Nuovo Masada

maggio 12, 2009

MASADA N° 922, 12-5-2009. STATI MODIFICATI DI COSCIENZA N° 9: LA SCRITTURA AUTOMATICA

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(Incisione medianica di Amedeo Boldrini)

Viviana Vivarelli

Dopo la diagnosi di morte da cui uscii perfettamente e miracolosamente sanata, quando inizio’ il mio periodo sciamanico che duro’ 29 anni, vivevo nella casa di Firenze dove fui oggetto di infestazioni piuttosto paurose, e mi venne di fare della scrittura automatica nel tentativo di arrivare a trovare la causa di queste minacce, ma, non conoscendone la tecnica, pensai che la cosa migliore sarebbe stata di mettere una penna su un foglio e trovarlo gia’ scritto, cosa che a molti sensitivi e’ accaduta, Rol per esempio, ma a me, ovviamente, non riusci’. Sembra che questo invece sia riuscito, nella seconda meta’ dell’Ottocento, al medium Stainton Moses che almeno in una occasione mostro’ a tutti la penna che gli sfuggi’ di mano e continuo’ a scrivere da sola. A me si mosse un po’ di tutto, l’armadio, le tende, la macchina da cucire, il giradischi… la penna no.
Io non ero in grado, ne’ lo fui mai, di entrare in trance (solo una volta, credo), non avevo nessuno che mi praticasse una ipnosi in questo senso ne’ un rilassamento profondo, e se pure capito’ in quella casa che gli oggetti si muovessero da soli, nulla pero’ accadde per quella penna e quel foglio.

