Nuovo Masada

febbraio 19, 2009

MASADA n. 878. 15-2-2009. HO VISTO UN ANGELO- PARTE 2

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Hieronymus Bosch, il tunnel della morte, l’anima e il suo angelo

Biografia- PARTE SECONDA
Viviana Vivarelli

Di voci e di apparizioni si parla in tutto il mondo antico. Socrate diceva che non poteva fare certe scelte perché dentro di lui un demone lo sconsigliava. Usava la parola ‘demone’, nel senso del ‘deva’ indiano, ed entrambi i termini hanno la radice divus, dio.
Nel mondo cattolico si parla di visioni mariane, ma mentre Maria comunica mostrandosi come apparizione d’amore, l’angelo si manifesta spesso come verbo, voce, timbro sonoro o mentale, coscienza oggettivata o proiettata fuori, ed è molto strano che appaia sempre più di frequente in un’era come questa dove nessuno ci parla più di anima o di spirito. La stessa Chiesa sembra così persa in mire esterne di possesso e di potere da aver trascurato il concetto dell’angelo, che è pure presenza viva nella Bibbia.

Ma là dove l’istituzione religiosa tace, nasce l’integrazione popolare come desiderio proprio ed esperienza personale.
Così gli angeli possono mostrarsi, o come immagine umana o nel segno dell’immaginario o anche come vortici luminosi, palle di fuoco, luci, spirali, forme luminescenti o fantasmatiche, o anche, romanticamente, come giovani raffaelliti o botticelliani, alti, belli e sottili, stranamente vestiti, così come si presentano nei quadri dei nostri musei o delle chiese.

Può essere che essi, per comunicare con i nostri sensi, abbiano di una veste fisica. La nostra percezione è costitutiva di immagine perché senza si perderebbe.
Forse non hanno ali e le ali sono solo simbolo di volo, spesso sono circonfusi di luce o si mostrano con fenomeni luminosi. Ali portano gli angeli greci o quelli romani o quelli indiani. Lo stesso Mercurio era rappresentato con ali ai piedi e sul cappello e ali al vertice del caduceo, e portava in mano un bastone attorno a cui si ravvolgono due serpenti di energia che formano anelli sempre più ampi, allo stesso modo con cui gli indiani indicano la Kundalini.
Ali portano gli angeli islamici e anche certe figure che compaiono negli acquerelli giapponesi, ali portavano i massicci angeli babilonesi o hittiti. Alato, del resto, è tutto ciò che è proprio del cielo. L’ala è metafora visualizzata di ciò che sta in alto e ci porta in alto.
Qualunque cosa sia, la voce dell’angelo i suoi segni producono salvezza o un aumento di consapevolezza e la consapevolezza è luce.
È per questo che l’evoluzione umana può essere pensata come un aumento di luce, e la luce non rende più complicato il mondo, piuttosto lo definisce in modo più netto e semplice, è come un lampo che illumina un cammino di ombre. Sono le ombre che complicano la vita, ma queste derivano dal nostro ego negativo e dal nostro attaccamento alla materia.

Noi vogliamo esseri di conoscenza, sapere vuol dire vedere, e si vede nella luce, fisica, mentale e o metafisica. Per quanto possiamo aggrovigliarci nelle nostre complicazioni razionali ed emotive, nelle nostre opacità egocentriche, il vedere ha sempre una caratteristica fondamentale: è semplice e diretto con il requisito della immediatezza. “Prima non vedevo, adesso vedo“, dice S. Paolo. Il vedere è facile, il vedere della chiaroveggenza è una forma di essere o di divenire.
In realtà le voci non hanno sempre questa caratteristica della facilità e dell’immediatezza per la comprensione e la trasformazione, esse sono spesso come semi che lavorano in noi dispiegando un potenziale conoscitivo in tempi lunghi. La voce dice cose semplici, ma la nostra complessità esita a comprenderle.
Ciò è legato al nostro personalismo; più siamo attaccati agli elementi egoici del nostro vissuto e del nostro essere, più ci disperdiamo in emozioni e sensazioni di basso livello, in un mondo di ombre, dove gli istinti ci tengono abbarbicati verso il basso. Anche Don Juan lo diceva, quando rideva di Castaneda: “Tu sei troppo legato a te stesso, lasciati andare!”. E “Lasciar andare!” è il motto del Buddhismo. In fondo la cosa più difficile.
Più avanziamo nel regno della consapevolezza universale, più essa si presenta come spersonalizzata, lascia indietro le nostre parti egocentriche e ci immette in un regno di luce che tutto comprende. È curioso che la parola ‘comprendere’, cum prehendere, voglia dire allo stesso tempo ‘tenere insieme più cose’ e ‘sapere con chiarezza’. Realmente, svincolarsi dai nostri attaccamenti possessivi significa assurgere a una consapevolezza di vita universale, dove piano piano ci allontaniamo dalla terra del dolore. Questo nuovo livello non è una zona razionale, ma semplicemente un’altra cosa, un’altra forma dell’essere, come il sorgere di una qualità di vita diversa, non più istinto, né brama, né ragione o emozione o sentimento, ma un’altra cosa, inspiegabile in termini verbali, ma sperimentabile in termini di essere. Una diversa esperienza di sé e del tutto.

Chi ha raggiunto questo stato è profondamente libero e slegato dalle schiavitù delle proprie funzioni, è chiaro a se stesso, ma non può sempre trasmettersi all’altro, non sempre è comunicabile e comprensibile.
Se il dolore a quel punto è superato, il dolore resta tuttavia, come nella storia del Buddha, la prima forma di consapevolezza, la chiave di accesso per la via dell’essere nuovo. Il sentiero obbligato.
Dice Lella Ravasi Bellocchio: “La via della conoscenza quando il sole è troppo splendente, quando la ragione troppo illumina, quando chiarisce troppo, deve passare dall’ombra, dall’oscurità, dal riconoscimento di quanto di doloroso, anche di negativo c’è in noi… Questo ci consente il limite, la misura, di una conoscenza altrimenti insostenibile“.
La conoscenza dell’Essere è insostenibile, in quanto è conoscenza del divino, le lenti che ci permettono di sostenerla devono per forza essere oscure, ma non al punto di accecarci. Dunque la conoscenza e la consapevolezza non possono essere che allo stesso tempo luce ed ombra, coscienza dell’essere e coscienza del non essere. Il che, in altri termini è il Tao, manifestato nel divenire come Yin e Yang, vessillo che sventola al sole, che mostra insieme, indivisibili, una parte oscura e una luminosa, e l’una che si trasforma perpetuamente nell’altra.

Per sei mesi l’angelo venne e parlò direttamente fuori di me, nella stanza, era come un uomo giovane solenne e un po’ freddo e la voce sembrava rimbombare leggermente. Poi la voce scomparve e cercai di integrarla con la scrittura automatica. In realtà prima della frase “Cerca Mercurio“, avevo avuto un momento in palestra durante un rilassamento, in cui, invece di fare il vuoto mentale, rimestavo del rancore contro i figli di mia cugina, che mi parevano maleducati e rozzi e mi avevano offeso col loro comportamento (Quante volte la mia parte egoica resta offesa da ciò che non comprende. Ma perché l’incapacità di capire e contenere il diverso assume sempre questa forma aggressiva?). La voce interruppe in modo drastico e severo i miei rimuginii interni, scandendo con sonorità: “Non si devono fustigare i fanciulli!” con un tuono che sembrò riempire la palestra. Quella non fu la prima volta che mi richiamò all’ordine mentre usavo il giudizio in modo poco benevolo (il che è uno dei miei maggiori difetti).

Vi faccio notare il tono antiquato dei termini “fanciulli”, “fustigare”, io non parlo così, nessuno parla così oggi. Forse in poesia si possono usare questi termini desueti che sembrano venire di lontano, ma la voce spesso sembra vicina alla comunicazione poetica o a quella biblica, per quel tanto di solenne e antico che si porta appresso, con un codice comunicativo suo proprio.
Jung lo chiamava: “il linguaggio elevato, patetico e perfino ampolloso degli archetipi.” “Stile fantasioso– diceva- che mi dà ai nervi come un coltello che sfrega sul piatto“.
La modalità di linguaggio creò istantaneamente uno iato nel pensiero cosciente. La voce era decisamente maschile e, quando io penso, penso con la mia voce femminile. Non saprei proprio perché nel mondo occidentale le voci angeliche siano maschili mentre in India siano femminili, forse è qualcosa che ha a che fare con la prevalenza di uno o dell’altro emisfero, quello razionale o quello mistico o irrazionale, il che contraddistingue anche le due culture e crea prevalenze e modalità, ma che il lato mistico, che è irrazionale, parli a noi occidentali con voci maschili sembra un controsenso..

