Nuovo Masada

dicembre 11, 2008

MASADA 839. 11-12-2008. I liberatori. MADRE TERESA DI CALCUTTA

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 8:51 am

Nel corso ‘I liberatori’ sono gia’ stati pubblicati su Masada: Socrate, Platone, Martin Luther King e Gandhi.
Ciclo di lezioni presentate dalla prof. Viviana Vivarelli a Bologna.

Madre Teresa e’ uno dei grandi emblemi della carita’ di questo secolo.
Agnes Gonxha Bojaxhiu nasce a Skopije in Macedonia nel 1910 e muore a Calcutta nel 1997, vive 87 anni e tutta la sua vita e’ una intensa storia di lavoro e di sacrificio personale ma servizio dei poveri e dei sofferenti.
Teresa veniva da Skopije, Albania, si chiamava Agnes, la sua era una famiglia abbastanza benestante, il padre era un appaltatore edile che era morto quando lei aveva 9 anni, e dopo la sua morte le condizioni della famiglia erano peggiorate. Aveva un fratello e una sorella piu’ grandi.

In Albania Teresa aveva visto divisioni razziali, odi, guerre, fame, ma si era sentita in una posizione abbastanza protetta. Era nata in un paese dove coesistevano con difficolta’ religioni diverse: ortodossi, islamici, cattolici e crebbe convinta che un Dio unico si esprime attraverso tante religioni si esprime e che tutte sono rispettabili.
La madre era stata una donna molto pia che le aveva insegnato ad aiutare i poveri e le aveva detto: “Anche quando intorno a te vedi odio e dolore, devi credere nell’amore”. Teresa aveva frequentato un gruppo di preghiera e di aiuto alle missioni della parrocchia e la’ aveva incontrato dei gesuiti che lavoravano a Calcutta.
A 13 anni senti’ la prima chiamata e si fece suora col nome di Teresa, ispirandosi alla Santa Teresa di Lisieux, aveva scelto di servire Dio nelle piccole cose di tutti i giorni, e lascio’ con dolore la madre; una volta partita dall’Albania, non riusci’ piu’ a vedere la madre e la sorella, perche’ le autorita’ albanesi non dettero mai loro il permesso di uscire dal paese.
A 18 anni, Teresa entro’ nella Congregazione delle Suore missionarie di Nostra Signora di Loreto, presente anche in India. Nel ‘28 ando’ in Irlanda a imparare l’inglese e nel ‘29, e a soli 19 anni, la mandarono in India, a Calcutta, nel Bengala, dove imparo’ l’hindi e il bengali. Giovanissima dovette dunque abbandonare la sua casa, la sua famiglia e il suo paese per andare in una terra straniera e lontana. Nel ‘31 pronuncio’ i primi voti, e divenne poi insegnante di storia e geografia in una scuola superiore privata di Calcutta per coloni inglesi, la scuola Conventuale di S. Mary’s High School di Entally, sobborgo di Calcutta, un collegio signorile per ragazze cattoliche di buona famiglia. Qui fu amata e divenne direttrice. Il collegio e il convento erano un’oasi protetta, ma tuttavia la vita non era facile perche’ erano tempi duri, l’India era travagliata da sommosse e carestie, il cibo era razionato. Teresa, che era gracile, si ammalo’ di tubercolosi.
La casa conventuale era separata dal resto della citta’ da un alto muro, alto tre metri, che separava il collegio dalla MOTIJHEEL (moti gi), la bidonville, distesa di baracche tenute in piedi a forza di fango e iuta. Nel suo paradiso protetto suor Teresa lavoro’ per 19 anni.
Di la’ dal muro c’erano bambini nudi e sporchi, vecchi sofferenti e malati, gente affamata e senza casa. In India molte famiglie vivono per strada, fanno tutto per strada, la loro casa e’ una stuoia posata per terra e a volte non hanno nemmeno quella, sono nudi o quasi nudi con una fascia ai fianchi, molti sono deformi o malati, molti agonizzanti. Ogni mattina la Polizia Mortuaria. fa il giro delle citta’ e raccatta quelli che sono morti nella notte, come da noi si raccatta l’immondizia.
Nel ‘39 scoppio’ la guerra in Europa e anche l’India partecipo’ senza riceverne vantaggio, anzi la sua miseria e la sua oppressione divennero ancora piu’ grandi.
Il convento era un luogo sicuro ma un giorno, a causa delle insurrezioni sulle strade, i rifornimenti di cibo vennero a mancare e Madre Teresa dovette uscire dalla sua oasi protetta per cercare cibo per le sue ragazze. Vide cosi’ la miseria terribile di Calcutta, una delle citta’ piu’ popolose e miserabili del mondo, e si vergogno’ della sua condizione privilegiata. Senti’ che doveva fare qualcosa per i poveri, senza badare se fossero indu’ o musulmani.
Un giorno la mandarono a curarsi i polmoni in un ritiro spirituale, ai piedi dell’Himalaya, lo stesso dove ha preso i voti, prese il treno e dal treno vide sui marciapiedi di Calcutta la folla degli storpi, dei ciechi, degli sventurati, vide mani che si stendono per chiedere aiuto, senti’ i rantoli dei moribondi sui marciapiedi.
Calcutta, nel Bengala settentrionale, non e’ una citta’ ma proprio un pianeta a parte, un inferno umano dove centinaia di migliaia di creature sono continuamente respinte dalla vita. 11 milioni di abitanti e 4 milioni di pendolari. “Un incubo”, come diceva Nehru.
Nell’uomo indiano rifiutato Teresa vide il Cristo, un Cristo che ha fame, ha sete, che soffre. Chiamava il povero “il travestimento sconfortante del Cristo”.
Tra tanti poveri sui marciapiedi ne vide dal treno uno, vecchio e scarno, che allungava la mano verso di lei ripetendo: “Ho sete, ho sete, ho sete…” Quella figura non la abbandono’ piu’. Il viaggio duro’ una notte e ad ogni stazione l’odissea dell’India la riafferrava. Non riusciva a dormire, era stanca e tormentata e continuava a ripetersi: “Devo fare qualcosa, devo fare qualcosa..”
Fu la seconda chiamata. “Una vocazione nella vocazione. Il messaggio era chiaro, dovevo uscire dal convento e aiutare i poveri vivendo in mezzo a loro”.
E’ a questo punto che Teresa non ebbe piu’ alcun dubbio. Era determinata. Doveva capire solo come puo’ realizzare il compito a cui Cristo la chiamava.