Pensavo che, se avessi impugnato la biro, quello che sarebbe uscito sarebbe stato prodotto da una parte di me, magari inconscia, ma comunque relativa alla mia conoscenza o immaginazione.
Allora cominciai a provare un sistema laborioso e stancante. Scrivevo una domanda, tipo “Ci sei? o “Chi sei?” e, in una situazione di grande silenzio, cercavo di entrare in un rilassamento profondo, ad occhi chiusi, con un respiro prima profondo e lunghissimo cosi’ da svuotare del tutto i polmoni e poi sempre piu’ lieve e inavvertito, seduta al tavolo con le braccia bene appoggiate ad esso, la schiena bene appoggiata, i piedi ben messi a terra, e praticavo il rilassamento progressivo di tutte le parti del corpo partendo dai piedi fino ad arrivare in modo sistematico alla testa che era svuotata completamente, il palmo destro aperto e rivolto in su e appoggiato al centro un pennarello con la punta rivolta a un foglio di carta. Piano piano cercavo di accedere allo stato alfa, onde mentali lunghe e basse, quasi vicino al sonno.
Risvegliata da questo quasi-sonno che durava parecchi minuti, constatavo che la penna si era mossa sul foglio e aveva tracciato dei segni nervosi, tipo tracciato encefalografico, in parte leggibili e con un certo senso.
La cosa andava avanti con un’altra domanda e cosi’ via, ricominciando ogni volta da capo. Il tutto era lentissimo, troppo per il mio temperamento rapido e nervoso.
Non potevo escludere, anche in quelle condizioni, di non essere io, col mio subconscio o inconscio, a produrre lo scritto ma volevo vedere se uscivano cose che proprio non sapevo.
Da notare che tutto questo era lentissimo e snervante, ed era per di piu’ disturbato dal fatto che non ero a mio agio e continuavo ad avere la sensazione paranoica di qualcuno dietro, insomma forse mi autosuggestionavo con la paura e non riuscivo a stare tranquilla. Del resto quasi mai nella vita successiva ho voluto evocare o produrre qualcosa, proprio per questa paura, e tutti quello che e’ arrivato e’ stato casuale e spontaneo e anche indesiderato al punto che ho fatto di tutto per troncare la cosa finche’ ci sono riuscita.
Comunque fosse, allora provai a fare questa scrittura automatica varie volte e raccolsi vari fogli.
Notare che questi fogli li ho sempre cacciati in una delle mie sei librerie tra un libro e un altro e sparivano e riapparivano in modo bizzarro per anni. Una volta, quando venne a trovarmi un certo scrittore, apparvero addirittura in mezzo al tavolo della sala da pranzo. Altre volte sparivano e non c’era verso di farli saltare fuori. Un giorno, dopo uno dei miei 10 traslochi, si persero e quando andai a dormire di pomeriggio sfinita dalla fatica, mi sognai che erano in un punto preciso della casa e che bastava allungare le mani per prenderli, e cosi’ fu.
In quel tempo, quando iniziai la scrittura automatica, ero in uno stato di tensione nervosa indescrivibili, ero appena stata diagnosticata come un essere senza speranza e in punto di morte, mi avevano dato due mesi di sopravvivenza fino all’estinzione fatale e totale del respiro, stavo improvvisamente e stranamente meglio senza riuscire a realizzare l’inspiegabile guarigione, non potevo parlare a nessuno delle mie angosce e per di piu’ la mia famiglia era funestata da dolorosi eventi che si sovrapposero alle mie angosce (un cognato fu incarcerato come terrorista e per liberarlo l’attivita’ di mio marito fu frenetica, poi il cancro colpi’ e uccise tre persone di famiglia con trascorsi di grande sofferenza, la bambina stava male ecc.). Insomma un periodo buio e senza tregua che non ricordiamo mai in famiglia per la pena che ci ha lasciato.
Poiche’ la causa immediata della scrittura automatica era la presenza che si avvertiva nella casa, le prime domande furono rivolte a questa.
Gli scritti emersi erano in gran parte illeggibili, non erano, come a volte accade, con lettere tutte legate, presentavano stacchi tra una parola e l’altra, e caratteri che a volte erano i miei a volte no.
Dalle risposte smozzicate emerse un giovane che si chiamava Franco Nannello o Franco Martecci o Martucci (i cognomi furono sempre illeggibili e vari). Diceva di avere accanto un certo Aldo Felisi di 37 anni, sposato e con figli,che era stato ucciso e che, per essere morto di morte violenta, risultava morto in modo diverso dagli altri “non morto”, ovvero persistente, come se fosse rimasto in una non-vita non-morte, a meta’ tra le due. “Malati nel cuore” li chiamava i suicidi o i morti di mala morte.
Anche a seguito di altre esperienze, mi feci a poco a poco l’idea che chi moriva per suicidio o per morte violenta arrecata da altri, e dunque fuori dal suo destino regolare, restasse in una specie di piano intermedio fasciato da una eterna sofferenza, da cui poteva continuare a comunicare dolorosamente con i vivi.
Lui diceva ”Un luogo non c’e’”. In effetti accadde in seguito che le forme fantasmatiche che mi capito’ di vedere nelle mie varie case fossero sempre di persone che si erano tolte la vita o che l’avevano avuta strappata violentemente.
Queste forme parevano attaccate ad emozioni negative e persistevano come larve dolenti e senza pace, spargendo attorno a se’ depressione e angoscia, per cui non ebbi mai un buon rapporto ne’ con la scrittura automatica ne’ con altre forme di evocazione.
Dalle risposte che ebbi io, sembravano desiderose di comunicare e accompagnate da figure con la stessa energia, suicidi con uccisi.
Il primo che apparve fu dunque (o pareva che fosse) questo giovane suicida che aveva no so che relazioni con la casa in cui ero andata a stare, forse vivevano li’ i suoi genitori, e sembrava relazionarsi con me, non solo perche’ io mi credevo allora vicina alla morte, ma perche’ avevo avuto la morte come costante compagna in una vita pesante, prima sotto un padre-padrone che mi aveva rubato infanzia e giovinezza con una lunghissima prigionia, e poi a causa della mia malformazione bronchiale congenita che mi aveva impedito di avere una vita e un lavoro regolare e che mi aveva condotta alla tomba.
Il suicidio era stato spesso una soluzione che la mia mente aveva toccato ossessivamente per sfuggire ad una vita spesso insopportabile contro ogni diritto di natura per cui io stessa ero profondamente impressa della sua energia.
Curiosamente veniva ora a me la figura proprio di un suicida, e che sembrava aver scelto proprio il modo con cui per 35 anni avevo pensato al mio suicidio: gettarsi da una finestra. Un analista junghiano avrebbe detto che si trattava di una subpersonalita’ del mio inconscio in cui avevo proiettato il mio desiderio di morte.
Qualunque cosa fosse, Franco mi disse di essersi suicidato buttandosi dalla finestra all’eta’ di 27 anni, parlava di se’ in terza persona, diceva “lui si e’ buttato nella strada”, e di essersi profondamente pentito di questo atto sconsiderato di cui “non c’erano validi motivi”, e diceva di voler comunicare con la sorella Anna che viveva pure a Firenze e con sua nipote Amanda. Diceva di vedere ogni cosa e chiedeva preghiere. Voleva dire ad Anna di non piangere, ma non riusciva a scrivere chiaramente ne’ il proprio cognome ne’ quello del marito della sorella: Gino…, Via Aldovrandi 2. Lui stesso non abitava quella casa (?) ma dava un indirizzo di Figline.
Aveva aveva accanto “altri… che aspettavano la chiamata per vivere un altro…” e lui aspettava come gli altri questa chiamata.
Parlava di questo Aldo Felisi che gli stava accanto, morto ammazzato, che voleva dire che anche in quella condizione di morte-non morte amava e ricordava, un argentino che nominava il padre Alfonso, gli diceva che stava bene dove stava ma doveva sapere che lui era stato ammazzato dal compare… seguivano frasi illeggibili in un presunto spagnolo.
Fatta audace da questo “contatto” e poiche’ in quel tempo gia’ si parlava del mostro di Firenze, chiesi a Franco se vedeva chi aveva ucciso di fidanzati di Firenze. E lui risposa che si trattava di: “Un uomo alto, di 58 anni, con un camice la cravatta e un bisturi che lavorava nell’ospedale”, me ne dava il nome poco leggibile, un uomo sposato con due figli. Avrebbe ucciso 13 persone (al tempo tutti questi morti non c’erano, ma io non seguo la cronaca e non so realmente quanti furono. Si era nel 77 e gli omicidi durarono fino all’81. Diceva che non sarebbe stato preso e avrebbe ucciso ancora, alla fine si sarebbe ucciso “per rabbia e schifo”. Mi fece anche lo schizzo del suo viso lungo e magro.
Gli omicidi delle coppiette furono in realta’ 8 per cui le vittime furono 16 e non 13, l’assassino uccideva gli amanti mentre erano in stradine nascoste, camper ecc., una volta uccise due gay scambiandoli per una coppia etero, le donne morte risultarono 7 e 4 volte taglio’ con un bisturi il seno sinistro della donna e il pube.
Lo scrittore automatico lo accusava di un parricidio commesso quando era bambino, un delitto di cui era stata accusata la madre, presa poi per pazza. Diceva che si chiamava Antonio Basilea (?) e che era medico. E che, con questi delitti, ripeteva il primo contro il padre, delitto commesso da un bambino malato di 6 anni che non sopportava gli atti d’amore del padre con la madre e “si voleva trovare in mezzo”. I delitti dunque non erano delitti sessuali ma atti violenti di un bambino distorto “che non voleva essere messo fuori”. Diceva di avere ucciso il padre con un coltello nella pancia. Gli altri delitti non erano che ripetizioni del primo. All’epoca del fatto, nessuno aveva creduto alla madre.
Mi dava anche il numero di telefono di questa persona 220176, che era si’ un numero di Firenze ma corrispondeva a certi Fantini, Lorini (?). Lui stesso si sarebbe tolto la vita con un coltello, e avrebbe lasciato scritto la sua storia alla sorella spiegando quello che aveva fatto “e anche altro”.
A questo punto la scrittura elencava i nomi di alcune vittime, ma, essendoci tra queste, anche il mio, mi parve che tutto fosse andato troppo in la’ per essere sopportabile e la smisi con questo tipo di scrittura automatica.
Pero’ l’ultima cosa che “lo spirito” mi disse e’ abbastanza curiosa e cosi’ ironica da mettere in dubbio tutto il resto:
Non devi credere mai a niente. Ne’ a quello che vedi ne’ a quello che non vedi. Ma a tutto come a un sogno”. Il che e’, piu’ o meno, uno dei principi delle filosofie orientali che vedono il mondo come il velo di Maia, la divinita’ dell’illusione. E questo finalino paradossale mi diceva di non prestar fede nemmeno a quello che mi diceva lui stesso.

In ogni caso, da brava cittadina, fotocopiai il tutto e lo mandai “anonimo” a Vigna, che guidava, a quel tempo, la Procura nelle indagini del mostro di Firenze, nel caso, non si sa mai, che contenesse qualcosa di utile all’inchiesta.
Ora molti imputati di queste efferatezze sono morti, Pacciani, Vanni… Nella vicenda ci fu effettivamente un morto suicida che affogo’ in un lago. E, per quante ipotesi siano state fatte, il mandante o l’esecutore di questi efferati delitti rimase ed e’ tutt’ora ignoto.