La seconda volta ero stesa sul letto in dormiveglia. Anche qui devo far notare che la voce raramente parla, come fece la prima volta, quando sono affollata di pensieri o sono in piena azione. La prima volta io stavo pensando intensamente e la voce intervenne come una interruzione drastica e violenta, interferì con tono più alto. Egualmente accadde a Mariapia, che sotto la sua apparenza mite, civile, controllata, cova spesso incendi e incenerisce, agendo la propria aggressività internamente, mandando maledizioni a chi rovina il suo equilibrio esistenziale. Ma un giorno, mentre si sfogava così mentalmente, la voce disse duramente “Adesso basta! Tutto, ma solo per gioco!”

In genere però gli stati migliori per la ricezione sono gli stati intermedi, di sconnessione dal corpo e dalla personalità pensante, quelli ottimali: il dormiveglia, le situazioni ipnagogiche, anche la depressione va bene, anche la malattia, anche la vecchiaia, anche la menopausa coi suoi disturbi, o lo stato abbandonico o di lutto, persino, come pensavano i Celti, una condizione di febbre o di forte indigestione (che essi provocavano mangiando carne di cane cruda), o viceversa alcuni giorni di digiuno. Allora si crea un vuoto mentale e una sconnessione dal corpo e la voce riesce a diventare percettibile. Solo nel silenzio del nostro ego materiale, il sottile rimbomba.
Occorrono situazioni involontarie o mirate di ricezione, dunque di ascolto, ma sono buone anche le situazioni emozionali intense o anche quelle logiche concentrate dove l’intelligenza lavora a pieno ritmo e si è molto tesi e raccolti nello sviluppo di un concetto, nella ricerca di una soluzione, la mente vuota o la mente satura hanno lo stesso effetto destabilizzante, fanno vacillare l’io e sbalzano fuori di esso. Ma chi ha un naturale equilibrio e non eccede né nel vuoto né nel pieno ha maggiori difficoltà a uscire da sé.
Ricordiamo Socrate che una volta restò tre giorni e tre notti concentrato in sé al centro di un cortile, ignaro delle provocazioni o delle battute degli altri, e poi si riscosse, come si svegliò dalla sua trance cognitiva. E in battaglia veniva descritto dai commilitoni totalmente indifferente alla pioggia e al vento, quasi insensibile alle reazioni corporee.

Ho avuto visioni luminose mentre preparavo la tesi di laurea, o anche in momenti di particolare eccitazione emotiva. Ma anche il sesso è una via. Lo yoga tantrico è una tecnica preparatoria che celebra il divino attraverso l’orgasmo, sollevando lo spirito ad altezze incommensurabili attraverso l’atto di amore con la persona amata.
Chissà se la voce viene dal nostro emisfero destro, certo è che quando penso sento il pensiero razionale come proveniente da me, ma quando ascolto la voce, sono perfettamente certa che è un comunicatore esterno che risuona tutto attorno nella stanza o dalla mia parte destra. La voce ha un linguaggio arcaico, sembra avere la conoscenza delle cose ignote, sembra guardare la tua vita da una prospettiva diversa dalla tua.
I fenomeni luminosi, i profumi, gli schianti, e certi baleni visivi o intuitivi, anche gli altri a volte li percepiscono, ma le voci no, sono solo di ognuno, relazione privata e insostituibile, per quanto una volta siamo caduti a parlare di entità invisibili e qualcuno ha detto: “Può essercene una anche adesso” ed eravamo in dieci attorno a un tavolo e nell’aria in mezzo al tavolo tutti hanno udito distintamente una voce allegra che ha detto “Ciao!” e lo ha detto a tutti. Ma è stato un caso raro.

E dietro la mia pelle strappata / vedo con la mia carne Dio / E proprio io lo vedo / I miei occhi lo vedono e altri no“.
Bibbia, Giobbe 19.26-27

La frase successiva, che squarciò un dormiveglia notturno un po’ agitato, fu altrettanto netta, ma assolutamente, per me allora, insensata: “Cerca Mercurio“.
All’epoca per me Mercurio era un dio greco poco interessante, re delle strade, degli artisti e del commercio. Perché quella voce incredibile e decisa si doveva scomodare per me per parlarmi di mitologia greca? Non solo sentii la voce ma intravidi, come una immagine ipnagogica, visto che ero tra veglia e sonno, una silouette di uomo sottile e nudo, seduto in posizione yoga. Era come se la mia mente fosse uno schermo limitato, quadrato, e la figura era posizionata in alto a destra, nell’angolo, così che il suo capo usciva dal mio schermo e non lo vedevo.
Mi sono fatta un’idea che quello che vediamo nei sogni può a volte corrispondere alla nostra parte metafisica. Se quell’immagine corrispondeva al mio emisfero destro giustamente era a destra, parte del sentimento, dell’irrazionale, dell’intuizione, del misticismo.
Mercurio, ho scoperto poi, non è solo un dio, è un messaggero, un mediatore tra cielo e terra, tra uomini e dei, tra fisica e metafisica. Un viaggiatore dimensionale. Un arcobaleno che sta tra il visibile e l’invisibile, che unisce l’apparenza dei colori materiali, cioè della terra con la bianca luce indifferenziata del cielo. Un arcobaleno azzurro, indaco e violetto, come quello che poi vidi in un sogno. Il passaggio allo spirituale alto, come poi si raffigura il Buddha. In sé indistinto e non appartenente a categorie precise, come la voce, che sento a volte vicina all’orecchio destro e mi sembra allo stesso tempo parlata, scritta, e a volte incisa addirittura sulla pietra. A volte è fuori di me come rimbombasse nella stanza.

Qualche volta l’angelo non solo mi parla, ma mi manda la visione di una scrittura sottile delle parole, una scrittura molto fine, come un filino bianco che si srotola su un nero assoluto, in cui le parole sono rotonde, come nei librini di prima elementare e piene di spirali. Ho visto una volta una scrittura simile in un documentario, incisa su pietra e credo fosse aramaico o qualcosa di simile, tanti cerchi e tanti riccioli a spirale in varie direzioni. Questa scrittura io non la leggo nel senso del riconoscimento delle parole. Me ne sto immersa nel buio assoluto e guardo senza capire, mentre la voce, astrattamente e in modo neutro, parla. Mi sembra di essere una scolaretta che ascolta la lezione da un maestro molto più saggio, che per farsi capire usa parole semplici e lente, per quella dura di spirito che io sono.

La visione è senza immagini, io non ci sono, non ho corpo, non ho forma di me o di lui, non ho reazioni, non vedo niente, non succede niente, solo quel buio e la voce, che viene sempre non chiamata, solo quando vuole, e su cui io non ho alcuna relazione che quella del sentire e del vedere.
I bagliori vanno e vengono come pare a loro” (L.R. Bellocchio)

Questa cosa della scrittura è strana. Mariapia racconta che, quando era piccola, vedeva spesso nel buio dei suoi occhi chiusi “i segnetti” ed era convinta che alla fine avrebbe saputo leggerli. I segnetti arrivavano come un richiamo a una conoscenza ancora indecifrabile e solo raramente componevano parole di senso compiuto. Un po’ come una scrittura automatica di tipo semi-onirico.
Affinché segni e voci abbiano ricezione occorre che non siamo troppo svegli e intenti ma nemmeno addormentati perché altrimenti sarebbero istantaneamente modificati dall’oblio che sempre cancella inesorabilmente i nostri sogni o li deforma. Si deve essere in una via di mezzo, disancorati dal reale e abbastanza rilassati da permettere a ciò che è fuori di entrare dentro e a ciò che è dentro di aprirsi al fuori, rilasciando la presa della nostra attenzione critica cosciente, perché solo così il mistero dell’inconscio può aprirsi.

Il messaggio può essere anche una immagine. Ricordiamo Laura bionda davanti alla televisione, che guardava e non guardava e ad un tratto, veloce come un lampo, visualizzò due spirali e dovette disegnarle subito, senza capirne il significato, perché il messaggio ha questa caratteristica: “l’urgenza”, che lo presenta inequivocabilmente come un messaggio “regale”, di cui non possiamo non tenere conto.
Signore, comandami ciò di cui vuoi che io sappia e io comincerò, faticosamente, a cercare di capire.

C’è una favola bellissima di Kafka che parla di un uomo seduto presso una finestra che aspetta il messaggio dell’imperatore. Il messaggero è partito dal palazzo lontano e cammina per portargli il messaggio, ma deve attraversare tutte le sale del palazzo e poi il mercato affollato e poi vie e vie lunghissime e tortuose, e non arriva, non arriva, mentre tu stai accanto alla finestra e guardi e guardi la strada aspettando il messaggero che deve venire e intanto si fa sera.
Questo racconto lo lessi che ero piccola e ne fui talmente colpita che lo ricopiai sul mio diario.
Quante più cose comprendiamo (cioè prendiamo con noi) di ciò che riusciamo a capire!

Ecco, quella voce o immagine o visione sono come quel messaggio dell’imperatore, solo che, eccezionalmente, proprio quando meno ce lo aspettiamo, quando ci siamo quasi addormentati nell’arco della nostra vita, un frammento che ci riguarda riesce a fendere l’immensità degli ostacoli e la lunghezza delle vie e arrivare a destinazione. E allora noi proviamo la meraviglia di una “rivelazione”.

