Nuovo Masada

febbraio 2, 2009

MASADA n 867. 2-2-2009. I LIBERATORI. SRI AUROBINDO

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IL PIU’ GRANDE FILOSOFO INDIANO

(Questa presentazione e’ una lezione tratta da un corso tenuto a Bologna dalla Prof. Viviana Vivarelli. Le lezioni precedenti sono state su Socrate, Platone, Martin Luther King, Gandhi, Madre Teresa di Calcutta, Papa Giovanni XXIII, Kandinskij, Einstein, Krishnamurti…)

Perche’ cerchiamo Dio? Perche’ la falena cerca la stella?”

Il bisogno di Dio e’ il bisogno della Liberta’, della Verita’, dell’Infinito. E’ lo stesso limite che e’ in noi a cercare l’illimitato. E’ la nostra stessa umanita’ a cercare la divinita’. Dunque e’ la nostra stessa natura che cerca il suo ampliamento piu’ grande. Perche’ e’ solo cio’ che e’ incompleto a cercare l’intero. E dunque l’uomo cerca Dio.

Con Krishnamurti abbiamo visto cosa accade quando l’energia superumana scende nell’uomo modificandolo nella sofferenza. Con Aurobindo vedremo come puo’ l’uomo modificare se stesso per far discendere l’energia divina in lui senza dolore.
Krishnamurti contatta l’Energia Divina a prezzo di una dolorosissima trasformazione del proprio essere, l’energia incommensurabile e’ “una riserva di vita”, “una beatitudine”, “una potenza incontrollabile”, ma per incontrarla il fedele deve attraversare un oceano di dolore, anche se “l’universo e’ una sublime vibrazione di gioia.”
Il divino e’ per Krishnamurti una realta’ ultramondana, aliena e inaccessibile; il suo esperimento rimane unico al mondo, non chiamato, costretto. Egli e’ la cavia di un esperimento deciso altrove. Aurobindo, invece, e’ un eroe della consapevolezza, un grande filosofo e santo indiano, che fa scendere il divino nell’uomo per una scelta umana, attraverso una trasformazione libera e graduale della Coscienza per successive illuminazioni.
La via di Krishnamurti e’ unica, irripetibile, quella di Aurobindo, se pure difficilissima e aperta solo a pochi, tuttavia permette qualche possibilita’.
Puoi scegliere tra essere un’animula che porta un cadavere o divenire un’anima che porta l’immortale’”.
Anche Platone cercava il divino, prima coi riti eleusini, poi attraverso la bellezza, infine con la filosofia, ma Platone considera lo Spirito separato dalla Materia e un mondo materiale che e’ copia imperfetta del mondo delle Eidos e pertanto secondario e disprezzabile, un concetto che sara’ fondamentale per il Cristianesimo, come per altre religioni. Aurobindo invece respinge questa separazione del Mondo da Dio unificando Spirito e Materia.

Quello che diventera’ uno dei piu’ grandi filosofi indiani si chiamava Aravinda Gosh; ‘Aurobindo’ corrisponde in bengalese al sanscrito Aravinda = loto divino, e ‘Gosh’ vuol dire ’fama’. Piu’ tardi, al momento della sua iniziazione allo yoga, gli sara’ attribuito l’aggettivo ‘Sri’ che significa ‘grande, bello, maestoso, nobile, venerabile’, appellativo di grande rispetto che viene dato in India agli dei o agli uomini straordinari.
Aurobindo nacque a Calcutta (la citta’ di Madre Teresa) nel 1872 e lascio’ il suo corpo mortale a Pondicherry nel 1950, dopo 78 anni.
Mircea Eliade, grande studioso di religioni, lo ha definito ‘il pensatore piu’ creativo dell’India moderna’.
Tagore, il maggiore poeta indiano, ha detto di Aurobindo che era un ‘Kavi, che in sanscrito vuol dire poeta-veggente.
I Rishi dell’India antica furono sia conoscitori del divino che Kavi, cioe’ profeti poetici; essi vestirono le verita’ poetiche, che appresero intuitivamente, negli inni oggi noti come Rig Veda”.
Nelle culture piu’ antiche gli dei mandavano ad alcuni eletti la conoscenza superiore in forma poetica; nacquero cosi’ i grandi testi sacri: la Bibbia, il Corano, i Veda… la poesia sacra rivelata, da cui sorsero le grandi religioni. Nell’India di 6.000 anni fa i Rishi o Kavi ricevettero la suprema saggezza degli dei sotto forma di Visione (come i Druidi o Fili del mondo celtico, o i profeti biblici…).
I Veda, i piu’ antichi testi sacri indiani, sono appunto i libri che furono visti da 7 di questi grandi Rishi, l’energia di Dio fatta parole e rivelata.
Aurobindo e’ una figura molto importante per l’India: per i letterati e’ un poeta proposto al Nobel, per gli intellettuali e’ il commentatore dei testi sacri induisti, per i filosofi e’ un Platone contemporaneo, per tutti gli Indiani e’ un eroe dell’indipendenza, e la sua immagine e’ stata messa su un francobollo, perche’ fu anche un rivoluzionario e combatte’ contro gli Inglesi non solo con metodi pacifici, fu arrestato piu’ volte e conobbe il carcere e la clandestinita’.

Introdurvi al suo pensiero in una lezione e’ assolutamente impossibile.
Aurobindo ha scritto 30 grossi libri di 400 pagine l’uno che comprendono gran parte dello scibile umano (politica, arte, poesia, filosofia, teatro, ecc.), e il suo pensiero e’ originale a tal punto che si puo’ avvicinarlo solo un po’ alla volta, con pazienza e cautela. Con lui ho avuto una specie di sindrome di Stendahl, con ansia e vertigini per quanto il suo pensiero mi soverchiava. Una volta lessi le parole di un mistico che diceva: “L’uomo e’ un contenitore piccolo, Dio e’ cosi’ soverchiante che se scende in lui lo schianta”, ma vi assicuro che per chi ha desiderio di sapere anche contattare una potenza mentale come Aurobindo puo’ produrre un simile effetto di schiantamento.
Faro’ di lui dunque solo una piccola introduzione.

Krishnamurti, Aurobindo e la sua compagna spirituale Mere, sono tre grandissimi personaggi, sospesi tra due grandi culture, Oriente e Occidente, escono da strette coordinate culturali nazionali e sono i creatori di un mondo nuovo, di una terza via, di un pensiero che puo’ appartenere solo al futuro.
Krishnamurti e’ facile da leggere, piano e rilassante. Mere non scrive ma ha un fedele segretario, Satprem, che riporta tutte le sue parole in un’Agenda di 13 grossissimi volumi. Aurobindo e’ decisamente arduo da comprendere e richiede un pesante lavoro mentale.
La filosofia o scienza occidentale si chiedono: “Che cos’e’ questo”.
La filosofia orientale chiede: “Come si fa a diventare questo”.
L’Occidente cerca di definire il mondo degli oggetti, dell’immagine visibile del mondo. L’Oriente cerca tecniche di mutamento dell’essere, dell’invisibile interiore. Le scienze occidentali si volgono al lato superficiale della vita, quelle orientali intendono accelerare l’evoluzione della Coscienza. Da una parte le cose esteriori, dall’altra l’evoluzione dell’anima. Un filosofo orientale non puo’ essere spiegato o studiato come un filosofo occidentale, in modo oggettivo, perche’ propone una trasformazione profonda, una possibilita’ esperienziale, dopo cui non si ha un’acquisizione di sapere ma una nuova coscienza, un nuovo livello d’essere.
Cio’ che Aurobindo sperimenta su di se’ e propone al mondo e’ un’avventura spirituale, imprimendo una forte accelerazione del processo evolutivo dell’Umanita’.

