Nuovo Masada

febbraio 6, 2009

MASADA n. 870. 6-2-2009. Biografie: CHIAROVEGGENZA

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Viviana Vivarelli

La vita ha il potere di manifestarsi alla vita
Meyers

Quando è il tempo del fare, fai. Ma quando non è più il tempo del fare, ricorda.

Ho sempre pensato che i 29 anni di sciamanesimo naturale che mi sono capitati per motivi ignoti non fossero finalizzati tanto all’aiuto dell’altro (che pure ci fu), quanto al “dare testimonianza”.
A questo dovere posso adempiere anche con la memoria, anche se troppe cose col tempo sono state dimenticate e si sono diluite in una specie di rassegnazione anche gli interrogativi capitali che al tempo turbarono le mie notti.
Non mi sono ritenuta mai una medium, ma so che Jung lo fu e accettò tranquillamente quando gli accadeva. Io no.

Jung considerò sempre gli eventi straordinari e le esperienze paranormali come spie di qualcosa che cercava di rivelarsi ma che non era possibile definire o capire, per cui si poteva solo prenderli come indicatori che la realtà è molto più ampia di quel che ci appare.
Jung pensava che fosse pericoloso impedire a ciò che si voleva manifestare di farlo.
Io, al contrario, ho fatto sempre di tutto per tornare ad una percezione ordinaria della realtà, a come ero prima, per cui posso scrivere della chiaroveggenza solo ora che so per certo che questa capacità mi è scomparsa.

Noi conosciamo il mondo ordinario della percezione, ma in noi esistono canali che possono orientarci verso il mondo non ordinario. Il nostro corpo si espande orizzontalmente ma la nostra anima ha una dimensione verticale che può essere raggiunta anche attraverso i fenomeni paranormali. Per Jung anima e natura fanno parte di uno stesso quadro, l’uomo è al centro di tutto ciò che esiste, il visibile come l’invisibile.
La nostra cultura tende a portare tutto al visibile ma non so se questo sia proprio un progresso. Certo, la ragione e i sensi sono importanti ma sento che è riduttivo inchiodare l’uomo solo a questi modi del conoscere e imporli come codificatori di un dominio che non può ampliarsi oltre i limiti che egli stesso si è dato. Non bisognerebbe mai porre limiti alla conoscenza umana o ci imprigioneremo sotto i limiti stessi!
E poi non mi sembra che tutto questo sistema materialista che si è imposto col pensiero moderno abbia realizzato un regno del bene su questa Terra o abbia vanificato i fantasmi e gli idoli dei vecchi culti, mi pare piuttosto che ad essi ne abbia sostituito solo altri più bassi e scadenti, in primo luogo il culto della razionalità materiale.
Jung pensa piuttosto ad una realtà globale comprensiva di cose che vediamo e di cose che possiamo non vedere, un insieme in parte manifesto e in parte nascosto. C’è una prospettiva in cui la psiche tende alla percezione di ciò che è materiale ed una prospettiva in cui si apre alla percezione anche di ciò che non materiale: “Se la psiche è capace di percezioni telepatiche, chiaroveggenti e precognitive (e i fatti dimostrano che ciò accade) si trova almeno in parte a vivere in un ‘continuum’, che sta fuori del tempo e dello spazio”.

Dopo che, a 35 anni, in sanatorio mi fu fatta una diagnosi di morte a breve, la mia testa si ri-orientò a causa dello schok traumatico che cambiò la mia vita. Qualunque fossero stati i miei paradigmi ereditari o culturali, essi subirono un brusco cambiamento e di colpo la mia mente prese a percepire segnali sensoriali e mentali nuovi che stavano oltre alla soglia della percezione ordinaria. Questa dilatazione psico-sensoriale durò 29 anni, si aprì di colpo e si chiuse di colpo. In questo nuovo mondo mentale e percettivo apparve la chiaroveggenza.

Si definisce chiaroveggenza la capacità di vedere, senza alcuna causa giustificativa razionale, fatti avvenuti nel passato o che avverranno nel futuro. Jung avrebbe detto che lo shock mi aveva aperto improvvisamente la via verticale.

Per i primi 7 anni questo cambiamento improvviso a cui non ero preparata mi terrorizzò, vissi l’orrore di essere diventata di colpo aliena a me stessa, pensai di essere affetta da sindromi schizoidi e attraversai una cupa depressione con tendenza suicide che durò sette anni. Tanto mi ci volle per accettare il cambiamento. La diagnosi di morte era stata quasi scontata dopo 35 anni di malattie dovute a una malformazione congenita al polmoni che minava le mie capacità respiratorie, finché nell’aria inquinata di Sesto San Giovanni ero arrivata al tracollo. Poi ci fu come un cedimento graduale, un arrendersi fatalistico, una accettazione che non fu mai completa, per cui non smisi mai di tentare di tornare esattamente come ero prima e alla fine ci riuscii, producendo, dopo 29 anni, la cessazione istantanea e completa di tutti “i sintomi”: la mente ordinaria ebbe la meglio sulla mente straordinaria e finalmente ebbi pace. Ero guarita. Ero tornata come la maggioranza degli umani e questo era il sollievo della normalità.
Immagino che, se fossi vissuta in un altro contesto culturale, la mia vicenda sarebbe stata diversa e avrei trovato maestri di sciamanesimo, adempiendo al mio compito in modo diverso, ma questo non accadde e non ci fu nessuno che mi aiutò ad accettare il mio cambiamento senza terrore.
Sopratutto nei primi 10 anni, quando non parlai con nessuno di quello che mi succedeva, mi informai come potevo, sui libri o con contatti con altri sensitivi, per capire se il nuovo mondo in cui ero precipitata facesse parte anche di altri universi umani.
Via via che le analogie con altre esperienze di vita crescevano e studiavo altre culture e altre visioni della vita e della morte, mi rassegnavo ad accettare la nuova me stessa, sapendo che, come la mia ragione non poteva prendere come accettabili le mie esperienze, dovevo dare per scontato che la maggior parte degli altri non accettasse come vere le cose che raccontavo, cosa che faceva di me una isolata e una esiliata.
Nulla odia di più l’essere umano che sentirsi diverso in un aggregato, perché ciò equivale al rischio di una delle più antiche pene tribali: l’espulsione dalla tribù-madre, colpendo il suo atavico bisogno di appartenenza. Quello che temevo, insomma, era di diventare una reietta, una rifiutata, perché non mi omologavo più agli altri.
Anche per questo sono stata sempre vicina ai diversi, agli emarginati, ai rifiutati, a quelli che sono respinti per sesso, religione, fede, genialità, povertà, originalità o qualsivoglia differenza esista sulla Terra e permetta ai tanti uguali di rifiutare i diversi. E’ proprio questo rifiuto sociale e culturale, probabilmente, la causa prima per cui oscuriamo dentro di noi la via verso il paranormale, fin dalla nascita: la necessità di essere accolti da una comunità e di essere accettati come uguali.
Noi non sappiamo quando l’appartenenza sia una necessità radicale che ci condiziona, per cui cassiamo fin dalle fasce la nostra parte super-normale, così da modificare istantaneamente persino il nostro apparato percettivo, pur di omologarci al gruppo in cui viviamo.
Per mia disgrazia il mio gruppo di appartenenza è quello di un paese occidentale fortemente materialista, dove la religione allontana l’uomo dall’anima e dove chiesa e scienza fanno a gara per annientare la parte sottile dell’uomo, quella aperta ad altre dimensioni, in una condanna cieca e totalitaria in cui si manifesta un potere così assoluto di dominanza da lasciare sbalorditi e da impedire non solo qualsiasi ricerca sul campo ma addirittura qualsiasi possibilismo cognitivo.
Ciò che il potere scientifico o clericale non riesce a capire per un proprio limite istituzionale, è condannato a essere eresia e bestemmia. Il potere sugli uomini è anche un dispotismo sulla conoscenza, esecra ciò che non è e non sa e lo vieta tassativamente, distorcendo la psiche umana, come se il riconoscimento della sua impotenza producesse l’estinzione del potere stesso.
Per cui capii fin dall’inizio che c’erano due categorie di persone da cui dovevo guardarmi attentamente: i preti e i medici, oltre ovviamente ai materialisti e agli scettici, il che mi isolava da gran parte della gente.
In questa fetta di umanità posso inserire quasi tutti i maschi italiani, chiusi in ferree armature di presupponenza, ragioni, convenzionali, massicciamente conformati e poco inclini ai viaggi di coscienza o alle aperture di infinito, soprattutto se dotati di scarsa cultura e sensibilità, ignari di altre religioni, che non si sono mai confrontati con altre civiltà e culture e sono poveri di conoscenza e di immaginazione. Il nostro tempo è povero d’anima, fortemente condizionato e omologato, e basa la sua sicurezza su un sapere-potere rigido e assolutistico in cui la diversità è messa al bando e spinge gli uomini ad omologarsi il più possibile nel timore di essere emarginati se si aprono al mondo oltre se stessi.
C’era invece una categoria di persone più amicali ed aperte: la maggior parte delle donne, sia che avessero avuto esperienze paranormali o meno, per una forma mentis più accogliente, curiosa e possibilista, e infine c’erano tutti coloro che, in varia misura, erano stati graziati da esperienze paranormali. Come scoprii facilmente, questo numero era molto più grande di quello che immaginavo.
La chiaroveggenza in particolare era la manifestazione più nota, con sogni, premonizioni dirette, presentimenti, intuizioni, e quasi ogni persona aveva avuto nella sua vita almeno un episodio dove aveva visto il futuro o si era salvata sfuggendo a un pericolo o era stata attratta misteriosamente e fatalmente da una occasione fortunata, un luogo importante, una persona amata…

Questa possibilità di prevedere il futuro non è rara, esiste in ognuno, ed è inutile fingere che non esista, sarebbe mentire a se stessi, sarebbe un discorso sterile che manifesta, come ho detto, solo una rigida pretesa di dominanza della razionalità che si fa forte dei dogmi autoreferenziali di chiesa o scienza, basati solo su carenze di esperienza e di comprensione e sul potere brutale di conformare chiunque ai propri limiti. Nulla è peggiore per la verità del potere che idolatra se stesso e che nega o ripudia ciò che non può capire o controllare. Del resto chi poggia la verità su dogmi (e anche i paradigmi scientifici sono dogmi) pretende già a priori di rinchiudere le possibilità infinite della vita in un recinto che lui stesso ha confezionato per proprio uso e consumo. Dal momento che anche la conoscenza è una forma di potere, accade che chi gestisce il potere voglia gestire anche la conoscenza.

La prima cosa che accade dopo quello che devo definire miracolo, in quanto il mio corpo malato si modificò di colpo, i quattro bronchi divennero due come dovevano essere e guarii improvvisamente invece di morire, fu che sentivo come mie sensazioni forti di persone che non conoscevo e che mi passavano casualmente accanto. All’inizio furono i malati di mente. Ricordo al mare, in spiaggia, il tremito profondo pieno di pianto e disperazione che mi prese accanto a uno sconosciuto a cui dissi piangendo: “Basta andare da tanti medici! Girare tanto! Non possono fare nulla per te! Ma poveretto, quanto soffri!” Parlai come in trance e ricordo il cerchio stupefatto dei presenti che mi guardarono come un fenomeno da baraccone.
La percezione della malattia dell’altro fu la prima cosa che mi arrivò. Di fronte a queste “irruzioni” psichiche ero totalmente indifesa. Del resto quello della mancanza di difese fu il primo problema che mi trovai ad affrontare.
Episodi simili però si erano manifestati anche nell’infanzia con visioni emozionali e simboliche che irrompevano di colpo nella mia coscienza, ma erano state rare.

Da ragazzina mi passò accanto una donna che abitava nella mia strada. Mi vidi di colpo roteare dentro un enorme imbuto che mi risucchiava, in questo imbuto finivano vorticando piccoli oggetti di uso comune, ma per quanti ne entrassero e scomparissero nel buco, il buco nero restava inesorabilmente vuoto. Di questa persona seppi che era stata fermata come cleptomane.

Avevo forse 14 anni e al piano terra del mio palazzo abitava un ragazzetto. Quando gli passavo accanto avevo le vertigini e un profondo senso di malessere. Vedevo mentalmente un paesaggio oscuro, con una palude nerastra e un mulino a vento che vorticava parole senza senso e al posto delle pale aveva delle mani che giravano. L’immagine mi atterriva. Divenuta adulta, tornai per caso nella stessa zona e incontrai il ragazzo ora adulto. Sembrava uno spaventapasseri, alto, magro, allampanato, con un brutto impermeabile troppo grande e sporco. Ripeteva tra sé e sé a voce alta parole senza senso e girava le mani a vuoto nell’aria. Mi dissero che aveva tentato di strangolare la madre ma non gli avevano fatto nulla, riconoscendolo affetto da gravi problemi mentali.

Quando entrai nel periodo “modificato” abitavo a Pavia, e, per vincere il profondo senso di estraniamento che provavo in quella città chiusa e ostile, e per combattere la depressione, mi ero iscritta a Filosofia per la seconda laurea. Studiare è sempre stata la mia via primaria per combattere le difficoltà della vita. Avevo passato studiando i 29 di prigionia presso un padre padrone che aveva ucciso la mia libertà e attraverso lo studio avevo superato tanti momenti duri.
Così presi a frequentare, io più grande, studenti più giovani e di alcuni ero amica.
Ricordo due “visioni”. La visione è diversa dalla mentalizzazione perché è esterna, persistente e ti colpisce come un colpo secco perché sembra vera e fisicamente tangibile.

Una riguardò la mia amica Francesca. La vidi di colpo vestita di bianco accanto a un uomo molto vecchio e scuro, magrissimo, raggrinzito, affamato, nudo e con un perizoma, che si teneva con un braccio alle sue spalle e lei lo sorreggeva e aiutava per quanto sembrasse sfinito e morente. Dissi a Francesca: “Francesca, tu non diventerai insegnante di filosofia, come pensi. Farai una cosa totalmente diversa”. Ma non sapevo bene cosa, infermiera forse, visto l’abito bianco. Accadde che Francesca andò in Madagascar con un missionario ed altri ragazzi a costruire una scuola. Quando tornò era trasfigurata. La sorellina la disegnò col corpo in Italia e la testa come un palloncino in Madagascar. Parlava sempre di quella esperienza e di quanto le aveva dato. Poi la vita ci allontanò. Molti anni dopo guardavo la trasmissione Geo&Geo, che in genere non guardo mai, e vedo Francesca vestita come nella mia visione, pantaloni bianchi e casacca bianca, ed è lì che spiega pianamente a Licia Colò la sua storia: è diventata membro di una associazione che lavora per salvare i popoli del terzo mondo in via di estinzione.

Di un’altra ragazza dell’università ricordo che si faceva notare per una grossa motocicletta nera e una tuta in cuoio nero da motociclista in cui faceva colpo con le sue lunghe gambe. Ma io lo vidi di colpo in un modo paradossale: era vestita da suora, non solo, da suora di clausura, in un ordine antico, per cui portava un abito bianco, pesante, con un cappello alto e con le punte. Ma di questa visione non ebbi mai alcun riscontro.

Queste visioni erano nitidissime e reali come appartenessero a un’altra realtà che irrompeva di colpo in questa e non era diversa da questa salvo la sua incontestabile incongruità.

Un amico lo vidi improvvisamente vestito con una tonaca nera, di vecchio tipo con tanti bottoncini, e gli dissi che forse in un’altra vita era stato un prete e lui si mise a ridere e mi raccontò che da piccolo giocava a fare il prete e celebrava messa, poi mi fece vedere una sua foto in abito da carnevale ed era vestito da cardinale.

Nella veggenza c’è una sola cosa che conta: il riscontro. Null’altro dà la cifra di quel che hai visto. Ma se il riscontro fosse totale su ciò che vedi del futuro, allora tutto sarebbe scritto e non avrebbe senso parlare di libero arbitrio. La veggenza mette a rischio molte delle nostre certezze, non solo il tempo ma il libero arbitrio, per cui non mette in discussione solo quello che la chiesa, la cultura e la scienza ci hanno imposto, ma la valutazione stessa delle nostre scelte.
E poi io ero perseguitata da un dettato automatico che diceva: “Attenta! Anche nell’al di là ci sono ingannatori!”. Anche di questo potevo fare esperienza. Ma fin che la cosa durò, fui sostenuta da una specie di certezza su quello che vedevo. Era l’intuizione di toccare un assoluto in cui non c’era ombra di errore. Potevo sbagliarmi su quello che pensavo, ma se una di queste immagini si presentava fuori di me o e si evidenziava sotto la fronte in mezzo ai miei occhi come in un video televisivo interiore, dovevo parlarne con sicurezza. Poteva presentarsi come una serie di immagini o come un film molto chiaro o anche come una serie di simboli da codificare ma possedeva un carattere totale di indubitabilità.
Come dato di fatto, posso dire che la cosa su cui fui sempre più incerta furono i figli. In genere il numero di figli nati era inferiore a quello che vedevo, ma non sempre gli aborti venivano riconosciuti, non sempre i parti erano difficili se li vedevo difficili. C’era un minus costante in questa previsione.

Ma qui ho un caso molto carino. Venne da me da una giovane signora e le dissi immediatamente che avrebbe avuto due gemelle. Una sarebbe stata più piccola ma erano entrambe sane e belle. Lei rimase sconcertata e quasi si offese. Aveva avuto seri problemi ginecologici e alla fine le avevano chiuso le tube. Era dunque matematicamente sicura che questa nascita non poteva realizzarsi in alcun modo e si sentiva ferita dal fatto che gliene parlassi. Non poteva generare già da prima, e ora ogni possibilità era stata esclusa dall’intervento, quindi qualunque accesso a questa cosa poteva solo farla soffrire. Ma la mia visione era chiara e non potevo cancellarla. Così ognuna restò ferma nella sua certezza e lei se ne andò per niente contenta e sentendosi ingannata.
Poco tempo dopo, una sua amica mi fece sapere che, per un caso inspiegabile, era rimasta incinta, forse la chiusura delle tube non era stata fatta bene, e quella impossibilità precedente a generare era di colpo sparita. Certo è che, smentendo qualunque ipotesi medica, ora aspettava due gemelli. E furono due femmine, esattamente come avevo previsto. Una più piccola, come è normale che accada, ma entrambe sane e belle. Peccato sapere della sua gioia da una sua amica, e non da lei direttamente!

Così col passaparola cominciò una lunga serie di visitatori da tutte le parti d’Italia, dalla Sicilia e dalla Svizzera persino, persone che affrontavano anche lunghi viaggi per conoscermi, sedersi davanti a me in silenzio mentre io parlavo per due ore o più e raccontavo tutto quello che ‘vedevo’. Davo a tutti una registrazione dell’incontro per cui le mie parole venivano registrate affinché fosse possibile riscontrare cosa era stato previsto con esattezza e magari mi sarebbe anche piaciuto sapere poi come andava e fare delle statistiche, ma raramente le persone mi telefonavano per dirmi come era andata. Sapevo solo per caso da terzi di predizioni verificate e potevo solo constatare che il flusso di persone che venivano da me da ogni parte d’Italia aumentava, per cui posso arguire che quelle predizioni dicessero il vero. Credo di aver visto così un migliaio di persone. E alla fine fui anche chiamata come sensitiva dalla Rai ma mi rifiutai a essere esibita come un animale da circo e del resto non avrei saputo fare degli effetti speciali a comando e ritengo che ogni volta che la televisione si è occupata del paranormale lo abbia fatto con danno a temi e persone, squalificando tutto con un volgare materialismo poco serio e pacchiano.

Di questi contatti cominciai ad averne tanti. La persona non parlava, si sedeva di fronte a me. Io mi aiutavo inizialmente con qualche mantica tradizionale, la mano, la scrittura, il disegno, il tema natale… poi le visioni al centro della fronte cominciavano a fluire. Non potevo comandarle o frenarle, potevo solo estraniarmi da me stessa, spersonalizzarmi, mettermi come a lato della mia mente. Per i primi tempi la visione era accompagnata da un aumento della mia temperatura corporea per cui mi pareva di avere la febbre, bollivo letteralmente e diffondevo anche nella stanza un calore fisico come fossi una stufa, per cui i visitatori si lamentavano del gran caldo poi questo fenomeno termico si affievolì e scomparve. Mi pareva di identificarmi col soggetto che avevo davanti e che non dovevo guardare, mi sembrava di essere lui e se aveva una sofferenza fisica la sentivo nella parte corrispondente, se aveva male a una gamba anche io sentivo male a quella gamba. Questo lavoro all’inizio era molto faticoso e mi sfiniva. I visitatori restavano ammaliati, non avrebbe voluto andarsene via mai, ma dopo due o tre ore (a volte mezza giornata) ero costretta a congedarli e mi dovevo stendere sul letto al letto al buio con un profondo malessere, totalmente sfinita, per riprendere me stessa. Poi questi effetti pesanti scomparvero.
Qualche volta la persona aveva un problema e aveva spasimo di parlarne, e so che parlare è una terapia, ma la convincevo a stare in silenzio e a parlare solo dopo, preferivo che stesse zitta per concentrarmi sul mio occhio interiore, senza essere influenzata da nulla, per cui nemmeno la guardavo e guardavo dentro di me, raccontando via via quello che vedevo nella mia testa come su un video.
In fondo anche Jung aveva fatto la stessa cosa. Una volta, da giovane, era seduto a un pranzo di nozze, aveva di fronte uno sconosciuto, e aveva cominciato a narrare una specie di storia su un personaggio che gli nasceva nella mente, col suo carattere, la sua vita e i suoi trascorsi, e si era accorto, dall’imbarazzo di coloro che erano seduti vicino, che stava raccontando per sommi capi proprio la vita della persona seduta davanti.
Questo io facevo. Un lavoro di immedesimazione.
Era come se costruissi, sentendomi il protagonista, come in una narrazione, un carattere, una storia, una vita, di più: il motivo per cui quella vita era venuta in essere, lo scopo fondamentale dell’esistenza di ognuno. Ma, pur diventando l’altro, lo vedevo da una prospettiva leggermente diversa dalla sua, amplificata, per cui apparivano fatti dimenticati, traumi rimossi, eventi non ancora conosciuti, significati che potevano essere non colti, scopi futuri.
Non ho mai pensato cosa provasse chi mi stava di fronte in quella ricostruzione. So vagamente che molti arrivavano tesi ed emozionati, pallidi e nervosi, come di fronte a un ignoto pauroso e nel corso di quelle ore si rilassavano via via, diventavano più sciolti e sereni, allentavano le tensioni, cambiavano anche fisicamente, prendendo un viso più disteso, un colore più roseo, occhi più brillanti. Forse chi li aveva raccomandati a me aveva esagerato, la gente spesso si lascia trascinare dal mistero e sbanda un po’ o dice cose non vere, o forse avevano l’ansia di sapere ma insieme la paura di scoprire che li attendeva cose paurose e dolorose.
Io non ho l’aspetto di una che incute timore, potevo sembrare al più una zia e adesso una nonna e la mia voce li rinfrancava, la mia ricostruzione li confortava, lentamente cominciavano a vedere la loro vita in un altro modo, più profondo, più colmo di significato. Io capivo che avevo fatto un buon lavoro perché cambiavano sensibilmente, la pelle più rosea, gli occhi più brillanti, il viso disteso, il modo stesso di camminare più sicuro e un senso di fiducia maggiore verso se stessi e la vita. Per quanto la morte e e le disgrazie fossero le prime cose che vedevo, sono sempre stata ben attenta a non spaventare nessuno con predizioni funeste e quando vedevo una persona molto tesa, glielo dicevo subito: “Rilassati! Guarda che le cose brutte non te le dico!”; e perché dirle poi? In fondo io dovevo morire, anzi da piccola ero convinta che a 37 anni sarei morta e la stessa cosa è scritta sulla mia mano sinistra, ma poi le cose erano cambiate ed ero stata miracolata, e questo era scritto sulla mia mano destra che mostrava il triangolo chiromantico del miracolo, perché dunque avrei dovuto spaventare qualcuno con predizioni mortali che forse non si sarebbero realizzate come era avvenuto per me?

Per quanto tutti volessero inizialmente risposte precise a interrogativi inquietanti, il mio compito non era nemmeno quello di fare previsioni precise al dettaglio o di rispondere alle domande del momento, cosa che pure facevo, quanto di permettere un riesame della vita, una riflessione interiore, la scoperta del proprio compito esistenziale con una stima maggiore di se stessi. Perché in fondo ci amiamo tutti come la cosa maggiore che amiamo, ma come ci amiamo male! Non siamo sempre, come diceva Laura bionda, le madri amorose di noi stessi.

In ogni caso, per amore di serietà e sapendo quando la gente ami illudersi oltre il reale, registravo sempre quello che dicevo (2-3 ore di monologo, a volte anche due pomeriggi consecutivi se c’era anche dell’apprendimento da portare avanti o del pericolo immediato) su audiocassette, così che fossero possibili i riscontri e dicevo che non importava che tornassero, ma se proprio volevano farlo, non si facessero vedere almeno per un anno per dar modo alla vita di prendere le sue strade e per verificare quanto era stato indicato. Molti sarebbero venuti da me tutti i giorni, come si fa con uno psicologo o con un confessore spirituale, nei momenti di bisogno, ma evitavo ogni dipendenza. So, in effetti, quando sia grande il desiderio dell’uomo di sentir parlare di sé, di essere accolti, di trovare la madre perduta, la grande ascoltatrice amorosa, di avere qualcuno che dedica solo a lui un tempo prezioso, siamo tutti creature inascoltate e il confidente come il confessore ci possono apparire doni del cielo, ma ho sempre pensato che non si devono creare dipendenze e che l’uomo non certo di dipendenze ha bisogno ma di autonomia. È l’emancipazione che va aiutata non la dipendenza. E anche per questo non avrei potuto svolgere il lento e impegnativo lavoro di un assistente psicologico o spirituale. Se poi rivedevo qualcuno, almeno dopo un anno, e mi diceva: questo è successo, questo no, il colloquio era breve e sbrigativo e, per quanto non ricordassi nulla di lui, riprendevo in un certo modo, da dove ero rimasta, perché io non lo ricordavo ma la mia parte interiore sì.

Devo dire che in questi incontri sono stata fortunata. Per quanto aprissi la mia casa a tutti, non ho mai incontrato ladri, assassini, malfattori, persone che potevano e volevano farmi del male.
Ma alcuni incontri, pochi per fortuna, mi lasciarono a pezzi, come per un fenomeno di invasione psichica.
In due casi almeno subii delle vere infezioni.

Il primo fu terribile e si trattò di un necrofilo, un giovane che desiderava possedere donne morte e riempiva sfilze di piccoli diari rosa a quadrettini su questa ossessione, raccontata nei particolari con una piccola grafia rotonda da bambino, vergata con inchiostro verde. Voleva che leggessi questi diari dall’aria così tenue e mite ed era lui stesso apparentemente innocuo, roseo e tenero, con la faccia rotonda e glabra, molto gentile. Ma mi rifiutai. Lo stesso cercò anche di entrare nel mio gruppo di psicologia del martedì ma riuscii ad allontanarlo, per quanto gli altri lo avessero accolto con simpatia per questa sua apparenza docile e accattivante

Il secondo caso fu l’unico caso di possessione che abbia mai incontrato (o almeno così credo): una signora dominata dalla vita di un’altra donna, vissuta secoli prima, che entrava nei suoi incubi e condizionava i suoi errori, come se in questa vita dovesse ripetere tutto quello che aveva fatto nella vita passata. Questa energia era così disturbata che mi fece ammalare per 3 settimane.

Io amo la psicologia, non sono una psicoterapeuta ma una studiosa e insegnante di psicologia, però ho sempre rifiutato di essere una analista, lavoro per cui sono negata e per cui non avrei il curriculum corrispondente, anche se quegli anni passati a parlare con tante persone di loro stesse si pongono, se vogliamo, in un aiuto che può essere parallelo a quello di un analista (in Jung la figura di veggente si mescolò sempre alla figura di analista).
Pur non essendo una analista, riesco a capire il fenomeno di infezione psichica descritto da chi deve curare a lungo pesanti patologie psichiche.

Di questo parlai a uno dei miei ultimi docenti a Filosofia, contravvenendo alla regola per cui un allievo non interrompe una lezione universitaria con le sue fantasie personali. Ma io lo feci.
Interruppi un docente mentre parlava, alzandomi e dicendogli di colpo che lo vedevo come un astronauta, con un grosso scafandro, che entrava in una caverna fatta come un gigantesco orecchio ma che lo scafandro non lo salvava più dall’infezione di ciò che sentiva e che era in pericolo.
Il professore non batté ciglio. Fece una piccola pausa e riprese la lezione come se non avesse sentito. Era un analista lacaniano e immagino di aver percepito un suo stato di esaurimento professionale.

In un’altra occasione interruppi, alzandomi in piedi e parlando di botto, una conferenza di parapsicologia, alla Biblioteca De Bono Bozzano di Bologna, che è la più grande biblioteca di parapsicologia d’Italia, quando ancora era nella vecchia sede di Via Orfeo. Non so nemmeno di cosa si parlasse. Ma io mi alzai in piedi e sbottai in una visualizzazione terrificante. Credo sia stato uno dei rari casi in cui ho parlato in trance, certo è che non ho memoria di nulla di quello che dissi o feci e so della cosa solo perché alcuni dei presenti poi me l’hanno raccontata. Ero terrorizzata e tremavo, dicevo che c’era un fumo nero di fuliggine che era il Male che si stava alzando dai Balcani. Dicevo che avrebbe portato molto dolore e sofferenza. Il conflitto nei Balcani sarebbe scoppiato dieci anni dopo. Per cui non credo che la cosa abbia sortito molto effetto, salvo il fatto che io parlassi da sola come una pazza. Credo sia stata una delle rare volte in cui ho percepito il Male, oggetto di cui non parlo mai, e lo vedevo come una spirale di fuliggine, del tipo che si vede nel film ‘Il miglio verde’. In poche altre occasioni, molto poche per fortuna, ho percepito il Male, l’ho visto come una ragnatela nera, un cane nero, un vorticare a cespuglio come i rovi che rotolano nel deserto…

Sempre sulla Biblioteca di Parapsicologia, ricordo che il direttore era in ambascia perché i volumi raccolti erano troppi e il pavimento dei vecchi locali di Via Orfeo minacciava di cedere, e non si sapeva, allora, che soluzione dare a questo problema.
Io vidi chiaramente che il problema si sarebbe risolto in modo facile e rapido, la Biblioteca si sarebbe trasferita in centro e vedevo il luogo da fuori, dicendo che sembrava una vetrina, come poi fu, quando si spostarono in via Marconi. Nessuno mi prese in considerazione. Ma avvenne che una signora molto ricca di Bologna, la signora Pezzotta, che era stata molto aiutata dalla parapsicologia per i contatti avuti con due congiunti morti, fece una grossa donazione che permise di prendere la nuova sede, che era appunto in pieno centro di Bologna, e che da fuori aveva proprio l’aspetto della vetrina di un negozio.

Questo fatto di non essere presa in considerazione nemmeno dagli studiosi di parapsicologia l’ho messa in conto insieme allo scetticismo dei medici o dei preti e la considero fisiologica ad altre forme di potere. Ma tant’è. Del resto ho constatato che gran parte di quelli che vogliono gestire la conoscenza della parapsicologia non hanno mai avuto personalmente nessun tipo di esperienza diretta e vogliono in fondo solo dare nuove definizioni o etichette, creare nuovi recinti, costruire nuove cittadelle di cui essere proprietari e amministratori. Il senso del possesso è qualcosa che spesso suborna il desiderio di conoscenza.

Ma la vita va oltre tutto questo e non tollera codificazioni o costrizioni.

In quanto a me, ho messo nella stessa categoria gli scettici come i creduloni o i fanatici, e credo che un sano possibilismo, unito a un giusto distacco, siano sempre la posizione migliore. In fondo l’unica maestra di vita è l’esperienza e puoi capire solo ciò che hai sperimentato di persona. Il resto rientra nelle teorie che sono tante e si succedono senza alcuna primazia assoluta.

Tra le osservazioni che posso fare, c’è la constatazione che sono stata fortunata. A parte i due casi sopraddetti, non ho avuto molte possibilità di incontri pericolosi, pur essendo stata la mia casa aperta a tutti per tanti anni, anche a potenziali ladri, pazzi o assassini. E quelli che ho incontrato erano persone più o meno normali, con esistenze travagliate, come più o meno normalmente accade. Un tempo queste esistenze irte di problemi e di infelicità erano più pesanti col crescere degli anni, oggi posso trovare i casi peggiori in persone giovanissime, spesso donne, spesso migranti dall’est Europa che cerco in qualche modo di aiutare.

Ho visto migliaia di persone, in un flusso continuo, non ho mai saputo come mi arrivassero, probabilmente col passa parola, da ogni parte d’Italia, e ho cercato di fare del mio meglio per aiutare tutti. Credo di aver aiutati tanti che erano messi proprio male, sul punto di fare atti sconsiderati e molte li ho mandati da medici o psicologi.
A volte la visione riguardava due o tre vite precedenti ed erano sempre interessanti i legami con la vita attuale che erano riscontri anch’essi.

Ricordo un giovane di Pesaro a cui dissi: “Tu hai paura dell’anestesia, vero? Non sopporti l’idea che un medico possa addormentarti e poi usare il tuo corpo?” Mi disse che era vero, si era fatto persino togliere l’appendice senza anestesia. Ne aveva un vero terrore. E non sopportava la vista di coltelli allineati. Nella mia mente avevo visto due fratelli chirurghi che usavano i corpi dei malati addormentati per esperimenti insani e lui era uno dei due.

Di un altro uomo ricordo vividissima l’immagine di un porto olandese, del 1600 forse, vedevo le navi nel porti e le alte velature, vedevo la sua piccola bottega da ottico con la porta dai piccoli vetri rotondi concavi, e sentivo la passione maniacale di quest’uomo per i manoscritti. Nella vita attuale erano passati alcuni elementi di questa esistenza, il lavoro pervasivo, l’atteggiamento preciso e maniacale, l’amore sviscerato per i libri antichi di cui egli faceva collezione e con cui aveva riempito casa e cantina.

Ho parlato qui di atti di veggenza diretti prodotti contattando direttamente una persona attraverso una immedesimazione.
Ma i modi della veggenza sono tanti: la premonizione, il sogno, la scrittura automatica, la trance, la custodia angelica, la visione diretta fuori di sé, il falso ricordo, l’incontro sincronico, le parole dette in automatico… persino l’alterazione di ciò che si scrive al pc, o di ciò che viene registrato da strumenti tecnologici come il registratore o la televisione.
In qualunque modo la veggenza avvenga, scardina il nostro sistema cognitivo tradizionale, mettendo sotto sopra tutto quello che sappiamo sul tempo lineare, direzionato e continuo.

Nella situazione di coscienza ordinaria, siamo legati ad una percezione in cui lo spazio sembra tangibile, il tempo lineare, il legame causale logico; in un diverso piano di coscienza queste regole scompaiono, posso conoscere qualcosa che è lontanissimo da me nello spazio o nel tempo, sapere prima qualcosa che accadrà dopo, o vedere cose lontane. La veggenza è un’altra vista che appartiene a un altro approccio cognitivo. Se guardo il mondo con la mente logica e materialistica vedrò l’aspetto logico e materiale del mondo; se invece lo guardo con la mente paranormale vedrò un’altra realtà che non è logica ma analogica, e non è materiale ma virtuale pur avendo una sua realtà e coerenza.
È un po’ come l’approccio corpuscolare alla luce che la mostra come corpuscolare o l’approccio ondulatorio che la mostra formata da onde. Non solo l’osservatore altera la realtà che osserva, ma il modo con cui la osserva lo porta a realtà diverse.
La mente può sperimentare il mondo come fatto di materia o fatto di informazioni, ma l’informazione è immateriale, è energia pura intelligente e può esistere senza la sua materializzazione spazio-temporale. Se entri nel mondo delle informazioni pure, la materia diventa un’altra cosa. Ma se vivi solo nel mondo della materia, queste visioni di altre realtà diventano inaccettabili.
La madre che ‘vede’ il figlio lontano km mentre è in pericolo, lo ‘vede’ in modo diretto come se lo avesse davanti, scavalcando il tempo e lo spazio, ma ovviamente riceve una informazione immateriale, che tuttavia corrisponde a un dato reale.
Il veggente può ricevere informazioni sotto forma di colori, suoni, profumi, emozioni, concetti, simboli… come una forma visibile, fantasmatica, come qualcosa che sembra esterno e tangibile, o come informazione pura, come nel caso di un contenuto sacro o di una emozione.
Nella veggenza un certo piano della mente si attiva e incontra una certa realtà, quella che la mente logica o sensoriale, per sua natura, non può incontrare, ma che è la realtà immateriale dell’informazione continua di un universo virtuale, immateriale e continuo, dove non esiste massa ma fluttuazione e dove non esiste oggetto ma connessione.
Comprendere questo universo significante più vasto è arduo, ma alcune religioni o filosofie orientali hanno studiato da millenni proprio questo, solo la religione cristiana se ne astiene, usando paradigmi più limitativi e materialisti.
Ci sono differenze tra la realtà tangibile e materiale e l’altra, qui le cose sono connesse secondo contiguità di tempo e di spazio, là i legami sono di significato, la prima è una realtà materiale o logica, l’altra significante e analogica, il mondo diventa un ologrammma virtuale, dove non sono le parti a determinare il tutto né le cause contigue a giustificare l’effetto, ma è il senso dell’intero a effondere nelle parti, così come può essere il senso totale di una vita a spiegare una malattia o un incontro, o addirittura il senso totale di un compito che scorre attraverso più vite.
Come l’elettrone non è separato dagli altri ma in qualche modo ‘li implica’, così nella visione analogica nessun evento è separato dagli altri ma in qualche modo li comprende.

Jung diceva che questo significato totale emerge nelle connessioni inesplicabili, guizza negli eventi sincronici, in cui a un mutamento nell’energia interna corrisponde un mutamento degli oggetti esterni (l’uomo muore, il suo specchio si rompe).
Abbiamo sempre una comunicazione all’interno di un intero, anche tra ciò che può sembrare interno e ciò che sembra esterno.
Nel mondo materiale ogni ente è separato. In quello analogico ogni ente è connesso.
Ogni cosa è inserita nella trama del Tutto e trae da esso la sua funzione e il suo senso.

L’informazione può venire da un quid molto lontano nel tempo e nello spazio. È come se, accendendo il computer, accedessi all’informazione totale che può apparirmi in dettaglio o anche come forme o colori o parole o suoni, o in modo simbolico o per corrispondenze, perché ci sono dei traduttori fisiologici umani che strutturano l’informazione in forma percepibile.
Noi siamo potenzialmente in grado di orientare la nostra mente in modo da mirare la realtà materiale o quella analogica. Nel primo caso siamo menti separate, nel secondo entriamo in un universo unitivo.
A certi livelli di coscienza potremmo dire che una mente comprende tutte le menti.
In fisica quantistica si dice che ogni particella comprende tutte le altre. Nella conoscenza superiore possiamo dire che ogni coscienza implica tutte le coscienze. Nessuna è separata, nessuna mente è separata dalle altre menti. Io posso essere te e percepire il senso della tua vita o delle tue vite in un modo a cui la tua mente razionale non arriva, perché è programmata a lavorare su un piano più basso. Ogni atto del vedere è al centro di una totalità che tutto comprende e in una certa misura può parteciparne.
Ogni mente è la danza di una energia al centro della danza totale dell’universo, come un occhio che si apre su un eterno qui e ora, sull’informazione onnicomprensiva che vede interamente se stessa.
È ovvio che la visione totale è possibile ed è quella di Dio.
Ma anche la singola mente può allargare i propri confini e partecipare di altre menti.

Con gli occhi materiali vedo un universo disteso nello spazio e nel tempo.
Con occhi immateriali posso accedere a un’altra visione del mondo altrettanto valida e coerente, secondo un altro ordine, un mondo soprastante fatto di energie e mutamenti, paradossale alla visione ordinaria, ma in sé coeso secondo legami di senso.
Ogni tipo di strumento mentale incontra il cosmo ad esso relativo.
In ognuno di noi livelli conoscitivi diversi incontrarono la realtà in modo diverso. E, quando passai dalla visione ordinaria a quella straordinaria, restai attonita come restò il fisico quantistico nel passaggio dal mondo ordinario a quello subatomico.

Quando, dopo il trauma da morte, la mia mente si aprì, arrivò una messe sorprendente di informazioni che mi disorientò; ebbi una reazione di paura e pensai di essere pazza perché le nuove informazioni non erano conciliabili con quelle vecchie e contrastavano con i vecchi principi, logici o sensoriali.
Anche i fisici quantistici, alle loro scoperte iniziali, ebbero crisi profonde tanto che alcuni di essi cercarono il suicidio. Io caddi in depressione. Noi siamo tutt’uno con la coerenza illusoria che ci sostiene, le credenze mentali in noi sono così forti che possiamo uccidere per difenderle, perché ci rappresentano, sono il nostro nucleo di sicurezza. Noi difendiamo il nostro corpo mentale come difendiamo il corpo fisico.
L’irruzione di facoltà paranormali può essere una catastrofe perché spezza ogni sicurezza fondamentale. C’è chi nasce già preparato e chi riceve, come me, il cambiamento e l’irruzione in questo dislivello improvviso che non sa come integrare. La veggenza, come qualsiasi altro potere paranormale, è essenzialmente destrutturante, perché rompe con ciò che crediamo coerente, e produce uno strappo violento con tutto ciò che si è o che si crede di essere, una rivoluzione traumatica non facilmente superabile.

A qualcuno questa capacità può sembrare divertente, ma non lo è, è strana e perturbante e dissesta le nostre certezze fondamentali.
Noi abbiamo due sicurezze di base: il corpo e la mente, così come DNA e cultura li hanno strutturati e abituati; un mutamento mentale violento è equiparabile a una lesione organica violenta. Il trauma è analogo.
Tuttavia io sono convinta che questo sia un piano aperto a tutti, una possibile posizione della mente che apre una possibile visione della realtà, come mettersi degli occhiali da vista quando lo sguardo mostra tutto sfuocato.
Come il corpo ha le sue posizioni, così la coscienza. Quando mi pongo nella situazione di ‘vedere’, ho proprio l’impressione di cambiare posizione alla mente, come se aggiustassi un cannocchiale che può vedere lontano o vicino. È quasi un movimento fisico, un ‘aggiustamento’ sensibile.
Il fatto che normalmente noi non siamo in questa posizione mentale, non vuol dire niente. Essa è lì ed è accessibile a tutti. È come un luogo dove possiamo andare. Un occhio con cui possiamo vedere. È chiaro che, se neghiamo l’esistenza di questo luogo, non ci andremo mai, oppure potremmo capitarci per caso, anche senza intenzione ed esserne spaventati come quelle due signorine anziane che passeggiavano per Versailles e videro di colpo la Versailles di Maria Antonietta e anche il piccolo Trianon coi i suoi abitanti. Era uno sbalzo temporale, io ho avuto alcuni sbalzi temporali e spaziali e mi hanno gettato nel terrore. È come un piano ignoto del nostro palazzo mentale, dove possiamo entrare con la chiave giusta, o dove possiamo essere buttati quando avviene una catastrofe energetica violenta, paragonabile alla collisione di due atomi o alla scissione atomica: un trauma, un pericolo di morte, una depressione, una malattia grave, un abbandono, un lutto, una crisi gravissima… cioè un forte sconvolgimento dell’energia che ci sostiene. Allora è come se il piano ordinario di coscienza dove abitiamo abitualmente ci scaraventasse fuori e si aprono di colpo scenari inusuali. Il mondo in realtà è sempre lo stesso, le sedie sono le sedie, le porte le porte, ma la realtà si allarga, diventa più complessa e si sperimentano cose che non sapevamo, dalle porte entra quello che non doveva entrare e sulle sedie vediamo quello che non dovrebbe esserci, gli eventi si comportano come non siamo abituati a conoscerli e assumono ambigui significati. E tutto questo è enormemente disorientante e se uno non ci è abituato dalla nascita, può essere terrificante.
Non c’è più la differenza che credevamo tra persona e persona, tra animato e inanimato. Insomma è come per Alice che inseguiva il Coniglio Bianco e cadde in un buco nel Mondo di Sotto dove c’erano sempre tazze di thè e carte da gioco ma le leggi erano diverse e tutto era bizzarro e surreale. Le dimensioni stesse erano arbitrarie. Mangiando pezzetti del fungo magico, Alice diventava grande o piccola a piacere, ma il grande è piccolo e viceversa. Come dicevano gli alchimisti: “Il mondo di sopra si specchia nel mondo di sotto”.
In quella variante di livello, il mondo subpsichico diventa simile a quello subatomico.

Così potete capire perché reagii al mio periodo di veggenza con 7 anni iniziali di disorientamento e depressione.

In questo rovesciamento del mondo, la prima cosa che si impara è che le cose non sono distribuite nello spazio e nel tempo, come crediamo, e gli eventi sono connessi da sensi che prima non vedevamo e sembrano reti analogiche più che causali. C’è un significato che può rivelarsi in molti modi, come se ci fosse un pensiero sottostante che guida tutto. E questo fa cambiare la filosofia della vita. E introduce a una forma di religione molto diversa da quella ufficiale.
Non siamo più nel mondo degli oggetti là fuori, ma in quello delle informazioni; i valori cambiano, c’è solo il significato e la via verso di esso e la nostra responsabilità verso una vita che possiamo vedere da una prospettiva molto diversa.
In questo universo significante la presenza di Dio, come grande intelligenza, è tangibile come un enorme fiato che respira col tutto e che orienta diversamente ogni cosa.
A quel punto l’esperienza diventa un cammino verso nuovi significati e non più la corsa per possedere qualcosa e tu guardi chi vive solo per il possesso o il potere come la nuova personificazione di quel Male a cui non hai mai pensato prima e senti questa visione come il nuovo compito che ti viene dato: combattere l’errore, che è anche il Male.
Questo mondo è insieme fisico e metafisico, concreto ed etico, e non può più in alcun modo essere determinista o materiale, perché è un flusso dinamico e immateriale di informazioni collegate. Ed è una visione che porta facilmente a Dio.

C’è un livello dove le informazioni stanno tutte insieme, le mie, le tue, qualsiasi tipo di informazione del mondo, come fossero nella grande memoria di un computer cosmico e, se vuole, la mente può portarle a video, cioè alla coscienza. Ma io non sono padrona di tutto l’archivio, non posso viaggiare liberamente, posso usare certi programmi e imparare delle tecniche; mi devo sintonizzare ma non posso farlo con l’intero, solo con le parti. Quali parti? Qui la risposta è difficile. A volte sembra che una esistenza possa connettersi solo con certe informazioni, come se la configurazione di energia che dà luogo a quell’ente viaggiasse su certe lunghezze d’onda e si sintonizzasse con frequenze simili. È come l’elettrone che, quando fa un lavoro con un altro elettrone, gli si affratella, si crea tra i due un rapporto di somiglianza, una correlazione, che fa sì che essi appartengano a un sub-universo comune, e per questo ciò che sa l’uno sa l’altro, partecipando di uno stesso sapere.

Così la mia mente sembrò sintonizzarsi con informazioni qualitativamente simili a me, in base ad una legge che potrei chiamare analogia di vibrazione. Da analogia ad analogia, posso viaggiare, secondo mappe o percorsi simili o vicini.
Ognuno di noi ha una certa vibrazione, una certa qualità d’onda, che ‘partecipa’ meglio al sapere di vibrazioni simili.
Oggi studiamo il DNA fisico. Ma potrebbe esistere un DNA psichico, come insieme di date frequenze. Per esempio nel mio DNA psichico esiste la vibrazione dell’evento ‘suicidio’ (il mio nonno paterno e la mia nonna materna si sono suicidati) e io stessa per molta parte della mia vita ho pensato al suicidio (29 anni di prigionia domestica con un padre-padrone e poi sette anni di depressione dopo la mia guarigione inspiegabile non furono una barzelletta). Questo sembrò facilitarmi la connessione con persone che si erano suicidate o che erano in procinto di farlo. Come se potessimo sintonizzarci meglio con informazioni che già abbiamo attivato.

Il paragnosta belga Croiset, per esempio, da piccolo aveva rischiato di morire affogato e ritrovava facilmente i corpi di bambini che erano affogati. Questi avevano una forma di vibrazione che la sua mente riusciva a captare, grazie ad una esperienza simile.

Tra la nostra vita e le frequenze mentali potrebbe esserci un ponte nei due sensi. In base a questo si dirige la veggenza, scegliendo oggetti simili qualitativamente alla vibrazione del sensitivo. Per questo è facile che un veggente abbia un proprio ambito di operatività.
Natuzza Evolo, per esempio, la grande sensitiva, la mistica di Paravati scomparsa nel 2009, era sintonizzata sulle malattie. Padre Pio sui drammi dell’anima. Il veggente americano Cayce sulle vite precedenti. Il sensitivo di Grosseto Bacci sui contatti con i defunti. Il santo tibetano Milarepa sulla sapienza mistica.
È come se ognuno fosse una radio con le sua banda frequenziale e la capacità relativa di orientarsi in certe direzioni meglio che in altre, con la capacità di captare certe frequenze meglio di altre.

Ci sono chiavi che aprono porte, ma siamo nel luogo del simbolo.
Il sapere è un’avventura solitaria dello spirito.
Probabilmente ognuno ha la sua chiave o frequenza che apre bande di informazioni specifiche. Posso portare alla coscienza alcune informazioni ignote, che in qualche modo mi riguardano, vibrano con me come un diapason, stanno con me in una parentela di vibrazioni. Ciò che vibra uguale vibra insieme (sono gli elettroni a dircelo), due elettroni collegati da un lavoro, formano una diade, come un pensiero diviso in due, che resta sempre quello anche se i due elettroni sono lontanissimi. Così io potrei vibrare con una messe di informazioni dislocate nel tempo e nello spazio, che formano un tutto con me, una vibrazione unica ricca di informazioni singole, che da inconscia posso far divenire conscia.
La mia tesi è che non solo la veggenza è una proprietà della natura immateriale, ma che ognuno incontra ciò che è e anche questo fa parte del nostro destino.

Il ragazzo indiano Ramanujan aveva le vibrazioni della matematica, se mai ce ne sono, e nei suoi sogni contattò una nuova matematica. Blake trovò poemi. Chagall visioni religiose o d’amore. Mozart musica. Nostradamus la storia d’Europa.
Io trovavo potenziali suicidi.

Per aprirmi alla grande memoria universale devo spostare l’occhio della coscienza lontano dal piano sensoriale o logico che mi conforma, devo anche spersonalizzarmi, affinché la mia forma storica (carattere, memoria, schemi di vita, abitudini percettive o interpretative) mi liberino, devo pormi di lato da come sono sempre stata.
È un po’ come in fisica: se guardo il sasso vedo il sasso, mi fermo alla sua parvenza materiale, ma se guardo gli elettroni cioè l’energia sottostante, ho una informazione dinamica di qualcosa che cambia continuamente, un flusso continuo, una irrequietezza energetica. I due sguardi non si escludono. Sono due chiavi diverse, che danno luogo a due visioni diverse. Ma il fisico materialista che vede il sasso può avere dentro il fisico quantistico che vede la danza degli elettroni. Tutto è possibile. Nulla nega nulla. Solo la protervia umana nega la conoscenza allargata. E solo la protervia del potere esige la conoscenza univoca.

Il primo punto è che la mente è molteplice e può vedere il mondo in molti modi. Posso passare da una visione all’altra, da quella ordinaria a quella straordinaria, dal vedere solito alla ‘veggenza’. La mente ha questi due livelli e forse ha infiniti livelli con una scala di consapevolezze diverse, una scala frequenziale, come un pianoforte.
Mi hanno insegnato a usare uno o due di questi livelli, ma posso imparare a usarne altri.
La mente è come un palazzo a più piani, ogni piano dà un mondo che è sempre questo mondo ma visto in modo diverso, in un allargamento di consapevolezza, così come il daltonico vede due colori e il mosaicista 5000, ma si deve immaginare il caso per cui improvvisamente un daltonico veda con un altro occhio e gli appaia il mondo come appare al mosaicista, con un allargamento inaspettato dei colori.

Una cosa la imparai: ci sono percezioni sensoriali che arrivano alla mente senza che siano gli organi sensoriali a mandarcele. I recettori esterni possono esserci o possono anche non esserci affatto.
Io vedo male e sento anche peggio, sensorialmente sono una frana, ho occhi molto impediti e le conformazione ossea molto stretta delle orecchie lascia uno spazio minimo all’udito per cui sono sordastra o a volte anche sorda, ma quando vedo con l’altro occhio o sento con l’altro orecchio, le mie percezioni sensoriali sono acutissime e quando faccio delle uscite dal corpo, quello che percepisco è enormemente superiore.

Ogni mondo ha le sue portanti, i suoi modi di accesso e i suoi fini in cui ci coinvolge.
Passare da un mondo a un altro non è solo un atto percettivo ma un mutamento interiore, una trasmutazione.

Nell’informazione tutto è evocabile. Si possono trarre le informazioni da una coscienza universale che non scorda nulla, nemmeno la memoria di una pietra, e mantiene tutto costantemente presente. Devo solo stare attenta a non intervenire coi miei sensi ordinari o la mia logica o la mia memoria o il mio giudizio perché cadrei fuori dal buco, come Alice, e mi ritroverei sotto il solito albero, nel piano ordinario, dove il mio sapere è contingente e limitato. Non sarei più nell’intero film ma in un fotogramma spazio-temporale.
Con l’altra mente scopro un mondo che sembra gemello di questo ma non lo è, un mondo non solo di informazioni ma di significati. E il significato, in qualche modo, è sempre presente ed è sempre in me, ma ognuno ha il suo significato, come la visione della monade leibniziana. Esso non esiste in nessun luogo pur manifestandosi in un luogo. E non esiste in nessun tempo, perché forse il tempo è solo una configurazione restrittiva del vedere.
Chi entra nell’altra visione entra in una dimensione filosofica.
Non si può entrare nel regno dei significati conservando la stessa concezione della vita di prima.
È una esperienza che ti modifica profondamente.
Il significato trascende la localizzazione e le connessioni immediate, le condizioni locali o contingenti, perché sembra legato a un altro ordine di relazioni che la mente senso-logica solo raramente riesce a cogliere. Esattamente come i salti degli elettroni da un’orbita all’altra non sono sempre spiegabili con le condizioni locali ma sembrano seguire un ordine di realtà invisibile.

È per questo che in certi casi si può trascendere il tempo e lo spazio, e portare a coscienza il futuro, quello che non è ancora, che si manifesterà poi nella realtà ordinaria ma che sembra già esistere in un ordine trascendente, cioè superiore, e forse trascendentale, cioè costitutivo di realtà. Come a dire: posso pensare una Madre Calcutta n° 2 che non è ancora nata e monderà il mondo con la sua pietà, e anche questa potrebbe essere una evocazione, come se ricordassi il futuro. E, per quanto ciò sembri bizzarro, può accadere.

Qual’è dunque la prima chiave? Se volete sperimentare la veggenza, dovete imparare a staccare la coscienza ordinaria, quella che riguarda il vostro Ego fisico e mentale e aprire la sintonia con l’informazione pura, per il principio per cui tutto ciò che è può apparire alla coscienza secondo leggi di somiglianza.

Per avere le informazioni che riguardano una persona, io devo non guardarla ed è meglio se non so nulla di lei e se non mi parla, non devo essere confusa coi suoi dati fisici o biografici, mi devo contrarre leggermente, come se sgusciassi fuori dalla mia focalizzazione ordinaria, devo essere un po’ decentrata e distratta, senza fissare lei o altri oggetti per produrre quel leggero slittamento mentale che mi fa passare da un piano all’altro. È meglio se l’altro non parla e anche se non pensa e se è solo, perché potrei essere confusa dai pensieri o dalle intenzioni di più soggetti.
Ovviamente lo slittamento non è possibile a comando, potrei avere dei problemi, malesseri o preoccupazioni, anche se volte essere molto stanchi o febbricitanti aiuta. E tuttavia occorre una specie di leggerezza, il contrario della concentrazione, forse quello che Castaneda chiamava ‘l’intento’, che non è l’intenzione o l’attenzione, ma qualcosa di molto diverso, come un orientamento inconscio che non riguarda la tua volontà, perché nell’intenzione o nell’attenzione agisce la tua volontà razionale che sta su un certo livello; nell’intento invece avviene una specie di sintonizzazione di un livello diverso a una realtà altra, che è possibile solo uscendo da questa.

Le immagini mi arrivano in mezzo alla fronte come se avessi un video; a volte sono sfocate e frammentarie, a volte sembrano dei piccoli film; possono essere asettiche e neutre o molto coinvolgenti, possono darmi i brividi, farmi piangere o procurarmi varie emozioni o sensazioni fisiche: paura, brividi, turbamento, calore, dolore ecc…. Qualche volta la fusione emozionale è completa e io e l’altro piangiamo abbracciati, vivendo uno stesso sconvolgimento mentre rievoco un fatto molto doloroso, un trauma sepolto, ma a volte, raramente, io sono totalmente staccata, c’è una specie di incompatibilità alchemica con l’altro, come fossimo acqua e olio, e io non potessi sintonizzarmi su di lui, perché non mi somiglia, siamo come due elettroni che non partecipano l’uno dell’altro, così mi limito a raccontare qualcosa in modo astratto e sono a disagio, poco convinta, come se sentissi da fuori e non da dentro.
La fusione non avviene sempre, io non domino il processo, c’è qualcosa che esce dal mio controllo. Naturalmente le cose riescono quanto più io mi lascio andare e anche quanto più l’altro confida in me e si lascia andare e mi trasmette una certo clima di fiducia. La sfiducia invece mi contamina, mi fa sentire impotente. In effetti il processo è così lieve che basta poco per infrangerlo.
Ma a volte i risultati sono esatti, precisi, per il passato o il futuro: “Vai addosso a una macchina blu piccola che viene da Milano, è guidata da una donna, prendi paura ma ammacchi solo il lato della macchina, tu non ti fai niente”. “Che cosa mangia tuo marito? C’è qualcosa di pericoloso nel modo in cui mangia, deve stare subito attento. Sta per correre un pericolo che è collegato a quello che mangia”. A volte il fatto accade dopo pochi giorni, l’incidente d’auto, il malore alimentare con corsa all’ospedale e l’imposizione tassativa di una dieta, i dettagli risultano esatti al mm. A volte tutto resta vago e simbolico, come suscettibile di nuove variazioni.

Una volta vidi il figlio grande di una signora che entrava in una casa e trovava il padre impiccato, ne riceveva un forte shock, il modo della morte era terribile e tutta la famiglia ne riceveva un forte trauma, ma io ero agitata soprattutto per il ragazzo. Dopo pochi giorni il padre del ragazzo si impiccò e fu proprio il figlio maggiore a trovarlo. Fu lui quello che ne risentì di più e restò a lungo sconvolto dal fatto.

Ci sono cose che mi sento forzata a dire, per altre sto zitta e me le tengo per me. Ovviamente l’altro non è sempre contento di quello che si sente dire, il mio compito non è accontentarlo, anche se posso nascondergli quello che vedo, perché non serve sempre sapere tutto e di solito non parlo della morte, anche se volte la morte è un toccasana. Ricordo una signora a cui ebbi l’impulso di dire immediatamente che il marito sarebbe morto di cancro di lì a tre mesi e per lei sarebbe stata una liberazione. La predizione si compì esattamente e il senso di dovergliela dire fu di darle ulteriore coraggio per quel tempo, visto che il marito era un violento e un torturatore, ma lei non me lo aveva mai detto.

Qualche volta sembra necessario dire anche le predizioni brutte, ma spesso nascondo molte cose. La morte è tra tutti gli eventi quello che ha un’energia più forte e arriva più violentemente come arriva a una sponda l’onda d’urto che si crea come un sasso lanciato nell’acqua.
Ma non sempre se ne deve parlare. A che serve in fondo amareggiarsi prima del tempo? E poi ogni cosa che dico è un rischio in cui mi metto. Che garanzie ho di vedere bene? E che senso avrebbe angustiare l’altro magari inutilmente, perché nella vita ci sono anche i miracoli e tante cose potrebbero cambiare?

La prima cosa è mettere la mente in stato alfa = rallentamento delle onde mentali.
Quando stiamo per addormentarci, quando stiamo per svegliarci, quando siamo assenti e svagati, la mente slitta, le onde mentali rallentano, si passa da un piano mentale a un altro, e si può essere improvvisamente consci di informazioni diverse.
In genere queste informazioni sono legate a noi da un filo. Ma qual’è questo filo?

Di tante predizioni fatte in tanti anni ricordo curiosamente solo quelle di cui non ebbi riscontri.
In agosto, in Trentino, mentre mi svegliavo, ho avuto un incubo: un’auto nera, potente, con i vetri neri, irrompeva nella piazza di un paesetto. Era nevicato e poi era piovuto, io ero al centro della piazza e tutto era così realistico che raccoglievo della neve marcia e ne sentivo il freddo umido così chiaramente che ho gridato a mio marito: “Sembra vero! Sembra neve vera!” La macchina è arrivata a forte velocità, è slittata sulla neve marcia ed è andata a sbattere; ciò facendo ha travolto un bambino di meno di sei anni. Questo bambino era russo e si chiamava Velia. La madre era lì e io ho sentito il suo urlo lacerante “Velia!!!”
Il nome del conducente dell’auto era Matteo Bruni, detto dagli amici Mattia.
Il sogno è stato così realistico che mi ha sconvolto per alcuni giorni. Più tardi, andando al lago di Molveno, dopo Cles, siamo entrati in un paesetto dove c’era la stessa identica piazza. Nella zona c’è una comunità di russi poveri che fanno piccoli banchetti improvvisati. Ho sognato? O questa informazione riguarda un fatto vero? È successo? Deve ancora succedere? Posso solo aspettare la conferma. Se qualcuno riesce ad averla me la mandi. Io sono tutt’ora convinta di aver visto un fatto reale.
Io non so nulla. So solo che oltre al mondo ordinato che conosciamo ce n’è un altro, dove tutte le informazioni sono sospese in un eterno presente, non nascono, non muoiono, stanno. In quel mondo Matteo Bruni detto Mattia uccide con la sua macchina nera un bambino russo di nome Velia. Si può evitare questo? Io non lo so.
Io cerco riscontri per uscire dall’indeterminatezza. Non sempre ne ho. L’unica certezza che mi resta è che il mondo è troppo grande per stare tutto nella nostra piccola scatola cognitiva. Ma da queste esperienze ho tratto una verità: nulla accade a caso, ma ogni cosa ha il suo senso.

Il senso di ogni cosa esiste da qualche parte, potrebbe manifestarsi alla percezione esterna ma esiste già di fronte alla percezione interna, e si può vederlo prima che si manifesti tangibilmente. Tutto è reale e a volte più reale di quando entra nella geometria spazio-temporale ordinaria.
La veggenza è la capacità di cogliere spezzoni di questo reale, informazioni. Non so chi diriga questo. Né perché.

È ovvio che la facoltà della veggenza non si insegna.
Io sono una insegnante e lavoro sul razionale, su ciò che è dimostrabile e controllabile, ma ci sono piste parallele, dove si può slittare anche quando ci si crede del tutto razionali. Attenzione: il possibile esiste e può comprendere anche ciò che ci sembra impossibile e che solo il dispotismo dell’intelletto può negare in assoluto, ma è una cosa ben curiosa che i fatti possano smontare di colpo anche ciò su cui avevano riposto le nostre incrollabili certezze.

Piccolo caso: un villaggio turistico in Calabria. Facevamo yoga in cima a una piccola collina, in mezzo all’erba e ai fiori, con la vista del mare.
Lo yoga è uno di quegli esercizi che affina la vista interiore.
Una volta arrivò una signora che la mia mente razionale catalogò subito come una zitella senza figli. Ma nel rilassamento la vidi come trasfigurata, con una veste sottile di cotone bianco trasparente, con un gran pancione da mamma in attesa, immersa per metà nell’acqua azzurra del mare, perfettamente felice.
Alla fine del rilassamento, non dissi nulla del mio sogno perché mi imbarazzava dire a una zitella che l’avevo vista incinta. Ma lei mi venne vicino sorridendo e disse. “Tu hai visto me, vero?”. Allora io un po’ cautamente raccontai che l’avevo vista, ma con una gran pancia da puerpera. E lei, ridendo, mi disse, che era sposata e fino a tarda età aveva sperato in un figlio che non era venuto e, quando ormai aveva perso ogni speranza, ecco che l’anno prima le era nato un bellissimo bambino e lei ne era enormemente orgogliosa. In effetti vidi poi questo magnifico bambino robustissimo, che sembrava un ercolino e che il papà fiero portava a cavalcioni delle spalle affinché tutti lo vedessero.
Notare: lei era stata sicura che io avevo visualizzato lei, anche se non ci eravamo nemmeno parlate. Io avevo visto con la vera mente ciò che la mia razionalità non era riuscita a vedere.
Ma la storia ha anche un suo significato misterioso. All’epoca, io avevo solo 40 anni ma iniziavo una difficile menopausa, ero angosciata, mi sembrava che con la menopausa la mia capacità di generare nella vita fosse del tutto compromessa. La visione telepatica veniva a dirmi: non si è mai troppo vecchi per generare vita. Tu come lei.

Castaneda diceva che ogni uomo è come su un’isola di conoscenza, e chiamava quest’isola TONAL. Tutto ciò che conosci, per cui hai un nome, che puoi pensare, che ti sei abituato a pensare è il TONAL. Ma attorno a quest’isola c’è un oceano infinito, l’Essere nella sua totalità, di cui non sai nulla, che non è mai entrato nei tuoi pensieri, esso è il NAGUAL. Se l’uomo è ‘uomo di conoscenza’ cercherà di allargare la sua isola del sapere, il suo Tonal. Se poi è un mago, uno sciamano, un cercatore più alto, si volgerà proprio all’enorme ignoto là fuori e cercherà di stabilire un contatto. È il Nagual stesso che lo chiama, ma volgersi verso l’inconoscibile è pericoloso, è un’avventura rischiosa e difficile, per questo solo pochi possono iniziare l’impresa e quei pochi ne devono essere degni. Devono essere impeccabili. Il guerriero spirituale, dice Castaneda, deve essere puro e la prima cosa che deve fare è abbandonare l’egocentrismo, la vanità personale.

Era un sogno nero.
Nel sogno nero mi viene impartita una lezione.
Qui, in realtà il sogno non era totalmente nero. C’era al centro del buio un antiquato proiettore su un cavalletto, vedevo il nastro della pellicola entrare e uscire dalla macchina e perdersi poi prima e dopo. E il fotogramma dell’istante era proiettato e compariva sullo schermo.
La voce fuori campo diceva: “Tu credi di vivere la vita. In realtà vivi solo il fotogramma di qui e ora, ma l’intera pellicola esiste sempre e potresti leggerne ogni punto.
..
Il mondo è grande. Noi siamo piccoli. E non conosciamo niente. Sapere di non sapere niente è il primo passo per imparare. Questo cosa mi genera una specie di ilarità, perché l’avventura dell’imparare è infinita.
..
http://www.masadaweb.org

10 commenti »

  1. Ciao cara Viviana,
    ho letto come sempre con molto interesse e curiosità l’ ultimo tuo MASADA, devo dire convinto che finora hai avuto veramente una VITA molto “intensa” e “impegnata” direi straordinariamente “diversa” e per questo certamente “affascinante”, anche se per TE ha comportato a volte anche molta sofferenza; ma NOI lo sappiamo che vale per TUTTI l’ eterna legge della “DUALITA’ COSMICA”, e poi non si dice sempre che ogni medaglia ha due facce !!!
    Credo però che ancora pochi dei tuoi lettori comprenderanno bene e fino in fondo il tuo “profondo” e “sentito” racconto personale, troppa “diversità” dal loro comune vivere quotidiano; inoltre l’ ignoto a molti fà paura e ingenera sempre grande diffidenza, in alcuni addirittura odio e rifiuto !!!
    Sappi però che ora puoi contare anche su di ME, perchè non solo comprendo come sei ma accetto normalmente anche il tuo così “diverso vissuto”; questo perchè, TU lo hai ricordato più volte nei tuoi scritti, niente succede per caso
    con stima e cordialità
    SDEI

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 8, 2009 @ 7:51 am | Rispondi

    • ….approdare in questo post mi ha sintonizzato su frequenze che ‘evidentemente’ attraversiamo entrambe….quel tipo di ‘casualità’ ricercata attraverso il ”non cerco niente, ma so cosa mi serve ora”………..bello!
      hai un mdo di scrivere così autentico che trasuda verità distillata dalla vita…………….grazie, e grazie anche a francesco: i vostri scambi sono stati parte del post.
      in effetti è raro per me fare ricerca in questa chiave, io sono una che annusa l’aria……..ma come tu sai bene dire ”In questo universo significante la presenza di Dio, come grande intelligenza, è tangibile come un enorme fiato che respira col tutto e che orienta diversamente ogni cosa.”

      la mia visione è di un mondo logico che sia una coerente interfaccia del mondo analogico, lavoro per questo e vorrei che testimonianze come la tua che ho avuto il privilegio di leggere questa sera fossero come l’acqua che allevia la nostra sete……….ma molti di noi non hanno ancora sete, o meglio sono come coloro che quando hanno sete pensano che basti una coca cola………………=/………………..|!|…………………….=>

      in virtù della tua esperienza che tu stessa dichiari ‘conclusa’, sento di dirti che sono lieta del tuo meritato riposo e ringraziarti per il contributo.

      buonanotte

      giorgia

      Commento di WOEZON — maggio 8, 2014 @ 11:20 pm | Rispondi

  2. Io verrei vedere la faccia di A., uomo intelligente ma rozzo’, violento, ignorante e della “peggiore casta politica” mentre legge il Masada 870.
    Sono certa che gli viene una specie di furore omicida in quanto non ha mai avuto un contatto accettato dal suo io con “l’oltre”. Tutti siamo toccati dall’ “oltre”, ma i piu’ pensano che sia sogno o fantasia.
    Dico della peggiore casta politica poiche’ li ho conosciuti e li conosco ancora i cosiddetti uomini di sinistra (ma quale sinistra e’ mai quella che si ritiene sempre superiore a qualcuno?) che, a differenza degli uomini di destra, pensano realmente di avere in tasca la verita’, per cui sono molto spesso degli integralisti totali. La destra politica, le religioni pensano che cio’ non sia reale, sanno di non avere in mano la verita’ ma gli fa molto comodo farlo credere ai dominati. Il pensiero di destra e’ furbo e sottile mentre il pensiero di sinistra e’ primitivo e ignorante, come quello dei bambini, che possono essere intelligentissimi gia’ alla nascita, ma ignorano e chiedono alle zie, con cui stanno giocando al lupo e al bambino perduto nel bosco, come Giacomo con me: ma tu, zia sei un lupo vero?
    Ci sarebbe da pensare a lungo e forse modificare la semplificazione “destra e sinistra”.
    Ora capisco perche’ gli uomini ancora violenti e primitivi, come A., non amano le donne. Il perche’ sta nel fatto che tutti gli esseri umani possono essere tutti piegati, violentati, abusati, ma all’essere femminile rimane un pezzetto di pensiero che loro non possono conoscere, che le rende diverse, inafferabili e indocili nella sottomissione, non affidabili.
    ‘Gran, gross e catlan’ lo si definirebbe in bolognese.
    Catlan significa essere come certi ravanelli: grossi e vuoti.
    Buona giornata.

    Mariapia

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 8, 2009 @ 7:56 am | Rispondi

  3. be’ ho letto e mi sento un po’ fotocopiato anche se con alcune differenze,normalmente una donna e’ piu’ incline a certi fenomeni che non l’uomo sono pochi infatti o nascosti per paura,io non ho nessuna paura me non voglio nemmeno mettermi in mostra non sapevo nemmeno l’esistenza di questo sito e’ capitato per caso (???)forse in ultima analisi vorrei esprimere che pur essendo credente debbo altresi notare come le religioni confondano le persone eppure non e’ difficile leggere e ragionare con la propia testa e non con quella degli altri al di la’ delle verita o delle menzogne.Vincenzo

    Commento di vincenzo ribuffo — dicembre 19, 2009 @ 3:15 pm | Rispondi

  4. Il mio nemico è Iblīs.

    Ha una faccia da uccello con un grosso becco giallo. Quando avevo 5/6 anni mi venne a trovare in casa mentre ero a dormire. Quando mi svegliai m’inginocchiai sul letto e la mia vista era disturbata, vedevo delle palle rosse lampeggiare d’avanti agli occhi. Non riuscivo a parlare, chiamavo la mamma ma la voce non usciva dalla bocca. Capii subito che i miei non c’erano ed ero solo in casa. Non riuscivo ad urlare. Decisi di rimettermi a dormire e mi distesi di nuovo.
    Per cercare di riprendere sonno mi voltai verso il muro e girandomi, vidi che al mio fianco era disteso un essere con una testa piccola e un becco grosso, come una specie di gallina. Aveva gli occhietti neri, piccoli e vivi. Non avevo più disturbi alla vista, le palline rosse si erano rimpicciolite a tal punto che ormai erano come i piccoli puntini colorati che si vedono quando ci si strofina gli occhi.
    Come giravo lo sguardo il suo becco seguiva perfettamente il mio movimento. Ad un certo punto, forse per paura, do un morso a quel becco lontano un palmo dal mio naso. La figura scoparve improvvisamente. Sentii stritolare il becco sotto i miei denti.

    Mi alzai gridando, ma la mia voce non usciva. Orami ero sveglio certamente, ma la cosa più surreale era che, mentre cercavo di chiamare aiuto, sputavo i pezzetti di becco ancora presenti nella mia bocca! Scesi e andai nella cucina dove non c’era nessuno. Sentivo che in casa c’era una presenza ostile, volevo uscire in strada, quindi scesi la lunga scala che portava all’uscita. Ma era chiusa! Allora mi accucciai a terra piangendo. Dopo un po’ sentii come se quella strana presenza si era dissolta. Risalii le scale e aspettai i miei genitori sul divano. Quando tornarono raccontai tutto ma loro credettero ad un brutto sogno ed io sapevo che non potevano capirmi.

    Ho il forte sospetto che qull’episodio mi abbia condannato perseguitandomi fino ad oggi. Per puro caso, ieri, mi sono messo a fare una ricerca per scoprire che tipo di “spiritello” mi aveva importunato quel giorno non riuscendo però a trovare niente di simile ad una gallina. Intanto sentivo un video di Serafino Massoni che paralva di Lilith -la prima donna creata da Dio ancora prima di Eva- e, sempre per semplice curiosità, ho cercato Lilith su Wiki dove descrivono la sua storia: dopo aver abbandonato Adamo per “incompatibilità caratteriali”, Lilith si rifugia sulle sponde del mar Rosso lasciando il paradiso. Li si accoppia con alcuni demoni dai quali ha una progenie. Quando Adamo espresse il desiderio a Dio di riavere Lilith, Dio mandò degli angeli a prenderla ma lei si rifiutò e promise che in cambio avrebbe lasciato in pace i figli di Adamo. Fra i demoni di Lilith c’era anche Iblīs… Ricercando le immagini riferite a questo nome incontro -con mio grande stupore- una
    figura vicinissima alla mia esperienza:

    La faccia di cazzo a cui ho staccato il becco! Tu guarda che situazione: facevo una ricerca da una parte e ho trovato la soluzione da un’altra parte! Mi son sorpreso dal risultato è ho deciso di condividere l’esperienza con te.
    Leggo il tuo blog ogni tanto, scegliendo gli articoli che più m’interessano. Sul blog di Grillo mi tuffo a volte nei commenti ed è sempre stato un piacere leggere quelli di Viviana Vivarelli. Dal tuo blog si evince che sei una specie di sensitiva “pentita”, ecc.

    Anch’io ho dovuto fare una scelta ad un certo punto e, per paura, non ho seguito la strada principale. Dovevo scegliere se rimanere a contatto con la gente ed essere una specie di filosofo che la gente può capire, oppure “estremizzarmi” diventando una specie di eremita distaccato che la gente non capisce ed emargina: ho scelto il pirmo percorso. Ma, rivedendo la mia vita da quel giorno in poi, mi accorgo di essere stato, comunque, come un “eremita mancato”.
    Quel bastardo di cui ho parlato pirma, ho il sospetto che mi abbia sempre perseguitato. Non potendo attaccarmi direttamente, ha condizionato le persone che mi erano vicine. A volte, analizzando il comportamento di persone che conosco benissimo da una vita, li vedevo come fossero possedute non giustificando il loro atteggiamento ostile e malvagio adottato contro di me.
    Se Lilith ha promesso di non toccare i figli di Adamo perchè mi perseguita? Lilith è anche rappresentata come una specie di dea malvagia che prende di mira i figli maschi. Iblīs sarebbe la versione del corano di satana o comunque, un demone di quelli che seguirono lucifero.

    Non sono certo l’unico ad aver avuto queste esperienze anzi, sembrano abbastanza comuni. Una volta mio padre mi raccontò di aver sognato, in un momento difficile della sua vita, un giovano bellissimo, con capelli ricci e biondi, alto, che sull’uscio della sua stanza lo invitava a seguirlo. Mio padre era confuso, ma quando si accorse che al posto dei piedi aveva le zampe di un cavallo si rifiutò categorigamente di seguirlo.
    Quando spiegai a mio padre che aveva sognato lucifero perchè era il più bell’angelo del paradiso, lui divenne bianco in volto.

    Mi rivolgo a te perché, nonostante non segua il paranormale, ecc. ti ritengo una persona affidabile e sincera. Vorrei sapere cosa ne pensi e nel caso, come dovrei comportarmi. Sono ad una svolta della mia vita e quell’animale deve lasciarmi in pace. A volte o sognato anche padre Pio pur non essendo certo un devoto. Ricordo di essere entrato nella sua stanzetta piccola abbassando la testa per poter passare dall’uscio. Gli diedi delle carte scritte dove c’erano i problemi che più mi stavano a cuore e lui le prese.

    Francesco

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 13, 2010 @ 7:10 am | Rispondi

  5. Caro Francesco

    E’ tutto molto interessante e ti ringrazio di avermelo raccontato! Ieri a lezione parlavo proprio delle figure che possono apparirci in sogno o in
    forma allucinatoria. Una volta un serio professore irruppe nella casa di Jung terrorizzato. Aveva avuto una visione da sveglio e temeva di essere diventato schizofrenico. Jung lo calmò, andò alla libreria ed estrasse un libro di alchimia (aveva la più grande raccolta di testi alchemici d’Europa), gli alchimisti raccontavano gli archetipi, le grandi energie della vita, sotto forma di immagini. Jung mostrò al professore sbigottito uno di questi disegni che era esattamente identico alla sua visione. Qualche volta l’inconscio ci parla e a volte lo fa con immagini perché è essenzialmente figurativo e non si cura molto se le comprendiamo o no, ma possiamo risalire; al loro significato cercando nella storia delle culture o delle religioni; possono essere sogni, pitture o poesie o narrazioni, possono anche essere, a volte, delle allucinazioni, magari sono visioni ipnagogiche o ipnopompe, cioè che appaiono in quella fase in cui entriamo o usciamo dai sogni, e le nostre onde cerebrali passano dalla fase alfa a quella beta o viceversa, sono situazioni ponte in cui siamo più aperti al paranormale e quel che vediamo ci terrorizza perché ha le sembianze della realtà, ma tali visioni, in una persona sana, possono apparire anche durante la veglia e corrispondono a brevi e istantanee variazioni d’onda dell’attività elettrica del nostro cervello che preludono ad aperture al paranormale o all’inconscio collettivo. Ma, quando queste visioni presentano caratteri costanti, qualcosa ci vogliono dire, corrispondono grosso modo ad un messaggio dell’inconscio che si presenta con costante simbolismo, analogo alle visioni di oggetti o esseri che possiamo relegare nel paranormale, direi che i confini tra i primi oggetti e i secondi non sono affatto chiari, tant’è che tutti i popoli e tutte le culture parlano di esseri non umani, elfi, nani, folletti, gnomi, fate, mostri, fantasmi, demoni…. Molte di queste figure hanno caratteri fissi o simili. Non si può dire molto altro di loro, fanno parte del mistero, e liquidarli come sintomi patologici sarebbe superficiale e non spiegherebbe come mai si presentano con caratteri simili in popoli lontanissimi tra loro e che nemmeno si conobbero.
    Tu hai visto una figura maligna che hai identificato in Iblis, demonio coranico, ma l’hai raffigurata come Ibis, angelo egizio.
    Iblis e Ibis due facce dello stesso archetipo. e, anche se appaiono in culture diverse, attengono sempre all’archetipo che rappresenta una energia sovrumana che può avvicinare l’uomo a Dio o allontanarlo.

    Nel mondo egizio Ibis, figura umanoide con testa di civetta e lungo becco giallo, rappresentava il dio Toth.

    Il lungo becco indicava la falce della luna e il dio rappresentava la saggezza, era il misuratore del tempo terreno e inventore della scrittura e
    dei numeri (come moltissime divinità principali di ogni religione), sighore della parola, della guarigione straordinaria e della magia; i geroglifici
    dicono che la potenza di Toth era calcolare il movimento dei cieli e il progetto della Terra.. Notiamo alcuni elementi analoghi ad altre divinità di altre culture (Minerva per es, dea che unisce la sapienza razionale con quella magico-intuitiva, e che ha come animale simbolo la civetta). Intanto sia la luna che la civetta (nel mondo egizio era anche l’avvoltoio) sono simboli delle antiche divinità femminili del mondo mediterraneo (vedi Creta), e sono indicatori di una conoscenza superiore a quella razionale, la conoscenza magica. Il simbolo di Toth era il disco del sole (ma io credo della luna dal momento che Toth è considerato un dio lunare), il simbolo è un cerchio sormontato dalla falce lunare sopra il capo della divinità e dice che l’intelligenza delle può essere tanto logica quanto intuitiva (maschile quanto femminile). Nella civiltà minoica ritroviamo il disco sormontato da una falce di luna o corna di toro. Lo stesso appare nell’arcano dei tarocchi che indica la divinità della conoscenza, l’arcano n° 2, la Papessa o Grande sacerdotessa. http://www.leggere-i-tarocchi-per-crescere.com/images/ar02.jpg
    Nel mondo greco questa divinità (archetipo della conoscenza) diventa poi Ermes, da cui Ermete trismegisto, tre volte grandissimo o signore dei tre regni, mitico maestro dell’ermetismo. Il becco appuntito rappresenta l’acutezza dell’intelligenza logica o pratica
    che non deve escludere l’intelligenza intuitiva a misterica.
    Ritroviamo questo simbolo nella Bibbia (libro di Giobbe) che attribuisce all’ibis una facoltà di preveggenza.
    Nella tua visione infantile, tu dai inavvertitamente un morso al becco dell’Ibis, cioè ne incorpori i poteri, ma poi ne sputi i pezzi, cioè li
    rifiuti ma lo vivi con terrore come Iblis, demone del male.
    Vedi di sciogliere l’opposizione. Un sacerdote egizio avrebbe visto in questa visione un destino di grande potenza conoscitiva molto comtroverso, ma la tua ragione può averlo rifiutato.
    Se tu fossi stato un antico bambino egizio, ti avrebbero rassicurato e ti avrebbero detto che il dio Toth ti aveva scelto affinché tu aprissi la tua mente superiore e avrebbero considerato la tua visione di buon auspicio per la tua missione futura ma nel nostro mondo materialista ci sono poche persone in grado di rassicurare quando immagini potenti sorgono dall’inconscio e così restiamo nella nostra confusione e nella nostra paura. Il fatto che la visione sia rimasta così bene impressa nella tua memoria mostra quanto fu forte il suo impatto su di te.

    Su Lilith ho qualcosa in Masada.
    https://masadaweb.org/2009/05/17/masada-n%C2%B0-926-17-5-2009-il-ritorno-di-lilith/
    ma il mio intento era un altro, volevo parlare della parte misteriosa del femminile che gli uomini temono e condannano, quella che hanno tentato di distruggere nella grande caccia alle streghe, anche se, con le rleigioni maschiliste che ci ritroviamo, la caccia non è mai finita e gli uomini continuano a relegare le donne nel settore sessuali o dei servizi.

    Anche l’altra vista è qualcosa che gli uomini razionali condannano. Mi piace quello che dici: “Dovevo scegliere se rimanere a contatto con la gente ed essere una specie di filosofo che la gente può capire, oppure “estremizzarmi” diventando una specie di eremita distaccato che la gente non capisce ed emargina: ho scelto il primo percorso.” Nel mio caso c’è stata anche un’altra motivazione che era una gigantesca paura, avevo proprio il terrore di essere contattata da queste figure paranormali.

    L’ibis è un uccello bellissimo, il suo lungo collo e il fatto che riposi tenendo una gambia piegata sembrano indicare lo slancio umano verso il Cielo e la sua possibilità di distaccarsi dalle cose terrene.
    Prova a studiare yoga, potrebbe servirti.
    Dici di sentirti ‘ un eremita mancato’. Noi siamo nati per eseguire un compito, se non lo facciamo resterà in noi un dolore, una specie di
    mancanza. Quello che abbiamo rifiutato sarà proiettato fuori di noi e ci perseguiterà, ma alla fine lo affroteremo dentro di noi, in fondo è qui il luogo della vera soluzione. L’archetipo ha sempre due aspetti, uno positivo e uno negativo, se non accogli la parte luminosa sari perseguitato dalla parte oscura.
    Il ricorso che fai a padre Pio è illuminante. Padre Pio vedeva i demoni e li combatteva. Se dai una scorsa al corso della radioestesia, sempre su Masada, puoi vedere che ogni cosa o persona ha una sua irradiazione che per ognuno può essere positiva o negativa. Io che uso il biotensor, che è una specie di bacchetta rabdomantica ho trovato nelle foto di Padre Pio (va bene anche una foto presa su internet) una irradiazione potente. Quell’irradiazione combatte i demoni. La foto irradia solo se viene tenuta orrizzontale. Prova ad usarla, mettendola sotto il tuo letto o cuscino, o materasso, nel punto in cui dormi, o tenendola sotto il pc se ci stai parecchio o sul tavolo del tuo ufficio, se lavori in un ufficio. Non garantisco nulla e di solito non uso riti o simili, ma mi ha sorpreso la potente energia di irradiazione che emana da queste foto e la capacitò di questa forza di reagire in modo diverso a persone perturbate. Provare non costa nulla. Dal mio punto di vista ogni cosa che ci terrorizza ha una sua parte potente e positiva che dobbiamo riscattare. Però molti dicono che Padre Pio fa miracoli e si tratta
    indubbiamente di uno dei più potenti spiriti del mondo moderno, per cui provare non nuoce.
    Scrivimi ancora e fammi sapere. E se qualche facoltà è rimasta in te dimenticata, affrontala e realizzala!

    Iblis è una figura negativa che appare nell’Islam, viene chiamato la maledizione di Allah o anche Shaitan (Satana)
    In pratica è il corrispondente di Lucifero, l’angelo che non si prostrò a Dio, l’angelo ribelle o del serpente che nell’Eden tentò Adamo.
    Gli angeli sono presenti nell’Islam, che deriva dall’Antico Testamento, è una delle tre religioni del libro.
    Gli angeli islamici sono chiama Jinn (geni), ubbidiscono a Dio tutti, meno Iblis, che si rivoltò all’Ordine di Allah.
    Iblis è l’angelo ribelle e ha meritato la maledizione di Allah fino al Giorno della Ricompensa. Rappresenta la superbia di chi rifiuta le leggi di Dio. Viene chiamato ‘il sussurratore’ in quanto sussurra cattivi propositi nel cuore degli uomini.
    Il suo corrispettivo nel mondo egizio è Ibis, sua controparte nel bene. E io che sfuggo i demoni mi sono immediatamente orientata verso Ibis, la conoscenza spirituale che caccia Iblis, la conoscenza di Satana.
    Ogni archetipo, anche quello della conoscenza, ha due poli, uno negativo e uno positivo. Ibis e Iblis sono il corrispettivo l’uno dell’altro (angelo e demone). Nello stesso Corano Iblis appare come angelo o come demone.
    Ma Tu lo hai visto come energia malvagia.
    Così è l’energia della vita, ogni sua qualità (archetipo) è polare. Dobbiamo orientarci alla parte positiva dell’archetipo, ma la parte negativa è sempre in agguato

    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 13, 2010 @ 7:19 am | Rispondi

  6. Ti ringrazio moltissimo per l’interessamento.
    In effetti, il nome giusto è Iblīs (con l’accento) dal quale sono risalito all’immagine presente su questo link:
    http://jasonrobertbell.blogspot.com/2008/11/iblis-and-great-googly-moogly.html
    nella visione però non aveva i denti nè le sopracciglia o il bianco degli occhi, per il resto è quasi identica specie nell’espressione. C’è da dire che in quella casa mio padre sentiva spesso dei rumori notturni provenienti da un piccolo sgabuzzino. Tanto da spingerlo a mettere delle trappole per topi… inesistenti. Poi ci trasferimmo in un altro posto.
    Riguardo al tuo ragionamento della conpresenza di bene e male in uno stesso archetipo non lo capisco. Per me una cosa è buona o cattiva senza ambiguità. Però è vero che la “saggezza” è sempre stata la mia aspirazione più grande: non ho fatto altro che seguire la mia indole. Le sedute yoga le ho già fatte da solo e proprio in qulla occasione ebbi la grande paura di spingermi oltre. Avevo paura di non farcela, di diventare folle. Ti racconterò i particolari in un’altra lettera.

    Su masada ho lasciato tempo fa una paio di commenti fra cui uno che racconta di un altro sogno molto vivido in cui fui immerso in un cono di luce che mi riscaldava la nuca. Riguardo alla visione di mio padre lui la ebbe in un periodo negativo della sua vita. Non si occupava dei problemi familiari lasciando tutto il peso su mia madre con la quale si stava separando. Vide un uomo alto sull’uscio della porta della stanza: “un bel giovane, bello, veramente bello”. Da premettere che mio padre non è il tipo che fa apprezzamenti sui maschi. Per spingerlo a dire che era un bell’uomo descrivendo i particolari, vuol dire che lo aveva colpito. Era biondo, occhi chiari, ben piazzato, alto. Gli diceva di seguirlo. Lo chiamava per nome è diceva: tu devi venire con me. A quel punto mio padre lo squadra per bene e si accorge che sotto il bel vestito, aveva al posto dei piedi le zampe di capra o di cavallo con lo zoccolo a doppia punta. A quel punto si spaventò e si rifiutò con tutte le forze di seguirlo.

    Non credo di avere “facoltà speciali” represse da realizzare.
    Francesco

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 13, 2010 @ 7:20 am | Rispondi

  7. Caro Francesco
    io mi sono rifatta agli archetipi di Jung, le grandi forme dell’energia, come compaiono in tutte le culture e parlano al nostro immaginario attraverso simboli immaginari o concreti. Ognuna di queste forme è duplice. Per esempio l’archetipo della madre contiene la fata e la strega. La totalità divina in molte religioni tiene insieme Dio e il Diavolo. E anche il consigliere nascosto o angelo comprende l’angelo buono e l’angelo malefico. E’ solo la visione junghiana.
    saluti e grazie del tuo racconto
    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 13, 2010 @ 7:22 am | Rispondi

  8. Riguardo alle “sedute yoga”:

    intorno ai 16 anni volevo sapere i segreti del mondo, la verità, il fine di tutte le cose. Cosapevole del fatto che i libri non mi avrebbero dato la risposta decisi di “immergermi” in me stesso cercando il significato nell’interiorità. Presi a fare delle prove di yoga sedendomi nella posizione classica che tutti conoscono. Purtroppo quella posizione mi risultava scomoda e non riuscivo a concentrarmi, decisi allora di stendermi sul letto. Andai avanti per più di un mese facendo quell’esercizio come avevo del tempo libero, non più di una volta in un giorno.
    M’immergevo dentro di me escludendo tutto ciò che mi circondava. Dopo un po’ mi sentivo in una specie di semiveglia. Concentrato al massimo mi chiedevo in continuazione: voglio la verità. Le prime volte mi sentivo come se fossi una specie di filamento attaccato ad una superfice che si scuota in una specie di spazio cosmico. Poi mi sentivo come se volassi ad una velocità impressionante, come se mi fossi staccato dalla superfice e finalmente mi ero proiettato nello spazio oscuro. Una volta, quando “rientrai”, guardai le mie gambe distese sul letto e mi sembrarono “due cilindri lisci e chiari che terminano con un’improvvisa stortura ad angolo retto”. Cioè, mi ero distaccato da me stesso vedendo il corpo come qualcosa di estraneo, ecc. Le sedute proseguirono finchè un giorno mi sentii come una freccia che si conficca in un muro durissimo. Era come se avessi raggiunto una specie di limite invalicabile. Le volte seguenti cominciai ad avere paura; avevo la consapevolezza che non sarei riuscito a gestire la situazione continuando per quella strada. “Sapevo” che dovevo fare una scelta: fermarmi li e rimanere a contatto con la gente oppure continuare rischiadno di diventare una specie di eremita che conosce la verità ma nessun uomo può comprenderlo. Sentivo anche la possibilità di poter diventare pazzo se continuavo. In quei giorni scrissi: “No! Io sono al limite, all’estremità del mondo, e con le unghie gratto schegge incandescenti che mi ricadono sulla faccia e sul corpo, nudo!”
    Scelsi la prima strada anche perchè non mi sembrava giusto che l’eventuale sapere sarebbe rimasto solo nelle mie mani. Smisi di fare le sedute anche perchè avevo raggiunto il mio intento. Ero riuscito a cogliere il significato più profondo della vita. Però, tale significato, lo avevo compreso solo per i 2/3 (di cui i particolari gli ho obliati). La restante terza parte l’avrei potuta comprendere solo dopo aver vissuto una vita e fatto esperienza. Ciò che colsi è che: tutto è amore. Il bene è amore per gli altri, il male è amore per se stessi.
    Il fatto curioso è che quella esperienza di crescita mi cambiò rendendomi più vicino ai valori veri della vita senza curarmi tento delle apparenze e delle mode effimere in cui la gente è imbavagliata irrimediabilmente. Rivedendo la mia vita fatta da quel momento per i 10 anni successivi mi sono accorto che ho avuto sempre difficoltà nel tessere relazioni sociali stabili. E quando mi ritrovavo da solo ne ero anche contento. Era, ed è sostanzialmente così ancora oggi, come se non riuscivo a trovare punti di congiunzione con le persone che mi circondavano. Le cose che a me sembravano naturali e spontanee si scontravano con gente che agiva sempre in modo calcolatore, sospettoso e opportunista. Non solo questo generava incompatibilità, ma io finivo da fare da specchio alla loro meschinità e questo era fonte di attrito. A un certo punto mi sentivo come preso in una specie di incantesimo dal quele non potevo liberarmi se non grazie ad un intervento esterno. A volte notavo amici, parenti e conoscenti che si comportavano in modo strano come se i loro sentimenti e le loro azioni si erano caricate di astio in modo eccessivo e senza un motivo preciso, ma sulla base di situazioni sommarie comuni a tutti. Con le donne ho avuto poco successo nonostante mi ritenga affascinante e bello. Il corteggiamento o i flirt andavano bene finchè non succedeva qualcosa che spezzava il corso naturale degli eventi in modo del tutto inspiegabile.
    Per fortuna, dopo aver conosciuto padre Pio, le cose sono migliorate di molto rispetto a prima, ma mi sento ancora molto contratto riguardo al bisogno di esprimermi e comunque, la mia situazione è sempre precaria come se camminassi su un terreno instabile. Inoltre, le persone vicine non solo sono distaccate, ma ricevo del danno quando interagisco con loro. Il fatto è che io non ho mai fatto del male a nessuno. Ho deciso da poco di tagliare i ponti come si suol dire, e rimanere solo con mia moglie e mia figlia nel calore familiare. Ho deciso in modo irrevocabile di congelare i rapporti coi miei parenti più stretti e di assecondare ancor più di prima amici e conoscenti. Questo però mi pone di fronte ad un nuovo futuro anocra più misterioso e desolante.
    Ciao,
    francesco

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 13, 2010 @ 7:22 am | Rispondi

  9. Molti desiderano avere esperienze paranormali, ma non è così facile elaborarle e accettarle. Queste esperienze non fanno parte del nostro sapere e sono fortemente destabilizzanti rispetto al nostro modo usuale di vivere e di pensare. E’ per questo che ho preferito rinunciarvi e ho fatto di tutto per farle cessare e, dopo 29 anni, ci sono riuscita. Ora sono una persona ‘normale’ e a volte penso di avere sognato, non vissuto. Non ho preso affatto bene il repentino mutamento delle mie coordinate mentali, per ogni cosa ci vorrebbe gradualità ed aiuto esterno, una forma di iniziazione e di apprendimento; io ho reagito con 7 anni di depressione con forti tendenze suicide e la convinzione di essere impazzita. Se qualcuno mi avesse insegnato a capire e ad elaborare quello che mi accadeva, forse avrei potuto essere maggiormente di aiuto agli altri, per quanto anche così credo di aver fatto tutto quello che potevo per migliaia di persone che sono venute da me da ogni parte d’Italia solo per il passaparola.
    La mia cultura mi forniva solo preti, medici e psicologi, nessuno dei quali mi poteva venire incontro in questa difficile situazione, anzi i loro saperi materialisti e concreti sarebbero stati solo di intralcio e avrebbero aumentato la mia confusione mentale.
    Chiunque si apra a questo nuovo mondo deve avere la forza di sostenere l’urto del materialismo (purtroppo anche nella Chiesa o in chi dovrebbe saperne di più sulla psiche), l’arroganza dello scetticismo e le richieste eccessive del fanatismo. Il fatto è che siamo immersi nel buio e nel dolore e chiunque sembra avere uno spiraglio di conoscenza o speranza viene preso d’assalto in una società vuota di risposte che apre dentro di noi un vuoto lacerante.
    La nostra cultura non ha spazio per esperienze ‘altre’ e non è possibile trovare qui un maestro spirituale che ci accompagni in questo travagliato cammino.
    Forse nelle società primitive, più a stretto contatto col sacro e assistitite da sciamani magici, queste aperture potevano indicare un cammino di aiuto al gruppo, ma nella nostra civiltà vuota d’anima chi apre qualche canale in più rischia solo l’estraneazione e l’alienazione quando non anche l’ostracismo sociale.
    Molti cari auguri
    Non forzare nulla. Se qualcosa si vuole aprire si aprirà. Cerca solo di orientarti alla vicinanza del bene, facendo il bene, mirando con la tua ciò che è positivo, cercando di vedere negli altri il meglio che hanno, sostenendoti con la preghiera, la vicinanza di persone buone e l’aiuto dei santi. Non evocare il male o il male si rinforzerà

    saluti
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 13, 2010 @ 7:38 am | Rispondi


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