Nuovo Masada

settembre 22, 2008

MASADA n. 789- 22-9-2008. La carogna

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 5:25 pm


Monica

Quando una parte di un organismo si contamina e marcisce ma non viene ne’ curata ne’ resecata, puo’ accadere che diventi cannibalica nei confronti delle parti vicine, le quali sono deprivate del loro bene per mantenere la sua agonia. Questo e’ appunto cio’ che accade riguardo a compagnie come l’Alitalia o a banche come la banca di affari americana. I governi che intendano nutrire il malato col sano, non guariranno il malato e finiranno per rovinare l’organismo tutto intero anche nelle sue parti incolpevoli e sane. In tal caso, il marciume che si allarga si comportera’ come una iena, con la differenza che le iene si nutrono delle carogne, mentre questo male si nutre di corpi vivi.


Non solo rovinano il paese ma la volgarita’ gli esce dalle orecchie. Non gli basta fallire, devono anche essere repellenti fino all’ultimo, Siamo al di la’ di ogni decoro. E mi riferisco al Foglio o al Giornale che sono l’immondizia dell’immondizia.
I giornali di Berlusconi oggi vomitavano oscenita’.
Buttavano la colpa sul sindacato “comunista” e su Veltroni.
A parte che di “comunista” in Italia non c’e’ stato mai niente, altro che le urla becere di Berlusconi..
E se c’e’ qualcosa di totalitario qui e’ solo il laido comportamento di questo soggetto che ha violato tutte le regole di mercato, tutte le direttive europee e perfino la sua stessa legge Marzano sui fallimenti, comportandosi come un ras abissino
A parte che il sindacato piloti e’ di chiara marca fascista e chiamarlo “comunista” fa ridere i polli
A parte che il Pd piu’ defilato di cosi’ non poteva stare, oltre c’e’ solo la morte
A parte che Veltroni e’ un avversario talmente inesistente che anche qui oltre c’e’ solo il coma
A parte che il trattamento proposto dalla cordata era efferato e avrebbe costituito un micidiale precedente di schiavizzazione del lavoro per ogni vertenza futura (e non mi riferisco ai privilegi dei piloti ma a una offerta che era come minimo criminale nel suo complesso, degna solo di iene e sciacalli, di criminali come i membri della Cai erano)
.. ma che poi con questa situazione di merda, i giornali di Berlusconi non sappiano fare di meglio che aggredire con insulti campati per aria… da’ l’idea di che immondizia spregevole siano
Ora, se avremo fortuna, si tornera’ al piano originario di Prodi. Non che lui fosse meglio. Voleva far gestire il fattaccio alla Lehman..!
Non e’ solo marcia l’Alitalia, e’ tutto il sistema neoliberista che sta fallendo rovinosamente, una carogna putrida che riempira’ di cadaveri tutto il mondo. E giornalisti economici di questa carogna putrida sono i becchini

Bifo
E’ morto il dogma neoliberista, che ha contribuito a devastare la civilta’ sociale moderna ed ha creato le condizioni di una rovina barbarica i cui segnali sono gia’ evidenti nelle societa’ contemporanee.
Il suo cadavere imputridisce sulla scena del mondo, perche’ non esistono ancora le forze soggettive capaci di rimuovere la carogna, e di lanciare un progetto di umanesimo post-umano.
Suscitare una soggettivita’ capace di interpretare questo cataclisma e’ oggi il nostro compito, questa e’ la prospettiva che si apre davanti agli intellettuali, ai poeti, agli attivisti mediatici, agli scienziati coscienti.
A questo compito non possiamo accingerci seguendo i percorsi antichi della politica moderna, riesumando simboli defunti ricoperti di infamia, falci martelli e bandiere neoliberiste.
….
La deregulation delle iene
Viviana Vivarelli

Dov’e’ oggi quell’ideologia liberista che a colpi di libero mercato e deregulation senza limite prometteva benessere a tutto il mondo?
E dov’e’ quella Nazione americana dei portenti, orgogliosa propagandista di liberta’ e democrazia, che si faceva sceriffo del mondo e imponeva all’universo il suo stile di vita coercitore di tutti gli altri?
E dove sono quegli organismi sovranazionali che dovevano garantire il libero gioco delle concorrenze e la libera formazione dei grandi patrimoni multinazionali?
Cosa fa quella comunita’ dei seimila grandi magnati, reggitori delle sorti collettive, che altro non ha saputo realizzare che un micidiale gioco di potere trasformato in progressivo strumento di morte e autodistruzione?
Dove sono oggi i vecchi steccati tra gli autoritarismi che intendevano nazionalizzare le risorse della ricchezza e le cosiddette democrazie che promettevano ai detentori privati un’economia indisturbata dove il lucro fosse il corrispettivo del rischio purche’ lo Stato non si interponesse con lacci e lacciuoli ma nemmeno con la copertura delle eventuali perdite?
Non ci consola oggi dire che le peggiori previsioni sull’insostenibilita’ del libero mercato si stanno verificando e che il libero mercato stesso si sta rivelando la piu’ gigantesca frode mai raccontata ai danni dell’umanita’.
La nazionalizzazione era un termine del socialismo reale, messo all’indice dai cultori del neoliberismo ma oggi e’ la manovra con cui la repubblicana amministrazione USA sostiene con perfetta faccia di bronzo le grandi banche in crisi o le aziende decotte.
Comincio’ a parlarne Gordon Brown, portatore di un Labour molto modificato e irriconoscibile come modificata e irriconoscibile e’ la sinistra italiana. Di fronte alla crisi dei muti subprime, Brown non esita a far intervenire il Tesoro e nazionalizza la banca in fallimento riversandone i passivi sui contribuenti inglesi. Operazione simile tenta il governo Berlusconi con l’Alitalia. E sulla stessa linea si muove il governo americano nazionalizzando Fannie Mae e Freddie Mac, i giganti dei mutui americani.
Dove sono finiti i predicatori dello Stato leggero che non si doveva far sentire sui liberi movimenti del mercato?
Che differenza c’e’ tra una Russia retta da autorita’ fantoccio, dove il persistente Putin privatizza i proventi del gas, e gli Stati occidentali retti da facsimili autorita’ fantoccio dove i magnati di turno nazionalizzano le perdite delle loro societa’ fallimentari?
Ovunque vediamo il rovesciamento di ogni enunciato economico, la caduta dei paradigmi gia’ ritenuti sacri, il reificarsi di paradossi. Non c’e’ piu’ alcuna ideologia che tenga, che abbia la faccia di confrontarsi con se stessa. Non c’e’ piu’ una destra che si distingua da una sinistra nella spregiudicatezza degli squali che salvano se stessi a danno della comunita’.
Nel modello socialista non c’e liberta’ di mercato e lo stato centrale decide tutto.
Nel modello neo-liberista, all’opposto, lo stato dovrebbe farsi invisibile.
Ma lo stato socialista e’ fallito. E lo stato capitalista oggi crolla. E fallimenti o tentativi di salvataggio si presentano con gli stessi caratteri di prevaricazione e insostenibilita’.
Nei paesi comunisti non si puo’ comprare nulla, in quelli capitalisti si potrebbe comprare tutto ma la gran massa delle persone non ha denaro per comprare nulla.
Il paese comunista si impoverisce, quello capitalista aumenta a dismisura un deficit che intende combattere solo con una regressione dei diritti e dello stato sociale. In entrambi il potere economico e politico sfugge dalle facolta’ delle masse e una classe politica sempre piu’ corrotta si arrampica sugli specchi per mantenere la propria corruzione. A che pro a questo punto distinguere delle differenze.
I due modelli ci danno solo la realizzazione di un immane fallimento, e il modello intermedio, il capitalismo cinese, e’ una macchina ancora piu’ impazzita dove il lucro fa danni anche peggiori sul vivere umano.
Arricchimento di pochi, immiserimento dei piu’, accumuli di denaro sottratti al fisco e rimpiattati nei paradisi fiscali, crescita dell’iniquita’ sociale, impunita’ garantita dei potenti, crollo dei diritti civili del cittadino, speculazione impazzita fine a se stessa e sempre piu’ esente da regole finanziarie, sempre piu’ separata dall’economia reale.
Un’economia che in entrambi casi estremi si e’ dichiarata impudicamente amorale e ora misura sul proprio fallimento finanziario il fatto che una amoralita’ vergognosa porta solo all’inferno.
