Nuovo Masada

agosto 14, 2009

MASADA n° 970. 14-9-2009. L’energia sottile. Lezione 2. MATERIA E FORZE

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(Seconda lezione di un corso tenuto a Bologna dalla Prof. Viviana Vivarelli, per la diffusione semplificata dalla cultura)

Ero come un bambino
che gioca sulla spiaggia
e trova continuamente nuovi e bei ciottoli mentre lontano da me
il grande oceano della verita’ giaceva inesplorato

Isaac Newton

Cos’e’ la realta’ – L’imprinting culturale – Le prime domande razionali sulla natura – La nascita della fisica – Forze e campo di forze – Teorie corpuscolari e ondulatorie – Mendeleev – Vari modelli atomici – La fisica quantistica – Forza nucleare – 4 forze – La corrente elettrica – L’elettromagnetismo – L’informazione e una frequenza – Fissione del nucleo: la bomba atomica – I quark – L’acceleratore di particelle – Il sincrotrone – Il concetto di vuoto

L’imprinting, ovvero la nostra impronta culturale, limita la nostra interpretazione del mondo
L’uomo e’ frutto di un apprendimento. Nasce in un contesto che lo guida, in una sedimentazione globale che sintetizza la storia di tutti quelli che lo hanno preceduto e indirizza quella dei successori, come un alveo strutturante. I loro psichismi formano una continuita’ e creano una confluenza, in cui il bambino comincia a vedere e a pensare. Le linee di tendenza ambientali influenzano la sua formazione.
Noi siamo immersi in un flusso di in-put (dati in ingresso) e subiamo un imprinting (attitudine di qualunque animale a imitare i primi modelli che si trova davanti). Ci alimentiamo di cultura, persino il cibo e’ cultura. Non mangiamo tutto cio’ che e’ commestibile ma cio’ che ci hanno insegnato a mangiare. Nel mondo della conoscenza non esistono assoluti naturali ma relativi culturali. Ogni cultura e’ un quadro d’ordine, un sistema condizionante che puo’ cristallizzarsi cioe’ morire in se’. La nostra e’ la cultura occidentale, euroamericana.

Quando viviamo in una cultura ne riceviamo una impressione che condiziona anche la nostra percezione della realta’.
Lo stregone Don Juan lo dice molto bene a Castaneda: ”Ogni essere umano e’ dentro una corrente vibratoria, simile a un vento… Il flusso e’ perso nella sua totalita’ e si trasforma in un sistema di interpretazioni parziali. Il sistema individuale di interpretazione del mondo blocca la totalita’ e la trasforma in qualcosa di limitato e soggettivo, e’ …una scelta che lascia fuori gran parte dell’insieme di vibrazioni in cui noi esistiamo e che dunque il soggetto non percepisce piu’”.
La conoscenza comune, quando va bene, ha un gap di duecento anni rispetto al livello scientifico medio. Poi c’e’ la conoscenza scientifica nota solo a pochi e infine l’ultimo livello della ricerca scientifica, il piu’ avanzato, partecipato da pochissimi. La nuova fisica avra’ bisogno di un lungo tempo per modificare l’atteggiamento conoscitivo generale, supposto che riesca a farlo.
La conoscenza comune oggi e’ in genere ancorata a una concezione scientifica della realta’ di tipo positivista, e’ una concezione materialista del reale. Materialismo vuol dire “credere che la realta’ sia formata da materia scomponibile in parti piu’ piccole. Noi crediamo ingenuamente che la realta’ sia materiale perche’ i sensi ce lo confermano, ma in effetti anche l’uso dei sensi e’ condizionato culturalmente e i nostri sensi sono orientati in modo materialistico.
Se fossimo nati in una tribu’ Navahos crederemmo che il vento sia abitato da uno spirito e che i bambini nascano come figli del bisonte e che, entrando nella tenda del sudore, sia possibile comunicare con gli antenati o con i grandi spiriti, e crederemmo che siano i sensi a mostrarci questo e che cio’ sia una realta’ obiettiva (bellissimo uno dei primi film di Kurosawa ‘Derzu Urzala’, su un cacciatore siberiano, per cui il fumo del fuoco era un dio e cosi’ il vento ecc.)
Anche sogni, visioni e allucinazioni hanno una loro apparenza sensoriale.
Io vedo i defunti non con la mente ma gli occhi. Quando li vedo, essi sono per me solidi come tutto il resto.
Un sogno spesso non e’ diverso da una esperienza da svegli, tanto che i bambini li confondono. Una sedia di un sogno e’ identica a una sedia reale e cosi’ una emozione. Anzi qualche volta le emozioni del sogno sono addirittura piu’ vivide e forti di quelle reali.
La prima domanda della fisica e’: che cosa e’ la realta’? Che cos’e’ il mondo?
La realta’ e’ ‘tutto cio’ che esiste’. Tutto cio’ che c’e’.
Ma per ognuno la realta’ e’ quel che sperimenta o che gli hanno insegnato a credere come vero.

La realta’ e’ il fenomeno? O anche il fenomeno e’ virtuale?
Posso partire da cio’ che vedo e che tocco. I sensi mi attestano un mondo materiale. Vedo questo tavolino, lo tocco, dunque questo tavolino per me esiste, lo considero reale. Ma anche questo e’ un risultato culturale, e’ il prodotto di un contesto che ci ha abituato a usare soprattutto i sensi, educando poco la mente e per niente la sovra-mente.
Se per noi la realta’ e’ il fenomeno, cioe’ cio’ che appare, in Oriente, al contrario, il mondo fenomenico, il mondo come appare, e’ una finzione, un miraggio, un sogno prodotto dal velo di Maia, una illusione che un dio ingannevole ha fatto balenare davanti a noi ma che non e’ la vera realta’. Un induista o un buddista credono che la vera realta’ si possa intuire al di la’ dei sensi e della ragione, con una sovramente straordinaria che si apre quando l’uomo riesce a svuotarsi totalmente.
La realta’ non e’ la realta’ ordinaria che sperimentiamo ogni giorno ma e’ qualcosa di eccezionale che si puo’ intuire raramente o forse mai, come una balenazione, ma solo oltrepassando i sensi e passando a modificazioni di coscienza molto piu’ ampie.
In India il mondo ordinario, cosi’ come appare, e’ ritenuto un sogno.
E vi sono popoli, come gli aborigeni australiani, per cui e’ il sogno il vero mondo, una realta’ piu’ importante della veglia, tanto che nelle caverne rituali si cerca di entrare nel mondo del sogno per visitare gli esseri superiori e avere la conoscenza vera delle cose.
Sono modi diversi di dare verita’ e realta’ a cio’ che appare alla coscienza.
Presso i popoli della Melanesia il ‘mana‘ ovvero la sostanza vitale, invisibile, di grande potere, e’ realissima e concreta e puo’ promanare da oggetti, pietre, feticci, persone importanti….
Cio’ che crediamo realta’ dipende dall’apprendimento e dall’abitudine e anche dalle aspettative e dalla generalita’ del sistema cognitivo.
Esiste cio’ che crediamo esistente.
I sensi, il pensiero, ogni facolta’ umana, tutto puo’ essere educato, impresso, strutturato, in modo diretto ma ancor piu’ in modo indiretto, sotto l’azione continua dell’ambiente in cui viviamo, a seguito di un apprendimento, in conseguenza di fattori ereditari, persino per disposizione del DNA.
Noi siamo il frutto di un costante imprinting culturale. Essere umani significa “essere conformati”. Se un bambino vive in una comunita’ di lupi, si conforma ai lupi, sviluppa maggiormente l’odorato, ma vede scarsamente i colori, sa seguire una pista o avvertire un segnale di pericolo, ma non e’ in grado di stare eretto e di articolare un linguaggio verbale e di pensare. E’ frutto di una comunita’ di lupi e del loro bagaglio cognitivo.
Cosi’ noi siamo il frutto della cultura occidentale di un ventesimo secolo che ci ha conformati come cio’ che siamo. Ed essere una cosa vuol dire non essere moltissime altre cose che per quella vengono escluse. Siamo frutto di una selezione e dipendiamo da quella, una dipendenza che se da un lato costituisce il nostro patrimonio conoscitivo, dall’altro ci mette nella difficolta’ e a volte nell’impossibilita’ di comprendere patrimoni conoscitivi diversi.
Come specie siamo il risultato di un lavoro lunghissimo che si perde nella notte dei tempi, ma, come esseri culturali deriviamo soprattutto dal pensiero occidentale degli ultimi 2500 anni, prima da quello greco, che e’ la nostra matrice primaria, poi da quello euro-americano.