Era un periodo difficile per l’India. Il paese, sotto la guida di Gandhi, aveva ottenuto l’indipendenza ma Indu’ e Musulmani rifiutavano di vivere insieme, scoppiavano ovunque atroci tumulti che i digiuni di Gandhi non riurscivano a placare, finche’ si decide di dividere in due il paese, l’India induista e il Pakistan musulmano. Comincio’ allora il calvario dei profughi, ma le lotte tra i due gruppi non cessarono, le vendette seguivano le vendette e ovunque scoppiavano tumulti e massacri, cosa che rendeva ancora piu’ terribile la gia’ immensa miseria indiana.
Sembrava che il messaggio di Gandhi fosse perduto, egli aveva detto ai Cristiani in India: “Se volete essere di aiuto, andate per le strade, tra i poveri e vivete tra loro”.
Madre Teresa seguiva gli eventi, protetta dalle mura del convento e sentiva sempre piu’ che il convento non le bastava. Chiese al vescovo di uscire dal convento per lavorare nella baraccopoli. Diceva che Gesu’ era visibile in ogni bambino povero dell’India. Ma l’arcivescovo, Monsignor Perier, le nego’ l’autorizzazione, era perplesso e le chiese di aspettare un anno, convinto che avrebbe cambiato idea, ma Teresa era determinata. Il 16 agosto del ‘48 finalmente arrivo’ l’autorizzazione da Roma e il vescovo le concesse un anno di prova, un anno di tentativo, dopo cui avrebbe potuto rientrare nell’ordine, un indulto concesso da Pio XII, che comportava la dispensa dai voti e dagli obblighi religiosi per un certo periodo, per cui Teresa restava monaca ma poteva lasciare il convento.
Cosi’, da sola, senza un tetto e con una unica veste Teresa usci’ nella grande Calcutta. “Lasciare il convento e’ stato il mio sacrificio piu’ grande, la cosa piu’ difficile che abbia mai fatto”. Lascio’ un luogo protetto e pulito, fresco e civile per affrontare la barbarie. Ma pensava “E’ un progetto di Dio, non mio”.
Aveva 38 anni, era pronta a diventare cio’ che era. Scelse un sari povero, semplice, bianco con una riga azzurra, a 4 rupie, la veste piu’ comune e povera delle donne indiane, una veste da casta inferiore, e sulla spalla si appunto’ una piccola croce. Quella sarebbe diventato da allora la divisa delle sue suore.
Lascio’ il convento col cuore tremante come aveva lasciato sua madre a 13 anni e ando’ per tre mesi a Patna presso le Medical Sister per prendere qualche nozione di medicina, poi, rientrata a Calcutta, comincio’ a aggirarsi nel peggior quartiere, il MOTIJHEEL dove le baracche sorgevano in mezzo a un immondezzaio, vide i poveri che frugavano nei mucchi di immondizia e i bambini che giocavano nelle fogne a cielo aperto. Le chiedevano rupie ma non aveva denaro. Si offri’ di insegnare a leggere e a scrivere ai bambini, tracciando le lettere sulla terra, i bambini copiavano i suoi gesti. Anche gli adulti si fermavano a guardare. Racconto’ fiabe, invento’ filastrocche. Porto’ del sapone e lavo’ i bambini. Ma la miseria era immensa, vedeva piaghe, sofferenze e comincio’ ad aiutare a curare. Andava in giro chiedendo medicine e cibo per i poveri. I bambini affamati la assaltavano per avere del cibo e lei dava anche il cibo per se’, privandosene.
Un giorno trova su un marciapiede una donna in agonia, per meta’ mangiata dai topi e dalle formiche. La mette su un carretto e la porta all’ospedale, ma non vogliono accettarla. Suor Teresa si rende conto che nessun ospedale avrebbe preso un morente, allora la prende in collo e si siede con lei sulla porta dell’ospedale, cullandola tra le sue braccia, finche’ il posto letto viene trovato. Poi e’ la volta di una anziana che si lamenta tra i rifiuti, nell’indifferenza dei passanti, riesce a tirarla fuori, lei piangeva e diceva “E’ mio figlio che mi ha buttato qui”.
Ogni giorno la fragile suora vestita di bianco continua la sua opera per le peggiori vie di Calcutta. Il suo corpo stento e’ pieno di dolori. A volte pensa di non farcela e ricorda la vita comoda e regolare e la sicurezza del convento, una volta lo va a spiare dal cancello. Ma ha detto si’ ai poveri ed e’ convinta che la sua vita debba svolgersi insieme a coloro che cascano per la strada consapevoli di morire, mentre gli altri girano il capo nell’indifferenza.
Quando era piccola, la madre l’aveva abituata ad aiutare i meno fortunati. A volte trovava a tavola qualche sconosciuto e chiedeva “Chi sono queste persone?” E la madre rispondeva “Alcuni sono nostri parenti, ma tutti sono nostri fratelli”. Poi dira’: “quando fai il bene, fallo senza far chiasso, come se gettassi una pietra nel mare”.
Teresa non aveva mai visto tanta miseria e tanta sofferenza come in India. Dava il cibo che aveva ai poveri, comincio’ a occuparsi dei malati, ma alla fine le forze cedettero, si ammalo’ e svenne. Venne in suo aiuto una suora infermiera che le insegno’ qualche rudimento di cura e le dette regole di vita: mangiare tutti i giorni, riposare un’ora al giorno, risposare un giorno la settimana. La porto’ in un ospedale per i poveri e le insegno’ ad accudirli. Partendo, le lascio’ in dono un paio di sandali.
Quello che Teresa fece e’ controcorrente. Noi viviamo nel terrore della malattia e della morte, lei correva dietro i mali piu’ ripugnanti, la lebbra, la dissenteria, l’Aids. Quello che fece e’ paradossale persino per l’India, un paese che convive con la morte, dove la miseria e’ inimmaginabile e il karma abitua a pensare che non c’e’ il dovere di aiutare chi soffre.
Teresa trovo’ una baracca dove vivere, in mezzo a tonnellate di rifiuti, dove i poveri scavavano cercando qualcosa da mangiare. Il fetore era tremendo, c’era forte rischio di infezioni, in piu’ le gente la aggrediva perche’ era bianca e perche’ era una religiosa cattolica e temevano che intendesse convertirli al dio cristiano o che volesse rubare l’anima ai moribondi o ai bambini. L’India era piagata da una miseria abissale, inconcepibile, una sofferenza cosi’ enorme e disumana che chiunque si sarebbe chiesto dove fosse finito il messaggio di Gandhi. Tutta l’India manifestava nella sua indigenza lo spaventoso fallimento della politica indiana post-gandhiana.
Teresa aveva occupato un tugurio, tra i rifiuti e la spazzatura, lo ripuli’, copri’ il pavimento di terra con stuoie, ne fece un luogo dove accogliere i malati. Cominciarono ad arrivare aiuti, bende, medicinali; sulle stuoie furono sdraiati i primi malati, alcune donne indiane la aiutarono a lavarli e accudirli. Nella concezione dell’Induismo non c’e’ la pieta’ per i poveri ne’ per i sofferenti, perche’ si pensa che, se uno e’ nato povero o nel dolore, lo debba al suo kahrma, e non si deve interferire, poverta’ e dolore sono espiazioni di colpe. Ma per Teresa i poveri sono i “benedetti di Dio” “il travestimento di Dio”.Un giorno disse: “Abbiamo raccolto 27.000 moribondi”.
Dicono i testi indiani:

E’ con le proprie azioni che si meritano felicita’ o angosce
che si rinasce padrone o servo, che si contraggono malattie
si riceve bellezza o deformita’…
Questa e’ l’intera essenza del segreto del Karma

Se oggi sei un bramino e’ perche’ in una vita precedente ti sei comportato bene. Se sei un intoccabile, e’ perche’ sconti il tuo peccato. Hai la lebbra? Dio ti punisce. Sei povero? E’ la conseguenza dei tuoi errori in una vita precedente.
Ovunque in India persone ridotte allo stremo muoiono per le strade nell’indifferenza generale ma Teresa raccoglieva i morenti. Se erano indu’ poneva sulle loro labbra l’acqua del Gange, rispettando il loro rito piu’ sacro, o chiamava i sacerdoti delle loro religioni.
Alla fine l’amministrazione cittadina si accorse della piccola donna bianca che lavorava per i poveri, li curava e distribuiva piatti caldi, e le dette un terreno per aprire una scuola.
Un giorno nella bidonville le autorita’ mandarono una ruspa per togliere le immondizie ma i poveri si ribellarono perche’ era come togliere il loro cibo. Scoppio’ quasi una rivolta e la polizia voleva fare degli arresti, ma Teresa si oppose e riusci’ a fermarli. Chiese acqua potabile e una disinfezione dei gabinetti pubblici. La cosa fini’ sui giornali, i titoli dicevano “Suora ferma i buldozer municipali”.
Un giorno arrivo’ Shibashini, una studentessa ricca del convento di Loreto che aveva finito i suoi studi e cercava Teresa per salutarla, trovo’ che la capanna di Teresa ospitava gia’ una trentina di malati e ne continuavano ad arrivare. La ragazza decide di restare, si spoglio’ del suo elegante sari e vesti’ anche lei l’abito dei poveri, facendosi suora col nome di Agnese, primo nome di suor Teresa. Piano piano ne arrivarono altre 3, erano ragazze delle migliori famiglie, ragazze ricche, che lasciavano tutto per aiutare i poveri malati e questo desto’ scandalo. Il Vescovo non riusciva a comprendere queste scelte. Ragazze abituate agli agi affrontavano con gioia una vita durissima. Dormivano nella casa di Teresa, messa a disposizione da un amministratore all’ultimo piano di una casa, e lavoravano nella baraccopoli, lavando e accarezzando i corpi piagati dei malati, dei morenti. Presto le suore diventarono 12 e si formo’ una piccola comunita’.
Gandhi aveva detto: “Ricordate che dobbiamo pensare al piu’ povero e piu’ bisognoso di tutti gli uomini e che dobbiamo pregare per chiederci se quello che stiamo per fare gli sara’ utile in qualche modo.”
Teresa aveva chiesto un anno per la sua esperienza di servizio e il vescovo pensava che, finito l’anno, sarebbe rientrata in convento, ma Teresa aveva iniziato una missione che non si poteva abbandonare e chiese di poter fondare una nuova congregazione “LE MISSIONARIE DELLA CARITA’ ”. Chiese per loro i tre voti classici: castita’, poverta’ e obbedienza, piu’ un quarto voto: “Offrire un servizio gratuito e di tutto cuore ai piu’ poveri dei poveri, che sono l’incarnazione di Cristo”.
Tutti si stupirono della sua richiesta, perche’ la Chiesa non fondava nuove congregazioni dal 1850. Ma Roma dette la conferma ufficiale al nuovo ordine.
Le seguaci di Teresa ormai erano molte, nella consacrazione ufficiale ognuna diceva che accettava di entrare nel nuovo ordine: “Per estinguere la sete infinita di nostro Signore Gesu’ Cristo, attraverso il servizio amorevole reso in totale gratuita’ ai piu’ poveri dei poveri, curando gli infermi e i diseredati, ospitandoli e insegnando ai bambini di strada, curando i mendicanti e prendendosi cura di loro, proteggendo coloro che sono abbandonati, assistendo gli indesiderati, coloro che non sono amati o che sono soli, vivendo l’amore di Cristo attraverso la nostra opera di carita’”.
25 anni dopo le suore della Carita’ sarebbero state presenti in 25 paesi del mondo.
Ancora oggi si alzano alle 4,45, pregano fino alle 7,30, poi lavorano nelle bidonvilles o nelle case di accoglienza. Accanto alla croce c’e’ scritto “Ho sete!”. Nella casa madre, c’e’ una seconda scritta: ”Ti disseto!”.

Ben presto il piccolo locale delle suore inziali diventa insufficiente a raccogliere la massa dei malati. Arrivano i moribondi rifiutati dagli ospedali. “E’ inammissibile che tanta gente viva senza nessun conforto. Dei moribondi mi occupero’ io”. Ma l’ambiente e’ piccolo. Teresa si raccomanda, bussa a cento porte. Alla fine, dopo tante richieste, il comune le affida un dormitorio per pellegrini accanto a un santo e venerato tempio dedicato alla dea Kali’ (Calcutta vuol dire luogo di Kali’).
I giornali parlano sempre piu’ spesso di suor Teresa chiamandola ‘L’angelo della baraccopoli’. L’edificio concesso e’ fatiscente e abbandonato, nel quartiere di Kalighat. Ghat e’ il posto delle cremazioni; poco lontano, in riva al fiume ci sono le pire dei morti da cui si levano i miasmi dei roghi. Un tempo la casa era stata adibita a ostello per i pellegrini del tempio induista e lei lo occupo’ per farne il suo nuovo ospedale. C’erano due stanze molto grandi, “…era una specie di mercato coperto in cemento, di forma allungata, diviso in due parti, una per gli uomini e una per le donne, lungo il quale corrono dei banconi in cemento nudo, destinati a servire da letti”. Fuori.. una gran ressa, il fumo denso degli incensi, il sangue degli animali sacrificati, le litanie sacre. I brahmani che pure avevano lasciato cadere in abbandono l’edificio, come lo videro occupato, si risentirono perche’ continuavano a considerarlo un luogo consacrato a Kali’. “Bene, disse lei, se e’ consacrato, e’ perfetto, per un lavoro di Dio”. Le autorita’ erano perplesse, un po’ la aiutavano, un po’ diffidavano di lei, in quanto cattolica, e avevano timore che sobillasse i poveri. Il nuovo centro fu chiamato NIRMAL HRIDAY (ride’) = cuore puro (in bengalese) o cuore immacolato, perche’ il giorno in cui lo occuparono era la festa del Cuore Immacolato di Maria. Questa fu la ‘casa del moribondo abbandonato’.
Teresa e le sue compagne si armarono di calce e pennello, lavarono, stuccarono e imbiancarono, lavarono tutto con la creolina, trovarono volontari, rimisero i locali a nuovo, posero all’ingresso una statua di Maria, trovarono delle brandine. Ma i brahmani si infuriarono, rivolevano per se’ quel luogo di cui si erano totalmente disinteressati, cercarono di cacciarla sollevando contro di lei torme di indu’ fanatici. Un famoso corrispondente di guerra si interesso’ del caso e ne parlo’, lavorava all’International Cronic e ando’ a intervistare Teresa, ma lei gli presto’ poca attenzione, troppo presa dal lavoro. Il giornalista rimase scioccato da quello che vide. Arrivava di tutto, anche neonati abbandonati senza genitori, spesso buttati sui cumuli di immondizia. Teresa trovava un posto anche per loro, “Si’, mi arrabbio quando abbandoniamo un neonato, quando vedo le povere ragazze violentate, ma devo saper perdonare altrimenti non potrei fare quello che faccio. Si’, perdono, ma non mi rassegno”.
Teresa apre una casa per i bambini. Cerca i bambini buttati via, nelle strade, tra la spazzatura. Passa notti intere a curarli, a cercare di farli dormire.
Un giorno c’era un bambinetto che non mangiava perche’ sua madre era morta, ho cercato una suora che somigliava a sua madre e le ho detto di giocare col bambino…il suo appetito e’ tornato da quando ha cominciato a chiamare la suora “mamma”.
Per questi bambini cerca famiglie adottive. Comincia cosi’ un lungo flusso di adozioni da Calcutta in tutto il mondo; quando viene in Italia, le famiglie dei bambino adottati vengono a vederla.
Diceva: “Non abbiamo progetti, andiamo dove la sofferenza della gente ci chiama”.
Continua ad accogliere i morenti. “Per molti che arrivano qui, non c’e’ piu’ niente da fare, ma se riprendono conoscenza dopo le nostre cure, almeno muoiono amati.”
Spesso mi sono sentita dire: “Per tutta la vita ho vissuto come un animale, ora muoio come un essere umano”.
Il giornalista del Cronic scrisse: “Accanto al tempo della feroce Kali’ ho visto il volto della compassione. In mezzo a un brulicare di persone, le piu’ povere della terra, splende una luce brillante, ho visto il volto di una santa che si chinava a cambiare le fasce di un diseredato..”
All’ostello arrivo’ un giorno anche un brahmano con la tbc che era stato rifiutato da tutti gli ospedali.
Il giornalista chiese se non si doveva prima rimuovere le cause della poverta’, ma Teresa replico’ “ma intanto qualcuno deve pur aiutare i poveri”. Lui decise che avrebbe dato il suo aiuto. Teresa voleva un’autoambulanza attrezzata, che costava 100 sterline e lui si trovo’ a darle 10 sterline. Ma i brahamni continuavano ad attaccare il centro per scacciare Teresa, spaccarono i vetri a sassate, tentarono di appiccare il fuoco all’edificio, un modo non molto bello di salvare un luogo sacro. Le autorita’, spaventate dai tumulti, revocarono i permessi e Teresa ricevette uno sfratto a cui si oppose. Il commissario la minaccio’ di metterla in prigione se non se andava. Alla fine ando’ di persona a mandarla via e resto’ trasecolato da quello che vide e allora parlo’ alla folla inferocita. “Vi ho promesso di cacciare le suore (la folla ululo’) e lo faro’ quando vedro’ le vostre madri, le vostre sorelle, le vostre mogli, venire qui e fare lo stesso lavoro che stanno facendo loro”. Gli indu’ entrarono e guardarono in silenzio, poi si dispersero.
Dicevano i volontari: “Abbiamo 50 letti per gli uomini e 55 per le donne. Quando arrivano alla Casa per i moribondi, spesso non sono in grado di parlare, poi con un po’ di assistenza e di amore e un po’ di cibo riescono a dire il loro nome. Le sorelle cercano di accertare di che religione sono, per poterli seppellire, se muoiono, nel luogo giusto: i cattolici al cimitero, i musulmani nel luogo di sepoltura musulmano, gli induisti al ghat della cremazione che e’ qui vicino.
Al nuovo venuto viene fatto il bagno a meno che non sia troppo grave, in quel caso laviamo solo il viso e applichiamo una flebo. Ci capita di dover assistere malati di cancrena o con brutte ferite brulicanti di vermi o la diarrea cronica, arrivano molti tubercolotici e alcuni sanguinano e la prima cosa e’ fermare l’emorragia.”

