Nuovo Masada

giugno 2, 2009

MASADA n° 933. 2-6-2009. STATI MODIFICATI DI COSCIENZA – SCIAMANESIMO. Parte seconda

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(Questa lezione appartiene a un corso sugli stati modificati di coscienza, tenuto a Bologna dalla prof. Viviana Vivarelli)

Sostanze psicotrope – Il pejote – Il cervo blu – Uno sciamano lakota – Puo’ esistere uno sciamanesimo nella nostra civilta’? – Il tamburo e l’animale totemico – Gli animali/spirito – Estasi sciamanica – Il tapas o grande calore

SOSTANZE PSICOTROPE

Per raggiungere la trance lo sciamano usa il digiuno, l’astinenza, la respirazione ritmica, le erbe allucinogene, le bevande fermentate….
Si dice che un tempo gli sciamani avessero capacita’ naturali per fare il viaggio e incontrare gli spiriti, poi questi poteri furono persi e si cerco’ di riattivarli con le droghe, per cui in quasi tutte le culture la trance viene raggiunta attraverso droghe naturali, piante o funghi velenosi.
In genere dopo la trance lo sciamano e’ spossato, perche’ essa richiede un grande dispendio energetico e spesso e’ anche costretto a incorporare spiriti cattivi.

Gli Sciti, dopo un funerale, gettavano canapa su pietre calde e ne aspiravano il fumo, anche in Iran si usava la canapa per fini estatici e la parola iranica bangha=canapa presso altri popoli asiatici indica il fungo sciamanico, l‘agaricus muscarius’.
Le sacerdotesse greche usavano l’oppio e sono stati trovati sotto certi luoghi oracolari depositi di oppio secco alti anche mezzo metro.
Nella mistica sufi troviamo spesso l’hashish.
Alla fine dell’800 e ai primi del secolo molti occidentali sperimentarono l’assenzio, un’erba alpina, Artemisia absinthium, o erba del sogno, da cui si trae l’asintina, che ha proprieta’ stimolanti e antipiretiche, ma da’ anche un olio velenoso.
Solo i santi piu’ puri non usano droghe, perche’ il loro cervello ha una capacita’ propria di produrre estasi naturali. E anche nello yoga l’estasi con droghe e’ nettamente secondaria rispetto alla vera samhadi.
In india si cita spesso il soma, bevanda degli dei, ma non e’ chiaro di cosa si tratti.
CASTANEDA nei suoi libri parla di una di queste sostanze che e’ fondamentale nello sciamanesimo messicano: il peyote.
Tuttavia la trance puo’ essere ottenuta anche senza droghe; la droga forza la modificazione di coscienza quando l’uomo non puo’ ottenerla per virtu’ propria ma viene considerata un espediente di livello inferiore.
Castaneda era peruviano, un etnologo e antropologo dell’Universita’ della California, uno studioso universitario di tipo occidentale. Nel ’68, cosi’ almeno racconta lui, a 43 anni, ando’ nel deserto del Messico (Sonora) per studiare una pianta allucinogena, il mescal o meztcal, considerato dagli indigeni uno delle 12 divinita’, o energie, del mondo dello sciamanesimo messicano.
In tutto lo sciamanesimo la visione e’ spesso indotta dall’uso di sostanze psicotrope, tratte da piante ritenute sacre. Nel Centro America e nel Sudamerica le piante allucinogene sono molte: il peyote, l’assenzio, la cannabis, i funghi velenosi come l’ammanita, l’ayahuasca...

Il dott. Bruno Severi col dottor Bianchi e’ stato 4 volte in Amazzonia, per studiare l’uso dell’ayahuasca, derivato di una liana diffusa in tutta la foresta amazzonica. La pianta da cui viene estratta e’ considerata una ‘pianta maestro’, si pensa cioe’ che lo spirito della pianta possa dare agli sciamani insegnamenti pratici (su come guarire malattie o trovare oggetti scomparsi o fare buona caccia) e insegnamenti spirituali tesi all’evoluzione.

Nel 94 Severi e altri tre amici sono andati in Peru’, nel cuore della foresta amazzonica lungo il fiume Ucayali fino al villaggio di Atalaya, dove hanno contattato gli sciamani Shipibo-Conibo, e bevuto con loro l’ayahuasca. La prima decina di sedute, per tutto un mese, fu inconcludente per ostacoli e difficolta’ varie, con 5 sciamani diversi. Uno di essi disse che in Severi c’era un blocco (spirito o corrente d’aria) che impediva alle visioni di raggiungere la testa.
Severi decise di provare un’ultima volta prima di partire con un sesto sciamano, don Pedro. Questi era assistito da altri due sciamani, di cui uno Muraya, massimo grado nei curanderos.
Severi racconta: “La capanna e’ formata da un solo tetto di palma su 4 pali, attorno si stipano i pazienti. Alle 9 di sera, tutti tacciono e Don Pedro comincia il canto, icaro, che chiama lo spirito della pianta madre. Severi beve un liquido orrendo e anche gli sciamani bevono il succo amarissimo dell’ayahuasca. Dopo mezz’ora cominciano delle visioni geometriche accompagnate da gran freddo, un caleidoscopio di colori, sente i canti e e’ investito da ondate di visioni, perde contatto con il fuori e perde coscienza, caldo e freddo intensi si abbattono su di lui, non ha volonta’, e’ in balia di Don Pedro, ha paura e poi panico. Se apre gli occhi vede tutti come ombre morte. Se li chiude, entra in un turbinio di colori. Unico senso di contatto e realta’: stringere la cordicella dello zaino a cui sta aggrappato disperatamente. Sente che sta per vomitare, esce barcollando e finisce col piede in un fossatello di melma. Vomita e perde di vista la capanna, e’ terrorizzato. Si sdraia per terra, ha paura di non uscire piu’ dalla situazione e di non tornare piu’ a casa. Accetta persino la possibilita’ di morire. A quel punto vede la propria morte accanto a se’, come una donna scura in una stanza cupa, e le si arrende. Don Pedro va ad aiutarlo ma lui lo vede diverso, come trasfigurato, come fosse un vecchio sciamano vestito di pelli, col viso coperto di fango o cenere. Don Pedro gli da’ l’Agua Fiorita, un profumo rituale, e la nuora gli fa odorare un fiore secco con un forte profumo che gli da’ energia, sapra’ poi che e’ un fiore ‘sagrado’, sacro. Torna barcollando nella capanna e adesso il canto che sente e’ proprio per lui e lo guida e gli parla. Ha molta sete. Le visioni diventano chiare e sono precisi insegnamenti, gli viene detto che bisogna eliminare ogni desiderio e volizione, poi gli viene insegnato come meditare, come cancellare il senso dell’io, come far sparire la parola ‘io’ dalla mente. Questi insegnamenti appaiono visivamente come cerchi concentrici sempre piu’ piccoli fino a ridursi a un punto. Quando finalmente riesce a cancellare il proprio io, vede una parte di se’ affondare e sparire in uno stagno di melma scura. Ora possono arrivare le risposte a tutte le domande, sono dirette e lui vede che ogni risposta e’ chiara e semplice, ovvia. Ma ogni risposta gli viene mostrata e poi chiusa in un cofanetto, e, quando questo si chiude, egli non la ricorda piu. Arrivano altri insegnamenti per cui non c‘erano state domande, sono di elevato valore ma anch’essi via via spariscono. Sente tuttavia che gli insegnamenti non sono perduti ma sono andati in qualche angolo della sua mente e lo guideranno al momento opportuno. Pensa di avere addosso vomito e fango ma non gli importa.. Capisce di colpo che tutte le delusioni del viaggio facevano parte della prova, doveva dimostrare di avere fiducia. Ora puo’ uscire dalle visioni. Don Pedro ha fatto per lui un ‘arcana’, scudo protettivo contro i mali del mondo.
Gli altri amici hanno avuto anche loro forti visioni, alcune accompagnate da vomito o diarrea.
Alle cinque del mattino tornano indietro. L’esperienza allucinatoria e’ durata dalle 7 alle 8 ore con visioni intense e perturbanti, drammatiche e profondamente coinvolgenti, in cui si mescolavano memorie della propria vita, eventi psichici e realta’ fantasmatica. La prima parte della prova e’ stata terrorizzante, ha visto la propria morte vicina a se’, come una donna immersa nel buio, di cui aveva terrore, poi, nel corso della trasformazione, e’ riuscito ad accettarla e a viverla come una parte di se’.
Il segnale del mutamento e dell’arrivo delle visioni e’ stato dato dalle ondate di caldo e freddo alternate che partivano dai piedi, e da una pressione alla tempia destra. Le visioni arrivano sulle onde degli icari come se la musica le canalizzasse e rinforzasse. Le prime visioni sono geometriche, velocissime, turbinose, coloratissime, simili alcune a motivi decorativi come animaletti e pupazzi tipo cartoni animati. Poi gli sembra di avanzare nella giungla, i particolari sono enormi, i dettagli sono ingranditi e fantastici, come se lui fosse diventato un microbo. Non era solo un vedere ma un pensare diverso. A un certo punto gli sembra di alzarsi da terra per alcuni cm. Sente il terreno sotto di se’ a volte in modo soffice a volte con dolore. Il corpo e’ pesantissimo e anche la coperta diventa insopportabile come se lo schiacciasse. I pensieri sono dislocati. Le visioni gli sembrano estranee, poi a tratti lo coinvolgono emozionalmente. La coscienza e’ trasparente, leggera, impalpabile e va e viene con le visioni. Il mondo esterno sparisce. C’e’ intorno come una rete scintillante che a volte sembra vibrare e avvolgerlo. Dietro la rete o dietro le visioni c’e’ una intelligenza viva e palpitante che e’ li’ per lui per un compito che lo riguarda. Tutta l’esperienza e’ stata molto impressionante.

(Petroglifi sciamanici in Arizona)

Castaneda va in Messico a studiare il peyote. Riporto dal bel libro di Agnese Sartori ‘Il segreto dell’aquila’, Mediterranee:

Il fungo psylobice cresce soprattutto nelle zone verdi, piovose e boschive, dal centro della Valle del Messico fino al Sud. Il suo consumo, registrato anche nella cultura maya, era diventato recentemente molto noto nel mondo moderno, tanto da provocare molti pellegrinaggi di giovani alla ricerca di esperienze straordinarie o in fuga da un mondo deludente; nello stato di Oaxaca la grande sciamana Maria Sabina, di cultura zapoteca, visitata da molti illustri personaggi, dopo l’assunzione del fungo sacro, parlava molte lingue e, fra le altre straordinarie facolta’, manifestava di conoscere particolari della vita delle persone, praticava la regressione ipnotica e curava da molte malattie, dopo averle diagnosticate.”

Da tempo immemorabile la trance viene aiutata con sostanze sacre, tutti i popoli favoleggiano di un tempo in cui la magia era pura e forte e non aveva bisogno che della mente e parlano di una degradazione successiva della magia, che si avvalse di elementi allucinogeni, sostanze in genere vegetali, da aspirare come fumo o da mangiare: il soma dei Veda, la canapa zoroastriana, l’ashish greco, il vino dionisiaco, l’idromele celtico…. Nel Messico antico e moderno troviamo il pejote, il mescalito, come lo chiamano gli indigeni, che e’ un cactus, una pianta sacra che contiene un alcaloide allucinogeno. Per gli indigeni e’ teonanactl = la carne di Dio.
Uno sciamano messicano venuto in Italia ci mostro’ 12 sostanze che sembravano funghi o radici, e disse che erano “dodici dei”.
Peyotl e’ il termine azteco, quello latino e’ Lophophora Williams.

