Nuovo Masada

novembre 17, 2008

MASADA n. 825. 17-11-2008. SOCRATE – LA COSCIENZA CRITICA APPLICATA ALLA VITA CIVILE

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Il concetto di ‘Io’ e’ molto moderno. La coscienza soggettiva e’ un fenomeno recente, che si costituisce 2500 anni fa ed e’ legato allo sviluppo della mente logica o separativa.
L’uomo antico viveva in modo simbiotico in un gruppo, una tribu’, un clan, una monarchia, come l’animale nel branco e usava una mente immaginativa legata alle voci degli dei, alle intuizioni e alle paure della mente pre-razionale. Anche in filosofia i primi pensatori dicono di riferire i messaggi degli dei e credono che la conoscenza venga comunicata loro dall’alto, per via divina, ma con la nascita della filosofia si fa strada in Occidente il pensiero razionale, la mente logica e 2.500 anni fa si forma in Grecia l’uomo consapevole in senso moderno.
La Bibbia descrive questa consapevolezza come l’uscita dall’Eden. L’umanita’ inizia il suo difficile cammino dopo aver attinto al frutto della conoscenza. L’uomo esce dal giardino divino dove viveva come un essere inconscio, e comincia a camminare verso il proprio se’. Prima era tutt’uno con la natura, ora si pone come distinto da essa e conosce la solitudine dell’emancipazione e la responsabilita’ della coscienza, si fa centro di consapevolezza e dunque centro di sofferenza, perche’ capire e’ anche soffrire, e individuarsi e’ anche separarsi. L’uscita dall’Eden primitivo e naturale e’ la condizione che permette la storia della coscienza soggettiva.

Negli ultimi 2.500 anni la storia del pensiero occidentale e’ stato il lavoro graduale dell’emisfero logico. Ma i liberatori restano i geni del pensiero divergente, quelli che oltrepassano sia la logica che l’intuizione per avviarsi verso un’altra mente, superiore ed evolutiva.
Tra gli uomini inconsci dei tempi tribali e l’uomo di oggi troviamo Socrate. E lo possiamo considerare il primo uomo moderno.
Il motto che lo individua e’inciso sul frontone di un tempio di Apollo: “Conosci te stesso”, un comando superiore che attiva la coscienza, come nuovo dovere dell’uomo, non piu’ succube agli dei e alle forze oscure dell’inconscio ma inventore della propria etica e della propria civilta’. In base a quel comando, l’uomo deve conoscere, cioe’ sviluppare se stesso, per vivere socialmente. La soggettivita’ nasce all’interno della comunita’. L’uomo greco non conosce l’individualita’ attuale ed egocentrica dell’uomo solo nelle grandi metropoli, dove lo stato e’ una forza oscura e lontana, ma e’ tutt’uno con la nascita della citta’-Stato.
L’imperativo a conoscere se stesso spinge l’uomo alla giustizia sociale, all’etica condivisa, alla regione pubblica. La MORALE e’ l’insieme di regole personali e private che un uomo si da’, ma l’ETICA e’ l’insieme delle regole sociali, che presuppongono una comunita’ e un bene pubblico, come superiori al bene dell’individuo. La morale e’ collegata all’io, l’etica al ‘NOI’ e presuppone una coscienza sociale, cioe’ una consapevolezza e una scelta, un dover essere a cui l’uomo partecipa come legislatore. In uno stato moderno la scelta si restringe nei limitati modi della democrazia, come delega sempre meno libera e condizionante in uno Stato che dovrebbe implicare l’interesse e la partecipazione alla cosa comune, sentita come superiore agli interessi di parte. La liberta’ etica nasce con la democrazia. Negli stati pre-democratici non c’e’ scelta ma ubbidienza, non c’e’ il cittadino ma il suddito, il compito dell’uomo e’ ubbidire, non scegliere, con un’ampiezza di intervento molto superiore a quella cui e’ costretto il cittadino moderno, che viene tenuto ben lontano dal potere e le cui capacita’di scelta sono sempre piu’ contratte.
Un cittadino ateniese del sesto secolo a. C., invece, era molto fiero di se’, perche’ si sentiva partecipe del potere.
La coscienza inizia con la scelta. “Timshel, dice la Bibbia, tu puoi, tu scegli “. La Bibbia parla ancora di morale, cioe’ di scelta personale, il rapporto e’ tra l’anima e Dio, ma col pensiero greco entriamo nell’etica, la scelta sociale, il rapporto qui e’ tra la coscienza e il bene della collettivita’. Scegliere vuol dire distinguere tra bene e male, cioe’ uscire dal mondo dell’ubbidienza passiva per entrare nel mondo della responsabilita’ partecipante. Solo una scelta libera crea responsabilita’ e solo la responsabilita’ individua l’uomo etico, come solo la partecipazione contrassegna la democrazia.
Con Socrate i problemi saranno questi: responsabilita’ del cittadino, liberta’ dell’uomo, scelta etica in uno stato democratico. Vedremo cioe’ che cosa fa nascere il buon cittadino.
E per essere buon cittadino occorre, innanzitutto, conoscere e quindi imparare a gestire bene i dati ci conoscenza.