Aurobindo era di agiata famiglia bengalese, figlio di un medico condotto che aveva studiato in Inghilterra. Il padre tenne i figli lontani da tutto cio’ che fosse indiano, li fece crescere con una nurse inglese, parlare in lingua inglese, studiare da suore irlandesi e li mando’ ancora piccoli in Inghilterra. Aurobindo vi arrivo’ a 7 anni e vi rimase fino ai 21; il padre gli aveva dato persino un nome inglese. Il ragazzo non vide mai piu’ il padre che mori’ prima del suo rientro, in quanto alla madre fini’ in un ospedale per malattie mentali. Dunque gli mancarono totalmente le cure famigliari e fu sradicato dalla sua terra e dalle sue tradizioni. Per 13 anni acquisi’ una cultura europea, senza peraltro amare l’Inghilterra, che non poteva considerare la sua patria. In Inghilterra i tre ragazzi furono affidati ad un curioso pastore anglicano da cui non ricevettero alcuna educazione religiosa. Aurobindo crebbe libero e autonomo, senza condizionamenti o legami.
La sua intelligenza era enorme. Adorava leggere e assimilo’ un numero enorme di libri, frequentando i corsi per meta’ per avere piu’ tempo per le sue letture; in mezz’ora era capace di mnemonizzare cento pagine, scriveva poesie e fu un grandissimo poeta. Imparo’ l’inglese, il francese, il tedesco, il latino, il greco, l’italiano e lo spagnolo, cosi’ bene che poteva leggere Dante e Goethe in lingua originale. In 13 anni studio’ tutta la letteratura, la storia, la poesia e la filosofia dell’Occidente. Per i suoi livelli eccezionali negli studi ebbe sempre sussidi, premi e borse di studio con cui mantenne se’ e i fratelli, quando i soldi del padre smisero di arrivare. I fratelli erano diversi da lui e vissero ognuno a suo modo, uno di loro condusse una vivace vita di societa’ e fu un poeta alla moda amico di Oscar Wilde.
Aurobindo, malgrado i suoi molti studi, ebbe una vita piena, era sociale, spiritoso, con molto senso dell’umorismo e fu sempre una creatura piena di gioia, molto piacevole; Mere parla a lungo della vibrazione di gioia che irradiava da lui, una specie di solarita’ che faceva stare bene tutti.
A 18 anni Aurobindo ando’ a Cambridge, ma il suo cuore batteva per la liberazione dell’India, ed entro’ in una societa’ segreta, ‘Loto e pugnale’ per l’indipendenza indiana.
Al concorso per entrare nell’amministrazione indiana, supero’ tutte le prove ma rifiuto’ quella di equitazione, per cui venne squalificato e invano il decano di Cambridge parlo’ a suo favore.
A 21 anni si imbarco’ per l’India, povero, senza beni, ne’ titoli. Aveva ricevuto una completa educazione umanistica di tipo occidentale, ora, in India ripartiva da zero: si metteva a studiare il bengali e altre lingue indiane, il sanscrito, e si avvicinava all’immensa tradizione religiosa induista. Per 13 anni aveva studiato la cultura dell’Occidente, ci mise altri 13 anni per conoscere quella dell’Oriente. Cosi’ in lui Occidente e Oriente alimentarono una terza posizione, che non fu il materialismo occidentale, che disprezza lo Spirito, ne’ lo spiritualismo induista, che disprezza la Materia.
Come Aurobindo sbarco’ in India, si senti’ pervaso da una immensa pace.
Il mistero dell’India non e’ la fame, e’ la gioia.”
L’India confina con Dio”, disse.
In india divenne vicedirettore di un collegio, poi segretario particolare di un maraja’ e professore di francese all’Universita’ di Calcutta. Ma si impegno’ anche subito pubblicamente nella lotta politica, diventando responsabile per lo stato del Bengala e il principale animatore del Partito Estremista del Congresso. Come giornalista scrisse articoli contro gli Inglesi, criticando il Congresso Indiano che ne era succube, e svolse una intensa attivita’ rivoluzionaria per liberare l’India. Era il 1892, i suoi articoli destarono scandalo, furono pubblicati anche sul Times, ma gli fruttarono due arresti per sedizione e cospirazione. Scriveva che l’India era schiava a causa della sua piagnucolosa debolezza, vilta’ e sentimentalismo e era convinto che cio’ dipendesse dalle sue credenze che portavano gli Indiani alla passivita’ e alla fuga dal mondo.
Per 13 anni esercito’ una fervida attivita’ rivoluzionaria anche se sembrava un santo, per il suo viso mite e gentile, i lunghi capelli e gli occhi sognanti. Nel frattempo imparava il sanscrito e studiava a fondo gli antichi testi sacri, al punto da diventarne il principale esegeta.
La sua mente compiva un lavoro intensissimo ma egli sentiva di non poter procedere cosi’ all’infinito, intuiva che la mente e’ uno strumento limitato e che si doveva andare oltre la mente stessa.
Dice Victor Hugo: “Ciascuno e’ libero di avanzare o no su questo promontorio di sgomenti. Se stai fermo, resti nella vita comune, nella comune virtu’, nella fede ordinaria, nell’ordinario dubbio, ed e’ bene. Se invece avanzi, sei perso. Se insisti nell’afferrare l’inafferrabile, nell’esplorare l’inesplorabile… ti lanci nella dimensione infinita” ma “Chi sceglie l’infinito, dall’infinito e’ stato scelto”.
La mente non basta per capire la realta’, occorre trascenderla.
Questo sara’ il compito di Aurobindo attraverso la disciplina dello Yoga e con la creazione di un nuovo tipo di Yoga, lo Yoga integrale.

Il contatto con lo yoga avviene in modo curioso: un giorno suo fratello Barin fu preso da una febbre cosi’ forte che lo porto’ vicino alla morte. Passa un monaco mendicante, un Sadhu, seminudo e coperto di cenere, si fa portare un bicchier d’acqua, ci fa sopra un segno recitando un mantra, il malato beve l’acqua e guarisce di colpo. Aurobindo capisce che lo yoga e’ un potere. Il mantra e’ un insieme di vibrazioni che hanno potere sui piani dell’essere. Intraprende dunque lo studio dello Yoga tradizionale, praticando il Pranayama e tre anni dopo riceve l’iniziazione di un bhakti yogi (yogi della devozione), e in tre giorni conquista il silenzio interiore. Da allora il suo nome cambia, non sara’ piu’ Aravinda Gosh ma Sri Aurobindo.
Lo yoga classico dell’Induismo e’ la via esclusiva di ascesa verso il divino.
Aurobindo chiama il divino ‘cio’ che oltrepassa la mente, il SOPRAMENTALE.

In India da sempre e in vari modi e’ stato intrapreso il tentativo di innalzarsi verso il divino, ma cio’ che viene raggiunto non riesce poi a integrarsi nella vita di ogni giorno, non scende a livello umano, non cambia la natura fisica del mondo e dell’uomo.
Aurobindo pensa che la solitaria via dello yoga tradizionale, che porta a distaccarsi dal mondo e a rinnegare la vita, non vada bene, perche’ tale via conduce l’uomo a una forma di passivita’ e di isolamento, che lui, per la sua natura attiva e sociale, rifiuta. E’ una persona attiva e sociale e vuole trovare qualcosa che serva al mondo intero e non solo alla sua anima, vuole trovare Dio qui e ora e attualizzarlo nel mondo. L’anima non deve cercare la passivita’ e la fuga dalla Terra ma deve trovare l’energia per vivere e per cambiare, una forza rivoluzionaria che crei cambiamento in tutti, in tutto il pianeta, che cambi il destino dell’Umanita’ e acceleri con un balzo la sua evoluzione, perche’, come diceva “Una salvezza solitaria che lascia l’uomo al suo destino mi appare quasi disgustosa”.

Nel 1908 Aurobindo viene arrestato, passa un anno in carcere e ha profonde esperienze spirituali. Liberato dopo un clamoroso processo, continua il suo lavoro politico, con la polizia inglese che gli sta alle calcagna per arrestarlo come attivista politico. Egli sente che ormai l’India si sta avviando verso l’indipendenza e che occorre lavorare ad un progetto ancora piu’ grande: non piu’ la liberazione di un paese ma la liberazione universale. Ha 35 anni. Nel 1910 gli arriva un nuovo mandato di arresto ma una voce interiore (adesh) lo avverte del pericolo, per cui parte clandestinamente per la colonia francese di Pondicherry, che e’ fuori dalla giurisdizione inglese. La’ rimarra’ per 40 anni, fino alla morte, concentrato in una disciplina interiore (sadhana), mentre attorno a lui si forma una comunita’ spirituale (ashram), che diventa famosa in tutto il mondo. Ormai ha abbandonato la vita politica e si occupa solo di meditazione.

