Nuovo Masada

agosto 16, 2009

MASADA n° 972. 16-8-2009 . L’ENERGIA SOTTILE. Lezione 3. GLI ELETTRONI

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(Terza lezione di un corso divulgativo tenuto a Bologna dalla prof. Viviana Vivarelli)

La materia come movimento – 4 forze fondamentali – Salto degli elettroni – Lo spettrogramma – Il quanto e la discontinuita’ – Teoria corpuscolare e ondulatoria – Principio di indeterminazione

La materia non esiste
Secondo i modi dell’energia abbiamo manifestazioni che percepiamo come luce, colore, temperatura, densita’…, effetti diversi, a cui diamo nome di cose o di qualita’.
Tutto sembra dipendere da un ordine di movimenti che creano l’apparenza delle diverse strutture del reale: il frutto, il vento, la stella, il suono, il pensiero…
Le teorie corpuscolari hanno resistoto 2500 anni.
All’inizio del secolo alcuni fisici si accorgono con stupore che in parti sempre piu’ piccole la particella elementare di materia scompare, non e’ possibile metterla allo scoperto, esiste solo un movimento che produce mutamento, ma non si trova qualcosa che sia in movimento, solo pochi continuano ancor oggi a cercare freneticamente la particella minima di massa.
Trenta anni fa nel laboratorio di Zichichi a Bologna si osservavano le tracce lasciate dalle particelle attraverso una camera a bolle. Quando una subparticella attraversava la camera a bolle tutto quello che si poteva fotografare da parte delle videocamere disposte tutt’attorno era un infinitesimo movimento. Il protone appariva come un movimento lento e lungo, che attraversava la vasca, e l’elettrone era un micromovimento brevissimo simile a una piccola spirale accesa e subito spenta. Movimenti, tracce…
Noi consideriamo con stupore l’ipotesi che la realta’ possa essere un insieme di movimenti, eppure accendiamo il televisore e visualizziamo immagini colorate e dotate di suono, che arrivano a noi perche’ ci sono onde che hanno attraversato lo spazio, sappiamo che queste onde ci circondano e ci attraversano anche se non le vediamo, ma possiamo captarle attraverso strumenti. Se abbiamo una casa sotto un traliccio dell’Enel, riceveremo radiazioni produttive di cancro o leucemia, cioe’ saremo immersi in un campo che perturba i nostri campi cellulari alterando il loro programma, eppure non siamo in grado di percepire queste onde maligne. In futuro i nostri televisori saranno tridimensionali, cioe’ proietteranno immagini dotate di profondita’, e il telecomando fara’ sorgere immagini verisimili che si muoveranno come miraggi in un angolo del nostro salotto. Quelle immagini non sono dotate di sostanza o materia, sono un effetto di onde, cioe’ sono movimenti di energia. I laser creano gia’ questi effetti olografici.

Il mondo e’ formato da informazioni.
Le informazioni sono frequenze
Le cose sono effetti di onde,
cioe’ di movimenti. In radioestesia ogni informazione, che dia luogo a un oggetto visibile o no, e’ una radiazione, un irraggiamento. Non sempre la nostra mente le decodifica in percezioni, ma il nostro sistema nervoso e’ piu’ sensibile e coglie un gamma piu’ ampia di radiazioni.
Ci sono soggetti che sono rilevatori di onde in misura maggiore, hanno una ricettivita’ piu’ alta e sono in grado di percepire a livello nervoso e muscolare le vibrazioni non solo quelle dei terremoti, ma quelle emesse da vene d’acqua sotterranee o le vibrazioni emotive di altre persone. Conosco una persona che e’ ricettiva alle frequenze del cancro e le percepisce come odore. Io sono ricettiva alle vene d’acqua sotterranee, alle menti fortemente perturbate, ai luoghi infestati… e li percepisco come una sottrazione di energia al limite dello svenimento. Con la radioestesia i campi emanati da certi oggetti vengono recepiti dal sistema nervoso e amplificati da uno strumento molto semplice, cosi’ che possiamo constatare un tipo di informazioni altrimenti ignote al sistema percettivo ordinario.
L’intero universo potrebbe essere una proiezione tridimensionale assolutamente priva di materia, un sogno virtuale, come dicono i Veda.

