Nuovo Masada

settembre 14, 2009

MASADA n° 991. 14-9-2009. Libera informazione in libero Stato

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(Cattelan)

“La stampa non è l’opinione pubblica.
Otto von Bismarck
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Quei bordelli del pensiero che si chiamano giornali.”
Honoré De Balzac
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Il Governo non censuri la stampa, affinche’ la stampa sia libera di censurare il Governo
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Come lo spieghi ad un extracomunitario che per avere l’onore di votare per un pregiudicato deve essere incensurato?”
Marco Travaglio
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I giornali hanno chiamato antipolitica la reazione del movimenti di Beppe Grillo per un ritorno dell’etica nella politica.

È antipolitica difendere la dignità del Parlamento infangata dalla presenza di 24 pregiudicati e un’ottantina di indagati, imputati, condannati provvisori e prescritti? È antipolitica chiedere di restituire la sovranita’ al popolo con una legge elettorale qualsiasi, purche’ scegliere gli eletti siano gli elettori e non gli eletti medesimi? È antipolitica pretendere che la politica torni a essere un servizio che si presta per un limitato periodo di tempo (dieci anni al massimo), dopodiche’ si torna a lavorare o, se non s’e’ mai fatta questa elettrizzante esperienza, si cerca un lavoro come tutti gli altri? È antipolitica chiedere rispetto per i magistrati e dire grazie a Clementina Forleo e ai giudici indipendenti come lei?
Marco Travaglio
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La differenza tra la stampa italiana e quella americana e’ che qua se vuoi conservare il posto non devi causare scandali ai gruppi di potere che ti finanziano, in America se non fai inchieste e generi scandali non conservi il posto. Ecco spiegate le semplici ragioni della semi-liberta’ di stampa che abbiamo.
Neclord
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L’arma piu’ potente dell’ignoranza: la diffusione di materiale stampato“.
Lev Tolstoj

“Giornalismo. Esiste solo nella misura in cui significa “antipotere”.”
Hubert Beuve-Méry
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Che differenza c’e’ fra la letteratura e il giornalismo?”
“Oh, il giornalismo e’ illeggibile, e la letteratura non viene letta. Tutto qui”
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Oscar Wilde
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Beppe Grillo

“Caro giornalista italiano,
sei come gli scarafaggi che sono sopravvissuti a tutto, che esistevano prima dell’uomo e dei dinosauri e che esisteranno anche dopo la nostra scomparsa. Le ere glaciali e la caduta dei meteoriti non li hanno distrutti. Hai digerito Forlani, Andreotti, Craxi e digerirai Berlusconi e ogni altro padrone che servirai. La Metamorfosi di Kafka e’ il tuo libro di riferimento, con Gregor Samsa che si trasforma da impiegato in insetto ripugnante. Altri aspirano a diventare farfalle da bruchi che sono, tu, piu’ modestamente, uno scarafaggio. E ci riesci quasi sempre. Le eccezioni sono cosi’ rare da confermare la regola.
Lo psiconano ci sta lasciando, ieri in Duomo a Milano pregava per se’, non per Mike. Tu sei gia’ pronto a scaldare i motori. Sei in pole position come Ferrara o piu’ attardato come Minzolini e Belpietro, in libera uscita come Mentana o a contare le margherite come Giordano. Aspetti il prossimo padrone. Non sei di destra o sinistra. Queste definizioni non ti si addicono. Potrebbero pregiudicarti un futuro impiego. Un salto della quaglia. Oggi qui, domani li’. Ieri Lotta Continua, oggi P2, domani chissa’. E’ la forza della penna sul libretto degli assegni.
Sei riuscito a fare dieci domande dopo venti anni a Berlusconi: quelle sbagliate. Quelle innocue che non possono coinvolgere i tuoi padroni, i tuoi azionisti di riferimento, i Veltroni e i D’Alema. Le domande su Dell’Utri e su Gelli, sulla mafia e sulla P2 le hai tenute di riserva. Sei stato capace di ignorare il conflitto di interessi dello psiconano fino a quando e’ arrivato il tuo turno di farne le spese. Per te Grillo e’ peggio di Mussolini, di Craxi, di Berlusconi e De Benedetti, il distruttore della Olivetti, un grande imprenditore. Tu servi il tuo padrone, non il tuo lettore. In fondo e’ lui che ti sceglie, che ti paga con i finanziamenti pubblici che gli regala lo Stato.
I soldi disponibili per scrivere le tue menzogne, semi menzogne, quasi verita’ quotidiane sono sempre meno. La pubblicita’ e’ diminuita del 40%, senza le nostre tasse saresti tra i disoccupati. Sei un informatore assistito, un conflitto di interessi permanente. Come puoi criticare Tremorti che finanzia il tuo giornale o il pregiudicato Scaroni dell’ENI e il tronchetto delle infelicita’ che pubblicano pagine di pubblicita’? I giornali per cui scrivi sono un retaggio del passato, come le carrozze a cavalli. La Rete ti sta scavando la fossa. Per questo la attacchi ogni volta che puoi. In Rete il tuo editore e’ il lettore. Quanti lettori avrebbe Scalfari in Rete? Un numero a piacere da uno a cento. In Rete i programmi televisivi piu’ visti sono Report e Anno Zero, quelli che la nuova dirigenza RAI vuole chiudere. Vuol dire che riapriranno solo in Rete…
Il V2Day sulla Libera Informazione che chiedeva, tra l’altro, l’abolizione della legge Gasparri fu boicottato, deriso da ogni giornale. Dall’Unita’ a Libero, dalla Repubblica al Corriere della Sera. Ora e’ in programmazione, sui grandi schermi dell’informazione italiana, una giornata di protesta il 19 settembre a Roma per la liberta’ di stampa. In realta’, come sempre, tu pensi a una sola cosa, a come salvare il culo con il portafoglio dentro.”
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Libera informazione in libero Stato
Viviana Vivarelli