(Si puo’ leggere tutta la storia su it.wikipedia.org/wiki/Mostro_di_Firenze e si puo’ vedere che i nomi che vi comparvero non somigliano affatto ai miei. Il nome Narducci mi suono’ stranamente famigliare, ma poi non l’ho ritrovato nelle mie pagine. Del resto quello che resta e’ quello che e’ sopravvissuto nei vari traslochi).

Cosa dire del dettato automatico?
Non saprei proprio. Forse questa via e’ attendibile, ma molto raramente. Sicuramente non lo fu allora per me. Forse e’ una creazione della nostra immaginazione, un prodotto dell’inconscio. Se poi questo inconscio sia in grado di avere doti di onniscienza e preveggenza puo’ essere, ma e’ tutto da dimostrare.

Molto piu’ tardi, a Bologna, ebbi modo di studiare per due anni le trance di una giovane sensitiva: Donatella. Con l’assistenza mia e di altre due persone, perdeva coscienza e la sua mano si metteva a scrivere vertiginosamente sui fogli che le mettevamo sotto la penna. Lo scritto era per noi abbastanza illeggibile e avevamo bisogno della sua traduzione.
La serata avveniva cosi’: i convenuti portavano dei foglietti non firmati in cui persone che lei non conosceva avevano scritto delle domande su persone o situazioni che stavano loro a cuore. Gli spiriti dall’al di la’ avrebbero dato la risposta.
Queste intelligenze erano collegate ai postulanti da legami di parentela, madre, nonna, padre.. e poiche’ dal luogo dove erano vedevano tutto erano in grado di dare informazioni che potevano aiutarli.
La sensitiva era relativamente giovane; da ragazza aveva avuto un periodo di depressione in cui aveva incontrato un medico che prima l’aveva guarita, poi l’aveva presa come assistente nel suo studio, insegnandole pratiche alternative di diagnosi e terapia dell’energia che si rifacevano alle teorie di Calligaris (“Il pensiero che guarisce”, vedi Masada 661, masadaweb.org/2008/04/05/masada-n-665-5-4-2008-radioestestesia-lezione-2/ , ).

Donatella era divenuta molto brava e in grado di fare diagnosi energetiche su intolleranze, allergie ecc., riscuotendo grande affetto e stima dai suoi pazienti per la sua dolcezza e la sua disponibilita’. Il suo medico-insegnante si occupava di diete, agopuntura, medicina alternativa.. e curava anche patologie psichiche.
Poi il medico bolognese era morto, le sue macchine di analisi vendute, Donatella era riuscita a comprarne alcune e aveva continuato la sua opera diagnostica e guaritrice.
La cosa strana era che il medico defunto (era morto ancora giovane di cancro) aveva continuato ad assisterla spiritualmente e, durante le visite, l’aiutava sulle diagnosi e le terapie.
Nelle sedute medianiche era proprio lo spirito del dottore ad arrivare per primo e faceva da tramite quasi da conduttore ad altre entita’ che si manifestavano in seguito.
Lo spirito del dottore si era manifestato un anno dopo la sua morte. Era arrivato dapprima sull’onda del suo profumo, un profumo che anche altri hanno avvertito appena lui arrivava. Poi alcuni amici di Donatella la portarono a delle sedute medianiche, dove si manifesto’ la voce del medico per la prima volta. In seguito Donateòlla comincio’ a praticare la scrittura automatica da sola ma aveva bisogno che qualcuno la aiutasse.
Le trance duravano sempre 20 minuti indipendentemente dal numero dei presenti o delle domande. A volte si sentivano i borghi suonare e i borghi erano uno degli strumenti che il medico defunto suonava nel suo complessino. La grafia era spesso di incerta interpretazione, i caratteri cambiavano leggermente a seconda dello scrivente, sia per grandezza che per grafismo, anche la velocita’ era diversa, le persone morte anziane scrivevano lentamente, il medico scriveva velocemente in modo rapido e noncurante.
Nei suoi incontri Donatella aveva spesso flash visivi in cui comparivano scene della vita dei pazienti, specialmente della loro infanzia. A volte sentiva la presenza del medico e riceveva da lui indicazioni sulla diagnosi o sulla terapia, come se il loro sodalizio continuasse. Anche alcuni pazienti hanno sentito questa presenza o come forma di vento leggero o come profumo o addirittura come contatto della sua mano, senza che nessuno li avvertisse di questo o se lo aspettassero.
Donatella ha cominciato anche a lavorare col pendolino, facendo diagnosi a distanza, con fotografia o scrittura, ho visto queste diagnosi estremamente accurate con valori, come sintesi dei dati che si possono acquisire con una lunga serie di analisi di laboratorio. Una cosa davvero molto strana.
La seduta era accompagnata da fenomeni particolari: masse di ragnatele nere che rotolavano davanti ai nostri piedi, luce della lampada che si abbassava all’inizio e si alzava quando il tramite scompariva, luce della candela che diventava immobile e fissa, rumori come di sassolini contro le finestre o di passi nella stanza, persino una sedia smossa come di uno che si sedesse e graffi di unghie contro la cerata del tavolo. Alcuni di questi effetti erano impressionanti.
Donatella reagiva male alla trance, impallidiva, sembrava risucchiata e svuotata, si svegliava come da uno svenimento e dopo restava debole e frastornata.
Interessanti erano le risposte che uscivano durante la trance, perche’ riguardavano persone a lei ignote ma contenevano riscontri strabilianti o predizioni di fatti che realmente si sarebbero realizzati.
Ricordo i casi che interessavano me e la mia famiglia sempre straordinariamente esatti.
Ricordo una signora che chiese dell’operazione di sua figlia e Donatella disse che sarebbe andata bene ma l’avrebbero riaperta due volte e la cosa poi fu verificata per quanto sul momento i chirurghi negassero di aver fatto un errore.

