Nuovo Masada

luglio 19, 2009

MASADA n° 956. 19-7-2009. Il Fight club

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(Fight vuol dire lotta)
Viviana Vivarelli

I politici sono come un club esclusivo, tipo il Capital Club Dubai, un gruppo in cui si pensa solo ai soci, ci si parla solo tra soci, si parla solo dei soci, esistono solo gli interessi dei soci, gli abusi, i furti, gli sprechi e le impunita’ dei soci, e questi si differenziano tra loro solo per minuzie, per es. uno eccelle a tennis nella battuta destra e uno in quella sinistra, persone infantili, ciniche, disumane privilegiate e viziate, per lo piu’ viziose, che si coprono i reati l’un l’altro, in nome di vantaggi innominabili, che capiscono solo l’interesse o il ricatto, e alla fine si auto-sostengono in una omerta’ criminale, ossequiate da stampa e cloni, imitate da stolti e servi, una consorteria mafiosa dall’ego elefantiaco e narcisistico teso solo ad accumuli stratosferici di potere, che conosce solo se stessa e si rispecchia solo in se stessa e per cui il resto dell’umanita’ e’ ciccia da cannone.
Contro questa cricca che domina e spopola arricchendosi sempre piu’ in modo infame esplode l’energia distruttiva del Fight Club, il mondo che sta la’ in basso e aspetta solo un organizzatore. Dapprima il Fight Club e’ un gruppo confuso e spontaneo che pratica la boxe clandestina, il che vuol dire che e’ fatto di carte spaiate che si fracassano i maroni tra loro per sfogare rabbia e scontento. Ma, cio’ facendo, il gruppo si rafforza, si fa i muscoli, e prim’ancora che ne sia consapevole, diventa un esercito di distruzione pura, il cui scopo si evidenzia sempre piu’ chiaramente nella distruzione del Capital Club Dubai, minando alle fondamenta questa sconcezza.

Quello che e’ bene intendere, prima della distruzione totale che puo’ sfociare nella autodistruzione, e’ che ognuno di noi e’ l’io conformista e intruppato che come una formichina regge il sistema stesso e ne e’ omologato, ma e’ anche potenzialmente il creatore del Fight Club, la violenza che distruggera’ il sistema quando avra’ trovato l’emento catalizzatore liberatorio, il non integrato creativo che non e’ radicato in nulla, nemmeno nella propria autodifesa; quell’elemento di rottura sara’ cio’ che permettera’ l’ab-reazione delle energie imprigionate e represse, l’esplosione violenta degli ultimi, e quindi la catarsi. La rivoluzione partira’ come sfogo muscolare puramente reattivo ma avverra’ come per un atto mistico.
Nel Fight Club non era questione di vincere o perdere, non era questione di parole. Quelle grida isteriche erano raptus estatici come quelli in una chiesa pentecostale.
Anche noi siamo come quelli del Fight Club, gli ultimi degli ultimi, “Una volta leggevamo pornografia, ora leggiamo la politica“. E per parafrasare il film omonimo: “Ogni volta che un aereo di politici s’inclina troppo bruscamente al decollo o all’atterraggio speriamo in uno schianto, in una collisione a mezz’aria, qualunque cosa. La democrazia salirebbe al triplo se qualcuno di loro morisse durante un viaggio“.
I membri del Super Club ci dominano ormai in un modo intollerabile, il loro potere di coercizione ha prodotto forze di reazione che non sono oscurabili piu’ a lungo. Quanto piu’ essi opprimono e reprimono le energie che stanno in basso per fare i loro porci comodi e mantenere le loro sporche vite, tanto piu’ dal basso salgono energie fortemente esplosive per la legge del contrappasso che e’ una legge sociale e psichica che alla fine costituira’ la loro morte. Ma i membri del Super Club fingono di non saperlo, cercano di non vederlo, non possono che amplificare la loro azione di disintegrazione del mondo, e piu’ marciano nel marcio del loro Potere, piu’ il Contro Potere cresce, inconscio dapprima poi sempre piu’ esplicito e fatale.
I membri del Super Club non hanno distinzioni tra loro, sono finiti per essere, col tempo, una massa appiccicosa comune, unita nel Palazzo del Potere; essi vivono in una Casa Comune, una specie di Cosa nostra di alto livello, molto sciccosa in cui non si fanno mancare niente e in cui prosperano a vita e pensano solo ad aumentare di comune accordo i loro impunibili radicamenti, una casa ormai inutile alla Nazione quando non controproducente o addirittura nemica, in cui aumenta l’insostanzialita’ dei ruoli mentre cresce la copertura delle forme: “Che imbarazzo, una casa piena di condimenti e niente cibo”.
Di ogni politico non si puo’ mai dire che sia un servitore dello Stato: “Piuttosto non sappiamo se sia un proprietario o un abusivo“.
Il fondamento di questa assurdita’ perniciosa chiamata Potere e’ dato dalla miriade di lavoratori e cittadini che al Potere si asservono e che sono omologati dai Poteri del Compratore, moralizzati dall’Disetica dei Consumi, annichiliti dalla Mercificazione Sociale, secondo la regola “Tu sei quello che possiedi. “
Ma in questa massa molle e omogenea di sudditi, chiunque puo’ essere portatore, anche incosciente, di liberazione, chiunque indipendentemente da cio’ che e’ nell’aggregato molliccio del sistema, chiunque, nella notte della sua abulia, insonnia o disperazione, puo’ entrare nel Fight Club perche’ “Chi sei nel Fight Club non corrisponde a chi sei nel resto del mondo”. Il Fight Club e’ la parte di te che non ce la fa piu’ a sostenere lo schifo generale ed e’ sull’orlo della Rivolta Totale.
Noi vediamo anche troppo bene come costoro se ne infischino ampiamente se caschiamo sempre piu’ in basso, se l’economia va alla deriva, se l’etica pubblica e’ a pezzi e la sua mancanza sta disfacendo il mondo, se ne fregano se scendiamo nelle graduatorie europee o mondiali, se valori e diritti sono sempre piu’ calpestati e vilipesi e le massime autorita’ fanno a gara viscidamente a insultarli. Noi vediamo come costoro se ne infischino sfacciatamente della crisi economica, o delle valutazioni degli organismi economici internazionali, e come neghino sfacciatamente la piu’ chiara evidenza dei fatti come l acrisi o il disagio o la disperazione, con la pretesa di essere creduti e venerati nelle loro plateali bugie; vediamo come si siano esentati dal dare il minimo rendiconto ne’ finanziario ne’ morale ne’ politico ne’ coerente; vediamo come si siano arrogati la pretesa di non assumere mai per definizione alcuna responsabilita’ per i danni della loro conduzione fallimentare, per quanto pessima e deleteria essa risulti; vediamo come per ogni cosa che fanno o disfano si ammantino di una piena irresponsabilita’ e impunita’. Praticamente il Super Club costituisce un eden a parte, cinico e disumano, vacuo e fatuo, irresponsabile, impunibile e impunito, correo e mafioso, inossidabile e perverso, estremamente nocivo al mondo e distruttivo di ogni nazione.
Non a caso B ha chiamato le cricche dei suoi adepti ‘Club’, gruppi salottieri di persone che la pensano allo stesso modo, hanno gli stessi interessi venali e non servono assolutamente a niente quando non sono di danno alla collettivita’. Nel Super Club i problemi del mondo sono la’ fuori, arrivano poco e vengono attutiti dai media come da profonde lontananze.
Ognuno dei membri del Super Club fa suo il Vangelo del Possessore che si riflette sul Vangelo del Consumatore: “Omicidi, crimini, poverta’. Queste cose non mi spaventano. Quello che mi spaventa sono le celebrita’ sulle riviste, la televisione con cinquecento canali, il nome d’un tizio sulle mie mutande, i farmaci per capelli, il viagra, poche calorie”.
Di qui l’esercito dei cloni, quelli che sperano in una promozione o in una identificazione, anche se, come dice Tylor: “Infilarti le piume nel culo non fa di te una gallina”.
Tylor ne dice molte di cose sante:
“Siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo ne’ uno scopo ne’ un posto. Non abbiamo la grande guerra ne’ la grande depressione. La nostra grande guerra e’ quella spirituale, la nostra grande depressione e’ la nostra vita. Siamo cresciuti con la televisione che ci ha convinto che un giorno saremmo diventati miliardari, miti del cinema, rock stars. Ma non e’ cosi’. E lentamente lo stiamo imparando. E ne abbiamo veramente le palle piene.
Tu non sei il tuo lavoro, non sei la quantita’ di soldi che hai in banca, non sei la macchina che guidi, ne’ il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca, sei la canticchiante e danzante merda del mondo!”
“Sentite balordi, non siete speciali, non siete un pezzo bello, unico e raro. Siete materia organica che si decompone come ogni altra cosa. Facciamo tutti parte dello stesso mucchio di letame
.”
Ma se l’uomo cessa di essere un tappetino e diventa un boxeur, e se i boxeur dei bassifondi cominciano ad unirsi, e se su questa sporadica unione si forma un progetto, ecco, allora il Super Club, la feccia del mondo e’ a un passo dalla morte. Questo temono i Potenti e per questo odiano le innovazioni come la morte. Temono l’ingresso di forze fresche e anomale come sabotatori nemici. Serrano le fila contro il nuovo che avanza presagendo che la’ e’ la loro fine. Usano le regole che si sono dati per proteggersi come bazuka di fronte a invasori. La loro essenza sta nel loro inganno. Il Super Club e’ la loro forza ma sara’ la loro fine.
Ma la forza la’ sotto avanza, sale come sale la schiuma dai rifiuti del mondo. Non puoi rimuovere nulla abbastanza a lungo, non puoi legare, imprigionare, bloccare, nascondere nulla abbastanza a lungo. Il Super Club non puo’ rimuovere il 90% dell’umanita’ come se non esistesse. Alla fine il rimosso comincera’ a salire, a salire, e finira’ per esplodere violentemente, contro gli oppressori, contro gli ingannatori, contro i nemici del genere umano, anche se in questa esplosione dovesse annientare se stesso.
Non credere che l’Iran sia la’ fuori. Se ne ricrei le condizioni, l’Iran sara’ qua dentro. Se blocchi la democrazia, strozzi la liberta’, leghi la magistratura, imponi l’iniquita’, mortifichi i diritti, incensi la casta, indori il confessionalismo di Stato… ti ritroverai l’Iran in casa. E la piazza non dormira’ per sempre, non sara’ assoggettata per sempre, non sara’ omologata per sempre. La piazza e’ una forza che ha in se’ il Fight Club e alla fine lo vomitera’. E alla fine tutto esplodera’, contro le chiese del potere religioso, contro le chiese del potere politico, contro le chiese del potere finanziario, contro le chiese del potere mercantile, contro tutti quei poteri che hanno rovinato il mondo, che continuano a disconoscere il fallimento totale delle loro crazie che hanno spacciato per ideologie, mentre tentano di perpetuare i loro sistemi molesti e nemici del mondo che questo mondo lo stanno distruggendo.
Di piazza in piazza, di bassifondo in bassifondo, fino all’esplosione totale.
Da queste finestre vediamo il crollo della storia della finanza. Un passo piu’ vicini all’equilibrio economico.”
Noi non abbiamo un Tyler che raccolga tutto questo. Ma gia’ il fatto che Grillo abbia detto di candidarsi nel Pd ha prodotto uno scompiglio maggiore di tutte le cose gravissime che ha denunciato in tanti anni. E’ come se un cafone fosse entrato con un blitz nel club piu’ esclusivo del mondo ed e’ chiaro il sapore dissacrante, denigratorio e iconoclasta dell’atto.
Tutti a chiedersi: Ma come mai se Grillo ha sempre parlato male del Pd ora ci vuole entrare? Ma come fa ora a prendere una tessera del Pd lui che ha sempre schifato questa genia?
E’ forza. E’ creativita’. E’ strategia di lotta. Quante nei sai, tu, di lotta?
Quanto sai di te stesso se non ti sei mai battuto?” (Tyler)
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Il vero Fight Club, libro e film
Viviana Vivarelli

Una volta Berlusconi in un discorso elettorale ci ha chiamati “compratori” non “cittadini”, cosi’ come ha chiamato noi donne “categoria” e non “genere”, come parlasse a delle puttane.
Il Fight Club e’ la storia della rivolta di un “compratore”. Il protagonista e’ un giovane spento e depresso, totalmente omologato, un uomo Ikea, che desidera i prodotti Ikea, i vestiti firmati Armani, le mutande firmate Calvin Klein. E’ la piccolissima pedina di un lavoro monotono e stressante in cui deve verificare i danni di auto mal costruite e destinate a fracassarsi spiaccicando i conducenti, per cui lui firma false dichiarazioni che salvino i costruttori, cosi’ da deresponsabilizzarli, perpetuando la carneficina. E’ un perfetto ingranaggio di un sistema fatale che si autoperpetua.
Ma questa vita da consumatore pieno di cose, da impiegato consuetudinario e mai critico, da rotellina di un sistema insensato, gli produce insonnia, una insonnia che e’ per lui come una colpa che deve espiare piangendo: la colpa di non vivere, che lo fa non dormire. Per questo comincia a frequentare associazioni di malati terminali, fingendosi uno di loro per poter piangere sulla spalla di qualcuno. Anche lui e’ un malato terminale, anche se si crede sano, il malato terminale di una societa’ malata e infetta che puo’ solo sfogare il suo dolore in seno di conventicole di malati simili, il dolore di una vita che non c’e’.
In uno di questi gruppi incontra Marla che come lui si finge malata. E un giorno incontra Tyler, il suo alter ego, che e’ totalmente asincrono al sistema e lo combatte in modi apparentemente assurdi, cominciando dalla abreazione della rabbia esistenziale. Unendo altri disperati, si forma cosi’ il Fight Club, il club della lotta, gruppi spontanei di boxe clandestina, dove ognuno da’ sfogo alla sua frustrazione e cio’ facendo si rinforza creando un legame di sangue con gli altri. I gruppi dilagano raccogliendo la rabbia spaventosa che gli omologati di tutto il paese sfogano nei combattimenti e diventa una vera, enorme associazione terroristica, minuziosamente organizzata che ha rami ovunque anche nelle forze dell’ordine e trova ovunque fratelli di lotta. Ora lo scopo non sono piu’ i combattimenti a coppie per sfogare la rabbia e la frustrazione di una vita senza scopo ma la distruzione del sistema finanziario che tiene nelle sue grinfie il paese e comanda il suo annichilimento umano e civile: il progetto Mayhem (Lesione Permanente), una serie di azioni eco-terroriste contro tutto cio’ che conduce il grande gioco del “dominio” dei beni materiali.
Ma a un certo punto, quando tutto sta per deflagare, il protagonista si ribella al progetto e va alla polizia a denunciare che Tyler vuol far esplodere i piu’ importanti istituti di credito della citta’, ma a quel punto scopre che anche dentro le forze dell’ordine ci sono militanti del Fight Club che hanno l’ordine di tagliargli le palle se ostacolera’ la distruzione finale. Ed ecco il colpo di scena.
Il protagonista scopre che Tyler e lui sono la stessa persona. Tyler e’ realmente il suo alter ego, e’ la formazione allucinatoria della sua rabbia, non e’ possibile combatterlo, ucciderlo, annientarlo, perche’ e’ l’ologramma dell’io e l’io ha un solo modo di fermarlo: uccidersi. Il protagonista si spara in bocca sulla cima di un grattacielo con tutta la City vertiginosa davanti.
Ma per il mondo del Potere la’ fuori e’ ormai la fine: cariche esplosive sono state piazzate sotto tutti i grattacieli della finanza e quei grattacieli, uno dopo l’altro, cominciano a implodere.

Recensione by Steephan-OI

Le cose che possiedi, alla fine ti possiedono!” questo e’ il tema dominante di Fight club. Il film presenta una societa’ dove il comfort e’ l’unita’ di misura di un uomo che e’ schiavo dei beni materiali. Il Fight club non e’ come la boxe, dove si perde o si vince. I membri del Fight club combattono una “guerra spirituale” che ha uno scopo “rivoluzionario”: la riscoperta della forza vitale umana, annichilita dai Diktat della societa’a’contemporanea. Il Fight club non e’ neanche un’elite di “prescelti”: “Tu non sei speciale! Tu sei solo la canticchiante e danzante merda dell’universo” continua a ripetere Tyler ai suoi “discepoli”. Nonostante il Fight club possa sembrare un’attivita’ violenta, non lo e’. Nella violenza della lotta corpo a corpo manca completamente la brutalita’ e la stupidita’ della violenza che scaturisce dall’interesse egoistico e dall’importanza personale. Il fatto stesso che il Fight club non abbia scopo di lucro, rivela il suo aspetto idealistico. Su questo sfondo “rivoluzionario” si svolge la vicenda del protagonista, schiavo di cio’ che la societa’ gli ha imposto come l’unico modo per essere qualcuno, e il suo alter ego, libero da tutto, attivo e senza limiti. Fight club procede in modo coerente fino a quando il protagonista decide di fermare l’alter ego. Dato che il film e’ un’esplicita critica “sovversiva” allo stile di vita americano (e occidentale), il regista Fincher ha fatto in modo che il rimorso del protagonista trionfi anche se cio’ non impedira’ il crollo degli istituti di credito.
Perche’ vuoi far esplodere gli istituti di Credito?” “Perche’ cosi’ sparira’ il debito del mondo
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Tema: Quale parabola preferisci.
Svolgimento di un bambino di Arzano (Napoli). Io, la parabola che preferisco e’ la fine del mondo, perche’ non ho paura, in quanto che saro’ gia’ morto da un secolo. Dio separera’ le capre dai pastori, una a destra e una a sinistra. Al centro quelli che andranno in purgatorio, saranno piu’ di mille migliardi! Piu’ dei cinesi! E Dio avra’ tre porte: una grandissima, che e’ l’inferno; una media, che e’ il purgatorio; e una strettissima, che e’ il paradiso. Poi Dio dira’: “Fate silenzio tutti quanti!”. E poi li dividera’. A uno qua e a un altro la’. Qualcuno che vuole fare il furbo vuole mettersi di qua, ma Dio lo vede e gli dice: “Ue’, addo’ vai!”. Il mondo scoppiera’, le stelle scoppieranno, il cielo scoppiera’, Arzano si fara’ in mille pezzi, i buoni rideranno e i cattivi piangeranno. Quelli del purgatorio un po’ ridono e un po’ piangono, i bambini del limbo diventeranno farfalle. Io, speriamo che me la cavo. »
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Ecco a voi per imperitura vergogna del Pd o comunque esso si sia chiamato, il clamoroso discorso di Violante nel 2003 in cui egli confessa chiaramente i munifici regali che la sinistra nel 1994 ha fatto a Berlusconi: “Ma come? Vi abbiamo dato piene garanzie che non avremmo toccato le televisioni, che non avremmo fatto il conflitto di interessi.. vi abbiamo fatto aumentare il fatturato di Mediaset di 25 volte.. e voi ci accusate di regime?” Fassino e Visco impallidiscono.. Di fronte a una confessione cosi’ volgare e cosi’ plateale che importanza volete che abbiano i discorsi da boy scout di Franceschini, le rivalse di potere di Bersani, il gaio Veltroni piu’ insulso che mai che dice che Craxi era uno statista piu’ grande di Berlinguer?
Chiede la Guzzanti: “Ma nell’interesse di chi sono state prese queste decisioni?”

www.youtube.com/watch?v=_stxOSyxE7k&feature=related

Vogliamo credere che il piu’ volgare del reame sia lo sconcio Berlusconi, quanta volgarita’ contiene questo laido discorso di Violante?
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Sono la rabbia del mondo
Sono
L’ululato, la schiuma, il livore
L’urlo non pronunciato
Il richiamo strozzato
L’uomo mai nato
Sono l’essere alieno
Diverso
Da come volevate
Da quello che avete piantato
Dal vostro concimato
Sono la parola storta
Che esce
Dal contesto calibrato
Dal mondo omologato
Formalizzato
Messo in formalina
Dal Potere comandato
Sono l’essere non domestico
Non addomesticato
Come la capra, il cane, il dromedario
Paziente
Alla donna serva
Sono la freccia senza arco
La pietra che rotola dal muro
La trave maestra che cigola
Sotto il peso del mondo
Sono la scintilla
Che esce dal recinto
Del focolare
Per dare fuoco alla Terra
Sono l’unica speranza che e’ rimasta
Alla Terra

Viviana Vivarelli

Quella cosa chiamata Partito
Viviana Vivarelli

Le difficolta’ all’ingresso di Grillo nel Pd o la subitanea violenza con cui si attacca Marino rivelano una realta’ innegabile.
Un partito non e’ uno strumento democratico di rappresentanza ma l’occupazione e l’organizzazione di spazi di potere.
Il potere si caratterizza solo per una cosa, perche’ chi lo gestisce usa diritti e privilegi che nega agli altri.
Pertanto ogni partito, comunque si definisca, resta una delle facce di un potere oligarchico, a volte di un potere monarchico, contraddicendo, fin nella sua piu’ intima organizzazione, qualunque afflato democratico.
La democrazia e’ una truffa formalizzata, la veste sporca e ipocrita di una cricca di supponenti che tiene nelle mani un potere fin che puo’ e non ci pensa nemmeno a mollarlo o a distribuirlo.
In tal senso, qualunque sia il numero dei partiti ufficialmente riconosciuti, essi non rappresentano mai un fattore di democrazia quanto piuttosto una cricca di complici fermamente intenzionati a non esercitarla affatto.

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Da Vita da streghe

E dopo Anna, Natalia
Cinzia Sasso

“Ha avuto spazio solo per un giorno, sui quotidiani, la storia di Natalia Estemirova, la giornalista che voleva raccontare e documentare le stragi, le sparizioni di intere famiglie, i delitti odiosi frutto della repressione russa in Cecenia.
Natalia e’ stata rapita al mattino a Grozny, mentre usciva da casa, ed il suo corpo e’ stato ritrovato la sera, il volto sfigurato, il corpo crivellato di colpi.
Prima di Natalia c’era stata Anastasia Baburova, e prima ancora, la prima, Anna Politkovskaja, la giornalista della Novaja Gazeta, fissata con i reportage sul conflitto in Cecenia.
Deve nascondere davvero cose impronunciabili, quel teatro di guerra, se chi tocca quegli argomenti muore cosi’. E devono essere davvero di acciaio, queste giornaliste, se la paura non riesce a paralizzarle e non mollano. Donne fantastiche: forti, determinate, capaci e idealiste. Donne come solo una donna forte sa essere.”

WWWomen
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Giorgia Vezzoli

La notizia dell’uccisione di Natalia e’ comparsa proprio nel giorno in cui pubblicavo il mio articolo “Scrivere per resistere”. Penso sempre di piu’ che la guerra mondiale esista e sia in atto da tempo: e’ la guerra dell’informazione e della sensibilizzazione dell’opinione pubblica.
Spesso e’ piu’ conveniente rimanere indifferenti al dolore, alle menzogne e all’ingiustizia piuttosto che alzare la testa e decidere di raccontare la verita’. Ne sa qualcosa Roberto Saviano che ad Anna Politkovskaja ha proprio dedicato un capitolo del suo ultimo libro “La bellezza e l’Inferno”.
vitadastreghe.blogspot.com/
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La bellezza e l’inferno

La bellezza e l’inferno”: fra questi poli opposti che richiamano il pensiero di Albert Camus si estende il campo di forze frequentato da Roberto Saviano, il luogo che genera la sua visione della vita, dell’impegno e dell’arte. Introdotti da una prefazione dell’autore, gli scritti raccolti in questo volume tracciano un percorso tanto ricco e vario quanto riconoscibile e coerente. Dal ragazzo che muove i primi gia’ maturi passi nell’ambito della letteratura e della militanza antimafia fino allo scrittore affermato che viene invitato all’Accademia dei Nobel di Stoccolma e abbracciato dai terremotati in Abruzzo, Roberto Saviano resta se stesso. Ci racconta di un campione come Lionel Messi, che ha vinto la sfida piu’ grande, quella contro il suo stesso corpo; di Anna Politkovskaja, uccisa perche’ non c’era altro modo per tapparle la bocca; dei pugili di Marcianise, per cui il sudore del ring odora di rabbia e di riscatto; di Miriam Makeba, venuta a Castel Volturno per portare il suo saluto a sei fratelli africani caduti per mano camorrista; di Enzo Biagi, che lo intervisto’ nella sua ultima trasmissione; di Felicia, la madre di Peppino Impastato, che per vent’anni ha dovuto guardare in faccia l’assassino di suo figlio prima di ottenere giustizia; e di tanti altri personaggi incontrati nella vita o tra le pagine dei libri, nelle terre sofferenti e inquinate degli uomini o in quelle libere e
vaste della letteratura.

www.ibs.it/code/9788804594130/saviano-roberto/bellezza-inferno-scritti.html
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Se lo scrittore morde
Roberto Saviano

Quanto pesa una parola. Quali calibri usare e su quali bilance misurarla. Domande che come febbri tropicali tormentano ogni particella di chi si avvicina da scrittore o da lettore alla letteratura. La prima volta che capii il potere della parola ero ragazzino, bande di bambini in bicicletta sulle ormai rottamate BMX scorrazzavano per i paesini dell’entroterra campano, raggiungevano i centri vicini e insultavano chiunque, sputacchiavano su tutti, signore, ragazzini, vecchi. Una volta un gruppetto si ribello’ alle vessazioni e inizio’ a correre verso i piccoli teppisti in bici, ma basto’ solo una sola frase di questi: “Siamo di Casal di Principe” per fermare chiunque, terrorizzato. Come se si stesse giocando a “Un, due, tre, stella!”, quando chi e’ “sotto” si gira e tutti devono fermarsi come pietre, e chi si muove perde. Allo stesso modo bastava pronunciare l’origine, il provenire da una realta’ cosi’ ferocemente criminale da innescare immaginazioni mitiche cosi’ tragiche che faceva d’improvviso temere anche dei gracili ragazzini dalla faccia scura. Da allora la potenza della parola non ha smesso di affascinarmi. La letteratura e’ un atleta, scriveva Majakovskij, e l’immagine di parole che scavalcano oltre la coltre d’ogni cosa, che superano ostacoli e combattono mi appassiona abbastanza. Il peso specifico della parola letteraria e’ determinato dalla presenza della scrittura nella carne del mondo o dall’assenza di carne, invece, per alcuni.
Una volta Thomas Mann e Ignazio Silone si trovarono a discutere in Svizzera sul metro di paragone in base al quale giudicare i diversi sistemi politici. Silone rispose: “Senza dubbio: basta determinare qual e’ il posto che e’ stato riservato all’opposizione“. Mann invece: “No, la verifica suprema e’ il posto che e’ stato riservato all’arte ed agli artisti“.
Nelle lunghe discussioni con Vincenzo Consolo, Goffredo Fofi, Corrado Stajano, ho appreso che la necessita’ prima dell’intellettuale e’ presenziare al dolore umano, mantenersi sentinella della liberta’ umana, non delegare mai ad altro il proprio imperativo di difesa della dignita’ umana. Non all’interno di una sorta di nuova ideologia ma come unica capacita’ di fare del talento, della scrittura, necessita’: “Esiste la bellezza e l’inferno degli oppressi, per quanto possibile vorrei rimanere fedele a entrambi“, scrive Albert Camus. Fedele alla bellezza e all’inferno dei viventi, e’ il canone estetico che preferisco.
La scrittura letteraria e’ labirintica, multiforme, non credo possano esserci strade univoche, ma quelle su cui credo debbano posare i miei piedi le riconosco.
Primo Levi, in polemica con Giorgio Manganelli che rivendicava la possibilita’ di scrivere oscuro, affermo’ che “scrivere oscuro e’ immorale“.
Quando Philip Roth dichiara che dopo Se questo e’ un uomo nessuno puo’ piu’ dire di non essere stato ad Auschwitz. Non di non sapere dell’esistenza Auschwitz. Ma non si puo’ piu’ dire di non essere stati in fila fuori ad una camera a gas. Questa la potenza di quelle pagine. Libri che non sono testimonianze, reportage, non sono dimostrazioni. Ma portano il lettore nel loro stesso territorio, permettono di essere carne nella carne. In qualche modo questa e’ la differenza reale tra cio’ che e’ cronaca e cio’ che e’ letteratura.
Non l’argomento, neanche lo stile, ma questa possibilita’ di creare parole che non comunicano ma esprimono, in grado di sussurrare o urlare, di mettere sottopelle al lettore che cio’ che si sta leggendo lo riguarda. Non e’ la Cecenia, non e’ Saigon, non e’ Dachau, ma e’ il proprio luogo, e quelle storie sono le proprie storie. Ed il rischio per gli scrittori non e’ mai di aver svelato quel segreto, di aver scoperto chissa’ quale verita’ nascosta, ma di averla detta. Di averla detta bene.
Orhan Pamuk, Salman Rushdie, Anna Politkovskaja hanno avuto in modalita’ fortemente diverse la responsabilita’ di fare delle storie che raccontavano vicende riguardanti ogni essere umano e non piu’ circoscritte alla geografia di un territorio. Questo rende lo scrittore pericoloso, temuto. Puo’ arrivare ovunque attraverso una parola che non trasporta soltanto l’informazione, che invece puo’ essere nascosta, fermata, diffamata, smentita, ma trasporta qualcosa che solo gli occhi del lettore possono smentire e confermare. Questa potenza non puoi fermarla se non fermando la mano che la scrive.
La forza letteraria continua ad essere questa sua incapacita’ a ridursi ad una dimensione, ad essere soltanto qualcosa, sia essa notizia, informazione o sensazione, piacere, emozione. Questa sua fruibilita’ la rende in grado di andare oltre ogni limite, di superare le comunita’ scientifiche, gli addetti ai lavori, e di andare nel tempo quotidiano di chiunque, divenendo strumento ingovernabile e capace di forzare ogni maglia possibile. La potenza stessa che faceva temere di piu’ ai governi sovietici Boris Pasternak e Il dottor Zivago e I Racconti di Kolyma di Salamov che gli investimenti del controspionaggio della Cia.
Mentre i saggisti venivano isolati, relegati in riviste accademiche, lasciati sfogare, gli scrittori dovevano essere eliminati, le pagine nascoste, le parole rese cieche e mute.
Quando mi capita di ascoltare le litanie sulla vacuita’ della scrittura, o quando io stesso mi lascio convincere dal vizio della letteratura come palestra per onanisti con poco talento per la vita, penso sempre alla figura di Kostylev, personaggio del libro di Gustaw Herling Un mondo a parte, un libro per anni marginalizzato e boicottato. Kostylev era stato un uomo che aveva dedicato la sua vita alla causa bolscevica. Poi inizio’ a leggere Balzac, Stendhal, Constant e trovo’ in quei testi “un’aria diversa, mi sentivo come un uomo che, senza saperlo, era stato soffocato tutta la vita”. Kostylev abbandono’ il lavoro di partito, concesse tutto il suo tempo alla lettura desideroso di conoscere le verita’ che gli erano state nascoste. I libri stranieri che si procurava clandestinamente lo fecero arrestare. La polizia segreta lo accuso’ d’essere una spia e torturandolo fu costretto a confessare la mendace accusa. Kostylev si ustionava di sua volonta’ il suo braccio esponendolo alle fiamme vive, preferiva avere un braccio piagato e gonfio, piuttosto che lavorare per i suoi carcerieri. Nella baracca dove, esentato dal lavoro, passava le giornate, non c’era attimo in cui non leggesse libri. La lettura che gli aveva cambiato l’esistenza portandolo nei campi di lavoro, continuo’ ad essere la maggiore espressione della sua umanita’ in quel girone infernale.
Non mi interessa la letteratura come vizio, non mi interessa la letteratura come debole pensiero, non mi riguardano belle storie incapaci di mettere le mani nel sangue del mio tempo, e di non fissare in volto il marciume della politica e il tanfo degli affari. Esiste una letteratura diversa, puo’ avere grandi qualita’ e riscuotere numerosi consensi. Ma non mi riguarda. Ho in mente la frase di Graham Green: “Non so cosa andro’ a scrivere ma per me vale soltanto scrivere cose che contano”. Cercare di capire i meccanismi. I congegni del potere, del nostro tempo, i bulloni della metafisica dei costumi. Tutto diventa materia. Danaro, taglio della coca, transazioni, assessori, documenti, uccisioni, proclami, preti e capizona. Tutto e’ coro e materia, con registri diversi. Senza il terrore di scrivere al di fuori dei perimetri letterari, prescegliendo dati, indirizzi, percentuali e armamentari, contaminando con ogni cosa.
Se devo scrivere devo farlo in emergenza, dove le bestemmie sono piu’ sincere delle preghiere. E dove la realta’ ha slabbrature maggiormente in grado di mostrare verita’.
Il rap in Europa sembra essere anni luce piu’ avanti della letteratura nella capacita’ di fare della parola parte della carne del presente, rapper parigini che si trasferiscono a Napoli per raccontare il mediterraneo, filippini e gallaratesi che si lanciano in slang comuni e codificano nuovi sguardi, foggiando nuove grammatiche del racconto. E narrano di un mondo dove tutto e’ meccanismo di potere, danaro, affermazione, dove la politica e’ sempre tradimento e dove la parola e’ il discrimine capace di raccontare tutto questo senza negarlo, senza considerarlo inevitabile ma sentendo necessaria la bellezza di narrarlo e di corroderlo. Con le parole e con i succhi gastrici. Molta scrittura invece sembra fare tarantelle intorno alle questioni centrali del nostro vivere.
Tutto sommato non mi interessa far evadere il lettore. Mi interessa invaderlo. E mi interessa la letteratura piu’ simile al morso di vipera che ad un acquarello di fantasie. Arrovellarsi sui territori delle definizioni di cio’ che e’ letterario e di cio’ che non lo e’, tra combattimenti di accademici e filologi, ruzzolando nell’aia degli scrittori, puo’ essere un’attivita’ infinita senza soluzione alcuna. Una risposta credo risolutiva la diede l’autore del Viaggio al termine della notte e di Morte a credito.
Una giovane giornalista ando’ a trovare un ormai vecchio, isolato e sempre piu’ accidioso Louis Ferdinand Celine. Ando’ a Meudon, a pochi chilometri da Parigi, dove lo scrittore si era rintanato con sua moglie e i suoi animali. La giornalista dopo le solite domande di circostanza trovo’ il coraggio e gli chiese, quasi come se stesse pretendendo che lo scrittore gli svelasse il segreto del suo mestiere: “Ma quanti modi ci sono di fare letteratura?”. Celine rispose, secco senza titubare: “Ci sono solo due modi di fare letteratura”. La giornalista cosi’ si aspettava lo scibile umano delle lettere divise in due correnti e Celine diede la sue sintesi insuperabile: “Fare letteratura o costruire spilli per inculare le mosche“.
..
L’idea del dolore
Mariapia

Ciao amica cara,
siamo sempre piu’ lontane e paradossalmente piu’ vicine.
Ho sempre rifiutato la teoria chiesastica che il dolore evolve e resto della stessa idea, poiche’
l’idea del dolore imposta dal cattivo cattolicesimo e’ un’idea da dominanti primitivi e
quindi di solo uso oppressivo e non evolutivo.
Ancora Cristo non e’ entrato nella nostra vita: dalla sua esistenza sono soltanto trascorsi circa duemila anni, ed e’ un attimo di evoluzione; serve un tempo piu’ esteso per uscire dal nostro stato istintivo e siamo pur sempre i primi tra i viventi. Questo e’ un grande primato e una grande impresa… che fatica essere uomini!
Piu’ accolgo il dolore e piu’ ho affetto per i viventi, e i primi amati sono gli essere umani che ne sopportano una quantita’ maggiore rispetto a tutti gli altri viventi.
La Chiesa Cattolica impone un senso del dolore pieno di colpevolezza che fa orrore
Noi uomini, di dolore, ne sopportiamo degli altri viventi e cosi’, per reggerlo meglio, secondo alcuni studiosi, abbiamo “inventato” la religione, a seconda della razza e della nicchia
territoriale abitata.
Questo pensiero, unito ad altre mie conoscenze e alla mia immaginazione, mi fa ritenere che non si sia inventato nulla, e che le religioni siano soltanto una scoperta umana, la scoperta di una delle tante energie della creazione.Scoprire cio’ che c’e’ e che era coperto
L’energia elettrica esisteva prima di venire scoperta dagli uomini, quella atomica pure e poiche’ il pensiero, e quindi il pensiero, anche quello religioso, e’ una delle forme dell’energia della creazione cosmica, come il pensieto matematico, fisico, artistico, musicale…quella energia ha preso corpo in pensieri che noi chiamiamo religioni.
Una delle nostre mille scienze che possono aiutarci nell’evoluzione.
Il guaio e’ che scopriamo la dinamite e la usiamo anche per uccidere, scopriamo l’energia elettrica e la usiamo pure per la sedia elettrica e altre torture… scopriamo la religione e la usiamo per opprimere, ma mi rincuora il fatto che l’evoluzione e’ una spirale senza fine…
L’allegato in PDF che inserisco riguarda l’utilita’ evolutiva delle religioni, e’ pure divertente, e aggiungere conoscenza alla conoscenza fa sempre bene
..
UN ACCIDENTE EVOLUTIVO

In molti si sono interrogati sul perche’ le religioni si siano conservate fra gli uomini, e la risposta piu’ comune, e piu’ semplicistica, e’ che esse siano risultate utili in quanto collante sociale alla base dell’altruismo.
Questa risposta fa un cattivo uso della teoria dell’evoluzione per selezione naturale: accettando la quale, si corre il rischio di pensare alla teoria di Darwin come ad un sistema che giustifichi la realta’ in ogni sua parte. In verita’, non tutti i caratteri che osserviamo in una popolazione – fisici o morali che siano – esistono perche’ utili alla sopravvivenza; l’evoluzione contempla anche l’accidente. E le credenze, le superstizioni e le religioni tutte potrebbero essere comparse, ed essersi conservate, proprio come accidenti. Ne L’origine delle specie Darwin scrive di una “correlazione di caratteri”: pur non conoscendo la genetica, da acuto osservatore qual era, egli noto’ che i gatti persiani con gli occhi azzurri sono inevitabilmente anche sordi. Noi oggi sappiamo che un solo carattere puo’ essere legato all’espressione di numerosi geni, e che, d’altro canto, anche un solo gene puo’ codificare per piu’ caratteri. In un caso di tal sorta, se un carattere compare e si conserva – certamente per la sua utilita’ – si conservera’ anche quello che ne e’ correlato, senza che esso sia necessariamente utile. Si
tratta, dunque, di un vero e proprio accidente evolutivo.
Alcuni studiosi, per dar conto dei fenomeni religiosi, propongono, dunque, sulla scia di questa
riflessione, ipotesi che rispondono non al criterio di “giustificazione ad oltranza”, ma a quello, dal sapore piu’ autenticamente darwiniano, di “correlazione dei caratteri”. Cio’ che essi sostengono e’ che la credenza in entita’ sovrannaturali dotate di intenzioni – le divinita’ – sia, in ultima analisi, l’effetto collaterale di altri caratteri, o meglio, di altre abilita’ cognitive, che si sono conservate in quanto utili alla sopravvivenza. Di seguito sono elencati alcuni degli studi disponibili a tal proposito in lingua italiana:
– V. Girotto, T. Pievani, G. Vallortigara. Nati per credere. Codice Edizioni.
– D. Mainardi. L’animale irrazionale. Mondadori.
– V. S. Ramachandran, S. Blakeslee. La donna che mori’ dal ridere. Mondadori.
– P. Bloom. Il bambino di Cartesio. Il saggiatore.
Gli studi di Mainardi riguardano principalmente i comportamenti superstiziosi, che condividiamo con altri animali, alla base dei quali c’e’ un meccanismo che egli chiama “rilevatore di causalita’”: se si mette un piccione in una gabbia – questo esperimento fu fatto da Skinner – e si fa scendere del cibo da una cannuccia ad intervalli arbitrari, il piccione diventa presto superstizioso, prende cioe’ a ripetere il movimento che aveva fatto immediatamente prima che ricevesse il cibo: alla base dei movimenti stereotipati e reiterati del piccione c’e’ l’associazione, non necessariamente conscia, di una causa ad un effetto. E’ piuttosto complesso, e richiede uno sforzo razionale non indifferente – raro persino in molti uomini – comprendere che un effetto, come ricevere del cibo, possa essere del tutto casuale, poiche’ i meccanismi evolutivi hanno favorito la conservazione di moduli cognitivi che
permettono di rilevare i nessi causali fra fenomeni che si succedono nel tempo. Se succede B
mentre sto facendo A, forse B dipende da A; allora provo a fare ancora A, e siccome di tanto in tanto, casualmente, accade di nuovo B, – cioe’ lo sperimentatore fa cadere del cibo dalla cannuccia – ed io stavo facendo, anche questa volta, A, allora – con un meccanismo di rinforzo della credenza dovuto al reiterarsi di un evento – sono portato a credere che B dipenda da A. Cosi’ funziona la superstizione, la credenza nel nesso di causa, che fra gli uomini evolve in preghiera. Solo che pregare una divinita’ perche’ ci sia favorevole prevede delle abilita’ cognitive ulteriori, quali immaginare l’esistenza di un ente soprannaturale, non sottoposto alle leggi del mondo fisico, ma dotato al tempo stesso, come noi, di intenzioni e di volonta’ (tale e’ il prototipo di divinita’, secondo quanto scrive Berrett in The evolution of Religion, edito dalla Collins Foundation Press). Fra superstizione e preghiera il passo e’ si’ breve, ma nella prima si danno due fenomeni, di cui si crede che l’uno sia causa, l’altro effetto; nella seconda, invece, si da’ un fenomeno solo, senza che se ne possa rintracciare un altro da cui farlo dipendere: c’e’ l’effetto, manca la causa. Occorre percio’ lavorare di fantasia, e le dimensioni cerebrali umane consentono grandi cose; dopo aver creato una causa, non una qualsiasi, ma una Causa prima, procediamo con l’attribuirle una mente, vale a dire
intenzioni e sentimenti umani. Da cio’ deriva che – proprio come accade con gli uomini, che sono in grado di comportarsi, se vogliono, esaudendo desideri – anche la Causa prima avra’ la facolta’ di ascoltare ed esaudire richieste e desideri; occorre percio’ che sia propizia. Va da se’ che, per accattivarci la divinita’ personale che abbiamo fantasticato, occorreranno canti, balli e preghiere, insieme ad offerte votive e sacrifici.
Come si fabbrica, esattamente, Dio? Ramachandran ci spiega che abbiamo basi fisiologiche per farlo. Egli si e’ a lungo occupato, da neurologo, dell’illusione dell’”arto fantasma”, tanto che la sua pubblicazione nasce con il titolo Phantoms in the brain – “Fantasmi nel cervello”, e fantasmi non sono solo gli arti immaginari, ma la stessa idea di Dio. Vediamo meglio che rapporto leghi tali fantasmi. Benche’ Freud spieghi disturbi di questo genere – il percepire un arto che non si ha piu’ – in termini di desiderio e di inconscio, rischiando di sfociare in posizioni spiritualistiche, il problema ha una base organica. Dopo l’amputazione dell’arto, l’omuncolo sensori-motorio (vale a dire la porzione della corteccia cerebrale in cui sono disposti, secondo proporzioni diverse, i neuroni deputati alla sensibilita’ e alla motricita’ di ciascuna parte del corpo) subisce una riconversione: se viene a mancare il braccio sinistro, i neuroni che ne ricevevano gli imput sensoriali, trovandosi vicini a quelli che gestiscono la porzione sinistra del volto, si fanno carico degli stimoli provenienti da quest’area, cosi’ che una goccia d’acqua fredda sulla guancia sinistra sara’ avvertita come un brivido di freddo sul braccio sinistro, che pure non si ha piu’; si percepisce, dunque, la presenza del fantasma del proprio arto. Gli arti fantasma, racconta Ramachandran, erano considerati, nel Cinquecento, come prova dell’esistenza dell’anima e della sua sopravvivenza al corpo; cio’ spiega come la struttura cerebrale di cui disponiamo, e con essa, i moduli cognitivi di cui ci serviamo per
agire, potendo inventare il fantasma di un arto del corpo, possano altresi’ credere che quei fantasmi – la percezione di se’ – siano in grado di sopravvivere a cio’ che muore, siano vere e proprie anime, e la nozione di anima, tanto piu’ se immortale, e’ alla base delle potenti impalcature delle religioni.
Bloom sostiene che, sin da bambini, siamo tutti “dualisti cartesiani”, pensiamo cioe’ in termini di anime e di corpi come entita’ del tutto indipendenti le une dalle altre; distinguiamo fra inerte e vivente, fra corpo sottoposto alle leggi fisiche – cio’ che e’ propriamente detto corpo materiale – e corpo dotato di intenzioni ed emozioni – l’uomo, in cui si danno un corpo, ed un’anima. Questo significa che, se da una parte sappiamo che un gatto, in quanto corpo, non puo’ passare attraverso un muro, dall’altra siamo in grado di fingere chimere, fantasticando, ad esempio, un essere puramente spirituale – un uomo privo di corpo, volonta’ senza materia, pensiero disincarnato. Siamo cioe’ in grado, sin nella primissima infanzia, di concepire una mens.
Fisiologica e’ anche la “teoria della mente”: nell’area premotoria della corteccia cerebrale ospitiamo dei “neuroni specchio”, i quali ci consentono di imparare un movimento con la sola imitazione – il che e’ di un’utilita’ sconcertante – e, allo stesso tempo, di capire un movimento, un’azione altrui, immedesimandoci in cio’ che vediamo. E capire un movimento significa capire le intenzioni che spingono a compierlo: proprio in questo consiste la teoria della mente, nell’attribuire intenzioni a chi abbiamo di fronte. Tale modulo cognitivo, si puo’ ben capire, si e’ conservato in quanto utile per la sopravvivenza dell’individuo, che poteva cosi’ capire le intenzioni di chi volesse attaccarlo, prevedendone – ed evitandone – i colpi. Vi sono, pero’, degli effetti collaterali non trascurabili: vediamo cioe’ scopi ed intenzioni anche dove non ve ne sono, siamo cosi’ ingannati in quella che e’ stata definita una “teleologia promiscua”.
Se si chiede ad un bambino perche’ ci sia la pioggia, la risposta che ne riceveremo sara’ “la pioggia serve a…”, siamo cioe’ portati a considerare come animati non solo gli altri uomini, ma gli animali, le nuvole, il vento, e persino delle figure geometriche, come si legge in Nati per credere – e’ su questo presupposto che sono prodotti i cartoni animati!
Fra le possibilita’ della mente, insieme ad intenzioni e volonta’, ci sono le bugie. Mainardi tratta il tema dell’inganno, sotto l’aspetto del mimetismo, tra i vegetali – in tal caso l’inganno e’ determinato geneticamente e non e’ cosciente – e della tanatosi (il fingersi morti), tra gli animali. Fra gli uomini, invece, l’inganno diviene talvolta autoinganno; esso ha un elevato potenziale benefico, se si considera, ad esempio, l’immaginare un aldila’ in cui proseguire la propria vita. Ma come lo si costruisce? La tecnica e’ esattamente quella del “completamento di immagini”, di cui trattano Mainardi, Ramachandran, e gli autori di Nati per credere: un coniglio dietro una staccionata non ci appare come tanti pezzi in sequenza di coniglio, ma come un coniglio intero; questo accade perche’ l’evoluzione ci ha dotati di un modulo di completamento di questo genere. Analogamente, ci e’ possibile completare, fantasticare che ci sia qualcosa oltre l’ostacolo rappresentato dalla morte. Ma se nel caso del coniglio cio’ che facciamo e’ completare un insieme di immagini disconnesse unificandole in un unico animaletto intero, nell’operare sull’ostacolo “morte” costruiamo dal nulla, edifichiamo un castello in aria. Cio’ ci e’ d’altro canto possibile in quanto disponiamo degli strumenti
cognitivi per farlo, strumenti fornitici dal processo evolutivo, di cui pero’ abusiamo. Completare immagini costituisce dunque un adattamento, di cui la credenza nel Paradiso e’ una inevitabile correlazione, uno stucchevole effetto secondario. L’evoluzione ci dota di strutture cerebrali in grado di supportare processi cognitivi raffinati e quanto mai utili, ma non ci fornisce alcun libretto delle istruzioni che ci indichi l’ambito di utilizzo di tali capacita’.
Ingannare ed ingannarsi e’ costitutivo, dunque, del vivente, sia che cio’ avvenga volontariamente, sia che l’inganno sia inconsapevole. Ramachandran riferisce casi di pazienti affetti dalla sindrome di Bonnet, soggetti a clamorose allucinazioni dovute a patologie nelle vie ottiche; costoro riferiscono di vedere luci bianche, angeli, spiriti. E’ interessante inoltre il caso dell’anosognosia, ovvero del non-riconoscimento della propria malattia. Pazienti colti, intelligenti e perfettamente in grado di sostenere conversazioni brillanti, dovendo render conto della propria incapacita’ di muovere un braccio paralizzato, mettono in atto un meccanismo di “confabulazione”, attuando un notevole sforzo immaginativo, inventando scuse del tipo “sa benissimo, dottore, che ho una forte artrite alla spalla”, oppure “certo, lo sto muovendo, sono ad un centimetro dal suo naso, non vede?”. Il meccanismo di confabulazione e’ chiarificato in Nati per credere, in cui si legge di un paziente “split brain”, in cui cioe’ i due emisferi cerebrali sono stati isolati chirurgicamente a seguito di un trauma.
A costui viene chiesto di correlare alcune immagini secondo un criterio di pertinenza reciproca. Gli viene presentata nell’emi-campo visivo sinistro, controllato dall’emisfero destro, l’immagine di un paesaggio innevato; egli scegliera’, con la mano sinistra, sempre controllata dall’emisfero destro, l’immagine di una pala come correlata all’immagine appena vista. Gli viene poi presentata, nell’emi-campo visivo destro, controllato dall’emisfero sinistro, l’immagine di una zampa di pollo; con la mano destra, controllata dall’emisfero sinistro, egli scegliera’, fra tante, l’immagine di un gallo. La difficolta’ sorge, pero’, se si domanda per quale ragione la mano sinistra abbia scelto la pala: la scelta e’ stata fatta dall’emisfero destro, che pero’ non ha facolta’ linguistiche: l’unico in grado di rispondere e’ quello sinistro, che pero’, come anticipato, e’ stato isolato chirurgicamente dall’altro emisfero, e dunque non ha l’informazione necessaria a dar conto della scelta fatta nel correlare tali immagini. Percio’ la meta’ sinistra del cervello “confabula”, inventa cioe’ una spiegazione plausibile, rispondendo di aver scelto l’immagine della pala per pulire la lettiera di un pollaio!!. «L’emisfero sinistro costruisce letteralmente una storia, un’interpretazione dello stato delle cose nel mondo. […] Pare, insomma, che il meccanismo interpretativo dell’emisfero sinistro sia perennemente al lavoro, alla ricerca del significato degli eventi. L’emisfero sinistro ricercherebbe nel flusso delle informazioni ordine e ragione, anche quando queste non sono presenti, esponendosi al rischio dell’eccessiva generalizzazione o alla ricostruzione di un passato fittizio». L’emisfero sinistro, nell’evoluzione che ha lateralizzato le funzioni cognitive, ha acquisito una potente attitudine a dare spiegazioni, a trovare un senso agli avvenimenti. Le curiose testimonianze di visioni, di conversioni e di rivelazioni, poi, possono essere lette – e profanate – alla luce degli studi sull’epilessia del lobo temporale destro condotti da Ramachandran.
I pazienti che ne sono affetti riferiscono uno stato emotivo particolarmente eccitabile nei momenti immediatamente precedenti agli attacchi; cio’ accade in quanto in tali forme epilettiche e’ coinvolto, in quanto sottostante e prossimo al lobo temporale, il sistema limbico, deputato all’emotivita’.
Inoltre, il lobo temporale presiede al riconoscimento di volti ed oggetti, cosi’, in virtu’ dell’interazione delle due facolta’ – riconoscimento ed emozione – ogni oggetto visto viene percepito come impregnato di un significato profondo. Dopo un attacco, il paziente epilettico del lobo temporale si esprime in termini di estasi mistiche, di rivelazioni e di significati cosmici. Perche’ tali pazienti, peraltro disinteressati a tutto quanto abbia attinenza con il sesso ed oltremodo verbosi, si domanda Ramachandran, hanno esperienze religiose? Che si tratti di circuiti neurali preposti unicamente all’esperienza religiosa? Se cosi’ fosse, bisognerebbe spiegare quali pressioni selettive abbiano condotto alla loro conservazione; e soprattutto, in tal caso gli atei sarebbero sprovvisti di tale gene o sequenza genica alla base delle strutture neurali preposte alla religiosita’. L’ipotesi e’ altamente speculativa e bizzarra, ergo improbabile. Assai piu’ probabile e’ invece che la spiegazione risieda – come accennato – nella connessione fra i centri sensoriali di vista e udito e l’amigdala (parte del sistema limbico), cosi’ che tutti gli oggetti e gli avvenimenti assumerebbero un significato profondo. Ramachandran ammette tuttavia – ironia pungente, questa – che un’ipotesi possa essere
che Dio visiti realmente tali pazienti.
Costruire ipotesi e spiegazioni, trovare il senso degli avvenimenti, completare ed immaginare
oggetti oltre un ostacolo, rintracciare una causa dato un effetto, attribuire stati mentali ed intenzioni, percepire il darsi di un pensiero in certi corpi, tutto questo e’ bagaglio cognitivo di ciascun uomo, fa parte del sistema operativo di cui disponiamo – in virtu’ dell’evoluzione per selezione naturale – per agire e sopravvivere nel mondo. Non disponiamo pero’ di un’informazione che ci suggerisca dove arrestarci nell’utilizzare tali moduli, cosi’ facciamo un uso improprio ed abusivo delle facolta’ di cui siamo dotati, costruendo un robusto ed ingombrante sistema di credenze che ci induce a rifiutare molte teorie scientifiche e a preferire ad esse spiegazioni basate sull’irrazionale. L’invenzione e la conservazione di religioni – e la conseguente credenza ad un tempo nell’esistenza di un essere spirituale, causa prima e sede di intenzioni buone, e nell’esistenza di un’anima immortale – non e’
che un effetto secondario e correlato a moduli di ragionamento intuitivo che hanno favorito, nella lotta per la sopravvivenza, i nostri predecessori che li possedevano. Pare proprio che l’evoluzione abbia creato Dio.
..
Siamo gia’ come la Turchia o peggio?
Pietro Ancona

Il Parlamento turco ha compiuto molti passi avanti verso il pieno riconoscimento dei diritti civili ed umani sollecitato dalle autorita’ europee e condizione sine qua non per la partecipazione a pieno titolo della Turchia alla UE. Mentre il Parlamento turco marcia verso i diritti, il Parlamento italiano marcia verso la loro soppressione spesso con la collaborazione della cosidetta “opposizione”. I percorsi dei due Parlamenti si sono oramai incrociati e possiamo constatare, dopo l’approvazione della legge sulla sicurezza promulgata con una lacrimuccia di rammarico dal Presidente della Repubblica come l’Italia non abbia piu’ alcun differenziale democratico verso la Turchia. Piu’ o meno sono allo stesso livello. I Da quasi 10 anni la Turchia ha abolito la pena di morte. Da noi esistono tentazioni forti per introdurla nel nostro ordinamento. Inoltre la Turchia, sempre da tanti anni, riconosce la tortura come reato “individuale” punibile con maggiore severita’ se praticato dalle forze dell’ordine. Nel nostro ordinamento il reato di tortura non e’ stato ancora introdotto nonostante una lunga via crucis in Parlamento di ddl. Le punizioni per torture accertate al di la’ di ogni ragionevole dubbio sono sempre state assai blande. La morte del giovane Aldrovanti e’ stata punita con la ridicola pena di 3 anni e 6 mesi e non ha tenuto conto del fatto che a seviziare il giovane fossero in 4.Anche le pene comminate per i gravissimi fatti di Genova sono state molto lievi, quasi irrilevanti. C’e’ una regola non scritta che vuole i Tribunali assai “comprensivi” con l’operato della polizia. La recente sentenza per l’omicidio Sandri che condanna l’agente per omicidio “colposo” e non volontario contro ogni evidenza e’ la prova di un orientamento di copertura giudiziaria verso la polizia che riduce la sostanza democratica del nostro ordinamento. Le ultime misure della legge approvata il 2 luglio feriscono profondamente lo stato di diritto e diritti fondamentali della persona umana garantiti a livello internazionale, dalla Costituzione e da tanti leggi dello Stato che recepiscono normative universali. Se sommate a quelle precedentemente approvate ed in vigore dal 2008 definiscono un quadro assai allarmante e preoccupante. L’istituzione delle ronde (la loro divisa sara’ gialla si e’ affrettato a comunicare Maroni dopo le “osservazioni” di Napolitano) aggrava la situazione di eccesso di forze dell’ordine rispetto la popolazione e crea una forza paramilitare e governativa per ora disarmata ma non dubito che presto spunteranno manganelli e poi armi da fuoco Forse Mussolini non aveva una sua milizia? Le ronde saranno preposte sopratutto al rispetto della normativa fascista e razziale che e’ stata creata. Leggi di nessuna costituzionalita’ che saranno vigilate da “ronde” di regime. La schedatura dei senza casa dalle questure e’ una forma di criminalizzazione della poverta’ estrema di chi non ha avuto garantito il diritto all’abitazione mentre la privazione della patria potesta’ a chi mendica assieme al figlio e’ misura di enorme gravita’ dal momento che le persone costrette ad elemosinare non hanno quasi mai a chi lasciare il bambino e spesso non hanno neppure casa.
Sono rimasto assai colpito ( non ci si abitua subito a tutto…) dalla indifferenza dei giornalisti per la vicenda della punizione del loro collega Balducci obbligato a lasciare l’incarico di vaticanista ricoperto da 2 anni senza incidenti.. Colpisce il fatto che sia stato punito per una espressione non offensiva, non menzognera, ma semplicemente non laudativa e non servile. I suoi colleghi si sono ben guardati, al di la’ delle dichiarazioni di rito, di intervenire e chiedere la reintegrazione. Non so se Balducci ricorrera’ per la violenza subita. Con l’aria che tira in Italia ne dubito…. L’aggressione e’ venuta da esponenti del PD che gareggiano con il PdL nell’opera di riduzione degli spazi di liberta’ e democrazia come si e’ visto dall’approvazione bipartisan di tanti articoli della legge razziale appena promulgata.

medioevosociale-pietro.blogspot.com/ www.spazioamico.it
..
RIDIAMARO : – )

ALTAN
Papa’, mi racconti una fiaba?
– No. Ti racconto una balla, cosi’ ti abitui.
,,
http://www.masadaweb.org

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