Nuovo Masada

settembre 17, 2009

MASADA n° 992. 17-9-2009. Il tritatutto

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 9:08 am

Razzismo on line – Il grandioso flop del megalomane – Lettera di ripudio di Paolo Farinella a Berlusconi – Red carpet sui cadaveri – Come 45 villette del csx di Trento si trasformano nell’apologia di Berlusconi, nemmeno Mussolini avrebbe spacciato vacche comuniste – Un popolo di zombi (noi no) – 19 settembre, una piazza contro i veleni – Berlusconi e l’internazionale comunista – Un flop di regime – Il monologatore coatto- Solipsismo e altre patologie – La caduta del guitto – Er caghetta: Fini candidato premier

Da i Promessi Sposi ,
Don Rodrigo :
In quanto alla giustizia, me ne rido: prove non ce n’e’. Quando ce ne fosse, me ne riderei egualmente.
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Gasparri. “Lodo Alfano? Se la consulta lo rifiuta, troveremo qualcos’altro”.

E’ peggio del mio orinatoio spacciato per capolavoro!
Duchamp

Liberta’ (troppa) di spazzatura online
Gian Antonio Stella

Dopo l’attacco a Giorgio Israel, la tentazione di ronde elettroniche anti-razzismo
Raglio d’asino non sale al cielo, dice un vecchio adagio. E c’e’ da sperare che Giorgio Israel, docente di matematica alla Sapienza di Roma, autore di numerosi libri e centinaia di articoli scientifici e collaboratore di Mariastella Gelmini non se la prenda troppo per quelle scritte idiote e razziste apparse in un blog.
Incassata la solidarieta’ non solo del ministro dell’Istruzione ma di tanta gente che magari non condivide ne’ lo spirito ne’ la lettera della riforma ma trova insopportabile quell’infamia online («La Gelmini a questa riforma sta dando solamente il nome e la faccia. In realta’, l’artefice dietro le quinte di essa, il puparo, e’ l’ebreo Giorgio Israel. Come lo era Biagi, il riformatore della legge del lavoro, come lo e’ quel nano malefico di Brunetta»), il professor Israel ha buoni motivi per fare spallucce.
La rete, proprio perche’ e’ lo spazio piu’ libero e sconfinato e anarchico che esista, e’ piena e strapiena di documenti straordinari e insieme di spazzatura. Ci trovi le encicliche papali in edizione integrale, i manuali d’uso del fucile Carcano- Mannlicher del 1891, le cronache medievali di Rodolfo il Glabro, le piu’ raffinate riviste di scienze e insieme notizie pazze come quella raccontata da un giornale congolese secondo il quale alcuni anni fa, in seguito al malocchio di uno stregone, tutti e undici i membri di una squadra di calcio congolese, dal portiere all’ala sx, furono uccisi da un un fulmine che lascio’ illesi i giocatori della squadra avversaria.
La sparata contro Israel, tuttavia, e’ solo l’ultimo segnale di un problema vero. Come puo’ dimostrare il lavoro di monitoraggio quotidiano del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Internet e’ diventata anche in Italia la zona franca in cui si possono sfogare tutti i peggiori istinti razzisti che ribolliscono nella sentina della societa’. Contro i negri, i terroni, gli handicappati, i marocchini, gli albanesi, i finocchi, gli «altri »… Il sociologo Antonio Roversi, nel libro «L’odio in rete » scritto poco prima di morire, aveva capito tutto: il lato oscuro del Web «e’ popolato da individui e gruppi che, pur nella diversita’ di accenti e idiomi utilizzati, parlano tutti, salvo qualche rara ma importante eccezione, il linguaggio della violenza, della sopraffazione dell’annientamento nei confronti di altri esseri umani. Dietro quelle pagine web ci sono uomini e donne che nutrono un senti¬mento antico che si pensava prosciugato dal processo di civilizzazione o quantomeno relegato in qualche nicchia inoffensiva e nostalgica del nostro pianeta, ma che invece si e’ riaffacciato con un’intensita’ per certi versi sorprenden¬te ». Lo scriveva tre anni fa. E le cose sono perfino peggio¬rate. Tema: niente «ronde» (informatiche) per beccare i razzisti in rete?
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Paolo Farinella, prete
Lettera di ripudio

Il mio nome e’ Paolo Farinella, prete della Chiesa cattolica residente nella diocesi di Genova. Come cittadino della Repubblica Italiana, riconosco la legittimita’ formale del suo governo, pur pensando che lei abbia manipolato l’adesione della maggioranza dei pensionati e delle casalinghe che si formano un’idea di voto solo attraverso le tv, di cui lei ha fatto un uso spregiudicato e illegittimo. Lei in Italia possiede tre tv e comanda quelle pubbliche nelle quali ha piazzato uomini della sua azienda o a lei devoti e proni. Nel mese di agosto 2009 ha inaugurato una nuova tv africana, Nessma, a cui ha fatto pubblicita’ sfruttando illecitamente la sua posizione di presidente del consiglio e dove ha detto il contrario di quello che opera in politica e con le leggi varate dal suo governo in materia di immigrazione. Se lei e’ pronto a smentire, come e’ suo solito, ecco, si guardi il seguente fil-mato e giudichi da lei perche’ potrebbe trattarsi di Veronica Lario travestita da lei:

www.youtube.com/watch?v=Se3yqycsMyg&feature=video_response

Faccia vedere il video ai suoi amici leghisti e nel frattempo ascolti cosa dice il sindaco di Treviso, lo sceriffo Giancarlo Gentilini del partito di Bossi, ad un raduno del suo partito xenofobo dove ha esposto «Il vangelo secondo Gentilini» con chiarezza diabolica: «Voglio la rivoluzione contro gli extracomunitari … Voglio la rivoluzione contro i bambini degli immigrati … Ho distrutto due campi di nomadi e ne vado orgoglioso. Voglio la rivoluzione contro coloro che vogliono le moschee: i musulmani se vogliono pregare devono andare nel deserto, ecc. ecc. Questo e’ il Vangelo secondo Giancarlo Gentilini (sindaco di Treviso): “Tutto a noi e se avanza qualcosa agli altri, ma non avanzera’ niente”». Questo il link con la sua voce in diretta; si prepari ad ascoltare il demonio in persona:

www.youtube.com/watch?v=_WCZNQJkV3E&feature=related

Riconoscere la legittimita’ del suo governo, con riserva etico-giuridica, non significa riconoscere anche la sua legittimita’ morale a governare il Paese perche’ lei non ha alcuna cultura dello Stato e delle sue Istituzioni, ma solo quella di difendere se stesso dalla Giustizia e i suoi interessi patrimoniali che sotto i suoi governi prosperano alacremente. Il conflitto d’interessi pesa come un macigno sulla Nazione e la sua economia, ma lei e’ bravo ad imbrogliare le carte, facendolo derubricare nella coscienza della maggioranza che ne paga le conseguenze economiche e democratiche. Cornuti e mazziati dicono a Napoli.
Quando la sua maggioranza si svegliera’ dall’oppio che lei ha diffuso a piene mani sara’ troppo tardi e intanto il Paese paga il conto dei suoi avvocati, nominati da lei senatori, cioe’ stipendiati con soldi pubblici. Allo stesso modo stiamo pagando i condoni fiscali che lei si e’ fatto su misura sua e della sua azienda, sottraendo denaro al popolo italiano. In morale questo viene definito come doppio furto.
Da quando lei «e’ sceso in campo», l’Italia ha iniziato un degrado inesorabile e costante che perdura ancora oggi, codificato nel termine «Berlusconismo» che e’ la sintesi delle maledizioni che hanno colpito l’Italia sia sul piano economico (mai l’economia e’ stata cosi’ disastrata come sotto i suoi governi), su quello sociale (mai si sono avuti tanti poveri, disoccupati e precari come sotto i suoi governi), e su quello civile (mai come sotto i suoi governi e’ sorta la categoria del «nemico» da odiare e da abbattere). Lei, infatti, usa la menzogna come verita’ e la calunnia come metodo, presentandosi come modello di furbizia e di utilizzatore finale di leggi immorali e antide-mocratiche come tutte quelle «ad personam».
Nei confronti dell’ultima illegalita’, che grida giustizia al cospetto di Dio, il decreto 733-B/2009, che segna una pietra miliare nel cammino di incivilta’ e di negazione di quelle radici cristiane di cui la sua maggioranza ama fare i gargarismi, sappia che siamo cento, mille, diecimila, milioni che faremo obiezione di coscienza all’ignobile e illegale decreto, pomposamente detto «decreto sicurezza»: diventeremo tutti clandestini e sostenitori dei cittadini di altri Paesi, specialmente africani, in quanto «persone», anche se clandestini, a costo della nostra vita. Dobbiamo ubbidire alla nostra coscienza piuttosto che alle sue leggi razziali e disumane. La legge che definisce l’immigrazione come illegalita’ e’ un insulto a tutte le Carte internazioni e nazionali sui «diritti», un vulnus alla dottrina sociale della Chiesa e colloca l’Italia tra le nazioni responsabili delle stragi degli innocenti, perseguitati e titolari del diritto di asilo.