Socrate visse nell’Atene classica, 2500 anni fa, una piccola citta’-Stato da cui e’ nato tutto il pensiero occidentale, i nostri modi di pensare, la politica, la democrazia, la filosofia, la scienza… Mentre il resto dell’Europa era ancora in una fase di barbarie, il cittadino ateniese avanzava nel mondo della responsabilita’, non ubbidiva passivamente a leggi che cadevano dall’alto, si sentiva ‘cittadino’ a pieno diritto e non ‘suddito’ come i barbari che lo attorniavano, in quanto “ubbidiva a leggi che aveva partecipato a formare all’interno di istituzioni di cui poteva esser chiamato a far parte e che in ogni caso controllava”. Questa e’ la definizione migliore che abbiamo di democrazia. E questo dava all’ateniese fierezza e orgoglio e lo faceva sentire superiore rispetto agli altri popoli.
La coscienza democratica si identifica con la creazione del proprio diritto, la ricerca collettiva della legge migliore, la partecipazione consapevole al miglioramento dello stato.
Io – diceva l’ateniese – decido di ubbidire alla legge che ho scelto insieme agli altri per il bene comune. Ed e’ implicito che cambiero’ questa legge quando ne trovero’ una migliore, migliorando il diritto per il bene dello stato.
Nulla di tutto questo esiste negli stati totalitari, la Persia per es. o l’Egitto, dove tutti obbediscono al sovrano e ai dignitari che egli nomina e che sono solo i portatori del suo volere.
In una buona democrazia la legge non e’ fissa o sacra ma cambia col progredire dello stato, e’ un fattore sociale evolutivo che si accompagna alla crescita culturale della collettivita’. L’Ateniese aveva chiaro un concetto che noi invece stiamo perdendo, quello di “bene comune”.
Oggi la storia del diritto e della politica e’ la lotta tra chi pone il bene comune sopra ogni cosa e chi pensa solo al proprio interesse e si pone sopra la legge, dunque sopra lo stato. Il primo atteggiamento e’ democratico, il secondo tirannico, dispotico e illiberale.
Per questo non puo’ essere buon politico chi ha troppi interessi materiali da difendere e chi e’ avido di potere personale. Gli Ateniesi sapevano benissimo che la differenza tra una democrazia e uno stato dispotico e’ enorme e lottavano per conservare la democrazia, al punto che, se qualcuno mostrava troppa ambizione personale o troppa spregiudicatezza, non esitavano a esiliarlo prima che diventasse un pericolo per le istituzioni democratiche. Nessuno poteva stare in carica troppo a lungo e dopo un certo tempo veniva mandato a casa, perche’ la permanenza al potere corrompe; le cariche erano elettive ma si poteva concorrere ad esse anche per sorteggio, cosi’ che un numero molto ampio di cittadini si alternava alla guida pubblica, secondo il principio che la cosa pubblica era interesse di tutti e un numero massimo di persone doveva contribuirvi.
La vicenda di Socrate si pone dunque all’interno del problema della scelta democratica.
Socrate rappresenta la responsabilita’ civile che e’ sempre responsabilita’ sociale, qualcosa che ci stiamo dimenticando e per questo e’ bene parlarne. Perche’ quando ci dimentichiamo delle nostre responsabilita’ sociali e viene meno la funzione della partecipazione alla gestione dello Stato e il controllo delle istituzioni, ci stiamo allontanando da auna democrazia e stiamo convergendo verso forme di principato.
La vita di Socrate e’ un apologo, che mostra cosa accade quando un popolo perde la liberta’. Socrate visse il periodo d massimo splendore democratico di Atene, poi vide la democrazia cadere sotto un governo totalitario ed egli stesso di quel governo antiliberale fu la vittima designata.

