la «nobilta’ della missione» del morto che diventa anche la «missione della famiglia». Sarebbe una tragedia per l’immagine militare se mogli, madri, figli e fidanzate si mettessero a gridare contro l’esercito e il governo che li ha mandati a farsi ammazzare.
In questa logica si capisce la retorica dell’«eroe», l’insulsaggine del servizio alla Patria, il sacrificio per la Pace nel mondo e anche la lotta al terrorismo. Tutti sanno tutto e giocano a fare i burattini. Se le informazioni che ho ricevuto sono vere, e non posso dubitare della serieta’ della fonte, i funerali dei sei militari uccisi e tutta l’opera dei pupi presente a San Paolo, e’ stata un’operazione terribile, ancora peggiore degli attacchi dei talebani. Tutto e’ gestito per deviare il Paese, le Coscienze e la Verita’. E’ una strategia scientificamente codificata.
Il vescovo militare (generale di corpo di armata) non ha risparmiato parole grosse di encomio e di osanna al servizio che i militari fanno alla Pace e alla Democrazia. Una sviolinata che neppure La Russa e’ capace di fare. A lui si e’ unito il cardinale Angelo Bagnasco che ha detto:
«Non e’ esagerato parlare di strage, tanto piu’ assurda se si pensa ai compiti assolti dalla forza internazionale che opera in quel Paese e allo stile da tutti apprezzato con cui si muove in particolare il contingente italiano. Non e’ un caso che questo lutto, com’era successo per la strage di Nassiriya, abbia toccato il cuore dei nostri connazionali, commossi dalla testimonianza di altruismo e di dedizione di questi giovani quasi tutti figli delle generose terre del nostro Sud. E per questo il nostro popolo si e’ stretto alle famiglie dei colpiti con una partecipazione corale al loro immane dolore. Anche noi ci uniamo ai sentimenti prontamente espressi dal Santo Padre».
Mi dispiace per il signor cardinale, ma non posso associarmi a questa mistificazione collettiva. Enrico Peyretti mi dice che durante l’Eucaristia, pane spezzato per la fame del mondo, e’ risuonato l’urlo di guerra dei para’: «Folgore!» quasi una schioppettata nel cuore del Sacramento. Credo che si possa dire che la Messa e’ stata la cornice vacua di una parata militare con i propri riti.
Oggi,infine, il cardinale Bagnasco ha parlato anche della questione morale e della legge sugli immigrati senza mai nominare e ne’ l’uno e ne’ l’altra. Nessun cenno esplicito alla legge sul reato di clandestinita’: si intravede tra le righe un leggero senso di disapprovazione. Figuriamoci se chiamava per nome il Papi Priapeo. Si e’ limitato a fare una predica generalizzata, valida per tutti e, quindi per nessuno, come giustamente interpreta «Il Giornale» di famiglia. Tutto va bene, madama la marchesa? Ma, si’! Diamoci una botta e via! «Domani e’ un altro giorno« diceva Rossella O’Hara o Tarcisio Bertone? Non ricordo bene.
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Finira’ il Kali Yuga?
Viviana Vivarelli

Il 2012 dovrebbe finire il mondo, o almeno cosi’ dicono. Sarebbe bello invece che finisse solo il Kali Yuga, l’era nera, l’era oscura, caratterizzata da numerosi conflitti e da una diffusa ignoranza spirituale.
Ma purtroppo, i Veda, quella, la danno a fine nel 3012.
“Durante quest’epoca si assiste ad uno sviluppo nella tecnologia materiale, contrapposto ad un’enorme regressione spirituale. L’ateismo e’ predominante e piu’ potente della religione; solo un quarto di ognuna delle quattro virtu’ del Dharma (penitenza, veridicita’, compassione e carita’) sono presenti negli esseri umani. La nobilta’ e’ determinata unicamente dalla ricchezza di una persona; il povero diviene schiavo del ricco e del potente; parole come “carita’” e “liberta’” vengono pronunciate spesso ma mai messe in pratica. Non solo si assiste ad una generale corruzione morale, ma le possibilita’ di ottenere la liberazione dall’ignoranza si fanno sempre piu’ rare a causa del generico declino spirituale dell’umanita’. Aumenta il sadismo. Le persone non sono piu’ rispettate per intelligenza, conoscenza o saggezza spirituale. Al contrario, la ricchezza materiale e, a un livello inferiore, la bellezza fisica sono cio’ che rendono una persona ammirevole. Nonostante il rispetto sia superficialmente molto manifestato tra le persone, nessuno rispetta sinceramente gli altri. Ognuno crede che lo scopo ultimo della vita sia quello di ottenere ricchezza e potere”.
Secondo Sri Aurobindo, il Kali Yuga durera’ pero’ meno di 432.000 anni. Secondo i seguaci del Purna Yoga, la santa Mere chiese e ottenne la fine anticipata del Kali Yuga di un millennio.
Guenon calcola diversamente la durata, considerando quella prefissata come simbolica e anticipa anch’egli la fine di un millennio, dunque tra pochi anni il Kali Yuga dovrebbe essere a termine. Almeno questo noi speriamo.
Poiche’ tutte le interpretazioni hanno la stessa credibilita’ o incredibilita’, possiamo ben sperare che l’era oscura sia arrivata al capolinea.
Su questo facciamo voti.
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Memoria 1

Maurizio Tesei
Per non scordare: un anno fa governo B riporto’ l’obbligo scolastico da 16 a 14 anni.
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Memoria 2
Gino Strada
In Afghanistan spendiamo per il contingente 3 milioni di euro al giorno. Con quello che abbiamo speso finora si sarebbero potuti costruire e gestire 600 ospedali e 10.000 scuole e nessuno ci avrebbe sparato addosso”. Lo ha detto Gino Strada, fondatore di Emergency, intervenendo questa mattina a Siena alla conferenza sulla cooperazione organizzata dalla Regione Toscana.
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Scudo fiscale
Di Pietro

Il Senato ha approvato lo scudo fiscale, una legge gravemente immorale, dannosa e pericolosa. Con essa i disonesti saranno premiati e pagheranno l’1% annuo sul denaro illegalmente portato all’estero e per un massimo di 5 anni. Mentre gli italiani onesti, i lavoratori subordinati e le imprese leali pagano le tasse fino al 43%, i disonesti pagheranno l’1% e non saranno punibili per i loro reati, anche se hanno dichiarato il falso, fatto un falso un bilancio, presentato fatture false, dichiarato operazioni inesistenti, falsificato i documenti contabili, o omesso le dichiarazioni fiscali, hanno fatto false comunicazioni sociali a soci o creditori… E B LI INDULTA!!!!
Ma la Costituzione all’articolo 79, prevede che l’indulto debba essere votato dai due terzi del Parlamento. La legge approvata dal Senato e’, oltre che immorale, anche incostituzionale.
In piu’: hanno abolito l’obbligo di segnalazione di operazioni sospette come il riciclaggio di denaro sporco, come impone la direttiva europea contro il riciclaggio dei proventi di attivita’ criminose e di finanziamento del terrorismo. Cosi’ in Italia le organizzazioni criminali e quelle terroristiche possono tranquillamente costituire patrimoni per finanziare altri reati o azioni terroristiche. Il denaro sporco e quello destinato ad attivita’ terroristiche viene ripulito con Legge dello Stato.
La legge votata dal Senato e’ gravemente dannosa per il nostro Paese, e’ pericolosa, viola una direttiva europea, Il provvedimento aiuta la mafia, le organizzazioni criminali e quelle terroristiche.
Si blocca poi la procura della Corte dei Conti sui danni erariali imponendo che essa possa agire solo a fronte di specifica e concreta notizia di danno, se questo manca dalle origini e si trova lo stesso il furto erariale tutto viene annullato.
Questa legge e’ contro gli onesti, favorisce immoralita’, terrorismo e mafia: e’ una legge anti italiana.
(Cosa ci potevamo aspettare da un governo di criminali? L’annullamento del crimine! Viviana)
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Sauro segnala.

Leggete: e’ una delle piu’ belle analisi da me lette in questi ultimi anni. Impietosa. Allucinante. Se c’e’ dall’altra parte un sociologo gli lancio un DISPERATO S.O.S. ! C’e’ qualcosa, anche la piu’ piccola cosa, che possiamo fare?
Il problema e’ pero’ come invertire questa rotta; forse non e’ piu’ possibile.