Chi viene a Nirmal Hriday ha bisogno di guarire sia nel corpo che nell’anima. Curiamo il corpo in maniera efficace, ma per curare l’anima dobbiamo rivolgerci a Dio. Se dedichiamo al malato tutte le nostre cure con amore nasce anche un effetto spirituale.
Quanto piu’ amore avrai dato, tanto piu’ grandi saranno i risultati in lui e in te. “
“E’ sempre meglio non aspettarsi nulla. Lascia che Dio lavori a modo Suo e le cose accadranno. Molti disabili per es. hanno atteggiamenti distruttivi, battono la testa nel muro o strappano i vestiti, ma quando ricevono un po’ di gentilezza, si verificano mutamenti notevoli, nel loro intimo ha luogo una sorta di guarigione.”
“Ho scoperto che lavorare qui ridimensiona, riequilibra la mia vita. Quando sono in ufficio sono nel mondo reale, ma quando sono qui a fare volontariato, vedo che il mondo reale e’ questo non l’altro. La casa non e’ un luogo seducente ne’ bello, ma qui ci sono esseri umani veri, che rinascono perche’ stanno morendo. Le persone in citta’ sono vive, ma in realta’ non stanno vivendo affatto
”.
Diceva una novizia: “Non c’e’ un lavoro migliore degli altri. Tutti i lavori sono migliori”.
E Madre Teresa: “Non cercate azioni spettacolari. Quel che importa e’ il dono di voi stesse. Quel che importa e’ il grado di amore che mettete in ogni cosa”. “Le nostre suore fanno piccole cose: assistono i bambini, visitano coloro che vivono in solitudine, i malati e chi e’ privo di tutto.”
Quando qualcuno mi dice che quello che le suore fanno e’ poco importante, che si limitano a fare cose poco meno che ordinarie, rispondo che, anche se aiutassero una sola persona, ci sarebbe gia’ un motivo sufficiente per il loro lavoro. Gesu’ sarebbe morto per una sola persona. Siate fedeli nelle piccole cose, perche’ e’ in esse che sta la vostra forza. Per Dio niente e’ piccolo”.
Madre Teresa non ha mai chiesto la carita’. Offre agli altri l’occasione di fare qualcosa per se stessi e per Dio perche’ aiutare vuol dire questo. Il dono e’ piu’ utile al donatore. Le diceva: “Vi do la possibilita’ di fare qualcosa di bello per Dio”. Non si deve vantare il dono che si fa. C’e’ nell’Induismo questo concetto: NISKAMA SEVA = un servizio senza ricompensa, meglio se costa sacrificio. Lei dice “Dona finche’ ti fa male! Il vero amore deve fare male”.
Il piu’ ambizioso dei suoi progetti era togliere i lebbrosi, che chiamava ‘i miei figli prediletti, dalle baraccopoli segregate per costruire per loro una citta’. Essere lebbrosi e’ terribile in tutte le parti del mondo, non c’e’ solo la malattia da affrontare, c’e’ l’orrore civile, la repulsa sociale. Essere lebbrosi in India vuol dire avere un terribile kahrma, avere avuto una vita precedente molto cattiva che lo condanna ad una espiazione tremenda, vuol dire essere cacciati dalla famiglia, respinti dalla societa’, abbandonati dallo Stato. I lebbrosi non sono solo malati, sono considerati cattivi, empi. E anche di loro Teresa si occupa. La lebbra non scempia solo i corpi, isola le persone. I lebbrosi sono i paria dei paria, soffrono di un terribile anatema sociale. Eppure la malattia e’ curabile. Questa gente era abbandonata a se stessa, stava tutto il giorno senza occupazione ne’ cura, stava continuamente a osservare se stessa, le mani mutilate, le gambe ulcerate, il viso sfigurato. Nascevano atteggiamenti distruttivi verso se’ o verso gli altri.
Titagarh era alla periferia di Calcutta chiusa da un muraglione, la’ erano confinati i lebbrosi, in tuguri di fango, nel fetore delle fogne, una colonia di 2000 lebbrosi.
Ovunque i lebbrosi stavano nelle colonie, luoghi famigerati dove erano ammassati senza cure. Le colonie erano ghetti dove nessuno entrava e nessuno poteva uscire. I villaggi di Madre Teresa furono invece unita’ autosufficienti e sane, dove convivevano sani e malati, medici e volontari. I meno gravi stanno in casette unifamigliari dove vive tutta la famiglia. I figli di lebbrosi crescono sani, sono tenuti sotto controllo, hanno le loro scuole. Ci sono botteghe, allevamenti orti…
Per millenni si e’ creduto che la lebbra fosse una maledizione, ma e’ solo una malattia infettiva a evoluzione cronica, causata da un bacillo che prospera nella sporcizia. La malattia ha una forma molto contagiosa, viene curata con antibiotici e per guarire bastano due anni. Indispensabile, nei primi momenti, e’ allontanare i bambini da una madre lebbrosa. Madre Teresa ha fatto molto ma persiste ancora l’ostracismo dato ai lebbrosi anche guariti, non li accettano a scuola, possono sposarsi solo con lebbrosi e devono vivere in colonia ecc. La vera maledizione non e’ la lebbra ma ancor oggi e’ la paura.
Madre Teresa ci dice che anche l’Occidente ha la sua lebbra, ed e’ la solitudine. Per questo le Missionarie della Carita’ hanno come compito anche quello di visitare le persone sole, gli anziani soli, gli indesiderati, gli emarginati, i respinti, quelli per cui nessuno ha tempo e cuore.
Nel 1960 il governo le dona un terreno per un lebbrosario, e lei pensa di costruirci abitazioni decenti “La citta’ della pace”, e’ assistita da un pugno di volontari, un medico e degli infermieri. Ma ci vogliono molti soldi.