È difficile dire perché la voce appaia come una specie di miracolo.
Quando raccontiamo il contenuto dei messaggi a un altro, raramente egli ha questa impressione di straordinarietà, ci accorgiamo con stupore che le fasi che a noi sembrano così belle non destano nell’altro eguale senso di bellezza, eppure per noi esse sono indicibili, ma solo per noi.
Il fatto è che l’imperatore ha inviato proprio a noi un messaggio che ci riguarda, esso è solo per noi per un quid particolare che sfugge a qualunque altro, ed esplode nella nostra coscienza come un ‘koan’ trasformativo, e difficilmente possiamo spiegare all’altro ciò che a malapena riusciamo a comprendere, proprio perché riguarda piani non verbali e sottostanti del nostro essere, piani che non sono comuni ma in cui avvengono trasformazioni.

Ma la sapienza da dove viene?
L’intelligenza dove si trova?

Bibbia, Giobbe 28-12

Così l’altro può trovare il nostro bellissimo messaggio persino banale, ma noi, grazie ad esso, cambiamo radicalmente le nostre convinzioni profonde, variamo la nostra frequenza, iniziamo un nuovo cammino.
Il messaggio è esistenziale. Le sue parole sono una chiave di accesso a un mondo rigido che non voleva cedere le sue modalità conservative. Il messaggio è un divenire. Dunque Mercurio.
Mercurio vuol dire messaggero e messaggero in greco si dice anghelos. Sinonimi: spirito guida, entità, sé individuale, presenza celeste, amico dell’anima……

Dal momento in cui la voce è apparsa, ho fatto un grande cammino. Considerando che pochi anni prima ero in piena depressione nervosa, senza passato né futuro, in un presente pieno di angoscia ed inerzia, il cammino progettuale dell’anima è stato tanto.
Pensavo solo alla morte, ora sono piena di curiosità, anche di rabbia spesso purtroppo, con ben poco equilibrio, ma vibrante e viva.

La Bellocchio scrive:
Linda sfida l’angoscia di morte sostenendo lo scontro con il male, in un’esperienza totale. La malattia si fa serpente, da fronteggiare “perché non è brutto, è solo molto forte fisicamente“. Istinto di vita contro istinto di morte. “Mors et vita duello conflixere mirando“, recita il canto gregoriano della resurrezione; raramente l’inconscio si rivela in immagini così nitide.
Linda sa di essere a questo punto “la protagonista cosciente del superamento della difficile prova“. L’istinto la porta a dirsi che “deve vedere e sentire l’esperienza” proprio mentre sta lottando: istinto e coscienza e sentimento vivono insieme la prova, per liberarsi dalla paura e quindi vincere. E solo così che “il serpente smette di lottare“, che l’energia non le è più nemica, ma si dispone al suo servizio. Nella complessità dell’esperienza il male non è bianco o nero, ma l’uno o l’altro, dipende da come si guarda. Minaccia e splendore, ci dice il sogno, la malattia può trasformarsi in esperienza di liberazione. È il serpente, come energia negativa, che si muta in energia positiva per tornare alla luce, l’istinto si presta addirittura per divenire il mezzo. Non più rimosso, né subito, mostra la sua sapienza.

Ma domanda alle bestie, t’insegneranno
E agli uccelli del cielo, ti spiegheranno
Gli strisciaperterra ti schiariranno
I pesci del mare t’informeranno

Giobbe 12, 7-8

Linda può ora tornare nella realtà “Uso il mio corpo come una fune sicura e forte per andare verso il mondo“. Può tornare nella terra dove gli dei camminano con te, dove il corpo è unito allo spirito, dove puoi proteggerti dalla madre morte.

Non era forse dettata dall’angelo la frase di Laura Bionda?
Siamo le madri amorose di noi stesse” . E l’altra frase visualizzata sullo schermo bianco dei suoi occhi chiusi, dove l’angelo scrisse: “Ama e odia in pace!”. Quasi un paradosso.

Gli uomini sono i semi di Dio“, diceva l’angelo di Lori, ma, se lo sono, chi se non Dio può innaffiare la loro crescita e illuminarli col suo sole?
Tu sei la mia Pasqua!” le disse l’angelo nel colmo della sua angoscia e allora dentro di lei crebbe e nacque quasi fisicamente, là dove le parole non oltrepassavano la colte scura della sua disperazione, e resse la sua spina dorsale e allargò le sue ali finché essa non fu tutta eretta e liberata. Un angelo che ti possiede e si incarna in te per salvarti… cosa vogliamo di più dalla vita?! Ma perché poi quello stesso angelo la abbandonò alla sua sorte? La materia del suo dolore doveva portare a termine il suo destino e l’angelo poteva essere solo un compagno temporaneo ma non poteva salvarla.
Per me è andata meglio: sette anni di depressione cupa con istinti suicidi, ma ne sono uscita, anche se le mie energie fisiche sono rimaste schiantate. Lunga è stata la lotta col male di vivere. Da un oceano di solitudine abbandonica sono passata gradualmente al senso che nessuno è solo, che non siamo abbandonati a noi stessi, che lo spirito è grande e che nello spirito la parola solitudine non ha senso, perché lo spirito è un “insieme” di energia in cui le nostre vicissitudini sono dettagli parziali. L’angelo mi ha insegnato che questa vita è solo una tappa, che non siamo soli con noi stessi, che abbiamo un compito e in quel compito troviamo compagni, che quando comprendi il suo significato la vita si allinea con le sue sincronicità.
L’angelo mi ha insegnato che si può essere soli ma amare e sentirsi amati lo stesso, perché nessuno è abbandonato mai a se stesso e lo spirito d’amore ci è sempre vicino, se solo lo vogliamo.

Com’è alto il dolore
L’amore, com’è bestia
Vuoto della parole
che scavano nel solco vuoti
monumenti di vuoto. Vuoto
del grano che già raggiunse
(nel sole) l’altezza del cuore

Giorgio Caproni

Ogni volta che la voce è apparsa, io ne ho ricevuto un grande beneficio, è stata una spinta, un indirizzo, le circostanze si sono per così dire allineate, cioè hanno assunto una configurazione più armoniosa.
Di fronte al mio angelo io sono nuda, sono come sono, ma non mi vergogno della mia pochezza perché sento la sua comprensione, egli è una madre superiore, severa ma che può contenermi, so che non c’è giudizio e anche nei miei istanti peggiori mi imbatto nella sua infinita imperturbabilità, sento anche che l’etica, come noi la intendiamo, dal suo punto di vista è una cosa diversa, il suo richiamo non è una legge dettagliata, non c’è un codice penale con articoli e comma, non ci sono i dieci comandamenti, egli mi chiama alla pazienza, a una visione più ampia, all’amore. Tratta i miei errori materiali con indulgenza, ma è molto severo con i miei sentimenti, in particolare non tollera i giudizi negativi, i pensieri malevoli, le mancanze affettive, le deficienze dell’essere, gli stati di inerzia negativa, l’avarizia del cuore… Anche la visione religiosa che ne esce è diversa, e non combina con nessuna delle religioni ufficiali, salvo che, per alcuni punti, col buddismo.
Tante volte penso che l’angelo mi ha parlato così poco che devo essere proprio una persona mediocre, oppure penso che sono mediocre proprio perché c’è stato bisogno delle voce che mi parlasse perché da sola non sapevo guidarmi. Oppure era tutta saggezza dentro e fuori, capita e inascoltata.

Roland Bathes dice: “Vi è un’età in cui si insegna ciò che si sa; ma poi ne viene un’altra in cui si insegna ciò che non si sa: questo si chiama cercare. Ora è forse l’età di un’altra esperienza: quella di disimparare, di lasciar lavorare l’imprevedibile rimaneggiamento che l’oblio impone alla sedimentazione delle cognizioni, delle culture, delle credenze che abbiamo attraversato. Questa esperienza si chiama SAPIENZA: nessun potere, un po’ di sapere, un po’ di saggezza e quanto più “sapore” possibile“.

Curioso che ‘sapienza’ venga da ‘sapore’, sapore di vita, pienezza del sentire. Non la pietra tiepida che un po’ sente e un po’ no, persa a se stessa e allo spirito.
In base alla teoria della sincronicità, Pia portò un libro della Giovetti sugli angeli, la Giovetti stessa arrivò con la sua conferenza, il gruppo era pronto, le voci continuarono, anche Pia, Lori, Graziella le sentirono. Laura bruna trovò la presenza di uno spirito guida nella sua casa.
La caratteristica dell’angelo è questa: se lo chiami, risponde.
Se hai bisogno, ti aiuta. È sempre lì. Solo pensare questo, quando lo si è capito bene, dà una eccitante sensazione di protezione e amicizia. Un senso di fiducia.
Dove io non arrivo, dove le mie forze umane proprio non ce la fanno, affidati all’angelo, è una energia superiore che non conosce limiti. Se hai paura, se sei desolato o sperso, chiamalo, e lui ti aiuta. Appoggiati, dormi sul suo cuscino. Egli arriverà dove tu non puoi o non sai o non vuoi. Egli è lì per la tua debolezza e corregge la tua arroganza; la troppa presunzione come la troppa umiltà sono estremi umani, soglie che l’umano deve attraversare per trovare la solitudine fattiva, per trovare il suo centro.

