Nuovo Masada

gennaio 23, 2009

MASADA n. 862 – 21- 1-2009. I LIBERATORI. ALBERT EINSTEIN

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(Questa lezione fa parte di un corso tenuto a Bologna dalla prof. Viviana Vivarelli. Le lezioni precedenti, sempre pubblicate su Masada, sono state su Socrate, Platone, Martin Luther King, Madre Teresa di Calcutta, Gandhi, Kandinskij e Jung)

“..il paradosso e’ la fonte della passione del pensatore e il pensatore senza paradosso e’ come l’amante senza sentimento: una insignificante mediocrita’.. Il supremo paradosso del pensiero e’ il tentativo di scoprire qualcosa che il pensiero non puo’ pensare
(Kirkegaard)

Subito dopo aver inserito Einstein nella mia lista di personaggi paradossali, mi sono resa conto di essermi messa nei guai perche’ non sapevo come fare a esporre in modo facile la teoria della relativita’. Ma c’e’ un famoso detto: “Solo dieci persone al mondo la possono capire“. Dunque pazienza.
Poi ho pensato che se Einstein e’ noto a tutti ma proprio a tutti, non e’ perche’ la gente conosca la fisica della relativita’, ma perche’ e’ ‘un personaggio’. Percio’ ogni tanto mi scappera’ qualche riferimento matematico, ma voi non fateci caso e cercate soprattutto di farvi un’idea dell’uomo, perche’ anche l’uomo vale molto.
Forse i nomi sono sensi: ‘ein Stein’, vuol dire ‘una pietra’, e sicuramente Einstein e’ una pietra fondamentale nello sviluppo della fisica; con lui finisce la fisica tradizionale e comincia la fisica moderna, ma non e’ per questo che i ragazzi appendono in camera un poster con la sua testa arruffata e gli occhiali sul naso. I ragazzi non appendono poster di Eisenberg ne’ di Planck, anzi non sanno nemmeno che faccia abbiano. Einstein e’ entrato nell’immaginario collettivo per motivi piu’ sottili, perche’ Einstein e’ il prototipo del ‘genio’.
Come Papa Giovanni era il prototipo della Nonna, Einstein e’ per eccellenza ‘il genio’.

Cos’e’ un genio? Uno che ha una profonda capacita’ di concentrazione, forse anche una straordinaria memoria ma non e‘ detto, certamente una specie di fuoco sacro che guida tutta la sua vita. Il genio e’ anche colui che oltrepassa il suo tempo e schiude le porte del futuro. Un anticonformista altamente creativo e paradossale che riesce a capovolgere le visioni del mondo.
Com’era Einstein lo sappiamo tutti. Occhiali sul naso e capelli bianchi spettinati. Tutti noi abbiamo visto qualche foto in cui ride o fa la linguaccia, ma vediamo la sua descrizione di se’.
Una bimba di 8 anni doveva vederlo in una gita di parenti ma non fu invitata. Einstein le mando’ allora questa cartolina :”Mia cara signorina Ney, …sei scontenta perche’ non hai visto lo zio Einstein. Permettimi allora di dirti com’e’ fatto: volto pallido, capelli lunghi e un accenno di pancia. Inoltre ha un’andatura sgraziata, un sigaro appiccicato al labbro, una penna in tasca o in mano. Tuttavia non ha le gambe storte ne’ bitorzoli, dunque e’ piuttosto bello… Quindi e’ davvero un peccato che tu non abbia avuto occasione di vedermi. Con un saluto affettuoso dallo zio Einstein”.
Una persona simpatica!
Albert Einstein nacque a Ulm, in Germania, nel 1879 da una famiglia di origine ebraica, i suoi avevano una piccola azienda di materiali elettrici che ando’ male, per cui si trasferirono a Milano e contemporaneamente Albert interruppe gli studi. Era oppresso dalla miseria dei genitori per il fatto di non poterli aiutare. Scriveva: “Sono solo un peso per la famiglia. Sarebbe meglio non fossi mai nato. L’unico conforto e’ che non mi sono mai permesso svaghi o divertimenti, tranne quelli forniti dallo studio”.
Non fu un bambino prodigio, anzi non sembrava nemmeno un bambino molto intelligente, fino a nove anni fu un po’ ritardato con forti problemi di linguaggio, i risultati del liceo e dell’universita’ furono modesti, nessuno dei suoi insegnanti si accorse che era bravo in matematica, del resto anche Churchill non andava bene ne’ in inglese ne’ in storia e Demostene era balbuziente. Questa e’ gia’ la prima cosa che piace alla gente, che non ne puo’ piu’ dei ragazzi prodigio (vedi Mozart) e si immedesima piu’ facilmente in un povero ragazzino che va male a scuola ed e’ incompreso dagli insegnanti. In piu’ Einstein odiava la disciplina e i rigidi metodi di insegnamento delle scuole tedesche, e a 15 anni lascio’ la scuola. Piu’ tardi, in Svizzera, riprese gli studi superiori, e si iscrisse poi al politecnico di Zurigo dove si laureo’ nel 1900, a 21 anni, con l’idea di fare l’insegnante di matematica e fisica, ma, poiche’ i suoi professori non lo raccomandarono, non riusci’ a trovare lavoro, finche’ non si impiego’ all’Ufficio di Brevetti di Berna dove lavoro‘ per sette anni come semplice impiegato, tecnico di seconda classe.
Intanto aveva sposato una compagna di universita’, Mileva Maric, serba, sua compagna di studi, da cui ebbe due figli, ma divorziarono dopo 17 anni. Perche’ l’avesse sposata non si capisce, lei era brutta e malata di mente, tanto che fini’ schizofrenica in un manicomio. Einstein le dara’ l’intero ammontare del premio Nobel.
Dunque era povero, modesto e schivo, non certo curato o elegante, con pullover sformati, pantaloni spiegazzati, camicia non stirata, niente cravatta, capelli lunghi e ritti sul capo. Nel ‘55 una quinta elementare gli mando’ per il suo compleanno un paio di polsini e un fermacravatte. Einstein aveva una simpatica propensione per l’ironia e l’autoironia, la sua mente ridacchiava tra se’ e se’. Rispose: “Cari bambini / vi ringrazio per il bel regalo che mi avete fatto…il vostro dono costituisce un giusto ammonimento a essere un po’ piu’ curato in futuro. In effetti le cravatte e i polsini esistono per me come lontane reminiscenze”.
Ovviamente non faceva vita mondana, il suo unico piacere e interesse era studiare ma era un autodidatta. Nel suo piccolo ufficio era un perfetto sconosciuto capace di concentrazione assoluta e per concentrarsi meglio camminava in cerchio, ricordando Socrate che, per la verita‘, stava fermo in mezzo alle piazze, ritto come un obelisco. Aveva una volonta’ di ferro nel seguire i propri obiettivi, amava moltissimo la fisica e aveva una innata fiducia nel proprio talento anche quando gli altri non credevano in lui. Non pensava a carriera, soldi, potere, e questa e’ un’altra cosa che piace alla gente, perche’ tutti i mediocri sono capaci di correre dietro a carriera, soldi e potere, e solo l’anticonformista se ne tira fuori.
Einstein studiava perche’ gli piaceva studiare. Ogni tanto, quando voleva fare qualcosa di divertente, si ripassava qualche dimostrazione matematica di quelle difficili, cosi’ per il gusto di farlo, come uno canta e ricanta una melodia molto amata, perche’ per Einstein la matematica era una esperienza bellissima. “Non vi e’ nessuna utilita’ in questo – dice- si tratta solo di un’occasione per concedermi il piacere di pensare”.
Ora, la matematica e la fisica sono in genere le piu’ odiate materie scolastiche. Io sono stata anche una professoressa di matematica, e per quanto sia stata originale e innovativa nell’insegnamento, vi assicuro che quando sono passata alla filosofia, le mie quotazioni in termini di fascino sono aumentate di colpo.
Oggi i neurologi ci dicono che nasciamo tutti uguali, tutti intelligenti, anche nei confronti della matematica, ma i piu’ si perdono per via per mancanza di incentivi. Io non credo sia proprio vero. La nostra mente ama la liberta’, la matematica implica disciplina, a volte questa disciplina e’ cosi’ forte che il matematico sembra un computer che non inventa niente, ma Einstein e’ la disciplina nella creativita’, il massimo!
Nel 1800 Lombroso credeva che qualcuno avesse una parte di cervello in piu’, il bernoccolo della matematica, e molti studenti sono d’accordo con lui nel senso di non averlo. Certo e’ che il cervello di Einstein doveva avere qualche bernoccolo e la passione della matematica gli venne naturale e non per incentivi esterni. A noi poveri raminghi che non riusciamo nemmeno a capire le trattenute bancarie o a riempire il 740 o a capire le percentuali fiscali sulle percentuali fiscali, uno per cui la matematica e’ un prodigio di bellezza appare un essere sovrumano, quasi un marziano, ma Einstein e’ un genio, anzi e’ il prototipo del genio. Chiedete a uno che passa per la strada: dimmi il nome di un genio della matematica o della fisica, e quello dice ‘Einstein’. Non ci sta nemmeno a pensare perche‘ Einstein incarna un archetipo di fronte all’immaginario popolare.
Ora, come deve essere ‘il genio’? Prima di tutto e’ isolato, diverso, bizzarro, fissato in un mondo proprio, come campato per aria, si veste in modo casuale, non segue la morale comune, e’ anticonformista, non segue la logica ordinaria, a volte puo’ sembrare un po’ fuori di testa, l’unica differenza e’ che quello che dice un pazzo non ha senso e quello che dice un genio puo’ a volte non avere un senso per i suoi contemporanei ma alla fine costruisce la storia.
Ora pero’ il genio vive della propria genialita’, e’ il prezzo che deve pagare, e’ di essere uno strumento assolutamente perduto nel suo scopo che non ha molto senso pratico al di fuori di quello, dunque il genio difficilmente ha una famiglia felice o cura bene le relazioni sociali, perche’ ha una specie di purezza e assolutezza che non gli permette di disperdere energie altrove. E’ un raggio che fende il buio per illuminare una zona dello spazio oscuro ed e’ assolutamente realizzato in quella. Non ha tempo ne’ posto per altro.

Questo e’ uno degli aneddoti preferiti dagli amici di Einstein. Durante una discussione scientifica con un collega, Einstein si allontano’ ripetutamente dall’amico, dicendo nel suo affascinante inglese germanizzato: “Devo pensare un po’”.
Cosi’ Einstein si ritirava nel suo amore per la matematica e la fisica a scapito degli affetti familiari e delle relazioni sociali, seguiva solo la sua volonta’ ferrea nel raggiungere i suoi obiettivi. Non metteva in discussione il proprio talento, lo viveva, ha una incrollabile sicurezza nella sua ricerca, una incredibile fede in se’.

Quando si parla della fisica degli ultimi 4 secoli, i maggiori nomi sono Galilei, Newton, Einstein.
Galileo Galilei 1564-1642
Isaac Newton 1642- 1727 (una nasce quando l’altro muore!)
Einstein 1879-1955
Galilei introduce la matematica (cioe’ la misura) e l’esperimento nella fisica, ogni fenomeno deve essere misurato e ridotto a legge, quantificato e collegato in causa e effetto, ogni legge deve essere sperimentata.
Con Newton inizia la fisica classica, basta sul principio di gravita’ (ricordate la mela di Newton?). I fenomeni avvengono in una struttura geometrica spaziale (dunque a tre dimensioni), il tempo non conta perche’ e’ un dato fisso immutabile. Newton scopre le leggi fondamentali dell’universo astronomico, che regolano i movimenti dei pianeti in relazione alla loro massa. Masse diverse creano gravita’ diverse e questo induce varie dinamiche astronomiche.
La fisica puo’ riguardare i corpi del cielo, o le particelle piccolissime, gli atomi. Newton guarda al cielo stellato, ma si cercano leggi della fisica che valgano sia nel macrocosmo che nel microcosmo, nel cielo stellato come dentro l’atomo. Il desiderio supremo e’ trovare leggi che valgano in entrambi gli ambiti.
Quando si inventarono i primi modelli di atomo, si copiarono i modelli celesti. .
L’atomo di Bohr sembrava un piccolo sistema solare.

Fino ad Einstein la fisica era stata quella newtoniana. Ogni corpo celeste ha la sua massa e da essa dipende la sua gravitazione, per es. la massa della Luna e’ piu’ piccola di quella della Terra, il che vuol dire che ognuno di noi sulla Luna pesa meno (cosa non priva di interesse). Nel cielo i vari pianeti hanno gravitazioni diverse. Cioe’ ognuno attrae a se’ gli altri con forza diversa. La gravitazione del Sole e’ molto grande per questo certi pianeti ruotano attorno al Sole.
Ma Newton non spiegava tutto, non spiegava per esempio i moti relativi. Einstein invece parti’ da li’ e fece scoperte rivoluzionarie: l’equivalenza tra massa e energia, tra spazio e tempo, tra gravitazione e accelerazione. In pratica dette una nuova definizione a questi concetti.

Due anni segnano le tappe significative:
1905 : teoria della relativita’ ristretta
1916: teoria della relativita’ generale.
Einstein si chiese: come si comporta un oggetto in movimento? Su velocita’ piccole Newton andava bene, ma se la velocita’ cresceva e si avvicinava a quella della luce (300.000 km/sec) nascevano dei problemi. Per masse molto piccole o velocita’ molto grandi occorreva trovare nuove leggi.
Galilei aveva studiato sistemi inerziali (in moto rettilineo uniforme) e le leggi di Newton potevano bastare. Ma alla fine del 1800 Maxwell scopri’ l’elettromagnetismo e si aprirono nuovi campi.
Un raggio di luce, per es., una radiazione che parte da una stella lontana e arriva fino a noi e’ un’onda, ma dov’e’ che si propaga? Si ipotizzo’ l’etere, ma la meccanica provo’ che esso non esisteva. Nel 1887 Michelson e Morey fecero un famoso esperimento, con cui tentarono di misurare la velocita’ della Terra rispetto all’etere, dividendo un raggio di luce in due raggi perpendicolari, il moto della Terra avrebbe dovuto creare una interferenza, invece nulla. L’etere non c’era proprio. E allora?

Nel 1905 Einstein dichiaro’ che non si poteva piu’ parlare di moto assoluto. Si poteva solo dire: nel sistema solare possiamo studiare il moto dei pianeti rispetto al Sole, il moto e’ sempre relativo a un sistema di riferimento, e, dentro un sistema relativo, valgono le stesse leggi. L’altra osservazione che Einstein fece fu riguardo’ la soglia della velocita’; come su certe autostrade non puoi superare i 150 km, nelle autostrade dell’universo c’era una velocita’ limite oltre cui nulla poteva andare ed era la velocita’ della luce, 300.000 km/sec. Non puoi proprio e non e’ questione di multa.
La luce e’ un’onda, una radiazione elettromagnetica, Maxwell dimostro’ che la velocita’ di propagazione di tutte le radiazioni elettromagnetiche e’ sempre la stessa.
Dunque non si puo’ parlare di moto assoluto ma di moto relativo. Ma Einstein dice di piu’: che non si puo’ parlare in assoluto nemmeno di massa e di tempo.
Per Newton in tempo era ininfluente, il tempo stava li’ sempre uguale e il fisico non se ne occupava, ma quel rompiscatole di Einstein dimostro’ che il tempo non e’ un dato fisso. Sappiamo da noi che il tempo con la persona amata e’ diverso da quello dal dentista, ma qui non si trattava di valutazione psichica, era peggio. Per es. due astronauti che vanno in direzioni opposte possono avere orologi che danno tempi diversi. E non e’ come quando vai in vacanza e quando torni, sono proprio oggettivamente diversi, come dire che per fare Milano-Roma ci metti 5 ore ma Roma-Milano 3.
Intanto si erano scoperti gli elettroni (gli elettroni non sono visibili, sono solo ipotesi matematiche con cui si sono baloccati i fisici). Non si vedono ma si sa che hanno velocita’ vicine a quella della luce. Sono buffi questi fisici! Sanno tutto sulle cose che non ci sono, ma poco su quelle di tutti i giorni. Se in una camera a bolle passa un elettrone, nessuno lo vede ma le bolle sono perturbate.
Se prendiamo un elettrone a riposo e uno in movimento (siamo parlando di elettroni e non di impiegati statali) essi si comportano come avessero masse diverse. Perche’? Perche’ nel secondo caso l’energia si converte in massa. E di qui la celebre formula E = mc2.
Insomma il mondo e’ una cosa relativa, come disse quella moglie per cui non era lei che tradiva ma il marito che era cornuto.
Se due persone sono sedute in treno una di fronte all’altra, esse sembrano l’una all’altra ferme, ma si muovono rispetto alla stazione.
Per parlare del movimento o del tempo di un qualsiasi oggetto bisogna dunque fissare un sistema di riferimento. Un politico che ruba puo’ sembrare un furfante al cittadino onesto ma sembrera’ un eccellente uomo d’affari a un politico simile a lui, tutto e‘ relativo.
Per descrivere i politici occorrerebbero molte dimensioni. Per descrivere il movimento di un punto nello spazio ne bastano 4; lunghezza, larghezza, altezza, e … tempo. La fisica diventa quadrimensionale, la geometria diventa uno spazio-tempo. Anche per descrivere un politico occorrerebbe del tempo, a volte basta un mese, a volte 60 anni non bastano.

Riguardo alla teoria della gravita’ di Newton, l’approccio di Einstein e’ del tutto nuovo, dice: immaginiamo un astronauta dentro una navicella spaziale; se essa e’ ferma a terra e’ soggetta alla gravita’, se l’astronauta lascia cadere una pallina, questa va a terra attratta dalla forza di gravita’ secondo un’accelerazione di 9,8 m/s2. Ma se la navicella e’ nello spazio, non sente piu’ la forza di gravita’ e la pallina resta per aria. Se pero’ le imprimo una accelerazione di 9,8m/s2 ecco che la pallina cade a terra come prima, dunque la forza di gravita’ equivale a un’accelerazione di 9,8m/s2. Non sappiamo bene come l’impiegato dell’ufficio brevetti Einstein arrivo’ a queste conclusioni tra un brevetto e l’altro, comunque quanto penso’ fu rivoluzionario. Sarebbe stato come dire che, ferma, ho un peso e in movimento un altro. E sara’ per questo che tutti i dietologhi consigliano di fare del movimento a chi vuole perdere del peso. E’ fisica relativa, ma uno non lo sa.
Se l’astronauta accende una lampadina a raggio, il raggio a terra e’ diritto, ma nello spazio e’ curvo, perche’ il campo gravitazionale fa deviare la luce. Questo lo sa anche la mia nipotina di 14 mesi che le sue belle esperienze nelle stanze buie con una lampada a pile. Ma al tempo di Einstein la cosa sembro’ proprio assurda, a questo punto pero’ accadde come nei film quando il viaggiatore dal futuro che e’ arrivato dalla tribu’ di barbari prevede una eclisse e quella arriva facendolo diventare un dio: arrivo’ un’eclisse di luna e, quando la luna copri’ il sole, due stelle che stavano una sopra e l’altra sotto apparvero di colpo piu’ lontane, perche’ i loro raggi si erano incurvati per raggiungere la Terra, erano stati deviati dal campo gravitazionale del Sole, anche questa volta Einstein, lo scaruffato, aveva ragione.
E il successo fu grande. La tribu’ degli scienziati barbari aveva trovato un nuovo dio.

La teoria della relativita’ ristretta dice che se uno viaggiasse a velocita’ costante su un piano perfettamente liscio non saprebbe mai se e’ fermo o in movimento.
Secondo la teoria generale, chi si muove di qualunque moto non sa mai se le forze del suo moto sono dovute a una accelerazione o una gravitazione, cosi’ l’astronave soggetto a una accelerazione uguale alla forza di gravita’ potrebbe pensare di essere a terra. In uno spazio tridimensionale la navicella appare ferma, in un spazio quadridimensionale e’ in moto.
Come disse l’allievo di scuola guida nel deserto dopo qualche comando: “Mi sono mosso o no?“
Insomma le ipotesi newtoniane di due corpi celesti che sono attratti in base alla massa dovette essere corretta per corpi di grande massa, e bisogna riconoscere che fare correzioni al grande Newton e’ una bella soddisfazione.
Con la storia dell’eclisse abbiamo scoperto che lo spazio-tempo e’ curvo. E che la linea piu’ breve che unisce due punti nello spazio e’ curva. Questo dovrebbe farci fare autostrade tutte curve ma cosi’ non e’.
Vicino a pianeti di grande massa abbiamo un certo grado di curvatura dello spazio che fa curvare le radiazioni.
Arrivati a questo punto era giusto chiedersi se lo spazio fosse aperto o chiuso. Poiche’ gli spettri della galassie piu’ lontane vanno verso il rosso, ci appaiono come fari che si stanno allontanando, e questo ci dice che l’universo e’ in espansione. Ma se l’universo e’ qualcosa che si espande, cio’ vuol dire che ha avuto un inizio e che avra’ una fine? La fine dell’universo non ha mai preoccupato nessuno, del resto i leader non si preoccupano nemmeno della fine delle loro legislature, ma l’inizio, chi sa perche’, ci rende curiosi.
Da Einstein veniamo a sapere anche che se in cielo avvengono fenomeni molto grossi che perturbano uno stato gravitazionale, come stelle che collassano, si generano onde gravitazionali che si propagano nello spazio-tempo alla velocita’ della luce, la cosa non e’ stata ancora provata ma a questo punto chi ce l‘ha il coraggio di smentirlo?.

Ora non so quanto di tutto questo sia stato chiaro ma comincia a balzare una vaga idea che non stiamo parlando di un impiegato comune, tanto piu’ di un giovane di 26 anni di tipo ordinario.

Fino ad Einstein, si pensava che la gravita’ fosse una forza che attirava un oggetto verso il centro della Terra: lasci andare il martello, ti casca su un piede, ma Einstein dice che la gravita’ non e’ una forza, e’ una deformazione dello spazio-tempo che si verifica in presenza di una massa, in effetti l’alluce risulta deformato e quando mia suocera si siede sulla poltrona la deforma.

Ma ad Einstein non basta rivoluzionare la fisica dei grandi corpi, va a mettere a soqquadro anche la fisica delle particelle.
Noi sappiamo, o non sappiamo, che ogni oggetto emana radiazioni come un faro (con la radioestesia cio‘ si vede benissimo ma questo e‘ un altro discorso). I fisici avevano studiato queste radiazioni dalla materia mediante lo spettro di emissione. Se illumino una palla rossa, la luce con le sue radiazioni colpisce la palla, questa un po’ ne assorbe e un po’ le respinge (il rosso). Un corpo rosso manda fuori le radiazioni rosse, un corpo bianco tutte e uno nero nessuna. Le radiazioni emesse da qualunque oggetto si possono misurare e mostrare a ventaglio (spettro).
Se un corpo viene scaldato, le sue particelle vibrano e la sua energia si converte in radiazioni elettromagnetiche (questo puo‘ avere degli equivalenti sessuali che non sto qui a spiegare). Einstein ipotizzo’ che questa emissione non avvenisse in modo continuo ma a pacchetti. Sarebbe come se io mi erotizzasse ma rispondessi a scatti, un po’ sono frigida, un po’ no.
La radiazione e’ un fascio di punti luce che per brevita’ chiamiamo fotoni, questi puntini viaggiano alla velocita’ della luce (di piu’ non possono perche’ gli agenti dell’universo sono terribili) e trasportano ciascuno un pacchetto di energia, cercate di immaginare questi plotoncini di puntolini-postini ognuno col suo pacchettino di energia. La carica base viaggia secondo delle unita’ base che per brevita’ chiamiamo elettroni. L’elettrone e’ una cosa strana perche’ non si vede ma si misura. Un po’ come il furto di Stato che non c’e’ mai verso di portarlo allo scoperto ma puoi quantificarne il danno.
Su queste cose incredibili che ci sono ma non si vedono gli scienziati, che sono dei creativi, fanno bellissime ipotesi.

4 ipotesi di atomo, ogni scienziato sogno‘ la sua:
Thomson l’allegro, immagino’ degli elettroni distribuiti in una sfera di carica positiva.
Rutherford il cupo vide un nucleo positivo, con tanti elettroni negativi che ruotavano attorno
Bohr l’incazzato vide delle orbite con elettroni che giravano e basta
Schroedinger l’indeterminato disse che non si poteva parlare di orbite, al piu’ ma di vaghe regioni dello spazio dove forse era piu’ probabile che ci fossero elettroni
E il nostro Einstein? Einstein aveva pensato che ogni cosa era dotata di massa e che la massa fosse un insieme di atomi, cioe’ di particelle, secondo una visione corpuscolare del mondo, una specie di puntinismo prima maniera, il mondo fatto di puntini come il video del pc, non parlo‘ di pc solo perche‘ non lo aveva ancora inventato. Ma quel birbante di Maxwell gli rovino’ il quadro puntinista scoprendo le leggi dell’elettromagnetismo, in cui la luce ha natura elettromagnetica, non e’ formata da particelle, non e’ corpuscolare, e’ un’onda, cioe’ un movimento. Ahia! , Dove si muoveva la luce? Qual’e’ il supporto della luce? Si ipotizza che l’onda si muova sull’etere ma meccanica non riesce a trovarne le proprieta’. E si scopre che la luce ha una velocita’ massima, oltre cui non puo’ andare, anzi che la massimo velocita’ che si puo’ ottenere nell’universo e’ proprio quella della luce.
La fisica avanzando scopriva problemi che non riusciva a risolvere. Un po’ come l’economia. Quando ci sono troppi problemi che una scienza non riesce piu’ a risolvere, occorre che faccia un salto di qualita’. Se quel salto non viene fatto i problemi aumentano.
Si continuava a pensare in termini di corpuscoli, e che l’elettrone fosse una particella, ma come mai allora la luce era un’onda? Qualcuno continuava a parlare di un universo puntinista formato da atomi (realta’ discrete cioe‘ finite), altri negavano che la realta’ fosse formata da atomi e ipotizzavano una realta’ continua, come un mare di onde. Una sola cosa era chiara:a le due visioni non stavano insieme. Era un grosso inghippo e ci fu anche chi si ammazzo’ per queste incoerenze. Con le scoperte sulla luce, la fisica classica era arrivata a un punto morto. O si inventava un nuovo tipo di fisica o c’erano piu’ problemi che risposte.
Direi che molte cose nella storia del mondo sono arrivate a un punto morto: il mercato liberista, i partiti, il duello israelo-palestinese..; piu’ si insiste coi vecchi sistemi piu’ si perde tempo; prima si inventa qualcosa di nuovo meglio e’.
In fisica non si riusciva piu’ a conciliare teorie tanto diverse. I matematici davano di matto. Se il mondo era materia, e se la materia era un insieme di particelle, che cos’era allora la luce? E perche’ considerarla un movimento senza materia avrebbe reso tutto piu’ facile?

Einstein aveva 26 anni, nessuno lo conosceva, faceva l’impiegato in un oscuro ufficio e, in un colpo solo, questo ragazzo sconosciuto, con tre lavori pubblicati nel 1905, demoli’ tutto il mondo della fisica classica o newtoniana introducendo una nuova soluzione. Il dado fu tratto E dopo di lui il mondo non fu piu’ lo stesso. Persino quando fu confutato tutto aveva preso ormai un andamento diverso.
Einstein, studiando per suo conto, aveva appena conseguito il dottorato con una tesi sulle dimensioni delle molecole. E aveva pubblicato tre studi famosi
sul moto di agitazione termica delle particelle distribuite casualmente in un fluido.
Il problema era se gli atomi esistevano o no. Si cercava di studiare i dati di un sistema di piu’ elementi per es. le molecole di un gas (energia, pressione ecc.), con dati probabilistici per trovare un valore medio (era come scoprire il numero di fagioli contenuti un boccione), e ad Einstein venne in mente come si poteva fare a calcolare il numero delle molecole. Sembro’ una boutade e solo molti anni si scopri’ che non si era sbagliato, cosi’ che gli scienziati si convinsero della realta’ degli atomi.
Eravamo rimasti alla luce col suo lato A e il suo lato B che non combinavano, la luce era una bella donna che davanti e‘ come Penelope Cruz e dietro come la mia tavola da stiro. Studiata in un certo modo la luce era chiaramente corpuscolare, e si irradiava a pacchettini di fotoni (quanti), studiato diversamente scorreva a onde. Inaccettabile!
Il mondo non poteva essere a punti o a onde contemporaneamente: Maxwell lo leggeva come un campo continuo (onda), Lorentz come un campo discreto, particelle, due visioni incompatibili. E a nessuno veniva in mente come risolvere la cosa.
Einstein disse che la luce e’ formata da quanti (fotoni), cioe’ e’ discontinua, poiche’ i fotoni hanno le proprieta’ meccaniche delle particelle. Aveva studiato le radiazioni di un corpo nero trattando la luce come fosse un gas formato da unita’ luminose, analogamente a un gas di molecole, gas di fotoni. Cio’ spiegava immediatamente certi risultati strani degli esperimenti come l’effetto fotoelettrico che non tornava con le teorie ondulatorie di campo e che divenne chiaro ipotizzando i fotoni che collidevano come particelle meccaniche (piccole auto che si scontrano come nel sogno di Democrito). Einstein allargo il discorso a tutti i fenomeni, anche meccanici, poiche’ se li si guardava su scala atomica trovava sempre radiazioni e assorbimento di energia elettromagnetica.
Nasceva la teoria dei quanti, pacchetti di energia, che desto’ negli scienziati enorme interesse, ma appena Einstein ebbe messo in moto questa teoria che piacque molto e venne immediatamente studiata, se ne stufo’ e la rinnego’.
Nel suo terzo studio Einstein dette la sua prima esposizione della teoria della relativita’ ristretta.
Egli aveva dedotto due famosi principi: che le leggi dell’elettrodinamica valgono in tutti i sistemi di riferimento in cui sono valide le equazioni della meccanica; e che nel vuoto la velocita’ della luce e’ costante e indipendente dallo stato di moto della sorgente (e con cio’ elimino’ l’ipotesi dell’etere, che tanto non serviva a niente).
Fece tre scoperte di importanza gigantesca: l’elaborazione della teoria del moto browniano, la formulazione della teoria della relativita’ ristretta e la teoria dei fotoni o quanti di luce.

I tre articoli esplosero come una bomba, e dopo la fisica non fu piu’ la stessa. Cominciava la fisica moderna. La fisica classica o newtoniana venne sotterrata perche‘ era obsoleta, come il triciclo che veniva soppiantato dalla macchina a 4 ruote, cominciava la fisica a quattro dimensioni (lunghezza, larghezza, altezza… e tempo), una nuova fisica che non era piu’ basata sulla forza gravitazionale e in cui le forze dell’universo, cioe’ di Dio, erano 4:
gravitazione – forza nucleare forte – forza subnucleare debole – e forza elettromagnetica. E’ vero che questo nel catechismo non c’e’, ma nel cateschismo degli scienziati ci rimase per molto tempo, salvo che qui si tratta di una religione che ogni tanto cambia dolorosamente i suoi dogmi.
A questo punto, come dopo le guerre di eresie, cominciava il difficile compito di raccogliere i cocci e fare una teoria unica che le comprendesse tutte e e 4.
Ecco perche’ oggi diciamo che nella storia della fisica ci sono tre grandi: Galilei, Newton e Einstein, che trasformarono la concezione del mondo.
Galilei riporto’ la fisica a misura ed esperimento, Newton pose le leggi del cielo, Einstein creo’ la fisica dell’energia.
Le teorie di Einstein erano rivoluzionarie, non so dirvi quanto, ed e’ normale che dapprima gli scienziati non le accettarono. Del resto dominare un settore scientifico e’ pur sempre simile ad avere un potere politico e nessuno lascia uno scettro senza lottare.

Einstein era un sognatore, molte delle sue teorie gli apparvero come visioni, e si affretto’ poi a dimostrarle matematicamente, non era molto diverso dal greco Democrito che nel sesto secolo a. C aveva sognato turbe di atomi di forma diversa che cozzavano tra loro a caso in un universo senza Dio, non era convinto che l’unica fonte di conoscenza fosse l’esperienza e pensava che le teorie scientifiche si basano su premesse che non derivano sempre, come si vuol far credere, dall’esperienza. Il che vuol dire contestare tutta la scienza del tempo e la sua prosopopea.
Einstein era un tipo scherzoso nel suo processo mentale. Diceva: se si vuole essere logici fino in fondo, allora la scienza non lo e’; ma se si usa l’intuizione, si possono scoprire cose che il fisico nemmeno si sogna. Insomma dava dei punti a certi scienziati pignoli che vogliono fa credere di essere tutto mamma e natura, mentre quando sbagliano i calcoli li taroccano.
Galilei aveva inventato il sistema logico-sperimentale che nel mondo degli scieniati era diventato come il codice della strada, ma Einstein pensava che l’esperienza fosse da oltrepassare: “Il fisico non deve accontentarsi della mera osservazioni fenomenologica… ci deve essere sempre l’apporto della libera invenzione dello spirito umano che afferra l’essenza delle cose”. Quanto mi piace questa libera invenzione dello spirito umano! Una cosa da artisti! Perche’ c’era, in Einstein, una capacita’ visionaria di tipo artistico.
“…per osservare i soliti problemi da un’angolazione nuova, e’ necessaria un’immaginazione creativa ed e’ questo a segnare il vero progresso della scienza.” Applaudo!

Questa immaginazione creativa lo aiuto’ spesso. Molte delle sue teorie nacquero dai suoi incantamenti. Si incantava in mezzo al suo ufficio di pacchetti, appunto come Socrate in mezzo al cortile, e vedeva una specie di filmini a cartoni animali dove le leggi della fisica davano spettacolo. Questi filmini erano parecchio buffi e apparentemente bislacchi.
Per es. una volta visualizzo’ una cassa che scivolava liberamente in giu’ attaccata ad un palo molto lungo, all’interno c’era un uomo che si toglieva di tasca delle monete e delle chiavi e le lasciava cadere. E il bello era che gli oggetti non arrivavano mai a terra e restavano a mezz’aria perche’ cadevano alla stessa velocita’ dell’uomo. Era come se tutto cio’ fosse nello spazio, fuori da ogni campo gravitazionale.
Un amico di Einstein disse che le sue idee migliori gli venivano mentre si faceva la barba, e in modo cosi’ improvviso che ogni mattina doveva stare molto attento a non tagliarsi. Del resto un famoso fisico disse che le idee migliori venivano nelle tre B: Bed, Bath, Bus, cioe’ letto, bagno, autobus. Questi sono i luoghi dove la scienza ha fatto le sue scoperte piu’ grandi, non nei laboratori e nei conduttori di particelle.
Einstein aveva solo 26 anni e tutto il mondo parlava di lui.
Gli dettero una docenza all’Universita’ di Zurigo e 4 anni dopo assunse la direzione dell’istituto Kaiser Wilhelm di Berlino, un ambientino molto stimolante con collaboratori illustri come Planck e Shroedinger.
L’equazione che lo rese celebre fu’ pubblicata nel 1907 ed e‘ la famosa E=mc2, che tutti conoscono anche se nessuno sa cos‘e‘, un po‘ come il sistema maggioritario.
La sua teoria della relativita’ ristretta si riferiva ai sistemi inerziali, ma Einstein, che non si contentava mai, lavorava a una teoria della relativita’ piu’ generale, che fosse valida anche per quei sistemi che sono l’uno rispetto all’altro in moto accelerato.
La scoperta della gravita’ come accelerazione fu ‘il momento piu’ bello della sua vita”.

Tutto il mondo parlava di lui e lui diceva: “Con la fama divento sempre piu’ stupido…c’e’ una tale sproporzione tra quello che uno e’ e quello che gli altri pensano che egli sia! Ma bisogna prendere tutto con buonumore!”
Beh, se il mondo ti reputa di piu’, immagino che vada bene, e’ il contrario che deprime.
Intanto cominciavano ad arrivargli migliaia di lettere, a molte rispondeva, e molte erano di bambini, e questo la dice lunga su come avesse colpito l’immaginario, perche‘ non e‘ frequente che i bambini scrivano ai grandi scienziati. A volte Einstein nella risposta metteva francobolli per le loro raccolte.
Una lettera e’ di una ragazzina che va male in matematica. Einstein le dice sempre spiritoso: “Non preoccuparti delle difficolta’ che incontri in matematica, le mie sono anche piu’ grosse”.
Un contadino dell’Idaho gli scrive che ha battezzato Albert suo figlio e gli chiede una dedica. Einstein risponde: “L’ambizione e il puro senso del dovere non danno frutti veramente importanti, che invece derivano dall’amore e dalla dedizione verso gli uomini e le cose”. Il contadino lo ringrazia, gli manda la foto del piccolo Albert e un enorme sacco di patate dell’Idaho.
Molti amici di Einstein furono persone molto famose, come i re del Belgio, Alberto e Elisabetta, Einstein fu invitato, ando’ a corte e passo’ belle ore con i reali, suono’ insieme alla regina e il suo quartetto delle musiche del settecento (era un violinista appassionato e portava il violino sempre con se’), poi si scambiarono lettere e poesie. “Caro Einstein,”scriveva la regina. “Cara regina…” scriveva Einstein.
Gli studi continuavano, com’e’ logico da un matematico che non e’ solo un violinista, Enstein generalizzo’ la sua teoria, e scopri’ le interazioni magnetiche e le interazioni nucleari deboli e forti.
Nel 1932 in un curriculum scriveva: “Il vero scopo della mia ricerca e’ sempre stato la semplificazione e l’unificazione del sistema della fisica teorica. Ho gia’ raggiunto buoni risultati per i fenomeni macroscopici, ma non per i quanti e la struttura atomica. Credo che la teoria dei quanti sia ancora lontana da una soluzione soddisfacente”. Insomma voleva fare una teoria che spiegasse tutta la struttura dell’universo, dalle cose piu’ grandi a quelle piu’ piccole, il che suona come unpo che vuole sbirciare nel blocchetto degli appunti di Dio.

Aveva detto che la luce si propaga a pacchetti. L’ ipotesi fu studiata tra il 1915 e il 1930 e produsse la teoria quantistica. A quel tempo pero’ Heisenberg provo’ che era impossibile stabilire allo stesso tempo la velocita’ e la posizione di un elettrone perche’, appena l’osservatore lo illuminava con un fotone (il piu’ piccolo faro di luce dell‘universo), quello cambiava posizione e velocita’ , dunque tutto resta indeterminato (questo e’ il famoso principio di indeterminazione di Heisenberg, che Berlusconh ha poi applicato ai sondaggi che fanno audience).
Era un grosso intoppo perche’ la fisica si era sempre piccata di poter fare misurazioni precisissime, e ora Heinsenberg provava che al piu’ il fisico poteva trovare un’area dello spazio dove c’era tot probabilita’ statistica di trovare un elettrone. Questa indeterminazione non piacque affatto a Einstein che era un sognatore ma esatto e che da allora comincio’ a dubitare della serieta’ della fisica quantistica, anche se l‘aveva inventata lui. Sarebbe come Ford se si fosse demoralizzato perche’ l’auto a volte non andava.
In effetti con le microparticelle ogni misurazione salta, perche’ il campo e’ cosi delicato che ogni osservazione lo altera. Cadeva il mito di una scienza che si basasse sull’esattezza. La fisica diventava probabilistica, si scopriva che l’osservatore faceva parte dell’esperimento, non resta fuori ma lo altera. Cadeva un sacro dogma e quando cadono i sacri dogmi c’e’ sempre del nervosismo. Si ebbero molte discussioni a cui Einstein partecipo’ in modo ringhioso perche’ gli rompevano il suo bel giocattolino e la cosa non gli andava giu’, tanto piu’ che non gli veniva in mente un altro filmino a cartoni animati , cosi’ non riusciva a sopportare una scienza che fosse solo probabilistica. Fu allora che disse la famosa frase “Dio non gioca a dadi”, che non aveva alcun riferimento con quella “Dio gioca a videopoker” che e’ stata messa in giro dalla Apples.
Ormai era famoso, aveva premi e riconoscimenti, una volta gli arriva in ufficio una laurea honoris causa dall’universita’ di Ginevra, la getta nel cestino, ma quelli riscrivono, allora va a Zurigo e trova varie personalita’, ognuno annuncia con fierezza gli alti motivi per cui e’ convocato, solo lui dice che non ne ha la minima idea. Il giorno dopo c’e’ il corteo accademico, gran cerimonia, tutti in frak… Einstein con l’abito di tutti i giorni e il cappello di paglia.
Cappello di paglia o no, nel 1921, a 42 anni, riceve il Nobel, per i suoi contributi alla fisica teorica, un po‘ giovane ma lo perdoniamo. Da notare che nel Nobel la teoria della relativita’ non venne nemmeno nominata!

A parte l’impuntatura sull’esattezza dell’universo e della relativa scienza, Einstein era molto modesto. Non appese ne’ incornicio’ nessuno dei premi, nemmeno il Nobel, li nascondeva in un angolo che chiamava ‘l’angolo del vanto’. Appese solo per piccola rivincita un diploma che gli arrivo’ dalla societa’ scientifica di Berna che aveva deriso le sue teorie. In un curriculum scritto nel 1932 si dimentico’ addirittura di citare il Nobel, come fosse l‘elogio dell‘ortolano sotto casa.
Nel 36 scrive: “Il cosiddetto bel mondo, cioe’ l’attivita’ affannosa degli uomini mi attrae sempre meno e quindi ogni giorno mi vedo diventare piu’ isolato”. Come lo capisco! Come ha scritto qualcuno: sola beatitudo, beata solitudo.

Dal punto di vista territoriale o politico Einstein non si sentiva legato a luogi o nazioni, la sua nazione era il mondo. Solo piu’ tardi per motivi di giustizia caldeggera’ l’ebraismo.
Le sue frasi sono belle e semplici:
Tu sai che i tuoi ardenti desideri si realizzeranno se sarai capace di amore e comprensione per uomini, animali, piante e stelle, cosi’ che ogni gioia sara’ la tua gioia e ogni dolore il tuo dolore? Apri i tuoi occhi, il tuo cuore, le tue mani e fuggi quel veleno che i tuoi antenati hanno succhiato cosi’ avidamente dalla Storia. Soltanto allora il mondo intero diventera’ la tua patria e il tuo lavoro e i tuoi sforzi diffonderanno benedizioni”.
Ironizza sul fatto di essere famoso “Ogni mio squittio diventa uno squillo di tromba
”. Piu’ tardi dira’: “Tutto cio’ che sa di culto della personalita’ mi e’ sempre stato odioso”. Insomma il contrario di Berlusconi.
Purtroppo per lui, insieme alla fama, arrivarono le interviste, e ne approfitto’ per farsi pubblico sostenitore di cause politiche e sociali, i suoi ideali furono: il pacifismo, il sionismo e la partecipazione attiva al comitato per la cooperazione internazionale della Societa’ delle Nazioni.
Intanto Hitler andava al potere. Scoppia la seconda guerra mondiale, un
periodo particolarmente penoso per Einstein, il suo matrimonio era fallito, la moglie e i figli andarono in Svizzera, e Einstein sposo’ poco dopo una cugina rimasta vedova con due figlie.
Quando la Germania entro’ in guerra, egli fu uno dei pochi accademici a criticare l’evento, e naturalmente le forze di destra lo attaccarono duramente, mettendo in ridicolo anche la teoria della relativita’ che con Hitler c‘entrava poco essendo quello piuttosto un tipo assolutista. Ma i nazisti, che evidentemente di fisica se ne intendevano, dissero che la teoria era ebraica e comunista e che avvelenava le fonti della scienza germanica, e impedirono che fosse insegnata nelle scuole.
C’e’ pero’ da dire che i sovietici non furono meglio (gli estremi sempre si somigliano) e in Russia si persero in discussioni tremende per capire se la teoria della relativita’ si accordasse o no col materialismo dialettico, il che ci dice a che aberrazioni arriva la scienza quando segue le aberrazioni della politica-
Uno scienziato russo accuso’ addirittura Einstein di aver trascinato la fisica “nelle paludi dell’idealismo”, e attacco’ poi due suoi colleghi per averla approvata. L’ironia di Einstein fu tagliente: “Quando Dio onnipotente stabili’ le eterne leggi della natura, fu assalito da un dubbio: come sarebbe stato imbarazzante se le massime autorita’ del materialismo dialettico avessero dichiarato illegali le tutte le sue leggi!”
Einstein dedico’ gran parte della sua vita alla scienza, il resto alla pace. Due interessi molto forti e distinti.
Nel ‘49, rispondendo a una lettera che gli chiedeva le sue motivazioni scientifiche, disse: “Il mio lavoro scientifico e’ motivato dal desiderio irresistibile di penetrare i segreti della natura…il mio amore per la giustizia e la mia volonta’ di contribuire al miglioramento delle condiziono umane sono perfettamente indipendenti dai miei interessi scientifici”. Io credo che ci fosse coerenza in entrambi.

Il cervello di Einstein e’ stato conservato nella formalina. Forse, un giorno, quando il processo di clonazione sara’ a buon punto, si cloneranno altri Einstein. Il cervello e’ li’, oggetto di studi, ma gli scienziati ancora sanno cosi’ poco del cervello. Cos’e’ l’intelligenza? Dove risiede? Quali sono le sue basi biologiche? Si e’ cominciato a studiare il cervello solo da pochi decenni. Il premio Nobel Roger Sperry ha individuato nell’emisfero destro le capacita’ intuitive e in quello sinistro quelle logiche, e sappiamo che gli uomini in genere usano di piu’ l’emisfero logico e le donne quello intuitivo, artistico o estetico e che il corpo calloso e’ un cordone di neuroni che crea collegamenti tra i due emisferi, in modo che sbocci l’intuizione discontinua e sia sviluppata poi dalla logica, dal pensiero lineare e continuo. Ugualmente la parte posteriore del cervello e’ collegata a quella anteriore del ‘solco di Silvio’ (senza riferimenti personali). Bene, nel cervello di Einstein il solco di Silvio non e’ completo, e i neuroni, per colmare questo vuoto, hanno creato una quantita’ di connessioni molto piu’ alta della norma, la regione parietale ha cosi’ sviluppato in modo anomale una serie immensa di connessioni col lobo frontale, creando un forte pensiero matematico e una ricca messe di immagini mentali. Insomma il cervello di Einstein e’ proprio diverso dal normale.

Due doni ebbe dalla natura: un senso matematico ipersviluppato e l’amore per la bellezza. Il suo senso della bellezza fu particolare e non riguardo’ la sua persona, i suoi vestiti o la sua pettinatura e nemmeno le mogli che sposo’, ma le forme e le leggi dell’universo, e la bellezza della matematica che le coglie in un lampo d’illuminazione. Possiamo dire che fu ‘un matematico artista‘. Molte delle sue idee piu’ grandiose gli arrivarono in forma di visioni, cosi’ come arrivano a un artista, in forma di immagini, e solo dopo, con un lungo lavoro, egli riusci’ ad esprimerle in forma matematica. Ma la visione, l’immagine, lo soddisfaceva solo se possedeva questo requisito della bellezza, della semplicita’, dell’armonia.

Il suo desiderio di bellezza lo dominava anche nella ricerca scientifica. Dopo aver studiato la gravitazione per dieci anni e averla vista secondo il modo uniforme, provo’ una sorta di disagio estetico a pensare che la relativita’ non valesse per tutti i moti, sentiva questo come uno squilibrio estetico, una legge per essere vera doveva essere universale, valida per il maggior numero possibile di fenomeni. La sua intuizione gli diceva che il mondo dovesse essere interrelato, un mondo di corrispondenze, che la logica poteva cogliere in modo semplice. La teoria della relativita’ doveva valere per ogni cosa. La discrepanza lo stimolava come un fastidio estetico. Fu cosi’ che elaboro’ le sue famose equazioni, trascendentali, equazio di bellezza straordinaria, che erano belle perche’ semplici, perche‘ per Einstein, la semplicita’ matematica era sinonimo di bellezza.
Aveva una profonda fede religiosa nella bellezza dell’Universo e la matematica era per lui una forma di contemplazione del bello, una specie di preghiera.
A volte titubava tra una equazione e un’altra e alla fine sceglieva e gli chiedevano perche’ avesse scelto quella e rispondeva: “Perche’ e’ piu’ bella!”. Possiamo paragonarlo a un musicista che sente in maniera inequivocabile l’armonia .
Un amico racconta: “Quando gli suggerivo qualcosa che mi sembrava valido e ragionevole, non lo contestava affatto, diceva solo: “Oh, che brutto!” E se un’equazione gli sembrava brutta, il suo interesse veniva meno e non riusciva a capire perche’ qualcuno ci perdesse tempo. Era del tutto convinto che la bellezza fosse il principio guida dell’universo e lo applicava alla fisica teoretica.”
La bellezza, se c’era, doveva essere semplice. Tra due equazioni, quella piu’ semplice era probabilmente la piu’ vera perche’ era la piu’ bella.
Da millenni l’uomo ha cercato di cogliere la complessita’ dell’universo con semplificazioni mentali e la matematica e’ lo strumento logico che piu’ somiglia all’arte. Il genio e’ un diverso che coglie l’essenza delle cose. Sorpassa coloro che si addentrano in faticosi meandri perche’ semplicemente ’vede’.
Einstein tratta la fisica come fosse arte.

A 42 anni scriveva: “Quando il mondo cessa di essere il luogo dei nostri desideri e speranze personali, quando l’affrontiamo come uomini liberi, osservandolo con ammirazione, curiosita’ e stupore, entriamo nel regno dell’arte e della scienza. Se usiamo il linguaggio della logica…ci impegniamo in una ricerca scientifica; se lo comunichiamo attraverso forme…percepite con l’intuito…entriamo nel campo dell’arte.. Elemento comune alle due esperienze e’ quella appassionata dedizione a cio’ che trascende la volonta’ e gli interessi personali”.

Quando doveva valutare una teoria scientifica, si domandava: “Cosa farei io se fossi Dio? Assolutamente il mondo non puo’ essere nato per caso..non credo un solo istante che Dio giochi a dadi”.

A 5 anni il padre gli aveva mostrato una piccola bussola. Lo stupore che colse il bambino fu smisurato, come se avesse visto una cosa incredibile, una meraviglia. Ricordera’ sempre quello stupore sconfinato in cui stava gia’ tutta la sua ricerca successiva. Quella meraviglia Einstein la ritrovera’ in tutta la sua vita.
Il secondo evento fondamentale della sua vita fu la scoperta a 12 anni di un libro scolastico di geometria.

Einstein non credeva in un Dio, come e’ presentato dalle religioni. I suoi genitori del resto erano agnostici. Einstein credeva nella bellezza e nella matematica che la rappresenta. Dio era nell’ammirazione sconfinata per le leggi dell’Universo.
Riuscire a leggere l’Universo attraverso semplici processi logici e’ cio’ che Einstein chiama ‘sentimento religioso’, ma e’ diverso da cio’ che si intende comunemente con religione, e non implicava nessuna adesione a chiese o sette, anche se Einstein fu sempre pieno di rispetto per le grandi figure spirituali.
Aveva quello stupore conoscitivo che non produce un’etica ma l‘arte. L’etica e’ per lui una cosa diversa dalla scienza. Le scoperte scientifiche sono un grande progetto ma non garantiscono all’uomo un progresso morale e civile. Einstein pensa che i grandi maestri spirituali siano immensamente superiori agli scienziati. Le sue opinioni sconcertavano i mediocri. Quando una persona coopera alla pace mondiale o a un altro grande fine etico, prima o poi le chiedono se crede in Dio, ma non ci si puo’ aspettare che la risposta di un fisico sia la risposta dell’uomo comune.
Ad una ragazzina di prima media che gli aveva scritto Einstein rispose: ”..chi si impegna seriamente nella ricerca scientifica finisce sempre per convincersi che nelle leggi dell’universo si manifesta uno Spirito infinitamente superiore allo spirito umano; noi, con le nostre deboli energie, non possiamo far altro che riconoscere la nostra inferiorita’ nei suoi confronti. La ricerca scientifica conduce pero’ a un particolare sentimento religioso assai diverso dalla religiosita’ di una persona meno colta”. E indubbiamente la sua risposta e’ piu’ interessante del cieco ateismo di una Margherita Hack.

Scriveva ancora:
Cari bambini
mi fa tanto piacere immaginarvi tutti riuniti a far festa nello splendore delle luci natalizie. Pensate anche agli insegnamenti di Colui del quale festeggiate la nascita. Questi insegnamenti sono cosi’ semplici e tuttavia dopo quasi duemila anni non risaltano ancora tra gli uomini. Imparate a rallegrarvi per la felicita’ e le gioie dei vostri compagni, a non godere della triste lotta dell’uomo contro l’uomo. Se trovera’ posto nel vostro cuore questo sentimento naturale, ogni vostra difficolta’ nella vita diventera’ leggera o almeno sopportabile; troverete la vostra strada con pazienza e senza timore, diffondendo gioia ovunque
.”

Piu’ volte afferma di non credere all’anima, all’immortalita’, al misticismo, allo spiritualismo e a un dio personale, e questo irritava grandemente i bigotti che vorrebbero gli uomini a loro somiglianza e negano le infinite varieta‘ dello spirito umano. Il suo sentimento religioso conteneva l’infinito stupore che lo scienziato prova dinanzi alla mirabile macchina del mondo.

Le sue famose equazioni avevano aperto un mondo affascinante e terribile: quello della fisica atomica.
Il rapporto v/c, tra velocita’ di un corpo e velocita’ della luce, da’ che se v e’ piccola anche il rapporto e’ piccolo, ma se v si avvicina alla velocita’ della luce accadono cose strane. Per le particelle che i fisici accelerano nei loro grandi accelleratori (elettroni e protoni), il fattore di correzione einsteniano si fa sentire. Chi cavalcasse una di queste particelle vedrebbe cambiare spazio, tempo e massa.
Einstein scrisse le regole di questi cambiamenti, per chi cavalca una particella veloce, il tempo si allunga e lo spazio si accorcia.
La massa aumenta con la velocita’; piu’ ci si avvicina alla velocita’ della luce, piu’ la massa tende all’infinito. Se la particella veloce viene fermata, come avviene con un martello che sbatte su un corpo, la sua velocita’ si trasforma in energia, una energia proporzionale alla massa e al quadrato della velocita’ E=mc2.
Quindi, aumentando la velocita’ di una particella nucleare, possiamo avere sempre piu’ energia. La strada verso l’energia nucleare e’ aperta. La conversione diretta di massa in energia porta alla bomba atomica e alla centrale nucleare.
Enrico Fermi ci aggiungera’ le reazioni a catena.
Con Einstein entriamo nel mondo della fisica atomica con tutte le sue implicazioni, positive e negative, conseguenze che purtroppo Einstein non aveva previsto: La trasformazione di una piccolissima massa libera un’enorme quantita’ di energia“Questa idea non mi aveva nemmeno attraversato il cervello!”

Dopo il 1909 cominciano le promozioni, nel 14 (a 35 anni) e’ al culmine della sua carriera. Ha preso la cittadinanza svizzera e per questo non partecipa alla prima guerra mondiale, la Svizzera e’ neutrale.
Uno degli scopi di Einstein fu lavorare per la pace. Il suo eroe fu Gandhi, l’eroe della non violenza. Disse: “Credo che le idee di Gandhi siano state, tra quelle di tutti gli uomini politici del nostro tempo, le piu’ illuminate. Noi dovremmo sforzarci di agire secondo il suo insegnamento, rifiutando la violenza e lo scontro per promuovere la nostra causa e non partecipare a cio’ che la nostra coscienza ritiene ingiusto”.

Quando nel 33 il nazismo sali’ al potere, Einstein dichiaro’ coraggiosamente la sua avversione; per questo i nazisti lo attaccarono, lo accusarono di alto tradimento, aggredirono le sue teorie, misero una taglia su di lui, confiscarono le sue proprieta’ in Germania. Anche se egli non era osservante, le origini ebraiche della sua famiglia lo misero in pericolo. Nel ‘33 ando’ in America e non fece piu’ ritorno in Europa, pur conservando la sua cittadinanza svizzera.
Accetto’ la carica di professore a Princeton.
Del nazismo disse: “Il nazionalismo e’ una malattia infantile; e’ il morbillo della razza umana”. Un morbillo, che e’ stato capace di sterminio e di genocidio. Una malattia purtroppo sempre risorgente, non lo vediamo solo in Austria ma anche da noi nelle forme grossolane e grezze dei nuovi nazionalismi xenofobi.
Einstein chiamava la Germania nazista ‘Barbaria’.

Einstein aveva visto molte atrocita’ ma era anche un uomo di buon senso: “Ho sempre avuto la convinzione che la mia vita fosse molto interessante e valesse la pena di viverla. Sono inoltre fermamente convinto che e’ possibile e probabile rendere la vita della gente in generale degna di essere vissuta”.

Da Princeton scrisse alla regina del Belgio che era in lutto per la morte del marito e della nuora Astrid: “Il destino mi ha dato il privilegio di vivere a Princeton, come su un’isola, che sotto molti aspetti somiglia al parco reale.. anche le caotiche voci delle contraddizioni umane si odono appena in questa piccola citta’ universitaria: Quasi mi vergogno di vivere in tanta tranquillita’ mentre altri lottano e soffrono. Ma in fondo e’ sempre meglio occupasi delle cose eterne, perche’ solo da esse emana quello spirito che puo’ ridare la pace e la serenita’ agli esseri umani”.

Amava la solitudine. Una volta disse che un fisico teorico doveva essere guardiano di un faro.
Un botanico scopri’ un piccolo cactus in cima alle Ande e gli dette il suo nome: “Mi sembra appropriato- disse- perche’ anch’io come la pianticella non sono stato lasciato in pace sulle cime eteree.”
Disse a un suo amico: “Si nasce solitari, come Lei sa, dato che anche lei lo e’”.

Einstein era di origini ebraiche, ma personalmente era agnostico, non credente, tuttavia la sua origine ebraica fu sufficiente per farlo attaccare dai suoi persecutori; se fosse rimasto in Germania sarebbe finito in un campo di concentramento; i nazisti erano accecati dall’odio razziale e non facevano concessioni ai geni, il loro regime mise in fuga le menti migliori della Germania.
Einstein viveva in se stesso al di fuori dei nazionalismi e delle etnie o delle religioni, ma non sconfesso’ mai la sua appartenenza ebraica per solidarieta’ a un popolo di perseguitati, e dunque aiuto’ sempre gli ebrei per onore all‘olocausto.
Durante la guerra sollecito’ aiuti per i profughi e cerco’ fondi per l’Universita’ ebraica di Gerusalemme. Cosi’ divenne una grande figura simbolica per gli ebrei di tutto il mondo.
Nel 35 scriveva: “I grandi avvenimenti politici del nostro tempo sono cosi’ scoraggianti che nella nostra generazione ci si sente davvero soli. E’ come se la gente avesse perduto la passione per la giustizia e la dignita’, come se non apprezzasse piu’ quello che generazioni migliori della nostra hanno conquistato a prezzo di sacrifici straordinari…dopo tutto il fondamento di tutti i valori umani e’ la moralita’..”
Di Hitler dice: “Credo che dobbiamo difenderci dalla gente che costituisce un pericolo per gli altri senza badare alle motivazioni dei loro gesti. Credo che il terrificante deterioramento nel comportamento etico della gente oggi derivi fondamentalmente dalla meccanizzazione e dalla disumanizzazione della nostra esistenza, un disastroso sviluppo della mentalita’ scientifica e tecnica…L’uomo si raffredda piu’ rapidamente del pianeta su cui vive.”

Come e’ possibile che la nostra epoca cosi’ amante della cultura sia mostruosamente amorale? Apprezzo sempre di piu’ la carita’ e l’amore per il prossimo al di sopra di ogni altra cosa. Tutto il nostro decantato progresso tecnologico – la nostra stessa civilta’- sono come l’accetta nelle mani di un maniaco criminale.”

“…per secoli il popolo tedesco e’ stato soggetto all’indottrinamento da parte di una successione infinita di maestri di scuola e di istruttori militari. I Tedeschi sono stati non solo addestrati a lavorare duramente e a imparare molte cose, ma anche abituati alla sottomissione servile, alla disciplina militare e alla brutalita’….Poi comparve Hitler, un uomo di limitate capacita’ intellettuali, inadatto a qualsiasi lavoro utile, pieno di invidia e di amarezza contro tutti quelli che erano stati favoriti piu’ di lui dalla natura e dal destino. Appartenente alla piccola borghesia, era abbastanza presuntuoso per odiare perfino la classe operaia, che all’epoca si batteva per una maggiore eguaglianza…Ma odiava piu’ di qualsiasi altra cosa proprio quella cultura e quella educazione che gli erano state negate per sempre. Nella sua disperata ambizione di potere scopri’ che i suoi discorsi sconnessi e pervasi dall’odio suscitavano gli applausi frenetici di quanti condividevano le sue opinioni. Raccattava questi relitti della societa’ per strada, nelle osterie, organizzandoli attorno a se’…. ma cio’ che lo porto’ a diventare un Fuhrer era il suo odio acerrimo contro ogni cosa di origine straniera e specialmente contro una minoranza inerme, gli ebrei tedeschi….Sfrutto’ abilmente per i propri scopi il gusto secolare dei Tedeschi per la disciplina, il comando, la cieca ubbidienza e la crudelta’….Inganno’ il popolo con quella falsa retorica pseudopratriottica e romantica cui si era abituato prima della guerra… Gli uomini che si schierarono attorno a lui.. erano per la maggior parte dei cinici incalliti, perfettamente consapevoli della falsita’ dei loro metodi privi di scrupoli.”

Di fronte alla minaccia rappresentata dal regime nazista, Einstein si convinse che non si poteva piu’ contrastarlo pacificamente, tanto piu’ che Hitler stava per impossessarsi della bomba atomica, cosi’ insieme ad altri fisici scrisse la famosa lettera a Roosevelt in cui gli dice che si puo’ costruire una bomba atomica, con la fissione nucleare, per porre fine alla guerra.
La lettera fu portata al presidente americano da Szilard e Wigner, due fisici ungheresi scampati ai nazisti, e dette il via al programma di ricerche che, sotto Fermi, studio’ le reazioni a catena della fissione nucleare e realizzo’ il primo reattore nucleare (progetto Manhattan), anche se Einstein rifiuto’ di partecipare in qualsiasi modo alle ricerche.

Finita la guerra, Einstein riprese a lottare per la pace. Uno dei suoi ultimi atti fu la firma, insieme a Bertrand Russel, di un manifesto per l’abolizione delle armi nucleari, che diede inizio a un movimento pacifista.
Finita la seconda guerra mondiale, Einstein lavoro’ per la causa del disarmo internazionale, richiamando gli studiosi di tutto il mondo a lavorare per la pace.
La sua vita si divise cosi’ tra politica e fisica, anche se egli pensava che la politica valesse in un periodo storico, la fisica per l’eternita’.
Mori’ nel 1955, a 76 anni.

Negli Stati Uniti era divenuto subito popolare, anche perche’ gli Americani non amano gli intellettuali e lui era l’antintellettuale per eccellenza. Fu chiamato ‘l’antieroe che cambio’ il mondo’.
Il Time lo incorono’ personaggio del secolo, per aver rivoluzionato non solo la fisica ma il pensiero.
Il suo biografo G. Holson dice: “Verifichiamo le sue ipotesi ogni mattina… apriamo gli occhi e vediamo il mondo grazie all’effetto foto-elettrico delle nostre cellule, prendiamo una pillola e la diffusione dei fluidi e il moto browniano governano la confezione di quella pillola. Mettiamo in moto l’auto, la conduzione della batteria e’ governata da un processo relativistico. Prendiamo un aereo, rilevera’ le coordinate geografiche con una correzione detta einsteniana. Ascoltiamo un compact, il principio del laser fu anticipato da Einstein introducendo un nuovo membro nelle equazioni fondamentali che governano i fenomeni elettromagnetici (le equazioni di Maxwell non erano simmetriche e per renderle piu’ belle Einstein introdusse un nuovo elemento, la radiazione di pompaggio che ora e’ il cuore dei moderni laser).
Secondo Einstein, come in fisica si dovevano trovare leggi valide per ogni uomo della Terra, cosi’ doveva avvenire in morale. La sua visione scientifica del mondo si univa a quella etica.”

In una dedica Einstein scrisse: “Misurato obiettivamente, quanto l’uomo con i suoi sforzi appassionati riesca a strappare alla verita’ e’ una parte minima. Ma quegli sforzi ci liberano dalle catene dell’io e ci rendono compagni degli uomini migliori e piu’ grandi”.

Una volta uno studente gli chiese molto scoraggiato quale fosse lo scopo della vita. Einstein rispose: “Soddisfare per quanto e’ possibile le aspirazioni e i bisogni di tutti, raggiungendo l’armonia e la bellezza nei rapporti umani.. Cio’ presuppone molta consapevole riflessione e molta autodisciplina”.

Diceva agli studenti: “Non considerate mai lo studio un dovere, ma un’occasione invidiabile di imparare a conoscere l’effetto liberatorio della bellezza spirituale, non solo per il vostro proprio godimento, ma per il bene della comunita’”.

Disse anche: “Il mistero piu’ grande e’ che il mondo sia per noi tanto comprensibile”.

Chiudiamo con un messaggio curioso che in qualche modo E. scrisse a noi. Un prestigioso editore voleva sotterrare in una scatola a tenuta d’aria degli oggetti importanti per i posteri e gli chiese un messaggio. Einstein rispose:
Cari posteri
se non siete diventati piu’ giusti, piu’ pacifici e in genere piu’ razionali di quanto eravamo noi, allora andate all’inferno.
Con questo mio pio augurio,
vostro Albert Einstein”

..
ELENCO I LIBERATORI. Corso

Socrate
https://masadaweb.org/2008/11/17/masada-n-825-17-11-2008-socrate-la-coscienza-critica-applicata-alla-vita-civile/

Platone
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Gandhi
https://masadaweb.org/2008/12/05/masada-n-835-5-12-2008-i-liberatori-n%C2%B0-3-gandhi/

Madre Teresa
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Kandinskij
https://masadaweb.org/2008/12/26/masada-n-845-26-12-2008-i-liberatori-vasilij-kandinskij/

Jung
https://masadaweb.org/2009/01/20/masada-n-861-20-1-2009-i-liberatori-carl-gustav-jung/

Einstein
https://masadaweb.org/2009/01/23/masada-n-862-21-1-2009-i-liberatori-albert-einstein/

Krishnamurti
https://masadaweb.org/2009/01/24/masada-n-863-24-1-2009-i-liberatori-jiddu-krishnamurti/

Sri Aurobindo
https://masadaweb.org/2009/02/02/masada-n-867-2-2-2009-i-liberatori-sri-aurobindo/

http://www.masadaweb.org

1 commento »

  1. […] Einstein masadaweb.org/2009/01/23/masada-n-862-21-1-2009-i-liberatori-albert-einstein/ […]

    Pingback di MASADA n. 825. 17-11-2008. SOCRATE – LA COSCIENZA CRITICA APPLICATA ALLA VITA CIVILE « Nuovo Masada — aprile 25, 2010 @ 6:04 am | Rispondi


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