Lo shock di Videocracy e il “fascismo estetico”
Andrea Inglese
nazioneindiana.com

Essere spettatori di “Videocracy” e’ un’esperienza profondamente sgradevole. Durante la proiezione del documentario e’ percepibile un diffuso imbarazzo, che ogni tanto e’ rotto da qualche risata liberatoria. Ma quelle risate, appena risuonano, piu’ che liberare incatenano maggiormente alla propria vergogna. Poi c’e’ lo schifo. Uno schifo da tagliare col coltello. E quindi la nausea di nervi, veri e propri crampi. E quando ti alzi e vedi gli altri spettatori come te, e sai gia’ fin d’ora che se ne andranno come se niente fosse, come si esce ogni sera da un cinema, un po’ stralunati e un po’ eccitati, ti piomba di nuovo addosso la vergogna, quasi fossimo tutti quanti testimoni passivi e docili di un crimine detestabile, concluso il quale ognuno se ne va solitario, omertoso e impotente a casa propria.
Strano effetto, davvero.
Ma come? Non avevo io letto Anders, Debord, Baudrillard, Bauman? Non avevo letto Barbacetto, Travaglio, Perniola, la Benedetti, Luperini?
Non conoscevo gia’ tutta questa vicenda a memoria? Non avrei dovuto essere immune dallo shock? Non ho forse letto analisi e ascoltato dibattiti sul genocidio culturale, sulla rivoluzione mediatica degli anni Ottanta? Sul grande smottamento antropologico, cominciato con “Drive in”?
Non sono forse un tipico esemplare di quella classe media acculturata che, grazie ad una certa memoria storica e ad una formazione umanistica, si sente sufficientemente critica nei confronti del mondo che lo circonda? Addirittura, non sono forse un esemplare medio di quello che e’ una volta si sarebbe chiamato intellettuale di sx, uno cioe’ che crede nel valore della ricerca e del dibattito pubblico, nel valore della scienza e della letteratura, per rendere il mondo piu’ giusto? E non sono, infine, un insegnante di liceo, che ha quasi ogni giorno un contatto diretto con le “nuove generazioni”? Io, dunque, non sapevo? Non ne sapevo abbastanza di com’e’ l’Italia, di come e’ diventata? Ma non lo sappiamo tutti, da tanto tempo? Ma allora perche’ quel senso desolante e irrimediabile di umiliazione, che solo un antidolorifico coi fiocchi, un oppiaceo in polvere, avrebbe potuto lenire?
La prima risposta che trovo, non so quanto corretta, e’ questa: il mio sapere e’ stato a lungo scisso dal mio sentire. Il mio sistema morale deve aver trovato una strategia alquanto vigliacca di sopravvivenza, da un lato mandava avanti la mente libresca, la nutriva di dati e concetti, dall’altro ottundeva il sensorio, lo teneva al riparo dalla “malvagita’ del banale”, per utilizzare una formula letta da qualche parte e che rovescia assai ragionevolmente il titolo della Arendt. Non e’ forse stato il mio (il nostro) un ritiro sull’Aventino? Non gia’ un ritiro parlamentare, una rinuncia politica, una protesta sterile e controproducente. No, un ritiro estetico, e non della classe politica, bensi’ di una certa societa’ civile. Abbiamo fatto di tutto per non percepire, mentre intanto blandivamo la coscienza, nutrendola di letture e tavole rotonde sull’informazione.
Da tempo immemorabile la sx grida “al lupo al lupo”, parlando di regime, di guasto della democrazia, di monopolio dell’informazione. La sx istituzionale, quella che fa riferimento al PD, dovrebbe su questa questione tacere per sempre. Forse per inconsapevole terrore di quella stessa ideologia, di cui e’ stata prigioniera nel suo remoto passato di PCI filosovietico, forse per consapevole contrabbando politico con B, essa ha rinunciato ad ostacolare la frana in corso. Nessuna legge ha intralciato il massivo esperimento antropologico del Grande Intrattenitore. Sanare i conti, e’ stata la priorita’ dei governi di centro-sx, mentre le menti, quotidianamente, si guastavano. Ma poiche’ il partito si era finalmente de-ideologizzato, poco si curava di questo versante e di coloro che in esso moltiplicavano cantieri. Quanto a certa sx radicale, la sua vocazione al settarismo l’ha completamente immunizzata dal problema.
Essendo i compagni autentici una ristretta e gelosa elite, e vivendo essi tra di loro, perfettamente adeguati alla psicologia dell’assedio, e dotati infine della celebre pazienza rivoluzionaria, possono attraversare deserti estetici e antropologici senza battere ciglio. La dura necessita’ della lotta li ha anestetizzati in partenza. Quando dunque si parla di attacco ai diritti civili e si addita con scandalo, da Repubblica al manifesto, la costituzione bistrattata, si spara in parte fuori bersaglio. Non che ognuno di questi allarmi sia fasullo, ma essi ignorano l’isolamento estetico da cui vengono lanciati. Chi pensa alla costituzione ha una mente libresca, chi continua ad amare B ha una mente televisiva. Questa banale affermazione ha conseguenze, storicamente, tragiche. Nel senso piu’ tecnico e appropriato del termine. Le condizioni di vita, nel paese, possono peggiorare per un numero sempre piu’ ampio di persone, senza che cio’ alzi di un grado la cosiddetta conflittualita’ sociale. Questa e’ l’implacabile legge di quello che io chiamerei “fascismo estetico”.
Che cos’e’ il “fascismo estetico”? Le sequenze iniziali e finali di “Videocracy” lo illustrano perfettamente. Il “fascismo estetico” e’ quella lotta per la salvezza sociale che impegna ogni componente dei ceti popolari, nella piu’ assoluta solitudine, sul terreno della propria immagine. Nell’epoca della fine della mobilita’ sociale e del lento disfacimento della classe media, il nemico di classe non esiste piu’, come non esistono piu’ alleati nella lotta per il miglioramento delle condizioni di vita. Vi e’ un’unica fede, quella della trasformazione individuale. Non una religiosa rivoluzione interiore, ma una laica e materialista metamorfosi della propria immagine. Il giovane operaio bresciano che e’ intollerante nei confronti del proprio lavoro, che si rifiuta ostinatamente a un destino di tornitore a vita, ha di fronte a se’ un’unica via di salvezza che, tragicamente, e’ in realta’ la sua maledizione. Egli vive da anni nella costruzione di un personaggio televisivo attraverso una dura disciplina fisica, che lo rende straordinariamente atletico e prestante. Ha ininterrottamente lavorato sulla propria immagine, ossia sul proprio corpo, sulla gestualita’, sugli abiti. Ma per lui, probabilmente, non verra’ alcuna salvezza. Ruotera’ per sempre, come in un girone infernale, intorno alla ribalta televisiva, senza mai poter abbandonare il suo posto di spettatore ed accedervi. Per lui, il salto sociale non avverra’ mai, anzi si cumuleranno, su un terreno nuovo e diverso da quello della fabbrica, delle umiliazioni ulteriori. Passera’ di casting in casting, calchera’ gli studi televisivi, solo per mettersi tra le sagome indifferenziate di coloro che ridono e applaudono. Non diventera’, nonostante le ore quotidiane di palestra, la dieta, i sacrifici di tempo e denaro, famoso, e quindi neppure ricco, e quindi neppure attraente da un punto di vista sociale. Restera’ un qualsiasi operaio non qualificato, di quelli guardati con sufficienza dalle compagnie femminili di paese.
Per le giovani e giovanissime donne, il fascismo estetico presenta un quadro, se possibile, piu’ cinico e disperato. In un mondo del lavoro ancora sessista, la via della realizzazione professionale passa per la prostituzione spontanea. Si parla sui giornali della propensione del premier erotomane per le minorenni. Si parla con orrore di violenza sulle donne, di abusi e aggressioni sessuali. Nell’ultima sequenza di “Videocracy”, un gruppone di giovanissime aspiranti veline e’ ripreso mentre ancheggia a suon di musica, nel modo che ognuna immagina il piu’ sensuale e provocante possibile. Quanti di questi corpi sono volontariamente sacrificati ai molteplici intermediari dell’industria dell’immagine? Sotto l’occhio complice della famiglia, del gruppo di amici, della comunita’ di paese, che preferisce ignorare il prezzo imposto dal raggiungimento di una tanto agognata apparizione televisiva? Anche qui non sfugge la condizione tragica che impone al mondo femminile di raggiungere la propria salvezza sociale – l’autonomia professionale – attraverso la dura prova del baratto sessuale, poiche’ l’unica merce di scambio che una donna puo’ offrire, in quel mercato gestito dall’uomo, e’ il corpo. Se poi sia peggio, quanto a prostituzione spontanea, quella dei corpi, riservata alle donne, rispetto a quella delle menti – e quali menti! –, riservata agli uomini, non saro’ certo io a dirlo, che non sono avvezzo ne’ all’una ne’ all’altra.
..ho pensato che ci e’ davvero mancato un Pasolini, come cronista di questo terrificante esperimento di massa…
Molti di noi, nel trentennio di ascesa della videocrazia, si sono difesi proprio dall’esperienza estetica che il nuovo regime imponeva.
…in momento imprecisato, all’inizio degli anni Novanta, ho smesso di guardare la televisione. (Una delle frasi che appaiono in coda a “Videocracy” afferma: Oggi l’80% della popolazione italiana ha la televisione come prima fonte di informazione). Lo ammetto, ad un certo punto mi sono rifiutato di sottopormi compiutamente all’esperimento che Silvio B stava realizzando sul pubblico televisivo italiano. Lo avro’ fatto per privilegio di classe, per intolleranza personale, per istinto di sopravvivenza… non sono sicuro di conoscerne il vero motivo, ma sicuramente l’ho fatto. Il problema e’ che, in questo modo, ho finito per ignorare l’entita’ del disastro. Aggravante ulteriore e’ stata la latitanza dal suolo patrio per alcuni anni. E’ pur vero che, ogniqualvolta mi e’ capitato in questi anni di vedere un programma d’intrattenimento, faticavo a credere ai miei occhi e alle mie orecchie. Mi dicevo: “Ma come e’ possibile che le donne italiane accettino questo?” (Non parlo qui d’informazione. Delle mezze verita’ dei telegiornali, della censura spontanea o imposta, della manipolazione e della propaganda. Parlo proprio dei programmi di puro intrattenimento, con la presenza del pubblico: dai quiz ai reality show.)
Ma le occasioni di spaesamento si moltiplicavano anche nella vita reale. L’avvento in citta’ di automobili sempre piu’ implausibili: le fuoristrada con la sbarra di metallo antibufalo, o quelle nere con i vetri oscurati da gangster. La moltiplicazione davanti a qualsiasi locale dalla luminaria un po’ esotica d’ingombranti e inutili buttafuori. Ricordo la scoperta di ambienti a tal punto ridicoli, da sembrare irreali. Un conoscente una sera m’introdusse, con un paio di amici, al “Just Cavalli Cafe’”, un locale esclusivo – o che si pretende tale – di Milano, frequentato da gente della moda, del calcio e della televisione. C’erano due ragazze in tailleur all’entrata con le liste degli invitati: una miscela di doganieri, hostess, e maestrie terribili: serie come la morte. Nel ristorante dei Vip – o presunti tali – gli uomini sembravano controfigure piu’ o meno riuscite di Fabrizio Corona, ma generalmente col cranio rasato; le donne, presentatrici piu’ o meno plausibili alla ricerca disperata di contatti importanti. Sociologicamente nulla di speciale: nuovi arricchiti. Atmosfera: Mosca anni Duemila, magari senza pistole automatiche nella giacca. Ma l’arredamento, gli abiti, la gestualita’ erano cio’ che piu’ mi sorprendeva. Tutto si svolgeva come su una ribalta televisiva, ma mi sfuggiva la regola del gioco, dal momento che di spettatori non ce n’erano. Quando si dice “apparire”, non si e’ detto ancora nulla. Uno, infatti, pensa subito ad una politica dell’apparire, all’apparenza come mezzo. Ma nel “fascismo estetico” – e lo capisco tardi – mezzo e fine finiscono per confondersi. La disciplina dell’apparire, il quotidiano esercizio per diventare belli ed eleganti, non ammette basse strumentalizzazioni. Raggiungere lo splendore di un’immagine si trasforma nel fine in se’.
E tutte le volte che a Milano camminavo per certe vie o passavo davanti a certi caffe’ o discoteche, mi chiedevo: “Ma chi sono questi?” Era snobismo? E’ stato snobismo smettere di avere la tele in casa?… Le mie ragioni non sono state sociali, ma estetiche: era una vigliacca necessita’ di preservarmi da tanta bruttura e banalita’, da tanto conformismo, che mi ha reso cieco alle grandi trasformazioni. Non ne ero ignaro, ma non percepivo il disegno unitario e la macchina potente che le governava.
Ora vedo l’enorme sforzo di essere belli, il rovello perenne, la disciplina marziale dell’apparire, a cui una gran quantita’ di giovani italiani e’ sottoposta. E’ affascinante constatare fino a che punto, in certi caffe’ o per certe vie, ci siano solo ragazze accuratamente truccate che indossano abiti vistosi e attraenti, e ragazzi con muscolature e tatuaggi opportuni. Tutte e tutti abbronzati. L’unica nota inquietante in tanta bellezza e’ lo spettro aleggiante della clonazione. Tutti questi belli e queste belle, disinvolti e ridanciani, si somigliano maledettamente. Hanno lo stesso taglio di capelli, gli stessi occhiali, le stesse magliette, gli stessi tatuaggi. Non solo, ma il loro sforzo perenne, la loro aspra disciplina, li rende anche tremendamente aggressivi. Questa e’ una caratteristica del “fascismo estetico”: vi e’ un sovrano disprezzo per colui che non si piega alla stessa rigida regolamentazione. Costui non e’ visto semplicemente come un “brutto”, uno “sfigato”, perche’ privo di opportuna abbronzatura e tatuaggio, ma e’ considerato in qualche modo una minaccia, anzi uno sberleffo vivente di fronte allo zelo dei belli-a-tutti-i-costi. Vi e’ un grande risentimento in questi “sacerdoti del corpo scolpito e dell’abito perfetto” per colui che non appartiene alla loro tribu’. E mostra di vivere, di divertirsi, di amare, senza intrupparsi nel loro corteo e senza condividere i loro riti impietosi.
..ma il punto e’ un altro. E riguarda la mia (e di altri) grande capacita’ di astrazione e di oblio di fronte a tutto cio’. Accettare fino in fondo quanto e’ accaduto, guardarlo in faccia senza schermi intellettuali, e’ un compito arduo. Lo e’ soprattutto per chi vive ancora tra due mondi, quello della lettera e quello dell’immagine, a cultura del libro e l’impero della televisione.
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Corporation della sanita’
Viviana Vivarelli

