Nuovo Masada

luglio 30, 2009

MASADA n° 960. 30-7-2009. Il trionfo della morte

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(Il trionfo della morte .anonimo siciliano- Foto mandata da Mariapia)

Ma i soldi dove sono? – Derive nel Pdl – La questione meridionale – Giorgio Bocca – Razzismo e xenofobia – Le donne: la laurea, la morte

Mariapia manda
A volte succedono cose strane

A volte succedono cose strane
un incontro un sospiro un alito di vento
che suggerisce nuove avventure
a volte succedono cose strane
un incontro un sospiro un alito di vento
che suggerisce nuove avventure
della mente e del cuore.
il resto arriva da solo
nell’intimita’ dei misteri del mondo

Alda Merini

Ma i soldi dove sono?
Viviana Vivarelli

L’8 aprile 2009 il Parlamento berlusconiano ha dato il via libera all’acquisto di 131 caccia bombardieri F-35 che ci costeranno ben 15 miliardi di euro. Il beneficiario e’ il governo americano e questa spesa assurda e’ un favore che B fa a Obama per averne l’appoggio. Da notare la fretta per acquistare aerei per bombe atomiche messi in vendita prim’ancora che i test di volo fossero pronti, tanto che la Corte dei Conti americana ha espresso pesanti perplessita’, mentre la nostra non puo’ dire nulla perche’ con un blitz della maggioranza B le ha tolto il suo potere fondamentale che e’ di valutare se le spese previste dal Governo sono sostenibili e se le leggi hanno copertura finanziaria.
Dunque siamo nelle mani di un Governo che si e’ dato il potere di fare ogni sorta di legge e di spesa a totale arbitrio, quasi sempre imponendo decreti omnibus alla fiducia (ne ha fatti ben 23 in 15 mesi!), e che sta delegittimando via tutti gli organi di controllo previsti dalla Costituzione, nella totale abulia del paese.
Ora il Parlamento deve deliberare sul rifinanziamento delle missioni all’estero e i nodi vengono al pettine, non solo in Afghanistan dove abbiamo 3000 soldati (e ci spendiamo 1 miliardo di euro l’anno) ma anche in Libano (altri 3000 soldati che sembra prendano ognuno 10.000 euro al mese) e in Kossovo (altri 2.300 soldati), e appunto su questi fronti si e’ alzata la voce critica di Bossi che finge di volere il ritiro delle nostre truppe, vista l’inutilita’ della loro permanenza, il loro rischio permanente e il costo di questo inutile impegno, finge perche’ poi in pratica vota di tutto come sempre in cambio di minutaglie.
Su eventuali restrizioni di spese belliche il no del Pdl e’ unanime e si associano persino il vacuo Franceschini e parte del Pd, dimenticando che La Russa ha trasformato la nostra fasulla “missione di pace” in decisa offensiva bellica, ed e’ abbastanza assurdo dire che i nostri “hanno subito un attacco dai terroristi” quando sono invasori in terra straniera, contro l’art. 1 della Costituzione e contro il dichiarato intento di Obama di chiudere questo fronte fallimentare.
L’articolo 1 della Costituzione che vieta all’Italia azioni belliche offensive fu fatto a pezzi da D’Alema quando, a capo di un Governo mai eletto, decise di attaccare il Kossovo e da allora la posizione sulla guerra del Pd e’ stata sempre in contrasto con la Costituzione e adesso il Pd non puo’ rinnegarla.
Prodi decise l’enorme spesa in armi di 23 miliardi. Questa spesa ha sempre favorito sia il Governo americano che la Finmeccanica, industria che solitamente si accresce meccanizzandosi ulteriormente e dunque licenziando personale, ma in cui, per una legge davvero assurda, il Ministro del Tesoro e’ socio di maggioranza e possiede un terzo delle azioni, configurando un chiaro conflitto di interessi, perche’, se il Ministro del Tesoro e’ azionista in armi, sara’ sollecitato piu’ a fare guerre che a negoziare paci.
Noi spendiamo ogni anno 40,6 miliardi di dollari in armi, siamo l’8° paese del mondo in spese belliche, 689 dollari per ogni italiano, superiamo persino la Germania (568 dollari), la Russia (413) e il Giappone (361). Spendiamo in armi 40.6 miliardi di dollari contro i 30 miliardi della gigantesca India o i 38 della ricchissima Arabia saudita!
Ma il problema e’ che noi possiamo essere anche uno dei primi paesi del mondo impegnati in guerre e La Russa puo’ fare il vanesio di fronte a Obama ma i soldi mancano e le casse dello Stato sono vuote.
B si e’ mangiato anche l’avanzo primario, il saldo strategico che costituisce il fattore principale di contenimento del debito pubblico, il famoso tesoretto che Prodi aveva realizzato in soli due anni riducendo le spese, che nel 2006 era dello 0,6% e nel 2007 del 3,5% del Pil.
Col primo Governo (20 mesi) Prodi lascio’ un avanzo primario di 56 miliardi, col 2° (11 mesi) aveva recuperato 40 miliardi e si avviava verso l’azzeramento del debito che prevedeva verso il 2010, ma ogni volta Prodi e’ stato stroncato dai suoi stessi alleati e dopo di lui la finanza allegra e creativa di Tremonti ha ripreso a correre la cavallina, cosi’ che oggi dopo solo 15 mesi di Governo B il debito pubblico e’ salito gia’ dai 1472 miliardi di euro di fine 2007 ai 1.752 miliardi attuali, mentre sono calate del 5,3% le entrate fiscali. Non solo non e’ stato realizzato nessun avanzo primario ma la politica sciagurata di Tremonti ha fatto aumentare in un anno il deficit e non si puo’ dare la colpa solo alla crisi, il merito e’ del lassismo fiscale di B.
Del resto e’ stato proprio il suo atteggiamento licenzioso sulle tasse che gli ha fatto vincere le elezioni, dopo di che nel paese c’e’ stata una vera corsa all’evasione, evento suicida per qualsiasi Governo perche’ porta un paese alla paralisi, ma evidentemente a B interessa molto di piu’ reggere al potere qualche anno in piu’ che evitare che lo Stato vada in malora, e troppi italiani sono cosi’ egoisti e ciechi da credere piu’ importante il proprio vantaggio personale che il futuro dell’Italia. Sono come gli occupanti di una barca che trovano piacere dalla singola falla, senza pensare che con troppe falle alla fine la barca affondera’ tirandoli giu’ tutti.
Se al lassismo fiscale ci aggiungiamo la corruzione dei governanti e della pubblica amministrazione a cui ogni partito ha contribuito a piene mani e l’indebolimento progressivo degli organi di controllo e della magistratura possiamo a mala pena farci un’idea del disastro dominante.
In questo paese c’e’ stata da parte dei partiti, e non solo da parte del Pdl, una vera corsa alla barbarie civica in cui ognuno si e’ comportato come un bambino egoista e viziato, dominato solo degli istinti di razzia e accaparramento e vaffanculo il resto. Cosi’ siamo arrivati ad essere il paese che ha il debito pubblico piu’ alto del mondo mentre i suoi cittadini se ne fregano se i conti pubblici vanno in malora e credono alle fandonie di un clown col beneplacito di una Chiesa cosi’ ottusa a svendere la primogenitura per un piatto di lenticchie.
Ovviamente Tremonti si e’ affrettato ogni volta a negare l’avanzo di bilancio e ora e’ arrivato a negare, insieme a B, addirittura gli indicatori economici internazionali e quelli di Bankitalia o Istat. Su tutto e’ stato steso un velo di illusione. Viviamo nel velo di Maia e scambiamo ormai per Vangelo la verita’ dei tg, che ci dicono che la nave va mentre affonda e ci cantano le canzoni di Apicella e i record del Cavaliere mentre la crisi (negata) ci attanaglia.
Dunque grazie a questi cantori del falso siamo in rosso profondo e il deficit corre, mentre ci parlano di orge e veline e il premier fa i suoi show ridicoli, acclamato dagli sciocchi e dai falsi furbi, cloni, Confindustria e mafia in testa.
A nulla e’ servito che entrambi i governi di Prodi realizzassero un’inversione di tendenza del debito e un inizio di risanamento del bilancio, hanno brillato molto di piu’ le promesse di B di ridurre le tasse (che invece sono aumentate) o di togliere il bollo (che non e’ stato mai tolto) o di ridurre l’ICI (ma a spese dei fondi del Sud), mentre si regalava a piene mani alla criminalita’ organizzata e si svendeva il paese a forze regressive o corrotte.
Oggi la politica scellerata del Governo fa calare il gettito fiscale con premi all’evasione e depenalizzazione ai reati finanziari, mentre i capitali neri o sporchi sono favoriti da un condono fiscale che permette il rientro senza pagar tasse o pegno e col ridicolissimo versamento “anonimo” dell’1%.
E’ chiaro che di questo passo, aumentando le spese e diminuendo le entrate, lo Stato e’ avviato alla bancarotta fraudolenta, con la maggioranza degli italiani che non capisce nemmeno quel che accade per ignoranza finanziaria e inganno doloso dei media distorti e comprati.
Nel contempo aumentano le spese del carrozzone pubblico, non si applica nessuna restrizione economica, ne’ alla zavorra di Province o enti, ne’ agli stipendi di alti magistrati e parlamentari, ne’ alle consulenze fasulle che si mangiano ormai cifre esorbitanti, ne’ alla paralizzata PA (15 mesi di Calderoli, Ministro per la semplificazione normativa non hanno prodotto alcuno snellimento burocratico), ne’ alle spese folli delle Regioni a Statuto Speciale, come la Sicilia che si danno stipendi favolosi, col silenzio assenso della Lega che per motivi elettorali si e’ guardata bene dal regolarle, o l’Alto Adige e la Val d’Aosta, dal largo e costoso benessere, mentre in Sardegna Soru viene estromesso per i suoi vincoli ambientali e i sardi mostrano di preferirgli il figlio del commercialista di B che promette lottizzazione selvagge e si portano avanti coi roghi, provando come la vocazione dell’isola stia nel suicidio ambientale e nel parassitismo vocazionale.
Ma le spese dello Stato non cercano economie soprattutto sull’inutile fronte bellico dove sempre piu’ ci si chiede cosa ci stiamo a fare e che si mangia fiori di miliardi soprattutto ora con le spese incaute volute da La Russa.
Mentre questo bailamme da terzo mondo aumenta, saltano agli occhi come cocenti insulti la chiusura dell’inchiesta di De Magistris sui 20 miliardi rubati dai fondi europei in Calabria, i 98 miliardi imboscati al Fisco dai gestori delle lotterie e condonati e le leggi e leggine infiltrate negli smisurati decreti omnibus di B per depenalizzare i ladri di Stato e salvaguardare i patrimoni illeciti a spese delle casse pubbliche.
Ci aggiungiamo il buco nero di Catania (la sciagurata amministrazione di Scapagnini, medico prediletto di B ha lasciato un debito di 900 milioni) e adesso la conversioni della missione di pace afgana in missione di guerra. Non stiamo nemmeno a parlare del ponte di Messina o delle 5 centrali nucleari o della ricostruzione dell’Aquila che appartengono alle illusioni di ordine superiore.
In questo contesto di malgoverno arrivano su un premier ammaccato dai recenti scandali sessuali due problemi: Raffaele Lombardo (Movimento autonomista siciliano) prima scioglie la giunta, poi minaccia di smarcarsi dal Governo. Ha solo 8 deputati ma e’ un segno che si aggiunge all’astensione siciliana alle europee. Micciche’, sottosegretario alla presidenza con delega sul Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), minaccia di fondare con Lombardo il Partito del Sud. La Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, chiede cambiamenti al decreto fiscale in materia di deleghe ambientali sulle centrali energetiche e si avvicina a Micciche’.
Dietro questa deriva: il taglio deciso da Tremonti dei fondi FAS.
Tremonti ha saccheggiato i fondi regionali, tagliando in 6 mesi 13 miliardi alle Regioni e per ogni spesa straordinaria ha fatto ricorso al Fas, Fondo per le aree sottoutilizzate, mandando a carte 48 o rischio le politiche del Mezzogiorno e usando i Fas stessi per la spesa corrente.
Le Regioni, soprattutto quelle del Sud (a cui spetta l´85% del Fas) sono gia’ sul piede di guerra. I tagli al Fas sono stati operati senza alcun consulto con le Regioni. In Sicilia questi tagli danneggiano il gioco delle clientele su cui si fonda il consenso. Per la faccia essi riguarderebbero strade, infrastrutture, rifiuti, scuole, asili nido, assistenza domiciliare agli anziani. Nella sostanza pagano la fitta rete di cliente economiche che costituisce lo zoccolo duro del voto a B.
Ma Tremonti ha derubato i Fas di 11 miliardi pagandoci di tutto, anche le multe per le quote latte degli inadempienti produttori del nord, come la recente manovra triennale (7,7 miliardi), i rifiuti in Campania e in altre citta’ (700 milioni), il regalo dell’ICI (2 miliardi), il deficit di Roma (500 milioni), quello di Catania (140 milioni)…
E questo alla Sicilia non sta bene.
Consideriamo anche che, sulla promessa di quei fondi, ci sono amministrazioni che hanno gia’ iniziato lavori che non potranno ne’ finire ne’ pagare.
B e’ dunque tra due fuochi, il separatismo di Lombardo al Sud, il secessionismo di Bossi al Nord. Quest’ultimo pero’ e’ come un fuoco di paglia sempre agitato e subito spento, che da’ bagliori che si soddisfano facilmente. Bastano due ronde e una classe differenziale per i figli dei migranti e la Lega e’ a posto.
Oggi Bossi finge di protestare per le missioni militari e chiede il ritiro delle forze italiane dal fronte afgano ma sono chiacchiere. Dovremmo chiedergli dove era la Lega ogni volta che il rifinanziamento alla guerra passava anche con i suoi voti o quando La Russa ha deciso l’acquisto dei 131 cacciabombardieri o quando B ha tolto alla Corte dei Conti il diritto di sindacare le spese del Governo.
Ma in fondo la moneta per pagare la Lega costa poco: una nuova concessione che soddisfi la sua xenofobia e la sua barbarie. Se mettessimo su una colonna le concessioni fatte all’odio della Lega contro gli stranieri e dall’altra il potere smisurato che la Lega ha dato a B con i suoi voti, resteremo sbalorditi dalla stoltezza del patto, la Lega ci ha perso come una idiota, ma questo i poveri leghisti non lo sanno.
E dobbiamo sentire anche uno come Cota dire parole in libertà contro il Pd sull’immondo pacchetto anti-crisi, e che “l’opposizione vota pregiudizialmente senza entrare nel merito”, quando con i voti della Lega e’ passato il 3° delinquenzialeo regalo ai capitali neri di mafia, narcotraffico e grandi evasori.
Eppure anche Cota dovrebbe sapere benissimo che il pacchetto anticrisi, oltre ad essere un regalo alla mafia, alla camorra e alla criminialita’ finanziaria, svuotera’ ancora di piu’ le casse dello Stato.
E questo quando solo dalle casse dei Comuni mancano 35 miliardi e non si vedono da nessuna parte i fondi per le mega-opere che B promette. Chi e’ dunque che vota pregiudizialmente senza nemmeno valutare la sostanza di cio’ che vota?
Ora B promette il ripristino dei fondi Fas ma la coperta e’ corta e il grande ingannatore ha un bel correre di qua e di la’ per presenziare a colpi di sorrisi e declamare record che nessuno vede.
I politici hanno saccheggiato i Fondi Europei e ora il Pdl saccheggia i fondi Fas nella rivolta delle Regioni.
Ma siccome i soldi sono l’unico collante che tiene insieme questa compagine dispersa, le crepe nel Pdl aumentano.
Il fatto e’ che sul piano delle spese chi fa tutto e’ Tremonti e per il leghista Tremonti il Sud si puo’ tranquillamente affossare per il bene della Padania. B corre qua e la’ come un guitto in disuso che deve rispolverare la sua popolarita’ e mentre la vecchia starlette si da’ da fare con barzellette e denti in fuori, Tremonti e Bossi mandano a picco il paese.
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A sud di Lombardo
Nicolai Chiazza

Il Governo-Titanic di B sta generando un parapiglia generale tra le varie cricche e interessi che lo compongono. Oltre agli attacchi delle alte sfere del capitalismo internazionale per mezzo della stampa principalmente inglese e per quella italiana di Repubblica, la stessa componente del governo legata alla mafia sta cercando una soluzione per non essere trascinata nell’affondamento totale. In questo quadro la presa di posizione del presidente della Sicilia Lombardo, di Cicchitto e degli altri ha proprio a che vedere con la ricerca di una via d’uscita prima che la situazione sfugga al controllo. Lombardo ha gia’ in passato cercato di fare presa sulla coscienza anticoloniale del popolo siciliano, come quando approvo’ la eliminazione dalla toponomastica di una citta’ del Catenese del nome di Garibaldi. Ma sopratutto sta cercando di coprire uno spazio lasciato scoperto da tutte le forze politiche. Negli ultimi anni ci sono stati molti studi, ricerche di storici che hanno documentato il processo di colonizzazione del Meridione d’Italia da parte dei Savoia prima e da Mussolini poi. Il dopoguerra ha completato questo processo di colonizzazione aggiungendo allo spoglio diretto delle ricchezze e dei lavoratori di tutti i livelli, la propaganda generalizzata del disprezzo verso la cultura, la lingua e di tutto ció che riguarda la popolazione del Sud. Surrettiziamente la cultura ufficiale ha modificato un poco alla volta la storia dell’Italia. Un esempio per tutti. Circa nove anni fa il comune di Torino organizzo’ una grande mostra sul barocco, che si tenne nella palazzina di Stupinigi. Erano rappresentati modelli di costruzione barocca di tutta l’Europa, solo che la mostra si fermava a Roma, ignorando il piu’ famoso barocco di Napoli, della Sicilia, e soprattutto di Noto, meraviglia dell’universo.
Nel dopoguerra il Pci, rappresentando una prospettiva sociale di classe, aveva potuto mantenere una certa coesione nazionale. Ma il Pci operava soprattutto una coesione all’interno dei lavoratori che ancora sentivano di appartenere piu’ a una classe che a una regione o nazione. Con l’abdicazione del Pci le forze lavoratrici si sono disperse. Mentre nel Nord la Lega e’ riuscita a dare una forma di aggregazione alla popolazione, nel Sud ha avuto luogo la dispersione. Processo che pero’ non porta alla passivita’, ma allo scoppio di situazioni insurrezionali per qualunque motivo occasionale, come la rivolta allo stadio di Catania nel 2007. La chiusura delle fabbriche con la crescente disoccupazione anche per il ritorno di emigrati, l’aumento generale della poverta’, puo’ portare a situazioni incontrollabili da parte del Governo nazionale, nonostante i militari dell’esercito spediti in quelle regioni. La mafia puo’ sola garantire il controllo militare del territorio, insieme alla camorra. Del resto non sarebbe una novita’ perche’ prima i piemontesi poi gli Alleati, poi Andreotti hanno fatto uso dei servizi della mafia e della camorra. La specificita’ del momento e’ che per mezzo dei politici la mafia vuole prendere parte attivamente e direttamente al processo politico. Del resto in Honduras e’ successo proprio che la mafia ha partecipato attivamente alla destituzione del presidente Zelaya e al colpo di stato. In effetti Zelaya aveva in programma la legalizzazione della droga: unico rimedio per debellare i narcos. Cosí che questi per difendere l’illegalita’ della droga hanno promosso insieme agli oligarchi e ai militari il colpo di stato.
Nel SudItalia con l’alleanza tra mafia e camorra potrebbe succedere addirittura che si arriverebbe alla formazione del Regno delle Due Mafie.
Cosi’ come sta l’Italia e’ destinata a soccombere e diventare terreno di affari e di scontri tra i rapaci, criminali, capitalisti, castisti. Il passato le corre continuamente dietro e la fa inciampare. Tanto vale fermarsi, prendere posizione e affrontare il passato per quello che e’ stato. Per poi provare a costituire una entita’ che si chiami Italia. In nessun altro paese del mondo i cittadini disprezzano quelli di un’altra citta’ come in Italia. Provate a parlar male degli andalusi con uno spagnolo, o dei corsi con un francese. Fanno quadrato per difendere i loro concittadini. Questo non succede con gli italiani. C’e’ una ragione? La storia (non quella ufficiale) insegna qualcosa?
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Quale democrazia?
Paolo De Gregorio

Tra le grandi assenti in materia di regole democratiche, oltre la “porcata elettorale”, vi e’ la latitanza di una istituzione dello Stato, con carattere assolutamente indipendente, che potrebbe essere la Corte dei Conti o il ragioniere generale dello Stato, che offra al Parlamento, in tempo reale ed in chiaro, le cifre che riguardano la situazione economica e finanziaria, le spese dei vari ministeri, la reale entita’ pagata da ogni regione e da ogni categoria di contribuenti, la situazione degli enti previdenziali, ecc. ecc. Il teatrino della politica, infatti, offre ai cittadini, in una materia fondamentale di valutazione dell’operato di un governo, come i conti pubblici, delle cifre inventate in cui una parte politica uscente sostiene di aver risanato i conti e l’altra entrante si dispera per aver trovato un disastro. E’ del tutto evidente che al cittadino elettore viene sottratto un elemento essenziale di valutazione e la vittoria politica arride non ai virtuosi (improbabili), ma a chi ha piu’ voce per contare balle. Eppure sarebbe molto semplice e poco costoso avere un sito Internet, a disposizione di chiunque, aggiornato su dati ufficiali, che fotografi la situazione della spesa pubblica, il dettaglio delle spese militari (io pretendo di sapere fino all’ultimo euro quanto ci costa la guerra all’Afghanistan). Vi sono cittadini come il giornalista di economia Massimo Riva, che denuncia silenzi sul superdebito pubblico balzato avanti nell’ultimo anno di 104 miliardi di euro, e Tremonti si puo’ permettere di essere vago e parlare di una sciagurata eredita’ lasciata dal governo precedente, mentre una presenza istituzionale indipendente, di indiscussa autorita’ e capacita’, conti alla mano, dovrebbe offrire ai cittadini dati indiscutibili. Se un giornalista specializzato in economia non riesce ad offrire ai suoi lettori una valutazione sulla situazione economica per mancanza di dati o furberie contabili, ebbene non vi e’ democrazia perche’ i cittadini non possono valutare chi li governa, con dati chiari e ufficiali, certificati dalla Corte dei Conti, il cui principale dovere d’istituto dovrebbe essere quello di rispondere in tempo reale ai quesiti dei cittadini in materia di pubblico denaro. Soltanto un ente terzo preposto all’informazione sullo stato della economia e dei conti, puo’ avere l’autorita’ di pretendere dai governanti, dai ministeri, dagli Enti, le cifre vere e attuali ed offrirle al dibattito politico. Oggi nella informazione economica avviene cio’ che accade quando vengono fatte manifestazioni di massa, dove la questura parla di duecentomila persone e gli organizzatori di due milioni. Se invece si volesse sapere la verita’, sarebbe facilissimo. Basterebbe dividere una fotografia dall’alto della manifestazione in tanti piccoli quadratini, ingrandire, contare le persone di un quadratino e fare una semplice moltiplicazione. Con dati seri e accertati molti bluff dei politicanti sarebbero smascherati e mano mano la politica potrebbe diventare una cosa piu’ credibile. In questi giorni io chiederei alla magistratura dei conti di offrirmi un dato. Quanto spende la Protezione civile in materia di PREVENZIONE degli incendi, e vorrei comparare questo dato con quanto spende per il loro spegnimento con la flotta aerea, gli elitanker, gli effettivi sul campo e i “volontari”. Sono sicuro che per la prevenzione non si fa quasi nulla, come nella Sanita’, mentre le giornate scelte dagli incendiari sono veramente poche, dieci al massimo quando c’e’ molto vento in luglio e agosto, e, se in questi giorni si pattugliassero i territori a rischio, massicciamente, con pene severissime per gli incendiari, il grande businnes dell’antincendio si sgonfierebbe a favore di una presenza capillare sul territorio, esercito compreso. Ma la democrazia e’ una cosa seria! In Italia la dobbiamo ancora inventare.
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Mariapia
Ciao Vi,
t’invio un articolo di Giorgio Ruffolo sulla questione meridionale.
Io proprio non credevo che avrei visto cadere tanti paesi del comunismo reale che mi davano un dolore insopportabile; Quando e’ accaduto ho ringraziato l’universo per questa mia speranza diventata realta’, e ora mi rimane questa Italia del Sud che mina il paese. Spero di farcela a vedere il cambiamento, ma anche se non lo vedro’ il fatto si sta avvicinando.
mp

Il nuovo partito del Sud e l’antica questione meridionale
Giorgio Ruffolo

«L’Italia sara’ quel che il Mezzogiorno sara’». Questa profezia mazziniana rischia di avverarsi nel senso peggiore. L’ultimo rapporto Svimez da’ l’allarme: non solo non si e’ ridotto il divario tra Nord e Sud, ma e’ apparso quello tra l’Italia nel suo insieme e gli altri grandi paesi europei.

Il peggio e’ che, mentre non e’ diminuito il divario, si e’ ridotta, fin quasi a scomparire, l’attenzione politica verso la questione meridionale. Essa era stata individuata, non come un problema territoriale, ma come la questione critica dell’unita’ nazionale. Oggi e’ praticamene uscita dall’agenda politica e sostituita da una questione settentrionale che punta piuttosto alle divergenze che all’unita’.
Il dualismo italiano era stato denunciato dai grandi meridionalisti come il piu’ grave fallimento dell’impresa risorgimentale. L’annessione del Mezzogiorno al resto del paese si era verificata non come liberazione ma come occupazione. Non come rivoluzione nazionale e sociale, ma come conquista regia. E cio’ era apparso in tutta la sua tragica evidenza durante quella che fu definita guerra del brigantaggio e che fu in effetti una guerra di repressione vinta dalla monarchia contro il Mezzogiorno e soprattutto contro il suo mondo contadino.
Alla fine dell’ultima guerra la Repubblica aveva finalmente adottato una grande politica meridionalistica, impostata tutta su un intervento economico straordinario e mirante alla riduzione del divario attraverso la costruzione nel Sud delle infrastrutture necessarie allo sviluppo e alla promozione di investimenti industriali, privati e pubblici. La prima parte del programma fu un grande successo: la Cassa del Mezzogiorno realizzo’ imponenti programmi di bonifica, di irrigazione, di articolazione di una vasta rete di trasporti e di comunicazioni. La seconda e’ stata sostanzialmente un fallimento.
La ragione essenziale – lo dico in modo consapevolmente provocatorio – sta nell’affidamento della gestione delle ingenti risorse destinate a questo scopo a una classe politica regionale complessivamente incapace: clientelare, incompetente e peggio. Dico complessivamente perche’, come afferma Luciano Cafagna, accanto a grands commis moderni e moralmente adamantini, si contano «baroni ladri, banditi di passo e pirati della Malesia». Di qui «le oscure commistioni fra politica, clientelismo, affarismo, criminalita’ mafiosa cui, involontariamente ma spaziosamente, si apriva un eccezionale varco tecnico, allargatosi con gli anni via via che la democrazia si faceva partitocrazia e l’amministrazione diventava un giro d’affari». Di qui i due grandi problemi attuali del Mezzogiorno: la rivolta del Nord contro i trasferimenti al Sud e la deriva criminale mafiosa del Sud. Quanto alla prima, cito ancora Cafagna: «Non si puo’ accettare che il foraggio destinato all’allevamento di cavalli di razza venga versato direttamente, invece, a ratti, zoccole e pantegane che si mangeranno poi anche i cavalli». Quanto alla seconda, la degradazione dell’amministrazione pubblica consegna vaste parti del territorio all’amministrazione privata criminale delle mafie. Questo e’ il tremendo rischio che il Mezzogiorno sta correndo.
Dunque, il problema del divario non dipende dall’insufficienza delle risorse trasferite al Mezzogiorno, ma dall’inefficienza (9 miliardi di euro destinati al Sud sono stati trasferiti dai fondi europei ad altre destinazioni per incapacita’ di utilizzazione) e dalla corruttela (vedi il crescente numero delle amministrazioni locali “sospese”).
La “regionalizzazione” del Mezzogiorno non ha democratizzato la gestione delle risorse affidate alla classe politica. Diversamente dal Nord, le regioni meridionali non possono contare su salde tradizioni storiche di autonomia che costituiscano la base della loro educazione politica; mentre ha fatto perdere il senso unitario del problema.
La proposta che oggi si affaccia, di un partito del Sud, avrebbe, se emendata da disegni opportunistici, un suo comprensibile fondamento politico nella necessita’ di riproporre la questione meridionale come grande problema nazionale, elevandone il livello: di formare una vera e nuova classe dirigente meridionale affrancata dai condizionamenti clientelari locali e capace di esprimere la domanda politica del Mezzogiorno.
Non si tratta pero’ soltanto di un “partito” del Sud. Si tratta di riprendere l’antica battaglia dei meridionalisti federalisti, come Guido Dorso e Gaetano Salvemini, per un governo autonomo del Mezzogiorno nell’ambito di un regime nazionale autenticamente federalista: che intenda cioe’ il federalismo come grande patto nazionale unitario e non come redistribuzione del carico fiscale.
Compito fondamentale di quel Governo dovrebbe essere di concentrare i mille rivoli nei quali si disperdono i trasferimenti al Sud in un solo grande piano di risanamento urbano: il solo strumento capace di riconquistare alla vita civile e democratica i territori caduti sotto il controllo delle mafie
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I dubbi di Giorgio Bocca
Paolo De Gregorio

“Tutta colpa del capitalismo?” Come al solito Giorgio Bocca, come tutti gli agiati intellettuali, esercita l’antico mestiere di cacadubbi e, pur riconoscendo “le bieche trame del capitale”, conclude che vi e’ anche “un piacere di servire, applaudire il tiranno, la voglia irresistibile di rubare, le regole della mafia, il mignottificio trionfante, da parte di classi subalterne che potrebbero anche agire diversamente”.
Non sono bastati quasi due secoli da quando fu inappellabilmente dimostrato che “le idee dominanti sono quelle della classe dominante” e che, in assenza di una reale prospettiva di alternativa al potere capitalistico (ossia la sua distruzione), e di un partito identitario che guidi le masse, le idee e i comportamenti che circolano sono fabbricati e diffusi dal potere capitalista, come ampiamente dimostrato dal fenomeno Berlusconi e da 25 anni di monopolio mediatico privato.
Se la prospettiva politica e sociale e’ quella di rimanere servi, perche’ stupirsi di questa identificazione con i propri padroni? Nella demokrazia attuale l’unica strada da scegliere e’ quella di farsi servi o farsi lupi, l’unica religione rispettata e’ il denaro e il potere, l’etica non esiste nemmeno nella Chiesa, e Giorgio Bocca si stupisce della decadenza morale dei poveracci!
La risposta chiara e’ SI’, e’ tutta colpa del capitalismo, e degli intellettuali come lui che ne fanno parte, che si sono infiltrati nei partiti di sinistra, ne hanno preso la direzione e hanno portato volutamente le classi subalterne a reiterate sconfitte, fino alla attuale situazione di tragica assenza di una opposizione antagonista.
Giorgio Bocca, negli anni 70 stava comodamente seduto alla scrivania del “Giorno”, il giornale dell’ENI, e parlava delle magnifiche prospettive della evoluzione della democrazia, mentre dava addosso ai gruppi comunisti extraparlamentari che denunciavano cio’ che sarebbe accaduto, ossia l’imborghesimento del PCI e la reazione padronale e confindustriale dopo le conquiste del 68. Negli anni successivi e’ stato presente in televisione, alla RAI e in quelle di Berlusconi, ha trovato case editrici che gli hanno pubblicato libri, e’ uno che ha avuto la possibilita’ di comunicare, ma e’ evidente che quello che comunicava faceva il gioco dei suoi editori.
Se dici qualcosa di vero e di serio in Italia, sparisci da qualunque mezzo di comunicazione di massa, pure se dici che in piazza San Pietro ci sono 4 gatti.
Un luminoso esempio di un altro intellettuale che ha consacrato la sua vita a demolire la natura classista e comunista del PCI e’ Giorgio Napoletano, che poi e’ stato premiato per questo suo ruolo dalla Casta politica ed istituzionale, con fiducia ben riposta, visto che ha firmato la promulgazione del “Lodo Alfano”.
Nella “sinistra” italiana c’era e c’e’ questa gente. Nel PD di oggi il ruolo di disgregatore di quel po’ che resta e’ affidato allo squallido Rutelli, che fissa paletti sempre piu’ alti del suo integralismo cattolico per far apparire questo partito spaccato, inaffidabile, senza strategia, ingestibile, aiutato dal magnifico Veltroni che diffonde la lieta novella che il delinquente Craxi e’ stato il piu’ grande innovatore e modernizzatore politico. Sapendo che fu il governo Craxi a consegnare a Berlusconi il monopolio televisivo, e, visti i risultati di questa operazione, la sortita di Veltroni ci sembra illuminante sul coma irreversibile del PD.
Questa gente, questa Casta politica ed intellettuale, non puo’ piu’ invocare il “voto utile”. Essa ha consegnato l’Italia ad una destra costituita da poteri forti, piduisti, Confindustria, editoria, professionisti, commercianti, preti, banchieri, speculatori, evasori fiscali, che non molleranno mai l’osso anche senza Berlusconi.
Caro Bocca, non e’ mai troppo tardi per ravvedersi, la piu’ grande emergenza in Italia e’ la mancanza di opposizione, e forse sarebbe il caso di parlare sul come costruirla.
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Sul razzismo diffuso e di governo
Enrico Peyretti

Per dovere personale di coscienza .. diffondo, tra tanti testi esemplari, due articoli: uno di Livio Pepino, magistrato e studioso autorevole, l’altro di Toni Ferigo, sindacalista esperto di immigrazione.
Sono stati scritti entrambi prima della promulgazione, da parte del Presidente Napolitano, con grave eccezionale riserva costituzionale, della legge detta “pacchetto sicurezza”. Ma sono documenti che denunciano con chiarezza gli sciagurati effetti giuridici del razzismo che infetta lo strato piu’ corrotto e involgarito del nostro popolo, attivamente ubriacato di ignoranza e di egoismo; razzismo che viene esibito e praticato da vari elementi del governo in carica, e passivamente seguito da altri. Anche se quelli della citata legge fossero provvedimenti inefficaci e soltanto demagogici, sarebbero incivili e detestabili.
Leggi che rendono inferiori alcune persone sono leggi contro tutta l’umanita’.
Questo governo degrada l’Italia, raccoglie i frutti dell’attiva corruzione popolare compiuta con i media bassamente commerciali e corrivi, e svende ogni valore civile e umano in cambio di potere privato. Grande e’ la responsabilita’ delle forze morali, in primo luogo la chiesa cattolica, per avere spesso trescato con questa invasione mercantile della politica.
Oggi la sinistra e’ di fatto extra-parlamentare, e la maggioranza di governo e’ extra-costituzionale.
Infatti, il costituzionalismo e’, nella sua essenza, limitazione e bilanciamento dei poteri, nessuno dei quali puo’ essere illimitato, accumulato, predominate, a servizio di se stesso, elusivo delle regole, contrario agli universali diritti umani.
Per questi motivi, da tempo abbiamo indicato la illegittimita’ costituzionale del berlusconismo, se la Costituzione non e’ solo uno strumento formale manipolabile, ma una linea storicamente obbligatoria di civilta’ politica. Da Tocqueville a Rosmini, alle piu’ alte voci contemporanee, e’ stato segnalato che non c’e’ solo il dispotismo dei tiranni, ma anche la dittatura delle maggioranze, possibile anche in parlamenti eletti democraticamente, dispotismo rivestito di apparente legalita’.
E’ necessario che ogni cittadino di coscienza e intelligenza, e ogni luogo di riflessione e mezzo di comunicazione, insorgano moralmente e politicamente per salvare e affermare la civilta’ costituzionale.
Occorre in Italia una resistenza costituzionale; occorre la disobbedienza civile alle leggi razziali, disobbedienza personale e organizzata, con la forza della nonviolenza; occorre l’opposizione politica consapevole e unitaria di una “coalizione costituzionale”, che faccia estremo appello alla coscienza civile e umana del nostro popolo e della comunita’ dei popoli.
Saranno capaci le culture democratiche di salvare il Paese dall’assalto della mentalita’ disumana, della barbarie del potere senza regole, nemico dei deboli e bisognosi?
Nelle piccole possibilita’ dei nostri mezzi, intendiamo fare la nostra parte di dovere, sia di accusa e denuncia, sia soprattutto di costruzione culturale e morale di cio’ che ci fa umani, nella convivenza giusta.
Enrico Peyretti, Torino
..
Inferiori per legge
Livio Pepino (“il manifesto”)

L’ennesimo «pacchetto» sulla sicurezza e’, dunque, legge. Gli ingredienti sono quelli di sempre: nuovi reati, inasprimenti di pena (ovviamente solo per alcuni, come i graffitari destinatari di un trattamento per certi aspetti piu’ grave di quello riservato a corrotti e corruttori), accentramento e gerarchizzazione degli uffici giudiziari (con attribuzione al Tribunale di sorveglianza di Roma del controllo sulla applicazione dell’art. 41 bis) e via elencando sulla strada della costruzione di un «codice dei briganti» contrapposto a quello dei «galantuomini».
Ma questa volta c’e’ di piu’. C’e’ da un lato, l’istituzione delle «ronde» (senza neppure le cautele minime di limitazioni e controlli tesi a impedire la costituzione di associazioni gerarchizzate composte da persone condannate per reati di violenza o per il compimento di atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi) e dall’altro una ulteriore escalation della normativa contro i migranti.
Un decennio di proibizionismo non ha impedito ne’ limitato l’immigrazione. Semplicemente – come era ovvio – ha aumentato a dismisura le situazioni di irregolarita’. Il «braccio armato» per fronteggiare (o fingere di fronteggiare) tale situazione e’ stato, all’inizio, il meccanismo delle espulsioni rafforzato dal trattenimento di una quota di irregolari nei Cpt. Ma anche questo non e’ bastato, non poteva bastare. Cosi’ viene ora messo in campo l’armamentario del diritto penale: non contro il migrante che delinque ma contro il migrante in quanto tale. Con l’introduzione del reato di «immigrazione irregolare», infatti, e’ il migrante che diventa reato.
Inutile minimizzare con il rilievo che il reato prevede come sanzione la sola ammenda, quasi si trattasse di un semplice proclama. La nuova fattispecie e’, infatti, il tassello centrale di un mosaico inquietante. In particolare: a) il reato si aggiunge alla detenzione amministrativa nei Cpt (modificati solo nel nome), confermata e dilatata nel tempo fino a un massimo di sei mesi; b) l’esistenza del reato vale a legittimare, a fronte degli altrimenti evidenti profili di incostituzionalita’, la cosiddetta aggravante della irregolarita’, introdotta con la legge n. 125/2008, in forza della quale ove un reato sia commesso da uno straniero privo di titolo di soggiorno la pena e’ aumentata di un terzo (con conseguente significativo aumento del carcere per la sola condizione di “irregolarita’”); c) la criminalizzazione dello status di irregolare porta con se’ conseguenze gravissime per la vita del migrante privo di titolo di soggiorno, tra cui la assoluta impossibilita’ di sanare la propria posizione anche in caso di sopravvenienza delle condizioni che astrattamente lo consentirebbero, la sostanziale preclusione all’accesso in concreto ad alcuni servizi pubblici essenziali (anche in tema di sanita’) dato l’obbligo di denuncia gravante sul pubblico ufficiale che tali servizi deve rendere, l’impossibilita’ di contrarre matrimonio e, addirittura, di riconoscere i figli essendo richiesta, per il compimento di tali atti, l’esibizione all’ufficio dello stato civile del titolo di soggiorno.
Dunque, non solo reato di immigrazione clandestina ma sistema teso a realizzare una condizione permanente di inferiorita’ del migrante irregolare: considerato ad ogni effetto «un delinquente», assoggettabile ad libitum a detenzione amministrativa per mesi, privato della possibilita’ di regolarizzare la propria posizione, espropriato di alcuni diritti fondamentali (che, come tali, competono a tutti e non ai soli cittadini). Cosi’ si porta a compimento il disegno di considerare il migrante un nemico da cacciare e, ove cio’ non sia possibile (sappiamo tutti – e il governo per primo – che l’immigrazione non si cancella con le espulsioni…), un cittadino inferiore, titolare di diritti dimezzati. Inutile dire che entrambi i profili hanno ricadute drammatiche sul sistema complessivo. Anzitutto, considerare il migrante come nemico ha un effetto devastante, descritto in maniera icastica da Primo Levi in «Se questo e’ un uomo»: «a molti, individui o popoli, puo’ accadere di ritenere, piu’ o meno consapevolmente, che ogni straniero e’ nemico. Quando questo avviene, allora, al termine della catena sta il lager…». In secondo luogo, la inferiorizzazione del migrante comporta una grave torsione del sistema democratico e delle regole della convivenza. La modernita’ ha come segno caratterizzante, nel diritto, l’uguaglianza dei cittadini mentre la nuova condizione giuridica dello straniero ci riporta a situazioni premoderne caratterizzate da un doppio livello di cittadinanza, come quella dell’antica Atene in cui la piena partecipazione dei cittadini era assicurata dalla mancanza di diritti dei meteci.
Se cosi’ e’ non basta considerare l’approvazione della legge una semplice battaglia perduta.
..
Il reato di clandestinita’
Toni Ferigo (responsabile dell’Area immigrazione, Cisl)

Ingiusto perche’: gli irregolari presenti in Italia quando sono entrati non hanno commesso alcun reato e pero’, una volta qui, non possono regolarizzarsi. Infatti, anche trovando un lavoro, quest’ultimo non puo’ che essere “in nero”. In assenza di una “sanatoria”, gli irregolari non possono uscire dalla condizione di clandestinita’.
In anni passati si usavano i “decreti flussi” decisi ogni anno; cio’ permetteva di regolarizzare coloro i cui datori di lavoro desideravano mettere in regola dopo averli “provati” in nero. In altre parole, si faceva finta che un datore di lavoro volesse assumere una persona chiamandola dal suo Paese di origine, anche se in realta’ da anni si trovava in Italia dove lavorava in nero. Con la Bossi-Fini si era anche abolita la possibilita’ di “invitare con garanzia” (attraverso lo sponsor) un cittadino straniero. Insomma, oggi in Italia si entra regolarmente solo se un datore di lavoro si impegna ad assumere uno sconosciuto….
Da quasi due anni il governo non emana decreti flussi, le domande presentate nel 2007 devono ancora ottenere risposta. Ecco come si e’ fatto aumentare il fenomeno della clandestinita’.
Inutile perche’: trovato un clandestino si dovrebbe fare un processo davanti al giudice di Pace, si dovrebbe far pagare una multa, si dovrebbe trattenere il clandestino in un Centro e poi accompagnarlo nel suo Paese. Gli irregolari in Italia sono circa un milione, moltissimi sono noti alle forze dell’ordine, ne fermeranno 100, 200 mila? Quante multe saranno davvero pagate? Quanti processi (esame di incostituzionalita’)? Quanti posti da creare nei Centri di espulsione?
Intollerabile perche’: un effetto il provvedimento lo produrra’. Fara’ paura soprattutto ai clandestini onesti. Saranno questi infatti a rischiare la perdita di servizi anche minimi che oggi comunque hanno, per la salute, per la scuola dei figli, la possibilita’ di movimento senza paura. Se lavorano per datori di lavoro senza scrupoli saranno piu’ ricattabili. Lo stesso per proprietari di casa. Insomma, saranno i piu’ deboli e onesti a rischiare e pagare di piu’.
Pericoloso perche’: il rischio e’ che i clandestini si nascondano sempre di piu’ e che nascano organizzazioni di servizi clandestini per la sanita’, per la scuola, per la sicurezza; e che in queste organizzazioni (gia’ esistenti in qualche comunita’ straniera) si infili la malavita. Certamente queste norme del “pacchetto sicurezza” regalano un milione di potenziali clienti a servizi privati. Le mafie ringraziano!
Dannoso perche’: diffonde la falsa idea che gli immigrati irregolari siano pericolosi, da cui difendersi e di cui diffidare; fra gli immigrati semina paura e diffidenza, la sensazione di essere malvisti e addirittura odiati. Insomma, si genera un clima di reciproco sospetto che produrra’ solo cattivi frutti.
Ma chi e’ il clandestino?
E’ una persona che nella stragrande maggioranza dei casi e’ venuto in Europa per lavorare onestamente, che ha cercato e cerca di regolarizzarsi, ma non riesce a farlo perche’ le nostre leggi non glielo permettono. La sua massima aspirazione e’ proprio quella di essere in regola, poter camminare per strada senza paura di essere fermato, di poter portare qui la famiglia, oppure di poter tornare al Paese con qualche risparmio per lavorare e vivere nella sua terra. E’ uno che sta male ogni volta che sente che un connazionale ha combinato un reato, un delitto. Ha paura che pensiamo male di lui. Non ha molti amici, spesso si sente osservato, guardato male, con diffidenza, ha paura di essere giudicato male.
Perche’ fermare gli sbarchi a Lampedusa?
Ogni anno (da vent’anni) entrano in Italia almeno 100 mila immigrati. Negli ultimi anni sono quasi tutti clandestini (esclusi i pochi ricongiungimenti familiari). A Lampedusa ne arrivano poche migliaia, gli altri entrano dalle frontiere di terra (da Ventimiglia a Trieste) o di cielo (aereoporti), o di altri mari (nascosti in camion su traghetti).
Alcuni entrano con visto (che lasceranno scadere diventando irregolari) o senza visto.
Lampedusa e’ una goccia.
Lampedusa e’ il posto di arrivo dei piu’ disperati che scappano da guerre e persecuzioni (Somalia, Eritrea, Etiopia, Darfur, Sudan).
Lampedusa non e’ certo il posto di arrivo di malintenzionati desiderosi di vivere di crimine.
Lampedusa pero’ e’ il posto ideale per far vedere i muscoli (loro sono deboli e indifesi), per far credere che ci invadano (arrivano a centinaia e si vedono) per far credere che e’ li’ che si ferma l’entrata di clandestini (anche se la maggioranza che entra non passa da Lampedusa e non si vede)
Ma hanno tutti diritto d’asilo?
Certamente no, ma se non si consente loro nemmeno di chiederlo e raccontare la loro storia, non si sapra’ chi si respinge. Gli ultimi respingimenti sono avvenuti esattamente cosi’.
Ma un Paese avra’ ben il diritto di respingere…
Un conto e’ respingere uno che viene dalla Svizzera, o dal Marocco, o dal Senegal, una cosa completamente diversa e’ respingere chi viene dal Darfur, dalla Somalia, dall’Iran, dall’Afghanistan. Chi scappa da guerre e persecuzioni non puo’ essere respinto. Un conto e’ rimandare un iraniano in Svizzera o in Francia, un altro e’ rimandarlo in Iran o in Libia.
Secondo la convenzione di Ginevra, accettata dall’Italia, il Paese che respinge deve accertarsi che la persona respinta non corra rischi per la sua vita e i suoi diritti umani a causa del respingimento: questo principio e’ stato violato dal nostro governo.
Ma dietro gli sbarchi ci sono organizzazioni criminali
Certo, ma il modo di combatterle non e’ quello di rimandare chi fugge nelle loro braccia. Chi fugge puo’ essere un prezioso collaboratore, una persona che da’ notizie su percorsi, luoghi dove si incontrano le organizzazioni criminali, modi, tariffe, complicita’, ecc. Se davvero si vogliono combattere le organizzazioni della tratta occorre allearsi con le vittime e non punirle a nostra volta.
.. ….
Lampedusa
Armando Di Napoli

Migliaia di corpi chiusi
nei lager infami di Lampedusa
trattati come bestie all’ingrasso
per non essere trasferiti nella miseria
qualcuno tenta di impiccarsi
con lenzuola sporche di apaticita’
altri inghiottendo lamette taglienti
o bulloni sbullonati
che sbudellano le viscere
perle drogate appese

ai ganci di un macello in putrefazione
milioni di anime
di migranti affogati
cavalcano su dorsi
di meduse pronte a distruggere
allevamenti di salmoni e tonni
la miseria spunta in un mare sudato
di una splendente ribellione
come le teste di spighe dorate
e si perde nelle onde marce

di un commercio di esseri umani
senza nessuna regola inghiottito
da ostriche albergate nel cielo
degli abissi di un mare incolore
piovono stelle marine e fulmini maligni
spaccando le vostre teste serrate
da un razzismo ignorante
i miasmi dei vostri
cervelli bruciati trasformati

in concime alimentera’
le terre aride dei vostri infami cuori
nella speranza che
sboccera’ un frammento di vita
imbottito di salsedine e misericordia
l’indulgenza dura un attimo
donandovi l’ultima occasione
prima di essere incatenati

nei cessi dell’inferno…
….
Don Aldo
Aoh! Ci ha saputo fare!”

Espressione categorica e di merda di una signora tutta avemaria che, inchiodata davanti alle mille prove che di lui ne fanno un ladro e un mentitore, non trova altre giustificazioni per il suo filoB…
Questo ieri in una discussione di dopopranzo. E questa notte non ci ho dormito su. Ma come e’ possibile?
Qui non siamo solo di fronte al “ceto dei cortigiani beneficiati”, non solo di fronte agli “o Francia o Spagna pur che se magna”, non solo agli eterni “lazzaroni” e agli eterni “paglietta” e all’eterno “popolo delle scimmie” (categorie pescate da Peppe Sini nel suo editoriale al supplemento straordinario de “La nonviolenza e’ in cammino” del 27 luglio 2009). Siamo di fronte a gente semplice, che non vede nemmeno la televisione. Siamo di fronte ad una mutazione antropologica degli italiani operata di comune concerto dalla “politica del fare”, dalla filosofia dell’ “avere”, dalla fenomenologia dell’ “apparire”, dalle religione dello scambio, dalla chiesa delle tautologie, dall’economia delle scatole cinesi e dalla strategia del “mordi e fuggi”.
Ci hanno fatto passare davanti al naso, come una conquista di liberta’, la tanto declamata “fine delle Ideologie”. Io non ci ho mai creduto e qualcuno, piu’ accorto, se ne sta tuttora accorgendo, anche se con ritardo. Il tramonto delle Ideologie ci ha gettati come carta straccia in un pragmatismo che “scivola ben presto nell’opportunismo e nel quale il mondo, senza piu’ credenze, si desertifica, intristiscono gli alberi della vita, appassiscono i fiori della fantasia, l ‘eros si rattrappisce nel sesso, la carita’ si immiserisce nell’elemosina, l’ambizione nella vanita’, l’allegria nella futilita’ del gioco”. Questa cose le scriveva gia’ Eugenio Scalfari su La Repubblica del tre aprile del 1997….!
Il disastro e’ ormai dato. Il delitto e’ compiuto. Il progetto della P2 e’ stato portato a termine.
Il B, il grande spergiuro, che e’ passato e ripassato allegramente sulla testa dei suoi figli dovra’, pero’, passare sul mio cadavere e sul cadavere di quanti continueranno a lottare e a resistere. E non sara’ facile: diventeranno celebri anche i suoi attributi.
..
La laurea e’ una cosa per donne
RICHARD NEWBURY
www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6147&ID_sezione=&sezione=

I ragazzi a scuola non vanno bene come le ragazze. Si sa. Quello che non si sa e’ che questo andazzo continua anche all’universita’». Lo scrive Bahram Bekhradnia, direttore dell’Higher Education Policy Institute di Oxford, che ha appena pubblicato un rapporto basato sui test di rendimento. «Qualcuno», osserva, «pensa che sia un fatto irrilevante. A una recente conferenza sull’impatto del femminismo sull’istruzione superiore, un accademico ha detto che gli scarsi risultati dei ragazzi “sono visti come una minaccia alla mascolinita’. Sono un panico morale”».
Io», dice Bekhradnia, «non sono d’accordo. Non serve liquidare la preoccupazione come “panico morale”. Dobbiamo adeguarci alla nuova realta’. Se non lo faremo, ci saranno serie conseguenze per tutti coloro che sono coinvolti e per l’intera societa’».
In Gran Bretagna le donne hanno quasi raggiunto, con il 49,2%, l’obiettivo fissato dal governo del 50% di istruzione superiore, mentre i ragazzi languiscono al 37%. E tutte le statistiche mostrano come questo sia un fenomeno mondiale, con Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti grosso modo allo stesso livello, mentre in Scandinavia, nei Paesi Baltici e nell’Australasia la quota femminile e’ ancora piu’ alta. E questo indipendentemente dalla classe sociale, dalla razza e dal numero chiuso.
La spiegazione – a parte il diverso modello di sviluppo fisico tra i sessi (alla puberta’ le ragazze sono due anni avanti ai maschi) – sta nel cambiamento dei criteri di valutazione nella scuola secondaria (test GCSE), dove la maggior parte degli insegnanti sono donne. Trent’anni fa sono stati introdotti metodi di insegnamento e di esame con l’intenzione esplicita di discriminare positivamente le ragazze. Cosi’ e’ stato, ma a spese di un’intera generazione di maschi svantaggiati ed espropriati, con pesanti conseguenze sociali e educative. Risultati modesti al liceo portano a minori possibilita’ di ottenere un posto all’universita’, dove peraltro le nuove modalita’ di valutazione – verifiche continue anziche’ un impietoso esame finale – hanno di nuovo favorito le donne sugli uomini – cosi’ com’era il proposito.
Un esempio di quanto e’ successo e’ l’indagine internazionale PISA (Programme for International Pupil Assessment Exam) sui quindicenni: in Inghilterra i maschi erano piu’ bravi delle compagne nelle materie scientifiche con un margine piu’ alto che in ogni altro Paese, e facevano almeno bene come loro in matematica; eppure, quando gli stessi studenti facevano gli stessi test secondo il metodo GCSE, le ragazze li sorpassavano sui medesimi argomenti. Gli alti voti dei maschi nei PISA erano nei test di «spiegazione scientifica dei fenomeni», il modo piu’ tradizionale di studiare ed essere valutati nelle materie scientifiche.
Nuove recenti scoperte sulla fisiologia del cervello e sulla genetica aiutano a spiegare le ragioni di tutto questo e a trovare una soluzione. Il professor Simon Baron Cohen, capo del Dipartimento di Fisiopatologia dell’Universita’ di Cambridge e direttore del Centro di ricerca sull’autismo, indagando sul perche’ la maggior parte dei suoi pazienti fossero maschi, ha appurato che l’autismo era una forma estrema del cervello «maschile». E ha fatto una scoperta rivoluzionaria: il cervello femminile e’ cablato in modo dominante per l’empatia, quello maschile per la comprensione e la costruzione di sistemi. Il cervello maschile si forma nell’utero a tre mesi, quando una immissione di testosterone elimina alcuni – o nel caso dell’autismo – tutti i sentimenti di empatia. Dunque i maschi saranno per lo piu’ sistemici e le femmine empatiche. L’autismo ha un’intenzione genetica: ci ha dato Leonardo, Newton, Einstein, Bill Gates.
Insegnare alla maggior parte dei ragazzi a identificarsi negli altri piuttosto che a sistematizzare e’ chiedere loro di usare una parte del cervello nella quale – per ragioni evolutive, biologiche e culturali – sono (grazie a Dio) insufficienti. Gli uomini hanno la fobia delle emozioni, ma adorano le macchine e i film di guerra. Insegnare alla maggior parte delle ragazze a leggere una mappa e’ un compito ingrato, ma non lo e’ chiedere loro di mappare la complessita’ dei rapporti in un romanzo di Jane Austen. Gli uomini vogliono essere rispettati dal sistema sociale intorno a loro; le donne vogliono essere ascoltate.
Questo maschio sistematizzante nota cio’ che anche le femministe hanno notato, e cioe’ che gli uomini lasciano alle donne un settore quando l’offerta e’ superiore alla domanda. Il numero di maggio della rivista americana Chronicle of Higher Education pronosticava che, dopo la bolla Internet e quella immobiliare, la prossima che scoppiera’ potrebbe essere l’istruzione superiore. Le grandi universita’ di ricerca negli Stati Uniti e nel mondo sopravviveranno, ma l’analisi costi/benefici comincia a far sembrare una laurea cosa sorpassata in un mondo digitale dove l’informazione – e i corsi di laurea – sono in rete. Dopotutto Bill Gates si ritiro’ da Harvard.
Gli uomini vogliono diffondere i loro geni e le donne vogliono qualcuno che protegga i loro figli. Il diario di Bridget Jones di Helen Fielding (che si rifa’ a Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen) descrive una donna manager di 33 anni, occupata nel mondo dei media, dove gia’ il 70% dei manager sono donne laureate. Statisticamente un uomo sposa una donna che ha la meta’ dei suoi anni piu’ nove. Come fara’ Bridget a trovare un uomo di 48 anni che non sia gay, non sia gia’ sposato o divorziato con figli e pesanti alimenti da pagare? In altre parole, dove trovera’ il Mr Darcy di Jane Austen, quel marito ideale piu’ alto, piu’ vecchio, piu’ intelligente e piu’ ricco di lei?
Questa e’ la conseguenza non intenzionale dell’istruzione femminile e la forza di mercato che ri-equilibrera’ i sistemi scolastici del mondo.
..
Ogni tre giorni una donna italiana viene uccisa da un maschio.
..

Fernando Pessoa
Grandi misteri abitano

Grandi misteri abitano
la soglia del mio essere,
la soglia dove esitano
grandi uccelli che fissano
il mio tardivo andar aldila’ di vederli.

Sono uccelli pieni di abisso,
come ci sono nei sogni.
Esito se scandaglio e medito,
e per la mia anima e’ cataclisma
la soglia dove essa sta
.

Allora mi sveglio dal sogno
e mi rallegro della luce,
seppure di malinconico giorno;
perche’ la soglia e’ paurosa
e ogni passo e’ una croce
.

La stanchezza delle donne
Mariapia

Ciao Vi’, la stanchezza che descrive Pessoa e’ una stanchezza da intellettuale, ma quella delle donne della nostra eta’ e’ molto diversa.
Oserei dire, con le parole di Gianna, che la mia stanchezza e’ quella delle mucche sfiancate dal lavoro.
Fin da bambina mi e’ molto piaciuto il lavoro fisico, anche pesante, ma forse ho ecceduto.
La mia e’ forse la stessa stanchezza che afferra lo scalatore che arriva sfinito in cima alla sua montagna.
Ce l’ho fatta!
Tu stai scalando la tua montagna e ogni donna, nata prima del 1950, e’ una scalatrice di alte cime.
Ora basta, non serve piu’, l’Umanita’ e’ gia’ stata portata in braccio dalle donne di tutto il pianeta e puo’ reggersi pure sulle proprie gambe.
Ogni generazione ha un suo lavoro da compiere per l’evoluzione; qui dove abito pare che il fare delle giovani generazione sia orinare ovunque; questa mattina il fetore dell’urina arriva fin dentro casa.
Stanno concimando i marciapiedi??
Baci.
Mariapia
..
A tutte le donne vittima di violenza (fisica e/o psicologica), a tutte le donne costrette a subire umiliazioni e soprusi, prevaricazioni ed abusi a opera di uomini fatti bestie, a tutte le donne prigioniere in casa e/o vittime di una societa’ maschio-centrica, dedico questi semplici ma tragici versi-denuncia, con l’auspicio che possano rappresentare -anche solo per una sola donna tra tante- lo giusto stimolo per ribellarsi, per gridare al mondo di esistere e di meritare una vita “normale”…

Gaspare Serra

ALI SPEZZATE …

Tu che scambi il suo amore
per possesso
e la donna al tuo fianco
per lo sfogo delle tue frustrazioni e debolezze:
chi sei tu, vile,
per spezzare le ali ad un angelo?
Chi sei tu, insignificante nella vita,
per soffocare la sua voce
-repressa ed impalpabile-
tra le tue mani
-esangui ma inesauribili-
,
ingabbiandone ogni sua speranza
nel tugurio della tua coscienza?
Come puoi scaricare sulle sue esili spalle
il fardello d’umiliazioni e vergogne
della tua morbosita’?
Come puoi seppellire l’emozione
nella fossa vuota del tuo cuore
,
e -dopo tutto-
avere ancora il coraggio di guardare?
!

Farfalla dalle ali spezzate,
fuggi dai resti di questa vita,
sciogli ogni laccio ancora teso al cuore,
rompi il silenzio
e libera il tuo represso pianto
in urlo colmo di liberta’!
Anche se un arcobaleno in bianco e nero
copre il cielo grigio di solitudine,
mira oltre il tuo sguardo denso di pudore,
fallo ora,

adesso,
per sempre!
Nessuna gioia potra’ sanare
le ferite di un cuore irrimediabilmente spezzato,
come pane sconsacrato …
nessuna rinascita potra’ ristabilire l’equilibrio
di un’anima appesa a un filo …
nessuno potra’ ridonare la luce perduta
al tuo ormai secco viso,
scavato dal tempo e dalle lacrime

Ma dove non puoi giungere domani,
in un batter d’ali,
potrai arrivare negli anni,
sui piedi e con la testa.
E se scegliendo la nuova strada,
seppellendo il tuo passato,
proverai paure, sentirai rimorsi,
lasciati andare,
che tu sia quel che veramente sei,
scopriti da ogni telo
,
perche’ non esiste vita migliore
di quella che vogliamo
e non c’e’ motivo per non desiderarla!
Come da un seme scippato a un fusto
puo’ nascere un fiore,
cosi’ da un presente sottratto a un destino vile
puo’ nascere la speranza di un domani migliore!
E finche’ non riacquisterai il dono del sorriso
non saprai mai quanto bene possa farti
un semplice sorriso

..
Riccardo Orioles

OI NOSTOI

L’epoca delle dee
– migliaia d’anni di luce –
mandate in esilio dal cemento
e dalle radioline e dal fumo
e dalle parole senza cose
e dalle paure e le noie
e dalle ambizioni mediocri
l’epoca delle dee

ogni tanto ritorna
..
http://www.masadaweb.org

4 commenti »

  1. Bocca ricchissimo scriveva sul giorno e su numerosi quotidiani e riviste anche svizzere a suo di milioni per pezzo di 12 righe, oltre il famoso libro su Togliatti, confrontandosi.
    Napolitano, riformista della corrente pro Craxi, sempre nei posti migliori fino alla morte, D’Alema che fanno riuscire dalla fossa i partigiani morti per la liberta’, partigiani comunisti, i comunisti uccisi da Stalin perche’ erano comunisti e poi, poi, Veltroni, Rutelli, i mosci cretini, destri di natura, voltagabbana, senza bandiere, sempre dirigenti mai bidelli, ricchi, benestanti,
    Brava Viviana, bisogna ricordarli alcuni di questi signorini della cosiddetta sinistra di detra comoda al puttaniere Berlusconi, con la inconsapevole chicca di Bersani che dichiara di essere poco interessato alla vita privata del capo del governo che va a puttane, che ruba, che e’ mafioso, Bersani mio vatti a suicidare subito. Ciao Viviana e buona salute per sempre.

    Cesare Beccaria

    Commento di MasadaAdmin — luglio 30, 2009 @ 6:35 am | Rispondi

  2. Cara Viviana, per amore della precisione occorre dire che l’acquisto degli F35 era già stato deciso dal precedente governo Prodi !!

    Come vedi nella sostanza non cambia niente , ls differenza sta solo nel fatto che il centrosinistra quando governa usa più vaselina !!

    MaxVinella

    Commento di MasadaAdmin — luglio 30, 2009 @ 6:41 pm | Rispondi

  3. L’F35 è un tale fallimento che persino l’aviazione americana non lo vuole più!

    Commento di MasadaAdmin — luglio 31, 2009 @ 5:55 am | Rispondi

  4. Cara Viviana hai fatto una disamina perfetta, fa capire come gli italiani si sono completamente rincoglioniti e non solo sulle cazzate delle “missioni di pace”. Mi preoccupa e mi fa male che gli italiani continuano a dormire e fare sonni tranquilli, mentre ci stanno togliendo non solo la dignità ma anche la nostra anima. Ma che ca**o ci devono fare ancora per avere un pochino di orgoglio?!?… Comunque complimenti ancora per il tuo coraggio e la passione che hai nonostante tutto.
    Nando

    Commento di MasadaAdmin — luglio 31, 2009 @ 5:55 am | Rispondi


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