Nuovo Masada

agosto 29, 2009

MASADA n° 978. 29-8-2009. L’EGOARCA E LE SUE VERGOGNE

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“L’EGOARCA non governa, spadroneggia”.
Sofri

L’APPELLO DEI TRE GIURISTI

L’attacco a “Repubblica”, di cui la citazione in giudizio per diffamazione e’ solo l’ultimo episodio, e’ interpretabile soltanto come un tentativo di ridurre al silenzio la libera stampa, di anestetizzare l’opinione pubblica, di isolarci dalla circolazione internazionale delle informazioni, in definitiva di fare del nostro Paese un’eccezione della democrazia. Le domande poste al Presidente del Consiglio sono domande vere, che hanno suscitato interesse non solo in Italia ma nella stampa di tutto il mondo. Se le si considera “retoriche”, perche’ suggerirebbero risposte non gradite a colui al quale sono rivolte, c’e’ un solo, facile, modo per smontarle: non tacitare chi le fa, ma rispondere.
Invece, si batte la strada dell’intimidazione di chi esercita il diritto-dovere di “cercare, ricevere e diffondere con qualsiasi mezzo di espressione, senza considerazioni di frontiere, le informazioni e le idee”, come vuole la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, approvata dal consesso delle Nazioni quando era vivo il ricordo della degenerazione dell’informazione in propaganda, sotto i regimi illiberali e antidemocratici del secolo scorso.
Stupisce e preoccupa che queste iniziative non siano non solo stigmatizzate concordemente, ma nemmeno riferite, dagli organi d’informazione e che vi siano giuristi disposti a dare loro forma giuridica, senza considerare il danno che ne viene alla stessa serieta’ e credibilita’ del diritto.

Franco Cordero
Stefano Rodota’
Gustavo Zagrebelsky

temi.repubblica.it/repubblica-appello/?action=vediappello&idappello=391107

L’aggressione come strategia
GIUSEPPE D’AVANZO

Chi abusa del suo potere, prima o poi, non tentera’ piu’ di affermare il principio della propria legittimita’ e mostrera’, senza alcuna finzione ideologica, come la natura piu’ nascosta di quel potere sia la violenza, la violenza pura.
Sta accadendo e accade ora a B che, da sempre, dietro il sorriso da intrattenitore occulta il volto di un potere spietato, brutale, efficiente. Era nell’aria. Doveva accadere perche’ da mesi era in incubazione. Avevamo la cosa sotto gli occhi, se ne potevano scorgere le ombre. Sapevamo, dopo il rimescolamento nell’informazione controllata direttamente o indirettamente dall’Egoarca, che in autunno sarebbe cominciata un’altra stagione: un ciclo di prepotenza che avrebbe demolito i non-conformi, degradato i perplessi, umiliato gli antagonisti, dovunque essi abbiano casa. Dentro la maggioranza o nell’opposizione. Dentro la politica o fuori della politica. Nel mondo dell’impresa, della societa’, della cultura, dell’informazione.
Nessuno poteva immaginare che l’aggressiva “strategia d’autunno” avrebbe provocato l’inedita e gravissima crisi tra il governo italiano e la Santa Sede aperta dalla rinuncia del segretario di Stato Tarcisio Bertone di sedere accanto al presidente del Consiglio in una cena offerta dall’arcivescovo dell’Aquila nel giorno della “perdonanza”.
Perdono mediatico chiedeva B al Vaticano e l’aveva ottenuto. Nella sua superbia, l’uomo deve aver pensato che Oltretevere lo avrebbe assolto e “immunizzato” anche per il rito di degradazione che, nello stesso giorno, il Giornale dell’Egoarca ha voluto infliggere al direttore dell’Avvenire, “colpevole” di aver dato voce alle inquietudini del mondo cattolico per l’esempio offerto da chi frequenta minorenni e prostitute, di aver usato parole esplicite per censurare lo stile di vita del capo del governo. Anche contro la Chiesa, B ha voluto mostrare la prepotenza del suo potere e la Chiesa ha chiuso la porta che gli era stata aperta.
Nelle ore di questa sconosciuta e improvvisa crisi tra Stato e Chiesa, quel che bussa alla porta di B e’ soltanto la realta’ che, per fortuna, alla fine impone le proprie inalterabili condizioni. Per cancellarla, nientificarla, l’Egoarca ha pensato di poter fare affidamento soltanto sul potere ideologico, egemonico e mediatico della sua propaganda, sull’accondiscendenza dei conformi e la pavidita’ dei prudenti sempre a caccia di un alibi. La “pubblicita’” avrebbe dovuto rimuovere ogni storia, ogni evento (dalla “crisi di Casoria” alle stragi di migranti nel canale di Sicilia) sostituendoli con la narrazione unidimensionale e autocelebrativa delle imprese di chi ha il potere e, in virtu’ di questo possesso, anche la “verita’”. Forse, si ricordera’ la conferenza stampa di B di agosto. Il racconto vanaglorioso di un successo ininterrotto, attivo in ogni angolo della Terra.
Se le truppe di Mosca si sono fermate alle porte di Tbilisi scongiurando un conflitto Russia-Georgia, il merito e’ di B che ha evitato l’inizio di una nuova Guerra Fredda. Se Obama ha firmato a Mosca il trattato per la limitazione delle armi nucleari, il merito e’ di B che ha favorito “l’avvicinamento” della Casa Bianca al Cremlino. Se l’Alleanza atlantica e’ ancora vegeta, lo si deve al lavoro di persuasione di B che ha convinto il leader turco Erdogan a dare il via libera alla candidatura di Rasmussen. Se “l’Europa non restera’ mai piu’ al freddo”, il merito e’ di B che ha convinto Erdogan e Putin a stringersi la mano dinanzi al progetto del gasdotto South Stream. Nel mondo meraviglioso di B non c’e’ ombra ne’ crisi. Non c’e’ recessione ne’ sfiducia. Non c’e’ ne’ sofferente ne’ sofferenza. Non ci sono piu’ immigrati clandestini, non c’e’ crimine nelle citta’, non c’e’ piu’ nemmeno la mafia. Regna “la pace sociale” e “nessuno e’ rimasto indietro” e, per quanto riguarda se medesimo, “non c’e’ nulla di cui deve scusarsi”. Grazie ai “colpi di genio” di B, anche i terremotati delle tendopoli all’Aquila sono felici perche’ “molti sono partiti in crociera e altri sono ospitati in costiera e sono tutti contenti”.
Questo racconto fantasioso deve essere unidimensionale, uniforme, standardizzato, senza incrinature. Deve far leva su un primato della menzogna a cui si affida il compito di ridisegnare lo spazio pubblico. Soprattutto deve essere protetto da ogni domanda o dubbio o fatto. A chi non accetta la regola, quel potere ideologico e mediatico riservera’ la violenza pura, la distruzione di ogni reputazione, il veleno della calunnia. Guardatevi indietro. E’ accaduto costantemente in questa storia che ha inizio a Casoria il 26 aprile, in un ristorante di periferia dove si festeggiano i 18 anni di una ragazza che, minorenne, B ha voluto accanto a cene di governo e feste di Capodanno. Della moglie del capo del governo che dice “basta” e chiede il divorzio perche’ “frequenta minorenni” e “non sta bene” saranno pubblicate foto a seno nudo, le si inventera’ un amante. Lo stesso rito di degradazione sara’ imposto al giovane operaio che testimonia le modalita’ del primo contatto tra il 73enne capo del governo e la minorenne di Napoli; alla prostituta che racconta la notte a Palazzo Grazioli e le abitudini sessuali del capo del governo; al tycoon australiano che edita un Times troppo curioso; al fotografo che immortala l’Egoarca intossicato dalla satiriasi con giovani falene a Villa Certosa; all’editore di un giornale – questo – che si ostina a chiedere conto a B, con dieci domande, delle incoerenze delle sue parole nella convinzione che e’ materia di etica politica e non di moralita’ privata rendere disponibile la verita’ in un pubblico dibattito. A questa stessa degradazione e’ stato ora sottoposto il direttore del giornale della Conferenza episcopale.
B non si fermera’. Dal cortile di casa, questo potere distruttivo – che ha bisogno di menzogne, silenzio, intimidazione – minaccia di esercitarsi in giro per il mondo aggredendo, dovunque essi siano, in Francia, in Spagna, in Inghilterra, negli Stati Uniti, i giornali che riferiscono della crisi dell’Egoarca, della sua irresponsabilita’ e inadeguatezza. Sarebbe ridicolo, se non fosse tragico. Quel che si intravede e’ un uomo solo, circondato da pochi – cattivi – consiglieri, prigioniero di se stesso, del suo delirio di potenza, delle sue favole, incapace di fare i conti con quella realta’ che vuole annullare. E’ un uomo, oggi piu’ di ieri, violento e pericoloso perche’ nella sua crisi trascinera’ lo Stato che rappresenta. Come ha fatto ieri, inaugurando il conflitto con la Santa Sede. E domani con chi altro? Non ci si puo’, non ci si deve rassegnare alla decadenza di un premier che minaccia di precipitare anche il Paese nel suo collasso.
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Il presidente della Cei difende Dino Boffo dopo gli attacchi del Giornale

Rinnovo tutta la stima e la fiducia mia personale e quella di tutti i vescovi italiani”
Bagnasco con il direttore di Avvenire
“Attacco disgustoso e molto grave”
Feltri: “Non sono affatto pentito. Finche’ i moralisti speculeranno su cio’ che succede sotto le lenzuola di altri, noi ficcheremo il naso (turandocelo) sotto le loro”
E intanto cerca di diffamare il direttore di Avvenire imputandogli una storia di molestie sessuali..
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Dall’articolo di Feltri contro Avvenire, organo dei vescovi italiani, reo, a suo dire, di aver diffamato B per aver sollevato certe obiezioni contro la sua condotta sessuale:
“Ma le chiacchiere non bastano a crocefiggere una persona. O meglio bastano, sono bastate, solo nel caso di due persone: Gesu’ Cristo per certi suoi miracoli e, piu’ recentemente, Silvio B per certi suoi giri di valzer con signore per la verita’ molto disponibili. …
.. se non e’ blasfemia questa…!
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Scrive Sofri:

La vita sessuale di Boffo, sulla quale non a caso non mi sarei mai interrogato, non ha alcun rilievo per me – e per qualunque altra persona seria- se non quando si provasse che inficia la sua lealta’ e serenita’ professionale. In questo l’alibi dell’aggressione giornalistica contro di lui e’ del tutto fittizio: “Voi frugate nel letto di B, e noi facciamo altrettanto nei vostri”. Boffo non e’ il capo del governo, e nemmeno un sottocapo: non ha barattato le proprie relazioni private con prebende pubbliche. I suoi fatti sono fatti suoi.
I suoi aggressori perfezionano l’alibi della ritorsione con la pretesa di una magnanima campagna contro “il moralismo”. Il moralismo e’ uno di quei gomitoli di cui si e’ perso il capo, a furia di ingarbugliare. Ha un fondo da tenere fermo: che, con pochissime patologiche eccezioni, le persone di una societa’ sanno che cosa e’ bene e che cosa e’ male. Che lo sappiano, non assicura affatto che seguano il bene e si astengano dal male. “Non bisogna giudicare gli uomini dalle loro azioni. Tutti possono dire come Medea: “video meliora proboque, deteriora sequor“. Vedo bene che cosa e’ il meglio, ma poi vado dietro al peggio.
Tuttavia, reciprocamente, che le persone agiscano male non significa affatto che ignorino che cosa e’ bene, e addirittura lo proclamino. Quando lo proclamano troppo stentoreamente, dimenticandosi di allegare la propria incoerenza, allora il moralismo diventa una disgustosa ipocrisia. E’ avvenuto platealmente nelle manifestazioni sull’indissolubilita’ sacra delle famiglie guidate da poligami ferventi, o sull’inesorabilita’ della punizione di prostitute e clienti da parte di puttanieri e cortigiane …Ora l’equivoco cui B e i suoi difensori si aggrappano e’ appunto quello dell’invasione moralista nei suoi vizi privati, a scapito delle sue pubbliche virtu’. E dunque la rappresaglia – almeno dieci per uno, come nelle migliori rappresaglie- affidata alla Grande Berta del nuovissimo Giornale. Ma io, per es. (che sono ufficialmente pregiudicato, e personalmente peccatore in congedo, per effetto se non altro delle stesse vicissitudini cliniche che hanno dotato altri piu’ fortunati del premio della satiriasi senile, che i desideri avanza) non mi sarei mai piegato a rovistare nei costumi e nelle pratiche sessuali di B. o di altri, qualunque piega avessero. Come me, direi, questo intero giornale. E non mi sarei mai augurato una pubblica campagna che approdasse a un’invadenza e una persecuzione delle scelte sessuali di adulti capaci, o supposti capaci, di intendere e di volere. Ma si e’ trattato d’altro, fin dall’inizio: intanto, dall’inizio, dell’allusione diretta a frequentazioni di minori, a una condizione patologica, all’usanza invalsa e contagiosa di fare di incontri sessuali ossessivi, grossolanamente e ridicolmente maschilisti e per giunta mercenari l’introduzione, meta’ elargita meta’ estorta, a pubbliche carriere elettorali, governative, spettacolari. E di un contraccolpo irreparabile di discredito e di ricattabilita’.
B. non governa piu’, benche’ dia in certi momenti piu’ inconsulti l’impressione di spadroneggiare, che e’ altra cosa. E’ li’ – sia detto a proposito del 25 luglio – per questo: perche’ altri sgovernano e spadroneggiano assai piu’ licenziosamente alle sue spalle, e di quegli altri bisognerebbe tenere ogni conto gia’ mentre lo sgombero e’ incompiuto, e minaccia di travolgere tutti.
B., come succede, vuole vendere cara la pelle. E siccome e’ molto ricco, la vendera’ molto cara. L’inversione della sua politica degli ingaggi all’indomani della rotta – fuori Kaka’, dentro Feltri – lo proclama. E gia’ un solo giorno ha visto scattare la controffensiva cosi’ a lungo dilazionata del nuovo attacco. Gran colpi, combinati: la denuncia delle dieci domande di Repubblica alla magistratura, l’assalto molto sotto la cintura a Boffo, e con lui alla Chiesa cattolica romana, che dopotutto non aveva lesinato indulgenze ed elusioni nei confronti dello scandalo politico e civico, oltre che morale, del capo del governo. L’ostentata persuasione di poter forzare un qualche tribunale all’intimidazione della stampa libera, se non la pura disperazione, hanno ispirato la denuncia contro Repubblica: la quale non avrebbe desiderato di meglio che di discutere ovunque, e anche in un tribunale, di quelle domande senza risposta – o con la piu’ nitida delle risposte- ripetute non a caso ostinatamente, in bilico fra una frustrazione e una determinazione catoniana. E insieme la scelta di distruggere in effigie il direttore del giornale dei vescovi italiani e di far intendere alla suocera vaticana che, quando si spingesse ad applicare a B. un centesimo della severita’ con cui maneggia le comuni presunte peccatrici, la guerra diventerebbe senza quartiere. A questa, chiamiamola cosi’, strategia, presiede il principio secondo cui non c’e’ maschio, credente o no, laico o chierico, che non si possa prendere con le mani nel sacco di qualche magagna sessuale. (Maschio, dico, perche’ negli strateghi della controffensiva la guerra resta guerra fra maschi, e le digressioni servono tutt’al piu’ a insultare le donne altrui o a sfregiare le proprie sospette di intelligenza col nemico). La Grande Berta, l’ho chiamata. Vi ricordate, la scena di artiglieria pesante all’inizio del Grande Dittatore. Naturalmente, possono fare molto male i tiri pesanti ad alzo zero. Possono davvero umiliare le persone e devastare le famiglie. B. non puo’ rinfacciare a nessuno di aver attentato alla sua famiglia. Possono fare molto male, ma e’ difficile che possano prevalere, direi. Le due cannonate strategiche di giovedi’, per esempio, denuncia contro Repubblica ed esecuzione sommaria di Boffo, all’una di venerdi’ avevano gia’ fatto cancellare la famosa cena della Perdonanza. Alle 13,40 di ieri ci si chiedeva se Gheddafi non volesse togliersi lo sfizio – se ne toglie parecchi, avete visto- di disdire il pranzo con B., e tenersi graziosamente le Frecce tricolori. Nel tardo pomeriggio poi B. si e’ dissociato dal Giornale, cioe’ da se stesso. E domani e’ un altro giorno.
Le guerre, tanto piu’ quelle senza quartiere, non fanno bene a nessuno. B. ha una mossa vincente: dimettersi, e piantarla una volta per tutte con l’incubo del potere. Che gusto c’e’ ormai? Non puo’ piu’ invitare i capi di Stato stranieri a Villa Certosa. Nemmeno cenare all’Aquila con un Segretario di Stato straniero. Non ha da perdere che qualcuna delle sue catene televisive. Ha un’intera vita privata da riconquistare.
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Diluvio di articoli sul caso-Repubblica e sulla rottura con i vescovi

In prima pagina dal Financial Times ai giornali inglesi, spagnoli e francesi
Sorpresa e proteste sulla stampa europea
“Minacce per zittire i giornali indipendenti”
ENRICO FRANCESCHINI

Dalla prima pagina del Financial Times alle colonne dei maggiori quotidiani britannici, francesi, spagnoli, tedeschi, dall’Europa alle Americhe, la decisione di B di denunciare “la Repubblica” e almeno due quotidiani stranieri per diffamazione, insieme allo scontro “senza precedenti” tra il premier e il Vaticano, dominano i servizi della stampa internazionale di oggi. Tutti i giornali paragonano l’iniziativa legale del premier a una “dichiarazione di guerra” per intimidire i media indipendenti e sottolineano la gravita’ dell’annullamento dell’incontro previsto all’Aquila tra il capo del governo e il segretario di stato Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone. “Non posso ricordare un giorno piu’ nero nelle relazioni tra questo governo e la Chiesa”, confida al Daily Telegraph di Londra una fonte vaticana.

Il Financial Times dedica alla vicenda un articolo di prima pagina, intitolato “B denuncia per le accuse sullo scandalo”, in cui il corrispondente da Roma, Guy Dinmore, scrive che il primo ministro italiano “ha cercato di zittire i suoi critici con una serie di azioni legali contro almeno tre giornali in Italia, Francia e Spagna”, spiegando quindi i motivi delle denunce annunciate dall’avvocato Ghedini, contro “Repubblica”, per la ripetuta pubblicazione delle dieci domande a B e per avere citato un articolo del francese Nouvel Observateur in cui si affermava che B poteva essere ricattato, contro “Le Nouvel Obeservateur” per l’articolo in questione, intitolato “Sesso, Potere e Bugie”, e contro “El Pais”, per la pubblicazione delle foto dei party nella villa di B in Sardegna. Il quotidiano finanziario afferma che gli avvocati di B stanno valutando simili denunce anche a Londra contro giornali britannici.

Anche il Guardian, quotidiano londinese di csx, dedica ampio spazio agli ultimi sviluppi del caso: “B dichiara guerra ai media europei per le notizie sullo scandalo di sesso”. Dopo avere riferito i dettagli delle azioni legali del premier contro la stampa, il giornale parla della “nuova tempesta” con il Vaticano, originata dall’attacco lanciato dal Giornale, il quotidiano di proprieta’ del fratello di B, contro il direttore del quotidiano cattolico l’Avvenire, Dino Boffo, accusato di avere minacciato nel 2004 la moglie di un suo amante omosessuale, Il Guardian nota che comunque la partecipazione di B alla cerimonia della Perdonanza avrebbe rischiato di suscitare controversie perche’ il premier doveva essere accompagnato da Mara Carfagna, il ministro per le Pari Opportunita’, “un ex-modella in topless gia’ al centro di una polemica tra il primo ministro e sua moglie”.

I due maggiori quotidiani conservatori del Regno Unito, il Times e il Telegraph, mettono l’accento sulla “crescente spaccatura” tra B e il Vaticano. In un commento del corrispondente da Roma Richard Owen, il Times nota che un “l’eccesso di zelo” del direttore del Giornale Feltri, che ha scritto “e’ giunto il momento di smascherare i moralisti, tutti hanno le loro debolezze sessuali”, ha prodotto “un’esplosione che si e’ fatta sentire in tutta Italia”, e che “dopo gli eventi di venerdi’ sara’ ancora piu’ difficile (per B) ottenere l’approvazione del Papa”. In segno di solidarieta’ con “Repubblica” e come protesta per l’offensiva contro i media, il Times ripubblica sul proprio sito internet le 10 domande poste al premier dal nostro giornale, che sono al centro della sua denuncia per diffamazione.
Il Telegraph riporta che il Vaticano e’ “furioso” per l’attacco contro il direttore dell’Avvenire, venuto dopo che il giornale dei vescovi aveva ripetutamente criticato la “condotta morale” del premier italiano.

In Spagna, El Pais, anchesso citato in giudizio da B, titola sulla “guerra aperta” di B “contro i media e la chiesa”, definendo “senza precedenti” la decisione del Vaticano di annullare la cena tra il segretario di stato e B.
Anche El Mundo titola sulla “campagna di azioni legali” per “portare in tribunale i media europei”.
In Francia, sia Le Matin che Liberation pubblicano le 10 domande di “Repubblica” a B.
In Argentina, il Clarin parla di “crisi” tra B e il Vaticano.
Negli Stati Uniti, il Wall Street Journal riporta tutti i nuovi sviluppi del caso. E altrettanto fa l’Irish Examiner in Irlanda.

Critiche dal giornale conservatore tedesco die Welt che nell’editoriale definisce la situazione uno “Squallido ping pong”: “dietro tutta la vicenda c’e’ una specifica immaturita’ italiana, ripartita tra i due campi”. “Da una parte c’e’ un presidente del Consiglio che ama non attenersi alle regole e danneggia cosi’ l’impalcatura politica, ma proprio per questo e’ molto amato da tanti italiani…”Dall’altra parte c’e’ una sx fossilizzata, che non riesce a mandare giu’ il fatto che uno come B sia diventato un grosso personaggio politico”. “L’effetto e’ disastroso poiche’ la follia della sx, che non e’ riuscita a superare i suoi settarismi, rende facile a B il compito di presentarsi come una specie di dominatore assoluto, che disprezza le forze politiche al di fuori delle sue alleanze di partito”…”la bella e forte Italia merita di piu’ di questo noioso pingpong”.
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DI PIETRO

La ritengo la miglior battuta dell’anno quella di Bossi: “B e’ nel mirino della mafia”. Incredibile ma vero. Una visione del mondo alla rovescia quella del Tex Willer leghista, una battuta da far rivoltare nella tomba le centinaia di eroi che nel mirino della criminalita’ ci sono finiti veramente, lasciandoci la pelle.
Eppure ascoltando i suoi vecchi discorsi, il signor Bossi sembra si sia completamente e improvvisamente ravveduto sul suo socio-compare di governo. Vorrei tranquillizzare Bossi, che in questa calda estate e’ riuscito a tenere banco con l’effimero occuparsi di dialetto, dell’Inno di Mameli, delle gabbie salariali e delle polemiche sulla necessita’ di “rimbalzare il clandestino”. Cosa, quest’ultima, che a suo figlio e’ riuscita meglio, per fortuna solo virtualmente, nel web.
Il sottoscritto ha una versione dei fatti leggermente differente, che vede B oggetto di attenzioni pericolose per l’inasprimento della legge sulla confisca dei beni ai mafiosi. Un inasprimento che rimarra’ sulla carta dopo qualche strascico dovuto a procedimenti gia’ in atto. Se da una parte infatti ci puo’ essere stato un giro di vite, dall’altro si e’ di fatto tolta la possibilita’ che questo stesso sia efficace, grazie all’eliminazione per i magistrati del preziosissimo strumento delle intercettazioni attraverso una legge che ridurra’ drasticamente la possibilita’ di assicurare alla giustizia i malavitosi.
Credo invece che possa anche essere realistica la versione del ricatto tramite scandali sessuali in cui B si e’ comunque tuffato in qualita’ di “utilizzatore finale” con mani e piedi, ripetutamente. Credo inoltre che questa situazione conflittuale sia un invito amichevole a rispettare i patti stipulati con la mafia ed avviati con la nascita di FI, di cui parla anche la sentenza di condanna a 9 anni di reclusione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa del senatore Dell’Utri. Credo anche che questo strappo sia stato ricucito con l’assegnazione, che io ho definito “elargizione a prescindere”, di qualche miliardo al Sud, per investimenti tutti da definire, che pero’ ha scongiurato la scissione del Partito del Sud dal Pdl. Insomma, signor Bossi, qualche scaramuccia e’ salutare tra simpatizzanti per ripartire con patti ben chiari per una amicizia lunga. Certo, la criminalita’ organizzata ha molte facce e falangi che si muovono, a volte, in modo imprevedibile, per cui non escludo che B possa trovarsi in qualche situazione pericolosa, ma sono i rischi del mestiere di chi gioca col fuoco.
Ritengo comunque che, metaforicamente, il suo alleato possa dormire su due guanciali, visto che ha sempre avuto giubbotti antiproiettile delle migliori marche, dalla Mangano alla Cuffaro, fino all’ultimissimo modello: il Dell’Utri, affidabilissimo e con una garanzia di ben 9 anni!
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Mariarosa

SOLO contro il MONDO!
In fondo se l’e’ voluta
!

Se non fosse andato da Vespa,. a Porta a Porta, a dare una versione menzognera dei fatti, sostenendo l’inverosimile:
-il temporale e la partenza anticipata da Verona,
-l’arrivo anticipato e il tempo disponibile per fare una capatina a Casoria da Noemi,
-il papa’ Elio, autista “RESUSCITATO” di Bettino,
-il Regalo da € 6.000, non le solite “farfalline” per le escort di villa Certosa e di palazzo Grazioli,
-le accuse di Veronica,
-le FOTO di Zappadu,
-l’inchiesta di Bari con Tarantini mediatore e 2 amici gia’ dentro,
-la conferma di Ghedini che l’ha definito “UTILIZZATORE FINALE”. cosa che non lo discolpa dall’uso!
-le Foto delle ragazze,
-le registrazioni del TETE a’ TETE”, ovvero , della Nottata sul letto in ferro battuto di Putin , con Patrizia D’Addario.
-ed infine la posizione della figlia Barbara: “non c’e’ distinzione tra la vita privata e pubblica ” per l’UOMO Politico.
Piu’ di cosi’…!
Assistiamo PENOSI a questa OCCUPAZIONE della scena mediatica Mondiale.
Ma noi lo sapevamo che “NON poteva essere Vera Gloria!”
E mi sovvengono i versi del Manzoni :

Fu vera gloria?Ai posteri
l’ardua sentenza: noi
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
piu’ vasta orma stampar
.

Che vada nella POLVERE!
Saluti!
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Clara segnala

Con le domande si costruisce la liberta’

Nessun cittadino, sia esso conservatore, liberale, progressista, puo’ considerare ingiuste delle domande. In tutto il mondo democratico i governi sono chiamati a dare risposte: e’ la garanzia che non nascondono cio’ che fanno e ne rendono conto all’opinione pubblica. Spero che tutti gli elettori, anche coloro che hanno votato B, abbiano il desidero e la voglia di pretendere che nessuna domanda possa essere inevasa o peggio tacitata con un’azione giudiziaria. E’ proprio attraverso le domande che si puo’ arrivare a costruire una societa’ in grado di dare risposte

Roberto Saviano
www.repubblica.it/2009/08/sezioni/politica/B-divorzio-23/saviano-B/saviano-B.html
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E ora?
Viviana Vivarelli

E ora? Ricordate la storica puntata di Porta a Porta che pretendeva di dimostrare che i piu’ grandi geni dell’Occidente hanno “sempre” cornificato le loro mogli? Si immagina che adesso ci sara’ un numero speciale dove Vespa portera’ insigni storici del c….o che dimostreranno, prove alla mano, che tutti i piu’ grandi democratici di tutti i tempi hanno intimidito con minacce e insulti la libera stampa, per farle le ossa, si immagina, e in questo indefesso lavoro la Chiesa (sob, e questo purtroppo e’ vero) e’ stata in primissimo piano.
Si ripetera’ la storica frase di Craxi: “Se siam tutti ladri, nessuno dunque e’ ladro”
Se siam tutti tiranni, la tirannia e’ l’invenzione di una stampa da bruciare.
A morte la libera informazione! Sostituita dalla Libera Inquisizione purche’ perpetrata dall’Inquisitore con mezzi da Gestapo! A morte i diritti dei cittadini! Unico diritto: la “sacra privacy” dell’EGO supremo, che assomma la sua totale irresponsabilita’, impunita’ e insindacabilita’ al suo sterminato potere. Anzi sui giornalisti tuttora indipendenti si invochino carcere e tortura! Il Popolo delle Liberta’ (!?) esige questo, in puro stile orwelliano, finche’ l’EGOCRAZIA non divorera’ se stessa.
Abbiamo perso ogni fiducia nell’opposizione.
L’unica speranza rimasta e’ che l’EGOCRATE si spari sui piedi con l’aiuto di quelli che piu’ lo servono, Ghedini e Feltri in testa, nello starnazzare di vermi come Capezzone o Gasparri, che piu’ B si immerda piu’ lo seguono nel brago.
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Ciampi ha detto che questo e’ il peggior errore di B.
Ma davvero a B conviene attaccare la Chiesa?

Viviana Vivarelli

La Chiesa e B, due poteri assoluti e arroganti, ognuno con alle spalle una storia oscura che e’ meglio non ricordare, con sulla coscienza troppi reati per farne delle primazie morali, con pretese di dittatura insoddisfatte e insaziabili, in cui la Chiesa si salva per avere nel suo seno una massa di brave persone che operano per il bene collettivo, e B si salverebbe per avere nel suo seno una massa di furbi che lo appoggia per un interesse egoistico, ma due colossi, ognuno a suo modo, la Chiesa per storia, potere e furbizia, B per soldi, potere e furbizia. Due colossi che possono sopravvivere solo appoggiandosi l’uno all’altro, coprendosi le reciproche magagne e fingendo ipocritamente un’intesa che non c’e’.
Ma se questa complicita’ da ragion di stato viene a mancare, se questo accordo di potere che ha sempre visto la Chiesa imperante appoggiare le peggiori dittature fasciste, se il dittatorello pretende con i suoi galoppini di infangare la Chiesa, allora ogni scenario e’ possibile. E se ognuno comincera’ a rovesciare il bidone delle nequizie dell’altro, non ci sara’ scampo per nessuno e precipiteranno entrambe nella vergogna e nello schifo.
Ma in questa tenzone il primo che sara’ decapitato sara’ B…
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Il disgustoso Bagnasco
Paolo De Gregorio

Il Cardinale Bagnasco definisce “disgustosa” la denuncia da parte del Giornale diretto da Vittorio Feltri (di proprieta’ del fratello scemo di B), di un fatto vero e documentato, cioe’ che il direttore del quotidiano cattolico “Avvenire” era stato in passato condannato per molestie di tipo omosessuale, nella piu’ completa omerta’ dei mezzi di informazione e della Santa Sede.
Naturalmente questo fatto e’ emerso non per ragioni di deontologia professionale o correttezza informativa (visto che il fatto risale a qualche anno fa), ma per rappresaglia agli attacchi portati dal direttore dell’Avvenire, Boffo, contro B e la sua incerta morale.
Immediata controrappresaglia del Vaticano che ha annullato il previsto incontro che doveva svolgersi a L’Aquila nell’ambito della festa della Perdonanza, tra il Cardinal Bertone e il traballante Cavaliere.
La cosa veramente disgustosa, per uno Stato laico e per i suoi cittadini, e’ che il destino di un Presidente del Consiglio dipenda dal giudizio morale di una gerarchia vaticana, mantenuta con i soldi pubblici, che in fatto di morale non ha nulla da insegnare se solo si ricordano le migliaia di preti pedofili ed omosessuali processati per aver molestato minori, la vicenda di Marcinkus, i soldi sporchi riciclati dalla Banca Vaticana dello IOR, la ossessiva ingerenza nei fatti politici e le pressanti richieste di piu’ soldi per le scuole cattoliche.
Ma, in buona sostanza, tutta questa sceneggiata, che assomiglia ai teatrini della politica, ha un solo scopo di trovare un accordo, dove ci sara’ un magnanimo perdono ecclesiale, in cambio di piu’ denaro pubblico e vantaggi normativi (testamento biologico, pillola abortiva, ecc.) per il Vaticano. Il felpato Gianni Letta e’ gia’ al lavoro.
Il blocco storico che vede da sempre alleata la destra con il Vaticano non sara’ scalfito da questa buriana. Certo che se B saltasse perche’ il Vaticano ha deciso che e’ ormai impresentabile e indegno per la politica italiana, la “sinistra sparita” avrebbe poco da rallegrarsi, sarebbe il certificato della propria irrilevanza.
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Mariapia:
Il dramma in arrivo? L’Italia sta implodendo

Qui accade quanto e’ gia’ accaduto in tanti paesi dell’Est, poiche’, come vide e disse a suo tempo Vaclav Havel, i paesi “che vivono una menzogna” perdono l’anima, per cui implodono. Il paese Italia vive nella menzogna di una orribile commedia e ha perduto la consapevolezza e le ragioni di essere una nazione, cioe’ un insieme di persone con radici comuni.
Siamo senza la casa del nostro spirito, orfani abbruttiti e dispersi.
Le radici comuni sono un antico problema italiano che i dominanti non hanno mai voluto risolvere, mentre per grettezza e miopia politica, hanno sempre puntato sulla divisione e sulla spartizione delle risorse.
Cosi’ l’Italia e’ implosa; nessuno si riconosce piu’ parte responsabile di un raggruppamento civile.
Si vive alla giornata, senza indirizzo, senza fini, nessun obiettivo, senza responsabilita’.
Coloro che detengono il potere economico e il potere politico sono la causa prima di questa situazione, ma ogni cittadino ha la sua piccola reponsabilita’ negli accadimenti che hanno prodotto la disfatta del paese.
Ricordo di avere riso parecchio negli anni ’70 del secolo scorso, quando un mio conoscente, che aveva vissuto diversi anni nell’Unione Sovietica ci raccontava come si lavorava (o non si lavorava) in quei paesi, dove ogni controllo del lavoro era stato eliminato (mentre poi si controllavano minuziosamente i pensieri e le parole dei cittadini..)
I misfatti del vertice dell’URSS a quel tempo ancora non si vedevano, e si rideva di cosucce. Allora ridevo di certe piccole storie del lavoro nei paesi dell’Est e non sapevo quello che lo stato delle cose avrebbe procurato all’Est e cosi’, ai suoi racconti circa i risultati del lavoro nell’Unione Sovietica, restavo sorpresa ma incapace di comprendere che, dove si vive in un sistema sociale che e’ una menzogna, si perde l’anima e la qualifica di esseri umani.
Tutti recitano una commedia e possono essere dei pagliacci.
Mi faceva ridere sapere che spessissimo le calze fossero cucite con un piede in un senso e l’altro al contrario; che nei negozi si trovassero bottiglie in vendita senza nulla dentro, che i lavoratori uscissero dal posto di lavoro per fare la spesa e tanto altro….
Noi viviamo un sistema sociale che e’ una menzogna, noi stiamo implodendo, un paese, il nostro, dove i vertici raccontano fantasie, poi fanno e disfano per il loro unico interesse, e questo, nella maggioranza degli italiani, ha fatto nascere un disimpegno qualunquista verso la vita sociale e un forte menefreghismo verso tutto e tutti. Queste sono le nuove regole. Un paese condotto da pagliacci riduce tutti ad essere pagliacci. Un paese condotto da avidi rende tutti avidi.
Eppure….. a ciascuno, secondo la collocazione nella piramide della Vita, spetta una responsabilita,’ ma quando il sistema si corrompe, si lacera, <em>il caos diventa sistema.
Eppure….. Di Vittorio ripeteva sempre che il lavoratore ha solo il suo lavoro per vivere ed evolvere, mentre i potenti e ricchi hanno tanti altri e maggiori mezzi.
Si’, e’ un’Italia che implode, ha smarrito le ragioni del suo essere nazione: come scrive Gian Enrico Rusconi a colloquio con Bruno Gravagnuolo nell’articolo qui sotto proposto.
Eppure….. continuo a sperare che non a tutti nasca il pelo sul cuore.
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Gian Enrico Rusconi, professore di Scienza politica presso l’Universita’ di Torino, ha fatto frequenti soggiorni di studio negli Stati Uniti e soprattutto in Germania, godendo di sostegni finanziari della Fondazione Alexander-von- Humboldt. Fellow del Wissenschaftskolleg di Berlino. Vincitore della Goethe-Medaille (1997), assegnata dai Goethe-Institute tedeschi agli studiosi stranieri che hanno contribuito all’arricchimento dei rapporti tra la cultura tedesca e le altre culture.
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L’Italia non c’e’ piu’. La violenza nasce dalla fine della societa’
Bruno Gravagnuolo

Paese sfaldato, che affonda da tempo. Ma dove a un certo punto tutte le patologie di sempre fanno massa ed esplodono, magari con la violenza di branco». Diagnosi cupa sull’Italia di oggi quella di Gian Enrico Rusconi, germanista, storico e politologo, da sempre attento al fattore identitario. Da Berlino, dove e’ di casa e di studio, ci comunica intanto la percezione «esterna» di un’Italia che implode. Priva di classe politica e in preda a una sorta di ingovernabilita’ molecolare: dei sentimenti, del costume, delle relazioni sociali. Un male che s’aggrava con la crisi economica globale e con i flussi migratori. Sotto la cui pressione rischiamo per Rusconi di restare stritolati.

«In Germania rispetto all’Italia la situazione pare relativamente tranquilla. E c’e’ un’emergenza italiana in questo momento. La parola chiave resta “imbarbarimento”, solo che non bisogna stupirsi troppo. Certi fenomeni da noi sono antichi. E sarebbe ora di smetterla con la retorica di una societa’ civile buona, contrapposta alla politica o ad agenti alieni perversi. Si svela qui la profonda corruzione della societa’ civile e la caduta di ogni velo ipocrita: gli italiani non sono buoni e generosi. Ne’ sono meglio di altri popoli. Emergono etnocentrismo e xenofobia come altrove, ma con l’aggravante di un ritardo maggiore su questi temi: istituzionale, culturale e politico. E il ritardo e’ di tutti, da destra a sinistra. E anche la Chiesa non lo percepisce fino in fondo».

“Spesso la Chiesa agisce da presidio. Ma da’ l’impressione di non capire nel profondo certi sintomi, di non raggiungere davvero le coscienze, malgrado la sua pretesa di incarnare l’etica pubblica. Il punto e’ la reale incidenza antropologica della Chiesa. In un contesto degradato non solo dagli illegalismi tollerati e diffusi, ma compromesso dalla volgarita’ del linguaggio, a cominciare da quello dei media. Nonche’ dall’ottimismo di maniera legato al Berlusconismo».

«La nostra e’ una societa’ decaduta e non esiste alcuna Auctoritas in grado di farvi fronte».

«La disgregazione genera sempre il desiderio di capi carismatici, che e’ l’altra faccia dell’insicurezza. Ma e’ un mulinare a vuoto, destinato a cadere nel nulla. Nel nulla della volgarita’ imperante del linguaggio televisivo, o di quello politico, spesso da avanspettacolo».

«Il nulla venga riempito con gesti gratuiti e distruttivi, per dotarsi di un’esistenza. E’ il trionfo dell’anomia”, che in sociologia da Durckheim in poi significa atrofia dei legami e dissoluzione dell’individuo. Con contraccolpi reattivi di violenza gratuita, magari sul piu’ debole. Ma tutto questo e’ l’espressione di un disfacimento da paese declassato, senza politiche e senza grande politica».

“De Rita parla dell’ascesa del branco come unita’ identitaria per spiegare la violenza. De Rita ha fiuto, e il branco allude anche a qualcosa di piu’ generale: lobby, corporazioni, comitati d’affari, etnie. Alla fine torniamo sempre li’. Alla societa’ civile italiana liquefatta e inselvatichita. Non esiste, e da tempo, alcuna forza morale capace di tenere insieme un paese che non c’e’ piu’».

Lalla segnala

Cosa diceva veramente la sentenza europea su Carlo Giuliani?

“Un numero di questioni certamente necessitano di essere poste: se Mario Placanica, che era in un particolare stato mentale scatenato da un alto livello di stress e panico, avesse dovuto prendere parte a tale azione, se avesse avuto il beneficio di un appropriato addestramento ed esperienza; se un migliore coordinamento tra le diverse forze dell’ordine presenti sulla scena avrebbe impedito l’attacco alla jeep cosi’ da evitare vittime; infine, e soprattutto, se la tragedia si sarebbe potuta prevenire se ci si fosse preoccupati di non abbandonare la jeep, priva di equipaggiamento protettivo, proprio nel mezzo degli scontri, in particolar modo considerando il fatto che a bordo erano presenti persone ferite che continuavano a portare dietro delle armi”.
“Dal punto di vista degli eventi precedenti, e dato che non e’ stata condotta alcuna indagine interna a questo proposito, un fatto che viene deplorato, la Corte non e’ in grado di stabilire l’esistenza di un collegamento diretto ed immediato tra le mancanza che possono aver influenzato la preparazione e la condotta del pubblico ufficiale e la morte di Carlo Giuliani. […] Considerate le mancanze nell’esame forense e l’incapacita’ di preservare il corpo, non e’ sorprendente che i procedimenti giudiziari siano culminati nella decisione di non approfondire la vicenda. La Corte conclude che le autorita’ non hanno condotto un’indagine adeguata sulle circostanze della morte di Carlo Giuliani”.

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