L’unica liberta’ che si tutela in America e’ quella delle corporation armi, petrolio, assicurazioni, banche, farmaceutici, chimica….
La sanita’ americana in mano alle assicurazioni e’ un business gigantesco (160 milioni di clienti). Le assicurazioni rifiutano i molto malati, i malati di cancro, chi ha piu’ di 65 anni, chi ha malattie rare.. la loro unica motivazione e’ ovviamente il profitto, della salute dei cittadini non gli importa niente. Non ci sono valutazioni etiche o considerazioni di bene comune negli affari.
Si raggiungono cosi’ estremi assurdi: per es. e’ frequente l’uso di interventi chirurgici inutili pur di massimare i guadagni.
La cosa peggiore e’ che la Comunita’ Europea e’ orientata alla stessa logica perversa della massimazione dei profitti privati e sta tentando subdolamente di privatizzare quanto piu’ welfare le e’ possibile.
Si e’ cominciato smantellando le protezioni del lavoro con la Direttiva Bolkestein che faceva sparire i sindacati, ammettendo livellazioni dei salari e dei trattamenti dei lavoratori ai minimi europei.
Si prosegue imponendo la privatizzazione dell’acqua che il governo B ha prontamente recepito (quando invece non recepisce affatto i diritti universali dell’uomo), scelta che ci portera’ a un progressivo peggioramento dell’acqua ora potabile che esce dai rubinetti per arrivare ad un’acqua carissima, infetta e infestata da colibacilli.
Questo e’ il trend e gli imbecilli che lo esaltano non si rendono nemmeno conto della loro stupidita’.
D’altro canto Prodi non fece diversamente, e le amministrazioni regionali di sx (vedi la Toscana) furono le prime a buttarsi allegramente nella privatizzazione dell’acqua.
Dal che si vede che idiozia e malaffare prosperano da ogni parte.
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Nel 1992 una bambina canadese di 12 anni, Severn Suzuki, parlo’ con chiarezza di fronte ad una platea spettacolare, i delegati delle Nazioni Unite. Una bambina zitti’ il mondo per 6 minuti.

www.youtube.com/watch?v=IC8zH5dkslY&feature=player_embedded

Siamo un gruppo di ragazzini di 12 e 13 anni e cerchiamo di fare la nostra parte, Vanessa Suttie, Morgan Geisler, Michelle Quaigg e me.
Abbiamo raccolto da noi tutti i soldi per venire in questo posto lontano 5000 miglia, per dire alle Nazioni Unite che devono cambiare il loro modo di agire.
Venendo a parlare qui non ho un’agenda nascosta, sto lottando per il mio futuro.
Perdere il mio futuro non e’ come perdere un’elezione o alcuni punti sul mercato azionario.
Sono a qui a parlare a nome delle generazioni future.
Sono qui a parlare a nome dei bambini che stanno morendo di fame in tutto il pianeta e le cui grida rimangono inascoltate.
Sono qui a parlare per conto del numero infinito di animali che stanno morendo nel pianeta, perche’ non hanno piu’ alcun posto dove andare.
Ho paura di andare fuori al sole perche’ ci sono de buchi nell’ozono, ho paura di respirare l’aria perche’ non so quali sostanze chimiche contiene.
Ero solita andare a pescare a Vancouver, la mia citta’ con mio padre, ma solo alcuni anni fa abbiamo trovato un pesce pieno di tumori.
E ora sentiamo parlare di animali e piante che si estinguono, che ogni giorno svaniscono per sempre.
Nella mia vita mia ho sognato di vedere grandi mandrie di animali selvatici e giungle e foreste pluviali piene di uccelli e farfalle, ma ora mi chiedo se i miei figli potranno mai vedere tutto questo.
Quando avevate la mia eta’, vi preoccupavate forse di queste cose? Tutto cio’ sta accadendo sotto i nostri occhi e cio’ nonostante continuiamo ad agire come se avessimo a disposizione tutto il tempo che vogliamo e tutte le soluzioni. Io sono solo una bambina e non ho tutte le soluzioni, ma mi chiedo se siete coscienti del fatto che non le avete neppure voi.
Non sapete come si fa a riparare i buchi nello strato di ozono, non sapete come riportare indietro i salmoni in un fiume inquinato, non sapete come si fa a far ritornare in vita una specie animale estinta, non potete far tornare le foreste che un tempo crescevano dove ora c’’ un deserto.
Se non sapete come fare a riparare tutto questo, per favore smettete di distruggerlo.
Qui potete esser presenti in veste di delegati del vostro governo, uomini d’affari, amministratori di organizzazioni, giornalisti o politici, ma in verita’ siete madri e padri, fratelli e sorelle, zie e zii e tutti voi siete anche figli.
Sono solo una bambina, ma so che siamo tutti parte di una famiglia che conta 5 miliardi di persone, una famiglia di 30 milioni di specie.
E nessun governo, nessuna frontiera, potra’ cambiare questa realta’.
Sono solo una bambina ma so e dovremmo tenerci per mano e agire insieme come un solo mondo che ha un solo scopo.
La mia rabbia non mi acceca e la mia paura non mi impedisce di dire al mondo cio’ che sento.
Nel mio paese produciamo cosi’ tanti rifiuti, compriamo e buttiamo via, compriamo e buttiamo via, compriamo e buttiamo via, e tuttavia i paesi del nord non condividono con i bisognosi.
Anche se abbiamo piu’ del necessario, abbiamo paura di condividere, abbiamo paura di dare via un po’ della nostra ricchezza. In Canada, viviamo una vita privilegiata, siamo ricchi d’acqua, cibo, case abbiamo orologi, biciclette, computer e televisioni.
La lista potrebbe andare avanti per due giorni.
Due giorni fa, qui in Brasile siamo rimasti scioccati, mentre trascorrevamo un po’ di tempo con i bambini di strada.
Questo e’ cio’ che ci ha detto un bambino di strada: “Vorrei essere ricco, e se lo fossi vorrei dare ai bambini di strada cibo, vestiti, medicine, una casa, amore ed affetto”.
Se un bimbo di strada che non ha nulla e’ disponibile a condividere, perche’ noi che abbiamo tutto siamo ancora cosi’ avidi?
Non posso smettere di pensare che quelli sono bambini che hanno la mia stessa eta’ e che nascere in un paese o in un altro fa ancora una cosi’ grande differenza; che potrei essere un bambino in una favela di Rio, o un bambino che muore di fame in Somalia, una vittima di guerra in medio-oriente o un mendicante in India.
Sono solo una bambina ma so che se tutto il denaro speso in guerre fosse destinato a cercare risposte ambientali, terminare la poverta’ e siglare degli accordi, che mondo meraviglioso sarebbe questaTterra!
A scuola, persino all’asilo, ci insegnate come ci si comporta al mondo.
Ci insegnate a non litigare con gli altri, a risolvere i problemi, a rispettare gli altri, a rimettere a posto tutto il disordine che facciamo, a non ferire altre creature, a condividere le cose, a non essere avari.
Allora perche’ voi fate proprio quelle cose che ci dite di non fare?
Non dimenticate il motivo di queste conferenze, perche’ le state facendo?
Noi siamo i vostri figli, voi state decidendo in quale mondo noi dovremo crescere.
I genitori dovrebbero poter consolare i loro figli dicendo: “Tutto andra’ a posto. Non e’ la fine del mondo, stiamo facendo del nostro meglio”.
Ma non credo che voi possiate dirci piu’ queste cose. Siamo davvero nella lista delle vostre priorita’? Mio padre dice sempre siamo cio’ che facciamo, non cio’ che diciamo.
Cio’ che voi state facendo mi fa piangere la notte. Voi continuate a dire che ci amate, ma io vi lancio una sfida: per favore, fate che le vostre azioni riflettano le vostre parole.”

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La terra dei bambini sfruttati
Doriana Goracci

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha aperto il vertice sul clima rimproverando la comunita’ internazionale per la “lentezza glaciale” dei negoziati in un nuovo trattato internazionale che sostituisca il protocollo di Kyoto. Il presidente Usa Obama: “Rischiamo una catastrofe”. Cina: impegno a una forte riduzione di Co2 entro il 2020“.
Sono passati gia’ 27 anni da quando prese la parola una bambina nel 1992 a Rio de Janeiro, dove si svolse il primo Summit della Terra! Ed era l’11 giugno 2009: “ Nel mondo lavorano 100 milioni di bambine. E con la crisi sara’ peggio“ Secondo il rapporto “Give girls a chance” la meta’ e’ impiegata in mansioni pericolose, soprattutto in agricoltura. Le ragazzine sono le piu’ sfruttate nel giro del “commercio sessuale” e nel servizio domestico non pagato. Sono piu’ di 100 milioni le bambine e le ragazzine coinvolte nel lavoro minorile in tutto il mondo. E la crisi finanziaria globale potrebbe aumentarne il numero. Si stima che la meta’ di loro siano impiegate in mansioni pericolose o comunque rischiose e, di queste, circa 20 milioni abbiano meno di 12 anni. E anche se non si hanno numeri certi, sono sempre le bambine e le ragazzine a essere le piu’ sfruttate nel giro del “commercio sessuale” minorile oppure obbligate a “lavori forzati” o sottopagati. E poi c’e’ l’invisibile esercito femminile del servizio domestico non retribuito”.
Chi governa dovrebbe vedere il video di Severn Suzuki e rivederlo all’infinito come una cura, una punizione che non sarebbe mai sufficiente ad espiare i suoi peccati.
Dovrebbero occuparsi di economia domestica e globale i bambini sfruttati nel mondo, soggetti a lavori massacranti e violenze inaudite, dovrebbero fare loro la politica, piccole donne e uomini primitivi che la Natura e la Terra non l’hanno mai massacrata, non hanno mai dichiarato guerra a nessuno, non fanno promesse, mentre talvolta…li fanno giocare a fare i grandi, i potenti, e non sanno quale terribile futuro li aspetta, nell’imitazione grottesca e tragica, per tutte e tutti noi…
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Oggi, Severn Cullis-Suzuki e’ una attivista che lotta per gli stessi identici diritti.
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Enrico Peyretti segnala

I pm torinesi: “Incostituzionale la norma sui clandestini”

La procura di Torino ha sollevato una questione di legittimita’ costituzionale della norma che incrimina il soggiorno illegale degli immigrati. Il Pdl del Piemonte aveva inviato al Ministro di Giustizia una lettera «per verificare la correttezza della procedura adottata dalla Procura di Torino in merito all’applicazione del reato di clandestinita».
«I problemi organizzativi, che certamente ci sono – aveva detto il vice coordinatore regionale Agostino Ghiglia – non possono essere ovviati con la disapplicazione della legge o il suo stravolgimento. Se questo atteggiamento della procura di Torino non rimane isolato ma si affianca ad altre simile iniziative adottate da altre procure diventa difficile non vedervi dietro un disegno politico volto a boicottare il decreto sicurezza».
La «preoccupazione» di Agostino Ghiglia – aveva replicato prontamente il procuratore capo Gian Carlo Caselli – e’ «del tutto infondata».
«Ringrazio l’onorevole Ghiglia per aver posto l’accento sui problemi organizzativi che derivano dalla nuova legge sulla clandestinita’, ma osservo che la preoccupazione di una qualche “disapplicazione della legge” o di un qualche suo “stravolgimento” da parte della procura di Torino e’ del tutto infondata, oltre che obiettivamente smentita (come dimostrabile in qualunque sede competente) dalle direttive analitiche impartite proprio per corrispondere alle esigenze della nuova legge, direttive ispirate, come sempre, all’unico obiettivo di rendere il miglior servizio possibile nell’interesse dei cittadini».

Il Ministro Maroni ha ribadito che non saranno consentite disapplicazioni della legge da parte dei magistrati.
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Finire nella spazzatura
Mariapia

Ce l’ha fatta, la ghenga sgangherata che dal tempo di Craxi assedia l’Italia, ce l’ha fatta.
Nella ghenga sgangherata stanno quasi tutti i politici, di ogni colore e partito che rappresentano l’Italia, che divorano l’Italia, che distruggono nelle persone il senso di appartenenza a una nazione, che disperdono il patrimonio delle grandi esperienze civili, proprio quelle identificano un popolo e ne cementano i legami di solidarieta’ necessari alla costruzione del bene comune e non il bene “particolare” tanto caro, nei secoli, alle classi dirigenti italiane. E. come sempre, chi dirige la musica, detta il “la”a tutta l’orchestra
Un uomo non puo’ determinare da solo, in Italia, un indirizzo sociale e politico cosi’vistoso dannoso e pacchiano come quello che stiamo vivendo.
Molti secoli dicono di insufficienze civili di noi italiani e che oggi, come una malattia di lunga incubazione, si manifestano minando malignamente la nostra vita, e i germi c’erano, ben presenti, ma sempre ignorati, e ripensiamo alla spazzatura di Napoli, guardando la realta’ in faccia.
Si’ mi ripeto, ma occorre dire che non e’ stato faticoso finire nella spazzatura, in quanto il senso civile degli italiani e’ sempre, dal tempo della caduta dell’impero romano, molto basso e, come dice Giacomo Leopardi: “Per risvegliarci come nazione, dobbiamo vergognarci del nostro stato presente. Rinnovellar tutto, autocriticarci. Ammemorare le nostre glorie passate e’ stimolo alla virtu’, ma mentire e fingere le presenti, e’ conforto all’ignavia e argomento di rimanersi contenti in questa vilissima condizione.”