Teorie: Newton, Coulomb
Dalla fine del 1700 la teoria fisica dell’universo e’ stata influenzata dalla metafora elettrica. A seconda di come le particelle elementari (cariche elettriche) si muovono nel campo elettrico, abbiamo diversi risultati apparenti. E’ l’ipotesi di COULOMB.
Come Colombo scopre l’America, Coulomb crea la teoria elettrica dell’universo. Le sue scoperte riguardano l’elettricita’ e le forze che agiscono su corpi elettricamente carichi, i quali si attraggono o si respingono in base alle loro cariche, cio’ riguarda il microcosmo, la struttura degli atomi, mentre sul macrocosmo, la struttura planetaria, resta valida la teoria di NEWTON. Le due teorie sembrano formalmente analoghe ma non si corrispondono, sono due teorie semplici, una per i cieli, l’altra per l’atomo, ma non si possono unificare; le forze che regolano il movimento dei pianeti sono diverse da quelle delle particelle atomiche. Gli scienziati sono sempre alla ricerca di una grande teoria unificatrice dell’universo, poche leggi per un solo universo secondo regole di corrispondenza.
Le prime teorie erano deterministe (ogni risultato o esistente e’ determinato come effetto di precise cause) e meccaniciste (tutto e’ riconducibile a aggregazioni o disaggregazioni di particelle materiali elementari sotto l’azione di forze, come in una macchina). Il mondo sembra il risultato di due fattori: particelle e forze.

4 forze fondamentali
Sono state ipotizzate 4 forze fondamentali: forza di gravitazione, forza coulombiana, forza nucleare e forza debole. Con esse si riesce a spiegare gran parte della realta’, ma restano fuori gli eventi caotici, non prevedibili, e quasi tutti i fenomeni del vivente intelligente, come il pensiero, l’amore ecc. Quando poi entriamo nel campo del sovramentale (parapsicologia, misticismo, ESP ecc.), troviamo fatti che contraddicono tutte le piu’ normali teorie della fisica, per cui, per un approccio piu’ ampio del reale, occorrerebbe una nuova fisica.
Nel 1600 Newton studiando il peso e l’attrazione dei corpi celesti ipotizza la forza di gravita’ e puo’ misurarla.
Alla fine del 1800 la fisica aveva messo in dubbio che l’atomo fosse compatto e indivisibile, dimostrando l’esistenza di particelle subatomiche, e RUTHERFORD aveva costruito un possibile modellino dell’atomo con un nucleo piccolissimo al centro a carica positiva, attorno a cui ruotavano gli elettroni a carica negativa, un modello interessante ma molto instabile, perche’ avrebbe dovuto perdere progressivamente energia fino a collassare. La forza coulombiana e’ una forza repulsiva che staccherebbe le cariche, ma gli elettroni non scappano via dall’atomo perche’ sono trattenuti da una forza sprigionata dal nucleo, che si chiama, appunto, forza nucleare, una forza attrattiva molto grande.
Ma c’e’ anche una forza che si chiama interazione debole, che invece allenta i legami degli elettroni periferici permettendo la formazione di insiemi piu’ grandi ed e’ cosi’ importante che grazie ad essa si formano le galassie.
Dunque abbiamo: una forza relativa alla massa che trattiene la Luna attorno alla Terra e la fa girare attorno ad essa, la forza di Coulomb, la forza che tiene gli elettroni in orbite attorno al nucleo e quella che fa scappare via gli elettroni periferici.
Studiando la forza nucleare, si ipotizzarono via via altre particelle che furono ordinate in una nuova tavola simile a quella di Mendeleev, e fra esse si noto l’esistenza di “simmetrie ordinate”.
A quel punto nel laboratorio di Rutherford un giovane geniale che si chiamava Niels BOHR ebbe la grande intuizione che produsse la svolta fondamentale della scienza moderna: una nuova immagine dell’atomo, da cui inizio’ una nuova fisica: la FISICA QUANTISTICA.

Il salto degli elettroni sulle orbite
Si era ipotizzato l’atomo come un nucleo circondato da traiettorie circolari (orbite). In situazione di riposo gli elettroni percorrono orbite fisse. Immaginiamo il nucleo come il centro di Milano attorno a cui sono varie circonvallazioni, su ognuna di queste puo’ girare un numero fisso di auto, per es. 2 sulla prima, poi 8, poi 18 ecc., in aumento via via che ci si allontana dal centro. Ogni orbita ha un preciso livello energetico via via crescente. Ma, se stimoliamo un elettrone, per es. riscaldiamo l’atomo cioe’ gli diamo energia termica, l’elettrone caricato di energia cambia orbita cioe’ fa un salto in fuori.
Quando l’atomo si raffredda, cioe’ perde energia, fa un salto in dentro.
Quando l’elettrone salta verso il centro e ha perso energia, emette luce (radiazione elettromagnetica), quando salta verso la periferia ha acquistato energia. Nel primo caso si ha una emissione elettromagnetica, nel secondo un assorbimento.