Di professione sembra facesse lo scultore, ma piu’ che scolpire realizzava una educazione costante e gratuita per cui lo possiamo definire un maestro spontaneo.
Atene era una citta’ piccola in confronto alle nostre citta’ attuali, aveva forse 100.000 abitanti. Si consideravano cittadini solo i maschi, maggiorenni, nati ad Atene, non erano cittadini e non avevano diritti civili gli schiavi, le donne, i ragazzi e gli stranieri, i quali ultimi, tuttavia, erano trattati meglio di quanto lo siano in Italia gli attuali migranti.
Gli Ateniesi godevano di un clima magnifico e vivevano molto all’aperto, nelle piazze, nei tribunali, nelle palestre…, questi luoghi aperti erano la scuola di Socrate che in Atene conosceva tutti e tutti, in quanto passava le sue giornate a discutere e a far discutere, in strada, in piazza, nelle palestre… come uno straordinario sollecitatore di pensiero.
Socrate era nato nel 469 a. C. da uno scultore e da una levatrice, e diceva che il suo lavoro somigliava un po’ a quello dei suoi genitori: aiutare gli altri a partorire idee, scolpire l’uomo. Con tutto il tempo che passava a far discutere la gente, Socrate era povero e la moglie Santippe, con tutti quei figlioli, e le poche dracme che il marito le passava, arrivo’ a denunciarlo in tribunale. Paradossalmente lui la difese, dicendo che Santippe aveva ragione ma che lui non poteva far diversamente perche’ sentiva quello che faceva come un impegno civile.
Gli Ateniesi amavano molto la bellezza, ma Socrate era molto diverso dall’ideale di uomo bello dentro e fuori, era piccolo, tozzo e brutto, con naso corto e tozzo, volto greve e una gran pancia ma tutti lo trovavano affascinante. Alcibiade diceva che sembrava un satiro, ma quando si metteva a parlare tutti restavano incantati.
Socrate andava in giro dalla mattina alla sera per discutere con la gente, come fosse una missione divina: “C’e’ un demone in me– diceva- che mi parla e mi dice cosa devo fare e io non posso disubbidirgli“. Diceva ancora: “Una vita non improntata a libera discussione non e’ degna di essere vissuta“.
A questa missione educativa sacrifico’ tutto il suo tempo e la sua vita, trascuro’ affari e famiglia, ma fu per il mondo il modello perfetto del maestro: colui che fa nascere l’uomo da se stesso.
Diceva che Atene era come un bel cavallo che aveva la tendenza ad addormentarsi, e lui aveva il compito del tafano, che punzecchia il cavallo quando si addormenta per tenerlo ben sveglio.
Atene era uno dei pochi stati democratici della Grecia, ma la democrazia e’ un bene che va difeso sempre altrimenti si perde. Quando l’uomo smette di vigilare, diventa preda dei piu’ furbi. La liberta’ e’ una conquista che va difesa ogni giorno e cosi’ la democrazia, e c’e’ un solo modo per farlo: stare ben attenti, pensare correttamente e pensare in proprio, ‘non’ copiare gli altri, non farsi fanatizzare. Insomma se l’uomo vuole restare libero deve tener desto il suo senso critico.
Cosi’ Socrate stimolava i giovani Ateniesi con la sue domande e la sua ironia. Questa attivita’ gratuita e disinteressata gli porto’ via tanto di quel tempo che egli resto’ povero, cosa del resto che gli fu del tutto indifferente.
Egli dedico’ tutta la sua vita allo sviluppo della razionalita’, del senso critico e della coerenza. Questo fu il suo ideale e per questo venne ucciso, ma anche la morte non riusci’ a distoglierlo dalle sue intenzioni. Era un uomo di pensiero, indifferente alla materia.
Dicevano di lui che, quando era soldato, sopportava vento e freddo senza mai lamentarsi al punto che gli altri soldati, che lo vedevano nella bufera di neve con una tunica leggera, si arrabbiavano.
Un giorno in battaglia salvo’ Alcibiade ferito portandolo indietro sulle spalle e poi rifiuto’ che lo si sapesse e fece in modo che il premio andasse ad Alcibiade.
In genere girellava per Atene, brutto e mal messo, sempre con la stessa tunica, d’inverno o d’estate, senza sandali ne’ mantello, eppure i piu’ intelligenti e ricchi giovani d’Atene facevano a gara per parlargli e la piu’ bella donna della citta’, Aspasia, si innamoro’ di lui. Aveva una dote che non si misurava in dracme o in bellezza, aveva la luce di una libera intelligenza.
Socrate non era un asceta. Era sposato, praticava il libero amore, che nell’Atena classica era omosessuale, all’occorrenza godeva di un lauto banchetto e poteva bere piu’ di tutti, ma, mentre gli altri, all’alba, rotolavano ubriachi sotto il tavolo, lui si alzava e ricominciava un’altra giornata.
Questo suo atteggiamento di distacco e di negligenza verso le apparenze e i condizionamenti della materia fini’ lo rendevano incomprensibile e irritante ai benpensanti e ai conformisti, che lo guardavano come un sovversivo. Affascinava invece i giovani che amano la liberta’ e odiano i conformismi.
Socrate aveva straordinarie capacita’ di concentrazione. Era in grado di immobilizzarsi ovunque fosse, immergendosi totalmente nei suoi pensieri. Una volta resto’ un giorno, una notte e poi ancora un giorno, piantato al centro di un cortile, incurante dei curiosi che lo deridevano e attento solo ai suoi pensieri.
ARISTOFANE, che era un famoso commediografo ateniese, lo rappresento’ nella sua commedia LE NUVOLE mentre scendeva dal cielo in una cesta. Il pubblico scoppio’ in una gran risata riconoscendolo all’istante, il che ci dice quanto fosse popolare.
Socrate non ha scritto nulla, come Cristo o Buddha, e non ci lascia nessun testo di filosofia. Sappiamo cosa disse grazie ai suoi allievi, specie Platone che era uno dei giovani ricchi che andavano dietro e che ha riportato i suoi dialoghi, ma noi non sappiamo quanto di questi dialoghi sia di Socrate e quanto di Platone. La specialita’ di Socrate era di mettere in moto la mente degli altri affinche’ raggiungesse il proprio grado di verita’.
Socrate dichiarava di non avere una verita’ gia’ fatta da dare agli altri: “Sono come una levatrice, che non ha un bambino gia’ fatto da dare alla madre, ma la aiuta a partorire il proprio figlio, cosi’ io vi aiuto a generare le vostre idee e, se vengono male, le getto via e vi stimolo a farne di meglio”.
Questo sistema fu detto MAIEUTICO, la mente che partorisce se stessa, la mente che pensa in proprio e raggiunge gradatamente la verita’. In tal modo Socrate si rivela come il miglior maestro, perche’ maestro non e’ colui che plagia o convince ma chi stimola a una ricerca autonoma. L’uomo autentico e’ chi sviluppa dentro di se’ valori e significati. Il suo era il metodo dell’educazione attiva. Educazione passiva e’ essere fatti dal mondo, educazione attiva e’ partire da se’ per rifare il mondo.
Cosi’ i giovani si avvicinavano a Socrate come a uno che poteva aiutarli a esprimere se stessi e gli erano infinitamente grati per questo. Tra i giovani ateniesi che lo seguivano PLATONE era il piu’ bello e il piu’ ricco, un giovane alto e nobile, dalla intelligenza spiccata e dalla logica impeccabile, che diventera’ poi il piu’ grande di tutti i filosofi greci.
Mentre Socrate non scrisse nulla, Platone scrisse molte opere bellissime, in cui pero’ il protagonista e’ sempre Socrate, e in cui sono descritti i dialoghi che avvenivano ad Atene, in piazza, o nella sala dei banchetti o in palestra, attorno a temi filosofici.
Ora accade che in ogni tempo dire liberamente quello che uno pensa, e’ sempre stato pericoloso. E accade anche che la democrazia e un equilibrio delicato che mai riesce a mantenersi a lungo e che spesso degenera nel suo contrario. Cosi’ accadde che l’attivita’ disinteressata di discussione e guida di Socrate alla fine venne in uggia al potere, che quanto piu’ diviene totalitario tanto meno sopporta la libera critica, cosi’ Socrate fu accusato di sovversione e alla fine condannato a morte.
Uno dei libri di Platone, L’APOLOGIA, racconta appunto il processo che il governo reazionario di Atene apri’ contro Socrate per condannarlo a morte. Ma il termine ‘Apologia’ vuol dire ‘celebrazione’, ‘elogio’, perche’, quando nel processo Socrate difese se stesso davanti ai giudici, non si presento’ come un imputato ma come un benefattore della citta’, fece cioe’ gli elogi di se stesso.
Che cosa era successo? La giovane democrazia ateniese aveva raggiunto con Pericle il massimo della gloria e della ricchezza. La Grecia era stata attaccata addirittura dai Persiani, gli staterelli greci si erano riuniti sotto la guida di Atene e li avevano vinti. Dopo questa vittoria sui Persiani, le varie citta’-stato avevano riconosciuto la supremazia di Atene, l’avevano posta a capo di una grande confederazione, corredandola di un grande tesoro, che doveva servire per una flotta e un esercito comuni in caso di altre aggressioni.
Ma Atene uso’ il tesoro per farsi piu’ ricca e bella. Allora Sparta, invidiosa, le fece guerra, e scoppio’ la lunga guerra del Peloponneso, dove Atene conobbe la sconfitta.
Gia’ alla battaglia delle Arginuse 2000 marinai ateniesi erano affogati per gli errori dei loro stessi ammiragli, e la folla inferocita chiese le loro teste, senza processo; sotto la pressione della folla, il governo di Atene concesse il massacro, l’unico che si oppose, a costo di essere linciato, fu Socrate.
La guerra del Peloponneso duro’ ben 30 anni (431- 404 a.C.) e purtroppo ebbero la meglio gli Spartani, presero Atene e misero a capo della citta’ un governo di 30 Ateniesi filo-spartani, collaborazionisti (il governo dei 30 tiranni), che dominarono con soprusi e vessazioni di ogni tipo, mettendo fine al periodo splendido della liberta’ e della democrazia.
Socrate non si era mai occupato direttamente di politica perche’, come diceva: “In politica nessun buono resta tale a lungo”. Aveva occupato le cariche a cui era stato chiamato per dovere civico, ma non aveva mai fatto carriera politica per non essere corrotto da compromessi e ipocrisie.
Amava la sua libera attivita’ di stimolo sociale, convinto che fosse l’unica cosa che poteva fare, ma questo non lo protesse dalle ire dei reazionari.
Chi attacca il male, viene dal male attaccato e non gli giova che lo faccia in privato e non in pubblico. Il cattivo potere ha sempre odiato l’uomo che pensa e che fa pensare gli altri, perche’ la sua permanenza si basa sull’acquiescenza degli stolti. Malgrado questo, non esiste relazione sociale che non sia in qualche modo pubblica, e dunque sospetta a chi comanda, specie se stimola il senso critico e il pensiero individuale.
Dopo la sconfitta di Atene da parte di Sparta, un gruppo di aristocratici esuli torno’ in armi, rovescio’ la democrazia e impose il governo dei trenta tiranni. Erano uomini mediocri e vendicativi, mentre il popolo era caduto nel sordo rancore di chi ha perduto la guerra e cerca un capro espiatorio. Come sempre accade in tempo amari, i conservatori al potere attaccarono i progressisti. Poiche’ la democratica Atene era stata sconfitta dalla conservatrice Sparta, la stessa democrazia fu messa sotto accusa e il capro espiatorio fu scelto nella persona piu’ debole e meno protetta di Atene: Socrate.
Socrate insegnava ai giovani a pensare, liberandosi dalle tradizioni, e dunque fu accusato di “empieta e corruzione dei giovani”, una condanna gravissima, la cui pena era la morte. Ma in realta’ la vera accusa era “reato di opinione”.
Si ebbe cosi’ il piu’ grande processo dell’antichita’ e l’Apologia lo racconta.

