Nuovo Masada

luglio 31, 2009

MASADA n° 961. 31-7-2009. Altan, io ti amo

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 5:12 pm

Per le vostre vacanze, per regalare un libro ai vostri amici, vi consiglio oggi un testo godibilissimo:
“Due o tre cose che so. Scritti su Altan”, comma 22, euro 12

-Mi suicido, babbo
-Non fare il moralista, spara agli altri

Marco Tullio Altan, 700 storie della Pimpa, le vignette su l’Espresso, o su l’Unita’, Tango, Cuore…
Altan, un gigante buono e silenzioso che ci ha regalato la poesia della cagnolina a pois rossi che sul Corriere dei Piccoli parla col sole o la teiera e personaggi come la testarda Ada, Franz l’antipatichetto, il paradossale San Francesco che uccide un anziano cagnone e odia le tortorelle, quel bighellone di Colombo, il cavalier Banana (banana uber alles), Italo, l’italiano prototipo, sempre in piedi, con la scoppoletta, le mani in tasca e la sigaretta in bocca, sempre intento a solitarie considerazioni sull’eterna contrapposizione tra dipendenti e potenti, c’e’ poi lo schifoso falso cieco Friz Melone… e infine il grande Cipputi, l’operaio metalmeccanico che sul posto di lavoro straccia i colleghi o dalla poltrona del tinello consegna ai figli l’immagine di una societa’ defunta, stereotipo perenne del subordinato senza speranza ne’ riscatto che non puo’ fare a meno di pensare. A un certo punto Cipputi invecchia senza mai essere stato giovane e diventa nonno, il che fa pensare che e’ andato in pensione; ma siamo tutti in pensione, qualcuno prima ancora di aver mai cominciato a lavorare, e’ un paese intero che nasce in pensione, vivacchia, non spera ne’ dispera, si staticizza da solo e non gli resta che qualche riflessione amara sull’immodificabile presente.

Dice una donnina di Altan:

-La vita e’ un film
Mi sembra di essere entrata a meta’ del secondo tempo

Dunque siamo gia’ alla fine, senza aver vissuto l’incipit e l’eta’ trionfante. Nasciamo illusi e siamo subito vecchi. Siamo una fine-che-non-cessa-di-finire.

-Quello che mi tiene in vita – dice uno dei suoi personaggi – e’ il desiderio di non perdermi la fine del mondo

Memorabili le morbide donnine nude e disincantate, avvolte su se stesse come placidi boa, delle grandi vignette de l’Espresso. Le donne sono trattate da Altan con un certo rispetto almeno estetico, sono esseri pensanti di voluttuose morbidezza, distaccate, aliene e seducenti come antiche sirene, mentre gli uomini sono deformati al peggio, con sembianze da maiale, facce di mascheroni, corpi sfatti e repellenti, nasi fallici.
Le donnine morbide di Altan sono come odalische nude, avvoltolate su se stesse, e parlano a se sole, per monologhi esistenziali, rilassate e abbandonate nel narghile’ del sogno.
In un mondo per maschi, divisi in classi dal potere, dove ognuno ha il ruolo che gli compete in una civilta’ disumana, le donne non hanno ideologie di cui vestirsi, non hanno ruolo o comando, sono percio’ nude, come montagne carnali e avvolgenti, come sinuosita’ della Natura.
Dice una delle donnine di Altan:

-L’italiano e’ un popolo straordinario
Mi piacerebbe che fosse un popolo normale

Con sintetici guizzi o pagine stracolme di dettagli ingombranti e inutili, Altan disegna il tempo irreale dei bambini come quello disilluso e maniacale degli adulti.
Altan e’ un gigante gentile e bellissimo, eppure i suoi personaggi sono “rotoli di grasso, obesi di cinismo “ (Marcello Jori).
Sono 30 anni che Altan non sbaglia una battuta, che stupisce e fa pensare.
Le sue sono vignette miracolo che restano nella storia, tipo:

“Un vecchio paralizzato su una sedia a rotelle superaccessoriata brontola: “Per colpa di questa nuova tecnologia adesso mi tocca di andare da qualche parte”.

-Visto? Non siamo una repubblica delle banane!
-No: siamo la repubblica del cavalier Silvio Banana

-Di fronte alle tragedie ci sentiamo delle piccole fragili merde
-Reagiamo, così ci sentiremo delle grandi e possenti merde

Cavalier Banana:
-I miei sondaggi dicono che i miei elettori mi faranno vincere le mie elezioni

C’e’ un tizio prono davanti al cavalier Banana che dice riferendosi alla sinistra:
-E se i brogli non li fanno?
-Facciamoli noi “ risponde il cavalier Banana

-Il Cavalier Silvio Banana ha superato ogni limite
-Massi’, facciamo opposizione a qualcun altro

“Nell’arena crudele delle sue vignette non si salva nessuno, ne’ mitici condottieri, ne’ santi, ne’ eroi dell’amore” (Marcello Jori).
Altan e’ un eroe silenzioso ma i suoi discorsi sopravvivranno alla retorica del potere.

Dice il collega a Cipputi:
-Pero’ la maggioranza si mantiene compatta
E lui:
-Finche’ non scoppiano le tensioni tribali

Dal 74 Altan pubblica su Linus, la mia rivista preferita di quando ero piu’ giovane.
“Mosche molto puntinate, merde sparse e olezzanti, maschi nasoni e deformi, donne bellissime e discinte, l’irresistibile decomposizione della materia, la disumanita’ come spettacolo” (Oreste del Buono)

Battuta agghiacciante del 74 in 12 parole, valida anche oggi:

-Mi sorprende questo flusso moderato
Mi devo esser perso il flusso progressista

Oppure:

-Qui la meta’ sono convinti che bisogna partecipare
E l’altra meta’ che basta vincere

Sono otto mesi che fa: la crisi e’ gravissima e non c’e’ piu’ tempo
Come quello che diceva che bevevo l’ultimo e poi a casa

-La situazione e’ seria.
Per fortuna quando finisce l’ora legale si recupera un’ora

Tremenda la sua cosmogonia con differenza di classe incorporata: due vecchi in camicione, uno da padrone, senza barba, seduto e col pallottoliere per segnare i profitti; l’altro, il facitore, dimesso, in piedi, con la barba e un triangolino in testa.

Il padrone (che e’ un Padre eterno nel senso di Padrone eterno, custode del profitto e dell’efficienza), seduto,comanda un Dio confuso e pasticcione:

-Faccia la creazione del mondo!
-Oggi?-
Chiede sgomento Dio
-Le do’ sei giorni
-Sara’ un lavoraccio

Il padrone si accende una sigaretta e taglia corto:
-Il settimo si riposera’
Dio si mette a lavorare ma viene subito criticato da uno che passa:
Lei produce lentezza
Allora tenta una distrazione:
Lassu’ qualcuno mi osserva
Dove?– Chiede l’impiccione guardando in su
Mentre non guarda, Dio accelera la produzione
Cos’hai creato?
-Lo scemo del villaggio

L’impiccione corre riferire al padrone che richiama Dio per un cicchetto
Mi dicono che hai creato lo scemo del villaggio
Dio si schermisce:
Cosi’, per scherzo
-Ne faccia tre milioni di copie
-E a chi le vendiamo?
-Si vendono tra loro

E noi si prende la commissione
Basta un istante e il padrone soddisfatto conta i profitti sul pallottoliere
-Gli scemi del villaggio si sono tutti venduti
-E chi li ha comprati?
-Si sono comprati tra loro

E brusco:
-Ne crei altri 3 milioni con qualche piccola modifica
Dio, sornione:
Gli occhi a mandola? I baffi?...
Ma dopo un po’ Dio torna tutto gocciolante di cacca
Mi scusi. Ma ci risiamo
.. e il padrone sul pallottoliere:
Tre per tre uguale dieci, il problema delle feci
Gli scemi del villaggio non fanno altro- Dice Dio scrollandosi la cacca
-Due per due uguale venti, cosi’ mostrano che son contenti

“Il povero Trino deve eseguire gli ordini del Padrone eterno per portare a termine un’ assurda nascita del mondo, le cui creature imperfette e demenziali convivono tra i rottami di un universo votato alla distruzione”.
Questa la cosmogonia escrementizia di Altan con una divisione di classe che precede addirittura la creazione, una spiegazione del mercato della politica quasi cosmica.
“Si poteva intuire nel suo lavoro un’anticipazione della modernita’ del trash, della visione del mondo come spazzatura” (Oreste del Buono).
E nessuna speranza di catarsi.

-Siamo ridotti a sognare il centrosinistra – Dice Cipputi
-Chissa’ che non lo troviamo nell’uovo di Pasqua

Altan scrive battute che trascendono la storia, che entrano nella genetica del potere e pertanto sono eterne. E’ il Darwin dell’evoluzione interrotta.
Non tratta mai la contemporaneita’, raramente si riferisce a personaggi politici attuali e non ha rispetto nemmeno per i due italiani doc santificati da questo paese: Colombo, che chiama il bighellone, e San Francesco, che chiama Franz e che e’ un cattivo soggetto..
“Antieroi avvinghiati in una lotta mortale, affogati in una invincibile immondizia, condannati a distruggersi definitivamente“ (Oreste del Buono).

