Nuovo Masada

agosto 12, 2009

MASADA n° 967. 12-8-2009. A national joke = la barzelletta nazionale

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 7:49 am

Noi non siamo selezionati. Siamo una specie abnorme che si riproduce senza limiti”.
Giorgio Manzi

Se proprio dovessimo parlare di darvinismo, siamo il caso strano di una specie in cui sono sopravissuti meglio gli elementi peggiori”.
Viviana
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Gabbie salariali
Viviana Vivarelli

Vorrei fare una vignetta: B e Bossi (il famigerato duo B&B) in gabbia con corpo di gorilla, che si grattano in testa spaventati. E fuori il popolo libero che salta, schiamazza e ride. Questa e’ la gabbia che vorrei.
Siamo all’ennesima boiata leghista in odio e spregio ai meridionali e che B si accodi anche a questo e’ ripugnante. Forse Bagnasco, nel suo stile criptico e oscuro, o Napolitano, dall’alto della sua nullita’ superflua si degneranno di fare qualche accenno critico a chi l’apartheid la vuol fare su meta’ degli italiani, per la serie: se stai male cerchero’ di farti stare peggio.
L’unica speranza e’ che B, a forza di subire diktat leghisti, il ribaltone se lo veda fare dagli elettori.
Come si puo’, io dico, prendere la summa dei voti al Sud e poi penalizzarlo in questo modo becero e controproducente, premiando i capitali neri all’estero, derubandolo di 37 miliardi, imponendogli discariche e inceneritori, trascurando strade e ferrovie, graziando i suoi amministratori corrotti, riaprendo una Cassa del mezzogiorno fasulla che e’ sempre stata spartizione mafiosa, e ora, ciliegina sulla torta, imponendo salari differenziati tra Nord e Sud?

Il Sud, contro ogni bieco discorso alla Salvini, ha gia’ salari inferiori del 22%, in aggiunta alla miseria diffusa, i servizi inefficienti, la sanita’ disastrata, le tangenti, i pizzi, le banche che non gli danno credito e le assicurazioni piu’ care. Che altra colpa deve espiare?
Come se non fosse penalizzato abbastanza da uno Stato che non ci pensa nemmeno a perequarlo a un paese civile, arriva ora la bella pensata da cervello bacato delle gabbie salariali.
Perche’ queste si fanno in due modi: o rialzando i salari al Nord, o abbassandoli al Sud, ma sono entrambi trucidi e sciagurati.
Nel 1° caso meta’ dei dipendenti pubblici nordisti godrebbero di aumenti di stipendi che spaccherebbero le gia’ gravate casse statali con un aggravio della spesa pubblica insostenibile, mentre chiedere a Confindustria di aumentare le paghe dei dipendenti in tempo di crisi e con migliaia di imprese sull’orlo del fallimento per contrazione del mercato e del credito, sortirebbe solo effetti disastrosi.
Se invece si pensa di ridurre i compensi al Sud, si rischia davvero la rivolta di Masaniello.
Per entrambe le vie B risulterebbe in pieno hara kiri.
Si puo’ permettere questo solo per aumentare i voti della Lega? Non credo proprio.
E i sindacati? Vedrebbero scippato duramente il loro potere e non resterebbe loro che riempire le piazze di gente infuriata.
Ammettiamo che questo sia pure un diversivo dagli appiccicosi scandali sessuali che immerdano B, l’impressione e’ che abbia cominciato a camminare su un filo.
E sotto c’e’ il baratro che lo aspetta.
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Commento: “Ti stai sbagliando alla grande. Devi fare il tifo perche’ il sud si separi da B. Unica speranza per farlo cadere”.

Se, come alcuni dicono, si parla di gabbie salariali per forzare i patti contrattuali abbassando i minimi contenutiti dalle attuali contrattazioni entro le contrattazioni aziendali
Con la scusa del minore costo della vita, allora la bella pensata leghista peggiorerebbe solo le condizioni dei lavoratori. E non pensino gli statali di poterla scansare perche’, ovviamente lo Stato avrebbe solo interesse ad allargarla in peggio anche a loro.
B sfida una guerra di secessione.
E dove si porrebbe il confine tra gabbie salariali? Tra citta’ e campagna? O a Roma? A Eboli? A Taranto? O a Pavia Sud?
O lo facciamo mobile? Visto che un’altra scellerata legge leghista concede a un Comune di potersi staccare dalla sua Regione e affratellarsi a un’altra, a scelta. Voglio vedere quanti Comuni cambieranno Regione per godere di salari piu’ convenienti!
Un risultato bacato come e’ bacata ogni legge che esce dalle teste di zucca della Lega!
E B le corre appresso con la lingua di fuori, nella paura di perdere l’unico alleato interessato, mentre gli altri hanno gia’ cominciato i calcoli della successione.
Perche’ non cominciamo a diminuire i compensi dei parlamentari meridionali? Che sono la maggioranza in Parlamento, tanto a Roma ci stanno poco. O gli stipendi dei poliziotti meridionali, dei carabinieri, degli impiegati di Stato meridionali, dei giudici del Sud? Degli avvocati? E cominciano a diminuire anche gli stipendi di Schifani o Napolitano?
O viceversa, come dice Lippi “Perche’ non alziamo gli stipendi ai sardi cosi’ vanno anche loro al Billionaire?”
Secondo Repubblica, il 61% degli statali sarebbe favorevole. Che sciocchezza! A parte che dovrebbero difendere la categoria, perche’ quando si comincia a tagliare, non si sa dove si finisce, ma poi, basterebbe un trasferimento d’ufficio per far perdere di colpo eventuali vantaggi e non avrebbe piu’ senso per gli statali del sud in trasferta richiedere il rientro a casa.
C’e’ qualcosa di perverso in questa proposta ed e’ il fatto che si forzano gli italiani a stare gli uni contro gli altri, facendo sperare a qualcuno un miglioramento attraverso il peggioramento altrui. Vita mea, mors tua. odioso! Questo puo’ rientrare nella politica sciagurata di separazione e disintegrazione leghista ma come puo’ un onesto in buona fede anche solo pensarci?
Ma la cattiveria di Bossi e’ anche piu’ grande: dimostrando che il costo della vita al Sud e’ piu’ basso e ignorando totalmente quanto la vita al Sud sia piu’ gravosa, otterra’ che lo Stato distribuisce meno risorse al Sud beneficiando il Nord. E’ lapalissiano. Non ci facciamo imbrogliare dalla fasulla Cassa del Mezzogiorno! Ogni atto di Bossi mira a un federalismo che si concentra in una parola sola: tutto alla Padania, niente a cio che resta. E questo e’ quanto.
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Democrazia fiscale
Viviana Vivarelli

Non riesco nemmeno a pensare a una democrazia (che non sia un’odiosa pagliacciata), la quale non si fondi su una solida equita’ fiscale, secondo un sistema scandinavo, progressivo, distributivo, trasparente, dotato di grosse pene carcerarie e connesso a un valido welfare.
Eliminare questo presupposto di giustizia sociale porta inevitabilmente a uno stato delinquenziale, dove il crimine gode e l’illecito prospera, gli onesti sono puniti e i corrotti premiati, gli evasori ingrassano, la mafia e’ potente, i diritti dei cittadini si riducono, la magistratura e’ asservita e i media sono incaprettati… in una parola: l’Italia!
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Il salto del gambero
Viviana Vivarelli

Questo e’ il progresso di B:
Deficit pubblico come 30 anni fa
Cassa del Mezzogiorno come 60 anni fa e per di piu’ gestita dallo stesso B
Gabbie salariali come nel ‘54
Diritti civili che stanno scomparendo come avvenne con Mussolini
Costituzione in progressiva disintegrazione marciando verso il ‘33
Per fortuna non ci rimettono le case chiuse, che in certe case non si sono mai chiuse, come a Villa Certosa, abbuiamo visto.
L’unica cosa che e’ cresciuta in 60 anni e’ stata la criminalita’ organizzata, prima con Andreotti, poi con B e Dell’Utri, ma anche la camorra e la ‘ndragheta sono messe bene. Si fanno fare addirittura le leggi su misura!
Un bel risultato davvero!
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Anniversari
Viviana Vivarelli

Ma anche per la festicciola di Barbara e Marina a Villa Certosa B ha apparecchiato con veli e farfalle?
E poi chi ha dormito nel lettone di Putin?
Barbara ha detto: “Mi piacerebbe entrare nell’editoria”, basta la parola: ecco pronta la Mondadori!
Marina non gradisce. Si dice fratelli-coltelli, ma anche le sorelle…per di piu’ di madre diversa. E ancora piccoli figli crescono.
Perche’ poi non sono andate nella Villa di Portofino? O nella Villa in Costa Azzurra? O nella Villa sul lago Maggiore? O direttamente nella villa del paradiso fiscale di Antigua? O nelle Ville degli altri 53 paradisi fiscali della Finivest?
Che e’? Dovevano rinverginare Villa Certosa? Portandoci anche due figli bambini? Io, per rispetto almeno ai ‘miei’ figli, non ce li avrei portati. Oppure e’ meglio abituarli a convivere con le porconate fin da piccoli?
Procede intanto la causa di divorzio. Silvio voleva privilegiare i figli di primo letto, Marina e Piersilvio, col 50% dello spaventoso patrimonio, dando l’altro 50% ai tre figli di Veronica. Ma non se ne parla! L’ex seconda moglie si e’ impuntata: 20% ad ognuno! Mi pare giusto.
Ma come e’ bella la famiglia! Non c’e’ nulla di tanto commovente quanto tutti attorno a un bel desco famigliare a dividersi il bottino!
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Dal dire al fare…