Con imbarazzo devo dire che questo custode aiuta anche per cose molto banali.
Alla vigilia di Natale, coi piedi rotti dalla stanchezza, piena di pacchi e con sole 20.000 lire e ancora il regalo per mio nipote da comprare, ho chiesto il suo aiuto e lui mi ha detto di voltarmi e di comprare la prima cosa che vedevo, così ho fatto e ho visto un modellino di Ferrari da montare nella vetrina accanto, prezzo 20.000 lire. Precise! E mio nipote di era messo proprio a fare modellismo e quella era proprio l’auto che desiderava. Certo, non è un grande esempio, ma forse anche quando gli chiediamo delle cose per noi importantissime, ai suoi occhi esse sono altrettanti giocattoli, per quei bambini che siamo.

Il mio angelo mi ha guidato in un percorso di ricerca. Mi ha indicato le cose cui dovevo guardare, come più importanti.
Abreden das Selbst!” ( parla anche tedesco): colloquia col tuo Sé.

Qualche volta è come se parlasse da solo e io capto brandelli del suo pensiero, oppure mi sembra stia parlando di me a qualcun altro e io mi sento come uno che origlia, come nel caso in cui gli sentii dire quasi con noncuranza: “Questo corpo è ormai alla fine, ma deve fare ancora delle cose“. “Questo corpo!”, strana sensazione! Termine che anche la voce del veggente Cayce usava nelle sue ‘letture’. E molto tempo prima aveva detto: “Sarà un embolo alla testa, saranno due anni“, profezia terribile che poi forse riguardava non me ma mia madre che di lì a pochi mesi morì.
La prima frase invece sembra riferirsi al prolungamento di una vita. Sembra che ci sia una casistica anche di questo, angeli che deviano pallottole, che fanno sterzare volanti, che raccolgono persone che stanno precipitando, e che in qualche modo soccorrono in caso di pericolo. Qualche volta sì, qualche volta no, per cause imperscrutabili.

A parte il carattere alieno, estraneo della voce, faccio notare il tono solenne e arcaico delle parole. L’angelo ha spesso questo tono enfatico, fuori del tempo.
La frase che mi piace di più venne di notte, svegliandomi bruscamente. Non era la parte di un sogno, ma qualcosa che parlava nella stanza e mi svegliava di colpo. Sempre quel tono solenne e imperativo, ma neutro, asessuato direi, se questo si può dire di una voce maschile:
Solleva il cuore e lascia cadere il giudizio!”
questo, per mi conosce, è tutto un programma.
Sembra che il mio angelo veda come un pericolo la facilità con cui formulo giudizi duri e negativi e se ne preoccupi. Ho pensato tante volte a questa frase. Non poteva dirmi niente di più sintetico e preciso. Il pensiero negativo è una vibrazione che interferisce in tutto il sistema, non solo nel nostro aggregato fisiopsichico, ma nel sistema generale della vita. Le schiere del male di cui parlano i testi sacri sono pensieri negativi, essi costituiscono vibrazioni pericolose e rovinano l’armonia del mondo. Un pensiero sospettoso è un pensiero negativo, lo stesso vale per l’invidia, la gelosia, il rancore, l’odio, l’aggressività, la possessività, il potere, il desiderio di plagiare gli altri, l’avidità, l’avarizia, la sfiducia, la depressione… prima che questi pensieri si sostanzino in fatti, e anche se non si sostanziano in fatti, essi sono egualmente vibrazione negativa che si diffonde in onde nell’ambiente investendo chi ci è vicino e perturbando l’armonia dell’universo totale.
Per questo il Buddhismo richiama a gran voce all’equilibrio del pensiero, a una igiene mentale, che è purezza innanzitutto delle energie sottili, perché riconosce l’immenso potere delle forze psichiche, mai individuali ma sempre relazionate al tutto, le forme-pensiero formative, costitutive del tutto; di esse, anche, noi siamo responsabili.

Se un giorno davvero, come dicono, saremo chiamati a dar di conto, vedremo sfilare i nostri pensieri negativi, distruttivi, come tanti reati e ci chiederanno cosa abbiamo fatto delle nostre facoltà di creare anche nella nostra mente, nel nostro cuore, il bene. La vita vuole che siamo vivi. Il peccato maggiore è quello contro la vita.

La Bibbia dice: “Dio le pietre fredde e le pietre calde le prende con sé, ma quelle fredde le vomita“. Pia interpreta questo dicendo che il nostro compito è l’esperienza, il che non vuol dire fare mille cose e passare volando da un fare a un altro, ma la profondità dell’esperienza e non c’è niente di più profondo del guru che fermo e immobile in se stesso, quasi senza respiro, sperimentando l’energia infinita. Chi si muove affollatamente in superficie delle acque navigando in modo convulso e possessivo da un qua a un là, potrebbe fare esperienza di nulla.

Qualche volta confondiamo i possessi o i poteri con l’Essere, che è altra cosa. Ci diamo da fare, restando fermi, accumuliamo indulgenze nella stasi dello spirito, ci agitiamo in compra-vendite e falsi scambi quando nulla dell’interno è toccato dal turbine esterno delle attività. L’agenda è piena, ma il cuore desolato. C’è chi compra e ammucchia tecniche ed esperienze come fossero azioni, titoli di stato, e si ritroverà con le mani vuote. Non è di questa banca che si tratta. La conoscenza non è una parola univoca. Nulla passa nella vita se non passa per la nostra trasformazione. Come colini vuoti, o pieni di vanagloria, rischiamo di riempirci di nulla. Come quelli che vanno sei volte in India a vedere Sai Baba o simili e tornano più inutili al mondo di prima, aumentati solo nel fanatismo, e non donano di più se stessi, non migliorano la vita di chi hanno vicino, non aumentano la pazienza, non fanno qualcosa per il dolore degli altri. Solo parole e possesso personale! Vanaglorie che valgono nulla!

E con l’angelo è lo stesso! Che importa vederlo o sentirlo se restiamo come prima? È un fatto personale che, o aiuta la crescita personale, o diventa meno che nulla. Ogni cosa è in quanto diviene Conoscenza.

Ma cos’è la Conoscenza? Non certo la ripetizione dell’IO-IO-IO, che sponsorizza ossessivamente se stesso. L’angelo è anzi un modo per evadere dall’Io, per prenderne le distanze. Di fronte all’angelo l’Ego si ridimensiona, e non cerca belle figura né spesso la fa. Dovrebbe essere il contrario della prosopopea, semmai il bilancio, il ridimensionamento. L’angelo non è una mostrina che si porta al bavero. Ne è un giudice che dà attestati. Egli guida ed indica, è sempre al lavoro da fare che si rapporta, non a quello fatto di cui ci vantiamo o a cui siamo attaccati. È il cammino ignoto, dove la nostra volontà può poco, e non ci è chiesto di spiegare o insegnare ma di ascoltare e fare anche senza capire.

L’angelo mette fuori gioco la logica, il potere, la volontà e insieme si rapporta a un’onestà di sentimento che non tanto è legata all’io quanto a una condizione universale di cui siamo frammenti.
Situazioni che sembravano senza speranza improvvisamente, non si sa come né perché, prendono un corso diverso…se l’intuizione si pone a servizio del sentimento, e se si accetta di sacrificare la vista, a volte “avvengono miracoli” a patto che si accetti “la radianza” l’imprendibilità dei segni sui muri e negli occhi ” .
(dice la Bellocchio)

Come parla l’angelo? Intanto può parlare direttamente: io sentivo una voce maschile, un po’ neutra, asettica. Se non ascolti la tua energia, essa si sublimerà in una parte autoritativa e carismatica che dovrai ascoltare perché ti apparirà più alta e importante della tua scarsa volontà.
Qualche volta magari l’angelo ti parla attraverso quello che scrivi e tu credi di aver avuto una buona idea e ti viene suggerita, oppure sei in crisi, hai un cedimento, ti abbandoni poi di colpo ti senti rinfrancato, come risorto come se ti arrivasse una energia fresca e sei in grado di girare pagina e di ricominciare.
Lella Ravasi Bellocchio chiama questo soprassalto di vita, questa guarigione improvvisa e non premeditata, proprio là dove l’oscuro era più insondabile e la via persa “La dolce radianza dell’angelo”. Nel suo libro “La lunga attesa dell’angelo”, lei, che è una psicoanalista junghiana, esprime tutto il suo stupore per quei casi di pazienti ormai perdute in oceani di angoscia senza frontiere, che improvvisamente, come toccate dalla grazia, rinascono.

