Nuovo Masada

giugno 9, 2009

MASADA n. 938. Risultati elettorali alle amministrative 2009

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Barbara Matera, eurocandidata di Berlusconi

Debacle per il csx anche per Province e Comuni

Province:
Il csx aveva 50 Province contro 9, ora ne ha solo 14.
Il cdx invece, che ne aveva solo 9, ora ne ha 26.
Il csx regge bene solo in Emilia e Toscana.
Sicure Firenze, Pisa, Livorno, Pistoia e Siena. Quasi certe Arezzo, Grosseto e Prato.
Al ballottaggio Bologna, Firenze, Padova, Ferrara, Parma e Rimini, E’ perduta Piacenza.
Ma se Emilia e Toscana ridono, non e’ lo stesso per il resto del paese.
3 Province su 3 perse in Abruzzo: Pescara, Teramo e Chieti.
Lo stesso in Campania dove gli stolti vertici del Pd non vollero estromettere il detestatissimo Bassolino (ricordate l’abbracio di Veltroni?) e ora raccolgono il male che hanno seminato. Il cdx vince a Teramo con 59,1% contro il 34,5%, ad Avellino e Salerno oltre il 55%.
A Milano si va al ballottaggio, l’uscente Penati (csx) raggiunge un insoddisfacente 38,8% .
Ballottaggio a Torino.
Il Cdx prende tutta la Lombardia: conquista Cremona, Lecco e Lodi e tiene Bergamo, Brescia e Sondrio. Al ballottaggio Monza, appena nata

Nei Comuni
Il csx aveva 26 amministrazioni contro 4. Al 1° turno il cdx prende 9 Comuni.
Il Pdl dovrebbe conquistare i 3 capoluoghi del Piemonte.
Il Pd fa il pieno in Emilia ma perde ovunque.
Ballottaggio nelle Marche sia ad Ancora che ad Ascoli Piceno.

E tuttavia aveva detto:
“Questa mattina ho ricevuto una bella notizia: i sondaggi danno il gradimento del Pdl al 45 per cento e quello del presidente del Consiglio al 75 per cento“. Sono gli ultimi dati diffusi dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

LIBERO NEWS Sondaggi sulle europee davano il PdL vicino al 50% dei voti ancora il 21 maggio.

«Gli ultimi sondaggi ci danno in continua crescita, grazie anche alla campagna contro di me che si e’ trasformata in un boomerang per la sinistra». Diceva B per telefono a un’iniziativa elettorale del Pdl a Vicenza. Il premier ha detto che il Pdl otterra’ «un risultato pari o superiore al 40%, mentre gli ultimi sondaggi possibili indicavano cifre dal 43 al 45%», siamo al 30 maggio.

Ultimo sondaggio: PDL 44-45% contro PD al 25-26 % (20 punti di distacco!!) Fonte Euromedia Research

EUROPEE: BERLUSCONI, ULTIMI SONDAGGI PDL TRA 43% E 45% – Libero-News.it

“Pdl vicino al 45 per cento. Sara’ un trionfo” Il Giornale, 5 giugno 2009

Gli stessi sondaggi che sbandiera danno il Pd al 20%.

L’ira del Cavaliere

B e’ insoddisfatto dei risultati conseguiti, si dice penalizzato dalla moglie e dal complotto comunista e che la campagna elettorale gliel’ha fatta la moglie. Riconosce che era meglio se stava zitto e non sbandierava sondaggi che lo davano super vincente al 45%, ma sappiamo come anche sbandierare sondaggi artificiali faccia parte del suo sistema di governo e crei una forza trainante per i dubitosi. Ci ha giocato molto e forse ci ha anche creduto a questi sondaggi esagerati che avevano prodotto dichiarazioni deliranti nei suoi cloni., Ora da’ la colpa a tutto il suo gruppo organizzativo e attacca il proprio partito che ha fatto poca propaganda, se la prende persino con Bondi.
In modo paradossale, il Pd che ha perso in modo tremendo finge sollievo e dichiara di aver tenuto, e B che sperava in una vittoria stracciante e che comunque resta il primo partito italiano. piange e pesta i piedi per la stizza.
Il premier e’ poi delusissimo dalla scarsita’ dei consensi personali. In una campagna elettorale dove, contro ogni regola europea, ha messo la sua faccia e la sua persona sopra ogni candidato di paglia alluvionando il paese con la sua immagine e le sue barzellette, non ha riscosso poi molte preferenze personali, lo sforzo profuso e’ stato superiore al risultato, provando che una campagna basata solo sulla sua persona e’ fallimentare, la sua faccia non spacca piu’ il video ma genera insofferenza, e’ stato battuto persino da una new entry come Debora Serracchiani, che, a Udine, ha preso piu’ preferenze di lui, 144.000 e che in Friuli lo batte prendendo piu’ preferenze di lui. Addirittura Mastella prende a Benevento piu’ preferenze di B.
Il nuovo vince, e B, che non accettera’ ai di essere lui il vecchio, guarda di malo occhio tutti i suoi che sono sopra i 40 anni e si sente accerchiato anche da loro.
Intanto 3 delle sue bellone sono andate in Europa. Ne voleva mettere in lista un dozzina ma i suoi gerarchi lo hanno frenato e poi il crack del divorzio ha fatto il resto per cui ha dovuto straparlare di candidate preparatissime con due o tre lauree (ma chi le ha mai viste queste due o tre lauree?). Ha preteso che la Barbara Matera, la sua amatissima supermaggiorata, rimanesse (130.000 voti ma nemmeno una laurea) ma anche i suoi corsi per bellone da mandare in Europa gli ha fatto danno, senza parlare del disdoro di due ministri che gli facevano da manutengoli nella scelta dai book. Certo che nel Parlamento europeo con bel pieno di veline e pornostar il belvedere sarebbe stato maggiore. E vuoi mettere la bella soddisfazione di esportare un po’ del bordello italiano anche in Europa? Ma sulla stampa internazionale la sua immagine e’ a pezzi e i suoi carinissimi inviti ai leader internazionali al bordello di Villa Certosa si scontreranno con qualche no del protocollo. Prudenza richiedera’ che i capi di stato ci pensino due volte prima di farsi fotografare in intimita’ con lui o in giro per piscine.

L’enorme successo della Lega

Ma B e’ anche arrabbiatissimo dalla supervittoria di Bossi che indica come la sua campagna nel nordest sia stata insufficiente e come molti nei territori imprenditoriali non siano affatto soddisfatti del modo con cui ha ignorato la crisi. E’ vero che il Pdl resta pur sempre il primo partito in Lombardia e Veneto, ma la supercrescita della Lega lo irrita non poco. E’ facile aspettarsi che lo scontro tra i due sara’ mortale. E la posizione opposta sul referendum non giovera’ certo alla pacificazione.
Il successo della Lega e’ parallelo al successo della destra in tutta Europa. Sappiamo tutti che quando c’e’ crisi economica e i governi sono incapaci di governarla, la prima conseguenza e’ che la destra gonfia.
Ma la vittoria di Bossi aumenta i dissensi all’interno del Pdl. L’ex An ha sempre guardato la Lega come un orzaiolo in un occhio e lo stesso presidente della Camera e’ molto critico e non apprezzi affatto un Governo a trazione leghista, mentre B ha deciso di abbandonare il Sud a cui ha tolto i fondi del Fas, destinati a progresso e sviluppo delle aree meridionali, e i risultati di questo brusco abbandono si sono visti subito, senza contare la brutta pagina del Governatore Lombardo che ha sciolto autarchicamente il proprio Consiglio, disorientando gli elettori che hanno mandato tutti a quel paese disertando i seggi. In Sicilia ci sono zone dove e’ rimasto a casa piu’ del 60% dell’elettorato. E questo pesa. Se B si inimica il Sud, con un Nordest in mano alla Lega e una avanzata leghista anche nelle zone rosse, c’e’ poco da scherzare e Fini, che del Sud e’ stato sempre il patrono, lo vede benissimo, per non parlare di Casini che dalla Sicilia ha ricevuto un aumento dei voti.

Meno fondi al Sud

Meno fondi al Sud significheranno meno voti e l’inimicizia della mafia che i voti controlla che sui fondi ci conta, ma B non ha saputo ridurre le spese del carrozzone pubblico in altro modo, moderando gli sprechi, per es., e deve coprire il buco aperto dall’improvvido regalo elettorale dell’Ici e dai 14 miliardi di spesa in cacciabombardieri e affondo in Agfghanistan, mentre Tremonti non sa dove trovare i soldi per i terremotati e non parliamo neppure delle Grandi Opere o di quegli sgravi fiscali promessi in campagne elettorale alle politiche e poi frettolosamente dimenticati, mentre nulla e’ stato fatto per facilitare il credito delle banche o aiutare la piccola e media impresa. Gli ammortizzatori sociali, poi, restano una delle tante burlette di B, che arriva a dire di aver gia’ provveduto, quando in Europa siamo il paese piu’ scoperto sulla disoccupazione. Insomma la coperta e’ corta, nessuno fa nulla per allungarla eliminando almeno spese inutili, troppi restano scoperti e continuano gli sprechi e gli abusi dei superricchi che mostrano in modo plateale i loro vizi e le loro super spese, con il premier in testa, vero schiaffo a quella miseria che aumenta e coinvolge una famiglia su 4. La politica delle barzellette e delle gaffe comincia a non bastare piu’. Nessuno dei ministri mette mano a nessuno degli enormi problemi italiani. I ministri continuano nella sagra delle spese inutili e degli abusi, e l’unico che mostri di fare qualcosa e’ l’irritante Brunetta che continua a offendere i dipendenti dello stato (ora da’ di panzoni anche ai poliziotti) mentre nulla fa per sanare abusi o coprire le spese o innalzare gli stipendi.

Il Pd e le alleanze

Di Pietro oggi vale un terzo del Pd e le persone che ha mandato in Europa sono le migliori del panorama italiano, altro che pornostar, pregiudicati o sindaci trombati! Non e’ umano che i vertici del Pd continuino a ignorare l’IdV nel delirio di pensare di andare al voto da soli e di fare a meno di alleanze. O si torna a una politica di coalizione di stampo prodiano, o la sconfitta attuale sara’ solo l’inizio di una sconfitta anche maggiore.
Ogni solipsismo e ogni tentazione di bipartitismo e di SI’ al referendum sara’ solo il segno di una tara nell’intelligenza dirigenziale del Pd. Ci dovrebbe essere un limite alla follia.
E’ dalla Bicamerale di D’Alema che la sx sembra aver perso la capacita’ di leggere la realta’ e di comportarsi con giudizio. Un velleitarismo privo di base elettorale, uno sganciamento da quel controllo del territorio che e’ sempre stato per 60 anni la vera forza della sx, una totale incapacita’ di leggere, addirittura di ascoltare, le richieste e i bisogni di cittadini, una pericolosa lontananza dalla piazza e addirittura dl sindacato, una reiterata incapacita’ di costituire coalizione forze di opposizione, una successione di vertici vecchi, inetti, flosci, incapaci di battaglia politica e buoni solo a perpetuare una sconfitta, una cessione sostanziale a inquietanti temi berlusconiani… da ultimo abbiamo dovuto vedere anche il rifiuto a rimuovere Bassolino, l’attacco a de Magistris, la connivenza sulle intercettazioni e il presidenzialismo, il riciclo di gente indegna, il no alla mozione di sfiducia contro B… si sono superate tutte le soglie della sopportabilita’. E tutto questo non poteva portare che a una sconfitta, che poteva essere maggiore se non ci fosse lo zoccolo duro dei vecchi simpatizzanti che spesso rifiutano, per attaccamento a una storia, di leggere le gravi discrasie che il Pd attuale.
Ora la politica del “vado da solo e vinco” e’ stata di nuovo sonoramente bocciata dal risultato elettorale. Quanto si dovra’ insistere ancora su questa china? La sx moderata ha il dovere di stringere legami. La sx radicale ha il dovere di unire tutti i brandelli dei suoi separati in casa insieme ai Verdi. I Verdi sono un bel partito in Europa, che fine hanno fatto in Italia? Quante occasioni hanno perduto?
Ogni partito deve svecchiare il proprio apparato dirigente e mandare a casa tutti coloro a cui si deve una disfatta tanto grande, i falsi Soloni, gli attaccati alle sedie, i megalomani, quelli col culto della propria personalita’, i velleitari a vuoto, gli indentitari fino alla morte. Se questo non accadra’ e’ chiaro dove la sx andra’a finire e dove B arrivera’. La politica non e’ uno sport che si pratica da soli. Richiede il consenso degli elettori e richiede una attiva politica di alleanze su temi comuni; se si perde questo, i discorsi sono inutili e i falsi proclami di un Vendola che insiste nel voler andare da solo fanno stridere i denti.
Persino B riesce a capire che da solo non va da nessuna parte. La Lega gli ha detto chiaramente che i voti si pesano e non si contano e lui sa che la Lega gli sara’ indispensabile per tenere il Nordest e per le regionali del prossimo anno. E’ ovvio che ha una lieve speranza di far passare il Si’ al referendum che annientera’ le coalizioni, come e’ ovvio che cerchera’ di fare riforme costituzionali, fidando sull’inerzia di Napolitano, e tentera’ di aumentare i propri poteri e di diminuire quelli del Parlamento, sia con ricorso a presunte leggi a iniziativa popolare, sia deformando la Costituzione con legge ordinaria, sia proseguendo con quella strategia di svuotamento del potere degli organi costituzionali e degli enti locali. Che in questa strategia di accentramento di poteri in un presidenzialismo sempre piu’ assoluto il Pd gli dia addirittura un appoggio ci fa misurare con orrore la follia di una opposizione che e’ diventata la stampella di un potere golpista e che pertanto puo’ raccattare solo meno voti in un elettorato che vuole lotta e non collusione e tradimento.

Due lezioni: una per l’Europa, una per l’Italia

I programmi contano, l’immagine conta, le alleanze contano, l’etica conta, sia quella personale che quella politica. Nessuno vive di rendita. Nessuno e’ eterno. Se si fanno degli errori e’ ora di cambiare direzione non di insistere nell’errore stesso.
Gli elettori non sono una realta’ ininfluente. Non sono plagiabili piu’ di tanto, Non lo sono per sempre. Nessuno ipnotizza nessuno. Calpestare la verita’ non paga. La democrazia e’ un atto collettivo, non un arbitrio individuale. Gli atti di megalomania costano cari. I danni all’immagine della politica sono stati enormi. L’opinione pubblica non e’ qualcosa da disprezzare e non si puo’ pensare di abbindolarla con falsi trionfalismi e menzogne ripetute. Infine: noi non siamo soli, viviamo in un contesto europeo o mondiale, e continuare a operare come fossimo una piccola tribu’ locale isolata dal pianeta non regge. Viviamo in un universo di 6 miliardi di persone e in una Europa di 500 milioni di abitanti
Nel contesto attuale non si puo’ ignorare il territorio ma non si puo’ ignorare il pianeta. Continuare nella politica della consorteria, o del campanile o della villa in Sardegna o della piccola corte ristretta non rende. Non e’ perseguibile.
Un politico avveduto deve vivere con contatti col territorio, e deve avere uno sguardo nazionale, in un contesto europeo, mirando al mondo. Il popolo e il territorio da una parte, il pianeta dall’altra. Chi non e’ capace di far questo e’ destinato a esser fatto fuori.
Ogni politica che non capisca questo e’ arcaica e obsoleta e non puo’ durare a lungo.
In Europa la destra avanza. Nessun provvedimento serio e’ stato preso contro la crisi economica e finanziaria. Nessun governo nazionale e’ stato capace di produrre idee e atti contro la miseria e la precarieta’ crescenti. I vari G8, uno piu’ inutile dell’altro, con i loro sprechi di tempo, danaro e credibilita’, generano crescente irritazione. Questa irritazione ha prodotto nelle elezioni europee un calo di consenso indiscriminato contro tutti i governi. Attraverso questa insoddisfazione si manifesta quella contro una Comunita’ Europea capace di presentare limiti, danni, imposizioni a vantaggio di pochi.. ma incapace di aiutare i popoli e di allargare i diritti di tutti. Da questo scontento nasce la crescita della destra europea, ma dietro, come ogni volta che la destra sale storicamente, si vede scontento, rabbia, miseria, rifiuto sociale ed economico.
L’UE pretende molto ma da’ poco, non si muove per il rafforzamento della sicurezza economica, del lavoro, dei diritti, della pace, del sistema sociale, ma avanza sulla solita falsariga degli interessi delle banche e delle multinazionali.
Il trattato di Lisbona, che e’ fermo solo per il temporaneo veto dell’Irlanda, non presenta un passo avanti sulla via della democrazia e dei diritti dei popoli ma e’ fermo sulla protezione di quegli interessi neoliberisti che sono sempre stati nemici dei diritti umani e presenta molti passi indietro sui diritti delle genti.
E c’e’ il fatto gravissimo di una Europa incapace di salvaguardare dalla crisi attraverso i suoi inutili organismi finanziari malgestiti e peggio oepranti e che, davanti a una crisi economica planetaria, provocata da un neoliberismo sfranato e irresponsabile, non ha saputo porre freni e limiti, non ha fatto autocritica, non ha messo in atto nuove regole alle perversione dei suoi sistemi finanziari e continua come se nulla fosse sulla falsariga di quello schema economico perverso che fa stare peggio tutti.
Abbiamo sentito tanti “si dovrebbe fare”, non abbiamo visto nessun “abbiamo deciso”.
E di fronte all’occasione storica di un intero sistema ideologico, economico e finanziario che andava in pezzi, la sx europea si e’ dimostrata inefficace e inefficiente, totalmente incapace di analizzare le cause ideologiche della crisi, di trionfare sul grande scacco mondiale del sistema avverso, di vincere con la forza dell’evidenza su quelle chiese che nella voce di Ratzinger hanno la faccia di identificare neoliberismo con cristianesimo. Queste forze della sx si sono comportate come se avessero dimenticato lo stesso messaggio di valori e significati che sta alla base della loro storia e con la loro inerzia hanno mandato il messaggio che anch’esse erano finite e corrotte, che non avevano nulla da dire, che non possedevano strategie alternative e salviche. Questo e’ avvenuta perche’ loro stesse per prime avevano dimenticato matrice e valori, si erano traviate in un meticciato ideologico inqualificabile che giustamente e’ stato respinto dall’elettorato.
In questo mondo dove le vacche non sono piu’ nere o bianche ma tutto diventa indistinto e confuso frutto del mercato, ognuno percepisce solo le proprie perdite, nessuno ha piu’ promesse valide e ci si puo’ solo attaccare a nuovi personaggi emergenti come promessa del nuovo, scegliendo proprio quelli che sono le vittime di un sistema sempre piu’ bipartisan e dunque nemico del vero.
Cosi’, oggi il cittadini guarda alla casta con lo stesso disprezzo, come a un regime di collusi, ugualmente nemici dei cittadini, della verita’, dell’onesta’, della giustizia.
De Magistris e’ uno dei questi nuovi eroi, uno che e’ stato respinto dalla dx come dalla sx, e reso vittima dagli intrighi di entrambe, una figura emblematica, destinata a rappresentare chi e’ deluso da dx come da sx e vuole l’abbattimento della casta che entrambi i poli rappresentano,
De Magistris riporta al primo posto quella questione morale che D’Alema o Borsellino o Petruccioli o Violante hanno disprezzato.

Avanza sullo sfondo un vasto movimento popolare che si agita nelle liste civiche, nei comitati di quartiere, nei blog, nelle piazze.. movimento che i media fingono di ignorare per reverenza e cortigianeria al potere costituito, o che addirittura attaccano, sfoderando i grandi nomi del giornalismo piu’ cortigiano che mai, un movimento che non sara’ ignorabile a lungo con le sue esigenze di una democrazia dal basso, di candidati scelti dalla gente in odio alle segreterie politiche fatte da ineliminabili, piu’ vecchi che mai, piu’ perdenti che mai, piu’ inutili che mai, e non sara’ il transitorio Franceschini e mortificare il loro potere assoluto.

In Italia i tempi sono sempre piu’ urgenti. Abbiamo sotto gli occhi un golpe contro la democrazia e troppi hanno fatto finta di poterci andare a pranzo, di fargli concessioni facili, di ignorare la gravita’ dei fatti, di chiudere un occhio per concessioni comuni.
I vecchi vertici sono ancora piu insopportabili, Debora Serracchiani, avvocato di 40 anni, che prende il massimo dei consensi e supera anche B, e’ un segnale molto forte. De Magistris, Sonia Alfano, il giornalista Vulpio sono segnali forti.
Aver eliminato le preferenze alle politiche e’ stato un atto gravissimo, conservare i corrotti e i pregiudicati in parlamento e nelle candidature e’ stato un altro un errore gravissimo, ignorare le richieste di pulizia morale delle piazze e’ stato un errore mortale, attaccarsi ale liste preformate contro ogni principio di sovranita’ popolare per familismo, clientelismo, sporchi calcoli di potere non passato impunito.
L’insopportazione contro l’attuale politica cresce e anche la vittoria di B oggi contiene in se’ molti piu’ vizi cronici di quel che vuol far vedere.
I casi Campania, Calabria, Abruzzo mostrano che la corruzione non paga. Le preferenze date a De Magistris o alla Serracchiani dicono chiaramente che la gente ha bisogno di gente nuova e pulita ed e’ stufa dei vecchi potentati.

Comunque sia, la trionfante ascesa di B sembra aver avuto un arresto. B aveva sfiorato i 3 milioni di voti e che ora giurava di sfondare i 4 milioni, ma si e’ fermato a 2.700.00 preferenze. Comincia a manifestarsi l’onda contraria, la gente e’ stufa anche di lui. C’e’ stato un troppo che e’ stato superato e siamo sicuri che B non vorra’ realizzarlo.
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Doriana Goracci

Continuo a rifiutare questa Europa Unita dagli affari internazionali che respinge qualunque diritto umano, che collabora al progetto imperialista degli Usa, che si aiuta nel commercio delle armi, che finanzia banche e finanziarie, che svilisce ogni relazione umana.
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Riccardo Orioles

Il risultato complessivo del Pdl non e’ certo eclatante ma neanche da disprezzare. Difficilmente tuttavia consentira’ l’attuazione del programma (Totalmaggioranzen, Fuhrerprinzip, Reich millenario) che il Capo aveva espresso alla vigilia delle elezioni. In fondo, in Italia – fanno notare alcuni – il governo e’ appoggiato, tenendo conto delle astensioni, solo dal 26,2 per cento degli elettori: “Un italiano su quattro. E con uno su quattro si puo’ a malapena governare, altro che fondare regimi”.

Sembra che don Angelo Bagnasco (il successore di Baget Bozzo alla guida spirituale del Polo) abbia detto: “Aveu tegnu’ chiu’ u scagnu (“avesse tenuto chiusa la bottega” in genovese, ndr), ‘stu belìn rimbambì fatt de viagra, avrimm fatt un cul così ai communist”. Ma non e’ detto che il Polo sarebbe riuscito a conquistare la maggioranza assoluta anche se Noemi fosse rimasta a fare i compiti a casa sua.

Da oggi comincia il postberlusconi. Vincono Lega, Repubblica e Di Pietro. Perdono Noemi, Topolanek, Berlusconi e i poveri coglioni come me, di sinistra. Il sud non vota piu’, o per protesta o perche’ non ha mai capito davvero questa faccenda delle elezioni. Il bipolarismo e’ una buffonata, la legge elettorale vigente falsifica i risultati. I leader piu’ cialtroni sono i miei di sinistra, che hanno messo la mia scheda (Fava, Vendola e Ferrero: nessuno e’ stato capace di dialogare) nel tostapane. Nei democratici, un combattivo Dc s’e’ rivelato piu’ efficace di tutti i vari marpioni ex Pci: confermarlo (o lui, o Rosy Bindi, o dalla Chiesa). A destra c’e’ solo un italiano su quattro: basta inciuci e basta timidezze. Il governo, comunque, ora si chiama governo Bossi.

Le vere elezioni ci sono gia’ state, le ha vinte la sinistra – Obama in America, i progressisti in India (con una paria eletta vicepresidente), i vari rivoluzionari e riformisti in Sudamerica – e noi siamo ancora qui come tanti polli a guardarci l’ombelico.
Negli anni Trenta l’Europa, con le sue atroci malattie politiche, poteva ancora rovinare il mondo: comandava lei. Adesso puo’ fare al massimo un po’ di baccano: il mondo e’ della Cina, dell’America, del Brasile, dell’India – delle nazioni moderne, territoriali, e non delle nostre piccole, divise e presuntuosissime citta’-stato. Non faremo un favore a nessuno ammettendo – con degnazione – che forse la razza bianca non e’ piu’ Razza Superiore (alla faccia di Pera). Semplicemente, ci faremo accettare nel mondo, in questi pochi decenni in cui ancora possiamo farlo a buon prezzo.

In Italia, poi, c’e’ da ridere. La donnetta di Treviso o Varese, rozza e incolta, il borgataro accoltellatore di Torbellamonaca, il borghese palermitano puzzolente di monnezza, decidono la nostra politica coccolati dai nostri “politici” cialtroni il cui massimo scopo nella vita e’ di trovarsi a cazzo di fuori in qualche villa kitsch con statuette e piscine e un paio di dozzine di giovani e meno giovani bagasce. E la’ fuori, nel mondo, ci sono l’India e Obama.

riccardoorioles@gmail.com
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La’ fuori c’e’ il mondo e noi continuiamo a baloccarci con un leader che rincorre, nudo, delle ninfette nude sul bordo di una piscina.
Vi
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Sondaggi
Vi

Berlusconi aveva giurato che i suoi sondaggi lo davano al 45%
ha preso il 35%
Quanto calo e’?
Ora mi si dice che in realta’ ha perso “solo” 2 punti e mezzo,
Ma rispetto alla sua megalomania quanto ha perso?
E quante volte abbiamo dovuto sentire i suoi cloni spergiurare addirittura su un 75% di consenso?
Una cosa salta all’occhio:
all’interno del Pdl solo un elettore su 4 lo ha votato, e’ il suo peggior risultato alle Europee in rapporto ai voti del partito: ha avuto 2.706.791 mila voti, contro i 10.807.327 del Pdl.
Cio’ vuol dire che lo specchietto per le allodole non ha funzionato. Il signor “sul manifesto mi si metto solo io” non e’ stato votato personalmente da ben 8 milioni degli elettori del Pdl, che hanno votato il partito ma non lui.
Sara’ che il Pdl e’ la sua proprieta’ ma gli sta scappando un poco di mano.