Nascita della fisica
2500 anni fa (6° sec. a.C.) in Grecia l’uomo comincio’ a organizzare la mente in modo razionale. Si immagina che aumentasse la lateralizzazione cerebrale sinistra, anche se il livello imaginale e intuitivo erano sempre prevalenti.
Una delle prime domande fu: come e’ fatto il mondo. La scienza nasce come studio della natura, come di tutto cio’ che esiste. Natura in greco si dice physis, da cui ‘fisica’. La fisica esordisce con una domanda fondamentale: Quale e’ il seme (arche’) di tutto? Qual e’ la sostanza primaria della creazione? Il mondo sembra vario ma potrebbe essere formato da particelle elementari che si assemblano insieme, come mattoncini, per formare le cose.
Alcuni Greci ipotizzarono delle forme semplici, costitutive del Tutto, tessere del puzzle universale, elementi fondamentali.
DEMOCRITO penso’ che vi fossero delle particelle non divisibili (a-tomos) che aggregandosi o disaggregandosi, formavano tutte le cose. Gli Indivisibili, o atomi, erano le particelle elementari dell’universo, disse percio’ che il mondo e’ formato da particelle o corpuscoli.
Era una ipotesi puramente mentale che cambio’ la storia. Noi pensiamo che gli atomi siano una realta’ grazie a Democrito.

Altri popoli non ebbero questa ipotesi e immaginarono la realta’ in altri modi ma Democrito elaboro’ la prima teoria atomica, detta particellare o corpuscolare, per cui il mondo e’ formato da un numero sterminato di piccoli corpi indivisibili e invisibili.
Un altro greco, EMPEDOCLE, ipotizzo’ che queste particelle rappresentassero 4 qualita’ simboliche: ARIA ACQUA TERRA FUOCO. Anche in Cina nello stesso tempo si pensava che i componenti del mondo fossero 5: aria, acqua, terra, fuoco e un 5° elemento plastico (legno o metallo o vento).
La teoria dei 4 o 5 elementi la troviamo dappertutto sulla Terra.
Per Democrito le particelle si univano a caso mentre cadevano portate in giu’ dal peso. Ma Empedocle ipotizzo’ delle FORZE di aggregazione e disgregazione, che chiamo’ amore e odio (o attrazione e repulsione, come in radioestesia), come le forze che attraggono le facce diverse di due magneti e fanno respingere quelle uguali.
Era nato il concetto di forza, e piacque tanto che la fisica successiva fu una serie di ipotesi sulle forze che potevano spiegare i mutamenti e i movimenti del mondo.
Il primo scienziato moderno sara’ ARISTOTELE (4° secolo a.C.), che completa il cammino verso l’astrazione svincolandosi dalla considerazione materialistica dell’universo. Egli ipotizza 4 principi astratti che possono applicarsi a qualsiasi evento. Nel suo quadro generale, la materia contiene potenzialmente la forma in cui si attuera’. La ghianda e’ potenzialmente la quercia e tende ad essa. Il divenire della vita e’ questo slancio in avanti.
I 4 principi esplicativi del reale sono dunque: POTENZA MATERIA FORMA e ATTO, ma sono strumenti filosofici piu’ che fisici.
Nella materia c’e’ in potenza la nuova forma in cui essa si attuera’ nel suo sviluppo, e il divenire della vita sta proprio in questo. Il pensiero di Aristotele e’ astratto e spiega la vita come un continuo dinamismo tirato in avanti, visione teleologica o finalistica (telos=fine), dove l’atto attira a se’ la vita. L’universo e’ una grande macchina che tende a un fine onnipresente che guida a se’ il divenire universale. Aristotele non si chiede: “Qual’e’ la causa del fenomeno?”, ma “Verso cosa si muove ogni divenire?”. Con Aristotele non si parla piu’ di particelle elementari dell’universo, ma si guarda al divenire delle cose, con uno schema astratto generale di ordine filosofico. Pero’, benche’ mille anni di Medioevo non siano che una rielaborazione di Aristotele, dal 1600 la scienza riprendera’ poi ad essere causalistica.

Nel 1700 NEWTON ipotizzera’ 4 forze astronomiche, una delle quali e’ la forza di gravita’, con cui un pianeta di data massa riesce ad attirare a se’ un oggetto che entra nel suo campo. Il campo gravitazionale e’ la regione dello spazio in cui vale questa forza di attrazione. Se due corpi di massa diversa (per esempio Terra e Luna) sono a una certa distanza, sono attratti l’uno verso l’altro da una forza direttamente proporzionale alle masse e inversamente alle distanze, per cui il corpo di massa minore e’ attratto da quello maggiore, ma, se ha sufficiente gravita’, gli resiste, non gli cade sopra ma finisce col ruotargli attorno, come fa appunto la Terra con la Luna.
Ipotizzare delle particelle costitutive dell’universo non bastava, si voleva spiegare il mondo attraverso un numero limitatissimo di forze fondamentali.

Campo di forza
Sempre nel mondo antico ci furono anche dei filosofi, gli STOICI, che pensarono che piu’ della materia fosse importante il campo di forza.
Se metto della limatura di ferro su un foglio sotto cui pongo un magnete, i frammenti di ferro schizzano via formando un disegno che ha questa forma
)) (( perche’ il magnete li sottopone a un campo di forza.
Un campo di forza e’ una zona in cui agiscono delle forze.
Se un pranoterapeuta mette la sua mano su una parte malata, probabilmente questa entra nel suo campo di forza, il malato sente un forte calore e un movimento brulicante come a molle, in certi casi puo’ avvertire una scossa elettrica, e’ sottoposto al campo di forza che promana dal guaritore, il quale puo’ modificare la sua organizzazione energetica riequilibrandola.
Io una volta ho prodotto senza volerlo due scottature sulla pancia della mia bambina mentre la vestivo, piccole come due monete e rosse come fossero ustioni. Non avrebbe senso parlare di suggestione, si e’ prodotto un campo di forza con effetti visibili. Il campo e’ invisibile ma l’ustione e’ visibile. Allo stesso modo, imponendo le mani pochi minuti al giorno su una clivia, ho ottenuto tre fioriture consecutive in inverno, quando e’ noto che la clivia non fiorisce in casa e tanto meno in inverno. Il mio campo di forza ha forzato la sua fioritura. Io non vedo questo campo di forze ma posso constatare le sue conseguenze.
Anche Newton col suo campo gravitazionale prelude al campo di forza.
In radioestesia questo concetto di campo viene esaminato da un punto di vista pragmatico e si scopre che due oggetti messi a confronto possono attrarsi o respingersi e che ogni cosa con cui veniamo a contatto esercita su di noi delle forze che possono essere positive o negative.
In radioestesia si dice che ogni cosa ha una frequenza ed emette onde, non solo gli oggetti materiali, ma persino le idee, i pensieri, le preghiere o le maledizioni. Se si testa col biotensor il capo di una persona che sta pensando, esso ‘tagliera’’ se bestemmia, ‘chiamera’’ se prega, insomma reagira’ diversamente a energie diverse, fossero pure mentali o emozionali.
Ogni esistente, materiale o no, irradia energia e tutti gli esistenti interferiscono tra loro (come la Luna e la Terra nello schema astronomico di Newton). Anche la mente di un guru e’ un campo di forza che produce i suoi effetti. I vecchi scienziati lo avrebbero negato, ma i nuovi scienziati hanno fatto scoperte molto interessanti.
Il campo e’ una regione dello spazio in cui agiscono certe forze e si individuano degli effetti, (potremo paragonare il campo a uno stagno e la forza a un movimento invisibile che increspa le acque. Non sempre vedo la causa ma qualche volta posso studiare gli effetti).

Teorie corpuscolari o ondulatorie
Con l’avvento del concetto di forza, le teorie sul mondo si divisero in due gruppi:
-alcuni continuarono a pensare in termini di mattoncini, cercando le particelle elementari che si combinano tra loro formando le cose, i piccoli corpi o corpuscoli: queste sono le teorie corpuscolari; nel 1800 si ipotizzo’ che l’atomo fosse divisibile in particelle sottostanti, subatomiche, che non potevano essere viste ma erano immaginate come cariche elettriche, guizzi di energia, e nacque una visione del reale basata su una polarita’ di tipo binario, con cariche elettriche positive o negative: + -.
-altri pensarono invece che l’elemento piu’ importante non fossero i corpuscoli, ma una energia, che agiva creativamente e dinamicamente, propagandosi come un’onda, teoria energetica o ondulatoria, mettendo in sottordine la massa o materia.
Le ipotesi non furono solo scientifiche ma religiose, esoteriche, psicoanalitiche, alchemiche, filosofiche, radioestesiche ecc.
C’erano ipotesi moniste laterali: “Tutto e’ materia” o “Tutto e’ spirito”; o dualiste: “Il mondo e’ formato da materia e intelligenza”, o unitarie: “La realta’ si manifesta in forme visibili o invisibili, a volte come materia, a volte solo come energia o intelligenza”.
Se chiamiamo fenomeno, cio’ che appare ai sensi, cioe’ la realta’ manifesta, e noumeno la natura delle cose in se’, cioe’ la realta’ come essenza, e’ ovvio che la natura si presenta come fenomeno e si nasconde come noumeno.
La prima osservazione che si puo’ fare, esaminando le cose materiali e i loro mutamenti, e’ che la materia si presenta solitamente simmetrica e ordinata. Nulla e’ a caso. Anche supponendo il mondo come un insieme di particelle, e’ evidente che l’unione non e’ casuale. Einstein dice: “Dio non gioca a dadi” e vede il mondo come una realta’ organizzata e intelligente. Basta vedere le configurazioni dei cristalli e il ripetersi di forme geometriche costanti, le simmetrie molecolari e le architettura finissime e ripetute della teoria del caos.