Quando arriva a Pondicherry, dove alcuni amici gli hanno preparato un rifugio dove stare nascosto, riceve solo due visitatori, il francese Paul Richard e la moglie Mirra Alfassa, che vogliono pubblicare con lui una rivista di grande sintesi filosofica, l’Arya, che uscira’ dal 1914 al 21. In questi sette anni Aurobindo scrive 5000 pagine, i suoi libri.
Mirra e’ parigina di nascita, ma figlia di un turco e di una egiziana, donna intensa, irrequieta e intelligentissima, ha studiato pittura, musica e matematica; fin da piccola ha avuto delle OBE spontanee (fuoruscite dell‘anima dal corpo); ha sposato un pittore e conosciuto gli impressionisti, poi ha sposato Paul Richard. Ha visto spesso in sogno un uomo vestito di bianco che le da’ insegnamenti spirituali, e quando incontra Aurobindo riconosce il personaggio della sua visione. Il loro incontro ha dello straordinario. Quando torna in India dopo 4 anni di vita in Giappone, il suo matrimonio si scioglie e lei resta a Pondicherry come guida dell’ashram, col nome di Mere=la Madre per portare avanti lo yoga integrale di Aurobindo.
Vicino a lei come suo segretario e biografo c’e’ un altro curioso personaggio, Satprem.
Questi era un parigino irrequieto, un avventuriero che aveva militato nella resistenza francese, e, incalzato da continue crisi, aveva girato il mondo dall’Amazzonia all’Africa, era stato nei lager nazisti e infine, caduto in crisi profonda, si era chiesto: ”Che cosa resta di un uomo quando non resta piu’ niente?”
In India incontro’ Aurobindo, e fu la risposta alle sue domande. Restera’ per 20 anni nell’ashram, di Pondicherry accanto a Mere, trascrivendo le sue parole nella famosa Agenda, e vivendo con lei la straordinaria evoluzione spirituale delle cellule. Egli sara’ per 20 anni il biografo ufficiale di Aurobindo e Mere.

Aurobindo aveva studiato a lungo tutti i tipi di yoga proposti dall’India millenaria e li fuse in una straordinaria sintesi. Con l’aiuto di Mere approda a una nuova forma di yoga: lo yoga integrale o PURNA YOGA = la piena unione col Divino.
Se lo yoga classico porta la coscienza verso Dio ovvero al Sovramentale, con un movimento di ascesa, il Purna Yoga tenta di collegare questa ‘ascesa’ con una ‘discesa’ del principio divino verso la Materia.
In questo processo la persona contatta il soprannaturale con le proprie facolta’ superiori.
Aurobindo aveva studiato la cultura occidentale che si basa essenzialmente sul ‘mentale’. Nella filosofia il pensiero e’ l’inizio e la fine. I mezzi piu’ alti e il fine piu’ nobile sono la ragione, l’intelletto e la logica. Il pensiero occidentale si orienta ad una teoria delle cose, cerca la verita’ con l’indagine intellettuale, sottopone all’intelletto persino l’esperienza spirituale, ma in questo modi, dira‘ Aurobindo:

L’Occidente ha perduto il sentiero spirituale, la via che conduce fuori dell’intelletto e oltre l’intelletto, il passaggio dalla natura esterna al Se’ piu’ interno”.

Non si puo’ passare dall’ignoranza alla conoscenza ‘esaminando’ la realta’ globale, ma attraverso una trasformazione della coscienza. La strada ‘integrale’ verso la verita’ consiste in questo, nel volgerci dall’esterno verso la coscienza interna, in modo diretto ed essenziale; nello sviluppare la coscienza oltre i limito del corpo e dell’ego, nell’elevarla attraverso la volonta’ e l’aspirazione interiori e schiuderla alla luce finche’ essa non oltrepassi i limiti della mente; inoltre nel provocare un abbassamento del divino ultraterreno attraverso la donazione del Se’, l’abnegazione e l’incessante trasformazione della mente, della vita e del corpo. Questo e’ cio’ che puo’ definirsi Verita’ e costituisce il fine del nostro Yoga”.

La novita’ di questa scoperta e’ compresa da molti Premi Nobel, gli uomini piu’ intelligenti del tempo, a livello mondiale: Pearl Buck, George Mistral… e fra tutti Tagore, premio Nobel indiano per la poesia, conosciuto anche in Occidente, che vede in lui ‘l’antico Vate’:
Ho sentito che la parola degli antichi Rishi era espressa da lui e quell’equanimita’ che da’ all’anima umana la liberta’ di accedere al Tutto. Gli dissi: “Voi possedete la Parola e noi aspettiamo di riceverla da Voi. L’India parlera’ al mondo attraverso la vostra voce.”
Il pensiero di Aurobindo crea una visione spiritualistico-evoluzionistica, il piu’ vasto trattato della mente umana che conosciamo, in cui vengono oltrepassati i livelli e i limiti della mente ordinaria.

Aurobindo dice che la vocazione dell’uomo e’ realizzare la comunione con la Shakti.
La Shakti e’ la madre divina o moglie di Shiva, e’ l’energia del mondo, l’aspetto dinamico di Dio, con cui Egli crea e conserva tutte le cose, e’ la potenza divina che agisce nel cosmo, Dio nel mondo. Gli Indu’ credono che la grazia della Shakti sia necessaria per comprendere l’aspetto trascendente di Dio e il Tantra si occupa in modo particolare della Shakti. Ogni Chakra e’ dominato da una particolare Shakti. Occorre dunque entrare in contatto con questa forza superiore e per far questo si deve oltrepassare la mente e ampliare la coscienza sino a raggiungere il Sovramentale.
Lo yoga tradizionale non trova Dio nel mondo, Trova un Dio trascendente, e’ una disciplina della mente che porta a rinnegare il mondo, a considerare la vita un’illusione, a ignorare la Materia. Aurobindo pensa che proprio questo atteggiamento nichilista, di rinuncia e rifiuto, abbia prodotto la degenerazione dell’India e la sua debolezza. La spiritualita’ diventava religione. Egli era cresciuto autonomo e libero, senza condizionamenti religiosi o familiari, e aveva ben chiara la distinzione tra religione e spiritualita’. La religione e’ il dominio di un papa, una chiesa, una casta sacerdotale, di un insieme di riti, dogmi, credenze. La spiritualita’ e’ la ricerca del divino e porta alla mistica, il contatto diretto con Dio.
Ma il divino che Aurobindo vuol trovare non e’ qualcosa di trascendente che sta fuori dal mondo ma e’ ‘nel’ mondo e lo comprende come comprende l’uomo perche’ e’ nell’uomo.

Per gli Induisti la realta’ visibile e’ Maya=illusione, una specie di miraggio che noi scambiamo per realta’, da una parte c’e’ Brahman, trascendente e inaccessibile, staccato dalle cose e dall’altra c’e’ il mondo visibile con la sua energia ipnotica che ci incatena a quel miraggio che chiamiamo mondo e che crediamo realta’ assoluta, mentre e’ solo una apparenza condizionata, una specie di miraggio, una immagine secondaria, un sogno da cui un giorno ci sveglieremo, per conoscere una realta’ piu’ vera. Per le religioni questo risveglio avviene solo dopo la morte, ma Aurobindo vuole che il contatto con la Verita’ avvenga qui, ora, e per conseguirlo occorre sviluppare la mente dell’uomo e farle fare un balzo in avanti. Occorre che lo Spirito discenda nel Mondo.

Finora lo strumento di ricerca e conoscenza dell’uomo era stata la mente. L’uomo aveva sempre vissuto attraverso la mente, fidandosene totalmente fino a diventarne schiavo, ma Aurobindo dice che occorre oltrepassare la mente:
C’e’ una via da aprire che e’ ancora bloccata”, per arrivare a una SOVRAMENTE, nuova tappa dell’evoluzione dell’Umanita’, in cui la conoscenza sorga spontanea, come la rosa che sboccia, e produca azione diretta, senza bisogno di scelta o mediazione. Occorre trovare la comunicazione diretta con la Verita’.”