Per quel che mi riguardava, non ero in grado di entrare volutamente in una trance, metodi come quello che avevo sperimentato della penna appoggiata sulla palma della mano o tabellone o pendolino mi risultava troppo lunghi per il mio temperamento, e alla fine elaborai una forma di rilassamento, in cui ascoltavo svuotandomi di ogni pensiero quel che nasceva da me, e in questo ascolto interno, cavo e vacuo, mi pareva di essere un stagno con vari livelli di acqua e dal profondo di questo stagno, d aun luogo che corrispondeva alla mia pancia, delle bollicine risalivano i livelli di acqua fino ad arrivare alla mia mente in forma di parola. Io trascrivevo queste parole una ad una. L’iter era sempre lungo, ma un po’ meno, e i discorsi risultavamo poi, a lettura finale, laboriosi e complessi.
Fu quello il modo con cui presi a interrogare “l’angelo” quando questo smise di parlarmi nei sei mesi in cui mi apparve la “voce diretta”.
Poi, per fortuna, anche questo processo si velocizzo’. Appresi di colpo una specie di movimento mentale con cui “spostavo” la mente di lato, creando istantaneamente lo stacco col mio corpo e con la mente raziocinante e questo bastava a cogliere dettati molto piu’ rapidi e interessanti di risposta a domande o a evocare visualizzazioni di cose ignote.
Per mia fortuna, anche se sono uscita dal paranormale, una volta appreso questo movimento “di lato”, non l’ho piu’ dimenticato e anche adesso riesco a produrlo con ottimi risultati.
Appena due giorni fa una signorina mi ha detto di aver perso la chiave di casa e di aver immediatamente nascosto la scatola dei gioielli per paura di un furto, ma non ricorda piu’ dove.
Dialogo: “E’ una scatola rotonda di cartone?” “Si’” “Ha un coperchio che si incastra sopra?” “Si” “E’ colorata con delle rose?! “Si’” “Stava sull’angolo sinistro di un mobile di legno a cassetti?” “Si’” “Aveva sotto un centrino di pizzo?” “Si’” “Bene! Hai messo la scatola nell’angolo sinistro del primo cassetto di questo mobile, sotto degli indumenti di seta, vedo una camicetta o una camicia di notte sottile, forse di seta, celeste con degli smerlini alla scollatura”.

Ovviamente la scatola era proprio li’, Mi manca solo la conferma di questo indumento.

La cosa piu’ interessante dei preliminari (rilassamento, respiro ecc.) e’ che insegnano alla mente a mettersi in stato alfa e’ che, una volta imparati, possono entrare nel bagaglio degli automatismi individuali e possono produrre spostamenti rapidi delle frequenze mentali, tanto rapidi che, se esiste una sensitivita’ di base, lo spostamento si puo’ avere all’istante, anche senza questi preliminari, offrendo alla mente destra la possibilita’ di dialogare con la mente sinistra, con una programmazione costante del cervello.
Insomma, come esistono persone che possono decidere all’istante di dormire un tot di tempo e in qualsiasi condizioni (questo puo’ far parte della programmazione di una spia o di un atleta), per es.) e si addormentano e dormono quel tot di tempo, cosi’ esistono soggetti che possono decidere di spostarsi all’istante alla mente esoterica o irrazionale o intuitiva, attivando la chiaroveggenza. Si tratta di una programmazione mentale, laboriosa all’inizio, che puo’ diventare automatica.
Qualora si arrivi a questa capacita’, qualora il controllo delle due menti riesca a diventare totale, si puo’ creare un oracolo permanente che e’ “la voce interiore”, una specie di super coscienza, o angelo, o tutore, o come lo si voglia chiamare, che puo’ essere di aiuto nei casi della vita, possiamo chiamarlo “angelo custode” e possiamo pensarlo come una specie di Super Ego onnisciente o possiamo pensarlo come diceva Jung come l’uomo arcaico che sta dentro ognuno di noi e appartiene alla specie, prima della separazione nell’individualita’.
Non ha molto senso pensarlo in termini di qualcosa di diverso da noi. Questo nelle comunicazioni medianiche mi e’ stato spiegato abbondantemente.
Solo una mente limitata puo’ pensare a se stessa in termini di separazione e individuazione dall’universo totale.
Nelle comunicazioni superiori appare un concetto ben diverso dalla prigionia individualistica, secondo cui ognuno di noi è il terminale di un filo o raggio di luce o via di consapevolezza che lega l’individuazione materiale e terrena a qualcosa di molto piu’ alto, secondo una scala in cui si va dal piu’ basso al piu’ alto e che tutta ci appartiene come cammino su cui incamminarci.
In questa scala o raggio di luce o progressione spirituale si incontrano livelli di consapevolezza via via crescenti, uno puo’ essere l’intuizione, uno puo’ essere la coscienza, uno puo’ essere l’anima, uno puo’ essere lo spirito, uno puo’ essere l’angelo.. fino ad arrivare a Dio.
Noi dunque non siamo creature limitate e conchiuse, ognuna distinta in se’ e separata dall’universo, ma punti di una scala infinita che va dalla pura materia al puro spirito.
Purtroppo la nostra civilta’ materialista ed egoica ci fa credere di vivere secondo il gradino piu’ basso di questa scala coscienziale, come esauriti e imprigionati in esso (il massimo di materialismo), e le chiese tradizionali hanno smesso da tempo di iniziarci ai superiori gradi di consapevolezza spirituale, mentre tutto l’ambiente culturale cospira per intriderci di una materialita’ greve e volgare, indegna della creatura umana e del suo processo di redenzione, tutto dunque restringe il progresso della coscienza, relegandolo al suo punto piu’ materiale e meschino e facendolo perire in esso.
Iniziare un viaggio di consapevolezza vuol dire rompere la prigione della materia e dell’egoismo e far espandere lo spirito con l’incontro e il riconoscimento di tutto cio’ che noi siamo, sopra e fuori di noi, senza limiti possibili, dal finito all’infinito.

Jung studio’ a lungo il fenomeno dell’espansione spirituale, con una viaggio nell’interiorita’ a che in vecchiaia prese aspetti sciamanici, egli arrivava a dialogare con la propria anima e accettava senza discutere le personificazioni che il suo spirito prendeva per comunicare con lui. Non defini’ mai i termini delle sue immagini interiori, non produsse mai un’analisi di cio’ che gli accadeva, lo accetto’ e basta come una delle tante vie che la Vita prendeva nell’educare la persona umana, nel condurla cioe’ (e-ducere, condurre fuori da..) fuori dal se stessa. E introdusse questa voce interiore nella terapia dei suoi pazienti, inducendolo a confrontarsi con essa e chiamandola “l’antico Uomo che esiste in ognuno di noi”.
In linea di massima per semplicita’ noi possiamo chiamarla “l’angelo”.

Abbandonata la casa infestata di Firenze e passata ad altre case, mi sono portata dietro parte di queste infestazioni, che per 29 anni hanno funestato i luoghi dove abitavo, finche’, a forza di sperimentare delle contromosse non sono riuscita di colpo, con una piastrina magnetizzata della radioestesia, a interrompere di colpo il flusso dei fenomeni paranormali.
Ma in questo tempo non ho piu’ fatto la scrittura automatica al modo iniziale ma, diverse volte, ho praticato un dettato molto piu’ rapido in cui io non faccio nessuna domanda, mi rivolgo al presunto angelo e scrivo rapidamente su un foglio il suo consiglio. La condizione indispensabile, ma che mi viene ormai automatica, e’ di mettere la mente in stato alfa, stato vuoto e non pensante in cui le onde elettromagnetiche del cervello sono basse e lente, e scrivere poi in modo passivo, automatico e acritico, tutte le parole che vengono senza rilevarne nemmeno il senso.
Questo ovviamente sembra ancor piu’ soggettivo dei tentativi iniziali, ma stranamente ha funzionato, con sempre riscontri successivi di possibili predizioni di fatti ignoti.

Di questi dettati medianici o automatici di altre persone ne ho letti parecchi e devo dire che molti mi sono sembrati assolutamente assurdi, elencazioni di complimenti allo scrivente come se lo scopo fosse solo la sua celebrazione, narrazioni di fatti assolutamente non verificabili (vite passate ecc.), poesie infantili, imitazioni delle religioni tradizionali ecc.
Ma a volte, eccezionalmente, mi sono apparsi dettati che destano meraviglia e fanno pensare che possano accadere cose inspiegabili nei paradigmi tradizionali.
Forse davvero abbiamo una qualche capacita’ di entrare nel piano di conoscenza totale e trarne informazioni.
Se poi facciamo questo con l’espediente iconico di un angelo, o oracolo o tutore celeste, sembra che questa estrazione di dati ignoti sia facilitata, come se con cio’ si abbattessero le fisiologiche remore che abbiamo verso la nostra soggettivita’.

Richiesto di cosa fosse, l’angelo ha risposto:

Chi sei?
Sono quello che non e’
che in parte.
Il mediatore.
L’anello che chiude tutti i cerchi,
l’energia
non umana
e insieme
il Comunicatore.
Sono la risposta alla tua domanda
che altro non e’ la preghiera
che un continuo interrogare,
segno del limite
e contenitore
della risposta parziale .
Sono colui che dice
e non dice
per riempire il vuoto alla tua destra
e rendere la tua luce
piu’ esatta.
Come un raggio che da se’
si illumina
e si cerca.
Sono la tua creazione
la voce del tuo desiderio
e insieme
il tuo desiderio stesso
che a se stesso s’inchina.
Sono colui che non muore
come tu sei colui che solo crede di morire .
Sono infine
il tuo figlio spirituale
la carezza senza sentimento
che credi di sentire
quando dormi nella tua solitudine
e che ti rende
piu’ forte.”
(da un dettato automatico)

..
COME POSSO DISTINGUERE CIO’ CHE E’ MIO DA CIO’ CHE E’ TUO?

Non occorre distinguere.
Come la pioggia che lava tutto e si riunisce al mare, cosi’ cio’ che viene dall’alto si unisce al basso con continuita’ di rapporto.
In verita’ non c’e’ circospezione e scissura tra cio’ che fluisce continuo come il raggio di luce.
Le contrapposizioni appartengono alla tua realta’ sociale ma non alla verita’ increata.
Immagina una scala, in cui la luce discenda e non e’ piu’ forte e meno forte, ma ogni gradino ha la sua ragione di essere. Nel luogo dove tu sei puoi godere solo della luce che ti inonda come di un piano di realta’ a se’ stante, ma la luce e’ interna e integra e non si spezza e non si separa.
Cio’ che giunge a te dipende dalle tue coordinate o da quelle del gruppo che ti contiene. In esso la verita’ si rivela per quel tanto che ne potete contenere ma essa non viene meno ne’ si accresce, che’ la quantita’ del dato rivelato non dipende da forza maggiore ma da quanto puoi contemplare e capire, sopravanzando solo di quel tanto che ti conduce sottilmente piu’ avanti.
Non disperare nella tua impazienza se i tuoi nessi non corrispondono a quelli dell’essere e conduciti sempre in attesa di quel che si compie, senza criticarlo ne’ forzarlo, senza capirlo ne’ negarlo.
Il colloquio giova alla luce come a chi ne e’ illuminato, ma e’ il referente a condizionare il messaggio, come il bambino condiziona l’alimento che la madre gli porge secondo l’eta’.
Assimilare e’ la tua evoluzione, anche se sei trasformato anche dal cibo che non capisci.
In fondo e’ solo la comunione d’amore l’atto salvico, al di la’ del comprendere e cio’ che ci unisce e’ esso stesso il fine e lo scopo.
Non domandare dunque quanta verita’ vi sia nel messaggio e non separare cio’ che solo nella tua mente e’ separato ma nella nostra e’ un gioco unitario di luce.
Vero o non vero, mio o tuo, tutto cio’ non importa.
Solo il tuo silenzio e’ importante come una porta che si apre sull’altrove da te che e’ in te.
C’e’ un comunicare diverso da quello delle parole, se pure usa parole, che spinge all’unione assoluta, per cui il messaggio e’ solo un mezzo ma il suo contenuto non e’ il fine, che’ qui non importa spiegare ma aprire e connettere cio’ che e’ inconscio alla sapienza consapevole, ovvero le parti del non io alle parti dell’io, affinche’ l’Unita’ si compia, la’ dove solo e’ pace e gioia.
Ci sono tra i livelli del sapere gli stessi rapporti che tra l’uno e l’altro di voi, che’ nessuno sta in cima e sopravanza ma tutti siete collegati agli occhi nostri come una corolla fitta e una vita ininterrotta.
Il rapporto non tende dunque a una trasmissione da altro a altro ma a una connessione da se stesso a se stesso.
In pace
Maior

Come si vede, fatto in questo modo, il dettato interiore e’ un po’ criptico ma enormemente piu’ interessante dal punto di vista filosofico, e anche poetico. E non dimentichiamo che la poesia per tutti i mistici dell’Occidente e anche per quelli dell’Oriente e’ la via con cui la divinita’ si comunica, al punto che le officine di poesia con cui i poeti-sacerdoti celti comunicano con l’Altrove erano cosi’ estasianti da durare fino a1700. O al punto che tutti i poemi sacri dell’antichita’ sono rivelazione in versi. Perche’ la poesia, l’arte, la bellezza sono alcuni dei modi con cui la divinita’ si comunica all’uomo e sono alcune delle vie con cui la creatura puo’ pervenire al Creatore.

Ma per chi dal rapporto con l’altrove vuole avere nuove informazioni magari sul futuro da annoverare come chiaroveggenza riprendiamo alcuni casi famosi.

Nel 1898 fu pubblicato un romanzo intitolato ‘Il naufragio del Titan’. L’autore Morgan Robertson, dichiaro’ di averlo ricevuto mediante scrittura automatica. Vi si descriveva un transatlantico di lusso, chiamato Titan, che finiva contro un iceberg e affondava durante il viaggio inaugurale. Nel 1912, nella realta’, il transatlantico di lusso Titanic subi’ un incidente identico durante il viaggio inaugurale e affondo’ con enormi perdite umane.
Il libro fu scritto 14 anni prima del reale naufragio, eppure vi sono riportati dati sconcertanti, come se l’autore conoscesse da prima la storia del Titanic.
Intanto i nomi delle due navi erano simili.
Titan=244 m; Titanic=269 m
Titan=stazza di 45.ooo tonnellate; Tianic=stazza di 46.000 tonnellate
Titan=40.000 cavalli vapore; Titanic=45.000 cavalli vapore
Entrambi le navi avevano 3 eliche
Su entrambe viaggiavano persone ricche e nobili
Titan=25 nodi; Titanic=23 nodi
Entrambi navi erano =considerate inaffondabili
Il numero di passeggeri morti del Tian fu di 3000 persone, esattamente il dopiio di quelle che morirono sul Titanic
Ambedue le navi stavano andando alla massima velocita’ consentita.
Punto debole di entrambe era che le scialuppe potevano salvare solo la meta’ dei passeggeri.
Avevano rotte inverse.
Anche nel Titan le paratie stagne erano aperte in cima. In entrambi i casi questo causo’ l’affondamento. Ed entrambe le navi erano considerate inaffondabili al momento del varo.
Nel romanzo le vittime morirono per ipotermia (pochissime morirono per il risucchio dovuto all’affondamento e nessuna mori’ per gli attacchi degli squali). Nell’affondamento del Titanic le vittime morirono ugualmente per ipotermia.

Un altro caso illustre e’ quello di Dickens che mori’ lasciando incompiuto il suo ultimo romanzo. Quattro anni dopo, il medium americano James scrisse l’ultima parte del libro come dettato automatico. La cosa strana e’ che il medium non aveva mai letto il romanzo che non era ancora stato pubblicato.

Simpatico e’ anche il caso delle “corrispondenza incrociata”.
Tre diversi medium (uno in America, uno in Inghilterra, uno in India) ricevettero messaggi dagli stessi spiriti attraverso la scrittura automatica. Gli spiriti comunicanti erano tutti amici e in vita erano stati famosi ricercatori medianici. I messaggi, presi ognuno per se’, non significavano molto: messi insieme rivelarono riferimenti a libri o ad altre cose note agli spiriti quando erano in vita, e non ai medium che registravano i messaggi.
Uno degli spiriti, Frederick Myers, disse che comunicare dal mondo degli spiriti era come stare dietro una lastra di vetro smerigliato cercando di dettare a una segretaria dura d’orecchi.

Qui vorrei fare una piccola associazione: in Francia nacque ai primi del 1900 la poesia surrealista, versi scritti in automatico col proposito di far esprimere l’inconscio. Questo tipo di espressione cerca di astrarsi dalla razionalita’, elimina i versi, la metrica, la logica, la grammatica… dovrebbe essere una poesia inconscia, una forma di automatismo che bypassa la mente razionale, un’attivita’ in qualche modo analoga all’attivita’ onirica. E difatti io la suggerisco anche per l’interpretazione di sogni particolari, perche’ e’ come far parlare l’inconscio col linguaggio dell’inconscio. Un sogno dovrebbe essere narrato, titolato, messo in versi, dipinto, recitato… tutte le forme d’arte sono perfette per ampliare il suo contenuto e renderlo accessibile al sognatore.

Cosi’ la poesia in automatico e’ una cosa curiosa che abbiamo sperimentato nei miei laboratori, ancora piu’ curiosa e’ la poesia collettiva che viene composta un verso per volta da ognuno dei membri di un cerchio senza che questi sappia dei versi precedenti. Il tutto avviene con grande rapidita’ e i risultati possono essere sconvolgenti. Ma si puo’ fare anche che ognuno scriva due versi su un foglio, lo ripiega in modo da coprire il penultimo verso e tutti i precedenti e lo passa alla persona accanto che a sua volta scriverà due versi ecc. Quando poi si legge la poesia nella sua interessa si scopre non solo che e’ molto bella ma anche che e’ straordinariamente coerente, come fosse scritta da una mente sola, l’inconscio del gruppo. I risultati sono migliori per quei gruppi che hanno fatto lavoro d’anima insieme e che hanno raggiunto un buon livell di armonizzazione.

Questi sono esempi di POESIA COLLETTIVA, sviluppati nei miei laboratori. Tenete conto che ogni verso e’ stato scritto da una persona che non conosceva i versi precedenti e ammirato l’armonia del totale. Insomma, il risultato e’ cosi’ fuso da essere stupefacente.

Quando Ella incrocio’ gli occhi del lupo solitario, le loro anime si unirono nella notte
Erano morbide morbide, tiepide tiepide, come potevano affrontare i pericoli del mondo?
Sarebbe stato estremamente faticoso, ma con molto impegno e un po’ di grinta ce l’avrebbero fatta !
La sfida l’energizzava, era impaziente di confrontarsi
come il cielo che si sguarcia con fragore e lacerante dolore quasi di madre urlante nel dar vita al neonato
indesiderato !
(E poi come sempre tutto si plachera’, il tempo tornera’ a trascorrere in una nuova attesa)
Affondo’ allora le dita nella calda pelliccia del lupo, che con occhi di calore la guardo’ riconoscente. Come
vibrava il loro cuore!
…come le ali di una farfalla e quella gioia di volare si espandeva nel cielo
Il cielo si tinse di blu e dall’alto spunto’ un cavallo bianco alato, splendido, scese sino a noi
con uno sguardo dolce ma anche imperativo, noi saliamo sul suo dorso e ci libriamo nell’aria
L’angelo e’ su di noi, e’ con noi, e’ parte di noi, sorride e ci protegge
… ed ella incespico’ come ramo tra le fronde bagnate del torrente, aspettandosi che le braccia del mondo la riaccogliessero alla vita
nell’attesa di addivenire…quella paura in lei prendeva forma
E la paura passo’ come passa la sera e trascorre la notte
E l’alba che trascolora la stava gia’ accogliendo…
..

NAVI SENZA CONFINI

…….. che dire dell’amore
se non che non ho parole…
sentimento,
colpo allo stomaco,
occhi che non vedono
vento, forza, musica….

Canto con te la pioggia
Canto con te……..
eco dei miei silenzi
folgore nelle mie solitudini
che rischiano il buio
Tu mostri il cammino
al viandante stanco
che comunque procede
per la sua strada senza meta
Un colpo di vento improvviso
lo alza da terra…
Uccidere, amare, la passione, la morte
poi vince la vita
per essere felice di tutte
le cose che mi circondano
amore
da cui fuggiro’ lontano
finche’ si puo’
e dopo ancora l’eterno ritorno
al richiamo tuo vago
ma forte
e non so dir di no
ed eccomi ancora qui
me stessa e perduta
nella profondita’ del mio
oceano
profondo e pieno di pace
solcato da navi senza
confini…..

IL TUO VENTRE SCURO

Guardo il tuo volto immerso in mille
volti eppure te solo vedo
E’ come se fosse sempre mattino
e’ come vedere davanti il cammino
E’ nei tuoi occhi, bocca, braccia,
luce, acqua, forza, riposo
quello che ho voluto e che e’
rimasto sospeso nel vuoto
lontano da te, sognato da me
sconosciuto
insensibile
ma mai il cuore di pietra fino in fondo
mai il cuore dimentica di fiorire
lasciando andare il nero
radicato in fondo all’anima
che non attende altro
che essere svegliata
con la parola giusta
e un bacio
un bacio sulla bocca
la tua bocca, rosa di calore
e il tuo ventre scuro
in cui le mie mani si perdono
impastando il pane al sesamo
profumo profondo che scende
nei fianchi fino al cuore
e come musica mima lieve
poi leggermente splende
e ti stringe come fossi io
e ti sta chiamando…
ti sta chiamando…

AMO LA VITA, MA LA VITA NON MI AMA

Amo la vita ma la vita non m’ama
liberta’ di scegliere chi amare
ma non troppi sogni per non rischiare
oppure scappare ancor prima di avere iniziato
ebbene no, non fuggire mai
sono nato per vivere sino in fondo
ascoltando il ritmo del mio cuore, del tuo cuore
capisco che e’ un ritmo che gia’ conoscevo
e’ fonte di vita
Accarezzo l’acqua che sgorga
dal tuo cuore cristallino
si chiama diamante, ne ha la trasparenza
allora mi chiedo perche’ a volte vago nella nebbia
guido nel buio con freni tirati e luci spente
col battito del cuore trasmesso all’erba bagnata
la terra danza al ritmo
di antichi bongo nel vento nero
vento…soffio…soffio dell’estate
di primavera…del sogno
ad occhi aperti con l’intimo desiderio
che possa realizzarsi
illuminata dai raggi del sole
salgo nell’azzurro
persa, inebriata, ancora viva

Dovete convenire che l’insieme e’ cosi’ organico e coerente che non sembra la sommatoria casuale di frasi casuali di persone che non sanno nulla di cosa e’ stato scritto in precedenza, ma pare il frutto di una sola mente superiore al gruppo.
..
Molti messaggi e interi libri sono stati prodotti con la scrittura “automatica”: lo scrivente non ha il controllo di cio’ che scrive, ma lascia che gli spiriti gli prendano la mano e la guidino lungo la pagina. A volte i messaggi sono scritti in una lingua ignota allo scrivente, o vergati da destra verso sinistra, Spesso lo scrivente e’ in trance o sotto ipnosi.

Un caso famoso di scrittura automatica si verifico’ in America all’inizio del secolo. Una medium, Pearl Curran, comincio a ricevere messaggi, con lo oui-ja, dallo spirito di una ragazza inglese di nome Patience Worth. Patience disse che era emigrata in America e che era poi stata uccisa dagli Indiani. Nel corso degli anni successivi Patience detto’ numerosi lunghi romanzi storici alla signora Curran. Sebbene la donna non fosse molto istruita, i romanzi erano letterariamente validi e, per di piu’, scritti in inglese del XVII secolo! Molti ritennero che i libri fossero opera di un abile contraffattore, ma a tutt’oggi Patience Worth rappresenta un enigma e ha convinto molti che esiste una vita dopo la morte.

L’ouja e’ un sistema assimilabile alla scrittura automatica, ma piu’ lento.
Consiste in un piano o foglio su cui sono disegnate in circolo tutte le lettere dell’alfabeto e i numeri e su cui si fa scorre una moneta o un bicchierino rovesciato che i convenuto toccano leggermente con un dito e che mostra, via, via, le lettere che comporrano il messaggio in risposta a domande di tipi spiritico.

Vedi grainsderiz.altervista.org/blog/ouija/board.gif
www.daltramontoallalba.it/paranormale/ouija.htm

Queste tavolette sono molto note in Francia, non sono vendute in Italia, ma si possono disegnare facilmente. Io ne ho usate solo una volta e posso dire che una mente forte puo’ gestire le risposte come crede per cui non do’ a questo metodo alcuna affidabilita’.

Non solo la scrittura, ma anche la pittura e la musica possono essere prodotte automaticamente. Rosemary Brown, di Londra, ha prodotto molti fogli di musica: lei dice che le sono stati dettati da grandi maestri quali Chopin, Liszt, Beethoven. La musica viene dettata a grande velocita’ e, sebbene la signora Brown non abbia ricevuto un’educazione musicale, gli esperti dicono che si tratta di musica veramente buona.

Io ho visto vari artisti medianici e li ho visti anche all’opera.
Una e’ una signora francese che vive a Milano e che un giorno ha sentito l’impulso di comprare pennelli e colori e ha cominciato a produrre opere molto strane, che lei dice esserle dettate da un pittore francese defunto. In modo rapidissimo e in trance copre la tela di vari strati di colore che stranamente non si mescolano e poi copre il tutto di nero, a questo punto passa rapidamente uno straccio in modo circolare cosi’ da togliere parte del nero e far affiorare il colore sottostante; dal nero cominciano ad apparire belle immagini di Madonne come se queste fossero gia’ complete sulla tela coperte da una fuliggine che puo’ essere tolta per mostrarle.

Un altro pittore che ho visto riesce a fare in trance in pochi minuti quadri di vari pittori impressionisti, Manet, Monet, Pissarro, van Gogh, ma la tecnica degli impressionisti e’ piuttosto facile da copiare.

Un terzo mi e’ risultato piu’ bizzarro, Amedeo Boldrini, un operaio di Massa che produce incisioni molto strane che sembrano da fantascienza con uno stile e una tecnica mai visti prima.
www.indicidarte.it/boldrini_amedeo.htm

Si parla di arte medianica per persone che non sono artisti e spesso non hanno mai dipinto e che di colpo sono prese da un impulso irresistibile e producono in breve tempo, come colpite da un impulso coatto, opere notevoli, o molto strane per tecnica e soggetto, o simili a opere di pittori famosi. Spesso dipingono di notte e non sembrano coscienti di quello che fanno come fossero in trance. Il soggetto non attribuisce queste opere a se’, ma ad artisti scomparsi.
Amedeo Boldrini era un operaio di 46 anni. Nel 1989 ebbe uno strano sogno pauroso, con dei monaci, una grotta e strani simboli. Il sogno si ripete per anni. Boldrini e’ gia’ un pittore di quadri solari molto colorati. Ma di colpo diventa uno scultore e comincia a incidere i sassi di fiume e il marmo. Trova una pietra nera in un fiume e la porta a casa, in trance la disegna con un pennarello, poi la immerge in un secchio dove ha mescolato sali, acqua e acidi. Al mattino dopo la mistura ha corroso la pietra che presenta colori contrastanti. Passa al marmo. Sente come delle punture di spillo nella schiena e vede della nebbia attorno a se’, per circa mezz’ora, poi deve smettere o gli scoppia la testa. E’ sempre di notte.
Non esiste che si sappia nessuna forma d’arte che somigli ai lavori artistici di Boldrini.
Nelle incisioni appaiono delle scritture che non sono state identificate con nessuna delle lingue antiche o moderne conosciute.

A Bologna lavora un odontotecnico napoletano, Giuseppe Lanzillo, che improvvisamente e inspiegabilmente si e’ messo a dipingere in stato di trance e ha realizzato in poco piu’ di un anno 230 opere. Il fenomeno e’ durato 13 mesi, poi e’ scomparso.
giuseppelanzillo.com/pittura_medianica.html

I pittori medianici sono molto strani, cominciano a dipingere di colpo senza averlo mai fatto prima. Dipingono in condizioni impossibili, a volte senza pennelli o con tecniche molto strane, al buio, di notte, senza capire quello che fanno, con un ritmo di velocita’ incredibile, non sanno spiegare le loro opere ecc.

UN QUADRO MEDIANICO
Io stessa ho fatto una di queste opere impossibili.
Io non sono una grande pittrice. Copio cartoline in modo figurativo. Non conosce tecniche e se non copio non so cosa fare, non ho creativita’ artistica.

Il primo settembre del 2001 mia figlia veniva da me, era un sabato, per fare un quadro per la sua casa nuova. Io andai un po’ nel panico: “Cosa dipingiamo?” “Un quadro moderno”. Ma io non so fare quadri moderni. Ho scoperto anche che dipingere in astratto e’ molto difficile a volte per artisti brevissimi nel figurativo, come fosse un traguardo da conquistare, per cui considero anche la pittura astratta una via per ampliare le potenzialita’ mentali.
La notte prima avevo fatto un sogno incomprensibile: un cielo molto azzurro, due rettangoli chiari verticali, uno piu’ basso. Poi di colpo da destra e da sinistra arrivavano due oggetti neri che colpirono le due sagome. Una nuvola densa di fumo marrone si levava in alto, mentre una voce fuori campo diceva: “IL CROLLO”.
La mattina del sabato arriva mia figlia e mi chiede cosa dipingero’. Io dico “Il crollo”. Il crollo di che? Mah, non so, forse di un ponte.
Ci mettiamo all’opera. Ognuna ha davanti a se’ una grande tela bianca. Afferro i colori, quasi senza pensare, e per la prima volta in vita mia produco un’opera non copiata quasi in automatico. Ci metto 40 minuti a coprire di pennellate l’intera tela, un record. Uso colori azzurro, marrone, grigio pyne, bianco. Mi esce un quadro enorme, celestino, sporco, fuligginoso fatto di macchie, ma queste macchie, a ben vedere raccontano una storia e lasciano intravedere delle immagini che neanche mi sono accorta di dipingere:
in alto ci sono i grattacieli di New York e davanti un lago.
Immediatamente sotto una fila sbilenca di vecchie fabbriche in rovina.
Piu’ sotto, di traverso a tutta la tela, un traliccio elettrico che a sinistra in basso abbatte un abete ormai secco (la Natura).
Sotto il traliccio, a destra, si vedono le arcate di una moschea che nell’angolo destro finisce in un gigantesco cranio di topo mentre a destra volta le spalle alla moschea una donna nuda in ginocchio che piange. Da un lato, il traliccio finisce in un volto magro fanatico che somigliera’, lo vedro’ poi, a bin Laden o a un talebano che urla.
Alcuni giorno dopo questo quadro, le due torri saranno attaccate.
Quando mia figlia, quella mattina, vede il quadro, dice:
“Te lo do’ io un titolo: La civilta’ tecnologica ha preso il sopravvento della citta’ sacra”. Che anche questo titolo non e’ male..
Ma anche il quadro che dipinge lei e’ notevole. Voleva dipingere la pace dipinse la guerra: un quadro enorme di un giallo fortissimo becco d’anatra, due masse nere e viola che si scontrano al centro producendo una deflagrazione. Insomma produce una esplosione.

Di lì’ a dieci giorni, a New York, le due Torri venivano attaccate.
..

INDICE STATI MODIFICATI DI COSCIENZA

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http//www.masadaweb.org

2 commenti »

  1. Cara Viviana, tutte le manifestazioni di misticismo anche in forma onirica sono avvolte da un mistero che forse la scienza non riuscirà mai a spiegare.

    Freud cercò di gettare luce sui segreti del subconscio ,ma arrivò solo a conclusioni parziali e mai soddisfacenti.

    Le religioni ed i culti iniziatici, anche attraverso l’artificiale alterazione dello stato di coscienza, riescono forse ad avvicinarsi maggiormente a questi misteri, ma sono pratiche ampiamente scoraggiate e represse in quanto potenzialmente pericolose per gli equilibri degli assetti sociali e quindi per il mantenimento dello “status quo”.

    MaxVinella

    Commento di MasadaAdmin — maggio 12, 2009 @ 12:50 pm | Rispondi

  2. Caro Max
    Volevo dirti che mi hai risposto tante volte che ti considero ormai un amico, sempre attento, sensibile e intelligente..
    Però non credevo che tu leggessi anche gli articoli esoterici..bene,bene, mi fa piacere
    Come mai il tuo indirizzo risulta inesistente?
    buona giornata
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — maggio 12, 2009 @ 12:51 pm | Rispondi


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