Numero atomico
Empedocle aveva ipotizzato 4 tipi di atomi. Nel 1800 i chimici individuarono 92 elementi naturali fondamentali, nella tavola di Mendeleev l’atomo di ogni elemento chimico e’ individuato dal suo numero atomico, numero dei suoi elettroni (particelle a carica elettrica negativa), che e’ uguale al numero dei protoni.
Il 1° elemento della tavola e’ l’idrogeno, che ha un solo elettrone e dunque un solo protone, il 2° e’ l’elio che ha 2 elettroni e due protoni ecc…. il 92° e’ l’uranio che ha 92 elettroni e 92 protoni. Il mondo tutto intero era ridotto alle combinazioni di alcuni elementi base, ognuno dei quali era individuato da un numero. Il numero era la chiave dell’universo.
Dopo la seconda guerra mondiale si produssero artificialmente degli elementi oltre l’uranio (con acceleratori di particelle o reattori nucleari) fino a trovare 105 elementi, sempre più pesanti e instabili.

Attorno al nucleo abbiamo 7 possibili orbite o gusci elettronici, il primo puo’ contenere 2 elettroni, il secondo 8, il terzo 18 e cosi’ via. Gli elettroni piu’ esterni allargano la loro orbita comprendendo un altro nucleo e legando cosi’ due atomi tra loro, con questi legami abbiamo le molecole. Gli aggregati di atomi seguono configurazioni precise, per es. una molecola di acqua e’ sempre composta da un atomo di ossigeno e due di idrogeno, legati da forze di natura elettrostatica. Gli atomi sono centinaia di volte inferiori alla lunghezza d’onda della luce visibile perciò non sara’ mai possibile osservarli con un pur avanzatissimo microscopio ottico. Nessuno riesce a vedere a tutt’oggi gli atomi di una sostanza. Ma con un microscopio elettronico a effetto tunnel si riesce a cogliere le correnti elettriche di superficie rivelando reticoli

L’atomo e’ uno spazio vuoto al centro del quale c’e’ un nucleo diecimila volte piu’ piccolo, attorno al quale ruotano gli elettroni (1938 volte piu’ piccoli del nucleo) percorrendo delle orbite.
Per lungo tempo gli scienziati cercarono di determinare le dimensioni e il peso degli atomi, alla fine dissero che l’atomo di idrogeno ha un diametro di 10 alla meno 10, e pesa 1,7 10 alla meno 24, una goccia d’acqua contiene piu’ di 1000 miliardi di atomi di idrogeno.
Newton aveva descritto il sistema solare come un sistema di pianeti in equilibrio dinamico attorno a un sole centrale, si ipotizzo’ che anche l’atomo fosse un piccolo sistema planetario di cariche elettriche, alcune neutre (neutroni), altre positive o negative (protoni e elettroni), col nucleo al centro e le particelle che ruotavano attorno. Cariche positive e negative dovevano stare in equilibrio tra loro e formare un insieme elettricamente neutro. Per es. un atomo che stava al 12° posto della tavola, doveva avere 12 cariche positive e 12 negative, cosi’ costituiva un sistema stabile. Per inciso, questo atomo e’ il carbonio, che dunque fu chiamato carbonio 12. Esso fu assunto come dato di riferimento per la scala dei pesi atomici (se il peso di un litro di ossigeno e’ 16 volte il peso di un litro di idrogeno, vuol dire che il peso di un atomo di ossigeno e’ 16 volte il peso di un atomo di idrogeno.
Per determinare i pesi atomici dei vari elementi si e’ cercato un atomo di riferimento, si e’ scelto l’atomo di carbonio dicendo che aveva 12 unita’ di massa atomica).

Come si passa dalla teoria atomistica a quella ondulatoria?
Il modello dell’atomo passa attraverso successivi miglioramenti:

Nel 1899 Thomson elabora un modello dell’atomo come una sfera di carica positiva in cui gli atomi sono sparsi come l’uvetta in un dolce. Modello plum pudding.

Nel 1911 Rutherford pone un modello planetario, l’atomo e’ uno spazio vuoto al cui centro c’e’ il nucleo a carica positiva, grande come la decimillesima parte dal diametro, attorno a cui gli elettroni negativi ruotano su orbite fisse. La carica positiva del nucleo eguaglia quella negativa degli elettroni, per cui il sistema sta in equilibrio, ma non si capisce come, ruotando, gli elettroni non irradino energia perdendola fino a collassarsi sul nucleo.

Nel 13 il danese Niels Bohr sogna un nuovo modello, Il nucleo sta sempre al centro. Gli elettroni percorrono orbite stazionarie, che sono come autostrade fisse. L’elettrone che una data energia sta sull’orbita corrispondente. Quando questa energia diminuisce, salta su un’orbita piu’ interna, se aumenta salta su una piu’ esterna. L’energia varia secondo pacchetti quanti, per cui deve sempre stare sull’orbita relativa all’energia posseduta, altrimenti deve fare un salto quantico.
Salta su un’orbita esterna quando assorbe radiazione elettromagnetica
Salta su un’orbita esterna quando emette radiazione (e vedremo un colore, cioe’ una frequenza di luce).
Assume o perde quanti, cioe’ pacchetti di energia.

Ogni atomo ha la sua configurazione, cioe’ un tot di elettroni che da’ il suo numero atomico.
Ogni elettrone sta sul suo guscio elettronico che corrisponde al suo livello energetico.
Ogni guscio contiene un numero massimo di elettroni: per esempio il primo al massimo ne puo’ contenere 2, il secondo 8, il terzo 18 ecc.

L’atomo di Bohr
Una notte del 1913 il fisico danese di nome Niels BOHR aveva fatto sogno in cui vide il modello fondamentale dell’atomo, e non fu l’unica volta che una scoperta scientifica si realizzava in un sogno. Nacque cosi’ IL MODELLO DI BOHR, l’atomo come piccolo sistema planetario con al centro un nucleo e attorno le particelle, cariche elettriche che non scappano via ne’ precipitano nel nucleo, grazie alla combinazione e all’equilibrio di forze opposte, centrifughe e centripete, che assomigliano tanto alle forze di amore e odio del vecchio EMPEDOCLE. Nel modello di Bohr l’atomo e’ un sistema dinamico di forze.
Secondo Bohr, in stato di riposo, gli elettroni percorrono orbite stazionarie attorno al nucleo senza subire variazioni di energia. Ad ogni orbita corrisponde un determinato valore di energia degli elettroni. Ma, quando un elettrone passa da un’orbita a un’altra, cede o acquista energia.
Il modello di Bohr diventa la base concettuale della moderna fisica quantistica.
Nessuno ha mai visto un elettrone; al CERN, centro di ricerca di Ginevra, si costruisce una camera a bolle, posta in un campo magnetico dove le particelle passano lasciando tracce, perche’ il campo magnetico devia le cariche elettriche positive o negative in direzione diversa. Da queste tracce si deducono caratteristiche delle particelle elementari.

Bellissima la spiegazione dell’atomo fatta dagli astrofisici Jean Adouze e Michel Casse’.
Prendete una palla.. Fatela diventare grande come la Terra e riempitela di ciliege.
Quante ce ne stanno? Un numero enorme ma non infinito, esattamente 10 alla ventesima, cioe’ 1 con 20 zeri. Questi sono gli atomi dell’arancia.
Prendete ora una di queste ciliege, cioe’ un atomo.
Fatelo crescere finche’ diventi grande come la cupola della basilica di S. Pietro a Roma. Mettete nella cupola un granellino di riso sospeso a mezz’aria.
Tutta la cupola e’ l’atomo, il granello corrisponde al suo nucleo.
Nel vuoto della cupola, lontanissimi e infinitamente piccoli, ruotano dei moscerini che percorrono delle orbite attorno al granello centrale, ognuno e’ 1938 volte piu’ piccolo del granello di riso. Questi sono gli elettroni.
In questo granello di riso, in questo nucleo infinitamente piccolo risiede una delle forze piu’ terribili dell’universo: la forza nucleare, cioe’ la forza del nucleo
.”