Socrate disse: “Ho 70 anni e vi parlero’ semplicemente come faccio sempre, quando vado al mercato o dal barbiere. Non sono un filosofo, non mi arricchisco con le parole. Tutti dicono che sono sapiente per un motivo: un giorno un mio amico ha chiesto all’oracolo di Delfo chi fosse l’uomo piu’ sapiente della Grecia e l’oracolo ha indicato me. Io mi sono molto meravigliato perche’ so di non sapere nulla e allora sono andato a interrogare i veri sapienti, e ho fatto loro tante domande finche’ sono caduti in contraddizione e mi hanno odiato per questo.. Poiche’ il dio non sbaglia mai, alla fine ho capito che intendeva dire che: ‘SOLO IL DIO E’ SAPIENTE, e TRA GLI UOMINI E’ SAPIENTE SOLO CHI, COME SOCRATE, SA DI NON SAPERE“.
Il primo presupposto di Socrate e’ dunque il riconoscimento della propria ignoranza.
Cosi’ io ho capito la mia missione: andare in giro e scuotere i miei concittadini dall’ignoranza soddisfatta, e ho preso questo compito talmente sul serio che ho trascurato i miei affari e cosi’ sono povero. Molti giovani mi vengono dietro e si divertono quando metto in crisi i presuntuosi. Per questo voi dite che io corrompo i giovani. Ma chi non li corrompe? Forse i giudici? O il consiglio? Il pubblico? Sembra che tutti li curino, meno io, ma che cosa strana! Eppure se si parla di cavalli, voi pensate che chiunque sia in grado di allevarli o solo pochi? Pochi, dite, ma allora come e’ possibile che solo pochi sappiano allevare cavalli ma tutti sappiano educare i giovani? Cio’ non e’ possibile!”

Il giudice allora chiede che Socrate non si vergogna di fare una cosa che comporta pericolo di morte e Socrate risponde:
Ma se uno crede a una cosa, deve guardare a quella, non al pericolo della morte. Io sono stato un soldato, il comandante mi ha dato un posto, ci sono rimasto anche se poteva costarmi la vita. Ora Dio mi ordina di far pensare la gente, e la paura della morte non mi puo’ fermare. In tribunale, come in guerra, bisogna sfuggire la vilta’, non la morte. Si deve restare nel luogo dove si pone se stessi, senza tenere in conto il pericolo. Io ho il dovere di avvicinare i miei concittadini e di chiedere loro se non si vergognino di occuparsi solo di onori, gloria e ricchezze, trascurando verita’ e saggezza, che servono a migliorare l’uomo. Voi mi minacciate di morte, io non so cosa sia, dunque non posso temerla, so pero’ che e’ male tradire i propri ideali e preferisco cio’ che sicuramente e’ un male a cio’ che non conosco. Se poi mi ucciderete, il danno maggiore sara’ vostro, infatti non e’ concesso a un uomo superiore di ricevere danno da uno inferiore. Voi potreste cacciarmi o uccidermi ma il danno piu’ grande lo fareste a voi stessi commettendo una ingiustizia.
Lo stato e’ come un cavallo, generoso e forte, ma un po’ pigro, io sono il tafano che lo tiene desto. Se mi colpirete, continuerete a dormire il resto dei vostri giorni. In quanto a me, e’ preferibile patire l’ingiustizia che farla
.”

I giudici non prendono affatto bene questa perorazione e sono cosi’ irritati che lo condannano, tuttavia la legge permetteva che l’accusato proponesse la propria pena e Socrate, paradossalmente, propose che, visto che era stato un benefattore della patria, gli dessero un premio, una pensione, per esempio.
A quel punto la corte all’unanimita’ lo condanno’ a bere la cicuta, un veleno mortale.

Socrate li saluto’ dicendo: “Anche voi, o giudici, potete nutrire buone speranze sulla morte. Chi e’ buono non deve temere nulla di male, ne’ dalla vita ne’ dalla morte. E’ ormai tempo di andare via, ognuno per la sua strada, io a morire voi a vivere, io vengo condannato a morte, voi all’iniquita’, che cosa sia meglio solo Dio lo sa“.

Per un mese Socrate fu tenuto in carcere in attesa della morte, i giudici temevano, uccidendolo, di farne un martire, e pensarono di offrirgli una via di fuga. Aprirono la porta della cella e gli dissero che una nave lo attendeva nel porto per portarlo via si nascosto. Ma Socrate rifiuto’, perche’
era giusto cambiare una legge, ma non era giusto sfuggire a una pena. Nemmeno chi subiva ingiustizia poteva commettere ingiustizia, il male non poteva essere ripagato col male.
Se io fuggissi distruggerei le leggi ma nessuna societa’ civile puo’ sussistere se i cittadini non obbediscono alle leggi. Io non sono stato un corruttore di giovani, volete ora che io sia un corruttore di leggi
?”
Cosi’ bevve la cicuta e mori’, tra gli amici in lacrime.
La notte prima aveva sognato una donna bellissima vestita di bianco che veniva a liberarlo.

La morte di Socrate di David

Questo fu Socrate. Il suo era un METODO DIALOGICO, basato su continue domande, che incalzavano l’interlocutore cosi’ da portarlo ad approfondire il suo pensiero e da renderlo piu’ alto. Socrate portava avanti questo compito con ironia e distacco, mettendo l’uomo di fronte a se stesso, facendolo uscire dalla superficialita’, sviluppandogli logica e coerenza. Pensava che la verita’ non e’ mai semplice e immediata, non e’ mai la prima cosa che viene alla mente, essa e’ una conquista difficile che richiede un impegno attento e costante, e un confronto con le idee degli altri; la vera discussione e’ quella in cui si cominciano a superare i pregiudizi, le idee preconcette o dogmatiche, le banalita’, le improvvisazioni. Socrate era un maestro attento e pungolava i giovani affinche’ non fossero troppo superficiali e distratti, per poi diventare preda dei piazzaioli di turno, cosi’ che potessero crescere in se stessi e difendere meglio la liberta’ e la democrazia. Usava l’ironia come strumento provocatorio contro la supponenza, la presunzione, la protervia. Attaccava gli improvvisatori, i ciarlatani, quelli che sono convinti di sapere tutto e di poter fare tutto. Gli Ateniesi erano dei magnifici improvvisatori, versatili ed eclettici, convinti che, se uno faceva bene le navi poteva anche governare bene, invece Socrate diceva che occorreva competenza e che, se uno era buon imprenditore, non era detto che fosse buon politico: “Se hai le scarpe rotte, le porti da un ciabattino. Se la barca fa acqua la fai riparare da un falegname. Se il vascello dello stato va male, lo affidi a un competente, non a un uomo qualsiasi“.
Per Socrate l’uomo deve saper fare cio’ che fa e se uno e’ bravo a fare una cosa, non e’ detto che sappia farne bene un’altra. La fiducia e’ una cosa seria e la si da’ a chi e’ competente, non a chi dice solo di esserlo e anche la politica e’ una cosa seria che va affidata a persone preparate e non a improvvisatori. In un mondo di magnifici dilettanti Socrate spingeva un pensiero piu’ maturo.
Se l’uomo imparera’ a pensare correttamente, pensava, a distinguere bene e male, non potra’ che scegliere il bene, come chi ha davanti due piatti di minestra, uno avvelenato e uno buono, e scegliera’ quello buono. Secondo Socrate, se l’uomo vede chiaramente la giusta via, non puo’ che prenderla. Se sbaglia, e’ perche’ non ha pensato correttamente, non si e’ informato bene, non si e’ confrontato bene. L’errore di giudizio e’ un errore di conoscenza. La scelta cattiva e’ una scelta ottenebrata, confusa. Ma la bella intelligenza e’ quella che porta necessariamente al bene sociale. Aiutare la gente a pensare significa produrre cittadini consapevoli e Stati felici. Sono l’errore e l’ignoranza a rovinare uomini e Stati. Per Socrate:
LA CONOSCENZA = Il BENE = LA FELICITA’
La giusta conoscenza e’ quella che produce azione morale, l’uomo che vede la verita’ e’ anche socialmente buono e produce Stati felici. Questo concetto e’ un concetto orientale, poco diffuso da noi; in Oriente teoria e prassi camminano insieme, non si puo’ pensare a un saggio che non sia anche buono. Ma noi separiamo logica da coscienza e confondiamo intelligenza con furbizia e con queste confusioni concettuali finiamo per eleggere i peggiori.
Socrate e’ intelligente ma si affida a un custode interiore, la voce di una coscienza etica che guarda oltre Socrate, una specie di tutor angelico.
C’erano ad Atene maestri di carrierismo politico, che coltivavano ‘l’arte dell’apparire’, i SOFISTI, che insegnavano agli ambiziosi la retorica o arte di convincere gli altri. Socrate invece valorizzava ‘l’essenza’ dell’uomo, non l’apparire ma l’essere.

