Nuovo Masada

agosto 13, 2009

MASADA n° 969. 14-8-2009. L’ENERGIA SOTTILE. Lezione 1- SIMBOLI E MOVIMENTI DELL’ENERGIA

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(Prima lezione di un corso tenuto a Bologna dalla prof. Viviana Vivarelli)

Einstein rovescia la fisica newtoniana – Crollano materia, tempo e spazio – L’uomo immerso nella realta’ globale- La fisica quantistica – L’integrazione tra mente logica e intuitiva – La fisica moderna e la metafisica orientale – Rompere i paradigmi – Relativita’ della conoscenza- Evoluzione per discontinuita’ – Geometrie spazio-temporali e variazioni di lunghezze d’onda – Fisico-filosofia – La civilta’ occidentale e orientale sono come le due parti della mente – Il pensiero analitico e il pensiero sistemico – Onda e campo – L’energia: fenomeno e noumeno – Armonie e corrispondenze – Il mondo come organismo

Si dice in India che l’energia ha due modi per essere conosciuta: un modo grossolano in cui ci appare come corpo, e un modo sottile in cui ci appare come anima. Il primo e’ dominato dalla causa, il secondo dallo scopo. Il primo apre una visione del mondo meccanicistica, il secondo apre una visione finalistica.

I sensi ci mostrano una realta’ materiale, solida e concreta, e ci dicono che anche noi siamo visibili e materiali.
La fisica classica nasce a partire dal 1600 e per tre secoli studia il mondo come un oggetto materiale, inerte e meccanico, cercando di scomporre la materia in parti sempre piu’ piccole e cercandone le leggi in modo deterministico, cioe’ secondo legami di effetto-causa.
Nel 1905 uno sconosciuto giovanotto di 23 anni che lavorava come contabile in un ufficio svizzero di brevetti a Berna, Albert EINSTEIN, con una serie di rapide intuizioni, rovescio’ completamente la fisica classica e apri’ al mondo moderno la teoria della relativita’. Essa sconvolse il mondo della scienza, producendo una vera rivoluzione con nuove formulazioni del pensiero scientifico, come la fisica quantistica, che oltrepassarono lo stesso Einstein.
La teoria della relativita’ non era solo geniale, era bella! Sono tutti d’accordo che e’ l’edificio intellettuale piu’ armonioso che sia mai stato concepito.
Una teoria e’ bella se appare vera e inevitabile, se e’ semplice e assolutamente convincente, se e’ completa e armoniosa. E questa ha nella sua semplicita’ una evidenza che abbaglia.
La vecchia fisica che venne rovesciata era la fisica newtoniana.
Isaac NEWTON era un genio inglese di Cambridge e nel 1665 aveva 23 anni, quando una epidemia di peste lo costrinse a isolarsi per due anni nel suo villaggio. In questi due anni mirabili egli fisso’ i principi di una enorme opera di matematica, ottica e astronomia. A 26 anni era gia’ famoso. Invento’ un telescopio a riflessione, intui’ la forza di gravita’, studio’ cosa accade se un raggio di luce attraversa un prisma e infine si mise a studiare la forza che costringe i pianeti a ruotare attorno al Sole, ipotizzando una forza di gravitazione universale.

Per spiegare la luce, Newton usava una teoria corpuscolare: un corpo luminoso emetteva della particelle che viaggiavano ad altissima velocita’ nell’etere dando luogo a onde.
Newton immagino’ il mondo come un orologio costruito da un Dio matematico, grande visione meccanicista, in cui Dio ogni tanto interveniva a dare un’aggiustatina, cera ioe’, come diceva Leibniz, come un orologiaio che ogni tanto ricaricava l’orologio.
Newton scrisse moltissimi libri, scientifici e non, su religione, alchimia e astrologia.. che non pubblico’ per non essere preso per eretico. La maggior parte di queste opere e’ tutt’ora sconosciuta.
Newton domino’ il pensiero scientifico per tre secoli e la sua teoria del mondo come macchina ordinata divenne un dogma, il mondo come somma di pezzi legati insieme da leggi di causa ed effetto, la concezione che detto’ legge alla fisica classica.
Nel 1905, in un colpo solo, il nuovo genio, Albert EINSTEIN, rovesciava la costruzione newtoniana creando una nuova fisica, che intuiva il mondo in modo completamente diverso, non piu’ come orologio fatto di tanti pezzi materiali connessi rigidamente ma come universo di energia sottile e immateriale.
Con Einstein crollarono di colpo i paradigmi del pensiero scientifico, i pilastri di scienza e conoscenza, che erano: materia, causa, tempo e spazio.
La realta’ cesso’ di essere un insieme di componenti materiali, particelle o corpuscoli dotati di massa, legati da leggi ferree e meccaniche, e divenne di colpo un’immensa danza di movimenti e connessioni.
I fisici ci dicono ora che il mondo non e’ come appare, che i sensi ci danno una immagine virtuale e illusoria, fenomenica (cioe’ apparente) e soggettiva ma che tutto puo’ essere ipotizzato in modo diverso. Allo stesso modo gli antichi induisti avevano detto che la dea Maia alza di fronte a noi il velo dell’illusione e noi crediamo che le cose siano come essa ci mostra, invece la vera realta’ e’ un’altra.
La nuova visione era sconcertante e cambio’ il mondo come cambio’ l’uomo.
NEWTON, a soli 26 anni, aveva studiato il macrocosmo, il cielo e i movimenti dei corpi celesti, e aveva trovato delle leggi che li spiegavano in base alla massa e alla forza gravitazionale. Nella fisica newtoniana l’universo e’ una macchina, formata da pezzi inerti, dominati da forze cieche. In modo molto semplice, con poche leggi fondamentali, Newton aveva spiegato l’intero cielo con una visione in cui era misurabile, prevedibile e determinabile.
Ma, ai primi del 1900, questa bella impalcatura fu rovesciata, emersero nuove e geniali personalita’ che, nel mondo della fisica e della matematica, sconvolsero una teoria dell’universo che era stata ritenuta assoluta.
Non solo Einstein ma altri incredibili studiosi ebbero intuizioni sconvolgenti, ricevendole anche per vie insolite.
Dopo il cielo si volle studiare l’atomo, dopo l’infinitamente grande, o microcosmo, si comincio’ a osservare l’infinitamente piccolo, o microcosmo.

Una notte del 1913 un altro giovanissimo fisico, il danese Niels BOHR, di soli 26 anni, sogno’ la struttura dell’atomo come un piccolo sistema solare retto da forze che mantenevano le sue particelle in equilibrio.
La fisica aveva proceduto lentamente, ma ora, passando dal macrocosmo al microcosmo, dal cielo all’atomo, si apriva a scoperte di incredibile potenza.
I vecchi schemi furono rovesciati e nacquero nuovi concetti: elettricita’, elettromagnetismo, fisica subatomica, meccanica quantistica, teoria del caos, cariche elettriche, elettrone, spin, orbita, onda, campo di forze, stringa..
Il mondo di colpo non fu piu’ un orologio ma una danza di movimenti puri, immateriali, una pura ENERGIA = en ergon = azione in se’.
La materia si dissolveva per diventare un’apparenza, una qualita’ manifestata dell’energia, come un colore o un suono… un elaborato dei nostri sensi.
Il classico studioso di fisica cambia, non e’ piu’ l’osservatore spersonalizzato che guarda la natura come un oggetto la’ fuori, ma un artista che danza insieme al mondo, immerso nella realta’ che studia e coinvolto in essa. Niels Bohr arriva a dire che: “Siamo allo stesso tempo spettatori e attori del mondo”. L’uomo appartiene alla natura, non puo’ osservarla da fuori. Ogni suo atto di osservazione della natura la modifica. E’ come se uno volesse osservare l’immobilita’ di uno stagno, ma, entrandoci, come si muove per fare un atto qualsiasi di misurazione o controllo, l’acqua si muove con lui.
Questo concetto della natura non come materia ma come energia sottile e dell’inserimento dell’uomo in essa e’ l’intuizione principale della fisica quantistica. Ed ha modificato tutti i paradigmi della fisica newtoniana o galileiana.
E’ una intuizione filosofica, che Galilei non poteva avere, la natura e’ concepita come energia danzante e l’uomo danza con lei. Con questa intuizione inizia l’era moderna.
L’interconnessione immateriale che ci lega a tutte le cose e’ balenata piu’ volte alla mente di non scienziati, persone semplici, filosofi, saggi, santi, guru, poeti… e non e’ una intuizione della mente logica ma di quella creativa.

La mente funziona secondo molti piani di conoscenza. Quello logico ha prodotto le teorie deterministe e meccanicistiche, ma oggi, anche nelle scienze occidentali, si sono aperte nuove vie mentali che portano a risultati non diversi dalle illuminazioni dei mistici e che oltrepassano la forma materiale delle cose per arrivare all’energia sottile che sottende ad essa.
La grande trasformazione che apre la nuova concezione del mondo comincia dalla diversita’ nell’uso della mente, che risulta piu’ esplosiva in chi, come Einstein o Bohr, e’ meno condizionato dal sapere tradizionale.
Cosi’ la fisica moderna passa dalla visione materialistica del reale ad una visione molto piu’ sottile, intrisa di totalita’ e partecipante.
A poco a poco si abbandonano le particelle corpuscolari per le onde, la massa per il movimento, la misura per il significato, l’oggetto separato dall’io per l’io implicato con la natura. E si intuisce che l’osservazione modifica il campo dell’osservato.
Con la fisica quantistica si entra nell’osservazione sottile del mondo, che viene intuito non piu’ come massa/materia peso e causa, ma come informazione, movimento, relazione e significato.
Cosi’ la fisica diventa bellezza e stupore.
E il fisico quantistico si accorge che molte delle intuizioni straordinarie arrivano come flash imaginali alla sua mente intuitiva, come per Einstein, che ‘vedeva’ le sue ipotesi matematiche come film mentali, o per Bohr che ‘sognava’ le sue soluzioni, o per il giovanissimo indiano Ramanujan, che ricevette intere teorie matematiche in sogno dalla dea Namagiri.
Queste nuove illuminazioni sono molto vicine alle rivelazioni metafisiche che i mistici indiani o cinesi o tibetani ricevono da migliaia di anni, e che costituiscono il corpo dei Veda o i versetti del Tao.
Con la nuova fisica abbiamo l’integrazione tra mente logica e intuitiva.

Con l’apertura della mente destra, Oriente e Occidente, per vie misteriose, si incontrano; la fisica quantistica occidentale si avvicina alla antichissima Verita’ rivelata dell’Oriente.
Nasce, nei nuovi fisici, la speranza di una visione unitaria e partecipativa del mondo, come se uno spirito sotterraneo comune li spingesse in questa direzione.
Sri AUROBINDO, che era un grande mistico indiano, aveva detto: “Cio’ che sta dentro di voi e cerca di conoscere e di progredire, non e’ la mente ordinaria, ma qualcosa che sta dietro di essa e ne fa uso”.
Analogamente Jung credeva che vi fosse un flusso di energia spirituale universale che emergeva negli uomini di tutti i tempi, producendo quello che chiamiamo storia delle civilta’.
Il fisico quantistico entra in un universo non piu’ meccanico ma correlato; questo universo non sta la’ fuori inerte, ma coinvolge l’uomo, si muove con lui. L’uomo ne e’ parte vivente. Nella nuova fisica, non tanto si studia la natura oggettiva quanto ci si muove in essa, esseri viventi in una natura vivente, danza nella danza

Il mondo e’ formato da onde. La mente e’ un’onda tra onde. Strutture d’onda creano strutture piu’ ampie e tutto interagisce come in un grande organismo.
Ogni onda e’ forma, cioe’ informazione, che cambia il mondo come la vita. Si passa dall’aspetto visibile e materiale delle cose al loro spirito interno. Un passaggio che implica una modificazione non solo culturale ma spirituale.
Informazione significa azione, perturbazione, trasformazione, nella nostra mente e nella materia. Come nell’antica alchimia, uomo e natura, evolvono insieme.
Si muove il pensiero, si muove la natura. Tutto e’ vita. E manifesta intelligenza di vita, non piu’ solo organizzazione materiale ma anche relazione intelligente, comunicazione tra energie.
Come e’ detto nella Genesi dei Veda, tutto comincia come movimento, come ‘perturbamento’, tremito d’onda che si propaga dando luogo all’universo.
Il mondo e’ una danza che con le sue coreografie forma la realta’ delle cose e allo stesso tempo implica la nostra realta’ mentale. L’universo sempre piu’ appare come un insieme di coreografie correlate, coreografie intelligenti.
Ma avviene qualcosa di piu’: attraverso la fisica quantistica e il ritorno alle antiche verita’ rivelate, l’uomo ha speranza di tornare all’antico rapporto con la natura, con l’universo, con l’energia creatrice.
Nasce una fisica ecologica, da oikos che vuol dire ‘casa’, una fisica cioe’ che vive la natura come la nostra casa. L’anima e’ la nostra prima casa, l’anima dell’Universo la seconda.
Il mondo non e’ una macchina ma e’ pensiero e mistero.
Dice il professor Mario Rosa di Bologna: “Abbiamo bisogno di un principio di conoscenza che non solo rispetti ma anche riveli il mistero delle cose” .
Fare fisica moderna o metafisica orientale diventa non molto diverso, significa comunque trasformare noi stessi, esistere in un modo sottilmente diverso, piu’ alto e comprensivo di ogni cosa, un modo spirituale.
La mente e’ stata per troppo tempo vincolata a strutture e credenze fisse, rigide e meccanicistiche, dove la parola d’ordine e’ la separazione e il fondamento e’ la causa, ora essa scopre di essere libera per un eterno rinnovamento, per una visione fondata sull’insieme e sul fine. Dobbiamo trovare un insegnamento per noi stessi, non un essere, ma un dover essere, e pensiamo che un insegnamento sia valido se e’ una via di liberta’.
Come diceva lo sciamano Don Juan di Castaneda:
Per me esiste solo il cammino lungo sentieri che hanno un cuore.
Lungo questo io cammino
e la sola prova che vale e’ attraversarlo in tutta la sua lunghezza

( y la unica prueba che vale es attraversar to su largo!)
E qui io cammino guardando, guardando senza fiato!
( y por hai recorro, mirando, mirando sin aliento!)”
Questa e’ la via dello scienziato moderno e dell’uomo nuovo. Stupore e bellezza, come diceva Einstein.

Quando si parla a un gruppo si sa che ognuno ascolta solo i suoi significati, quelli piu’ rilevanti nel contesto in cui ha scelto di essere, ed e’ sordo al resto (come nel disco di Skinner). Un buon insegnamento deve essere un invito a intraprendere un viaggio piu’ ampio, piu’ alto, in cui ci aspettano continue scoperte significative, armoniose e liberatorie. Possiamo conoscere cose nuove e pensare in modo nuovo. Ma occorre un nuovo tipo di scienziato che abbia in se’ l’animo del sognatore e del poeta e osi andare dove nessuno prima e’ andato.
Sempre Castaneda dice:
Noi pensiamo con la testa che e’ il centro della ragione.
Ma sentiamo con il cuore.
Noi sogniamo col fianco destro.
E “vediamo” col fianco sinistro

C’e’ una soglia che ci attende da sempre, possiamo svegliarci e varcarla o possiamo continuare a dormire e non svegliarci mai.

ARMONIA E CORRISPONDENZE

Lo scienziato deve avere in se’ qualcosa del poeta
Helmholtz

Rottura di paradigmi
Ognuno e’ quello che e’. Noi siamo il nostro corpo e siamo la nostra conoscenza ma la conoscenza e’ relativa, e sono relativi i paradigmi, cioe’ i pilastri, i fondamenti su cui questa conoscenza si forma.
Una nuova era comincia in genere con un mutamento di paradigma.
PARADIGMA viene dal greco paradeigma=modello, struttura, esempio, progetto. E’ l’insieme dei concetti, schemi mentali e capisaldi di pensiero di un certo tempo e di una certa cultura.
Il mondo e’ fondamentalmente un prodotto mentale, in cui molta importanza hanno le parole che formano il pensiero e i modi con cui le parole vengono assemblate per la conoscenza.
Noi conosciamo in quanto pensiamo. Le componenti e le strutture del linguaggio sono le stesse del pensiero e sono i mattoni con cui costruiamo la nostra visione del mondo. I paradigmi sono i piloni portanti delle parole e dei modi con cui le connettiamo e da essi dipende la qualita’ di ogni società.
La scienza aderisce a un certo paradigma finche’ questo non viene soppiantato da un altro.
La scienza cresce in modo discontinuo, attraverso rotture.
I legami con la nostra cultura di base e questa discontinuita’ mostrano che l’oggettivita’ cognitiva e’ un’illusione. Ogni cosa e’ il portato di un viaggio, che sceglie strade che possono anche condurre, come ogni viaggio, a lateralizzazioni simili piu’ a cecita’ che a illuminazioni.
Siamo dominati da modelli mentali, alcuni consci, altri profondamente inseriti nell’inconscio individuale o collettivo da cui emerge solo il picco del pensiero cosciente.
Nella scienza empirica dominante, i paradigmi costituiscono quei modelli teorici che la comunita’ scientifica accetta per convenzione, cercando di conservarli piu’ che puo’ perche’ fonda su essi il suo carisma e il suo potere politico e finanziario.
Malgrado questa presa proprietaria del sapere, si possono avere di colpo momenti di rottura rivoluzionaria in cui si presentano nuovi paradigmi che mettono in discussione quelli vecchi.
Cosi’ la scienza procede a balzi. Il paradigma tiene stretta una sola via di pensiero, una sola visione del mondo, una sola conoscenza… entro cui tutto sembra molto semplice e naturale, vero, finche’ viene spazzato via da un balzo nuovo.
Ogni sistema scientifico vale finche’ riesce a dare risposte sufficienti alle domande di un tempo, ma nel corso della storia nascono nuove domande e possiamo affermare che l’evoluzione umana e’ la risposta alle nuove domande. Ogni volta che la vecchia impalcatura del sapere-potere diventa stretta ma non riesce ad autocorreggersi e a conservare il monopolio, una forza diffusa provoca il cambiamento.
Noi crediamo illusoriamente che il sapere sia un librone che ogni tanto aggiunge qualche pagina, nei fatti invece accade che vi siano dei momenti cruciali in cui l’intero libro viene buttato e ne inizia uno nuovo.
Con la fisica quantistica e’ avvenuto questo, la vecchia fisica creata per le stelle e il macrocosmo era divenuta insufficiente alle nuove domande. Quando, ai primi del secolo, emerse l’elettricita’ e poi l’elettromagnetismo e si cominciarono a studiare gli atomi, nulla di quel che Newton aveva detto ando’ piu’ bene, occorreva mandare tutto in pezzi e costruire un altro mondo.

Shakti Gawain diceva: “I cambiamenti non si verificano cercando di costringere voi stessi a cambiare, bensi’ diventando consapevoli di quello che non sta funzionando“. Quando le disfunzioni sono troppe a volte merita gettare via tutto e iniziare da capo, come si fa con una vecchia casa che non sta piu’ in piedi. Cartesio aveva fatto una ricostruzione totale nel 1600, dando inizio a una nuova geometria e a un nuovo modo di pensare, addirittura a un linguaggio. Einstein fece qualcosa di simile nel 1900, producendo una nuova fisica.

La conoscenza e’ relativa
La nuova fisica pote’ essere costruita quando la vecchia fisica fu buttata via.
I Buddhisti da sempre hanno sottolineato il concetto di impermanenza: tutto cambia, nulla permane, dice anche il Tao, nulla e’ sempre se stesso, il divenire e’ la legge di tutte le cose.
Noi ci troviamo immersi in una cultura, che ha formato regole per la nostra mente, cioe’ conosciamo secondi modi obbligati, convenzionali. Quando un paradigma cambia, si ha un forte scossone culturale. Possiamo arrivare ad un punto in cui le cose che crediamo vere cessano di essere assolute, tutto diventa relativo e perdiamo le sicurezze acquisite. Cio’ accade anche nella vita, e non si tratta di un punto finale bensi’ di un inizio.
Ti domanderanno come si traversa la vita. Rispondi: in bellezza, con cautela e oscillando.” (Morya)
Il Buddhismo insegna la relativita’ del reale e del conoscere, per cui:
-possiamo avere domande senza risposta
-e’ meglio riconoscere di non sapere piuttosto che credere di sapere
-la natura e’ paradossale e dunque non entra tutta nella nostra logica
-nulla e’ certo
-se qualcosa sembra certo oggi, puo’ non esserlo domani
-nulla dura uguale a se stesso sempre
-tutto cambia e si trasforma
-in etica come nella scienza tutto e’ mutevole.
Possiamo dunque appoggiarci solo a verita’ e conoscenze parziali e provvisorie.

Imprinting
Noi nasciamo all’interno di una certa cultura, che e’ il condizionamento primario che ci avvolge, l’imprinting di base che ognuno si porta addosso. L’imprinting di un ragazzino pakistano cresciuto in una scuola coranica e’ diverso da quello di un ragazzino americano o di un ragazzino rohm o induista.
L‘ambiente ci conforma, ci imprime cerebralmente fin dalla prima infanzia e crea sinapsi fisse, circuiti prefigurati che segnano il nostro modo di pensare e di agire. L’imprinting culturale condiziona il nostro bagaglio di informazioni o credenze, il nostro pensiero, il modo con cui usiamo la mente e addirittura il modo con cui usiamo i sensi, persino la vista, perche’ vediamo cio’ che vogliamo vedere o che ci hanno insegnato a vedere, siamo culturalmente ipnotizzati o fortemente condizionati fin dalla nascita.
Ogni civilta’ ha le sue caratteristiche e i suoi modi condizionanti. In genere crediamo che cio’ che ci hanno insegnato come vero sia vero in modo assoluto.
Einstein diceva che combattere contro i pregiudizi o le idee radicate e’ la cosa piu’ difficile.
Ma a volte fa bene smontare le certezze e dire: non esiste il tempo, lo spazio, la materia e la causa. Non esistono come oggettivita’, sono forme culturali condizionanti.
A tutti sembra assolutamente vero che il tempo vada solo in avanti e non indietro, proceda linearmente come un vettore orientato. Ugualmente crediamo che esista uno spazio in cui sono situate le cose materiali, o che gli eventi abbiano cause prossime. Ci sembra anche assolutamente vero che gli oggetti siamo materiali, solidi e concreti. Ma sono credenze illusorie che derivano da cio’ che ci hanno insegnato, da come abbiamo imparato a percepire e pensare. E’ solo la nostra mente a trasformare in enti assoluti quelle che sono solo convenzioni culturali.
Il Buddhismo insegna la relativita’ della realta’ e della conoscenza, ci dice che la natura puo’ essere paradossale e non puo’ essere spiegata solo con la logica o col materialismo, che nulla e’ certo, e che, se qualcosa sembra certo oggi, puo’ non esserlo domani, che nulla resta uguale a se stesso, nemmeno noi, che tutto cambia ed e’ mutevole, e dunque possiamo solo trovare verita’ o conoscenze provvisorie. Il Buddismo ci insegna che il mondo e’ apparenza e che la materia e’ illusione.
Ma non solo tutto e’ relativo e puo’ cambiare, possiamo anche percepire realta’ diverse aprendo canali percettivi diversi. Anche una persona razionale e logica, a seguito di un trauma o anche senza, puo’ aprire nuovi canali mentali e vedere altre realta’, travalicare il tempo e lo spazio, conoscere istantaneamente cio’ che accade in altri tempi e luoghi. Puo’ scoprire che il tempo puo’ scorrere all’indietro e che si puo’ avere memoria del futuro, che la lontananza non esiste o la causa non sempre ha un effetto o lo precede, che vi sono effetti senza causa e che la lettura del mondo puo’ avvenire per finalita’, rovesciando ogni determinismo.
Per quanto strano possa sembrare, la mente di un sensitivo non si muove dentro i paradigmi della mente ordinaria e si connette a elementi inspiegabili secondo la fisica newtoniana ma possibili nella fisica quantistica.
Abbiamo una certa difficolta’ a capire cio’ che esce dai nostri condizionamenti e ad accettarlo, non ci sembra possibile che il mondo sia conoscibile in modi diversi, ma anche questo e’ solo un pregiudizio, un atto dogmatico. Ci puo’ essere un fanatismo della ragione come ce ne sono della fede, del pregiudizio o della convenzione. Essere abituati a qualcosa vuol dire essere portati a credere fermamente in quella cosa. I pregiudizi ci dominano, come forme difensive a cui siamo attaccati per timore della dissociazione e del caos cognitivo.
E tuttavia la possibilita’ di sfuggire al dogmatismo e alle prigioni culturali esiste, ci permette di aprirci ad altre vie possibili e si chiama saggezza. E’, anch’essa, una avventura dello spirito.
La conoscenza e’ dunque relativa a quanto ci hanno insegnato, ed e’ relativa anche al nostro particolare modo di essere e al nostro percorso sulla scala della consapevolezza con i canali che in noi si sono aperti o sono stati condizionati.
Pensare di essere un modello assoluto e pretendere che tutti debbano essere o pensare come noi e’ solo provincialismo cognitivo. Accettare tutte le differenze possibili e tutte le vie probabili e’ un modo di uscire dall’angolo culturale per spaziare sulle alterita’ possibili.

EINSTEIN, il tempo e lo spazio
Einstein ha posto una teoria della relativita’, come Newton, guardando il cielo, ma la relativita’ puo’ riguardare tanto i cieli quanto l’essere in generale.
Einstein studiava l’infinitamente grande, le galassie, i buchi neri…
Dopo di lui la meccanica quantistica studio’ l’infinitamente piccolo, l’atomo, gli elettroni, le particelle subatomiche..
Einstein surclasso’ Newton uscendo dall’universo tridimensionale dei corpi solidi (lunghezza, larghezza e altezza) e introducendo la variabile tempo.
Diceva che un evento ha senso e lo si puo’ studiare solo entro un sistema di riferimento, in cui spazio e tempo sono tutt’altro che assoluti. Parlavadi geometrie spazio-temporali, a 4 dimensioni. Era la prima volta che questo veniva fatto e permise di scoprire eventi piuttosto strani.
Eistein trovo’ la costante fissa dell’universo, il suo limite invalicabile, la velocita’ della luce: 300.000 km al secondo, e scopri’ che avvicinandosi a quel limite accadevano cose bizzarre.
In un esempio famoso disse:
Immaginate due gemelli, di cui uno resta sulla Terra e l’altro parte con un’astronave nello spazio a una velocita’ prossima a quella della luce. Accade che, quando il gemello astronauta torna sulla Terra, e’ piu’ giovane di quello che vi e’ rimasto, perche’, uscendo dalla geometria spazio-temporale terrestre, il suo tempo cambia, e scorre piu’ lentamente.”
Quindi il tempo non e’ un assoluto ma una variabile che dipende dalla velocita’.
Analogamente, se potessi lanciare una matita nello spazio a velocita’ prossima a quella della luce, quella matita diventerebbe piu’ corta, cioe’ la sua lunghezza cambierebbe.
Quindi anche lo spazio non e’ un assoluto ma una variabile che dipende dalla velocita’.
Cosi’ una particella elementare che si sposta a una velocita’ prossima a quella della luce vede il tempo dilatarsi e lo spazio contrarsi. Le particelle lanciate dai reattori nucleari, come il CERN di Ginevra, hanno vita piu’ lunga di quelle a riposo.
Si puo’ dire addirittura che chi vive a piani altissimi di un grattacielo vive un attimo in piu’ di chi vive a piano terra.
Cosi’ Einstein fece crollare il determinismo newtoniano che voleva spazio e tempo come assoluti.
Ma se persino spazio e tempo sono variabili dipendenti, figuriamoci le condizioni mentali, le credenze, i valori..

Parafrasando Einstein, potremmo dire che strane cose avvengono rallentando le lunghezze d’onda cerebrali o vivacizzandole, modificando i circuiti cerebrali e le percezioni conseguenti.
Poiche’ siamo come un insieme di circuiti elettrici, possiamo ipotizzare che, variando la velocita’ delle emissioni elettriche del cervello, si possa precipitare in visioni di realta’ totalmente alternative, dove fattualita’ e conoscenza si configurano diversamente.
E’ come se la realta’ ordinaria fosse relativa a una certa geometria spazio-temporale, percepibile da una certa velocita’ delle onde mentali, ma da cui possiamo uscire imprimendo alla mia mente una velocita’ diversa.
Variando la velocita’ delle onde mentali, si aprono altre geometrie spazio temporali, dove eventi che nel mondo ordinario sarebbero insensati e paradossali, diventano perfettamente possibili e coerenti. Ma, curiosamente, la mente paranormale entra in un universo che ha molte affinita’ con quelle scoperte dalla fisica quantistica per le microparticelle.
Tutto questo e’ sconcertante e traumatico. E’ come passare dalla percezione del rosso a quella degli infrarossi, dal violetto agli ultravioletti. E quello che incontriamo oltre gli estremi dello spettro e’ un’altra realta’.
Quando i fisici quantistici ‘videro’ una realta’ diversa da come se la immaginavano, il cambiamento fu tale che alcuni di loro tentarono di suicidarsi. Perche’ l’uomo si basa su due certezze: il suo corpo e la sua mente, o meglio sull’immagine che ha del suo corpo e sui contenuti che e’ abituato ad avere nella sua mente. Egli dipende dunque da un estremo attaccamento abitudinario a un certo tipo di percezione materiale e a un certo tipo di funzionamento ideativo.
Questa abitudine e’ rassicurante. Abbandonarla e’ sconvolgente. Minaccia le certezze primarie.
Nella staticita’ e nell’abitudine c’e’ gran parte della rassicurazione umana. Nessuno accetta facilmente le variazioni di stato, ne’ materiali ne’ cognitive, e ognuno aggredisce chi apre nuove possibilita’ come un eversore.

Resistenza delle certezze dogmatiche
Cosi’ ai primi del 1900 quelli che intesero la scienza in modo nuovo furono considerati eretici, come sempre avviene per i precursori.
Quando la fisica quantistica nacque, Einstein la rinnego’ e passo’ il resto della sua vita a tentare di dimostrare che essa era in errore. Nemmeno uno scienziato geniale come Einstein riusciva a sopportare che il suo mondo di certezze logiche fosse sovvertito. L’ordine dell’universo e la sua misurabilita’ e prevedibilita’ erano dei dogmi che la fisica quantistica distruggeva, mostrando eventi paradossali, o non determinabili, non misurabili, imprevedibili, caotici. Di qui la sua recisa affermazione: “Dio non gioca a dadi”, poiche’ Einstein non sopportava che si introducessero affermazioni probabilistiche o addirittura il caos.
Il dogma e’ cio’ che ci hanno insegnato e crediamo come assoluto. I dogmi si fissano nella religione come nella scienza, nell’economia o in qualsiasi altro aspetto della vita umana, quando essa non e’ evolutiva ma si subordina a sistemi di potere, e questo in base a precisi principi conservativi che la natura stessa ha messo nell’uomo. E’ la mutevolezza, variabilita’ e imprevedibilita’ del mondo stesso a spingerci a cercare rassicurazioni in un mondo percettivo o mentale di certezze. Ma a questo principio statico e conservativo della natura se ne contrappone un altro, paradossale, che sfida invece proprio le certezze per cercare, attraverso l’avventura della conoscenza, la sua evoluzione. Ulisse e con Abbondio convivono nella stessa psiche.
I dogmi si fissano nella mente quando questa e’ incapace di evolvere e si attacca alle credenze come a un sostegno. Ma la realta’ e’ qualcosa di troppo superiore perche’ l’uomo possa contenerla o raffigurarla, sia che si tratti di realta’ terrena o divina. C’e’ un fideismo della scienza come della religione in cui la ricerca si trasforma in potere. Il potere e’ conservativo, la ricerca evolutiva. Da sempre la storia umana e’ la storia di questo conflitto.
Tanto nella scienza quanto nella religione possiamo avere l’intuizione di una relativita’ interpretativa, di una insufficienza esplicativa. Cio’ consiglierebbe maggiore prudenza nei nostri giudizi, qualunque cosa essi riguardino, se l’uomo non fosse anche un dominatore che usa tutto cio’ che ha per prevaricare gli altri. E’ questo elemento di potere che interferisce sempre col sapere. E la scienza e la religione sono campi di potere esattamente come la guerra, il mercato o la finanza, che poi sono tre facce di uno stesso impulso dominante.
Vediamo bene come nel tempo anche le risposte scientifiche siano state considerate dogmi inviolabili come quelli religiosi. Per questo Galilei e’ stato condannato al silenzio.

Questa e’ una storiellina che parla di religione ma possiamo allargarla alla scienza.
Un credo religioso”, disse il maestro, “non e’ un’affermazione della realta’, ma un indizio, una traccia di qualcosa che resta un mistero inafferrabile per il pensiero umano. In breve, un credo religioso e’ solo un dito che indica la luna.
Alcune persone religiose non vanno mai oltre lo studio del dito (conoscenza superficiale o formalistica).
Altre sono impegnate a succhiarlo (se ne alimentano).
Altre ancora usano quel dito per cavarsi gli occhi. Questi sono i bigotti resi ciechi dalla religione (qui abbiamo il pregiudizio, l’autoasserzione, che nega il diverso e sfocia nel dispotismo).
Sono rari davvero i religiosi sufficientemente distaccati dal dito in modo da vedere cio’ che esso indica… Questi sono quelli che, essendo andati oltre la fede, sono considerati blasfemi
“. (Anthony De Mello, dal libro: Shock di un minuto)
Questo e’ il tipo di ragionamento per cui gli innocui e intelligenti libriccini di Mello sono stati messi all’Indice dalla Chiesa (!).

Per un certo periodo i nuovi fisici furono considerati blasfemi. Un credo scientifico puo’ essere violento come un credo religioso e usare le stesse categorie valutative che si usano per il divino.
Noi non accettiamo volentieri i mutamenti sia del corpo che delle idee, eppure la conservazione e’ una assurdita’ e quanto prima ce ne liberiamo, prima evolviamo.
Il primo impegno in qualsiasi forma di ricerca e’ l’apertura mentale, e’ la curiosita’, che da’ il coraggio di abbandonare la zattera delle nostre convinzioni abitudinarie per procedere in mare aperto con mezzi piu’ potenti.
Se non comprendiamo il concetto della relativita’ del tutto, come diceva Watzlawich: “vivremo come pecore, infastidite di tanto in tanto dai roghi del grande Inquisitore” , cioe’ vivremo in una realta’ dogmatica, che crederemo assoluta per insicurezza e miopia e accetteremo che si consideri eretica ogni forma di variazione e dissenso.

Gli antichi pensieri. Contatti Occidente-Oriente
E’ stato notato come, di fronte alle nuove rivelazioni, la fisica quantistica si allinei ad affermazioni mistiche che appaiono in antichissimi testi sacri indiani, tibetani o cinesi e discendono dal mondo della rivelazione, il luogo dove non agisce la parte logica o ricettiva della mente ma quella analogica, ricettiva e intuitiva.
Accade spesso che nella storia il tempo giri su se stesso in modo circolare e vi siano dei ritorni agli inizi, come vuole il pensiero orientale, anche se dovremmo pensare a una spirale in apertura.
Molti fisici occidentali si sono sentiti cosi’ affini a questi antichi pensieri orientali che li hanno studiati con interesse, formando una nuova genia di scienziati-filosofi.
E’ curiosa questa commistione di fisica e filosofia perche’ la filosofia nacque in Grecia, 2600 anni fa, proprio attraverso fisico-filosofi e a volte sembra che, dopo tanto tempo, questa simbiosi si ripresenti.
Noi diamo per scontati e assoluti certi modi e oggetti del conoscere, ma, se cambiamo contesto culturale, vediamo che cio’ che per noi e’ naturale o incontrovertibile per altri puo’ essere insolito o assurdo. In altri luoghi della Terra il sapere ha preso altre vie e ha trovato altri oggetti. Noi vogliamo essere viaggiatori di conoscenza per allargare i nostri orizzonti facendo confronti e stabilendo relazioni, conoscendo modi di essere diversi. Chi viaggia in luoghi lontani sa piu’ di chi sta fermo nella terra in cui e’ nato. Dunque ci proponiamo di guardare la nostra fisica piu’ avanzata e di compararla con la metafisica orientale, per aprirci a una prospettiva piu’ ampia.
Oriente e Occidente sono stati separati per lungo tempo senza conoscersi, almeno fino al 1800, quando missionari, diplomatici e funzionari andarono in Asia, alcuni arroganti verso le altre culture, altri piu’ aperti e sensibili. Gli Inglesi amministrarono il Commonwealth nella completa ignoranza delle antichissime culture ospiti, come quella indiana. Nelle scuole inglesi, in India, si insegnava letteratura inglese, leggi inglesi, cultura inglese… Non fece diversamente la chiesa cattolica, pronta a cancellare le culture diversa per affermare la propria, in una grave superbia intellettuale, una colpa di egocentrismo e di arroganza che ha arrecato non poco dolore al mondo.
Nel 1500 Spagnoli e missionari cattolici nelle Americhe distrussero civilta’ antichissime come quella Maia, Atzeca o Incas, e si pensi all’attuale genocidio culturale e fisico perpetrato sugli aborigeni australiani o sui nativi d’America.
Non si puo’ conoscere qualcuno se lo si disprezza e distrugge, ma gli Europei finora hanno agito cosi’, con presunzione e durezza e gli invasori delle Americhe non sono stati diversi. Questi sono errori e pregiudizi molto gravi. Il mondo diventa sempre piu’ piccolo e intercomunicante e sarebbe auspicabile un tempo di incontro e conoscenza, di rispetto e integrazione.

La civilta’ occidentale e quella orientale sono polari, come i due emisferi della mente.
Il nostro cervello ha due parti: una mente logica e una intuitiva. Cosi’ nel mondo l’emisfero occidentale e’ stato logico, analitico, portato alla specializzazione, scienza e tecnica; quello orientale e’ globale, intuitivo, rivolto alla spiritualita’ e alla metafisica.
E’ umano che ognuno veda la propria cultura come la migliore, ma le culture sono solo diverse. Pensare alle culture in termini di superiorita’ non e’ civile. Quando qualcuno esalta il primato della civilta’ occidentale mostra solo ignoranza e grettezza. Ma poi primato per cosa? Se parliamo di tecnologia o di ricchezza o potere economico, possiamo trovare un progresso o un dominio; se parliamo di contatto con la natura, con l’anima o Dio, di rispetto per l’ambiente, di compassione umana, non abbiamo molto di cui vantarci.
Prima che l’attentato alle torri americane gettasse nell’angoscia l’intero mondo, stava avvenendo un miracolo: l’incontro tra due civilta’ e due culture, l’incontro tra le due menti della Terra. Incontro presuppone conoscenza e la conoscenza reciproca apre le idee e le toglie dai provincialismi e dai pregiudizi, unisce i popoli.
In seguito venti di guerra hanno separato nazioni lontane, ma per una quarantina di anni si ebbero incontri di armonia e di reciproca conoscenza tra Oriente e Occidente che sembravano porre le basi di una umanita’ piu’ amica e consapevole, maggiormente integrata, prima che la minaccia del terrorismo alzasse il tiro sui reciproci integralismi.
Per un lungo tempo una nuova speranza d’incontro e relazione si era sollevata sulle due parti del mondo ed era stata annunciata una nuova Era.
Oggi noi viviamo in modo drammatico la paura di una catastrofe collettiva. Ogni tempo ha avuto la sua paura. Quando ero bambina i miei incubi erano la guerra atomica. Hiroshima creo’ l’immagine di una ‘catastrofe epocale’ legata all’incubo della morte collettiva. Durante la guerra fredda, il deterrente alla catastrofe era la percezione di ambedue gli imperi del pericolo della propria morte. Ma l’integralismo islamico non contiene questo deterrente, perche’ i fanatici suicidi offrono in olocausto la propria vita e sono indifferenti alla morte del loro popolo o del mondo, sono indifferenti alla morte individuale e a quella collettiva, e questo rovescia i quadri psicologici umani creando una nuova precarieta’.

Rapporti multiculturali
Oggi tempo l’evoluzione e’ accelerata dalla facilita’ dei contatti, viaggi e scambi informatici. Un tempo le civilta’ erano chiuse, non avevano rapporti ed evolvevano lentamente. Ma nel villaggio globale la conoscenza e’ aperta, interconnessa e interculturale. Non abbiamo piu’ nuclei conservativi sociali, ma continui interscambi e integrazioni in un mondo connesso dalla rete. Questo, se da una parte velocizza un processo di evoluzione collettiva, dall’altra fa sorgere movimenti potenti di reazione del potere che in questa interconnessione vede un pericolo alle sue roccaforti ideali e materiali.
Possiamo evolvere solo confrontandoci, quando una parte del mondo conosce l’altra, sul web le culture non sono piu’ separate, mass media e informatica velocizzano la comunicazione, possiamo fare viaggi fisici o mentali, possiamo formare nuclei multietnici e confrontare culture diverse: tutto favorisce un rapido movimento sincretico ed evolutivo per l’avvento di una societa’ multiculturale. Ma le guerre rischiano di far retrocedere la civilta’ e di riportare gli uomini in territori mentali chiusi e ristretti, uccidendo rapporti e scambi.
Purtroppo quando una comunita’ resta chiusa e’ destinata a morire, mentre l’apertura e i contatti aprono le prospettive e favoriscono la conoscenza, imprimendo un ritmo piu’ veloce all’evoluzione. Ma per incentivare le relazioni occorre la pace. In una guerra perdono entrambi i contendenti e perde il mondo. La guerra e’ la peste dell’umanita’. L’uomo ‘deve’ in ogni modo trovare una alternativa alla guerra o ci saranno ricadute feroci nella barbarie.

In particolare e’ fondamentale che le due parti del mondo, la cultura euro-americana e quella asiatica, il lontano Oriente almeno, si conoscano meglio, mirando a una visione nuova.
Questo confronto aveva cominciato a svilupparsi, prima presso gli intellettuali poi in modo piu’ generalizzato, a partire dagli anni ’30, e si e’ accentuato fino all’attentato americano che ha congelato popoli e culture creando baratri psicologici e politici.

Nascono nuove parole
Quando una cultura cambia, cambiano le sue parole. Le parole sono le vie semantiche della vita. Indicano gli interessi, i modi di vivere, le funzioni… Per es. noi abbiamo una sola parola per dire ‘neve’, gli Esquimesi ne hanno 70. Le parole sono spie di una cultura. Ora, negli ultimi trent’anni, il nostro linguaggio si e’ arricchito di parole nuove: visualizzazione, meditazione, Chi, agopuntura, pranoterapia, bioenegertica, chakra, omeopatia, geobiologia, bioarchitettura, radioestesia, ecosistema, aura, chakra, somatizzazione, psicoanalisi, inconscio, elettrone, campo magnetico, spin, informatica, web…. Ogni parola e’ una finestra che si apre sulla realta’ e modifica il pensiero, modificando la realta’. Dovremmo imparare alcune parole, come finestre di conoscenza.
Ogni atto del conoscere ci cambia, e, piu’ conosciamo, piu’ evolviamo. Per gioco o per amore, per salute o per studio, ci stiamo lentamente spostando verso nuove forme di pensiero e azione, cioe’ verso nuove forme culturali e operative. Cio’ portera’ ad una mutazione genetica umana.
Le nuove parole sono campi di pensiero e di azione, e possono diventare strade e percorsi. Conoscere e’ fondamentale. Chi abita un villaggio piccolo, conosce una realta’ piccola, ha una visuale ristretta; chi viene a contatto con una citta’ grande conosce una realta’ piu’ grande. Cosi’ e’ la conoscenza, e’ un percorso verso una mente piu’ ampia, un maggiore controllo di noi stessi, una visione allargata del mondo naturale ed umano.
Le parole sono porte, strumenti, conoscenze vive, evolutive. Cambiano la prospettiva del mondo, aprono una consapevolezza diversa, raggiungono realta’ ignote e lontane. Le parole sono la nostra ricchezza.

Oriente e Occidente come i due emisferi cerebrali
Abbiamo paragonato la cultura Occidentale e quella Orientale a due emisferi. L’Occidente e’ l’emisfero sinistro o razionale che lavora in modo logico, analitico, lineare, per dettaglio, scientifico; l’Oriente e’ l’emisfero destro o intuitivo che lavora in modo intuitivo, relazionale, sistemico, globale, creando analogie e collegamenti.
-Logica vuol dire visione lineare, che unisce cose vicine nel tempo o nello spazio in procedure o sequenze.
-Intuizione vuol dire visione profonda che percepisce cose lontane in un tutto collegato.
Sono due strumenti polari che dovrebbero integrarsi.
L’analisi frammenta il mondo in parti sempre piu’ piccole e separate, come fanno le varie scienze specialistiche secondo una CONCATENAZIONE CAUSALE.
Il pensiero logico tende ad essere analitico, cioe’ parte dal dettaglio, sommando particelle a particelle. E’ piramidale. Vorrebbe raggiungere l’universo attraverso somme successive ma in genere si perde nel dettaglio e non raggiunge mai visioni di insieme. Cosi’ la scienza ha perso per strada la filosofia e si e’ frammentata nelle specializzazioni.
La mente destra o intuitiva, invece, e’ sistemica, cioe’ collega le conoscenze in RETI, per ricostruire un TUTTO, come fa la metafisica o la filosofia o l’informatica.
Quando vado da un medico, ricevo un trattamento analitico, specialistico. Se soffro di mal di testa, la medicina non e’ in grado di farmi una diagnosi globale, eppure la malattia e’ una risposta globale. Lo specialista e’ competente di un settore limitato del mio corpo, l’endocrinologo mi vede come ghiandole, lo psichiatra come neuroni, l’ortopedico come sistema osteomuscolare.. nessuno mi vede intero, non sono mai una persona totale ma vengo scissa in pezzetti. La scienza puo’ essere cosi’ analitica da frantumare il suo oggetto in tanti brandelli senza poi rimetterli insieme. Niente e’ collegato a niente. Questo metodo e’ arrivato all’assurdo.

