Nuovo Masada

gennaio 17, 2009

MASADA n. 858. 17-1-2009. I LIBERATORI. GIOVANNI XXIII

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(Questa lezione fa parte di un corso tenuto a Bologna dalla prof. Viviana Vivarelli. Le lezioni precedenti sono state su Socrate, Platone, Martin Luther King. Madre Teresa di Calcutta, Gandhi e Kandinskij)

La mia amica Laura fece questo sogno molto prima che suo marito venisse trapiantato al fegato con un lunghissimo periodo ospedaliero. Sogno’ che era in un ospedale e stava assistendo qualcuno da lungo tempo, era molto stanca e non ce la faceva piu’ a stare li’. Era appena rientrata nella camera del malato e presso il letto aveva trovato una vecchia donna col foularino in capo, una atzora, una vecchia mamma romagnola, di quelle che in casa fanno tutto e si prendono la cura di tutti. Quando la vecchia donna si volto’, vide che sotto il foularino annodato sotto il collo c’era la facciona di Papa Giovanni. Il Papa le sorrise e le disse che poteva uscire e riposarsi un po’ e che al malato ci pensava lui. Dopo questo sogno le condizioni del marito di Laura peggiorarono e comincio’ un difficile periodo di tribolazioni che duro’ due anni, in tutto questo tempo Laura non si mosse dal capezzale del marito. Poi tutto ando’ bene.

E’ molto difficile che noi sogniamo un Papa. A volte sogniamo un papa generico che nel linguaggio onirico sta a indicare una figura paterna, una guida spirituale, ma e’ raro che noi sogniamo un preciso Papa storico. Laura sogno’ Papa Giovanni XXIII, e non fu un caso. Il sogno era un sogno premonitore per le vicende dolorose che seguirono, la fatica della malattia, la paura della morte, il bisogno non di un aiuto qualsiasi ma di qualcuno che aiutasse come una vera madre, e solo Papa Giovanni poteva riassumere in se’ le valenze archetipiche della Grande Madre.
Jung ci insegna che nel nostro inconscio collettivo emergono delle immagini, analoghe in tutti gli uomini, che sintetizzano le nostre paure, i nostri bisogni, i nostri desideri. Queste grandi immagini collettive sono archetipi, appartengono un po’ a tutti, hanno un carattere di universalita’ e sacralita’, e appaiono alle nostre percezioni attraverso elementi simbolici. La Grande Madre rappresenta la protezione infinita, e’ rotonda, sorridente, paciosa, accogliente… Papa Roncalli aveva ‘il fisico’ della madre.

L’etologo Eibl-Eibesfeldt, allievo di Lorenz, ha studiato i comportamenti elementari e ‘le esche’ che li scatenano. Per es. certe caratteristiche del bambino piccolo ci suscitano tenerezza: guanciotte tonde, fronte alta rispetto al viso piccolo, occhi grandi, testa grossa, corpo tondeggiante… sono elementi che compaiono nel bambino piccolo ma anche in certe persone vecchie e sono segnali automatici di non aggressivita’.
Walt Disney e’ stato uno dei maestri nella sperimentazione di ‘esche’. I suoi fumetti sono attraenti, privi di elementi spigolosi, tondeggianti e morbidi, e scatenano sentimenti di protezione e simpatia.
I venditori di giocattoli, di pelouche per esempio, orsetti ecc., usano le stesse esche. Eibesfeldt parlava di ‘meccanismi scatenanti’. Altri segnali possono venire da una voce priva di toni alti ed acuti, tremula e soffice, e anche dalle parole usate, se richiamano cose semplici, naturali, familiari, affettive. Ecco io credo che quel maestro di psicologia che era Walt Disney, se avesse dovuto scegliere un nonno ideale per i suoi fumetti, avrebbe disegnato Papa Giovanni.
Egli appare immediatamente, visivamente, come la Grande Madre, e’ il suo corpo, il suo viso ingenuo e dolce, la sua testa morbida, la voce tremula e cantilenante, le mani grosse e tenere quasi accarezzanti, a parlare prima che egli parli, una Madre antica, semplice, arcaica, di campagna, legata alla terra e ai valori fondamentali, aperta e accessibile, un archetipo.
Il Papa che lo aveva preceduto, Pio XII, Pacelli dei potenti principi Pacelli era alto, sottile, aristocratico, lontano e inaccessibile, tormentato e introverso. Il suo fisico stesso, longilineo e come inibito, il viso intellettuale e sofferto, la voce precisa ma poco aperta indicavano il suo carattere, uomo di grande intelligenza ma anche di isolamento, distacco e sofferenza. Voitila invece esprime una energia potente, indomabile, fiera, ha qualcosa del contadino e dell’atleta, si vede che e’ un camminatore, che ama le vette, che e’ instancabile, ha un viso largo e potente da lottatore e un corpo fiero, alto, forte.
Giovanni invece aveva l’incertezza e la morbidezza di una vecchia zia, di una nonna, qualcosa di protettivo e tenero.
Il carattere si incide nel corpo e lo modella, pensate a Padre Pio, cupo e tormentoso, piu’ simile a un brigante calabrese che a un santo, oscuro e corrusco, quasi arrabbiato. Il corpo e il viso sono la cera in cui si incide l’anima, il primo messaggio.

Papa Giovanni fu riconosciuto immediatamente dalle masse come ‘buono’, in Turchia lo chiamarono ‘Padre Buono’, a Roma dove fu ‘il Papa buono’, in India lo avrebbero chiamato ‘Baba’. Ed e’ colui che come Papa Luciani ha detto “Dio e’ Madre!”
Quando guardiamo una persona, una parte di noi la percepisce in modo intuitivo, secondo l’immagine che risponde o no al nostro bisogno. Papa Giovanni era una risposta positiva.
Giustamente lo scultore MANZU’ che ne fece molti bronzi, lo raffigura con una berretta papale morbida, tonda e un po’ goffa, che sottolinea la sua tondezza e morbidezza, creando associazioni di abbandono, di vecchie donne un po’ tremolanti che sanno ninnare e danno pace.
La morbidezza della voce, il sorriso aperto, la mitezza dello sguardo avevano qualcosa di disarmante, che andava direttamente al cuore e lo inteneriva. La gente sentiva che quell’uomo poteva essere ‘la mamma del mondo’. E in quel riconoscimento agiva la nostra parte bambina, che si ritrovava benedetta e consolata, in virtu’ di quello sguardo, di quelle frasi cosi’ semplici, che era tanto che non si sentivano sulla bocca del potere, di quelle parole cosi’ autentiche e cosi’ poco preparate, da cuore a cuore.
Pensando a papa Giovanni vengono in mente quelle vecchie donne di campagna, abituate a gesti semplici, a parole concrete, che hanno sostenuto molte fatiche con pazienza e hanno custodito vecchi e bambini, sempre semplici e concrete, senza perdere la serenita’. Pareva che quel vecchio papa le riassumesse tutte, i lineamenti tondi, la bocca larga e gonfia, gli occhi un po’ lacrimosi ma ammiccanti, una sorta di ingenuita’, un modo di parlare semplice, di chi conosce la vita e la vede attraverso il cuore.

Non e’ obbligatorio per un papa essere buono, anzi ce ne sono stati di tremendi e di cattivissimi, veri diavoli incarnati, papi assassini, papi guerrieri, simoniaci, lussuriosi…
L’uomo umile puo’ rappresentare ‘la santita’’, ma un Papa incarna ‘il Potere’ e spesso il Potere non e’ buono, e’ forte, spesso arrogante.
Vi sono Poteri che nascono da se stessi e Poteri che arrivano a capo di strutture gia’ formate, rigide, consolidate e sono schiavi di quelle. Una struttura e’ una ideologia organizzata secondo precisi fini e che in se stessa si tiene, e’ fatta di riti, convenzioni, regole, comandi, persone…una piramide gerarchica di poteri, ognuno dei quali difende un settore, un campo di azione e un modo di essere; una istituzione e’ una gerarchia di poteri consolidati. Non e’ facile essere liberi dentro una struttura di potere rigida e consolidata da gran tempo, essa puo’ innalzare ma incatena,e’ un guscio di acciaio impenetrabile come una prigione. Il re e’ prigioniero della propria regalita’, il papa della sua chiesa.
La liberta’ piu’ difficile da realizzare e’ proprio qui, all’interno di una struttura simile e la liberta’ piu’ difficile e’ proprio di chi ne e’ al vertice. Soprattutto perche’ per arrivarci ha dovuto esercitare l’obbedienza che e’ il contrario della scelta, l’adeguamento che e’ il contrario dell’innovazione, l’allineamento che e’ il contrario dell’indipendenza. Molto facile e’ la liberta’ illusoria dell’anarchico che esce da ogni strada battuta, ma chi riesce a portare innovazione all’interno di una piramide strutturale rigida, e’ fortemente anomalo. Percio’ noi guarderemo Papa Giovanni nei suoi rapporti con la possente struttura della Chiesa di Roma e lo valuteremo come personalita’ straordinaria anche in questo ambito.

Angelo Giuseppe Roncalli nacque nel 1881 a Sotto il Monte vicino a Bergamo. Non per dire male dei bergamaschi, ma non e’ esattamente il luogo piu’ tollerante, cordiale e aperto d’Italia. Del resto proprio dalla Svizzera precisa e arida, puntuale ma anaffettiva, chiusa nelle proprie prerogative e nei propri confini, viene proprio il piu’ affabile e anche il meno sistematico psicoanalista, Jung, che e’ tutto fuorche’ svizzero, e’ universale, collettivo, aperto a tutti gli incontri e a tutte le mescolanze.
Forse il maestro e’ proprio questo: quello che esce dagli schemi, che innova proprio per la sua alterita’ a cio’ che lo circonda, che ha in se’ una fiamma che lo porta a modificare l’ambiente non a esserne modificato. Giovanni aveva ‘la sapienza del cuore’.
Quello che doveva essere il 232° Papa di Roma, e doveva cambiare il mondo cristiano con 4 soli anni di pontificato, nacque povero da una famiglia di contadini con 14 figli. Si imprime in lui il paesaggio natale, la semplicita’ della natura, la rusticita’ della vita contadina. Gia’ a 10 anni vuole farsi prete. ”Ero un buon ragazzo innocente e un po’ timido. Volevo amare Dio a ogni costo e non pensavo ad altro che a farmi prete, a servizio delle anime semplici”. Nel suo diario lo ripete piu’ volte “Volevo essere prete per aiutare i poveri.”
Come i contadini di una volta e’ abituato alle cose semplici, le concretezza, la saggezza dei proverbi, la forza tranquilla, il buon umore pratico anche nel dolore.
A 14 anni comincia a scrivere su piccoli quaderni il suo ‘Diario dell’anima’ che continuera’ per tutta la vita fino a un anno dalla morte.
Vuole studiare ma al suo paese non ci sono scuole e lo inscrivono a fatica al Seminario a Roma. Gli piaceva la storia della Chiesa e fu poi professore di Storia della chiesa presso il seminario diocesano, diventando uomo di grande cultura, con 5 volumi su San Carlo Borromeo e altri scritti. All’eta’ in cui i giovano sono irrequieti con cadute pessimistiche, Angelo e’ tranquillo, calmo, ha spirito di tolleranza e fiducia nell’uomo.
A 23 anni e’ sacerdote e diventa segretario per nove anni del vescovo di Bergamo, un uomo illuminato con cui e’ in sintonia: Radin Todeschi, personalita’ forte e umana che si occupa delle politiche sociali dei cattolici, specialmente nel mondo contadino, ma Pio X scopglie le sue organizzazioni. Questi nove anni sono per Roncalli un periodo prezioso.
Ai primi del ‘900 le campagne sono in mano ai latifondisti, avanza l’industrializzazione, molti emigrano, cominciano le prime associazioni del lavoro. In Europa liberalismo e socialismo si scontrano, divampa il dibattito sul giusto salario e i diritti dei lavoratori, nascono le prime manifestazioni operaie e contadine. Molti membri del Cattolicesimo Moderato, constatando le piaghe sociali, la miseria e la sottonutrizione dei contadini, la mortalita’ infantile, lo sfruttamento, favoriscono le prima casse assicurative e le prime cooperative.
Alla fine del 1700 la rivoluzione francese aveva presentato istanze molto forti per difendere l’uomo e fargli riconoscere dalla legge varie liberta’, l’uguaglianza, la liberta’ di pensiero, di stampa, la partecipazione alla formazione di governi democratici ecc., tutto quel movimento che fu chiamato Illuminismo e da cui uscirono le principali costituzioni democratiche europee, basate sull’affermazione e il rispetto dei diritti dell’uomo e del cittadino. Il 1800 vide i popoli oppressi lottare per l’affermazione di questi principi e per governi democratici e repubblicani. Queste battaglie di liberta’ furono e sono tutt’ora attaccate dalla chiesa che demonizza l’illuminismo come uno dei suoi principali avversari.
Nel 1800 ci furono i movimenti liberali europei, tra cui il Risorgimento italiano, che fu combattuto anche contro lo Stato Pontificio che occupava parte dell’Italia ed era governato in modo assolutistico e tirannico. Il Papa che piu’ si oppose al Risorgimento e all’Unita’ d’Italia fu PIO IX.
L’Italia unita nasce nel 1861 e nello stesso tempo nascono i grandi stati europei moderni, laici, liberali e democratici, quelli che Pio IX condanno’ con le encicliche ‘Quanta cura’ e col ‘Sillabo’. Pio IX fu anche il papa che dichiaro’ dogma l’infallibilita’ pontificia in materia di fede, cosa rifiutata dai protestanti per cui solo Dio e’ infallibile. La dichiarazione di infallibilita’ divenne dogma nel Concilio Vaticano I, che condanno’ il liberalismo, l’ateismo, il materialismo, il socialismo e il comunismo.
Pio IX fu uno strenuo oppositore del liberalismo e dell’unita’ italiana. Il Sillabo era un elenco di ideologie condannate, egli negava in particolare la separazione tra Chiesa e Stato, ribadendo che lo Stato doveva stare sotto la Chiesa e negando la liberta’ di pensiero, culto e stampa.
Il Sillabo fu il testo guida del Concilio di un Pio IX che affermo’: “La tradizione sono io”, ribadendo che mai si sarebbe conciliato col liberalismo e con la civilta’ moderna.
Pio IX fu un papa arrogante e totalitario, tenne lo stato pontificio con l’aiuto dei Francesi finche’ nel ‘70 con la breccia di Porta Pia fu invaso dalle truppe di Vittorio Emanuele II con la fine del potere temporale dei Papi, che fino allora avevano governato un territorio molto vasto. Da allora Pio IX e i successori si ritirarono nel piccolo stato del Vaticano, considerandosi prigionieri, finche’ Mussolini negozio’ dei nuoni rapporti tra il Papa e il Governo italiano con i Patti Lateranensi del 1929.
Il 1900 vide l’avanzata dell’industrializzazione, le fabbriche, il mutamento dei sistemi del lavoro, la formazione di grandi capitali, l’aumento dello sfruttamento della manodopera e la lotta tra capitale e lavoro. La societa’ cambiava rapidamente e nascevano problemi nuovi da cui la Chiesa non poteva tirarsi fuori. La nascente borghesia industriale si arricchiva sullo sfruttamento delle masse e i lavoratori cominciarono ad organizzarsi con i sindacati, gli scioperi, le rivendicazioni economiche e sociali per forme di protezione del lavoro sempre piu’ ampie, per correggere gli squilibri tra capitale e lavoro. I primi decenni del 1900 furono attraversati da grandi movimenti sociali. La Chiesa stava a guardare e tese sempre ad appoggiare piuttosto il capitale che il lavoro.
Leone XIII con la Rerum Novarum del 1891 ribadi’ il diritto alla proprieta’ privata sottolineandone pero’ il valore sociale e affidando allo stato il compito di promuovere il bene pubblico e privato; la Chiesa denunciava i rischi di sperequazione connessi al processo di sviluppo industriale ma condannava la lotta di classe, auspicando una collaborazione spontanea e riconoscendo agli operai il diritto di formare organizzazioni per la loro tutela, tanto che nacquero anche associazioni e sindacati di stampo cattolico.
Il quadro resto’ immutato fino a Pio XII e cambio’ radicalmente con Papa Giovanni. Dal punto di vista politico, dopo la presa dello stato pontificio, il papa si era chiuso in un bruciante isolamento, vietando ai cristiani la partecipazione politica. Nel 1913, col Patto Gentiloni, i cattolici si erano schierati con i liberali contro i socialisti, ma il vescovo di Bergamo pensava invece a forme di solidarieta’ col mondo operaio, andando un po’ contro corrente e Roncalli visse da vicino queste difficili battaglie. Poi il vescovo mori’.
Nella prima guerra mondiale Angelo fu cappellano militare, poi apri’ una Casa dello Studente in cui mise molte speranze. Infine fu chiamato a Roma a dirigere l’Opera di propagazione della fede, e divenne vescovo con mansioni diplomatiche all’estero che lo videro viaggiare per vent’anni, prima in Bulgaria, a Sofia, come nunzio apostolico per dieci anni, poi a Istanbul in Turchia, infine a Parigi.
Il suo era un incarico delicato che non gli cambio’ il carattere, egli resto’ un uomo semplice ‘un contadino della diplomazia’. Tutti lo ricordano per la sua spontanea cordialita’, la sua bonomia. Quando lascio’ la Bulgaria, disse: ”Dovunque io saro’, anche in capo al mondo, se un bulgaro che si fosse perduto dovesse passare dinanzi alla mia casa, trovera’ una candela accesa sulla mia finestra. Bussi alla mia porta e gli sara’ aperto, non importa se e’ cattolico o ortodosso”.
In Bulgaria doveva tutelare una comunita’ cristiana piccolissima, 50.000 persone, con difficili rapporti con le altre religioni. Comincio’ cosi’ a far pratica di mediazione e tolleranza, la comunita’ cristiana era piccola ma divisa nelle varie chiese, e Roncalli cerco’ sempre di ‘lasciare una impressione di bonta’ e di dignita’’.
Nel ’34 divenne Delegato Apostolico in Turchia e contemporaneamente in Grecia, due paesi che si sono sempre odiati. La Turchia era islamica, la Grecia, ortodossa, era nemica del Papa e aveva paura dei cattolici, per cui i rapporti con gli ortodossi saranno sempre difficili. La Turchia divenne una repubblica con Ataturk che rivoluziono’ il paese, laicizzandolo e rompendo la tradizione di confessionalismo di Stato che e’ tipica dei paesi islamici. L’islam non fu piu’ religione di stato, il matrimonio era civile, l’alfabeto divenne quello latino, gli istituti religiosi furono smantellati e le scuole coraniche chiuse. Milioni di Greci furono cacciati dalla Turchia e i Turchi furono cacciati dalla Grecia. I rappresentanti di tutte le fedi dovevano portare abiti civili.
Il delegato del papa non godeva di alcuna considerazione. Giovanni esercitava la pazienza, studiava il turco, applicava il motto prioritario del Vangelo ‘Amatevi l’uno l’altro’ e quello della Bibbia dice: ‘Confida nel Signore, e fa il bene, abita la terra e vivi con fede’.
Intanto Mussolini era andato al potere e aveva invaso l’Abissinia poi la Grecia cosi’ che la guerra vanifico’ quel poco che Roncalli era riuscito a fare.
Nel 39 la Germania invase la Polonia e cominciarono le persecuzioni razziali, col il trionfo del nazismo e la seconda guerra mondiale.
Roncalli continuava ad essere un uomo di pace ma i Greci attaccati da Mussolini lo consideravano un nemico. Faceva elemosine, cercava dispersi e prigionieri, riusci’ a ridurre le deportazioni di ebrei e armeni. La Turchia era neutrale e dalla Turchia passavano i profughi. Roncalli contattava le organizzazioni ebraiche.
Poveri figli di Israele. Io sento quotidianamente il loro gemito intorno a me. Li compiango e faccio del mio meglio per aiutarli. Sono i parenti e i concittadini di Gesu’. Che il Divino Salvatore venga loro in aiuto”.

Nella primavera del ‘44 fu trasferito a Parigi.
Comprendo bene che diversita’ di razze, lingue, educazione, contrasti dolorosi di un passato cosparso di tristezze ci trattengono ancora in una distanza che non e’ simpatica e spesso e’ sconcertante. Pare logico che ognuno si occupi di se’, della sua tradizione familiare o nazionale, tenendosi serrato entro il cerchio limitato della propria consorteria… Alla luce del Vangelo questa e’ una logica falsa. Gesu’ e’ venuto per abbattere queste barriere, egli e’ morto per proclamare la fraternita’ universale. Il punto centrale del suo insegnamento e’ la carita’, cioe’ l’amore che lega tutti gli uomini.”

Chiamava se stesso ‘candela accesa’, ‘fontana del villaggio’:
Uomini di ogni categoria vengono alla mia povera fontana. Il mio compito e’ di dare acqua a tutti. Lasciare una buona impressione anche al cuore di un birbante”.
I soggiorni all’estero, il contatto con altre religioni, lo portano a cercare cio’ che unisce i popoli, non cio’ che li divide, ed egli aveva una naturale propensione al dialogo amichevole.

Durante la seconda guerra mondiale, in Francia, il governo di Petain aveva collaborato con i Tedeschi e molti prelati cattolici si erano compromessi con questo regime. Con la Francia liberata e il governo di De Grulle, fu chiesto l’allontanamento dei prelati accusati di collaborazionismo e Pio XII mando’ a Parigi proprio Roncalli. C’erano poi i preti operai, che gettavano la tonaca per entrare in fabbrica accanto agli operai e partecipare ai loro problemi, nasceva il movimento della Nuova Teologia. Era un dopoguerra tempestoso e la Francia era squassata da movimenti contrapposti ma Roncalli si comporto’ bene.

Nel 1953, a 72 anni, il periodo diplomatico fini’ e divenne patriarca cioe’ arcivescovo di Venezia. In Italia la Chiesa scatenava il suo piu’ feroce anticomunismo ma Roncalli era pacioso di natura e, quando i socialisti fecero il loro congresso a Venezia, dette loro il benvenuto, fatto per cui fu sgridato dalla Curia.
Nel 1958 Pio XII mori’, si apri’ un conclave brevissimo perche’ i cardinali decisero di scegliere un papa poco politico, tranquillo, di transizione, accomodante e in la’ con gli anni, che non avrebbe fatto niente di fondamentale e i voti di tutti andarono, con la sorpresa del mondo, proprio ad Angelo Giuseppe Roncalli. Lui disse con umorismo: “Hanno scelto me perche’ sono abbastanza innocuo e anziano”, aveva 77 anni.
Ma, senza che nessuno lo avesse minimamente sospettato, quell’uomo che per tanti anni era stato ubbidiente ai voleri della Chiesa e non aveva mai fatto atti rivoluzionari, comincio’ fin dal primo momento a presentare un nuovo stile.
Intrappolato nel soglio di Pietro, soggetto ai lambiccosi cerimoniali, e alle logiche del potere, il papa contadino comincio’ da subito a rivelare di essere alieno agli apparati sontuosi e potenti che erano stati sinonimi del Vaticano.
Gia’ apri’ il suo discorso d’inizio in modo insolito: “Vorrei scoprire a tutti la tenerezza del mio cuore”.

Diventava papa mentre la Guerra Fredda divideva il mondo. Oggi i giovani non riescono a cogliere il senso di cio’ che fi la Guerra Fredda di allora, ma io ricordo la tensione, la propaganda antisovietica, la corsa alle armi, il clima di incombente catastrofe, l’angoscia della ‘Bomba atomica’ che poteva in ogni momento precipitare il mondo nella fine assoluta.
La sua prima visita il Papa la fece ai carcerati. La seconda ai bimbi di un ospedale. Cerco’ subito “quello che unisce non quello che divide”.
Come scrive Enzo Biagi: “Non alimento’ antiche polemiche ma favori’ la distensione. Scrisse a Saragat, quando gli mori’ la moglie, mando’ un telegramma a Nenni infermo, ricevette il genero di Kruscev. Basto’ questo perche’ lo chiamassero ‘ il papa rosso’. Disse prima si spirare: ‘Ho cercato il bene di tutti, ho voluto il bene di tutti’.

In modo inatteso emerse un grandioso progetto di rinnovamento della Chiesa, come se quell’intera vita di obbedienza ed esecuzione silenziosa si fosse accompagnata a quel progetto stesso. Come disse il suo segretario Loris Capovilla “Era un carico di idee, di progetti e di intuizioni! Era fatto per vivere e per pensare in grande.. Mi trovavo di fronte ad un cristiano vero, non c’era finzione in lui, egli parlava col suo esempio, con la sua giornata!” . Inutilmente la Curia cerco’ di imbrigliarlo nella prassi ritualistica, Giovanni si sentiva “un prigioniero di lusso”, comincio’ a cambiare la prassi stessa, semplificando il cerimoniale fastoso e imperiale, parlava in bergamasco, stava bene tra la gente.
Tre mesi dopo la sua elezione, in modo del tutto irrituale, indisse un colloquio bonario coi cardinali, chiedendo loro “di aggiornare la Chiesa”. La societa’ era cambiata, il progresso correva rapido, anche la Chiesa doveva cambiare, ma il cambiamento doveva essere sentito e voluto dai membri della Chiesa stessa, il papa chiedeva loro di partecipare e di proporre. Era la democrazia. E dire questo nella Chiesa era parlare di qualcosa di formidabile. Il totalitarismo piu’ assoluto si apriva a spiragli di democrazia?
La chiesa di Roma e’ la piu’ formidabile struttura autocratica e dispotica del mondo, il potere discende dall’alto e ad esso si deve solo obbedienza, non c’e’ posto per dibattiti o contestazioni, vige l’ubbidienza piu’ assoluta.
In modo semplice e disarmante Papa Giovanni rovesciava questa struttura piramidale. Metteva da parte il dogma di una Chiesa immobile nel tempo e la sollecitava a modernizzarsi.

Lo strumento fondamentale con cui Giovanni apri’ la Chiesa alla propria trasformazione fu il CONCILIO VATICANO II (il 21°della storia), un concilio ecumenico, cioe’ universale, che voleva raccogliere il parere di tutta la Chiesa senza imporre il volere del papa.
La sera dell’inaugurazione Giovanni disse davanti alla folla in S. Pietro una frase paradossale: “La mia persona non conta niente”.
Se la Chiesa doveva rinnovarsi era la Chiesa stessa nel suo corpo e non nel suo capo che doveva ridiscutere il proprio ruolo e rinnovare la propria dottrina, la disciplina, l’organizzazione.
Il Papa intervenne nel Concilio solo a tratti, con pochi cenni, per far intravedere nuove aperture. Il concilio era ‘ecumenico’, parola greca che vuol dire “interezza del mondo”, ‘stare insieme’, ‘condividere’, era cioe’ un concilio mondiale (dal greco oikoumene’=Terra abitata) e vi parteciparono i vescovi di tutto il mondo. Di piu’, con un atto che non aveva precedenti, Giovanni volle che al Concilio partecipassero anche i rappresentanti delle chiese cristiane separate.
Con un memorabile discorso di apertura, l’11 ottobre 62, con ampiezza di orizzonti e afflato profetico, papa Giovanni restauro’ all’interno della Chiesa la liberta’ di dialogo.
Due gli obiettivi prioritari:
-riallacciare i rapporti con le chiese cristiane separate (ortodossi, protestanti e anglicani)
-riaprire il dialogo tra Roma e il mondo moderno.
Mentre la Chiesa si era sempre arroccata a valori immutabili ed eterni, papa Giovanni riporto’ l’attenzione ai “segni dei tempi”, alle dinamiche della storia, della societa’ contemporanea e della coscienza.
E Vaticano II prendeva finalmente la parte dei poveri, considerando la difesa dei deboli il principio ispiratore della Chiesa accanto all’impegno per la pace, il disarmo nucleare e il dialogo fra le religioni, per cui l’ecumenismo si riferi’ anche al rispetto dei motivi spirituali presenti nelle altre religioni.
Iniziava un processo rivoluzionario mai visto prima nella storia del cattolicesimo e questo scandalizzava i reazionari mentre apriva un grande scenario di rinnovamento e di speranza.
I primi segni immediati e tangibili furono l’incontro con Jeoffrey Fisher, primate della chiesa anglicana e l’incontro col genero di Kusciov.
Citiamo anche i suoi incontri con Eisenhower e Kennedy.
A noi puo’ sembrare anche ovvio che le varie chiese cristiane abbiano rapporti tra loro e cerchino di superare le diverse interpretazioni, ma nella storia questo non e’ mai avvenuto, anzi Roma ha sempre sottolineato in modo forte la sua primazia e la sua esclusivita’, ci si salva solo se si sta al suo interno sotto la soggezione del Papa. Il mondo non ha mai proposto molte vie di incontro per le diverse fedi. La politica dominante e’ sempre stata la competizione estrema e aggressiva.
Ma Giovanni mostro’ subito una grande apertura verso le altre confessioni cristiane, cerco’ contatti con la Chiesa ortodossa, coi rappresentanti della Chiesa riformata e si impegno’ anche a riprendere il dialogo con gli Ebrei, quelli che la Chiesa di Roma aveva sempre chiamato ‘deicidi’. La storia degli attacchi con cui la Chiesa cattolica ha reso difficile la vita agli Ebrei dovrebbe essere raccontata dagli Ebrei stessi, e’ una storia dolorosa che passa attraverso i ghetti fino al silenzio di Pio XII sulla Shoa’.
Il primo passo di Giovanni fu di togliere dal rito le parole ‘perfidi Ebrei’ e di entrare in contatto con un grande rappresentante del mondo ebraico italiano, poi di condannare formalmente l’antisemitismo. Anche per questo e’ scandaloso che la sua beatificazione si accompagni a quella di un persecutore degli Ebrei come Pio IX.

Tutti questi cambiamenti allarmarono i gruppi cattolici tradizionalisti.
Era il tempo della guerra fredda, blocco Nato contro blocco di Varsavia, ma il Papa chiese alla diplomazia vaticana di lavorare per mediare tra i due blocchi contrapposti.
Il suo compito era non tanto di difendere il potere e la supremazia della Chiesa di Roma, ma incoraggiare la fratellanza fra cristiani, promuovere la pace nel mondo, abolire i muri di divisione e di odio, per cercare nuovi modi di incontro, un nuovo dialogo. Le capacita’ diplomatiche che aveva sviluppato in 20 anni di lavoro all’estero davano ora i loro frutti e il mondo comprese immediatamente che c’era un grande cambiamento. Il Papa divento’ subito molto popolare e influi’ sulle questioni internazionali.
Il Concilio parti’ sotto grandi auspici (tra l’altro ci fu una riforma della liturgia e l’introduzione della messa nella lingua nazionale, altra cosa che scandalizzo’ i tradizionalisti).
Dopo la morte di papa Giovanni questo spirito di novita’ si spense, i tradizionalisti ripresero il sopravvento e distrussero quello che lui aveva cominciato, fino ad arrivare alla completa restaurazione delle posizioni precedenti con Ratzinger, ma questo non toglie nulla alla figura di papa Giovanni, rende solo piu’ stridente e inaccettabile il ritorno alla reazione e al confessionalismo.
Si sentiva una voce finalmente cristiana che voleva obbedire al Vangelo’.
Nei fatti successe quello che era prevedibile perche’ non basta un uomo solo a rinnovare un corpo grande e rigido quanto la Chiesa Cattolica. Cosi’ il progetto ecumenico di unione di tutte le parti della cristianita’ non fu portato avanti, le aperture alla modernita’ si chiusero, il dialogo con le altre confessioni trono’ ad un punto morto.
Per troppi secoli la Chiesa aveva mirato solo alla sua primazia politica e temporale e si era contrapposta allo Stato arroccandosi nel proprio potere e tentando forme di intromissione nei Governi, mentre il mondo arcaico e granitico del dogma negava il progresso evolutivo e fluido della societa’. Il Concilio Vaticano II aveva una grande visione ma le strutture conservativa della Chiesa erano troppo forti perche’ potessero accettarla.
Con Voitila torno’ una potente visione assolutista e integralista che doveva spegnere poco alla volta ogni afflato di speranza in un rinnovamento spirituale della Chiesa di Roma. Ogni ecumenismo e ogni apertura di democrazia furono spazzati via da un Voitila che mancava delle aperture tolleranti di Giovanni e che proveniva da una Polonia retrograda e faziosa dove i cattolici erano perseguitati e dove il comunismo era stato un pericolo distruttivo, un paese antiquato piu’ vicino al medioevo che all’era moderna. Venti secoli di contrapposizione e di irrigidimento non potevano essere ammorbiditi dal cuore semplice di un uomo solo.
Per Papa Giovanni non c’erano problemi insolubili o difficolta’ insormontabili, pensava che se gli uomini lavorano sui punti in comune e non su quelli che li separano e allontanano, si possono fare grandi cose.
Oggi abbiamo politici e religiosi che lavorano sull’odio e sulla separazione, ma Giovanni vedeva solo cio’ che puo’ creare dialogo e rispetto. Era l’uomo dell’unione e del dialogo.
Questo Papa dagli umili natali che si presentava con apparente semplicita’ aveva una dote enorme: la pazienza, la pazienza unita alla fiducia nella Divina Provvidenza e alla fiducia nella bonta’ umana. Era un cristiano che sarebbe stato portato alla cura della vita interiore, alla preghiera, e gli fu ordinato di vivere tra genti diverse, di etnie e religioni diverse. Ogni volta che riusci’ a organizzare qualcosa, venne dall’alto un ordine che interruppe quello che costruiva, e dovette ricominciare altrove con compiti sempre piu’ difficili, ogni volta ne soffri’, si raccolse in preghiera, ritrovo’ la fiducia nel Signore, senti’ se stesso come umile strumento.
La Chiesa era stata travolta dai movimenti sociali del lavoro, li aveva guardati con diffidenza e si era tenuta, come sempre, dalla parte del capitale. Nell’enciclica ‘Mater et magistra’ del ‘61 Papa Giovanni invece parlava della socializzazione come una cosa da non temere, il fatto che gli uomini si mettessero insieme per difendere il lavoro non doveva essere visto come una minaccia dalla Chiesa. Essa non poteva condannare ogni cambiamento sociale. Se la societa’ cambia, evolve, anche la Chiesa deve evolvere. Questo concetto fu ribadito con la ‘Pacem in terris’ del ‘63, si doveva abbandonare l’antagonismo ideologico per passare al servizio evangelico, l’uomo deve aiutare l’uomo.
L’enciclica e’ in genere una lettera pubblica di grande importanza che un Papa manda ai vescovi di tutto il mondo. Il termine viene dal latino ‘litterae encyclicae’=lettera circolare. La prima fu di Benedetto XIV nel 1740. Una enciclica di Gregorio XVI nel 1832 condanna la liberta’ di coscienza, di stampa e di pensiero, i capisaldi dello stato moderno. Il famoso Sillabo di Pio IX condanna il razionalismo e il liberalismo. La Pascendi di Pio X nel 1907 tutta la cultura moderna.
Alla fine del 1800 si era sviluppato un movimento teologico detto ‘modernismo’ che auspicava il rinnovamento della chiesa e la sua apertura a idee piu’ moderne in campo filosofico, culturale e sociale. La societa’ europea ormai era democratica e favoriva i principi di liberta’, mentre la Chiesa restava una fortezza autoritaria, arroccata a posizioni dure e assolutistiche ormai improponibili. Il modernismo conto’ personaggi di grande cultura, ma Pio X lo stronco’ chiamandolo ‘somma di tutte le eresie’ e Pio XII (anche lui in processo di santificazione) aggravo’ la condanna.
Cosi’ possiamo capire che novita’ spettacolare siano stati i 4 anni di pontificato di Papa Giovanni e la sua ‘Pacem in terris’, il suo testamento spirituale, preparato due mesi prima della morte. La Pacem in terris diceva che una nuova primavera era possibile, che una Chiesa rinnovata poteva di nuovo parlare al mondo e che, con l’aiuto di tutti, si poteva di nuovo realizzare una pace sulla terra nella giustizia e nella liberta’. nella gioia e nella speranza. Essa non si rivolgeva solo ai vescovi, come di regola, ma a tutti gli uomini di buona volonta’. Brillava la grande visione di papa Giovanni, di una Chiesa che fosse di tutti e non solo delle alte gerarchie ecclesiastiche. Questa lettera illustra un grande progetto di pace. Giovanni parla della folle corsa agli armamenti, l’equilibrio del terrore, la minaccia nucleare, il rispetto dei diritti dell’uomo, la promozione della donna e dei popoli da poco colonizzati, il bisogno di una vera autorita’ politica a livello internazionale. E’ la prima enciclica che allarghi la cerchia dei suoi destinatari, indirizzandosi non solo ai cattolici ma a tutti gli uomini, e anche a coloro che senza nominare Dio testimoniano una volonta’ di pace e giustizia, cristiani o no, credenti o non, e il Papa guardava finalmente al mutare dei tempi e ai molti movimenti ideologici che percorrono la Terra.
Poche settimane prima di questa enciclica, 21 nazioni tra cui 4 comuniste avevano premiato Giovanni col premio Balzan, come uomo di pace. Aveva detto che la chiesa deve diffondere principi di pace, deve scongiurare i governi a evitare le guerre, deve aiutare a formare uomini che abbiamo pensieri, cuori e mani pacifici. Pacem in terris, indica le terre al plurale non a caso, indica che l’intero mondo reclama uomini solidali, che sappiano edificare una terra comune, una storia comune.
Papa Giovanni introduce la parola ‘ecumenismo’, mondo intero. L’ecumenismo era stata un’aspirazione nata prima di lui, ad Amsterdam, nel 1948, e aveva coinvolto 335 confessioni, tra cui le chiese anglicana, luterana, metodista, ortodossa, presbiteriana e riformata, a mancava proprio la Chiesa cattolica, per opposizione papale. Questa Unione voleva essere l’unione delle Chiese che credono in Gesu’ Cristo come Dio e Salvatore secondo le Scritture e rendono gloria a un solo Dio. I suoi fini erano l’unita’ e il rinnovamento delle Chiese cristiane, la testimonianza della fede e l’educazione religiosa, la giustizia e la pace, la difesa della liberta’ di culto. Questo movimento c’e’ ancora con sede a Ginevra, cerca di unire le diverse chiese cristiane, ma e’ molto difficile superare oggi le barriere nazionali e confessionali e la Chiesa di Roma ha sempre rifiutato i tentativi di incontro considerando se stessa, in modo prioritario e arrogante, come l’Unica chiesa di Cristo e guardando le altre come sette scismatiche.

Il Cristianesimo e’ la maggiore religione del mondo e conta 2,1 miliardi di fedeli, meta’ dei quali sono Cattolici (1,1 miliardo) e seguono il Papa di Roma e i suoi dogmi.
Tra i Cristiani ci sono quasi mezzo miliardo di Protestanti, 225 milioni di Ortodossi, 73 di Anglicani, 72 milioni di Chiese Orientali, 7 milioni di Testimoni di Geova, 12 di Mormoni, e 120 milioni di Cristiani con altri nomi.
L’Islam conta 1,5 miliardi di persone, dunque di piu’ dei Cattolici e meno dei Cristiani (al suo interno 1,4 miliardi di sunniti e 122 milioni di sciiti)
Gli Induisti sono un miliardo. I Buddisti 400 milioni. E 400 milioni i Taoisti. Gli Animisti sono 300 milioni. 100 milioni vari culti africani. Altri 10 gli Shintoisti.
Poi 27 milioni di Sik, 15 di Spiritualisti.
Atei e agnostici fanno un altro miliardo. Solo 15 milioni gli Ebrei, davvero una religione molto piccola per giustificare la loro arroganza e la pretesa di essere il popolo eletto da Dio e di dominare il mondo.

Il Cristianesimo di Roma conta dunque piu’ di un miliardo di fedeli (o perlomeno di battezzati, visto il generale abbandono di ogni culto) e da’ un potere di autorita’ suprema al Papa. La Chiesa di Roma e’ una teocrazia che oltre a dominare in modo assoluto un piccolo territorio si permette di dare ordini anche alle politiche di vari Stati, cosa che nemmeno la teocrazia tibetana si e’ mai permessa di fare. E’ una enorme compagine di potere che si assomma su un uomo solo e sul suo imperio. Il Papa si considera l’unico e legittimato erede di Pietro e del mandato dato da Cristo agli apostoli. La struttura della Chiesa e’ piramidale e rigida, retta sulle diocesi, a capo della quale e’ il Vescovo da cui dipendono in modo ferreo i sacerdoti. I sacerdoti sono rigidamente maschi e celibi. La donna e’ demonizzata e respinta in modo drastico da ogni posizione di potere, come e’ negato loro il sacerdozio, e anzi questa emarginazione e’ uno dei punti piu’ invalicabili nei contrasti con gli altri cristiani separati. I Vescovi sono considerati gli eredi degli apostoli, mentre il Papa e’ considerato l’unico e legittimo successore di S. Pietro. I Vescovi sono nominati e dipendono dal Papa. Il Sinodo dei Vescovi e’ un organismo che il Papa puo’ consultare, ma il Papa ha un potere assoluto. Le assemblee solenni a carattere universale in cui i Vescovi sono riuniti si chiamano Concili. I dignitari piu’ alti della Chiesa sono i Cardinali (170) che costituiscono il Sacro Collegio, a 120 di essi compete l’elezione del nuovo Papa (nel conclave), quando il Papa precedente muore, ma finche’ questi e’ in vita ha un potere assoluto come non ha nessun potente della Terra.
Unica Chiesa al mondo, il Cristianesimo gode di un proprio Stato materiale con proprie leggi, ha i suoi ambasciatori e il suo posto all’ONU.
All’effettiva amministrazione della Chiesa e dello Stato del Vaticano provvede una struttura burocratica che dipende direttamente dal Papa ed e’ la Curia Romana, composta dalla Segreteria di Stato e da varie Congregazioni, una e’ la Congregazione per la Dottrina della fede, erede del Sant’Uffizio e dal Tribunale dell’Inquisizione.

Il cambiamento di rotta impresso da Papa Giovanni in questa struttura piramidale, rigida e assoluta, fu strabiliante. Egli promosse il dialogo e l’unita’ tra le chiese separate, ammise per la prima volta in un Concilio rappresentanti protestanti e ortodossi e dichiaro’ solennemente che i membri delle altre confessioni non erano piu’ ‘scismatici’ ma ‘fratelli in Cristo”.
Giovanni Paolo I, nella brevita’ del suo pontificato (meno di un mese), prosegui’ l’opera di Giovanni, perche’ era sulla sua stessa linea e incontro’ a Gerusalemme il Patriarca ortodosso (dopo 500 anni che la chiesa di Roma aveva chiuso i rapporti con lui), nel ‘66 ricevette l’arcivescovo di Canterbury e nel ‘67 visito’ il Patriarca turco.
Le differenze fondamentali tra Roma e le altre chiese cristiane sono il divieto per i sacerdoti di sposarsi, il divieto al sacerdozio femminile, l’infallibilita’ e l’autorita’ papale, il culto alla Madonna (dal 1854 per decisione di Pio IX il culto di Maria e’ diventato caratteristica del Cattolicesimo col dogma dell’Immacolata Concezione, nel 1950 Papa Pio XII ha proclamato il dogma dell’Assunzione), e infine il divieto di qualsiasi forma di contraccezione, ma anche Paolo VI nell’enciclica Umanae Vitae si espresse contro il controllo artificiale delle nascite, condannando l’aborto e la sua legalizzazione.

Papa Giovanni mori’ il 3 giugno 1963. Nell’ora della sua morte il cardinale Tiglia celebrava la messa e leggeva queste parole: “Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni.”
Prima della morte il papa aveva detto al medico: “Non vi preoccupate eccessivamente per me, perche’ le valigie sono in ordine e anch’io sono pronto, anzi prontissimo a partire”.
E poco prima aveva detto: “Stiamo su questa terra un po’ di tempo: 40-50-80 anni…poi si va ed e’ consolante sapere dove”.
Quando iniziai questo servizio, non mi aspettavo tante gioie. Il Concilio e’ diventato una forza di pace nel mondo. Il senso della mia pochezza e del mio niente mi ha sempre fatto compagnia”.

Io non so come la Chiesa o il mondo valuteranno l’opera di Voitila, il grande viaggiatore, colui che raduno’ grandi piazze, il Papa dei grandi spettacoli di massa, e non so come sara’ considerato il profondo cammino a ritroso intrapreso da Ratzinger, un papa poco amato che ha visto persino dimezzarsi i fedeli di Piazza San Pietro inaugurando nuove Inquisizioni e nuove cacce alle streghe.
So che Papa Giovanni non fece tutte le sterili condanne di questo presente Papa, non tento’ tanta invasione politica, non protesse i preti pedofili o usurai, ne’ si mise con tanta spregiudicatezza contro gli altri culti offendendo un miliardo di islamici e arrivando a riproporre il Sillabo di Pio IX, so che si intromise poco nella politica italiana, fece un solo viaggio, a Loreto, su un trenino, ed era la prima volta che un Papa usciva dalla cinta del Vaticano, ma so anche che la sua parola e soprattutto il suo spirito hanno fatto il giro del mondo toccando il cuore di persone molto lontane dal cristianesimo. Certamente fece i suoi errori, come accade ad ognuno, tra i piu’ gravi la messa in isolamento di Padre Pio e la condanna senza appello della Teologia della Liberazione, atti per cui stentiamo a trovare delle giustificazioni, ma so anche che questo Papa anomalo inauguro’ un grande compito portando una ventata di rinnovamento nella rigida struttura della Chiesa di Roma.
Dopo la sua morte il grandioso compito che avrebbe salvato la Chiesa avrebbe dovuto essere portato avanti, ma cosi’ non fu. Paolo VI, il papa del sorriso, era sulla sua stessa linea ma mori’ troppo presto per portare avanti il compito iniziato, il suo pontificato duro’ appena un mese e la sua morte resto’ avvelenata da atroci sospetti di assassinio all’interno di complotti vaticani. Dopo di lui prevalse la parte conservatrice e reazionaria dei cardinali che scelse Voitila, un Papa eminentemente politico e forte, conservatore e reazionario, piu’ volto al passato che al futuro, un uomo che uscendo da una Polonia vessata dai sovietici non poteva portare a buoni rapporti con le ideologie contrapposte. Certo questo Papa e’ stata una grandiosa figura, ha dato grande visibilita’ alla Chiesa di Roma, l’ha portata in giro per il mondo con spese gigantesche, ha radunato grandi masse e suscitato fanatismi collettivi. Ma non era a questa spettacolarizzazione che Giovanni pensava. Molti hanno portato milioni di persone in piazza, nel bene e nel male, anche Hitler lo ha fatto, o Peron, o Pol Pot, ma non credo sia la grandezza di una piazza il metro per misurare il valore di un’anima. Difficile stabilire oggi quanto Voitila abbia portato avanti reali discorsi di unione, di dialogo e di pace. Il mondo ebraico con lui si e’ molto irrigidito, il mondo cristiano oggi e’ piu’ separato di prima. Il Buddhismo e’ stato condannato con toni molto duri che il dolce Dalai Lama cosi’ tollerante non meritava. Con Ratzinger abbiamo visti piu’ condanne che amore, piu’ demonizzazioni che rispetto e piu’ superbia che amore, gruppi deboli come donne, disabili o omosessuali sono stati usati come clave per ribadire la primazia del cristianesimo, ma e’ difficile credere che fosse questo che Cristo voleva.
Certo e’ che Ratzinger, Voitila, Paolo e Giovanni sono stati molto diversi. Diversa la formazione, la cultura, gli intenti, il carattere, la posizione religiosa e politica, gli effetti nella storia.
Molti hanno detto che il Concilio Vaticano II e’ stato tradito fino alla sua estinzione. Certo oggi nelle azioni e nelle scelte di Ratzinger non ne vediamo piu’ traccia alcuna. Nella Chiesa militante ma non governante restano molti preti poveri che continuano a seguire Giovanni come una stella polare, ma essi sono emarginati dalla Chiesa e tenuti fuori dall’attenzione della CEI che predilige chi ama il potere a chi serve l’amore.
Voitila e’ stato un Papa molto ammirato, un Papa spettacolare, che aveva una grande personalita’ e un grande carisma. Ratzinger e’ privo di entrambe le doti e non sara’ ricordato nemmeno per la sua simpatia umana o per una capacita’ in quel dialogo che connotava papa Giovanni e che dovrebbe essere oggi il requisito primario in un governante, nella dissoluzione sciagurata del mondo. Al contrario, nei suoi diktat imperiosi sono risuonati echi funesti di dittature che tentarono di distruggere il mondo dividendo gli uomini dagli uomini e demonizzando gruppi minoritari togliendo loro ogni diritto. Nelle sue posizioni politiche ha rivolto chiare simpatie ai governi piu’ distruttivi e letali, ha negato i diritti dei cittadini e dei lavoratori, ha elogiato apertamente quel neoliberismo che ha portato a rovina il mondo, dichiarandolo vicino al cristianesimo.
Per chi ha amato le aperture e le speranze di Giovanni, questo e’ peggio della morte.
Giovanni XXIIII su molto amato non certo perche’ ribadiva il potere politico e autoritario della Chiesa ma perche’ riprendeva a parlare di amore, parola mal praticata da laici o presunti cristiani. Con Ratzinzer e’ tornato violento il fanatismo, che e‘ il contrario dell’amore e dovrebbe essere l’opposto del Cristo, ma questi sono tempi duri che non generano eroi e in cui i santi soffrono dimenticati.
Voitila si macchio’ di molti atti separativi, come l’anatema che scaglio’ sull’illuminismo e il razionalismo, l’attacco alla chiesa anglicana quando si apri’ al sacerdozio femminile, o l’aggressione violenta alla Teologia della Liberazione. Ma sara’ ricordato per essere stato un personaggio potente e nessuno dimentichera’ il suo attacco alla mafia.
Francamente non so per quale cosa buona sara’ ricordato Ratzinger.
Papa Giovanni voleva aprire la Chiesa alle donne e aveva detto che nel terzo millennio ‘il mondo sarebbe stato delle donne’, ne’ Voitila e tanto meno Ratzinger sono presenti su questa equiparazione.

Tra i nemici di Papa Giovanni ci fu l’arcivescovo francese Lefebvre, che rifiuto’ la messa in italiano e la semplificazione del culto e attacco’ Vaticano II come eretico. Lefebvre rappresenta la parte piu’ retriva e conservatrice dell’aristocrazia francese, fu sospeso a divinis e poi scomunicato, ma poi Lefebvre e i suoi sacerdoti parteciparono al Giubileo e Ratzinger ha dato loro una riabilitazione piena.
Certo Voitila non fu papa Giovanni e con Ratzinger ci allontaniamo ancor piu’ da qualsiasi rinnovamento. I rapporti con le chiese separate e il mondo ebraico non hanno goduto nel cambio, come non ha goduto il mondo del lavoro o quello femminile e gli omosessuali oggi sono addirittura le vittime di una campagna infame di demonizzazione che dire incivile e’ poco e che ha affiancato la Chiesa alle peggiori dittature della Terra, al punto da opporsi all’ONU che voleva condannare gli Stati che discriminano gay o disabili.
Ratzinger, come Voitila, condanna l’omosessualita’, l’aborto, la contraccezione, l’inseminazione artificiale, il controllo delle nascite, lo studio delle staminali, l’eutanasia, la cessazione dell’accanimento sulle persone in coma… Riconferma il celibato sacerdotale, si schiera contro il sacerdozio femminile. Attacca gli islamici con parole insultanti. Ribadisce il secolare pregiudizio negativo contro gli ebrei. Addirittura riabilita la condanna del cardinale Bellarmino contro Galilei. Ripete la condanna per scienza e razionalita’. Attacca l’illuminismo. Tenta la santificazione di un Pio XII che finse di ignorare l’Olocausto.

Il 3 settembre 200 Voitila beatifico’ (a 34 anni dalla morte) Papa Giovanni. Ma l’insulto fu avergli messo accanto come nuovo beato Pio X, il Papa Re, un Papa violento e anti-italiano, portatore di un cupo e intollerante tradizionalismo, contrario all’unita’ italiana, le cui carceri erano cosi’ dure da far protestare persino gli stessi Austriaci, il Papa che usava la ghigliottina contro i ribelli politici e ne faceva poi ritrarre i cadaveri, che contrasto’ il Risorgimento, combatte’ per tenere con se’ lo Stato Vaticano, e infine che proclamo’ il dogma dell’infallibilita’ pontificia, un papa molto odiato e molto discusso che nessuno, nemmeno nella Chiesa, avrebbe potuto considerare santo.
Unici contenti i tradizionalisti piu’ retrivi e l’aristocrazia nera di Roma.
Il presidente delle chiese evangeliche ha detto: “Forse si doveva avanzare una richiesta di perdono su Pio IX non esaltarlo”.
Molto offeso, tra agli altri, fu Elio Toaff, rabbino da 50 anni di Roma, scandalizzato dalla beatificazione di un papa che volle centinaia di conversioni forzate, che restauro’ il ghetto, chiudendoci gli Ebrei e li attacco’, parlando’ del latrare dei cani giudaici…popolo duro e sleale’ ‘Sinagoga di satana… popolo che dovra’ rendere conto delle iniquita’ commesse. ‘
‘Gli Ebrei che erano figli nella casa di Dio, per la loro crudezza e incredulita’ divennero cani. E di questi cani ce n’e’ troppi in Roma e li sentiamo latrare per tutte le vie e ci vengono molestando in tutti i luoghi’.

Anche gli Ebrei parlano bene di GiovanniXXIII, perche’ era senza pregiudizi e si apri’ alla stima reciproca. Da diplomatico, egli aiuto’ gli Ebrei braccati dalla furia nazista. Mettergli accanto un Papa che applico’ duramente l’antisemitismo e’ stato un messaggio malvagio, accostare cosi’ due persone tanto diverse significa levare valore al suo Concilio, ribadendo infallibilita’ e integralismo.
Le parole con cui si accompagno’ la proclamazione furono anch’esse discutibili: “Giovanni propose una ventata di novita’ che non riguardarono la sostanza della dottrina ma il modo di esporla”. Il modo? Cu fu molto piu’ del modo!
Pio IX diceva: “La tradizione sono io”. Giovanni XXIII: “La mia persona e’ niente”. Due visioni totalmente opposte, reazione e progresso, autoritarismo e servizio, chiusura e apertura, passato e futuro, potere e amore. L’ultimo monarca assoluto d’Europa accostato a chi si mise al servizio del mondo. Una condanna continua e un messaggio di conciliazione. Quale astuzia li abbia uniti non riusciamo nemmeno a capirlo.

Papa Giovanni XXIII – disse Toaff- riusci’ a buttare giu’ barriere di incomprensione e di malevolenza consolidatesi per secoli”.

Voitila ha fatto 990 santi, una inflazione e si pensa che 33 papi precedenti ne hanno fatti 808. Molto discutibile la santificazione del fondatore dell’OPUS DEI, Jose’ Maria Escriva’, beatificato insieme a una suora africana che visse schiava. Fece santa addirittura l’intera famiglia dello zar sterminata a Ecaterineburg, non si sa per quali meriti! Oggi si vuole far santo Pio XII che non condanno’ mai il nazismo, nascose al mondo i lager, e aiuto’ molti capi nazisti a fuggire. Forse papa Giovanni non avrebbe fatto cose simili. Almeno vogliamo sperarlo.

Loris Capovilla, che fu il segretario di papa Giovanni, ha scritto di lui: “Ha praticato la virtu’ della semplicita’ e ha lasciato alla Chiesa il soffio della speranza”.
Dove’ oggi questa speranza?
..

Nella cattedrale monolitica della Chiesa
Papa Govanni XXIII apri’ una porta
Altri la richiusero

.

ELENCO I LIBERATORI. Corso

Socrate
https://masadaweb.org/2008/11/17/masada-n-825-17-11-2008-socrate-la-coscienza-critica-applicata-alla-vita-civile/

Platone
https://masadaweb.org/2008/11/20/masada-n-827-20-11-2008-i-liberatori-2-platone/

Gandhi
https://masadaweb.org/2008/12/05/masada-n-835-5-12-2008-i-liberatori-n%C2%B0-3-gandhi/

Madre Teresa
https://masadaweb.org/2008/12/11/masada-839-11-12-2008-i-liberatori-madre-teresa-di-calcutta/

Kandinskij
https://masadaweb.org/2008/12/26/masada-n-845-26-12-2008-i-liberatori-vasilij-kandinskij/

Jung
https://masadaweb.org/2009/01/20/masada-n-861-20-1-2009-i-liberatori-carl-gustav-jung/

Einstein
https://masadaweb.org/2009/01/23/masada-n-862-21-1-2009-i-liberatori-albert-einstein/

Krishnamurti
https://masadaweb.org/2009/01/24/masada-n-863-24-1-2009-i-liberatori-jiddu-krishnamurti/

Sri Aurobindo
https://masadaweb.org/2009/02/02/masada-n-867-2-2-2009-i-liberatori-sri-aurobindo/

http://www.masadaweb.org

3 commenti »

  1. Gentile Professoressa nella sostanza sono in pieno accordo con Lei.Forse ogni periodo della Storia ha il Papa che si merita; e noi , in questo momento, questo Papa!!
    Comunque mi permetto di farLe notare che il Papa che visse soltanto un mese, come Lei scrive, é Papa Luciani, Giovanni Paolo I e non Paolo VI ed é allo Stesso che si attribuisce l’espressione “Dio é madre” e non a Giovanni XXIII.Grazie.
    Renato Pasquale

    Commento di Renato — gennaio 17, 2009 @ 2:37 pm | Rispondi

  2. Grazie, è vero, ho fatto le due correzioni sul blog.
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 17, 2009 @ 3:39 pm | Rispondi

  3. Mio padre, il primo Maestro di VITA che ho avuto, credente ma non religioso; amava ripetermi fin da bambino che il primo socialcomunista della Storia recente dell’ UOMO è stato Gesù, e che il PAPA più degno e simile a lui è stato proprio GIOVANNI XXIII !!! Il PAPA “buono” di umili origini contadine, quindi con una cultura tipicamente rurale molto saggia e concreta e fortemente legata alla nostra casa comune, l’ amata MADRE TERRA !!! Il PAPA amico che sorridendo benevolmente dal dipinto del mio studio, mi ricorda “sempre” che ognuno di NOI fà parte della stessa famiglia ed è TRINO; Corpo, Mente e Spirito !!!
    SDEI

    Commento di SDEI — gennaio 17, 2009 @ 11:19 pm | Rispondi


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