Carlo Tullio Altan: L’identita’ nazionale di un popolo, oltre ad essere determinata dalle condizioni materiali della sua economia e dall’efficienza e giustizia del sistema di norme di convivenza e di istituzioni, e’ vissuta anche come un valore simbolico di aggregazione: come Patria.
Il sentimento della identita’ nazionale, la Patria, di un popolo si fonda sopra la memoria storica del suo passato inteso come epos….

Noi italiani abbiamo avuto un grande episodio epico e recente, ma nessuna forza politica lo vuole difendere, ed e’ la Resistenza che poteva dare una identita’ altamente onorevole alla stragrande maggioranza della gente italiana, povera, ignorante e a cui manca una identita’ popolare che la sollevi dall’implosione a cui l’attuale sistema la condanna.
I politici, volgarmente detto, “per darci dentro a tutta forza” al danneggiamento e abbruttimento della gente italiana, parlano di indifferenza e antipolitica che investe i sentimenti civile dei cittadini.
Gente vergognosa: che cosa accadra’ in questo enorme spazio vuoto? Finiremo dentro a un buco nero come quei tanti buchi che hanno inghiottito i paesi dell’Est?
Sono in attesa della discussione della Corte Costituzionale sul lodo Alfano per prepararmi al mio buco nero.
Una opposizione che vuole quello che c’e’ per non alterare il sistema dei “poteri dei potenti” che ci fanno tanto male, che distruggeranno la vita civile del paese, che impediranno una vita normale a varie generazioni, non puo’ essere chiamata con quel nome, e occorre un denominazione nuova e giusta per quel branco: la corbellazione .
Molto toscano, molto significativo, non evoca cruenti impalamenti ma da perfettamente l’idea di quanto accade.
Eppure, noi italiani, se non ci facciamo tutti i giorni la domanda “perche’ accade quel che accade?” passeremo ancora lunghi tempi nella vergogna nascosta dietro alla nostra puerile guasconeria.
Non voglio scendere, ma e’ costoso questo restare…
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Il Lodo Alfano e l’Utilizzatore
Francesco Palladino
www.libertaegiustizia.it/

Adesso sembra che tenere in vigore il cosiddetto Lodo Alfano sia questione di ….vita o di morte, almeno per il governo B! Il 6 ottobre la Corte costituzionale discutera’ sulla legittimita’ della legge che blocca i processi per le 4 piu’ alte cariche della Repubblica. L’Avvocatura dello Stato, nella memoria difensiva presentata, sostiene che, se il Lodo venisse bocciato “ci sarebbero danni a funzioni elettive, che non potrebbero essere esercitate con l’impegno dovuto, quando non si arrivi addirittura alle dimissioni” del presidente del consiglio (che e’ l’unica alta carica interessata direttamente al Lodo, adesso). Affrontare di nuovo i processi, per il premier sarebbe devastante….”perche’ si puo’ creare una forte corrente di opinione contraria, che rende quantomeno precarie le condizioni personali di serenita’” del capo del governo.
E’ il caso di ricordare che l’Avvocatura non e’ un soggetto politico, ma e’ un organo tecnico-giuridico che svolge attivita’ di consulenza e di assistenza legale al Governo e Pubblica amministrazione. Quindi nella difesa del premier deve basarsi su argomenti di carattere giuridico, non politico e meno che mai legati alle particolari situazioni penali e personali del premier (il ministro della Giustizia Alfano ha avuto almeno parole di buon senso, sostenendo che la Corte dara’ “un giudizio sulla legge, non sulla legislatura, ne’ su B”). Sulla via aperta dell’Avvocatura, il prossimo passo potrebbe facilmente essere fondato su questo: se la stampa, con le inchieste, i commenti, gli articoli – o, magari, con 10 domande – minaccia la tranquillita’ e la serenita’ di lavoro del premier (e non a caso i giornalisti sono “farabutti”, o meglio, “delinquenti”), allora, per evitare le dimissioni del capo del governo e il conseguente caos istituzionale, si potrebbe pensare di mettere qualche bavaglio alla stampa. O no? D’altronde il premier e’ eletto dal popolo (quasi…perche’ ancora c’entra il Quirinale, per la nomina) e deve poter governare: anni fa si diceva “Lasciatelo lavorare!” o, in alternativa, “Non disturbate il manovratore!”. Chi turba B rischia di essere messo sotto controllo.
Il ° tentativo di disattivare gli effetti di una eventuale decisione della Corte di incostituzionalita’ del Lodo e’ di Gasparri che ha affermato: “Non so cosa fara’ la Consulta, ma in qualche modo troveremo la soluzione. Avendo un forte consenso supereremo un eventuale vizio negativo. Troveremo un avvocato, un Ghedini o un Ghedoni che trovera’ un cavillo”. Naturalmente se la legge sara’ bocciata sara’ possibile presentarne un’altra, corretta e resa costituzionale, ma non solo trovando un “cavillo”, bensi’, nel rispetto della Corte, adeguando le norme alla Carta fondamentale. Eppure nessuno si e’ scandalizzato.
Al contrario del nervosismo che oggi manifesta la maggioranza, a luglio dell’anno scorso, durante il dibattito parlamentare sul Lodo Alfano, il messaggio che il premier intendeva far giungere all’opinione pubblica era rasserenante e pacato: “La legge che sospende i processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato e’ giusta ed esiste anche in altre democrazie…..e comunque e’ rinunciabile”. Ecco, B, da quel grande venditore e illusionista che e’, faceva capire che lui non si sarebbe neppure avvalso dello scudo del Lodo.
Luglio 2008. “B: non so se usero’ il Lodo” (Corriere della sera). “Vuoi vedere che B rinuncia allo scudo Alfano, promosso, non “per utilizzarla per me”, ma per “il bene della collettivita’”?
Paolo Bonaiuti: “Il premier potrebbe rinunciare”. Pero’, “sono tecnicalita’ di cui si occupano gli avvocati”.
Ovviamente nessun osservatore politico sano di mente pensava l’anno scorso che B davvero rinunciasse al Lodo. Ne e’ stato il primo e unico “utilizzatore”. Perche’ deve governare serenamente (insieme al ministro Brunetta, contro le “elite di m….”) e non puo’ perdere tempo nei tribunali.
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Dedicato alla Lega
Viviana Vivarelli

Regioni e Comuni sono cosi’ incazzati che non si sono nemmeno presentati alla Finanziaria.
Chiedo: questa sarebbe una Finanziaria che gratifica il territorio, secondo la Lega?
La strategia di B e’ sempre la stessa: lasciare formalmente intatta la configurazione esteriore dello Stato svuotando di contenuti, competenze e fondi l’interno.
Nel caso degli enti locali: non cambiare formalmente niente. Nella sostanza, gli enti locali sono stati svuotati gradualmente dei loro poteri e lo Stato ha dato loro sempre meno fondi.
Non so se questa fosse l’intenzione della Lega ma avere una struttura formalmente inalterata all’interno della quale gli enti locali non contano piu’ niente non fara’ mai gli interessi del federalismo. Direi piuttosto che giova ad un sistema accentrato e truffaldino in cui chi comanda tende a fregare i suoi alleati.
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Il Fatto quotidiano
Antonio Padellaro

Ci chiedono: quale sara’ la vostra linea politica? Rispondiamo: la Costituzione della Repubblica. Non e’ retorica ma drammatica realta’. Prendete il principio di legalita’ sancito dall’articolo 1. Cosa c’e’ di piu’ rivoluzionario in un Paese dove ogni giorno la legge viene adattata ai capricci dell’imperatore e dei suoi cortigiani? E l’articolo 21 quando afferma che l’informazione non puo’ essere soggetta ad autorizzazioni o censure? Vi sembra che il direttore del Tg1 ne tenga conto, quando decide che gli italiani non devono sapere ne’ delle prostitute a casa B ne’ degli insulti di Brunetta? Ci dicono: che bisogno c’e’ di un altro giornale? Eppure questo bisogno lo sentiamo talmente da avervi investito il nostro mestiere e i nostri risparmi. Quando Indro Montanelli fu costretto a lasciare il “suo” Giornale e fondo’ la Voce, spiego’ di aver giurato a se stesso: “Mai piu’ un padrone”. Ne aveva abbastanza dei trombettieri al servizio dell’uomo di Arcore. Anche noi possiamo dire che qui di padroni non ne abbiamo.
La proprieta’ del Fatto Quotidiano e’ ripartita in piccole quote equivalenti tra un gruppo di soci che hanno come unico scopo quello di garantire l’autonomia del giornale e di far quadrare i conti. Piccoli azionisti ai quali in tanti chiedono di aggiungersi per dare una mano. Ricchi non siamo ma non chiederemo un solo euro di sovvenzioni pubbliche o di partito. Sono gia’ 30mila coloro che ci sostengono in questa scelta con i loro abbonamenti. Una prova di fiducia senza precedenti, visto che il giornale lo vedranno solo oggi. Grazie. Il Fatto sara’ un giornale di opposizione. A B, certo, perche’ ha ridotto una grande democrazia in un sultanato degradante. Ma non faremo sconti ai dirigenti del Pd e della multiforme sx che in tutti questi anni non sono riusciti a costruire uno straccio di alternativa. Troppi litigi. Troppe ambiguita’. E poi vedremo se Di Pietro riuscira’, davvero, a creare qualcosa di nuovo, liberandosi dei riciclati soprattutto al Sud. Lo abbiamo chiamato il Fatto in memoria di Enzo Biagi che ci ha insegnato a distinguere i fatti dalle opinioni. Un grande giornalista e un uomo perbene epurato, come Montanelli, dalla compagnia dei servi e dei mediocri. Pensando al loro coraggio ci facciamo coraggio
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Silvanetta segnala:
MARCELLO DELL’UTRI ATTACCA PETRA RESKI

Nel corso di un’intervista rilasciata ad Andrea Morigi e pubblicata su Libero l’11 settembre 2009, il senatore Marcello Dell’Utri, dopo aver accusato i giudici di aver fallito nel loro compito di lotta alla criminalita’ organizzata, si scaglia contro Petra Reski, autrice del libro Santa Mafia e corrispondente per l’Italia per il giornale tedesco Die Zeit e contro il procuratore nazionale antimafia aggiunto Vincenzo Macri’ che ha scritto l’introduzione al testo.
Facendo seguito alla domanda dell’intervistatore che lo mette al corrente di tale prefazione che avalla le tesi contenute nel libro, Dell’Utri risponde: “Certo, un procuratore che fa questo avalla sicuramente quelle falsita’ allucinanti contenute nel libro di Petra Reski.
L’unica arma che ho a disposizione e’ la querela. Ma d’altra parte il procuratore non e’ un giudice. E’ un inquisitore, quelli sono avvocati dell’accusa. Sono di parte, ma pagati dallo stato”
Il libro di Petra Reski, tradotto in 8 lingue e con oltre 50,000 copie vendute nella sola Germania, e’ un lungo viaggio di ritorno da Palermo a Duisburg. La ricostruzione di un mosaico di luoghi, persone e vicende che parte dalla Sicilia e sale seguendo le rotte della criminalita’: Calabria, Campania, su fino al ricco nord-est.
E poi ancora oltralpe, nella sua Germania, terra di elezione dei traffici della mafia, dove non esiste il reato di associazione mafiosa e non sono ammessi l’uso intensivo delle intercettazioni e la confisca dei beni.
http://www.nuovimondi.info/Article2282.html
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Esiste infatti una realta’ innegabile: perche’ la mafia possa amministrare le sue migliaia di miliardi, debbono pur esserci imprese private ed istituti pubblici, uomini d’affari o di politica capaci di garantire l’impiego e la purificazione di quell’ininterrotto fiume di denaro.
La nazione ha finalmente il diritto di identificarli!
”.
Giuseppe Fava
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Carmelo segnala:
Il presidente Usa, Barack Obama, parlando di rispetto dei diritti umani, ha aggiunto che “la gente non e’ piu’ disposta a tollerare chi e’ dalla parte sbagliata della storia. La vera leadership non sara’ misurata dalla abilita’ nel mettere la museruola al dissenso, o nell’ntimidire e molestare gli oppositori politici. Il mondo vuole cambiare pagina”.
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Brunopol segnala:

Cattiva coscienza
Antonio Scurati

Ci appassioniamo ai drammi individuali solo per avere un alibi e continuare a ignorare le grandi tragedie umanitarie del nostro tempo.
La scorsa primavera molti cittadini degli Stati Uniti, comodamente seduti ai tavolini di Starbucks, hanno sorseggiato il loro finto espresso macchiato caldo mentre leggevano di corpi dilaniati su cui volano sciami di mosche “talmente eccitate e intossicate che vanno a morire gettandosi nelle pozze di sangue”.
La scorsa primavera, il libro piu’ venduto negli Stati Uniti e’ stato Memorie di un soldato bambino, di Ishmael Beah, di cui Internazionale ha pubblicato un estratto nel numero 694. Nel libro l’autore rievoca la sua adolescenza di guerriero e assassino, arruolato dall’esercito durante la guerra civile in Sierra Leone (1991-2002).
Beah aveva tredici anni quando, nel piu’ assoluto silenzio della comunita’ internazionale e dei mezzi d’informazione, i ribelli s’impadronirono della zona diamantifera instaurando un regno del terrore: amputarono gambe, braccia, orecchie e naso a piu’ di trentamila persone. Ora, quindici anni dopo, le sue memorie escono negli Stati Uniti con un’impressionante prima tiratura e scalano immediatamente le classifiche di vendita. Perfino la catena Starbucks, uno dei simboli internazionali dell’iperconsumismo (anche se vende caffe’, non libri) ne ha prenotate centomila copie.
Come si spiega un paradosso del genere? Con un risveglio della coscienza di un popolo all’epoca del tutto indifferente alle tragedie africane e oggi, invece, attento e partecipe? Salman Rushdie ha una sua spiegazione per lo straordinario successo che, sempre piu’ spesso, ottengono in occidente i libri che raccontano le sofferenze di popolazioni coinvolte in guerre o in tragedie umanitarie lontane e dimenticate (come Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini sull’Afghanistan e, prima ancora, Leggere Lolita a Teheran, di Azar Nafisi sull’Iran): gli occidentali sopperiscono al loro bisogno di sapere, del tutto disatteso da giornali e tv che informano poco e male su questi eventi, ricorrendo alla letteratura. Auguriamoci che Rushdie abbia ragione, ma qualcosa nel suo ragionamento non torna.
In Italia la situazione non e’ molto diversa. Pochi mesi fa e’ stato pubblicato il rapporto annuale di Medici senza frontiere sulle crisi dimenticate da quotidiani, periodici e telegiornali di casa nostra. Il quadro generale e’ sconsolante. Ecco alcuni esempi: ogni anno, nel mondo, la malaria uccide un bambino ogni trenta secondi mentre, nel corso del 2006, l’influenza aviaria fortunatamente ha registrato solo 116 casi e 80 morti. Nonostante questo, l’anno scorso i telegiornali italiani hanno dedicato alla malaria solo sei notizie, di cui quattro a proposito di un italiano che ha contratto la malattia in Congo.
Alla situazione in Cecenia, martoriata da una guerra che dura da 12 anni, la carta stampata ha dedicato solo 92 articoli, di cui 42 si riferiscono a due singoli episodi eclatanti: le uccisioni del leader separatista Shamil Basaev e della giornalista Anna Politkovskaja. Invece e’ praticamente inesistente lo spazio dedicato alle condizioni di vita e alle sofferenze di migliaia di civili, di cui proprio la Politkovskaja coraggiosamente si occupava.
Al Darfur e ai suoi 2 milioni di sfollati i telegiornali hanno dedicato solo 12 notizie. E addirittura nessuna alla tremenda guerra civile nella Repubblica Centrafricana: la drammatica situazione dei civili vittime degli scontri tra esercito e ribelli non e’ evocata nemmeno in una delle 78.224 notizie delle principali edizioni dei telegiornali Mediaset e Rai.
E’ risaputo, ormai, che i criteri per cui un fatto diventa notizia dipendono dal modo in cui e’ organizzato il lavoro giornalistico, dal linguaggio specifico del mezzo che presenta la notizia, alla notizia in quanto prodotto da vendere sul mercato dell’informazione e dunque all’interesse del pubblico.
La “nazionalizzazione” e la “personalizzazione” aumentano il valore di notiziabilita’ di un evento perche’ suscitano l’interesse del pubblico e consentono d’inserire il fatto in una struttura narrativa drammatica. Cosi’ si parla di una malattia africana solo se colpisce un italiano o s’informa sulla tragedia di un popolo solo se e’ riconducibile al dramma di un solo individuo: come il caso della Politkovskaja per la Cecenia afflitta dalla guerra d’occupazione russa, o di Roberto Saviano per l’Italia afflitta dalla criminalita’ organizzata.
Ma e’ davvero possibile che non ci sia modo di raccontare la crisi del Darfur o l’endemica emergenza criminale in Campania, ignorata almeno quanto le tragedie africane fino all’uscita di Gomorra, il libro denuncia di Saviano?
Possibile che i direttori di giornali e tg siano piu’ cinici dei loro lettori e spettatori, i quali poi corrono a centinaia di migliaia a comprare i libri di Beah o di Saviano?
Temo non sia cosi’. La faction (fiction ispirata a fatti reali) oggi tanto di moda, l’impasto di artifici drammaturgici e materia narrativa ad alto tasso di contenuti informativi, forse non indica un desiderio del pubblico di essere messo di fronte alla tragedia del Darfur, della Cecenia o della camorra.
Al contrario, l’esperienza che si fa, a livello di consumo di massa, di eventi come guerre, pandemie, crisi umanitarie, filtrate pero’ da un docudrama o da un romanzo-verita’, forse rientra anch’essa in quella diffusissima cultura del diniego che consente alle persone di restare inerti di fronte alle immagini del dolore trasmesse ogni giorno in tv. E permette ai nostri governi di negare le proprie responsabilita’ nei tanti orrori commessi nel mondo.
Forse si tratta ancora di quel meccanismo psichico che Freud chiamava Verneinung, negazione: un ritorno soltanto parziale del rimosso.
Le grandi tragedie umanitarie del nostro tempo, rimosse dalla coscienza collettiva perche’ oscurate dai mezzi d’informazione, troverebbero nella faction un ritorno solo affabulatorio: investirebbero in pieno la facolta’ immaginativa dei lettori, lasciando pero’ inattive le facolta’ intellettive e morali.
Gli orrori reali supererebbero il doppio filtro di rifiuto e disinteresse, ma a patto di essere fruiti con le modalita’ dei prodotti di finzione. Le accorate denunce di Beah o di Saviano verrebbero in soccorso al diniego funzionando come “allucinazioni positive” (fantasie, miti, favole). Rischiando cosi’ di fornirci un alibi per continuare a rimanere inerti sul piano dell’agire politico e civile.
Come a dire: dopo che la mia nazione, e io stesso, abbiamo colpevolmente ignorato per decenni le tragedie africane, e continuiamo a farlo anche ora, mi purifico catarticamente la coscienza appassionandomi al singolo caso, ben raccontato, di un ex bambino soldato. Insomma, una forma piu’ sottile e piu’ perversa di rimozione.
Personalmente, pero’, non saprei spiegarmi altrimenti lo strano caso di centomila clienti di Starbucks che sorseggiano il loro finto espresso macchiato caldo mentre leggono di corpi dilaniati su cui volano sciami di mosche “talmente eccitate e intossicate che vanno a morire gettandosi nelle pozze di sangue”.
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La mafia ancora
Viviana Vivarelli

La mafia uccide
La mafia disonora
La mafia e’ sangue e morte
La mafia intimidisce, rapina, ammazza, abbrutisce, corrompe
La mafia e’ la piu’ infame organizzazione criminali del mondo
Non ha rispetto, non ha onore, non ha umanita’
E’ il demonio in Terra
La mafia distrugge le energie sane di un paese, lo soffoca, lo fa morire
Impedisce alla gioventu’ di emanciparsi, alle imprese di crescere, agli amministratori di essere sani e indipendenti
La mafia e’ un cancro, una lebbra, che prostituisce una nazione e lentamente la strozza
Credete voi che un paese stritolato dalla mafia possa sopravvivere a lungo?
E al governo ci sono persone che hanno riciclato i soldi sporchi della mafia, che ancor oggi fanno leggi inique per farli rientrare premiandoli, che bloccano i processi e le indagini e promuovono chi copre i panni sporchi dei politici venduti alla mafia
La mafia e’ dentro ogni peggiore abiezione italiana
E’ nelle stragi di magistrati onesti e di cittadini innocenti
E’ a braccetto coi patti scellerati della P2 che perpetra un golpe contro la democrazia
La mafia sta con spezzoni enormi delle istituzioni, dei servizi segreti, della polizia, della magistratura
Non vi basta aver letto la lettera confidenziale di Provenzano a B?
Non vi basta sapere che il nome di costui e’ dentro gli atti delle peggiori stragi di mafia?
Non vi basta vedere il suo braccio destro Dell’Utri condannato a 9 anni di carcere per collusione mafiosa?
Voi dovreste odiare la mafia
come si odia il diavolo, la perversione, la corruzione, il male in Terra
E invece alcuni vengono a elogiare uno che con la mafia ci ha sempre fatto buoni affari,
che ha come consigliori un mafioso gia’ condannato, e che trae i maggiori voti per il suo partito-azienda dalle zone dove il voto e’ pilotato dalla mafia.
Uno che e’ pieno del sangue dei ragazzi morti facendosi di droga perche’ il suo immenso patrimonio e’ fatto degli introiti di quella droga
Venite qui e non vi vergognate, sporchi mafiosi!?
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Il Giornale
Viviana Vivarelli

Leggo questa sciocchezza: che la propaganda Berlusconiana vanta il Giornale come uno dei piu’ venduti in Italia.
Falso come tutto il resto!
Il Giornale e’ sempre stato un quotidiano poco richiesto, tant’e’ che a Roma viene lasciato in regalo nei posti pubblici per far sembrare che le copie siano di piu’ e prendere piu’ contributi dallo Stato.
Mario Giordano era sceso a 165.00 copie, cifra ridicola per un quotidiano che esce anche in citta’ molto piccole.
B ha voluto riprendersi Feltri con un ingaggio di ben 15 milioni piu’ 3 a stagione per scrivere le sue stronzate e fare terra bruciata, nella legge o fuori, 30 volte di piu’ di quanto prende il direttore di un quotidiano francese e 20 volte di piu’ di uno inglese, in piu’ la totale copertura da parte di B per le infinite querele in cui si caccia per diffamazioni o menzogne che regolarmente perde.
L’ordine dei giornalisti ha gia’ mostrato la sua vigliaccheria parlando vanamente della sua espulsione senza mai praticarla. E lo stesso vale per Farina che peggio di cosi’ non avrebbe potuto fare, servizi segreti, spionaggio, dossier, intercettazioni vietate… ma che altro vogliamo?
Lo stipendio di Feltri e’ il doppio del direttore del Corriere della Sera e 6 volte quello di Ezio Mauro di Repubblica.
Feltri ha promesso di aumentare Il Giornale di 20.000 copie, usando ogni mezzo, scandali e truci diffamazioni, buttandosi a capofitto nel gossip criminogeno, e attaccando a man bassa, come gli e’ stato ordinato da quel padrone, che padrone e’ anche se non figura come tale e che e’ lo stesso con non tollera domande dai giornalisti.
Le scarse copie vendute avevano fatto calare anche la pubblicita’ e Feltri si e’ impegnato a sostenerla, affidandola alla concessionaria di Daniela Santanche’, un sistema affaristico e furbastro con cui B la aggioga al suo carro.
Oltre al bonus una tantum di 15 milioni, Feltri riceve uno stipendio di 250.000 euro mensili, che fanno 8mila e 333 euro al giorno, contro i 9mila mensili della direttrice de “l’Unita’” o del direttore de “il Riformista. Ma, se consideriamo anche il bonus, riceve 90.000 euro “al giorno”. Lo sappiano, i giornalisti precari e poco pagati, e’ quanto essi prenderanno in tutta la loro vita!
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B e Obama
Viviana Vivarelli

B riferendosi a Obama: “Ci ha richiamati tutti alle responsabilita’ per il futuro del mondo e per un vero cambiamento, ha espresso i traguardi, i sentimenti e le speranze che io ho condiviso e intendevo proporvi. Ha parlato con il cuore e l’ha fatto cosi’ bene che io rinuncio a questa parte del discorso”.
Grande scemeggiata di lecchinaggio di B a Obama, con grottesca ovazione finale degli italiani a seguito, Prestigiacomo in testa, da vergognarsi come ladri
Per la serie: “come lecca B non lecca nessuno”.
E per la serie: “imitate il capo e fate come fa il capo al suo capo ecc.” (di capo ce n’e’ sempre uno).
Ma ce ne fosse una, dico una, delle cose che B ha elogiato di Obama che lui intenda riportare in Italia: lotta ai capitali neri, aiuto ai piu’ poveri, dismissione dalla guerra, energie verdi.. una, dico una..
Tanta tronfiaggine e doppiezza e simulazione sono da trofeo.
Altro che Nobel per la pace! Abbiamo il Gran Nobel dell’ipocrisia!
E per fortuna che nella campagna politica americana ha parteggiato per Bush!!
E i cari amici Gheddafi e Putin che cosa dicono?
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Berlusconi copia lo scudo fiscale di Obama?!
Viviana Vivarelli

Chi lo dice delira, confonde capre con cavoli, e bluffa sulla verita’.
Lo scudo fiscale all’italiana e’ la grande rivalsa di delinquenti e criminali.
Prima Tremonti svuota le casse italiane e allenta le maglie dell’antievasione. Poi scopre che, cosi’ facendo, le casse statali sono vuote e allora taglia sui servizi, annienta il welfare e licenzia migliaia di lavoratori. A quel punto tira fuori lo scudo fiscale con la scusa che occorrono soldi o che c’e’ la ricostruzione abruzzese o gli ammortizzatori ai precari o gli incentivi ai consumi (ogni giorno ha una nuova scusa) e con questa i delinquenti che hanno rimpiattato denaro sporco all’estero invece di essere puniti sono premiati e B e i suoi fanno grassi rientri dai loro paradisi fiscali . B deve far rientrare denaro sporco da 63 paradisi fiscali, figurarsi come gongola! Non basta. Lo scudo e’ fatto in modo da favorire altre truffe. Imprenditori, professionisti, finanzieri e manager speculeranno ancora di piu’: invece di denunciare redditi interni, li faranno passare per capitali che rientrano. Dunque il contribuente italiano paga il 45% di tasse, loro pagheranno l’1%.
E dopo aver imbrogliato, evaso, occultato e falsato e fatto ogni sorta di reato finanziario, saranno anche indultati, non saranno denunciati, le banche non renderanno noti al fisco i reati tributari, sui rei non si accentrera’ alcun accertamento o notazione, liberi tutti, e anonimi!!! Una pacchia per chi delinque! Una pacchia per Berlusconi, se intende far rientrare qualche patrimonio dai suoi 63 paradisi fiscali!
Ma con lo scudo fiscale, dice Tremonti, si recupereranno due o tre miliardi, si spera. Ah, allora…! E quanto si sarebbe recuperato con un equo sistema fiscale all’americana, con carichi e scarichi obbligatori e tutto scoperto?
Nei paradisi fiscali sembra ci sianoo 500 miliardi di euro sottratti al fisco. Ottimi per un debito pubblico di 1.752,2 miliardi di euro, debito che con Berlusconi ha fatto un incremento dello 0,22% in un anno, raggiungendo il suo massimo storico, mentre in soli 5 mesi gli incassi del fisco sono scesi di 4,5 miliardi di euro.
E’ la terza volta che lo scempio tremontiano dello scudo fiscale viene perpetrato (e ogni volta giura che e’ l’ultima!) ma ora e’ anche peggio perche’ si depenalizzano certi reati come il falso in bilancio su cui avevano giurato e spergiurato che restava un reato anche se poi avevano ridotto la pena a niente.
Ora col 4° condono cosa fara’ Berlusconi? Ha promesso di depenalizzare la bancarotta fraudolenta e ha tutta intenzione di far seguire alle minacce la pratica.
Si ha idea di cosa singifichera’ per chi aspetta investimenti dell’estero e non ne avra’ in un’Italia corrotta e poco affidabile? Si ha idea di cosa costera’ a clienti e creditori? Si riesce a capire che non esiste paese al mondo che depenalizzi i reati finanziari e premi gli evasori come fa B, distruggendo l’idea stessa che le tasse si debbano pagare?
E qualcuno crede che sia stato questo che ha fatto Obama?????
Eh, no.
Quello che ha fatto Obama e’ totalmente diverso da quanto ha voluto Tremonti.
Obama ha inseguito gli evasori e li ha stanati, ha fatto una riforma diretta alla lotta contro l’evasione fiscale e al trasferimento di denaro nei paradisi fiscali, con l’obiettivo di recuperare 210 miliardi di dollari in dieci anni.
Chiede all’esportatore anonimo di capitale
-di dichiarare la propria identita’, lo vuole scoprire, non lo lascia anonimo. Attacca l’UBS , la banca svizzera che e’ stata costretta a dare molti nomi degli intestatari dei conti coperti, minacciandola di aprire una causa miliardaria
-fa pagarci all’evasore scoperto le tasse dovute
-fa pagare le tasse sui presunti interessi maturati…

B invece non chiede l’identita’ di nessuno e fa perdere allo stato italiano il 45% di tasse non ricevute, in piu’ premia insieme all’evasore il reo di una serie di reati finanziari che pertanto cessano di essere tali.

Lo scudo di Tremonti
-rispetta l’anonimato dell’esportatore che dichiarera’ alla propria banca l’importo rientrato e paghera’ l’aliquota del 5% , che poi sara’ in realta’ dell’1%
-parla di un periodo di ben 5 anni fiscali, impedisce ogni altra contestazione da parte del fisco, crea un condono tombale
-fa tornare legale capitale illegale, dunque da’ una mano alla mafia e simili

In Usa perfezionano una lotta all’evasione, qua legalizzano comportamenti criminali.
Aggiungo anche che il primo e il secondo rientro tremontiano di capitali neri ha dato un gettito molto inferiore al previsto e ha consolidato la pratica dell’evasione, invece di combatterla.
Se Tremonti crede di andare avanti cosi’, allentando le maglie della lotta all’evasione, recuperando solo l’un per cento dei patrimoni evasi scoperti, continuando a condonare i reati fiscali e finanziari e facendo altri condoni per far rientrare col premio all’1% un po’ dei capitali esportati, marceremo come treni verso la bancarotta fraudolenta statale e non servira’ a nulla averla depenalizzata per salvare dei truffatori fiscali, andremo a fondo lo stesso.
..
http://masadaweb.org

2 commenti »

  1. L’accettazione della realta’ e il procedere assecondandola nei modi giusti, e’ l’obiettivo che ogni buon terapeuta si propone.
    Che lunga strada occorre percorrere per sostenersi e sostenere.
    Mi pare che oramai siano pochi a fare questi percorsi, quasi che la pazienza del cuore planetario si sia esaurita in millenni di dolore.
    Questa umanita’ sta’ urlando impaziente, sta tornando a uno stato di violenta primitivita’ e la nostra bestialita’ di mammideri si e’ spinta in alto.
    In noi italiani si e’ spinta in alto con maggiore impeto poiche’ determinate iscrizioni animalesce in noi sono piu’ forti che in altre popolazioni
    on noi si spegne una generazioni di assistenti per gli altri, perche’ dopo di noi, colui che vuole una cosa, cosi’ ha detto Mère, o deve essere capace di procurarsela o deve sapersela fare.
    Opla’, sara’ una salto epocale e gia’ si vedono i primi risultati.
    I primi risultati sono gli stati depressivi di quanto hanno vissuto a lungo nella dominanza, anche minima, ma sempre troppo e “Non c’e’ nulla di piu’ animale della coscienza pulita, sul terzo pianeta del sole”,e per reazione animale, queste coscienze pulite uccidono in mille modi, giustamente uccidono.
    Qualcuno, di quelli che non vorrebbero essere uccisi, comincia a capire che bisogna praticare la compassione e il distacco, o, come diceva Carlo – in dialetto – per farmi arrabbiare: Credimi,certa gente bisogna lasciarla con il culo per terra.
    A volte con alcuni non c’è nulla da fare.
    “La volpe non fa la volpe perche’ vuole fare la volpe,la volpe e’ una volpe” .
    Era un antico compito femminile fare il contenitore, ma per le giovani donne la misura e’ piena e nel loro contenitore non puo’ essere messo nemmeno una piuma.
    Noi donne d’eta’ portiamo a termine un’epoca e stiamo attente all’inizio del nuovo. Quando il vecchio tempo termina si distruggo troppe cose e la quantita’ di macerie e’ enorme, ma poiche’ il nuovo non e’ ancora pervenuto a darsi le nuove regole, si vaga tra materie, relitti e porcherie varie.
    Non sara’ Napoli il modello dell’Italia di questo secolo?
    Quando una energia finisce, finisce e basta, la Vita parla ma noi siamo ancora ignoranti per poterne comprendere il liguaggio.
    Ma togliamoci dalla strada di chi usa il vecchio sistema verso il prossimo che e’ “Tutto mi e’ dovuto” e il nuovo per se’ stesso:”io non devo nulla a nessuno” chiaro e comodo, non c’e’ che dire.
    “Non c’e’ nulla di piu’ animale della coscienza pulita, sul terzo pianeta del sole.”
    C’est la vie, rien a faire! e la poesia della Wislawa Szymborska
    Ci fotografa nel tempo della svolta, poi ci troveremo in un nuovo mondo.

    La poiana non ha nulla da rimproverarsi.
    Gli scrupoli sono estranei alla pantera nera.
    I piranha non dubitano della bonta’ delle proprie azioni.
    Il serpente a sonagli si accetta senza riserve.
    Uno sciacallo autocritico non esiste.
    La locusta, l’alligatore, la trichina e il tafano vivono come vivono e ne sono contenti.
    Non c’e’ nulla di piu’ animale della coscienza pulita, sul terzo pianeta del sole.

    Mariapia

    Commento di MasadaAdmin — settembre 27, 2009 @ 11:22 am | Rispondi

  2. Ciao, ho letto quello che hai scritto
    di video crazia
    io sono una ragazza di 21 annui
    sto in un paesino, piccolo piccolo
    nel quale però i giovani sono stati davvero allevati dalla televisione

    per colpa dell’influenza sbagliata ho perso amicizie, poiche non mi interessavo di successo
    non volevo apparire,non volevo spogliarmi di fronte a un uomo di cui neanche sapevo il nome, come alcune ragazze che conosco hanno fatto
    tutte belle ragazze
    come me.
    Mi vergogno di queste persone a volte le disprezzo a volte vorrei essere come loro
    per sentirmi unita a la “maggioranza” mi sento molto sola altre volte,
    mi dicono: una ragazza cosi carina come te deve andare in tv
    ma io.. non ci penso nemmeno
    provo un disprezzo nel vedere quelle donne che mostrano culi e tette in tv
    e rabbia, pensando che il femminismo non sia servito a niente
    anche io non la guardo più la televisione
    basta.

    Commento di Serena — ottobre 16, 2010 @ 2:53 am | Rispondi


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