All’opposto, il pensiero orientale lavora per insiemi, e’ sistemico, crea reti. La medicina orientale, per es. l’agopuntura o l’ayurveda, considera l’uomo come una totalita’, corpo, psiche, anima, collegata all’universo intero, le costellazioni, il clima, il clima, l’ambiente ecc. Tutto e’ collegato a tutto. Per cui diciamo che la conoscenza occidentale e’ prevalentemente logica e analitica, quella orientale analogica e sistemica. La logica frantuma il reale senza ricomporre la vita, l’analogia stabilisce relazioni vivendo insiemi dinamici interconnessi.

I concetti di onda e campo permettono interrelazioni dinamiche
Il pensiero relazionale e’ risorto con la fisica quantistica che ha intuito le infinite interrelazioni del tutto col Tutto, introducendo le nozioni di ONDA e CAMPO. L’onda rappresenta il movimento continuo dell’energia, il campo la zona in cui il suo movimento sortisce certi effetti, ma ogni campo e’ connesso ad altri o sta in campi piu’ vasti. Ogni vivente e’ un sistema dinamico, immesso in un sistema piu’ grande, piu’ relazionato con cio’ che lo riguarda da vicino, e in assoluto con la totalita’. In questo senso la fisica quantistica si stacca dalla fisica classica, che e’ diventata rigida, separativa e troppo analitica. La vecchia scienza riconosce che solo una piccolissima parte della realta’ e’ osservabile, e di questa solo poco e’ stato osservato. Limitandosi al controllabile, al misurabile, al ripetibile, la scienza ha perso di vista la vita. Occorre ora una scienza nuova e piu’ agile, che non puo’ avere le coordinate della fisica classica.
Dobbiamo imparare a vedere le cose secondo un altro punto di vista, con visioni di insieme, lasciando le apparenze separate della materia, e usando la mente analogica, cosi’ da creare reti di conoscenze globali tanto fisiche che filosofiche. Lo scopo e’ di raggiungere una visione piu’ ampia, che non sia ne’ occidentale ne’ orientale, ne’ fisica ne’ metafisica, ma sincretica, cercando di stabilire relazioni e analogie e non opposizioni e separazioni.

Livelli dell’energia in noi
Ci occuperemo dell’energia fuori di noi, secondo i modi occidentali, poi dell’energia dentro di noi secondo i modi orientali.
Secondo i canoni occidentali, noi dovremmo essere un’unita’ psicofisica, anche se la scienza si occupa molto della parte fisica e poco di quella psichica, tant’e’ che i medici poco sanno di psicologia. In realta’ noi siamo entita’ bellissime e complesse, energia che si sviluppa a piu’ livelli. Dal piu’ grossolano al piu’ sottile, abbiamo: un principio di radicamento al vivere, una funzione sessuale-riproduttiva, un insieme di istinti e impulsi, volizione, affetti ed emozioni, capacita’ comunicative, logica ed intuizione, capacita’ extrasensoriali o simboliche, e infine l’anima, sopra cui potremmo mettere lo Spirito…
In sintesi potremmo isolare 5 principi guida: corpo, cuore, logica, intuizione ed anima.
Ogni funzione e’ un campo energetico che dovrebbe essere armonizzato agli altri. In una buona evoluzione queste intelligenze comunicano tra loro in euritmia, armonia di tanti ritmi diversi. Quando alcune di queste intelligenze o energie sono mute o accecate, quando c’e’ uno squilibrio nella distribuzione energetica, abbiamo il disagio e la malattia, ci ammaliamo nel corpo, nel cuore, nella mente, nella intuizione, nell’anima. Non ci sono solo le malattie del corpo e della psiche, ma ogni nostro livello, dal piu’ corporeo al meno visibile, puo’ essere colpito da difetto o eccesso
Ovunque ci sia un campo dove l’energia non scorre bene, la’ si manifesta un malessere, una sofferenza, che si trasforma poi in cattiva vita, prospettive anguste, rischi, carenze, privazioni, intolleranze, inimicizie, sofferenze, depressioni, fobie, somatizzazioni, disfunzioni…, che si riverberano sul mondo in modo spiacevole. Ogni squilibrio non elaborato che soffochi l’uomo e ne interrompa il cammino, crea dolore e si diffonde a cerchi concentrici invadendo il mondo. Il nostro oscuro diventa allora l’oscuro del mondo e alimenta la negativita’ universale.
La buona vita invece e’ un sottile gioco di equilibri. Come un albero, essa vuole crescere armoniosamente in tutte le sue parti.
Abbiamo parlato di 5 parti ma potremmo dire sette o nove o un altro numero, in realta’ noi siamo esseri formati da infiniti campi di energia temporaneamente connessi, e ogni cultura ha una sua cifra simbolica per indicarli, questi livelli vanno dal piu’ denso al piu’ sottile e sono studiati in Oriente da cinquemila anni. Invece in Occidente la fisica ha studiato solo la parte densa, il nucleo visibile e meccanico della vita, l’hardware materiale o parte grossolana, dimenticando il resto.
In Oriente si e’ costruita una conoscenza piu’ completa dell’uomo come del mondo, che non mira tanto alla definizione esterna dell’oggetto ma vuole sperimentare le modificazioni della sua energia in quanto ‘vita’.

Scopi diversi della conoscenza occidentale e orientale
Lo scienziato occidentale si chiede: “Cos’e’ questo?”. Prende l’oggetto, lo smonta e tenta di ricostruirlo. E’ una posizione separativa e oggettuale.
Il mistico orientale si chiede: “Come si puo’ fare questo?’”, entra nell’energia o movimento che sta dietro la cosa, nel suo campo vitale, e si muove con esso. E’ una posizione implicata e partecipativa.
Possiamo fare un esempio col chimico e l’alchimista. Il chimico non si sente coinvolto col preparato che esamina sul vetrino, l’alchimista partecipa al processo di trasformazione che sta realizzando nella natura con la propria trasformazione, e’ lui stesso l’oro che nasce dal piombo.
Lo scienziato dice: “Cos’e’ la funzione respiratoria?”.
Il mistico dice: “Come posso unire il mio respiro al respiro del mondo?”
Il maestro WU Li danza con l’energia universale.

Lo scienziato cerca la visibilita’ esterno dell’oggetto, guarda al mondo esterno, fuori di se’; il mistico cammina nel controllo del mondo interno, evolve in se’, crea una fusione interiore, da energia a energia. Il maestro WU LI e’ gia’ l’energia del mondo.
Sono vie totalmente diverse.
Il respiro e’ l’atto primario, la cosa piu’ semplice della vita, nella nostra scienza se ne occupa il pneumologo, che studia la meccanica visibile del sistema respiratorio; in India si cerca la modificazione del proprio respiro a fini spirituali. Da un punto di vista abbiamo l’osservazione esterna, dall’altro la sperimentazione interna, in un terzo una metamorfosi.
Nel Pranayama gli esercizi sul respiro inducono stati modificati di coscienza che cambiano l’uso delle funzioni vitali. Alcuni yogi riescono a variare il ritmo cardiaco fin quasi a fermarlo. Per noi arresto del respiro significa la morte, cioe’ fine della vita; per lo yogi e’ una ‘porta’, cioe’ l’inizio di un nuovo modo di vivere.
Analogamente il cibo e’ per noi carburante e piacere, in Oriente puo’ servire a trasformazioni radicali, al punto che uno yogi, come il mistico, puo’ abbandonare il cibo per alimentarsi di luce come una pianta. Il cibo e’ energia solare trasformata, egli abolisce l’intermediario e va direttamente al sole.
In Occidente si interviene sul corpo quando c’e’ la malattia, in Oriente si cerca di controllare il modo di vivere per evitare la malattia coinvolgendo l’uomo nella responsabilita’ verso la sua salute.
Anche noi cominciano a occuparci di noi stessi con la dieta, la ginnastica, il respiro, il rilassamento, il pensiero positivo, la preghiera… o leggiamo la nostra vita alla luce di quadri filosofici diversi, quadri di progressiva liberta’.
La conoscenza e’ anche un modo per rendere all’uomo la sua liberta’, per aumentare la sua autonomia, per fargli scegliere cosa vuol essere e attraverso quali vie realizzarsi. Anche la conoscenza e la diffusione della conoscenza sono atti di liberta’, liberano l’uomo dall’oscurita’ dell’ignoranza e dalla prigionia dell’impotenza. In quanto atti liberatori, sono considerati eversivi da chi ha bisogno di imprigionare gli uomini nel pregiudizio, nel fideismo, nel fanatismo o nell’inerzia. Facilmente dunque saranno ostacolati dal potere, politico o religioso, che vuole l’uomo obbediente e conformato, ignaro e dunque impotente, perche’, se l’uomo sa poco e vuole poco e soprattutto sceglie poco, e’ piu’ facile gestirlo e sfruttarlo.

Cos’e’ l’energia
Essa ha significato diverso nelle due culture.
La parola viene dal greco ‘en ergon’ = cio’ che e’ in atto, cio’ che si muove, per noi energia sara’ sinonimo di VITA in qualsiasi forma.
Nella vecchia scienza, la ‘vita’ e’ essenzialmente la materia visibile, cio’ che si studia in FISICA, il ‘fenomeno’, cio’ che appare. In Oriente energia e’ ‘pneuma’, spirito, alito vitale, intelligenza dell’universo, forza invisibile che viene studiata dalla metafisica, e in Oriente la metafisica e’ l’unica scienza possibile che e’ base di tutte le scienze. mentre da noi la fisica studia il visibile e la metafisica crea un pensiero virtuale attorno all’ordine dell’universo, in Oriente non c’e’ alcuna separazione tra spirito e materia, scienza e spiritualita’, visibile e invisibile.
In Oriente l’energia e’ una sola, e puo’ avere molte manifestazioni, nell’uomo puo’ esprimersi nel corpo grossolano o nello spirito sottile, ma e’ sempre una sola cosa.
Energia e’ essenzialmente ‘movimento’, come spostamento nello spazio e anche come cambiamento nel tempo, come due modi in cui si manifesta uno spirito invisibile sottostante.
La vita e’ energia in quanto e’ dinamismo continuo, qualcosa che continuamente si muove e che continuamente cambia. Questo concetto del movimento come cambiamento, e dunque del mondo per come appare e per come e’, è molto antico.
Energia e’ vita, vita e’ cio’ che appare e cio’ che e’, il fenomeno e il noumeno, in ogni caso cio’ che si trasforma. La prima cosa che l’alchimista trasforma e’ se stesso.

Culture diverse guardano la realta’ con vie diverse. In Occidente la realta’ e’ cio’ che si vede, in Oriente e’ anche cio’ che non si vede. Il visibile e l’invisibile.
Il mondo potrebbe essere una pura energia, che si manifesta a noi in una pluralita’ di apparenze fenomeniche. Questo e’ il modo di percepire la realta’ della fisica quantistica ma e’ anche il modo di percepire dell’Induismo.
Il fenomeno e’ il modo in cui questa danza di energia si manifesta ai nostri sensi, ma l’energia invisibile e’ il mondo in se’. Il fenomeno e’ il velo di Maia che mi da’ percezioni illusorie come sogni, ma il reale e’ il Brahman, di cui non so nulla, il grande oceano di energia indifferenziata che crea il mondo come un suo sogno, come una illusione.
La materia diventa una qualita’ apparente di questa illusione, come lo e’ il colore, un elaborato dei nostri sensi.
Il mondo e’ un insieme di campi, dunque un insieme di movimenti, e di vuoti.
Fino a qualche anno fa, Oriente e Occidente guardavano in modo diverso all’Energia, ma, alla luce della fisica quantistica, i due percorsi hanno cominciato ad avvicinarsi.
Sapere di piu’ ci cambiera’. E’ come quando si impara a leggere, e dopo non si puo’ fare a meno di leggere ogni parola scritta. L’occhio che legge e’ un occhio diverso, che elabora la realta’ in modo nuovo, e’ un occhio trasformato, e cosi’ e’ per la mente.
Vi sono discipline che permettono di leggere diversamente la realta’ e di vivere diversamente la vita, perche’ non sono solo teoriche ma trasformative. La prima alchimia che l’alchimista operava era su se stesso. La prima psiche che l’analista guarisce e’ la sua.
Quello a cui tendiamo non e’ un accumulo di informazioni ma la modificazione dei nostri modi mentali. Vogliamo passare dalla visione materialistica a quella energetica, dal mondo visto come insieme di corpi distinti e separati in base a masse corporee apparenti al mondo visto come insieme di onde e di campi intercomunicanti per niente visibili.

La visione orientale e’ sistemica e analogica e crea armonie. I primi concetti su cui riflettere sono: ARMONIA e CORRISPONDENZA.
Dobbiamo mettere le cose in relazione tra loro e collegarle. Creare armonia vuol dire creare un COSMO. Kos-mos e’ una splendida parola greca che vuol dire ordine e bellezza. Il risultato del nostro lavoro deve essere un nuovo ordine entro la bellezza.
Quando chiedevano a Einstein perche’ avesse scelto una equazione invece di un’altra, rispondeva: “Perche’ e’ piu’ bella”. Il fine della ricerca deve essere anche la bellezza, dentro e fuori. Noi vogliamo una scienza che sia anche bella, che sia un’opera d’arte, perche’ la vita deve essere un’opera d’arte. Quando lo psicanalista Jung chiese alla sua anima: “Cos’e’ quello che faccio?”, l’anima rispose: “E’ arte!”. Fare scienza deve essere come fare arte.
Noi vediamo armonia e corrispondenza in molti luoghi, nella natura e prima di tutto nel nostro essere, infine tra la natura e noi, e poi tra noi e noi.
Armonia vuol dire crescere in bellezza, armoniosamente in tutte le nostre parti, come l’albero che si sviluppa secondo un movimento elicoidale e comunica col cielo, la terra, l’ambiente, la linfa che nutre ogni punto, immerso in un ecosistema globale.
Ognuno di noi e’ centro di un cerchio la cui circonferenza non e’ da nessuna parte.
Noi abbiamo perso questo concetto di sacralita’ e di connessione con l’universo, mentre tutte le culture antiche ponevano l’uomo al centro del mondo nel rispetto col cosmo.