Obama continua a condannare il protezionismo e ad elogiare la libera circolazione di uomini, lavoro e merci che e’ alla base del mercato liberista.
Intanto, con la scusa del buy americani, da marzo ha sospeso la liberta’ di circolazione in USA dei Tir messicani, praticamente una tassa alle importazioni praticata al confine e un favore alla potente lobbie dei camionisti americani.
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Banche mondiali
Viviana

Un anno fa sull’orlo del crac.
Poi quasi 800 miliardi di aiuti pubblici.
Ora le banche stanno facendo di nuovo miliardi di profitti e regalano altri benefit da capogiro ai loro vertici, pagandoli coi soldi dei cittadini.
Con tutto cio’ tengono ben compresso quel credito alle piccole imprese e ai mutui che potrebbero far ripartire l’economia, mentre i governi non fanno piu’ che tanto per spingerli verso un credito meno strozzino.
Si sono beccate 200 miliardi solo in Europa, e cioe’ il 32,2% del Pil dell’intera Comunita’ Europea.
I Governi hanno derubato i poveri e hanno dissanguato le Nazioni per rimpinguare quella sciagura avida rappresentata dalle banche, senza che tanti spensierati G8 siano stati capaci di imporre regole finanziarie piu’ severe alla finanza bucaniera, mentre gentaglia come il bifido Tremonti con un lingua decanta le dodici leggi dell’etica bancaria, con l’altra depenalizza la bancarotta fraudolenta e premia i patrimoni sporchi e mafiosi.
Gli aiuti statali hanno permesso alle banche di non pagare pegno per loro politiche criminali che hanno rovinato il mondo e di riprendere ad ammucchiare profitti senza che la finanza pirata abbia subito alcuna moralizzazione.
Cosi’, mentre il PIl diminuisce, i profitti bancari aumentano, grazie ai politici amici, che hanno preferito colpire a morte i propri cittadini che mettere in regola le loro banche.
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Carceri al collasso
Paolo De Gregorio

23.460 Questo e’ il numero di detenuti stranieri, di cui 9642 islamici, presenti nelle patrie galere italiane. E’ uno dei tanti effetti della globalizzazione e della immigrazione voluta proprio dalle entita’ economiche del Nord Italia, che oggi strepitano contro i “clandestini” dimenticandosi che quasi tutti hanno cominciato da “clandestini” e sono stati assunti proprio al Nord. La gestione complessiva della macchina carceraria italiana ci dice che ogni detenuto costa allo Stato circa un milione delle vecchie lire al giorno, pressappoco come un posto letto in ospedale. Sono 23.460 milioni al giorno che potremmo risparmiare se solo si chiedesse ai paesi di origine di far scontare la pena in patria, vicino a familiari, parenti, amici. Berlusconi si autoincensa tutti i giorni del suo peso internazionale. Perche’ non mettere alla prova questa sua vanteria e trattare con i paesi interessati il rimpatrio di questa massa di persone, visto che un ulteriore problema ci sara’ a fine pena? Si risolverebbe cosi’ anche l’emergenza sovraffollamento, che oggi presenta la cifra di 24.000 detenuti in piu’ rispetto alla capacita’ di accoglienza, con denunce di 15 persone stipate a Poggioreale in una cella di 4 metri per 4, con 28 detenuti che si sono tolti la vita nei primi 5 mesi del 2009 (notizia oscurata), con 1.110 tentati suicidi. Ma piu’ delle carceri le ferite, da Silvio sono sentite le bramosie d’amor!
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Gioca che ti passa
Viviana Vivarelli

E per fortuna che c’e’ il superenalotto a tener distratti gli italiani!
Se ci si potesse giocare per internet o sul cellulare sarebbe perfetto.
Ma non fu Veltroni che allargo’ le giocate settimanali per alimentare i beni culturali?
Un ottimo incentivo al vizio e all’illusione! E bravo Veltroni! Tu n’avessi azzeccata una!
Piu’ videopoker e meno mitra! Cosi’ il potere dorme tranquillo e si fa cassa.
A proposito, sapete che l’orrido Tremonti aveva proposto di far crescere il montepremi e di fare un blitz, saltando i pagamenti per una giocata e incamerandolo nella casse dello stato? Non gli bastava aver razziato le riserve d’oro, pure contro il parere dell’Europa!
Fu Casanova a inventare il gioco del lotto per il re di Francia: piu’ soldi nelle casse dello Stato, meno teste calde a pensare alla rivoluzione, un binomio inconfutabile.
E poi si dice di non capire come mai hanno chiuso un occhio sui 98 miliardi di tasse non pagati dai gestori (AN e COOP rosse!) delle Lottomatiche!! Sono meglio della Digos!
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L’avvocato/deputato Ghedini, quello dell’ “utilizzatore finale”, ha querelato Le Nouvel Observateur per questo articolo:

Le Nouvel Observateur, Paris, n° 2335 del 6 agosto 2009

Sesso, potere e menzogne
Serge Raffy

Questa volta e’ troppo e lei ha finito per cedere. Da anni aveva tutto sopportato, nella sua prigione dorata nei dintorni di Milano. Le amanti quasi ufficiali, le fiesta con le ninfette, le scopate con le «veline», queste ragazze ponpon dello schermo televisivo pronte a soddisfare tutti i capricci del principe. Vi si era rassegnata, tentando di proteggere i suoi tre figli dai «malefizi» dell’Orco. L’anno scorso aveva storto il naso davanti alle nomine al governo di numerose starlette della TV berlusconiana, tutte presunte amanti del Cavaliere. Ai suoi intimi confessava di essere disperata nel vedere il suo Paese trasformato in una fiera di piaceri, nella quale la libidine del padrone che avanza negli anni si libera senza ritegno. Lei aveva criticato a denti stretti questo nepotismo sessuale spudoratamente ostentato. E quel suo abbindolatore di marito, trasformato in Caligola erotomane.
Povera Italia, terra di Dante e Michelangelo, diventata Berluscoland, abbandonata a un don Giovanni patetico, sempre freneticamente di corsa dietro alla sua eterna giovinezza, a colpi d’iniezioni pelviche, d’impianti tricologici, di operazioni di chirurgia estetica, di sedute di trucco. Con quell’eterno sorriso ultrabrite, come una maschera di Scaramouche. Un Michael Jackson paracadutato in un teatro della Commedia dell’arte. Silvio il donnaiolo, che attinge dai «book» delle ragazze del suo impero televisivo la carne fresca utile per i suoi baccanali, mentre tiene a bada il suo cuore attrezzato di pacemaker e il suo cancro alla prostata. «Il birichino», il monello, e’ il soprannome che gli danno gli italiani, a malapena scioccati dalle sue scappatelle.
Quel 26 aprile per Veronica Lario il padre dei suoi figli commette nondimeno lo sbaglio supremo. Mentre sua figlia Barbara, incinta di sette mesi, viene ricoverata d’urgenza, lui dimentica di farle visita e preferisce passare diverse ore al compleanno di una sbarazzina, a Casoria, alla periferia di Napoli. Non si tratta piu’ di cattivo gusto o di cafoneria, e’ provocazione. La signorina, Noemi Letizia, festeggia i suoi 18 anni in un ristorante popolare. Motivo ufficiale della presenza di Berlusconi: lui ha un amore smodato per questa famiglia modesta, «tanto italiana». Il Primo ministro, che Noemi chiama «Papi», paparino, pretende di seguire l’adolescente fin da quando aveva 14 anni. Sua madre sogna di farne un’attrice. A occhi chiusi lo ha confidato a Silvio l’impresario, l’uomo che fa e disfa le carriere delle bamboline catodiche.
Cio’ che il Primo ministro non dice e’ che il padre di Noemi, Elio, e’ un giocatore incallito e ha debiti con la Camorra, la mafia napoletana. Zio Silvio paga sull’unghia. Perche’ una simile generosita’? La risposta si ottiene in una sola parola: Noemi. Ogni volta che Berlusconi ha un momento libero la invita in uno dei suoi palazzi, in Sardegna a Villa Certosa, o a Roma a Palazzo Grazioli. Quando il 28 aprile il quotidiano di sinistra «la Repubblica» rivela l’insolito compleanno, Veronica Berlusconi esplode. Annuncia la sua intenzione di divorziare, parla di «malattia» di suo marito (v. l’articolo di Marcelle Padovani su l’«Observateur» dell’11 giugno), chiede agli amici politici del marito di «curarlo», addita quelle famiglie che «offrono vergini al drago». Dissotterrando l’ascia di guerra coniugale, Veronica apre un vaso di Pandora pieno di sesso e menzogne. In confronto lo scandalo ClintonLewinsky non e’ che una scintilla fra collegiali. Da allora le rivelazioni si moltiplicano.
La battaglia ingaggiata da Veronica Lario non e’ soltanto quella di una moglie ferita. La fortuna di suo marito, uno degli uomini piu’ ricchi della Penisola, e’ valutata sugli 810 miliardi di euro. Egli e’ fra l’altro proprietario, attraverso Mediaste, di tre reti televisive private.
Noemi nuova firstlady?
L’ultima settimana di maggio «la Repubblica», in caccia su questo dossier, esce con un’informazione che semina panico nella guarnigione vicina al presidente del Consiglio: nel novembre 2008, durante un ricevimento organizzato per diversi Grandi della moda, Silvio Berlusconi ha quasi designato Noemi come la nuova firstlady. I convitati, imbarazzati, hanno creduto a una facezia del «fanfarone». Una di piu’. Ma quando compare l’articolo di «la Repubblica», gli avvocati di «Papi», proprio loro, percepiscono immediatamente il pericolo. «Il Boss» rischia di essere accusato di atti penalmente perseguibili a danno di minorenne. Scandalo assoluto. Tanto piu’ che due giorni dopo le rivelazioni del quotidiano il fidanzato di Noemi, un giovane operaio di 22 anni, fa sapere, vendicativo, che la sua «ex» ha passato le feste di Capodanno nella residenza sarda, Villa Certosa. Ancora minorenne, era accompagnata da una amichetta, Roberta, anch’ella minorenne, e da numerose ragazze dalla reputazione piu’ che dubbia, alcune delle quali sono state scelte da Berlusconi per figurare sulle liste elettorali del partito Popolo della Liberta’ alle elezioni europee. D’urgenza Berlusconi fa ritirare le «ragazze» dalle liste. Le showgirl rientrano nell’ombra. Una di loro la prende molto male.
Si chiama Patrizia D’Addario. Una bionda voluttuosa di 42 anni. Escortgirl di lusso, e’ andata a letto con Berlusconi a Palazzo Grazioli, il suo domicilio personale a Roma. L’uomo che le ha presentato il capo del governo italiano e’ un imprenditore della Puglia, specializzato nella fabbricazione di protesi. Giampaolo Tarantini, playboy di 34 anni, ha incontrato il suo amico Silvio in occasione delle fiesta in Sardegna, due anni prima. Da allora lo rifornisce regolarmente di «accompagnatrici».
Tarantini e’ anche sotto inchiesta della magistratura di Bari per un affare di corruzione nell’ambiente della sanita’. Sembra interessare i giudici per la sua presenza in numerose societa’ con base in Lussemburgo, a Londra e a Mosca. Quando apprende la sua estromissione dalla lista delle europee, Patrizia D’Addario fa tuoni e fulmini. Ma colui che lei chiama «tesoro» non risponde piu’ alle sue chiamate. Il fanfarone l’ha umiliata. La sua vendetta sara’ terribile. Perche’ la navigata dell’amore a tariffa, molto cauta, ha registrato la sua notte con lui, fino ai minimi dettagli. Ha anche inciso su nastro magnetico tutte le loro conversazioni telefoniche. Edificanti.
Mattina del 5 novembre: «Patrizia: Come mi hai fatto male, all’inizio, un dolore incredibile! Silvio: Fermati, non e’ vero. Patrizia: Si, te lo giuro, un dolore incredibile all’inizio». Piu’ tardi: «Patrizia: Un giovane avrebbe goduto in un secondo. Sai, sarebbe venuto… hanno troppa pressione… Silvio: Di scatenare l’orgasmo. Patrizia: Sai da quanto tempo non ho fatto l’amore con qualcuno come l’ho fatto quella notte? E’ normale? Silvio: Se posso permettermi, dovresti cercare di godere anche da sola. Dovresti toccarti piu’ spesso…».
Rischio di ricatti
E’ questo il genere di delizie che l’ escortgirl messa alla porta ha consegnato alla stampa. Soli, «la Repubblica» e «l’Espresso» pubblicano il contenuto dei torridi rapporti fra l’uomo di Stato e la puttana. Su questa traccia essi moltiplicano le rivelazioni sui «baccanali» di Villa Certosa, dove si vedono ragazze molto giovani recitare le geisha davanti a signori d’eta’ avanzata. «El País» pubblica a sua volta una serie di scatti nei quali si scopre l’ex Primo ministro ceco, Mirek Topolanek, in costume adamitico vicino a vestali dai seni nudi! Il paparazzo all’origine dello scandalo, Antonello Zappadu, ha informatori dall’aeroporto di Olbia fino agli impiegati di Villa Certosa. Questo professionista del teleobiettivo pretende di aver scattato piu’ di 5.000 fotografie dei party di zio Silvio. Di che compromettere un esercito di ministri ma anche di VIP stranieri, tutti persuasi che la proprieta’ del presidente del Consiglio, sotto sorveglianza dei servizi segreti, considerata zona militare, fosse ben protetta. Oggi Zappadu assicura di avere messo tutti questi documenti al sicuro in una cassaforte in Colombia. «Essi non hanno alcun valore giuridico, assesta Nicolo’ Ghedini, l’avvocato del Cavaliere e deputato del PDL. Tutto cio’ che riguarda la vita privata non puo’ essere utilizzato in giudizio». Salvo il caso che queste fotografie servano a un’inchiesta penale. Scalogna per B, e’ il caso di dirlo.
Effettivamente a Bari i magistrati che seguono l’affare Tarantini – l’imprenditore e’ sospettato di aver organizzato una vasta rete di corruzione di funzionari dell’amministrazione sanitaria, ma anche di uomini politici, fino ai piu’ alti livelli dello Stato – mettono le mani su tutto cio’ che riguarda le sue attivita’. Essi non possono non trascurare il suo ruolo di procacciatore di dame di compagnia e accumulano registrazioni, foto, testimonianze, tutte una piu’ esplosiva dell’altra. In particolare sono in possesso di una fotografia presa a Villa Certosa nella quale si vedono due giovani ragazze mentre sniffano tracce di cocaina davanti a un ilare B.
Oggi l’Uomo che e’ sfuggito a quasi una ventina di inchieste giudiziarie sente l’onda d’urto dei colpi e tenta di soffocare lo scandalo. La stampa, scritta e televisiva, e’ sottoposta a una omerta’ (mafiosa) incredibile in una democrazia moderna. Soltanto il settimanale «Famiglia cristiana» e il quotidiano cattolico «Avvenire» danno il cambio a «la Repubblica»: perche’ nelle parrocchie la collera ribolle, certi vescovi vicini al papa fanno sapere che il debosciato spinge un po’ troppo lontano la sua comunella col Diavolo. E se il Vaticano abbandonasse colui che ha considerato fino a oggi il suo alleato? E’ la sola vera paura di B. «Nell’attesa, l’opinione pubblica italiana continua a non sapere nulla di questo affare, insorge Ezio Mauro, direttore di «la Repubblica». Alla televisione neppure una parola. Berlusconi controlla tutto, i media, il Parlamento, lo Stato. La sua faccenda con la D’Addario tuttavia e’ un segno di grande debolezza, perche’ sarebbe potuto essere vittima del ricatto di un gruppo o di un’organizzazione straniera. Quella donna e’ penetrata in casa sua e ha registrato senza che i servizi di sicurezza se ne accorgessero. Avrebbe potuto essere armata, anche…». Con parole velate la piccola isola di stampa indipendente che in Italia resiste ancora tenta di fare passare un messaggio: B l’invincibile e’ diventato terribilmente vulnerabile. Potrebbe anche essere caduto nelle mani di una mafia venuta dall’Est. Il suo desiderio morboso per le pinup l’avrebbe trascinato nella rete di un’organizzazione dagli interessi torbidi.
Nelle redazioni romane circola in questo momento una registrazione che rischia di aumentare ulteriormente lo scandalo. Due delle ministre «bamboline» di B, gia’ candidate per Miss Italia, Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunita’, e Mariastella Gelmini, ministro dell’Educazione nazionale, s’interrogano a vicenda per sapere come «soddisfare» al meglio il Primo ministro. Parlano delle punture che lui deve farsi fare prima di ogni rapporto. Se questo «audio» uscisse sulla stampa, malgrado la censura, sarebbe devastante per l’immagine del Cavaliere. Mara Carfagna, amante quasi ufficiale in questi ultimi anni, aveva querelato Sabina Guzzanti, attrice e presentatrice televisiva, per aver osato dichiarare: «Non si ha il diritto di nominare una donna ministro per le Pari Opportunita’ per la semplice ragione che vi ha fatto un pompino». Suo padre, Paolo Guzzanti, senatore berlusconiano, era stato punito dal «Boss» per non aver biasimato sua figlia: gli aveva tolto le guardie del corpo. «Ma se ho dovuto dare le dimissioni dal partito, precisa Guzzanti, e’ anche perche’ ero in disaccordo con la deriva pro Russia di Berlusconi nella questione georgiana. Avevo trovato anormale la sua posizione».
La pista della cocaina
Sul filo delle rilevazioni, l’ipotesi di un’infiltrazione della mafia russa nel vertice dello Stato italiano prende consistenza. «Nelle feste di Villa Cerosa, Tarantini faceva venire barcate intere di ragazze dell’Est, russe e ucraine, sottolinea un poliziotto antimafia. Con loro c’e’ la droga, e’ sicuro. Si tratta delle medesime filiere…». A Bari, con la piu’ grande discrezione, il procuratore Giuseppe Scelsi batte questa pista della cocaina. La sua equipe ha interrogato una ventina di ragazze, fra le quali una certa Sabina Beganovic, soprannominata «l’ape regina». Serve come procacciatrice a Giampaolo Tarantini ed e’ una delle cocchine di «Papi». Sabina si e’ fatta tatuare sulla caviglia «Silvio B, l’incontro che ha cambiato la mia vita». Frequentatrice abituale di Villa Cerosa, ha visto sfilare ministri, giornalisti e uomini d’affari in quel bunker di lusso, con piscine, laghi, vulcano artificiale e anfiteatro greco, nel quale B canta le sue romanze e impartisce corsi di geostrategia alle lolite in estasi. Lei conosce a memoria i rituali del luogo. Le consegne del silenzio imposto alle ragazze, i regali, sempre gli stessi, fatti dal sultano al suo harem, monili che lui pretende di aver disegnato personalmente, braccialetti a forma di tartarughina o di farfalla. Per le piu’ carine si organizzano giri nelle boutique di lusso di Porto Rotondo, con acquisti limitati a un massimo di 5.000 euro.
L’«ape regina», che era a Villa Certosa contemporaneamente alla giovane Noemi Letizia, ha parlato molto con i magistrati. La ragazza venuta dall’est ha ricordato i viaggi di Tarantini a Mosca, dove e’ consulente di una societa’, Fisiokom, gigante delle forniture ospedaliere? I giudici giocano una partita difficile. Essi sanno di essere sorvegliati dalla coorte di avvocati di Berlusconi, l’uomo piu’ potente e ricco d’Italia. Non devono commettere il benche’ minimo errore. Perche’ ormai lo scontro e’ inevitabile. Un giorno o l’altro si ritroveranno davanti colui che prende in giro la giustizia da piu’ di quarant’anni.
In questa battaglia B – che ha appena iniziato una «dieta» estiva e una «cura antistress» ha perso un atout prezioso: il suo amico e medico personale, Umberto Scapagnini. Questo specialista della longevita’, che prediceva all’«Imperatore» 120 anni di vita e pretendeva che avesse il metabolismo di un uomo di 35 ani, e’ appena stato vittima di un aneurisma e si trova in coma. Chi ormai vegliera’ sul regime alimentare di «Papi», a base di antiossidanti e di aminoacidi?
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Trend
Viviana