Avvengono miracoli
Se siamo disposti a chiamare miracoli
Quegli spasmodici trucchi di radianza. L’attesa è ricominciata
La lunga attesa dell’angelo
Di quella sua rara, rarefatta discesa
.

Sylvia Plath

Quando siamo come dice Giobbe “nella via accecante del dolore innocente ” la forza maternale dell’angelo, improvvisamente ci sorregge, e ci conduce.
Il miracolo è l’abbandono possibile alla gratuità dell’esistenza, è sapere il dolore, l’amarezza, la fatica, eppure viverla questa nostra vita, fare pace con la creazione, conciliare – gioco serio – l’essere nel mondo con l’essere altrove, lo sguardo – innocente, stupito e perduto – del bambino e del vecchio.” (L. R. Bellocchio)

Dice Mario Luzi, e parla della pernice, e parla dell’anima:

Ma non verso l’incognito
si schiude
tutta e tutta si sbilancia
la ripresa delle ali.
Sentore per sentore
di bacca e di salsedine lei oscilla
e sbanda
e rettifica la rotta
tra terra e acqua
ben addentro al suo dominio-
suo, chi è lei?
nessuno, è sua madre
e sua figlia simultaneamente
s’interna nella sua genia
s’introduce a fondo nella sapienza
nell’anima essenziale
………

Il passaggio tra l’oscuro e il consapevole avviene sempre attraverso il mistero. La porta non vediamo. Ma vedere significa essere di là, in salvo.
L’angelo è tappa e madre, ci rigenera alla speranza. La personalità è cieca, l’angelo illumina.
Qualche volta tutto va male e arriva un sogno splendido, ma così splendido che mi porta tutta su, come se non uscissi da un completo disastro e mi dà una energia pazzesca per cui poi tutto mi sembra sopportabile. Oppure sono in piena tragedia e mi sembra di non farcela proprio nemmeno un pezzettino e di colpo mi addormento bene, ma proprio bene, come un bambino piccolo, di un sonno così tranquillo e ristoratore, che poi tutto si ridimensiona e l’effetto persiste anche dopo sveglia.
Mettiamola così: noi siamo piuttosto scombinati, troppe ombre, troppe paure, troppe passioni, troppe pulsioni, troppi pericoli. Ci vuole qualcuno più tranquillo e distaccato, qualcuno signore del tempo e dello spazio, signore della vita e della morte, o forse guardiano, che ogni tanto prenda in mano la situazione.

Il due gennaio ero così nera che non pensavo altro che di andarmene da casa, marciavo per via con le mie borse della spesa col capo chino furiosamente contro il marciapiede e, come ho alzato il piede per metterlo sul gradino, il cielo si è aperto di colpo, sono stata abbagliata da un lampo di sole e ho sentito un ordine secco: “Allarga il cuore!“. È stato un istante, rapidissimo, come essere una parentesi che si allargava di colpo, un contenitore che diveniva più ampio. D’un tratto potevo essere più comprensiva, nel senso proprio di com-prendere, di con-tenere. Un attimo prima pensavo che le mie disgrazie domestiche non potessero essere sopportate nemmeno un minuto di più e un attimo dopo il vaso era divenuto più grande e c’era ancora posto e l’elemento invasivo era ridimensionato, era sdrammatizzato. Potevo sopportare l’insopportabile, potevo anche dimenticare, come in effetti ho fatto, e non riesco nemmeno a ricordare, oggi, perché me ne volessi andare da casa così irremovibilmente, normali storie di incompatibilità tra coniugi, immagino, dal momento che sia io che mio marito siamo due estremisti drammatici. Tutto proprio dimenticato.

E ancora durante questo mese di febbre, un istante, nemmeno ci pensavo, e come uno schiocco di dita e avevo perdonato mia madre. 53 anni di risentimento, di accuse di non amore, una incapacità assoluta di superare il blocco che il bisogno insoddisfatto mi produceva come un’aggressività permanente, e poi, oplà, tutto dimenticato, risolto. Malata e con la febbre a 39, e non me ne importava più. Di colpo. Non ci stavo nemmeno pensando. Era come svegliarsi da un incubo, ed era tutto rimesso.
E questo solo è il perdono. Una grazia. Che fa cessare l’odio nell’inconsistenza. Così, venuta dall’alto. Come se nulla fosse stato.
Per mio padre la morte cancellò tutto, ma per lei non volevo ripetere l’errore. Tante volte avevo chiesto “Angelo, fa’ che la perdoni prima che muoia! Fa’ che faccia in tempo! Che almeno con lei riesca a portare a termine il compito”. E poi, la cosa avviene così, come un regalo, nella febbre. Come quando perdi un fardello che avevi attaccato al collo e di colpo dici con sollievo: “Oh, guarda, non c’è più! Non ce l’ho più”, e a momenti nemmeno te ne accorgevi. Perdonare vuol dire cancellare. E cancellare vuol dire rinascere. Sia benedetto l’angelo che ti perdona.

Ora, io dico, queste cose non sembrano prodotte da me che non sono un tipo angelico (lo sa chi mi conosce come so essere offensiva e aggressiva e ostinata e molto cattiva a volte), esse mi superano e mi comandano. Io sono una ribelle per natura, se qualcuno mi comanda o anche mi consiglia di fare qualcosa, prendo cappello, scattano le mie difese, aggredisco. Faccio più volentieri il contrario di quello che gli altri vogliono, non per niente mi chiamo Viviana, che in celtico vuol dire “Non voglio farlo!”, ma, al comando dell’angelo, abbasso la testa. Non ho la possibilità di reagire. Se Lui dice: “Allarga il cuore!” è detto-fatto, il cuore si allarga, che io lo voglia o no, non è solo un ordine che si può obbedire o no, è un fatto che accade, una parola immediatamente trasformativa.

La parola crea spazio, la parola trasforma. Proprio per questo carattere categorico-fattuale che poi è finalizzato al mio bene, la voce dell’angelo ha una portata che non so definire. Se dice: “Cerca Mercurio!” si può star certi che io farò tanti di quegli studi che si intersecheranno con Mercurio-anima. Mercurio-comunicazione, Mercurio- traghetto… che alla fine il compito andrà avanti che io lo voglia o no.

L’imperativo è insieme predittivo e stimolativo. Apre una parentesi della mia vita, una fase del mio essere, qualcosa che io non conoscevo prima, è come il conducente del treno che annuncia la prossima fermata. Sono io quel treno. Ma il conducente è lui. Se il conducente dice: Watergate, puoi star sicuro che a Watergate ci arriverai anche se i tuoi progetti sono di andare a Osimo.

L’angelo è la tua parte inconscia che vive in un’altra dimensione dove il tempo è un eterno presente, sempre qui-ora, e non fa fatica a vedere dov’è che stai andando, lo vede prima di te, perché è la sua vista è totale e può dirtelo.
Dunque l’angelo ha a che fare col salvataggio, con la guida, con la preveggenza e con la trasformazione.

Credere o no all’esistenza dell’angelo è privo di importanza, sarebbe come credere o no all’esistenza dell’aria. L’aria c’è in quanto la respiri, l’angelo c’è in quanto ti aiuta, c’è anche se non lo pensi, se non credi in lui e se non lo chiami. C’è lo stesso e ti salva lo stesso. Ma se vuoi comunicare con lui, anche col massimo dello scetticismo, ti risponde. Questo è molto curioso. Si può dire che si tratta di una proiezione, di una dissociazione psichica, di una personalità subliminale, di un gioco dell’immaginario, di una suggestione. Ma se quello che esce anche ti aiuta, questo non è male. Nel mondo in cui viviamo, è bene prendere ogni forma di aiuto visibile e invisibile, visto che con le nostre sole forze siamo spersi.

Naturalmente l’angelo può essere una parte di noi, una parte magari sublimata, con le ali, particolarmente illuminata e personalizzarlo e distinguerlo dall’io potrebbe non essere corretto, ma non è questo il punto. Il punto è che quando l’angelo lo chiami, l’angelo risponde. E questo è tanto.
Dopotutto non siamo solo parti tangibili e materiali, siamo anche onde di energia, parti sottili, universi coesi, strutture correlate. Quando sono preoccupata per qualcuno o anche in collera, posso vedermela da me, ma è dura, oppure posso chiedere al mio angelo di intervenire presso il suo angelo, ed è una liberazione. Mi abbandono a lui e lui se la cava meglio di me. La lite passa, il pericolo si attenua, avvengono miracoli.

Quando Gigi è stato operato il suo angelo è stato bombardato da una miriade di messaggi di aiuto e sembra che i risultati siano stati splendidi, visto il pericolo che ha corso. Credo non potesse nemmeno fare un sonnellino tanta era l’intensità degli appelli. Tutto buono quello che fa bene. Non stiamo ad indagare sul sesso degli angeli che non serve. Se una cosa funziona, tanto basta.
Anche in fatti meno seri, le risse, i malintesi, anche fra bambini a un certo punto intervengono le mamme quando le cose non filano.
Quello che non sappiamo fare noi umani, le presenze angeliche possono farlo.