Tutto e’ correlato a Tutto
Corrispondenza vuol dire percepire il senso di unita’ che lega tutto e stabilire correlazioni di tutto col tutto.
Noi siamo continuamente in situazioni di corrispondenza e totalita’, le nostre risposte fisiologiche non sono separabili dall’intero organismo, il nostro piano psichico corrisponde a quello fisiologico e viceversa.
Se ci arrabbiamo (piano psichico), produciamo eventi fisiologici: la pressione si alza, il fegato si infiamma, la pelle diventa umida e rossa, il sonno difficile, il sistema immunitario perturbato. Viceversa se sono colpito da qualcosa di virale, agente endogeno, ho sintomi anche psichici, non riesco a pensare bene, mi sento stanca e depressa ecc.
Posso anche scaricare un surplus di energia a livello somatico piuttosto che psichico. Io, che nella mia vita, ho avuto forti alterazioni a livello respiratorio, quando ero in fase bronchiale acuta, ero piu’ serena e buona, perche’ caricavo lo stress psicosomatico piu’ sull’apparato bronchiale che in quello affettivo che risultava alleggerito. La malattia ‘si fa carico’.
Ma abbiamo fatti anche a livello simbolico: ci cadono i capelli che rappresentano le idee, il mentale, o sogniamo di strappare erbe dal prato, perche’ il prato e’ la capigliatura della terra, oppure le piante di casa sotto le nostre mani si seccano.
Tutto e’ immagine di tutto. Tutto puo’ avere piani di lettura concreti o simbolici. Il simbolo e’ solo una realta’ parallela. L’analogia si esprime col simbolo, mentre la logica si esprime col numero. Posso leggere le cose con una mente numerica o simbolica ma piani interferiscono indipendentemente dalla mia selezione.
Se l’evento squilibrante persiste, l’alterazione diventa cronica, un organo si ammala, cambiano i segni sulle mani e sui piedi, si incidono rughe sul volto, lo scheletro si torce, cambiano le iridi, si alterano i tracciati elettrici di cervello e cuore, ci sono variazioni nella pressione del sangue, i livelli chimici endocrini, la tensione muscolare, la pelle, i movimenti… ma cambiano anche il modo di scrivere, i disegni, i pensieri, i sogni…. Mani, piedi, iride, capelli, sangue, pelle, umore, pensieri, gesti, sogni… sono tutte risposte vibratorie, variazione energetiche, in un insieme dove tutto riflette come una mappa il NEGATIVO o il POSITIVO e addirittura lo irradia tutto attorno nell’ambiente influenzandolo.
Noi siamo un albero nel cielo. Siamo un sistema correlato all’infinito.
Questa fitta rete di corrispondenze e relazioni gli Orientali l’avevano intuita gia’ migliaia di anni fa, noi la scopriamo adesso attraverso discipline diagnostiche o terapeutiche alternative: iridologia, riflessologia, kinesiologia, omeopatia, medicina bioenergetica, psicoanalisi…o tecniche come la radioestesia.
Non ci sono solo corrispondenze che vanno dallo psichico all’organico e viceversa. Se stiamo male, abbiamo anche eventi negativi esterni, ambientali, l’auto si rompe, la lavatrice si blocca, il computer va in vacca, i piatti cadono, la primula ingiallisce, il canarino langue, l’orologio si ferma, il block notes si perde, il bambino non la smette piu’ di piangere… Il mondo intero partecipa al nostro negativo come un’eco, come se non fosse separato da noi, ma partecipasse ai nostri eventi.
Il mondo e’ un enorme organismo. La nuova metafora potrebbe essere questa.
Tutto questo sembrerebbe poco scientifico, ma la fisica quantistica ha scoperto che soggetto e oggetto sono in uno stesso campo. Tutto e’ collegato a tutto. Come la nostra cellula-fegato si fa spia e concausa di un malessere, noi-persona ci facciamo spia e fonte di una energia che si irradia nell’ambiente. Tutto e’ circolare e finisce col toccarsi. In psicoanalisi o in sociologia, come in microfisica o in biologia, si scopre che le cose sono partecipanti. La vita comunica con la vita in forme paradossali.
Come per quella signora che, quando litigava col marito, le cadeva l’orologio di cucina.

Il mondo e’ sincronico
Se consideriamo che tutto e’ collegato a tutto, risulta chiaro che tutto e’ conosciuto nello stesso tempo, le cose possono partecipare di cio’ che avviene alle persone e possono sottolineare i loro movimenti piu’ grandi di energia con segni analoghi.
Come, se io mi arrabbio, il mio fegato si infiamma, cosi’ nell’universo-mondo cose lontanissime da me ma dello stesso segno possono avvenire contemporaneamente.
Jung riscopre un concetto ben noto nelle antiche culture orientali (Taoisimo): la sincronicita’, forma di corrispondenza per cui un evento interno o d’anima si rispecchia in un fenomeno esterno. Jung aveva studiato questo col suo amico W. PAULI, che era un premio Nobel della fisica. Un uomo muore, il suo specchio si rompe, il suo orologio si ferma.
Jung passeggia con un paziente in un sentiero di campagna, il paziente gli dice che ha sognato una piccola volpe rossa, in quel mentre una piccola volpe rossa attraverso il loro sentiero.
Quando muore la mia amica Licia di leucemia, e’ agosto e noi amiche siamo sparse in vari luoghi. Ma molte ricevono il segnale dell’evento morte da qualcosa che accade in quell’istante, come segnale di rottura: l’inchiostro si rovescia, un vaso posto in alto cade, la penna si spezza… E’ mezzogiorno e io sto accendendo il gas per cucinare, ma tutti gli interruttori si bloccano e nemmeno la manopola centrale si gira piu’. L’energia intelligente del mio corpo sa della morte, per una comunicazione tra energia e energia di cui la mia coscienza non sa nulla, ma l’informazione passa dal mio corpo all’oggetto che sto toccando e che, per qualche minuto, presenta l’immobilita’ della morte, come un segnale simbolico.
Il mondo partecipa dell’evento e me lo suggerisce in forma metaforica, ‘ Non posso accendere il fuoco’. Questa e’ cio’ che Jung chiama sincronicita’: una spia di qualcosa che ignoro con la mente ma so con un’altra parte di me, un’anima comune che scorre nelle persone e nelle cose inanimate svelando uno stesso significato.
Il segnale mi dice che: io vivo in un campo globale, dove l’informazione forte e’ una variazione dell’energia, che viene avvertita in tutto il campo, e, se mi riguarda, arriva anche alla mia lunghezza d’onda, comunica con me perche’ si sintonizza sulla mia frequenza. Cose animate o inanimate ne partecipano e possono simbolicamente manifestarla, a loro modo. Il segnale mi da’ una consapevolezza di assoluto. Mi dice che non sono un ‘io separato’ ma una energia aperta e inter-relata. La nozione di campo, che viene dalla fisica, diventa una nuova coordinata, che sostituisce la nozione di ‘io’, che viene dalla cultura tradizionale. Ecco che ha senso dire che la coscienza e’ il centro di un cerchio, la cui circonferenza non e’ da nessuna parte perche’ comprende l’intero. L’antropologo Levi Strauss, che studiava i popoli primitivi, chiamava questo ‘partecipazione mistica’, ma la intendeva come un fenomeno psicologico, una credenza soggettiva. La fisica quantistica, la sociologia di Sheldrake, la psicoanalisi di Jung… ne fanno un fenomeno oggettivo, scientifico.

Il mondo e’ empatico
In qualche modo l’universo non e’ come io credo ma appare come un organismo di cui faccio parte, una energia che circola al di la’ delle separazioni spazio-temporali. Di piu’: una energia che ‘sente’ insieme. Affermazione metafisica.
Quando io avverto questa sintonia, non trovo spiegazione nelle scienze ufficiali. Ma in alcuni momenti della mia vita, ho sentito un flusso di energia che va da me a fuori o viceversa, a livello di comunicazione empatica. Scompaiono le distinzioni tra animato e inanimato. La radioestesia (radium aesthaesis= percezione delle radiazioni o emissioni di energia o irraggiamenti) e la psicometria (che non sono scienze ma esercizi empirici, tecniche di rilevazione sperimentale, senza una teoria scientifica di supporto) insegnano che l’oggetto puo’ farsi portatore di emozioni o stati d’animo, puo’ avere una storia come un essere intelligente. Posso avere una grave sofferenza e trasferirne la negativita’ in un oggetto che indosso. Chi portera’ questo oggetto, sara’ influenzato dalla stessa energia negativa. Non e’ una infezione chimica ma qualcosa di piu’ sottile. E se il dolore si intriso nell’oggetto, esso continuera’ a emanare nel tempo. Non e’ un quid che la scienza ufficiale puo’ individuare esattamente ma qualcosa di ancora sconosciuto che pure posso percepire a livello soggettivo o anche neutralizzare con la radiestesia. Ma, cio’ facendo, compio atti non molto diversi da quelli dell’alchimista medievale europeo o cinese.
Tutto questo puo’ sembrare peregrino ma ci sono studi molto audaci su queste comunicazioni, come quelli promossi dall’IBM nei laboratori di Silicon Valley sulla comunicazione tra pensiero umano e quarzi.
Gli antichi erano piu’ avvertiti di questo, e’ completamente errato dire che non avevano scienze, avevano conoscenze diverse dalle nostre e relative all’energia, e sapevano che non siamo isolati dal resto del mondo, viviamo in campi di energia comuni e sentiamo insieme.
L’uomo e’ sottilmente connesso alle cose, come ci insegna il Tao o come ci dice lo Yoga tantrico, il nostro stare bene o stare male puo’ essere parallelo a fatti cosmici: pleniluni, macchie solari, tempeste magnetiche, configurazioni planetarie, ondate di maltempo… accanto a cui si manifestano epidemie, pestilenze, guerre….
L’universo e’ un insieme interconnesso, un tantra, direbbero in India, e noi non siamo cosi’ isolati come crediamo. La realta’ e’ un grande organismo vivente che respira con noi, in cui tutto si muove all’unisono, i nostri ritmi biologici, le stelle, i cambiamenti climatici… un grande organismo che vive insieme, un grande oceano vivo e intelligente di energia di cui siamo goccia e parte, coscienza e vita.
Per cui dobbiamo qui sottolineare l’interconnessione del tutto, la necessita’ di un pensiero sistemico, cioe’ di insieme. E’ ora di uscire da un pensiero separato che ha contrapposto l’uomo alla natura, all’altro uomo e alla vita. Le tragedie storiche, belliche, ideologiche, scientifiche, ecologiche..di questi duemila anni di lotta di tutti contro tutto dovrebbero finire. L’era dei Pesci ha significato il fiammeggiare delle separazioni e delle contrapposizioni piu’ violente. Un nuovo pensiero unitivo che nasca dalla scienza e si appoggi alla filosofia potrebbe avere anche effetti sociali e politici.
Con una mente sistemica posso imparare che la mia coscienza e’ parte di una intelligenza universale e che la mia vita e’ parte di una vita globale, questo ha effetti etici oltre che filosofici. Del resto in Oriente il sapiente che non sia anche saggio, cioe’ buono, non e’ un vero sapiente. Il mondo non ha bisogno di una conoscenza senza cuore. Ci occorre una scienza che sia anche etica, che non porti ad azioni prevaricanti e distruttive in nome dell’interesse personale, ma abbia sempre in vista l’insieme. Abbiamo bisogno di una scienza e anche di una politica e di una economia e di una spiritualita’ che siano empatiche col Tutto.
Tutto si collega. Cosi’ come ogni cellula del mio fegato e’ me e mi riflette, io sono cellula di una intelligenza globale e rispondo e reagisco in essa in un gioco continuo di connessioni.
Corrispondenza significa che tutto cio’ che accade nell’universo mi riguarda, e che tutto cio’ che mi riguarda riguarda l’Universo. Cio’ mi pone in una responsabilita’ universale.
Questa riflessione e’ necessaria, perche’ stiamo assistendo con sbigottimento ad un controllo del mondo da parte di poteri privi di responsabilita’ universale e ciechi al rapporto empatico col mondo.

Ogni singolo e’ in rapporto col Tutto
Io e il tutto siamo collegati. Ci sono persone le cui energie sono cosi’ allineate che attorno a loro le piante fioriscono, i malati sorridono, i bambini si calmano, le cose sembrano illuminarsi, persone come Padre Marella, Giovanni XXIII, Madre Teresa di Calcutta, Padre Pio, Gandhi…. o qualche nonna o zia che mettevano a posto il mondo, mantenevano in vita le famiglie, erano fonte di aiuto per tutti e continuano a guidare, ispirare o rasserenare anche dopo la loro perdita materiale.
Hanno provato (con test sulla saliva) che e’ sufficiente assistere a un documentario su Madre Teresa di Calcutta perche’ il sistema immunitario si alzi.
Orientarci sul bene fa bene, persino fisicamente, e ci rende piu’ forti e sereni.
Noi risentiamo di tutto quel che accade nell’universo e ognuno di noi a suo modo puo’ essere promotore d’universo.
Crescere nella conoscenza ha questo fine: l’armonia per la corrispondenza. Stare meglio per far stare meglio, muoversi nel positivo per rendere il mondo piu’ positivo. Dunque non uno scopo egoistico e salutistico ma uno scopo etico ed universale.
Conoscere e orientare la nostra energia vuol dire avere piu’ strumenti, per aiutare il mondo, allargare le nostre finalita’. Tuttavia il punto di partenza siamo noi stessi. Gesu’ dice: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, il che presuppone come prima cosa un giusto amore per se stessi, e il primo modo per amarci e’ conoscerci. Il primo passo e’ amare se stessi, non come vegetali o animali, in modo istintivo o egoico, ma in consapevolezza, sapendo cosa siamo e cosa possiamo fare, come strumenti naturali e sociali o meglio come strumenti spirituali.
Tutto e’ possibile a colui che vive se stesso come strumento dell’energia.
Conoscersi vuol dire conoscere anche il gioco delle energie, cio’ che lo offusca e cio’ che lo rende fluido e armonico e sapere come esse entrino in contatto con l’esterno.
Noi non siamo creature finite.

L’uomo e’ un universo infinito calato in un universo infinito.
L’infinito e’ dentro di noi e fuori di noi, e i due infiniti si corrispondono.

La nuova fisica potrebbe essere una nuova alchimia
Gli alchimisti, prima di noi, in tutto il mondo, in epoche simili avevano intuito le leggi della corrispondenza universale. Ermete Trismegisto, il leggendario alchimista autore della Tavola Smaragdina, diceva: “Il microcosmo rispecchia il macrocosmo e il macrocosmo rispecchia il microcosmo. Quello che e’ sopra e’ sotto, e quello che e’ sotto e’ sopra“. La visione alchemica e’ una visione armonica, di corrispondenze e di empatia. E la nuova fisica quantistica somiglia spesso a una nuova alchimia.
Nella fisica attuale questa unificazione di tutte le scienze non e’ stata ancora raggiunta. Inutilmente i fisici hanno cercato una visione unica dell’universo, manca ancora un passo fondamentale che non sta nella matematica ma nella coscienza.
L’uomo e’ il mondo e la sua vita migliora se si vive come mondo. Ermete era un alchimista e l’alchimia era una ricerca che univa fisica a metafisica e che significava trasformazione delle energie, ma la prima trasformazione il ricercatore la doveva attuare dentro se stesso, l’alchimia era una metamorfosi dell’essere umano mentre si connetteva alla natura. L’energia dentro di lui e l’energia fuori di lui riuscivano a formare una unione sintetica. Niente di simile allo scienziato che sfrutta la natura in forma esterna e predatoria.
Noi vorremmo una fisica che fosse anche metafisica, non una tecnologia tesa al lucro e al potere, ma un piano filosofico di base e un fine etico universale. Noi vorremo una scienza globale che fosse come una nuova alchimia.
Capire le corrispondenze tuttavia vuol dire attivare tutti i nostri livelli e intuire le armonie universali, smettere di sentirsi infelici e separati e soli, e sentirsi invece immersi in una casa globale dove tutto comunica e si parla, una casa universale di relazioni possibili.
Ultimamente non sembra che l’evoluzione proceda in queste senso. Ma Jung diceva che si evolve anche in coma. E dobbiamo sperare che la vita riprenda ad avanzare malgrado quello che sta succedendo. Dobbiamo sperare che gli orrori a noi presenti siano l’ultimo soprassalto di un mondo che va in pezzi e tenta di restaurare se stesso violentemente, e che quanto prima il resto dell’umanita’ si riprenda il mondo e lo salvi riaffermando la vita.
L’uomo procede nella sua evoluzione non solo con la logica ma anche grazie a intuizioni, flash immediati di conoscenze, illuminazioni improvvise, persino sogni.