La Lega ha ancora la faccia di urlare in piazza contro Roma Ladrona, ma a quel latrocinio partecipa piu’ che volentieri. Sono stati proprio due deputati leghisti, Fabio Rainieri e Giacomo Stucchi, a riproporre le sovvenzioni pubbliche ai giornali che erano state eliminate da un referendum popolare il 18 aprile del 1993, questo tanto per parlare del grado di democraticita’ della Lega, che a parole parla di potere al territorio, ma a fatti lo tiene ben stretto nelle mani dei suoi vertici e dei loro lacche’. Una democrazia partecipata nell’odio tripparolo all’extracomunitario e al terrone, ma molto elitaria nella gestione testicolare dei dane’.
Riproposto in modo coatto e fazioso il finanziamento pubblico a partiti e a giornali, ne discende il corollario che politici e giornalisti saranno stipendiati dal potere e dunque loro servi. Non importa neanche che l’editore imponga il silenzio per contratto. Ora abbiamo la gara al servaggio per autoscelta. Ogni tanto il potere fa qualche intimidazione, due o tre cacciate illustri, un centinaio di querele.. e il silenzio riprende con rinnovato fervore. Al posto dell’informazione, il lancio mostruoso di calunnie, menzogne, invenzioni surreali, apologie, ovazioni.. mentre l’esanime Ordine dei Giornalisti beccheggia e boccheggia, piu’ inutile che mai, incapace persino di balbettare qualche rimostranza comprensibile.
Insomma si puo’ chiacchierare a lungo su fecondazione assistita e testamento biologico, ma i 44 partiti italiani sono sempre perfettamente concordi quando c’e’ da spartirsi capitali o da coprire vergogne. Cosi’ nel 96 i furbastri aggirarono l’esito del referendum e dunque la sovranita’ popolare, per fissarsi la modica somma del 4 per mille che allora risultava di 160 miliardi di lire l’anno a forfait per tutto cio’ che essendo stampato poteva denominarsi stampa, fosse pure un notiziario postale o un telegramma della suocera e se poi il costo di questa pattumaglia era inferiore, meglio. Cosi’ fu aggirato in modo truffaldino un referendum popolare, in cui il 90,2 % dei cittadini aveva deciso altrimenti. Ma si vede che il 90.2 per cento non e’ ancora democrazia.
Il trucchetto fu inventato in verita’ ben da piu’ che da due leghisti truffaldini, vi parteciparono appassionatamente i senatori Bonavita e Guerzoni (Pds), Vegas e Di Benedetto (Forza Italia), Albertini (Rifondazione), Lavagnini (Ppi), Peruzzotti (Lega Nord), Semenzato (Verdi), Napoli (Ccd), Cimmino (Cdu) e Pontone (An). Insomma il fior fiore dei democratici oltrapartisan. E due deputati leghisti furono fieri di fare i promotori per l’ennesima truffa al popolo, per la serie “voi parlate di democrazia, ma la gestiscio io”. Oppure “Verde la frasca, purche’ si intasca”.
D’Alema disse che finanziare i partiti era una dimostrazione di maturita’ civile (sigh) e che chiedere che i partiti si finanziassero da se’, come avviene in America o in Inghilterra per es., era da qualunquisti ed era una polemica inutile, tipica della dx (ma intanto anche la sx l’avallava). Ma e’ vano qui parlate delle battutine agre di D’Alema, visto che il meglio che l’opposizione accampa e’ un Bersani dalemiano.

Per intenderci un giornalucolo come Il campanile di Mastella che non ha mai venduta una sola copia in vita sia e consta di poche paginette mandate ai soci per posta, ha goduto di emeriti regali dallo Stato, cioe’ da noi, tipo i 40 mila € pagati a Mastella per la sua ‘collaborazione giornalistica’ nel 2004, 14 mila € usati per acquistare i celebri torroncini di Benevento da regalare a politici e giornalisti, biglietti aerei per la famiglia Mastella al completo, 12 mila € incassati dallo studio del figlio Pellegrino, 36 mila risucchiati in tre anni dalla sua societa’ di assicurazioni. Il giornale del partito (ma dire partito e’ una parola grossa) costa ogni anno 2 milioni e mezzo di €. Poi uno cosi’ lo fanno anche ’Ministro della Giustizia!
Dunque il fiume di soldi a partiti e a giornali riprese per la goduria di entrambi. E l’editoria politica, riconoscente, riprese a stampare merdate, tipo l’esaltazione della guerra in Kossovo o in Medio Oriente, l’elogio al precariato, l’apologia della tortura, il riconoscimento alla necessita’ del neoliberismo, gli attacchi alla gente libera, l’nfoiamente contro le piazze, i festival di San Remo, le esequie di Buongiorno, la demonizzazione di Grillo, il silenzio sulla democrazia partecipata…siamo arrivati addirittura al consenso sulle centrali nucleari, i rigassificatori e gli inceneritori, in perfetto stile Impregilo.

Prima lo Stato dava contributi ai quotidiani di partito fino a un massimo del 50% delle spese di produzione. Poi hanno aumentato il tetto del rimborso al 70%, premiando soprattutto i giornali poco venduti come La Padania o Il Foglio o Il Giornale che non e’ che vadano proprio a ruba.
Anche le radio, se sono organo di partito, beneficiano di un rimborso fino a un massimo dell’80% delle spese, una legge che sembra quella per i finanziamenti di Catania, visto che c’e’ solo radio radicale, e’ lei che si prende 10 milioni ogni anno. ..2007,2008,2009, siamo a 30 milioni, e viene finanziata dallo Stato dal 1994. Ecco perche’ le e’ indifferente passare da un polo all’altro.. purche’ si paghi!

Malgrado gli aiuti pubblici, molti giornali sono lo stesso a rischio chiusura (questo gia’ dice la loro incisivita’ sul territorio). Dunque premono per avere di piu’. Non gli frega niente che nel resto del mondo un giornale si debba mantenere sui suoi lettori. Qua a libero mercato stiamo a zero. Perfino il Manifesto e’ allineato su robuste iniezioni di denaro pubblico. Anche Liberazione. E poi ci meravigliamo se Sansonetti davanti a B strisciava a ridacchiava! Ufficiale pagatore e’ sempre apprezzato.
A questo punto, quando si parla di liberta stampa e dell’informazione come missione democratica, vien da ridere.
Ideologia a parte, gli editori italiani seguono solo la legge del menga: chi ne arraffa se li tenga! Non e’ ideologico per nessuno sostenersi col mercato o i simpatizzanti, l’unica ideologia che si conosca e’ quella del far cassa, anche perche’ i lettori dal dopoguerra a oggi non hanno fatto che diminuire e i simpatizzanti sono spesso esosi (vedi D’Alema con l’Unita’, esigono ma non contribuiscono).
I soldi sono l’unica ideologia diffusa. Il motto: “tengo famiglia!”. Gli eroi sono pochi e in genere con mezzi diversi li fanno fuori, non tutti fisicamente ma quasi.
E dunque la stampa chiede robusti sostegni pubblici. Carlo Malinconico, presidente degli editori italiani, ha chiesto tutt’insieme: «Misure di politica industriale, come il credito d’imposta per l’acquisto della carta, per l’innovazione, gli investimenti e per la modernizzazione della rete di vendita e iniziative di incentivazione della lettura dei giornali e del loro uso quali veicoli pubblicitari, per es. con la detassazione degli utili delle imprese reinvestiti in pubblicita’ sui giornali».
Ma l’Italia e’ praticamente una nazione di analfabeti e con la televisione questo analfabetismo e’ aumentato.

Visto che le vendite sono scarse e molti editori come Libero i giornali li regalano, resta solo la pubblicita’. Solo che la televisione gli ha arraffato anche quella, grazie a una legge costruita appositamente dal piu’ grande televisionaro d’Italia, quello che vende ‘visioni’ al posto di televisioni, il Giucas Casella ridens, il grande ipnotizzatore del povero Cencio, quello che ci ha trasformati in mistici di Mike Buongiorno scambiato per un santo, mentre girano assassini di mafia passati per eroi e ci si droga di pallonari e marchettari travestiti da salvatori della patria.
B dunque ha dato con legge di puro disinteresse il 35% della pubblicita’ alla stampa e il 60 alla televisione, facendoci ottimi affari. Ma si suppone che la sx lo abbia favorito anche in questo.

L’analfabetismo in Italia ha origini lontane, e’ una antica tradizione dura a morire, come dimostrano i lai della Lega che vuole il ritorno al dialetto. Tra poco avremo l’analfabetismo come ingiunzione di Stato. Ma la Chiesa ha ben dato del suo.
Martin Lutero impose la lettura personale della Bibbia, il che richiese qualche ausilio contro l’analfabetismo. I maestri imponevano la lettura della Bibbia, e dunque insegnarono a leggere. Non diversamente gli ebrei sugli studi della Bibbia hanno affinato le cervici, diventando il popolo piu’ analitico del mondo. La Chiesa cattolica no, i fedeli li preferiva ‘nature’ e l’analfabetismo l’ha conservato come una reliquia, finche’ ha potuto, riservando quanto piu’ possibile ai preti la lettura della Bibbia e discriminando i poveri che era meglio restassero intonsi e le donne, che era meglio restassero non emancipate, e ora la stessa tenta di tornare al latino, con una bella inversione a U verso il medioevo tanto barbarico ma tanto cristiano, per marcare di nuovo la differenza tra chi capisce e chi subisce.
La Chiesa del resto ha sempre osteggiato le scuole pubbliche e l’alfabetizzazione della popolazione, perche’ il controllo di menti non acculturate e’ ovviamente un controllo facilitato.
Malgrado le radici fasciste e l’autoritarismo che non si e’ estinto nemmeno ai giorni nostri, la scuola italiana e’ riuscita miracolosamente a distinguersi nel mondo, finche’ la disgregazione dei governi di Berlusconi non l’ha intaccata a morte. Qua c’e’ stato di tutto: da Garagnani che istitui’ il telefono spia con cui gli studenti dovevano denunziare i professori critici di Berlusconi, alla svendita dei fondi pubblici per alimentare le scuole private, alla riduzione del personale scolastico, ai corsi di laurea moltiplicati o divisi tipo organetto dalla Moratti alla Gelmini, ai provveditori che si premurano di intimidire gli insegnanti vietando loro qualsiasi critica al governo, all’odioso trattamento dei precari indegno di qualsiasi paese civile…
E se la scuola che deve essere fucina di liberta’ era trattata cosi’, come potevamo pretendere che la stampa fosse piu’ libera?

A fine Ottocento era analfabeta circa il 70% degli italiani. Col fascismo, almeno cosi’ diceva il Duce, la percentuale scese sotto del 14%. Oggi abbiamo la bellezza di 36 milioni di italiani analfabeti, semianalfabeti o, come dice l’Ocse, “funzionalmente analfabeti”, sprovvisti cioe’ delle “competenze alfabetiche minime per orientarsi nella societa’ dell’informazione”.
21 laureati su 100 non sanno decodificare la posologia di un medicinale.
“E’ rimasto storico quel concorso per aspiranti magistrati dal quale usci’ un numero di promossi inferiore a quello dei posti disponibili. Uno degli esaminatori dichiaro’ che le sgrammaticature nei compiti erano talmente orripilanti che per pieta’ preferiva non parlarne.”
Non sa leggere e scrivere circa il 25% degli studenti che escono dalla scuola media inferiore.
E basta sfogliare un qualsiasi blog per vedere che ‘un’ compare con l’apostrofo anche davanti a nome maschile, “si’ “ affermativo continua ad essere scritto senza accento, mentre “fa” e “va” lo riportano religiosamente, congiuntivi e condizionali restano un delirio. Abbiamo leggermente migliorato le doppie ma il ritorno auspicato dalla Lega al dialetto ne eliminera’ parecchie. La maggior parte dei leghisti ha smesso di scrivere sui blog perche’ i troppi strafalcioni ortografici riscuotevano bordate di fischi, per cui piu’ che passare al dialetto avrebbero dovuto pretendere dallo Stato di restare piu’ a lungo sull’italiano. Ma il colmo degli strafalcioni ortografici li abbiamo in televisione nei sottotitoli, affidati sembra a quasi analfabeti, forse parenti brutti di 2° grado dei gestori.

La cosa piu’ grave e’ che il 50% dei blogger non capisce se il senso di un post e’ positivo o negativo, e soprattutto non capisce l’umorismo, la satira, l’ironia.. segno grave di meningi poco addestrate e di tipo infantile. Gli studi sull’eta’ evolutiva ci insegnano che il passaggio alla comprensione di una battuta umoristica non si ha prima dei 5-6 anni, dunque qui ci si e’ fermati prima, altro che terza elementare come dice Berlusconi!

Notiamo poi che in Europa il 69% degli iscritti all’universita’ arriva alla laurea, da noi solo il 45%, meno della meta’. E qui il numero chiuso non servira’ a niente! Sono le eliminatorie precedenti che devono essere rafforzate. Tutti hanno diritto di studiare, ma tutti avrebbero il dovere di imparare e se uno come Renzino Bossi era particolarmente renitente all’istruzione doveva essere tenuto nella scuola pubblica anche vent’anni se serviva e magari gli sarebbe stato piu’ utile che metterlo a capo dell’Expo a 12.000 euro il mese!

Sulla lettura di libri e giornali andiamo anche peggio. Come ha scritto argutamente qualcuno, piu’ che di indice di lettura si dovrebbe parlare di mignolo!
In 60 anni la percentuale di lettori italiani e’ rimasta quasi invariata, ma la popolazione e’ aumentata di 15 milioni. Nel dopoguerra i giornali vendevano 5 milioni di copie al giorno, oggi siamo arrivati a 6. In Inghilterra sono 20, in Francia 9, in Giappone 72 !
Dati del 2006: si vendono 98 giornali ogni mille abitanti (Inghilterra 332, Germania 313, Francia 160 copie, Giappone 664!
Ogni giorno in Italia escono 170 nuovi libri, di questi il 35-40% non vende una copia!
Ci sono dei blog che hanno piu’ lettori!

Il 60% degli italiani non ha mai letto un libro (sopra i testi scolastici).
7.400 aziende editoriali campano su un 3% di lettori abituali (2 milioni di persone!). Questo spiega perche’ l’accanimento dei prezzi alti sui testi scolastici. E’ un’altra posizione di rendita come quella dei giornali.

Qualche rimedio ci sarebbe: convogliare piu’ fondi pubblici nel recupero degli analfabeti di ritorno, introdurre i giornali nelle scuole, allargare l’uso di internet nelle scuole e facilitarlo con collegamenti ADSl funzionanti in tutto il paese, mettere la rassegna stampa di ogni giornale su internet, insegnarne l’uso nelle scuole, incentivare i giornali studenteschi (basta un pc e una stampante), aumentare l’uso del pc nel normale svolgimento di tutte le materie scolastiche, aumentare la presenza di giornali in tutte le biblioteche e nelle sedi di pro loco e punti internet, presenti ormai ogni comune anche piccolissimo, e incoraggiarne la frequentazione da parte della popolazione.

In Usa i giornali sul web sono la norma. Da noi assistiamo al paradosso del Manifesto che mostra il suo giornale “a pagamento”! Sembra una cosa grottesca ma e’ vera! Cioe’ uno vuole diffondere una ideologia politica e la mette in rete “a pagamento”?!
Mettere i giornali in rete porta anche soldi pubblicitari, mentre la pubblicita’ in tv e’ perdente, per il semplice fatto che ormai “tutta la tv e’ perdente”! E non servira’ onorare Mike Bongiorno come eroe d’Italia per resuscitarla!
Ormai nei paesi civili si sta piu’ sul web che davanti a una tv.
E nei blog ognuno diventa il redattore di se stesso, cosa che aumenta il livello critico su certa cattiva stampa.
La notizia in rete ha molti vantaggi: e’ tempestiva, viene data in tempo reale, rispecchia la valutazione personale, e’ piu’ democratica, raggiunge piu’ utenti, puo’ essere piu’ libera, puo’ rivelare i fatti meglio di certa stampa ammanicata, non ha remore nel combattere un regime, e’ interattiva, puo’ essere contestata in tempo reale, raggiunge tutti i punti del territorio che la stampa non raggiunge (lo sapete che in Sicilia non si trova Repubblica? E che solo alcune grosse citta’ vendono Liberazione o il Manifesto?)

Da un sondaggio risulta che il 68% degli intervistati considera bugiardi i giornalisti, per il 60% sono incompetenti; per il 59 “esageranti”, gonfiatori di notizie e narcisisti; poco comprensibili per il 30%.

L’etica poi nei giornali proprio non esiste.
Comunque, a parte la verita’, si puo’ scrivere di tutto.
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LA LIBERTA’ DI STAMPA IN ITALIA
Nunzio Miccoli
www.viruslibertario.it

In Usa e G.B. si afferma che e’ incostituzionale una regolamentazione legislativa della liberta’ dei mezzi d’informazione; secondo questa tesi, lo stato, se e’ democratico, non deve ingerirsi nella stampa e, se si ritiene laico, non deve ingerirsi nelle cose di religione. Il congresso americano non poteva fare una legge per riconoscere una religione, cioe’ il suo potere legislativo non era illimitato.
In effetti, quando si afferma che la religione cattolica e’ la sola religione di stato, com’era nello statuto albertino del 1848 e nel concordato del 1929, mentre le altre sono tollerate, non esiste la liberta’ di religione o l’eguaglianza delle religioni; la costituzione italiana privilegia la religione cattolica e tollera le altre, se queste hanno ordinamenti democratici, pero’ nemmeno la chiesa cattolica e’ una democrazia, lo hanno riconosciuto gli stessi papi.
Nel 1215 i baroni inglesi strapparono a Giovanni Senzaterra la Magna Charta che, contro la concezione della monarchia assoluta, concedeva tutte le liberta’ agli uomini liberi del paese, cioe’ ai baroni, ma non al popolo o agli schiavi; la Magna Charta prevedeva anche il giudizio dei rei da parte di loro pari, cioe’ prevedeva una giuria popolare. La costituzione federale degli Stati Uniti del 1787 garantiva la liberta’ a tutti, ma non agli schiavi, le donne e i poveri non votavano; Alexander Hamilton (1757-1804) era anche contrario alla Dichiarazione dei diritti, affermava che quando si dichiarava che la liberta’ di stampa non poteva essere limitata, si attribuiva allo stato la possibilita’ di cambiare la legge per limitarla.
Il 12.6.1776 lo stato della Virginia inizio’ il costituzionalismo moderno e impose una giuria imparziale di dodici uomini della contea; queste giurie erano nate anche in Francia nel 1790, con la rivoluzione, avevano il compito di dare esecuzione in via giudiziaria alle leggi. Prima della nascita degli Usa, le costituzioni degli stati nordamericani affermavano semplicemente che la liberta’ di stampa non poteva essere limitata, il costituzionalismo americano riteneva che la sovranita’ venisse dal basso e percio’ la liberta’ di parola, di stampa o di religioni dovevano essere garantite; in Europa gli statuti erano concessi dal re.
La costituzione originale americana, approvata a Philadelphia nel 1787, accettava schiavitu’, restrizione del voto alle donne e ai poveri ed affidava il diritto ad eleggere il presidente solo ad un ristretto numero di grandi elettori, che erano dei borghesi; infatti, i senatori erano eletti dalle assemblee legislative degli stati e non dai cittadini, pero’ la Corte Suprema poteva dichiarare incostituzionali leggi approvate dal Congresso e promulgate dal Presidente; il Congresso non aveva poteri nel governo dell’economia, ne’ poteva riconoscere le religioni. Secondo il costituzionalismo americano classico, la stabilita’ politica, la certezza del diritto e la liberta’ si ottenevano solo con la forte limitazione del potere di fare leggi, la certezza del diritto si fondava su poche leggi.
Diversamente dagli Usa, la rivoluzione francese del 1789 stabilita’ che la sovranita’ non apparteneva al popolo ma alla nazione, cioe’ il re era stato espropriato dei suoi poteri dalla nazione e non dal popolo; il costituzionalismo francese, diversamente da quello americano, affermo’ anche l’onnipotenza della legge ed affermo’ che l’opinione religiosa era libera fino a che non turbava l’ordine pubblico (dichiarazione dei diritti del 1789) La costituzione del 1791 stabili’ che la legge poteva prevedere delle pene contro gli atti contrari alla sicurezza, tra i quali il governo poteva far rientrare la liberta’ di stampa e di religione.
Bisogna dire che la liberta’ di pensiero, di parola e d’idea e’ stata sempre garantita fino a che si e’ esercitata in casa e non si e’ calata nel pubblico o nella stampa; quindi in concreto, garantire la liberta’ di pensiero, di parola e d’idea significa garantire la liberta’ di stampa. La costituzione francese tutelava le liberta’ individuali meno di quella americana, contro le aspirazioni dei libertari, sosteneva l’onnipotenza della legge; in pratica sosteneva la tirannide del legislatore, cioe’ del governo e del parlamento. Per i libertari, le uniche leggi ammesse sono quelle naturali quelle consuetudinarie, cioe’ quelle sentite veramente dalla gente, non ammettono una legislazione illimitata ed arbitraria dello stato.
Prima dell’articolo 21 della nostra costituzione italiana e della nostra legge sulla stampa, lo statuto albertino del 1848 affermava che la stampa era libera ma soggetta alle norme repressive; era una contraddizione in termini che ha ispirato anche la schizofrenia della nostra legislazione sulla stampa di era repubblicana.
L’articolo 21 della costituzione italiana, entrata in vigore nel 1948, che sancisce la liberta’ di stampa, prevedendo pero’ contestualmente la sua regolamentazione, con sequestri e divieti, in un’ottica libertaria, andrebbe sostituito con un semplice articolo che affermasse solo che la stampa e’ libera, oppure con nessun articolo; nel presupposto che in democrazia, cio’ che non e’ vietato, e’ consentito, pero’ anche questa e’ una concezione anglosassone e non italiana.
L’ideale sarebbe anche abolire le norme illiberali e anticostituzionali della nostra costituzione o abolire la costituzione stessa, inesistente nell’ordinamento inglese ma esistente in quello americano e francese; la costituzione italiana, raffrontata alla realta’ della legislazione ordinaria, che e’ spesso anticostituzionale e lesiva dell’articolo 3, assomiglia tanto ad una truffa ed una presa in giuro messa in atto per l’esercizio del potere. I presidenti della repubblica italiana hanno promulgato tante leggi anticostituzionali, attentando con cio’ alla costituzione.
Il 15.3.1847 Pio IX emano’ un editto che garantiva liberta’ di stampa in materia d’arte e scienza, ma non in materia di religione e politica, creo’ una censura preventiva e fu imitato dal granduca Leopoldo II di Toscana. Anche in Piemonte esisteva censura sulla stampa, si voleva reprimere le offese alla morale, al re e reprimere gli abusi sulla stampa; si accusava la stampa di spingere al cambiamento e di alimentare la confusione e gli assembramenti.
In Piemonte, con lo statuto albertino dell’4.3.1848, si cerco’ di conciliare censura con costituzione, si tenne conto del fatto che, se la censura in Piemonte era piu’ rigorosa che negli altri stati italiani, libri e giornali sarebbero stati stampati all’estero; in Francia, prima della rivoluzione, erano stampati in Olanda e Svizzera, in Italia, a Venezia. Per controllare la stampa, in Piemonte nacque la legge speciale repressiva del 26.3.1848, pero’ anche l’articolo 11 dello statuto affermava che la stampa era libera ma soggetta a leggi repressive.
Lo stato falsamente democratico o costituzionale produceva i suoi anticorpi per proteggersi dal popolo; bisogna dire che nei sistemi totalitari la repressione avviene senza maschere, chiudendo giornali, imprigionando giornalisti e adottando la censura preventiva; invece nei sistemi democratici il dissenso e’ tutelato a livello istituzionale, ma combattuto in pratica, in maniera subdola, con le leggi speciali sulla stampa e finanziando i giornali; lo spirito di liberta’ e’ sempre osteggiato dal potere, anche nello stato moderno, l’ortodossia porta vantaggi e l’eresia guai.
Nel 1848 lo statuto albertino proclamo’ la liberta’ di stampa e poi, nello stesso anno, con una legge speciale ne previde il controllo, e’ la solita schizofrenia dello stato, vorrebbe concedere delle liberta’, pero’ non vuole perdere la presa sui cittadini. La costituzione italiana del 1948, dopo cento anni esatti, segui’ lo stesso iter, perche’ il regime repubblicano fece immediatamente seguire una legge sulla stampa, copiata da quella fascista, con la figura del direttore responsabile, dell’albo e degli strumenti di controllo sulla stampa che vedremo in seguito.
Leggi speciali, eccezionali, leggine e le decretazioni d’urgenza discriminano i cittadini, cioe’ sono lesive dell’art. 3 della costituzione italiana e dei principi di liberta’, calpestano le minoranze e determinano incertezza nel diritto. La legislazione speciale rinnega alcuni principi costituzionali contenute nella costituzione, nei codici e nei testi unici, con essa si possono introdurre nuove regole o derogare da vecchie regole, almeno per alcuni o in circostanze particolari, si possono fare favori agli amici. L’editto piemontese sulla stampa del 26.3.1848 sostitui’ la censura preventiva con leggi repressive, aboli’ anche la cauzione preventiva e creo’ un giuri’ popolare, a fianco del magistrato.
In Italia, dalla rivoluzione francese all’unita’, l’Istituto del giuri’ ebbe varie fortune nei diversi stati, tenendo anche conto del fatto che, generalmente le idee liberali, quando si arriva al potere, non si applicano mai; la classe dirigente italiana, ostile ai giuri’, affermava che i giurati popolari avevano poca cultura. Nel 1851 il ministro della giustizia piemontese, poiche’ il gran giuri’ era a favore della liberta’ di stampa, attribui’ alla magistratura ordinaria, cioe’ al governo, perche’ la magistratura e’ stata raramente indipendente dal governo, il giudizio sui reati di stampa; anche l’Inghilterra cerco’ di escludere i giuri’ dai reati sulla stampa, ma la pubblica opinione insorse ed i giuri’ ottennero la competenza piena. Nel 1853 l’Inghilterra aboli’ la tassa sugli annunci, nel 1855 quella sul bollo, che colpiva anche i giornali, nel 1861 quella sulla carta, nel 1869 aboli’ la cauzione a carico dei giornali, che si diffusero.
In Piemonte si chiese che una parte dei giudici popolari fosse nominata dal governo, mentre un’altra parte doveva essere estratta a sorte tra gli iscritti alle liste elettorali che sapessero leggere e scrivere; tanti giurati erano consiglieri comunali e le elezioni comunali erano influenzate dai prefetti, continuava cioe’ la truffa democratica. Poiche’ i professionisti, che avevano maggiore cultura, rifiutavano la carica di giurato, Civilta’ Cattolica irrise contro giuri’ composti di calzolai e bettolieri.
Cavour propose di affidare la formazione delle liste dei giurati ad una commissione composta da pubbliche autorita’; il 13.11.1859 nacque la Corte d’Assisi, competente per i reati di stampa, la commissione era fatta da sindaco e rappresentanti della provincia, con il benestare del governo, il giuri’ non rappresentava piu’ il popolo ma il governo.
Nel 1850 il gesuita Carlo Maria Curci, sulle pagine della rivista da lui fondata, Civilta’ Cattolica, affermava che la stampa diffondeva l’errore ed il disordine, prima di Mussolini, affermava che l’opinione pubblica era donna; pero’ riteneva che anche la chiesa dovesse avere una sua stampa, il giornale del popolo non poteva essere solo il catechismo della parrocchia, c’erano anche i problemi sociali su cui discutere.
Era un passo avanti, nei secoli precedenti la chiesa cattolica era stata anche contraria all’istruzione popolare e non voleva che il popolo sapesse leggere, perche’ poi avrebbe potuto anche pensare, mentre doveva solo ascoltare il curato; quando apparve la stampa, per tanti conservatori, questa era il quarto flagello, dopo fame, peste e guerra, tanti ritenevano che saper leggere portava alla ribellione.
L’8.6.1874 in Italia, per l’accesso alle giurie, si estesero i requisiti di cultura; la legge speciale sulla stampa operava a latere del codice penale del 1888, il quale pero’ prevedeva i reati di diffamazione, ingiuria e apologia di reato, che riguardavano anche la stampa. Nel 1894 Crispi fece una legge contro anarchici e contro l’apologia di reato a mezzo stampa e, contro il pericolo rivoluzionario, il generale Pelloux chiese anche di proibire le riunioni.
Curci non voleva che le donne si abbandonassero a letture d’ogni genere, non le voleva nei posti dirigenti della chiesa e dei gesuiti; Civilta’ Cattolica affermava che il disordine americano era dovuto alla liberta’ di religione ed alla liberta’ di stampa, sosteneva censura e repressione; il 4.12.1883 Civilta’ Cattolica invitava il popolo a leggere solo la bibbia corretta del cardinale gesuita Bellarmino, che collaboro’ al processo contro Giordano Bruno e ricevette l’abiura di Galileo Galilei, dopo la sua tortura.
Nel 1913 Civilta’ Cattolica scriveva che le idee erano diffuse da stampa e scuola, pero’ la scuola, soprattutto quella dei ricchi, era stata anche nelle mani dei gesuiti; affermava che la stampa dominava la pubblica opinione ed era capace di accreditare anche il falso; affermava che la stampa era un ramo del capitalismo e che il giudaismo era l’arbitro del capitalismo.
Ricordava che le agenzie stampa erano nelle mani dei giudei, come la Reuter inglese, la Wolff tedesca, l’Associated Press di New York, l’Havas di Parigi e la Stefani di Roma, che grandi giornali erano in mano ai giudei; in Austria la stampa era monopolio giudaico ed anche i proprietari dei giornali erano giudei, come il Daily Telegraph, il Morning Post, la Tribune, il Daily News, il Matin, Temps, Figaro; in Russia i giudei possedevano l’80% delle tipografie e dei maggiori giornali. Era accaduto che nel 1850 gli ebrei si emanciparono in Europa e, non possedendo la terra, pur essendo minoranza, occuparono posizioni importanti in editoria, banche e industria, mentre gli europei o erano legati alla terra o erano aristocratici che non volevano immischiarsi direttamente negli affari; pero’ oggi le cose sono diverse.
Una volta l’ignoranza della legge era prevista solo per i naufraghi, isolati dalla loro patria, poi in Italia una sentenza della corte costituzionale del 24.3.88 n. 364 la ammise quando il testo della legge era oscuro; la legge oscura, nata sulla scia della volonta’ di una legislazione illimitata da parte dello stato, determina contraddittorie interpretazioni da parte dei giudici, pero’, a volte, la legge e’ creata oscura per favorire gli amici, ai quali si puo’ sempre fornire la chiave dell’interpretazione autentica, oppure favorisce le liti giudiziarie e il lavoro degli avvocati, che sono altri amici.
Mussolini, arrivato al potere nel 1922, volendo il controllo sulla stampa, dichiaro’ che il giornalismo italiano doveva essere come un’orchestra ed i giornalisti come i generali di Napoleone; poi affido’ al prefetto il controllo sulle pubblicazioni che potevano riportare notizie false o tendenziose, vilipendere re, pontefice, istituzioni e governo, il sequestro della stampa andava eseguito dagli ufficiali di polizia giudiziaria. La legge del 31.12.1925 n. 2307 previde la figura del direttore responsabile, garante locale del regime, iscritto all’albo professionale dei giornalisti, al quale non arrivavano personaggi invisi al regime; l’ordine dei giornalisti era costituito presso ogni sede di corte d’Appello ed era fatto di professionisti, praticanti e pubblicisti.
Nel 1913 Civilta’ Cattolica si pronuncio’ contro il diritto di tutti di fare i giornalisti e di scrivere sui giornali e propose una selezione ed un esame per quelli che volevano fare i giornalisti, per i quali richiedeva idoneita’ o abilitazione; con il decreto fascista del 26.2.1928 n. 384 e con l’istituzione dell’albo professionale, il fascismo risolse il problema, richiedeva ai giornalisti doti morali e culturali, pero’ superavano gli esami solo gli amici. Cosi’ il giornalismo italiano fu inquadrato dal fascismo ed il quarto potere spari’ dalla scena; una Commissione Superiore per la Stampa, nata l’1.5.1929, teneva sotto controllo i giornalisti tesserati dal regime. Il 25.11.1926, con legge n. 2008, il fascismo istituiva un tribunale speciale per la difesa dello stato, destinato a colpire anche la stampa; questa legge fu replicata dalla legge repubblicana n. 63 del 3.2.1963, che introdusse un organo giudicante i giornalisti istituito presso il tribunale, il cui collegio era fatto di magistrati e giornalisti.
Caduto il fascismo, in violazione alla costituzione repubblicana del 1948, il 3.2.1963 la legge n. 63 metabolizzo’ l’ordine dei giornalisti e direttore responsabile ed istitui’ anche il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, che fu messo sotto il controllo del ministero della Giustizia. Pero’ ci furono voci di dissenso, Einaudi affermo’ che l’albo era una corporazione che voleva impedire agli altri di manifestare il proprio pensiero e di pensare con la propria testa; in effetti, la stampa regolamentata e la legge sulla stampa limitavano gravemente la liberta’ di pensiero e la circolazione delle idee.
Il governo italiano, anche per la latitanza parlamentare, si e’ largamente sostituito al parlamento nell’attivita’ legislativa, emanando decreti con pari efficacia rispetto alle leggi ordinarie del parlamento, cioe’ in grado anche di abrogare o derogare dalle sue leggi; cio’ in contrasto con il postulato che affermava che titolare della sovranita’ legislativa, secondo costituzione e ripartizione dei poteri, doveva essere il parlamento; questa espropriazione di poteri, verificatasi nel corso di tanti governi repubblicani, alterava gli equilibri costituzionali.
Quando la stampa e’ libera, garantisce la salute della democrazia; percio’, nata la costituzione repubblicana, la corte costituzionale avrebbe dovuto abrogare le leggi fasciste, ma non lo fece, invece affermo’ che l’ordine dei giornalisti non era in contrasto con l’articolo 21; per la professione era richiesto un esame di stato, che dava riconoscimento giuridico alla professione, pero’ gli esami erano truccati e non era rispettata la segretezza degli scritti. L’ordine dei giornalisti afferma che l’ordine e’ un’associazione nata a garanzia dell’indipendenza dei giornali, pero’ nel 1994 sulla stampa americana l’Italia figura agli ultimi posti, tra i paesi industrializzati, per la liberta’ di stampa; in Italia la stampa e’ collusa con poteri economici, religiosi e politici.
I provvedimenti disciplinari a carico di giornalisti coinvolgono ordine e magistrati, procuratore e pubblico ministero, percio’, come avviene negli stati di polizia, i giornalisti paiono dipendere dalla procura; era cosi’ anche con il decreto fascista del 26.2.1928 n. 384, il legislatore repubblicano ha copiato le leggi fasciste sulla stampa, sostituendo al procuratore del Re il procuratore della Repubblica; i due ordinamenti prevedono entrambi l’iscrizioni ad albi professionali ed il ministro della giustizia esercita ancora il controllo sull’ordine.
Il giudice speciale non ha niente a spartire con un sistema democratico, cio’ malgrado, nel 1989 la Corte Costituzionale ha sancito che il collegio giudicante dei giornalisti non e’ un tribunale speciale o un giudice speciale, vietati dall’art. 102 della costituzione, ma una sezione specializzata del tribunale; il processo al giornalista prevede una procedura amministrativa interna all’ordine e una seconda giudiziaria, le deliberazioni possono essere impugnate in appello al Consiglio nazionale dell’ordine, alla Corte d’Appello, alla Corte di Cassazione e alla Corte Istituzionale, per la gioia degli avvocati che hanno famiglia. Le sanzioni sono generalmente di lieve entita’ e prevedono il richiamo, la censura o biasimo, fino alla sospensione, la quale pero’ e’ avvenuta raramente in era repubblicana; comunque, oggi il giornalista e’ colui che e’ iscritto all’albo, una specie di monopolio che conferisce il diritto a scrivere per il pubblico.
Caduto il fascismo, i giornalisti collusi con il fascismo sono stati prosciolti o amnistiati e alcuni di loro hanno fatto anche carriera in era repubblicana; del regime fascista abbiamo conservato tutto, codice penale Rocco, concordato, leggi di pubblica sicurezza, ordinamento giudiziario, leggi anticostituzionali, legge sulla stampa, rapporti con la chiesa; complice anche il guardasigilli Togliatti, che fu a favore del colpo di spugna o amnistia del 22.6.1946, che salvo’ fascisti e comunisti e favori’ l’inserimento del concordato nella costituzione; grazie all’amnistia, sono stati amnistiati tanti crimini della resistenza, oltre a quelli del fascismo.
Percio’ tanti ex fascisti sono arrivati in parlamento, nelle aule di giustizia, a dirigere ministeri e giornali, invece in Germania i nazisti furono processati e isolati, in Francia, caduto il governo Petain, i collaborazionisti dei tedeschi furono estromessi, processati o fucilati; alla costituente francese del 28.7.1989 Mirabeau affermava: “Puo’ un popolo, che vuole essere libero, prendere in prestito i principe le procedure della tirannia?” A proposito della legislazione, e’ proprio cio’ che e’ accaduto in Italia.
Ancora oggi la magistratura ordinaria italiana, che e’ un’altra bella corporazione, e’ contraria all’istituzione dei giuri’; l’1.1.19498 entro’ in vigore la costituzione democratica e il 7.2.1948 la Corte di Cassazione doveva decidere sulla sorte delle leggi del fascismo; era accaduto che alcuni erano ricorsi alla Corte di Cassazione appellandosi all’articolo 25 della costituzione, che stabilisce l’irretroattivita’ della legge, percio’ la Cassazione affermo’ che solo il futuro legislatore era competente ad abrogare le leggi fasciste, perche’ la costituzione era una norma programmatica e non le poteva cancellare.
Percio’ si congelarono la vecchie norme ed il parlamento non provvide ad abrogare le leggi fasciste, percio’ ancora oggi, come sotto il fascismo, occorre la licenza per affiggere avvisi, occorre il permesso della polizia in materia di stampa e vigono le leggi fasciste sulla pubblica sicurezza Pero’, qualche volta, nel corso di processi ordinari, la corte costituzionale e’ stata costretta a cancellare delle norme; comunque, ancora oggi, l’art. 113 delle legge di pubblica sicurezza e’ in contrasto con l’articolo 21 della costituzione; per i liberali l’articolo 21 e’ norma precettiva e non programmatica, mentre la Cassazione, con la sentenza del 12.10.1950, ha stabilito che e’ norma programmatica, cioe’ da attuare con comodo, ma cosi’ e’ legittimata la censura del questore per ogni scritto. Questo art. 113 e’ servito a condannare manifestini politici scritti alla porta della propria abitazione e scritte sui muri contro il governo.
La stampa non puo’ essere sottoposta ad autorizzazioni o censure o sequestrata dalla polizia giudiziaria, anche se con convalida dell’autorita’ giudiziaria, il che e’ un escamotage democratico; i reati previsti a mezzo stampa devono essere puniti dal codice penale, senza bisogno di codici speciali, le tirannie si riconoscono dalle leggi speciali sulla stampa. Forse la fine del regime della stampa italiano verra’ con internet, perche’ i politici non sono interessati a cio’ che e’ bene per il popolo; si dovrebbero liberare i giornalisti dal controllo della procura, abolire il direttore responsabile e corporazione dei giornalisti, con relativi privilegi fiscali e pensionistici, e ammettere l’albo come un’associazione non riconosciuta, naturalmente, potrebbe rimanere l’esame d’abilitazione, con garanzie per i partecipanti; con questa riforma, ci si potrebbe difendere dalla diffamazione con le leggi comuni.
Invece oggi in Italia esiste ancora il divieto di pubblicazioni contrarie al buon costume, in Italia non si riesce a cambiare niente; noi italiani dobbiamo ancora conquistare la liberta’ d’associazione, di riunione e di stampa; cio’ vale dal punto di vista del diritto, perche’ a volte il potere, di fatto, manifesta un po’ di tolleranza; il nostro diritto e mostruoso, e’ effetto da elefantiasi, e’ incerto, di difficile interpretazione ed e’ contrario ai tempi moderni ed ai principi di liberta’, laicita’ e parita’ dei diritti.
..
RIDIAMARO : – )

Quello che non avevamo letto mai
Da
topgonzo.ilcannocchiale.it/2009/09/07/libera_stampa_per_liberi_fessi.html

Da quando abbiamo eta’ di ragione, abbiamo appreso di tante signorine che avevano percorso carriere politiche eccellenti, passando per letti illustri. Una, che aveva anche il vezzo di scaccolarsi le orecchie durante le sessioni parlamentari, assurse addirittura alla terza carica dello stato senza aver mai espresso alcunché di rilevante, ne’ politicamente ne’ intellettualmente, salvo il fatto di aver condiviso a lungo il letto con il potente segretario del suo partito.
Negli anni 70, poi, siamo stati governati da almeno due presidenti del consiglio notoriamente omosessuali, di cui uno anche cocainomane, a capo di “gabinetti” altrettanto ben frequentati.
Nel decennio successivo, fummo sudditi pro-tempore di un impotente (per deficit dimensionale) e di un possente tombeur de femmes, tutte attrici famose ed esponenti del jet set.
Nel medesimo periodo, assistemmo al diffondersi, a largo raggio, della pratica del rinnovo del parco coniugale con donzelle più giovani di almeno vent’anni, da portare sovente con sé, in parlamento, previa candidatura in collegio blindato.
E via spettegolando. Fatti di cui la libera stampa non ha mai dato notizia. Per l’intellighenzia nazionale trattavasi, quasi sempre, di grandi statisti, donne ed uomini di specchiata levatura morale, al di sopra di ogni sospetto e, quando si decideva di attaccarli, si preferiva il lancio della monetina a quello del tanga.
Oggi, invece, apriamo i giornali al mattino per leggere lo scoop del giorno. Potremmo desiderare di piu’? Tra il cominciare la giornata con pallosi editoriali di Panebianco, Galli della Loggia o, dio ce ne scampi, barba papa’ Eugenio, tutti a discettare del sesso degli angeli, e aprire i giornali per cercare il seguito sulle iniezioni che Silvio si fa al pisello, sugli assegni in nero messi in giro da direttor Ezio, sulla misteriosa scalata dell’ingegnere a M&C, sulla riapertura del processo SME, credeteci: non c’e’ paragone. La giornata comincia con allegria, la pausa caffe’ si riempie di battute, il lavoro scivola via con un piacere che ci mancava da tempo.
Altro che storie: si dovrebbe salutare questa svolta come un grande evento di progresso: dalla vecchia stampa consociativa e ammuffita, piena di soloni mummificati, perennemente alle prese (e senza capirne una mazza) coi massimi sistemi, alla vera, genuina, libera informazione scandalistica di stampo anglosassone. Quella del Sun e del Mirror, per fare un esempio, o quella che diede in pasto (che schifezza) all’opinione pubblica americana, gli spermatozoi presidenziali sparsi sul vestitino della giovane stagista.
Mettere la merda nel ventilatore, dovrebbe essere il mestiere del vero cronista. Ma nei nostri giornali, ormai, ci sono piu’ editorialisti che cronisti. E cosi’, se vuoi conoscere un po’ di verità, devi andare a scartabellare su Youtube. Certo, se metti la merda nel ventilatore si sparge anche la puzza: ma almeno cio’ che resta, e’ un quadro della realta’ piu’ rispondente alla verita’. Con buona pace dei fessi, di destra e di sinistra, che continuano ad accapigliarsi in nome dei grandi valori di cui sarebbero portatori i loro leader.
..
http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Se la Bongiorno, pur deputato, ma anche avvocato, chiede addirittura l’annullamento del processo MEREDITH siamo alla fine ! Conflitto di interessi di un deputato, nessuna credibilità della Giustizia che si è appiattita ! FINE DELLA GIUSTIZIA in ITALIA ! Provvedere subito: processi e cause celeri e avvocati e giudici CORRETTI e senza conflitti di interessi o collusioni con il potere politico ! SUBITO ! Leggasi MAGISTRATI l’ULTRACASTA di LIVADIOTTI !

    arch. Graziella Iaccarino

    Commento di MasadaAdmin — settembre 15, 2009 @ 1:30 pm | Rispondi


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