Nel macro universo planetario come nel micro universo atomico, ci sono dei movimenti e delle forze di attrazione e di repulsione. Lo schema creato da Newton per spiegare gli spazi siderali si ripete nella particella piu’ piccola dell’universo. Il grande e il piccolo sembravano corrispondersi come nell’alchimia. Cariche elettriche di segno opposto danzano secondo movimenti rotatori in microuniversi, il mondo diventa, nel grande come nel piccolo, un gioco di particelle rotanti, un cosmo di movimenti circolari. Nella Genesi dei Veda e’ scritto: “All’inizio era la quiete poi comincio’ un sommovimento”. Il dio della creazione e’ il movimento, la vibrazione.
Il mondo diventa un insieme di vibrazioni.

Nell’atomo troviamo un nucleo fatto di protoni (cariche elettriche positive) e neutroni (particelle senza carica elettrica). Protoni e neutroni sono legati da una forza molto potente, L’INTERAZIONE NUCLEARE FORTE.
Attorno al nucleo gira una nuvola di elettroni, cariche elettriche negative.
Il loro numero e’ uguale a quello dei protoni, per cui il sistema sta in equilibrio, e le cariche si annullano a vicenda.
Il nucleo dell’atomo ruota in modo direzionato su se stesso, per cui se ruota (come la Terra, in senso orario?) da Ovest a Est, il Polo nord e’ in alto (come il pollice nella mano sinistra): Invece se ruota da est verso ovest (senso antiorario?), il Polo Nord e’ in basso.
Ora si scopri’ che c’erano atomi stabili e atomi instabili.
La natura sembrava preferire i numeri pari, per cui se un atomo ha un nucleo con un n° dispari di neutroni e protoni, e’ instabile e quasi sempre radioattivo, e in genere cio’ accade quando il numero dei neutroni e’ molto superiore a quello dei protoni.
Se invece il n° dei neutroni e protoni era pari, l’atomo era stabile.
I Coniugi Curie presero nuclei stabili e li bombardarono con particelle nucleari accelerate o con radiazioni, creando isotopi radioattivi.
Oggi si usano per questo gli acceleratori di particelle.

Il modello di Bohr era bello ma funzionava solo con l’atomo di idrogeno che e’ il piu’ semplice.
A quel punto il fisico De Broglie disse che forse gli elettroni dovevano essere considerati non corpuscoli ma onde.
Schroedinger colse l’indicazione, dando agli elettroni un moto ondulatorio.

Il modello di Schroedinger descriveva l’elettrone come un’onda.
Ma, mentre per un corpuscolo, ci potevamo chiedere quale fosse la sua posizione a un dato istante, questo non era possibile per l’onda, non si puo’ parlare di posizione per un’onda che e’ un movimento.
Max Born costrui’ delle funzioni d’onda associate agli elettroni, che individuavano delle nuvole elettroniche, cioe’ delle regioni attorno al nucleo, in cui l’onda si muoveva, erano gli orbitali, zone in cui si poteva trovare l’elettrone secondo queste funzioni matematiche.
Dunque questo modello di atomo descrive l’elettrone come un’onda che definisce la probabilita’ di occupazione della regione di spazio attorno al nucleo.
Si comincia a parlare di probabilita’.
(Questa scoperta degli orbitali e’ molto curiosa, perche’ scopre strutture a petali fissi, che corrispondono ai petali dei chakra indiani).
L’orbitale e’ una funzione matematica che descrive la regione dello spazio nella quale c’e’ piu’ probabilita’ di trovare un elettrone. Non abbiamo piu’ le orbite fisse.

Da allora l’elettrone a volte e’ stato studiato come corpuscolo, a volte come onda, per cui viene usata la funzione d’onda di Schroedinger, questa tuttavia da’ soluzioni esatte solo per atomi molto semplici e diventa approssimativa per atomi complessi.
Ciascun orbitale puo’ essere occupato al massimo da due elettroni, percio’ per atomi con un numero superiore la struttura degli orbitali e’ concentrica in successione.

A questo punto le forze fondamentali sono quattro
La forza gravitazionale che attrae ogni corpo verso il centro del pianeta in modo proporzionale alla sua massa, ci mantiene aderenti alla terra grazie al peso, e ci impedisce di volare via nello spazio
La forza elettromagnetica, che tiene uniti tra loro atomi e molecole e anche le eliche a spirale del DNA, e da’ forma e solidita’ apparenti alle cose
La forza nucleare forte, dentro l’atomo, che tiene insieme il nucleo, cioe’ protoni e neutroni, e che e’ tanto forte che se riusciamo a fare la scissione dell’atomo abbiamo una energia spaventosa
La forza nucleare debole, che trattiene instabilmente gli elettroni di superficie e siccome e’ debole puo’ perderli

Per le prime tre forze la Natura e’ coerente e simmetrica, per l’ultima no.

Ma come mai un atomo si unisce a un altro?
Tutto dipende dagli elettroni delle orbite piu’ esterne che sentono meno la forza di attrazione del nucleo.
Per esempio, gas nobili, come l’elio, il neon, l’argo, il cripto, lo xeno e il rado, sono inerti, in quanto il livello esterno e’ tutto occupato, dunque non reagiscono con altri elementi.
I metalli alcalini, invece, come il litio o il sodio il potassio, hanno all’esterno un solo elettrone e lo possono cedere, formando composti chimici. L’elettrone si stacca, diventa uno ione, cioe’ un vagante, e abbraccia anche un altro nucleo, legando i due atomi.
Invece agli alogeni come il fluoro, il cloro, il bromo, manca un elettrone nel livello esterno e si combinano bene con quegli elementi che glielo danno.

Gli elettroni che girano sulle orbite centrali sono soggetti a una forza attrattiva forte, quelli sulle orbite piu’ periferiche a una forza attrattiva debole, e hanno la tendenza a scappare via attratti da altri nuclei, rompendo gli equilibri originari e creandone altri, Diventano ioni, cioe’ vaganti.
Quando avviene questa fuga, il piccolo sistema resta squilibrato, perche’ perde cariche negative ed e’ meno aggregato, cambia la sua densita’, cio’ significa per es. che qualcosa che era solido diventa liquido o gassoso, oppure puo’ accadere che gli elettroni in surplus su un polo si spostano verso un polo piu’ sguarnito, come fa un generale che sposta le truppe da un punto piu’ difeso a uno che lo e’ meno, cosi’ alcuni elettroni scorrono linearmente da un polo positivo a uno negativo formando una corrente elettrica.
La corrente elettrica, che viene studiata a partire dai primi del 1900, non e’ che uno scorrimento di elettroni da un polo a un altro.
(Nel caso di un guaritore potrebbe esserci un fenomeno analogo. C’e’ uno squilibrio energetico, tra la carica del guaritore e quella del malato, il pranoterapeuta e’ come un pila troppo carica, il malato come una pila scarica, cariche di energia scorrono dall’uno all’altro, facendo risalire il potenziale energetico della persona piu’ debole. Se il guaritore trae da se’ questa forza, finira’ per scaricarsi. Se il guaritore usa se stesso come canale per convogliare una energia che e’ fuori di lui, potra’ invece restare integro.)

Gli elettroni hanno tra loro un rapporto stretto di amicizia che li fa stare insieme. Quando gli elettroni stringono o allentano i loro legami, i corpi mostrano densita’ diverse (stato solido, liquido, gassoso), es. ghiaccio, acqua, vapore, nebbia, aria, 5 sostanze apparentemente diverse che in realta’ sono la stessa cosa (sempre atomi di idrogeno e di ossigeno).
C’e’ una densita’ che si stringe o si allenta e queste configurazioni degli atomi danno luogo alle modificazioni apparenti della materia, in base a forze e energie che i sensi non percepiscono.
(Per esempio in radioestesia se si mette un magnete in una bottiglia di acqua di rubinetto, abbiamo, dopo 12 ore, acqua pura e cristallina come di sorgente, perche’? Perche’ l’acqua che ristagna fa diventare piu’ densa la rete molecolare, mentre il campo di forze prodotto dal magnete allenta la rete e riproduce la freschezza dell’acqua pura sorgiva).

ELETTRICITA’
Eletktron e’ il nome greco dell’ambra, una resina fossile, che strofinata attrae pezzettini di carta. Gli antichi Greci avevano trovato sull’isola di Magnesia una pietra (il magnete) che attraeva il ferro, la calamita. I Cinesi, usando la magnetite, inventarono la bussola, perche’ la terra e’ come un enorme magnete e l’ago sospeso sull’acqua indicava il Nord, perche’ era sensibile al campo magnetico terrestre.
Nel 1700 il francese Clarles De Coulomb aveva scoperto le leggi matematiche della forza elettrica tra due oggetti carichi. Questa forza attraeva facce di segno opposto e respingeva facce di segno contrario.
Noi non ci attraiamo o respingiamo come magneti perche’ la somma delle nostre cariche elettriche e’ pari.
Nel 1789, in piena rivoluzione francese, il medico Luigi Galvani stava tagliando con un bisturi i muscoli di alcune rane morte, e si accorse che, come toccavo i muscoli col ferro, la rana morta faceva uno scatto come fosse preda di impulsi elettrici.
(Se guardate il monumento in P.zza Galvani a Bologna, ai piedi vedete le sue rane).
Alessandro Volta capi’ che cio’ accadeva per una combinazione di tessuti e liquidi, fece allora una pila di piastre metalliche separate da panni bagnati, e invento’ LA PILA elettrica.
Ci si accorse che, quando si produceva una corrente elettrica, se c’era vicino una bussola, l’ago deviava. Poiche’ l’ago della bussola e’ sensibile ai campi magnetici, cio’ significava che una corrente elettrica generava un campo magnetico.
Nacque cosi’ l‘elettromagnetismo.

A questo punto (si era ai primi dell’800) arrivo’ un inglese molto povero, figlio di un fabbro e con poca cultura, senza preparazione universitaria ma con una enorme passione per l’elettromagnetismo. Si chiamava Michael Faraday.

Divenne allievo di un celebre chimico e supero’ il maestro. Egli dimostro’ che una corrente elettrica genera sempre un campo magnetico e che anche un campo magnetico, se e’ variabile, produceva una corrente elettrica.
Se muoviamo un magnete accanto a un filo elettrico, questo e’ attraversato da un impulso elettrico.
Faraday ipotizzo’ che una carica elettrica o il polo di un magnete producessero linee di forza che si allargavano nello spazio e che erano avvertite da un altra carica elettrica o un altro magnete.
Non gli si credette, finche’ il fisico Maxwell non dimostro’ la stessa cosa matematicamente con 4 famose equazioni.
Ma le equazioni di Maxwell rivelarono un dato inatteso: l’esistenza di onde elettromagnetiche.
Un campo elettrico variabile genera un campo magnetico, ma anche questo e’ variabile e genera un campo elettrico, e cosi’ via. Come risultato abbiamo un campo elettromagnetico che si propaga nello spazio come un’onda in un lago quando ci si butta un sasso.
Maxwell calcolo’ la velocita’ di propagazione dell’onda e con grande sorpresa si scopri’ che era quella della luce. Un’onda elettromagnetica non era altro che luce!

Da allora si parlo’ di luce per indicare qualsiasi tipo di onda.
Il mondo era un enorme pensiero che si propagava come onde di luce.

Radiazioni
Verso la fine del 1800 si scopri’ che l’atomo poteva essere diviso, scisso, e questa operazione permetteva emissione di alta energia. L’atomo poteva emettere radiazioni. ROENGTEN scopri’ i raggi X, radiazioni capaci di attraversare un foglio di piombo e BECQUEREL scopri’ che sostanze come l’uranio emettevano radiazioni di origine sconosciuta, portatrici di morte. Cominciava l’era della radioattivita’.

Alcuni nuclei atomici emettevano radiazioni elettromagnetiche anche spontaneamente.
Quando un nucleo padre decade in un nucleo figlio, si produce una forza, detta forza nucleare debole. (quella forte tiene insieme il nucleo, quella debole perde massa).
In questo decadimento viene emesso un elettrone nuovo di zecca diverso da quelli che ci sono gia’, che si allontana a grande velocita’ con direzione fissa (o Nord, o Sud, o in mezzo).

In fisica abbiamo 4 grossi personaggi che si chiamano tutti CURIE.
I primi sono due coniugi francesi, Marie e Pierre, laureati alla Sorbona a Parigi, vivono nel 1800 (Marie morira’ nel 1934). Pierre studia fenomeni magnetici e scopre una temperatura, sopra la quale un corpo perde le sue proprieta’ magnetiche. Insieme scoprono nuovi tipi di radiazioni, in particolare Marie analizzo’ quelle emesse dalla pechblenda, un minerale contenente uranio e uso’ per la prima volta il termine’ radioattivo’ per indicare elementi instabili, il cui nucleo decadeva con emissione di radiazioni. Insieme scoprirono il polonio e il radio.

Lavorando in una baracca di legno, con mezzi molto modesti, i due coniugi raffinarono una tonnellata di pechblenda, isolando una frazione di radio e per questa scoperta ebbero nel 1903 il Nobel (Marie fu la prima donna ad avere il Premio Nobel).
Malgrado questa ricerca comune, la Sorbona nel 1904 offri’ solo a Pierre una cattedra di fisica e lo fece membro dell’Accademia di Francia, a Marie nulla, perche’ era una donna e alle donne non spettavano riconoscimenti. Pierre mori’ nel 1906 e Marie continuo’ le ricerche e prese un secondo Nobel in fisica per il suo lavoro sul radio, divenendo capo dell’istituto del radio a Parigi e fondando l’istituto Curie, dove continuo’ a studiare gli effetti delle radiazioni, ma essendosi esposta troppo ad esse, si ammalo’e mori’.
I coniugi Curie ebbero due figlie, una di esse, Irene Joliot Curie ebbe un premio Nobel nel 1935 per la sintesi di nuovi elementi radioattivi.
Era stata assistente della madre e aveva sposato un altro assistente, Frederic Joliot, anche qui abbiamo due coniugi che lavorano insieme nella fisica nucleare e facilitarono a James Cladwick la scoperta del neutrone che si ebbe nel 1932.
Nel 33 scoprirono la radioattivita’ artificiale e ebbero il Nobel.
Irene successe alla madre nella direzione dell’istituto del radio e fu fatta sottosegretario di stato per la ricerca scientifica, fu anche membro della commissione francese per l’energia atomica. Ma anch’essa, come la madre, si espose eccessivamente alle radiazioni e prese la leucemia che la porto’ alla morte.
Il marito fu personaggio storico oltre che scienziato e oltre a essere direttore del laboratorio di sintesi atomica di Ivry, durante l’occupazione nazista di Parigi, nella seconda guerra mondiale, fu presidente del Fronte Nazionale, movimento clandestino di resistenza degli studenti di Parigi, divenne poi alto commissario per la ricerca sull’energia atomica francese. Membro del partito comunista, nel 50 fu destituito per aver detto che non avrebbe collaborato a una guerra contro la Russia.

Dunque negli anni ’30 i coniugi francesi CURIE da una parte e il fisico inglese RUTHERFORD dall’altra scoprirono che alcuni elementi pesanti come l’uranio, il torio e il radio emettevano tre tipi diversi di radiazioni (raggi alfa, beta e gamma).
I raggi gamma vennero identificati come onde elettromagnetiche (simili ai raggi X ma di lunghezza d’onda minore), i raggi beta erano costituiti da elettroni, i raggi alfa erano nuclei di elio. I Curie avevano bombardato i nuclei di elementi stabili con particelle nucleari accelerate o con radiazioni di data frequenza avendone isotopi radioattivi, ma solo oggi con acceleratori di particelle possiamo accelerare i proiettili naturali a energie molto elevate producendo reazioni nucleari.

Capire il decadimento radioattivo di alcuni elementi permise ai fisici di studiare meglio la natura degli atomi.
(Oggi in radioestesia diciamo che ogni cosa esistente emette radiazioni o meglio ‘informazioni’, e che alcune sono positive all’uomo, altre nocive. La radioestesia e’ un sistema empirico per mettersi in contatto con le radiazioni degli oggetti o dei luoghi che sono percepite dal nostro sistema nervoso. Ma il concetto di onda riguarda ogni cosa esistente).
Ogni cosa, un oggetto come un ente immateriale, e’ formato da informazioni e l’informazione e’ un’onda, un raggio, un movimento invisibile. L’informazione e’ una frequenza.
In questo modo la fisica si e’ allontanata dalla visione materialistica delle cose e sono stati intuiti ‘enti invisibili’ come gli elettroni, le onde radio, i raggi ultravioletti, i campi elettromagnetici, la forza atomica… Molte intuizioni sono state avvalorate dalla matematica, in base ad algoritmi. Ma l’uomo comune continua a pensare che la realta’ sia materiale e non formata da energia o movimento (anche perche’ atomi e particelle subatomiche nessuno li vede) e poi usa con naturalezza gli strumenti che il progresso gli da’. Non crede alle forze mentali perche’ non le vede ma usa l’apri-cancello automatico o il telecomando, accettando tranquillamente che onde o radiazioni si propaghino nello spazio con dati effetti. Allo stesso modo comunica via Internet con mezzo mondo senza sapere di usare le energie vibranti di quarzi liquidi, cioe’ di cristalli, pero’ considera una sciocchezza che un quarzo messo nella sua mano possa avere effetti sul suo stato energetico. Insomma per meta’ crede di vivere in un mondo di materia e per meta’ vive in un mondo di energia.
(Il pranoterapeuta che mette al collo un laser di quarzo, lo vede progressivamente ridursi via via che egli cede le sue energie per guarire altri, perche’ il quarzo interagisce con lui e lo ricarica cedendogli elettroni, cosi’ accade che il siluro di quarzo si svuoti al suo interno diventando cavo e opaco finche’ non e’ inutilizzabile. Lo stesso quarzo, in una certa misura puo’ essere ricaricato con l’energia dell’acqua che scorre o del sole, la principale fonte dell’energia della vita).

