Nuovo Masada

novembre 20, 2008

MASADA n. 827. 20-11-2008. I LIBERATORI. 2 – PLATONE

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Questa e’ una di 13 lezioni su altrettanti personaggi che hanno liberato l’umanita’, lezioni fatte a Bologna dalla prof. Viviana Vivarelli.

Con Socrate abbiamo visto i valori democratici, il senso civico, la convinzione assoluta che il bene della comunita’ sia superiore agli interessi personali.
Se volevamo un personaggio paradossale, Socrate lo e’ senza dubbio, un maestro senza scuola, un filosofo senza filosofia, un saggio che sa di non sapere, un uomo che vive tutta la sua vita pervaso da passione politica ma rifiuta la carriera politica come mestiere, indubbiamente uno spirito eccezionale.
Ovviamente quella di Atene era una democrazia sostanziale che tendeva alla massima partecipazione di ogni cittadino alla cosa pubblica, ma non era certo un sistema che riconosceva a tutti la potesta’ di essere cittadino, concetto che si sviluppera’ molto piu’ tardi.

Socrate resta soprattutto il prototipo del maestro, colui che aiuta l’uomo a generare l’uomo. Egli guardava ai giovani e li sollecitava a contribuire con la loro intelligenza al mondo dei valori civici. Uno di questi giovani al seguito di Socrate era Platone, che divenne poi uno dei piu’ grandi filosofo di tutti i tempi.
Gli allievi di Socrate erano i piu’ intelligenti giovani di Atene, e ognuno porto’ avanti la sua personalita’ in modo autonomo, perche’ il buon maestro non plagia gli allievi con una verita’ gia’ fatta, ma li aiuta a generare ognuno la propria. Di questi allievi chi divenne capo politico, chi condottiero, chi filosofo o storico. Platone era il piu’ bello e ricco, era alto e imponente, di grandissima intelligenza, eleganza e nobilta’, aveva un linguaggio elegante e poetico. Vantava nobili origini, discendeva dal re Codro e dal legislatore Solone. Conobbe Socrate quando aveva 20 anni e gli resto’ vicino per 10 anni, e cioe’ fino alla morte del maestro.
Socrate non scisse nulla, ma noi conosciamo la sua personalita’ e il suo messaggio meglio di altri filosofi greci grazie a Platone, che scrisse molti dialoghi socratici, solo che, vista la possente personalita’ di Platone, non si puo’ pensare a una trascrizione. E’ piu’ facile che Platone abbia sviluppato una propria filosofia partendo da Socrate e usandolo come espediente dialogico. Socrate appare in quasi tutti i DIALOGHI di Platone, che ci presentano scene della sua vita, fino al processo e la morte, ma sviluppano probabilmente il pensiero platonico. Tuttavia, il fatto che Platone continui a prendere il maestro come punto di riferimento anche dopo la condanna ci dice quanto fossero grandi la sua ammirazione e il rispetto per il maestro. L’uccisione di Socrate getto’ Platone in una tale amarezza da fargli disprezzare la democrazia.
Ogni Dialogo tratta un tema filosofico ed e’ costruito come un testo teatrale, con le battute dei vari personaggi.
Il pensiero di Platone e’ uno dei piu’ grandi di tutta la storia della filosofia occidentale.
Platone e Socrate sono due personaggi molto diversi. Socrate era brutto e trasandato, Platone bellissimo ed elegante; Socrate visse sempre poveramente, Platone era molto ricco; il primo era un povero scultore, l’altro un aristocratico di nobili origini; uno interroga la gente in modo ironico fingendo di non sapere nulla, l’altro cura finemente un eloquio poetico e pieno di fascino… Socrate disprezza gli ambienti politici che sente corrotti e ne sta lontano. Platone, invece, e’ erede di re, e sente la scena politica come la sua aspirazione naturale, tenta piu’ volte di fare politica come consigliere di tiranni, ma non ci riesce, e termina la sua lunghissima vita con un’opera politica discussa e tormentata, LA REPUBBLICA, in cui espone il suo disprezzo per la democrazia e tratteggia il sogno irrealizzato di uno stato totalitario governata dai filosofi.
Abbiamo visto che gli Spartani vincitori di Atene le avevano imposto 30 aristocratici collaborazionisti (GOVERNO DEI 30 TIRANNI), uno di questi era lo zio di Platone e gli offri’ di partecipare al governo, ma Platone rifiuto’. Poi torno’ una democrazia avvelenata, che volle trovare un capro espiatorio nel povero Socrate, che aveva scandalizzato i benpensanti e non era protetto da nessun partito. Il fatto che un governo democratico avesse ucciso Socrate, il piu’ giusto dei giusti, l’unico che in Atene non si era arricchito a spese di altri e che non era mai stato tentato da ambizione politica, non aveva commesso atti illeciti e si era prodigato tutta la vita per la citta’ offese profondamente Platone, il quale, nutri’ in seguito profondissimi sospetti verso la cattiva democrazia. Democrazia vuol dire partecipazione di molti alla cosa pubblica, ma se vengono ignorante giustizia e verita’, se i gestori della cosa pubblica sono influenzati da demagoghi, se seguono interessi o pregiudizi personali, se non sentono piu’ i grandi ideali di un tempo, allora ci possono essere gravi pericoli per tutti.
Platone e’ un aristocratico per nascita, una intelligenza superiore, una persona ricca e colta, un filosofo finissimo, e teme sopra ogni altra cosa la furia cieca delle masse gestita in modo demagogico.
La sconfitta ateniese segnava la fine del magnifico dilettantismo, di cui i suoi cittadini si erano tanti vantati e spinsero Platone a rifiutare in toto la democrazia. Egli si convinse che il popolo e’ troppo stupido e cattivo per governare, che era meglio una posizione totalitaria, e che dovevano avere il potere solo coloro che, per intelletto e morale, fossero superiori alla massa, cioe’ i filosofi. Credendo di essere lui per primo la persona giusta che poteva dare consigli di governo, Platone tento’ di diventare primo ministro o consigliere di due tiranni siciliani, ma gli ando’ male, uno di essi addirittura lo vendette come schiavo. Gli amici raccolsero un riscatto e lo liberarono. Platone torno’ ad Atene e con la somma residua fondo’ una scuola per filosofi, che doveva essere un vivaio per futuri uomini politici, l’ACCADEMIA, scuola peripatetica, cioe’ dove si insegnava passeggiando in giardino o sotto i portici.
Questa scuola duro’ quasi mille anni e fu chiusa dai Romani, che di filosofia non capivano nulla. Essa fu la prima vera scuola di filosofia di Atene, e ad essa seguirono il Liceo, la Stoa, il Giardino….
Platone insegno’ nell’Accademia per 40 anni fin quando mori’ ottuagenario. L’Accademia fu una scuola aristocratica ed elitaria, che raccolse allievi dalle migliori famiglie di Atene. Era insieme un centro di studi e di ricerche e una scuola etico-politica.
Vale anche per Platone l’identita’ socratica tra Bene e Vero. Il saggio conosce il VERO e lo attua perche’ esso e’ il BENE. La CONOSCENZA diventa sempre AZIONE, non e’ mai solo TEORETICA ma anche PRATICA, l’idea del Bene deve trasformarsi in prassi di vita. Il saggio dunque e’ anche buono, come in Oriente, non esiste saggio che non pratichi anche il Bene. La conoscenza consiste nel cercare che cos’e’ il Bene per realizzarlo. La conoscenza non e’ solo un dovere individuale ma sociale. Noi lavoriamo per essere uomini migliori ma non per noi stessi, bensi’ per lo Stato. Siamo in linea con Socrate. La verita’ trasforma ma da’ anche il diritto-dovere di trasformare il mondo.
Socrate si era tagliato fuori dalla politica dello Stato ateniese e si era costruito una piccola nicchia come educatore di giovani, ma in Platone c’e’ un forte attivismo politico, egli era un leader nato, la sua scuola non voleva fare solo cultura, ma produrre governanti.
Le materie di insegnamento dell’Accademia erano le stesse della scuola pitagorica: GEOMETRIA, ARITMETICA, ASTRONOMIA, MUSICA e FILOSOFIA.
Seguendo Socrate, il metodo consisteva nello stimolare la ricerca associata attraverso il dialogo perche’ la filosofia e’ l’opera di uomini che si confrontano e cercano insieme.
Nell’Accademia brillanti intelligenze discutevano in gruppo con rigore su temi prefissati, sfuggendo alle posizioni dogmatiche, aperte a nuovi sviluppi, convinte che il cammino per la verita’ e’ lungo e si deve compiere in molti. Essa era un laboratorio di ricerca associata.

(Raffaello, La scuola di Atene, grande dipinto di m 7,72)

Platone in gioventu’ era stato un poeta iniziato all’ORFISMO, movimento iniziatico ed esoterico molto importante in Grecia, e il suo linguaggio era poetico e mistico; i suoi scritti sono ancor oggi i piu’ belli prodotti in filosofia. Per fare ricerca, per fare scienza, l’unico strumento era il linguaggio. Socrate aveva voluto disciplinare il linguaggio, rendendolo coerente, e aveva fatto del dialogo uno strumento di rigore pur ammettendo la relativita’ delle posizioni trovate, ma a Platone questo non bastava, egli era un uomo ispirato che credeva nell’esistenza oggettiva di una Verita’ e di un Bene assoluti. Si deve cercare una verita’ ma la nostra ricerca non e’ relativa e individuale, ognuno avanza verso una Verita’ assoluta che esiste di per se’ come una grande luce divina. E’ vero che ognuno procede secondo il proprio grado di sviluppo, ma ci deve essere un oggetto ben definito verso cui tendere, una verita’ oggettiva e preesistente, che sia la misura di quello che via via troviamo. Deve esistere un BENE che si identifica con la VERITA’, come realta’ assoluta e trascendente e la sua natura e’ divina.
Poiche’ pensiero e reale sono la stessa cosa, scoprire l’ordine del pensiero portera’ a scoprire l’ordine del reale. Questo movimento che cerca la verita’ nell’uomo si chiama RAZIONALISMO ,a il razionalismo platonico, in ultima analisi, sfocia nel misticismo.
Si usera’ dunque la dialettica, strumento fondante del pensiero, approfondendone le regole logiche. La dialettica e’ un metodo con cui si prende un’idea, la si divide nelle sue parti, che vengono esaminate ognuna per proprio conto (analisi) e riunite di nuovo nell’intero (sintesi). Lo scopo e’ capire che la realta’ e’ formata di molti ma che questi costituiscono l’uno. Nell’uno si analizzano i molti, dai molti si torna all’Uno. Anche il nostro pensiero puo’ suddividersi per poi riunirsi e trovare il proprio ordine e la propria coerenza. L’unita’ del pensiero e’ analoga a quella della natura, perche’ pensiero e mondo sono la stessa cosa e obbediscono alle stesse regole. Lo scopo della filosofia platonica e’ da una parte capire la realta’ nei dettagli, dall’altra e’ riunire le parti trovate in un insieme armonico, in un tutto. Insomma Platone vuol fare scienza, salvando tuttavia il grande ordine armoniosa dell’insieme, l’universo o cosmo, come mondo di bellezza ordinata che trascende tutte le sue parti.
Platone dice: la realta’ e’ come un libro. Le parole sembrano staccate l’una dall’altra, ma se leggi e rileggi, alla fine tutto risulta collegato, e vedi che ogni parola ha il suo posto e scopo, e che tutte insieme formano un tutto unitario, che e’ la ragion d’essere del libro, la quale trascende le singole pagine e non sta piu’ in una parola che in un’altra, ne’ in questa copia o quella, la ragione del libro sta dentro il libro ma insieme lo trascende, e’ l’idea che il libro manifesta e non sta nel libro fisico che colgo con gli occhi o con le mani, ma nel contenuto che colgo con la mente.
Cosi’ nella natura i sensi colgono una realta’ molteplice e disarticolata, ma la nostra mente, dietro la confusa realta’ fisica, riesce a cogliere una realta’ ideale, fatta di forme pure, unitaria e armonica, la quale costituisce un grande disegno.
La forma pura o il modello astratto e’ superiore alle copie terrene, come in geometria il cerchio perfetto ideale e’ superiore a tutti cerchi imperfetti dell’esperienza. I sensi colgono le molteplici forme terrene, ma la forma ideale e perfetta solo la mente puo’ coglierla. Ed e’ quando la coglie che produce la scienza.
L’uomo ha due tipi di conoscenza relativi a due tipi di realta’: la conoscenza sensoriale che mostra al soggetto un insieme di cose imperfette e mutevoli e la conoscenza intellettiva che indica alla mente una realta’ di enti assolutamente perfetti e immutabili, forme pure e perfette, o EIDOS. Scienza e filosofia cercheranno queste forme pure. I sensi percepiscono la realta’ fenomenica del mondo come appare, la mente risale alla realta’ metafisica, o essenza del mondo, al di la’ della sua mutevole apparenza, del mondo come e’.
Questa realta’ superiore di natura ideale, che solo i saggi vedono, e’ l’infinito ordine universale divino, assolutamente perfetto, che si puo’ solo intuire, grazie a una scintilla che la nostra anima ha fin dalla nascita. Per giungere a questa conoscenza superiore il pensiero razionale pero’ da solo non basta. Occorre una visione piu’ alta, una mente intuitiva o sovra-mente, una mente trascendente o illuminata.
Quando la mente riesce per un guizzo divino a cogliere questa verita’ superiore, non puo’ spiegarla o mostrarla, puo’ solo indicarla attraverso il simbolo, usando un linguaggio poetico, fatto di miti o metafore, un meta-linguaggio.
Per fare scienza Platone usera’ IL MITO ( racconto).
Il mito e’ un racconto d’anima, che non parla delle cose materiali ma di come si muove l’energia del mondo. Il mito e’ un racconto per l’anima, che tratta cose di dei.
C’e’ un parlare delle cose materiali o terrene per cui va bene un linguaggio ordinario, ma c’e’ un parlare di cose non di questo mondo per cui occorre un linguaggio speciale.
Quando Gesu’ parlo’ del Bene, uso’ le parabole (para ballein= parole lanciate oltre, oltre la logica, oltre l’intelletto, oltre i sensi). Ugualmente Buddha parlo’ di cio’ che lo aveva illuminato con metafore (meta phorein = parlare che va al di la’ della mente logica, che si muove su un altro livello). Miti e simboli comunicano all’intuizione, alla nostra parte spirituale. indicando una meta-realta’, o realta’ piu’ alta, che puo’ essere compresa solo dai livelli trascendentali della mente.
Il Mito e’ un racconto simbolico che una parte di noi e’ in grado di capire, (cosi’ come l’inconscio del bambino comprende l’insegnamento delle fiabe), ma che va oltre l’intelletto o i sensi, e’ una porta che si apre sull’essere totale che non si puo’ descrivere ma solo indicare in modo simbolico. Il simbolo e’ un indicatore di infinito. Mentre la definizione e la dimostrazione sono strutture chiuse, il mito e’ un racconto aperto, con infinite possibilita’ di comprensione, cosi’ da adattarsi al livello di ognuno.
Il saggio, il mistico e il poeta possono intuire una verita’ trascendente, ma non possono descriverla, perche’ essa in qualche modo e’ indicibile. Allora ricorrono al mito, al simbolo, alla parabola, alla poesia, per dire di cio’ di cui altrimenti non si potrebbe dire nulla.
I saggi comprendono questo linguaggio ma anche i non indotti, la gente comune, puo’ essere educata inconsciamente dal mito, per questo le religioni lo usano.
“Il Mito e’ la via umana piu’ breve alla persuasione” dira’ Platone. Esso fa intuire un significato morale e religioso dell’Essere perche’ guarda direttamente al Sacro.
Il Mito e’ uno stimolo etico, un indicatore di conoscenza superiore, che produce trasformazione; per questo appartiene ai luoghi della poesia e del sacro.
Nella religione olimpica troviamo molti miti, storie di dei; ogni mito rappresenta un dio e ogni dio rappresenta una funzione della psiche e dell’energia universale. Tutto l’incredibile mondo dell’energia della creazione del mondo si dispiega attraverso gli de e i miti che li riguardano. L’uomo semplice resta avvinto all’apparenza materiale del mito, l’uomo saggio supera questo livello per penetrare nelle illuminazioni sul sacro.
Zeus e’ l’ordine della legge, Apollo l’armonia dei desideri, Minerva la forza dell’intelletto, Ade la rimozione nel profondo… La mitologia e’ la storia dell’energia universale che si esprime come anima o come natura. I miti rappresentano grandi configurazioni energetiche. Per questo il loro fascino non cessera’ mai, e anche nel mondo moderno, un materialista come Freud riprendera’ e utilizzera’ i miti greci per spiegare i complessi della psiche individuale, usando la loro grandissima forza esplicativa. Jung poi vivra’ intimamente l’inconscio collettivo, produttore di miti approfondendo l’identita’ della psiche con la natura.
Il Mito e’ una sorta di filosofia dell’universo in forma poetica, un indicatore di conoscenza cosmica e un trasformatore di coscienza individuale, si situa in un livello alto che oltrepassa la sfera sensoriale e integra quella razionale, attraverso la forma simbolica; esso parla ‘per immagini’, e’ una sapienza imaginale, che usa immagini, simboli e metafore, attraverso il linguaggio della mente analogica.
La mente logica separa e distingue (fino agli eccessi delle scienze specializzate di oggi), quella analogica crea correlazioni e armonie, unifica le cose tra loro, le raccoglie in un Tutto, intuisce l’armonia dell’universo.

C’erano in Grecia due religioni, una moderna, ufficiale e di stato, olimpica, chiara a razionale, abbastanza fredda e poco partecipativa, e un’altra, antica e popolare, detta dionisiaca e poi orfica, che era esoterica e iniziatica, segreta e misteriosa. La religione olimpica era stata portata dalla civilta’ patriarcale indoeuropea, che aveva invaso l’antica Grecia. La religione dionisiaca era invece autoctona e discendeva dagli antiche culti matriarcali del Mediterraneo.
L’Orfismo era l’aspetto piu’ spiritualizzato e mistico del Dionisismo, prevedeva la metempsicosi, cioe’ la trasmigrazione delle anime e aveva riti di purificazione e trasformazione, molto intensi e coinvolgenti, che portavano gli adepti all’illuminazione suprema, alla comunicazione col divino, alla partecipazione mistica.
Platone era stato iniziato all’Orfismo, e cio’ che esprimeva sotto forma di miti nella sua filosofia era il contenuto di una rivelazione a cui era arrivato attraverso i riti orfici.
Platone si occupava del Sacro e ne accennava con miti bellissimi alla parte piu’ spirituale dell’uomo.
Con l’avvento della fredda e stilizzata religione olimpica, l’Orfismo non era scomparso. Alla fine di ogni estate esplodeva in Grecia ‘l’evento misterico di ELEUSI’, il ‘massimo vertice contemplativo del bacino mediterraneo’, uno dei fenomeni piu’ misteriosi e inquietanti della Grecia.
Eleusi era una promessa di beatitudine. Pindaro scrisse: “Felice chi entra sotto terra dopo aver visto quelle cose: conosce la fine della vita, conosce anche il principio”.
L’atto della conoscenza suprema era il ‘vedere per folgorazione’, un atto di suprema estasi e forse il mondo delle EIDOS di Platone fu un tentativo di rivelare in forma filosofica i contenuti di una rivelazione misterica.
La visione e’ uno stato eccezionale e straordinario, che puo’ essere dato solo a pochi uomini, apre una condizione di conoscenza e beatitudine che oltrepassa la paura della morte, ma cio’ che viene visto non puo’ essere proferito o rivelato. E’ una realta’ dell’anima, non verbale, esplosiva, estranea alla definizione della parola. Platone chiama la visione “contemplazione della pura bellezza, in grado di liberare da tutti i mali”.
Il mistero di Eleusi permetteva un’altissima modificazione di coscienza. Le parole di Platone sono bellissime:

Intorno a queste cose non esiste alcun scritto ne’ ne esistera’.
Tale conoscenza infatti non e’ per nulla comunicabile a parole ma..
come luce che scaturisce da una fiamma palpitante,
una volta sorta nell’animo,
ormai e’ lei a nutrire se stessa.
E’ l’intuizione dell’intuibile,
del non mescolato e del Santo,
la quale lampeggia attraverso l’anima
come un fulmine
“.

Per vedere questa realta’ trascendentale si deve morire e rinascere. L’iniziazione implica una profonda trasformazione, in cui si muore al corpo fisico e si nasce al corpo di luce. Cristo dice: “In verita’ se non morirete alla carne non potrete rinascere allo spirito”. La visione altissima comporta una trasfigurazione.
In greco ‘morire’ si dice teleutan, e ‘essere iniziati’ e’ teleisthai; morte e iniziazione hanno nomi simili, perche’ similmente portano dal dolore alla gioia, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla rinascita che e’ assoluta conoscenza.
A Eleusi la trance era collettiva e stupefacente. Eleusi era un luogo sacro presso Atene, i luoghi cerimoniali attorniavano un tempio dedicato a Demetra, la grande Madre, la Madre cosmica, la grande energia femminile della vita, dea primigenia e antica che viene prima del formarsi di tutti gli dei. I riti erano collegati alla natura, seguivano e sottolineavano il mutare delle stagioni, come accade presso tutti i popoli antichi, dove la ritualita’ e’ connessa agli equinozi di primavera e di autunno, che segnano il rinascere il morire della terra.
Gli antichi raffiguravano l’energia divina come triadica, in genere la santissima Trinita’ comprende un padre, una madre e un figlio. La triade divina di Eleusi comprendeva invece la dea della terra, Demetra (Era), simboleggiata dal grano, sua figlia Kore’ (Persefone) e una energia inquietante e paurosa, Plutone, dio degli Inferi e della morte. La Trinita’ mistica aveva profondi legami con i mutamenti della terra, una terra-anima analoga alla vita psichica, il mito raccontava la fecondita’ della vita, l’oscuro profondo della morte, la trasformazione e rinascita.
La fanciulla, Kore’ rappresentava l’anima che muore e rinasce. Morte dell’anoma e’ oscurita’, ottusita’, depressione e disperazione. Nascita e’ resurrezione, rinascita o Pasqua, gioia, vita che ritorna, nuova alba e nuovo mondo. Il mito diceva: tu puoi morire, anzi tu devi morire ma poi rinascerai.
Il rituale di Eleusi era universale, aperto a tutti, uomini e donne, cittadini e schiavi, ma era un percorso iniziatico lungo e difficile e agli stadi finali arrivavano solo pochi iniziati. (“Molti sono i chiamati, pochi gli eletti”, come dice il Cristo).
La via mistica procedeva attraverso esperienze selettive, cominciava con i Piccoli Misteri a primavera e passava ai Grandi Misteri, in autunno, che duravano nove giorni (il 9 e’ il numero della completezza, come 9 sono i mesi della gestazione). Il rituale comprendeva: astensione da certi cibi, purificazione, digiuno e prove speculative.. tutte le fasi erano rigorosamente segrete, e l’accesso finale al cuore del tempio era solo per gli eletti. Solo pochi raggiungevano l’epopteia, la visione suprema. Gli iniziati rivivevano i miti di Demetra e Core e la passione di Dioniso, l’uomo-dio smembrato dai Titani e poi risorto.
Il dramma sacro raccontava la storia simbolica di Kore’ che era stata rapita da Plutone e portata nel regno profondo dell’ombra. La madre piena di dolore la cerco’ a lungo, lasciando morire la natura, finche’ Giove decise di renderle la figlia per sei mesi l’anno, e allora tutta la terra rifiori’. Era un dramma che rappresentava la morte e resurrezione della natura.
I neofiti presentavano le offerte agli dei, si purificavano con un bagno in mare e con una cena sacra, bevevano il ciceone, che era una bevanda allucinogena (in Grecia si faceva molto uso di oppio e di altre droghe).
La processione di centinaia di figure biancovestite salmodianti si snodava in un passaggio sotterraneo fino a una vasta sala dove si recitava il dramma sacro. Kore caduta nell’Ade rappresentava l’anima di ognuno perduta nel buio della morte spirituale. Demetra, la madre cosmica, la ritrovava e la riportava alla luce. I partecipanti, immedesimandosi nel rito, portavano a nuova vita la loro stessa anima. Al culmine della cerimonia, nella notte di Eleusi illuminata da grandi fuochi, lo ierofante gridava: “La santa Brimo ha generato un bambino Brimos!” cioe’ l’energia universale ha generato l’energia personale ovvero il buio della morte ha liberato la ‘tua’ anima! Tu nasci di nuovo! Molti partecipanti a quel punto scoppiavano in un pianto a dirotto, altri cadevano in trances spontanee, altri avevano situazioni d’estasi.
Con molta probabilita’ il giovane Platone aveva vissuto questa esperienza mistica, era stato trasfigurato dalla visione del divino, e, dopo, non poteva parlare di Verita’ relative o storiche, ma aveva la certezza interiore di una Verita’ assoluta, di un Bene assoluto.
Comprendiamo percio’ quanto Platone potesse piacere al Cristianesimo a cui basto’ cambiare il termine Verita’ e Bene con Dio.

IL MITO DI ER

L’Orfismo prevedeva la metempsicosi di cui invece non parla la religione olimpica, ovvero la trasmigrazione dell’anima, dopo la morte, da un corpo a un altro.
Per spiegare la metempsicosi Platone usa il mito di Er, nella ‘Repubblica’.

Er, nato in Panfilia, cadde in battaglia.
Dopo dieci giorni si raccolsero i cadaveri putrefatti
ed egli fu raccolto intatto,
portato a casa al dodicesimo giorno
fu messo sulla pira,
torno’ in vita e narro’ cio’ che aveva veduto.
Dopo un giudizio, le anime arrivarono in un luogo
dove si sorteggiava l’ordine con cui ognuno avrebbe scelto
il proprio destino.
Il numero delle scelte era superiore a quello delle anime,
cosi’ che anche l’ultima avrebbe potuto scegliere.
Il primo doveva stare ben attento,
ma l’ultimo poteva non disperare.
Colui che sara’ designato dalla sorte come primo,
per primo scegliera’ la sua vita
a cui sara’ poi legato irrevocabilmente.
La virtu’ non dipende che da se’ medesima.
Ciascuno e’ responsabile della propria scelta,
la divinita’ non ne ha colpa.
La prima anima,
trasportata dall’avidita’ e dall’ignoranza,
scelse la signoria piu’ grande
e le sfuggirono gli orrori che le erano associati
come divorare i propri figli,
poi attribui’ la colpa della sua sventura a tutto fuorche’ a se’.
Quando tutte le anime ebbero scelto
la propria condizione di vita
venne loro assegnato
l’angelo che ognuno aveva scelto
come custode della vita e adempitore del destino.
Poi, si recarono nel luogo dell’oblio,
una pianura nuda di alberi
e di tutto cio’ che porta la terra.
Veniva la sera.
Si accamparono sulle rive di un fiume,
la cui acqua non puo’ essere contenuta in nessun vaso.
Tutte bevvero di quell’acqua
e chi ne bevve troppa
perse ogni memoria.
Esse si posero a riposare.
Quando venne la mezzanotte,
scoppio’ un alto tuono
accompagnato da un terremoto
e tutte le anime furono proiettate qua e la’,
come in uno sfavillare di stelle cadenti,
verso il luogo della loro rinascita
.”

Una volta nati, il compito e’ di risalire verso l’alto. Platone pensava che la conoscenza potesse essere come su una scala verso il cielo. Per rappresentare il cammino della conoscenza creo’ questo mito:

IL MITO DELLA CAVERNA

Immaginate degli uomini incatenati in una caverna
fin dalla nascita,
cosi’ che possono guardare solo verso il fondo di essa.
Fuori splende un gran sole,
e c’e’ una strada dietro un muricciolo.
Sulla strada passano uomini che portano delle statuette sulle spalle
che oltrepassano il muro.
I prigionieri, volti verso il fondo della caverna, vedono solo le ombre
di queste statuette, che il sole proietta sulla parete.
Essi credono che quelle ombre siano tutta la realta’.
Immaginate ora che uno di questi prigionieri venga liberato dalle sue catene,
e possa volgersi verso l’imboccatura della caverna.
Resterebbe accecato dalla luce improvvisa del sole,
soffrirebbe un grande dolore,
e sarebbe impotente a distinguere quegli oggetti
di cui fin adesso ha visto le ombre.
Se gli si chiedesse di dire il nome degli oggetti che passano,
si troverebbe imbarazzato e crederebbe vero solo quello che vedeva prima.
E se lo traessimo a forza dall’antro pel duro ed erto calle
e non lo lasciassimo andare prima di averlo esposto alla luce del sole,
ne avrebbe forti dolori e si lamenterebbe
e, con gli occhi pieni di luce,
non vedrebbe nessuna delle cose che abbiamo chiamato vere.
Gli occorrera’ dunque una certa abitudine
affinche’ possa vedere le cose poste in alto.
Dapprima vedra’ le statuette che sono copia delle cose,
poi le immagini degli uomini e delle cose reali riflesse nell’acqua,
poi proprio le cose medesime,
infine potra’ fissare anche il sole
e capire che esso da’ le stagioni, gli anni e la vita,
che tutto governa
ed e’ la prima causa di quanto prima egli vedeva nell’antro.
Agli estremi limiti del mondo
e’ dunque l’idea del BENE,
che a mala pena si scorge,
ma che, una volta contemplata,
appare come la causa per tutti
di ogni Bene e di ogni Bello
.”

Abbiamo dunque tappe successive di conoscenza, ognuna mostra un certo tipo di realta’ fino ad arrivare alla realta’ suprema.
-Dapprima l’uomo conosce attraverso i sensi: vedo il colore rosso, ho una sensazione (queste sono le ombre sul fondo della caverna)
-poi sintetizza le sensazioni e forma l’idea totale dell’oggetto, la percezione (le statuette)
-infine puo’ astrarre da esse forma e numero e avere la conoscenza matematica o scientifica (i riflessi delle statuette nell’acqua), elaborando in modo astratto le forme pure (geometria o matematica).
-con la filosofia cerca le essenze che le cose, i valori come l’idea pura e astratta di Bellezza, gli ideali.
-da ultimo risale al SOLE, che rappresenta la luce del mondo, l’intelligenza dell’Universo, l’idea somma del BENE che tutto regola, o per i Cristiani: DIO.

Abbiamo cosi’ gradi successivi di un percorso conoscitivo, che va dal mondo sensibile a quello ideale, dalle cose alle essenze, fino a Dio, essenza suprema.
Prima l’uomo avverte la singola sensazione, poi percepisce e costruisce le scienze, poi contempla le forme pure, i modelli ideali o archetipi delle cose, da ultimo e’ abbagliata dall’idea del Tutto che, come una grande unita’ energetica e ordinatrice, regge e regola tutto l’Universo.
La vera realta’ e’ costituita dalle forme pure (EIDOS in greco vuol dire forma). Dietro agli oggetti e prima di essi c’e’ un’idea astratta che essi incarnano imperfettamente, un modello ideale a cui essi si attengono e di cui le cose reali sono la manifestazione fisica. Dietro gli amici piu’ o meno fedeli c’e’ l’idea perfetta della perfetta amicizia. Dietro le donne piu’ o meno belle c’e’ l’idea assoluta della bellezza.
L’occhio che guarda fuori di se’ coglie il fenomeno, la mente che guarda in se’ coglie il vero reale, il modello di tutto cio’ che esiste, e in base a cui si puo’ giudicare. La realta’ come appare ai sensi e’ inconsistente e illusoria. Dovere del filosofo e’ morire alla vita sensibile e conoscere con la mente superiore che da’ la vera certezza.
Ma perche’ vogliamo fare questo cammino di conoscenza? Per dare un senso al mondo, per dare un senso alla nostra stessa vita.
Ogni sforzo conoscitivo si giustifica con la necessita’ di conoscere la vita e di darle forma e senso. Il problema della conoscenza e’ un problema esistenziale. La conoscenza e’ tensione al BENE. La filosofia ha per fine la vita, il senso della vita, fare il BENE.
Se l’uomo oltrepassa i sensi, se conduce rettamente la sua mente, se supera i limiti dell’intelletto, la verita’ gli brillera’ improvvisa come la fiamma che si espande da una scintilla, rapida e risplendente. Egli trovera’ alla fine qualcosa che sara’ insieme la CONOSCENZA e il BENE, perche’ la conoscenza e’ il cammino dell’anima e l’anima sempre cerca se stessa e gli scopi del vivere.
In Oriente si dice che molte sono le vie che portano al Gange. Cosi’ si pensa che molte sono le vie che portano a Dio. Una di queste e’ la via della conoscenza. C’e’ chi cerca Dio con la preghiera come l’asceta, c’e’ chi lo cerca col servizio, come Madre Teresa. E chi con l’arte come il Beato Angelico. Ma c’e’ chi sceglie la via teoretica, la via conoscitiva…
Platone ci dice che la verita’ esiste e l’uomo puo’ intuirla, non la verita’ mutevole e illusoria dei sensi, destinata a cambiare e a morire, diversa da uomo a uomo, da istante a istante, e nemmeno la prima verita’ che uno trova, superficiale e relativa, ma una verita’ intangibile, sottratta alle dimensioni del tempo e dello spazio, assolutamente perfetta e immutabile, impermanente, fatta di enti perfetti e assoluti, incorporei, oggettivi, reali, eterni, che sono le FORME PURE, o EIDOS.
Esse sono i modelli ideali a cui raffrontiamo le cose, sono schemi astratti e criteri di valore. Quando diciamo che un cavallo e’ bello, confrontiamo quel cavallo con un’idea di cavallo perfetto che esiste solo nella nostra mente. Lo stesso quando giudichiamo una condotta buona.
Dentro di noi esiste la possibilita’ di una conoscenza assoluta e universale.
L’uomo trova questi modelli di valore in se’ ma non e’ lui a produrli. Sono preesistenti alla mente, innati. Ognuno e’ una REMINISCENZA, un ricordo di qualcosa che fu conosciuto dall’anima in un’altra dimensione, in un altro cielo.
I modelli ideali non sono prodotti della mente. Accanto alla realta’ tangibile c’e’ un’altra realta’, che trascende l’uomo ma che splende nella sua anima a livello potenziale. Compito della vita e’ attivare luce nascosta e farla risplendere. In India dicono che in ogni uomo c’e’ una scintilla del divino e che si deve attivarla facendone il senso del vivere. Cosi’ l’uomo dovrebbe tendere al risveglio della sua parte luminosa, della sua idealita’, che brilla in lui anche se ancora non rivelata e proviene da una dimensione ideale dove splendono il Vero, il Giusto e il Bene.
Attraverso l’anima l’uomo comunica con altri livelli del sapere, piu’ alti di lui, trascendenti e sovrumani. Di essi serba una traccia, un anelito, una inespressa ricordanza.

Nel dialogo MENONE Platone scrive:

Non puoi cercare cio’ che ignori,
perche’ se lo ignori
nemmeno lo cerchi ne’ sai cosa cercare.
E nemmeno cerchi cio’ che gia’ sai.
Dunque cerchi cio’ che non sai del tutto
ma che, in qualche modo, gia’ conosci

Perche’ lo conosci? Perche’ lo hai conosciuto altrove. Platone crede nella dottrina delle rinascite (METEMPSICOSI), diffusa dai riti iniziatici. Crede che l’anima sia immortale e, prima di incarnarsi, viva in un’altra dimensione, in cui ha la conoscenza assoluta, poi con la nascita dimentica cio’ che sa. La conoscenza resta come sopita, non consapevole. Le Idee giacciono in noi come contenuti dimenticati che possono essere riattivati.

“Poiche’ l’anima e’ immortale ed e’ nata molte volte e ha visto ogni cosa, non c’e’ niente che essa non abbia appreso, cosi’ non fa meraviglia che essa possa ricordare”.

L’esperienza stimola il ricordo, i contenuti antichi sono rievocati, conoscere e’ appunto operare quel risveglio. La verita’ giace in noi come assopita in un luogo profondo dell’anima, e il suo sonno genera un senso di mancanza, inquietudine, depressione e disperazione che spingono l’uomo a cercare qualcosa. L’anima visse in un cielo divino dove conobbe e amo’ le essenze, vide la Verita’ e il Bene, poi, incarnandosi in una forma terrena e mescolandosi alla materia, dimentico’; ora le esperienze imperfette del mondo fanno nascere per contrasto il ricordo di cio’ che era perfetto assoluto.
Non fuori e’ la verita’ e la perfezione, ma dentro di noi esiste ogni verita’ e perfezione. Da fuori viene l’esperienza delle cose, dal nostro animo viene il valore che diamo alle essenze delle cose.

S. Agostino dira’: “Il maestro parla fuori di te, ma in te c’e’ un maestro interiore che sa riconoscere il vero quando lo trova. Il maestro che parla fuori da’ solo suoni, il maestro che parla dentro da’ il valore alla verita’, dunque essa e’ in te non fuori di te.”
L’assoluto e’ in noi, non fuori di noi.
Ma se il criterio di verita’ e’ in noi, se esso non viene dai sensi ne’ dalle cose, occorre distogliersi dalla materia, occorre che l’anima si separi dal corpo, per cercare il puro Essere, la vera realta’, che non e’ materia ne’ corpo ne’ sensi, non nasce, non muore, non invecchia.

“Solo quando l’anima va meditando separata dal corpo e solitaria si volge verso cio’ che e’ puro, immortale e immutabile, essa trova il Vero” (MENONE)

Esiste una REALTA’ IDEALE che trascende il mondo fisico ed esiste in una diversa dimensione, sottile e sopraceleste. La’ e’ l’ESSERE vero, che non ha colore ne’ forma, che non nasce ne’ muore, che mai muta, ed e’ assoluto e perfetto, e che solo l’anima puo’ cogliere. Questo Essere lo possiamo chiamare BENE, o Dio, come faranno poi i Cristiani. Buddha dira’: non curare le cose impermanenti, cerca l’assoluto. Procedi verso l’alto.

IL MITO DELLA BIGA ALATA
Per raffigurare l’anima prima della nascita Platone racconta questo mito:

Immaginiamo una biga alata,
in cui auriga e corsieri siano uniti mirabilmente.
Uno dei cavalli e’ bianco, di razza bella e generosa,
l’altro e’ nero e ignobile
La biga alata con i due cavalli e’ l’anima che incede per tutto l’universo.
Se riesce a librarsi in alto volo,
domina tutto il cosmo.
Le ali, per loro natura, sono in grado di portarla fino alla dimora degli dei.
La’ splendono in assoluta perfezione il BELLO, il BENE, il VERO,
e di queste idee l’anima si nutre,
mentre cio’ che e’ brutto e malvagio la distrugge.
Ora accade che,
mentre il cavallo bianco e’ docile ai comandi dell’auriga,
che vuole portarlo in alto,
quello nero e’ pesante e inclina verso il basso.
Aspra e dura e’ l’opera di chi guida.
Ecco: travaglio e lotta per l’anima immenso.
Le anime immortali alla sommita’ pervengono.
E qui le visioni trascendenti oltre il cielo, immote, contemplano.
Nessun inno giammai,
nessun canto di poeta mortale canto’ ancora,
ne’ un giorno cantera’ con degna canzone,
quell’ IPERURANIO, che oltre il cielo si stende.
In quel luogo dimora quell’ESSERE, primo in tutto,
che il senso del tatto non perviene a toccare.
ESSERE in una pienezza tale che solo la mente puo’ contemplarlo.
E il pensiero, quando, in lunghi intervalli di tempo,
perviene a scorgere l’ESSERE,
ardentemente gli sorride,
contempla la VERITA’, se ne nutre ed e’, tutto, pieno di gioia.
In questo cerchio, il pensiero contempla,
nella pura oggettivita’,
l’impartecipata Giustizia,
contempla Temperanza,
Scienza contempla,
la Conoscenza di Colui che e’ nella pienezza dell’ESSERE INTERO.
E poi si immerge di nuovo nella interna parte del cielo
e a sua dimora ritorna.
Ritorna, e l’auriga si dispone a dar cibo ai destrieri.
Offre ambrosia e, con nettare, ne spegne la sete.
E questa e’ vita da dei


Non tutte le anime riescono a sollevarsi in alto. Qualcuna vacilla, qualcuna non vede, altre si calpestano e si travolgono

Tumulto, contesa, angoscia suprema
Molte spezzano le proprie ali
e devono tornare indietro,
dove il nutrimento non e’ di verita’ ma di opinione
E, quando non reggono allo sforzo,
quando diventano pesanti di oblio e malvagita’,
quando il cavallo nero vince e stramazza verso il basso,
ecco che il carro perde le ali e cade sulla terra.
Qui l’anima si attacca a qualcosa di solido,
a un corpo,
e questo ‘insieme di anima e di corpo’
noi lo chiamiamo MORTALE
“.

Nel mondo terreno ogni cosa e’ mescolanza di opposti: la cosa bella e’ anche non bella, la persona buona e’ anche non buona, ma l’uomo aspira a una conoscenza assoluta e immutabile.
Nel Mito abbiamo TRE ANIME:
L’ANIMA CONCUPISCIBILE (il cavallo nero) ovvero la parte psichica degli istinti e delle passioni basse, istintuale e viscerale dell’uomo, che ha sede nel ventre. Dovra’ cercare la TEMPERANZA.
Non diversamente nel sistema indiano i primi tre chakra controllano la parte inferiore della psiche e del corpo.
L’ANIMA IRASCIBILE (il cavallo bianco) rappresenta le passioni nobili dell’uomo, l’animosita’ del cuore, il coraggio, la parte affettiva e idealistica. La virtu’ da sviluppare sara’ la FORTEZZA.
Nel sistema indiano la parte cardiaca (4° chakra)
L’ANIMA RAZIONALE rappresenta lo psichismo della mente, del controllo razionale e spirituale. La virtu’ da cercare sara’ la SAPIENZA.
I tre chakra superiori.
Quando le tre parti dell’anima siano armonizzate tra loro avremo la GIUSTIZIA, ordine dello psichismo totale, in cui ogni parte compie l’opera sua, l’uomo ordinato e completo, temperante, forte e sapiente.
L’anima e’ immortale, percorre molte vite e ogni uomo e’ diverso perche’ ha visto parti del cielo diverse. Nelle cose materiali l’anima si smarrisce e diventa precaria, nelle cose eterne si stabilizza e tende al divino, percio’ compito dell’uomo e’ elevarsi dalla materia al cielo, distaccandosi dalle cose terrene per raggiungere l’imperturbabilita’. E questo e’ la SAGGEZZA.
Solo l’anima nobile riesce a volgersi verso l’astratto mondo delle idee e a sviluppare una conoscenza pura. Se per esempio cerco l’idea di giustizia, non guardero’ agli esempi terreni, in cui non riesce mai a manifestarsi pienamente. Ma l’uomo nobile e’ in grado di avere un ideale piu’ alto delle esperienze, e lo puo’ trovare solo dentro di se’, come criterio di valore. I piu’ grandi di tutti i tempi non presero i loro valori ideali dalle esperienze ma dalla loro anima. I valori ideali che ognuno trova in se’ costituiscono una luce che orienta la stessa vita. Vedere realmente il BENE e’ fare il Bene. Capire realmente la GIUSTIZIA rende giusti. Il valore o ideale, trasforma l’uomo che lo contempla ed egli allora gli dedica la sua vita.
La nascita sulla Terra e’ frutto di una caduta, di una colpa (l’archetipo e’ antichissimo). Platone esprime questo concetto col mito bellissimo e poetico della biga alata. Colpa e’ non aver saputo armonizzare istinti, passioni e ragione. Colpa e’ aver mancato di armonia ed equilibrio. Cio’ produce la caduta dell’anima e la sua INCARNAZIONE. Noi rinasciamo perche’ non siamo riusciti a andare in alto (non molto diversa e’ la concezione induista o buddhista).
La nascita e’ separazione dal Tutto e ingresso in una realta’ individuale separata. La separazione e’ sofferenza, e chi e’ separato dal suo Bene anela di tornare a lui. Di qui l’inquietudine dell’anima.
La conoscenza e’ una via per tornare al cielo, in cui l’uomo risale dalla sua condizione di caduta a contemplare le IDEE, ovvero partecipare di una realta’ ideale. Dalla nostra imperfezione miriamo alla Perfezione. Ma solo gli eletti riescono nel compito, gli altri restano prigionieri nel carcere della materia e sono destinati allora a morire e rinascere, passando da un corpo a un altro, da una vita a un’altra, finche’ non si saranno purificati.

IL MITO DI EROS
Dunque siamo anime cadute, e abbiamo il dolore dell’esser nati, ma cosa ci spinge ad andare avanti, a cercare e conoscere? E’ l’amore. E l’amore piu’ grande e’ l’amore per la conoscenza.
Nel dialogo ‘IL CONVITO’ Amore (EROS) e’ presentato come un dio, figlio di Poros (la ricchezza), e di Penia (la poverta’), dunque, come l’uomo, limitato, ma spinto a superare il suo limite.
Amore non e’ sapiente ne’ ignorante, infatti un dio non desidera essere sapiente perche’ lo e’ gia’, e un ignorante non desidera essere sapiente perche’ la sapienza non gli interessa, anzi chi non e’ ne’ onesto ne’ saggio crede di esserlo e non pensa nemmeno a migliorarsi. Eros invece e’ in una situazione intermedia, non sa ma vorrebbe sapere. Rappresenta l’uomo, che e’ limitato ma desidera superare il suo limite.
Amore non e’ ne’ bello ne’ brutto (non ha bellezza ma desidera possederla), non e’ mortale ne’ immortale (muore ma vorrebbe non morire), ora germoglia e vive, ora muore, ora rinasce. Non e’ ne’ povero ne’ ricco, anela al possesso ma quel che acquista gli sfugge di mano.

E cos’e’ quell’atto desioso,
quella tensione viva dell’animo,
che si chiama AMORE?
E’ tendenza al possesso perpetuo del BENE,
ed e’ esigenza a procreare nel BELLO
“.

La procreazione puo’ avvenire nel corpo come nell’anima.
Eros cerca la BELLEZZA, prima in un corpo bello, il corpo dell’amante, con cui fa dei figli (generazione materiale, semina la vita, procrea) per riprodurre se stesso, cercando l’immortalita’; poi guarda a tutti i corpi belli e riesce a vedere la Bellezza al di la’ del possesso materiale (generazione artistica). Poi cerca la Bellezza a un livello piu’ alto, nelle anime belle, nell’unione spirituale o intellettuale, attraverso la produzione di idee (generazione mentale). Infine cerca la Bellezza nelle istituzioni, nelle scienze, nelle leggi, che sono prodotti che trascendono i singoli uomini (generazione culturale). Da ultimo contempla la Bellezza nella sua forma pura e assoluta, perfetta e immutabile, come eterno valore dell’anima, e questa e’ la generazione filosofica, perche’ la filosofia e’ amore purissimo per la sapienza nel suo senso piu’ alto, per l’ordine universale attraverso cui si articola il Tutto e che il Tutto dispiega.

Colui che fu tratto su nei misteri d’amore,
contemplando a poco a poco le cose belle,
arrivato al culmine,
vedra’ la meravigliosa BELLEZZA,
quella per amor della quale sopporto’ ogni fatica.
Ella ‘e’’ sempre,
e non nasce e non muore,
e non cresce ne’ vien meno,
e non e’ parte bella e parte brutta,
ne’ per uno si’ e per l’altro no,
non ha volto ne’ mani ne’ corpo,
ne’ forma di discorsi o di scienza,
e non e’ animale ne’ cielo ne’ terra,
ma e’ per se’ e da se’ e con se’,
immutata.
E ogni cosa bella partecipa di lei”
Il saggio giunge all’IDEA come valore puro.
“E se c’e’ un momento della vita
in cui mette conto di vivere,
quello e’
quando si contempla la Bellezza stessa
!”

Piero Ferrucci (‘Esperienze delle vette’ – Astrolabio) commenta cosi’:
Una via per raggiungere il Se’ e’ quella della bellezza.
Quando siamo impauriti o disperati, la bellezza ci riporta al Centro.
C’e’ in essa una positivita’ completa e senza condizioni, un si’ totale alla vita.
Platone ci presenta una scala di esperienze, le quali, partendo dalle realta’ piu’ materiali e passeggere, ci innalzano a livelli universali extratemporali.
Amare il corpo del proprio partner e’ bello, ma se andiamo oltre possiamo arrivare a un concetto superiore che trascende la singola persona.
A ogni gradino di questa scala di bellezza siamo tentati di restare per sempre attaccati a cio’ che amiamo, ma il compito e’ andare avanti.
Se amiamo non piu’ il corpo dell’altro, ma la sua onesta’, il suo senso di giustizia, la sua bellezza interiore indipendentemente dalla sua eta’, dalle sue fattezze, dal suo corpo, questo e’ un amore piu’ alto.
Il quarto passo ci chiama ancora piu’ su, all’amore per i concetti, la conoscenza, la scienza, il diritto, i quali, pur essendo prodotti dagli uomini, superano gli uomini.
Il gradino ulteriore e’ quello della Bellezza pura, indipendente da ogni qualifica temporale o strutturale

.
Questa e’ la completa liberta’ dello spirito.
Nel testo sanscrito Sahita Darpana si legge:
L’esperienza estetica pura e’ conosciuta intuitivamente in un’estasi mentale, non accompagnata da ideazione, al piu’ alto stato di coscienza. La sua visione e’ come un lampo di luce abbagliante, trascendente, impossibile da analizzare.”

Per il mondo indiano, che non e’ dissimile da quello platonico, condurre la vita secondo una retta disciplina puo’ portare alla contemplazione assoluta dell’Essere. Colui che giunge a questa meta coglie intuitivamente l’Uno, il Tutto, e si libera di colpo dai condizionamenti sensoriali, e l’universo gli appare allora immerso in una luce purissima che si diffonde su ogni cosa. Abbiamo cosi’ il Buddha, l’Illuminato o risvegliato, colui che contempla le essenze, con un atto sovramentale. Una volta che l’anima ha visto la realta’ vera, nulla e’ piu’ come prima, l’ordine e l’armonia assoluti la trasformano. Tale ordine non e’ astratto, non resta in un empireo incontaminato, ma diviene valore da realizzare come ‘cio’ che e’ bene che sia’.
Attraverso la liberazione dai legami istintuali e passionali, il saggio giunge al concetto di Se’, come intuizione del tutto. Ma questo ordine si trasforma nel dover fare il Bene, diventa comando etico, sociale. Nasce cosi’ l’uomo buono e giusto che agisce per il bene del mondo.
..
ELENCO I LIBERATORI. Corso

Socrate
https://masadaweb.org/2008/11/17/masada-n-825-17-11-2008-socrate-la-coscienza-critica-applicata-alla-vita-civile/

Platone
https://masadaweb.org/2008/11/20/masada-n-827-20-11-2008-i-liberatori-2-platone/

Gandhi
https://masadaweb.org/2008/12/05/masada-n-835-5-12-2008-i-liberatori-n%C2%B0-3-gandhi/

Madre Teresa
https://masadaweb.org/2008/12/11/masada-839-11-12-2008-i-liberatori-madre-teresa-di-calcutta/

Kandinskij
https://masadaweb.org/2008/12/26/masada-n-845-26-12-2008-i-liberatori-vasilij-kandinskij/

Jung
https://masadaweb.org/2009/01/20/masada-n-861-20-1-2009-i-liberatori-carl-gustav-jung/

Einstein
https://masadaweb.org/2009/01/23/masada-n-862-21-1-2009-i-liberatori-albert-einstein/

Krishnamurti
https://masadaweb.org/2009/01/24/masada-n-863-24-1-2009-i-liberatori-jiddu-krishnamurti/

Sri Aurobindo
https://masadaweb.org/2009/02/02/masada-n-867-2-2-2009-i-liberatori-sri-aurobindo/

http://www-masadaweb.org

1 commento »

  1. […] Platone masadaweb.org/2008/11/20/masada-n-827-20-11-2008-i-liberatori-2-platone/ […]

    Pingback di MASADA n. 825. 17-11-2008. SOCRATE – LA COSCIENZA CRITICA APPLICATA ALLA VITA CIVILE « Nuovo Masada — aprile 25, 2010 @ 6:04 am | Rispondi


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