Nel 1964 a Bombay si celebra il congresso Eucaristico con Paolo VI. Il Papa al momento di partire le regala la lunga auto americana bianca coi sedili rossi che avevano preparato per lui. Teresa la mette all’asta e dice “Questa e’ la macchina dei lebbrosi”. Col ricavato costruisce il primo dei 14 lotti previsti per la sua citta’, SHANTINAGAR = il Luogo della Pace, a 300 km da Calcutta su 34 acri di terreno. Due anni dopo, con le offerte, i premi, i doni, il villaggio e’ finito. Ci sono case civili, scuole, l’ufficio postale, i negozi, i giardini. Tutto come lei voleva. Le donazioni arrivano da ogni parte del mondo. Non una lira viene dallo Stato. 260 lebbrosi vengono curati, altri 700 meno gravi sono seguiti nelle cure. I medici aumentano. Quelli che possono lavorano sono occupati, tessono le stoffe per i sari delle suore, aiutano i malati nei reparti di fisioterapia.
Le suore sembrano avere ‘il dono della Gioia’. Madre Teresa raccomanda loro di non uscire mai di casa senza avere nel volto e nel cuore la pienezza della Gioia: “I nostri poveri di tristezza ne hanno anche troppa, e voi dovete portare loro il sorriso” “Oggi vi voglio dare una preziosa ricetta: sorridete almeno cinque minuti al giorno”. Dice: “La gioia e’ una rete di amore”.
Racconta un medico “Con i nostro ospiti giochiamo, cantiamo, preghiamo rispettando le diverse religioni”.
Madre Teresa comincio’ con un dispensario mobile, lo chiese al capo di una organizzazione del terzo mondo e un ingegnere indiano trasformo’ un furgone in clinica mobile. Con esso Madre Teresa girava nei quartieri poveri alla ricerca di madri lebbrose e dei loro figli. I bambini figli di madri lebbrose rischiano il contagio. Il lebbroso in genere, come viene scoperto, e’ allontanato dalla famiglia, altrimenti tutti perderanno il lavoro o saranno considerati paria. Ma Teresa lancia la campagna “Tocca il lebbroso con la tua compassione”. Oggi le unita’ mobili dell’ordine percorrono Calcutta e ci sono lebbrosari permanenti in molti luoghi.
Gli Indiani presero a chiamarla MATAJI = Madre amorosa, come avevano chiamato Gandhi-ji il loro maestro. Uno di questi lebbrosari fu dedicato a Gandhi. Anche lui aveva chiamato i lebbrosi ‘figli di Dio’. Fra Madre Teresa e Gandhi esiste una fratellanza spirituale. Entrambi in India sono definiti mahatma= grande anima.
Le opere dell’amore sono sempre opere di pace. Ogni volta che dividerai il tuo amore con gli altri, ti accorgerai della pace che giunge a te e a loro. Dove c’e’ la Pace c’e’ Dio.
Non si ha fame solo di pane. Si ha fame anche di amore. Ci sono moltissime persone anziane, handicappate, fisicamente malate, che non hanno nessuno e che non sono amate da nessuno. Hanno fame di amore. Puo’ darsi che questa fame di amore esista anche nella nostra stessa casa, nella nostra stessa famiglia. Avete mai pensato di mostrare il vostro amore per Dio, regalando un sorriso, dando un semplice bicchier d’acqua, sedendovi semplicemente a parlare con una persona sola.”
Nel 1965 in Venezuela, a Cocorote, viene aperta la prima casa delle Missionarie della Carita’. Dai bassifondi di Calcutta comincia a irradiarsi nel mondo l’amore per i sofferenti, le ‘case’ del nuovo ordine si spargono per i cinque continenti.
Nel 1979 Madre Teresa riceve il premio Nobel per la pace “per il lavoro compiuto nella lotta per vincere la povertà e la miseria, che costituiscono anche una minaccia per la pace”. E va a Stoccolma per la cerimonia, arriva col suo sari bianco bordato di blu, il suo golfino grigio, una sportina di pezza, i sandali ai piedi nudi, come sempre.
Va a Stoccolma tenendo fra le mani grosse e ruvide il rosario. Avevano preparato un banchetto per festeggiarla ma lo fece disdire perche’ tutto doveva servire ai poveri di Calcutta: “Accetto questo premio per la gloria di Dio e a nome degli affamati, degli ignudi, dei poveri senza tetto, degli storpi, dei lebbrosi, a nome di tutti coloro che si sentono indesiderati, non amati, umiliati. E’ a loro nome che accetto questo premio. Possa portare all’amore, alla comprensione, alla fratellanza, tra ricchi e poveri, perche’ tutti noi adesso stiamo annunciando ai poveri che noi li amiamo e che anche loro sono stati creati dalla mano amorosa di Dio per amare e per essere amati. Se voltiamo le spalle ai poveri, voltiamole spalle a Dio e nell’ora della nostra morte saremo giudicati per quello che avremo fatto ai poveri e per i poveri. Dio vi benedica”.
Destina i 6000 dollari del premio ai poveri di Calcutta dicendo che si potranno sfamare per un anno. Alla domanda: “Cosa possiamo fare per promuovere la pace mondiale?”, rispose: “Andate a casa e amate le vostre famiglie”.
Un giornalista disse: “Madre, lei ha 70 anni, quando morira’, il mondo tornera’ come prima, Cosa e’ cambiato dopo tanta fatica?” Lei rispose: “Vede, io non ho mai pensato di poter cambiare il mondo! Ho solo cercato di essere una goccia di acqua pulita, nella quale potesse brillare l’amore di Dio. Cerchi anche lei di essere una goccia di acqua pulita, cosi’ saremo in due”.
C’e’ sempre qualcuno che le ricorda quel detto secondo cui: “Non dare a un povero un pesce, insegnagli a pescare”. Madre Teresa risponde: “La nostra gente riesce appena a stare in piedi. Sono affamati, o malati o disabili. Non sono neppure capaci di reggere la canna da pesca. Quel che faccio io e’ dargli il pesce da mangiare fin quando diventeranno abbastanza forti. Allora li consegnero’ a voi, e voi gli darete la canna e gli insegnerete a prendere il pesce.”
Diceva ancora: “E’ meglio accendere una candela, che maledire l’oscurita’”.
Ognuno di noi ha in mano un capitale d’amore, lo dobbiamo investire, di questo dobbiamo essere responsabili, il resto e’ divagazione o disimpegno.
Insistono: “Ma, invece di fasciare le piaghe del mondo, non sarebbe meglio cambiarlo?”
Risponde: “Cambiatelo voi. Nel frattempo io soccorro”.
Alla fine il mondo si rallegro’ con lei. Tutti amano sentire la storia di Madre Teresa di Calcutta, perche’ ascoltandola ci si sente piu’ buoni, magari ci commuoviamo un po’, ma poi riprendiamo la nostra vita di sempre, come se nulla accadesse. La compassione ha vita breve, fa sentire l’uomo un po’ piu’ buono, addolcisce il cuore ma se non e’ accompagnata dalle opere, non e’ ancora nulla.
Tutto il mondo conosce e rispetta la figura fragile di Madre Teresa, questa albanese gracile, piccola, piegata in due, col viso pieno di mille rughe, come quello di certe vecchissime contadine che sembrano quasi tronchi d‘albero piagate dalla fatica. Decenni di privazioni e fatiche disumane l’hanno trasformata in un’icona della pieta’ universale, minutissima nel corpo, scarna di parole,a immensa nell’anima. Da lei emanava qualcosa di speciale che ognuno poteva capire al di la’ delle differenze di fede e di cultura perche’ il linguaggio del dolore e’ universale e universale e’ la voce della compassione. Una donna nitida, disadorna, semplice. In un mondo dominato dall’immagine era la persona piu’ lontana dall’apparenza che possiamo immaginare.
Definiva il suo lavoro “Amore in azione”. Pur vivendo nel lavoro e nell’azione, continuava a ritenersi una suora contemplativa “Noi contempliamo Gesu’ nell’Eucarestia e lo contempliamo nel povero abbandonato da tutti”.
A un giornalista che la vede lavare un lebbroso e dice “Io non fare quel lavoro nemmeno per un milione di dollari” risponde: “Anch’io”.
Un collaboratore di Madre Teresa, al primo incontro, si senti’ chiedere “Figlio mio, quante ore preghi al giorno?” Resto’ stupito ma la suora aggiunse: “Figlio mio, senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri. Ricordati: io sono soltanto una povera donna che prega. Pregando, Dio mi mette il suo amore nel cuore e cosi’ posso amare i poveri”.
Teresa crede fortemente nel valore della preghiera: “Piu’ importante di tutto e’ pregare, pregare, pregare!
Dice che senza la preghiera non potrebbe fare nulla. E’ la preghiera che le da’ forza e coraggio e la fa andare avanti, come una trottola, con una vivacita’ immensa, fino all’ultimo, senza sprecare nemmeno una goccia della sua vita. Continua a pensare di fare solo piccole cose e dice: “Non importa cosa facciamo, ma quanto amore mettiamo nelle cose che facciamo. Piccole cose con grande amore”.
Non si creda che Madre Teresa non abbia avuto nemici, ne ha avuti come chiunque faccia qualcosa di buono. Ma anche per loro Teresa pregava.
E’ incredibile spiegare l’impatto che questa donna gracile e minuta piegata in due aveva sulla gente. Chiunque l’ha incontrata si e’ sentito come se si destasse da un lungo sonno. In un mondo dominato dal caos e dalla confusione, Teresa sapeva esattamente cosa doveva essere fatto e lo faceva. La chiamarono presto ‘santa vivente’. C’era in lei una concretezza che si univa alla trascendenza, un equilibrio tra terra e cielo, una determinazione e una umilta’ che faceva la sua grandezza.
Krishnamurti, il famoso maestro spirituale indiano, disse che la santita’ e’ la conseguenza di una ‘completezza’, e si ha quando tutte le parti di noi si armonizzano formando un essere intero. Madre Teresa ebbe una vita contemplativa e pratica insieme. Pratico’ l’ascesi attiva.
Quando leggiamo le sue parole, le sue preghiere, vediamo come la sua mente sia semplice e diretta ma la sua semplicita’ sarebbe estremamente complessa e ardua per ognuno di noi.
Per servire i poveri e’ necessaria una gran perdita del senso di se’, per essere buoni occorre un gran senso del valore degli altri. Chiunque avesse di fronte, fosse un presidente della repubblica o un lebbroso, Madre Teresa lo guardava come se fosse l’unica persona della terra.
Una volta disse: “Per sangue e origini sono albanese pura. Per cittadinanza sono indiana. Come suora sono cattolica. Per vocazione appartengo a tutto il mondo. E quanto al mio cuore, sono tutta del cuore di Gesu’”.
La sua salute non fu mai buona. Prima la tubercolosi, poi dall’89 Madre Teresa soffri’ di angina e ebbe situazioni di ischemia coronarica. Ebbe molte malattie, il cuore era debole e anche i polmoni, e soffriva di febbri malariche, ma era sempre allegra e con la battuta facile e stare male non le impedi’ mai di continuare a lavorare. E’ morta per un attacco di cuore.
A Madre Teresa e’ stata conferita dal congresso a Washington nel 1997 la medaglia della liberta’. Mori’ il 5 settembre dello stesso anno.
Aveva raggiunto non solo i moribondi, ma i poveri, i reietti, i rifiutati della Terra, quelli che non erano voluti da nessuno.
Quando Indira Gandhi ordino’ la distruzione di un tempio sik, due sik della sua scorta la pugnalarono, seguirono tumulti e 103 sik furono uccisi. I loro cadaveri giacevano sulle strade ma nessuno aveva il coraggio di prenderli per paura. Madre Teresa fece prendere quei corpi, che furono lavati e composti finche’ le famiglie vennero a prenderli nascostamente, i corpi che restarono li fece bruciare secondo il rituale sik.
Molti indiani che lei curo’ pensarono che lei fosse una incarnazione di Kali’.

Oggi le Suore Missionarie della Carita’ nel mondo sono 4.823, 265 le novizie e 425 le pre-novizie, provenienti da 95 nazioni. Ogni anno la loro opera sfama 500.000 persone, da’ scuola a 40.000 bambini, cura 100.000 lebbrosi, e da’ aiuti di ogni tipo: case per bambini abbandonati, per alcoolisti, per malati di AIDS, o per disabili, ricoveri per donne violentate.. e lavora nei paesi piu’ poveri del mondo.

La chiamarono ‘la matita di Dio’, perche’ ha detto:

Quello che facciamo
e’ meno di una goccia
nell’Oceano
Ma senza quella goccia
all’oceano
mancherebbe qualcosa
“Io sono una matita
nelle mani di Dio
Lui scrive
cio’ che vuole
”.

Disse ancora: “Io sono la matita di Dio, nessuno fa caso alla matita, ma a cio’ che viene scritto. Quando non ci saro’ piu’ Dio trovera’ altre matite per scrivere.”

Ai funerali di Madre Teresa parteciparono un milione di persone. Il corteo lunghissimo vide persone di tutte le religioni e fu seguito da milioni di telespettatori in tutto il mondo. L’India la pianse come una delle sue figlie migliori. Al suo funerale le vennero tributati onori di stato, come per i grandi uomini politici, come non erano mai stati concessi prima di allora a un privato cittadino. Calcutta si fermo’ per lasciarla passare. Grandi personalita’ vennero da tutte le parti del mondo. Il feretro fu portato a spalla e poi scortato da alti ufficiali dell’esercito, tutti generali. Era la prima volta che cio’ accadeva nella storia dell’India. Furono alte esequie di stato. La bara era aperta e si vedeva il viso di madre Teresa, il corpo era coperto dalla bandiera indiana. Poi la bara fu posata sullo stesso affusto di cannone che aveva portato Gandhi e Nehru. Dietro c’erano 200 soldati bengalesi scelti, i famosi Kurka.
Poi la portarono a sei km di distanza in uno stadio coperto che conteneva solo 12.000 persone, il pavimento era coperto con un enorme tappeto bianco e azzurro, i colori di Madre Teresa; non c’era nessuno dei suoi poveri ma grandi personalita’ mondiali, non c’erano lebbrosi o emarginati, nessuno dei suoi amici, e forse non era il funerale che avrebbe desiderato. Nello stadio, a posti assegnati, erano seduti i dignitari stranieri, le autorita’ della Chiesa, le autorita’ civili: il capo di stato indiano, quello dell’Italia. Scalfaro, i premier dell’Albania, del Ghana, la regina di Giordania, quella di Spagna, vescovi e arcivescovi di tutto il mondo. I poveri di Calcutta restarono fuori dello stadio. Cosi’ furono celebrati i funerali della Madre dei Poveri, la Santa dei diseredati.
L’Induismo cerca la liberazione dell’anima ma nel caso di Madre Teresa l’India le riconobbe di aver liberato la sua anima in vita.

Riconoscimenti
Madre Teresa alla Casa Bianca, dove l’allora presidente degli USA Reagan le consegna la “Medal of Freedom
• 1962: Premio Magsaysay per la Pace e l’Intesa Internazionale; premio indiano Padma Shri
• 1971: Premio della Pace papa Giovanni XXIII, assegnatole da papa Paolo VI; Premio Kennedy
• 1972: Premio Nehru per la promozione della pace e della comprensione internazionale
• 1973: Premio Templeton
• 1975: Premio Internazionale Albert Schweitzer
• 1978: Premio Balzan “per l’eccezionale abnegazione con la quale ha dedicato tutta la sua vita per soccorrere, in India e in altri paesi del mondo, le vittime della fame, della miseria e delle malattie, gli abbandonati e i morenti, tramutando in azione instancabile il suo amore per l’umanita’ sofferente.”
• 1979 e 1980: Bharat Ratna, la piu’ alta onorificenza civile dell’India
• 17 ottobre 1979: Premio Nobel per la Pace ”
• 1981: assegnazione della Legion d’Honneur da Jean-Claude Duvalier
• 1985: Medal of Freedom da Ronald Reagan
• 1996: nominata Cittadina Onoraria degli Stati Uniti e Medaglia d’Oro Congressuale
Altro:
• Fu la prima persona non politica ad essere raffigurata da vivente su un francobollo postale
• Ricevette diverse laureae honoris causa da parte di diverse universita’
• Durante la sua vita e dopo la sua morte, fu piu’ volte eletta dalla Lista Gallup delle persone piu’ ammirate, e nel 1999 fu eletta “persona piu’ ammirata del XX secolo”

Chi vuole dare fondi per la sua opera li versi
all’associazione ACTION POUR LES ENFANTS DES LEPREUX DE CALCUTTA
26 AVENUE KLEBER
75116 PARIS –FRANCE
..

ELENCO I LIBERATORI. Corso

Socrate
https://masadaweb.org/2008/11/17/masada-n-825-17-11-2008-socrate-la-coscienza-critica-applicata-alla-vita-civile/

Platone
https://masadaweb.org/2008/11/20/masada-n-827-20-11-2008-i-liberatori-2-platone/

Gandhi
https://masadaweb.org/2008/12/05/masada-n-835-5-12-2008-i-liberatori-n%C2%B0-3-gandhi/

Papa Giovanni XXIII
https://masadanew.wordpress.com/wp-admin/post.php?action=edit&post=2218

Madre Teresa
https://masadaweb.org/2008/12/11/masada-839-11-12-2008-i-liberatori-madre-teresa-di-calcutta/

Kandinskij
https://masadaweb.org/2008/12/26/masada-n-845-26-12-2008-i-liberatori-vasilij-kandinskij/

Jung
https://masadaweb.org/2009/01/20/masada-n-861-20-1-2009-i-liberatori-carl-gustav-jung/

Einstein
https://masadaweb.org/2009/01/23/masada-n-862-21-1-2009-i-liberatori-albert-einstein/

Krishnamurti
https://masadaweb.org/2009/01/24/masada-n-863-24-1-2009-i-liberatori-jiddu-krishnamurti/

Sri Aurobindo
https://masadaweb.org/2009/02/02/masada-n-867-2-2-2009-i-liberatori-sri-aurobindo/

http://www.masadaweb.org

3 commenti »

  1. ma qual’e la poesia di madre teresa????e la matita di Dio??

    Commento di Anonimo — novembre 7, 2009 @ 9:30 am | Rispondi

  2. […] Madre Teresa masadaweb.org/2008/12/11/masada-839-11-12-2008-i-liberatori-madre-teresa-di-calcutta/ […]

    Pingback di MASADA n. 825. 17-11-2008. SOCRATE – LA COSCIENZA CRITICA APPLICATA ALLA VITA CIVILE « Nuovo Masada — aprile 25, 2010 @ 6:04 am | Rispondi

  3. ci sono documentari su di lei che ne parlano in modo completamente opposto a come ne parli tu, io non l’ho ovviamente conosciuta di persona ma diffido

    Commento di Giusi — novembre 20, 2016 @ 9:16 pm | Rispondi


RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: