Nuovo Masada

febbraio 15, 2009

MASADA 875 . 14-2-2009. Biografia. HO VISTO UN ANGELO- parte prima

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 2:44 pm

PARTE PRIMA
Viviana Vivarelli

Se dici che l’argomento non ti interessa perché gli angeli non esistono, è inutile che tu legga questo articolo. Sarebbe come dire che non esistono i koala perché non ne hai mai visto uno. ma la tua esperienza limitata non può annullare l’esistente. Potresti negare l’esistenza degli angeli e incontrarli di colpo, come accadde a me. Dopo di che non ti resterebbe che aggiustare la tua visione del mondo come ho fatto io ed usare pazienza con gli scettici, che non sono altro che come eri tu prima. Il problema è che i koala li puoi fotografare e farli entrare nell’esperienza collettiva, gli angeli no, restano nella tua esperienza individuale, sempre se sei fortunato ad averla. Diventano un dato di fatto come l’innamoramento, che non ha senso finché non ti innamori, e prima non sai cos’è l’amore e dopo lo sai benissimo, con la differenza che gli angeli stanno una posizione intermedia tra le impressioni personali e le realtà tangibili. Non sono prodotti dalla coscienza ma sono rilevati dalla conoscenza e sono oggettivamente presenti in tutte le culture del mondo, come “UN DATO DI METAREALTÀ”.

A questo punto potresti dire che solo la realtà empirica esiste e non la metarealtà. E con che prove potresti farlo? La metarealtà, cioè la realtà che sta oltre l’immediato sensoriale esiste ed è accessibile in molti suoi aspetti non appena l’occhio della coscienza si dilati, cosa che non sarà capitata proprio a tutti ma è accaduta a molti, abbastanza perché se ne possa parlare e si possano confrontare esperienze simili.
In questo contesto di esperienza straordinaria, che presenta oggetti universali e collettivi, simili in tutti i tempi e luoghi, stanno , appunto gli angeli, come dato di metarealtà, di cui si può parlare e di cui si può raccontare la storia.
Ma le realtà, poi, quante saranno?

Per me gli angeli costituivano una fabulazione irreale come le fate, gli gnomi o altre creature di cui potevo aver visto le immagini su qualche libro per bambini. Entrare di colpo in un periodo di sciamanesimo naturale che durò 29 anni mi portò anche l’apertura agli angeli.
L’angelo arrivò e parlò nella stanza, e io semplicemente lo sentii, un fenomeno uditivo che i medici fanno rientrare nella schizofrenia, ma io non sembravo malata, semplicemente lui parlò e io lo sentii come avrei sentito qualunque essere vivente che parlasse a qualche metro da me. Non disse cose assurde o lesive o terrificanti, diceva piccole frasi brevi, con la voce di un uomo giovane di forse 30 anni, una voce che echeggiava leggermente e che era, come dire, atonale, senza dimensioni emotive. La voce durò sei mesi e non disse poi molte cose, salvo il fatto della sua stranezza.
Dopo sei mesi, all’improvviso come era apparsa, la voce scomparve e, se all’inizio, mi aveva spaventata, dopo restai come orfana e lo cercai con la scrittura automatica e le scritture vennero con grande copiosità e lunghezza.

Secondo una raffigurazione che l’angelo mi dette, il mondo non è corpuscolare o ondulatorio, ma è un cono di consapevolezza che si allarga sempre più; parte dalla natura più materiale e arriva a Dio, e tu puoi percorrerlo con una coscienza che può vieppiù dilatarsi, secondo cerchi crescenti in una scala di intelligenze successive fino al cerchio supremo dove l’essere si identifica col creare.
Su questa scala, dove la tua conoscenza si unifica con la realtà conosciuta, a un certo punto appare l’angelo, che dunque è nostro e ci appartiene, in quanto sta sulla linea del nostro conoscere, ma anche non è la nostra coscienza attuale e la supera in quanto sa tutto di noi, anche il nostro passato in altre vite che non sono più o il nostro futuro in altre vite che non sono ancora, e in una certa misura ci accompagna come un tutore per un certo tratto di questa esistenza, per lasciare il posto a un altro tutore quando una tappa sarà compiuta.
In questo senso gli angeli sono molti, ognuno con la sua missione.

In questa configurazione dell’energia non ha senso chiedersi se l’angelo è fuori o dentro di noi, egli non è definibile o misurabile, sta oltre la nostra intelligenza e conoscenza contingenti ma fa parte della nostra energia come “UN OSSERVATORE MOTIVATO”, che ha il compito di seguirci per un certo cammino. Noi e l’angelo siamo due intelligenze di ampiezza diversa ma collegate lungo una stessa irradiazione potenziale e queste due intelligenze possono, in molti modi, comunicare tra loro.

Oggi io credo che l’angelo sempre comunichi con noi, quando ci manda intuizioni improvvise, motivazioni, premonizioni, aspirazioni, sconvolgimenti, presentimenti, bisogni, timori… Ma noi chiamiamo ‘comunicazione’ solo quella che si esprime propriamente con parole. Ebbene, come molti sanno, anche questo tipo di comunicazione può avverarsi.

Di Angeli parla la Bibbia, ma come entità più alte, emissari di Dio, potenti e sfolgoranti, vicino al suo trono, che portano la sua volontà agli uomini, creature molto lontane da noi e indecifrabili. L’angelo che io ebbi invece la sorte di incontrare stava a un gradino più basso, appena sopra l’uomo e con l’uomo, ed era quello che normalmente si chiama angelo custode o guida spirituale.
Di angeli parla soprattutto il Nuovo Testamento. E di angeli parlano tutti i sistemi religiosi, tanto che due persone su tre nel mondo credono negli angeli, e se tu appartiene alla parte scettica o incredula sei in una minoranza. L
L’angelo e’ il ‘messaggero’, il mediatore, il tramite che mette in relazione l’energia dell’uomo con una intelligenza superiore o lo mette in contatto con il suo destino, che non consiste in un essere fisso contingentato ma in un dover essere, un compito relativo, in cui si esprime la sua etica.

Ma perché avverto oggi l’angelo più che mai come una necessità? Rispondo con le parole di un grande medium italiano, Andrea di Piancastelli: “Perché i limiti si stanno spostando e noi siamo nello spazio dello spostamento”.

Noi non sapremo mai se l’angelo è fuori o dentro, e non è nemmeno importante saperlo, l’angelo è anche una metafora per indicare qualcosa che non conosciamo.
Il problema non è definire l’angelo, affermarlo o negarlo, ma cambiare modo di vita e recuperare l’interiorità in un mondo che ne è privo, perché vivere senza spirito fa dell’uomo un alienato, senza possibilità di ascesi, in una materia che è il suo limite. Cercare l’evoluzione al di là della materia significa entrare in una scala di radianza che va da noi verso l’assoluto.
In questa linea evolutiva a un certo punto possiamo trovare l’angelo, come realtà necessaria e motivata. Non importa sapere se è una proiezione dell’io, ciò che conta è che sta più in alto di lui e sa più di quanto l’io sappia.

Che l’angelo sia teofania o espansione della nostra parte spirituale, a noi interessa che si possa comunicare con lui. Egli è un gradino su una scala di ascesi.

Nella Bibbia Giacobbe era in viaggio e, dopo che il sole tramontò, “prese una pietra e la mise sotto la testa e si coricò. E fece un sogno: ed ecco una scala era poggiata sulla terra e la sua cima arrivava fino al cielo, e gli angeli del Signore vi salivano e vi scendevano”. Al di sopra della scala Dio gli parla e gli dice: la tua discendenza sarà numerosa e sarà benedetta.” La visione della scala significa la provvidenza divina che si esercita per mezzo di energie derivate dal divino.

L’angelo manifesta il sacro e quando arriva sconvolge.
Gli angeli della Bibbia sono figure terribili, poco rassicuranti, che portano un volere trascendente. Gli angeli del quotidiano sono invece più vicini a noi, come guide o consiglieri, figure più sostenibili che non ci aiutano a comprendere il sacro insostenibile ma solo a condurre meglio la nostra vita e a fare con più saggezza le nostre scelte. Non ci portano doni o fanno grazie, piuttosto sono maestri che ci stimolano a imparare. Ci contattano nella quotidianità, all’interno di una dimensione umana meno trascendente. Qui appare questo aiutante, “l’angelo necessario”.
Infinite sono le testimonianze dei suoi interventi, soprattutto quando la morte rischia di venire tropo presto rispetto al piano di vita e allora l’angelo viene come una energia che salva.

Due volte venne l’angelo per Federico. A vent’anni ebbe un’appendicite che sfociò in peritonite. Ben tre medici non se ne accorsero. Dissero che si trattava di un’influenza e gli dettero degli antibiotici, malgrado egli avesse forti dolori di pancia. Gli antibiotici buttavano giù la febbre, ma poi la febbre risaliva rapidamente a 40°. Quella notte terribile Federico aprì gli occhi e vide una forma luminosa ai piedi del letto, lui la guardò e ne fu consolato, si addormentò immediatamente. La febbre cadde e la mattina dopo i suoi decisero di portarlo all’ospedale dove riconobbero le peritonite e lo operarono. Si salvò per un pelo.

La seconda volta che l’angelo apparve, Federico faceva il bagno e aveva chiuso la porta a chiave. Lo scaldabagno si ruppe e l’ossido di carbonio cominciò ad addormentarlo. A un certo punto, mentre scivolava nella vasca semintontito, sentì una forza, come una mano, che lo spingeva verso l’alto, fuori dall’acqua che lo avrebbe affogato. Cercò di alzarsi ma svenne. Ma la mano lo spinse di nuovo cosi’ che non ricadde nella vasca ma fuori e fu proiettato contro un mobiletto che si rovesciò con grande fragore. La madre udì il frastuono, corse e si mise a chiamarlo. Federico non rispondeva perché era a terra svenuto, la madre corse sulla terrazza e spaccò i vetri. Così Federico venne salvato.

Nella casa vicina a lui, una ragazza depressa si è gettata dalla finestra. Non è morta e all’ospedale l’hanno curata per fratture subite. Quando si è svegliata, la prima cosa che ha detto è stata: “L’angelo mi ha salvata”.

Matteo racconta che era molto piccolo e andava sulla moto col nonno, stava seduto dietro attaccato a lui, la strada era piena di buche e lui lasciò di colpo la presa e stava per essere sbalzato via, quando sentì una grande mano che lo tenne per la schiena e lo rimise sul sellino.

Brunilde racconta: “Quando a 17 anni sono stata operata di appendicite, per alcune notti è venuto un signore anziano con la barba, si sedeva ai piedi del mio letto e mi rincuorava. Mi diceva: “Stai tranquilla, ora starai bene, non ti preoccupare”. E io sentivo una gran pace e mi affidavo a lui. Più tardi ho ripensato spesso a questo signore e avrei voluto averlo vicino per risentire quella gran pace. Doveva essere un medico, perché era vestito tutto di bianco con un camice lungo fino ai piedi”. Io ho obiettato che forse era un angelo, ma lei ha insistito che doveva essere un medico. Solo che di solito i dottori non portano tuniche bianche e non stanno tutta la notte ai piedi dei letti dei pazienti a rincuorarli.

Abbiamo vissuto tempi di sfacciata sicurezza dove la materia sembrava signora del mondo, oggi che la crisi della materia è profonda, ci trova tutti più precari e insicuri, e la trascendenza può riprendere vigore e può farlo secondo questa guida quotidiana, che non tanto soddisfa un bisogno di infinito, quanto una esigenza di significato.
L’angelo oggi ci serve a crescere, a far sì che un destino diventi un progetto dove ognuno intuisca quale parte ha nella crescita del mondo, oggi più che mai, in un tempo dove il mondo presenta ogni giorno il suo lato più insensato, per una maggiore assunzione di responsabilità. Forse la difficoltà è un’occasione. Si cresce nelle difficoltà, Ostuni dice: “Siamo tutti aquilotti apprendisti, che impariamo a volare solo contro vento”.
All’uomo di oggi non interessa più l’angeologia medievale che ha codificato le gerarchie angeliche con ruoli e specializzazioni. Può riemergere oggi un sacro personale che integra la parte realista e pragmatica dell’uomo. E’ nel dolore che si cresce, è nella difficoltà che si matura, è nella necessità che l’uomo si inventa nuovo futuro e scopre nuove parti di sé fuori di sé.

L’angelo custode è, nella gerarchia angelica, un gradino non alieno, non perturbante, una presenza che raramente si mostra come abbaglio di luce o trascendenza, ma può accompagnarci come un buon amico. Voce interiore, aiuto contro i pericoli, amico della coscienza, colto come suono o stato d’animo, immagine o guizzo dello sguardo, dettato automatico o voce interiore, sempre vicino a temperare la nostra solitudine e il nostro bisogno di guida.
Nel grande secolo della comunicazione non poteva mancare la comunicazione con questa energia intelligente. L’evoluzione nello spirito procede con l’evoluzione nella materia, anche se i mass media la oscurano. Anche questa è vita.
La diffusione degli angeli avanza come una marea, una persona su tre dice di parlare col suo angelo. Quelli che ancora non sono stati toccati dalla sua radianza possono ancora dubitarne, sono prima dell’esperienza, ma non ne sono esenti, il popolo dei comunicatori si espande e dovremmo alla fine dare un paradigma scientifico a questa energia discreta e sensibile.
Nel grande rodeo mediatico, l’uomo comune si è fatto faro ed antenna e produce da sé, al di là degli eventi tecnologici, una propria evoluzione sottile, una trasformazione nelle comunicazioni d’anima, un cambiamento nella qualità della sua energia che di colpo si fa più ricettiva.

L’angelo non si dà con una dimostrazione scientifica, è un fatto.
L’evento non si dimostra, si sperimenta. L’angelo appartiene a una ‘REALTÀ FATTUALE”. Semplicemente appare. Si manifesta. La sua apparizione è così particolare che una parte della mente può ancora dire: “E’ un prodotto della mia immaginazione!
Io dico: facciamo dei riscontri. Se quello che esce è persecutorio, procura del male, è una minaccia, un pericolo… siamo nella patologia, schizofrenia, situazione paranoide, mitomania ecc.; se quel che esce è buono, aiuta l’uomo a vivere, gli dice cose che non sa e per cui abbiamo riscontri, perché dovrei parlare di patologia? Forse è una cosa buona. Non tutti i pazzi sono santi ma non tutte le allucinazioni sono deliri. E certamente centinaia di persone non sarebbero venute da tutte le parti d’Italia per parlare con me e la televisione non mi avrebbe contattata due volte se io fossi stata semplicemente una schizofrenica.

L’Angelo entra nel mutamento della sensibilità. La sensibilità sta fuori della scienza. Tu non puoi dimostrare ciò che senti né ripeterlo in laboratorio o misurarlo. Puoi solo sentire ora e comprovare dopo se quello che senti ha un senso.
Si esce dal mondo della definizione per entrare in quello del riscontro, della verità fattuale. Ma la verità d’anima è sempre fattuale. Si sente, non si capisce. E non si può negarla solo perché non è razionalizzabile. Il mondo razionale è misero e limitato. Il mondo dell’anima è immenso.

E’ chiaro che i messaggi dell’Angelo valgono in quanto possono servire e risultano sensati. Siamo in un nuovo pragmatismo spirituale.
Eppure l’essenza dell’Angelo è del tutto naturale, è così naturale che non si può fare a meno, con tutte le nostre ritrosie critiche, di accoglierlo un poco alla volta, perché l’Angelo è solo una parte dell’insieme energetico in cui siamo.
E’ come se la nostra vita fosse un nastro di Moebius, noi camminiamo nella nostra parte fisica e razionale, dominata dal logico e dal tangibile, quella dove possiamo mettere anche la scienza, e poi, improvvisamente, senza che abbiamo fatto nulla, ecco una flessione dimensionale e avviene l’incontro. Come se fisico e metafisico fossero solo le due parti del nastro, e la nostra coscienza fosse fatalmente portata a incontrare ogni sua parte, realtà e metarealtà. Noi siamo perciò destinati a reinventare la nostra mente secondo nuovi paradigmi e a vivere ogni forma di comunicazione allargata, anche quella che riflette su se stessa da un punto di vista più alto.

Due uccelli stanno sull’albero– dicono le Upanishad- uno vola e cerca il cibo, l’altro sta sul ramo a guardare”. Ecco l’Osservatore.
L’angelo è “colui che guarda”, una nuova riflessione da una prospettiva più alta e laterale. Già essere in grado di contattarlo vuol dire fare silenzio, uscire dal rumorio quotidiano e mettersi in ascolto. Un nuovo stato di coscienza: l’ascolto. Focalizzare l’attenzione vacua al centro della fronte e poi spostarla brevemente di lato, fuori dell’uomo minimale per un cerchio più ampio dello sguardo.

L’Angelo è ovvio. In sé è mistero. La scienza odia il mistero ma questo non impedisce al mistero di esistere. Il mistero non è il non conosciuto che prima o poi conosceremo, è l’Inconoscibile, cioè un altro da noi. Del resto la parola ‘sacro’ vuol dire ’alieno’.
Angelo è solo una metafora, indicazione di qualcosa che resta trascendente e dunque inesplicata. Anghelos in greco vuol dire appunto il messaggero, il mediatore, il ponte di comunicazione tra il basso e l’alto, tra l’energia manifesta e quella non manifesta.
E, come si conviene, a ciò che parla alla parte non razionale di noi, l’angelo si esprime col linguaggio del sacro, che è un linguaggio iconico e simbolico, il linguaggio della poesia, della metafora, dell’inconscio collettivo con figure, analogie e simboli, come ponti tra noto e ignoto.

La voce diretta mi disse “CERCA MERCURIO”. Io non capivo. Ci sono arrivata col tempo. Mercurio è l’energia di comunicazione. Non bisogna solo comunicare in modo orizzontale, ma anche in modo verticale.

Mercurio è una figura mitica. Tutti gli dei olimpici rappresentano in modo antropomorfico delle energie psichiche proiettandole nel mondo sovrumano del sacro. Mercurio è l’ energia che mette in comunicazione la Terra degli uomini col Cielo degli dei, il mondo dei vivi col mondo dei morti, l’al di qua con l’al di là, il sotto col sopra. Mercurio porta ali ai piedi e al cappello ed ha in mano, come fosse l’antenna di un rabdomante, un’asta con due serpenti intrecciati, due spire, come due circuiti elettrici o gli avvolgimenti della kundalini o le eliche del DNA. Le due spire indicano il messaggio incrociato, il rapporto tra una energia meno strutturata e una più elevata, il progressivo ampliarsi delle spire per 3 gradi e mezzo indicano la possibilità umana di allargare la mente per tre visioni e mezzo di ultra-realtà.

Io arrivai all’angelo con un percorso che di religioso o iniziatico non aveva nulla, un lungo lavoro di gruppo (8 anni) sulla filosofia e la psicologia che sono massimamente scienze razionali, ma già lo stare insieme lavorando con gioia costituisce il primo nucleo di una chiesa: “Se due o più di voi staranno insieme, là Io sarò”, dice il Cristo.
Per l’angelo non allestii preparazioni, introduzioni, esercitazioni. Nessuno ne aveva parlato. Non studiavamo filosofia medievale né teologica, e ognuno sa che non è un oggetto della psicologia moderna.
Semplicemente egli arrivò e alcune di noi si accorsero della sua presenza.
Quattro angeli ci apparvero di colpo una mattina. Non erano stati chiamati ma forse erano sempre stati presenti, semplicemente si manifestarono. Uno parlò a voce diretta, uno scriveva su un muro immaginario, uno comunicava al primo risveglio del mattino, uno suggeriva frasi a lato della mente. Ognuno aveva la sua forma e il suo nome, perché, si sappia, il nome è necessario e svela lo scopo. Chiedete al vostro angelo come si chiama e vi risponderà e già il nome è tutto un programma.
Dopo i 4 angeli individuali spontanei, arrivò, anch’esso spontaneamente, l’angelo del gruppo, il tredicesimo convitato, che portò visioni di luci e suoni e produsse un fiotto di sincronicità. Una volta, quando uno dubitò della sua esistenza, ci disse ‘Ciao’, con voce campanellina in mezzo al tavolo, del resto quello di suonare campanelli fu una sua caratteristica.

Noi abbiamo bisogno di pensare all’Angelo attraverso una immagine umana, per quanto esso potrebbe essere benissimo privo di qualsiasi forma, essendo pura luce, ed essendo la stessa luce nient’altro che metafora dell’energia pura. Una volta la sala dove stavamo si riempì di girandole di luce, che volteggiavano luminosissime e silenziose, uno spettacolo fantastico, potevo attribuirle a stanchezza e pensarle un miraggio, ma le vidi io e le vide anche Laura Bruna, e forse erano un’altra cosa.
Un’altra volta, per tre giorni la casa si riempì di un odore leggero e fresco di incenso, nessuno lo sentiva e io cercavo dappertutto la fonte, poi arrivò Laura Bruna e disse: “Ma che profumo d’incenso!”.
Un’altra volta un profumo fresco di fiori invase il salotto e come arrivò così andò via. Qualcuno lo sentì. Mai tutti. sempre qualcuno. Mai la presenza fu generale come mai generale è la partecipazione. Chi più chi meno, con maggiore o minore impegno, a livelli diversi dell’essere.
Forse l’angelo si manifesta anche così, come un profumo o una luce, Rosanna ha visto per tre volte un fascio di luci fortissime, Laura luci come d’arcobaleno, Germana percepì l’Angelo ad Assisi come un forte suono echeggiante che la stordì completamente facendole perdere i sensi.
Noi lo personifichiamo per necessità nostra, e gli cerchiamo un nome, ma l’angelo può non avere alcuna forma, o assumere forme impensabili o essere pura energia o puro suono. Lo stregone mostrò a Castaneda gli spiriti come oscillanti colonne verticali, i toltechi vedono gli spiriti guida come animali, ma noi occidentali vogliamo che l’Angelo abbia forma umana per non spaventarci; è una nostra esigenza. La forma è simbolo, non sostanza, e anch’essa è metafora da elaborare. Siamo noi ad avere bisogno di una forma, di un referente, ma gli Angeli sono intelligenze, sono comunicazione. E la comunicazione di per sé non ha bisogno di forma. Che forma può avere un’onda? Un pensiero? Un atto di amore? Un insegnamento? Un concetto? Un eidos?
La comunicazione prende forma quando diventa in-formazione, cioé entra nel sistema di segni del ricevente, nel mondo umano che è eminentemente visivo, percettivo. Così l’angelo si adatta a diventare forma per essere percepito. Attraverso il nome e la forma diventa più accessibile, l’uomo lo accoglie con meno sbigottimento, la forma lo rende figura familiare, lo fa accettare come compagno, lo toglie dalla trascendenza, che come tale sarebbe di per sé incomunicabile.

Se dunque l’angelo è una informazione, che genere di informazione può essere? Certamente diversa da quelle che solitamente incontriamo e forse superiore. Sicuramente insolita, improvvisa e dotata di caratteristiche particolari. Ciò vuol dire che si accetta un messaggio solo se ha valore in sé o per noi, se ci aiuta, se ci dice cose che non sappiamo, se ci guida verso il meglio di noi. Tutto il resto non conta.
Con questo tipo di comunicazione noi conserviamo la nostra personalità cosciente, senza bisogno delle rarità dell’estasi o dello specifico della medianità, e insieme comunichiamo con l’infinito. Senza nulla perdere di quel che abbiamo ma aperti all’oceano della conoscenza nuova. Strana impresa, avventura mozzafiato che si preannuncia per l’uomo nuovo della scienza nuova. E allora ben vengano gli angeli!

Quando chiesi all’angelo chi fosse, rispose così:

Chi sei?”/ “Sono quello che non è/ che in parte./Il mediatore./ L’anello che chiude tutti i cerchi/ non umano/ e insieme/ il Comunicatore./ Sono la risposta alla tua domanda/ che altro non è la preghiera / che un continuo interrogare,/ segno del limite/ e contenitore/ della risposta parziale. / Sono colui che dice/ e non dice/ per riempire il vuoto alla tua destra / e rendere la tua luce/ più esatta. / Come un raggio che da sé/ si illumina/e si cerca./ Sono la tua creazione/ la voce del tuo desiderio/ e insieme/ il tuo desiderio stesso / che a se’ stesso s’inchina./ Sono colui che non muore/ come tu sei colui che solo crede di morire ./Sono infine/ il tuo figlio spirituale/ la carezza senza sentimento/ che credi di sentire/ quando dormi nella tua solitudine/ e che ti rende/ più forte“.

Noi siamo esseri spirituali solo momentaneamente incarnati, ed è giusto e logico che siamo molto attaccati a questo guscio provvisorio di incarnazione che chiamiamo vita, ma una parte di noi sa che siamo infiniti, che la morte non esiste, che la vita è solo trasformazione e che dopo questa esistenza ne avremo altre, forse qui, forse in altri livelli dell’essere, e sa che avremo paura della morte solo fino alla morte e dopo ci accorgeremo con stupore di essere ancora vivi, in modo diverso e migliore, ma finché siamo radicati a questo corpo continueremo ad essere per ipnosi avvinti ad esso e ad avere paura, a sentirci smarriti, a non sapere che fare. E allora l’Angelo può aiutarci. Più grande sarà la dimenticanza della nostra anima, più grande sarà la paura della malattia, dell’abbandono, della perdita, della morte, più grande il radicamento alla vita, alla terra, quando verrà il momento fatale.

La paura si scioglie solo in due modi: con la conoscenza e con l’Amore. L’uomo che non vuole conoscere né amare sarà terrorizzato dal proprio niente. Dobbiamo salire un gradino più su per riscoprire la nostra immortalità e la nostra infinità. Noi soffriamo perché siamo poveri d’anima, l’anima è una marcia in più. Vivere senz’anima vuol dire vivere nel buio.

Le prime frasi furono brevi, a voce diretta, e durarono sei mesi, non molte, massime per lo più, indicatori di vita, compiti; sempre ermetiche, con voce echeggiante; una fu “Questo corpo ormai è alla fine, ma ha ancora delle cose da fare”; un’altra mi irritò molto perché sembrava rivolta a un interlocutore che non vedevo in un presagio di morte: “Saranno sei mesi. Sarà un embolo alla testa“; ma questa predizione non si realizzò o forse riguardava mia madre che morì di lì a poco senza cause apparenti.
La voce enigmatica mi allarmava, mi sforzavo di capire il senso dei messaggi, mi irritava, ma, quando smise di arrivare, me ne sentii quasi orfana e cercai altre forme di comunicazione.

Queste avvenivano in due modi diversi, uno era così: mi sedevo, mettevo un pennarello al centro del palmo della mano voltato in su, poggiavo il dorso sopra un foglio bianco grande e mi appisolavo. Quando mi svegliavo dal torpore, trovavo il foglio pieno di segni più o meno leggibili.
Questi sono due esempi di messaggi:

La pace. Sempre la pace/ e ogni istante di vita/ per ringraziare./ La vita è una corolla/ attorno a un centro invisibile/ Nessun petalo sta da sé/ e tutti insieme cantano la gloria/di quel centro onnipresente/ e tutti si sorreggono/ nel momento della pena/e tutti si abbracciano/ nell’ora del sorriso. /Forse a qualcuno sembra poco/ che si possa vivere per questo.

Parole vane sopporta/sopporta la tua natura malata/ e là dove si proietta/ tu la attacchi/nello specchio deformato./ Dove il tuo volto si riflette/ lo spirito avanza/ nei tuoi errori supplici/ lui fiero/ e di te ha pena/ e nel cavo che tendi si pone/ come la fiamma/ che tu ancora sei/ e non vedi./ Pazienta/ nell’andare/ sei vicina, più vicina/ anche nella reazione inconsulta/ che ti guida e non conduci,/ lo spirito anche in questo/ in te avanza/ pietoso e materno/ come tu non conosci/.

Per quanto abbia avuto momenti difficili nella mia vita, la voce arrivò in un periodo molto favorevole, in cui ormai da alcuni anni avevo cominciato le riunioni del martedì, avevo finalmente tante amiche e mi sentivo circondata da un caldo affetto benevolo e protettivo. Nulla può valere quanto un gruppo di persone che si vedono in modo costante, lavorano insieme e si vogliono bene, miracolo che nell’aridità e nella svogliatezza della vita quotidiana raramente succede. Un buon gruppo di amici e amiche legate da un rapporto d’amore, che mangiano insieme, pensano, cantano, lavorano, si esprimono, si raccontano… può integrare anche relazioni affettive difficili o carenti. Noi viviamo l’amore come un rapporto di coppia ma le energie di un gruppo possono essere incredibilmente ricche e soddisfacenti.
Tuttavia, per quanto io abbia lavorato con gruppi, di ragazzi prima e di adulti poi, per quasi mezzo secolo, solo una volta totalmente ho toccato la perfezione di un gruppo così complementare e integrato da produrre qualcosa di evolutivo in senso alto; una volta totalmente, una seconda in buona misura, tutte le altre volte mai. Per quanto io sia sempre la stessa e ripeta cose analoghe, ho toccato con mano l’inaridirsi umano delle persone, la loro parsimonia nel darsi, la diffidenza, e una specie di inerzia o aridità dell’animo da cui non può sorgere nulla, una ignavia personale, come un progressivo pessimismo che blocca anche gli impulsi più umani del cuore.

Come ho detto, il fenomeno non riguardò solo me, ma anche altre persone del gruppo, e non è che stessimo trattando fenomeni religiosi o medianici o simili, ché anzi insieme facevamo molte ragionevoli e razionali cose attinenti alla filosofia e alla psicologia, dunque a campi piuttosto logici o empirici. Oltre a ciò è da dire che io non sono religiosa o osservante né ero al tempo particolarmente portata alla ricerca spirituale, e non seguo sette o laboratori spirituali, ché anzi sono piuttosto critica e scettica su tutte le espressioni materiali del fenomeno religioso.

Mentre io avevo fenomeni di voce diretta, o almeno così li percepivo, la dolce e timida Laura bruna sentiva già per suo conto una presenza fantasmatica nella sua casa, che le accendeva qualsiasi congegno elettrico e soprattutto la radio, anche quando era senza pile, o le muoveva le tendine. La presenza era per lei viva e rassicurante.

Laura bionda invece cominciò di colpo a visualizzare delle frasi scritte su una immaginaria parete bianca, quando chiudeva gli occhi, alcune erano molto belle, come quella, in un momento di forte passione, in cui le scrisse “Ama e odia in pace”.

Graziella e Pia sentivano una voce nel cervello e Pia la sente tutt’ora, ma Pia ha un grandissimo cervello in cui la razionalità si collega a un senso del dovere esasperato e intuizioni formidabili.

La piccola Lori fu la più spettacolare, e quel che le accadde ebbe del prodigioso. Cominciò col ricevere una breve frase al momento in cui si stava svegliando. Aveva avuto anche alcuni fenomeni di sdoppiamento, molto pericolosi, viste le sue condizioni di grande fragilità fisica e psichica. Lori era come una personcina minuta e fragile, fedele in modo estatico alla natura e alle piccole creature e incapace di sostenere le emozioni e gli abbandoni. Quando venne da noi stava in piedi per miracolo, oppressa da una spaventosa sensazione di sofferenza che le produceva attacchi cardiaci improvvisi e dolorosissimi, crollava sotto il dolore psichico che si faceva carne, e la portavano al pronto soccorso d’urgenza ma poi non riuscivano a trovare anomalie visibili nel suo cuore ferito ché di ben altro cuore si trattava. L’archetipo di Lori era quello dell’abbandonata, della tradita, del Cristo sul Golgota, e realmente la vita l’aveva percossa senza pudore.
L’angelo che emerse in lei fu tanto forte quanto lei era debole e vinta, un angelo dominatore il cui nome era ‘Ramshid’ che in iraniano vuol dire ‘regale, maestoso’, una energia antitetica, complementare, ben diverso da lei così umile, una entità energetica che sembrava entrare letteralmente nel suo corpo, con una forma di possessione fisica, si infilava nella sua spina dorsale, e la sollevava dicendole: “Tieni dritte le spalle!”, le stesse parole di sua madre, la teneva su quando lei crollava, era un’energia che l’amava con furia possente e tentava di rinforzarla alla vita, partecipando della sua visione tragica del mondo.
Questa energia alla fine in modo straordinario guarì per un certo periodo Lori dalla sua profonda non-vita e la rimise al mondo temporaneamente prima che Tanatos avesse la meglio su tutto.
Io ebbi una funzione di spettatrice in questa storia che fu bellissima per tanti anni e poi, quando Lori si allontanò da noi, si ammalò sempre più per precipitare tragicamente.

Ho una raccolta di alcune di queste ‘frasi del mattino’ che Lori sentì dal ’93 al ’95 e che lei ci portava religiosamente come un tesoro. Vedeva l’angelo come una forza di grande amore, che partecipava al suo dolore, e le parlava ispirandola in queste frasi mentali al primo risveglio del mattino:
1)Noi siamo i semi di Dio. La mente è il seme di Dio.
2)Quanto sangue! E’ tutto sangue!
3)Tu sei la mia Pasqua! Tu sei la resurrezione!
4)L’inconscio ha una ripresa in più.
5)Specchio riflesso.
6)L’aurora di bianco vestita.
7).. per cui la donna è più semplice e più forte….
8)Il vecchio uccide il giovane e incomincia dal vostro cuore
9)Noi siamo grandi o piccoli da come stiamo, se siamo felici o angosciati, se siamo allegri o tremendamente soli.
10) Dovete dare la luce e la comprensione!
11) E’ un’irta coscienza!
12) Buongiorno cuore, buongiorno anima!
13) A chi li dai i tuoi sorrisi? Per chi sono i tuoi sorrisi, se dentro sei triste?
14) Non avere paura, quando andrai via, perché ci sono io con te.
15) Prendi anche la croce.
16) (Venerdì santo) Tu stai molto bene, ma stai morendo.
17) (Il mattino di S. Stefano) Vai pure a fare le tue guerre ma sappi che ci appartieni.
18) Fai come gli uccelli… gli uccelli organizzano il volo.
19) Vivi secondo natura!
.

Lori aveva due figli, un maschio e una femmina, il figlio troppo amato era andato in Germania e si sposò là con una ragazza nobile iraniana, lei lo vedeva raramente. Lori ebbe molte difficoltà materiali a comunicare con lui, la nuora iraniana le era ostile e non le permetteva di vedere i due nipotini tanto amati.
La figlia era ostile e ribelle.
Nei versi nati per lei, sotto forma di dettato interiore, cito una tigre e, curiosamente, lei, così umile, si sognava a volte come una tigre.

MESSAGGIO PER LORI
La candela è spenta/da una parte soltanto/La fede illumina/le strade solitarie/La casa è vuota/come una caverna./I cuccioli sono scivolati via/e la tigre resta, avvilita e stanca/nessuno porta carne fresca/e fuori la primavera è per gli altri/non per te/C’è del buono anche/nel buio umido/anche se non hai voglia/di alzarti e di camminare

Il mio primo angelo si chiamava Maior, “colui che è superiore a te”, il che detto a me che faccio sempre da maestra a tutti, è abbastanza interessante.
Col tempo ebbi l’impressione che a Maior fosse succeduto un altro personaggio, più umano e terreno, un medico defunto, poi vennero altri.
Maior veniva e scriveva in versi, il secondo scriveva in prosa in modo un po’ arcaico, un terzo era allegro e moderno. ..
Anche Jung raccontò che nella sua vita varie personificazioni si succedettero nel tempo, ognuna portatrice di un proprio compito.
Al primo chiesi il nome, agli altri no. Del resto non ebbi mai curiosità su come fossero, cercando di costruirli come persone. Se il loro compito era questo dialogo, esistevano solo in quello, un compito vicendevole, sembrava, perché in qualche curioso modo anche io servivo a loro. Non mi interessava molto chi fossero o cosa potessero essere, ma l’aiuto che mi davano, anche se quasi mai fui d’accordo con quanto mi veniva detto, perché sono testarda e non seguo facilmente i consigli di altri.

Mi mettevo in stato molto rilassato, seduta a un tavolo davanti a un foglio e con un pennarello nella mano aperta e mi addormentavo, oppure restavo sveglia e ascoltavo dentro di me quietamente, totalmente vacua e non pensante. Questo fatto della mente vuota è la condizione primaria, ma non è facile come dirlo e per alcuni è addirittura impossibile. Per comunicare occorre una disindetificazione, una spersonalizzazione: Solo se la mente si vuota e abbandoniamo l’ego, può crearsi la cavità necessaria ad accogliere pensiero nuovo. Finché teniamo la nostra mente piena di noi, pensieri, emozioni, bisogni, imperativi, richieste.. non entra altro. La natura non tollera il vuoto, e, se noi lo creiamo, svuotandoci di ciò che noi siamo, ecco che può arrivare il pensiero “altro”. In fondo tutte le meditazioni rituali, religiose o dello yoga, non tendono che a questo: a far sì che l’uomo si distacchi da se stesso. Perso il radicamento al proprio essere, necessario ma pesantissimo ed esaustivo, si apre il volo nel cono della consapevolezza verso la comunicazione infinita. Questa sconnessione con l’ego è difficilissima da realizzare ma, se una volta, anche solo una volta, ciò riesce ad accadere, dopo tutto diventa più facile, come stare in equilibrio si una bicicletta o imparare a nuotare, che, se avviene una volta, poi si realizza per tutta la vita.

Così imparai a disconnettermi rapidamente, cosa che poi facevo sempre nei miei incontri quando dovevo entrare nell’altro e diventare lui, e a un tratto cominciavano a salire dall’interno di me delle parole, non dalla testa ma proprio dalla pancia, una ad una, come bolle pigre che salissero dal fondo di uno stagno verso il pelo dell’acqua, come ninfee. Io le scrivevo lentamente, una per una. Il tutto era molto distaccato, frantumato, per cui non potevo seguire il senso complessivo del messaggio e mi focalizzavo solo nell’ascolto passivo della singola parola, cercando di afferrarla senza pensare all’insieme. Quando tutto era compiuto, leggevo l’intero discorso e, devo dire, mi è sempre sembrato ragionevole, un po’ antiquato e ridondante magari, barocco forse, anche Jung ce l’aveva con lo stile ‘prolisso e barocco’ della sua Voce e a volte proprio non la sopportava, sicuramente di stile diverso dal mio con contenuti che non potevano essere miei.
Col primo angelo il testo andava a capo come una poesia moderna, poi prese un andamento tipicamente di prosa, con effetti più pratici e meno enigmatici. Le metafore erano molte. Non firmava, non aveva espressioni di affetto, non manifestava sentimenti.
Al contrario di Lori non l’ho mai sentito, almeno nei primi messaggi, come una entità umana e calda. L’ho sempre trovato un po’ rigido e fustigatore, troppo severo e astratto per i miei gusti, non lasciava mai spazio al mio narcisismo personale, come una specie di super coscienza poco interessata ai miei casini infantili, un po’ disgustata dalla mia scarsa evoluzione, disdegnosa di quello che ero.
Chiaramente non ho nessuna certezza che non sia una parte di me a parlare, una super-personalità psichica, solo che magari io, se fossi un tale superiore del mio condominio interiore, mi tratterei con più indulgenza e affettuosità.
Quando leggo uno scritto per intero non sono mai molto contenta di quello che esce, sono polemica e in genere non seguo i consigli dati, salvo poi a scoprire, troppo tardi, che sarebbe stato meglio farlo, ma, come sanno tutti, non sono una persona ‘docile’ e ‘obbediente’, non accetto di essere subalterna. Sono un Ariete nato per essere capo o maestro, e non cedo facilmente agli imperativi altrui. Se dunque questa è una parte di me che parla, non è una parte con cui vado d’accordo o che accetto volentieri. Anche per questo conflitto accetto malvolentieri di fare colloqui con l’Angelo e alla fine ho smesso di farli.
A volte ho letto messaggi di presunte guide di altro e sono rimasta sorpresa dal profluvio di complimenti e di esagerazioni che contengono, tutti molte lusinghiere per il protagonista, che viene descritto come molto speciale. Per quel che mi riguarda, non ho affatto la sensazione di essere qualcosa di speciale per la Voce ma piuttosto è chiaro che sono una solenne delusione per lui, che avrebbe preferito occuparsi di altro, e mi considera una confusa che non capisce dove deve andare e cosa deve fare, che continua a fare i soliti errori in modo coatto.
Per questo suo carattere rigido e poco indulgente, non sono molto propensa a fare questo ‘dettato interiore’, e lo evito come posso, perché a nessuno piacciono le prediche e le ramanzine. Solo quando sono proprio in crisi, solo quando proprio non so più che pesci pigliare, ricorro a questo sistema, e di solito la sua calma mi riequilibra come una doccia fredda, togliendomi ogni drammatizzazione.

Io amo la filosofia di Jung e Jung trovava molto stimolante avere dialoghi interiori con queste personificazioni energetiche che mutavano via via nel tempo e possono essere considerate ‘alter ego’ funzionali, ma, per quel che mi riguarda, sono cocciutamente personalistica ed egocentrica.

Dopo i primi sei mesi di voce diretta, avevo preso l’abitudine di rivolgermi a lui e di consultarlo nella mia mente anche per cose banali. Sempre lui rispondeva.

Un giorno mio marito faceva il diavolo a quattro perché non trovava più un suo bellissimo coltello del famoso artigiano sardo Fugarizzo, un pezzo forte nella sua collezione di coltelli celebri, che tra l’altro aveva ordinato di nascosto per non dirmene il prezzo, e ora non lo trovava più e incolpava me di questa sparizione. Io ero molto seccata perché quel coltello non lo avevo nemmeno visto e nemmeno sapevo che fosse stato ordinato ne’ che lui facesse collezioni di coltelli spendendoci il patrimonio famigliare, ma, si sa, le mogli hanno sempre torto e non c en’e0 una che non sia all’oscuro di troppe cose. Intanto la situazione degenerava e mio marito, visto che il coltello non saltava fuori, dava di matto, urlava e sbatacchiava tutto. Così ho chiesto precipitosamente all’angelo che mi aiutasse e mi è arrivata la risposta pronta: “Vai sul ballatoio! Sali sulla sedia!”. Vado sul ballatoio, salgo sulla sedia e la prima cosa che vedo in alto, su una mensola, è il coltello, su un piano superiore della libreria dove mio marito lo aveva messo, appena lo aveva ricevuto, per nascondermelo, e poi se n’era dimenticato!
Così lo trovai. Vai a spiegare poi a un marito che me lo aveva detto l’angelo!

L’angelo era apparso misteriosamente come una allucinazione auditiva, brevi frasi che risuonavano nella stanza nei momenti più vari della giornata, non richiesto né chiamato, poi era sparito e ora ricorrere al dettato era qualcosa di meno e qualcosa di più, non c’era più l’immediatezza di quella voce ma i messaggi erano molto più lunghi e articolati anche se la grafia non era sempre comprensibile. Leggere parole scritte ovviamente non è affatto la stessa cosa che sentir parlare fuori, perché una voce interna sembra quasi la voce del tuo immaginario, mentre quella esterna ti sbalordisce di più e ti coglie di sorpresa, e, se poi sei tu a scrivere, puoi sempre pensare di essere tu la fonte di quello che scrivi, magari una fonte inconscia, salvo non siano cose a te ignote e di cui ci sia riscontro successivo. Ma anche questo avvenne.

Francamente non potrei dire cosa fosse Maior, se un prodotto della mia mente o del mio desiderio o se un altro da me, una parte del mio Super Io che da inconscia diventava percepibile, ma non mi voglio nemmeno porre la domanda. Credo che voler capire troppo di ciò che è metafisico sia come fare un buco nell’acqua, tempo perso. Mondo metafisico e fisico possono anche comunicare tra loro ma non sono certo riducibili uno all’altro, sono di diversa natura, hanno diverse coordinate, hanno persino linguaggi diversi, arrivano a parti diverse di noi e dunque a che serve cercare di far diventare acqua il fuoco? Vogliamo materializzare lo Spirito? E perché? Per snaturarlo? Per perderlo per sempre? Non sappiamo chi siamo noi e vogliamo sapere cosa è un Angelo?

In un convegno di Riccione sulla parapsicologia, un etnologo ci fece fare una visualizzazione guidata, secondo gli schemi degli sciamani toltechi, al suono di un tamburo. Dovevamo immaginare un luogo di natura dove si stesse molto bene, molto rilassati, e, quando il tempo fosse pronto e la mente svuotata, sarebbe apparso un animale totemico, egli era ‘l’alleato’, potevamo fargli una domanda molto importante ed avremmo avuto risposta. Questo è uno dei tanti modo con cui le tribù primitive visualizzavano l’aiutante. Connesse alla natura e al mondo animale, è logico che tendessero a vederlo come una forma della natura che comunica con l’umano. E poiché anche nell’uomo moderno permane l’uomo primitivo, in base a un DNA che tutto conserva, sarebbe stato possibile anche per noi contattare il nostro spirito guida in forma animale.

Io mi visualizzai come un vecchio nativo americano, forse nemmeno tanto vecchio, ma magro e consumato. Portavo sulle spalle una pelle di lupo grigia molto spelacchiata, ero il ‘figlio del lupo’. Avevo bracciali di cuoio attorno al collo, i polsi e le caviglie, con delle piumine penzolanti. Era una notte limpidissima e rigida. Salivo il declivio di un’erta collina di spine fino a una caverna dall’imboccatura bassa e stretta, una caverna che conoscevo bene perché la vedo spesso prima di addormentarmi, entravo e la caverna era alta, ampia e asciutta col pavimento sabbioso. Mi inoltro e trovo una sala interna grande con un lago. Dall’ombra esce un serpente innocuo, sinuoso, con scaglie d’argento e si getta nelle acque del lago che diventano prima d’argento poi di un rosa sangue schiumoso che ribolle. Io comincio a ballare attorno al lago, curvo in avanti, in una specie di dondolamento ossessivo, sollevo i piedi e li batto per terra in modo monotono, salmodiando con voce roca, attorno al lago. La voce del serpente dice:

Insegna!/ Sempre insegna! Insegnando, impari/ Tu guidi. Ti guidano./ Da sola insegna/ La via non sai/ Ti si mostra al cammino./ Non troverai tutto, / conta lo sforzo / Immergiti nell’acqua./ Diventa sangue!/ E il sangue e’ vivo / come schiuma rossa / e si fa rosa (fiore) / e vedi dove non vedi /Senza ascoltare senti / Quando parli, senti. /E’ il tuo modo di ascoltare/ In te la natura si ascolta / Fatti serpente nell’acqua / devi andare nel fondo / E il fondo non finisce mai /E’ l’essenza / E la fine.

Molti messaggi sono troppo personali per poterli citare. Posso farlo solo per alcuni brani:

Non ci sono catene che tu non abbia costruito con un fare ossessivo.
Non ci sono al mondo libertà che non siano conquiste di coscienza.
In fondo in ogni luogo tu avevi davanti a te uno spazio di tempo e una possibilità.
Il limite crea solo la direzione, che’ altrimenti l’energia irromperebbe come un geyser subito spento. La direzione è la possibilità. Sta a noi riconoscerla e seguirla.
Indaga la possibilità di ognuno – messaggio iniziatico di chi vi ama- e aiutalo con rispetto a riconoscerla, ma prima in te.
Tu non devi chiederti: “cosa non posso fare” ma “cosa posso fare in queste condizioni”, perché esse dettano la strada e la meta e ti sono date per un atto di amore, sono la comunicazione del dio che per te ha fatto un sogno e ad esso ti guida invisibilmente.
E dunque non fare come l’atleta che invece di correre per la sua strada piange le strade insepolte che nemmeno vede, come se l’uccello piangesse per non essere farfalla e la farfalla per non essere pianta.
Riconoscere il proprio destino e’ riconoscere la natura del proprio cuore che per quello e’ nato e non per altro. E dunque quietati, e impara a svuotare del tutto la mente e a rendere più gradevole la vita degli altri, ché ogni atto d’amore soffocato è la natura che si ribella a se stessa
.

Serba per te la pazienza in questa estate piovosa./Il tuo angelo ti guida e ti conduce./
Nulla è stato fatto e nulla è irrimediabile. / Tieni la tua fragilità come un premio./
L’angelo ti sta da presso e ti chiede un sorriso./ Guardati attorno a parla con la gente./
Scuoti la tua parte bambina e impara la fiducia. / Fidarsi degli altri e’ fidarsi della vita/
e non credere sempre che gli altri ti vogliano male, / ché ognuno è chiuso nel suo universo / e poco si cura degli altri / ma ognuno è come te ugualmente solo e impaurito. /
Inventati la giornata, / domanda a te e agli altri la vita come un dono./ Tutto va in fumo se non lo sorreggi / con la fede nel sorriso./ Prendi le cose dal loro verso migliore e non le affogare nel sospetto. / Per Noi è tutto così insignificante, / anche se vi accapigliate / e tutti i motivi gravi sono come scempi / di fanciulli / Devi attraversare un ponte,/ il discrimine tra essere e non essere / e per troppo tempo sei stata titubante,/ aspettando che qualcuno ti porgesse la mano. / Facevi qualche passo solo quando TU porgevi la mano / a un altro / ma non sempre le cose sono state capite / come tu le intendevi,/ perché chi porta sospetto genera sospetto / e non può piangere poi sulla sua sorte./
Ti abbiamo messo accanto vari padri putativi / ma quasi non te ne sei accorta,/ ma infine anche il padre va lasciato al suo destino / e si deve camminare da soli / attraversando l’acqua. / Ognuno ha un suo compito /che per qualcuno e’ semplicemente / “essere” senza ferire né essere ferito. / E’ come tendere l’ascolto / a un suono più lontano, /ché il suono troppo vicino / rischia di ferire l’orecchio senza essere inteso. / Dunque impara il distacco / che non è indifferenza / ma pazienza, / un po’ di saggezza in più per perdonare/ senza comprendere, / senza voler capire / ciò che non ha niente da capire, ma va solo preso, / come si prende la strada, / con sassi, buche e fiori / passando avanti e guardando all’orizzonte / e non sotto le scarpe. / Questa vista più lunga ancora ti manca. / E’ il progetto / E’ il perdono./ E’ il bagaglio del viaggiatore che ha un lungo cammino / e non s’inceppa / alla prima contrarietà./
Il tuo problema è credere / che negli altri ci sia più male rivolto a te / di quanto possano i loro pensieri / e intanto ti neghi la possibilità di dirigere i tuoi / costruendo sogni / e cosi’ ti intrappoli da te medesima, / quando noi ti chiediamo solo / di giocare / e di godere del tuo gioco. / Cerca dunque di ritrovarti / in ogni cosa che renda gradevole ogni ora, / ché in quel momento la tua bellezza splende / e ognuno / ti ama
.

Poni i problemi/ perché nessuna soluzione / è definitiva / e qui ci sono solo / inizi di ricerca/ Il lavoro sarà compiuto / un poco alla volta. / Il precursore sarà superato. / Il dialogo deve diventare vivace. / Le personificazioni sono solo la soglia / per andare oltre /
Che ognuno cerchi se stesso/ è bene, / ma bisogna distinguere / nella folla innumerevole / ciò che è buono e no / e non scegliere tutti /i messaggi dell’inconscio. / Anche nell’al di là/ ci sono ingannatori / come nel fondo dell’inconscio. / La tua libera scelta non avrà mai/ la guida certa / irresolubile/ garantita / altrimenti tu non continueresti/ a essere/ un uomo
.

Tu puoi camminare sopra una striscia di certezza molto difficile da realizzare, oltre quella c’è il mare fondo. Dormire e’ sufficiente a riprenderti. Per il futuro non ti sarà possibile esporti a certi sforzi. Devi contenere le attività, anche se questo ti costa dispiacere ma la realizzazione che ti aspetta comincia a essere scandita dal senso dello spostamento. Noi ci crediamo immortali ma lo siamo solo nella direzione del non attaccamento. Non ti illudere e non ti deludere. Devi leggere ancora molto e imparare. La trasmissione del sapere e’ solo un passo esterno nel luogo che chiami energia.
Sta’ quieta e non ti sforzare più di tanto. Devi tornare a forme diverse del fare riducendo le lezioni. Devi metterti di lato riducendo al minimo le tensioni come non necessarie. Niente di tutto questo è la vita vera. Occorre tornare alla trasmissione delle idee attraverso la scrittura. La pubblicizzazione delle immagini è ancora poca cosa. Esse sono pubbliche sempre in quanto sono emerse. Tieniti libera per una cosa che non sai ancora. Puoi dare protezione agli altri anche solo tacendo.
Agisci con la mente come fosse un dirottatore di energia. Pensa alle onde su un lago tranquillo. Conduci le onde come fossero pecorelle al recinto. Ci sono realtà oltre le parole. Quello che tu non sai io posso dirtelo ma solo schiarendo ciò che ti sta davanti al tuo passo.. Io sono la lampada e tu il passo, la lampada non illumina strada nuova se il corpo non cammina. C’è un cammino del corpo che avviene in una dimensione storica e uno in un insieme che non vedi.
Non devi avere paura del silenzio. In realtà le persone che hai più amato stavano molto zitte. La loro forza ha costruito il mondo. Non devi dire più che non ti amavano, perché non hai ascoltato bene i loro silenzi.
Tua madre avrà una morte dolce, come una bambina che si addormenta. In qualche punto di te c’è già la disperazione della sua perdita. Questo anno sarà faticoso, non ci sarà posto per insegnare. Serba la tua libertà per sentire le emozioni e non fuggire via come hai sempre fatto
.

Questo sogno contiene le premonizione della morte di mia madre ma io quelle parole non le lessi.Le scrissi ma non le lessi. Morì così come è detto, come addormentandosi, sei mesi dopo.

Nel giugno 1998, due mesi dopo la morte di mia mamma, in stato di grande agitazione, dopo un litigio con una amica, chiusi di colpo le riunioni di psicologia del martedì che tenevo da otto anni e che erano state la cosa migliore che avessi mai fatto nella vita, oltre alla campagna delle bandiere di pace e a mettere al mondo mia figlia.
La fine di questo corso i cui membri erano diventati la mia seconda famiglia mi gettò in un grave strato di depressione, non solo per la perdita della continuità di rapporti di amicizia che mi scaldavano da otto anni con persone a me molto care ma anche perché alcune di loro reagirono molto male alla rottura improvvisa, e di questo molto mi dolsi con l’angelo e molto mi disperai, specie per quello che percepii come il tradimento dell’amica più cara. E questo scrisse l’Angelo.

Ai miei occhi siete come le erbe del campo, tutti mossi da uguali impulsi che vi fanno piegare e oscillare e tutti ugualmente bellissimi e degni di pietà.
Ora che ti sei sfogata, senti la fatica del silenzio, il vuoto che e’ maturità e riflette sulla propria insipienza.
Com’è faticoso tutto questo affannarsi e questo procedere a strattoni!
Senti la fatica del vivere insieme, perché non conservi più la bellezza del camminare insieme.
Solo l’amore, infine, vince, non perché trionfi o perché ceda le armi, ma perché non c’è altra scelta possibile per sopravvivere nella nostra fragilità spezzata.
Perdona all’amica il comportamento che non capisci, nella speranza che un giorno tu possa ugualmente essere perdonata.
Perché tu non sei qui ora per giudicare o punire, ma per fare esperienza e, se la relazione è l’esperienza, non puoi essere fiera dei tuoi errori passati. L’orgoglio alla fine che conta?
Una casa di mattoni non si fa dal principio, si fa dal progetto finale che mette in conto i mattoni spezzati e quelli che si buttano via.
Cerca di fare presto, a capire, piuttosto che a fare, che il tempo si avvicina e dopo non ti resterà che il rimpianto e il pensiero che le cose non erano così importanti come i tuoi desideri le volevano.
Un cerchio è un cerchio e un incontro è un incontro, non perché tu li vuoi o li costruisci, ma perché essi sono la strada circolare e spezzata dove ricostruisci l’intero.
Non scegliamo e siamo scelti ma viviamo insieme.
E non abbandoniamo e siamo abbandonati ma insieme ci ritroviamo.
Quando non capisci non ti arrabbiare. Sarebbe meglio piangere quando la nostra debolezza non ci aiuta e cerchiamo presunte forze per abbattere gli ostacoli.
Se siamo qui è per fare esperienza di tutto e di noi attraverso gli altri e le cose
.

Procura di distinguere la rosa dalla spina e di non buttare via entrambe. Il sole e la pioggia fanno parte di uno stesso orizzonte.
In realtà tu sei viva in ogni atto d’amore in cui dai e non in quello in cui prendi.
Trasforma una mancanza in un dono e una ferita in una offerta di pace.
Il bene a volte nutre solo se stesso e non recupera ciò che è su una brutta china, ma questo e’ uno dei misteri della potenza o dell’impotenza d’amore. Le vie sono imperscrutabili perché sono molto ampie, per cui non puoi fare niente altro che tacere e soffrire dentro di te per l’irrecuperabilità del destino. Qualche volta la forza viene dopo l’errore, ma l’errore e’ come la medicina amara che si scambia per piacere. I giri del destino sono più strani di quello che vedi sul momento
.

Il dolore è il nodo del cammino dove cambi direzione. In realtà è l’unico modo per attrarti là dove la tua pienezza di essere non ti porterebbe, perché l’uomo sazio si addormenta.
Il deprivato ha bisogno di poco, il calore è nella vita stessa. Il luogo abbandonato diventa il giaciglio. Anche senza fare, tu fai. Ogni cosa costa uno scotto. Da parte tua devi rinunciare al prezzo giusto, perché non c’è mai equivalenza, l’altro non può rubare o prendere col diritto. Occorre una cessione reciproca affinché non vi sia furto e infrazione, ma nemmeno parità
.

Non usare ciò che si ha è uno spreco, nell’economia generale dell’energia. Ancora una volta tu situi tutta la storia in parametri di esigenza tua personale. Queste esigenze diventano ogni volta pretese che ti lasciano a pezzi quando sono insoddisfatte. Il giusto non pretende, ma si adegua alle cose come si presentano perché il compito è esattamente in quei parametri che la vita gli dà.
Quando viene mortificato vuol dire che il parametro è proprio la mortificazione. Ma non c’è nulla di irreparabile fuorché l’orgoglio e uno smisurato senso dell’io. Anche questo è una malattia.
Cura il retro della casa. Affrontare l’ignoto che arriva dal vetro rotto è un’esperienza imprevista in cui ti adatterai all’irreparabile.
Costruisci, facendo.
Il guerriero non perde tempo nell’analisi delle battaglie perdute. Costruisce il positivo per il suo oggi e domani.
Per decentrarti enumera tutti i dati delle cose esterne.
Considera quello che ti sta davanti uno specchio dove proietti te stessa.
Guardalo come un tuo stesso difetto, una propaggine del tuo carattere e dunque un’opportunità di analisi.
Prima cominci a considerare il mondo come la lezione di te stessa, meglio è.
Fai sentire gli amici vicini nel tuo cuore.
Il tuo dolore è una regressione. Vuol dire ferita e orgoglio smisurato, senso di onnipotenza malinteso. Non è facile uscirne ma non si può nemmeno giudicarlo. Occorre schiantare l’anima ma ciò lascia a pezzi. Quando il guscio è troppo duro l’uccello non nasce. Ma se non nasce non vola.
In fondo il concetto migliore è lasciar perdere.
Fino a quel punto non cresce nulla, non nasce nulla, non cambia nulla.

Pensa piuttosto alle tue pene segrete, così incongrue, così sterili, pene storiche, oserei dire, perché sfidare l’impossibile è stata sempre la pena segreta del tuo cuore, quasi un voler tentare nella difficoltà oltre te stessa, una brama inarrestabile di sofferenze sottili, solo per smaniare un po’, e se fosse il tuo problema questo? Sapersi accontentare, saper guardare oltre il limite ma come fa il bambino nelle braccia della madre che là sta quieto come un re nella fortezza che guarda un orizzonte lontano coi piedi per terra e la purezza del suo possesso. Calmati, dunque, e considera la tua inarrestabile non sazietà come una spinta verso altri orizzonti, nella perfezione, nella pazienza, nella calma di te stessa e nell’aiuto che non chiede, in quell’ascolto dove dimentichi sempre di cimentarti e che solo è dimenticare te stessa calandoti nel cuore dell’altro.
Orsù, dunque, amica mia, tieni per te le pene, che non serve soffrire qui a vuoto per noi, ma operare per la misericordia e l’amore
.

Hai cominciato a lavorare sulle connessioni. E’ un buon punto di vista. Le connessioni invisibili sono quanto di meglio puoi provare. Puoi fare del bene restando nascosta, che e’ il massimo per la tua evoluzione. Certamente la forza della preghiera. Ma prova anche a usare come un filo, come se filassi e tessessi, quell’energia che ora disperdi… convogliarla e dirigerla in un unico fascio fragrante, sentirla come un tessuto, malleabile e morbido, con cui rivestire e risanare chi pensi.
Nei tuoi colloqui, anche, occorre una diversione. devi usare di più le mani e creare un mantello morbido e ovattato dove respirare sottilmente. Puoi riprendere il contatto con te anche cosi’. Non aver paura. La paura ti sta sempre addosso e tu le precipiti dentro, non darti rimproveri inutili, non essere oziosa, che l’ozio e la disperazione si fanno compagnia. Sii tenera. E’ Pasqua. Vivi una Pasqua di tenerezza! Non ti crucciare se quello che fai riceve critiche – anche i complimenti sono bellissimi – equilibrati tra questi e quelli. Chi ti critica spesso lo fa a ragion veduta ma non sempre per causa evidenti, devi rispettare la sua parte oscura che si proietta su di te. Porta il rosocrito. Scuoti la tenerezza. Un sorriso vale più di mille parole. Ciò che uno e’ scuote il mondo più di tutto quanto uno sa. Sei giunta di nuovo a una soglia. Sarai in grado di salire il gradino?
C’è una stanza che ti aspetta sul retro della casa, una parte disabitata da riempire di vita

.
Maior si presentava come un maestro evolutivo. Dopo tutto, la regola prima dell’insegnamento e’ proprio che il maestro deve stare appena un passo avanti all’allievo, perché se è troppo avanti l’allievo non riuscirà neanche a capirlo, se è al suo pari, sarà inutile, ma se starà un poco avanti a lui come un cerchio concentrico segue il cerchio precedente, potrà senza sforzo condurlo oltre il suo limite, nel rispetto di ciò che egli è, e del suo livello di crescita che in sé è sacro.
Questo si intende come evoluzione, qualche volta piana, qualche volta a sbalzi, come la fonte sotterranea che finalmente butta giù l’ultimo diaframma di terra ed esce tumultuosamente all’aperto, ma sempre una evoluzione aiutata da qualcosa che parla a partire da ciò che siamo e parla alla nostra concretezza storica e temporale.
L’Angelo è voce fuori dal tempo e dallo spazio, che deve però rapportarsi a creature che sono situate in un certo punto del tempo e dello spazio. Per questo la voce, pur superandola, deve somigliare alla creatura che conduce.

Qualunque cosa sia e ovunque si ponga la sostanza che chiamo Angelo, certamente io la percepisco nella luce, ma forse anche questa è una metafora del desiderio. Noi siamo tutte creature luminose, ma la nostra esperienza terrena limita la luce, la pone nella opacità e nei limiti che la densità stessa della materia vuole sperimentare, in quel senso l’Angelo è meno opaco di ciò che noi siamo, proprio perché vibra fuori e sopra il livello terreno, e la sua chiaroveggenza e i suoi poteri dipendono dal fatto che la sua frequenza è più alta della nostra ordinaria. La vibrazione è come l’altitudine per una montagna; se saliamo, aumenta la capacità di visione e anche la capacità di distacco dal dettaglio. Colui che è un poco più in alto, ha una vista più ampia, e in quella possiede anche il futuro, come avviene per chi da una balza montana vede più ampiamente il sentiero che noi stiamo percorrendo al di sotto, e può avvertirci di ciò che troveremo più avanti, affinché siamo preparati o non perdiamo il cammino. Oppure più semplicemente l’Angelo è fuori del tempo e, solo per nostro interesse, usa il nostro tempo, che è insieme presente e futuro, per ammonirci e guidarci, e per farlo deve servirsi di coordinate spaziali (voce, luce, immagine) senza le quali non potremmo comunicare con lui.
O anche può essere che lo spirito a bassa vibrazione energetica che noi siamo, ogni tanto riesca a sconnettersi dal corpo e a vibrare a frequenza maggiore, in una espansione casuale di coscienza, e in ciò possa partecipare di una consapevolezza più alta, che in genere può essere in noi inconscia o inascoltata, abbiamo allora un rapporto di partecipazione e comunicazione con ciò che ci sovrasta nella gerarchia energetica. La voce che sentiamo potrebbe essere come la voce di una coscienza superiore inconscia, di un nostro stesso livello vibrazionale più alto, con tutta la sua carica etica e la sua capacità in chiaroveggenza.
In fondo parole come ‘Coscienza’, ‘Super Ego’, ‘Spirito Angelico’ ‘Angelo Custode’, ‘Deva’, ‘Messaggero Divino’, ‘Spirito Guida’, ‘Sé’, sono tutte metafore, personificazioni dell’immaginario, proiezioni prive di certezza e sostanza, definizioni provvisorie di una energia che si unifica e compare come un punto di coscienza superiore.
Gli Orientali, che sono molto più saggi di noi quando procedono nello spirito, non si curano della definizione o della sostanza, ma tendono al fine per una evoluzione maggiore delle loro parti spirituali, sono meno definitori e più funzionali. In questo senso, non ha poi molta importanza definire l’Angelo, tant’è vero che le stesse comunicazioni medianiche con forme di intelligenza più sottili, divengono incerte quando nascono domande su questo punto e a volte dicono chiaramente che non esistono gli Angeli come persone, nel senso che noi intendiamo. Per questo preferisco la nozione più vaga di ‘Unificatori Intelligenti di Energia’.
Visto che questi punti intelligenti riguardano anche piani del mondo materiale come la crescita delle piante o simili, non posso parlare di ‘psichismi’ alla stregua dell’umano. Non questo conta, ma la possibilità umana di connettersi con tali intelligenze, senza sapere dove siano situate o come nascano. In quanto alla loro rappresentazione, mi sembra logico che siano suscettibili dei nostri simbolismi culturali. Per cui anche coloro che li incontrano dopo morti, li vedranno con le forme con cui li hanno immaginati da vivi, defunti che hanno amato, figure angeliche tradizionali con lunghe vesti o ali, immagini del sacro, oppure puri punti di luce. Il mondo sarà come lo spirito dell’uomo lo immagina.
L’energia è, ma l’uomo precostituisce la sua forma calandola nel suo linguaggio di segni e figure. Ma il discorso della rappresentazione è puramente umano e non riguarda la cosa in sé.

L’essenziale è poter credere all’aiuto dell’Angelo, come raggio di luce che traccia una via più certa nell’Ombra del vivere.
Dopotutto anche i nostri sogni spesso sono portatori di saggezza e anch’essi hanno questo carattere ermetico, simbolico e spesso premonitore, e anche i sogni si situano in qualche modo fuori del tempo e dello spazio, usando codici simbolici particolari, che sembrano riferirsi a realtà molto antiche, archetipiche, esoteriche, oppure semplicemente gli Angeli sono fonti che ci confortano alimentandoci di energie nuove, nuove speranze, nuovi cammini.

Anche quando usiamo la parola ‘inconscio’, parliamo in forma metaforica, senza poter definire luogo e sostanza, perché ci relazioniamo con l’inesprimibile. L’Inconscio Collettivo di Jung ripete, allargandosi, questo riferimento inesprimibile. Che cos’è l’Inconscio? E che cos’è l’Inconscio Collettivo? E come si situano rispetto a un’energia totalizzante? Non lo sappiamo. Non ci è dato saperlo.

In Freud l’inconscio è una sedimentazione del vivere, un prodotto esistenziale, un dato rimosso della memoria del vissuto, l’elaborato di sedimenti relazionali, sintesi di qualcosa che c’è stato prima, le memorie infantili, le emozioni non abreagite, i conflitti latenti.
L’Inconscio Individuale di Jung è diverso e ancor più lo è l’Inconscio Collettivo. Qui non abbiamo l’impressione di qualcosa che venga da fuori, ma sembra di contattare una entità diversa che non è la sintesi di elementi esistenziali di una precisa persona, ma a volte lo precede o lo incammina.

La voce che parla, intanto, è intelligente, ma il suo linguaggio non è il nostro linguaggio ordinario, la sua intelligenza non è la nostra intelligenza comune e la sua conoscenza procede oltre ciò che noi sappiamo.

Queste voci sono sempre esistite nella storia dell’uomo, solo che nei tempi molto antichi erano ritenute voci del divino ed erano seguite e venerate, oggi restano disarticolare rispetto al contesto cognitivo materialista e assumono un valore di guida molto intimo e personale, spesso non comunicate ad altri, per pudore e conformismo o per paura di essere presi per matti o mitomani, perché per la medicina o la scienza l’angelo è ancora l’espressione allucinatoria di una mente malata e la materialità obnublia o emargina tutto ciò che materialità non è. Grazie alla scienza, abbiamo imparato a distruggere la Terra perdendo le relazioni col sacro, abbiamo esasperato la razionalità perdendo l’anima.

Un tempo le cose erano diverse: i riti di iniziazione prevedevano periodi di isolamento nella foresta o nel deserto, accompagnati da digiuni, preghiere e riti, che avrebbero favorito la sconnessione dell’anima dal corpo e avrebbero permesso il contatto con forme di intelligenza superiori. L’uomo riceveva sogni, visioni, allucinazioni, messaggi, a forte valenza simbolica, che potevano riguardare il suo destino o, eccezionalmente, l’intera tribù.

‘Sogno, angelo, visione’ non sono che nomi diversi per ciò che riguarda l’attingere a campi superiori di conoscenza o coscienza, oltre il tempo, lo spazio e la contingenza. Le tribù antiche veneravano questo fenomeno dei sognatori di gruppo, come un patrimonio di saggezza super-individuale. Noi abbiamo perso questo valore individuale e collettivo, ma esso risorge là dove ci sono incontri e tensioni energetiche, come più persone in sintonia concentrate in uno stesso lavoro, sia esso conoscitivo o terapeutico, che producono ‘il bambino divino’, ‘il tredicesimo convitato’ o ‘l’entità angelica’ collettiva, come un risultato che travalica le singole personalità.

Questo, nel Cerchio d’amore, noi lo abbiamo sperimentato fino a un certo punto, poi abbiamo cominciato a perderlo per varie circostanze, relative ai nostro conflitti personali. I fattori necessari per questa produzione di una intelligenza super-individuale che poteva poi apparire come suono, sogno, profumo, luce, intuizione, poesia, pittura, visione o voce, dipendevano dalla coesione tra le personalità del gruppo, dalla continuità del loro lavoro, dall’unità di intenti, dalla mancanza di dispersioni e alienazioni. Purtroppo questo delicato equilibrio a un certo punto si è infranto e dopo è rimasta solo la nostalgia del ricordo. E, come avviene dopo la perdita di amori troppo grandi, io non ho saputo ricrearlo mai più.
Ma per 8 anni ci è stato dato di sperimentare una situazione eccezionale, rara per il combinarsi di energie e tempi, produttiva di nascite come un’alchimia precaria e preziosa, un preparato instabile, che è durato molto tempo e si è infranto quando le forze in gioco sono diventate centrifughe e non più centrate.

Quando un gruppo è molto coeso molte cose possono succedere. “Coeso” viene dal latino ‘cum haerere’= essere aderenti, uniti insieme, in un raro caso di empatia e fusione mentale.
Coesione indica un luogo ideale dove incontriamo noi stessi e gli altri su piani di grande accettazione e luminosità, là avviene il miracolo della conoscenza che è sempre evolutiva, la conoscenza come riconoscimento dell’unità comune a cui tutti apparteniamo.
Il gruppo costituisce un’unità ideale quando in esso sussiste l’amore, e l’amore si manifesta nell’umiltà e franchezza verso se stessi e nell’ascolto e partecipazione verso gli altri. Nei nostri Martedì le variazioni individuali per molto tempo emersero periodicamente e furono assorbite, il che significava che facevamo dei passi in avanti. Ogni cosa che riusciamo a contenere dell’altro in modo pacificante è un elemento che si aggiunge alla nostra completezza e ci fa crescere. Come possiamo contattare l’angelo, se non sappiamo nemmeno contattare il nostro vicino di gomito? Ovviamente eravamo diversi. Qualcuno non sopportava certi argomenti, uno la metafisica, un altro la politica, qualcuno non reggeva certi toni: troppa passione o troppo smorzamento, ci fu una signora che viveva solo per la meditazione e per lo zen, qualunque folla superiore a se stessa la metteva in crisi. Poteva raggiungere la santità ma senza relazioni umane. Altri erano incapaci di confrontarsi col proprio silenzio interiore. Chi conosceva la vita attraverso il pensiero non capiva chi la attraversava attraverso la pratica, e questa poi poteva essere umile e silenziosa o manifestarsi in modo vistoso. Qualcuno non capiva questo, qualcuno quello. Ognuno era se stesso, unico e diverso e apparentemente irriducibile. Ma fare un gruppo significava superare tutte le diversità e ci fu dato di farlo per un certo tempo, riconoscendo non il bisogno di ognuno, ma l’energia dello stare insieme.

Il gruppo è un fattore molto utile per la produzione di entità angeliche, perché ciò che l’uomo da solo non può fare, più energie unite e armonizzate possono farlo. Del resto le mie riflessioni sono sperimentate nei gruppi medianici che funzionano finché le energie dei componenti si integrano e si catalizzano unitariamente. Il gruppo produce un cuore, è come un insieme di frecce tutte direzionate verso il centro e il cuore produce energia e l’energia può diventare Persona: l’Angelo di gruppo.
Questa è di ordine superiore rispetto alla somma delle singole energie dei componenti e può moltiplicarsi in tante guide spirituali personalizzate. Ma la coesione e la centralità sono indispensabili.

I latini dicevano “hic et nunc” cioè “qui e ora” E dicevano anche: “fac quod facis“, fai ciò che stai facendo. Se stai mangiando, mangia, gusta il cibo. Se stai dormendo, dormi, gusta il sonno. Se fai rilassamento, stai rilassato. Se pensi al respiro, sii solo respiro. Se fai una cosa, non spostare le tue energie su un’altra, altrimenti è come se non facessi niente, non sarai né qui né là. Ma mi sono accorta che mantenere questa focalizzazione è molto difficile. E’ una questione di temperamento che va rispettata. Ma richiede anche delle scelte più mirate. Per comunicare profondamente con noi stessi e con energie individuali, è necessaria la concentrazione decentrata, che è una specie di vacuità o di abbandono, una specie di distacco da ciò che siamo a un certo livello per essere di più a un livello più alto, e se ciò è difficile nel singolo a maggior ragione lo sarà in un gruppo, dove l’evoluzione richiede il massimo di armonia.
L’Angelo lo si trova o in un rapporto inconscio di comunicazione profonda con noi stessi, o in un rapporto profondo e intimamente concentrato di comunicazione con un gruppo. Per la legge delle onde, se si crea una sintonia d’onda, avviene qualcosa di miracoloso, la discontinuità delle unità frazionate si allinea in una linea purissima di energia continua, i pacchetti quantistici di luce diventano un raggio laser. Ma basta che normali divergenze caratteriali mettano uno contro l’altro due componenti del gruppo perché le energie tutte si spezzino e tornino ad essere caos, disordine, malattia.
Anche questo lo dovemmo provare nel nostro gruppo, dopo otto anni di miracoloso lavoro comune. Perché nulla è eterno. Ma anche quello che muore dopo essere stato lascia una traccia inconfondibile nella memoria, per il bene che è stato, e che nessuno può annullare per umane ripicche.
..

Per leggere la PARTE SECONDA, vai a

https://masadaweb.org/2009/02/19/masada-n-878-15-2-2009-ho-visto-un-angelo/

La successiva testimonianza ci è stata mandata da un lettore, Enzo, di Palermo.
Lo ringraziamo.
Vi

Palermo 18 12 2009
Buon Pomeriggio, Viviana.
Ti racconto un po’ quello che mi è successo e comincio da quando avevo 37 anni.
Stavo molto male in quel tempo senza avere una patologia definita ma una situazione di malessere generale, il cuore arrivava persino a 150 battiti al minuto e il caldo insopportabile nel mese di gennaio tanto da uscire a torso nudo nel terrazzo con il freddo che non sortiva alcun effetto su di me e comunque una di queste notti, mentre ero a letto e non riuscivo a dormire per paura di morire, ad un tratto mi vedo accanto un alone del colore delle statuette fosforescenti al buio per intenderci, accanto mia moglie dormiva. Non avevo paura ma stupore. Da quella forma vaga fosforescente mi arriva una voce che mi sussurra: non devi aver paura di morire è come rinascere, comunque non è il momento. La voce era quella di mia madre morta 20 anni prima, non avrei mai pensato che ciò potesse accadermi e da allora la situazione è via via migliorata.
Ma andiamo a tempi più recenti. Mi trovavo per lavoro in una città, TORINO, e una notte, mentre dormivo, mi sveglio con la sensazione di essere osservato apro gli occhi accanto al mio volto vedo un volto di giovane che mi osservava con l’espressione serena e con l’accenno di un sorriso. Non faccio in tempo a chiedere che sparisce, dissolvendosi come il fumo di una sigaretta. Premetto che dormo come un ghiro e non so cosa sia svegliarsi di notte, ma andiamo alla seconda volta: stessa situazione, mi sveglio, sono ancora con gli occhi chiusi e vedo uno spettacolo meraviglioso: il cielo di notte tutto pieno di stelle, una favola! Ad un tratto tutte quelle stelle o punti luminosi cominciano a scagliarsi come frecce verso un ipotetico centro della visione e intrecciandosi fra di loro cominciano a formare un volto come quello che già avevo visto qualche notte prima, ma stavolta c’era l’intero corpo con le mani giunte a mo’ di preghiera. L’essere mi guarda sempre con l’espressione serena e fa un giro di 360° su se stesso, di fronte, di fianco, di spalle e poi di nuovo di fronte, mi sorride e sparisce! Una cosa meravigliosa! Apro gli occhi e dinanzi avevo ancora il cielo notturno pieno di stelle ma la dimensione reale sembra molto più piccola di quella a occhi chiusi.
Andiamo al terzo incontro, sempre di notte. Mi sveglio e sento di essere osservato, guardo ma non vedo nulla, ma sottocchio vedo uno seduto ai piedi del letto proprio dove avevo i miei piedi ma non avvertivo peso, sempre lo stesso volto, mi sorride e sparisce. Penso che ciò sia stata come una presentazione da parte sua come a volermi dire che da lì in poi tutto ciò che avrei visto o sentito o intuito era lui che mi aveva aperto quella porta. Infatti da allora, 1998, ho cominciato a vedere tante cose personali e no, quando faccio le domande non sento una vera risposta, ma se è sì avverto un tic nell’orecchio destro, se è no nel sinistro.
Oggi, 2009, continuo a vedere cose che debbono accadere, anche cose a me sconosciute che non ho mai visto, come oggetti inesistenti sulla terra. Di tanto in tanto lui torna a farsi vedere con la stessa scenografia di cielo notturno pieno di stelle. Il suo volto mi è rimasto impresso nella mente e lo descrivo : giovane, capelli chiari un po’ riccioli, naso piccolo e sottile, occhi grandi ed espressione serena da farti veramente stare tranquillo, e sempre luminoso.
Ecco la narrazione del mio incontro con un’entità o angelo, avvenuto senza volerlo o cercarlo. Ma ciò che ho visto specialmente nel secondo incontro vorrei che ogni persona potesse vederlo: MERAVIGLIOSO!
Ciao Viviana spero di essere stato esauriente e approfitto per farti gli auguri di un vero e meraviglioso Natale.Ciao..Ciao
Enzo

..
http://masadaweb.org

12 commenti »

  1. Gli angeli si fanno presenti a noi qui sulla Terra-a me oltre ad esperienze di chiarudienza,chiaroveggenza,ricordi di incarnazioni passate ed altro e’ capitato un contatto con un angelo che mi ha detto”sono Cherubino”-si e’ manifestato in vari modi finche’ ha lasciato una sua immagine sul mio rullino fotografico-vengono ad annunciarci un cambiamento nel nostro modo di intendere ed affrontare la vita- Giuliana

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 18, 2009 @ 5:00 pm | Rispondi

  2. Per te
    Pier della Vigna
    Profezia del lupo
    La conquista del silenzio
    Madonna della Nova
    La luce del giorno
    Salvami con le tue pietre
    Febbre di merkabe
    Il sole sulla pelle
    L’Arca dell’Alleanza
    Spine di Angeli amanti
    Nell’Obolo di Caronte

    Ho cancellato dall’iride una lacrima di cielo

    Ho cancellato dall’iride
    una lacrima di cielo
    parlava di dolci senzazioni andate.

    Ho strappato le mie gote
    come albero reciso alla radice
    ma il cielo era immobile ..
    ha raccolto nel suo manto
    il mio calice di vita.

    Un seme d’inverno

    Sono l’erba che nasce
    un seme di inverno
    una nuvola di pioggia.

    Dal Creato ho vissuto
    l’Era dei quattro elementi.

    Alla quinta era
    chiedo di essere rosa
    che profuma nelle mani di Dio.
    (Giusi Pontillo

    Cantico dei Boschi
    Tra il verde fogliame,
    canti di voci misteriose
    penetrano nel profondo di ognuno.
    Sono rami piegati alla volontà
    che il vento declina
    nei cavernicoli di un respiro profondo.
    Hanno il sapore di frutti maturi.
    Sono il ciclone,
    “la capacità di spazzare via le paure”.
    Sono le voci della coscienza,
    “al suo centro la serenità”.
    Hanno la sensibilità di ascolto
    di voci provenienti dall’alto
    che si liberano
    in un cantico celestiale,
    quando le illusioni
    restano preghiera
    sulla terra ancora umida
    di forti emozioni,
    quando i petali diventano l’etica
    di un valore supremo,
    “l’uomo si accende di luce”
    diventa senza alcun volere
    “il seme che germoglierà ancora”.
    Saprà respirare i profumi in altri boschi,
    in altre terre lontane
    e la sua anima
    saprà varcare cancelli fioriti,
    capaci di ascoltare con amore.

    Luna Selvaggia
    Un solitario impulso di piacere
    ti condusse per mano
    verso la meta ombrosa.
    Una fresca carezza
    albeggiava il tuo respiro,
    [ questo tumulto dei sensi]
    e lasciava rifiorire,
    un’emozione nuova e scintillante,
    mentre un giardino incantato t’invitava
    a lasciar germogliare
    la tua vita.
    Nel sole di settembre
    un custode della porta del tempo
    ti regalò un dono così grande:
    “capire il tuo passato”
    (mentre il cuore si schiuse
    per guarirti dentro);
    donandoti
    una preziosa lacrima di Luna.
    Il cielo ti invitò ad ascoltare
    i suoni della natura,
    creando la sinfonia della nostra vita.
    Tra le braccia dell’istinto
    “la sensualità”
    gradiva il miele svelato dalle fate
    e la vita ci raccolse i sui toni
    in coppe di fiori.
    Tra i baci ancora umidi,
    alloggiando per un attimo sulla
    Luna Nera dell’inconscio
    si poteva creare la nostra luce.

    Un angelo

    Vorrei un angelo al mio fianco ;
    un uomo dentro ai sogni;
    che portasse la luce
    nel buio dell’anima;
    che fosse sinfonia silenziosa.
    “Quell’uomo”:un angelo!
    Nel largo sorriso
    come fulgida perla.
    Nei lontani orizzonti,
    soglia dei deserti.
    Vorrei incidere tante dune
    come messaggi ;
    tante perle come ancore
    dentro ostriche ,
    per donare ad ognuno
    il suo cammino.

    Spirito Ribelle
    La montagna silenziosa
    mi si apre dinanzi,
    spirito ribelle.
    Sinfonia maestosa
    giocherelli nell’aria
    nell’aprica veste di colori
    nel mese d’aprile.
    Ti sento limpido e gentile,
    ruscello che nasci
    alla sorgente della vita;
    qui nel pieno rispetto del mistero;
    qui dinanzi
    a questo fragore di cascata.
    Un corpo in regresso odora l’infinito
    e giace dinanzi a questa spettacolare
    Madre Natura.
    E parlano le tue vite passate
    nella sinfonia celestiale
    di “Molte vite e un solo Amore”.

    Cercami
    ruscello limpido
    tra le montagne festose
    con i tuoi silenzi
    come tenue presenze d’angeli.

    Il sentiero del proprio Se
    Sono i sentieri del proprio Se:
    si lasciano cadere
    come velo di ipocrisia;
    come involucro dell’Io.
    Fulgida nostalgia d’Universo!
    A un seme in germoglio
    l’attimo ha trapiantato
    il nostro Io narrante
    a prossima infelicità.

    Commento di giusi pontillo — luglio 4, 2009 @ 7:44 am | Rispondi

  3. ma è tutto vero quello che hai scritto in questo articolo sugli angeli? sono rimasto meravigliato dalle risposte e i dialoghi con questi esseri.diverse volte ho cercato di comunicare col mio angelo,anche solo per sapere il suo nome,nulla,si vede che non ne sono degno.so solo che lui esiste ne sento la presena ma poi la cosa finisce li.che bello poter fare come te;sarebbe uno scopo nella vita e in certi momenti non mi sentirei terribilmente solo ed abbadonato a me stesso. ciao beniamino

    Commento di beniamino — dicembre 6, 2009 @ 6:26 am | Rispondi

  4. ma è tutto vero quello che hai scritto in questo articolo sugli angeli?
    sono rimasto meravigliato dalle risposte e i dialoghi con questi esseri.
    diverse volte ho cercato di comunicare col mio angelo,anche solo per sapere il suo nome,nulla,si vede che non ne sono degno.
    so solo che lui esiste ne sento la presena ma poi la cosa finisce li.
    che bello poter fare come te;sarebbe uno scopo nella vita e in certi momenti non mi sentirei terribilmente solo ed abbandonato a me stesso.
    ciao beniamino

    Mio caro Beniamino
    Hai un nome bellissimo, che vuol dire’amato dal Signore’ e dunque chi meglio di te può parlare con i suoi angeli?
    Io non ho merito di nulla. Senza che io le chiedessi, mi sono successe cose stravaganti nell’arco di 29 anni, oggi non mi succede più nulla. Perché? Sono l’ultima a saperlo. Se queste stesse cose le avessero raccontate a me prima di questo tempo avrei reagito con diffidenza, sarebbe stata la reazione normale che è poi la reazione di tutti. Quando le esperienze sono troppo anormali la mente razionale reagisce rifiutandole, è il suo modo di difendere le sue sicurezze.
    Ma che uno ci creda o no, queste esperienze sono sempre esistite, se ne parla da millenni e anche la nostra Bibbia ne parla, e non esistono per poter essere razionalizzate o credute, ci sono e basta. Semplicemente questi fatti testimoniano che l’esistente supera l’ambito della nostra ragione.
    Io non ho mai pensato di essere più degna di altri, come oggi che non sento più l’angelo, non penso di essere diventata meno degna. L’essere degni non c’entra. E’ un po’ come vederci bene o essere miopi, non è un premio o una colpa. Accade. La maggior parte delle cose che accadono non hanno un motivo per noi chiaro, innamorarci, andare in depressione, avere delle idee geniali o avere improvvisamente pazienza su qualcosa che ci ha sempre irritati. Credo che il 99% di quello che proviamo o sentiamo abbia cause a noi ignote.
    Le esperienze paranormali ci insegnano l’umiltà di capire che viviamo immersi nel mistero e qualche volta il mistero si comunica con segni per farci capire che con la ragione arriviamo solo a un certo punto, poi la ragione non basta.
    Io faccio testimonianza di questo. Se cerchi in Masada, trovi numeri in cui io racconto altre cose bizzarre che mi sono accadute. Cerco di raccontarle in modo minuzioso per essere il più possibile fedele ai fatti. Lo so da me che sembrano inverosimili, ma mi sono successe e fanno parte della mia esperienza.
    Di molte cose ora sono certa: non esiste la morte, nessuno di noi è solo, la realtà è in gran parte incomprensibile, la scienza e la religione hanno capito poco dell’esistente, nessuno di noi è meno degno di un altro, se solo abbandoniamo la mente al vuoto e, se ci spogliamo del nostro io, dei nostri desideri e della nostra personalità, possiamo scivolare in uno stato modificato di coscienza in cui si aprono nuove percezioni.
    Io non ho fatto nulla per questo, ma può aiutarti lo stato di dormiveglia del mattino, o lo yoga, o la meditazione trascendentale o qualunque pratica orientale che ti insegni a svuotare la mente. Una cosa ho capito: abbiamo un solo canale mentale e se desideri una cosa troppo lo riempi talmente che non entrerà più niente. In India insegnano ad abbandonare il nostro desiderio, a diventare vuoti di sé e ricettivi. Si aiutano con la respirazione e la postura. Ci sono molti corsi in questo senso, io non li ho fatti, ma so che possono aiutare.
    L’angelo è sempre vicino a noi e ci aiuta, ci aiuta anche in cose piccolissime, impara a parlargli e a chiedergli cose buone, e ascolta la piccolissima intuizione che proviene da lui. Ognuno ha il suo modo di contattarlo, e imparerai il tuo.
    auguri
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 6, 2009 @ 8:28 am | Rispondi

  5. Ciao Viviana
    Beata te che almeno hai fatto queste esperienze, io non riesco
    neanche a meditare ma non mi cruccio più di tanto, la mia densità forse
    mi è necessaria. Non desidero staccarmi dalle brutture di questo mondo,
    le voglio vedere tutte e trasmutarle dentro. Forse facciamo voto di
    “densità” prima d’incarnarci e questo potrebbe far parte del nostro
    lavoro qui. Ho abbattuto da tempo la mia torre d’avorio, era un luogo
    desolato e triste. Sono sempre quello di prima, buono e cattivo, adesso
    almeno lo so. Tu invece perchè vivi da eremita? Parlami di te. A
    presto
    Ciao, Giorgio

    Caro Giorgio

    non credo che si debba fare nulla di speciale per avere esperienze
    paranormali. O si hanno o non si hanno. Io sono nata con 4 bronchi e dunque
    una malformazione congenita irreversibile che a un certo punto a 35 anni mi
    ha portato vicina alla morte. Come l’ho scampata miracolosamente è
    cominciata una serie di fenomeni inspiegabili.
    Alcuni li puoi leggere in questo Masada

    Masada n° 858. https://masadaweb.org/2009/01/18/masada-n-859-18-1-2009-diario-paranormale-vedere-i-morti

    Credo che lo scopo di questa esperienza sia stato che io dessi testimonianza del mistero e questo io faccio
    cari saluti
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 16, 2009 @ 8:19 pm | Rispondi

  6. Cara Viviana e’ la prima volta che visiito il sito,non poui sapere(scusami il tu )come mi fa piacere aver letto il tuo articolo sugli Angeli anche perche’ e’ successo anche a me e ancora oggi non riesco a spiegarmi come sia potuto accadere non ho mai fatto niente per far si che succedesse come mai? pero’ e’ bellissimo tutto cio’ Ciao..Ciao

    Commento di vincenzo ribuffo — dicembre 18, 2009 @ 12:21 am | Rispondi

  7. Ciao Viviana
    Io sono un tipo timido e anche inizialmente diffidente ed allora ho fatto un po’ di ricerche su internet e ho scoperto che sei molto di più di quello che ti descrivi, sei modesta, in realtà sei molto più preparata di come ti descrivi.
    In un tuo messaggio mi ha colpito la frase “uno sciamano se lasciato solo si perde in quanto ha bisogno degli altri “ e lo sa Dio se ho bisogno degli altri e capire innanzi tutto me stesso e poi quello che succede.
    Ti voglio raccontare una visione bella limpida avvenuta in pieno giorno: sono le ore 15 circa il 03/09/2001, sono in un villino di amici vicino al mare abbiamo finito da poco il pranzo e mi accingo a sdraiarmi in una comoda sdraio a fumare una sigaretta chiudo gli occhi e mi rilasso ad un tratto vedo una città piena di grattacieli vicino al mare e un personaggio caratteristico infatti era un cowboy e con la mano sinistra era poggiato su due grattacieli grandi quanto lui e con la destra mi salutava,quella era Manhattan.
    Non riuscì a capire cosa volesse dire, lo capii il giorno 11 /09/2001 e capii pure i mandanti della strage.
    Vorrei chiederti un’altra cosa: il veggente a Torino che era anche pranoterapeuta mi disse del famoso alone o effetto Kirlian e siccome quando mi tocco nell’addome o nello stomaco o nel torace subito scatta un rilassamento e un senso di benessere cosa può voler dire? Potrei anche essere un pranoterapeuta e non saperlo? Mi piacerebbe aiutare tanta gente ma senza lucro, se avessi un dono che Dio ha dato gratis.
    Vincenzo

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 13, 2010 @ 4:04 pm | Rispondi

  8. A 37 anni stavo molto male in quel tempo senza avere una patologia definita ma una situazione di malessere generale, il cuore arrivava persino a 150 battiti al minuto e il caldo insopportabile nel mese di gennaio, tanto da uscire a torso nudo nel terrazzo con il freddo ma non sortiva alcun effetto su di me, comunque una di queste notti mentre ero a letto e non riuscivo a dormire ad un tratto mi vedo accanto un alone del colore delle statuette fosforescenti al buio per intenderci, e da quella forma vaga fosforescente mi arriva una voce che mi sussurra: “Non devi aver paura di morire e’ come rinascere, comunque non e’ il momento”. La voce era quella di mia madre morta 20anni prima. Non avrei mai pensato che ciò potesse accadermi e da allora la situazione è via via migliorata.
    In tempi più recenti mi trovavo per lavoro a TORINO e una notte, mentre dormivo, mi sveglio con la sensazione di essere osservato apro gli occhi accanto al mio volto vedo un volto di giovane che mi osservava con l’espressione serena e con l’accenno di un sorriso. Non faccio in tempo a chiedere che sparisce dissolvendosi come il fumo di una sigaretta. Premetto che dormo come un ghiro e non so cosa sia svegliarsi di notte.
    Una seconda volta, stessa situazione: mi sveglio sono ancora con gli occhi chiusi e vedo uno spettacolo meraviglioso, il cielo di notte tutto pieno di stelle, una favola; ad un tratto da tutte quelle stelle o punti luminosi cominciano a scagliarsi come frecce verso un ipotetico centro della visione e intrecciandosi fra di loro comincia a formarsi una figura dal volto che già avevo visto qualche notte prima ma stavolta tutto intero con il corpo aveva le mani giunte a mo’ di preghiera mi guarda sempre con l’espressione serena e fa un giro di 360° su se stesso, poi di nuovo di fronte mi sorride e sparisce, una cosa meravigliosa! Apro gli occhi e dinnanzi avevo ancora il cielo notturno pieno di stelle ma più piccolo.
    Terzo incontro: sempre di notte mi sveglio e sento di essere osservato, guardo ma non vedo nulla, ma sottocchio vedo uno seduto ai piedi del letto proprio dove avevo i piedi ma non avvertivo peso: sempre lo stesso volto, mi sorride e sparisce.
    Penso che ciò sia una presentazione, come a volermi dire che da lì in poi per tutto ciò c avrei visto o sentito o intuito,era lui che mi aveva aperto quella porta, infatti da allora 1998 ho cominciato a vedere tante cose personali e no, quando faccio le domande non sento una vera risposta ma se è sì avverto un tic nell’orecchio destro, e è no nel sinistro.
    Oggi 2009 continuo a vedere cose che debbono accadere, anche cose a me sconosciute. Di tanto in tanto lui torna a farsi vedere con la stessa scenografia di cielo notturno pieno di stelle. Il suo volto mi e’ rimasto impresso nella mente e lo descrivo: giovane, capelli chiari un po’ riccioli, naso piccolo e sottile occhi, grandi ed espressione serena da farti veramente stare tranquillo e sempre luminoso.
    Ecco la narrazione del mio incontro con un’entità o angelo, avvenuta senza volerla o cercarla ma ciò che ho visto specialmente nel secondo incontro vorrei che ogni persona potrebbe vederla: MERAVIGLIOSA!
    Ciao Viviana spero di essere stato esauriente e approfitto per farti gli auguri di un vero e meraviglioso Natale. Ciao..Ciao
    Vincenzo

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 13, 2010 @ 4:05 pm | Rispondi

  9. anche a me è successo ero una bimba di sette anni circa e stavo piangendo forte su un balcone di notte al settimo piano di una grande città
    ho visto una forte luce bianca e ho sentito una voce che mi ha consolato proprio per quella ragione per cui stavo piangendo.
    non ne parlo molto. ma è un’ esperienza che mi è rimasta nel cuore.

    Commento di artemide — novembre 25, 2010 @ 11:40 pm | Rispondi

    • Artemide mi fà piacere tu abbia vissuto questa esperienza, vorrei consigliarti di prestare maggiore attenzione a ciò che ti succede attorno, nulla succede per caso anche quello che ti è successo…potrebbe avere un seguito, stà sempre attenta. Ciao

      Commento di vincenzo — dicembre 1, 2010 @ 11:19 pm | Rispondi

  10. Da diverso tempo ormai “tampino” il buon Dio e tuti gli Angeli guaritori
    affinche’ i miei fratelli stiano bene.
    Un disagio ne e’ derivato, scioccamente o meno, di essere troppo
    assillante e con ansia e paura. Naturalmente, le questioni Divine forse non
    funzionano in questo modo, ma tant’e’… Dirigere la mente e’ prerogativa
    di pochi.
    Ecco cosa ho trovato ieri fra le mie carte, ricopiato a mano dal libro
    “colloqui con l’Angelo” .

    LE PAROLE DELL’ANGELO
    PUOI ESSERE RADIOSA SOLO SE CHIEDERAI DI ESSERLO.
    LA DOMANDA E’ NECESSARIA.
    NON STANCARTI MAI DI CHIEDERE.
    CHIEDI SEMPRE.
    PUOI CHIAMARCI TUTTI.
    SENZA DOMANDA NON POSSIAMO DONARE.
    DOMANDA E RICHIESTA SONO SEGNI DELLA CARENZA.
    SENZA CARENZA NON C’E’ SPAZIO PER DONARE
    VOI TUTTI STATE BEN ATTENTI. QUELLO CHE DICO E’ IMPORTANTE.
    LA PAROLA CREA.
    LA PAROLA CONCENTRA.
    TU HAI ESPRESSO IN PAROLE LA MANCANZA E LA SCINTILLA E’ POTUTA VENIRE.
    FAI BENE ATTENZIONE ALLA PAROLA.
    LA PAROLA COSTRUISCE.
    VOI TUTTI ANCORA NON SAPETE UTILIZZARE LA PAROLA.
    PAROLA NOME MISTERO.
    SE PRONUNCIATE “SIA”, SARA’.
    SE NON PRONUNCIATE NIENTE NON SARA’ NIENTE.
    L’AZIONE E’ LA PAROLA DEL CORPO.

    Aurora

    Commento di MasadaAdmin — marzo 15, 2013 @ 12:09 pm | Rispondi

  11. La bufera di Dicembre

    E sei venuto a me
    Come bufera di Dicembre
    In un anno eccezionale
    Come neve sulla pelle.
    Puntavo a Gerusalemme
    Come meta della nascita
    E nella risalita sublime
    I fiocchi silenziosi
    Coprivano le più alte sfere dell’anima.
    E sei rimasto solo
    Come guerriero davanti alla capanna
    Cercando altre vie per mettere a tacere
    Questo cuore ferito…
    I pastori sono tutti infreddoliti
    E il fuoco scoppietta sulle strade
    Se tutto il freddo di stanotte
    Ti gela nelle vene
    Pensa che c’è sempre una stella luminosa
    Che brilla per tutti i sofferenti !
    Allora se resti tutto solo:-
    Aspetta insieme a me questo Natale
    Dal’evento eccezionale!

    Commento di giusi pontillo — dicembre 15, 2013 @ 8:07 am | Rispondi


RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: