Nuovo Masada

settembre 13, 2009

MASADA n° 989. 13-9-2009. Donne, intellettuali e cultura

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L’angelo necessario – I valori liberali non bastano, occorrono valori democratici – La non violenza delle donne – Ribelliamoci come in Iran e in Birmania- Gli intellettuali e Pasolini – La catena degli abbracci

(Tutti i primi articoli sulle donne sono stati cercati e proposti da Mariapia Folli.)

Mariapia
La prima immagine e’ quella di uno degli angeli di Paul Klee (leggi Klee). Ne dipinse molti, la sua fu una storia medianica: gli artisti sono un “medium” tra noi e le spirito cosmico. A dire certe cose si viene presi per matti, ma non me ne importa niente, poiche’ quasi tutti faticano a dirigere la propria esistenza senza deragliare, figuriamoci quale indirizzo possono dare a quella altrui! Di che parla Bach e a chi con la sua musica?
Gli amici possono capire. Solo l’amicizia profonda puo’ qualcosa per migliorare la nostra vita. Amiamoci di buona amicizia, che non e’ una passeggiata facile, ma un impegno, una responsabilita’.

C’e’ un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradio, che si e’ impigliata nelle sue ali, ed e’ cosi’ forte che gli non puo’ chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Cio’ che chiamiamo il progresso, e’ questa tempesta”.

Cosi’ Walter Benjamin interpreta la celebra tela del pittore Paul Klee, all’interno delle sue Tesi di filosofia della storia. In queste pagine, Benjamin esplica la sua visione messianica della storia, l’attesa perpetuamente insoddisfatta di una redenzione avvenire, dove l’uomo viene trascinato via suo malgrado dal tempo e dal progresso, lasciandosi alle spalle le tragedie e gli orrori. Redimere questi orrori, cioe’ dare senso e rendere giustizia alle vittime, non e’ un compito che viene assunto e garantito dalla divinita’ o dalla storia dell’umanita’ (quasi che tali orrori fossero stati necessari a un miglioramento o all’approdo di una qualche beatitudine collettiva).
Le macerie della storia restano mute dinanzi alla nostra interrogazione, non trovano giustificazione, non acquisiscono dignita’ per cio’ che hanno prodotto o per quello che hanno rappresentato, visto che la storia dell’uomo e’ rimasta la storia di sangue e morte che e’ sempre stata.
Per questo l’Angelo di Klee guarda angosciato il passato, mentre il vento (il tempo) lo spinge via, quando vorrebbe restare tra quelle vittime per tenerle strette a se’, per garantire ad esse un significato di qualche tipo.
In Walter Benjamin, l’unica redenzione possibile e’ quella offerta dalla memoria: solo serbando il ricordo delle vittime, e percio’ testimoniando delle loro dipartite, dell’insensatezza della loro sconfitta e delle loro sofferenze. Per questo, il fulcro essenziale delle sue tesi e’ l’inversione del tradizionale rapporto tra passato e presente: se solitamente abbiamo sempre concepito il presente come la risultante di un flusso di eventi che proviene dal passato, Benjamin concepisce il passato come l’altra faccia del presente, derivante e prodotto da esso. E’ il presente che genera dal suo interno il proprio passato, e il passato non puo’ sussistere indipendentemente da un presente che lo testimonia e lo redime.

Alessandro Alfieri

Quando l’individualismo distrugge la societa’
Nadia Urbinati

La reazione che si sta (per fortuna) alzando giorno dopo giorno contro le abitudini private e pubbliche del nostro premier mostra, ha scritto ieri Michela Marzano su Repubblica, un´Italia «individualista, materialista e machista che ha vergogna quando si guarda allo specchio».
La confusione della cultura dei diritti con un individualismo antisociale – quello che si riconosce nella massima del “me ne frego” – e’ uno degli aspetti di questo smarrimento.
La rappresentazione della nostra societa’ come di un mercato cinico nel quale si scambiano diritti con soldi, sesso con potere, si interseca con quella di una societa’ che pare non avere piu’ un centro di forze etiche capaci di unire i cittadini come una forza di gravita’ invisibile: il rispetto per gli altri; la solidarieta’, l´eguaglianza di cittadinanza.
Senza queste forze etiche, la liberta’ che i diritti liberali garantiscono e proteggono puo’ trovarsi di fronte a due rischi: essere sentita come poca cosa dai molti, poiche’ avere diritti significa anche poter vivere il proprio quotidiano sicuri senza accorgersi di essi; e diventare un privilegio di chi sfrutta a proprio vantaggio le potenzialita’ offerte dalla societa’ liberale facendo dei diritti uno strumento di affermazione contro gli altri. Entrambi questi rischi – il primo di apatia e il secondo di individualismo anti-sociale – sono il segno di una disposizione che la cultura liberale dei diritti puo’ stimolare, ma anche di un´erosione del sentimento di eguaglianza, la condizione senza la quale i diritti si possono tramutare in privilegi antisociali.
Nella tradizione liberale che si e’ affermata dopo la Seconda guerra mondiale, l´eguaglianza non ha avuto un peso significativo, anzi, per alcuni importanti pensatori come Isaiah Berlin l´eguaglianza e’ stata intesa come un valore di disturbo e perfino un pericolo per la liberta’ – va dato merito a Norberto Bobbio di essersi sempre distinto da questa lettura «negativista» dei diritti individuali e aver insistito sulla funzione di liberta’ giocata dall´eguaglianza. E’ proprio questo pensiero di Bobbio che andrebbe oggi ripreso: non per mettere in ombra il liberalismo e i diritti, ma per legarli piu’ fortemente alla democrazia.
Gli anni Sessanta hanno inaugurato la stagione dei diritti civili consentendo a milioni di donne e di uomini delle societa’ occidentali di liberare le loro vite individuali dai lacci di una cultura autoritaria e gerarchica, di storiche e recalcitranti disuguaglianze. A quei diritti non si puo’ rinunciare – non solo, essi vanno difesi dai permanenti tentativi di ridurli, abbatterli o decurtarli come avviene oggi con quelli relativi alla vita, dalla procreazione alla morte, dalla maternita’ alla salute.
Tuttavia, la cultura dei diritti ha prodotto anche il seguente paradosso: ha liberato gli individui dai lacci sociali autoritari ma non ha dato loro nuovi vincoli, quella sorta di colla etica capace di tenere insieme una societa’ di individui liberi e autonomi. Per riprendere Alexis de Tocqueville, mentre ha umanizzato la societa’ e la politica, la cultura dei diritti ha prodotto individui dissociati e isolati, con il risultato di renderli anche piu’ esposti alle disuguaglianze economiche e al potere delle maggioranze, politiche e di opinione.
Il populismo che stiamo esperimentando in Italia e’ anche l´esito del paradosso di una societa’ individualista liberale nella quale la dimensione privata (intesa per giunta come la sfera dove “tutto e’ lecito”) ha preso il posto piu’ alto nella gerarchia dei valori, facendosi passaporto per acquistare favore e potere, non importa con quali mezzi. Come riscattare l´individuo dal degrado di questo individualismo che il declino della politica ha esacerbato?
Dei due partner – liberalismo e democrazia – di cui si compone il nostro ordine costituzionale, e’ venuto il tempo di volgere l´attenzione al secondo, il piu’ politico dei due. Ma la debolezza della nostra concezione della democrazia non ci aiuta, poiche’ di questo sistema noi abbiamo ancora una visione sostanzialmente negativa – come del migliore tra i peggiori governi, per dirla con Churchill, o come un sistema elettorale per la selezione della classe politica; questa e’ stata la visione che ne ebbero i liberali che combatterono e vinsero contro i totalitarismi del XX secolo.
Ma ora, nelle nostre democrazie consolidate, e’ proprio questa visione negativa e minimalista della democrazia che ci puo’ essere di ostacolo, perche’ abbiamo bisogno di recuperare la forza etica della dignita’ della persona e della partecipazione politica che sono alla base della democrazia; infine di riscattare la politica dall´impero tirannico del privatismo individualistico. E ne abbiamo bisogno per recuperare i due valori fondanti della democrazia, la cittadinanza e l´eguaglianza. Della prima abbiamo bisogno perche’ l´erosione delle istituzioni politiche e del ruolo della partecipazione e’ facilmente strumentalizzabile da chi ha piu’ presenza politica e piu’ strumenti per formare il consenso; della seconda abbiamo bisogno perche’ e’ sotto gli occhi di tutti l´attacco sistematico all´eguaglianza, con l´indebolimento dei diritti sociali, della scuola pubblica, della stessa idea della redistribuzione come volano di solidarieta’ (l´esempio piu’ macroscopico viene dal modo egoistico con il quale e’ stato pensato il federalismo nel nostro paese, come una sorta di secessione dalla responsabilita’ collettiva di condividere insieme fortuna e sfortuna). Sia la cittadinanza che eguaglianza meritano la nostra attenzione oggi; non per ridimensionare la cultura dei diritti, ma per rafforzarla reinterpretandola all´interno di una cornice politica, non soltanto morale e giuridica (appunto individualista).
La democrazia e’ una ricca cultura dell´individualita’ morale e cooperativa, non solo una tecnica di selezione delle elite o un sistema procedurale per giungere a decisioni pubbliche.
L´individuo democratico e’ simile ma non identico a quello liberale perche’ non e’ un essere puramente razionale che sceglie fra opzioni diverse, ma una persona emotivamente disposta verso gli altri per le ragioni piu’ diverse, come la curiosita’, la volonta’ imitativa, il piacere di sperimentare. Queste qualita’, che possono produrre anche spiacevoli effetti (come l´adesione acritica alla cultura di massa o l´accettazione dell´opinione della maggioranza), hanno pero’ un lato positivo che e’ importante sottolineare ed esaltare: rendono l´individuo naturalmente disposto verso gli altri, un cooperatore, e anche una persona capace di sentire vicinanza simpatetica con i diversi e di identificarsi con chi e’ nel bisogno; infine di sentire vicinanza con tutti gli esseri umani (anche con chi non e’ membro della comunita’ nazionale, con importanti implicazioni universaliste e antirazziste), un carattere che e’ essenziale per dare senso e valore all´eguaglianza. L´azione politica puo’ spingere l´individuo democratico nell´una o nell´altra direzione. La destra populista che domina oggi la scena italiana e’ stata capace di usare a proprio vantaggio i caratteri dell´individuo democratico, mettendo in luce la sua parte piu’ volgare, massificante e apatica. Spetta alla cultura democratica non populista ma popolare, riuscire a rovesciare questa tendenza.

http://www.manuelaghizzoni.it/?p=5216

Angelo povero. Paul Klee

La nonviolenza delle donne: liberazione dalla paura e forza della verita’
Pax Christi Italia

“Ritengo
che la donna sia la personificazione di quella che chiamo ‘nonviolenza’ che significa amore infinito capace di assumere il dolore. Permettiamo alla donna di estendere questo amore a tutta l’umanita’. A lei e’ dato di insegnare la pace a un mondo lacerato”.
Le parole di Gandhi illuminano la testimonianza di alcune donne coraggiose come Aung San Suu Kyi, ancora una volta impedita nel tentativo di presentarsi alle elezioni presidenziali della Birmania-Myanmar (la prima condanna nei suoi confronti e’ avvenuta nel 1989).
Nell’associarci alla richiesta della sua liberta’ “immediata e incondizionata”, osserviamo con amarezza e denunciamo le interessate prudenze o complicita’ con il regime birmano di alcuni membri delle Nazioni Unite e della Comunita’ europea dove si stenta a promuovere iniziative efficaci perche’ si affermi con chiarezza il valore dei diritti umani sempre e ovunque.

San Suu Kyi e’ oggi in Asia il simbolo vivente della nonviolenza come liberazione dalla paura (un suo libro e’ intitolato “Liberi dalla paura”) e come forza della verita’. Esperienze come la sua costituiscono un bene comune universale perche’ intrecciano la lotta per i diritti umani e la democrazia con la contemplazione dei monaci buddisti, la mobilitazione collettiva per la giustizia con l’impegno esistenziale personale (“Sii tu il cambiamento che desideri realizzare”, “tu sei la speranza che vuoi affermare“). Ci fanno capire che la nonviolenza e’ parte integrante della famiglia umana, variamente presente nella “compassione” orientale, nella “satyagraha” gandhiana, nell’ “ubuntu” africano, nel “buen vivir” o “suma qamana” andino, nello “shalom” ebraico, nelle “beatitudini” evangeliche: principi operativi indicanti gratuita’, pienezza di vita, interdipendenza, convivialita’, convivenza di persone accolte e accoglienti, cooperanti al bene comune.

Assieme a Aung San Suu Kyi e’ doveroso ricordare chi ultimamente in Russia-Cecenia ha donato la vita per la verita’ come Natalia Estemirova, amica di Anna Politkovskaya, due tra le tante donne operatrici di pace in quella zona come Zarema Sadulayeva, dirigente dell’ong “Salviamo la generazione”, assassinata nei giorni scorsi col marito e altri a
Grozny.
Davanti a episodi cosi’ gravi e al rischio dell’oblio o della rassegnazione, riteniamo urgente continuare il nostro impegno educativo per risvegliare tante menti assopite o asservite, promuovendo la conoscenza dei volti di pace con interventi a piu’ livelli:
-processi formativi nelle comunita’ cristiane nella direzione di una prassi e di una teologia della nonviolenza, come sollecitato anche dal papa in maggio dopo il suo viaggio in Terra santa;
-programmi informativi televisivi volti a evidenziare lo spettacolo del bene e dei testimoni di pace;
-itinerari scolastici sulla scia dei progetti aperti sia dall’ex ministro Fioroni (“La tua scuola per la pace”) che dal ministro Gelmini (“Cittadinanza e Costituzione” ) che prevedono la conoscenza di esperienze di pace.
Al riguardo, facendo riferimento all’attualita’ e ad anniversari di vario tipo, oltre alle donne ricordate, si puo’ mettere a fuoco la bellezza di tante figure femminili: studiose come Simone Weil, Edith Stein, Etty Hillesum o vere martiri nonviolente come Marianella Garcia, Annalena Tonelli, Graziella Fumagalli, Mariella Sgorbiati, Rachel Corrie, Dorothy Stang o donne viventi, alcune delle quali firmatarie dell’Appello a sostegno di Aung San Suu Kyi, come le Premio Nobel Mairead Maguire, Rigoberta Menchu’, Jody Williams, Shirin Ebadi, Wangari Maathai.
Giovani e adulti possono, cosi’, esplorare l’inedito silenzioso “arcipelago dei non famosi”, decisivi per la salvezza del mondo e il futuro della famiglia umana.

Pax Christi Italia.
info@paxchristi.it

Crisi di un agelo. Paul Klee

Bernardo segnala:
Intervista a Simona Argentieri: “L’assuefazione ci ha spente ma i diritti non sono ereditari”
Elisabetta Abrosi

Il silenzio delle donne? Colpisce e ferisce. Ma ad essere silenti non sono solo le donne: anche i giovani, e in generale tutta la societa’ civile. Per questo, per capire perche’ le donne non si indignano bisogna capire perche’ noi tutti non ci indigniamo piu’».
Simona Argentieri, psicoanalista, docente dell’Associazione italiana di psicoanalisi e attenta osservatrice delle patologie a cavallo tra individuo e societa’, interviene nel dibattito aperto da Nadia Urbinati e continuato da Lidia Ravera, ma ripete che il vero problema e’ il generale spegnersi del dissenso, sia sul piano privato che su quello sociale e politico.

«Il fatto e’ che la protesta costa, come il tentativo di restare coerenti con le proprie idee. Protestare significa inoltre configgere, mentre oggi non sopportiamo piu’ ne’ la sofferenza ne’ il conflitto. Cosi’, le passioni forti si attenuano, e quindi anche i piu’ beceri fatti di cronaca non ci fanno indignare».

Come si e’ persa la capacita’ di indignazione?
«Il dissenso non e’ scomparso dalla mente delle persone. Purtroppo, si e’ esaurita la spinta propulsiva al cambiamento, perche’ le persone hanno perso fiducia nel fatto che il loro agire possa produrre un mutamento. Ma il cambiamento puo’ venire unicamente da noi. E l’assuefazione a cose sempre piu’ degradate non puo’ costituire un alibi».

Come si manifesta concretamente questa assuefazione?
«In un disinteresse verso cio’ che accade, in un deficit di partecipazione, infine in un’incoerenza tra cio’ che si dice e cio’ che si fa. Ad esempio, si firmano appelli, o si va a votare, senza prendere nessuna informazione su cio’ che si sta firmando o votando. Oppure, non si vota proprio, come e’ avvenuto per molte giovani donne nel caso del referendum sulla fecondazione. Purtroppo i diritti conquistati sono ereditati ma non ereditari, cioe’ li puoi perdere come li hai acquisiti».

Si tratta di un problema solo italiano?
«No, ma in Italia e’ piu’ forte perche’ maggiore e’ da noi l’abitudine al degrado. Abbiamo superato, sul piano pubblico, ogni limite di decenza, eppure nulla desta piu’ scandalo. Nemmeno la violazione dell’immagine della donna e del suo corpo, nell’acquiescenza generale».

Quali sono, sul piano individuale, i sintomi di questa male?
«Si tratta di una vera e propria regressione nell’ambiguita’, nell’apatia affettiva, nell’inerzia e nella promiscuita’. Magari si ostenta il proprio scontento, ma non ci si sottrae a tutte quelle collusioni che mantengono in piedi il sistema: egoismi, narcisismi, complicita’ marginali col potere, clientelismo, omissioni, indifferenza».

Che spiegazione da’ di questi atteggiamenti?
«Nascono dal tentativo di evitare il conflitto, il rapporto con le cose che non ci piacciono o con le persone che ci contestano, e di eludere sia la fatica della differenziazione e della chiarificazione della propria identita’, sia quella della coerenza con cio’ che si e’. Cio’ ha conseguenze molto negative anche nei rapporti tra uomo e donna, le cui differenze si attenuano, ma non in direzione della parita’. Il tentativo di evitare il confronto con la differenza produce un eccesso di tenerezza morbosa, a scapito della passione, e una regressione nell’ambiguita’. Che e’ tutt’altra cosa dall’ambivalenza, quel sentimento che ci consente di essere consapevoli di poter provare amore e insieme odio verso una stessa persona».

Come intervenire, allora?
«L’unico argomento che ho, come terapeuta, quando denuncio i meccanismi dell’ambiguita’ e’ che si tratta di un cattivo affare. Certo, si evita la fatica e il dolore della coerenza, ma si resta rabbiosi e annoiati. Purtroppo, pero’, a noi analisti oggi viene solo chiesto solo di lenire, consolare, se non addirittura psicologizzare il disagio sociale. Ad esempio, facendo fare una psicoterapia ad una persona licenziata, perche’ accetti questa situazione, mentre dovrebbe solo scendere in piazza a gridare la sua giusta rabbia e mettere in atto forme dure e coraggiose di protesta».

politica@unita.it

Simberg. Angelo ferito

Ribelliamoci come in Iran e in Birmania
Concita De Gregorio

Tutto avviene nel silenzio. C’e’ un’idea diffusa di impotenza, di rassegnazione. Alla politica si e’ sostituito il potere. La gestione delle cose, gli affari privati. Tutto e’ ormai una faccenda privata: di scambi, di soldi, di favori. Dove sono i cittadini, in questo paese? Dove sono le donne? In tutto il mondo le donne sono in piazza. Alla sbarra a Teheran, massacrate in Iran, prigioniere in Birmania. Volti femminili che diventano icone della protesta. Qui, in questa nostra democrazia in declino, di donne si parla per dire delle escort, delle ragazzine che dal bagno attiguo alla camera da letto del tiranno telefonano a casa alla madre per raccontare, contente, “mamma sapessi dove sono” e rallegrarsi insieme. E fuori, e le altre? Silenzio. L’apatia ci accompagna…».

Il tempo del silenzio, ripete Nadia Urbinati, docente di Teoria politica alla Columbia university. «Avrei voluto far qualcosa, in questi mesi estivi che passo in Italia, ma mi si dice che si deve aspettare l’autunno. Non capisco come mai. Non vedo che altro ci sia da aspettare. Le vittorie di B appaiono ormai la conseguenza e non la causa dell’indebolimento della presenza attiva dei cittadini nella vita pubblica. Non c’e’ nulla da fare, sento dire. C’e’, da parte delle persone attorno a noi, una specie di accettazione. Il senso dell’inutilita’ dell’agire collettivo. Non serve, si dice. Non produce effetti. Solo la pubblicita’ produce effetti». «Ci hanno ingannati, in questi anni, illudendoci che si potesse partecipare stando a casa: davanti allo schermo di una tv, in un blog al computer. Soli davanti al video. E’ nato un pubblico che si cela al pubblico. Impotente, rassegnato. Si e’ fatta strada un’idea maggioritarista: quella che dice che chi vince ha ragione per definizione, in quanto vincitore. Poiche’ vince non puo’ aver torto. La verita’ sta con la maggioranza. E’ un’idea che non prevede il dissenso.

Il dissenso infastidisce, non se ne comprende il valore ne’ l’utilita’, non si tollera. La voce dell’opposizione e’ una voce che disturba. B esprime un’idea egemonica che gli sopravvivera’. L’opposizione d’altra parte non fa che riconoscere la forza dell’avversario (ho sentito giovani del Pd ammirare la Lega per il radicamento sul territorio ignorando i contenuti di quel radicamento). L’opposizione e’ assente. Manca un partito capace di parlare con voce forte e chiara. Negli ultimi tre mesi l’Unita’ e la Repubblica hanno avuto la capacita’ di far infuriare il tiranno, l’opposizione no. Persa nella sua battaglia interna, persa nell’incapacita’ di parlare con le parole della politica. Un vuoto che apre la strada ad un nuovo populismo giustizialista. Ho sentito Prodi dire: B e’ il vuoto. Putroppo no, non e’ vuoto, e’ pieno di linguaggio e di azione. E’ l’opposizione a non avere linguaggio ed azione da opporre, manca un partito che incalzi. Quel che fa questo governo non e’ ridicolo, non e’ schifoso come ho sentito dire dai leader negli ultimi giorni. E’ tragico. Le gabbie salariali sono la rottura di un patto di solidarieta’ e giustizia tra i cittadini, un piede di porco capace di smembrare il paese. Le ronde sono un pericolo gravissimo, oltre ad essere un modo subdolo per distribuire finanziamenti pubblici. Sull’unita’ d’Italia? Nulla. Se non ci fosse l’Europa a contenerci saremmo sull’orlo della guerra civile».

«Siamo orfani di politica. Il potere ha preso il suo posto: chi lo detiene lo usa attraverso mezzi privati, conti in banca, soldi, scambi di favori. B durera’. Tutto questo non finira’ con lui. Questo governo non e’ B, e’ la visione organica della societa’ che lui rappresenta. Abbiamo imparato a giustificare sempre tutto. Ci sarebbe bisogno di avere una visione morale della politica, invece. Non c’e’. Non abbiamo una cultura della responsabilita’ morale: anche se non penalmente perseguibili certi atteggiamenti sono moralmente turpi. Bisogna dirlo, ripeterlo, cercare ascolto, pretendere risposta.

E’ stata una trasformazione molecolare. Dopo anni di partecipazione si e’ spenta nella mente del cittadini la dimensione pubblica. La democrazia si e’ fatta docile e apatica. Vista dall’estero l’Italia non ha piu’ nulla da dire, resta solo un esempio interessante da studiare sul declino della democrazia. Penso alle donne, poi. Neda, San Suu Kyi, le donne nel mondo. In Italia a parte qualche importante figura femminile isolata, niente. Sulle prostitute e le minorenni di cui si circonda il Presidente le parlamentari del Pd si sono schierate dieci giorni fa. Forse si teme di essere indicati come bacchettoni, di trasformare la politica in morale. Fatto e’ che donne che appartengono al privato (Veronica e Barbara B) hanno avuto un ruolo politico, quel ruolo che chi fa politica non trova. Le generazioni del femminismo si sono scollate. Le ragazze che vanno a palazzo Grazioli dal bagno del tiranno telefonano alla madre, contente. Le loro madri hanno la nostra eta’. Cosa e’ successo tra quelle madri e queste figlie, tra noi e loro? Le grandi personalita’ si sono ritirate a scrivere le memorie degli anni d’oro, quasi a rivendicare un’autorita’ su e insieme un’estraneita’ da questo tempo. Io l’avevo detto, io l’avevo scritto. Personalismi, una contro l’altra, non c’e’ piu’ la capacita’ di mettere in comune le esperienze, tessere una trama, rinunciare a qualcosa di proprio per l’agire collettivo. Quello che da’ fastidio, poi, e’ questo continuo lamento, solo lamento. Tutti che chiedono rivendicano protestano e si lagnano, tutti che pongono problemi e nessuno che offra soluzioni. Anche attorno a noi, nella vita, e’ cosi’. Lamentarsi e’ facile e non costa nulla, invece proporre una soluzione significa assumere una responsabilita’, pagare il prezzo di una decisione..

Lamentarsi, risentirsi, portare rancore: anche queste sono forme private di agire. La dimensione pubblica – quella di chi si attrezza ad unire le forze e costruire gli strumenti per cambiare le cose, insieme – e’ svanita. I giovani sono figli di questo tempo. Tutto per loro e’ privato, totalmente privato. Bisogna ripartire da capo. Dalle cose essenziali. Lanciare un appello, per esempio, alcune donne si preparano a farlo: lanciare appelli non e’ un modo vecchio di agire. E’ nuovo, oggi. E’ di nuovo nuovo. Non essere docili, ripartiamo da qui».

Paul Klee. Cattedrale.

La rivoluzione interrotta delle donne
Lidia Ravera

Ho provato una vera gioia, leggendo la «conversazione» con Nadia Urbinati, ieri, su questo giornale. Quando dice: «c’e’, da parte delle persone attorno a noi, una specie di accettazione. Il senso dell’inutilita’ collettiva». Ho pensato: ha messo, come si dice, “il dito nella piaga”. E mai frase idiomatica fu piu’ opportuna. Qui si parla proprio di piaghe: indicarle e’ necessario, anche se sarebbe piu’ elegante voltarsi dall’altra parte. Toccarle fa male. Ma attraverso il dolore, passa l’unica speranza di guarigione.
Dunque diciamolo: e’ morta la dimensione collettiva. Il “noi” che rafforzava i tanti “io” di cui era composto, latita. Era onnipresente, la prima persona plurale. Ora e’ scomparsa. Non e’ mai stata facile da declinare: includere l’Ego degli altri, sistemarlo accanto al proprio, non e’ mai naturale, tocca smussare angoli, reprimere individualismi, concedere generalizzazioni, perdere qualcosa di se’. Pero’ si puo’ fare, anzi: si deve.

Soltanto una massa di “io” ordinati in un “noi”, che li sovrasta e li protegge e li rappresenta, nel corso della storia, ha saputo abolire lo schiavismo, difendere il lavoro, conquistare diritti uguali per tutti, combattere il fascismo. L’individuo, da solo, puo’ regalare all’umanita’ soltanto il godimento dell’arte. E’ necessaria, l’arte, ma non e’ sufficiente. Non oggi e non qui, in Italia.

Ha ragione la Urbinati quando dice: «Quel che fa questo governo non e’ ridicolo…e’ tragico». E’ tragico usare la paura e la fragilita’ psichica dei cittadini, aggravate entrambe dalla crisi economica, per disegnare una societa’ che esclude e divide, che radicalizza le differenze e governa col ricatto milioni di solitudini. Poco piu’ di meta’ degli italiani ha votato qualche anno di fiducia all’attuale Premier e alla sua “weltanschaung”. Poco meno di meta’ degli italiani ha cercato, votando il centrosinistra, di segnalare il proprio “no”.

Si tratta di milioni di donne e di uomini, dispersi e quindi condannati alla dimensione privata del dissenso: il lamento. Per le donne e’ una sorta di revival: ve la ricordate la rivolta “da camera” delle nostre madri? Erano donne che avevano vissuto la giovinezza a cavallo della seconda guerra mondiale e che, nell’Italia in rapido sviluppo degli anni sessanta, impigliate nel codice antico dell’esistenza vicaria, stavano maturando un disagio crescente per i ristretti ambiti delle loro vite. Che cosa facevano, mentre le loro figlie scendevano in piazza bruciando le icone della femminilita’ tradizionale? Si lamentavano. Opponevano un fiero cattivo umore ad un destino che vivevano come immutabile. Era il canto della loro sconfitta, il lamento.

Ci dava ai nervi. Giurammo che noi no, noi non ci saremmo sacrificate. Giurammo che avremmo imposto nuove regole, saremmo state parte attiva, a letto, al lavoro, in casa, in piazza. Li’ per li’ ci illudemmo di aver vinto. Non era cosi’. La rivoluzione delle donne non e’ stata ne’ vinta ne’ persa. E’ stata interrotta.

Interrompere una rivoluzione e’ pericoloso: non riesci a imporre nuove valori, a radicarli, a estenderli a tutti, come quando vinci. Non vieni travolto dalla restaurazione del vecchio, come quando perdi. Quando lasci una rivoluzione a meta’ la restaurazione e’ lenta e strisciante. Incominciano a bombardarti con l’icona della “ragazza tette grandi/ cervello piccolo”, non ci fai caso. Occupa i teleschermi (anche quelli del servizio pubblico) per vent’anni. Spegni la televisione. Diventa protagonista della scena pubblica, corpo in vendita, carriera, oggetto di scambio, trastullo stipendiato di un modello di maschio potente/impotente che era gia’ vecchio quando eri ancora giovane. Ti scansi, spegni l’audio, non vuoi sentire.

Finche’ ti accorgi che, nel silenzio/assenso generale, si e’ tornati indietro. Come prima e peggio di prima. Devi di nuovo essere complemento, protesi, utensile del piacere. Madre se proprio ti va, come lato B della carriera. A tua figlia regalerai “Miss Bimbo”, il gioco elettronico che insegna a diventare Velina, Escort o moglie di miliardario. Sei di nuovo povera.

Possiedi, come anticamente i proletari, soltanto il tuo corpo e quello devi far fruttare. E sbrigati: hai meno di 20 anni di tempo. Qualcuno dice che qualche ragazza ha trovato, per lo piu’ all’estero, riconoscimento ai suoi talenti. Qualcun altro rimprovera “le femministe”, queste ormai mansuete streghe in prepensionamento, di tacere. Ma non e’ vero.

Tutte noi, noi poche, abbiamo, in questi anni, parlato. Sole davanti allo schermo dei nostri computer, come si usa oggi. Abbiamo confezionato tristi arringhe, abbiamo segnalato, puntuali come Cassandre, rischi e degenerazioni. Non e’ successo niente. Le parole delle donne non pesano un grammo. Per questo bisogna ricominciare daccapo. Portare i nostri corpi in piazza, occupare spazio, farci vedere, farci sentire. Contarci, per ricominciare a contare

Paul Klee

Riflessioni serie e semiserie sugli intellettuali

Gli intellettuali sono i primi ad abbandonare la nave che affonda. Subito dopo i topi, ma molto prima delle puttane.
(Vladimir Majakovskij)

Infatti gli intellettuali sono scappati da questo paese, le “signorine” non ancora. Dei topi non si sa nulla.
(Medioevo 2)
..
Viviana

Le donne intellettuali ad una cosa devono stare attente: a non incappare in un cretino che le offendera’ sotto una firma da donna intellettuale.

L’uomo stupido odia le donne, ma quelle intellettuali di piu’. L’uomo stupido cerca mezzi facili per prevaricare, il sesso spesso, l’intelligenza mai.

Cosa vuol dire per una donna essere intellettuale? Se sta a indicare una appartenenza elitaria, non e’ cosa che faccia per lei. Se sta a indicare una critica al mondo senza una appartenenza, puo’ interessarle, ma non sara’ creduta.

Come fa chi non usa il proprio intelletto a distinguere un intellettuale da una vacca?

L’intelletto e’ un dono di Dio. L’intellettuale e’ una punizione dell’uomo.

Credo sia meglio essere saggi che essere intellettuali.

Platone era un intellettuale? Non credo
Lo era Socrate? Proprio no
E Saviano come dovremmo chiamarlo?
Non e’ di intellettuali che ha bisogno oggi il mondo, ma di combattenti.

Siamo arrivati a un punto in cui a chiamare uno intellettuale c’e’ caso che si offenda.
Francamente preferirei piu’ cittadini e meno intellettuali.

Gli intellettuali ? Come i 4 gatti in Piazza San Pietro: fanatici, pieni di se’ e assolutamente inutili.

Continuo a preferire un bambino che dice la verita’ ad un intellettuale con i suoi orpelli.

Forse Borges e’ l’unico uomo che mi sentirei di chiamare intellettuale. Ma era fondamentalmente un uomo. Ed anche un visionario. In quanto cieco.
..
Un intellettuale e’ una persona che ha scoperto qualcosa di piu’ interessante del sesso.
(Edgard Wallace )
Dal che almeno si evince che conosciamo Qualcuno che non sara’ mai un intellettuale.

Ad marginem. Di Maggie Dalian
L’intellettuale e’ cosi’ spesso un imbecille che dovremmo sempre considerarlo tale fino a prova contraria.
(Georges Bernanos)

Accanto all’intellettuale possiamo metterci lo specialista:

Colombo era un navigatore specialista convinto di aver scoperto l’India

Gli intellettuali della Chiesa decisero che la Terra era il centro dell’universo

Gli accademici bolognesi dichiararono che Marconi era uno sciocco perche’ le onde radio si sarebbero perse nell’universo

L’IBM sentenzio’ che il pc non avrebbe avuto futuro

Gli intellettuali di sx hanno detto che per battere B non si doveva mai parlare male di lui

Infine i grandi esperti di economia ci sono venuto a raccontare che il neoliberismo avrebbe migliorato il mondo

Viviana

La differenza tra un intellettuale e un operaio? L’operaio si lava le mani prima di pisciare e l’intellettuale dopo.
(Jacques Prevert)

Io durante
Ettore Chiacchio
..
C’e’ chi vede intellettuali dappertutto
C’e’ chi non ne vede da nessuna parte.
C’e’ chi teme l’intellettuale come il diavolo.
C’e’ chi crede di esserlo.
C’e’ chi si domanda cosa sia.
C’e’ chi lo e’ e non lo sa.
Poi c’e’ B, che e’ un’altra cosa.
Ma di una cosa possiamo star certi: questo non e’ un governo di intellettuali.

L’intellettuale e’ uno che si chiede: ma come puo’ essere che abbiamo un viceministro della sanita’ senza aver un ministro della sanita’? Questi sono quesiti da intellettuale. Ma c’e’ chi pensa che saino meglio le veline. Hai mai visto un book di intellettuali?
..
La Gelmini l’hanno scelta perche’, portando gli occhiali, aveva l’aria di una intellettuale?
A B gliel’ha presentata il suo giardiniere. Non lo aveva visto che, anche con gli occhiali, era piuttosto una rapa. Del resto cosa ci si poteva aspettare da un giardiniere? Molte cose forse, ma non un testo di pedagogia.
..
Ma esiste oggi in Italia qualcosa che si possa chiamare un circolo di intellettuali?
Se si’, chiudetelo!

Noi non abbiamo intellettuali ma sofisti, i quali, come e’ noto, rivolteranno i fatti per farli coincidere comunque col potere di turno. Ma quando la parola intellettuali coincide con servi, si puo’ avere il diritto che l’intelletto serva diversamente ad altro scopo.
..
Un tempo solo chi godeva di una rendita faceva l’intellettuale
Oggi lo possono fare solo i disoccupati

Hai mai visto un Briatore fare l’intellettuale?
L’intellettuale e’ uno le cui citazioni finiscono sulla Settimana enigmistica.
Il non intellettuale e’ uno che ha il conto in banca e anche fuori e che quando sbrocca tutti gli battono le mani.
Quell’intellettuale di Lapo sbatte’ il pugno sul tavolo e disse a quelli della Iuventus: “Ragazzi, tirate fuori i coglioni!”
Il massimo che un intellettuale di governo riesce a dire e’: “Mi consenta”, pero’ con la e’ chiusa, senno’ fa cafone.

Intellettuali d’oggi
idioti di domani
ridatemi il cervello
che basta alle mie mani,
profeti molto acrobati
della rivoluzione
oggi faro’ da me
senza lezione

Il bombarolo di Fabrizio de Andre’
..
Bloggher

L’Italia e’ in una situazione prerivoluzionaria, i sintomi ci sono tutti. Milioni di disoccupati alle porte, un debito pubblico abnorme, le spese dello Stato in aumento vertiginoso, mancanza di rappresentanza politica per decine di milioni di persone, delirio allo stato terminale di Testa d’Asfalto che non ha piu’ niente da perdere, assenza di un’opposizione, a parte Kryptonite Di Pietro, un’economia fragile, un senso civico inesistente e una disgregazione dello Stato.”
Se ci troviamo in certe condizioni, non diamo la colpa alla sorte, ma solo a noi stessi. L’Italia e’ giunta in una situazione cosi’ drammatica proprio a causa della stoltezza del popolo italiano. Me ne sbatto degli ipocriti che pur di non sentire il loro animo tirato in ballo nell’assassinio di questo paese, preferiscono negare o voltarsi semplicemente dall’altra parte. L’ottusita’ e il menefreghismo di questo popolo ha messo al potere tutti quei mostri che alla fine hanno finito per divorarlo. Ben pochi si sono presi la briga di porsi qualche domanda o di farsi venire qualche dubbio. Ben pochi hanno reclamato! Ancora parliamo di intellettuali? Gli intelletualoidi di oggi possono solo fare i lustrascarpe ad un vero intellettuale come fu Pasolini. Ci sono solo degli pseudo-intellettuali che col loro giro di inutili chiacchiere intrattengono l’audience dei vari programmi televisivi o i lettori di quei quotidiani ormai diventati carta straccia.

L’intelligenza non avra’ mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai
da uno dei milioni d’anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale e’ ogni idea, irreale ogni passione,
di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l’ha mai liberato.
.

Pasolini

Nulla e’ piu’ anarchico del potere. Il potere fa cio’ che vuole e cio’ che il potere vuole e’ completamente arbitrario o dettatogli da sue necessita’ di carattere economico che sfuggono alla logica comune.
Io detesto soprattutto il potere di oggi. Ognuno odia il potere che subisce, quindi io odio veemente il potere di questi giorni. Un potere che manipola i corpi in un modo orribile e non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o da Hitler.
Li manipola trasformandone la coscienza cioe’ nel modo peggiore, istituendo dei nuovi valori che sono valori alienanti e falsi. I valori del consumo, e compiono quello che Marx chiama un genocidio delle culture viventi, reali, precedenti.
Sono caduti dei valori che sono stati sostituiti con altri valori. Sono caduti dei modelli di comportamento che sono stati sostituiti da altri modelli di comportamento.
Questa sostituzione non e’ stata voluta dalla gente, dal basso. Sono stati modelli imposti dal nuovo potere consumistico cioe’ la grossa industria italiana plurinazionale e anche quella nazionale degli industrialotti che voleva che gli italiani consumassero in un certo modo, un certo tipo di merce e per consumarlo dovevano valorizzare un altro modello umano.
Il regime e’ un regime democratico ecc. ecc… pero’ quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non e’ riuscito assolutamente ad ottenere, il potere di oggi, cioe’ il potere della societa’ dei consumi invece riesce ad ottenerla perfettamente.
Distruggendo le varie realta’ particolari e questa cosa e’ avvenuta talmente rapidamente che in fondo non ce ne siamo resi conto. E’ avvenuto tutto in questi ultimi 5,6,7,10 anni. E’ stato una specie di incubo in cui abbiamo visto l’Italia intorno a noi distruggersi, sparire e adesso risvegliandosi si accorge di questo incubo e guardandoci intorno ci accorgiamo che non c’e’ piu’ niente da fare.
L’uomo e’ sempre stato conformista. Cioe’ la caratteristica principale dell’uomo e’ quella di conformarsi a qualsiasi tipo di potere o di qualita’ di vita trovi nascendo. Forse biologicamente l’uomo e’ narciso, ribelle, ama la propria identita’ me e’ la societa’ che lo rende conformistico e lui ha chinato la testa per sempre di fronte agli obblighi della societa’. Io mi rendo ben conto che se le cose continueranno cosi’ l’uomo si meccanizzera’ talmente, si allineera’ talmente, diventera’ cosi’ antipatico ed odioso che questa liberta’ qui andra’ completamente perduta
.”
..
Giovanni Borrelli

Bisognerebbe che si rispolverasse la figura del “patriota”. Patriota, come quando gli ideali erano un motivo al quale si sacrificava quello che c’era di piu’ caro, allora era l’idea dell’unita’ o lo scacciare l’invasore o la difesa di principi irrinunciabili e quant’altro. Alla base di tutto c’era una profonda dignita’ di uomini liberi. Oggi una dignita’ esiste in quest’Italia cialtrona? Dove i cuori e gli spiriti di molti di troppi si sono venduti al “peggior offerente”.
Io spero. Un po’ alla volta i piccoli patrioti crescono.
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Ivan Anzanello

Intellettuali? mi sembra di averne visto uno su un treno per la Francia…
L’Italia del 2009 e’ un paese dove la scuola e’ un’inutile parentesi fra la nascita e il lavoro.
L’intellettuale e’ un fiore raro che ha bisogno di un terreno ottimo per crescere, di cure e attenzioni per divenire un simbolo…
In Italia facciamo parcheggi.
..
Libero della Guerra

Quello che i cosiddetti “intellettuali”, che infestano gli editoriali dei giornali oggi, non hanno fatto in 15 anni e’ rinfacciare ogni dubbio ed ogni magagna allo Psiconano e ai suoi simili, e fargli delle domande serie e dirette e pretendere delle risposte serie e dirette.
Questo a prescindere dalle proprie convinzioni politiche e a prescindere dallo schieramento del giornale su cui si scriveva.
Lo Psiconano vuole finire in bellezza… per modo di dire.
Oggi ha querelato un altro giornale, L’Unita’, per le stesse motivazioni (INCOSTITUZIONALI) con cui ha querelato Repubblica. Tra un po’ querelera’ tutti quelli che non la pensano come lui…
Nel frattempo l’Unione Europea comincia a mostrare segni di insofferenza per le spacconate del Nano.
Il Commissario Europeo Almunia oggi ha dato una risposta sibillina alle minacce del Nano che tradotta grezzamente suona piu’ o meno cosi’: “MA CON CHI CAXXO TI CREDI DI PARLARE???”
Degno tono da tenere con uno come lo Psiconano…
Se fosse successo 15 anni fa ad uno dei nostri governanti di uscire di senno in questo modo e minacciare l’UE, gli “intellettuali” di allora lo avrebbero messo in croce per settimane fino a costringerlo alle dimissioni.
Oggi invece lo difendono, lo giustificano, lo coccolano, lo adulano, lo vezzeggiano, gli leccano il popo’.
Perche’? Fondamentalmente per soldi e pseudo-potere.
Ma tra gli “intellettuali” di ieri e quelli di oggi c’e’ una profonda differenza: quelli di allora, i Montanelli, i Buzzati, i Pasolini, erano sempre alla ricerca della verita’, per cruda che fosse, ed alla gente dalle testate dei giornali cercavano di dire solo la verita’.
Invece quelli di oggi la verita’ cercano (inutilmente) di nasconderla, di alterarla, di mistificarla.
LA VERITA’ E’ L’UNICO LUSSO CHE OGGI LO PSICONANO E I SUOI SERVI NON SI POSSONO PERMETTERE!!!!
I gruppi intellettuali, gli analisti storici, sociali e politici, gli scienziati della ragione e della verita’, quelli che muovono il progresso, che anticipano i desideri dei cittadini, che forniscono le possibili soluzioni ai problemi, che si fanno strada tra la folla per guidarla… non ci sono piu’.
Da parecchio tempo non esistono piu’..o meglio gli e’ stata tolta la voce.
Chi tra i noti sembrava promettere bene e’ stato inghiottito dal sistema tossico e contagioso o ha preferito (codardamente) estraniarsi ed isolarsi nel suo limbo. Quelli incorreggibili e vulnerabili sono stati soppressi.
La cultura, la conoscenza, il senso della storia sono qualita’ emarginate qui, umiliate, considerate inutili e improduttive.
Le menti si sono sopite per dare spazio agli istinti materiali, superficiali e cafoni.
Pensare e’ faticoso, a volte anche rischioso, soprattutto per chi, nel suo egoismo, vuole mantenere certi privilegi.

Sabrina
..
Ettore Chiacchio

La “sinistra” ha smesso di avere intellettuali veri da quando e’ stata inglobata nella “destra”. Operazione questa che e’ iniziata molti anni fa, alla morte di Berlinguer e terminata con successo con la bicamerale. Il resto che c’e’ stato dopo e’ stata solo finzione storica.

In Italia non sei un intellettuale riconosciuto se non sei mai stato querelato da nessuno
In passato si sarebbe detto “…mai manganellato da nessuno” (ma ovviamente sono sfumature)

Non so se una persona colta e informata ha piu’ possibilita’ di essere migliore di un povero grezzo ignorante, che e’ manipolabile piu’ facilmente, ma certo se sceglie la via dell’errore ha meno alibi per scusarsene.
..
Viviana

La cultura e’ un arricchimento che deriva da sensibilita’ e intelligenza, memoria e intuizione, istruzione ed esperienza, senso del bello e del giusto, fino a realizzare una filosofia individuale e una prassi positiva che sia di giovamento all’evoluzione del mondo.
Non so se abbiano questo tipo di cultura tanti che si presentano come intellettuali.
Puo’ esistere una cultura che non sia anche una morale individuale e un’etica universale? Non credo.
Puo’ essere definito intellettuale uno che si associ a gruppi criminali o campi grazie e prebende di potere? Sono sicura di no.
Francamente oggi la parola intellettuale mi suona sospetta, come un requisito di casta che spetta ai corifei di chi comanda. Dire ‘uomini di cultura’ sarebbe meglio, intendendo come primo requisito l’amore per la liberta’, il rispetto della verita’, l’indipendenza di giudizio, il non far parte di un regime, il vivere se stesso come strumento per il bene degli altri.
..

Paul Klee. Abraco

ABBRACCI A TUTTI!
(Per i baci c’e’ sempre tempo)
Antonella Randazzo

In un mondo sempre piu’ inquietante, dove ogni giorno siamo alle prese con mille problemi e contrattempi, cosa puo’ farci davvero bene?
Secondo i ragazzi degli “abbracci in dono”, un semplice abbraccio!
Sono persone vanno in giro ad offrire “abbracci in regalo” a tutti, ovvero a tutti quelli che li vogliono.
Si tratta di una nuova moda? Di uno scherzo? Di qualcosa di troppo melenso?
In realta’, stando ad alcune ricerche scientifiche, l’abbraccio sarebbe un modo per ottenere benefici psicofisici senza medicine, senza fatica e senza conseguenze negative.
Secondo uno studio condotto da ricercatori dell’Universita’ della Carolina del Nord, pubblicato sulla rivista dell'”American Psychosomatic Society” (una delle piu’ importanti riviste di medicina psicosomatica), il semplice atto di abbracciarsi produrrebbe effetti benefici sul cuore e sulla pressione sanguigna. (1)
La ricerca prendeva ad esame 38 coppie eterosessuali, che avrebbero trascorso del tempo insieme e poi si sarebbero abbracciate. Alcuni test clinici venivano fatti prima e dopo gli incontri.
E’ risultato che abbracciarsi e’ un gesto che produce effetti benefici, per tutti, maschi e femmine, perche’ aumenta il livello di oxitocina, un ormone che contrasta lo stress.
Sembrerebbe che coloro che vivono un rapporto di coppia stabile, in cui sono frequenti le conversazioni costruttive e gli abbracci, possano meglio contrastare lo stress.
Sarebbe salutare anche abbracciare persone sconosciute. Il fenomeno degli “abbracci gratis” e’ iniziato a Sidney nell’agosto del 2004, quando un uomo chiamato Jaun Mann ando’ lungo la Pitt Street Mall, una via del centro di Sydney, con un cartello con su scritto “Hugs Free”, dando abbracci ai passanti.
In un mondo in cui tutti facciamo ormai le stesse cose, il fatto deve essere sembrato perlomeno singolare.
Intervenne la polizia, che cerco’ di bloccare il giovane (evidentemente, c’era il controllo anche sugli abbracci).
Hanno dovuto fare una petizione e raccogliere 10mila firme, per annullare i divieti, allontanare i poliziotti, ed essere abbracciati.
Se ne occupo’ persino il “Sydney Morning Herald” del 6 novembre 2004.
Il 22 settembre 2006 il filmato sugli abbracci di Juan Mann fu messo on-line su youtube (http://www.youtube.com/watch?v=vr3x_RRJdd4&translated=1).

Da allora il fenomeno ha avuto una continua espansione in molti paesi del mondo.
Il video e’ stato visto da quasi 5 milioni di persone nel mondo. Il fenomeno dei “free hugs” e’ diventato un movimento internazionale, nato spontaneamente e che oggi ha coinvolto 24 nazioni, Italia compresa.
Ci ha provato con molto successo anche un 24enne di Shangai, che regalava abbracci nella sua citta’, prima di essere arrestato.
Insomma, in un mondo in cui molti sono presi da diverse preoccupazioni, e altri da mille ansie, persino un abbraccio fra sconosciuti avrebbe un valore. Un atto molto semplice, e fatto senza alcuno scopo riconducibile al sistema: ne’ per profitto, ne’ per accettazione sociale, ne’ per altri vantaggi. Soltanto per sentirsi bene e far sentire meglio gli altri.
Gesto inutile? Non opportuno fra sconosciuti?
Non per chi lo pratica, che racconta:
“Quando me lo hanno proposto da parte mia e’ partito un “no!” secco… sono molto timida e pensavo di non esser capace ad avvicinare e coinvolgere persone sconosciute. Ho avuto poi modo di guardare in rete vari video abbracciosi e mi sono commossa, ho sentito qualcosa di davvero importante dentro. Mi ha dato coraggio il fatto che eravamo in gruppo e … dopo la prima persona che si e’ avvicinata ricambiando un abbraccio forte e sentito ho respirato profondamente, mi sentivo benissimo, si’ ero pronta! (Iolanda Alberti)”

“Mi chiedi di scriverti a caldo le mie sensazioni, le mie impressioni.. se dovessi veramente farlo, come me lo chiedi, dovrei chiederti di entrare nel mio cuore e di vedere gli spasmi che volta per volta mi irrorano, dovrei chiederti di vedere con i miei occhi, lucidi, quello che mi circonda, dovrei chiederti di capire e accettare, come faccio io, chi mi sta vicino, dovrei chiederti di sentire il profumo del contatto che mi riempie i polmoni. Se dovessi veramente farlo sicuramente il modo migliore che potrei usare sarebbe quello di abbracciarti e regalarti in una volta sola il mondo. (Gabriele)”

“E’ stato stupendo, un’esperienza bellissima e’ difficile spiegare a parole, eravamo molto titubanti sulla reazione dei padovani..e invece…..siamo tornati a casa con il cuore colmo di gioia.. e un grazie particolare a chi ha abbracciato con me… e soparattutto a chi si e’ fatto abbracciare un pensiero particolare ad una signora che ci ha detto “non sapete quanto bisogno ne avevo” e aveva le lacrime agli occhi……..un’esperienza da rifare al piu’ presto
vi abbraccio tutti (Terry)

Sono davvero commossa..si e’ creata nella piazza un’atmosfera gioiosa, positiva, di festa.. ovunque ti giravi vedevi abbracci e sorrisi. I turisti chiedevano anche la foto. Io poi mi son montata su due ali da angioletta-fatina, fatte con le mie mani la sera prima, ma non credevo che avrei avuto il coraggio di indossarle, e invece.. La cosa meravigliosa e’ che davvero ti senti UNO con tutto e tutti..e respiri ARMONIA, GIOIA..UNIONE. (Cecilia)” (2)

Il fenomeno e’ diventato un “grande abbraccio che gira per il mondo”, finalizzato ad avvicinare le persone, a far sentire loro che non e’ proprio vero che siamo “estranei”.

Gli “abbracci gratis” si sono visti anche in diverse citta’ italiane, come Roma, Napoli, Milano e Bari.
Gli elargitori di abbracci usano lo pseudonimo di “one mann” e hanno reso meno tetro anche il cielo di Milano. Racconta un “one mann” di Varese, che ha regalato abbracci a Milano:

“In un periodo di cosi’ tanta indifferenza, distacco a volte, un abbraccio e’ tutto cio’ di cui abbiamo bisogno… perche’ tutti possiamo essere portatori di un gesto semplice e gentile, come l’abbraccio, senza bisogno di un’identita’ precisa”.

Spiega Michele Luciano, uno degli organizzatori degli abbraccia gratis di Napoli: “Vogliamo mettere in circolo la gioia e la voglia di vivere, l’abbraccio rappresenta uno shock energetico… Noi diamo soltanto l’input. Chi riceve e’ subito pronto a donare, a sua volta, una piccola manifestazione di affetto”. Dice un’altra volontaria: “C’e’ chi ha i figli lontano, chi ha appena litigato, chi ci racconta i problemi di tutti i giorni, ma tutti ci lasciano con un sorriso e ci ringraziano per un gesto di cui avevano bisogno”. (3)

Dal 2004 si sono avute parecchie “Giornate abbracciose”, piu’ facili nei periodi natalizi, in cui tutti cerchiamo di essere piu’ buoni e vicini agli altri.
Sono nati diversi siti che promuovono gli abbracci gratis, e alcuni “Free Hugs” hanno deciso di fare viaggi per promuovere la pace, dall’Italia a Gerusalemme, portando gli abbracci in Bosnia, Turchia, Siria, Libano, Israele e Palestina.
Nel nostro paese c’e’ Pietro Abbondanza, che ha creato il sito http://www.abbracciliberi.it, per diffondere il movimento del “Free Hugs” in Italia. Spiega Pietro:
“All’inizio ho provato un po’ di imbarazzo e avevo anche il timore che nessuno potesse rispondere favorevolmente alla mia offerta di farsi abbracciare, ma poi dopo il primo abbraccio, ho rotto il ghiaccio, e tutto e’ diventato piu’ facile… La sensazione particolarissima che si prova gia’ dal momento in cui uno sconosciuto ti si avvicina a braccia aperte e’ quella di incontro con l’altro, un incontro che rompe all’istante qualsiasi barriera e che non te lo fa piu’ percepire come sconosciuto ma come un amico… in tantissimi hanno accolto la nostra offerta abbracciandoci, per alcuni invece eravamo trasparenti, ci passavano davanti e non ci vedevano, (purtroppo nella loro realta’ queste cose non succedono), ma la gran parte di quelli che non si sono fatti abbracciare hanno comunque accolto la nostra iniziativa con un sorriso. Questo, a mio parere, e’ la cartina tornasole di un’umanita’, che sta risvegliando la propria coscienza planetaria e che sta gettando le basi per un mondo di domani che non potra’ che essere, a mio giudizio, migliore. 
In questa epoca, che secondo gli occhi di tv e giornali sembra immerso nel caos piu’ totale, ogni abbraccio donato e’ un piccolo seme di questa nuova umanita’… Tanti piccoli semi trasportati da un lieve e caldo vento di gioia, pace e speranza per un mondo migliore… Nell’abbraccio c’e’ il gesto del perdono, un perdono che viene rivolto prima a se stessi e che consente di lasciarsi andare, di rivedere le proprie certezze, oltrepassare le proprie barriere mentali che ci impediscono di entrare in contatto profondo con chi abbiamo di fronte. Quando accettiamo di rompere i nostri schemi e ci apriamo fiduciosi alla vita e all’umanita’, ecco che si innesca in noi un processo di guarigione per la nostra anima, perche’ entriamo nella dimensione dell’unita’, liberandoci dalla gabbia mentale della separazione… L’esperienza degli abbracci per me e’ stata davvero importante e attraverso di essa ho rafforzato il rapporto con mia madre, che non vedo spesso perche’ vive in un’altra regione. Sono riuscito a coinvolgerla dapprima facendole vedere i video e successivamente invitandola a fare insieme l’esperienza. Devo dire che e’ stato un momento di condivisione straordinaria che ci ha riavvicinati moltissimo… da allora ogni volta che ci incontriamo io e la mia mammina come prima cosa ci salutiamo con un forte e caloroso abbraccio… Fantastico no?” (4)

Come si reagisce ad un abbraccio inaspettato da parte di una persona sconosciuta?
Di solito la prima reazione e’ di sorpresa, stupore, ma molti poi rispondono positivamente, aderendo all’iniziativa. Ovviamente c’e’ chi si ritrae diffidente o impaurito dallo strano fenomeno.
Forse un abbraccio ha a che fare con molto di piu’ di quello che crediamo. Paradossalmente, forse persino la situazione economico-politica attuale, potrebbe averne a che fare. Esagerazione? Assurdita’?
E che dire del fatto che per avere una situazione stabile e armonica all’esterno dobbiamo prima essere in armonia con noi stessi e i nostri simili? Un paese diviso, in cui ci sono rivalita’ e contrasti fra i sessi, in base all’appartenenza religiosa o al colore della pelle, non puo’ essere un paese in pace e in armonia.
Abbracciarsi e’ un segnale di vicinanza (non solo fisica), di pace, di voler comunicare con l’altro. L’umanita’ vuole la felicita’, ma non potra’ averla se non quando tutti si rispecchieranno in tutti, e cesseranno le guerre e gli odi legati all’appartenenza ad un gruppo (religioso, etnico, ecc.).
Quando ci si abbraccia si rilascia tensione, si fa scorrere liberamente energia. L’abbraccio e’ un gesto di accettazione: ci si sente accettati dall’altro e si accetta l’altro.
Abbracciarsi da’ un senso di appartenenza, di essere amati. Si tratta di bisogni fondamentali degli esseri umani.
Tali bisogni producono emozioni, e le emozioni sono la base dei nostri vissuti e della possibilita’ di crescita.
La nostra cultura ci ha imposto di tenerle sotto controllo, anche quando potevano esprimere semplicemente le nostre peculiarita’ creative. La repressione emozionale, da molti non riconosciuta, sarebbe alla base di molti conflitti e scompensi. Chi non accetta e non fa crescere le sue emozioni, si reprime, e sperimenta che in lui c’e’ qualcosa che non va, non si ama, e se non si ama non puo’ amare gli altri.
Abbiamo vissuto per molto tempo in una cultura di guerra, che ci ha inculcato che dobbiamo amare quelli che appartengono al nostro “gruppo”, che sentiamo simili a noi, e possiamo escludere gli altri, giudicarli sulla base di caratteristiche “esteriori”. Ma una cultura di pace e armonia esige altro: esige la nostra capacita’ di percepire anche chi ci appare diverso da noi come nostro simile. In effetti, egli lo e’.
In Oriente si dice “Siamo tutti foglie dello stesso albero” ad indicare che c’e’ uno stretto legame fra noi e gli altri, e non e’ un legame inventato da dottrine religiose o da ideologie, e’ un legame reale, dovuto al fatto che siamo fatti della medesima essenza. Capire questo significa cercare di capirsi, far prevalere il desiderio di vicinanza all’altro piuttosto che l’ostilita’ o l’indifferenza. Puo’ emergere l’esigenza dell’ascolto, di accettare l’altro cosi’ com’e’ o di guardare in lui i pregi piuttosto che i difetti. Vuol dire anche imparare a gestire i conflitti con i nostri genitori, il nostro partner, i nostri figli o i nostri colleghi.
In poche parole, far nascere una nuova cultura, che non puo’ essere definita soltanto cultura della pace, essa e’ anche una cultura del vero legame fra tutti gli esseri umani. Quel legame che tutti sentiamo nei nostri cuori, ma che forse soltanto poche volte ci siamo permessi di vivere fino in fondo.
Se ci percepiamo “simili” non puo’ esistere in noi alcuna pulsione bellica. Come scrive la psicologa e giornalista Marcella Danon:
“Il miglior antidoto contro la guerra e’ l’avvicinarsi della gente: quando l’altro non e’ piu’ l’archetipo del nemico, ma viene riconosciuto simile a noi, nella sua umanita’… Le guerre diventeranno sempre piu’ anacronistiche, perche’ l’umanita’ si sta mescolando sempre di piu’, presunti buoni e cattivi non abitano piu’ in terre lontane, ma la gente, vivendo insieme, sta imparando a conoscersi e a riconoscersi. La guerra e’, per definizione, contro i cattivi, contro lo straniero, contro il nemico, contro l'”ombra”, che altro non e’ il famoso “lato ombra” presente in ognuno di noi, di cui parla Jung. Quanto meno si conosce l’altro, tanto piu’ diventa facile attribuirgli tutti i difetti di questo mondo… L’impegno per la pace e’, quindi, nell’accelerare questo processo e imparare a conoscersi bene. Conoscere se stessi, prima di tutto, per familiarizzare con una ricca, complessa e contraddittoria natura umana, e conoscere gli altri, riconosciuti molto piu’ simili a noi di quanto sembri, una volta che siamo capaci di vederci per quello che veramente siamo.”(5)

Come concludere un articolo del genere?
Buoni abbracci a tutti!

mail giadamd@libero.it

NOTE

1) KM Grewen et al, Psychosomatic Medicine 2005, 67:532-538
www.psychosomaticmedicine.org/cgi/content/abstract/67/4/531
2) Tratti dai siti italiani www.freehugscampaign.org |
siti italiani:
| www.regaloabbracci.it |
| www.abbracci-gratis.it |
| www.donoabbracci.it | 
| freehugs.splinder.com |
| mi sono regalata un abbraccio |
| Animasemplice for Free hugs Campaign |
3) genagenar.spaces.live.com/blog/cns!6D08F056C79FE5FA!531.entry?&_c02_owner=1%3F%3F
4) www.lamentemente.com/2009/04/19/forza-abbraccio-gesto-che-puo-cambiare-la-vita/
5) www.lifegate.it/essere/articolo.php?id_articolo=1021

AMMA

Mata AmritanandaMayi conosciuta affettuosamente come Amma, donna straordinaria di origine indiana, predica i valori universali di pace e non violenza e sta riaccendendo l’amore in tutto il mondo attraverso il piu’ semplice dei gesti: un abbraccio.
Negli ultimi 30 anni, Amma ha abbracciato e confortato piu’ di 25 milioni di persone. In risposta alla domanda che le chiede dove trovi l’energia per aiutare cosi’ tante persone e nello stesso tempo costruire e seguire la sua enorme organizzazione umanitaria, lei risponde: “Se provate davvero amore per quello che fate, nulla vi stanchera’ mai”. Attraverso le donazioni e l’aiuto di innumerevoli volontari, Amma ha costruito una vastissima organizzazione non governativa (ONG) che opera a livello internazionale, il MAM (Mata AmritanandaMayi Math), il cui scopo e’ servire tutte le persone senza distinzioni di casta, stato sociale o religione.
Dal luglio 2005 il MAM gode del prestigioso status di Consulente Speciale per le grandi calamita’ del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC) per l’incredibile lavoro di soccorso operato in occasione della tragedia Tsunami: prima ONG in India a consegnare un intero villaggio in appena sei mesi dopo la catastrofe, 6.200 case in fase di completamento, 23 milioni di dollari il progetto totale di ricostruzione. Innumerevoli le opere umanitarie sostenute economicamente, citiamo tra tutte il modernissimo ospedale AIMS e diverse cliniche specialistiche ed unita’ mobili di prima emergenza, 90.000 pensioni per vedove e donne abbandonate, 30.000 case costruite per i senza tetto (100.000 in progetto nei prossimi dieci anni), ospizi e orfanotrofi nonche’ istruzione gratuita per i piu’ poveri, con oltre 50 scuole ed istituti universitari all’avanguardia nel settore tecnologico e medico. Impossibile riassumere tutto in poche parole, si consultino i siti http://www.amma-italia.it e http://www.amritapuri.org per approfondimenti.
Numerosi i riconoscimenti a livello internazionale, nel 1993 e’ stata invitata a parlare al Congresso Mondiale delle Religioni di Chicago; in seguito, per due volte, ha tenuto il discorso conclusivo presso la sede dell’ONU di New York. Nel 2002 ha ricevuto il premio Gandhi-King per la Non-Violenza a Ginevra, alla presenza di sua Eccellenza Sergio de Mello (al tempo Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU). Nel 2006 le e’ stato assegnato il “Quarto James Morton Interfaith Award” (riconoscimento interreligioso), a New York City. In ogni parte del mondo sono nate associazioni a sostegno della sua missione, il tour in Europa iniziera’ il 6 Ottobre a Monaco (D) e proseguira’ a Londra (GB), Helsinki (SF), Winterthur (CH), Mannheim (D),‘s Hertogenbosch (NL), Parigi (F), Milano (I), Barcellona (E), Tolone (F), e terminera’ a Dublino (IRL) il 16 Novembre. Al Palasesto circa 200 volontari presteranno il loro servizio per la realizzazione del programma, l’ingresso e’ gratuito ed aperto a tutti. L’intero ricavato della vendita di libri, fiori, pasti e di eventuali offerte sara’ interamente devoluto al MAM per le opere umanitarie. E’ possibile leggere il programma dei tre giorni di permanenza di Amma a Milano sul sito italiano http://www.amma-italia.it

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http://video.google.it/videoplay?docid=-8183338159471616274&q=amma#

..
http://masadaweb.org4

8 commenti »

  1. Sono sempre un poco imbarazzata quando mi citi su Masada, poi ripenso al significato del mio scrivere nel Web tramite il tuo Masada.
    Mi sono pure domandata il significato del mio iscrivermi a Facebook.
    La mia risposta e’: passione o meglio, passioni.
    Oggi esco dall’imbarazzo, dalle inutili timidezze, espongo a me stessa la realta’ antropologica che “ogni creatura vivente deve affermarsi” e, se lo fa in modo lecito e anche socialmente conveniente, la Vita nella sua totalita’, pure soltanto per un pezzettino microscopico, migliora.
    (Le passioni non sono ne’ merito ne’ demerito, ci si nasce, come con i piedi torti).
    Le mie passioni sono tante e hanno attraversato la mia vita tenendo acceso sempre il mio entusiasmo e il mio interesse.
    Una delle mie passioni, grande e profonda, e’ la passione civile.
    Alcune le possiamo coltivare e migliorano la nostra vita, alcune ci coltivano loro, grrr, e spesso sono quelle che la vita ce la rovinano.
    Io ho fumato troppo, bevuto troppi alcolici e altro troppo a lungo; ho smesso nel 1999 – 27 dicembre, alla tenera eta’ di 62 anni!
    Oggi, dopo avere letto Masada, vorrei cominciare ad uscire dalle tele di ragno che m’impacciano e accogliere la mia umana dimensione, con le mie approvazioni e disapprovazioni, vedere con chiarezza dove mi piaccio e dove mi dispiaccio, poi dovro’ iniziare il lavoro del mio decimo settennale.
    (Il mio decimo settennale, iniziato due anni fa, oggi e’ al secondo anno e si suppone che nel secondo anno di un settennale si siano raccolti i dati del lavoro da farsi per portarlo a umano compimento)
    Questo mio proposito odierno e’ in relazione anche a due piccoli fatti accadutimi ieri sera, 12 settembre 2009: l’ascolto di Ignazio Marino e dopo,nello spazio UISP, la danza del ventre di bambine piccolissime e con alcuni handicap.
    Ignazio Marino e’ un uomo a cui mi sento affine e non e’ stato il suo programma – che conosco – ma quanto ha detto in risposta alla domanda: perche’ ti sei impegnato in questa impresa?
    La sua risposta e’ stata che, sempre, quando pensa che un’impresa sia buona per la sua vita e per quella altrui, lui s’impegna a farla, e non e’ tanto il risultato che lo fa sentire bene nella sua pelle, ma l’impegno.
    E qui ha citato Berlinguer, che tanto ha inciso nel suo sviluppo, nella sua giovinezza.
    Dopo l’ascolto di Marino sono andata alla spazio UISP per vedere le bimbine handicappate e un bimbetto, pure handicappato, che ballavano la danza del ventre e mi sono commossa ed esaltata pensando come, una danza che innalza il livello della sessualita’, possa migliorare la vita umana (sessualita’intesa nel senso piu’ profondamente, umanamente e spiritualmente antropologico e non banale, come mediamente accade).
    L’insegnante ha fortemente sottolineato che ogni essere umano nasce sessuato, ed e’ bene tenerlo presente in ogni circostanza e, in particolare quando c’e’ un handicap.Lei sostiene, come altri studiosi dell’handicap, che andando alle radici dell’essere, si ottengono risultati straordinari, in particolare nel campo delle lesioni nervose riguardanti lo scheletro e la muscolatura.
    La sessualita’ e’ una radice profondissima o la piu’ profonda.
    Le madri hanno testimoniato la quasi totale guarigione di deficit motori che sarebbero stati di severo impedimento, se non sanate, nel corso della vita di questi bambini.
    Mi e’ dispiaciuto che non volessero che si facessero fotografie, ma ne ho compreso la le ragioni.
    Ho tre argomenti che posso scrivere nella mia agenda “A life in progress”, e possono servirmi a non perdere tempo.
    (Gianna, la mia cara Gianna, si lamentava quando dicevo qualche parola in inglese, in particolare parlando del PC. Io rispondevo che e’ la lingua di questo tempo dello spirito umano, cosi’ come il latino lo fu per un lungo tratto dello sviluppo della vita della nostra, e ci siamo comprese bene)
    Questa mattina ti abbraccio commossa e grata.

    Maria Pia

    Commento di MasadaAdmin — settembre 13, 2009 @ 12:25 pm | Rispondi

  2. Un ottimo pezzo, Viviana

    C’e’ pero’ una cosina, contenuta in una frase, che sarebbe utile sviluppare

    Si tratta di un problema solo italiano?

    «No, ma in Italia e’ piu’ forte perche’ maggiore e’ da noi l’abitudine al degrado.

    Non vedrei in termini tanto netti la faccenda degrado di per se’

    Cadendo spesso all’indietro ed attribuendo ai Paesi tutti o quasi i meriti e no del loro corso storico, finisco sempre nel vedere nei cassetti storici dei tempi di splendore e miseria

    Entrambe condizioni ben note da noi: se il popolo ha ultimamente la responsabilita’ di agire sui temi da te ben esposti, il GRANDE INGEGNERE di SOCIETA’ pianifica sempre in avanti perche’ neccanismi intervengano finalizzati al far si che all’agire su quei temi, venga in vari modi interposto un freno, o barriere, o fumi oscuranti

    E si serve dei trucchi mediatici che negli ultimi 15 anni almeno, si sono amplificati in intensita’, trasformandoli in pezzi di indottrinamento con tecniche che io ritrovo in lavori ed ideologie del tutto du stampo Goebbelsiano

    Non assolvo ne; condanno la GENS, Universalis, ora piu’ che mai, sottoposta a pressioni da un modello gestionale delle societa’ che prevede il trascinare l’individuo nella sua tradizionale dimensione, verso modelli comportamentali che prevedono l’individuo stesso indebolito sopratutto nelle capacita’ intellettuali di base..mentre viene rafforzato da una cultura del veloce apprendere e consumare, in un ciclo sempre piu’ rapido

    I segni del voler creare un Marcusiano Uomo ad una Dimensione, d intendo forse l’Umanita’ intera, sono in parte gia’ visibili

    E che la Navigazione sia buona

    Pierpaolo Pugliese (pierpug)

    Commento di MasadaAdmin — settembre 13, 2009 @ 12:30 pm | Rispondi

  3. Piu’ che un angelo a me sembra una capra che è appena uscita dal parrucchiere, con i bigodini ancora in testa, disegnata su una tela sopra la quale hanno mangiato pollo fritto.
    Senza offesa, ma non ho resistito. Ho sempre asserito che certa arte moderna nasconde una profonda incapacità di disegnare.
    Non è necessario essere dei Michelangelo, pero’ chi disegna come un infante di 4 anni non dovrebbe spacciarsi per artista.

    Vito Farina

    Commento di MasadaAdmin — settembre 13, 2009 @ 1:58 pm | Rispondi

  4. Ho cercato la parola angelo su quel patrimonio immenso patrimonio globale di foto che è http://www.flickr.com/
    ebbene, nessuna delle immagini sdolcinate e standardizzate di angeli ha commosso il mio cuore quanto questo angelo sbilenco e ‘coi bigodini’ di Klee.

    L’arte moderna, come l’arte dei bambini, coglie qualcosa di eterno che vive nell’inconscio colle.tivo e che è inesprimibile a parole
    Ma capisco che può aversi facilmente una perdita di queste radici ad opera di una cultura materialista e artificiale, standardizzata e massificata, che tende all’uomo robot, e vedo come ciò possa essere una grave perdita di percezione dell’universale,
    quella percezione spirituale che né dei sensi portati a eccessi di sensazionalismo, né una ragione spinta a congelare ogni cosa, possono raggiungere.
    Del resto è provato che né i regimi comunisti né i regimi fascisti capirono mai nulla di arte moderna ed anzi essi cercarono in ogni modo di combatterla come un pericolo, demonizzandola, in quanto presentivano il suo incredibile afflato di libertà.
    Che gran parte di questa arte e in particolar modo il surrealismo e l’astrattismo abbiamo a che fare con la spiritualità è una prova ulteriore di ciò che questi regimi combattevano: la ferita della loro parte mancante.

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — settembre 13, 2009 @ 1:58 pm | Rispondi

  5. Cara Viviana,
    ci siamo conosciute tempo fa, ti ho scritto io dopo essermi imbattuta in uno dei tuoi fantastici articoli di esoterismo. Ma tu corrispondi con talmente tanta gente … !
    Da allora ti seguo sempre, anche nelle invettive politiche che, benché io sia ingiustificatamente poco attenta all’argomento, mi affascinano per la tua grande capacità espressiva.
    Scusa se approfitto del tuo blog per rivolgere una domanda, assolutamente fuori tema, a Mariapia.
    Vorrei chiederle, riallacciandomi al suo precedente intervento, come è riuscita, il 27 dicembre 1999, a superare le passioni che la vita la rovinano.
    Grazie Viviana per l’ospitalità e grazie a Mariapia se vorrà rispondermi.

    Y.

    Commento di yggdrasil — settembre 14, 2009 @ 10:27 am | Rispondi

  6. Cara V. (yggdrasil)

    Sono Mariapia e non ho molto da dire su “come vincere le passioni che ci ammalano o peggio…..”
    Il percorso di ogni vivente e’ una biografia che si incide in ogni cellula di quella creatura.
    Mentre si vive si costruisce la strada, e quella gia’ percorsa segna la creatura, la costruisce, la modella, la seleziona” in modo esclusivo” verso l’approdo, ridisegnato perennemente dal percorso aperto, fondato nel percorrerlo, rinnovato continuamente ad ogni passo compiuto.
    Quindi siamo sempre piu’ vecchi e sempre piu’ giovani: ci portiamo appresso il vecchio e andiamo verso il nuovo, sempre piu’ originali, sempre piu’ diversi da altri e sempre piu’ “noi stessi”
    E’ banalmente e profondamente vero che ogni essere umano e’ uguale in mille aspetti a qualsiasi altro e diverso in altrettanti aspetti.
    La comunicazione delle esperienze e’ possibile, anzi necessaria, quando si tratta di esperienze sociali che devono essere comunicate, trasmesse in quanto patrimonio culturale ed evolutivo della specie umana, o di un gruppo, di un popolo, di una classe, e tutti possono e devono fare quel genere di comunicazione, d’insegnamento.
    Le esperienze affettive e spirituali sono comunicabili e adatte, come strumenti di sviluppo, in gruppi di terapia psicologica o in mano a specialisti dello spirito, filosofi o psicologi, oppure in grandi rapporti di amicizia. Io non ho strumenti validi per rendere utile la mia esperienza di vita.
    Ho una fortuna: ho vissuto e vivo un miracolo, che e’ avere incontrato un gruppo di amiche che era ed e’ tuttora, entusiasticamente terapeutico, nel senso piu’ alto possibile.
    Gruppo dove e’ ancora possibile – pur con i disagi dell’eta’ e della distanza fisica -scambiare molto di quelle novita’ psico-biologiche che sono “ragione e sentimento”.
    Quel gruppo aveva un luogo reale, in casa di Viviana, dove “ragione e sentimento “, “sii te stesso” e “conosci te stesso” trovavano lo spazio necessario per svilupparsi, protetti dalle interferenze delle nostre personalissime, umanissime parti piu’ primitive.
    In quel luogo si saliva di livello, verso una luce spirituale piu’ intensa di quella abitualmente in dote a ciascun presente; c’era un incremento di spirito per cui le parti oscure ne venivano illuminate e hanno perduto un poco della loro oscurita’. Anche gli spiriti piu’ sbiaditi si sono coloriti in quel tempo.
    Posso dirti che per venire a capo da mie situazioni esistenziali distruttive, l’aiuto e l’affetto di chi mi ama d’amore amicale, e’ stato molto importante, cosi’ come e’ stato importante l’incontro con forze e potenze ancora ignote che, conoscendole, ci aiutano.
    Alcune dolorose vicende sono state risolte a volte soltanto con la mia determinazione, altre con l’aiuto degli affetti, ma in un caso, quello del tabagismo, la risoluzione e’ stata un miracolo.
    Il miracolo si manifesta quando accade un evento che oltrepassa la Natura a noi nota, e tocca un ignoto che esiste, che ancora non conosciamo.
    Questo Ignoto la specie umana lo incontrera’ attraverso la Scienza dello Spitito, che sta nascendo.
    Attraverso la Scienza dello Spirito entreremo in sintonia con l’intelligenza cosmica
    Per quanto riguarda le “cattive passioni”, sapendo benissimo che “Noi non ci siamo creati, noi siamo i creati”, togliamoci il fardello inutile che e’ la colpa per quei peccati? che la Natura iscrive in noi, di cui patiamo per primi gli effetti.
    Via il peso mortifero della colpa, avanti invece con quanto disse Laura bionda nel luogo di un grande incontro di cui ho gia’ detto “Noi saremo le madri amorose di noi stesse”.Mi tocco’ molto il fatto che usasse il noi.
    Una storia biologica, cellulare del femminile: Io, tu, noi.
    E’ l’inizio di un grande cambiamento e una risposta culturale a un passato che deve lasciare il posto alla Vita Umana.Una rivoluzione, o meglio, evoluzione, ancora da conseguire.

    Mariapia

    Commento di MasadaAdmin — settembre 15, 2009 @ 1:36 pm | Rispondi

  7. Cara Mariapia,

    ti ringrazio, di cuore, per la tua risposta. Mi aveva colpito in quello che dicevi l’istantaneità del cambiamento in un’abitudine che è ben difficile da scacciare. Effettivamente dà l’idea del miracolo. Anch’io ho avuto il privilegio di un miracolo, sotto forma di un pezzetto di conoscenza dell’ignoto. Il tramite è stato un amore sentimentale, incompiuto, morto a questa vita. Mi ha aperto un universo nuovo, mi ha iniziato ad un percorso di vita che, sia pure lungo e pieno di soste, mi riempie e mi scalda il cuore.
    L’amore amicale invece mi è mancato e mi manca adesso che l’età (50) mi fa sentire vulnerabile. L’amore amicale, la totale condivisione con esseri che hanno la tua stessa sensibilità, condivisione di emozioni culturali, discussioni intelligenti, attrazione per le cose straordinarie, per l’ignoto. In fondo però in questo luogo d’incontro, Masada, per qualche istante ho avuto anch’io la fortuna di sentirmi parte del vostro gruppo.

    Continuerò a leggervi, con vero interesse.

    y.

    Commento di yggdrasil — settembre 16, 2009 @ 8:32 am | Rispondi

  8. Nessun dorma

    Ciao Vi’

    I nostri cari discendenti -cari perche’ ci costano molto danaro, per intenderci- questa notte fanno una festa al bar che ho sotto casa e non si dorme.
    Di giorno passeggiano – qualche volte – le forze dell’ordine, ma di notte, anche a chiamati, ti rispondono che se riescono… ma sono molto impegnati…Si’, noi italiani siamo molto impegnati a sfuggire ogni impegno, e non accetto che il danno che stiamo producendo a noi stessi come popolo sia messo a carico di un’unica persona.
    Per fortuna che il pc mi aiuta in tutti i sensi e rileggendo Masada mi e’ scoppiata una grande risata al commento di un lettore che davanti all’angelo di Paul Klee vede soltanto una capra uscita dal parrucchiere con i bigodini.
    I momenti di “bassa” sono sempre di “bassa” e quindi, tra l’arte dei momenti oscuri dei popoli e quella delle grandi manifestazioni dello spirito umano, ce ne passa parecchio.
    Una capra uscita dal parrucchiere.. da morire da ridere..
    E da morire dalla paura per l’orrore della metafora che l’angelo di Klee ispira a Walter Benjamin.

    Mariapia

    ——————————

    La gentilezza delle parole crea fiducia.
    La gentilezza di pensieri crea profondità.
    La gentilezza nel donare crea amore.
    Lao-Tzu

    Commento di MasadaAdmin — settembre 17, 2009 @ 5:35 am | Rispondi


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