Bohr e lo spettrogramma
Per spiegare la differenza tra tecnico e artista, vediamo come nasce la grande idea di Bohr che inizio’ la meccanica quantistica.
Nel 1700 Newton aveva fatto ricerche sull’ottica, e visto che, mandando un raggio di sole contro un prisma di cristallo, entra un solo raggio di luce bianca ma esce un ventaglio di raggi colorati come l’arcobaleno: rosso, arancio, giallo, verde, azzurro, violetto. Questa gamma di colori ordinati per frequenze si chiama spettro e contiene tutti i colori che siamo in grado di vedere, poi ci sono altri colori che i nostri occhi non percepiscono, l’ultravioletto e l’infrarosso… La luce bianca ha in se’ questi colori, il prisma li separa e li mostra distinti aprendoli come un ventaglio: esso e’ lo spettro della luce visibile. Perche’? In base alla diffrazione, ogni componente di luce si piega nel prisma con un angolo diverso ed esce isolato, perche’ e’ formato da un’onda a frequenza diversa. Lo stesso fenomeno dell’iride lo vediamo quando il sole illumina una bolla di sapone o una pozzanghera o attraversa l’aria umida dopo un temporale, o il getto della gomma per innaffiare, creando bande di colori fluttuanti.

Lo spettro della luce del sole e’ completo, ma lo spettro dei vari elementi e’ parziale.
Se prendo del sodio e lo riscaldo, cioe’ gli aggiungo energia termica, i suoi elettroni cominciano a muoversi emanando luce e il sodio diventa incandescente. Se faccio passare questa incandescenza attraverso un prisma, vedo uscire solo due sottili linee gialle (all’interno delle quali sono piu’ di cento linee). L’analisi spettrale del sodio mi da’ due linee gialle principali. Questo e’ lo schema distintivo del sodio.

In modo simile si vede che ogni elemento emette solo alcuni colori specifici, che costituiscono il suo spettro, la sua impronta digitale. Ogni elemento ha una sua precisa struttura spettrografica che non varia mai e che lo caratterizza, una serie di righine colorate parallele, cioe’ una serie di frequenze di energia regolarmente distanziate.

Spettro di emissione dell’azoto

Spettro di emissione del ferro

Cominciamo allora dall’elemento piu’ semplice in natura, l’idrogeno (un protone, un elettrone, nessun neutrone), lo riscaldiamo e ci aspettiamo uno spettro semplice, invece abbiamo uno spettro con piu’ di cento linee. E gli spettri degli altri elementi sono ancora piu’ complicati. Allora ci chiediamo: come puo’ un elemento semplice come l’idrogeno che e’ il primo nella scala degli elementi avere uno spettro cosi’ complesso?
Ogni colore e’ una frequenza, traducendolo in suono sarebbe come dire che un atomo di idrogeno ha piu’ di cento suoni. Il fisico Sommerfield, che era anche pianista, diceva che l’idrogeno era piu’ complicato del suo pianoforte che aveva solo 88 suoni. Ma come poteva avvenire questo? Era un rompicapo.

Nel 1913 il fisico danese Niels Bohr vide la soluzione, che lo porto’ al Nobel.
Bohr ipotizzo’ nell’atomo un nucleo al centro e ogni elettrone che gli ruotava attorno su un’orbita definita, a distanza precisa dal nucleo, come nel modello di Rutherford. Immaginiamo varie orbite potenziali, su ognuna gira un numero preciso di elettroni, per es. c’e’ un’orbita da 2 elettroni, una da 8, 18, 32, 50…. Se l’atomo ha piu’ elettroni di quanti ne possono stare nel primo giro, essi saltano nel secondo, e cosi’ via.
Nell’atomo dell’idrogeno c’e’ un solo elettrone, dovremmo avere una sola orbita, almeno in stato di riposo, che e’ il piu’ basso stato energetico.
Ma se stimoliamo l’atomo, per es. lo riscaldiamo, cioe’ gli aggiungiamo energia, l’elettrone salta su un’orbita piu’ esterna. Piu’ energia diamo, piu’ l’elettrone salta su orbite piu’ esterne. Appena cessiamo di riscaldarlo, l’idrogeno si raffredda cioe’ cede energia e l’elettrone torna a orbite interne fino alla posizione di partenza.
Ogni volta che l’elettrone salta in dentro cede energia ovvero emette luce, radiazione elettromagnetica. Ogni volta che salta in fuori assorbe energia. Bohr scopri’ che tutti i salti che l’elettrone poteva fare eguagliavano il numero di linee dello spettro dell’atomo di idrogeno. Ogni salto dell’elettrone era una linea dello spettro. Per ogni passaggio da un’orbita a un’altra l’elettrone impiegava una dose fissa di energia, per ogni salto prendeva o rilasciava un pacchetto fisso di energia, un quanto.

Spettro elettromagnetico

Posso contare questi pacchetti energetici facendo l’esperimento in negativo: produco gas di idrogeno, vi faccio passare luce bianca che mando nel prisma, ottengo l’intero spettro colorato meno un centinaio di linee nere, corrispondenti ai pacchetti di energia che l’elettrone ha preso nei suoi salti. Ogni riga e’ l’energia di un fotone (unita’ di luce) emesso o assorbito quando l’elettrone fa un salto. Per fare il salto l’elettrone si carica di un pacchetto di luce, cosi’ come Valentino Rossi per fare un giro di pista ha bisogno di un tot di benzina.

Per studiare le particelle subatomiche si e’ usato lo spettroscopio, che mostra le radiazioni emesse sotto forma di righine parallele colorate.

La teoria di Bohr permette di calcolare in modo semplice le lunghezze d’onda dello spettro di ogni elemento. La sua idea fu che ogni riga corrispondesse a un salto dell’elettrone da un’orbita a un’altra, che a sua volta corrispondeva a un pacchetto di energia in piu’ o in meno, a un quanto.

Gruppo di onde associate a particelle che riescono a superare una barriera

Partendo dal nucleo si arriva a ogni orbita con una quantita’ precisa e crescente di energia.
-Le analisi spettrografiche di Bohr, sulla luce emessa da gas incandescenti o sottoposti a carica elettrica, misero in crisi la fisica newtoniana e anche il modello di Rutherford.
Nasceva la meccanica quantistica con nuove ipotesi sul mondo invisibile. La fisica newtoniana classica era ormai finita.

Soggetto-oggetto
Finora la conoscenza si era posta un oggetto materiale. La scienza guardava al mondo come una cosa che sta fuori, era una ricerca fuori dell’uomo. Per molto tempo la fisica ha studiato i fenomeni come se si trattasse di una realta’ esterna, ha visto la natura come staccata dall’osservatore, poi i fisici quantistici si sono accorti che questa separazione era errata e che soggetto e oggetto appartengono allo stesso campo e si influenzano.
Al contrario in Oriente si sperimenta il soggetto in se’, da migliaia di anni si porta avanti una ricerca dentro l’uomo, che sperimenta la respirazione, il cibo, la purificazione, la meditazione, il benessere interiore, l’apertura di canali sottili, l’uso delle parti sconosciute della mente, le variazioni del ritmo elettrico del cervello, il riequilibrio delle funzionalita’…. Poiche’ l’oggetto fondamentale e’ l’io, il vivere stesso, si sperimenta la vita nell’io vivente.
Bohr aveva avuto un’illuminazione. Questa e’ la scienza. Dopodiche’ altri si misero ad applicare il suo metodo ai vari elementi. Questa e’ la tecnica. La matematica e’ un modo di pensare molto strutturato, e’ un pensiero altamente formalizzato che si impone al mondo. Ma la vera scoperta scientifica e’ un atto di illuminazione pura, un atto artistico di esperienza totale. Non si fa esperienza guardando il mondo dal di fuori, l’esperienza alta si ha quando scompare la separazione tra io e mondo e si ha un sentire di pura identita’, un “Intueor” cioe’ un ‘vedere dal di dentro’. Allora interviene l’emisfero destro o una ipotetica sovramente.
L’intuizione e’ un atto di immersione totale nella realta’, e’ una conoscenza del cuore, come diceva il maestro WU LI.
La mente analitica e’ ancora la mente tecnica, ma in scienza come in politica la vera scoperta nasce quando si accende un’altra mente, la mente intuitiva o creativa del nuovo, la mente olistica.
La scoperta di Bohr non fu solo un nuovo modello di atomo, peraltro poi superato, essa apri’ un nuovo modo prospettico per la ricerca.
La fisica newtoniana aveva studiato la natura come se fosse la’ fuori, la meccanica quantistica scopri’ che l’osservatore faceva parte del campo, era egli stesso natura.
Le esperienze della nuova fisica sono esperienze straordinarie di diversa percezione del reale in cui soggetto e oggetto interagiscono. E’ un cambiamento radicale, un cambiamento filosofico, oserei dire che e’ un cambiamento percettivo, esistenziale, che inaugura un mutamento definitivo dei nostri rapporti col mondo. Non nasce solo una nuova visione dell’atomo, nasce una nuova percezione del rapporto uomo-mondo. Per questo la nuova fisica e’ stata chiamata “la danza dei maestri WU LI”.
Il nuovo fisico non si limita a osservare la natura ma danza con essa, per questo la nuova fisica finira’ con l’assomigliare all’antica alchimia, nella quale la trasformazione delle energie della cosa osservata era parallela alla trasformazione delle energie di chi la studiava.

Intanto, mentre la meccanica quantistica, con la sua nuova filosofia, si affacciava al mondo della conoscenza, continuava implacabile la ricerca dei divisori di particelle.
Si stabili’ che, al di sotto dell’elettrone ci fossero 6 elementi fondamentali detti QUARK combinabili in vari modi.
Il quark aveva carica elettrica pari a un terzo o due terzi dell’elettrone.
L’ipotesi di Bohr del modello atomico con elettroni che ruotavano attorno al nucleo secondo orbite circolari analoghe a quelle dei pianeti attorno al sole diventava piu’ complessa e indeterminata, perche’ queste orbite non sono mai state trovate con certezza, e i fisici sono passati a una visione probabilistica.

Il quanto e la discontinuita’
Il ‘quanto’ fu un’ipotesi fruttuosa. PLANCK e EINSTEIN studiarono in particolare il quanto di luce, il fotone, il pacchetto minimo di energia luminosa, la particella piu’ piccola possibile di luce, con cui si potevano studiare meglio i campi elettromagnetici.
I fotoni sono entrati nella nostra vita senza che ce ne accorgessimo. Se metto la mano nell’arco di un ascensore ne blocco la chiusura, perche’ interrompo un flusso di fotoni. In modo simile apro con un telecomando automatico un cancello o tolgo la sicura alla mia auto perche’ mando un raggio di fotoni che apre il meccanismo di chiusura come fosse una chiave.
Empedocle e Democrito avevano quantizzato la materia, ora si quantizzava l’energia. Il mondo era pensato come somma di piccoli tot di energia che si potevano aggiungere uno alla volta, cosi’ da avere una variazione a salti, discontinua, a scalini o pacchetti.
Per es. una trottola rallenta a piccoli scatti, non in modo continuo e a salti procedono le variazioni di suono o di colore.
Molte cose potevano essere quantizzate, cioe’ ridotte a somma di unita’ base, per esempio la carica elettrica o la vibrazione della corda di una chitarra o la luce.

Teoria corpuscolare e ondulatoria della luce
La luce divenne il simbolo della nuova realta’ concepita come energia.
Se prendiamo la fascia cromatica totale, dall’infrarosso all’ultravioletto, vediamo che non e’ una variazione infinita, cioe’ continua, di sfumature, (un mosaicista ne riconosce 5000); la natura va a salti, come per le frequenze musicali.
La luce e’ una radiazione elettromagnetica, un insieme di rapide oscillazioni del campo elettromagnetico. Piu’ gli elettroni vibrano, piu’ producono radiazioni luminose ad alta frequenza, nello spettro della luce visibile.
Per es. il rosso e’ una oscillazione lunga e lenta, l’ultravioletto e’ rapida e breve con alti picchi.
Ma quando si comincio’ a studiare la luce vennero fuori delle grosse sorprese. Si scopri’ un fatto inquietante. C’erano due modi per studiarla: secondo alcuni la luce era formata da corpuscoli (teoria corpuscolare di tipo newtoniano, Newton pensava che un raggio di luce fosse un fascio di corpuscoli, e che un corpo luminoso proiettasse fuori di se’ delle particelle di materia), secondo altri la luce era invece un’onda (teoria ondulatoria), ovvero un movimento. Erano due prospettive entrambe valide, che davano buoni risultati, ognuna coerente. Ma era come se, per disegnare la mappa di una valle, due cartografi guardassero da monti diversi e i loro disegni fossero incompatibili.
Ogni teoria permetteva di spiegare certi fenomeni del reale ma non altri. Ancor oggi ci sono esperimenti in cui la luce sembra corpuscolare e altri in cui sembra ondulatoria, un elettrone a volte sembrava una particella, altre volte un’onda, la luce e’ un’onda ma i fotoni si comportano come particelle. Se si fa passare un raggio di luce (fotoni) attraverso due fori di una parete e si guarda cosa arriva alla parete che sta dietro, non si hanno due macchie di luce ma delle righe di luce e di buio, come se arrivassero delle onde, perche’ in certi punti l’intensita’ si raddoppia perche’ le onde sono in fase, in altre si sottrae perche’ non lo sono. La scienza si trovo’ in un bel guaio. Stava contraddicendo se stessa.

Che cos’era la realta’? Un insieme di corpuscoli o di onde? Dapprima questa contraddizione nacque per le radiazioni, poi si scopri’ che poteva valere “per tutto”, insomma non era poi cosi’ scontato che la materia fosse formata da corpuscoli, essa poteva essere un ‘movimeno puro’. Nel modello di Schroedinger il nucleo sembrava circondato da onde, e questo mandava all’aria 2500 anni di ferma convinzione che la realta’ fosse materiale e si componesse di pezzettini.

Principio di indeterminazione-Non esiste la misura esatta
L’altro scossone venne alla vecchia fisica venne quando, nel tentativo di misurare le particelle subatomiche nelle loro due grandezze fondamentali, velocita’ e misura, ci si accorse che non era possibile averle entrambe. Il fotone, illuminando l’elettrone, lo spostava, e si perdeva la sua posizione; spostandolo variava la sua velocita’.
Tra il ‘20 e il 29 la fisica quantistica si rese conto di non poter fare una misura con precisione, Questo era terribile perche’ rendeva tutto indeterminato ed Einstein non pote’ sopportarlo, di qui la sua famosa frase: “Dio non gioca a dadi”.
Se l’elettrone fosse stato un corpuscolo, sarebbe stato possibile localizzarlo in un certo istante in un punto dell’orbita e verificare la sua velocita’. Ma HEISENBERG vide che non c’era verso di beccare un corpuscolo in un luogo preciso in un dato tempo. Fu a quel punto che nacque la fisica moderna e divento’ vecchia qualunque teoria basata sui corpuscoli, per il semplice fatto che non c’era verso di determinarli.
Fu allora che HEISENBERG formulo’ il famoso principio di indeterminazione, base della teoria dei quanti, che diceva che era impossibile osservare le particelle subatomiche, era impossibile localizzare un elettrone, cioe’ determinare allo stesso tempo in un preciso istante dov’era e che velocita’ aveva, perche’, appena si tentava di farlo, non era piu’ rintracciabile. Si poteva trovare la posizione, si poteva trovare la velocita’ ma non entrambe le cose. Ma se l’elettrone fosse stato un’onda la cosa avrebbe avuto senso, perche’ le onde, che sono infinitamente estese, non occupano un luogo preciso dello spazio, ma al piu’ oscillano entro una zona possibile.
Ipotizzando l’elettrone come particella, bisognava metterlo a fuoco, cioe’ illuminarlo, per poter vedere dov’era, ma anche usando il faro o punto luce piu’ piccolo del mondo, cioe’ il fotone, l’elettrone si spostava, modificando tutti i dati. La natura sfuggiva e sembrava prendere in giro gli scienziati. Al massimo si poteva dire che “c’era una certa probabilita’ che l’elettrone si trovasse in un certo momento in una certa zona nei pressi del nucleo” (Ipotesi di PLANCK). Si potevano solo fare dei calcoli probabilistici per individuare la zona dove era piu’ probabile trovarlo. Nel caso dell’idrogeno il suo elettrone, concepito come un’onda, cioe’ un movimento ondulatorio rapidissimo, poteva apparire piu’ frequentemente in un ampio cerchio attorno al centro.
Spariva il concetto di orbita e si introduceva l’addensamento probabilistico: l’orbitale. Si definirono alcuni orbitali e si vide che formavano delle figure o zone precise, vortici di energia simili a petali attorno al centro, l’atomo sembrava un fiore con un numero molto preciso di petali. Dal punto di vista formale gli orbitali erano simili ai chakra, o vortici di energia, intuiti dalla filosofia indiana seimila anni fa. (vedi figura)

L’osservazione modifica l’osservato
Dire che forse l’elettrone non era un corpuscolo ma un’onda mise in crisi la vecchia fisica e apri’ una fisica nuova, molto meno precisa nelle sue determinazioni, dove l’esattezza della legge matematica veniva sostituita dall’indeterminatezza della probabilita’.
Ma anche lo scienziato ora guardava a se stesso in modo nuovo. Aveva intuito che l’oggetto non poteva essere piu’ osservato in modo neutrale perche’ era influenzato dall’osservatore che lo modificava e interagiva con lui. Egli non poteva osservare astrattamente un campo perche’ era lui stesso nel campo. L’oggetto era tutt’altro che inerte e reagiva con lui. L’osservazione modificava tutte le forze in gioco come se, invece di guardare uno specchio d’acqua da fuori, lo scienziato ci entrasse dentro perturbando l’acqua; osservare voleva dire interagire, appena il fisico tentava di cogliere la danza della natura questa si metteva a danzare con lui. Nessuno poteva stare fuori del mondo a guardarlo perche’ era dentro il mondo e osservare era gia’ modificare. Il tappeto si muoveva tutto insieme. Era un assunto destabilizzante, che gia’ nel 1500 gli alchimisti avevano scoperto. Cadde un altro mito, quello della separazione tra soggetto e oggetto, tra io e fuori, tra la mente dentro di me e la natura fuori di me.
(Quando io curo la mia clivia, mi accorgo che essa non si limita a prendere da me acqua e fertilizzante ma reagisce al mio stato di salute e al mio umore. Reagisce anche alle mie reazioni verso di lei per cui se ho intenzione di tagliarle le foglie, in modo criminale, reagisce ai miei pensieri con terrore. Se brucio con l’accendino la foglia di una pianta di casa e le metto degli elettrodi, verifico che la pianta manifesta sofferenza appena mi vede entrare nella stanza.
Quando a Silicon Valley lo scienziato studia il quarzo mettendogli degli elettrodi come se fosse un cervello, si accorge che il quarzo si modifica come lui cambia i propri pensieri.
Quando in una cura sono totalmente convinta che guariro’ le aspettative di guarigione possono darmi dei miglioramenti ben oltre la terapia. Quando lo scienziato esegue un test per verificare una teoria, gran parte dei risultati dipendono da quello che lui si aspetta. E’ stata l’influenza di questa aspettativa che ha reso cosi’ contrastanti i risultati della cura Di Bella) .
Se noi pensassimo che anche i nostri desideri e pensieri sono onde di energia che influiscono con i dati materiali, energia anch’essa, tutto sarebbe piu’ comprensibile. Ma, quando la fisica quantistica nacque, era troppo intrisa ancora della visione materialistica e queste scoperte risultarono paradossali. In un mondo di energia non c’e’ distinzione tra soggetto e oggetto, ma in un mondo volto alle cose visibili la materia e’ nettamente separata dal desiderio o dall’intenzione, soggetto e oggetto sono ben distinti.

L’interazione
Ma, se cade la distinzione tra soggetto e oggetto, tutto diventa infinitamente piu’ complesso (o piu’ semplice?) e ha effetti sconvolgenti sui paradigmi della ricerca. Nasce un grande nuovo concetto: l’interazione, quella che il maestro di Tai Chi chiama ‘la danza’. L’interazione crea un nuovo modo di percepire la scienza e l’uomo e il tutto. E’ un modo di percepire la vita come una relazione vivente. che mi riguarda, modo di conoscere che e’ proprio dell’emisfero destro del cervello, la parte dimenticata.
Questo concetto rivoluzionario della relazione soggetto-oggetto fu produttivo in un sacco di discipline che non appartenevano alla fisica, POPPER lo estese al mondo delle comunicazioni e ai mass media… altri alla metafisica, la psicologia, la parapsicologia, l’antropologia, la sociologia, l’informatica…
Se queste ipotesi vi sembrano astratte e peregrine, confinate a un mondo di puri matematici che vivono fuori del mondo o a filosofi speculativi, ricordatevi che da questi studi nascono la bomba atomica, le centrali nucleari, le radiazioni terapeutiche, il laser, i calcolatori ultima generazione ecc.
Si concluse che tutta la materia poteva manifestarsi o con proprieta’ corpuscolari o con proprieta’ ondulatorie ma mai con entrambe, tutto dipendeva da come la si studiava, ma la realta’ ultima della luce, che divenne il simbolo dell’universo, resto’ piu’ enigmatica che mai.
Ulteriori scoperte sugli atomi si ebbero con gli acceleratori di particelle, il primo nel 1930 si chiamava ciclotrone.

(Acceleratore di particelle usato in campo medico).

Oggi siamo in grado di accelerare le particelle a energie molto alte, all’interno di particolari campi magnetici, ma poiche’ occorrono spese enormi per costruirli e mantenerli, per alcuni anni i governi hanno contribuito a questa ricerca costosissima, ma oggi i finanziamenti si stanno inaridendo.

I concetti di forza, onda, campo e interazione hanno modificato enormemente la concezione del mondo. Sempre piu’ esso scompare come materia e appare come un insieme vibrazionale.
Noi stessi siamo un insieme vibratorio con un nostro campo variabile sottoposto all’interazione di altri campi, alcuni percepibili e vicini, altri lontanissimi. Anche la lontanissima stella che non vedremo mai e che ha collassato trasformandosi in una supernova crea una variazione di onda gravitazionale che si allarga nell’universo giungendo in forma infinitesima fino a noi.
Dallo spazio siderale arrivano continuamente sulla Terra raggi cosmici, radiazioni costituite da particelle estremamente energetiche, alcune delle quali molto superiori a quelle sperimentate negli acceleratori. Esse entrano in collisione con nuclei conosciuti e provocano la formazione di particelle nuove (iperoni, mesoni, leptoni, neutrini, bosoni, gluoni, gravitoni ecc.).

Via via nel tempo, la scienza ha posto delle ipotesi e poi le ha superate. Per Einstein, la velocita’ della luce era la massima velocita’ possibile, ma anche questa soglia e’ stata sfatata. Le cose sono sempre piu’ semplici e piu’ complesse di quanto la mente ha trovato fin qui. Come diceva John Mouir
La via piu’ chiara per penetrare l’universo
passa per l’intrico di una foresta”

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L’ENERGIA SOTTILE, CORSO, ELENCO DELLE LEZIONI

Lezione 1. L’ENERGIA SOTTILE
masadaweb.org/2009/08/13/masada-n%C2%B0-970-14-8-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-1/

Lezione 2. MATERIA E FORZE
masadaweb.org/2009/08/14/masada-n%C2%B0-971-14-9-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-2-materia-e-forze/

Lezione 3. GLI ELETTRONI
masadaweb.org/2009/08/16/masada-n%C2%B0-973-16-8-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-3-gli-elettroni/

Lezione 4. LA TEORIA DEL CAOS
masadaweb.org/2009/08/17/masada-n%C2%B0-974-16-8-2009-energia-sottile-lezione-4-la-teoria-del-caos/

Lezione 5. SCIENZA E FILOSOFIA
masadaweb.org/2009/08/27/masada-n%C2%B0-977-25-8-2009-energia-sottile-lezione-5-scienza-e-filosofia/

Lezione 6. L’UNIVERSO INTELLIGENTE
masadaweb.org/2009/09/04/masada-n%C2%B0-983-26-8-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-6-l%E2%80%99universo-intelligente/

Lezione 7. RELAZIONI TRA ENERGIE
masadaweb.org/2009/09/08/masada-n%C2%B0-986-8-9-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-7-le-relazioni-tra-le-energie/

Lezione 8. IL CORPO SOTTILE
masadaweb.org/2009/09/19/masada-n%C2%B0-992-16-9-2009-energia-sottile-lezione-8-il-corpo-sottile/

Lezione 9. LE FORME DELL’ENERGIA
masadaweb.org/2009/09/30/masada-%C2%B0-999-23-9-2009-l%E2%80%99energia-lezione-9-le-forme-dell%E2%80%99energia/

Lezione 10. I CHAKRA.
masadaweb.org/2009/10/19/masada-n%C2%B0-1012-30-9-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-10-i-chakra/

http://www.masadaweb.org

3 commenti »

  1. Leggere i suoi scritti è ascoltare la fiaba che ci incantava, assaporare il biscotto di Proust e acquisire saperi nuovi e conosciuti. Un grandissimo piacere, e anche una bella consolazione. Grazie!
    Valentina

    Commento di Anonimo — agosto 30, 2009 @ 9:46 am | Rispondi

  2. Leggere i suoi scritti è ascoltare la fiaba che incanta, assaporare il biscotto di Proust e acquisire saperi nuovi e conosciuti. Un grandissimo piacere, e anche una bella consolazione. Grazie!

    Commento di Valentina — agosto 30, 2009 @ 9:53 am | Rispondi

  3. […] Lezione 3. GLI ELETTRONI masadaweb.org/2009/08/16/masada-n%C2%B0-973-16-8-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-3-gli-elettr… […]

    Pingback di MASADA n° 969. 14-8-2009. L’ENERGIA SOTTILE. Lezione 1 « Nuovo Masada — marzo 8, 2010 @ 6:20 am | Rispondi


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