Nei libri di Castaneda, lo stregone Don Juan fa incontrare il suo allievo con la forma fantastica e personale della droga, il Mescalito.
In Messico questa sostanza e’ impiegata a scopi magici e terapeutici. Si tratta di un piccolo cactus privo di spine, simile al tubero di una rapa, che cresce spontaneamente nelle zone desertiche. I fiori grigiastri, detti bottoni, hanno la forma di un fungo e contengono diversi alcaloidi, tra cui la mescalina che e’ una droga potente e pericolosa, che puo’ essere consumata in vari modi e provoca una alterazione delle percezioni sensoriali anche se, diversamente da altre droghe, non da’ assuefazione.
Fin dall’epoca precolombiana il peyote e’ stato usato dalle popolazioni indigene nel corso di riti religiosi per raggiungere il contatto diretto con l’energia superiore. Nel mondo moderno la mescalina e’ stata sperimentata negli ospedali sui malati mentali gravi come gli schizofrenici e gli psicotici, perche’ i suoi effetti modificano le onde mentali.

Nel mondo occidentale coloro che assumono droga lo fanno al di fuori di qualunque contesto sacro, non sono sorretti da nessuna guida nel loro viaggio e sono le vittime della chimica fino a perdere se stessi, mentre le piante sacre non creano dipendenza.

Per dirla con Scanziani: “Una goccia di LSD e’ 50.000 volte piu’ forte della pianta da cui e’ tratta. La chimica e’ diabolica, prende una pianta sacra e la trasforma in droga” cioe’ in un fattore distruttivo.
I sensitivi dicono che l’aura di un drogato chimico e’ in parte grigiastra, come morta.
Scanziani invece scrive: “Come raccontarla? Il villaggio, i giorni di purificazione, le parole chiarificatrici, le notti, la serenita’, il fuoco, il rito. Poi il mistero, l’incontro sacro…una pace incredibile, i pensieri se ne vanno, gli ultimi escono lentamente, uccelli lontani che passano nel cielo, silenzio inaudito. Poi la felicita’. Infinitamente amata.. Infinitamente amante. Non v’e’’ parola. E dopo: una vita nuova, che ha cambiato i significati.”

Quando la Chiesa cristiana arrivo’ in Messico, l’Inquisizione proibi’ duramente l’uso del peyote ma invano, perche’ i nativi non rinunciavano a una via tanto potente di trance con cui accedere all’energia divina, anzi dopo il 1800 il culto del peyote, o peyotismo, si diffuse anche tra gli Indiani degli Stati Uniti. La Chiesa cristiana ha combattuto questo culto in ogni modo riuscendo a metterlo fuori legge in 14 stati. I nativi hanno dovuto compiere una vera guerra religiosa per il rispetto delle loro usanze. Ma finalmente nel 1940 la Native American Church, detta anche Peyote Cult, che ha sintetizzato il culto del peyote con le credenze cristiane, e’ riuscita a farsi riconoscere la liberta’ di culto.
Oggi il Peyote Cult e’ praticato principalmente da Sioux e Navajo.
Problemi particolari nacquero dal fatto che anche sotto le armi i giovani pellerossa avevano momenti rituali in cui assumevano il peyote, e cio’ era equiparato all’assunzione di droga, reato molto grave in America, cosi’ si vieto’ loro di praticare il culto ed essi si considerarono dei perseguitati religiosi. La questione si e’ protratta per anni con scontri molto duri. Dopo il 1960, finalmente, la legge americana ha riconosciuto ufficialmente il diritto a certi gruppi di nativi di utilizzare l’allucinogeno in spazi rituali appositi.
Il Peyote Cult unisce le regole dell’antico culto amerindo a quelle cristiane, e comprende inni, preghiere e regole che bandiscono l’alcool e impongono il rispetto della famiglia e della natura.
Il boccio del peyote viene masticato o fumato oppure se ne fa una pozione usata nel rituale. Bastano 500 mg di mescalina per produrre alterazioni mentali molto forti, modificazioni dello stato di coscienza di tipo psicotico, sintomi esterni come tremito, dilatazione pupillare, eccitazione, tremori… con forti modificazioni della percezione.
In Messico e’ facile acquistare i bocci e provare vivissimi fenomeni allucinatori, per quanto la loro esperienza disarticolata, non guidata e fuori da un contesto rituale, esautora l’anima di tutte quelle forme di conoscenza che invece il rito prepara, e degrada il peyote a mezzo atto a procurare forti sensazioni.
Il mescalito o herba del diablo e’ considerato invece dagli indio ‘un dio’, un potere superiore. Gli sciamani ne consumano forti quantita’ considerandolo il loro benefattore. Per la sciamana Maria Sabina col pejote si vede se stessi, dunque chi e’ sporco dentro vede mostri.

I funghi vanno assunti con rispetto e senza paura e prima devi passargli il copal (incenso) poi fare offerta di cacao. Se non rispetterai queste regole farai un viaggio, ma all’inferno.. Dobbiamo essere protetti perche’ si viaggia tra gli spiriti e alcuni possono attaccarsi come larve e impossessarti del tuo corpo astrale.”

E’ necessario avere coraggio mentre si viaggia, per sopportare cio’ che si presenta, cio’ che puo’ capitare.. Si possono incontrare molti segnali, se si sanno interpretare.. e’ come superare la soglia del mondo… di la’ uno incontra le risposte… i Signori della Natura, gli Spiriti Alleati …ti dicono chi sei”.
Prima di tutto, per 5 giorni, non si deve fare sesso, perche’ il sesso disperde l’energia sacra.

Dal libro di Agnese Sartori “Il segreto dell’aquila”:
Il deserto e’ come lo specchio della mente, con i suoi sogni e i suoi mostri.. la mente e’ pericolosa, puo’ diventare una vera prigione… e percio’ io vengo nel deserto, per imparare a dominare la mente.. Se impari, puoi fare qualsiasi cosa.. e la pianta sacra che e’ Maestra ti aiuta a comprendere, ma se tu la prendi solo come una droga, per fuggire da te stesso e dal mondo, e dimentichi che e’ sacra, lei ti distrugge… puoi essere attaccato dagli Spiriti Guardiani, che ti manderanno contro i coyotes o il serpente. Se il tuo cuore e’ pulito, invece, ti apre la mente ad orizzonti piu’ ampi, ti svela l’essenza.. cosi’ conosci te stesso… e dentro te stesso c’e’ l’Universo”.

Il pejotismo permette la ricerca della visione, e’ potere dunque e’ cura. Visione e medicina sono collegate.
Incamminarsi sulla via del pejote implica un incontro diretto, immediato e personale con il regno spirituale”.

La cerimonia a Padre Pejote si protrae per tutta la notte, comprende preghiera, canto, suono del tamburo, consumazione del pejote e contemplazione con rivelazioni sotto forma di messaggi e visioni. E’ molto impegnativa e richiede grande capacita’ di concentrazione. Lo spirito del pejote parla ai partecipanti perdonandoli del male fatto e promettendo protezione e guarigione sia nella mente che nel corpo.

Momaday (‘Casa fatto di alba’):
E sotto e oltre, trascendente c’era un tamburo… Il suono cresceva, cresceva. Sia il primo che l’ultimo battito del tamburo risuonavano nella stanza e lo spazio tra due battiti si colmo’ di suono e il suono era terribile e profondo, tremante come la pallida fiamma vitale. E poi il suono non diminui’ ma indietreggio’ verso le pareti e tutti rimasero in attesa. E al centro del cerchio si alzarono delle voci…” “Guardate, guardate! Ci sono dei cavalli azzurri e viola… una casa fatta di alba!”

Casa fatta di alba’ e’ il primo verso di un cerimoniale Navajo, “il canto Notturno, al terzo giorno mentre il paziente assume dentro di se’ il respiro dell’alba. .. Il rituale si prefigge di respingere il male ed attirare il bene, restaurando cosi’ nell’individuo l’ordine cosmico, riconducendolo sulla Via della Bellezza.
Egli invoca Tsegihi, potere dell’Aquila e dell’Uccello di Tuono, essa abita tutto quanto esiste animato o inanimato, luce e oscurita’, maschile e femminile, animali e natura.

Tsegihi
Casa fatta di alba
Casa fatta di luce della sera
Casa fatta di nuvola nera
Casa fatta di pioggia maschile
Casa fatta di nebbia scura
Casa fatta di pioggia femminile

La tua offerta faccio
Ho preparato fumo per te
Risana i miei piedi
Risana le mie gambe
Risana il mio corpo
Risana la mia mente
Risana la mia voce

In felicita’ mi avvio
In felicita’ io cammino
In felicita’ possa io andare

Che la bellezza sia davanti a me
Che la bellezza sia dietro di me
Che la bellezza sia sotto di me
Che la bellezza sia sopra di me
Che la bellezza sia tutto attorno a me
Che in bellezza io sia.

IL CERVO BLU

In una palude danese e’ stato ritrovato un calderone d’argento celtico del 1° sec. a.C., su cui compare un uomo seduto in posizione yoga che sembra librarsi verso l’alto, come se cominciasse a volare. Stringe con la mano sinistra un serpente a testa d’ariete, e con l’altra un cerchio di metallo; alla sua sinistra e’ un cervo con corna formate da otto rametti, sul capo le stesse corna con otto rametti. In una lettura esoterica, gli otto rametti sono gli equivalenti delle nove tacche della betulla sciamanica e simboleggiano gli otto mondi sovraterreni. L’uomo viene indicato come il dio Cerumnos ma ai nostri occhi appare come uno sciamano, sia per la postura che per i riferimenti, pronto a spiccare il volo della trance.
Anche un canto sciamanico atzeco moderno (Messico) inneggia al cervo blu, che rappresenta la trance. L’incisione sul calderone potrebbe anche raffigurare la trance sciamanica e il librarsi dello sciamano nel volo astrale verso uno degli otto mondi superiori, con l’uso dei poteri mentali (le corna sulla testa). Il cervo e’ il simbolo del balzo o volo transdimensionale, e il fatto che nel mondo azteco si parli di un cervo blu e’ significativo, perche’ da sempre il blu e’ il colore dello spirito, ed e’ anche la vibrazione cromatica corrispondente ai chakra superiori.
‘Cervo blu’ presso i Toltechi o Atzechi rappresenta propriamente l’energia del volo, il salto coscienziale che si ottiene nella trance psicotropa. Il suo analogo nei paesi del nord e’ la renna (da cui discendono le rene di Papa’ Natale).

Dopo una danza atzeca, un giovane sciamano moderno ci ha offerto questo canto, dove ritroviamo il cervo blu:

Con il permesso delle energie dei quattro angoli dell’universo
delle energie che sono in questo posto e di quelle che non ci sono,
con molta umilta’ vorrei raccontare la storia di un ragazzo
che ha solo 16 anni
e per la prima volta arriva in un posto meraviglioso pieno di cactus
come guardiani
dove si sentiva un leggero suono vivente, una piccola voce di lontano
che cantava una canzone con un ritmo che non ha mai scordato.
Questa canzone era per venerare qualcuno

di cui a tre anni aveva sentito parlare con un nome strano:
‘cervo blu’
e che tutti dopo i 16 anni dovevano cacciare.
Lui non capiva cosa stava succedendo:
camminare e camminare e vedere cose che non esistono
perche’ si vedono ma non si toccano.
Vedere tante persone in mezzo a un grande fuoco
che cantavano e ballavano
ma sembravano tutte fuori di testa, tutti estraniati.
Ma qualcuno gli si e’ avvicinato
e gli ha offerto un pezzetto di carne di cervo blu
(il pejote)
e dopo averla mangiata
ha visto la faccia del suo padrino diventare molto strana,
rossa, chiara, trasfigurata e si e’ spaventato.
E allora ha cominciato a vedere i colori di tutte le piante
i colori verdi erano i piu’ belli
i cactus erano blu, gialli, rossi
tutto cambiava colore
e poi lui si e’ addormentato.
La notte e’ passata velocissima

e quando ha aperto gli occhi
c’erano piccole gocce di acqua
che accarezzavano la sua guancia.
Lui si e’ alzato, sconcertato,
ha preso a camminare
e ha visto che sul deserto passano tanti aerei
tedeschi o americani
che sembrano militari
perche’ nel deserto c’e’ l’uranio
si trova a tonnellate
e casualmente ci sono tanti poliziotti

attorno al deserto
e ti spaventano, ti portano via.
Il ragazzo ha lasciato il suo spirito nel deserto,
non puo’ piu’ tornare,
e’ infettato.

Tra tanti anni il deserto diverra’ una zona commerciale
e si dimenticheranno
che e’ l’ombelico del mondo,
ci si dimentichera’ che dentro il deserto
vive il nostro spirito
.”

Per gli sciamani Atzechi mangiare un pezzo di cervo blu vuol dire mangiare un pezzo di pejote, il fungo allucinogeno, per avere uno stato modificato di coscienza.
Jung diceva che quando si deve decodificare una lingua perduta che non conosciamo possiamo ricorrere a lingue analoghe. Lo stesso potremmo fare con i riti perduti, nella speranza di ritrovare simboli simili a quelli oggi ricorrenti. Con molta probabilita’ ‘cervo blu’ indica quella che era la trance anche per gli antichi Celti, di qui l’incisione del cervo accanto allo sciamano nell’antico calderone.

UNO SCIAMANO LAKOTA

I Lakota (lakota vuol dire lupo) basano i loro riti su Sette Cerimonie Sacre. Esse sono celebrate da un gruppo di uomini e donne dotate di poteri sovrannaturali, scelti perche’ sono in comunicazione con le Visioni, fonte del loro potere. Sono guaritori e sacri interpreti delle visioni. Hanno avuto fin dall’infanzia poteri soprannaturali, visioni e esperienze mistiche. Il Governo americano ha cercato di eliminare queste Cerimonie Sacre in ogni modo ma esse sono ancora il centro della religione lakota. Il suono e’ molto importante accompagna il rito e veicola le visioni e le danze. E’ il canto che muove il potere tra il maxpe = il sacro e l’uomo. Guaritori e indovini devono entrare in un tempo Mitico ed essere adottati da un essere spirituale che consegnera’ loro un involto di medicina (xapaalia).

Molto importante e’ la tenda del Sudore, dove “il calore delle pietre e il vapore dell’acqua si mescolano con l’aria consacrata dai suoni e dai sogni portati dagli esseri spirituali ai partecipanti, che pregano e piangono in risposta ai poteri li’ presenti. Essi chiedono ripetutamente la realizzazione dei desideri piu’ profondi
Una cerimonia fondamentale lakota e’ la Danza del Sole.
Lo sciamano e’ l’uomo che ha un legame con tutte le cose, piante, animali, energie. L’uomo ordinario e’ l’essere separato dalla Natura, ma lo sciamano non e’ solo ne’ separato, perche’ egli comunica con tutti gli esseri, come nella formula che viene ripetuta all’inizio e alla fine delle preghiere lakota: “Tutto e’ correlato”.

Vi parlero’ di uno sciamano lakota, Dwen Do, il cui primo nome suona ‘E-a-na-mai, ‘ Colui che cammina nel mezzo’. Venne a Bologna nel 99 e ci racconto’ la sua storia. Per 27 anni era stato capo della Danza del Sole, una danza sacra di una forza incredibile che dura 4 giorni con 4 gruppi di suonatori e danzatori che girano sempre attorno. E-a-na-mai era una bellissima figura di vecchio saggio, con lunghissimi capelli bianchi, a cavallo tra moderno e antico, ed e’ stato per 27 anni rettore di una universita’ americana.
A 17 anni venne la prima grande visione di cui non parlo’ a nessuno, dopo 20 anni ebbe la seconda visione. Racconta che durante la Cerimonia di Ricerca della Visione le sue caviglie si gonfiarono in modo cosi’ abnorme che non pote’ piu’ camminare. Fu portato a Denwer da un medico, che gli disse: “Avete una sindrome”, che e’ come dire “Non so di che si tratta” e gli diede delle pillole inutili. Allora la moglie lo porto’ nel Sud Dakota da un Uomo-medicina, detto ‘Uomo-senza -cavallo’, che gli fece una cerimonia di guarigione. Guari’ e comincio’ la sua ricerca della spiritualita’.
Egli diceva che le cose accadono a cicli, e, se uno e’ buono, quando il tempo e’ maturo, riceve indietro cio’ che ha dato. Dunque, se si desidera qualcosa di buono, occorre offrire qualcosa di buono e al momento giusto il bene ritornera’.
Quando E-na-mai guari’, volle ringraziare lo spirito della guarigione. Prese cibo e oggetti necessari per la cerimonia e cerco’ un luogo solitario, accompagnato dall’uomo-medicina. Quando fu tempo, vennero gli spiriti e presero a picchiare la terra con un bastone. L’uomo medicina disse: “Loro ti hanno guarito e vogliono qualcosa in cambio”. Allora E-na-mai di colpo capi’: doveva andare alla Danza del sole e dare la sua carne e il suo sangue allo spirito per ringraziarlo di averlo curato e dopo la Danza del Sole ando’ alla Ricerca della Visione.
La guida aveva detto: “Vai sulla cima di una collina o di una montagna, digiuno senza bere”. Per due giorni non accadde niente, era esausto per la fame e la sete e gli insetti lo pungevano, ma l’ultimo giorno gli spiriti vennero e una sera volarono attorno a lui in senso orario. Portavano abiti lunghi con cappuccio, non si vedevano mani o piedi, e parlarono alla sua mente.
Lo spirito che era al centro disse: “Io sono lo spirito della comunicazione, voglio aiutarti, intanto che sei qui nella mia terra”.
Il secondo disse: “Io sono lo spirito della bellezza e anch’io sono qua per aiutarti”.
Il terzo mostro’ che era formato da due parti, un’aquila e un serpente. L’aquila e’ il livello piu’ alto della spiritualita’, il serpente l’intuizione che viene dal profondo. Essi gli dettero i significati.
E-ma-mai disse:
“Durante una danza del Sole sognai un pesce che entrava dalla porta, mi prendeva la mano e la baciava. La casa siamo noi stessi, bussare alla porta vuol dire che qualcosa che stava fuori dalla nostra coscienza entra. Il pesce e’ una energia simile a quella del Cristo. Baciare la mano significa ringraziarmi per quello che stavo facendo.”

Puo’ esistere uno sciamanesimo nella nostra civilta’?

Lo sciamano gode di grande carisma, i suoi poteri sono gratificati e ampliati dal riconoscimento sociale, egli e’ un tramite tra la tribu’ e il mondo degli spiriti, e’ un benefattore, riverito e temuto; quando le sue capacita’ sono individuate, spesso nell’infanzia, ci sono per lui maestri che lo sorreggono e lo aiutano nel suo cammino, indirizzando i suoi passi su una via iniziatica e ampliando i suoi poteri, creando per lui forme di protezione sia ambientale che spirituale.
Nel mondo occidentale invece tutto questo manca e la chiesa si e’ andata nel tempo progressivamente inaridita, staccandosi dal sacro mediato dall’uomo, decadendo in forme spesso sempre piu’ vuote e di pura esteriorita’. L’ambito della chiesa non coincide spesso piu’ con l’ambito del sacro, anzi chiesa e corporazioni scientifiche e culturali combattono una stessa battaglia contro tutto cio’ che esula dal loro controllo.
Per tutto questo lo sciamano occidentale non solo non trova una collocazione onorevole nell’attuale sistema ma e’ spinto a nascondere i suoi poteri o a doversene vergognare.
Se cerca di aiutare gli altri puo’ essere incriminato per l’esercizio abusivo della professione medica, se ha visioni viene preso per pazzo, se possiede la veggenza, si ride di lui. Tuttavia anche nel freddo Occidente esistono sciamani potenziali, che diventano tali a volte dopo vicissitudini di dolore, eventi traumatici, morti da cui e’ stato possibile il ritorno… a volte semplicemente per nascita perche’ la natura li ha creati diversi, come ha sempre fatto da milioni di anni.
In luogo dell’iniziazione rituale, per noi inesistente malgrado i tanti corsi e seminari che sono solo pallidi simulacri rispetto a una vera iniziazione, possiamo avere il percorso del sogno.

Conosco una neuropsichiatra infantile che nella vita diurna cura i bambini con gravissimi disturbi psichici per un ente pubblico (quale migliore lavoro potrebbe esserci per una sciamana moderna?!) e di notte procede, tappa dopo tappa, in una continua e pressante iniziazione onirica, guidata sempre da una figura femminile arcaica, maga o strega o sacerdotessa o sciamana, che educa le varie parti della sua energia. I simboli dei suoi sogni si individuano in due aree precise del mondo, lo sciamanesimo tunguso della Siberia e i riti arcaici della Grecia settentrionale, collegati alle sacerdotesse della Madre Terra. Delle due culture lei non sa nulla, come non sa nulla dello sciamanesimo in genere, eppure i suoi sogni tracciano una vita parallela a quella diurna, in cui avviene un vero e proprio apprendimento sciamanico, e si sviluppano poteri come quello di uscire dal corpo ecc.
La sua vita e’ costellata di atti sincronici, coincidenze, segni…
Racconto con parole sue uno degli ultimi episodi:

Anni fa vado da V., dopo due settimane che la vedo a un suo corso, dunque non sa nulla di me. Mi legge la mano e dice che ho tre figli (in realta’ ne ho due), ma che dovro’ curare anche un quarto figlio che non e’ della mia carne immediata, ma che e’ mio figlio anche lui. Entra in trance, diventa pallida e comincia a raccontarmi delle gran storie e dice che in una vita precedente avevo questo figlio, che a 30 o 32 anni mi e’ stato spezzato da una lancia (il luogo puo’ essere un paese dell’Asia) e il dolore per me e’ stato enorme, ma e’ morto senza che potessi salvarlo e io non sono uscita da questa disperazione. Ora in questa vita io ritrovo davanti a me il figlio spezzato e lo riconosco, so che sono sua madre e che devo provare di nuovo a rimetterlo insieme, a riportarlo in vita anche se questo e’ difficilissimo, anzi impossibile. Io ho pensato subito a uno dei bambini che curo, la cui psiche e’ cosi’ dispersa che non posso nemmeno fargli arrivare la mia parola, e, tra tutti i bambini che amo, questo mi e’ sembrato subito mio, come se fossi sua madre e dovessi farlo resuscitare dal luogo in cui e’. Quando l’ho visto ho pensato che dovevo fare questo miracolo di riportarlo in vita e dentro di me l’ho chiamato KAL AKAL, un nome strano, a dire il vero e per me senza significato immediato.
Poi, pochi giorni fa (io faccio un corso di tantrismo) ci hanno insegnato un mantra che era: KAL AKAL, e mi sono sorpresa e ho chiesto cosa voleva dire. E voleva dire: MORTE – AL DI LA’ DELLA MORTE.
Forse questo e’ il mio figlio morto che torna a me al di la’ della morte…
.”

Ci possono essere sciamani anche da noi ma il nostro materialismo rende tutto piu’ difficile. Mi e’ capitato molte volte che sensitivi o veggenti o curatori mi abbiano detto che io sono una sciamana o stregona o curatrice, ma in realta’ la cosa mi imbarazza. Capita anche a me di individuare come sciamani persone di cui non so nulla, per es. Anna o Donatella, che e’ una curatrice sensitiva, e’ una specie di ‘rispetto’, il sentore di una forza.
Per uno sciamano moderno agire in un contesto civilizzato che rifiuta la magia (il POTERE) e’ imbarazzante. Qualunque sia l’evento che ha modificato le sue coordinate cognitive (malattia, depressione, lutto, trauma, pericolo di morte), o anche nel caso che sia un sensitivo naturale, le sue capacita’ non trovano una via di apprendistato precostituita, in cui egli possa essere individuato e protetto e possa avanzare in un cammino di sapere, cosi’ da contestualizzare le sue capacita’ e svilupparle in modo coerente.
La prima difficolta’ e’ che non trova maestri. La seconda e’ che non viene accettato e deve guardarsi dalle leggi e dalle autorita’ perche’ puo’ essere perseguitato.
Ci sono in Europa tanti corsi sull’energia ma servono a poco, non possono certo formare una via di conoscenza e non possono sostituire un organico sistema culturale di riferimento, un sistema madre che avvolga completamente la sensitivita’ e le dia senso e valore.
Tanti maestri parziali non sostituiscono ‘il maestro totale ‘’ il vero maestro’. Dunque il Vero Maestro puo’ essere solo interno. Egli diventa l’iniziatore di un cammino, e deve seguire solo se stesso. Ma anche questo e’ difficile.
Un’altra difficolta’ e’ che la via globale di uno sciamano occidentale manca di coerenza.
La sua formazione parte da una culturizzazione materialista, in cui deve sviluppare facolta’ che il sistema disconosce, sia il sistema scientifico che quello religioso, infatti in Occidente anche le grandi religioni dello spirito hanno rigettato la spiritualita’ e attaccano non solo gli sciamani ma anche i mistici (si veda la persecuzione a Padre Pio) come menzogneri, perche’ i grandi sistemi di potere hanno con gli altri solo rapporti materialisti, di dominanza, e rifiutano la ‘cura’ come la ‘visione’, come eventi incomprensibili e inaccettabili. Lo sciamano occidentale resta alieno alla sua cultura, non puo’ inserirsi in grandi archetipi di sostegno, non ha grandi figure mitiche che alimentano l’anima. E’ solo.
Nel sistema tribale invece lo sciamano gode di rispetto e questo aumenta la sua azione.
Lo sciamano occidentale non puo’ essere che un emarginato, un decontestualizzato, che vive in isolamento, dubita di se stesso, comunica male con chi gli sta vicino, rischia l’incomprensione e deve agire solo con se stesso, privato di un contesto di riferimenti di valori e di pratiche entro cui attingere la sua sicurezza e entro cui rispettare la sua identita’.
Nemmeno le associazioni che a parole dicono di studiare ogni fenomeno paranormale possono essergli di aiuto, in quanto il loro scetticismo e’ pari a quello dei gruppi che combattono il paranormale per pregiudizio e ignoranza.
Eppure possiamo dire che, malgrado tutte queste difficolta’, lo sciamanesimo resta vivo anche oggi, anche se incombe sul suo capo una mai sopita persecuzione, una chiarissima discriminazione, l’ombra di un lunghissimo periodo storico in cui si fece di tutto per eliminarlo. In altri tempi il braccio secolare e quello ecclesiastico hanno concorso insieme a torturare e sopprimere il diverso mentale, a demonizzarlo, a perseguitarlo. I tempi dell’Inquisizione non sono lontani e l’integralismo delle tre religioni abramitiche, Islam, Ebraismo e Cristianesimo, non si e’ ancora depurato da una ortodossia feroce e sempre meno spirituale che nei dotati dello spirito ha visto i propri maggiori nemici.
In tempi molto moderni e addirittura sotto uno dei Papi migliori della Chiesa, si pensi alla furia distruttiva delle autorita’ vaticane nei confronti di Padre Pio, che possiamo considerate uno sciamano moderno, e si ricordi che persino la grande mistica polacca da poco beatificata dal papa,Santa Faustina Kowalska e’ stata aggredita dal Santo Uffizio.
La Chiesa non tollera nemmeno il colloquio con gli angeli o con le anime dei defunti ed e’ molto scettica sulle guarigioni straordinarie e gli eventi paranormali.

Ma lo sciamanesimo resta con caratteri sempre simili, e’ un fenomeno energetico e religioso. I suoi fondamenti sono sempre uguali, i suoi rappresentanti si rispettano, anche se ognuno opera entro i propri codici culturali, cosa che non credo avvenga per i rappresentanti dei vari credi religiosi.
Da una parte abbiamo la via dei potere e saperi come via di servizio e di aiuto. Dall’altra la via come Potere e Potenza come prevaricazione sugli altri.
Padre Pio si presenta come uno sciamano moderno che possiede la visione dei demoni, la chiaroveggenza, il potere della conoscenza e quello della guarigione, egli e’ un operatore dello Spirito, eppure il suo stesso ordine francescano nei suoi gradi piu’ alti si e’ mostrato invece come l’operatore della Materia, del Denaro e dell’Avidita’.
La pastorella di Fatima, che sopravvive ai due compagni e continua a vedere la Madonna, viene frettolosamente sotterrata in clausura e nemmeno le consorelle sanno dei messaggi, nessuno le chiede delle sue visioni e quando lei stessa insiste per parlarne col Papa, Voitila si nega e la indirizza al suo vescovo.
Quando il Papa incontra l’unica sopravvissuta delle visioni miracolose, si guarda bene dal parlarle e si limita a benedirla senza ascoltarla. La Chiesa guadagna molto denaro e prestigio da Fatima, ma il miracolo di Fatima la imbarazza, la imbarazzo la profondita’ di quel sacro su cui fa mercato, guarda il visionario, l’extramondano come se ne avesse orrore. Cosi’ lo sciamano moderno resta nella sua solitudine, come un alieno, relegato all’incomprensione, al biasimo, resta un sensitivo incompreso che fatica a conservare la propria autostima e a rispettare la propria identita’. La sua pulsione spontanea viene inibita socialmente.

Lo sciamano puo’ essere tale per conformazione naturale congenita. Nasce cosi’. Ma poi la cultura accetta o rifiuta le tendenze naturali, in questo come in altri campi.
Presso i Mongudumor africani il bambino che nasce col cordone ombelicale avvolto attorno al collo viene considerato un artista e educato all’arte, fara’ cosi’ opere bellissime incise su cortecce d’albero. Questo popolo ritiene che l’arte sia un dono degli dei.
Al contrario, presso gli ebrei, l’arte e’ guardata con sospetto, la riproduzione artistica dei corpi umani e’ vietata, lo scrittore POTOK in un suo libro narra di un bambino artista osteggiato dai suoi, che deve affrontare l’emarginazione sociale.
Per lo sciamano naturale ci puo’ essere apprezzamento come rifiuto.
Eppure il contatto con uno sciamano autentico libera, rende piu’ sicuri, costituisce un sostegno, fa ritrovare il nostro io piu’ vero, rende piu’ forti e piu’ liberi.

Puo’ darsi che siamo spiriti di luce, come mi disse lo sciamano tolteco, ma siamo anche spiriti incarnati, il che ci mette di fronte anche ai pregiudizi del mondo, nessuno vuole incorrere nella disapprovazione sociale, noi vorremmo esistere per come siamo ma anche essere accettati. Lo sciamanesimo e’ un fatto d’anima ma il rifiuto che la scienza e la religione fanno dell’anima dell’uomo moderno costringe l’anima a dibattersi nel non riconoscimento e anche a dubitare di se stessa. Occorre un coraggio particolare per dire cosa si e’. Cosi’ puo’ essere la nostra mente a rifiutare il suo cammino, a far regredire i suoi poteri naturali fino a farli spegnere. E questa e’ la morte dell’uomo che rifiuta se stesso perche’ il corpo sociale lo rifiuta.
Il coraggio dello sciamano antico e’ affrontare la forza della visione, il coraggio dello sciamano moderno e’ morire alla propria configurazione culturale per accettare quella naturale, morire due volte, rinascere privo di alveo e guida, in un mondo ostile.
Il sensitivo moderno si guardera’ dunque dal confidarsi con un prete, uno scienziato o un giornalista. Ma si sentira’ tranquillo con un altro sciamano per similarita’ d’anima, di qui il profondo senso di liberazione e forza ogni volta che due sciamani si incontrano, la gioia del loro riconoscimento, il senso di appartenere a qualcosa di comune, in cui tutte le energie scorrono in pace.
Oggi non possiamo permetterci di essere sciamani, i tempi non lo consentono, ma possiamo, prudentemente, iniziare a guardare.

IL TAMBURO

Presso i Samoiedi l’iniziazione vera e propria comincia con l’apprendimento del tamburo. Il suo ritmo ripetuto mette l’anima in contatto con gli spiriti. Noi diremmo che sposta le frequenze della mente in fase alfa.
Questa credenza e’ diffusa in tutto il mondo sciamanico.
La mente emana onde. La musica e’ un’onda. La situazione di trance o estasi dello sciamano e’ una modificazione di onde mentali, che viene facilitata da strumenti particolari. Il tamburo e’ lo strumento sciamanico per eccellenza ed e’ chiamato ‘il cavallo dello sciamano’ o ‘barca’, o ‘arcobaleno’ o ‘arco’ perche’ lancia l’anima al di la’ dell’oceano che separa i mondi.
Si possono realizzare meditazioni usando il tamburo. Tutte le percussioni attivano i chakra bassi, legati alla terra e danno molta forza perche’ ci collegano con Madre Terra e le sue energie. In genere parliamo solitamente dei chakra cominciando da quello alla base della spina dorsale, ma i chakra sono molti di piu’ che 7 o 9.

(Tamburo Altai)

Il corpo e’ la nostra base, la nostra sicurezza, i chakra cominciano sotto le piante dei piedi e gli uomini primitivi si attivavano da li’. Il suono delle percussioni stimola danze in cui si battono con forza i piedi a terra e questo stimola un punto sotto la pianta che energizza la persona e attiva la sua forza di resistenza. Questo tipo di danza e’ sempre utile in casi di depressione, debolezza psichica o ansia in cui si abbassa il sistema immunitario.
Il tamburo, suonato rapidamente e in modo iterativo, scardina poi le funzioni mentali, altera la mente fino a portarla all’estasi, alla trance, alla visione, ma lo fa collegandosi alla terra. Anche in radioestesia c’e’ chi si ricarica alzando il palmo della mano sinistra verso il cielo e chi lo fa voltandolo verso la terra.
Il tamburo e’ un suono primordiale che evoca il ritmo dell’universo, connesso al primo suono che sentiamo nel seno della madre e che e’ il suo cuore, un suono forte e rassicurante. Il suono del tamburo si connette al battito del sangue, al ritmo del respiro, alla vibrazione piu’ profonda e primordiale.
In India, come in Cina, in Africa, nelle Americhe o in Siberia… lo sciamano usa il tamburo. Il suo suono ripetuto e monotono fa fuoruscire il pensiero dal campo della coscienza vigile e apre la mente all’estasi.
Il tamburo e’ il cavallo che solca i cieli, e’ la barca spirituale che trasporta dal mondo visibile a quello invisibile.
I Celti costruivano il tamburo con un ramo simbolico dell’Albero Cosmico, l’Albero che reggeva il mondo.
Col tamburo si evoca l’animale totemico, cioe’ il capostipite della tribu’, quello da cui la tribu’ attinge energia, per questo spesso il tamburo e’ fatto di pelle di animale, renna, cavallo, pescecane…

(Sciamano del Nepal)

Nel mondo antico non era molto chiaro il rapporto tra padre e figlio, ne’ quello tra accoppiamento e figli, mentre era ovvio il rapporto tra madre e figlio, per cui le prime famiglie erano matrilineari. Poteva cosi’ avvenire che, durante la gravidanza, la donna sognasse un animale. Poiche’ nella concezione spiritistica ogni animale corrispondeva a una divinita’, si creava la connessione tra l’animale del sogno e il nuovo nato, come se esso fosse il vero padre. Un gruppo etnico poteva considerarsi figlio dell’animale-dio e dunque con veti e culti che si riferivano ad esso. Il totemismo e’ appunto un sistema di discendenze che si fanno derivare da un animale totem.
L’animale totem e’ il progenitore, l’antenato del gruppo e il suo protettore. I suoi discendenti non lo uccideranno e non mangeranno le sue carni.
Ogni gruppo tribale si distingueva per l’animale totem. L’iniziato pensava, durante cerimonie particolari, di incontrarlo e averne predizioni o insegnamenti, o di immedesimarsi nei suoi poteri.
Il totem puo’ anche essere una pianta.
Freud uso’ il simbolismo dell’animale totem per spiegare il rapporto del figlio col padre e il possibile complesso paterno.
Determinate feste possono terminare proprio col pasto totemico, in esse si mangia il corpo e il sangue del padre, cioe’ dell’animale totemico, per entrare in comunione con lui (vedi cultura Maia). Questo concetto, che e’ molto antico, passera’ poi a culti piu’ recenti, come il cristianesimo. Ma il rito dell’ostia e della comunione col Padre esisteva gia’ nel centro America nei riti in cui si celebrava Maia, la Madre Terra e se ne mangiava il corpo come pane. Con tale rito il fedele si fondevs con la sua figura archetipale. La Comunione nasce da li’.

(Sciamano dongba con penne di pavone)

L’iconografia del tamburo e’ dominata dai simboli del viaggio che avviene per rottura del livello ordinario e sono: l’arcobaleno, l’Albero del Mondo, la Luna, il Sole, il ponte, il serpente…
Cavalcando il suono, lo sciamano vola attraverso gli otto cieli, o livelli di consapevolezza, per questo il cavallo di Odino ha otto piedi (e’ Ottopode) o il cervo blu, simbolo del volo dell’anima, ha 8 rami nelle corna.
In questo viaggio l’anima incontrera’ spiriti maligni ma il suono del tamburo li caccera’ con la ‘magia del rumore’.
Gli Yurak della tundra lo chiamano l’‘arco che canta’.
Il tamburo stimola la danza che e’ anch’essa strumento di trance.
In Manciuria lo sciamano stesso e’ detto samarambi, ‘vibrazione danzante’.
Il battito eccita l’energia spirituale e la fa uscire dal corpo, la fa incontrare con lo spirito di un animale archetipico, in quale manifesta la sua energia primaria fondamentale, oppure trasforma lo sciamano nell’animale, cosi’ che egli potra’ sviluppare poteri extranormali: leggere il pensiero, fare viaggi astrali, vedere cose lontane, avere predizioni…

GLI ANIMALI-SPIRITO

Il primitivo percepisce il mondo come animato ed ha un rapporto particolare con le sue energie, luoghi, piante, animali; entra in comunicazione con esse e ne riceve insegnamenti e aiuti.
C’e’ un rapporto con le piante del potere, le Piante-Maestro o Protettori, che sono in genere allucinogeni, e c’e’ un rapporto con gli Animali, che possono essere Animali-Maestro o Spiriti Guida.
Gia’ nel mondo dei cacciatori nomadi primitivi, troviamo, nelle caverne preistoriche graffiti di animali davanti ai quali avvenivano rituali magici. Il disegno stesso attivava la magia o era fatto in stato di trance.
Lo sciamano attinge alle energie della natura che si esprimono sotto forma di Spiriti-Animali. I popoli primitivi hanno un profondo rapporto con la terra, la natura, i suoi abitanti e le sue energie. Esse si esprimono negli animali e nelle piante ognuna a suo modo, per cui ogni tipo di pianta o di animale rappresenta una energia.
Quando lo sciamano amerindo evoca, per esempio, ‘IL LUPO’, introietta l’energia di un grande archetipo che dominala la sua tribu’, un progenitore potenziale, un animale totemico, l’energia sulla cui linea tutta la tribu’ cammina, cosi’ egli la rispettera’ nell’animale ripetendone i miti cosi’ da attivare in se stesso la sua forza simbolica.
L’animale evocato puo’ rappresentare l’energia del gruppo ma anche l’energia personale dello sciamano.
Anche noi, uomini moderni, possiamo usare il tamburo per fare una meditazione sull’animale totemico, e l’inconscio ci fara’ visualizzare la nostra energia personale come un animale cosi’ che potremo rafforzarla e usarla meglio.

(Grafitto che rappresenta uno sciamano con le corna di cervo)

Il concetto degli animali-spirito appare in molte discipline orientali: nel Qi Gong, per esempio, i discepoli ripetono col corpo le movenze di alcuni animali archetipici, per attingere alla loro forza cosmica. L’animale viene trasfigurato, diventa il simbolo visibile di una energia invisibile, una linea energetica trascendente.
Il mito, il rito o la danza sono percorsi che evocano quella stessa energia dentro di noi.
Lo sciamano ripete con la danza i passi del mito per operare dentro di se’ una trasformazione psichica, una morte e resurrezione. La danza o il rito ripetono una storia, e in tal modo riattivano una energia in movimento.
Lo stesso concetto appare nelle danze rituali tibetane. Il danzatore, imitando i passi del leone di montagna o dello yak, evoca una controparte energetica, che lo arricchisce con la forza dell’archetipo. (L’archetipo è una linea di energia, e il simbolo e’ l’oggetto con cui una certa cultura la rappresenta. Per es. l’archetipo della Grande Madre puo’ essere raffigurato come un’orsa, una mucca ecc.)
Questa identificazione del fedele con l’animale totemico da’ alla sua vita senso e vigore. L’animale e’ un modello di energia, una energia che, attraverso la dinamica rituale, si riattiva in lui.

(Sciamano siberiano)

L’energia puo’ manifestarsi in molte forme e gli animali possono esserne i loro simboli.
Lo sciamano crea un rapporto telepatico, simbiotico, con un animale e si identifica con lui per incorporarne i poteri. Per questo lo sciamano indossava la pelle di un animale, per aumentare l’immedesimazione simbolica.
Danzare con piume d’aquila significa per un tolteco volare come l’aquila, danzare con una pelle d’orso porta il nativo americano a possedere la forza dell’orso.
L’animale e’ portatore di una mitologia, cioe’ di una serie di racconti sacri, che lo pongono all’origine del mondo, ed e’ padrone di una data energia.
Ogni animale rappresenta una grande forza dentro di noi e fuori di noi.
Gli sciamani siberiani portano un costume di renna perche’ pensano che la renna attraversi i cieli, come il cervo blu tolteco (come nella favola di Babbo Natale, che vola attraverso il cielo su un carro tirato da renne).
La renna e’ analoga del cervo azteco o a quello celtico, un essere capace di compiere il viaggio astrale.
Nella trance magica, che e’ un viaggio extracorporeo, lo sciamano lascia il suo corpo e ne assume altri, anche corpi di animali, oppure comunica con uno spirito guida che gli appare’ in forma di animale. Castaneda lo chiama ‘l’alleato’.

(Pegaso)

Le culture antiche rappresentano anche gli dei in forma di animale: Minerva e’ la civetta, Orus e’ un falco.
Per noi Occidentali, che abbiamo perso il contatto con la natura, questa identificazione e’ piu’ difficile, anche se vediamo Cristo come un agnello e lo Spirito Santo come una colomba.
Le energie possono ancora apparirci come animali nel sogno o durante meditazioni.
Lo spirito puo’ avere un doppio aspetto, in quanto ogni dio e’ completo di una parte negativa e di una positiva. L’energia e’ negativa quando viene rifiutata, positiva quando viene integrata. Nulla e’ male nel mondo, e ogni apprendimento e’ sempre un bene.
L’energia in se’ e’ neutra ma potente, ha sempre due aspetti contrari, e spetta allo sciamano trasformarla in un alleato.
Egli puo’ trovare nel suo viaggio spiriti ausiliari, o spiriti guida, che lo aiutano o lo consigliano o gli danno predizioni sul futuro. La maggioranza di questi spiriti appare sotto forma animale.

Questi animali sono diversi per le diverse sfere dell’essere o le diverse culture.
Le civilta’ matriarcali, legate alla luna e alla Terra, avevano come animali sacri gli uccelli della notte, la civetta, o gli animali legati alla coltivazione della terra o alla maternita’, come la mucca, o animali psicopompi, che uscivano dalla terra, come il serpente.
Le civilta’ patriarcali usavano invece grandi uccelli da preda, come l’aquila o il condor, o animali da battaglia come il cavallo, o da caccia, come i felini, il puma, il giaguaro.
Presso gli Incas, l’animale che incarna l’energia divina e’ il condor, quella umana e’ il puma, quella del mondo sotterraneo e’ il serpente.

(Cerbero)
Lo sciamano puo’ vedere gli spiriti della tribu’, come puo’ avere un proprio animale totemico che rappresenta la sua energia personale.
Questi spiriti ausiliari possono essere anche piu’ di uno e intervengono in momenti diversi della sua vita con funzioni diverse.
Per entrare in rapporto con la conoscenza o il potere di queste energie, lo sciamano cerca di entrare nello spirito degli animali sacri con rituali di imitazione, danzando o vivendo miticamente la loro storia. Egli deve morire alla sua condizione umana per rinascere come animale archetipico. L’animale ha una funzione psicopompa, cioe’ lo mette in comunicazione con l’al di la’, col mondo dei morti o degli spiriti.
Questo passaggio puo’ essere facilitato da sostanze allucinogene, in genere droghe vegetali, dalla preghiera, dal canto, dal digiuno.

(Raffigurazione di sciamano siberiano con corna di cervo)

L’iniziato atzeco mastica il pelote che e’ un boccio allucinogeno di un cactus e diventa il ‘cervo blu’, capace di volare nello spazio. Egli e’ allo stesso tempo, il fungo, l’animale e la visione.
Nei riti tibetani appaiono yak bianchi, tigri, ecc.; in Africa gazzelle ed elefanti.
L’animale e’ il doppio animico dello sciamano, il suo alter ego, la sua energia ancora connessa alla natura.
Gli Animali-Spiriti portano l’anima nell’al di la’, in altri mondi, rivelano i misteri sacri, educano e guariscono
I canti per evocare gli animali-spiriti si pensa siano rivelati dagli animali stessi. Conoscere questi canti significa entrare in una conoscenza superiore che permette di penetrare i segreti della natura e profetizzare, fare diagnosi, scegliere terapie.
L’animale e’ l’energia pura, ancora mescolata alla natura, non umanizzata e primaria.

Gli uccelli conducono nel regno dei morti e indicano la capacita’ del volo astrale.
Nel Neolitico e nel Paleolitico troviamo molte statuette femminili di divinita’ con becco e ali di uccello. In India il dio Garuda porta becco e artigli di uccello rapace e Vinayaka e’ il potere dell’aquila che distrugge gli ostacoli spirituali. L’aquila e’ l’energia sacra delle culture pre-colombiane. Nel Nepal lo sciamano porta piume di pavone. Sognare un pavone puo’ indicare un potere sciamanico, e, se il pavone ha due teste, il senso e’ raddoppiato (sogno di Anna che si vede come un pavone a due teste, manifestando poteri di passaggio mentre visualizza i guardiani della soglia).
In Nepal anche il fagiano e’ un uccello sacro con lo stesso significato. Nell’antico mondo egizio le dee e i faraoni sono raffigurati nei geroglifici mentre portano sul capo due alte piume di pavone, e Maat, la dea dell’ordine cosmico e della giustizia, e’ indicata con un’alta piuma sulla testa.

Nel tempo dell’Eden l’uomo viveva in armonia con gli animali, parlava la loro lingua ed era felice. In tutte le antiche culture esiste il mito dell’Eden perduto. Ora che l’uomo e’ stato cacciato dal mondo degli dei, puo’ tornare con la trance alla situazione originaria e comunicare di nuovo con gli Spiriti.

(Graffito sciamanico con corna e serpente)

Nelle visualizzazioni ci sono animali piu’ frequenti: aquile, serpenti, lupi, orsi, giaguari, felini…. A volte essi sono dipinti sul costume dello sciamano o sul suo tamburo.
Per es. lo sciamano tolteco veste come un’aquila, gli antichi Druidi portavano un manto fatto di piume di uccello. Nell’America del Nord lo sciamano pensa di discendere dall’aquila che rappresenta il dio Sole e porta le sue insegne, a Sud si usa invece il condor.
L’animale e’ l’alter ego dello sciamano, il suo spirito-guida.

Frequente anche il cavallo.
Il cavallo con le ali, il Pegaso greco, rappresenta in molti miti il volo dell’anima nel cielo. Il cavallo e’ anche animale funerario, che simboleggia la morte e appare nelle tecniche dell’estasi. A volte nel rito si danza inforcando un bastone a testa di cavallo (da cui la scopa volante della strega o i primi cavallucci dei bambini).
E i Tungusi, come un tempo i Celti, prima dell’estasi, sacrificano un cavallo e ne mangiano la carne cruda. Il cavallo con le ali e’ un simbolo sciamanico (si pensi alla biga alata di Platone che rappresenta il volo dell’anima). Bruciare crini di cavallo corrisponde a evocare il cavallo magico che permette di volare.

(Abito e oggetti di sciamano siberiano)

Uno degli animali molto frequentati nelle visioni e’ il lupo. La sua simbologia e’ molto antica. I popoli sciamanici, dopo essere stati cacciatori nomadi, divennero allevatori, e presero come animale simbolo il lupo, il giaguaro, o un felino, perche’ era quello che minacciava gli armenti o i greggi.
Il lupo e’ un archetipo di grande potenza, un mediatore tra l’energia del mondo9 incontaminato e quella dei primi aggregati sociali, in cui alcuni animali vennero addomesticati.
Gli archetipi sono le grandi figure dell’energia che sorgono da tempo immemorabile dalla psiche stessa; un tempo erano vissuti nei miti e nei riti, oggi si affacciano nei nostri sogni.
Come tutti gli archetipi, anche il lupo e’ una energia doppia, con un lato luminoso e uno oscuro; rappresenta una grande forza violenta, che puo’ essere divorante, feroce e satanica, o benefica e tutelatrice, dunque ha valenze opposte.
E’ anche il guardiano della soglia, come il cane Cerbero, difende il passaggio verso l’al di la’, ma anche lo apre, e dunque e’ un animale psicopompo, che guida nell’al di la’, e’ il guardiano dell’altro mondo
In un antico canto funebre rumeno si dice “Apparira’ allora il lupo davanti a te… prendilo come tuo fratello.. perche’ conosce la strada per l’al di la’”.
Nel mondo greco Cerbero e’ il guardiano del regno dei morti, una divinita’ degli Inferi, e Ade, dio degli Inferi, e porta una pelle di lupo.
Il dio della morte etrusco ha orecchie di lupo e anche nella mitologia egizia Anubis, il grande psicopompo, e’ detto Inpu ‘colui che ha forma di lupo’.
Nel medioevo il lupo era la forma rivestita dagli stregoni per andare al Sabba e le streghe portavano lacci di pelle di lupo (Nella mia visione del tamburo io ero un nativo americano e portavo il mantello e la testa di un lupo grigio).
Ci sono societa’ segrete i cui membri credono di trasformarsi in lupi (licantropi).
Abbiamo moltissimi miti che parlano del lupo, Roma antica pone le sue origini sul mito della Lupa che alleva i due gemelli. E nella fiaba di Cappuccetto Rosso il lupo attiene a uno strano fenomeno di morte e resurrezione.
Il lupo non e’ solo un simbolo collegato alla morte.
Nei paesi del nord si sottolinea il suo simbolismo luminoso, perche’ i suoi occhi sono lucenti e vedono al buio, dunque e’ portatore di luce, telesforo.
Molte delle visualizzazioni attuali possono evocare lo sguardo lucente del lupo, la sua capacita’ di vedere nelle tenebre, di scrutare nell’ignoto, nel mistero. In tal senso appare ai medium potenziali.
Sono molti i popoli che pongono il lupo in una simbologia chiara e positiva, connessa alla luce. I Mongoli parlano di un ‘lupo celeste’ e Gengis Khan lo vanta come antenato. Anche la Cina ha un ‘lupo celeste’, che identifica nella stella Sirio, guardiana del Palazzo Celeste (l’Orsa Maggiore), una delle stelle piu’ importanti anche per l’antico Egitto. Il lupo indica il Nord, un punto cardinale che puo’ apparire nei nostri sogni per simboleggiare il lato oscuro e ignoto di noi.
Nell’antichissimo mondo greco i contadini, per mettere in salvo i raccolti, immolavano vittime umane a un Giove in veste di lupo (Lykaios), da cui la parola ‘licaone’, lupo mannaro.
Il lupo che apre la soglia e permette di vedere nel buio e’ rappresentato dagli occhi lucenti, il lupo divoratore e’ rappresentato invece dalla gola, dalle fauci rosse come fuoco (come il lupo di Cappuccetto Rosso), che riprende un antico archetipo calandolo nell’immaginario infantile.

Un bambino di otto anni scrisse in un tema sull’incubo: “Il lupo mi disse delle parole che io non capii: “Io mangio carne e paura”.

Il Rg Veda indiano parla del lupo che divora la quaglia, principio di luce, qua il lupo diventa la notte che inghiotte il giorno, la caverna degli inferi nell’eterna lotta tra male e bene, oscurita’ e luce.
La liberazione dalla gola del lupo e’ l’alba, la luce iniziatica, o anche la trasformazione sciamanica che viene dopo la morte iniziatica, trasformatrice, la rinascita.
Presso molti popoli guerrieri, il lupo indica anche l’ardore del combattimento.
Un canto di guerra dei nativi americani delle praterie dice: “Io sono il lupo solitario, mi aggiro in diversi paesi”. Metafore dello stesso tipo compaiono nella poesia turca e mongola. I miti dei Turchi e dei Mongoli (i Turchi discendono dai Mongoli) parlano di un lupo azzurro, simbolo del cielo e del fulmine, e di una cerva bianca o fulva, simbolo della Terra. Dalla loro unione nascono grandi eroi come Gengis Khan. Le dinastie mongole e cinesi discendono da un lupo azzurro. Qui il lupo simboleggia fecondita’: in Anatolia le donne sterili lo invocano per avere figli.
In Spagna credono che esso sia la cavalcatura dello stregone.
Il lupo grigio e’ presente anche nel mondo dei nativi americani. NANTAN LUPAN, che vuol dire lupo grigio, e’ il nome di un grande eroe: Geronimo.

Io ricevetti questo rituale da un antropologo. Racconto quello che mi successe:

Eravamo seduti. L’uomo ci disse di rilassarci, di abbandonare le spalle, e di tenere i piedi ben appoggiati a terra morbidi, e le mani aperte ai lati del corpo anch’esse morbide, l’energia doveva circolare libera senza incrociarsi, nessuno doveva essere stretto da catene o orologi, cinture o anelli. Gli occhi erano chiusi e il respiro tranquillo.
Quando fummo ben rilassati e col vuoto dentro di noi, dovevamo col pensiero andare al “nostro luogo di natura”. Poteva essere qualsiasi cosa, ma doveva essere un luogo dove stavamo molto bene. La’ eravamo a nostro agio, tranquilli, ci dovevamo guardare attorno a vedere ogni cosa nei particolari. (A quel punto egli comincio’ a percuotere lentamente il tamburo e le percussioni aiutavano a ‘vedere’.)
Quando il tamburo avrebbe fatto 4 suoni staccati, la’ ci saremmo identificati con qualcosa di antico e avremmo danzato al suono del tamburo. Un animale sarebbe venuto verso di noi e gli avremmo fatto una domanda molto importante e fondamentale della nostra vita. L’animale era il nostro alleato e ci avrebbe risposto. Avremmo danzato con lui. Poi il tamburo avrebbe ripetuto i 4 suoni e ci saremmo svegliati.
Io, prima di prendere sonno, quando ho dei problemi, vado sempre nello stesso luogo da quando sono bambina. E’ una caverna situata molto in alto su una montagnola. Salgo il pendio erto e mi infilo nella caverna. All’ingresso la volta e’ bassa, c’e’ una trave di roccia rosata per cui mi devo chinare, dentro e’ piu’ alto, per terra c’e’ sabbia fine e bianca. La’ sono al riparo dagli animali feroci e posso rilassarmi, stendo sulla sabbia la mia pelle di lupo e riposo. Vedo dalla stretta apertura il cielo stellato, qualche volta piove o tira vento, ma io sono ben riparata. A volte, se e’ freddo, accendo un piccolo fuoco che non fa fumo e mi addormento fissando il lumino della brace, mentre la caverna diventa di un rosa delicato.
Cosi’ sono tornata alla mia caverna. La seconda volta, quando il tamburo ha cominciato a vibrare con intensita’ crescente, le vibrazioni mi hanno condotto piu’ addentro. La volta saliva e c’era uno spazio piu’ ampio, una sala naturale, e, al centro, un piccolo lago scuro. D’un tratto mi sono accorta di essere un uomo non alto, molto magro e muscoloso, ramato, seminudo, dovevo essere giovane perche’ ero energico e attento ma il corpo era usurato e affamato. Avevo capelli neri semilunghi, dei bracciali di cuoio ai polsi e al collo, qualcosa attorno ai fianchi, e due anelli di cuoio con attaccate delle piume alle caviglie. Portavo sulle spalle la pelle di un lupo grigio.
Come il tamburo e’ cresciuto di tono, ho cominciato a ballare sulla sponda del laghetto, battendo i piedi con forza e arcuandomi in avanti, in capo portavo una testa di lupo scura e una parte della pelle di lupo mi ballonzolava sulla schiena. Io, l’UOMO-LUPO, ballavo.
Poi, dalle rocce alla mia destra e’ uscito un SERPENTE. Gli ho chiesto mentalmente cosa dovevo fare nella vita che restava. Il serpente ha immerso la testa piano piano ed e’ scivolato nell’acqua che lo ha inghiottito. L’acqua e’ diventata allora d’argento scuro come squame di serpente poi ha cominciato a ribollire, e si e’ fatta di sangue rosa spumoso, sembrava un grande fiore di rosa viva. A quel punto ho visto di nuovo il serpente alla mia destra, ha sollevato il capo e ha detto:
“Insegna! /”Sempre insegna! /Tu guidi: ti guidano/Da sola insegna/ La via non sai/Ti si mostra al cammino./ Non troverai tutto. /Conta lo sforzo./ Immergiti nell’acqua./ Diventa sangue/ e il sangue e’ vita / come schiuma rossa/ e si fa ROSA / e vedi dove non vedi./Senza ascoltare senti!/ Quando parli senti./E’ il tuo modo di ascoltare/ In te la natura si ascolta/ Fatti serpente nell’acqua!/ Devi andare nel fondo/e il fondo non finisce mai/ E’ l’essenza/ e la fine.

(Sciamana delle Ande)

La visualizzazione puo’ essere vissuta cosi’, con o senza tamburo, ma la musica aiuta, musica indiana da rilassamento o musica primitiva di percussioni. Poi si cerca di entrare nel nostro inconscio piu’ profondo e comunicare con esso nelle immagini o parole che esso vuole inviare. Farsi cavita’ che accoglie l’ignoto. Se questa visualizzazione per me e’ stata sconvolgente, immagino cosa dovesse essere il rito originario in un mondo di magia, con lo sciamano che entra in estasi grazie anche a piante magiche e a pratiche complesse, in modi e stati d’animo per noi inimmaginabili, e una dimensione ‘altra’ che scivola piano piano in quella normale fino a confonderla completamente.

Il culmine dell’esperienza sciamanica e’ l’estasi. Vi sono molti tipi di estasi, quella dello sciamano e’ di tipo particolare, diversa dall’estasi mistica.
Quando e’ in trance, lo sciamano visita altri mondi o contatti gli Spiriti delle energie o dei defunti, ma non per questo possiamo dire che ogni spiritista sia uno sciamano. Il medium e’ in genere un canale attraverso cui gli spiriti parlano o scrivono, ma uno sciamano domina alcuni spiriti e non diventa loro strumento, non e’ un ossesso o un posseduto, anche quando parla per incorporazione.
L’estasi mistica (per es. quella Sufi) puo’ essere procurata con tecniche o droghe o realizzarsi anche solo per virtu’ interiori, ed e’ accompagnata da alte rivelazioni divine, e’ una esperienza superiore alla trance, che implica solo comunicazione. Implica beatitudine e identificazione col divino.
La danza e il suono hanno grande importanza. Chi conosce la danza magica domina l’energia. La danza e’ sempre stata il mezzo classico dello sciamano per raggiungere l’estasi, la’ dove nel misticismo troviamo solitamente la preghiera e l’immedesimazione simbolica.
Nello sciamanesimo troviamo alcune tecniche particolari, come il volo magico o il dominio del fuoco. La danza del fuoco e’ presente presso molte culture, per es. i Toltechi, gli Atzechi, i Lakota… permette di bruciare le membra con la fiamma apparentemente senza effetti, lo sciamano cammina sulle braci accese o si passa il fuoco su varie parti del corpo o si accoccola sulla fiamma senza che i suoi organi genitali o le sue gambe siano ustionati.
Nel sufismo islamico, i dervisci rotanti sono infiammati dal fuoco sacro ma, con la danza della brace, dominano anche il fuoco reale e prendono in mano carboni accesi senza bruciarsi. Lo stesso appare nella Danza del Fuoco azteca in cui lo sciamano si mette un braciere con fiamma sotto i genitali o le gambe senza bruciarsi.
In tutta la tradizione troviamo miracoli: volo magico, sparizioni, cammino sulle acque, guarigioni miracolose (anche il Cristo appare come un grande sciamano).

Vediamo il rituale altaico. La causa puo’ essere la morte di un membro della tribu’. Dopo un numero fisso di giorni si chiama lo sciamano, per vedere se l’anima ha perso la strada per il cielo, e in questo caso potrebbe restare attaccata alla terra nella forma di fantasma e va aiutata ad andarsene.
Lo sciamano pianta la tenda su un prato, ci mette una betulla, da cui toglie 8 rami bassi, lasciando 8 tacche. Sceglie un cavallo bianco, prepara il fuoco di betulla e ordina agli spiriti di entrare nel tamburo, che accompagnera’ tutto il rito con canti.
Il cavallo viene ucciso e lo sciamano ne mangia la carne. La sera dopo si ripete la cena di carne di cavallo, lo sciamano indossa il suo costume e invoca gli spiriti, gira attorno alla betulla suonando e cantando e si eccita sempre piu’ immaginando di salire le otto tacche come fossero 8 mondi progressivi. Al punto culminante dell’estasi, resta immobile per un certo tempo, poi si sveglia. Puo’ raccontare di essere salito al Cielo o sceso all’Inferno.

Nelle tribu’ nordamericane i tecnici del sacro sono piu’ d’uno: lo sciamano (che agisce la magia bianca), il sacerdote (che officia il culto) e lo stregone (che agisce la magia nera). Il sacerdote celebra i riti formali, lo sciamano ha poteri sovrumani e contatta gli spiriti del bene, lo stregone contatta gli spiriti del male e fa i malefizi.
Anche nella Grecia antica c’erano tecniche dell’estasi e guaritori o indovini collegati ad Apollo (ma prima di questi ci furono veggenti donne), che allontanavano le malattie o prevedevano terremoti, avevano il dono dell’ubiquita’ o si trasformavano in corvi.
Nella leggenda, Orfeo (collegato ad Apollo) entra nel regno dei morti, parla con gli animali, fa pratiche di incantamento, possiede la divinazione. Le Baccanti gli tagliano la testa e le gettano nel fiume, la testa galleggia e canta, profetando come fanno i crani degli sciamani siberiani o come divinavano i crani presso gli antichi Celti (anche nel mondo etrusco c’e’ una testa che esce da un campo e detta le leggi sacre).

Dall’antico mondo greco ci arrivano le lamine d’oro orfico-pitagoriche trovate in alcune tombe, che indicano ai morti la via da seguire, analoghe ai libri dei morti egizio o tibetano. In Platone troviamo l’esperienza di Er che va nell’altro mondo, vede i colori del cielo, l’asse centrale e i destini degli uomini, resuscita e racconta.
Per quanto riguarda i defunti, lo sciamano puo’ comunicare con loro, oppure puo’ aiutare il moribondo a trovare la sua via quando l’ha perduta e infesta la terra sotto forma di fantasma.
Nel Lamaismo questa funzione di aiuto viene praticata dai Lama che recitano il rituale dei morti, il Bardo Todol. E, nella religione Bonpo, lo sciamano viene invaso dai Dalai Lama defunti e per voce loro predice il futuro.
Quando si avvicino’ l’invasione del Tibet da parte dei Cinesi, lo sciamano del Dalai Lama attuale cadde in trance, e, parlando con la voce del Dalai Lama precedente, previde questa invasione e, quando essa si concretizzo’, e il Dalai Lama fu tenuto prigioniero, gli ordino’ la fuga e gli disse anche come avrebbe dovuto compierla.
Lo sciamano tibetano sembra essere un medium per possessione che viene incorporato dallo spirito di un defunto. La possessione e’ un fenomeno medianico, con cui il corpo del medium si presta a essere usato come canale da un’altra intelligenza. Anche la possessione e’ un fenomeno arcaico.

VOCAZIONE E SEGNI MORBOSI

Lo sciamanesimo non e’ una religione ma una emersione di poteri extrasensoriali, e si presenta, in religioni e culture diverse, sempre allo stesso modo. Mentre i riti sono un fatto culturale, antropologico, lo sciamanesimo sembra corrispondere a fenomeni paranormali, parapsicologici.
Lo sciamano e’ essenzialmente un individuo che ha poteri particolari, puo’ darsi che nei suoi riti segua una data religione ma essenzialmente egli e’ un ‘trasformato’.
I Celti dicevano che il Druido era ‘un uomo di talento’, i Druidi erano ‘aos dana=gente di talento’, e mettevano i sensitivi in una categoria a se’, li selezionavano fin da bambini e poi li facevano addestrare da sensitivi simili per dodici anni, e lo stesso facevano gli Etruschi; abbiamo molte analogie tra i Druidi e gli Auguri etruschi.
Lo sciamano e’ un uomo diverso dagli altri, che ha sviluppato poteri sottili, e ha una vocazione specifica che si puo’ sviluppare o no. Questo non vuol dire, come vorrebbe la nostra scienza, che sia un malato oppure puo’ regredire, ma che comunque rticolari di usare la mente.
Egli e’ uno specialista dell’anima che fa esperienze d’anima. Per anima intendiamo una facolta’ che trascende il corpo e la mente ordinaria e permette di fare esperienze superumane. Allo sciamano ci si rivolge per gravi situazioni d’anima: la malattia, la morte, il colloquio con i defunti, la sorte della tribu’, la conoscenza del futuro.
Per gli antichi anche la malattia e’ una conseguenza d’anima, che procura uno squilibrio di energie anche nel corpo, causata da una trasgressione alla legge divina. La malattia e’ la perdita di parte del principio vitale, l’anima (a volte le anime sono tre) o una parte di essa fugge via e lo sciamano deve andare a riprenderla, perche’ l’uomo, senza la sua interezza, puo’ ammalarsi e morire.
Lo sciamanesimo non e’ una religione ne’ si puo’ collegare a religioni, esso e’ innanzitutto lo scatenamento di una forte variazione di coscienza, una modificazione che da’ la capacita’ di staccarsi dal corpo e di contattare altri mondi, energie, conoscenze e soprattutto spiriti.
Lo sciamano esce dalla mente ordinaria per una intensa trasformazione spirituale.

Spesso i poteri hanno una trasmissione matrilineare, le capacita’ si ereditano dalla madre, o dal nonno materno, cosi’ il potere resta in famiglia (esempio: Jung, sua madre e il nonno materno).
Quando la condizione e’ innata, comincia a manifestarsi con sogni straordinari e esperienze particolari nei sogni o in stati di dormiveglia o rilassamento.
In altri casi abbiamo una iniziazione da parte di vecchi sciamani o di altri sensitivi o maestri, che inseriscono l’allievo in una tradizione precostituita.
Quando l’iniziazione avviene in sogno, possiamo avere sogni molto colorati, vividi, o sogni di volo rapidissimo e buio, come il tunnel della morte o sogni bellissimi di insegnamento simbolico, molto complessi, profondi e coerenti, con contenuti di stupefacente ricchezza, in cui possono apparire maestri del Sogno, maghe, sacerdotesse ecc., che indicano il percorso in modo simbolico, e aiutano l’anima nei suoi processi di trasformazione, oppure possono dare predizioni o profezie.

Si dice pero’ che la prima iniziazione da sola non basti e che deve avvenire una seconda iniziazione, con l’apprendimento di tecniche, e qui cominciano i problemi per noi, perche’ nel nostro mondo moderno i maestri iniziatici non ci sono.
L’apparizione della vocazione ‘puo’’ essere preceduta da malattia, febbri gravissime, epilessia, crisi isteriche o depressione, frequente anche l’asma o le malattie della voce, della gola. Una predisposizione alle malattie nervose puo’ essere un ottimo segno.
Sai Baba era un adolescente epilettico con grosse turbe mentali, che avrebbe dovuto essere internato in manicomio. Ma va bene anche avere rapidi cambi di umore o molta irritabilita’.
Insomma lo sciamanesimo non e’ di per se’ una malattia ma presso molti popoli (non tutti) si accompagna a fenomeni patologici o e’ preceduto da questi.
Anche febbri molto alte vanno bene (Padre Pio aveva febbre a 53 gradi, ipertermia), sembra che il forte calore della pelle si accompagni spesso a fenomeni medianici o terapeutici, insomma lo sciamano ha sempre caldo, ma non e’ necessario. Anche in Oceania lo sciamano e’ persona labile nervosa o epilettica, o un ipersensibile. Ma lo sciamano non e’ un malato e basta, altrimenti tutti i malati sarebbero sciamani e i manicomi sarebbero santuari. Lo sciamano e’ un malato che ha guarito se stesso. Abbiamo visto Cayce che non riusciva a parlare, quando comincio’ le ‘letture’, gli torno’ la voce, quando le interrompeva perdeva la voce di nuovo.
In genere abbiamo disturbi fisici ignoti che scompaiono quando il soggetto comincia a contattare le energie che diverranno i suoi aiutanti, ma non e’ una regola.
Nel caso di Krishnamurti invece i disturbi non sparirono e ci fu una sofferenza acutissima che duro’ 70 anni.
Nel caso di Padre Pio le stigmate furono punti di sofferenza enorme per tutta la vita, e lo stesso avvenne per altri stigmatizzati.
Dunque non sempre la medianita’ si accompagna alla salute.
Tra l’altro lo sciamano fa un lavoro a contatto con energie perturbate per cui rischia di assorbire negativita’ e di essere perturbato egli stesso, infettato psichicamente, per cui nel mondo sciamanico sono indispensabili strutture di protezione. Del resto, banalmente, anche l’analista o lo psichiatra, che hanno a che fare con malattie mentali gravi, rischiano di ammalarsi e devono essi stessi rivolgersi periodicamente a altri analisti per depurarsi delle scorie che li hanno inquinati.

Lo sciamano puo’ scegliere la sua vocazione per indirizzare una energia in sovrappiu’ che sta somatizzando, per cui fare lo sciamano puo’ farlo guarire e interrompere la pratica puo’ far tornare una precedente malattia, come se il sintomo fosse un disturbo da energia bloccata che scompare quando l’energia fluisce, ma che la pratica sciamanica incanala con esiti positivi. Se questa energia si blocca, la persona si ammala e rischia di morire e nessun medico capisce la malattia, oppure il male viene curato ma la malattia si sposta su altri organi o altre manifestazioni.
In ogni caso esprimere le energie impedite attraverso la pratica sciamanica, di guarigione o predizione o contatto ecc., a volte produce una guarigione immediata, prodigiosa e inspiegabile nello sciamano stesso. Dire che egli sia isterico non spiega questi miglioramenti repentini e stabili nel tempo, anche da malattie gravissime. Possono addirittura scomparire di colpo malformazioni congenite.
Se non c’e’ malattia, c’e’ crisi di comportamento, il candidato e’ meditativo, cerca la solitudine, ha una sensibilita’ morbosa nei rapporti sociali, dorme molto o per niente, sembra assente, ha sogni profetici.

Una curiosa persona che ho conosciuto e’ una guaritrice di Bologna, la signora Luciana, una casalinga molto semplice e ignara di esoterismo che, come e’ entrata in menopausa, ha cominciato a gonfiare e a soffrire di disturbi vari.
ontemporaneamente sono iniziati i sogni, sognava una chiave, al risveglio si chiedeva che chiave potesse essere e perche’ fosse cosi’ importante. Poi la pelle comincio’ a gonfiarsi e apparvero dei segni sullo stomaco e le braccia (dermografia), erano segni particolari e non casuali e Luciana li copiava e chiedeva in giro che cosa significassero. Un giorno una conoscente le porto’ una scatolina dall’India e dentro c’era una piccola chiave d’argento. Luciana penso’ che la chiave del sogno fosse quella ma non era una chiave che aprisse qualcosa. Ormai la mente era angosciata anche di giorno da qualcosa di impellente che doveva fare, le appariva la scalinata di un tempio e un bassorilievo con dei leoni. Era una visione ossessiva, comincio’ a cercare nei libri di viaggi in biblioteca e alla fine trovo’ delle figure di un tempio indiano, dedicato ai leoni. A forza di far vedere i disegni che le gonfiavano la pelle, si scopri’ che quelle tracce erano segni in sanscrito, una significava vita, un altro guarigione, e poi la parola leoni. Il tempio che aveva trovato era un tempio indiano della guarigione. Parlo’ di tutto questo al suo medico, un vecchio dottore di Bologna che ora e’ morto, e fu lui ad avere l’idea della terapia. Luciana non aveva la piu’ pallida idea di come praticare un massaggio, io sono stata da lei e mi ricordo che faceva delle carezzine un po’ casuali, ma funzionavano, la gente prese a guarire. Il medico le mandava pazienti che aveva in cura e in genere avevano beneficio. Lei stessa comincio’ a stare meglio, sgonfio’, i disturbi sparirono, sparirono anche le tracce demografiche, guari’.

Lo iato tra malattia e espressione superiore puo’ anche essere di anni. La vocazione sciamanica e’ imperativa, non ci si puo’ sottrarre o ci si ammala gravemente e si rischia la morte. Gli dei possono anche indicare il futuro sciamano colpendolo col fulmine (come metaforicamente S. Paolo o realmente Lutero) o facendo cadere su di lui pietre o oggetti che vengono dall’alto, apparentemente dal nulla (apporti). Gli sciamani samoiedi portano il segno del fulmine sul costume, il fulmine indica l’energia potente che viene dall’alto, la rivelazione che ti colpisce.

(Uomo di medicina Kaiapo)

CALORE

In molti paesi e’ ritenuto naturale che il calore del corpo dello sciamano sia superiore al normale, perche’ e’ un calore psichico. Manciu’ o Eschimesi danno prove di resistenza al freddo, per es. il candidato deve nuotare sotto il ghiaccio, entrando o uscendo per nove buche. Il guru tibetano deve stare sul ghiaccio, nudo, e scioglierlo col calore del suo corpo.
Anche nelle visualizzazioni, se c’e’ scorrimento di energie, c’e’ calore. Se la persona batte i denti per il freddo, ci sono dei blocchi psichici. A volte il freddo insorge anche quando avvengono regressioni a vite precedenti dolorose, appaiono scene di morte ecc.
Nelle tecniche tantriche il calore mistico e’ fondamentale e viene prodotto con tecniche di trattenimento del respiro o sublimando l’energia sessuale. La prova estrema e’ mettere un discepolo in inverno sulla neve con le vesti bagnate che egli deve rendere asciutte con la sua forza interiore. Anche questa e’ una forma di dominio del fuoco. Gli eschimesi hanno prove simili.
Anche i testi sacri indiani parlano di questo tapas, o calore mistico.

Krishnamurti ebbe una fase di combustione interiore in cui urlava come se lo bruciassero vivo, anche quando i suoi occhi vennero ‘lavati’ il dolore acutissimo fu come di una ustione solare.

S. Filippo Neri era ancora laico quando ando’ nella catacomba di S. Sebastiano. Le cronache (anche S. Borromeo) dicono che prego’ Dio che gli desse spirito e alla fine senti’ una palpitazione del cuore che gli duro’ sempre e che a volte era cosi’ intensa da spingerlo a buttarsi per terra, lacerandosi la veste per quel cuore che palpitava e lo avvolgeva di vampe di fuoco. Quella fiamma ardente gli dette “gusto di vedere” cioe’ ardore contemplativo e chiaroveggenza, gusto nel tenere in mano il calice e dono di stare nel confessionale. Alla fine il santo chiese a Dio di calmarlo perche’ non sopportava quell’ardore.
.
S. Giuseppe da Coppertino era preso da tale ardore che si rotolava nella neve gridando: “Brucio” Brucio!

Lo sforzo ascetico si accompagna a forte calore, veggenza o incorporazione di spiriti. L’atto stesso di creazione del mondo nei Veda e’ chiamato riscaldamento. Ovunque nel mondo troviamo questo calore o il dominio del fuoco, risultato visibile della sup-erenergia dello sciamano. Nello yoga tantrico tibetano questo calore corporeo puo’ essere emanato col controllo del respiro. Mentre il fuoco del dio crea il mondo, il fuoco dello yogi permette di trascenderlo. Molti popoli credono che il potere magico crei ardore.
Nelle isole Salomone chi ha molto ‘mana’ e’ considerato saka=bruciante. Quando un dio e’ molto forte, gli Indiani dicono che e’ bruciante, e chi fa miracoli e’ detto ‘bollente’. Ricordiamo anche ‘le tende del calore’ e ‘le pietre brucianti’ dei nativi nordamericani. ‘Cherubino’ vuol dire ‘colui che brucia’.

Lo sciamano puo’ conoscere il volo astrale o la levitazione, col primo si solleva la sua mente, col secondo il suo corpo o una immagine di esso. Si crede che anche i Lama dominino vento e pioggia, volino negli spazi e conoscano danze che inducono l’estasi. Il volo non e’ solo quello estatico ma anche la levitazione, presente anche nelle storie dei mistici cristiani.

S. Giuseppe da Copertino (1600) fu visto sollevarsi mentre faceva messa, una volta volo’ su un olivo dove resto’ mezz’ora, oscillando su un ramo. Un’altra volta si sollevo’ per due metri e volo’ orizzontalmente per 30 m.

La carmelitana araba Suor Maria di Gesu’ Crocifisso saliva sulla cima degli alberi.

Abbiamo collegato lo sciamanesimo a varie patologie ma l’equivalenza ‘sciamanesimo = isteria o malattia’ non e’ sempre valida. Presso molti popoli (in Australia per esempio) lo sciamano non ha malattie e non ne ha mai avute, e’ sanissimo di corpo e di mente, ha intelligenza superiore e grande memoria, riesce a ricordare i mille dettagli dei rituali che devono essere compiuti in modo impeccabile. Non ci sono paradigmi fissi.
Riepilogando, all’inizio della trasformazione possiamo avere:
-una malattia misteriosa che porta quasi alla morte
-un rituale simbolico di morte iniziatica
-lunghi svenimenti o sonni letargici
-sogni speciali o sogni di smembramento
ecc.
L’esperienza sciamanica e’ aperta a tutti, almeno nella sua fase iniziale. La vocazione sciamanica si manifesta attraverso una crisi, una rottura improvvisa dell’equilibrio mentale ordinario, una rottura di livello.
Il passaggio puo’ avvenire con un sogno che va al centro del mondo.

(Fiasca nazca con uno sciamano che fuma e il fumo si trasforma in predizione)

In gran parte della Siberia lo sciamano viene individuato gia’ da piccolo, sara’ un bambino nervoso o fantastico, che spesso dorme male, parla nel sonno, e’ ipersensibile e ha crisi epilettiche. Per i Samoiedi, il bambino che nasce con la camicia sulla testa puo’ essere uno sciamano. Crescendo, ha delle visioni, ama i luoghi solitari dove si sente in comunione con la natura. Puo’ avere crisi di crescita, essere isterico, essere sbadato e ferirsi coi coltelli. Puo’ sognare uno sciamano defunto che gli dice di essere il suo successore o che gli mostra cosa fare.

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La prima parrte dello sciamanesimo e’:
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INDICE STATI MODIFICATI DI COSCIENZA

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http://www.masadaweb.org

2 commenti »

  1. La chiamata sciamanica può avvenire proprio come una chiamata fin dall’infanzia che si manifesta con un sentire un Amore infinito per lo Spirito e un richiamo appunto molto forte verso di esso…
    Molto bello il tratto in cui parla degli sciamani oggi e della loro condizione, condivido che sia un percorso molto solitario in cui si ha bisogno di molta forza per seguirlo. Lo so.

    Prof. Vivarelli sarebbe possibile eventualmente contattarla o ancor meglio incontrarla?

    Grazie

    Commento di Donna — settembre 24, 2010 @ 10:05 am | Rispondi

  2. Risposta: “NO ! Se dovessi incontrare tutti quelli che me lo chiedono mi mi resterebbe tempo per respirare!!
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — settembre 24, 2010 @ 10:35 am | Rispondi


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