Sapere di essere in un ecosistema aumenta la nostra responsabilita’
Noi viviamo in un ecosistema, tutto quello che facciamo fuori di noi si riverbera su di noi. Per troppo tempo l’uomo occidentale ha usato la conoscenza come un predatore, per soggiogare e dominare, per distruggere la natura o manipolare l’umanita’. La stessa scienza e’ ormai piu’ un mercato di affari che un sistema di saggezza e produce mostri. Per questo sentiamo il bisogno di una conoscenza unitiva e globale, perche’ “conoscere” vuol dire “cum-scire”, sapere insieme, dunque “essere insieme”, sviluppare la coscienza di un cammino comune, in cui piu’ sappiamo, piu’ siamo e piu’ avvertiamo i legami di realta’ e di sorte che uniscono tutte le creature e tutte le cose. Che conoscenza puo’ essere quella che depreda la natura e distrugge le risorse naturali e umane distruggendo l’ecosistema e compromettere il futuro? Noi non possiamo realmente dire che tutto e’ mercato. Il mercato va appoggiato a un sistema di valori etici oppure sara’ lecito vendere anche i nostri figli. Non esiste altra specie animale che distrugga tutte le risorse di un territorio senza lasciare possibilita’ ai propri figli, ma l’uomo lo fa. Ogni politico o scienziato sembra affermare come Luigi XIV: “Dopo di me il diluvio”. Non esiste tribu’ o popolo che abbia perso, come noi, il rispetto dello spazio, della vita, della sua stessa sopravvivenza. Noi stiamo perdendo il senso del futuro.
Abbiamo dimenticato in noi e fuori di noi il valore dell’armonia e della corrispondenza, ma possiamo recuperarlo, per tornare a un sapere che non sia “ un sapere contro”, ma un “sapere insieme per essere insieme”. Vogliamo una scienza di vita non di morte, una scienza armonica fatta da persone armoniche che parta da ognuno di noi, altrimenti non solo non avremo progresso e evoluzione, ma non avremo nemmeno la sopravvivenza della nostra specie.
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L’ENERGIA SOTTILE, CORSO, ELENCO DELLE LEZIONI

Lezione 1. L’ENERGIA SOTTILE
masadaweb.org/2009/08/13/masada-n%C2%B0-970-14-8-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-1/

Lezione 2. MATERIA E FORZE
masadaweb.org/2009/08/14/masada-n%C2%B0-971-14-9-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-2-materia-e-forze/

Lezione 3. GLI ELETTRONI
masadaweb.org/2009/08/16/masada-n%C2%B0-973-16-8-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-3-gli-elettroni/

Lezione 4. LA TEORIA DEL CAOS
masadaweb.org/2009/08/17/masada-n%C2%B0-974-16-8-2009-energia-sottile-lezione-4-la-teoria-del-caos/

Lezione 5. SCIENZA E FILOSOFIA
masadaweb.org/2009/08/27/masada-n%C2%B0-977-25-8-2009-energia-sottile-lezione-5-scienza-e-filosofia/

Lezione 6. L’UNIVERSO INTELLIGENTE
masadaweb.org/2009/09/04/masada-n%C2%B0-983-26-8-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-6-l%E2%80%99universo-intelligente/

Lezione 7. RELAZIONI TRA ENERGIE
masadaweb.org/2009/09/08/masada-n%C2%B0-986-8-9-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-7-le-relazioni-tra-le-energie/

Lezione 8. IL CORPO SOTTILE
masadaweb.org/2009/09/19/masada-n%C2%B0-992-16-9-2009-energia-sottile-lezione-8-il-corpo-sottile/

Lezione 9. LE FORME DELL’ENERGIA
masadaweb.org/2009/09/30/masada-%C2%B0-999-23-9-2009-l%E2%80%99energia-lezione-9-le-forme-dell%E2%80%99energia/

Lezione 10. I CHAKRA.
masadaweb.org/2009/10/19/masada-n%C2%B0-1012-30-9-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-10-i-chakra/

Lezione 11. SIBOLI E MOVIMENTI DELL’ENERGIA
masadaweb.org/2009/10/20/masada-n%C2%B0-1013-20-10-2009-energia-sottile-simboli-e-movimenti-dellenergia

Lezione 12. KUNDALINI E ILLUMINAZIONE
masadaweb.org/2009/10/24/masada-n%C2%B0-1016-24-10-2009-l%E2%80%99energia-sottile-lezione-11-la-bioenergia-la-kundalini-%E2%80%93-l%E2%80%99illuminazione/

9 commenti »

  1. Buonasera, ho trovato il suo sito cercando notizie su Jung e l’arte e sto scaricando le sue lezioni. Grazie! Mi occupo di art visive, e sto lavorando su tematiche di arte e scienza, collaborando con dei vlenti ricercatori scientifici. Le tematiche sono a volte ardue , ma il punto che mi ha colpita è stato il senso di noia che a un certo unto mi ha colta. Poichè sono curiosissima da sempre e amo studiare e leggere, sono rimasta male ed ho dovuto chiedermi cosa mancasse , come questo dialogo con gli scienziati (anni, non mesi..) si fosse tramutato per me in una sorta di cronologia delle scoperte, scialba ed anche un tantino retorica.
    Insomma , a un certo punto era mancata l’anima. Improvvisamente ho ritrovato il testo sulla Sincronicità ed ho rammentato che Jung ebbe un carteggio con il fisico Pauli ….. ora sto leggendo e vedendo come questi uomini hanno superato l’impasse tra i linguaggi delle diverse discipline.
    Mi complimento per il sito e mi piacerebbe tenerla al corrente di come andranno questi progetti, e se volesse potrei mostrarle i miei lavori , visto che ho un laboratorio a Bologna. A risentirci, spero!

    Anna Rebecca

    Commento di MasadaAdmin — giugno 10, 2010 @ 3:23 pm | Rispondi

  2. Ciao Rebecca
    la tua è una lettera interessante. Io esco poco di casa e contatto pochissime persone, non so se ce la farei a visitare il tuo laboratorio, ma quello che fai mi incuriosisce e gradirei che tu me ne parlassi o che mi facessi vedere quello che fai con la webcam.
    Il contatto di Jung con Pauli fu una bella amicizia molto entusiasmante da cui però di scientifico uscì poco. Intendevano lavorare sulla sincronicità (me parlerò al mio corso che comincerà in ottobre)
    Jung aveva delle riunioni periodiche (le riunioni di Eranos) con le maggiori menti del tempo (http://it.wikipedia.org/wiki/Eranos) proprio per provare che la comunicazione tra scienze e arti diverse era possibile e felice.

    Ti copio un brano del mio libro su Jung relativo a Pauli:

    “Jung studiò l’ipotesi della sincronicità con un caro amico americano, Wolfgang PAULI, poi premio Nobel per la fisica quantistica. Cercarono insieme, con un attivo scambio epistolare che durò quasi venti anni, se ci fosse una legge scientifica soddisfacente per gli eventi sincronici, che unificasse fisica quantistica e psicoanalisi, ma non la trovarono. La fisica quantistica portava paradigmi nuovi per fenomeni come la disintegrazione radioattiva, in cui la causa meccanicistica era insufficiente. Secondo Pauli, la realtà a livello quantistico non era più spiegabile con sequenze lineari e cause prossime, come voleva la vecchia fisica newtoniana, ma sembrava ‘una danza astratta intenzionale’. Insomma il mondo microscopico aveva leggi diverse dal mondo visibile. Qua non era possibile dire che un fenomeno era causa di un altro ma solo che c’era un tot di probabilità che qualcosa avvenisse. Singolarmente ogni evento è imprevedibile. Pauli aveva scoperto in fisica il ‘principio di ‘esclusione’, per cui due elettroni non possono occupare lo stesso orbitale atomico a meno che non abbiano spin (rotazione) opposta, ma questo fatto non è spiegabile altro che supponendo che gli elettroni abbiano tra loro un passaggio di informazioni ‘in tempo reale ’. In effetti ci sono casi in cui, dopo che due elettroni hanno fatto del lavoro insieme, se si dà al primo una informazione, questa è ricevuta anche dal secondo, anche se è lontanissimo nello spazio o separato dal primo da lastre di piombo; l’informazione sembra accendersi contemporaneamente in entrambi senza che si capisca come ciò accada, essi formano una diade telepatica, come madre e figlio o due fratelli gemelli o due parti di uno stesso organismo. Allo stesso modo, se due menti sono connesse da rapporti emozionali, hanno fatto uno stesso lavoro psichico assieme, le informazioni possono passare da una all’altra anche se i due soggetti sono lontanissimi o schermati in gabbie di Faraday. Si formano legami invisibili in un superspazio, notiamo che quelli che si amano hanno campi elettromagnetici mentali complementari, occupano lo stesso campo energetico, cioè, come dicono i sensitivi, hanno un’aura comune, come se l’affettività sgorgasse dalla complementarità e questa creasse unità. Anche due elettroni possono stare insieme esattamente come stanno insieme un ragazzo e una ragazza attratti l’uno dall’altra, e comunicare tra loro in modo complementare, creando un’unità di conoscenza. Gli studiosi hanno verificato che molte attività compiute insieme da più persone realizzano, ‘dopo il trentunesimo minuto’, una specie di sintonia straordinaria, che amplifica le caratteristiche di ognuno, sia che cantino, o ballino o studino o facciano meditazione.

    Pauli diceva che l’aspetto materiale della realtà non spiega tutto, la fisica attuale non comprende sempre, la realtà sembra essere guidata da una intelligenza sottile, e molte cose si spiegano meglio se prendiamo come paradigmi la comunicazione e l’intenzionalità. Ma questo aprirebbe una fisica teleologica, cioè rivolta ai fini più che alle cause, e alle relazioni sottili più che agli effetti grossolani. A volte i fenomeni non sembrano connessi in serie verticali di cause-effetti ma situati in analogie orizzontali di senso, come se avvenissero in parallelo per un motivo piuttosto che da una causa. Nell’incontro sincronico, il dato esteriore rispecchia un evento interiore; natura e anima, corpo e psiche, fuori e dentro dicono una stessa cosa, come per risonanza o assonanza. Secondo Pauli, il soggetto vibra in sincronia con l’oggetto, per cui possiamo vederli come due flussi paralleli. Sappiamo già che, se accade qualcosa nel nostro corpo, accade qualcosa alla nostra psiche e viceversa, il nostro intero campo energetico vibra proiettandosi in manifestazioni simultanee, ogni parte di noi manifesta col proprio codice uno stesso senso; materia e spirito sono dinamismi sincronici, che dicono la stessa cosa. E ciò che accade nel nostro organismo accade probabilmente anche nell’organismo più grande che ci contiene tutti.

    Pauli diceva: se postuliamo un ordine cosmico, a cui è soggetta la natura come la psiche, la scienza si presenta come un affacciarsi di idee che cercano di entrare in corrispondenza con le cose. La ricerca scientifica è guidata da archetipi, e sono appunto questo a dirigere la mente degli scienziati e a influenzarli nella ricerca del ponte tra mente e realtà. Questo è molto junghiano, naturalmente.

    Come la luce vista in un modo appare come corpuscolare e vista in un altro modo appare come ondulatoria, così l’essere visto in un modo appare psichico e visto in altro modo appare fisico.

    A volte siamo consapevoli di apparenti asincronie, per es. l’ansia emerge nel sensitivo prima del verificarsi dell’evento, oppure vediamo adesso, per vie che non sappiamo, un evento di un altro tempo o luogo.

    La vibrazione è una, le manifestazioni si corrispondono, ognuna col proprio segno. Siamo solo una parte in un tutto. Se esiste un parallelismo tra corpo e psiche, può esistere un parallelismo tra uomo e mondo; la sintonia del sentire rende ogni cosa parte di un tutto vibrante; nella visione sincronica, uomo e natura tornano a mostrarsi come sono: uniti.

    Questo concetto del parallelismo tra io e natura, dentro e fuori, livelli inferiori e superiori, era innato nei popoli antichi, quando l’uomo apriva le sue antenne ed era in sintonia con la natura, poi la fisica classica ha rotto questa simbiosi, separando l’uomo dal flusso universale. Ora una nuova altra fisica potrebbe reintegrare una visione globale in cui aspetti soggettivi e oggettivi si presentano come manifestazioni analoghe di una stessa energia, un insieme dinamico in cui le informazioni esistono contemporaneamente in ogni punto, come in un quadro olografico, che presuppone una informazione globale istantanea, non da A a B, ma in A e in B simultaneamente. Potrebbe essere una fisica spiritualista o uno spiritualismo fisico, che unifica materia e spirito, e relativizza tempo e spazio.

    Secondo Pauli e Jung, i principi della nuova fisica potrebbero essere: un continuum spazio-temporale, con due spiegazioni della realtà, una a legame causale, l’altra a nesso sincronico. Il principio a-causale potrebbe ricomprendere quei fatti che la fisica attuale emargina come non scientifici. Dice Pauli: “Esaminati a partire da una prospettiva globale, i fenomeni sincronici e quelli causali potrebbero essere considerati come i due lati di un nastro di Moebius”. Insomma la natura è una totalità.

    Einstein poggia la teoria della relatività su una struttura spazio-tempo piana e continua, ma la meccanica quantistica vede le particelle subatomiche procedere a salti quantici in un universo discontinuo.

    Jung fece una ricerca astrologica per capire se poteva stabilire una connessione sincronica tra eventi psichici e naturali, e scelse la posizione delle stelle in relazione al matrimonio. Studiò tre congiunzioni relative al matrimonio: Luna di A con sole di B, Luna di A con ascendente di B, luna di A con luna di B, ma i risultati non furono buoni: tre astrologhi diversi dettero tre risultati diversi; l’osservatore si rifletteva sull’osservato. In seguito la sincronicità fu ripresa da altri pensieri e i problemi del rapporto spazio-psiche tornarono a riproporsi nella nuova fisica (meccanica quantistica, teoria del caos …). Per un po’ il concetto di sincronicità sembrò dominare il pensiero junghiano, poi la pretesa di avvalorarlo tramite la scienza si risolse in un fallimento e Jung si ritirò. Ma il concetto di sincronicità continua a echeggiare in noi e qualcosa richiama a una spiegazione più ampia ed esaustiva di quella meccanicistica.

    Il grande fisico David Bohm diceva che la realtà è unitaria e si manifesta come REALTA’ ESPLICATA, o aspetto materiale manifesto, percepibile ai sensi, in cui possiamo parlare di spazio-tempo-causa, e REALTA’ IMPLICATA, trama intelligente sottostante le cose, dove spazio, tempo e causa non esistono più, natura fisica e natura coscienziale, il nostro sguardo può spostarsi dall’una all’altra. Il fisico occidentale opera nella realtà ‘esplicata’, il mistico o il veggente in quella ‘implicata’. Gli stati di coscienza ordinari aprono alla natura manifesta e gli stati di coscienza straordinari a quella non manifesta, strumenti distinti vibrano in modo diverso e colgono realtà diverse, ognuno a suo modo. Le guarigioni straordinarie e gli eventi miracolosi attingono alla coscienza globale o energia totale, in cui sono i segreti dell’essere e avvengono fenomeni che contraddicono le spiegazioni della scienza. Il mondo è più grande dei nostri contenitori parziali.

    Jung partecipa di una nuova consapevolezza che non frantuma più il mondo in sezioni non comunicabili ma unisce le cose in uno stesso sentire e vede messaggi simili circolare per vie analogiche. L’omeopatia è su questa linea, come l’ayurveda. Si esce dal concetto di natura come ‘materia senza coscienza’ per arrivare alla natura come ‘coscienza attraverso la materia’.

    Con Jung nulla è a caso, esce dal determinismo per una visione spirituale, le sue intuizioni non sono dissimili da quelle della filosofia buddhista, induista o taoista. ”

    Tutto questo in teoria. La cosa eclatante è che parlare della sincronicità riorienta la mente e le fa cogliere i dati sincronici come fosse cambiata la selezione e la valutazione degli eventi. Ho saggiato questo in pratica in un gruppo che è durato abbastanza a lungo e con sufficiente armonia da costituire un gruppo sincronico e in cui avvenivano realmente fatti stupefacenti come si fosse formato un organismo coeso e diversamente intercomunicante. Per quanto ci vedessimo solo una volta la settimana o che capitasse che qualcuna fosse lontana in viaggio, accadeva che una avesse un problema, l’altra lo sognava, una terza portava senza sperlo la soluzione, una quarta si imbatteva in un libro o in un oggetto che avrebbe aiutato ecc.

    Il mio concetto di energia si avvicina a quello delle antiche scienze indiane e ha riscontri in tutto l’atteggiamento delle antiche civiltà, almeno per quel poco che ne so. Io non ho svolto studi scientifici (ho due lauree ma di tipo umanistico) ma ho avuto 29 anni di sciamanesimo naturale, e questo periodo mi ha dato una impostazione particolare nei riguardi dell’approccio con l’esistente. Ne ho scritto diffusamente nel mio corso sull’energia. Per intenderci, mi sento agli antipodi di una Levi Montalcino che riduce tutto a neuroni.

    Ho avuto abbastanza esperienze personali per sentire che ciò che chiamiamo materia è solo l’apparenza di un approccio settoriale della realtà. Per questo ho sostituito il termine materia con energia, con tutti i limiti di questo termine, che in origine significa ‘ciò che è in atto’.

    Lieta di averti incontrata

    e a risentirci

    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — giugno 10, 2010 @ 3:26 pm | Rispondi

  3. Ciao Viviana! mi spiace molto sentire dei tuoi problemi fisici e ti auguro con tutto il cuore ogni miglioramento possibile. Ti ringrazio per la risposta e per il brano che ora mi stampo. Ora sto preparando dei quadri molto grandi che fotograferò e ti farò vedere, sono figure di sibille e veggenti per i quali ho preso a modello le sculture di Michelangelo , che mi appassiona per la loro corposità (forse anche per una sensazione di noia nei confronti di forme astratte e fredde) . Inoltre in una lettera Michelangelo scrive che “si dipigne con il cerviello e non con le mani ….” , anticipando con molta lucidità tante teorie percettive.
    Ora sto scorrendo velocemente il tuo testo e mi saltano all’occhio due frasi :
    “. . . ma il concetto di sincronicità continua a echeggiare in noi e qualcosa richiama a una spiegazione più ampia ed esaustiva di quella meccanicistica”. Come è vero e come lo ha scritto bene! Echeggiare è proprio la parola giusta! Poi guarda caso , si parla di veggenti .

    ” …..Il fisico occidentale opera nella realtà ‘esplicata’, il mistico o il veggente in quella ‘implicata’ “.

    Sto dipingendo i miei veggenti “corposi” perchè ho sempre pensato che non si debba negare il corpo per viaggiare con lo spirito, anzi …..è come se sentissi che il punto di incontro tra Pauli e Jung si trovi in quello spazio senza tempo che ha la sua porta d’accesso nella nostra mente( e forse anche fisicamente nel cervello ?) . E il cervello è parte integrante del corpo.

    Non so molto di David Bohm, ne ho sentito parlare al CNR con molta circospezione e qualche diffidenza. Ti ringrazio!

    Sto scrivendo a ruota libera e con entusiasmo, per questi veggenti che ritrovon nella frase di Bohm.

    La mia intenzione è quella di aprire il dialogo con lo scienziato , partendo da una galleria di veggenti e sibille e introducendo poi insieme il “seguito scientifico” .

    Da quel che leggo ora del tuo testo si potrebbe dire che sto introducendo l’argomento scientifico passando dalla rappresentazione della percezione della “realtà implicata”,

    Nell’attuale situazione arte-scienza è generalmente l’arte ad imitare il linguaggio scientifico, come se cercasse una scusa per giustificare la sua esistenza , il suo senso. Io non credo sia un buon sistema, se l’arte non ha un suo senso , una sua anima non la troverà imitando altre discipline.

    E credo che se non si ha niente da dire , si può anche tacere (rivolto agli artisti), il silenzio può essere molto utile.

    Trovo che la scienza sia da conoscere e capire meglio che si può, senza rinunciare alla propria immaginazione.

    Cara Viviana, ora mi stampo il tuo brano così me lo leggo e rileggo con comodo, c’è da meditare parecchio!
    Andrò anche a vedere le riunioni di Eranos.

    Domattina farò qualche foto così vedrai i primi passi dei veggenti. Farò in modo che tu possa vedere e sapere quel che combino, e sono già curiosa di sentire anche le tue impressioni sulle mie pitture. Vado a lavorarci! Ti sono grata e spero che domani le mie sibille ti possano essere di buon augurio . A presto.
    Rebecca

    Commento di MasadaAdmin — giugno 10, 2010 @ 3:27 pm | Rispondi

  4. Bene, nulla di meglio che suscitare nuovi interessi e nuove intuizioni
    Sarò lieta di vedere tutto quello che mi mandi
    Buon lavoro

    Ti copio qualcosa su David Bohm

    David Bohm è stato un fisico e filosofo statunitense del 1900.
    Sviluppò l’approccio delle onde pilota di Louis de Broglie, connesso con l’approssimazione density gradient della fisica dei dispositivi giungendo all’elaborazione della cosiddetta interpretazione di Bohm della meccanica quantistica
    Ha apportato significativi contributi alla neuropsicologia e allo sviluppo del modello olonomico del funzionamento del cervello . Contribuì a elaborare il modello olonomico di Pribram secondo la quale il cervello opera in modo simile a un ologramma, in conformità ai principi della matematica quantica e alle caratteristiche dei modelli delle onde d’interferenza.
    Bohm suggerì che queste onde potessero comporre forme come ologrammi, basando questa idea sull’applicazione dell’Analisi di Fourier per decomporre le onde in singoli seni.
    Bohm con Pribram elaborarono una teoria basata su una descrizione in termini matematici dei processi e delle interazioni neuronali capaci di leggere le informazioni che si presenterebbero quindi sotto forma di onde, per poi convertirle in schemi di interferenza e trasformarle in immagini tridimensionali noi non vedremmo gli oggetti “per come sono” ma solamente la loro informazione quantistica.
    Secondo il libro di Bohm “Universo, mente e materia”, nell’universo esisterebbe un ordine implicito (implicate order), che non vediamo e che egli paragona ad un ologramma nel quale la sua struttura complessiva è identificabile in quella di ogni sua singola parte, e uno esplicito (explicate order) che è ciò che realmente vediamo; quest’ultimo sarebbe il risultato dell’interpretazione che il nostro cervello ci offre delle onde (o pattern) di interferenza che compongono l’universo. Secondo tale ipotesi, il principio di località risulterebbe perciò falso. Poiché Bohm riteneva che l’universo fosse un sistema dinamico e quindi in continuo movimento, e siccome con il termine ologramma solitamente ci si riferisce ad una immagine statica, Bohm preferiva descrivere l’universo utilizzando il termine, da lui creato, di Olomovimento.
    Dopo l’esperimento di Alain Aspect del 1982 che rivelò una comunicazione istantanea fra fotoni a distanze infinitamente grandi, Bohm, che si era già confrontato con lo stesso problema durante la sua riformulazione del paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen, ribadì come non vi fosse alcuna propagazione di segnale a velocità superiori a quella della luce, bensì che si trattasse di un fenomeno non riconducibile a misurazione spaziotemporale.
    Il legame tra fotoni nati da una stessa particella sarebbe quindi dovuto all’esistenza di un insieme di variabili nascoste che formano un ordine delle cose che noi normalmente non percepiamo, nel quale ogni cosa (particella) non è da considerarsi come cosa separata o “autonoma”, bensì come facente parte di un ordine atemporale e aspaziale universale, cioè l’Olomovimento.
    Bohm scrisse: “noi dobbiamo imparare ad osservare qualsiasi cosa come parte di una Indivisa Interezza” (“Undivided Wholeness”), cioè che tutto è uno.

    In profondità, la coscienza del genere umano è una sola. (D. Bohm)

    Sono quasi certo che lo spazio e il tempo sono illusioni. (N. Seiberg)

    La distinzione fra passato, presente e futuro è solo un’illusione, anche se ostinata. (A. Einstein)

    Queste e altre bellissime citazioni sulla fisica in
    http://www.psicoenergetica.it/psicoenergetica/FISICA%20CITAZIONI.doc

    ciao
    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — giugno 10, 2010 @ 3:28 pm | Rispondi

  5. Giuro che non ho mai letto un articolo così lungo ” per me ” tutto di un fiato , mi è sembrato di immedesimarmi nell’articolo stesso come se ne fossi partecipe attivo.
    Devo ringraziarti per questo sperando di poterti leggere ancora ,Grazie, Carlo.

    Commento di Carlo — gennaio 1, 2014 @ 11:32 pm | Rispondi

  6. Grazie. Ma è solo la prima lezione di un corso fatto tanto tempo fa.
    Puoi sempre passare alle successive
    Sono indicate alla fine dell’articolo
    saluti
    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 2, 2014 @ 12:11 am | Rispondi

    • Lo faro di sicuro , grazie di nuovo, Carlo

      Commento di Carlo — gennaio 2, 2014 @ 10:46 am | Rispondi

  7. Cominci dicendo “Einstein rovescia la fisica newtoniana – Crollano materia, tempo e spazio”

    non è vero; nel senso che, lo è soltanto parzialmente (ma molto parzialmente (di ciò però rimando una più approfondita discussione))

    Per il momento mi limito a dirti che vero lo sarebbe stato se Einstein fosse riuscito a portare a termine il programma che si diede: realizzare una teoria che soddisfacesse il Principio di Mach

    Principio di Mach (Ernst Mach) – utilizzo le parole di Einstein medesimo:
    “in una teoria veramente razionale l’inerzia debba dipendere dalle interazioni tra le masse, esattamente come le altre forze di Newton”
    {Albert Einstein Opere scelte, 1988 Bollati Boringhieri, p. 74; edizione originale: Autobiographisches, in Albert Einstein: Philosopher-Scientist, a cura di P.A. Schilpp. Traduzione di Augusto Gamba, in A. Einstein, Autobiografia scientifica.}

    Einstein perseguì questo suo programma (che si diede), ma dopo circa 30 anni di sforzi (immani e forse addirittura sovrumani), infine ebbe a dover darsi per vinto. Nel frattempo però realizzò i contributi che gli permisero di venire tramandato ai posteri, tra i maggiori candidati al ruolo di personaggio assolutamente geniale (in realtà, però, in relazione ad ogni qualsiasi individuo umano la genialità può sempre e solamente (e necessariamente) essere un mero falso mito).

    A contribuire notevolmente al fallimento di Einstein fu Mach medesimo. Io fui tra quelli che Mach lo detestarono; avendo validissimi motivi per considerarlo un pessimo filosofo (a cominciare dalle ragioni che appresi da Einstein medesimo, condividendole appieno). Eppure oggi anche devo riconoscere che Ernst Mach fu indubbiamente un personaggio straordinariamente “geniale” (lo fu talmente, da essere stato (seppure poi negletto) il principale contributore allo sviluppo del pensiero scientifico “moderno” (sia nel bene sia nel male; nella pratica, però, soprattutto nel male – la parte straordinariamente positiva del suo contributo venne infatti dapprima accantonata e poi pressoché dimenticata)).

    Quale fu il grande pregio di Erst Mach? Di seguito utilizzo un’altra volta le parole di Einstein medesimo (specialmente quelle evidenziate in grassetto (corsivo)):
    «
    Anche Maxwell ed Hertz, che ci appaiono retrospettivamente, quelli che demolirono la fede nella meccanica come fondamento ultimo di tutto il pensiero fisico, nel loro orientamento speculativo mantennero invece la piena convinzione che la meccanica fosse oramai la base acquisita della fisica. Fu Mach a scuotere, nella sua storia della meccanica, questa fede dogmatica: il suo libro, quando ero studente, esercitò una profonda influenza su di me. Oggi riconosco la grandezza di Mach nel suo scetticismo incorruttibile e nella sua indipendenza; ma negli anni della mia giovinezza rimasi influenzato molto profondamente anche dalla sua posizione epistemologica, che oggi mi sembra sostanzialmente insostenibile. Infatti egli non mise nella giusta luce la natura essenzialmente costruttiva e speculativa del pensiero; e più particolarmente del pensiero scientifico; condannò pertanto la teoria proprio in quei punti in cui il suo carattere costruttivo-speculativo appare manifesto, come ad esempio nella teoria cinetica dell’atomo.
    {Ibid, p. 70.} »

    Tu scrivi “La fisica classica nasce a partire dal 1600 e per tre secoli studia il mondo come un oggetto materiale, inerte e meccanico, cercando di scomporre la materia in parti sempre piu’ piccole e cercandone le leggi in modo deterministico, cioe’ secondo legami di effetto-causa.”; per continuare poi dicendo che con Einstein sarebbe infine intervenuto un totale ribaltamento (di un tale paradigma).
    In queste tue parole c’è un grave errore, la cui correzione è molto importante. Anche in tal caso comincerò usando parole di Einstein:

    « Una proposizione è corretta se, entro un certo sistema logico, viene dedotta secondo le regole logiche accettate. La verità contenuta in un sistema corrisponde alla certezza ed alla completezza con cui è possibile coordinarlo con la totalità dell’esperienza. Una proposizione corretta ripete la sua « verità » da quella contenuta nel sistema a cui appartiene.

    Una nota di carattere storico. Hume vide chiaramente che alcuni concetti, come ad esempio quello di causalità, non si possono dedurre con metodi logici dai dati dell’esperienza. Kant, essendo fermamente convinto che certi concetti fossero indispensabili, e che fossero proprio quelli che si erano dimostrati tali nella pratica, li interpretò come necessarie premesse di ogni tipo di speculazione, e li distinse dai concetti di origine empirica. Io sono convinto, invece, che questa distinzione sia erronea. Cioè che non ponga il problema nei suoi giusti termini. Tutti i concetti, anche quelli più vicini all’esperienza, sono dal punto di vista logico convinzioni liberamente scelte, come appunto nel caso del concetto di causalità da cui ebbe origine questo ordine di problemi.
    {Ibid, p. 66.} »

    Qual è il significato dell’affermazione di Einstein “Hume vide chiaramente che alcuni concetti, come ad esempio quello di causalità, non si possono dedurre con metodi logici dai dati dell’esperienza”? Ciò che Einstein trasmise, dicendo ciò, fu che il concetto di causalità (le concatenazioni di causa ed effetto) nulla hanno a che fare con la logica (nel senso che, niente nella logica può giustificare tal tipo di concatenazioni (seppure essendo concatenazioni di espressioni linguistiche, in quanto espressioni linguistiche, ciascuna di esse deve soddisfare le regole della logica; ciò che la logica comunque non giustifica. non sono le singole espressioni, bensì le loro concatenazioni). L’indipendenza del concetto di causalità dalla logica fu la grande scoperta di Hume. In pratica, la scoperta di Hume è quanto maggiormente contraddice quanto tu hai detto nel tuo blog (mediante la riga del tuo blog che ora sto criticando). Per spiegartelo in modo tale da permetterti di comprendere dove starebbe il tuo errore, bisogna che un poco ti spieghi la teoria del linguaggio di Wittgenstein (teoria implicitamente inclusa nel pensiero di Einstein, non essendo però qualcosa di suo, bensì qualcosa che anche lo accomunò a molti altri teorici della logica e del linguaggio umano, tra cui anche Bertrand Russell).

    Ludwig Wittgenstein, con grande chiarezza, individuò nel linguaggio umano una sua parte meccanica (rigorosa; inesorabile). La parte meccanica di una qualsiasi espressione linguistica venne da lui chiamata « forma logica » di quella espressione linguistica (insieme di proposizioni connesse mediante operatori logici). Sebbene la teoria di Wittgenstein sia indubbiamente utile e pregevole, ebbe però il difetto di essere molto astratta; per contro, oggi noi viviamo in un contesto in cui la sua teoria è stata effettivamente tradotta nella pratica. Questo nostro nuovo contesto è il nostro principale vantaggio su chi ci precedette; consistendo soprattutto nella possibilità che noi oggi abbiamo di comprendere in modo estremamente chiaro il significato di « deterministico », mediante la possibilità che noi oggi abbiamo di utilizzare software e computer e, mediante essi, “interagire” con la realtà a noi circostante in un modo affatto nuovo ed affatto differente (rispetto a come chiunque poté interagire con la realtà circostante prima che i computer diventassero ausili utilizzabili).

    Oggi chiunque voglia può facilmente ricorrere a linguaggi umani affatto speciali (totalmente formali) utilizzabili nella programmazione dei computer. Sono del tutto formali linguaggi che permettano espressioni linguistiche consistenti solamente ed esclusivamente di pura «forma logica». Mediante tale tipo di linguaggi, volendolo, anche potremmo meccanizzare totalmente ogni capacità predittiva della parte algoritmica delle nostre teorie (qualsiasi nostra teoria dotata di parti algoritmiche predittive è, per definizione, teoria scientifica). In relazione ad una tale meccanizzazione, interessante mi pare essere notare che nessun computer può «sapere» (o potrebbe sapere, o comprendere) cos’è che “starebbe” facendo (dico “starebbe” perché solo chi abbia in sé un «Io» può veramente osservare – ad esempio, osservare un meccanismo e interpretarlo, fino a poter convincersi (o ipotizzare) che è come se il computer (osservato) stesse facendo “qualche cosa”). In pratica (detto in altre parole) poiché qualsiasi computer altro non è (ed altro non può essere) che una macchina, seppur potendo svolgere calcoli di qualsiasi complessità, ciononostante mai può (o potrà), in alcun modo (o misura), essere/diventare consapevole di quanto sta eseguendo; ciò che un computer (qualsiasi computer) fa (può fare) è solamente eseguire un insieme di istruzioni (operazioni logiche) – istruzioni (statements) di un programma, normalmente scritte da uno o molti individui umani, in un linguaggio (di programmazione) per loro (umani) di facile utilizzo. Seppure noi si sappia che i nostri computer possono (e sempre più potranno) diventare parti di macchine capaci di sostituire sempre più gli umani, ciononostante, sempre e solamente, potranno farlo limitatamente alla sola parte dello spazio dei linguaggi umani che Wittgenstein chiamò «forma logica». Inoltre, in ogni caso mai alcun computer potrà utilizzare autonomamente (in alcun caso) un suo qualsiasi output (l’output da esso prodotto eseguendo un “suo” qualsiasi programma). Questo poiché qualsiasi computer (così come qualsiasi altro macchinario) in nessun caso può trarre un «senso» (un qualche significato) da un suo qualsiasi input o da un suo qualsiasi output . Insomma, in ultima analisi un computer è un sistema fisico, al pari di ogni qualsiasi altro corpo inerte (ad esempio, come lo è un sasso). A differenza di un sasso, un computer è però una macchina; ovvero, un corpo inerte per noi umani affatto utile (potendo permetterci di affidare, ad tal tipo d’insieme di meccanismi, l’onere di svolgere trasformazioni logiche (istruzioni) in modo estremamente preciso ed estremamente veloce). Se, peraltro, nessun umano vi fosse ad interpretare l’output di un pur qualsiasi computer, l’output di quel qualsiasi computer sarebbe totalmente privo di ogni qualsiasi possibile significato (sarebbe insignificante), così come lo sarebbe la radiazione emessa da un sasso qualsiasi (un sasso qualsiasi, purché però non osservato/percepito da un qualsiasi animale (o altro vivente)).

    Ora viene la parte che immagino sarà la più interessante: invece di focalizzare l’attenzione sui computer, di seguito la focalizzerò sul software dei computer; ciò lo farò immaginando una macchina estremamente sofisticata, capace di suscitare meraviglia in ogni qualsiasi osservatore sprovveduto, mediante sue fantastiche mirabolanti capacità (illusione d’intelligenza artificiale).

    Immaginiamo un automa che fosse capace di operare sui nostri corpi umani, essendo capace di rimediare a un gran numero di nostre malattie possibili. Tale automa sarebbe talmente sofisticato da poter passare autonomamente dalla diagnosi alla cura, da ESSO stesso immediatamente realizzata, mediante la sua straordinaria capacità d’intervenire chirurgicamente, mostrandosi capace di ripristinare la salute di molti e vari nostri organi (rimozione chirurgica di cellule tumorali; chemioterapie estremamente mirate e localizzate; rimozione di emboli, occlusioni ed aneurismi; riduzione di fratture e deformazioni ossee; eliminazione e/o trasformazione di tessuti, tali da poter ripristinare la funzionalità di un gran numero di nostri organi; eccetera, eccetera). ‘Sta straordinaria macchinetta tutto ciò lo farebbe con velocità e precisione umanamente impossibili. Ma come lo farebbe?

    La straordinaria macchinetta è scomponibile in varie e molto differenti parti: 1) arti e strumenti chirurgici e strumenti diagnostici; 2) un insieme di CPU di RAM e di Bus (computer); 3) software che istruisce le CPU; 4) una base di dati.

    La comprensione di cos’è un computer (e di come esso debba, necessariamente, essere un meccanismo totalmente stupido) emerge con evidenza estrema mediante il banalissimo espediente di utilizzare qualcos’altro, o qualcun altro, invece delle sue CPU.

    Cosa possiamo utilizzare, in sostituzione delle sue CPU? Cosa c’è di meglio, rispetto all’ipotesi di utilizzare noi stessi (o un qualsiasi altro individuo umano)?

    Qualsiasi individuo umano è comunque “perfettamente” capace di svolgere funzioni altrimenti normalmente svolte da ogni qualsiasi CPU, di ogni qualsiasi computer. In fin dei conti, tali funzioni sono estremamente poche ed estremamente semplici ([if,,,then; else if…then; else if…then; […]; else …]; [goto(address)]; [read(register; address; numero di bit)]; [write((register; address; numero di bit)] – oltre ad altre manipolative di stringhe di bit (shift, OR, AND, !OR, !AND, +, ─, /, *, ^). La vera importante differenza tra l’esecuzione delle CPU di un computer e quella di un individuo umano sta tutta e solamente nell’estrema lentezza dell’esecuzione umana e nella molto maggiore possibilità di un un umano di eseguire malamente le istruzioni di un software.

    Quello che è certo è che una tale macchinetta, realizzata mediante l’utilizzo di un individuo umano, sarebbe estremamente lenta; ma, a parte ciò, la macchinetta funzionalmente sarebbe identica. Un’altra ancor più interessante certezza è che, però, quell’individuo umano, così utilizzato (così come anche qualsiasi normalissima CPU di computer) assolutamente non avrebbe alcuna consapevolezza delle “cause” delle prodigiose facoltà/capacità della macchinetta, a cui starebbe partecipando: quell’individuo sarebbe in tutto e per tutto assimilabile ad un operaio utilizzato come se fosse un ingranaggio di una enorme “intelligentissima” catena di montaggio di tradizione fordiana (vedi Taylor e taylorizzazione del lavoro) – un individuo umano utilizzato in sostituzione di un macchinario altrimenti o troppo costoso o ancora non progettato o ancor non progettabile). Ciò dovrebbe servire a far scomparire dalle nostre menti almeno l’illusione che l’«intelligenza» di una fantastica meravigliosa qualsiasi macchinetta possa venire attribuita al “governo” (in essa) di un computer (o di un insieme di computer), che in essa abbia (o abbiano) il compito di eseguire le istruzioni di un software. Ma se non possiamo attribuire alcuna intelligenza ad un qualsiasi computer, possiamo altrimenti attribuirla al suo software? C’è chi si aggrappa (quasi disperatamente) a questa alternativa (a mio parere miserabile). Io qui però ora mi limito alla possibilità che ho di paragonare il software di un computer al contenuto di un qualsiasi testo, per affermare che il contenuto può essere più o meno intelligente, ma in funzione soprattutto dell’intelligenza del suo autore (del testo o del software). Peraltro, come si vedrà (o si vedrebbe) continuando la lettura di una mia più estesa discussione della teoria umana, nessuna opinione umana risulterebbe poter essere né certa né definitiva.

    Fin qui ho parlato soprattutto di computer. L’ho fatto poiché sono i computer il nostro maggiore vantaggio, rispetto a ciò che fu finora immaginabile e comprensibile (per i giganti sulle cui spalle oggi noi possiamo continuare l’immane costruzione (o ricostruzione) dell’immagine del mondo in cui viviamo, mediante ulteriori e molto differenti nostri affatto nuovi tentativi – in virtù della “natura essenzialmente costruttiva e speculativa del pensiero [umano]” (Albert Einstein, proposizione precedentemente già citata). Con ciò ho soprattutto resa concreta la teoria di Wittgenstein circa la forma logica delle nostre proposizioni linguistiche: la loro forma logica consiste essenzialmente in quanto ora è per noi possibile esporre, con purezza estrema, mediante la programmazione dei computer. Cos’è però che c’è, nei nostri più comuni linguaggi (umani), ad inquinare e rendere confuse le nostre espressioni linguistiche?

    Ciò sarà l’argomento di un’eventuale nuova ulteriore parte di questa discussione che ti propongo. Per ora anticipo soltanto che l’inquinamento è quello della nostra umana intelligenza; che esso soprattutto avviene mediante la concatenazione delle nostre ipotesi (scommesse), nella forma di concatenazioni di cause ed effetti (concatenazioni causali).
    Gino

    Commento di MasadaAdmin — marzo 2, 2017 @ 6:26 pm | Rispondi

  8. inserendo ciò che ti ho trasmesso nel tuo blog hai fatto cosa a mio parere valida. posso peraltro assicurarti che, soprattutto a causa della tua “ignoranza” e della tua “cultura umanistica” (ma forse ancor più a causa della tua vivacità), tu sei enormemente avvantaggiata, rispetto a chi abbia invece subito catechesi scientifica (purtroppo): se tu lo volessi e ne tu ne avessi il tempo, avresti certamente la facoltà di metterti perfettamente in pari, almeno rispetto a me (seppure io non ti abbia trasmesso che una molto piccola parte di quanto io credo di sapere (seppure essa peraltro è circa metà della parte forse più importante))

    da circa un anno, il mio scopo principale è diventato quello di trovare qualcuno capace di discutere argomenti come quello da me discusso in quanto oggi ti ho trasmesso (il fatto è che però sono molto scettico, circa la possibilità che avrei, di trovare un qualsiasi interlocutore veramente valido (un interlocutore che fosse già capace di confrontarsi con quanto io dico, pur avendo egli formazione scientifica (per farlo, anche dovrebbe essere un filosofo della natura!)))

    in ogni caso, ti sono veramente grato già per il solo fatto di avere tu potuto (mediante ciò che tu hai scritto ed io letto) motivarmi a scrivere quanto ti ho inviato

    gino

    Vedi, Gino, io ho passato l’intera vita a studiare ma lo scibile umano è troppo ampio perché uno possa essere il Pico della Mirandola della situazione e ogni cervello nasce con delle specificità che lo portano a interessarsi più di alcune cose e meno di altre. Io ho un emisfero destro molto ‘vivace’, per usare un tuo termine, aperto alle arti, alle lettere, alle scienze umane come psicologia e psicoanalisi, alla parapsicologia e al paranormale, ma sono completamente negata per quanto attiene all’emisfero sinistro ovvero alle tecniche, alle scienze, alle tecnologie. Una volta ho preso 2 a chimica perché ho scritto che la luce viaggiava a 300.000 metri al secondo, ma per me poteva anche stare ferma, era lo stesso, e non ho ancora capito come si scaricano le foto dalla digitale o come si guida un’auto o si carica la lavatrice.
    Comunque, anche prendendo solo parte della conoscenza, io vado piuttosto ‘in generale’ anche su quella, e se anche restringiamo il campo alla sola psicoanalisi, ci sono milioni di cose, autori e testi che anche in questo campo io ignoro. La mia è una rincorsa folle e impegnata a una conoscenza infinita che mi lascerà sempre inesausta e sono destinata a fare scena muta in un gran numero di conversazioni.
    Il Masada a cui ti riferisci è di 9 anni fa, quando scrivevo un po’ di tutto, al momento mi occupo solo di politica e solo di politica italiana e anche qui ho delle voragini di ignoranza: mia figlia mi ha regalato questo blog, masadaweb.org, nel 2004, il che vuol dire che ci scrivo da 13 anni, considera che ho già composto 1848 numeri di Masada, quasi tutti di 20 pagine ognuno, comprendenti due libri, uno di 700 pagine e uno di 220, vari corsi da 12 lezioni l’uno che formano altrettanti libri sulle materie più varie (e non metto in conto i primi 300 numeri che mi sono stati bannati inspiegabilmente da internet e sono spariti), una mole sterminata di lavoro di ricerca e di scrittura, ma ancora la mia ignoranza è sterminata, anche se rispetto al 99% dei miei interlocutori sembra che io sappia qualcosa in vari campi. Un caso emblematico in questo senso è Marco Travaglio che si è specializzato in politica italiana e ha un archivio immenso, che ogni giornalista gli invidia.
    Per dirla come la mia nipotina di 9 anni, tu sei un bastone, sei strutturato, io sono una nuvola, sono caotica, il bastone può incontrare la nuvola solo facendosi albero e abbracciandola
    Buon abbraccio
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — marzo 3, 2017 @ 7:06 am | Rispondi


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