Fissione del nucleo: la bomba atomica

Ci sono due grandi date per la fisica:
Nel 1905 la formula di EINSTEIN, E=Mc2, dice che la materia, annullando la propria massa, si trasforma in energia; ‘c’ e’ la velocita’ della luce (300.000 m al secondo). A una data massa corrisponde una quantita’ enorme di energia perche’ l’energia risulta dal prodotto della massa per il quadrato della velocita’, numero gigantesco. Poiche’ quasi tutta la massa dell’atomo e’ concentrata nel nucleo, una fissione nucleare libera una quantita’ di energia enorme. La fusione nucleare, che avviene nel sole o nelle stelle, libera incredibili quantita’ di energia. Le reazioni solari di fusione termonucleare ci danno l’energia della vita sotto forma di luce e calore.

Nel 1934 ENRICO FERMI realizza la prima fissione nucleare controllata

Fermi e’ un altro genio che esordisce giovane. E’ uno dei padri della fisica nucleare.
La sua vita e’ scandita da una fitta sequenza di successi.
Fermi e’ considerato il piu’ grande scienziato italiano dopo Galilei. Una vita brevissima (muore a 53 anni) ma con successi precocissimi sia nella fisica teoretica che in quella sperimentale. E altrettanti geni si uniscono a lui nella famosa scuola di Via Panisperna (come Maiorana). Fermi scopre il decadimento beta e la radioattivita’ artificiale.
Aveva sposato una donna ebrea, e quando il fascismo assunse le leggi razziali e comincio’ a perseguitare gli ebrei, Fermi decise di abbandonare l’Italia. Nel 1938 gli fu dato il Nobel per i suoi studi sulla radioattivita’, e chiese di uscire dal paese per ritirarlo con la moglie, ne approfitto’ per andare in America e non torno’ mai piu’, nemmeno dopo la fine della guerra. La sua scoperta fu enorme, perche’ si comincio’ a sfruttare l’energia nucleare per scopi civili. Fermi ebbe anche il merito di aver incoraggiato lo studio di molti giovani talenti della fisica, che divennero i piu’ grandi geni del secolo. Tra essi Emilio Segre’, anche lui ebreo e anche lui profugo in America a causa delle leggi razziali fasciste, inzialmente studio’ con Fermi nella famosa scuola di fisica di Via Panisperna a Roma, in America scopri’ l’antiprotone nel 55 con Clamberlain e con lui ebbe il Nobel.
Un altro celebre allievo fu Majorana, che fece scoperte eccezionali nel campo del nucleo, e scomparve misteriosamente a 31 anni, dopo aver lasciato due lettere alla moglie in cui diceva di uccidersi.
Fermi ha realizzato il primo reattore a fissione nucleare a Chicago, partecipando alla costruzione della prima bomba atomica, battendo sul tempo i nazisti che stavano lavorando sullo stesso progetto.
Quattro anni dopo il suo abbandono dell’Italia, nel 1942, l’anno in cui sono nata, in una palestra dello stadio universitario di Chicago, Fermi mostro’ una pila atomica sperimentale ai rappresentanti dell’industria che avrebbero dovuto produrla. Fece una catasta di 5 metri di mattonelle di grafite, in cui erano dei cilindri di uranio; estraendo delle aste di cadmio la pila si sarebbe accesa dando luogo a una reazione a catena. Quando Fermi alzo’ la sbarra di due cm i contatori geiger cominciarono a ticchettare come disperati, poi sempre piu’ forte, sempre piu’ forte. Gli astanti erano impauriti. L’esperimento duro’ 20 minuti. Quando Fermi lo interruppe, tutti respirarono di sollievo. Era stato un momento storico. Eppure il mondo non seppe nulla. Non capi’ di essere entrato in una nuova era. Possiamo dire che se Hitler non fosse stato razzista, avrebbe vinto la guerra, ma se non fosse stato razzista, non l’avrebbe nemmeno fatta.
Scindere il nucleo porta all’emissione di neutroni che alimentano un processo a catena, questa e’ la reazione nucleare, e ci da’ la bomba atomica. Una bomba a idrogeno e’ un esempio di fusione nucleare non controllata. La stessa reazione, in condizioni controllate, puo’ produrre energia a usi civili (nelle centrali nucleari), ma sappiamo come le scorie siano pericolose e siano degradabili solo in tempi lunghissimi e Chernobil ci ha insegnato quale rischio sia una centrale per la popolazione, anche dopo il suo smantellamento.

Le scorie radioattive
Le sostanze radioattive sono considerate nocive in quanto l’esposizione prolungata alle radiazioni ionizzanti puo’ nuocere agli organismi viventi. I rifiuti solidi radioattivi sono costituiti da residui della lavorazione dei minerali dell’uranio, materiali radioattivi provenienti da laboratori di ricerca, da industrie, ospedali, rifiuti e scorie prodotti dalle centrali nucleari. Per la loro pericolosita’ non possono essere smaltiti nelle normali discariche e il loro smaltimento e’ regolato da leggi nazionali. Le scorie radioattive possono avere un livello di attivita’ piu’ o meno elevato: quelle a maggiore attivita’, prodotte dalle centrali nucleari, possono essere vetrificate (cioe’ conglobate in una matrice vetrosa) e sigillate in contenitori di acciaio. Le scorie atomiche prodotte dalle centrali nucleari rappresentano una delle ipoteche piu’ pesanti sulla salute del pianeta e ancora oggi non si e’ riusciti a trovare un modo assolutamente sicuro per smaltirle; rimane irrisolto l’inquietante problema della realizzazione di sistemi di smaltimento in grado di contenerne la radioattivita’ per migliaia di anni, fino al completamento del loro naturale decadimento.
Nel 1998 l’isola polinesiana di Kiribati ha rifiutato l’offerta di 100 milioni di dollari, fatta dagli Stati Uniti per destinare un atollo allo stoccaggio di scorie nucleari.)

La camera a bolle che, in piccolo, era realizzata anche all’Universita’ di Bologna da Zichici, era una camera a pareti trasparenti riempita per es. di deuterio o idrogeno, che veniva attraversata da particelle che viaggiavano a una velocita’ spaventosa attratte magneticamente al di la’ della camera. Si facevano foto da angolature diverse al passaggio delle particelle, che si presentano attraverso gli sconvolgimenti prodotti nelle bolle. Le particelle, scontrandosi, interagendo tra loro, producono poi altre particelle (es. la lambda, il tau… la lambda ha una parte positiva e una negativa, ed esplode a pochi cm da una particella, per cui deve essere cercata) e i fisici dicono allora che: “Ci sono degli eventi” .
Tutti i fotogrammi erano poi distesi su un tavolo e la loro connessione permetteva misurazioni che, riportate su un computer, ricreavano l’evento nella sua dinamica spaziale. Il passaggio delle particelle produce bollicine. Le particelle sono distinte per cio’ che producono, densita’, direzione del movimento, durata, forma del movimento ecc. Per esempio un protone appare come una carica abbastanza lenta che riesce tuttavia a attraversare la camera producendo grosse bolle. Il piccolissimo elettrone invece, che ha una carica negativa, appare come un infinitesimo movimento a spirale che sprofonda in se stesso e muore subito come un piccolo vortice che si spegne.

Dopo elettrone, protone e neutrone, furono ipotizzate particelle sempre piu’ piccole che tuttavia non esauriscono mai ‘tutta’ la realta’.
I quark nascono con Gell-Mann nel 1964, ma restano entita’ matematiche. Sembra che tra le particelle e tra i fenomeni subatomici si conservino certi valori matematici, ogni particella presenta dei rapporti stabili, per es. tra carica della particella e carica del protone. Le cose si complicano con l’ipotesi di una realta’ quantizzata, in cui ogni variazione avviene per salti. Nei sistemi subatomici questo risulta in modo rilevante, ogni variazione, avviene a salti o pacchetti, per es. l’impulso trasportato da un’onda sonora si muove a sbalzi, la luce procede a pacchetti. Allora si cerca di stabilire quanto e’ grande ogni salto o pacchetto, il numero quantico dei quark, cioe’ la variazione minima delle particelle elementari. Si sono trovati 6 quark possibili.
Nel 96 ricercatori di Chicago hanno individuato il preone (pre=cio’ che sta prima) piu’ elementare del quark, ma molti fisici sono convinti di avere scoperto altra materia elementare che mette in crisi il Modello standard della cromodinamica.
La fisica e’ riuscita sempre meno a spiegare l’universo con una teoria semplice, anche se i fisici costruiscono acceleratori sempre piu’ potenti per avere prove sperimentali delle loro teorie.

L’acceleratore di particelle (vedi figura iniziale) e’ una struttura enorme (lineare o a anello) in cui si utilizzano campi elettrici o magnetici per accelerare a una data velocita’ particelle elettricamente cariche di tipo atomico o subatomico come protoni, elettroni, deutoni, particelle alfa ecc.. Le particelle sono sparate dall’acceleratore in un fascio, che colpisce altre particelle, e si studia cosa succede in queste collisioni. Si sviluppano livelli di energia forse simili a quelli presenti all’origine dell’universo, per questo la fisica delle particelle e’ detta anche ‘fisica delle alte energie’. Il primo acceleratore di particelle fu quello di Rutherford nel 1918, che utilizzo’ particelle alfa emesse da sostanze radioattive naturali.
Nel 1930 Cockcroft e Walton realizzarono la prima reazione nucleare prodotta artificialmente dall’uomo: accelerando i protoni con una tensione di 300.000 volt produssero la trasformazione del litio in elio. Il risultato fu cosi’ straordinario che si costruirono molti acceleratori in tutto il mondo. Essi sono costosissimi, non solo per le modalita’ di costruzione ma anche per le enormi quantita’ di energia che richiedono.
Nel 1929 si era realizzato il ciclotrone in cui le stesse particelle passano piu’ volte attraverso un campo di tensione data, acquistando a ogni passaggio sempre piu’ energia, costretta a muoversi su un’orbita circolare mediante un apposito campo magnetico.
Queste macchine sono impressionanti, di enormi dimensioni e costi.
Il piu’ noto acceleratore europeo e’ il LEP del CERN, Centro Europeo per le Ricerche Nucleari, a Ginevra, che ha piu’ anelli il cui diametro e’ 8 km.

Si e’ scavato alla profondita’ di cento metri un tunnel ad anello di 27 km di diametro, con un imponente e costosissimo lavoro di ingegneria civile. In questo anello ci sono 4 enormi sale alte come edifici a 8 piani, con enormi macchinari che accelerano nel vuoto le particelle fino quasi alla velocita’ della luce (elettroni e positroni, divisi in pacchetti). In un secondo girano nell’anello 11.000 volte, scontrandosi tra loro nelle sale sperimentali. Ogni secondo si hanno migliaia di collisioni che sono esaminate dagli strumenti.
Qui dal 1976 e’ in funzione il sincrotrone per protoni, o meglio un superprotosincrotone sotterraneo, la cui accelerazione corrisponde a 400 miliardi di volt, e che ha un diametro di due km, in cui le particelle corrono, con un costo di solo progetto di 300 miliardi. In questi condotti chilometrici le particelle elementari di energia viaggiano attratte da potenti elettrodi magnetici.
Dagli studi del Cern emergono anche prodotti secondari come la PET, tomografia a emissione di positroni,, o il World Wide Web, il WWW che regola l’immenso sistema globale delle reti informatiche, cioe’ Internet.

Nell’acceleratore lineare della Stanford University (USA) una sorgente di elettroni spara fasci di elettroni in un tunnel lungo 3 km. Verso la meta’ del tubo alcuni sono deviati verso un bersaglio che colpiscono creando positroni. Elettromagneti concentrano i fasci e altri li fanno curvare fino a una camera dove le particelle si scontrano. La vita di alcune particelle dura un miliardesimo di miliardesimo di secondo, che tuttavia i rilevatori riescono a individuare. Il piu’ grande acceleratore del mondo e’ in Texas, e’ circolare e lungo 87 km. La sua costruzione e’ stata sospesa nel 93. Ora c’e’ un abbandono di queste grandi strutture perche’ sono aumentate di dimensioni e costi fino a un punto limite oltre cui i governi si sono rifiutati di contribuire. Queste ricerche hanno anche prodotto cose utili: gli isotopi radioattivi per l’industria o la medicina, i ciclotroni isocronici per gli ospedali per produrre raggi x di alta energia, per curare con irradiazione i tumori, la radiografia industriale di pezzi fusi, la sterilizzazione degli alimenti ecc.

Il big bang e’ la grande esplosione che ha originato il mondo originando infinite particelle, alcune delle quali sono scomparse. Per capire cosa sia avvenuto, negli acceleratori si producono dei big bang artificiali.

Esiste una massa?
Ma torniamo alla storia della fisica. La parola materia fu sostituita dalla parola massa, e si parlo’ di cariche elettriche. La nuova spiegazione si basava su una metafora elettrica o elettromagnetica, perche’ il nostro e’ il secolo dell’elettricita’, da Marconi in poi, e ogni secolo ha usato metafore fondamentali, su cui appoggiare i suoi discorsi esplicativi.
Il sesto secolo (filosofia greca e inizio della fisica) prese come riferimento la grammatica, perche’ l’unico strumento scientifico era il linguaggio.
La metafora del 1600 fu l’orologio (Spinoza e Newton), quella del 900 agli inizi fu la corrente elettrica.
Oggi e’ forse il computer o meglio la rete, si procede sempre piu’ verso una comprensione del mondo che e’ comunicazione.
Ogni tempo ha prodotto un sistema mentale con un suo modello di riferimento, le sue parole, la sua configurazione.
Siamo passati da una concezione materiale del mondo ad una realta’ astratta di tipo matematico, in cui la vecchia teoria atomica basata sul concetto di particelle elementari indivisibili era superata.
Oggi si puo’ parlare di densita’ apparente, ma esiste una massa?
Se gli atomi si avvicinano, ho una impressione di densita’, posso pensare a una corsa infinita verso un centro, in cui tutto si addensa inghiottendo l’universo, una specie di buco nero a densita’ impossibile che si mangia tutto cio’ che esiste.
Poiche’ non e’ molto certo che esista una massa, cos’e’ allora la materia? Potrebbe essere un insieme di campi elettrici, prodotti dalle forze che tengono attratti tra loro gli atomi e le particelle subatomiche, ma queste sono puri movimenti. In questa prospettiva io non sarei il corpo solido che sembro ma un universo di universi, un insieme di campi rotanti di energia, un insieme di forze. Un esserino infinitamente piccolo mi vedrebbe come un cielo immenso, come una galassia, con sistemi planetari separati da grandissimi spazi vuoti e vedrebbe che sono un infinito movimento di movimenti e, se e’ abbastanza piccolo, potrebbe attraversarmi come un’astronave attraversa lo spazio sidereo passando tra un sistema e l’altro.
Il mondo diventa sempre piu’ un insieme di campi di forza, un luogo dove si producono dei movimenti, ma non necessariamente un luogo dove c’e’ della materia.
Posso pensare all’universo come a un insieme di movimenti, guizzi o rotazioni, come una danza di cenni danzanti nel vuoto.