Il processo a Socrate segna la crisi della democrazia ateniese.
Platone, che aveva tanto ammirato lo stato democratico, resto’ cosi’ scioccato dalla morte di Socrate da maturare un vero disprezzo verso la democrazia, visto che essa puo’ cadere cosi’ in basso da uccidere uno dei suoi uomini migliori e visto che il popolo puo’ essere manipolato da persone avide o mediocri che lo conducono con la demagogia.
Platone vecchio ripudiera’ la democrazia e disegnera’ uno stato ideale di tipo totalitario, una dittatura dei filosofi, in cui il potere e’ in mano a una aristocrazia della mente e il popolo non conta piu’ niente. La sua Repubblica non e’ piu’ una democrazia ma e’ un’opera nata dall’amarezza.
Aristotele chiamera’ “politia” il governo buono popolare e “democrazia” quello corrotto. Oggi non c’e’ gruppo politico che a parole non si dichiari democratico, ma nei fatti la democrazia e’ fortemente compromessa e quelle attuali presentano una enorme varieta’ di generi che non hanno piu’ nulla a che fare con il modello puro tentato nella piccola Atene.
Democrazia oggi non puo’ significare piu’ governo diretto, ma almeno dovrebbe significare governo che elimina tutte le disuguaglianze che impediscono ai singoli l’accesso ai beni e ai diritti che rendono l’esistenza degna di essere vissuta. (Massima uguaglianza di fatto).
Democrazia puo’ essere anche l’insieme dei procedimenti che permettono ai cittadini il massimo di intervento sulle decisioni di interesse pubblico e sul loro controllo. (Massima distribuzione del potere).
Ma non e’ detto che queste due condizioni riescano a stare insieme, si puo’ abolire per es. il diritto di proprieta’ (come hanno fatto i Soviet) ma restringere il potere decisionale ad una nomenclatura, cioe’ a un apparato, eliminando di fatto il potere di decisione o controllo da parte dei cittadini. O si puo’ far votare tutti ma impedire di fatto lo sviluppo personale, privando il voto dei suoi effetti o togliendo ogni garanzia al lavoro.
Una democrazia sostanziale riconosce e tutela i diritti sociali, cioe’ e’ quello dove lo Stato elimina le disuguaglianze economiche, per es. con una scuola pubblica gratuita, con una assistenza per le malattie, le invalidita’, la salute, le nascite.. la vecchiaia, ed e’ quella dove tutti sono uguali davanti alla legge senza impunita’ di classe o di ceto o di posizione politica.
Quella che viene unanimamente considerata la maggiore democrazia, gli Stati Uniti, non ha avuto una democrazia formale, almeno finche’ ha negato ai neri il diritto di voto, e vede una scarsa partecipazione al voto e un’alta compromissione del mondo dei magnati del mercato nelle scelte politiche. Visti i grandi interessi economici che sono dietro i candidati, forse sarebbe giusto parlare di plutocrazia, governo dei ricchi. Non c’e’, inoltre, una democrazia sostanziale, in quanto lo stato sociale e’ limitato, le scuole pubbliche sono pessime, non c’e’ assistenza sanitaria per 45 milioni di poveri e lo stato sociale e’ in massima parte trasformato in assicurazioni costose che solo pochi si possono permettere.
Anche da noi in Italia c’e’ chi cerca di diminuire lo stato sociale, che di fatto protegge le fasce piu’ deboli della popolazione, per es. eliminando l’assistenza sanitaria gratuita per i piu’ poveri e inducendo al sistema elitario delle assicurazioni private, o deprimendo i fondi per la scuola o tentando di trasformare in fondazioni le universita’.
La privatizzazione di servizi essenziali e dei beni fondamentali come l’acqua porterebbe inevitabilmente, come negli USA, a un maggiore impoverimenti dei gia’ poveri, e una degradazione del concetto stesso di democrazia che presuppone il bene del numero maggiore di persone. Se questa spinta antisociale dovesse andare avanti, avremmo una diminuzione della democrazia sostanziale a favore degli interessi economici dei piu’ ricchi.
I governi che si sono succeduto negli ultimi 15 anni hanno solo a parole parlato di riforme progressiste ma nei fatti hanno attuato uno spaventoso regresso dello Stato verso forme totalitarie e di minore protezione e partecipazione dei cittadini.
Una democrazia progredita e’ tanto formale (diritto ampio di voto, consultazioni, referendum…) che sostanziale (possibilita’ pratica di veder riconosciuti il diritto a una vita sana e realizzata, senza paure con la speranza di un futuro migliore).
Un’altra caratteristica della democrazia sociale e’ una tassazione fortemente progressiva sui redditi, sul patrimoni, sulle successioni, in modo che piu’ ha, piu’ partecipi alla spesa pubblica nell’interesse di chi ha meno. Quando invece la democrazia sociale incide non sulla redistribuzione della ricchezza, ma sul modo di produrla, attraverso cooperative, gruppi sempre piu’ ampi di piccoli produttori, collettivizzazioni o nazionalizzazioni si passa, teoricamente, a una social-democrazia che mira a combattere le concentrazioni eccessive di proprieta’ private e la formazione di gruppi monopolistici.
La democrazia elitaria, che e’ quella che si sta realizzando oggi in Italia, e’ il contrario della democrazia partecipativa ateniese e concentra in una casta ristretta di persone tutti i poteri e diritti, tentando di eliminarli nel resto dei cittadini. I gestori della cosa pubblica da una parte sono specialisti della politica, dall’altra tendono a formare un potere che mira soprattutto a conservare se stesso e ad aumentare i propri diritti e i propri interessi.
Per 50 anni in Italia la Democrazia Cristiana ha costituito di fatto un gruppo politico costante che si e’ trasmesso per cooptazione ma ora sembra che vada anche peggio, stiamo tornando a forme feudali di principato, dove ai diritti o ai meriti si sono sostituiti i vantaggi per nepotismo, clientelismo, cooptazione.
C’e’ molta differenza tra una democrazia e l’altra, uno Stato puo’ essere piu’ o meno libero, ma i cittadini devono sapere che l’opinione pubblica, la stampa, le istituzioni di democrazia diretta come i referendum, i gruppi organizzati come sindacati o associazioni, le proteste popolari, gli appelli su larga scala, possono avere un grande peso in politica. E che l’unica cosa che veramente conta e’ la partecipazione, l’informazione, il confronto, il controllo e la volonta’ di cambiare in meglio, per il bene di tutti, cioe’ un’etica politica diffusa.

La vita di Socrate, sintetizzata nella scelta finale, se fuggire o ubbidire alla legge ingiusta, e’ una scelta etica.
I suoi dialoghi con i giovani di Atene li richiamano a essere individui responsabili e partecipi alle cose della citta’ e a scegliere, in base a una valutazione critica, logica e coerente, il bene pubblico e non il bene personale.
Socrate e’ il prototipo della consapevolezza etica che si sviluppa come impegno civile nello Stato moderno. Egli vive lo Stato come una casa piu’ grande che si deve servire, sacrificando anche se stessi, ma non vive la legge come qualcosa di immutabile e sacro, bensi’ come il risultato di una scelta evolutiva che raccoglie il meglio delle energie sociali e progredisce con esse.
L’uomo e’ innanzitutto cittadino e il cittadino non deve essere passivo di fronte alla legge.
L’ateniese aveva molto chiara la differenza tra democrazia e tirannide: se solo uno ha il potere economico e i mezzi per manipolare il popolo, se solo uno decide senza consultare nessuno, se attorno a quello ci sono solo cortigiani che si limitano a riportare la sua volonta’, quella non e’ democrazia.
Se tutti sono uguali di fronte alla legge, se c’e’ equilibrio e contrappeso tra i poteri dello Stato, i capi sono eletti dal popolo, sono controllati e possono decadere, se c’e’ una certa alternanza di potere, se chi prende le massime decisioni puo’ farlo solo su mandato popolare, nei limiti del mandato e agisce in modo collegiale, se i cittadini esercitano su di lui un controllo costante e possono rimuovere gli indegni, se sono ascoltati nelle loro richieste ed esigenze, allora quella e’ una democrazia.
La democrazia e’ partecipazione alla cosa politica, uguaglianza, libera elezione e controllo. Tutto il resto e’ barbarie. Ma essa implica il senso civico e la responsabilita’ di tutti al bene comune e non scalate al potere di pochi per interessi privati.
I sistemi democratici da soli non giustificano i modi del potere, anzi possono surrogare i poteri peggiori. Ricordiamo che Milosevic e’ andato su attraverso elezioni democratiche.
Socrate richiama l’uomo a essere il meglio di se stesso ma non per se’, per il bene comune.
La legge non e’ un comando che piove dall’alto, assoluta e inamovibile nel tempo o governata da pochi in modo dispotico, essa e’ scelta dal popolo e corrisponde al grado del suo sviluppo, e’ il risultato di una ricerca che sintetizza le migliori intelligenze e puo’ essere modificata e migliorata.
Quando la legge nasce da un comando divino o tirannico, come negli integralismi religiosi o nei principati, diventa indiscutibile e assoluta, ma quando e’ dinamica nel tempo, si cala nella storia, si laicizza, perde la trascendenza, diventa cosa umana fatta per gli uomini, allora e’ una legge civile.
Socrate pensa, come per ogni buon ateniese, che ‘politica’ significhi ‘cura disinteressata della polis’, la cosa piu’ degna di un uomo libero.
La democrazia ateniese era una delle piu’ pure forme di democrazia diretta, cioe’ i cittadini tutti partecipavano via via alla formazione della legge, non solo ma anche alle funzioni esecutive e giudiziarie. Lo Stato era piccolo, la partecipazione intensa. Oggi forme di democrazia diretta sono molto rare, possono esistere al piu’ in alcuni cantoni svizzeri, la complessita’ dello Stato attuale impedisce che si pratichi una democrazia diretta.
Noi abbiamo una democrazia mista, esercitiamo la democrazia in modo indiretto attraverso le elezioni di rappresentanti sia a livello locale che nazionale, e abbiamo pochi istituti di democrazia diretta come il referendum, in cui diciamo direttamente la nostra volonta’, o il patto sindacale la’ dove siano consultati gli iscritti, ma questi istituti se pur riconosciuti dalla Costituzione, sono stati nel tempo disattesi e calpestati. E il popolo ha perduto la fiducia di intervenire attraverso il loro uso. L’esempio macroscopico e’ stato il referendum. Abbiamo votato due volte contro il finanziamento pubblico dei partiti e li finanziamo piu’ di prima, addirittura anche se non portano a termine la legislatura. Abbiamo un Governo che si permette di firmare contratti di lavoro snobbando il maggiore dei sindacati.
E anche la democrazia indiretta che si esercita dando mandato elettorale ai deputati e senatori si e’ dequalificata, in quanto l’eletto non ha alcun obbligo di mandato e puo’ migrare in partiti avversari, distruggendo di fatto il programma per cui l’elettore lo aveva scelto e in quanto non e’ piu’ l’elettore a scegliere il suo rappresentante ma ci sono liste preformate da un numero ristretto di capipartito.
Il risultato e’ stato un progressivo peggioramento della casta che detiene il potere.
I grandi attentati alla democrazia hanno aumentato la disaffezione politica di cittadini, con grave crisi della democrazia che ha perduto la sua base popolare (democrazia vuol dire appunto governo del popolo) per diventare gioco formale di pochi, rivolti solo a perpetuare poteri e interessi personalistici.
Oggi puo’ darsi che in Italia si passi dalla democrazia a un principato, ma di fatto gli Italiani hanno perso la loro liberta’ quando hanno smesso di difenderla.

Gia’ nella splendida Atene, al tempo di Socrate, la democrazia nacque e immediatamente rovino’ in demagogia, cioe’ sorsero maestri di arrivismo, i sofisti, che insegnavano come si fa ad arringare la folla e a plagiarla, convincendola di tutto e del contrario di tutto.
Socrate metteva in guardia contro il sonno della ragione, la pigrizia mentale, l’arrendersi alla ragione degli altri, perche’ ogni volta che un cittadino cede agli altri la responsabilita’ delle scelte sociali perde la sua liberta’.
Secondo Socrate, io cittadino sono responsabile della legge, che nasce dal mio sforzo di capire e di evolvere e dal mio amore per lo stato, per la comunita’. La legge deve evolvere insieme alla coscienza sociale di cui io sono parte. Sono io il custode della legge e il suo correttore. Io so che la legge e’ relativa, perche’ e’ solo una tensione verso il bene e procede in senso etico parallelamente al popolo che la forma, ma Socrate dice anche che, finche’ la legge e’ in vigore io devo ubbidirla, come fosse assoluta, anche se mi ferisce e mi danneggia, perche’ la stabilita’ dello Stato si fonda non sulla legge ma sul suo rispetto, cioe’ sulla legalita’, e se io attento alla legalita’, uccido lo Stato, che mi e’ superiore.
Sulla legalita’ si fonda la stabilita’ della citta’, ed essa e’ un bene tale che per mantenerla io devo sottopormi anche a una legge ingiusta, finche’ e’ in vigore. Il cittadino puo’ contestare una legge e lottare per cambiarla perche’ e’ nei suoi diritti democratici ma non puo’ disubbidirla, perche’ cio’ minerebbe il valore principale su cui si fonda lo Stato, l’ubbidienza. Chi viola una legge danneggia tutto il gruppo sociale, perche’ contamina il valore stesso della legalita’, mettendo, al posto del diritto e dell’etica, la trasgressione e l’arbitrio, egli e’ dunque un corruttore dell’anima.
Quando un potente mostra di poter trasgredire la legge impunemente, le basi stesse dello Stato si disgregano, la corruzione si mostra vincente, si distrugge il senso profondo del bene e del male, si distrugge il valore stesso della giustizia e si precipita nell’arbitrio e nell’anarchia.
Non si puo’ dire di governare legalmente e poi vivere in un modo anarchico. Il gruppo e’ un valore superiore all’interesse del singolo. Senza legge non c’e’ Stato. Senza Stato l’uomo torna a un livello bestiale. Colui che si vanta della trasgressione e non viene punito e’ un corruttore che insinua il dubbio che agire secondo il proprio interesse contro la legge sia cosa valida.
Una comunita’ si fonda essenzialmente sui suoi legami ideali, rompere questi legami distrugge la societa’.
Il valore della comunita’ e’ superiore a quello degli individui che la costituiscono, perche’ c’e’ una scala ideale che parte dall’ego e arriva all’assoluto. Il primo scalino e’ costituito dai valori egoistici individuali, i propri interessi, i propri comodi; poi abbiamo i valori della famiglia, del gruppo, della corporazione, del partito e cosi’ via. La via della giustizia guarda al bene di tutti. Quella dell’ingiustizia usa il potere per interessi privati, o della famiglia, dell’azienda, della corporazione, della casta… contro gli altri.
Da un lato della scala c’e’ l’egoismo con i suoi valori di interesse e piacere, dal lato opposto l’intera comunita’.
Quanto piu’ una legge o un principio difendera’ un numero maggiore di persone, tanto piu’ essa sara’ alta e valida.

La Grecia di Socrate aveva una struttura tribale. Lo stato era una tribu’ o un insieme di tribu’, un gruppo di famiglie; ad Atene la legge poneva un valore di riferimento alto, nel cui nome si sublimavano gli interessi privati. Atene era molto di piu’ del vantaggio del singolo ateniese. Era l’idea dello stato democratico, non totalitario ma partecipativo. La polis permetteva all’uomo di oltrepassare i confini stretti dell’interesse utilitaristico. Era un passo molto importante nel cammino dell’Ego verso il “NOI”.
Quando i Persiani attaccarono i Greci, questo mondo ideale crollo’ sotto il peso della sconfitta, e di nuovo torno’ la barbarie, perche’ i Persiani non erano cittadini ma sudditi e la giovane democrazia nascente venne stroncata. La Grecia fu vinta perche’ non riusci’ a diventare Nazione, perche’ solo quando le comunita’ riescono a creare organismi sovranazionali, si ha progresso. Invece vinsero le divisioni e le separazioni.
I Persiani predominarono sfruttando i particolarismi e gli egoismi personali dei Greci. Il che e’ quello che rischia di accadere anche alla nascente Europa, se gli interessi e i privilegi dei singoli Stati continueranno a prevalere su valori comuni. Per costruire comunita’ sempre piu’ ampie, per poter portare pace e ordine all’intero mondo, occorre saper vedere oltre i propri interessi limitati, di campanile, di gruppo, di casta, occorre uno sguardo meno egoistico che alzi a una visione ideale.
Ormai non ci puo’ essere giustizia se non c’e’ in tutto il mondo, non ci puo’ essere pace se non rafforziamo i rapporti civili tra popoli. Il mondo deve camminare verso il mondo.
Per troppo tempo e’ stata in atto una mondializzazione negativa, dove l’interesse individuale ha prevalso sul bene collettivo. Lo vediamo nella globalizzazione della produzione e del mercato, nei crack spaventosi delle borse che trascinano tutti i paesi in cadute rovinose, nelle grandi unioni bancarie e nei trasferimenti dolosi di capitale, nella criminalita’ che non riguarda piu’ un singolo paese e che alimenta massicciamente le strategie politiche, nei media che fanno del mondo un villaggio globale nel bene e nel male, nelle organizzazioni criminali, nella pedofilia, nella diffusione di armi letali o di epidemie mostruose, nell’inquinamento, nei danni ambientali…
Il mondo si scopre uno nel male, che si allarga a macchia d’olio e non conosce piu’ confini, ma non nella globalizzazione positiva dei diritti e dei valori, nella liberta’ dei non liberi, la protezioni dei deboli, la salvezza dell’ecosistema..
Socrate diceva: la mia patria e’ Atene e Atene e’ piu’ di me, per Atene io posso dare la vita. Oggi noi dovremmo imparare a dire: “il mondo e’ la mia patria, e il mondo vale piu’ di me e per il mondo io potrei dare la vita”.

Diceva il poeta John Donne:

Nessun uomo e’ un’isola,
completo in se stesso
ogni uomo e’ un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
l’Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perche’ io sono parte dell’umanita’.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
suona per te.

..

ELENCO I LIBERATORI. Corso

Socrate
masadaweb.org/2008/11/17/masada-n-825-17-11-2008-socrate-la-coscienza-critica-applicata-alla-vita-civile/

Platone
masadaweb.org/2008/11/20/masada-n-827-20-11-2008-i-liberatori-2-platone/

Gandhi
masadaweb.org/2008/12/05/masada-n-835-5-12-2008-i-liberatori-n%C2%B0-3-gandhi/

Madre Teresa
masadaweb.org/2008/12/11/masada-839-11-12-2008-i-liberatori-madre-teresa-di-calcutta/

Kandinskij
masadaweb.org/2008/12/26/masada-n-845-26-12-2008-i-liberatori-vasilij-kandinskij/

Jung
masadaweb.org/2009/01/20/masada-n-861-20-1-2009-i-liberatori-carl-gustav-jung/

Einstein
masadaweb.org/2009/01/23/masada-n-862-21-1-2009-i-liberatori-albert-einstein/

Krishnamurti
masadaweb.org/2009/01/24/masada-n-863-24-1-2009-i-liberatori-jiddu-krishnamurti/

Sri Aurobindo
masadaweb.org/2009/02/02/masada-n-867-2-2-2009-i-liberatori-sri-aurobindo/

http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Cercare Dio e fuggire il peccato
    Amate la giustizia, voi che governate sulla terra,
    rettamente pensate del Signore,
    cercatelo con cuore semplice.
    Egli infatti si lascia trovare da quanti non lo tentano,
    si mostra a coloro che non ricusano di credere in lui.
    I ragionamenti tortuosi allontanano da Dio;
    l’onnipotenza, messa alla prova, caccia gli stolti.
    La sapienza non entra in un’anima che opera il male
    né abita in un corpo schiavo del peccato.
    Il santo spirito che ammaestra rifugge dalla finzione,
    se ne sta lontano dai discorsi insensati,
    è cacciato al sopraggiungere dell’ingiustizia.
    La sapienza è uno spirito amico degli uomini;
    ma non lascerà impunito chi insulta con le labbra,
    perché Dio è testimone dei suoi sentimenti
    e osservatore verace del suo cuore
    e ascolta le parole della sua bocca.
    Difatti lo spirito del Signore riempie l’universo
    e, abbracciando ogni cosa, conosce ogni voce.
    Per questo non gli sfuggirà chi proferisce cose ingiuste,
    la giustizia vendicatrice non lo risparmierà.
    Si indagherà infatti sui propositi dell’empio,
    il suono delle sue parole giungerà fino al Signore
    a condanna delle sue iniquità;
    poiché un orecchio geloso ascolta ogni cosa,
    perfino il sussurro delle mormorazioni
    non gli resta segreto.
    Guardatevi pertanto da un vano mormorare,
    preservate la lingua dalla maldicenza,
    perché neppure una parola segreta sarà senza effetto,
    una bocca menzognera uccide l’anima.
    Non provocate la morte con gli errori della vostra vita,
    non attiratevi la rovina con le opere delle vostre mani,
    perché Dio non ha creato la morte
    e non gode per la rovina dei viventi.
    Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza;
    le creature del mondo sono sane,
    in esse non c’è veleno di morte,
    né gli inferi regnano sulla terra,
    perché la giustizia è immortale.

    Commento di Saverio De Pinto — novembre 17, 2009 @ 6:39 pm | Rispondi


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