Viva la Debora Serracchiani in Friuli e la Simona Caselli a Parma che hanno preso piu’ preferenze di Berlusconi!
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Vi

La prima repubblica era una vecchietta
la seconda era una mariuola
ma la terza era una battona

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Massimo Giannini

VINCERE, era l’imperativo categorico di B. Vincere, nascondendo sotto una montagna di preferenze i vizi privati (veline, minorenni, feste di compleanno o di Capodanno) e i pubblici tabu’ (sentenza Mills, voli di Stato, critiche della stampa estera). Forse ha vinto, ma di sicuro il Pdl non ha stravinto. E Franceschini ha perso, ma di sicuro il Pd non ha straperso.
B si aggiudica le elezioni europee, ma non riesce il clamoroso sfondamento sognato. Questa e’ la grande sorpresa. A dispetto del feroce trionfalismo del Cavaliere e del truce benaltrismo dei suoi media, forse “a ricreazione non e’ ancora finita. Forse sull’immagine del “pagliaccio sciovinista” (come l’ha definito con un eccesso di sprezzo il Times) Noemi ha pesato eccome. Forse sul profilo del suo governo i problemi dettati dall’impoverimento nelle condizioni delle famiglie e dall’imbarbarimento dei rapporti tra alleati (non solo con il leghismo padano di Bossi ma anche con quello siciliano di Lombardo) hanno pesato eccome.
B incassa una stentata conferma del Plebiscito ottenuto un anno fa. Ha trasformato anche questo voto europeo in un referendum sulla sua persona. Ha affrontato la campagna elettorale in condizioni difficilissime, tra scandali politici, forzature istituzionali e disastri economici. Ma l’ordalia su B, nel Paese narcotizzato dalla propaganda e impaurito dalla crisi, non ha funzionato.
Nel 2008 il Pdl partiva col 37,4%. In un anno e mezzo, con una recessione devastante e un riformismo inconcludente, si accredita al 35%: 2,4 punti in meno delle politiche, lontano anni luce dal pirotecnico 45% cui aspirava.
Insieme alla Lega, non arriva affatto allo storico Rubiconde: il 50% dei voti. Mantiene piu’ o meno le sue posizioni. Anzi, perde perfino qualcosa: Pdl e Lega, insieme, facevano il 45,7% alle politiche, mentre ora si fermano al 44,6%. La distanza tra Pdl e Pd, che alle politiche era di 4,2 punti, si allarga, ma non diventa abissale. La Lega e’ in crescita, dall’8,3 delle politiche al 9,7% delle europee. Avanza in tutto il Nord. A sua volta non sfonda. Bossi guadagna quanto gli basta, soprattutto in Veneto e forse anche in Lombardia, per battere cassa.
Il csx registra una prevedibile sconfitta, ma evita la temuta disfatta. Il Pd partiva dal 33,2% delle politiche, e arretra al 26,8%. E’ uno smottamento grave, ma non e’ una Caporetto, Veltroni era al 22%. Franceschini non puo’ esultare. Ma puo’ non disperare. Il congresso di ottobre, in queste condizioni, non e’ ancora un allegro battesimo, ma non e’ piu’ una cerimonia funebre. Qualcosa si puo’ ancora costruire. Accanto abbiamo il bottino accumulato da Di Pietro, che veleggia all’ 8,1% rispetto al 4,4 delle politiche.
Il calo dell’affluenza e’ vistoso: almeno 6 punti in piu’ rispetto alle ultime europee. La sindrome dell’abbandono ha colpito non solo gli elettori dell’opposizione ma anche quelli di B (evidentemente disgustati dal Casoria-gate, che qualche effetto deve pure averlo avuto in queste scelte di non voto). Il cdx in proporzione e’ piu’ penalizzato del csx.
I contraccolpi per il governo, anche se non devastanti, si faranno sentire. Le riforme si allontaneranno definitivamente. La competizione interna all’alleanza crescera’, insieme alla fibrillazione politica e all’inazione pratica. L’Italia si conferma spaccata a meta’. Si ripropone la frattura tra un Nord-Sud in mano al cdx e un Centro in mano al csx. Il Muro di Arcore resta in piedi. Ma le crepe non mancano. Un’altra Italia, forse, e’ ancora possibile.
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Hanno vinto tutti!
Viviana

Io non li sopporto questi ipocriti! Stanno tutti a dire che hanno vinto tutti! Perfino Vendola ha detto che ha vinto! Perfino la Bonino! Il Pd ha perso il 20% e Franceschini ha detto davvero intelligentemente che la linea del partito ha tenuto! E figuriamoci se non teneva! Berlusconi non ha sfondato ma La Russa ci ha spiegato sottilmente che non e’ che nel sud e nelle isole il Pdl ha perso, semplicemente la gente non e’ andata a votare. Sublime differenza! Si appropriano anche dei voti degli astenuti. Non gli bastavano i morti e gli zombi! Peggio della Chiesa che al referendum ha vinto grazie a quelli che stavano a casa. Lupi con le lacrime agli occhi ha detto che era tanto contento di aver vinto.
L’unico che non rideva ma aveva la faccia stanchissima da assatanato, era scuro e con le borse sotto gli occhi, e’ stato Di Pietro. E sì che lui e la Lega sono gli unici vincitori di questa troiata di elezioni. E’ pronto a sacrificare il suo nome pur di far crescere il partito. Forse pensava che gente come De Magistris, Sonia Alfano e Vulpio avrebbero fatto il miracolo di farlo salire anche piu’ in alto. Ma questo e’ un popolo che progredisce piano, pianissimo, quasi per niente, e’ gia’ tanto che non vada ancora piu’ indietro.
Noemi costa al cavaliere due milioni di voti. Non e’ vero che se tornasse indietro tornerebbe a quella festa di Casoria. Non c’e’ minorenne che valga così’ tanto.
Oggi incassiamo l’8,1% dell’IdV e una astensione così’ alta che ha visto mancare al voto un elettore su 2. Il 47% degli italiani e’ rimasto a casa. Un po’ meno del 20% ha votato Franceschini, un po’ piu’ del 20% ha votato Berlusconi, meno del restante 20% se lo sono diviso fra tanti, resta un 47% che non ha votato nessuno. Il partito dei non votanti e’ il primo partito d’Italia.
Questi partiti si possono anche congratulare di quanto sono stati bravi e di quanto ognuno ha vinto, ma meta’ del paese ha chiuso loro la porta in faccia. E questo e’ quanto.
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L’Europa svaporata
Paolo De Gregorio

Mi piacerebbe capire su quali pilastri teorici poggia la convinzione del Berlusca quando parla di sconfitta della “sinistra”, quando da molti anni ne lamentiamo la scomparsa, il PD e’ un partito di centro estremo, e le frange dei nostalgici comunisti, trombati ieri ed esclusi dall’Europa, sono il maggior ostacolo alla costruzione di un fronte politico di classe che riunifichi salariati, disoccupati, precari, poveri.

L’unica novita’ emersa da queste elezioni a livello europeo e’ l’emergere diffusa di movimenti che nascono dai disagi che sta provocando ogni genere di immigrazione, compresa quella dall’Est europeo, dissenso che si estende anche al concetto stesso di Europa unita, con forte astensione dal voto, movimenti erroneamente etichettati come xenofobi e razzisti, furbescamente strumentalizzati dalle stesse destre economiche e politiche che, per loro tornaconto, fino a ieri hanno favorito l’ingresso di immigrati.
Le destre europee, contrarie all’Europa e alla moneta unica, dovrebbero fare un monumento all’immigrato, in quanto questo fenomeno, così sottovalutato ed incompreso da sinistra e chiese,sta scardinando l’unione europea con una efficacia che nessuna teoria politica poteva ottenere.

Qui in Italia queste elezioni non sono state utilizzate per parlare di Europa, ma hanno rappresentato solo l’occasione di un sondaggio reale, dopo le fanfaronate del Cavaliere che parlava di un imbarazzante consenso del 75%, ridotto al 35%, con solo due segni positivi, quello di Di Pietro (da me appoggiato) e della Lega Nord.

La forte astensione dal voto, il nascere di movimenti anti immigrazione, l’euroscetticismo, il rifiuto del Trattato di Shoengen, sono segnali precisi che dovrebbero avere pronta risposta.
Questa risposta non ci sara’ perche’ alla destra conviene alimentare la crescita del rifiuto xenofobo, la sinistra non esiste e comunque in proposito parla come la Chiesa (di generica, civile accoglienza), mentre la crisi economica taglia decine di migliaia di posti di lavoro, e conviene innescare una guerra tra poveri piuttosto che indicare il sistema capitalista finanziario come responsabile sia della immigrazione selvaggia, sia della crisi.
Comunque appaiono gravi gli errori commessi da coloro (Prodi compreso) che hanno deciso la libera circolazione di tutti i cittadini europei e l’estensione a 27 paesi, prima che la UE avesse strutture decisionali democratiche, senza la palla al piede della “unanimita’”, che gli consentissero di parlare con una voce sola, con un esercito integrato, con una politica estera che sancisse l’indipendenza europea dagli Usa, con relativa chiusura di basi militari e Nato.
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Giuseppe Ideni ci scrive

MA PALME, RISPETTO AI NOSTRI POLITICI, ERA UN MARZIANO?

… una sera fredda di febbraio, a Stoccolma, il primo ministro Olof Palme, uscendo da un cinema della capitale, viene ucciso da un killer ancora oggi rimasto senza volto.
Palme, uno degli uomini politici piu’ famosi dell’epoca, ebbe posizioni molto controverse anche nell’ambito della socialdemocrazia svedese, una delle piu’ celebri al mondo e protagonista della nascita del “welfare”: il premier di Stoccolma appoggio’ la rivoluzione cubana, si schiero’ contro la guerra in Vietnam e per la Primavera di Praga, combatte’ contro il nucleare e al fianco dell’African National Congress e dell’Olp palestinese, e denuncio’ il regime di Franco. Un “riformista rivoluzionario”, forse scomodo per troppi, di sicuro non amato dagli Usa che congelarono a piu’ riprese le relazioni con Stoccolma. Il premier svedese girava senza scorta e a piedi o in bicicletta, vivendo come una persona comune, cosa non passata inosservata ai suoi assassini, e la sua partecipazione alle principali cause democratiche del Terzo Mondo possono essere state la ragione del suo assassinio: una settimana prima di morire, Palme dichiaro’ al Parlamento svedese che l’apartheid sudafricano non poteva essere riformato ma soltanto eliminato
Fu un crimine estremamente semplice ma talmente perfetto che la verita’ non e’ stata ancora scoperta. Il fatto che proprio quella sera Palme avesse ‘licenziato’ le guardie del corpo e’ quello che mi fa pensare ad una cospirazione. Palme fu ucciso per motivi politici da persone che avevano buone informazioni sui suoi giri e sapevano come prenderlo.
Un libro di Garzia racconta chi e’ stato davvero Olof Palme, tentando di offrire al lettore una possibile interpretazione delle sue idee e della sua politica non disgiunta dalla singolare biografia (gli studi negli Stati Uniti, i viaggi giovanili in Asia e America Latina fino alla negativa scoperta del “socialismo reale” a Praga nel 1949, poi l’adesione alla socialdemocrazia con le esperienze di ministro e premier). Palme ha interpretato un originale modo di pensare il socialismo nei decenni sessanta, settanta e ottanta, frutto certo della peculiare storia del movimento operaio svedese – che il libro ripercorre – ma anche della piu’ ferma autonomia dall’Unione Sovietica e dagli Stati Uniti. Cio’ ha reso credibili i suoi progetti di critica e correzione del capitalismo che avevano nell’estensione delle conquiste del welfare il principale obiettivo di politica interna, fino alla possibilita’ di un tendenziale superamento del primato del mercato (il Piano Meidner).
Questo ripensamento strategico sul futuro del socialismo motiva pure il suo straordinario protagonismo sulla scena internazionale, che e’ poi l’apporto qualitativamente nuovo dato alla socialdemocrazia svedese ed europea: dal no alla guerra in Vietnam al sostegno dei movimenti di liberazione nel Terzo mondo e di quelli democratici in Europa (Spagna, Grecia, Portogallo dei primi anni settanta), dal contrasto dell’espansionismo sovietico alla ferma posizione anti-riarmo dei primi anni ottanta (quelli di Ronald Reagan e Leonid Breznev), fino alla scelta di operare contro il regime dell’apartheid in Sudafrica a favore dell’indipendenza della Palestina e di mediare nei conflitti su mandato delle Nazioni Unite, come nel caso della guerra Iran-Iraq iniziata nel 1980.
Infine, non si puo’ dimenticare che il finale della vicenda umana di Olof Palme e’ quello di un delitto politico rimasto, a vent’anni di distanza dal 28 febbraio 1986 (quando il premier e’ ucciso per strada a Stoccolma da un killer), senza esecutore e mandanti. Proprio come il delitto Kennedy del 1963, o i tanti misteri politici italiani.
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Sauro segnala il film “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson

Un film riuscito a meta’ tratto dalla crime-story di Stieg Larsson, saga di una famiglia al di sopra di ogni sospetto Nota di Sauro: attenzione, ci sono scene molto molto violente, se ne sconsiglia la visione ad un pubblico “sensibile”, oltre che non adulto. Da vedere, se piace il genere Thriller, altrimenti evitatelo.

Marzia Gandolfi
Il thriller e’ tratto dal libro di Stieg Larsson, fenomeno editoriale ondiale del 2008 con oltre 8 milioni di copie vendute nel mondo.
Mikael Blomkvist e’ un giornalista ostinato e idealista, sconfitto in tibunale dal potente uomo d’affari incriminato dalla sua inchiesta. Lisbeth Salander e’ una giovane hacker asociale e introversa, abusata in famiglia e segnata dalla detenzione in una clinica psichiatrica. Henrik Vanger e’ un ricco industriale ossessionato dalla scomparsa della nipote, avvenuta quarant’anni prima. In un’isola bagnata dal Baltico e abitata dal potente
clan dei Vanger, Mikael, Lisbeth ed Henrik si incontreranno, collaborando a risolvere i loro destini, minacciati da un passato oscuro e rimosso.
Rinchiusa nei canoni del cinema (thriller e abuse movies) di genere, il regista danese Niels Arden Oplev conserva la critica sociale prodotta dalle pagine di Stieg Larsson, autore della trilogia “Millennium” e creatore di un’eroina “interrotta”. Le vittime principali delle persecuzioni e delle violenze del primo romanzo dello scrittore svedese sono evidentemente le donne, i carnefici sono dei mostri che vanno eliminati senza sconti,
indulgenze o garantismi. Il terrore nel libro e nel film omonimo non corre sul filo ma nel luogo sacro dell’immaginario europeo, la famiglia.
Al centro di Uomini che odiano le donne si muove allora il potente clan dei Vanger, dominato da patriarchi antisemiti che hanno praticato il
nazionalsocialismo in un passato nemmeno troppo lontano. Mikael Blomkvist,
“assoldato” dal vecchio Henrik per far luce sulla sparizione dell’adorata nipote, incarna l’irruzione di una turbativa del presunto ordine familiare.
Affiancato dall’inquieta ma efficiente e dinamica Lisbeth, il giornalista comunista di Millennium indaga e poi smaschera il misfatto che racchiude la storia occulta della famiglia, il nucleo rimosso della realta’ dei Vanger (e di una nazione). Sul film e sul romanzo aleggia di fatto il retaggio dei traumi non pacificati della “socialdemocratica” Svezia, le cui politiche eugenetiche, atte a preservare il ceppo popolare svedese dall’incrocio con elementi razziali stranieri, furono fonte di ispirazione per la Germania
hitleriana.
Se la Svezia non espresse pienamente la ferocia nazista e non rappresento’ un
pericolo analogo, rivelo’ comunque un regime subdolo e totalitario, democratico ma totalitario. L’immoralita’ e il male, scrive Larsson e traduce in immagini Oplev, si nascondono allora dietro nomi insospettabili, dietro la “normalita’” familiare, sede privilegiata di incubi spaventosi. I fantasmi (come Harriet) generati dall’universo borghese ossessionano lo zio Henrik, volto morale e perbene dei Vanger, che denuncera’ le piaghe dolorose di quell'”infanzia”, infrangendo per la prima volta l’omerta’ che ha sempre
protetto i “padri”. Non e’ mai facile adattare un romanzo e risolvere in maniera brillante i problemi che derivano dalla costruzione letteraria ma ugualmente il regista danese, chiamato a viaggiare tra le pagine di Larsson, ha proposto un repertorio di soluzioni sazie di vita e di tutto il suo carico di orrori e desideri, di amore e follia, di gioia e crudelta’.
Costruito secondo uno schema classico, Uomini che odiano le donne trova l’elemento piu’ interessante negli attori (Michael Nyqvist, Noomi Rapace), che “riparano” una regia retorica e zoppicante, incline suo malgrado a semplificare e banalizzare il modello letterario.
Quello di Niels Arden Oplev e’ un film riuscito a meta’, che chiarisce tutto, ma proprio tutto, attraverso l’uso enfatico del flashback: l’evocazione di un evento anteriore conferma cio’ che gia’ sapevamo e ogni pezzo narrativo finisce al suo posto. Nessun rischio, nessun superamento del senso comune del linguaggio cinematografico, nessun margine di inespresso. A-dogmatico.
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Citazione
Joseph Brodsky- Nobel per la letteratura 1987
«Giudice: Qual è la tua professione?
Brodskij: Traduttore e poeta.
Giudice: Chi ti ha riconosciuto come poeta? Chi ti ha arruolato nei ranghi dei poeti?
Brodskij: Nessuno. Chi mi ha arruolato nei ranghi del genere umano? »
(Atti del processo del 1964)
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Geronimo
Il gatto del Cheshire

Coi siciliani e i calabresi, a quei tempi, arrivo’ una delinquenza che non ti dico. La Stampa, prima di loro, in cronaca aveva si’ e no un paio di omicidi l’anno (piu’ gli operai suicidatisi causa licenziamento: ma questo non si scriveva). Con l’arrivo dei meridionali, arrivo’ anche la mafia e la camorra. Nessuno ci faceva caso piu’ di tanto (la prima commissione antimafia, la Cattanei, alla fine concluse che la mafia non e’ un problema) e soprattutto nessuno ne approfittava per prendersela congl’immigrati in generale.
Adesso, se uno si prende la briga di vedere le relazioni dei procuratori all’inizio dell’anno giudiziario, vede che in realta’ i reati commessi dalle varie comunita’ d’immigrati sono piu’ o meno gli stessi (e a volte anche di meno) da quelli commessi dagli italiani. Gli albanesi, un po’ di piu’; i rumeni, un po’ di meno; i filippini, nessuno. Eppure, dopo tre a quattro anni di propaganda dei giornali (l’albanese di Erika; l’altro albanese immaginario invocato dalla tizia che aveva cercato, insieme all’amante, di assassinare il marito; la banda dei feroci rapinatori, risultati poi tutti milanesi col capo olandese; e cosi’ via) la gente e’ convinta che la delinquenza in Italia sia stata introdotta via nave.
Allora l’operaio siciliano – potenzialmente crumiro, reclutato dalla Fiat e dai preti – veniva portato su proprio per levare il lavoro ai (troppo sindacalizzati) torinesi. E’ vero che Gasparazzo, alla fine, deluse padroni e preti e fini’ col diventare il piu’ rivoluzionario di
tutti: ma questo all’inizio non si sapeva. Eppure non ci fu nessuna sollevazione razzista contro i meridionali. Adesso, nel piu’ sperduto paesino del Veneto, dove hanno visto un senegalese due anni fa che vendeva accendini, tutti sono fermamente convinti che “gl’immigrati ci levano il lavoro a noi italiani”.

Allora la gente faceva una cosa arcaica: lavorava. Lavorare non era andare in giro a imbrogliarsi l’un l’altro col cosiddetto “terziario avanzato” o con le bolle di Borsa della “nuova economia”. No, lavorare era proprio lavorare: olio di gomito. Mio padre, che faceva il maestro, faceva tre ore di motocicletta per arrivare a una frazione sperduta, con la scuola in un granaio ripulito. Marcello faceva l’apprendista, il padre di Marcello l’operaio. Il signor Badalino, che aveva una bottega, apriva alle sei e mezza e passava le prime due ore a ripulirla. Non c’erano ne’ manager ne’ veline. Non c’era il “posto di lavoro”: c’era il mestiere.
In queste parole – mestiere, lavorare, lavoratori – credevano pressocche’ tutti, ed erano parole vere. E’ stato allora, non adesso, che si e’ costruita davvero l’economia. E su queste parole ci si capiva: terroni, polentoni, immigrati, milanesi – la parola “lavoro” rimescolava tutti. Adesso, a Roma, l’edile col cappello di carta e’ un rumeno. Il contadino e’ nigeriano, l’operaio maghrebino. Solo occasionalmente gli italiani doc fanno ancora un “lavoro” vero. Dice che non comunicano, con gl’immigrati. E capirai.
Allora c’era una cultura, che partiva dal contadinello che faticosamente imparava le quattro operazioni e arrivava a gente come Moravia o Italo Calvino; passando per il maestro Manzi e la Rai di Bernabei. Adesso c’e’ Sgarbi, e noi tutti felici lo mandiamo in giro all’estero a rappresentarci nella cultura. “Buonaseeeera!”: ed ecco uno degli artisti piu’ popolari fra la massa degli italiani di ora.

Allora gli italiani erano giovani. Ora sono gente sulla quarantina, con problemi di grasso, diffidenti. Porte blindate, vacanze alle Maldive e fuoristrada. Ma vita vera, niente. Niente avventure nella vita, niente autostop da ragazzi, niente adolescenze sfrontate. Due ore d’automobile al giorno, e tre di telecomando: e in mezzo, noiosissima, la “vita”.
Tutto qui. Serve un nemico, per non ammattire del tutto e far finta d’essere ancora vivi. Ieri gli ebrei, oggi gli emigranti. In realta’, nessuno dei due ha importanza di per se’, materialmente. Entrambi pero’ – gli ebrei spiriti liberi negli anni trenta, gli immigrati sporchi di lavoro adesso – sono lo specchio di cio’ che avremmo potuto essere, e non siamo. Ci rimproverano in continuazione, con la loro semplice esistenza.
Non e’ razzismo, tecnicamente, quello che sporca l’Italia adesso: e’ solo la reazione automatica di un popolo imbolsito dalla troppa pennichella, che non ha il coraggio di stropicciarsi gli occhi e alzarsi in piedi. E quindi, fa brutti sogni. Speriamo di non svegliarci
troppo all’improvviso.
..
Mariapia

Io penso che questa non e’ la stagione dell’imbecillita’, come sostiene qualcuno, questa e’ la stagione della perdita assoluta del senso civile degli italiani, e non nascondiamoci, in quanto non e’ mai stato troppo il nostro senso civile, pertanto i dominanti hanno gioco facile davanti all’estrema indolenza, di ogni genere e in ogni campo, degli italiani.
Qui insisto in quanto tra gli anni 1967 e 1980, in Comune, quello di Bologna, ho visto tutto e di piu’.
Ho visto nascere il tempo dell’indolenza, il tempo dell’illecito, l’inciucio, la collusione con il terrorismo e il clientelismo praticato da ogni parte.
Poi, in questi ultimi dieci anni, ho visto arrivare quattro milioni di stranieri per fare quanto noi non vogliamo piu’ fare e vedo giovani italiani nullafacenti perche’ “certi lavori io non li faro’ mai”.
Al mio Saturno, re del mio segno, girano abbastanza…
..
Da Tubal
Aveva ragione Trilussa quando scriveva:

Conterò poco, e’ vero:
– diceva l’Uno ar Zero –
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
sia ne l’azzione come ner pensiero
rimani un coso vôto e inconcrudente.
Io, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so’ li zeri che je vanno appresso.

..
http://www.masadaweb.org

4 commenti »

  1. A DIR LA VERITA’,LA PENSAVO MOLTO PEGGIO PER IL PD,COME NON SO’ HA RIBALTATO UNA SITUAZIONE CHE SEMBRAVA,SECONDO ME,SENZA FONDO.
    SENZA IDEE,SENZA PROGRAMMA,SENZA LEADER,SENZA NIENTE E’ DIFFICILE ANDARE AVANTI.
    CON L’AMMIRAGLIO dalema COINVOLTO ,CON UN fassino ,CON UN AULTRAVECCHIA CLASSE DIRIGENZIALE DOVE VOGLIONO ARRIVARE?
    NOEMI E’ LA SALVATRICE DEL PD.
    LA PROSSIMA VOLTA CI SARA’ UN’ ALTRA NOEMI ?

    CHARLES BUKOWSKI

    Commento di MasadaAdmin — giugno 9, 2009 @ 12:26 pm | Rispondi

  2. però io non capisco. Nonostante tutti gli errori del PD, non capisco la vittoria del PdL.

    Io mi chiedo, coloro che hanno votato per Berlusconi hanno famiglia e figli e parenti anziani ? Sono contenti di come va la sanità, di come funziona la scuola, dell’ aumen to delle tasse o balzelli delle medesime, sono contenti delle progettate centrali nucleari, sono contenti dei termovalorizzatori che nuocciono alla salute di tutti ? E quando vanno a fare la spesa è tutto OK ?

    Se sì, allora si tratta di ignoranza e MASOCHISMO.

    Ciao, Franco

    Commento di MasadaAdmin — giugno 9, 2009 @ 12:26 pm | Rispondi

  3. Cari sopravvissuti,
    In un paese che rivota “mastella” credo che le speranze siano veramente poche.
    Qualche giorno fa Velardi, uno degli innominabili del Pd, luogotenente di D’Alema, in un dibattito preelettorale si scatenava contro il povero Franceschini, in un modo così aspro che se avessi ascoltato la radio avrei pensato ad un placcatore Pielleduista.
    Il Pd ha nel suo interno un male incurabile, solo un operazione chirurgica definitiva, una D’Alemoctomia può salvarlo. Altrimenti il socio di minoranza del Cavaliere d’Asfalto, stropicciandosi i baffetti, continuerà ad impedire leggi sul conflitto di interessi e quanto altro utile al suo compagno di merende.
    Ciò penso sia difficilissimo, fino a quando un uomo avrà così tanti voti all’interno del Pd medesimo da prendere a pedate il predetto Gargamella.
    Neppure il prof. Prodi è riuscito a debellare il male oscuro, e …lo conosceva bene anche quando si travestiva da Bertinotti.
    Chi nel sociale crede ancora, chi pensa che la sinistra non sia solo una palla, deve decidersi ad impegnarsi, a non fare più il sofisticato dissidente, l’intellettuale di cartapesta. Deve impedire che i “colaninni” facciano parte di una compagine che li rifiuta come l’olio nell’acqua, non c’entrano nulla. Noi cerchiamo i “colaninni” e lasciamo fuori tutti i più indifesi che cercano protezione nella destra.
    La sinistra perde in tutta l’Europa perchè difende chi non ne ha bisogno ed abbandona chi di bisogno ne ha davvero.
    Ultimo ma non ultimo. Mentre la destra ammette per definizione la corruttela, l’evasione ecc.ecc. la sinistra non se lo può permettere per definizione, non è difficile trarne le conclusioni…..

    Commento di ugo arcaini — giugno 9, 2009 @ 4:49 pm | Rispondi

  4. And thius is the reason I read masadaweb.org. Surprising post.

    Commento di Lee — marzo 10, 2010 @ 3:14 pm | Rispondi


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