Vuoto, pieno, infinito
Su scala microscopica gli oggetti sono fatti di vuoto.
Il concetto di vuoto e’ moderno. Gli antichi Greci non lo concepivano come non concepivano lo zero o l’infinito. Sono concetti moderni, anche se a noi sembrano naturali. Il matematico greco ignorava lo zero.
Il mondo per Parmenide e’ una sfera limitata del tutto piena. La conoscenza antica aveva orrore del vuoto come dell’illimitato. Quando nella scuola di Pitagora si scoprirono le grandezze incommensurabili (cioe’ che non sono misurabili con precisione), fu uno scandalo, la cosa venne tenuta segreta pena la morte e, quando un allievo ne parlo’, lo affogarono in un pozzo.
Se si prende la diagonale di un quadrato e il suo lato, non esiste nessun segmento piccolo a piacere che stia un numero di volte preciso in tutti e due e dunque li possa misurare. Questo scoperta fu considerata destabilizzante ed eretica. Pitagora, per difendere il proprio potere sulla matematica, le impedi’ di evolvere verso i numeri irrazionali, cioe’ le entita’ numeriche non definibili. Il potere vale anche nella scienza e soprattutto nella scienza e non tollera sforamenti ai suoi confini, che sono anche i segni del territorio su cui il potere si esercita.
Cominciava il totalitarismo scientifico con le sue abiure, come fu sempre poi.
I Greci avevano dunque orrore di qualcosa che non fosse misurabile, o pensabile, dell’infinitamente piccolo o dell’infinitamente grande, di cio’ che non poteva essere afferrato dalla mente; la loro presunzione di dominare tutto con la ragione li costringeva a credere che l’universo fosse razionale, il reale e’ razionale e il razionale e’ reale (come diranno poi gli Idealisti tedeschi dell’Ottocento), cioe’ la mente deve poter rispecchiare l’universo e quello che non e’ rispecchiabile logicamente non deve nemmeno esistere. Questo e’ l’arbitrio dell’emisfero sinistro, che da strumentale diventa totalitario. Ancor oggi e’ cosi’, gli scienziati dominano il territorio che racchiudono coi loro dogmi, e chi infrange le consegne e’ un eversore e deve essere perseguitato, perche’ rompe l’ordine cioe’ la certezza su cui il potere riposa. Questo e’ l’arbitrio della conoscenza.
Ma la natura se ne infischia delle nostre pretese arbitrarie ed esiste nei suoi modi impossibili e inafferrabili ai domini della ragione.
Il discorso di poter accettare come vero solo cio’ che riusciamo a gestire e’ un discorso politico, ma, da che uomo e’ uomo, e’ un discorso che sempre si ripropone, da Pitagora a Galilei.
Cosi’ il vuoto come l’infinito era un pensiero che faceva paura ai filosofi greci, perche’ era accettare che la mente umana puo’ trovarsi di fronte a qualcosa che non puo’ dominare, e questo e’ un grave scacco per il pensatore e per il suo prestigio, e’ una dichiarazione di impotenza. Prima di poter scoprire qualcosa, occorre che la mente sia preparata ad accettarla, che si disponga ad aprirsi alla novita’. Molti campi ancora inesplorati sono rifiutati dallo scienziato con sdegno proprio perche’ la sua mente non e’ disposta a prenderli in considerazione, per non mettere in crisi le sue certezze.
C’e’ un pregiudizio di base che dice: io sono cio’ che so; la’ dove non so, non sono; se devo affrontare qualcosa di troppo diverso da cio’ che so o sono, vado in crisi e reagisco con un atto forte di autoconservazione, perche’ non sono capace di mettermi in gioco, di aprirmi a una realta’ piu’ grande.
Come c’e’ un principio di autoconservazione materiale, cosi’ c’e’ un principio di autoconservazione ideale che rifiuta il nuovo.

Torniamo al pieno e al vuoto. I Greci pensavano che il mondo fosse una sfera tutta piena. Come fosse concepibile un movimento in un tutto pieno e’ un mistero. Oggi il vuoto e’ un concetto corrente che spiega la densita’ per cui certe cose ci sembrano piu’ dense e altre meno, per esempio un sasso ci sembra piu’ denso di un gas. Se una pietra ci sembra piena, pensiamo che sia perche’ i suoi legami atomici sono piu’ forti. Un corpo puo’ sembrarci addirittura impenetrabile, ma e’ una illusione. In realta’ tra una pietra e un gas c’e’ una differenza relativa, nel gas le forze aggreganti sono solo piu’ deboli.
Se prendo il mercurio, che e’ un metallo, posso liquefarlo o renderlo aeriforme, ma e’ sempre mercurio, la sostanza non cambia, e la sostanza non e’ data dalla massa (concetto peraltro ondivago) ma dalla configurazione delle cariche. (Allo stesso modo il mio punto di coscienza potrebbe sembrare aggregato a me e potrei pensare di averlo nella testa, o nel cuore o nel fegato come facevano gli antichi, o potrei pensarlo come un campo di forze a se’ stante che puo’ separarsi e andare a spasso come un elettrone vagante che si stacca dall’atomo. Come l’atomo e’ un guizzo elettrico, la coscienza puo’ essere anch’essa un guizzo di consapevolezza che vede e sente anche meglio quando non e’ nel corpo, acquistando una autonomia e liberta’ impensabili quando dipende dalle forze interattive dell’organismo fisico. Nulla mi vieta di pensare che anche alcune mie parti possano staccarsi e andarsene via come ioni vaganti).
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L’ENERGIA SOTTILE,  ELENCO DELLE LEZIONI

Lezione 1. L’ENERGIA SOTTILE
masadaweb.org/2009/08/13/masada-n%C2%B0-970-14-8-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-1/

Lezione 2. MATERIA E FORZE
masadaweb.org/2009/08/14/masada-n%C2%B0-971-14-9-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-2-materia-e-forze/

Lezione 3. GLI ELETTRONI
masadaweb.org/2009/08/16/masada-n%C2%B0-973-16-8-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-3-gli-elettroni/

Lezione 4. LA TEORIA DEL CAOS
masadaweb.org/2009/08/17/masada-n%C2%B0-974-16-8-2009-energia-sottile-lezione-4-la-teoria-del-caos/

Lezione 5. SCIENZA E FILOSOFIA
masadaweb.org/2009/08/27/masada-n%C2%B0-977-25-8-2009-energia-sottile-lezione-5-scienza-e-filosofia/

Lezione 6. L’UNIVERSO INTELLIGENTE
masadaweb.org/2009/09/04/masada-n%C2%B0-983-26-8-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-6-l%E2%80%99universo-intelligente/

Lezione 7. RELAZIONI TRA ENERGIE
masadaweb.org/2009/09/08/masada-n%C2%B0-986-8-9-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-7-le-relazioni-tra-le-energie/

Lezione 8. IL CORPO SOTTILE
masadaweb.org/2009/09/19/masada-n%C2%B0-992-16-9-2009-energia-sottile-lezione-8-il-corpo-sottile/

Lezione 9. LE FORME DELL’ENERGIA
masadaweb.org/2009/09/30/masada-%C2%B0-999-23-9-2009-l%E2%80%99energia-lezione-9-le-forme-dell%E2%80%99energia/

Lezione 10. I CHAKRA.
masadaweb.org/2009/10/19/masada-n%C2%B0-1012-30-9-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-10-i-chakra/

Lezione 11. SIBOLI E MOVIMENTI DELL’ENERGIA
masadaweb.org/2009/10/20/masada-n%C2%B0-1013-20-10-2009-energia-sottile-simboli-e-movimenti-dellenergia/

Lezione 12. KUNDALINI E ILLUMINAZIONE
masadaweb.org/2009/10/24/masada-n%C2%B0-1016-24-10-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-11-la-bioenergia-la-kundalini-%E2%80%93-l%E2%80%99illuminazione/

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2 commenti »

  1. Mrs. Vivarelli, non sapevo che Lei fosse anche una divulgatrice scientifica, avendone apprezzato fino ad oggi la tenacia polemica sul blog di Grillo. Di questo me ne compiaccio. Premetto che non sono laureato e che non ho terminato vari studi anche scientifici in passato intrapresi. Questo non mi frena dal muovere alcune critiche a quanto sopra riportato. Ho letto qui e là queste sue lezioni e mi sono saltate agli occhi alcune credo imprecisioni storiche di scarso interesse sostanziale ma che denotano un eccesso di entusiasmo nel dispiegamento della Sua visione della convergenza delle filosofie dell’estremo oriente con la fisica attuale.
    Ad esempio Lei scrive: “Un altro celebre allievo fu Majorana, che fece scoperte eccezionali nel campo del nucleo, e scomparve misteriosamente a 31 anni, dopo aver lasciato due lettere alla moglie in cui diceva di uccidersi.”
    Per quanto ne so io e per quanto dice Sciascia ne “La scomparsa di Majorana” ma anche altri numerosi autori, le “scoperte eccezionali” di Majorana sono presunte ancorché verosimili e probabilmente legate alla sua fine. Inoltre Majorana non era sposato e la sua personalità era parecchio problematica dal punto di vista della socialità (forse oggi lo definiremmo come personalità borderline con tratti autistici? Io non definirei nessuno in questo modo, figuriamoci un genio…) e le lettere le scrisse ad altri (a colleghi e mi sembra di ricordare anche alla sua infermiera/governante). Per il resto il Suo sunto probabilmente deve molto ad autori come Fritjof Capra ed altri. Sommario e non aggiornato agli ultimi quindici anni è il richiamo all’analogia mente – computer (Nel 96 97 S. Tagliagambe a Roma ma credo anche altri a Padova Trento e Genova avevano corsi di Filosofia della Scienza orientati alle scienze cognitive e già allora tale analogia era profondamente in crisi come modello –
    Le suggerisco in proposito la lettura di autori quali Dennett, Edelmann, Fodor, Damasio ma anche e sopratutto il filosofo Hilary Putnam). Per altri versi esiste una scienziata italiana piuttosto marginale e controversa come Giuliana Conforto che ha intrapreso un percorso originale di confronto della fisica moderna con il pensiero di Giordano Bruno. La invito a leggere gli scritti di questa autrice, dei quali io non condivido molto, ma che forse potrebbero costituire un approfondimento del Suo discorso.

    Commento di Melchiades — agosto 15, 2009 @ 12:29 am | Rispondi

  2. In effetti questi scritti risalgono a qualcosa come 18 anni fa. Sono datati e risentono di una certa atmosfera new age, ora scomparsa.
    La ringrazio per la sua lettera
    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — agosto 15, 2009 @ 5:48 am | Rispondi


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