Al G8 dell’Aquila, ma anche prima, si e’ sbandierato l’intento dei grandi capi mondiali, B in testa, di chiudere i paradisi fiscali. Ah come fa trend parlare di etica tributaria e finanziaria! Ogni tanto va di moda l’economia ‘santa’ che agli ‘uomini della Provvidenza’ piace un sacco, perche’ viaggiano con l’aureola in testa, almeno finche’ non gli si fulmina. E’ come quando fa trend vestirsi casuals!! Tutti in divisa da piantatore di cotone della Luisiana! Anche alla Casa Bianca! O a piantare l’orticello di stato! Addirittura il piu’ trend di tutti, Tremonti, e’ andato in Europa a fare il moralista, che gli piace tanto avere anche lui il santino, come B! San Giulio e san Silvio, santi protettori, che san Francesco puo’ andare a farsi uno spinello con le tortore!
Cosa ne e’ stato poi di questo sbandieramento?
Ripiegati i pavesi, e impacchettati i cadeau, i paradisi fiscali continuano piu’ allegramente che pria. 53 solo per i miliardi che B ha rubato al fisco italiano, cioe’ a noi. Tanti di quei miliardi che il deficit pubblico diventa, a confronto, una nocciolina. Del resto cosa aspettarsi da uno che e’ stato eletto perche’ elogiava l’evasione? E che come prima cosa ha posto i veti su quel paradiso fiscale dietro l’angolo che e’ la Svizzera affinche’ dei capitali neri si perdesse traccia? E che ora e’ la seconda volta che li rimpatria con premio al produttore. Col beneplacito di quel moralista di Tremonti! Ma che bella ghenga sono costoro! Se le fanno, se la passano, se le rifanno, se le condonano, se le ridono, e tutte alla faccia nostra!
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Travaglio parla dei paradisi fiscali di Fininvest

..all’inizio, nel processo Mediaset, B e i suoi coimputati erano accusati di appropriazione indebita per 276 milioni di dollari e frodi fiscali per un valore di 120 miliardi di lire, fino al 1999.
Questo e’ il fascicolo che preoccupa B, sia perche’ i fatti sono recenti e quindi non saranno facili da mandare in prescrizione rapidamente, sia perche’ siamo nuovamente nel pieno dei fondi neri, dei paradisi fiscali che lui poi, nei vertici internazionali.
Il sodale Tremonti, dice di voler combattere per un ritorno all’etica nella finanza. Bene, Il Corriere parla di conti esteri nei paradisi fiscali dai nomi pittoreschi: c’e’ il conto Trattino, il conto Teleologico, il conto Litoraneo, il conto Sorzio, il conto Clock, il conto Pace etc (sara’ questo il lato etico? gulp)
Poi c’e’ la Banca Harner della famiglia B a Lugano.. l’indagine parla di riciclaggio di denaro sporco o sospetto. Ci sono molte ombre sulla filiale italiana milanese di questa Harner Bank…giochi di sponda milionari con paradisi fiscali: Da 15 anni la Harner e’ la banca di fiducia di B, li’ avvengono operazioni fiduciarie, li’ avvengono operazioni per investimenti, e’ la cassaforte che amministra una parte del patrimonio del nostro Presidente del Consiglio e della sua famiglia. Tant’e’ che il conto di gestione intestato a Silvio e’ il numero uno nella filiale italiana della Harner, e’ il cliente privilegiato e poi ci sono anche i conti dei suoi amici piu’ stretti: il fondatore della Mediolanum Ennio Doris, la famiglia Previti, Salvatore Sciascia, l’ex addetto ai servizi fiscali della Fininvest, poi condannato per corruzione della GdF e quindi promosso immediatamente in Parlamento e li’ hanno parcheggiato un bel po’ di soldi tre Finanziarie tra quelle che controllano la Fininvest, che sono la Holding italiana 2, 8 e 5, amministrate tutte dao Marina e Piersilvio.
Naturalmente questa banca viene scelta perche’ garantisce la riservatezza assoluta, garantisce fondi di investimento alle Bahamas e in societa’ lussemburghesi, ottimi rapporti con paradisi fiscali, di recente ha addirittura inaugurato, la Harner Bank, un ufficietto a Dubai, che e’ l’ultimo grido dell’off shore nel mondo. Sapete che l’off shore si sta spostando dal centro America ai paesi arabi proprio perche’ nel centro America da parte dei vertici internazionali, si e’ detto che i paesi devono chiudere le casseforti estere e quindi, invece di chiuderle, semplicemente le trasferiscono in posti piu’ lontani, piu’ esotici, piu’ lontani dalle telecamere.
Uno dei fondatori di questa banca si chiama Paolo Del Bue, il quale e’ coimputato, insieme a B e agli altri, nel processo sui fondi e sui film di Mediaset, e’ stato uno dei protagonisti della vicenda Mills, l’avvocato Mills e’ l’avvocato che aveva creato le societa’ estere off shore del gruppo Fininvest, Del Bue e’ uno dei soci fondatori della Harner Bank. La banca ha avuto diverse traversie, perche’ dopo alcune pressioni delle autorita’ di vigilanza Svizzere aveva nominato un nuovo Presidente di garanzia, un revisore dei conti, un certo Adriano Vassalli, poi nel 2008 sono successe altre cose: c’e’ stata l’ispezione della Banca d’Italia nella filiale italiana, dove si sono scoperte queste sospette operazioni di riciclaggio, e’ partita l’indagine alla Procura di Milano per riciclaggio e, nel frattempo, anche la Procura di Palermo si e’ interessata al direttore e altro socio fondatore della Harner, che si chiama Nicola Bravetti, che e’ stato arrestato dai magistrati antimafia di Palermo con l’accusa di aver intestato fittiziamente dei beni, aiutando cosi’ un imprenditore siciliano, un certo Francesco Zummo, a fare sparire delle somme notevoli, 13 milioni di Euro, alle Bahamas. Zummo era stato condannato in primo grado per associazione mafiosa, poi e’ stato assolto in appello dall’accusa di riciclaggio e insomma e’ accusato di essere un bel personaggino dai giri giusti in questa finanza torbida; e’ stato arrestato il direttore della filiale italiana della Harner, questo Nicola Bravetti, appunto, per avergli dato una mano a fare sparire un po’ di soldi e questa filiale italiana e’ proprio quella che ha, come cliente numero uno, B e a seguire tutti i suoi cari e una parte della sua numerosa famiglia.
Insomma, abbiamo addirittura il nuovo governatore Draghi, che aveva designato al vertice della Harner Alessandro Maggiorelli, il quale adesso e’ finito anche lui sotto inchiesta per favoreggiamento in queste storie e in altre storie di riciclaggio, sempre da parte della Procura di Milano.
Quindi una banca che ha i suoi vertici sotto osservazione di due Procure della Repubblica, Milano e Palermo, per storie di presunto riciclaggio, un cliente e’ B, che evidentemente ha cominciato a dare – chissa’ come mai! – segni di nervosismo.
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Dalla teoria alla pratica (facciamo le fattorie solari)
Paolo De Gregorio

Avremmo tutti un grande vantaggio ad abbandonare le teorie, le ideologie, gli schemi, e cosi’ potremmo dare un giudizio serio e definitivo sulle realizzazioni storiche del liberismo e del comunismo, che si sono rivelate rispettivamente dittatura del capitale e dittatura del partito. L’America e la Cina dimostrano questa affermazione e osserviamo che le classi subalterne in entrambi i paesi sono o sotto il tacco delle multinazionali, o sotto il la disciplina imposta dalla nomenklatura del partito. Il lavoro salariato e’ una prigione dura, precaria, nociva, pericolosa per la vita e la salute, dove si atrofizza il cervello con gesti ripetitivi da automa, dove si impone la cultura della divisione tra individui affinche’ non ci si compatti come classe sociale.
Il “progresso” portato dalla civilta’ industriale ormai lo possiamo misurare facilmente: le classi subalterne sono rimaste tali, i ricchi lo sono diventati sempre di piu’, lo sviluppo deciso e attuato dal capitalismo ha gia’ portato il nostro ecosistema al collasso, il metodo dei rapporti internazionali rimane legato alla potenza militare e all’uso della forza, anche se cio’ viene chiamato democrazia. Nelle strategie globali del falso liberismo e del falso comunismo, l’uso della schiavitu’ salariata rimane centrale ed irrinunciabile. Ne’ la rivoluzione liberale, ne’ quella marxista hanno eliminato sfruttatori e sfruttati, ma oggi nessun partito ne’ alcun movimento politico sostiene che bisogna cambiare in profondita’ il modo di produrre, neanche di fronte ai disastri ambientali e alla emergenza delle emergenze che e’ la sovrappopolazione mondiale.
La concentrazione di popolazioni, che il processo industriale ha portato verso le citta’ negli ultimi 50 anni, ha fatto saltare equilibri millenari, con il risultato dell’abbandono delle campagne e vediamo masse di disperati accampate in terribili periferie, pronti a vendersi per due soldi per lavori precari e occasionali. Nessuno “sviluppo”, ne’ capitalista, ne’ di altra matrice, e’ in grado di fronteggiare questa situazione, anche perche’ essa e’ stata provocata dalle stesse forze che sono ora al potere politico, la cui cultura fondante e’ quella della irresponsabilita’ verso l’ambiente, associata al dogma dello “sviluppo infinito”, sostenuta dalle religioni islamica e cristiana che si oppongono a qualunque ragionata e razionale decrescita demografica basata sulla contraccezione. Se qui e ora non si riesce a mettere al primo posto la semplice ed evidente equazione che si deve raggiungere un equilibrio tra risorse e numero di abitanti di ogni nazione,e che ogni paese deve essere indipendente quanto a risorse alimentari ed energetiche, il mondo non ha futuro.
Non solo, ma questo obiettivo va raggiunto in modo totalmente diverso dal passato, non in modo industriale e capitalista con grandi concentrazioni terriere, ma con il “piccolo modo di produrre”, legato al lavoro di individui, famiglie, piccole cooperative, legato ai bisogni e alla specificita’ del territorio e non piu’ al mercato globale in mano alle mafie ed agli speculatori. L’unico modo per uscire dalla schiavitu’ salariata e dalla dittatura capitalista e’ quello di incominciare a dimostrare che si puo’ vivere in modo libero ed autonomo puntando sulla autosufficienza alimentare ed energetica, cosa possibile in quelle che io chiamo le FATTORIE DEL SOLE, in cui non esiste il lavoro salariato, in cui il reddito principale dipende dalla vendita di energia elettrica fotovoltaica o eolica, accompagnato da una piccola produzione agricola legata ai propri consumi e/o ad un piccolo commercio locale.
In Italia questa e’ una prospettiva realistica e praticabile subito da milioni di giovani e da contadini che si vogliono sottrarre alle speculazioni del mercato sulla loro produzione. Investendo l’equivalente del costo di un trattore moderno in pannelli fotovoltaici gia’ si ha un reddito per vivere, senza orari, senza padroni che ti sfruttano e ti licenziano, a contatto con la natura, dove con un solo ettaro si puo’ ricavare un meraviglioso “giardino” che ti da’ frutti di tutti i tipi. Non la vecchia miseria nera delle campagne di una volta, ma modernissime fattorie solari, con gente colta ed intelligente che sappia coniugare antico e moderno e soprattutto che non desidera prendere ordini da nessuno. Le campagne ripopolate in questo modo, senza sfruttati ne’ sfruttatori, senza produzioni inquinanti, con una vita sobria ma libera, possono suggerire a tutti che questo e’ un modo possibile e giusto di vivere, sostenibile, che crea persone responsabili, vere tutelatrici dell’ambiente, a presidiare il territorio, non in concorrenza tra loro, ma legate ad una stessa visione del mondo e della vita. Quasi tutta la popolazione potrebbe lavorare ad una prospettiva di questo tipo, e tutto il consumismo o le mode indotte dal sistema capitalista crollerebbero miseramente nel ridicolo, mentre il paragone tra la qualita’ della vita in qualunque periferia di qualunque citta’ e quella in una fattoria del sole sarebbe improponibile.
Se questo scenario si aprisse, soprattutto con i giovani, il piu’ grande e palpabile effetto sarebbe quello di far fallire il criminale ritorno al nucleare, perche’ il fabbisogno energetico sarebbe soddisfatto dalla produzione di queste fattorie.
Il livello di autonomia e di indipendenza che puo’ raggiungere una struttura di questo tipo e’ notevole: con l’elettricita’ ci si scalda, ci si rinfresca, si cucina, si ha l’acqua calda, si alimentano le batterie di una auto elettrica, si fa funzionare il pc che ci porta in casa tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno. Inoltre e’ possibile fare a meno delle fogne con la fitodepurazione, si puo’ essere indipendenti per l’acqua raccogliendo in una cisterna l’acqua piovana, i rifiuti umidi e i residui lignei delle potature e degli sfalci con il compostaggio possono formare un perfetto concime biologico, invece di essere un problema per le discariche, e per partire, da veri pionieri, si puo’ cominciare con un modulo abitativo poggiato su blocchetti di cemento (tempo di installazione, minuti 5).
Si potrebbe incominciare a vivere facendo pace con la natura e con gli uomini, senza competizione, sfruttamento, guerre. Credo che nulla convinca di piu’ dei fatti compiuti, e che questo e’ il solo modo per dimostrare di essere responsabili per un futuro sostenibile e di liberta’.
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Berlusconi ritiene una “deviazione” chiedergli conto delle sue menzogne e delle sue condotte che disonorano le istituzioni. L’ossessione permanente
GIUSEPPE D’AVANZO

L’Egocrate e’ ossessionato. Diventa isterico, quando lo si contraddice con qualche fatterello o addirittura con qualche domanda. Se non parli il suo linguaggio di parole elementari e vaghe senza alcun nesso con la realta’; se non alimenti le favole belle e stupefacenti del suo governo; se non chiudi gli occhi dinanzi ai suoi passi da arlecchino sulla scena internazionale; se non ti tappi la bocca quando lo vedi truccare i numeri, il niente della sua politica e addirittura le sue stesse parole, sei “un delinquente”, come ha detto di Repubblica qualche giorno fa. O la tua informazione e’ “giornalismo deviato”: lo ha detto di Repubblica, ieri. Che al Prestigiatore d’affari e di governo appaia “deviato” questo nostro giornalismo non deve sorprendere e non ci sorprende. E’ “naturale”, come la pioggia o il vento, che il monopolista della comunicazione giudichi il nostro lavoro collettivo una “deviazione”. Lo e’ in effetti e l’Egocrate non sa darsene pace: ecco la sua ossessione, ecco la sua isteria. Deviazione – bisogna chiedersi, pero’ – da quale
traiettoria legittima? Devianza da quale “ordine” conforme alla “legge”? E qual e’ poi questa “legge” che Berlusconi ritiene violata da un giornalismo che si fa addirittura “delinquenza”? La questione merita qualche parola.
Il potere e il destino di B non si giocano nella fattualita’ delle cose che il suo governo
disporra’ o ha in animo di realizzare, ma soltanto in un incantato racconto mediatico. Egli vuole poter dire, in un monologo senza interlocutori e interlocuzione e ogni volta che lo ritiene necessario per le sue sorti, che ha salvato il mondo dal Male e l’Italia da ogni male. Esige una narrazione delle sue gesta, capace di creare – attraverso le sinergie tra il “privato” che controlla e il “pubblico” che influenza – immagini, umori, riflessi mentali, abitudini, emozioni, paure, soddisfazioni, odi, entusiasmi, vuoti di memoria, ricordi artefatti.
B affida il suo successo e il suo potere a questa “macchina fascinatoria” che si alimenta di mitologie, retorica, menzogna, passione, stupidita’; che abolisce ogni pensiero critico, ogni intelligenza delle cose; che separa noi stessi dalle nostre stesse vite, dalla stessa consapevolezza che abbiamo delle cose che ci circondano. Mettere in dubbio questa egemonia mediatica che nasconde e, a volte, distrugge la trama stessa della realta’ o interrompere, con una domanda, con qualche ricordo il racconto affascinato del mondo meraviglioso che sta creando per noi, lo rende isterico.
E’ una “deviazione” – per dire – ricordare che non si ha piu’ notizia dei mutui prima casa e della Robin tax o rammentare che dei quattro “piani casa” annunciati, e’ rimasto soltanto uno, e soltanto sulla carta. E’ una “deviazione” ripetere che non e’ vero che “nessuno e’ stato lasciato indietro”, come non e’ vero che i nostri “ammortizzatori sociali” siano i “migliori del mondo”. E’ “criminale” chiedere conto a B della realta’, delle sue menzogne pubbliche, delle sue condotte private che disonorano le istituzioni e la responsabilita’ che gli e’ stata affidata. Lo rende ossessivo che ci sia ancora da qualche parte in Italia la convinzione che la realta’ esista, che il giornalismo debba spiegare “a che punto stanno le cose” al di la’ della comunicazione che egli puo’ organizzare, pretendere, imporre protetto da un conflitto di interessi strabiliante nell’Occidente piu’ evoluto.
Nessuna sorpresa, dunque, che l’Egocrate ritenga Repubblica un giornale di “delinquenti”
indaffarati a costruire un’informazione “deviata”. Piu’ interessante e’ chiedersi se, ammesso che non l’abbia gia’ fatto, il governo voglia muovere burocrazie sottomesse – queste si’, nel caso, “deviate” – contro questa “deviazione” – e deviazione deve apparirgli anche una testimonianza contro di lui di una prostituta che ha pagato o l’indagine di un pubblico ministero intorno ai suoi comportamenti. E’ un fatto che Berlusconi esige e ordina che la Rai si pieghi nei segmenti ancora non conformi, come il Tg3, a quel racconto incantato della realta’ italiana. Ancora ieri, B – mentendo a gola piena e manipolando le circostanze – ha tenuto a dire che “e’ inaccettabile che la televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, sia l’unica tv al mondo ad essere sempre contro il governo”.
Sara’ questa la prossima linea di frattura che attende un paese rassegnato, una maggioranza prigioniera dell’Egocrate, un’opposizione arrendevole. Lo si puo’ dire anche in un altro modo: accetteremo di vivere nel mondo immaginario di B o difenderemo il nostro diritto a sapere “a che punto siamo”? Se questa e’ la prossima sfida, i dirigenti i lavoratori della Rai, del servizio radiotelevisivo sapranno mettere da parte ambizione, rampantismo, congreghe e difendere la loro “missione” pubblica, la loro ragione di essere? Per quanto riguarda Repubblica, B puo’ mettersi l’anima in pace: faremo ancora un’informazione deviata dall’ordine fantastico, mitologico che vuole imporre al Paese.
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RIDIAMARO : – )

Luttazzi sulla querela di Fininvest: “Non ne faccio un caso personale… Non ne faccio un caso personale ma spero che gli venga il colera!!!”
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L’ANGOLO DELLE CASTRONERIE

Piccolo repertorio di barzellette politiche, tratte dal libro di prossima uscita “Gino Bramieri mi fa’ una sega”, scritto da B con la collaborazione di Umilio Fido, edito da “Te le racconto cosi’ bene che sembrano vere”
B: “Crisi? L’Italia e’ il Paese che va meglio.”
B: “Abruzzo, infrastrutture e Sud le nostre priorita’.”
B: “Riprendere al piu’ presto le nostre abitudini di vita e di consumo.”
B: “Io di deviato vedo solo un certo giornalismo.”
B: “Sono stati 14 mesi con risultati concretissimi di cui siamo veramente orgogliosi.”
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Vignetta di Vukic

-Berlusconi dice di aver garantito la pace sociale
-Ora dovrebbe concentrarsi sulla pace dei sensi

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In una recente fiera dell’informatica Bill Gates ha voluto rendere chiari a tutti i progressi fatti dall’industria dell’informatica facendo un parallelismo con l’industria automobilistica, ed ha dichiarato: “Se la General Motors fosse tecnologicamente cosi’ avanzata come l’industria dei computers, oggi guideremmo macchine che costano 25 dollari e che fanno ben 500 km con un litro di benzina !!!”
La GM ha prontamente replicato con il seguente commento sulla facenda: “STIAMO MEDITANDO SULL’IPOTESI DI PRENDERE LA MICROSOFT COME PARTNER… GLI UNICI MOTIVI CHE CI TRATTENGONO DAL FARLO SONO:
1. Ogni volta che fosse rifatta la segnaletica stradale bisognera’ pure acquistare una macchina nuova.
2. Occasionalmente il motore si fermera’ in autostrada senza alcuna ragione apparente; dovrai semplicemente accettare il fatto, riavviare il motore e ripartire dal casello da dove eri entrato.
3. Occasionalmente l’esecuzione di una manovra fara’ si’ che la tua macchina s i fermi e rimanga definitivamente bloccata; potrai, quindi, ovviare all’inconveniente reinstallando il motore.
4. Potrai avere soltanto una persona alla volta a bordo, a meno che tu non decida di acquistare “Macchina 95” o “Macchina NT”. Poi dovrai comprare i sedili addizionali.
5. Con la Macintosh le cose sarebbero ben diverse; essa sarebbe in grado di progettare una macchina alimentata ad energia solare, affidabile, cinque volte piu’ veloce e due volte piu’ facile da guidare ma che potra’ girare solo sul 5% delle autostrade.
6. L’ultimo problema potra’ essere ovviato molto facilmente acquistando degli upgrades carissimi per adattarsi alle autostrade Microsoft, ottenendo delle prestazioni dimezzate rispetto ad una macchina analoga di Microsoft.
7. Le spie dell’olio, benzina, freno e batteria sarebbero rimpiazzate da un unico segnale che dice “Questa macchina ha eseguito un’operazione illegale e sara’ arrestata”.
8. I nuovi sedili costringeranno tutti ad avere la stessa misura del “culo”.
9. Prima di entrare in FUNZIONE, l’airbag ti chiederebbe “Sei sicuro di voler eseguire questa operazione?”.
10. In caso di collisione non avrai la minima idea di che cosa sia accaduto a te e alla macchina, di come ripararla e dove sei.
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Il comico di punta, il mitico ANDREA SCANZI
Luigi Amicone, uno di noi

Durante questa settimana non e’ successo molto. Dario Franceschini si e’ accorto che esiste il conflitto di interessi, Debora Serracchiani si e’ accorta di essere la Serracchiani e Antonio Socci si e’ frantumato l’ulna con un piccone (per sentirsi piu’ vicino a Papa Ratzinger).
A parte questo, la mia vita e’ stata illuminata da Luigi Amicone.
Quanto tempo ho sprecato. Per anni – me tapino – ho creduto di dovermi ispirare a Indro Montanelli, a Enzo Biagi, a Pio Pompa. Che stupido. Adesso so dove conduce il mio cammino: alla redazione di Tempi.
Frequentando – mio malgrado – persone come voi, giustizialiste e manichee, sovversive e illiberali, null’altro che grumosi insufflatori di verita’ liberticide, non conoscevo Luigi Amicone. Per colmare tale assenza, decisamente imperdonabile, ho mandato una mia controfigura qualche giorno fa a La7. Sapevo che, in studio, ci sarebbe stato anche lui. Intendevo conoscerlo, toccarlo con mano. Luigi Amicone, la mia Madonna di Medjugorie; il mio Zeus del giornalismo; il mio Big Jim del Nuovo Testamento.
Ora tutto mi e’ chiaro: la Luce risiede in me. Ho il terzo occhio e pure la quarta gonade. Amicone e’ per me come la Forza per Luke Skywalker. Sara’ il mio Vessillo contro il comunismo, il baluardo ultimo in difesa dei valori cristiani: la muraglia cinese eretta a salvezza delle anime.
Chi e’ Luigi Amicone, chiederanno alcuni di voi, colpevolmente saturi di criminosita’. La vostra ignoranza mi offende, ma e’ giusto che perfino voi sappiate. Anzitutto andate qui:
Amicone si illumina di immenso, punendo come una locusta biblica gli afflati fastidiosamente manettari di Marco Lillo (un anonimo portaborse di Magistratura Democratica).
Ve ne innamorerete.
Chi e’ Luigi Amicone, dicevamo. E’ molto semplice. Luigi Amicone e’ il nuovo volto del centrodestra. E’ garbato, misurato, accomodante. E’ bello. E’ buono, e’ bravo.
Luigi Amicone e’ un refuso di Gianni Baget Bozzo.
Furoreggia a Telelombardia, compare a La7. Nella vita di tutti i giorni, oltre a giocare all’Inquisitore Immaginario con Giuliano Ferrara, e’ direttore di Tempi. A questo punto potreste domandarmi cosa sia Tempi. Risposta: boh. Non lo ha mai letto nessuno. Credo sia un settimanale cattolico, involontariamente comico. Una sorta di manifesto dei cristianisti scritto sotto i fumi di Khomeini.
Titolo-tipo: “God Save Silvio”. Una rivista sobria, ecco.
Ogni tanto la vendono allegata al Giornale: due miserie in un corpo solo (cit).
Luigi Amicone e’ un opinion maker abbacinante. La sua biografia ammalia. A 14 anni si iscrisse ad Avanguardia Operaia. Li’ tocco’ con mano “la violenza dell’utopia, fu per me il segnale che qualcosa non funzionava”.
Il suo maestro e’ Pier Paolo Pasolini, a cui somiglia come Hugo Maradona al fratello.
A La7 mi ha rapito con tre asserzioni:
1 – Il Pd deve rimpiangere la Bicamerale
2 – Grillo e Travaglio sono birichini
3 – No ai “bastoni metaforici”.
Parole colme di saggezza. Ascoltandolo ho maledetto tutti questi anni. Li ho buttati via, pigramente criogenizzato in un loft di Nicola Latorre, cresciuto con la chimera massimalista secondo cui l’erede di Che Guevara fosse Cesare Salvi.
Quanto tempo ho perduto.
Ho analizzato, con approccio idolatrante, il Verbo di Luigi Amicone. L’ho fatto mio. E intendo condividerlo con voi (anche se non lo meritereste).
Studiatelo a scuola, vestitevi come lui, pensate come lui.
Siate amiconi di voi stessi.
Sia fatta la sua volonta’.
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Un video che e’ una mazzata per chi ancora crede che l’uomo non discenda dalle scimmie: Amicone e i gay

www.youtube.com/watch?v=sEnQz_UXduI&eurl=http%3A%2F%2Fscanzi-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it%2F2009%2F07%2F20%2Fluigi-amicone-uno-di-noi%2F&feature=player_embedded

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Tocchiamoci tutti: le Dieci Tavole del Sultano
Andrea Scanzi

“Zoccole, zoccole, zoccoleeee…”. Ah scusate, non vi avevo visto.
Sto provando con Marco Taradash il balletto con cui stasera apriremo il Dj set di Silvio Berlusconi a Radio Gioventu’. Presentera’ Pierluigi Diaco (non e’ una battuta).
Siamo molto emozionati. Taradash ha studiato certosinamente la coreografia. A un certo punto si spogliera’ nudo mostrando il petto villoso, coperto per l’occasione da strass e tombe fenicie miniaturizzate. Sul bicipite destro si e’ fatto tatuare la Sacra Sindone di Micciche’ e sul polpaccio sinistro i nomi in sanscrito dei suoi tre koala albini (Bondi, Cape e Zzone).
Non sembra, ma Taradash ha un talento come coreografo. La canzone di Sal Da Vinci lo ha esaltato. Per il ritornello mi ha chiesto di imparare il Passo del Gladiolo Morto, un complicatissimo fraseggio di anche e bacini miranti a rappresentare il declino dell’impero occidentale. L’ho imparato, per amore della patria e della Costituzione.
A fine esibizione, in sincrono, faremo una spaccata. Gli zebedei aderiranno aerobicamente al suolo. Le membra saranno erculeamente protese verso l’Avvenire.
Lui sara’ Heather Parisi e io Enzo Paolo Turchi.
Vamos (cit).
A parte questo, anche questa settimana non e’ successo molto. Repubblica ha spacciato per inedita una canzone di Gaber che conoscevano tutti da sedici anni, Debora Serracchiani ha richiamato al centralismo democratico (ahahahahahaha) e Luigi Amicone ha detto “ghm mgh eccetera” in tivu’.
Si e’ fatto un gran parlare, dalle vostre parti bolsceviche, delle registrazioni di Patrizia D’Addario. Credevate che bastasse guardare dal buco della serratura della politica (cit) per far cadere Berlusconi. E ci siete rimasti fregati. Un’altra volta.
Siete proprio tristi, voi comunisti.
Prima di tutto, quelle registrazioni sono false. Se anche non sono false, sono fasulle. Se anche non sono fasulle, sono artefatte. Se anche non sono artefatte, sono pilotate. Se anche non sono pilotate, sono illegali. Se anche non sono illegali, non hanno alcuna rilevanza giuridica. E se anche tu non mi vuoi, tu non mi perderai, so perdonarti le cose che non mi dai, io credo in noi, anche se tu non mi vuoi (cit).
I testi delle registrazioni, pubblicati dai grumi insufflati di criminosita’ dell’Espresso, hanno pero’ un grande interesse antropologico. Non e’ tanto importante cosa raccontano, quanto piuttosto come lo raccontano. Da questi aulici dialoghi emerge tutto l’universo berlusconiano.
Le chiameremo le Dieci Tavole del Sultano.
Ne sia fatta una seria esegesi, con un occhio a Francesco Alberoni e un altro a Roberto Cota.

1. Il re della galassia.
Dialogando con Patrizia D’Addario, Berlusconi si preoccupa anzitutto di nutrire il proprio Ego. E’ il padrone di casa tornato dopo le vacanze, che obbliga gli ospiti a guardare le 780 diapositive. E’ il maturo anfitrione che poteva divertirci le serate estive con un semplicissimo mi ricordo (cit). Le feste non mirano tanto all’alcova, quanto alla reiterata celebrazione di se’. L’inno di Forza Italia, i filmini con l’amico Putin, le barzellette raccontate: non e’ Italia, e’ stra-Italia. E’ Alberto Sordi che da’ vita a un tassinaro piu’ vero del vero. E’ la summa del leader che incarna al meglio il peggio degli italiani. Quello che e’ sempre piu’ furbo degli altri: che ce l’ha sempre piu’ lungo degli altri.
I regali “li ho disegnati io”, quelli piu’ belli “non li ho fatti io ma l’idea e’ mia”. Io, io, io. Tutto e’ oro, perfino il sottosuolo diviene babele archeologica. Patrizia nel paese delle Meraviglie.
Berlusconi diviene poi incontrastato Re della Galassia quando racconta i fantasmagorici successi politici: “Sono il responsabile dell’organismo internazionale che governera’ l’economia del mondo… si chiama ora G8, poi sara’ G14… E’ un organo che raccoglie i leader dell’80 per cento dell’economia che devono decidere di applicare le leggi dell’economia in un momento complesso di crisi…Io per avventura…io sono l’unico al mondo che ha presieduto due volte nel 1994 e nel 2002, non c’e’ nessun altro che ha presieduto due volte…Siccome si va a sedici, uno deve stare li’, e si fa un anno ciascuno, ora sono in-su-pe-ra-bi-le…tre volte! ed e’ un grande risultato per l’Italia”. Lui e’ unico, insuperabile, lo fa “per avventura” (a differenza di Mogol-Battisti) e la sua gloria – per osmosi – tocca anche la vita degli italiani.
Notevole la risposta della D’Addario, che dopo una tale profusione d’Ego, al cui confronto Morgan e’ Seppi, riassume il suo interesse cosi’: “Eeeeeeeeeeeehhh”. E non si capisce se sia sbadiglio o catatonia passeggera.

2. L’afasia di Willie Wonka.
I dialoghi hanno un che di lobotomizzato. Spesso i due parlano ma non si capiscono. C’e’ una incomunicabilita’ di fondo, forse una citazione dai film di Bergman o solo la prova che a Berlusconi i testi glieli scrive Renzo Bossi.
Tre esempi.
Esempio 1, altresi’ noto come Apologo dell’Italia agli italiani. Berlusconi parte con una filippica (non chiarissima) sulla Finlandia che di artistico non ha niente, mentre “noi (italiani) qui abbiamo… 40mila parchi storici con tutti i tesori dentro, 3500 chiese, 2500 siti archeologici, pari al 52% di tutte le opere d’arte catalogate al mondo e al 70 % di tutte le opere d’arte catalogate in Europa”.
Non e’ solo lui che e’ eccezionale: lo e’ anche il suo paese. Il piu’ bello del reame nel piu’ bello dei reami. Col solito surplus d’enfasi, Berlusconi conclude: “Questa e’ l’Italia”. La D’Addario, che come abbiamo visto non e’ bravissima a tenere alta la concentrazione quando il cliente (ooops) si imbroda, non sa che dire e butta la’: “E perche’ non vengono piu’?”. Che non c’entra niente (chi non viene piu’? I finlandesi? I polacchi che non morirono subito? I visigoti? Boh).
Esempio 2, altresi’ noto come Sindrome del Baglioni ingrifato. La mattina dopo aver passato la notte insieme (casualmente la stessa notte in cui e’ stato eletto Obama, ma in fondo chi se ne frega di Obama), Berlusconi chiama la D’Addario. Lui: “Come stai questa mattina?”. Lei: “Come stai?”. Se lo chiedono cento volte: e tu come stai, tu come stai, tu come stai, come ti trovi, chi viene a prenderti, chi ti apre lo sportello (cit). Cose cosi’. Passano due minuti, stanno parlando di tutt’altro, e poi lui ancora: “Va bene senti, tutto bene?”. E lei: “Si’ tutto bene”. E via cosi’. Sono dialoghi loop, ritualizzati, scanditi da fasi afasiche e cortocircuiti comunicativi (ignoro il significato di cio’ che ho appena scritto, ma e’ voluto, fa molto radical chic).
Esempio 3, altresi’ noto come Miracolo dei Gelati. Berlusconi si incarta nel celebrare i migliori gelati del mondo (che ovviamente sono di sua proprieta’): “Questo e’ l’ingresso della gelateria questa qua e’ la gelateria guarda che meraviglia questa e’ la gelateria con tutti i posti per i gelati”. Rileggete: non vuol dire niente, sembra un intervento di Amicone. Lei pero’, gentile, risponde: “Ah, e’ il mio posto ideale …”. E Berlusconi, ancora in loop: “Qua c’e’… qua c’e’ la fabbrica dei gelati …”. Attenzione: non e’ un semplice reparto gelati, e’ la fabbrica dei gelati. La fabbrica. Qui non e’ piu’ Berlusconi: e’ Willie Wonka. E gli umpa lumpa sono capitanati da Brunetta.
3. I cigni Co.Co.Co.
Berlusconi, sempre Re della Galassia, mostra il parco dei cigni. Che pero’ non ci sono. La D’Addario (che sa essere sagace) lo nota. E lui: “Si’, ma poi li tiriamo fuori perche’ vogliamo avere l’acqua pulita per fare il bagno…”. Cioe’ sono cigni co.co.co, con contratto a tempo determinato (pure loro). Domanda: quando non li tengono in acqua, dove li nascondono? Li parcheggiano nel duodeno di Borghezio? Li prestano come claque a Capezzone? Li usano come cavie per gli esperimenti genetici di Elisabetta Gardini? Non si sa.
4. Balena.
Berlusconi cammina sul parco. A un certo punto dice: “Questa e’ una balena fossilizzata”. Grande sdegno tra archeologi e animalisti. Non ve n’e’ motivo. Stava solo indicando la cuccia di Calderoli.
5. Meteoriti.
Berlusconi colleziona meteoriti. “Questi qua sono i meteoriti. Questi son quelli che mi ha regalato… visti questi qua io sono andato in India” (sintassi post-atomica). I meteoriti. Lui li colleziona. Ecco: come si fa a collezionare meteoriti? Ti fai sparare in cielo dentro lo Sputnik e rubi nel salvadanaio del Dottor Spock? Telefoni a Marlon Brando e ti fai dare di contrabbando qualche pezzo del pianeta Krypton? Fai merenda con Tom Hanks a bordo dell’Apollo 13? Mah.

6. Tombe fenicie.
Nell’universo berlusconiano c’e’ una dialettica continua tra terreno e ultraterreno, al di qua e aldila’ (questa l’ho scritta per farvi notare come io sappia che “aldila’”, se allude al regno dei trapassati, si scrive tutto attaccato – altrimenti no). Nemmeno la tomba puo’ essere normale, dacche’ (?) il tratto comune e’ l’Eccezionalita’. Berlusconi non intende limitare al presente il proprio Dominio. Il suo e’ il regno dei cieli: da qui l’insistenza su mausolei mirabolanti – con la luce sempre accesa, perche’ lui odia il buio – e pure le tombe fenicie. Che sono tutte prenotate, pero’. Gasparri c’e’ rimasto male e, come giaciglio ultimo, si e’ accontentato di un monolocale sfitto a Scampia.
7. Lettone.
Se n’e’ parlato tanto. “Aspettami li’”, dice Berlusconi, “nel lettone, si’ quello di Putin”. E’ il momento piu’ tenero dei dialoghi. Da una parte c’e’ l’uomo pubblico, potentissimo, che sottolinea come perfino il letto ce l’abbia lungo. Dall’altra c’e’ l’uomo privato, che con retaggio infantile allude al luogo del riposo come si faceva da bambini. Il lettone: della mamma, dei genitori. Un letto al tempo stesso maschio e bambino. Corpo e anima. Peccato e santita’. Che dolce.

8. La rivoluzione di Onan.
Sono i consigli erotici di Berlusconi. Al Premier non passa minimamente per la testa che Patrizia D’Addario, in quanto escort, sappia benissimo che tra i suoi compiti ci sia anche quello di magnificare le virtu’ sessuali del cliente (oops). A sentire la D’Addario, sembra che fino a quel giorno abbia fornicato (?) solo con eunuchi e sfigati. Invece con Berlusconi tutto e’ diverso, migliore, indimenticabile: lei ha sentito male (uh), lei ha perso la voce (”eppure non abbiamo gridato”), lei non faceva sesso cosi’ da mesi. E’ l’Apoteosi di Casanova: Berlusconi e’ Goldrake, si trasforma in un razzo missile con circuiti di mille valvole.
“Un giovane sarebbe gia’ arrivato in un secondo”, rincara lei, denotando la stessa fiducia sulle nuove generazioni che aveva Erode. Patrizia e’ sincera o sta “lavorando”? Berlusconi non ha dubbi: non puo’ averne. Lui e’ il Re della galassia. Sa che nessuno e’ come lui. Nemmeno nell’antica arte del dadaumpa. Ed e’ per questo che, dall’alto della sua virilita’, dispensa consigli. Prima allude cripticamente a un “guaio di famiglia” per spiegare la difficolta’ a raggiungere l’orgasmo, lasciando intendere che anche qui dipende tutto dall’essere o meno Unti dal Signore. Poi, di fronte alle lagnanze della D’Addario, sintetizza cosi’ il suo scibile amatorio: “Mi posso permettere? (variante privata del “Mi consenta” pubblico). Tu devi fare sesso da sola… Devi toccarti con una certa frequenza”.
Toccarsi con una certa frequenza: e’ la rivoluzione democratica di Onan. Prima di Berlusconi, se ti toccavi parecchio diventavi cieco. Oggi, come minimo, diventi ministro. Daje.

9. Non sono un Santo.

Eccolo, il talento di Berlusconi. La battuta autoassolutoria, il declinare i propri difetti a simpatiche manchevolezze. “Non sono un Santo”: in un colpo solo ha cancellato mesi di bugie, pettegolezzi, sconcezze. Nulla esiste piu’, la bomba e’ disinnescata. C’e’ pure l’autoironia di fondo: l’Unto del Signore che, per un attimo, nega la sua essenza divina.
“Non sono un Santo”. E l’italiano medio ride, ci si rivede, pensa che “anche lui e’ come me”. Anche lui pensa che la famiglia sia sacra, si’, ma poi si sa che l’uomo e’ cacciatore e la donna preda (quindi non ci rompete le palle coi vostri moralismi). Giuseppe D’Avanzo e Repubblica possono scrivere quel che vogliono: cucu’ lo scandalo non c’e’ piu’. E’ tutto finito. La Chiesa non si schiera e la Fenice Berlusconi e’ nuovamente risorta dalle ceneri.
L’unico errore e’ stato affidarsi per settimane alla strategia di Mavala’ Ghedini. Avesse detto subito “Non sono un santo”, la cosa sarebbe finita li’. Invece si e’ a lungo ostinato a negare l’evidenza, lasciando che Ghedini parlasse (perfino) di “utilizzatori finali”. Che poi, su: Ghedini che parla di sesso e’ come la Gegia che da’ lezioni di striptease, coi bigodini e le infradito. Inaccettabile.

10. Scugnizzi e zoccole.
Berlusconi ama l’abbinamento musicale associativo. Niente metafore, niente astrattismi. Molto meglio la sottolineatura didascalica. Mentre e’ con la D’Addario, la musica che risuona e’ quella di Zoccole (e anche qui c’e’ da applaudire Berlusconi: avere una piena evoluzione mascolina ascoltando Sal Da Vinci non e’ facile per nessuno). Per Berlusconi, la musica deve amplificare l’azione corporea. Se Berlusconi fa sesso, ascolta Zoccole (secoli di battaglie femministe ammazzate in un colpo solo). Se va a cavallo, ascolta Samarcanda. Se parla con un amico, ascolta Venditti. Se va in missione all’estero, ascolta Wagner (e invade la Polonia).
E ora scusate, vado ad aprire un conto alla Banca Rasini. Ci sentiamo tra due settimane. Che Matteo Salvini sia con voi.

Da
scanzi-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/07/29/tocchiamoci-tutti-le-dieci-tavole-del-sultano/
..
La musica afrodisiaca di Berlusconi: Zoccole, di Sal Da Vinci, quella che faceva sempre sentire alla D’Addario nel lettone.

www.youtube.com/watch?v=VFa04Vzc7oo

Testo originale
Zoccole zoccole zoccole a migliare
cie’nto ne na’sceno ognuna che ne more
Zoccole zoccole zoccole pelose
che vanno rusecanno tuttecose…
e falli rruseca’!
Zoccole zucculone e zucculelle
ma cierti piezze ‘e zoccole so’ belle
Zoccole zoccole fanno sempe figli
ma pure ‘e figli ‘e zoccole so’ ffigli
e nun vo’nno muri’
e nun vo’nno muri’
Zoccole zoccole zoccole affamate
ca pe’ campa’ se songo organizzate
Zoccole zoccole zoccole felici
pecche’ tra loro ‘e zoccole so’ amice
e nun se fanno fa!
Zoccole zoccole nun ‘e vvo’ nisciuno
‘a gente ‘e vva accidenno a una a una
Zoccole zoccole zoccole so’ tante
e campano a dispie’tto ‘e tutti quante
e nun vo’nno muri’
e nun vo’nno muri’
Zoccole zoccole zoccole
Zoccole zoccole zoccole
Traduzione
Puttane puttane puttane a migliaia
cento ne nascono per ognuna che muore
puttane puttane puttane pelose
che vanno succhiando qualsiasi cosa…
e falle succhiare!
puttane puttanoni e puttanelle
ma certe puttane sono belle
Puttane puttane fanno sempre figli
ma pure le figlie di puttana sono figlie
e non vogliono morire
e non vogliono morire
Puttane puttane puttane
Puttane puttane puttane
Puttane puttane, puttane affamate
che per vivere si sono organizzate
Puttane puttane puttane felici
perche’ tra loro le puttane sono amiche
e non si fanno imbrogliare!
Puttane puttane non le vuole nessuno
la gente le evita una ad una
puttane puttane, le puttane sono tante
e vivono a dispetto di tutti quanti
e non vogliono morire
e non vogliono morire
Puttane puttane puttane
Puttane puttane puttane

gestcredit.files.wordpress.com/2009/07/papi-ma-chi-sono-tutte-queste-zoccole1.jpg?w=240&h=240
..
http://masadaweb.org

3 commenti »

  1. Se,secodo me,dovessi cercare la causa di tutto questo,direi che il male primo è del popolo italiano,la cui educazione civile lascia desiderare.
    La causa primaria è dovuta alla mancanza di cultura generale.

    Commento di Giuseppe V. — agosto 12, 2009 @ 10:34 am | Rispondi

  2. Se le gabbie salariali sono la risposta qual’è la domanda?Che la vita costi un pò di più al nord è un fatto noto ma questo dipende dai maggiori redditi. Supponiamo di essere un barista e di dover “prezzare” una tazzina di caffè, come facciamo?Prendiamo il costo della materia prima, il costo della macchina suddiviso per il numero di tazzine che farà, il fitto dei locali, acqua, luce ed il costo del lavoro. A questo punto la tazzina costerà circa 50 centesimi a cui dovrà essere aggiunto il guadagno ma come detrminarlo?E’ chiaro che il barista dovrà essere attento a diversi fattori come ad esempio prezzo della concorrenza, vicinanza di altri bar ma quello più importante è quanto il suo cliente medio è disposto a pagare per il suo caffè. Logicamente un cliente più ricco non si accorgeà di dieci centesimi in più di ricarico mentre un impiegato di basso livello se ne accorgerà e cambierà bar o rinuncerà al suo caffè. Il bar sotto il mio ufficio fa pagare il caffè 60 cent, probabilmente se lo aumentasse a 70 non vedrebbe cali di ventite di caffè ma deve invogliare i clienti ad entrare e comprare cornetti ed altro a maggior costo ma la cosa importante è che se lo vendesse ad un euro nessuno più comprerebbe caffè o sarebbero in pochi. Molti bar a Milano vendono il caffè ad un euro ed anche di più nelle zone “ricche” perchè i clienti sono disposti a spendere di più per lo stesso prodotto in quanto hanno un reddito tale da poterselo permettere.E’ una legge di economia di mercato semplicissima e mi stupisco che grandi cultori di economia e difensori del mercato come Berlusconi e Tremonti non le conoscano.Ma allora a che servono le gabbie salariali? A cambiare le leggi di mercato? A far salire i redditi al sud?Ad aumentare il lavoro nel sud?
    Michele

    Commento di MasadaAdmin — agosto 12, 2009 @ 7:00 pm | Rispondi

  3. Esperienza di Finanza e Tesoreria posso affermare che il costo del denaro al Sud è più elevato che non al Nord e non solo per fattori di rischio. L’Hot money, per esempio, altrimenti detto tasso Fiat, costa di più ad di sotto della Capitale.

    Le case costano meno, ma non tanto, il pane anche, ma la frutta, per esempio costa uguale nel Sud se non di più. Anche l’abbigliamento, per carenza di concorrenza e grossi Centri Commerciali, costa di più al Sud.

    Rammentiamoci che con l’Euro si volevano pareggiare i prezzi nell’Europa e sappiamo tutti come è andata a finire, anche tra le varie Nazioni partecipanti. Occorre dare più potere d’acquisto a salari e stipendi, oramai falcidiati, anche e sopratutto con politiche fiscali di detassazione oltre a perseguire, con il contrasto di interessi, la truffa oggi in vigore e far pagare le tasse a tutti; finalmente. Come si conviene ad una Nazione civile! Ma questo ultimo è altro tema; collaterale.

    Insomma, prima di aprire la bocca e dargli fiato, anche con le gabbie salariali, occorre sapere di ciò che si parla; a meno che non si voglia incidere ancor di più con uscite da calura estiva per spaccare questa povera Penisola giò tanto disastrata di suo.

    Finchè non sarà messa a tacere la Lega e questo Governo che premia i disonesti c’è poco da sperare.

    E=mc2

    Commento di MasadaAdmin — agosto 12, 2009 @ 7:00 pm | Rispondi


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