Ovviamente, per motivi di praticità, il mio angelo ha un aspetto fisico, questo unicamente perché io ne ho bisogno, mi è più familiare.
Gli ordini che mi manda è difficile chiamarli messaggi, perché sono proprio imperativi, molto calmi, direi, di una calma distaccata, ma non discutibili. Le cose stanno così e basta. L’angelo ha un carisma che esclude ogni dibattito.
Un altro carattere dell’angelo è l’infinita attenzione che sembra avere per noi, un’attenzione continua, paziente, senza fine, qualunque cosa noi siamo e diventiamo.

Nel piccolo quadro di Ieronimus Bosch (1400) che è esposto al Palazzo Ducale di Venezia si vede il tunnel della morte con la sua luce luminosa che attrae le anime e la piccola anima sulla destra, alle sue spalle sempre presente e soprattutto in quel momento è l’angelo.
È curioso che io lo descriva come una persona, visto che al massimo è una parte della mia psiche o una energia senza forma, è una forza, una vibrazione dello spirito, una immagine eidetica, un non so cosa che io non posso pensare, ma credo che sia proprio la sua pazienza e adattabilità a fargli assumere un aspetto per contentarmi.
Un altro carattere del mio angelo è darmi pace, mi fa addormentare tranquillamente malgrado abbia sofferto per tanti anni di insonnia, mi calma di colpo le passioni, mi toglie i tormenti. Qualunque cosa sia, è un ottimo terapeuta e non costa nulla.
Quando parla, c’è una particolare solennità nelle sue frasi, come un nutrimento di cui devo alimentarmi per un certo tempo.
Alcune si svolgono lungamente nel tempo:

Non è l’uno, né il due, ma è il tre, e il tre è il serpente
Questa fu accompagnata da una visualizzazione, una piccola Eva sulla destra, un piccolo Adamo a sinistra, opposti ma quasi simili per la piccolezza del disegno e una linea sinuosa come la Kundalini che andava dall’uno all’altro, dall’uno all’altro come una folgore. Ci sto ancora lavorando. All’epoca il gruppo stava attraversando una fase di femminismo conflittuale e separativo, femmina contro maschio, la frase univa tutto in una energia più grande che non era né maschile né femminile ma andava dalla piccola figura alla destra a quella sulla sinistra e viceversa con un movimento sinuoso. Erano tre anni che lavoravo sull’opposizione, mi ci è voluto quasi altrettanto per capire che era un lavoro superato, non dovevo lavorare sulla dualità ma sull’energia, un terzo elemento funzionale che comprendeva tutte le polarità come necessarie al suo sviluppo ma superate come contraddizione, l’energia creatrice che superava le apparenti opposizioni del mondo in una visione più ampia che allaccia tutti i poli come una serpentina sinuosa, morbida, senza opposizioni.
Il mio maestro yoga mi aveva detto: “Tu prendi le cose sempre di punta (sono un Ariete), devi invece fare come il serpente che non cozza contro l’ostacolo ma ci gira attorno, morbidamente!”.

Poi c’è il sogno della principessa indiana che attraversa a nuoto tante vasche d’acqua e perde via via tutti i suoi ornamenti d’argento mentre nuota verso il suo amato che la sta aspettando e la voce dice nettamente fuori campo: “Ogni abbandono sarà un arricchimento!”. Abbandoni nella materia, cresci nell’anima. Parla un po’ come un koan, questa voce.

Poi ci furono due sogni lunghi come due notti in cui sognai di scrivere sotto dettatura il secondo libro di fisica dopo Einstein, la relatività n °2. Non vedevo chi mi dettava che stava sopra di me, non c’era carta né penna, né mani per scrivere, nessuna immagine, ma sapevo lo stesso che la scrittura era molto sottile. Per due mattine ero spossata come se veramente avessi scritto sotto dettatura tutta la notte, mi dispiace non sapere dove sono state scritte tutte quelle verità meravigliose, ma capisco che non è così semplice.
Due volte sono stata svegliata durante i due sogni lunghissimi e ricordo solo quello che stavo scrivendo in quell’istante. Che peccato avere scritto tanto e non averne nessuna memoria! Dove è finito tutto quel lavoro?
La prima frase era: “E=mM”, una rivisitazione della celebre formula di Einstein in cui l’Energia spirituale è il prodotto della Meditazione per il momento, un momento che è lungo come la nostra vita, visto che la nostra vita è un momento, cioè l’incremento di energia è in funzione di quanto tempo dedichi alla meditazione su di te.

Un’altra frase fu: “Alimentiamo la Materia con i colori dello Spirito!”
Svegliandomi ho visto una bianca luce calda, che si fletteva, come puro atto d’amore, e così facendo, si variegava creando i colori del mondo, le apparenze della bellezza, la moltitudine delle cose. Mentre così fantasticavo, ho preso un libriccino intonso dal comodino che trattava del Buddhismo e ho cominciato a voltare le pagine a caso. A un certo punto mi sono detta: “Ma che modo di leggere!”. E mi sono fermata a pag. 48. L’inizio pagina, in virtù della sincronicità che tutto guida, diceva:
Il Buddha primordiale concepito come Luce indifferenziata e incolore, ad un certo momento dà luogo ad un processo di esteriorizzazione che si manifesta come una vibrazione, per cui esso si altera dando luogo alla manifestazione di 5 colori . Da questa variegatura inizia l’evoluzione caratterizzata dall’estroversione del puro principio spirituale fino al limite dell’esperienza materiale del mondo.”
“Però- ho pensato- il mio angelo lo ha detto meglio!”

L’angelo è dunque chiarezza, sa quello che non sappiamo ma suggerisce il passo successivo della conoscenza, non qualcosa di troppo forte che non possiamo capire, ma qualcosa che ci attira un poco più oltre.
Le frasi sono semplici, come le tappe di una crescita, hanno una forma verbale, penso, perché io sono attratta dalle parole, ma potrebbero essere suoni, profumi, immagini, stati d’animo… L’angelo deve parlare coi nostri linguaggi ma lo fa sottilmente. È come qualcosa di rapido, fluttuante, che appena appena riesce ad esserci ma ti coglie nel segno.
Credo che l’angelo mi parli anche col crepitio del legno. Quando sono sdraiata davanti al televisore e mi sento bene, e sono in armonia con qualcosa di gentile, provo compassione, ho quasi un adeguamento inconscio a buoni sentimenti, la mia libreria canta, produce forti rumori di legno, come sottolineasse, mi sottolineasse, quello che provo di buono.

Una volta si è sentito bussare dietro il massiccio sportello come fa un pugno che vuole che sia aperto, toc toc toc, mio marito, che era a 40 cm dal portello, è sobbalzato violentemente. Certo è facile parlare di coincidenze, di spiegazioni materiali, possiamo anche pensare anche un mondo più realistico senza compagni invisibili, ma tanto più arido!

Una volta, a un programma televisivo, assentivo quasi inconsciamente a un compito di misericordia e tenerezza nei confronti degli anziani, io che sono così dura e sprezzante nei confronti di mia madre, e lo schianto nel legno fu come una sottolineatura forte che comunicò alla mente cosciente quello che il cuore per suo conto capiva. Coincidenze. Ma del resto non mi sembra mai che la libreria gema senza motivo. Una volta spiegavo questo a una ragazzina, e la libreria creò tutto uno spettacolo esemplificativo, così convincente che quella scappò terrorizzata.

Altre volte l’angelo è emerso al computer con frasi che ho letto con stupore e in cui non riuscivo a separare il mio dal suo. Del resto forse le due cose non sono così separabili.
Anche l’angelo del gruppo si è diviso poi in tanti angeli individuali, non importa sapere se è uno o tanti, la luce si flette e da una e indifferenziata diventa tanti colori.

Poi ci sono magari le cose che non noto: incontri fortuiti, il luogo dove non vuoi andare e dove finisci per andare, libri o carte che appaiono improvvisamente quando li dai per persi o che non si fanno trovare quando li cerchi, l’amica che ti telefona con un presentimento proprio quando stai male, il sogno premonitore….

Quando mio padre morì, nulla lo faceva supporre. Dopo tre giorni di gravità sembrava avesse superato l’infarto, parlava vivacemente seduto sul letto ed era molto colorito. Voleva alzarsi. Dissero che era fuori pericolo e che sarebbe uscito dalla rianimazione. Erano le due del pomeriggio e io ero sfinita. Tornai a casa con la corriera a casa di mia madre e mi buttai sul letto, vestita, mi addormentai di colpo.
Sognai che ero morta, ero una macchia nera come di catrame sfrigolante, non potevo parlare, comunicare, gorgogliavo un poco come il catrame quando fa le bolle. Volevo dire: “Sono vivo” Sto bene” ma facevo solo le bollicine. Poi da quella macchia piatta schizzò fuori un bellissimo Mercurio, giovane e nudo, perfetto e sano, capovolto verso il cielo, con i piedi alati schizzava verso l’alto e con l’indice toccava la macchia, come a indicare da dove partiva e dove andava.
In quella magnifica resurrezione il telefono squillò ed era l’ospedale che mi avvertiva che mio padre era appena morto.

Quando verrà il momento del distacco spero che l’angelo sia lì, dietro di me, perché nessuno deve morire solo. Spero ci sia con la sua faccia da vecchio ragazzo, spero di riconoscerlo perché sarà solo una luce e anch’io sarà solo una luce ma ci riconosceremo anche in altre dimensioni perché ci amiamo e quelli che si amano si riconoscono sempre.
Il mio angelo ha un viso, un nome, mi parla con parole, suoni, luci, profumi, immagini. Io sono affidata a lui e lui a me. Ci prendiamo cura di entrambi, nel mio compito io adempio al suo. Mi è padre e madre e figlio. E il fatto che sia nato prima o dopo, secondo una generazione umana o una generazione spirituale non ha importanza. È il messaggero, il medium, il mezzo, che mi collega all’energia infinita. Mi fa sentire in un insieme dove non esiste solitudine, isolamento, e dove ognuno prende cura dell’altro, come deve essere, il che vuol dire il migliore mondo possibile, un mondo di partecipazione spirituale amorosa.

Io so che l’angelo è azzurro come il sogno dell’arcobaleno sulle Caserme Rosse che indicava che la perfezione è allargare lo sguardo, non perdersi nei dettagli. Il dettaglio è sempre tragico, spezzato, disarticolato, l’errore è focalizzare lo sguardo sul dettaglio, il mondo non è parte, il mondo è intero. L’errore è essere parte ed esaurirsi lì. L’essere non è visibile nelle parti. Errore è vivere la vita come frammento e sentirsi parziali. Errore è vivere la vita come persona che non ha relazioni con l’universo e con gli altri. Separarsi. Così come nel gruppo la separazione creò la fine di tutto. Se pure l’esperienza che lo spirito fa in noi è quella del distinto, dell’individuo, della singolarità, tuttavia lo scopo della sua vita è la riunione. La malattia o il disagio nascono quando l’essere singolo perde il proprio scopo di ricongiungimento col Tutto, e l’intero non può essere che la perfezione.

Ho sognato che ero al centro sociale delle Caserme Rosse e ci venivo con mio marito. C’era una gran festa con tanta gente e, al posto di questo edificio, vedevo un lago azzurro perfettamente rotondo, come un mandala. Noi stavamo su questa sponda del lago perfetto e vedevamo sorgere sull’altra sponda, davanti a noi, un bellissimo arcobaleno con soli tre colori: azzurro, indaco e violetto (che corrispondono, secondo la tradizione induista, al 5°, 6° e 7° chakra, cioè alle tre porte energetiche superiori, relative alla parte più spirituale, indicanti il rapporto con gli altri, la chiaroveggenza e il rapporto con l’infinito).
L’arcobaleno è una immagine fortemente simbolica, non solo esprime le modalità di rifrazione della luce, ma indica un ponte immaginario che unisce la terra al cielo, una via verso le realtà superiori. I colori del sogno erano splendidi. Sulla sponda più lontana si svolgeva un balletto classico, sentivo la musica e vedevo le ballerine sottili muoversi con grazia con i loro cavalieri. Però, poi, guardavo la scena con un binocolo, e i dettagli ingranditi rivelavano pecche e assurdità, mostravano sempre qualcosa di imperfetto, tragico e grottesco: una coppia che si separava, una ballerina affogata nell’acqua, un’altra che inciampava malamente. Solo se allontanavo il binocolo e riacquistavo la scena in tutta la sua ampiezza, essa assumeva di nuovo i caratteri primari di perfezione e bellezza.
Il sogno voleva dirmi: “Non usare troppo le tue capacità analitiche, non puntualizzarti sul dettaglio del vivere, allargati verso visioni generali, perché solo lì ti contatterai con le tue parti superiori e conoscerai lo spirito che è dentro di te.”

L’angelo dice per noi cose semplicissime per cui non c’è bisogno di scuola. La comprensione arriva quando sciogliamo la durezza del cuore.
Quando scostiamo l’intonaco che copre l’immagine, l’immagine appare, e allora è possibile affrontare le vie pericolose che portano all’unione perché è per l’unione che dobbiamo rischiare. Le vita e l’amore ci avvolgono, basta aprire le difese. L’angelo sale in noi come la linfa sale nell’albero: quando l’inverno sembra più duro, l’albero non deve fare niente, solo aspettare che la linfa salga. Come alberi spesso quasi secchi dobbiamo solo fare il vuoto in noi, il vuoto dell’accoglienza, perché il pieno può entrare solo dove c’è lo spazio e la linfa salirà rapida producendo foglie nuove e gemme. L’angelo ci porta fioriture nuove. E se dobbiamo percorrere le strade della perdita, queste preluderanno a nuovi arricchimenti.

L’ultimo messaggio della mia Voce è stato:
Il sentimento del cosmo comunica con te con l’udito
Questa frase mi ha lasciata perplessa, poi, come al solito, ho cominciato a lavorarci su. Nella chiaroveggenza è compresa anche la chiaroudienza. Udire voci soprannaturali non è molto diverso dal percepire immagini. Qualcuno ha più facilità a evocare immagini, altri suoni. I miei sogni, per esempio, sono immagini in movimento in cui simulo di parlare, ma di cui ricordo il senso e l’emozione, non le frasi, non i suoni. Eppure i miei sogni neri sono proprio sogni di suoni.

In genere il sogno ha un suo linguaggio che non è propriamente verbale, è piuttosto un crittogramma figurato, una sciarada per immagini dove ogni cosa è simbolica e indicativa di altro.
Ma se proprio il cosmo dovesse manifestarsi a me, dovrebbe essere proprio attraverso l’udito? Curiosa cosa per una sorda come me che non ha i buchi nelle orecchie e che sono fonte di meraviglia per gli otorino perché non capiscono come possa sentire i suoni per come sono piccoli e uncinati i miei condotti auditivi, tanto piccoli che non ci entra un ago sottilissimo e dunque dovrei essere sorda e a volte lo sono per lunghi periodi, cosa che non mi facilita le relazioni ed è stata piuttosto scomodo a scuola. La sordità è uno dei miei difetti fisici maggiori, ma proprio lì dovrebbe venire il suono superiore? Proprio il luogo della mancanza dovrebbe essere quello dell’accoglienza? La chiusura è un’apertura? Curiosa tesi! L’udito ha a che fare col suono e con la vibrazione, col ritmo e con la frequenza, con la musica e l’armonia, infine con la parola e il significato. Ma io sono sorda o sordastra! E allora?

La Vibrazione è movimento, la frequenza è altezza, l’armonia è equilibrio, il significato è un messaggio. Anche a dirle così, le caratteristiche di un ente auditivo sembrano complesse e a più strati.
Quando si parla di chiaroudienza, cosa si intende?
C’è la
-chiaroudienza auditiva, voce fuori campo, che sembra risuonare fuori del tuo orecchio (intrapsichica astratta)
-chiaroudienza telepatica, voce o significato che vengono da una fonte esterna determinata (interpersonale mirata o casuale), io sono telepatica, capto a volte il pensiero di un altro, o un simbolo che lo riguarda.
-chiaroudienza intuitiva, qui siamo nel confine tra il personale cosciente e un altro livello (inconscio individuale o collettivo) (interdimensionale).

Quando l’angelo abbandonò le frasi brevi con cui mi dava dei comandi, arrivò la scrittura in cui il rischio della personalizzazione era maggiore, qui il testo era più lungo.

Alcuni messaggi:
Non bisogna guardare le cose come esse sembrano, e nemmeno le persone.
La profondità del pensiero non critico può portare a una fusione meravigliosa con l’altro là dove il pensiero critico realizza un ottuso isolamento.
Dove è fusione è passione. Dove è isolamento è dolore.
Si tratta di una variazione della massa corticale che apre le porte di una percezione più profonda del creato che può essere afferrata attraverso un allenamento alla fusione.
In realtà basta che tu superi la malinconica presa d’atto delle differenze per calarti a un gradino più profondo che crea una interiorità più diffusa, perché interiorità vera non è quella che ti fa chiudere in te ma ciò che ti apre all’Universo tutto.
Non è un passo difficile da raggiungere, basta solo che affondi un poco di più dall’analisi delle differenze a quel livello sottostante dove essere diventano un non luogo e si accende la comunicazione della specie.
Non è da compiere nessuno sforzo in questa direzione in quanto il non luogo è esattamente dentro di te non appena tu abbia abbandonato il luogo ove ti sei posta. Ed esso, sì, è artificiale e costruito, quanto l’altro è naturale e preesistente.
A quel punto ogni differenza critica scomparirà come inesistente e tu ritroverai solo la tenerezza che lega te a te allargata al tuo Te più grande, comprensivo di tutto l’esistente
.
..
Siamo tutti una persona sola, ogni senso di separazione rompe questa unità fondamentale.
Ogni pensiero o atto che si dirige all’unità ti fa crescere in bellezza e salute.
Ciò è quello che chiami ‘armonia di tutte le cose’ e si manifesta in te quando vi prendi parte.
In realtà questa comunione è la totalità che vi regge e che ha i suoi anticorpi in ciò che le si oppone.
Il senso finale della bellezza universale è il profondo senso di fusione fra tutte le creature. È ciò che chiami Eden o Terra futura.
È una canzone trascinante che pulsa di bellezza e vita e scopre il suo velo ogni volta che a lei ti abbandoni.
Ci sono in questa unione molti più colori e intelligenze e aliti di quanto tu possa immaginare.
Nella dimensione costruita tu sei parte, nella naturalezza ritrovata torni a essere intero.
È ciò che chiami percezione divina e che altro non è che l’individualità più grande ritrovata, nel corpo comune del creato.
Quando sarai giunta a praticare questa fratellanza di tutte le cose, sentendo tutto in uno, il tuo percorso evolutivo potrà dirsi compiuto e l’individualità con cui si sei corazzata si sbriciolerà come un vaso di creta divenuto troppo stretto.
Allora potrai effondere e godere veramente di una libertà senza pari in cui tutte le contrapposizioni non ti parranno più tali ma le vivrai come apparenze unitarie e prospettiche diverse che non negano l’unicità ma la comprendono.
Da questo raccogliere tutto in uno ti verrà un sollievo inaspettato e una forza tranquilla, come se l’espansione fosse il fine dell’individuazione che ha oltrepassato i propri confini.
Questo è ciò che dicemmo ‘praticare l’unione del soggetto con l’oggetto’ e che hai cominciato ad accettare in casa comprendendo con naturalezza la necessità di ognuno di essere come vuole e dove vuole, inseguendo la sua realizzazione.
I fatti ti hanno mostrato che le loro realizzazioni non hanno concluso la tua ma anzi ti hanno reso più comprensiva e tranquilla.
La vita successiva porterà avanti questa via, in una esistenza povera di fatti ma grande di accettazione, dove sarai come il lago d’acqua serena che rispecchia tutto il cielo
.”
..
Quando la mente va dentro se stessa, essa sprofonda in sé come fosse al centro di altre menti, che la circondano all’infinito. (immagine di un punto dentro cerchi concentrici)
È per questa via che essa può attraversare i balzi discontinui che la separano dalle altre visioni, perché ogni visione è un mondo.
Se dunque nel nostro spazio tridimensionale, il tempo si percorre come quarta dimensione, potremmo dire che la quinta è la dimensione psichica, l’occhio psichico, che permette il passaggio, perché se tu sei nel luogo della superficie del visibile sei esteriorizzato in un mondo fattuale A o B, ma se arretri al centro della visione, nel punto zero, entri nella possibilità di proiettarti nelle visioni infinite o almeno in quelle più prossime. (immagine di un punto a destra da cui esce un fascio conico di semirette verso sinistra, racchiuse in cerchi sempre più grandi, segnati a partire dal punto origine come A, B. ecc.).
Ecco perché l’arretramento della visione fino al punto vuoto, senza alcun contenuto, non è più il percettore del mondo ma il centro della proiezione stessa.
Poiché, tuttavia, nessuno ha la dominanza di ciò che vede e una forza di gravità ti fa ricadere nel mondo che ritieni il tuo primario e nella percezione obbligata su cui radichi la tua sicurezza, le proiezioni saranno labili come scene su uno schermo e tu continuerai a ritenerle sogni privi di realtà immediata o fantasticherie. E tuttavia, anche nei limiti delle tue certezze, ti è aperta una possibilità di penetrare alla radice di te, dove è lo sguardo di tutti gli sguardi, e questa via si chiama liberazione
“.
..

Parte prima:
http://www.masadaweb.org

3 commenti »

  1. 15 luglio 2015
    Ho visto un angelo.
    Oggi c’era l’ultima lezione del corso e gli allievi erano rimasti in 4, poi erano 5, perché tutti sono partiti per le vacanze.
    Io parlavo dell’interpretazione dei sogni e d’un tratto ho visto una figura umanoide luminosa che passava veloce e leggera nel giardino davanti alla finestra grande, era come un giovane sottile visto di profilo con qualcosa come un’ala dietro. Assomigliava alle figure bianche del film Cocoon.
    Io mi sono spaventata, mi sono coperta di brividi di paura e mi si è accapponata la pelle. Corina che voltava le spalle alla finestra ha detto di aver sentito passare come una freccia e Margherita che stava di fronte alla finestra ha visto anche lei un movimento veloce.
    Dopo ero molto turbata e mi faceva male la testa e ho fatto fatica a riprendere la lezione, perché tremavo tutta.
    Non so cosa possa essere, se uno scherzo di luce o cosa. Ma mi ha fatto una grande impressione
    Mi era venuta la pelle d’oca, tremavo e ho fatto fatica dopo a riprendere a parlare. L’immagine è durata il tempo di passare su una lunghezza di 4 metri (la finestra sul giardino è grande quanto la parete), era come un uomo bianco luminoso visto di profilo, piuttosto sottile e aveva come un’ala rotonda trasparente translucida. Non so cosa sia stato, forse un effetto di luci, ma anche gli altri hanno avvertito qualcosa. Fatto sta che io mi sono molto turbata e ho sentito la pelle in tutto il corpo che reagiva con l’orripilazione (la pelle d’oca). E’ stato terribile.
    Stanotte ho sognato che mi occupavo di un neonato, e questo significa eventi nuovi che nascono nella mia vita, ma questo bambino pur essendo piccolo cresceva velocemente, stava subito in piedi, parlava, diventava velocemente troppo grosso per la sua età e curarlo mi produceva un grande scompenso, perché dovevo organizzare velocemente in modo diverso la mia vita.
    Purtroppo quando ho visto quella figura ho pensato che fosse l’angelo della morte. Non so che dire. Non so se il paranormale esiste, ma sicuramente non siamo attrezzati a riceverlo.
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — luglio 15, 2015 @ 7:02 am | Rispondi

  2. Viviana cara

    sono ancora piena di stupore e meraviglia nel leggere i tuoi masada su ho visto un angelo.
    sei un mondo pieno di luce e non sapevo che avessi tanta fiducia nell’angelo ne che avessi un rapporto cosi particolare con lui. Hai persino inserito me in uno dei tuoi masada ed ho stentato a riconoscemi . <erano i tempi in cui leggevo colloqui con l'angelo difficile per me da capire in molti punti ma totalmente affascinata dall parte piu' semplice e comprensibile.
    Grazie per la fede che mi hai trasmesso in rinforzo al mio naturale amore per l'angelo con cui pero' stento a comunicare.
    Te l'ho detto che il mio angelo dsi chiama Manakel? non me l'ha detto lui pero'.
    un abbraccio
    aurora

    Commento di MasadaAdmin — maggio 29, 2016 @ 2:42 pm | Rispondi

  3. Manakel, o Manaqel, o Manaqe’el, è il 66esimo Soffio, secondo raggio angelico nel Coro lunare degli Angeli Angeli guidato dall’Arcangelo Gabriele, nel quale governa le energie di Saturno. Il suo elemento è l’Aria; ha domicilio Zodiacale dal 25° al 30° dell’Acquario ed è l’Angelo Custode dei nati fra il 15 e il 19 febbraio. I sei Angeli Custodi dell’Acquario, collettivamente, ispirano ai loro protetti amore per la natura, idealismo, apertura mentale, interesse per le innovazioni.
    Il nome di Manakel significa “Dio che asseconda e sostiene ogni cosa”..
    Il dono dispensato da Manakel è CONOSCENZA.
    Questo angelo domina ogni forza di vegetazione ed esercita forte influenza sul sonno e sui sogni. Manakel imprime la Legge (dall’energia saturnina che gli è propria) nel Centro delle Immagini (cioè nella dimensione dell’immaginario e della comunicazione, propria dell’energia lunare dell’Arcangelo Gabriele che domina il suo Coro). Il suo protetto ha il dono di una modestia e una serietà che gli farà guadagnare la fiducia e la simpatia da parte di tutti: infatti le persone non lo vedranno come un rivale, semmai come un alleato. Egli sarà dunque spinto verso situazioni stabili nelle quali si renderà utile in modo permanente (che sia in una casa o in un luogo di lavoro). I Manakel sono ottimi amministratore di beni, amano la famiglia, rispettano l’autorità.

    Commento di MasadaAdmin — maggio 29, 2016 @ 2:47 pm | Rispondi


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