Aurobindo aveva studiato la cultura occidentale e quella orientale, sapeva che gli Europei sono attivi ma mancano di visione spirituale, mentre gli Indiani hanno una grande visione interiore ma sono passivi politicamente. Cerco’ dunque una terza via e fu quella dello Yoga Integrale. Essa non era solo una via di conoscenza ma di evoluzione e non solo per uno ma per tutti.
L’India e’ il paese della grande tolleranza religiosa, dove coesistono innumerevoli sette e grandi fedi, dove cio’ che conta e’ il grande ordine cosmico, e dove ognuno esprime la propria spiritualita’ come vuole. La Bhagavad Gita dice: “Tali a me vengono gli uomini, tali io li accolgo. E da ogni parte e’ sempre il mio cammino ch’essi seguono”.

Aurobindo cerca un nuovo tipo di Yoga. Dopo aver sintetizzato tutte le tecniche di ascesi, dopo le varie forme dello Yoga millenario, crea dunque uno Yoga integrale, che si esercita sviluppando integralmente la natura dell’uomo, esso richiede che si superi la Mente per aprire una Sovramente.
Libero dalle cure dell’ashram, di cui si occupa Mere, Aurobindo si chiude nella sua ricerca interiore, per accelerare la sua evoluzione. Vuole calarsi nelle piu’ oscure parti della materia, negli strati piu’ incoscienti e primordiali dell’essere, per svelare anche laggiu’ la forza sovramentale divina.
Dal 1926 alla sua morte, per 24 anni, non uscira’ piu’ dalla sua stanza, portando avanti un sottile lavoro alchemico su se stesso, lottando contro le Forze delle Tenebre e inviando energie spirituali al mondo. Dalla sua clausura risponde alle migliaia di lettere che arrivano a lui da ogni parte della Terra. E’ in questo periodo che scrive un immenso poema in versi sulla lotta della Luce contro le Tenebre: SAVITRI.
Un indiano non chiede: credi in Dio? ma dice: fai l’esperienza di Dio?
Noi abbiamo impiegato 200 anni a studiare le cose esteriori, l’Indiano 5000 anni a esaminare i fenomeni interiori. L’India, da tempo immemorabile, comunica col sacro, tocca altri mondi, vede la realta’ come creata da un velo illusorio che la maya solleva dinanzi ai sensi, ma “al minimo urto il velo si squarcia”. L’India e’ sinonimo di infinita liberta’ di pensiero, immensa tensione interiore, vastita’ spirituale, propensione per le realta’ sottili. Arrivare qui significa uscire dal mondo della materia o dell’intelletto per un cammino amplissimo in cui cio’ che appare come realta’ e’ solo esperienza incompleta della Verita’. Questo mondo materiale, che a noi sembra cosi’ solido e concreto, per l’Indiano e’ solo un miraggio apparente, un mondo virtuale, un’apparenza, un’immagine come tante e nemmeno la piu’ vera, al confine di immensi continenti che la trascendono e in cui l’Indiano vuole rifugiarsi.
L’Occidente e’ ragione, materia, chiarezza, assenza di misteri, ma “Sono esistite civilta’ mirabili che hanno avuto la visione e l’esperienza di gerarchie invisibili e di grandi ritmi psichici che trascendono la breve pulsazione di un’unica vita umana”. (Satprem).
In Occidente la religione e’ un’altra prigione, che non libera nessun prigioniero.
Mere dice: “Noi ci carichiamo di pesi senza fine. Troviamo una guida e una strada e ci aggrappiamo a quelli, non abbiamo la liberta’ di andare avanti, uno si aggrappa al Cristianesimo, uno al Buddhismo e non riesce a andare oltre”.

Quando Aurobindo legge i Veda ne ricava una interpretazione sconvolgente, quella che lui chiama ‘il segreto dei Veda’. I testi sacri dicono che tutto e’ Brahma, spirito, terra, vita, uomini… ma poi l’Induismo insegna che cio’ che appare nel mondo materiale e’ illusione e falsita’, che il mondo sembra reale ma e’ solo virtuale, e’ il sogno di Brahman addormentato, apparenza e miraggio. Aurobindo riprende la lettera dei Veda e si chiede: “Ma perche’, se tutto e’ Brahma, il mondo poi non lo e’ piu’, e la natura, il corpo, la vita devono essere svalutati?”
Nel Vangelo apocrifo di Tommaso si riportano le parole vere che Cristo disse all’ultima Cena:
Il regno di Dio e’ dentro di te
e’ tutto attorno a te
non in templi di legno e di pietra.
Spacca un pezzo di legno e Io ci saro’
solleva una pietra e mi troverai
”.
Il segreto che Aurobindo trova nei Veda e’ rivoluzionario: non si deve svalutare la vita, la natura e il mondo, perche’ anch’essi sono Brahma, sono Spirito. Tutto e’ Spirito, tutto e’ Dio. Non si puo’ rifiutare la vita terrena e il mondo visibile in nome della trascendenza. “Tutto e’ Dio. Io sono Dio. Il mondo e’ Dio.”
Il suo compito sara’ dunque reintegrare lo Spirito di Dio nell’uomo e nella Materia.
Cio’ e’ contrario anche alla trascendenza cristiana che fa di Dio solo il creatore del mondo, un Essere trascendente che sta fuori del mondo e insegna a disprezzare il corpo, la materia e la vita terrena in nome della vita nell’al di la’.
Il Dio di cui Aurobindo parla non e’ un Dio trascendente ma immanente, o trascendente e immanente insieme. “I cieli oltre voi sono grandi, ma piu’ grandi sono i cieli dentro di voi”. Dunque si puo’ avere esperienza di Dio, ma non nell’al di la’ o attraverso un processo di sofferenza come quello di Krishnamurti, ma ora, qui, su questa terra e in questo corpo, a patto che ci avviamo verso una disciplina interiore che sviluppi l’uomo futuro, dotato non solo di una mente ma di una SUPERMENTE, una facolta’ particolare di contattare in modo diretto, senza mediazioni, l’energia di Dio. Sviluppare la Supermente significa dunque sviluppare la divinita’ che e’ gia’ dentro di noi e farla scendere in noi fin nelle parti piu’ remote delle nostre cellule.
Noi sappiamo che in qualche breve attimo della nostra vita abbiamo avuto esperienze sublimi, esperienze della Bellezza o dell’Amore, ma questi attimi sono brevi e svaniscono subito, e noi vorremmo che questa bellezza non svanisse mai, vorremmo aprire in noi una finestra che non si chiude mai, che si apre sull’assoluto e lo conserva in se’. Noi non vorremmo solo parlare di Dio, vorremmo sperimentare Dio, si sono dette migliaia di parole di Dio, ma Dio non sta nelle parole, non e’ dimostrabile con parole, Dio e’ una esperienza che possiamo fare solo dentro di noi.
Aurobindo afferma che l’uomo puo’ esplorare la sua anima e trovarvi l’universo e la divinita’, attraverso successivi ampliamenti di coscienza.

Qui qualcuno potrebbe chiedere: ma perche’ poi fare questa ricerca?
Scanziani dice: “Tutti ci droghiamo col caffe’, le sigarette, l’alcool, la rabbia, il lavoro, l’ashish, l’amore, il sesso, l’arte, la preghiera, la musica, la poesia, il digiuno, i riti, Dio.. perche’? Perche’ non possiamo vivere nella coscienza normale. E’ ristretta, secca, soffocante. Dobbiamo dilatarla”.
Perche’ cerchiamo Dio? Perche’ non possiamo vivere nei limiti dell’umano, perche’ Dio e’ gia’ dentro di noi, e si cerca. Perche’ la nostra natura soffre se non facciamo anima.
John Keats diceva: “Considera il mondo la valle del fare anima, e’ qui in ogni istante che si fa anima”.

Il cammino all’interno della nostra natura, che in essa trova il contatto col divino, e’ lo Yoga Integrale, passi di illuminazione graduale finche’ non si apre un mondo mentale nuovo, un mondo sovramentale.
Se un alto numero di uomini, dice Aurobindo, raggiungesse questo mondo sovramentale avremo un mutamento rivoluzionario della coscienza terrestre, l’Umanita’ farebbe un grosso balzo evolutivo, bisogna lavorare per questo.
L’evoluzione umana procede molto, troppo, lentamente, occorre ora imprimere una accelerazione al processo.
Prima nacque la Materia, poi nella Materia comparve la Mente insieme alla Vita Umana, ora deve nascere la Sovramente.
L’Induismo insegna che ogni cosa del mondo fenomenico, dal minerale all’uomo, e’ formata da tre qualita’ o aspetti della Maya, tre lacci o legami (guna): tamas, rajas e sattva, (inerzia, lotta e luce); essi velano la realta’ del Brahman, e si mescolano tra loro dandoci squilibrio e dolore. Tecniche millenarie cercano di migliorarne l’equilibrio. Lo Yoga e’ una di queste tecniche di equilibrio e autocontrollo per raggiungere uno stato di grande quiete interiore e di fuga dal mondo fenomenico.
La concentrazione viene cercata a vari livelli (fisico, vitale e mentale) (hatha yoga, raja yoga, mantra yoga) ma queste tecniche non sono correlate al vivere, richiedono lunghe ore di esercizio e solitudine, cercano l’annientamento della coscienza (samhadi), portano l’uomo fuori dal mondo e fuori da se stesso, lo Spirito si allontana dalla Materia. Ma Aurobindo dice che gli antichi testi sacri parlano di un altro tipo di comunione dell’anima col divino, senza l’allontanamento dello Spirito dalla Materia. Le Upanishad antiche di 4000 anni dicono che Dio e’ ovunque, ma questa verita’ e’ andata perduta, Dio e’ stato esiliato dal mondo e non solo in India, ma in tutte le religioni. Lo Spirito e’ stato esiliato dalla Materia.
Ecco che Aurobindo riscopre il segreto dei Veda, la vera parola della rivelazione, che le interpretazioni dei saggi non sono riuscite a cogliere “il pozzo di miele nascosto nella roccia”, cioe’ lo Spirito nascosto nella Materia. Tutte le religioni separano lo Spirito dalla Materia, ma gli antichi Rishi che videro la Verita’ avevano detto che occorreva “rendere i Cieli e la Terra uguali a uno”. E anche Cristo dice: “Il Regno dei Cieli e’ dentro di voi”. Ora i tempi sono pronti perche’ l’uomo capisca questo.

Oriente e Occidente sembrano civilta’ polari, l’Occidente e’ azione, movimento e rumore; l’Oriente introspezione, distacco e calma. Ma lo Spirito e’ uno solo. La Verita’ e’ una sola. Per Aurobindo Dio non puo’ essere un fuoco di artificio che appare per un momento nell’estasi, esplode dal nulla e poi si perde, come nella mistica occidentale, e il mondo non puo’ essere il sogno di un dio addormentato vittima delle proprie allucinazioni, come nell’Induismo. Non ci puo’ essere una Verita’ che esiste fuori dal mondo, separata dalla Materia o dalla Coscienza. Se accettiamo che la Verita’ sia nel mondo, allora la sua conoscenza deve essere accessibile all’uomo.
Se dunque si fa fare all’uomo un ulteriore passo avanti nella sua evoluzione, lo stesso mondo cambiera’. Questo e’ il segreto perduto dei Veda, il segreto che Aurobindo ritrova: il potere reale dello Spirito nella Materia.
Mere osserva che l’uomo impiega una intensa energia nel sentire il mondo come reale e dunque si raffigura il mondo visibile veramente come reale, mentre le esperienze interiori restano deboli e prive di questa forte sicurezza, sembrano sogni fievoli.
Occorre che l’uomo arrivi a percepire la Verita’ e Realta’ dello Spirito dentro di se’ con la stessa forza con cui sente la Verita’ e Realta’ del mondo fuori di se’, ma questa condizione in cui il soprannaturale diventa naturale e’ una cosa eccezionale e rara. Essa e’ tuttavia la nuova meta che aspetta l’Umanita’.

La prima tappa dello yoga integrale e’ il silenzio mentale. Per scoprire una nuova terra, bisogna lasciare quella vecchia. Per oltrepassare la mente bisogna portarla al silenzio. (Ricordiamo che, mentre Aurobindo parlava del grande Silenzio Interiore, non sta chiuso in un eremo ma dirigeva un movimento politico rivoluzionario).

Nel ‘14 Mere arrivo’ a Pondicherry, era una donna inquieta che aveva fatto molte esperienze, aveva cercato spesso di portare silenzio nella propria mente ma invano. Aurobindo era seduto a un tavolo, tranquillo, e lei si sedette accanto a lui in terra, senza parlare e d’improvviso il grande silenzio entro’ in lei, come una specie di miracolo.
Aurobindo aveva detto che prima l’uomo aveva scoperto il potere di pensare, ora doveva scoprire qualcosa di piu’ grande: il potere di non pensare.
Non e’ affatto facile non pensare perche’ la mente e’ “un enorme meccanismo invasivo e pertinace che lavora continuamente e ascolta solo se stesso.. Un meccanismo ripetitivo che macina sempre gli stessi pensieri. Noi siamo abituati a pensare sempre le stesse cose, non siamo altro che una massa intricata di abitudini.. Siamo rinchiusi in una costruzione senza luce… La mente e’ una costruzione che lascia passare solo certe vibrazioni e ci nasconde la multicolore realta’, ci nasconde l’altro noi stessi che vale ben piu’ di quanto pensiamo… Per uscire dalla baraonda della mente dobbiamo spostare il centro di azione…trovare la nostra aspirazione… attraverso una parola d’ordine… una immagine (per es. un mare immenso e calmo). Se ripetiamo questo con pazienza, infinite volte, possiamo allargare la coscienza. E arrivare all’inimmaginabile, quando un atto di grazia cadra’ dall’alto.”
Se riusciamo a superare il brusio della mente e arriviamo al silenzio totale, accadra’ qualcosa che va oltre l’io, oltre la mente, si sveglieranno facolta’ latenti e forze invisibili, ma solo quando “sara’ sgombrato il passaggio tra la mente esterna e l’essere interiore”.
La meditazione e’ il primo passo, ma non possiamo fare meditazione e poi uscirne e ricadere nel caos, abbiamo bisogno di essere nella Verita’ in ogni istante della nostra vita, nella vita interiore e in quella esteriore, bisogna entrare nel Silenzio e riuscire a portarlo con se’ sempre. Questo e’ lo Yoga Integrale. Uno Yoga che divenga un modo di essere.
Quando cominciamo a interiorizzarci, diventiamo ipersensibili, la nostra percezione si affina, ci sembra di urtare in ogni cosa o persona, ci sentiamo aggrediti da un mondo esterno assurdo, ma anche dentro di noi troviamo l’assurdo. La via e’ lunga, “non e’ un miracolo istantaneo”. Bisogna avanzare nella trasformazione, bruciare tutto il vecchio, convinti che si aprira’ una porta nuova e occorre aver fede in questo perche’ “la fede non e’ solo una intuizione in attesa dell’esperienza, ma aiuta l’esperienza stessa”.
Facciamo dunque il vuoto e aspettiamo che esso si colmi di silenzio. Quando avremo imparato a raggiungere la calma interiore, sentiremo dal sommo della testa una specie di corrente che scende. Quando il flusso si interrompe, sara’ come una mancanza di ossigeno, ma “continuiamo a far discendere la forza fino ad arrivare a un blocco di pace solido e fresco. Tutto diventera’ azzurro come acqua marina, in una insolita freschezza. Questa e’ la Shakti, l’energia cosmica che riempie di forza ogni nostro atto, indirizzando le nostre scelte”.
Mentre nello yoga il guru arriva a sperimentare la Kundalini, o forza del serpente, energia cosmica che sale nella colonna vertebrale, dal basso verso l’alto, illuminando i Chakra, qui si aprira’ dalla testa un pulsare luminoso, irradiante, di eterna immensita’, che discende in noi dall’alto, dalla mente alla materia.
L’energia cosmica scende nel nostro corpo totale, illuminando la materia, grado a grado, e universalizzera’ il nostro essere dai livelli piu’ alti a quelli piu’ bassi.
Come dice Mere: “Non siamo noi a fare lo yoga ma e’ il divino che fa lo yoga in noi”.
La Pace, o Forza superiore, scende in noi dall’alto e crea una nuova armonia.

Scanziani era a Pondicherry nella biblioteca di Aurobindo e descrive l’estasi come la discesa di una energia sovrumana:
Stavo volgendo ai volumi della libreria quando la Potenza si manifesto’. Non vi fu come altre volte un’ascesa (quasi uno spostarsi in alto del capo, un salire alla sommita’ felice, al cielo sovrastante): fu invece la discesa d’una possanza ignota, il cui primo tocco mi diede un gran sussulto. Precipitavano su di me, traversandomi, onde vibranti, impetuosa cascata diamantina sull’angustia dell’animo nudo. Il petto non reggeva e si riempiva di singulti: irrompere incontenibile, nella mia esiguita’, d’una forza sublime, intenzionale, quasi segno di battesimo o di confermazione”.
E’ il silenzio interiore che dobbiamo realizzare, e dobbiamo restare in esso, in questa pace solida e fresca, sempre, anche quando dobbiamo discutere o lottare, e per far questo dobbiamo ‘ricordarci’ di sincronizzare la mente nel modo giusto finche’ non riusciremo a restare nella lunghezza d’onda della calma per sempre, e, se vi usciremo, una vibrazione silenziosa in fondo al nostro essere fara’ da promemoria.
Quando tale condizione sara’ raggiunta, sentiremo chiara la separazione tra la superficie della mente tumultuosa di pensieri e di emozioni e quella profondita’ silenziosa dentro di noi, e avremo scoperto il testimone di cui parlano i Rig Veda: “Due uccelli dalle splendide ali, amici e compagni, sono posati sullo stesso ramo: uno mangia il dolce frutto, l’altro lo sta a guardare”. Si tratta di sostituire le vecchie abitudini al testimone silenzioso, ed esso ci riempira’ di forza e calma e, in modo infallibile, l’Energia comincera’ a fluire in noi e ci dira’ cosa fare, ci mostrera’ la Verita’, ci dara’ intuizioni di saggezza e preveggenza in modo diretto, senza piu’ scelta o giudizio. Quando avremo separato la mente che dubita e si dibatte per lasciare posto alla mente che sa, i problemi cominceranno a risolversi e scopriremo che la conoscenza non viene dalla nostra mente ma da un altrove. Nel silenzio naturale tutto sgorghera’ in modo fluido e automatico. “Non c’e’ nulla di cio’ che fa la mente che non possa essere fatto meglio nell’immobilita’ mentale e in una calma sgombra di pensieri”.

Vi leggo una pagina di Scanziani sul Tantrismo in cui si parla appunto del ‘TESTIMONE’:

Il maestro tantrico Kapila era sul prato. Lo incontrai verso il tramonto. Lo chiamavano Kapila degli scoiattoli. Uno scoiattolo, scesogli dalla spalla, gli si pose sulla mano, ma il volo di un falco lo indusse ad andar via.
Kapila sorrise: “lo scoiattolo- disse- non e’ mai testimone.”
Comincio’: “V’e’ una favola. Il Supremo foggio’ l’uomo con l’argilla e lo mise in piedi, ma cadeva. Ritento’: cadeva. Per sostenerlo, gli ando’ dentro. Sta dentro: e’ il testimone”
Un altro scoiattolo gli venne vicino ed egli gli porse una mandorla, disse dello scoiattolo: “Non e’ mai testimone: e’ sempre spinto, fame e paura”.
Continuo’ lentamente e dolcemente: “L’uomo vale, quand’e’ testimone. La virtu’? E’ restare testimone delle proprie voracita’, dei propri spaventi: staccarsene, osservarli, giudicarli, accettarli o respingerli. L’intelligenza? E’ restare testimone delle proprie idee, dei propri pensieri: staccarsene, osservarli, giudicarli, accettarli o respingerli. Chi si lascia trascinare dalla prima voracita’, non ha virtu’. Chi si lascia trascinare dalla prima idea, non ha intelligenza. Staccarsi, spogliarsi, indietreggiare, farsi sempre piu’ testimone. Se ti spogli di te, sei uno sguardo”.
Io dissi: “Egli ci ha forgiato con l’argilla? E’ una storia poetica, ma a che serve? Se allora era argilla, adesso e’ diventata granito e mi soffoca. Egli sta dentro? Ma dov’e’ mai, chi l’ha incontrato?”
Mi guardo’ fraternamente. Disse soltanto:
“Lo incontri arretrando. Egli ti abita in fondo al cuore, incombe sopra il capo. Non e’ una favola. Apri un varco nell’argilla. Conserva la serenita’ giorno e notte.
Questo e’ il segreto. Occorre arretrare, separarsi dal pensiero comune, dal gesto abituale: guardarli. E’ un’opera paziente, da orologiaio che osserva con la lente le spirali, gli scatti, gli ingranaggi e pulisce, calibra, registra. Il segreto e’ arretrare in se stessi, finche’ si incontra una vibrazione quasi impercettibile, poi sempre piu’ evidente, una vibrazione silenziosa, separata e calma.
Chi vi si ancora, ha la serenita’. “
Ed e’ allora che sparira’ la differenza tra interno e esterno, cadra’ la corazza dell’ego, diverremo permeabili al mondo e saremo investiti dall’interno degli altri (pensieri, sentimenti, desideri…), interno che e’ sempre aggressivo e non solo quando sono i pensieri cattivi ma massimamente quando sono buoni. Il soggetto sara’ l’oggetto. A quel punto la mente dovra’ essere protetta dalla Forza. Nessuno sara’ piu’ lontano o altro dall’io, tutto sara’ collegato, perche’ tutto avviene insieme.
Entrare nella Forza vuol dire aumentare la sintonia, la chiaroveggenza, la telepatia, la permeabilita’ al tutto. Il silenzio mentale porta a un allargamento della coscienza, che da egoica si fa universale. E, per sapere cio’ che serve, la coscienza puo’ spingersi fino al piu’ remoto punto dell’universo.
Non solo avvertiremo i pensieri degli altri, ma avvertiremo i nostri stessi pensieri come esterni a noi, come piccoli vortici, e li sentiremo gia’ nella vibrazione originaria dove nascono prima di diventare pensieri. E mentre prima era difficile staccarsi da idee che sentivamo nostre, dopo sara’ facile liberarci da cio’ che guardiamo con distacco. Cambiera’ il rapporto con le onde di pensiero (energia fisica sottile). Non si tratta di cambiare idea, perche’ cambiare idea e’ come fare una piroetta nella stessa gabbia, occorre un cambiamento di coscienza.
Il dominio del silenzio e’ il dominio della mente. Dopo, invece di restare sempre sulla stessa lunghezza d’onda, potremo percorrerle tutte.
“Ogni uomo potrebbe tener separata la fabbrica del pensiero dalla mente calma e padrona di se’, che e’ allo stesso tempo testimone e volonta’’.

Per giorni– dice Aurobindo- restai fermo seduto a meditare, guardai i pensieri arrivare alla mente e li respinsi finche’ la mente non divenne ‘silenziosa come l’aria in cima a una montagna senza vento… allora l’essere mentale in me divenne una Intelligenza libera, una Mente Universale, non limitata dalla ridda meschina dei pensieri personali ma un essere libero di scendere nell’impero sterminato della visione”.
Cosi’ l’intelletto si avvia a diventare una Coscienza Spiritualizzata.

La liberta’ comincia quando si scopre che la mente ordinaria e’ una prigione, un guscio mentale che ci trattiene. Il passo successivo e’ la perdita dell’ego, l’espansione, quando sparisce l’antinomia dentro/fuori, io/non io… “In realta’ il fuori e’ un dentro dovunque e noi ci troviamo dappertutto… quando saremo a quel punto ci troveremo sempre a casa nostra, dovunque siamo”.

Una fiaba indiana dice che un maraja’ molto superbo chiamo’ i suoi ministri e chiese loro: ’Chi e’ piu’ grande, io o Dio?’ Quelli si misero tremare e chiesero tempo per rispondere. Alla fine uno di loro, il piu’ saggio, disse: ‘Non c’e’ dubbio, Signore, sei tu il piu’ grande, perche’ puoi bandirci dal tuo regno, mentre Dio non lo puo’ perche’ tutto e’ il suo regno e non esiste luogo dov’egli non sia”. Dunque occorre uscire dal regno dell’io per entrare nel regno di Dio.

Noi identifichiamo la coscienza con la mente e col pensiero, ma la coscienza e’ molto piu’ ampia, essa non e’ solo la coscienza mentale o quella ordinaria. Dobbiamo renderci conto che di solito noi siamo in gran parte inconsci, ci attacchiamo ai nostri pensieri ma essere fissi su un pensiero e’ come essere drogati o svenuti o addormentati, cosi’ viviamo come dei sonnambuli, in preda ai nostri sogni. Ma, quando la coscienza comincia a espandersi, ci rendiamo conto che c’e’ coscienza anche nelle piante, negli animali, negli atomi, ovunque… perche’ non siamo noi a possedere in modo esclusivo la coscienza, ma la coscienza e’ ovunque, in tutto, anzi esiste solo la Coscienza, in gradi piu’ o meno ampi di autoriconoscimento, una Coscienza piu’ o meno manifesta a se’. Non e’ manifesta ancora nella Materia, dove oscura il senso della propria onnipotenza, e diviene Spirito quando diventa chiara a se stessa.
Ma per capire questo, occorre superare il piano mentale ordinario e arrivare a un piano sovramentale, dove si puo’ intuire il piano universale e, una volta, arrivati la’, il compito e’ mandare questo piano sovramentale sempre piu’ in basso, verso la Materia inconscia e profonda, a illuminare l’oscurita’ delle cellule.

Il compito sara’ dunque diventare coscienti in tutti i modi e a tutti i livelli dell’essere, su tutti i piani dell’esistenza possibile, non solo nella Coscienza che e’ superiore alla Mente ma anche nell’inconscia natura delle cellule.
Solo sul piano sovramentale potremo vedere tutti i piani dell’energia, ognuno con la sua caratteristica e il suo centro, mentre, quando e’ solo la mente ordinaria ad agire, essa richiama tutto a se’ nascondendo e riducendo il mondo totale dell’essere.
Solo sul piano sovramentale, il cercatore potra’ vedere tutti i livelli di cui e’ costituito e sentire la loro vibrazione. Vedra’ allora che c’e’ in noi tutta una gamma di gangli vibratori o centri di coscienza, e che ciascuno catalizza un certo tipo di vibrazione. La mente e’ solo un tipo di vibrazione, e’ solo una delle tante forme della coscienza.
Questi centri di Coscienza sono i Chakra, alcuni sono nel corpo fisico che sta in questa dimensione, altri sono in altre dimensioni. Aurobindo nomina 7 Chakra e Mere 12 (2 sotto il corpo, e due sopra).
1) sopra la testa abbiamo il Piano Sopracosciente che controlla la mente pensante e la collega col Sovramentale
2) il Piano Mentale ha due centri: Terzo Occhio e Centro della Gola che governa tutte le forme di espressione
3) il Piano Vitale comprende tre centri: cuore o emozioni, pancia o volonta’, plesso mesenterico o istinti e impulsi
4) il Piano Fisico alla base della colonna controlla il radicamento, il sesso e l’apertura al subconscio.
Di solito questi centri sono quasi chiusi e l’uomo vive murato in se stesso, in stato inconscio, avviluppato dalla materia. Via via che questi centri si aprono e vengono illuminati, l’uomo si trasforma. La Materia non si separa dallo Spirito, ma viene illuminata dallo Spirito che si desta in lei. Abbiamo una progressiva manifestazione del Divino o Coscienza Universale o Energia. Esso era, prima del mondo, nell’Unita’ del Non Manifesto e, con la Creazione, diventa la Molteplicita’ del Divenire. La Coscienza emerge nel Mondo prima come Materia, poi come Vita, poi come Mente e trova il suo vero se’ in una Coscienza Spirituale e alla fine in una Coscienza Sopramentale attraverso cui l’uomo diviene consapevole della Realta’ e si unisce ad essa.
Questa e’ l’evoluzione.
Il fine e’ il ritorno all’Unita’, ma non all’Unita’ iniziale non manifesta, ma all’Unita’ attraverso la molteplicita’, nella manifestazione che e’ un continuo divenire, cioe’ nel mondo.
Materia, vita e mente sono le prime tre tappe dell’evoluzione, esse appartengono all’emisfero inferiore dell’Esistenza. Sono tre principi di manifestazione dell’energia. Ppoi viene il quarto principio: la Supermente o Coscienza di Verita’, come la chiamavano gli antichi Rishi, una specie di fuoco, vibrazione dell’Amore originale, presente nella particella piu’ infima della Materia. A quel punto l’uomo puo’ arrivare a cogliere Dio anche a livello cellulare.

Mere dice:
Oltre all’intelletto
che ci ha fatto uomini
-e infelici, tra i felici animali-
esistono, nel corpo, altri centri pensanti,
altre ‘menti.’
C’e’ una mente delle emozioni,
c’e’ una mente delle sensazioni fisiche…
Esiste anche, nel fondo delle cellule
-oltre la loro memoria genetica-una mente solare e immortale,
capace di aprire la strada
a un altro essere dopo l’uomo
.

Prima l’uomo civilizzato ha aperto la mente destra o mente maschile, legata all’ego, alla razionalita’, all’intelletto, al possesso, al giudizio e alla divisione. L’uomo ha diviso lo Spirito dalla Materia, ha diviso il Bene dal Male. Poi si e’ svegliato il lato femminile dell’uomo, la mente intuitiva che a livelli sottili corrisponde al Chakra del cuore. Infine, nel silenzio della mente, puo’ aprirsi un nuovo centro psichico, un principio di unita’ che collega i due emisferi in un’unica Realta’.
Prima viene l’Era dell’Uomo, o dell’intelletto e giudizio. Poi viene l’Era della Donna, o del cuore, dell’intuizione e spiritualita’. Infine si puo’ giungere all’Era dell’Unione (l‘unione Uomo/donna degli antichi alchimisti, il Rebis o Re/Regina).
Questo non sara’ un passaggio mentale ma una evoluzione anche fisica, cellulare.

In molti tempi i ricercatori piu’ profondi hanno intuito l’Unita’ del Reale, mistici, veggenti, alchimisti, e hanno scoperto che cio’ che e’ sopra e’ sotto, cio’ che e’ in alto e’ in basso. La stessa Scienza ha dovuto convenire che l’energia e’ una sola. Ammettere che “tutto e’ uno” significa aver trovato la chiave del problema. Quando l’uomo arriva a scoprire che Dio non e’ fuori di lui, ma e’ in lui, e’ pronto ad autoliberarsi.
“Occorre passare dall’animale superiore che siamo all’uomo davvero sovrumano”.

L’ultima opera che Aurobindo ci lascia dalla sua cella di isolamento e’ SAVITRI, un immenso poema mantrico, in cui l’umanita’ e’ chiamata a vincere la morte.
E’ la storia d’amore di Savitri e Satyavan, due personaggi mitici del Mahabharata, l’antica epopea indiana, in cui Savitri strappa lo sposo alla Morte. Savitri rappresenta la parola divina che s’incarna per salvare l’uomo. La morte e’ l’ignoranza, l’inconscieta’, la prigionia dell’errore. Quando la Parola divina acquista risonanza nell’anima dell’uomo, egli diventa integralmente cosciente della sua origine divina e si salva, ma questa illuminazione della coscienza avviene a livello spirituale o intellettuale ma cerebrale.
Il poema descrive tutto il lavoro che la trasformazione comporta, un lavoro incredibile e immenso che porta Aurobindo, ormai quasi completamente cieco, fino al termine della sua vita terrena.
La Morte ripete all’uomo quello che tutte le religioni gli hanno sempre detto: “Vana e’ la tua aspirazione di costruire il cielo sulla terra… Chi voglia volgersi a Dio deve lasciare il mondo.. Chi vuole vivere nello Spirito deve lasciare la vita”.
L’uomo ha potuto credere questo finche’ e’ stato inconscio. Eppure le Sacre Scritture parlano del regno dei Cieli sulla Terra. Si veda la Profezia di Giovanni. Ogni religione deve tornare al suo nucleo essenziale, la citta’ di Dio deve realizzarsi dopo la fine di questa Era, l’era mentale dell’homo sapiens.
La Nuova Realta’ o Nuova Era sara’ costruita dal potere del trascendente, il Supermentale, la Coscienza di verita’ che collega mente e cuore, che unisce Spirito e Materia.
Lo spirito della morte ostacolera’ fino all’ultimo questa possibilita’, tentando di ricacciare l’uomo nella sua inconscieta’. Le cellule dell’uomo giacciono nell’incoscienza, la registrano come una mancanza di memoria, occorre agire sulla memoria cellulare, agire sulla Materia stessa, sul DNA, riprogrammare il DNA. Solo cosi’ la Morte sparira’ inghiottita dalla Luce.

Il 5 dicembre del 1950 Aurobindo abbandono’ la vita terrena per continuare la sua opera in un’altra dimensione, per affrettare la venuta del sopramentale nell’Umanita’.
Nello stesso anno Mere inizia le Conversazioni (Entretien) per svegliare gli altri. Anche lei si ritira, come aveva fatto Aurobindo, nella sua stanza, dal ‘62, per scoprire la mente cellulare, per svegliare la luce nelle cellule. Cerca il Grande Passaggio per una nuova specie umana, un nuovo modo di vita nella materia e nel mondo. Aurobindo lo aveva descritto come “una gran luce d’oro in fondo al corpo, capace di mutarne le imperfezioni”.

Nella sua missione, Aurobindo unifico’ pensiero occidentale e orientale in una nuova sintesi, che concilia razionalismo e misticismo, azione contemplazione, spirito e materia, mediante l’emersione e la realizzazione della divinita’ nascosta nell’uomo e nella materia. Dio e’ realta’ totale. Il divino e’ insieme trascendente e immanente. Esso si manifesta nell’uomo mediante la propria potenza (Shakti), energia che crea il mondo.
L’uomo puo’ sperimentare Dio nella sua interiorita’, come potenza cosmica presente ovunque, anche la Materia e’ espressione del divino, uno degli strumenti con cui Esso manifesta la sua Shakti, o forza creatrice.
L’uomo e’ l’anello che unisce Materia e Spirito.
Dio e’ lo spirito cosmico che si trova dentro ogni cosa e ogni essere, e in cui tutto viene manifestato nell’Universo, anche se attualmente questa manifestazione avviene nell’ignoranza. Egli e’ lo Spirito, il Maestro interiore del nostro essere, colui la cui volonta’ dobbiamo imparare a esprimere in tutti i nostri movimenti, cosi’ da poter uscire dall’ignoranza ed entrare nella Luce.”
L’uomo e’ arrivato a una svolta evolutiva, puo’ svelare Dio in se stesso, facendolo emergere dagli innumerevoli strati di ignoranza delle sue parti involute. Deve farlo emergere dalla propria incoscienza materiale. Per far questo usera’ l’azione trasformatrice dello Yoga integrale, o PURNA YOGA. Esso non aspira solo all’elevazione della coscienza umana verso il Divino, ma anche all’integrazione del Divino nella Materia e nella vita quotidiana.
Il Purna Yoga e’ la sintesi e lo sviluppo di tutte le esperienze di Yoga dell’India. Esso non mira ad abbandonare il mondo e la vita per entrare nel Nirvana (estinzione dell’io individuale e unione con Divino) ma vuole trasformare totalmente la vita stessa. L’ascesi qui e’ il primo passo, non l’ultimo, e serve a far scendere la coscienza divina o sopramentale sulla Terra, la Vasta Coscienza di Verita’, di cui parlano gli antichi veggenti. La SUPERMENTE e’ il livello piu’ alto di coscienza, ma noi vogliamo far scendere la sua energia ai livelli piu’ bassi della Materia. Il Purna Yoga e’ difficilissimo, proprio perche’ corpo, vita e mente si oppongono al processo, ma se uno e’ pronto puo’ sperare di scoprire la Verita’, la sua liberazione tuttavia deve servire a liberare gli altri.

Lo scopo della ricerca di Aurobindo e’ enorme: accelerare l’evoluzione umana, evoluzione che naturalmente ha tempi lunghissimi per realizzare trasformazioni della coscienza.
La Terra e’ un campo di evoluzione sperimentale della vita. La Vita e’ partita dalla Materia piu’ semplice e bruta. Si e’ via via organizzata in forme di coscienza piu’ evolute.
Ora l’uomo e’ a un certo stadio dell’evoluzione, il suo prossimo stadio e’ il SUPERUOMO.
Nell’attesa di questo, ognuno di noi puo’ concorrere ad accelerare il cammino. “Entrare con la coscienza nel divino vivendolo in noi e’ lo scopo di ognuno”-

Dopo la fine della vita fisica di Aurobindo, Mere continuo’ a insegnare lo yoga integrale e le sue straordinarie scoperte furono registrate da Satprem nei tredici grossi volumi dell’Agenda di Mere, libri bellissimi che merita leggere. Mori’ nel 1973.
Nel ‘68 aveva fondato una citta’ secondo gli insegnamenti della disciplina del Maestro, Auroville, una citta’ per il mondo, una citta’-ashram sul golfo del Bengala vicino a Pondicherry, con 1800 abitanti provenienti da ogni luogo. Il suo progetto e’ stato accolto dall’UNESCO.
Auroville e’ il primo esperimento collettivo di preparazione alla prossima tappa evolutiva dell’Umanita’. E’ uno splendido posto tropicale pieno di fiori, dove sorgono abitazioni negli stili piu’ vari. Ogni nazione ha il suo padiglione, Il Dalai Lama ha messo il primo mattone del suo. Non ci sono guru o maestri. E’ un luogo di grande pace, concordia e armonia, dove le necessita’ dello spirito sono considerate superiore dei godimenti materiali. Qua si conduce una vita non basata sul potere, il denaro, il consumo e l’ambizione ma nel rispetto e nello studio dei valori umani. Auroville e’ un laboratorio di evoluzione.

Dove la mente e’ impavida
e il capo e’ eretto
Dove libero e’ il sapere
ed il mondo non fu ridotto in briciole
da ristrette domestiche mura
Dove le parole sgorgano
dalle profondita’ del vero
Dove indefessa lotta tende le braccia
verso la perfezione
Dove il chiaro fluire della ragione
non s’e’ perduto tra desertiche
sabbie
delle morte abitudini
Dove la mente e’ da Te sospinta
verso sempre piu’ ampi atti e pensieri
In quel cielo di liberta’, o mio Padre,
fa’ che il mio paese si risvegli

Rabindranath Tagore
[..

ELENCO I LIBERATORI. Corso

Socrate
https://masadaweb.org/2008/11/17/masada-n-825-17-11-2008-socrate-la-coscienza-critica-applicata-alla-vita-civile/

Platone
https://masadaweb.org/2008/11/20/masada-n-827-20-11-2008-i-liberatori-2-platone/

Papa Giovanni XXIII
https://masadanew.wordpress.com/wp-admin/post.php?action=edit&post=2218

Gandhi
https://masadaweb.org/2008/12/05/masada-n-835-5-12-2008-i-liberatori-n%C2%B0-3-gandhi/

Madre Teresa
https://masadaweb.org/2008/12/11/masada-839-11-12-2008-i-liberatori-madre-teresa-di-calcutta/

Kandinskij
https://masadaweb.org/2008/12/26/masada-n-845-26-12-2008-i-liberatori-vasilij-kandinskij/

Jung
https://masadaweb.org/2009/01/20/masada-n-861-20-1-2009-i-liberatori-carl-gustav-jung/

Einstein
https://masadaweb.org/2009/01/23/masada-n-862-21-1-2009-i-liberatori-albert-einstein/

Krishnamurti
https://masadaweb.org/2009/01/24/masada-n-863-24-1-2009-i-liberatori-jiddu-krishnamurti/

Sri Aurobindo
https://masadaweb.org/2009/02/02/masada-n-867-2-2-2009-i-liberatori-sri-aurobindo/

http://www.masadaweb.org

3 commenti »

  1. L’uomo smette di cercare Dio quando osserva se stesso. Dio e’ solo l’inzio della ricerca gli occhi guardano in fuori e l’uomo cerca fuori quando non lo trova fuori li rivolge l’attenzione verso se stesso. Qualcuno arriva all’altra sponda.

    http://www.youtube.com/watch?v=MeSSwKffj9o Spero ti diverta !

    Commento di Maximus Roman Emperor — febbraio 5, 2009 @ 12:28 pm | Rispondi

  2. Una delle piu’ belle introduzioni a Sri Aurobindo ! In poche righe non si poteva fare meglio !

    GRANDE VIVIANA ….COME SEMPRE !

    “LA MENTE FU L’AIUTO, LA MENTE E’ L’OSTACOLO”

    Sri Aurobindo, “Pensieri e Aforismi”

    Commento di juan miranda — maggio 4, 2010 @ 4:09 am | Rispondi

  3. Bella presentazione. L’ho condivisa su facebook. 🙂

    Commento di Ivan Boccherini — agosto 14, 2014 @ 9:01 pm | Rispondi


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