Lei non e’ e non sara’ mai uno «statista» se sente il bisogno di fare vedere alle sue donnine i filmati che lo ritraggono tra i «grandi». Per essere «grande», non basta rialzare le suole delle scarpe, ma occorre avere una vi-sione oltre se stesso, una visione «politica» che a lei e’ estranea del tutto, incapace com’e’ di vedere oltre i suoi interessi. Per potere emergere dallo squallore in cui lei e’ maestro, ha profuso a piene mani il virus dell’antipolitica, il qualunquismo populista, trasformando la «polis» da luogo di convergenza di ideali e di interessi a mercato di convenienza e di sopraffazione. Lei, da esperto di vecchio pelo, ha indotto i cittadini a evadere il fisco che in uno Stato democratico e’ prevalentemente un dovere civile di solidarieta’ e per un cristiano un obbligo di coscienza perche’ strumento di condivisione per servizi essenziali alla corretta e ordinata convivenza civile e sociale. Durante il suo governo le tasse sono aumentate perche’ incapace di porre un freno alla spesa pubblica che anzi galoppa come non si e’ mai visto. Non faccia confusione tra «essere alto» e «essere grande», come insegna Napoleone che lei ben volentieri scimmiotta, senza riuscire a eguagliare l’ombra del dittatore.
Lei non puo’ negare di essere stato piduista (tessera n. 1816) e forse di esserlo ancora, se come sembra, con il suo governo cerca di realizzare la strategia descritta nei documenti sequestrati al gran maestro Licio Gelli, a Castiglion Fibocchi (Comunicato Ansa del 17 marzo 1981 ore 12:18, da cui emerge il suo numero di tesserato; cf intervista di Licio Gelli su Repubblica.it del 28-09-2003).

A lei nulla importa dei valori religiosi, etici e sociali, che usa come stracci a suo comodo esclusivo, senza esimere di vantarsi di essere ossequioso degli insegnamenti etici e sociali della Chiesa cattolica, di cui si e’ sempre servito per averne l’appoggio e il sostegno. Partecipa convinto al «Family-Day» in difesa della famiglia tradizionale, monogamica formata da maschio e femmina e poi la ritroviamo con prostitute a pagamento che registrano la sua voce nel letto di Putin; oppure spogliarelliste che lei ha nominato ministre: e’ lecito chiedersi, in cambio di cosa? Come concilia questo suo comportamento con le sue dichiarazioni di adesione agli insegnamenti della Chiesa cattolica? La «corrispondenza d’amorosi sensi» tra lei, il Vaticano e la gerarchia cattolica e’ la maledizione piombata sull’Italia e una delle cause del progressivo e costante allontanamento dalla Chiesa delle persone migliori. I prelati, come sempre nella storia, fanno gli affari loro e lei che di affari se ne intende si e’ lasciato usare ed ha usato senza scrupoli offrendo la sua collaborazione e cercando quella della cosiddetta «finanza cattolica» legata a doppia mandata con il Vaticano. Se volesse avere la documentazione si legga il molto istruttivo saggio di Ferruccio Pinotti e Udo Gümpel, «L’unto del Signore», BUR, Rizzoli, Milano 2009.
Gli ecclesiastici, da perfetti «uomini di mondo», hanno capito che con lei al governo potevano imporre al parlamento leggi e decreti di loro interesse, utilizzandolo quindi come braccio secolare. Per questo obiettivo, devono pero’ rinunciare alla loro religiosita’ e adeguarsi alla paganita’ del potere che esige la contropartita. Lei, infatti, e’ sostenuto dall’Opus Dei, da Comunione e Liberazione e da tutte le organizzazioni e se’tte cattoliche che si lasciano manovrare a piacimento con lo spauracchio dei «comunisti» e con l’odore satanico dei soldi.
Il Vaticano e i vescovi, non essendo profeti ma esercenti gestori di una ditta pagana, non hanno saputo o voluto cogliere le conseguenze nefaste che sarebbero derivate al Paese da questo connubio incestuoso; di fatto sono caduti nella trappola che essi stessi e lei avevate preparato. L’incidente di Vittorio Feltri, da lei, tramite la famiglia, nominato direttore del suo «Il Giornale» con cui uccide sulla pubblica piazza Dino Boffo, direttore di «Avvenire» portavoce della Cei, va oltre le vostre intenzioni e come un granellino si sabbia inceppa il motore. Oppure, secondo l’altra vulgata, tutto sarebbe stato progettato da lei e Bertone per permettere a questi di mettere le mani sulla Cei e a lei di fare tacere un sussurro appena modulato di critica sui suoi comportamenti disgustosi. Senza volersi arrampicare sugli specchi forse si e’ verificato un combinato disposto, non nei tempi e nelle forme da voi progettato.
Il giorno 7 agosto 2009, in un colloquio riservato con il cardinale Angelo Bagnasco, lo misi in guardia: «Stia attento – gli dissi – e si prepari alla guerra d’autunno perche’ con la nomina di Feltri al Giornale di B, la guerra sara’ totale e senza esclusione di colpi. B non puo’ rispondere alle domande di la Repubblica e non puo’ andare in tv a dare spiegazioni. Puo’ continuare a negare sulle piazze per gli allocchi, ma nemmeno lui, menzognero di professione potrebbe negare davanti a domande precise e contestazioni puntuali. Per questo non lo fara’ mai, tanto meno in Parlamento. Non ha che un mezzo: sguazzare nel fango facendolo schizzare su tutti e su tutto, in base al principio che «se tutto e’ infangato, nessuno e’ infangato». Il cardinale mi guardo’ come stupito e incredulo, reputando impossibile la mia previsione. Credo che ora si morda le labbra.
Eppure credo anche che lei sia finito: per la finanza internazionale e per gli interessi di coloro che lo hanno sostenuto, Vaticano compreso, lei ora e’ ingombrante e impresentabile e deve essere sostituito, ma lei non cadra’ indenne, fara’ piu’ danni che potra’, un nuovo Sansone in miniatura. Lei sa che deve andarsene, ma sa anche che passera’ alla storia non come quel «grande, immenso» presidente che e’ stato lei, ma come «l’utilizzatore finale di prostitute che altri pagavano per conto suo». Non c’e’ che dire: lei e’ un grande in bassezza e amoralita’.

Nella trappola non e’ caduto il popolo di Dio, formato da «cristiani adulti» che tanto dispiacciano al papa «pro tempore» Benedetto XVI: lei non potra’ mai manipolarli come non potra’ mai possedere le coscienze dei non credenti austeri, cultori della laicita’ dello Stato che lei vilipende e svende, sempre e comunque, per suo inverecondo interesse. Lei ha la presunzione ossessiva di definirsi liberale, ma non sa cosa sia il liberismo, mentre e’ l’ultima caricatura di promettente e decadente comunista sovietico di stampo breshnieviano, capace di usare il popolo per affermare la propria ingordigia patologica di potere. D’altronde il suo amico per la pelle non e’ l’ex «kgb» Vladimir Vladimirovič Putin, nella cui dacia e’ ospitato secondo la migliore tradizione comunista italiana?
Dal punto di vista della morale cattolica, lei e’ uno spergiuro perche’ ha giurato sulla testa dei suoi figli, senza pudore e alcuni giorni dopo il «ratto di Noemi», ha dato dello stesso fatto diverse versioni differenti, condannando se stesso e la testa dei suoi figli alla pena dello spergiuro che gia’ Cicerone condannava con la «rovina» e l’esposizione all’umana infamia: «Periurii poena divina exitium, humana dedecus – La pena divina dello spergiuro e’ la rovina e l’infamia, il disprezzo degli uomini». Anche il Diritto Canonico, per sua informazione, riserva allo spergiuro «una giusta pena», demandata all’Autorita’, in questo caso il papa, che avrebbe dovuto comminarle la pena canonica, invece di indirizzarle una lettera diplomatica per il G8 e i suoi «deferenti saluti». Non ci puo’ essere deferenza, tanto meno papale, per un uomo che ha toccato il fondo della dignita’ politica e morale.
Gli ultimi fatti di Villa Certosa e Palazzo Grazioli hanno sprofondato lei ma anche l’Istituto Presidenza del Consiglio in un letamaio senza precedenti. Mai l’Italia e’ stata derisa nel mondo intero (ormai da quattro mesi continui) a causa di un suo presidente del consiglio che, su denuncia della moglie, frequenta le minorenni e sempre per ammissione della moglie che lo frequenta da oltre trent’anni, per cui si presume lo conosca bene, e’ malato e come un dio d’altri tempi esige per la sua perversione, sacrifici di giovani vergini per nascondere a se stesso i problemi del tempo che inesorabilmente passa, nonostante il trucco abbondante.

Lei dice di volere difendere la sua privacy, ma non c’e’ privacy per uno che ha portato i suoi fatti «privati» in tv attaccando indecorosamente la sua stessa moglie che ha intrapreso la strada del divorzio. Forse lei ha dimenticato che sull’immagine della sua «felice famiglia italiana» lei ha costruito se stesso e la sua fortuna politica ed economica. Lei si comporta per quello che e’: uno spaccone che in piazza si vanta di tutto cio’ che non ha mai fatto e poi pretende che nessuno ne parli. Se lei mette il segreto di Stato sulle sue ville, queste diventano ipso facto «affare politico» perche’ lei le usa anche per incontri istituzionali e quindi fanno parte dell’Istituzione della presidenza del consiglio. Lei non ha diritto alla vita privata, quando si comporta da uomo pubblico e promette carriere tv o posti in parlamento a donnine compiacenti che la sollazzano nel suo «privato». Non e’ lei che ha detto in una intercettazione, parlando con Sacca’ che «le donne piu’ son cattoliche piu’ son troie»? Puo’ spiegare, di grazia, il significato di queste parole altamente religiose e rispettose delle donne e indicarci a chi si riferiva? C’entrano le due donne che siedono nel suo governo e che si vantano di essere cattoliche: la Carfagna e la Gelmini?
Lei e suoi paraninfi continuate a dire che si tratta di questioni private senza rilevanza pubblica, sapendo di mentire ancora e senza pudore. Sarebbero affari privati se Silvio B non fosse presidente del consiglio che alle donnine che gli accompagnano anche a pagamento, non promettesse incarichi in aziende pubbliche (tv) o posti in parlamento se non addirittura al governo. Vorrei chiederle per curiosita’: quali sono i meriti e le benemerenze delle ministre Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini per essere assurte, non ancora quarantenni, a posti di rilievo nel suo governo? Perche’ Mara Carfagna posava nuda o la Gelmini prendeva l’abilitazione in Calabria?
Le sue ville sono ancora sotto la tutela del segreto di Stato e quindi guardate a vista da polizia, carabinieri, esercito? A spese di chi? Puo’ ancora dire che sono residenze private? Fu lei in persona ad andare dal suo devoto suddito Bruno Vespa a rispondere pubblicamente a suo moglie, Veronica Lario, rendendo pubblici i fatti che la riguardavano e attaccando sua moglie senza alcuna pieta’, facendo pubblicare dal suo «killer mediatico» le foto di sua moglie a seno nudo di quando faceva l’attrice. Non credo che lei possa dire che le sue vicende sono private perche’ ci riguardano tutti, come cittadini e come suoi «sovrani» costituzionali perche’ una cosa e’ certa: noi non abdicheremo mai alla nostra dignita’ di cittadini sovrani figli orgogliosi della nostra insuperabile Costituzione. Noi non permetteremo mai che lei diventi il «padrone» della nostra dignita’.
Per lei e’ cominciato l’inizio della fine perche’ il suo declino e’ iniziato nel momento stesso in cui e’ andato nella tv di Stato compiacente e, senza contraddittorio, alla presenza del solo cerimoniere e maggiordomo fidato, ha cominciato a farfugliare bugie, contraddizioni, falsita’ che non hanno retto l’urto dei fatti crudi. Se lei fosse onesto, anche solo per una parte infinitesimale, dovrebbe rassegnare le dimissioni, come aveva promesso nel suddetto, compiacente recital.

Lei puo’ fare affari col Vaticano e chiudere nel cassetto morale e dignita’, ma sappia che il Vaticano non e’ la Chiesa, per nostra fortuna e per sua e vostra disgrazia. Noi, uomini e donne semplici, vogliamo onorare e difendere la nostra dignita’ e la nostra fede, contro ogni tentativo di manipolazione e d’incesto tra altare e politica. Purtroppo lei, supportato da parte della gerarchia, ha fatto scadere la «politica» da arte a servizio del bene comune a mercimonio di malaffare e a sentina maleodorante. Le istituzioni cattoliche che l’hanno appoggiato ne portano, con lei, la responsabilita’ morale, in base al principio giuridico della complicita’.
Strana accoppiata: i difensori della moralita’ ufficiale, costretti a tacere per mesi di fronte a comportamenti indegni e a leggi inique, perche’ lautamente ricompensati o in vista della mancia promessa. Trattasi solo di un baratto di cui i responsabili dovranno rendere conto. I vescovi hanno ritrovato la parola quando si sono visti attaccare, inaspettatamente, da lei con avvertimenti di stampo mafioso (per interposta persona). La gerarchia, in genere felpata e compassata, in questo frangente e’ risorta come un sol uomo, arruolando anche il papa alla bisogna, ma cogliendo anche l’occasione per dare corpo alle vendette interne e regolare i conti tra ruiniani e bertoniani. Come insegna l’amabile Andreotti «la vendetta e’ un piatto che si gusta freddo». Strategie convergenti che hanno sprigionato il disgusto del popolo cattolico e dei cittadini che ancora pensano con la propria testa.
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Il tracotante di Arcore
Paolo De Gregorio

Mi sembra, per la prima volta, vedere spegnersi quel beffardo sorriso maturato in anni di impunita’ e di frequentazioni di giovani ragazze, sostituito da un ghigno nervoso e cattivo di chi vede nemici dappertutto e di chi sente vicina la fine.
Il problema e’ proprio quello stupidamente negato da Veltroni, e’ il berlusconismo, irripetibile concentrazione di intreccio tra politica, affari, mafia, denaro, corruzione, monopolio dei media, leggi ad personam, che ha profondamente alterato le regole democratiche.
Tutto questo ha portato la politica ad un livello di astio e di rozzezza mai visti prima.
Visto che la “sx sparita” non si accorse, quando era al governo, di questa ferita alla democrazia, che doveva essere sanata con una dura legge sul conflitto di interesse, dobbiamo sperare solo che Fini, riesumando AN, possa far cadere questo governo, la cui fine rappresenterebbe il fallimento del progetto PDL e quindi la fine politica del tracotante di Arcore.
Se si spaccasse il PDL, una parte consistente dei vecchi democristiani all’interno di questo partito, consigliati dalla antiBana CEI, potrebbero convergere verso l’UDC del sempreverde Casini, e i giochi politici si riaprirebbero finalmente senza B, percepito anche all’interno del suo partito come un padrone che comanda. La cosa e’ fattibile e possibile, dipende solo da Fini che dovrebbe saper sfruttare il momento di totale sputtanamento di re Silvio, indicare la sua incapacita’ di affrontare la crisi e la sua sottovalutazione con il solito ottimismo di facciata (mentre nei prossimi mesi aumentera’ ulteriormente la disoccupazione), ed egli puo’ porsi in alternativa al Bsmo con la possibilita’ di non essere piu’ l’eterno secondo.
Ci vergogniamo un po’, ma siamo qui a sperare che AN si ricostituisca e torni la vecchia DC aiutata dalla Chiesa e cio’ faccia finire il berlusconismo.
Ma c’e’ poco da scherzare: B e la Lega non hanno niente a che fare con la democrazia, sono pericolosi, e prima spariscono meglio e’.
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Red carpet sui cadaveri
Marco Travaglio

Il miglior presidente del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto negli ultimi 150 anni va ripetendo in giro che la consegna di 47 chalet a 200 dei 30.000 terremotati dopo appena 162 giorni rappresenta “il cantiere piu’ grande del mondo”, nonche’ l’opera di ricostruzione piu’ rapida e imponente della storia dell’umanita’. Anche meglio della muraglia cinese e della piramide di Cheope. Non parliamo poi della bonifica delle paludi pontine e della battaglia del grano, che gli fanno un baffo.
A tenergli bordone c’e’ l’eccellentissimo Bertolaso, il gran ciambellano della Protezione Civile nonche’ “uomo della Provvidenza” che tutto il mondo ci invidia perche’ senza di lui non sapremmo proprio come fare: anche lui si loda e si imbroda a proposito della ricostruzione piu’ rapida e imponente ecc. La stampa al seguito registra e rilancia. Peccato che non sia piu’ in vita Montanelli, che dopo il terribile sisma del 1980 in Campania e Basilicata, raccolse tra i lettori del suo Giornale un bel po’ di quattrini e consegno’ ai terremotati di Castelnuovo di Conza un intero villaggio di nuove case, inaugurato con Pertini 170 giorni dopo il sisma. Cioe’ soli 8 giorni dopo l’attuale ricostruzione piu’ imponente e piu’ rapida ecc.
Ma ci fu anche chi arrivo’ molto prima: lo staff di Giuseppe Zamberletti, democristiano lombardo concreto ed efficiente, che senza essere sottosegretario a nulla, ma in veste di commissario straordinario di governo, mise a frutto l’esperienza maturata nel 1976 in Friuli e riusci’ a consegnare 150 chalet (identici ai 45 inaugurati ieri dal premier, anche se a pagarli e’ stata la provincia autonoma di Trento, governata da Lorenzo Dellai, centrosx) alla popolazione di Ariano Irpino, che aveva appena pianto 300 morti, riuscendo a seppellirli solo 3 settimane dopo. Quando avvenne la consegna? Qualcuno, sentita la premiata ditta B&B, nel senso di B & Bertolaso, dira’: sicuramente non prima di 170 giorni, altrimenti gli annunci del presidente del Consiglio e del capo della Protezione civile sarebbero nient’altro che balle. E i giornali che le registrano senza batter ciglio sarebbero nient’altro che uffici stampa. Bene, tenetevi forte: Zamberletti consegno’ ad Ariano i primi prefabbricati appena 60 giorni dopo il terremoto e le 150 casette con giardino dopo soli 122 giorni, dando un tetto permanente a 450 persone: la meta’ dei superstiti. Cioe’ impiego’ ben 40 giorni in meno della ricostruzione piu’ imponente e rapida ecc., per fare il triplo del migliore presidente del Consiglio degli ultimi 150 e del capo della Protezione civile che tutto il mondo ci invidia.
Con tre lievissime differenze, fra il 1980 e oggi. 1°: il terremoto in Campania e Lucania si estese per quasi due regioni intere, fece 3 mila morti (10 volte quelli d’Abruzzo), 9 mila feriti e 300 mila sfollati. 2°: all’epoca la Protezione civile non esisteva: i soccorsi erano coordinati dalla radio della Rai, con le telefonate in diretta degli amministratori e dei cittadini. 3°: scalcinata fin che si vuole, l’Italia era ancora una democrazia. E anche il politico piu’ infame avrebbe esitato un po’, prima di pavoneggiarsi a favore di telecamera su un red carpet di cadaveri.
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Zombi
Maria Pia

Non posso fare a meno d’interessarmi al mio paese ma il cuore non sopporta piu’ quanto accade.
Avrebbe bisogno di una sosta per riprendersi e invece questi figuri che ci rovinano l’esistenza dureranno piu’ dei venti anni del fascismo. Durante il fascismo si preparava un dopo che si e’ immediatamente presentato. Gente che voleva una rinascita e che l’ha fatta. Ma come troppe volte in Italia, il sogno bello e’ durato pochissimo e tutti quelli che annusano gli eventi, che da piccolissimi segni leggono il futuro, come don Milani, Pasolini, Sciascia passarono tra noi, creature leggere e ignoranti, inascoltati, emarginati e ammazzati.
Nessuna tregua, nessuna pace per l’Italia.
Io cerco di stare diritta, viva, attenta, ma mi vedo di fianco un fantasma che cammina a braccia penzoloni, con una nausea perenne, con gli occhi mezzi chiusi e vuoti, gia’ altrove.
Ma pure sento il vuoto attorno a me: si parla, si fa tutto come se fossimo vivi, ma dentro sento che siamo morti e non sappiamo come uscire da questa morte vivente che ci si e’ appiccicata e, peggio di una peste, ci sta distruggendo.
Zombi.
La storia va solo avanti, e anche solo uno sguardo verso questo avanti che c’e’, e’ utile, ma e’ tanto faticoso che viene voglia di mollare ogni cosa.
…Povera patria!. Schiacciata dagli abusi del potere di gente infame ..
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19 settembre, una piazza contro i veleni
Sandra Bonsanti

L’Italia che rinasce dopo il ventennio commemora Giovanni Amendola, direttore del Mondo, bastonato a morte dal regime nel 1926. Il ricordo e’ affidato a uno dei suoi “ultimi redattori”, Mario Ferrara, altra voce del giornalismo messa a tacere che continuo’ il suo lavoro per la liberta’, difendendo gli antifascisti al Tribunale speciale.
Ferrara ricorda la stanza molto piccola in cui, dopo l’urlo dell’ultimo strillone, Giovanni Amendola parlava dei suoi studi e dei suoi sogni. Di quel suo ultimo impegno per la “moralizzazione della vita italiana”. “Che cosa e’ in fondo un giornale?” chiede Ferrara “Molti di voi non lo sanno, molti piu’ giovani di voi lo apprenderanno forse un giorno; ancora e’ troppo presto per sapere che cosa fosse quella passione e insieme che cosa fosse quella forza, che cosa potesse essere di bene e di male. Un giorno, se in quelle pagine che escono, in quelle poche parole spesso irte di errori di tipografia, se in quei fogli alita uno spirito di verita’, una volonta’ di credere e di sperare, essi si difenderanno e saranno un alimento e una speranza per tutti. Se viceversa essi conterranno la subdola menzogna, essi saranno un atroce veleno, quel veleno che ancor prima dell’avvento del fascismo e in venti anni di dittatura fascista ha avvelenato la coscienza degli italiani”.
Non ho mai trovato una definizione piu’ nobile e insieme spietata di cosa sia un giornale. Oggi, dobbiamo dire di cosa sia un giornale o una televisione o un qualunque mezzo che informa i cittadini. I mezzi sono evoluti, il principio e’ quello. Il compito di un giornale e’ comunicare verita’. Se invece diffonde subdole menzogne, non sara’ un giornale, ma un veleno.
Noi di Liberta’ e Giustizia andiamo in piazza sabato con il sindacato dei giornalisti per opporci al piu’ pericoloso dei veleni: il controllo e l’intimidazione della libera informazione, Il progetto di limitare sempre di piu’ l’autonomia dei giornalisti. Un veleno che mai, dalla fine della guerra ad oggi, era stato profuso in maniera tanto spietata e abilmente programmata.
Andiamo in piazza a Roma e in molte citta’ prima di tutto per essere con Repubblica e l’Unita’, con l’Avvenire e Famiglia Cristiana, con la Rai che si ribella agli slittamenti e alle minacce, con quella stampa locale libera che quotidianamente rivendica “lo spirito di verita’”.
Noi andiamo in piazza perche’ vogliamo manifestare a chi ci guarda meravigliato da oltre i confini che non siamo pecore, ma giornalisti e cittadini. Per rispondere a chi ci dice che “cio’ che vediamo in Italia e’ l’emergere di una cultura dell’informazione tipica dei regimi autoritari…ed e’ allarmante che in una democrazia dell’Europa occidentale” una parte cosi’ consistente del Paese non sia informata (John Hooper, The Guardian).
Vogliamo manifestare perche’ l’informazione e’ un bene di tutti, essenziale alla democrazia, e l’organizzazione del consenso la uccide.
E manifesteremo anche per voi, amici giornalisti che ridete della nostra preoccupazione, e per voi, cittadini che non sapete e non potete ormai piu’ riconoscere la menzogna di Stato. Manifesteremo perche’ vogliamo cercare di essere “una speranza per tutti”.
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Un flop di regime
Viviana Vivarelli

Solo un 13% di ascolti!?
E allora valeva la pena di annullare 8 programmi televisivi per forzare gli ascolti su di se’ con questo risultato? Quanta e’ stata l’audience di Porta a Porta? Successo o flop micidiale? Chi ha avuto la costanza di sorbirsi tre ore di pappa del banana? Ha davvero giovato fare un tale sconquasso di Rai, mostrandosi padrone assoluto e duce totalitario anche del servizio pubblico che deve stare prono ai suoi voleri?
E’ davvero stato un affare sostituire Ballaro’ con un poliziesco e Matrix con un serial?
E poi abbiamo dovuto anche sentire i lamenti di B che, poverino, “e’ stato costretto a stare in Rai quando preferiva guardare il Milan!” Ipocrita a falso due volte, perche’ Porta a Porta non va mai in diretta ma e’ registrato! E nessuno ha costretto lui. E’ stato lui che ha costretto la Rai a piegarsi come fosse una sua puttana.
Ma non aveva bisogno di uno spot sulla falsa ricostruzione dell’Aquila, doveva anche sparare a palle incatenate contro la stampa “Farabutti!” che nemmeno ora si fa intimidire da minacce e querele.
Cosa fara’ ora? Licenziamenti in massa? “Siamo circondati da farabutti in tivu’, stampa e politica. La Rai e’ l’unica rete pubblica che parla male del governo con i soldi dei contribuenti”. Farabutta la Gabanelli?! Farabutto Paolo Ruffini, l’educatissimo direttore di Rai 3?! Farabutto il compito Floris?
E attacca Repubblica. “E’ un giornale retto da un editore svizzero, con un direttore dichiaratamente evasore fiscale” (parla l’evasore modello!). Vespa prova ad interromperlo: “Mauro dice che non e’ vero”, ma lui insiste: “Lei ha un gran senso dell’umorismo, ma e’ delinquenziale parlare di attentato alla liberta’ di stampa. Denunciare quella testata era il minimo che potessi fare”. Gia’, i suoi dicono che quando uno viene attaccato per immoralita’ da 4 mesi, il minimo che puo’ fare e’ querelare. Con questa tesi, anche Riina sarebbe innocente e potrebbe querelare chi gli da’ del mafioso!
E poi altre smandrappate: “Con Fini non ci sono problemi da parte mia. Ci sono due concezioni diverse in campo (delicato eufemismo, intanto 60 deputati di An si stanno separando da lui). “Io vedo i partiti come movimenti che devono organizzarsi nei momenti elettorali. Per Fini e i professionisti della politica – e io non lo sono – (e infatti lui e’ un professionista della truffa) il partito deve discutere le decisioni che devono essere prese dal governo” (il partito quale? O intendeva il proprietario del partito maggiore che discute coi propri legali? E intanto nel Pdl si discute per ottenere almeno la possibilita’ di essere ascoltati). “Due concezioni diverse, ma nessun problema con Fini”. E infatti la sua concezione e’ quella del dittatore unico, circondato da servi ossequienti.
Poi ha sparato sull’Udc: “Fa parte del PPE e mi parrebbe logico e conseguente che si alleasse con noi, mentre fa calcoli di convenienza con la sx nelle regioni rosse solo per avere assessori e fette di potere”. Casini interviene in diretta per spiegare che e’ l’unica forza politica all’opposizione con il vecchio governo e con l’attuale: “Perche’ a noi – dice il presidente dell’Udc – piace stare con chi governa bene. E comunque, se B dice che puntiamo alle clientele, vuol dire che non faremo alleanze con il Pdl alle regionali” (Bella mossa, cosi’ B si e’ giocato le alleanze locali!).
Poi esagera con le autoimbrodate. “Il mio esecutivo e’ meglio quello di De Gasperi. Lui fu il padre della patria, ma il mio esecutivo e’ il migliore” (qui i B-scettici sono andati a nozze: “Il miglior puttaniere degli ultimi 150 anni”, “Ma perche’ fermarsi a 150 anni, il miglior fracassamaroni dal paleolitico” e altre amenita’).
L’opposizione e’ “comunista”. Inutile dirgli che qui di comunisti non se ne vedono. Ma per l’assatanato “Sono accerchiato dall’Internazionale Comunista che si muove contro di me da tutta Europa” (e infatti il Komintern dell’Economist e del Financial times..).
“D’Alema e’ un vetero comunista che sta li’ a fare il comunista da 40 anni. Le accuse che rivolge al governo sono espressioni da puro stalinista. Serve un cambiamento generazionale”. Tocca a Vespa ricordargli che lui ha 73 anni e che parli di cambio generazionale fa un po’ ridere.
“Io sono il piu’ giovane: non e’ l’eta’ che fa l’innovazione. E’ il cervello, caro dottore”.
Ah, be’, allora…. Qui siamo prima dell’eta’ della ragione…giovanissimo, direi, non ci sono nemmeno i denti del giudizio.
Davvero ha ragione Veronica. Quest’uomo non sta bene, non sta bene affatto…
E intanto altri sei punti persi nei consensi.
Un altro paio di Porta a Porta cosi’, magari la prossima volta blocchiamo anche l’UEFA e facciamo saltare la partita, e ce lo siamo levati di torno.
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Il monologatore coatto
Viviana Vivarelli

Il solipsismo e’ una malattia mentale che fa credere a un individuo di essere l’unico padrone del mondo, l’unica mente del mondo, l’unica legge del mondo. E’ un eccesso di megalomania che riversa il mondo intero nell’ego del soggetto, convinto che tutte le altre persone esistano solo per confermare questo ego, assoggettarsi ad esso, inchinarsi ad esso, ubbidirlo e servirlo. Ovviamente un soggetto affetto da tale patologia e’ indifferente all’etica, alle leggi, alla Costituzione, alla religione, al senso comune, alla morale comune, all’etichetta, al decoro, alle norme del vivere civile e persino al senso del ridicolo.
Chi vive solo per se stesso in questa forma smisurata e patologica e’ indifferente a tutto quello che costituisce regola per il resto delle persone, e capisce solo il proprio comodo, il proprio utile, il proprio interesse e il proprio piacere.
In politica il solipsismo e’ ovviamente quanto di piu’ lontano possiamo immaginare dalla democrazia e produce dittatori genetici potenziali che fanno di tutto per diventare dittatori effettivi, tranciando via dal loro cammino qualunque alterita’, dissenso, critica, opposizione.
Il solipsista patologico tende all’Egoarchia. Tutto il resto non lo interessa.
Puo’ usare anche formule standardizzata di eloquio che traggono spunti dalla religione o dall’etica o dal buon governo, ma esse gli serviranno solo per una mera propaganda di facciata, essendo egli indifferente ad ogni valore, principio o norma a carattere universale e non provando alcuna empatia per chi viene a soffrire per le conseguenze del suo strapotere

La trasmissione-fiume-comiziaccio di Berlusconi a Porta a Porta e’ l’ennesima prova del solipsismo di Berlusconi.
Il flop di ascolti gli deve essere risultato del tutto incomprensibile. Ma come? Si era preparato per ore! Aveva curato nei minimi dettagli tutto quello che doveva dire per annientare tutti i suoi avversari, italiani e mondiali! Si era fatto scrivere violente frasi ad effetto che dovevano rimbalzare come gong terrificanti nelle teste degli italiani! Ha parlato per la bellezza di tre ore! E quelli hanno preferito zappingare su altri canali???? Gli hanno preferito una fiction con Garko!? Per di piu’ initolata “L’onore e il rispetto”! Gli hanno preferito L’Onore e il rispetto”!? Una cosa inaudita!
Porta a Porta con Berlusconi ha fatto meno ascolti del Porta a Porta con Turigliatto che baccaiava con Roberto Fiore di Forza nuova, meno della puntata in cui Vespa telefono’ a Adel Smith, presidente musulmani italiani, che bestemmio’ contro il papa, meno della millesima ricostruzione con modellino della villa di Cogne.
Il megalomane atto di forza del dittatore ha fatto flop! Ha preso piu’ ascolti canale 5 che ha fatto il 22,61% con 5.750.000 di spettatori contro il suo misero 13,47% e 3.219.000 spettatori. Un flop clamoroso. Tanto piu’ che la media di ascolti di Vespa supera sempre il 18. Lui era sotto di 5 punti! Un baratro! Persino per Vespa!
13,47%!!! E dove stava lo strombazzato 78,4%?
Ma dopotutto ha avuto 2.700.000 preferenze. Possono tornare con un 13% di ascolti.
Peccato che gli italiani siano 60 milioni!
La prossima volta faccia un messaggio a reti unificate calpestando tutti gli altri programmi e raggiungera’ lo 0%. La soluzione finale!
Ha fatto quasi piu’ ascolti ‘Dirty dancing’ con tutto che e’ un filmettino per adolescenti che ritorna per l’ennesima volta e uno se lo vede per la terza o quarta volta. Alla pari con ‘L’ispettore Coliandro’, che …insomma.. ma l’avete mai visto?
Proprio una bella scelta quella del servile Masi:
Le frasi a effetto ci sono state, si’, ma contro di lui! Un bell’autogoal!
La peggiore performance di RaiUno“. Ci si e’ squalificata anche la RAI. E’ andato sotto anche dei Porta a Porta peggiori.
Ora, Porta a Porta, checche’ se ne creda, sta gia’ tra i programmi considerati peggiori della tv.
L’indagine Codacons ha rilevato che e’ al 10° posto tra i programmi meno amati dagli italiani; ai primi stanno: Uomini e donne (Canale 5); Isola dei famosi (Rai2); Lucignolo (Italia1); Domenica In (Rai1): Questa domenica (Canale 5); Beautiful (Canale 5): Grande fratello (Canale 5); Amici (Canale 5).
Come si vede nel peggio Canale 5 la fa da padrone ma se Vespa continua cosi’ anche la Rai fara’ una buona concorrenza verso il basso.
E di Porta a Porta ce ne sono anche troppi perche’ si facciano anche degli speciali, alla luce della cortigianeria e del cattivo gusto! Francamente di questi salottini ne faremmo volentieri a meno!
Dunque i commenti fioccavano: “Abbiamo gli ascolti del piu’ scadente varieta’“.
E’ in crisi un certo modello di talk show, fondato sulla propaganda e sull’ingiallita tecnica manipolatoria della ‘cerimonia mediatica‘”.
B ha fatto un errore: doveva spostare anche la partita del Milan!
E’ proprio vero: “A forza di ripetere la gente si convince; ma se ripeti troppo, la gente si stufa” (Buttiglione).
Rosi Bindi: “Oggi sappiamo dov’e’ la popolarita’ del premier: ferma al 13%.
Donadi: «I vertici della Rai hanno imposto un soliloquio di B di 3 ore. Gli italiani hanno risposto con un pernacchio cambiando canale. Ora dovrebbero rispondere anche del danno economico determinato all’azienda dalla loro decisione: mai l’audience della Rai e’ stata bassa come ieri, ed e’ gravissimo».
Se e’ questa la tecnica giovanilista sbandierata da B, si rassegni, il pubblico ha detto NO.
“Il flop degli ascolti prova che gli italiani sono ormai nauseati da Vespa e dalle sue sviolinate a B“. Una “doppia umiliazione”. Per B e per la Rai che gli sta dietro come un cane.
Fuori i dinosauri. Avanti il popolo, quello vero!
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Pollicino.blogosfere
Non si puo’ dire che lo staff di Berlusconi non ce l’abbia messa tutta per annullare tutto il resto, programmazioni televisive, compleanni, addio al celibato, cene di ex liceali, perfino incontri di coppie adultere, che si sono un po’ infuriate, dicendo ma come proprio lui. Anche ad Onna hanno fatto le cose per benino, tenuto lontani i contestatori, i comitati civili, hanno costruito un bel set dove realizzare la fiction della consegna delle case realizzate dalla Provincia di Trento e dalla Croce Rossa. Poi via di corsa a Porta a Porta, altro teatrino, peccato lo share del 13%, certo una bella percentuale bulgara di quelle a lui care.
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La caduta del guitto
Monclick

Finalmente una buona notizia!!!! lo Show di Regime che ha fatto flop!! fantastico!!! il Popolo si e’ stufato di questi polpettoni? La mitica Casalinga di Voghera preferisce le Fiction? Cosa dira’ ora papi, che l’Auditel e’ “comunista” e disfattista? Che i giornali pubblicano notizie false e tendenziose? Ma mandiamolo in esilio in Corea del Nord, mannaggia, li’ sarebbe perfettamente a suo agio!!
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B si e’ fatta l’autocelebrazione ma gli e’ venuta male.
Non lo ascoltano piu’ nemmeno picciotti e camorristi.
Vi
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Vivaitaly
Vai, B, siamo con te, non ti arrendere alle insidie e gelosia della sx. Grazie e noi veri Italiani siamo con te, anche se desiderassimo una linea piu’ dura contro coloro che odiano l’Italia.
(questo l’ho messo per la serie: oggi le comiche)
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Re ubu
Meglio fare premier Garko.
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Camelogue
A ben vedere gli italiani gli hanno preferito l’onore e il rispetto!
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Cisco64
Ieri a Porta a Porta e’ andato in onda ancora una volta il monologo triste, noioso, autoreferenziale di un venditore d’assalto che sente sempre di piu’ stringersi intorno al collo il cappio della verita’ e per questo sta perdendo la testa.
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B batte tutti per ipocrisia Il colmo e’ essersi autocelebrato per aver consegnato 45 casette consegnate…dal csx di Trento!!!!
Vi
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The mask
Impressionante l’aspetto fisico. Un volto cereo che ha sempre meno dell’umano e piu’ della maschere funebre. Poi ho cambiato canale
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B e’ il mausoleo di se stesso
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Ballaro’ spostato, Matrix spostato, solo l`Uefa non si e’ voluta allineare a Porta a Porta. Direi che qui si e’ sfiorato l`incidente diplomatico.
Enopeo
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Rosyani
Sara’ stata una coincidenza ma l’altro giorno e’ andato in onda l’episodio dei Simpson “L’impero Mediatico di Burns”.
Mr Burn (o anche Mr B, il nesso si evidenzia sin dal principio), avido e ricchissimo proprietario della centrale nucleare di Springfield, decide di accorpare nelle sue mani tutti gli organi di informazione, dalle televisioni ai giornali. Con i soldi compra tutte le testate, inserisce negli organici i “suoi” fidelizzati, personaggi bui che hanno poco o niente di professionale. Inquietante la donna pipistrello messa come mezzobusto del tg e passa agli editti bulgari contro gli infedeli.
Ma la completa epurazione non gli riesce.
Prova in tutti i modi a fagocitare il giornalino indipendente diretto dalla piccola Lisa Simpson. Prima con le buone, senza esito, e poi con le cattive.
Ultima possibilita’ buttare fango sulla sua reputazione attraverso un meditato e funzionale attacco mediatico.
I nessi con le nostre ultime vicende ci sono proprio tutti.
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Ma era B o un replicante?
Monster
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Massimo del Papa
Onna 2
Non sono un santo ma faccio miracoli: Onna 2, la vendetta del presidente edile (editore) ringiovanito di 40 anni, peccato solo la ripresa da studio che schiacciava un po’ la testa, pareva una villetta. Un Silvio non dada ma cubista, pura forma, pura geometria, scomposto e compenetrato in piani cromatici. Del resto, si sa, il Fini giustifica i mezzi. Sansonetti, piu’ appare e meno si capisce se e’ normalizzato o e’ sempre stato cosi’. Una produzione Bruno Vespa, per la serie: di Ballaro’ ma che ce frega, ma che c’emporta a porta a porta…
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Hagakure
Trasmissione comunque tutta all’insegna del surreale: surreale l’ospite e surreali taluni suoi argomenti, surreale il conduttore fuori dalle righe anche quando voleva starci dentro, surreali i giornalisti in studio e in collegamento (che ad un certo punto hanno dovuto pensare di essere capitati alla festa sbagliata), surreale Floris che prima annuncia una telefonata, poi redige una dichiarazione per affermare (notiziona!) che “Ballaro’” non e’ pro Pd, surreali gli ingegneri che fanno i premier e i premier che fanno gli ingegneri.
Parevano surreali anche le poltrone, ieri sera a “Porta a Porta”.
Anche loro “obbligate” a questo momento di totalizzante liturgia televisiva.
Ma loro c’erano gia’ abituate e hanno svoltato la serata meglio di tanti altri.
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L’uomo-balcone
Eppure era semplice: bastava portare la D’Addario piu’ due o tre delle sue troiette e si salvava l’audience
Quest’uomo non sta bene, se ne sono accorte anche le pietre.

Vi
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Ha detto di se’ che cammina sulle acque.
Provasse ora a camminare sulla merda!

Vi
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Rieletto a pieni voti al parlamento europeo Barroso con 382 a favore, 219 contrari e 117 astensioni

Per essere confermato, Barroso aveva bisogno della sola maggioranza semplice, ma il risultato gli da’ la legittimita’ politica necessaria anche nel momento in cui entrera’ in vigore il trattato di Lisbona. In questa eventualita’ Barroso aveva infatti bisogno di almeno 369 voti.
Barroso, membro del partito popolare, e’ il secondo presidente dopo Jacques Delors a condurre l’euroesecutivo per due mandati consecutivi.
Dopo 5 anni, la maggioranza parlamentare ha riconfermato Barroso da presidente esecutivo
Dopo 3 ore, la maggioranza parlamentare avrebbe cacciato, potendolo, Berlusconi, da presidente temporaneo.
Sara’ anche come dice lui “il miglior presidente italiano da 150 anni”, ma certamente e’ stato il peggior presidente europeo da 61 anni.

E’ proprio vero l’internazionale comunista si infiltra dappertutto
Di Pietro

Visto che ormai nelle trasmissioni dove interviene B si registra un netto crollo degli ascolti, ritengo che B debba apparire e danneggiare le sue televisioni, e non quelle del servizio pubblico.
Mentre Vespa raccatta un umile 13,47% di share, Mediaset si frega le mani con gli incassi pubblicitari dei suoi canali che accolgono i fuggiaschi delle reti Rai. E cosi’ ci si ritrova nella grottesca situazione di un Pres che per favorire le sue aziende danneggia la Rai. Insomma, mentre i contribuenti perdono soldi, lui si riempie le tasche. Ma se la Tv di Stato e’ questa, allora non ha senso pagare alcun canone e, visto che con il calo dello share si danneggia anche l’erario, e visto che Vespa considera ‘Porta a Porta’ un suo programma, allora mi chiedo se non debbano essere lui o Masi a colmare questo buco nelle casse pubbliche. Il loro comportamento si profila come un utilizzo di mezzi e soldi pubblici per favorire gli interessi di un singolo individuo.
Ringrazio i cittadini italiani per aver boicottato Porta a Porta”, grazie a loro e’ stato registrato un crollo dello share della trasmissione. Vespa e’ stato il boia della Rai di questo martedi’, quando il governo B sara’ solo un ricordo, certamente, anche il signor Vespa finira’ nel dimenticatoio. E colgo l’occasione per ribadirgli che non esistono proprietari di programmi pubblici e che io saro’ a ‘Porta a Porta’ per ricordarglielo e per esigere la risposta che i cittadini aspettano alla seguente domanda: “Come mai B per farsi intervistare sceglie lei invece che i suoi colleghi?”.
La trasmissione di ieri e’ stata una sequela di autocompiacimenti da voltastomaco, un soliloquio di un uomo isolato, arrogante e debole. B, quello che ha corrotto Mills nel piu’ colossale processo di evasione fiscale ai danni dei contribuenti, si permette di dare dell’evasore al direttore di Repubblica, dimostrando di essere un mentitore senza ritegno e approfittando dell’ignoranza di molti cittadini, zoccolo del suo elettorato, che non ne conosce la biografia.
Nei prossimi mesi faro’ una capillare campagna di volantinaggio, in ogni angolo del Paese, per diffondere la biografia di B che e’ on line sul sito di Wikipedia. Perche’ chi naviga in internet sa perfino il numero di tessera P2 di quest’uomo, ma molti cittadini, per eta’ o per impedimenti tecnici, ancora non hanno mai letto cosa e’ stato capace di fare questo impresentabile
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RIDIAMARO : – )

ER CAGHETTA: FINI CANDIDATO PREMIER
Gian Antonio Stella
www.politikon.it

«Un giorno si avvicina a un gruppo di giapponesi e coi suoi modi sussiegosi li ricopre di insulti, sicuro che quelli non lo avrebbero capito: “Pidocchiosi, teste di cazzo, coglioni”. Cosi’ per ridere. Anche loro ridevano…»
Chissa’ se Francesco Storace si lascerebbe andare anche oggi in confidenze come quella fatta pochi anni fa al «Giornale» sull’idea eccentrica di svago del Signor Vicepresidente del Consiglio del «B 2°» onorevole dottor Gianfranco Fini.
Chissa’ se riderebbero ancora, i giapponesi vittime della cameratesca goliardata.
E chissa’ se riderebbe lui, il vatusso bolognese che tiene assai all’immagine che si e’ dato nel tempo di asciutto statista.
Certo e’ che, come persona, appare un po’ piu’ complesso di quanto lasci pensare la sua figura di freddo e distaccato professionista della politica. Basti ricordare cosa rispose il giorno in cui gli chiesero se «sinceramente» non stesse pensando di scaricare il suo amico Silvio, che passava giorni di grande difficolta’. Rispose:
«Sinceramente non me lo puo’ chiedere. Io non sono sincero quando parlo di queste cose. Anzi, sono reticente».
Cossiga, che pure non ha mancato di dargli qualche scappellotto («Se non la smette di dire che D’Alema e’ comunista tornero’ a chiamare lui fascista»), e’ arrivato a definirlo «un Tony Blair di dx» e a donargli un giudizio apparentemente lusinghiero: «E’ il migliore. Porta avanti il suo gioco politico con una buona lucidita’. Ma e’ privo dei supporti dottrinari. Non so se legga qualche libro. So che mischia un po’ tutto: Evola e il liberismo, la conservazione e il libertarismo».
Traduzione dal cossighese: un grande tattico esperto di pura tattica. Senza tante ideologie.
E senza spessore. «Cuore» gli dedico’ un titolone folgorante: Voto Rutelli.
Questi fascisti mi fanno paura. Il sommario diceva: «Mi sento anche un po’ extracomunitario, ebreo e comunista, per non parlare delle mie nuove tendenze omosessuali.”
Sconcerto tra i suoi sostenitori: “D’accordo capo, basta col fascismo, ma possiamo almeno rimanere nazisti?». Una forzatura di quella canaglia di Michele Serra. Il quale coglieva, pero’, un punto chiave dell’uomo che sarebbe diventato vicepresidente del Consiglio: il pragmatismo assoluto.
Un impasto di ambizione, disponibilita’ a liberarsi di ogni zavorra simbolica, capacita’ di adattare la linea agli eventi, indifferenza alle accuse di incoerenza. «Faina in forcing.»
Cosi’ lo ha ribattezzato, con l’anagramma del nome, Stefano Bartezzaghi. Faina si’, il resto meno.
Dopo aver tentato spesso di smarcarsi dal ruolo di spalla ed esser stato via via fermato da una tranvata elettorale, l’ossuto Fini decise infatti di giocare non piu’ in forcing, ma in surplace. Accettando fino in fondo il ruolo di numero due, anche con la vicepresidenza del Consiglio senza delega, alla larga da ogni responsabilita’ diretta e quindi da ogni grana, ogni polemica, ogni attacco, salvo quelli che lui stesso decide di andarsi a cercare.
Come quando volle prima mostrare personalmente i muscoli a Genova nei giorni del G8, e poi si schiero’ a spada tratta nella difesa acritica di tutti i poliziotti e tutti i carabinieri «sottoposti a un linciaggio» dalla sx, indifferente agli inquietanti retroscena che sarebbero emersi e alle accuse che sarebbero arrivate dai governi stranieri.
Deciso a restare defilato e insieme vestire i panni dell’Uomo Forte anche in dissonanza con le prudenze berlusconiane.
Esattamente il ruolo in cui Mario Segni lo aveva immaginato anni fa: «Con la sua fredda astuzia sembra il duca Valentino dei Borgia, che aspetta il logoramento del Cavaliere per proporsi come il vero leader della dx».
Nipote di un nonno comunista (paterno: Alfredo) e di uno fascista (materno: Antonio, partecipante alla Marcia su Roma), figlio di un funzionario della gulf socialdemocratico, studente disastroso al ginnasio (5 in italiano, 5 in latino, 4 in greco, 4 in francese: bocciato), buono alle magistrali, laureato in pedagogia a Roma con una tesi sui decreti delegati, racconta a tutti di essere diventato missino dopo che i rossi gli avevano impedito di assistere al film ‘Berretti verdi’ con John Wayne.
Meglio: piu’ che missino, fascista. Lo dice lui.
Smentendo lo stesso amico Silvio che s’affanna a sdrammatizzare: «Macche’ fascista: se e’ nato nel ’52!». No: «Sono un postfascista, ma sarebbe meglio dire un fascista nato nel dopoguerra».
Lo diceva nel 1988, mentre stava per essere eletto segretario nazionale del MSI.
Al ballottaggio, ma con voti reali.
La prima volta non era andata cosi’. Alle elezioni per la carica di capo del Fronte della Gioventu’, nel ’77, era arrivato 5° su 7 candidati.
I camerati, piu’ fanatici e maneschi di lui, lo consideravano infatti troppo moderato.
«Per noi era un vile» avrebbe spiegato anni dopo Valerio Fioravanti, che a quei tempi stava slittando con la futura moglie Francesca Mambro verso la scellerata scelta della lotta armata.
Uno che preferiva la parola al manganello, il dibattito allo scontro fisico.
Onore al merito, per noi.
Non per i suoi camerati, che nelle sezioni caldissime di Acca Larentia o di via Sommacampagna lo chiamavano «er Caghetta». E lo accusavano, secondo le testimonianze raccolte da Goffredo Locatelli e Daniele Martini, autori d’una biografia del leader destrorso, di cose inimmaginabili nell’ottica dei balilla: «Veniva ai cortei in giacca e impermeabile. Cosi’ al primo pericolo si infilava nei negozi e si spacciava per poliziotto».
Figurarsi se lo avrebbero fatto capo dei giovani missini.
Almirante non aveva, pero’, voluto sentir ragioni: dal 5° l’aveva cooptato d’autorita’ al 1° posto. A riprova di quanto «Faina» avrebbe spiegato anni dopo. E cioe’ d’aver appreso «i valori della democrazia» proprio dentro il msi.
Seccato dalla fama di debolezza muscolare, dira’: «Ne ho date e ne ho prese, credo d’esser finito in pareggio».
L’unico pestaggio di cui si abbia notizia, tuttavia, non glielo impartirono i rossi ma i camerati amici del marito di quella che, in seconde nozze, sarebbe diventata sua moglie, Daniela Di Sotto: «Sospettavano di me e di lui».
Un passo indietro. Daniela, che oggi si veste con minigonne e spacchi da sventola e ha un fisico da palestra coi bicipiti luccicanti ma allora era una cicciona di 75 chili che lavorava come tastierista al «Secolo d’Italia» dove Gianfranco faceva il giornalista, si era sposata molto giovane con Sergio Mariani, che tutti chiamavano «Folgorino» perche’ era stato nella Folgore, un manesco cosi’ manesco da essere spedito per un anno in soggiorno obbligato in Sardegna. Cosa fosse successo, in quell’anno di provvisoria vedovanza, tra Daniela e il futuro presidente di An non si sa. Niente, dicono loro.
Certo e’ che quando il marito rientro’, lei scopri’ che non ci poteva piu’ vivere insieme.
Anni piu’ tardi avrebbe raccontato: «Dopo mesi di totale estraneita’, un giorno gli dissi: “Sto uscendo, vado dall’avvocato”. Lui mi rispose: “Se ci vai mi sparo”. Chiusi la porta, uscii sul pianerottolo, chiamai l’ascensore. Sentii un colpo di pistola. Sergio si era sparato alla pancia. Chiamai l’ambulanza, avvertii il partito. Fu operato subito e per fortuna si salvo’. Ma da quel momento io per tutti diventai il carnefice e lui la vittima. Io la donnaccia senza cuore che non prova pieta’, lui il poverino che per causa mia aveva rischiato addirittura la vita. Furono mesi, anni terribili. Tutti gli amici, il partito, si schierarono contro di me; nessuno, vent’anni fa, ammetteva che una donna, di dx per giunta, potesse scegliere di vivere la propria vita, di alzare la testa, di tornare a sorridere dimenticando l’infelicita’».
Per capire il clima, bastino due dettagli. Il 1°: per separarsi legalmente, la donna fu costretta a rivolgersi a un avvocato comunista. Il 2°: quando nacque la bambina, Giuliana, venne momentaneamente registrata all’anagrafe come «nata da Fini Gianfranco e donna che non vuole essere nominata».
Tutte cose che, con ogni probabilita’, avrebbero contribuito a indurire il carattere di colui che, al momento dell’elezione a segretario del msi, il «Corriere» ribattezzo’ come «il Tenentino». E avrebbero cementato un rapporto che, a sentire lei, che balla come una pazza nelle discoteche e schiamazza come un camallo allo stadio quando gioca la Lazio, tutto pare essere stato meno che impetuoso:
«In questo stato d’animo crebbe e divenne a mano a mano piu’ profonda la mia amicizia con Gianfranco … Mi sentii come un cagnolino abbandonato per strada: quando trova uno che gli fa una carezza gli scondinzola dietro … Provavo e provo una grandissima stima e tantissimo affetto nei suoi confronti…».
Ma torniamo dove stavamo. Eletto segretario nazionale dopo un duello con Pino Rauti (al quale avrebbe ceduto poi la poltrona per pochi mesi, giusto il tempo di prendere un paio di batoste elettorali), Fini attacca mostrando i bicipiti. Manca una manciata d’anni alla svolta di Fiuggi quando mena manganellate retoriche, raccolte nel libro “Il fascista del Duemila” di Corrado De Cesare, di ogni tipo. Spiega: «Sono convinto che l’intuizione mussoliniana di una terza via alternativa al comunismo e al capitalismo sia ancora oggi attualissima.
Il nostro compito e’ di attualizzare, in una societa’ postindustriale alle soglie del 2000, gli insegnamenti del fascismo che con la Carta del lavoro del 1927, l’Umanesimo del lavoro di Gentile e i 18 punti di Verona della Rsi, ha lasciato un testamento spirituale, dal contenuto profondamente sociale, dal quale non possiamo prescindere».
Dice che “il duce e’ stato il piu’ grande statista del secolo e un esempio di amore per la propria terra e la propria gente”. Che “un giorno l’Italia lo dovra’ riabilitare e insieme a Cavour, Mazzini e Garibaldi, anche a lui saranno intitolate piazze e monumenti”.
Che tutti devono interrogarsi «sul fascino che le nostre idee conservano tra le nuove generazioni a cinquant’anni dalla caduta del fascismo». Che «l’identita’ che il MSI orgogliosamente rivendica non e’ tesa a restaurare il regime fascista, bensi’ a rilanciare i valori che quel regime teneva ben presenti ed elevo’ alla massima dignita’».
La sua stella polare e’ Jean Marie Le Pen: «E’ piu’ avanti di dieci anni. E’ un uomo sanguigno, generoso, innamorato della vita. A Nizza si tuffo’ nel mare mentre dal cielo nuvoloso piovevano paracadutisti…» E’ stregato da quel tuffo. Gli ricorda i versi dannunziani: «Ei tuffa il capo al sibilo dei dardi / ma sempre ha in pugno il libro delle gesta / immune sopra i flutti e sopra i fati!». Vorrebbe tuffarsi anche lui.
Dira’ anni dopo, all’assemblea di Verona: «An non ha alcuna intenzione di utilizzare la storia e le tragedie del secolo che si chiude come arma». Ci credo. Tutti possono rinfacciare a D’Alema d’aver parlato negli anni Cinquanta davanti a Togliatti nelle vesti di pioniere comunista o a Occhetto di aver urlato a meta’ degli anni Sessanta «siamo il partito di Ho Chi Min e di Giap, il partito della rivoluzione italiana». Tutti, meno lui. Nel ’91 scriveva: «Non occorre impostare un rilancio del msi su una operazione di ridefinizione ideologica. Tutti quanti diciamo che siamo i fascisti, gli eredi del fascismo, i postfascisti o il fascismo del Duemila», e spiegava: «Per essere di nuovo determinante il msi deve saper essere anche figlio di puttana».
Nel ’92 gridava: «E’ piu’ che mai attuale il “Boia chi molla” di Ciccio Franco».
Nel ’93 rivendicava: «A cinquant’anni dalla fine della guerra nessuno puo’ pretendere che il msi faccia in qualche modo un’abiura di cio’ che e’ stato. Non dobbiamo sconfessare un bel niente».
Nel ’94 confermava:
«Mussolini e’ stato il piu’ grande statista del secolo … Ci sono fasi in cui la liberta’ non e’ tra i valori preminenti». (sigh)
«B puo’ eguagliarlo?» chiedeva Alberto Statera della «Stampa». Risposta: «B dovra’ pedalare per dimostrare di appartenere alla storia come Mussolini».
Silvio un po’ se la prese, ma non troppo: in tutte quelle sparate trovo’ infatti la conferma che cercava: Gianfranco era davvero «un leader moderato». Moderatissimo…
Mai al mondo un vecchio partito fascistoide ha subito una sterzata rapida e radicale come quella impressa da «Faina».
Neanche il tempo di cambiarsi la cravatta (ne ha 500, dice Daniela) e gia’ spiegava che nessuno era autorizzato ad avere perplessita’ sulla sua svolta: «AN ha fatto una netta rottura col fascismo, scegliendo la democrazia: il fascismo non era una democrazia, era una dittatura». «Siamo tutti figli della democrazia. Come puo’ un giovane, oggi, non essere democratico?»
E per essere ancora piu’ esplicito, a un incontro con gli studenti dell’istituto San Gabriele di Roma, attaccava «gli imbecilli e criminali che coi capelli lunghi o rasati a zero, in nome di fraintesi ideali di dx, professano il razzismo e la xenofobia. Essere di dx non e’ predicare la superiorita’ della razza o altre coglionate di questo tipo».
«C’e’ in giro un tasso di trasformismo disgustoso» si lamento’ un giorno. “Guardati allo specchio”, gli ha risposto il musicologo parafascista Piero Buscaroli. E gli ha inviato, mandandola per conoscenza allo «Stato», una letteraccia: «Sei proprio un maiale e via della Scrofa e’ l’indirizzo piu’ adatto per te … Ti maledico a nome dei morti e dei vivi … Ti aspetto seduto sulla riva, ti aspetto a ogni passaggio, di vergogna in vergogna…».
«Fini ha eliminato il fascismo come fosse un calcolo renale» scrisse dopo la rifondazione di Fiuggi Marcello Veneziani, “tremando all’idea che quella di AN diventasse una classe dirigente craxiana al servizio di una nuova dc…».
E spiegava: «Ho trovato molto povero il dibattito culturale da cui e’ nata la svolta.
Svolta rapida e opportuna, ma senza alcun travaglio culturale. In realta’ il dibattito sul superamento del fascismo e’ in corso da dieci anni … ma e’ stato tutto esterno al msi e guardato con grande diffidenza dalla nomenklatura del partito, la stessa che oggi guida An». Puo’ dunque fare il permaloso, il «Tenentino», se restano perplessita’ sulla sua strambata?
Se per anni Bettino Craxi ha continuato a descriverlo come «un vuoto incartato» e Romano Prodi come «l’ultimo vero esponente della politique politicienne: non l’ho mai sentito parlare di qualcosa che non fosse formula, schema, parola allo stato puro»?
Se lo stesso Silvio B ci ha riso su dicendo che «si e’ candeggiato: prima di me era il cavaliere nero sul cavallo nero, adesso e’ il cavaliere bianco sul cavallo bianco»? La facilita’ con cui in questi anni, con l’accento di chi ogni volta declama una sentenza inappellabile, definitiva ed eterna, ha detto tutto e il contrario di tutto e’ testimoniata da chili di ritagli di giornale.
Prendete l’uninominale. «L’uninominale e’ un sistema elettorale voluto dalla dc, dal psi e dal pds, dalla cupola della Confindustria e dal potere sindacale per salvare il regime partitocratico e riciclare i partiti sepolti da Tangentopoli. Il risultato, se vinceranno i si’ al referendum-truffa, sara’ la fine dell’unita’ nazionale e l’Italia spaccata in tre: un Nord leghista, un Centro di sx e un Meridione democristiano e mafioso» dice il 15 marzo del ’93.
Un anno dopo, il 16 maggio ’94, contrordine:
«Noi siamo per l’uninominale pura a turno secco, all’inglese».
O il giudizio su Umberto da Giussano: «Occhetto e’ l’avversario, Bossi il nemico. Non accetteremo mai nessun accordo tecnico con la Lega» assicura nel febbraio del 1994.
Due mesi dopo ci va al governo insieme. «E’ un criminale. Un ubriaco.Un animale.Con lui non prendero’ mai piu’ neppure un caffe’» dice dopo il ribaltone.
Caffe’ no, champagne si’: in Quirinale, al giuramento insieme nel «B secondo».
E la finanziaria ’95 di Dini? «AN e’ cosciente che la manovra va certamente approvata» dichiara il 16 febbraio. «La manovra noi non la votiamo e basta» taglia corto il 4 marzo.
E il federalismo?«Se quello che vuole la Lega e’ quello di Miglio, con i quattro cantoni o le tre macroregioni, non ci sono margini di trattativa» spiega il 6 aprile del ’94. Sei mesi dopo, e’ in prima fila al lancio della costituzione migliana con le quattro macroregioni: «Molto interessante».
Non basta. Nel 2003 fa una legge con il Senatur contro l’immigrazione clandestina.
Rende difficile la permanenza agli emigrati in Italia e ne ostacola la integrazione, in puro stile neofascista. Qualche mese dopo, clamorosamente, propone una legge per il voto agli immigrati, roba da comunisti insomma. La Lega insorge e meta’ del suo partito resta di gesso. Il bacino di voti degli immigrati e’ troppo ghiotto per lasciarlo tutto alla sx.
Ed eccolo sfilare per le vie di Milano ai primi del novembre 2003 con a fianco un negretto, o meglio “facetta nera” a cui, pur essendo un cittadino di serie B, qualcosa verra’ elargito.
Il fronte sul quale si e’ esibito al meglio con l’avanti e ’ndre’ e’ pero’ quello del giustizialismo. «Borrelli vive uno sfrenato protagonismo, Davigo e’ sopra le righe, questi pensano di essere una casta sacerdotale di aristocratici» spiega nella primavera del ’97.
«Dobbiamo liberarci della malattia infantile del giustizialismo» sentenzia tre mesi dopo.
«Si continua a fare un uso politico della giustizia per eliminare dalla scena gli avversari politici» dice alla fine del ’99. E vota contro le autorizzazioni a procedere o all’arresto richieste non solo per Cesare Previti, Marcello Dell’Utri, Gaspare Giudice o Amedeo Matacena ma perfino per l’Umberto Bossi che era accusato di aver urlato davanti a migliaia di leghisti: «Col tricolore io mi pulisco il culo».
Un garantista a quattro ruote motrici.
Fermo nelle sue convinzioni come un paracarro. Cosi’ come era fermissimo pochi anni prima. «Basta con il garantismo, basta con questa larva di Stato impotente, basta con la legge che premia i delinquenti e abbandona i cittadini onesti!»
«I capi mafiosi vanno passati per le armi, bisogna ripulire il Paese dal cancro della malavita.»
«Dalla questione morale non si esce se i magistrati non andranno fino in fondo e chi parla di congiure e complotti ha invece il dovere di rinunciare all’immunita’ parlamentare!»
«La questione morale deve diventare l’Algeria della Repubblica italiana nata dalla Resistenza!» Immortale restera’, per retorica e indignazione, la lettera inviata a Francesco Saverio Borrelli il giorno dopo che il Parlamento aveva votato no all’autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino: «Lo sdegno e l’amarezza che pervadono la Nazione di fronte allo scandaloso verdetto di autoassoluzione che il regime si e’ confezionato con il voto dell’aula di Montecitorio sul caso Craxi sono da noi interamente condivisi.
La nostra forza politica chiede l’immediato scioglimento delle Camere e nuove elezioni proprio per consentire alla giustizia di procedere nel suo corso senza intollerabili franchigie e pretestuosi ostacoli. Che sia il popolo sovrano, nel nome del quale la giustizia si esercita, a superare l’inammissibile scudo della immunita’ parlamentare e a consentire ai giudici italiani di svolgere sino in fondo la loro irrinunciabile funzione.
Con i piu’ cordiali, deferenti saluti».
Infine il capolavoro: La legge sulle droghe. Ribaltando il concetto che chi usa la droga e’ meno colpevole di chi la spaccia, la legge Fini propone pari punibilita’ e non fa piu’ distinzione fra droghe leggere e droghe pesanti. Per assurdo la cannabis, o spinello, diventa piu’ perseguibile della cocaina.
Infatti il provvedimento si basa essenzialmente sulla assenza di tolleranza verso ogni tipo di stupefacenti e inserisce la modica quantita’ fino ad adesso discrezionale.
Oltre a punire lo spaccio saranno puniti anche i semplici consumatori se trovati con piu’ di: • 50 milligrammi di anfetamina • 150 per cannabis e derivati • 200 per l’eroina • 300 per le droghe sintetiche • 500 per la cocaina che rimane comunque la meno penalizzata (approssimativamente con 500 ml si possono fare tre ‘dosi’ di cocaina, per quanto riguarda la cannabis ne servono 300 per farne una)
Da cio’ si evince che la cocaina e’ la droga dei ricchi. Poteva il governo B non tenerne conto, dal momento che fior fiore di sottosegretari ai ministeri come l’On Micciche’ di Forza Italia ne ha ammesso l’uso e l’acquisto addirittura in sede ministeriale? Con questo provvedimento Micciche’ potra’ continuare a “sniffare” la neve mentre ci governa.
Il governo della “coca”…
Sotto queste quantita’ ci sara’ una pena amministrativa, sopra ci sara’ l’obbligo a seguire un programma di riabilitazione, la sospensione dei documenti, l’obbligo di presentarsi con scadenze costanti da polizia o carabinieri, l’obbligo di rientro nella propria abitazione a un’ora precisa, il divieto di frequentare alcuni locali pubblici o di lasciare il comune di residenza.
Con questo disegno Fini sfrutta la sensibilita’ della fetta di elettori piu’ ampia, gli over 50, allontanando in modo netto i giovani dalla politica, invece di educare si punisce.
Chi pensi di metterlo in difficolta’ ricordandogli questi valzer o dicendo, come Vittorio Sgarbi, che Gianfranco «nelle retromarce esprime se stesso», pero’, se lo scordi.
«Faina», come scrive Pietrangelo Buttafuoco sul «Foglio», ha profondamente innovato lo slogan del duce: «Se il motto spavaldo dei vecchi fascisti era “me ne frego”, quello del neghittoso Fini e’ peggiore: “Me ne fotto”».
D’Altronde il suo partito e’ anche il partito di Storace, Governatore del Lazio. Quello che ad un Congresso alla domanda dal pubblico ” Storace dicci qualche cosa di Dx” parafrasando Moretti, Lui rispose: “FROCIO!”.
Pare che ora stia trattando con frange di dx del movimento gay.
E’ proprio il caso di dire “felici di prenderlo”.
..
http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Ma voi, voi che lo avete votato, voi che continuate a sostenerlo per mantenere i vostri piccoli traffici sporchi, per continuare a evadere le vostre tasse false, per sostenere la violenza della mafia, la corruzione di stato, voi che volete solo realizzare il vostro odio infame sugli inermi, voi che con questo individuo avete fatto patti perversi per mantenere un potere confessionale visto che quello etico vi sfugge di mano, voi che continuate a ripetere le sue bugie, che continuate a dire che era giusto che si difendesse visto che da 4 mesi era attaccato per la sua condotta scellerata, ma che vorreste dunque che chi comanda possa persistere nella condotta scellerata senza nemmeno una critica, voi che demonizzate il dissenso di fronte a un simile soggetto e dunque appoggiate i suoi crimini, e che siete pronti ad abbracciare una dittatura non si sa in nome di quale scelleratezza, voi che non avete esitato nemmeno di fronte a Mangano, a Provenzano, agli assassini di Falcone e Borsellino, al golpe della P2, ai festini da bordello, ai fiumi di droga, voi che avete snobbato i 63 paradisi fiscali della Fininvest, e che considerate ‘normale’ che palazzi di stato e cariche di stato siano dati a puttane e insistete a chiamare la cosa ‘privata’, voi che non avete ormai nessuna faccia o rispettabilità o onore, voi, bestie puzzolenti che avete usato la parola comunismo come un alibi per nascondere le vostre malefatte, non vi vergognate mai? Non sprofondate mai nella vergogna più nera? Intendete ancora perseverare nella difesa dell’indifendibile? nella difesa e nel sostegno di un uomo che ormai viene aborrito come un infame da tutto il mondo?

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — settembre 17, 2009 @ 10:29 am | Rispondi


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