Le battute del tinello mostrano dialoghi improbabili tra padre e figlio. Sentimento contro cinismo.

-Il mondo mi fa paura, babbo
-Scherzi? Ma se e’ pieno di bimbi della tua eta’ terrorizzati proprio come te

-Papa’, ho dei dubbi
-Beato te. Io non ho neanche quelli

-Babbo, bisogna amarsi l’un l’altro
-Cosi’ poi chissa’ cosa dice la gente

-Sempre li’ a rincoglionirti con la tv, vero?
-Ci hai invidia perche’ tu ti sei dovuto rincoglionire con la radio

Il bambino mentre sta per addormentarsi, fiducioso:
-So che tu mi difenderai sempre, babbo
Cipputi sobbalzando sulla sua poltrona:
-Oddio, e da chi?

Ogni tanto compare un prete, e’ anziano, all’antica, con la veste talare e i bottoncini, con una concezione controriformista e obsoleta. Esiste perche’ c’e’ ancora l’istituzione, ma e’ ormai diventata una come tante, non e’ piu’ l’istituzione per eccellenza. I preti di Altan sono fiacchi e marginali in un paese dove la Chiesa e’ svaporata mettendosi a servizio del capitale e perdendo ogni mordente ma anche ogni carisma. I suoi preti vecchiotti e antiquati ripetono vecchi slogan impalliditi, non fanno il mondo ma nemmeno lo addormentano piu’ con l’oppio dei popoli. Sono le vestigia di un tempo che fu, macerie anch’essi per perpetuare per forza di abitudine un potere defunto.
Non temiamo piu’ l’Apocalisse. L’Apocalisse e’ gia’ venuta e queste sono le sue macerie. Ma non e’ in vista alcun tempo di ricostruzione (Emilio Varra).

Il prete al fedele:
-La tua liberta’ finisce dove comincio io

-Babbo, la religione e’ l’oppio dei popoli
-Magari

Siamo in un’epoca postcristiana. “Ben altre droghe ben piu’ mortali hanno preso il posto della religione nel consumo di massa” (Marco Benpoliti). E’ la piu’ solida e corposa religione del capitale.
“Marx aveva ben compreso che la religione si e’ inverata nelle strutture economiche, sociali e politiche del “Moderno”. Lo spirito del capitalismo e’ religione sia nei paesi cattolici che in quelli protestanti. L’ateismo di Marx e’ una leggenda da seminari o da circoli anticlericali, una leggenda che semplifica brutalmente le cose. Noi viviamo oltre che in un’epoca postcristiana, in un’epoca postmarxista, immersi come siamo in un naturale ateismo di massa, frutto non della critica rivoluzionaria, ma dello sviluppo delle forze produttive capitaliste. Viviamo anche la crisi delle utopie rivoluzionarie. Senza Dio e senza classe operaia” (Marco Benpoliti).

I personaggi di Altan sono statici, fermi in un tempo che non evolve, spossati o amareggiati, cristallizzati nella loro disfatta.
E’ la spossatezza di Cipputi e della societa’ italiana, quella che non ha una sedia, quella che da 40 anni vede la stessa classe dirigente sulla stessa sedia.

-La situazione non degrada e non precipita – dice Cipputi a un compagno. E l’altro risponde:
-Agli italiani piacciono le cose croniche: non si muore ma ci si puo’ lamentare

Anche il potere e’ cristallizzato nella sua posizione e puo’ involvere solo nel peggio, fissato nel suo ruolo piu’ spregevole, con gli occhiali da cieco di chi non vuol vedere.

-La cricca che ci comanda e’ una forza: tutto quel che minaccia, mantiene

In un mondo cosi’ nessuno e’ nel giusto perche’ nessuno e’ nella responsabilita’.

-Alla fine la storia dara’ ragione a qualcuno
E poi non dormira’ per il rimorso

Altan e’ cronista di un tempo senza Dio e senza rivoluzione, il tempo passivo.
In cui la forma naturale del mondo e’ la dissoluzione.
Non resta che adeguarsi senza la serenita’ di quello schiavo greco che in carcere scopri’ la liberta’. Siamo tutti prigionieri, padroni e sottoposti, ma come in un copione teatrale da cui e’ impossibile uscire.
Il mondo e’ sospeso tra la rapina e la sopravvivenza, sta tra l’inganno e la rassegnazione.
Quelle che vediamo sono eterne derive dove i padroni delle cose hanno piantato le loro sedie miserevoli, come si pianta un banchetto al mercato per rapinare i passanti e contano sui loro pallottolieri i profitti della depredazione, contano e ricontano, legati a quelli come a una catena i forzati.

Solo il mondo bambino della Pimpa si salva dallo sfacelo di una realta’ che da una parte e’ piena di cose rutilanti e sovrabbondanti, tra scarafaggi e blatte, e dall’altra ha l’inerzia rassegnata degli umili senza riscatto.
La Pimpa fu creata da Altan per la sua bambina di due anni e mezzo che gli si arrampicava sulle ginocchia e per cui disegnava le cose semplici di un mondo semplice: il sole, gli uccelli…il mondo prima del capitale dove l’unico uomo che appare e’ a servizio della cagnolina e la aiuta a essere felice, dove nessuno e’ proprieta’ di nessuno.
“Nasce cosi’ una specie di oasi di freschezza, un paradiso perduto”.

Il mondo di Cipputi, invece, e’ il mondo dopo il capitale, ma e’ difficile dire se sia nato prima il capitale o l’uomo.
Il cuore di Altan e’ quello di un fanciullo ma lo sguardo di Altan adulto e’ inchiodato su un mondo che di fanciullesco non ha piu’ nulla e che si puo’ solo descrivere in modo disincantato, con un distacco che lo salva in una asettica purita’ cosi’ che il suo costante sottolineare il disordine e’ un modo per preservarsene.
Eppure in quello sguardo totalmente laico che non puo’ avere nulla di velleitario c’e’ del religioso, che scaturisce dall’implicita condanna morale.
Altan e’ il grande Diogene che ha smesso di cercare l’uomo, il grande Cinico del tempo moderno che ci dice che in realta’ il tempo della distruzione umana e’ il tempo perenne.

Il mondo e’ la parodia di se stesso. Si puo’ solo rappresentarlo. E’ la sua stessa rappresentazione che lo dissacra. Che dissacra la teologia del mercato, le fissita’ del potere, e che recupera l’impotente disanima dei subalterni.

-Berlusconi e’ in un tale delirio di onnipotenza da credere di essere Berlusconi

-Lei e’ un coglione
-Maledizione, un’altra fuga di notizie!

-Come ci giudicheranno i posteri?
-Se tutto va secondo i nostri piani gli lasciamo
cose molto piu’ drammatiche di cui preoccuparsi

O la vignetta riduce tutto all’essenza, o viceversa, come nelle Storie, Altan si moltiplica in un processo di amplificazione rutilante, di accumulo, come in Iacovitt, riempiendo ogni spazio di oggetti inutili, incongrui con la vignetta precedente, quasi inguardabili. Siamo la civilta’ dell’eccesso, dello spreco, del possesso vizioso, del superfluo e dell’avido, e insieme la civilta’ del rifiuto, del marcescente, dell’inutile. Un vuoto che contiene il pensiero. O un troppo che presiede al vuoto.
Il motto di Altan potrebbe essere “Sconfesso, ergo sum.
La correita’ e’ farsi complice della sovrabbondanza, annegare lo spirito nella materia, accecare lo sguardo dell’anima. Liberazione e’ solo la riflessione nella nudita’, nella non appartenenza, nel non possesso.
La purezza della Pimpa, cagnolina bambina immersa nella bellezza del creato naturale, sta nell’essenza delle cose semplici, nella pulizia e nell’ordine dove ogni cosa e’ una cosa e non una merce o un possesso.
E’ piuttosto difficile mettere in cartoni animati i fumetti di Altan. Ci hanno provato con la Pimpa. I bambini dicevano: “E’ lei, ma la voce non e’ la sua”. Ogni bambino, infatti, metteva alla Pimpa la sua voce. Non era la Pimpa che guardava la bellezza del mondo, ma loro attraverso i suoi occhi e con la propria voce.
La bellezza e’ la cifra del mondo naturale, la’ dove il disordine materiale e morale e’ la cifra del mondo umano. Ma “il disordine costitutivo non ci esime dalla responsabilita’” (Emilio Varra’).

E’ il fatto stesso di vivere che ci porta a un dovere di consapevolezza. Vivere e’ un atto di responsabilita’. La satira percio’ non e’ solo sfascio del potente ma riflessione sull’umano. Attraverso la mostrazione dei vizi deve scaturire la coscienza.
Per Varra’ la colpa di molti personaggi di Altan e’ la sconfitta, il lasciarsi vivere, l’inerzia, il non prendere posizione. “Prim’ancora che nella piccineria, nell’avidita’, la loro colpa e’ la cecita’”.
Si muovono in un mare di macerie e fanno di tutto per non vederle.
“Che sia per spirito di sopravvivenza, per rassegnazione o per tenere a bada un senso di colpa, la loro ignavia e’ imperdonabile”.
Friz Melone e’ cieco, ma quand’anche riacquisti la vista, resta cieco dentro, incapace di cambiare comportamento, fors’anche di indignarsi.
“Meglio continuare a fingersi ciechi per non essere esposti al peso delle responsabilita’”. Questa non e’ incapacita’ di vedere e’ volonta’ di non vedere. Contro di essa Altran si scaglia con lucidita’ feroce, bollando impietosamente le meschinita’ piccolo-borghesi di chi si sente ben degno di stare al mondo e di sentenziare su giusto e sbagliato, mentre e’ ben attento a difendere i vantaggi della propria posizione in un solipsismo che diventa violento appena avverta qualche vaga minaccia” (Varra’).
Friz Melone ha un solo credo: cautelarsi.
Egli e’ incapace di comunicare. I suoi moti interni sono: avidita’, cupidigia e sadismo.
I suoi scopi: possedere denaro, corpi e potere. Non c’e’ altro.
Questi maiali soddisfano bisogni, non riescono ad avere desideri. La creatura desiderante e’ capace di cambiare, ma chi e’ spinto da bisogni e’ inchiodato ad essi, a un piano basso che lo tiene in modo coatto e lo rende ripetitivo e rigido. Non c’e’ redenzione per simili soggetti, si puo’ solo dir loro: “Ora vi lascio al vostro disgustoso esistere”.
Eppure questi personaggi abietti non sono figure tragiche, Altan registra le loro deformita’, deformita’ morali e dunque materiali, che li confondono con insetti striscianti, scarafaggi, blatte.. che vivono nel sudicio e sembrano nascere da loro.
In queste storie non ci sono dei ne’ eroi, ci sono solo vinti, vinti del Male o del Non Male, ma vinti. Anche se la simpatia di Altan va a tutti i diseredati, a tutte le creature del Non Potere.
Altan dunque non li biasima, il suo tono e’ la malinconia, la sua posizione il disincanto.

Ci sono frasi di Altan che hanno fatto il giro del mondo e che ognuno avrebbe voluto aver pensato in proprio. Se non altro per attribuirle al lubrico potente di turno:

-Mi piacerebbe sapere chi e’ il mandante di tutte le cazzate che faccio

Oppure:

-A volte mi vengono in mente idee che non condivido

Qui e’ troppa la tentazione di trovare un’attribuzione eccellente. Ci sono personaggi reali che se non ci fossero sembrerebbero inventati da Altan. Sono lo specchio reale della satira. Incarnazioni del Distorto e del Non Augurabile, e pertanto perenni. Come il Non Senso, la bieca improponibilita’ dal Male che in quanto tale e’ sempre presente.

Anche i Grandi della storia non fanno eccezione alla deriva dall’umano.

Devo passare alla storia – dice Colombo – senno’ s’invecchia aggratis

E Francesco:
Io diventero’ famoso, e mica solo in Umbria

“Il Cristoforo, di cui intere nazioni si litigano la paternita’, vomita ogni 10 minuti, suda, ha la forfora, ed e’ grasso come un maiale.” (Luca Raffaelli)

Eccoli gli eroi di Altan: tronfi, stolidi, ignoranti. Procedono per inerzia.
-Se il presente e’ una pena, il passato non era migliore. E questo dovrebbe toglierci velleita’ del futuro

La storia e’ un istante che si ripete per l’eternita’.
E gli umili restano umili, scegliendo il profilo basso, per mimetizzarsi in difesa.

-La merda dilaga, Cipputi
-Fa’ finta di niente. Senno’ dicono che l’hai fatta te, dati i tempi

-Qua si sfiora la triste e nera ala della disoccupazione, ahime’
-E’ cosi’ che gli piaciamo alla controparte: poeti e pieni di malinconia

-L’italiano e’ una caricatura di se stesso, ma non sono in molti ad accorgersene

L’uomo in bicicletta, quasi l’epitome del potere e della sopravvivenza:
-Se non pedalo cado. Ma se pedalo chissa’ in che postacci finisco

Qualcuno dice che Altan si ateo. In realta’ ha un personaggi fisso, Dio, che chiama Trino, che gli somiglia e non e’ molto chiaro chi sia Dio e chi Altan, tanto che i francesi hanno chiamato Altan “le petit Dieu” (Marcelo Ravoni).
Se Dio e’ sfumato, il Male invece e’ precisissimo.

-Lei e’ dalla parte del torto
-Ingenuo. E’ il torto che e’ dalla mia parte

Altan dice di se’: “Non ho certezze e non ho messaggi. So solo che non bisogna che la politica prenda il sopravvento.
Non tratto la politica come un tribunale, la guardo come un teatro.
Molto raramente mi occupo di uomini politici precisi. Mi interessa di piu’ il sistema grazia al quale i politici finiscono la’ dove sono.
Chi rifiuta la politica dicendo che si tratta di un mondo corrotto, mafioso, dimentica di dire che ha votato le persone che contesta. Questo paradosso e’ la cosa che mi interessa di piu’. Continuo a insistere sul fatto che nessuno e’ importante, che esiste un’alternativa a tutte le decisioni, che certe idee tendono piu’ di altre alla giustizia, all’eguaglianza, alla convivialita’.

Gorge Wolinsky ha scritto: “Altan ha un fascino e una grazia che a volte gli invidio. Non sogghigna e non sfotte mai. Non giudica. Mostra gli uomini. E fa loro dire cio’ che non osano neppure di pensare”.
E conclude: “Ogni nazione ha gli umoristi che si merita. Ci vuole un popolo molto intelligente e molto fine per generare un Altan. Altan non poteva essere che italiano”.
..
http://masadaweb.org

8 commenti »

  1. meraviglioso…

    Commento di MArco — agosto 28, 2009 @ 9:42 pm | Rispondi

  2. grazie!

    Commento di bernardo — agosto 31, 2009 @ 6:53 pm | Rispondi

  3. geniale altan, ottimamente curato l’articolo, grazie.

    Commento di paolo — settembre 9, 2009 @ 10:00 am | Rispondi

  4. Mariapia manda

    http://www.emsf.rai.it/articoli/articoli.asp?d=31
    Carlo Tullio-Altan

    Una religione civile per l’Italia d’oggi
    rilasciata il 22 Dicembre 1995 nella abitazione del docente a Milano

    D- Prof. Altan Lei si è dedicato, da più di vent’anni, ad una ricerca empirica e storica sul costume nazionale italiano. E proprio a questo scopo ha elaborato nuovi criteri interpretativi in tema di valori sociali. In questo quadro il Suo giudizio sulla coscienza civile degli Italiani è stato alquanto severo. Potrebbe darne le ragioni?

    R-Il mio giudizio negativo si fonda sopra una ricerca sulle vicende specifiche nel corso delle quali è maturata la coscienza civile degli italiani poste a confronto con quelle proprie di quei paesi dell’Europa nei quali si sono prodotti, all’origine, i valori della democrazia contemporanea.

    D-Potrebbe illustrarci allora le vicende che risultarono fondamentali nel momento storico in cui andava formandosi questa “diversità” del senso civico degli italiani?

    R-Per quanto riguarda il caso italiano bisogna tener conto in via pregiudiziale di alcuni elementi fra i quali: il carattere multietnico delle popolazioni che nel corso dei millenni hanno abitato la penisola e la sua collocazione geopolitica nel centro del Mediterraneo, per cui, nel Medioevo, l’Italia si trovò a costituire un ponte fra il Centro-Europa, abitato dai Franchi, e l’Oriente islamico.

    Quest’ultimo fatto rese possibile in Italia, dopo la caduta dell’Impero romano e la formazione della società feudale in Europa, uno straordinario sviluppo economico, derivato dal monopolio dei commerci fra il retroterra del continente e il vicino oriente islamico, sviluppo che precedette di oltre un secolo quello degli altri paesi europei.

    Questo precoce sviluppo rese possibile il recupero del patrimonio della cultura classica, grazie ai residui di “civilitas” che si erano mantenuti nella tradizione delle città italiane sopravvissute alla caduta dell’Impero, e il fiorire conseguente della civiltà comunale e dell’Umanesimo prima e del Rinascimento poi.

    L’insieme di tali eventi fece in quel tempo dell’Italia il paese protagonista della storia d’Europa. Ma a questo punto – per le ragioni storiche che ben si conoscono – il nostro paese fallì l’obiettivo di creare uno stato assoluto, mentre nei paesi del centro nord d’Europa questo processo si verificava, grazie soprattutto al patto che si stabilì a quel tempo fra le monarchie in ascesa e le borghesie cittadine interessate a garantire e a difendere i propri interessi dalle minacce delle superstiti signorie feudali.

    D-Un punto centrale, professor Carlo Tullio-Altan, che incise enormemente sulla formazione di uno spirito pubblico, più vivo e responsabile da parte degli italiani sin da allora. Ecco, professore, vediamo che conseguenze poi ha avuto, in che senso questa mancata svolta ha influito sulla storia italiana?

    R-Le conseguenze per l’Italia furono che, per questo motivo, da soggetto protagonista della storia europea essa si ridusse ad oggetto della storia determinata dalle nuove monarchie assolute degli stati unitari, e non ebbe modo di maturare al proprio interno in maniera autonoma ed autentica quel sistema di nuovi valori di cittadinanza che queste nazioni avevano prodotto come base della loro convivenza sociale e che ancora oggi rappresentano le forme più mature ed avanzate di vita delle nazioni.

    I valori di cittadinanza che caratterizzano le moderne democrazie riguardano tanto i doveri quanto i diritti dei cittadini: i doveri si riferiscono ai comportamenti dei cittadini nei confronti dei loro simili e dello Stato, che ne rendono possibile il razionale funzionamento a favore della comunità nazionale; e i diritti riguardano le libertà che debbono essere garantite dallo Stato ai cittadini nell’esercizio delle loro attività economiche e nella loro partecipazione alla vita sociale e alle decisioni politiche, nonché i diritti a godere dei servizi e dell’assistenza cui lo Stato è tenuto nei loro confronti.

    Solo su queste basi è possibile la formazione di una coscienza civile democratica matura che si possa definire una “religione civile”.

    D-A questo punto, vista la sua approfondita ricerca sulle componenti simboliche della identità etnica di una popolazione, vorrei chiederle che rapporto vi è tra la assenza di una effettiva religione civile degli italiani e il nostro modo di sentire l’identità nazionale.?

    R-L’identità nazionale di un popolo, oltre ad essere determinata dalle condizioni materiali della sua economia e dall’efficienza e giustizia del sistema di norme di convivenza e di istituzioni, è vissuta anche come un valore simbolico di aggregazione: come Patria.

    Il sentimento della identità nazionale, la Patria, di un popolo si fonda sopra la memoria storica del suo passato inteso come epos, sull’insieme delle norme di convivenza e delle istituzioni vissute come valori che diventino parte integrante della coscienza dei cittadini, il suo ethos, sulla lingua parlata in comune, il suo logos, sui vincoli della parentela e della stirpe, il suo genos, sulla terra natale, la madre-patria, il suo topos o il suo oikos, cui un popolo si sente affettivamente legato.

    Se noi teniamo presenti questi elementi per quanto riguarda il nostro paese, possiamo rilevare che non è possibile tener conto dei valori del nostro passato, se non in misura assai relativa, perché troppo lontani nel tempo dal nostro presente, ed anche perché noi dimostriamo, con i nostri concreti comportamenti, di provare uno scarso rispetto per il patrimonio artistico di cui siamo immeritatamente gli eredi. Per quanto riguarda l’amore per la nostra lingua comune si osserva che spesso la trascuriamo a favore dei nostri dialetti locali. Per quanto riguarda i rapporti sociali noi privilegiamo diffusamente i legami di famiglia, di parentela, di consorteria, a quelli che dovrebbero legarci alla comunità nazionale, e per finire, noi trascuriamo in modo deplorevole i valori naturali della terra in cui viviamo.

    Ma in un punto siamo particolarmente carenti: quello del nostro ethos, e cioè sul terreno dei valori morali e civili della convivenza e della corresponsabilità alle sorti comuni che dovrebbero unirci nella comunità nazionale. Il nostro maggior difetto, come coscienza nazionale democratica sta proprio qui e continua a pesare negativamente sulle sorti del Paese anche dopo la sua unificazione politica.

    D-Quindi noi siamo carenti nelle principali componenti simboliche che formano l’identità di un popolo. Lei pensa che da questo derivino tutta una serie di storture della nostra vita in comune ?

    R-Le conseguenze di questo difetto si sono espresse soprattutto sul piano della selezione in negativo del personale politico parlamentare da parte di una società civile che cerca troppo spesso negli eletti dei rappresentanti dei suoi privati interessi di parte, assai più che non di quelli della collettività e dello stato nazionali. Consorterie di interessi e clientele, da oltre cent’anni hanno prevalso così nel determinare la politica del paese.

    Questo ha fatto si che, nonostante l’attiva presenza, numericamente minoritaria, di movimenti e organizzazioni sociali e politiche ispirate ai principi della democrazia moderna, i Governi – per ottenere il consenso necessario a mantenersi al potere – facessero sistematicamente ricorso alle pratiche più spregiudicate di trasformismo, le quali contribuirono al degrado della coscienza civile assai più di quanto esse non giovassero al miglioramento delle condizioni generali della vita nazionale.

    Questi eccessi di malgoverno provocarono ciclicamente delle reazioni violente da parte di minoranze protestatarie ed eversive, che favorirono quelle reazioni autoritarie e liberticide che culminarono con l’instaurazione del regime fascista.

    Tali eccessi di malgoverno si sono riprodotti clamorosamente anche dopo la seconda guerra mondiale ed hanno prodotto il fenomeno di “Tangentopoli” nel quale si sono viste chiaramente le conseguenze di questo passato che non vuole passare.

    D-Professor Tullio-Altan, la Sua diagnosi è molto dura e molto severa, e attesta come la mancanza, l’assenza di senso dello Stato da parte degli Italiani in realtà ha delle motivazioni molto profonde e storicamente molto lontane. Ma, se questa diagnosi è esatta, quale può essere allora una terapia efficace, per uscire da questa situazione di crisi che, come abbiamo visto, ha le sue radici molto, molto lontane?

    R-Se così stanno le cose non è sperabile che le riforme dei meccanismi elettorali o delle istituzioni dello Stato possano da sole risolvere il problema nazionale, se non si affrontano anche e soprattutto i problemi della formazione civile delle nuove generazioni, che si approprino finalmente dei valori della democrazia per affermarli e realizzarli nella vita sociale e in quella politica.

    La scuola sotto questo profilo, non può non essere il luogo primario deputato a questa funzione essenziale ed è quindi ad essa che vanno rivolti oggi in Italia gli interventi di riforma più incisivi e gli attivi interventi ed iniziative dei cittadini più consapevoli del nostro paese per il bene comune.

    D-E come suggerirebbe di indirizzare una formazione che abbia come compito questo intento?

    R-Questa è una domanda tra le più difficili tra quelle che mi potrebbero proporre. Per rispondervi ricorrerò alla citazione, di un grande nostro concittadino, a Giacomo Leopardi: “Per risvegliarci come nazione, dobbiamo vergognarci del nostro stato presente. Rinnovellar tutto, autocriticarci. Ammemorare le nostre glorie passate è stimolo alla virtù, ma mentire e fingere le presenti, è conforto all’ignavia e argomento di rimanersi contenti in questa vilissima condizione.”. Quindi cosa ci suggerisce questo grande? In primo luogo di autocriticarci, e cioè di ripensare al nostro passato con occhio spregiudicato, guardarci attraverso una lente critica, che ci ponga di fronte alle nostre deficienze, e di conseguenza di avviare un’operazione pedagogica formativa, che non parta dall’esaltazione enfatica di un passato inventato, ma che ci ponga di fronte ai problemi reali del nostro presente, che sia ricca di informazione e che sia, pertanto, motivo per i giovani di porsi di fronte ai problemi come essi realmente si presentano e non come, in modo artefatto, ci vengono sovente presentati, per favorire gli interessi privati e particolari di coloro che ci governano.

    E questa scelta di indirizzo ha una rilevanza decisiva nel campo della scuola. Fra gli insegnanti infatti, ve ne sono molti che sentono questo bisogno e che si lamentano, nell’esercizio della loro attività, della carenza di strumenti didattici, e cioè di testi che possano favorire una simile presa di coscienza critica dei giovani, facendo loro vivere questi problemi, attraverso la spregiudicata considerazione della realtà, senza paraocchi e con coraggio.

    Commento di MasadaAdmin — settembre 24, 2009 @ 10:23 am | Rispondi

  5. ALTAN E’ UN GENIO ASSOLUTO !

    Commento di massimo — ottobre 9, 2009 @ 2:45 pm | Rispondi

  6. si! bello!

    Commento di roxana — novembre 13, 2009 @ 8:31 am | Rispondi

  7. Cara Viviana, sono d’accordo con te: Altan e’ un genio ! E’ il meglio dei fumettisti !
    Massimo

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 25, 2009 @ 6:50 am | Rispondi

  8. pimpa maestra unica!

    Commento di alessandra — gennaio 31, 2010 @ 6:01 pm | Rispondi


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