Il vero terrorismo non e’ quello di Al Qaeda, ma quello di Wall Street. La speculazione selvaggia e’ la vera arma di sterminio di massa e le grandi banche i suoi sgherri mai messi alla gogna, mai spinti a un’autoanalisi, mai giudicati, condannati, redenti.
Ma il terrorismo ufficiale viene demonizzato dal governo come un nemico esterno da combattere, mentre lo sversamento dei debiti delle grandi societa’ private sul debito pubblico e’ forzato dal governo come un provvedimento necessario e ineliminabile contro cui non si puo’ armare nessun esercito e non si puo’ sventolare nessuna ideologia. E’ con questi atti indiscriminati che Berlusconi in Italia e Bush in USA fanno crescere il deficit pubblico condannando al fallimento l’intera Nazione.
Che questo genere di provvedimenti sia iniquo secondo qualsiasi legge di mercato e sia insostenibile se protratto sui tempi lunghi e’ innegabile, senza tuttavia che nessuno suoni le trombe dell’intolleranza o sventoli i lai dell’attentato nazionale. L’arroganza del sistema difende vergognosamente se stessa, negando persino i termini linguistici con cui un fallimento viene definito: recessione, bancarotta, crisi senza ritorno, crack, buco nero, caduta a picco.
Bene, continuiamo con questa ipocrisia micidiale! Continuiamo con questi efferati G8 in cui non viene mossa una virgola del sistema di distruzione del mondo! Continuiamo a permettere una speculazione finanziaria senza limite ne’ regole che brucia capitali immensi e condanna alla morte interi popoli!
La sola nazionalizzazione di Fannie Mae e Freddie Mac ha aumentato al 40% del Pil il debito pubblico statunitense. Un regalo pubblico di 5000 miliardi di dollari. Entro la fine dell’anno il numero degli americani senza tetto che mangiano grazie ai buoni alimentari salira’ da 30 a 35 milioni, pari all’ 1% delle famiglie. Per sfamarli ci vorra’ uno stanziamento di 280 miliardi di dollari ma il parlamento, lo stesso che con tanta facilita’ ha sempre votato per l’aumento delle spese militari in Medio Oriente, da mesi non lo approva.
Cio’ che accade all’America e che l’America nasconde a se stessa e’ molto peggio della crisi argentina, con un effetto domino di fallimenti a catena di tutta una serie di banche piu’ piccole e di assicurative e la minaccia che i grandi detentori stranieri della valuta americana comincino a rilasciarla con un micidiale effetto svalutativo che porterebbe sotto i tacchi l’economia americana.
Un mondo basato su due soli strumenti di avanzata economica: la guerra e la speculazione finanziaria della Borsa, due strumenti che non dovrebbero avere nessuna ragione di esistere in un tempo civile ma che hanno perpetuato un sistema di dominazione barbarica della Terra basata sul censo e la spregiudicatezza dei peggiori.
Siamo arrivati a scommettere in Borsa per il fallimento di se stessi, le regioni italiane scommettono sul fallimento del paese Italia. Quando si perde il senso di empatia e di partecipazione sociale fino a questo punto, vuol dire che il sistema e’ tanto marcio che non resta che augurarsi un veloce suicidio.
L’antico feudalesimo condannava alla miseria piu’ atroce la gran parte dell’umanita’. Il nuovo sistema di dominazione, capitalistica o fintamente anticapitalista, condanna a miseria crescente gran parte dell’umanita’ in modo anche peggiore e non ha alcuna giustificazione per restare in vita. A quel livello di bassezza dove non esiste piu’ alcuna regola etica o sociale, l’organismo e’ troppo malato perche’ lo si possa far sopravvivere, e’ gravemente pericoloso e non ha senso che i governi sottraggano risorse utili alla societa’ per salvare simili bubboni mortiferi. L’economia ormai e’ diventata un ammasso di cellule malate dove non c’e’ piu’ nulla di sano ma solo la pervicace spinta a distruggere ogni cosa che resta.
Si allarga nei paesi del primo mondo il numero dei poveri, e la classe media perde ogni afflato evolutivo per alimentare la quantita’ di quelli che hanno meno, aumenta il livello cinico e amorale di chi comanda e non si vedono ormai piu’ tra i sistemi estremi differenze qualitative. Nessuno dei due sistemi e’ sostenibile. Il potere dei senza morale uccide se stesso. Il neomedioevo moderno non lascia speranza di soluzione e nella dissoluzione dei valori, delle ideologie, delle chiese, dei partiti e dei sistemi non vediamo all’orizzonte nessun umanesimo che sia speranza per l’uomo comune.
..
Napoleoni

Per salvare l’economia mondiale ci vuole un atto di grande umilta’: ammettere di aver sbagliato. Solo allora ci sara’ spazio per una nuova teoria economica”.

Siamo stanchi come
questa natura riarsa
che ha perso i suoi colori
nelle vampe precoci
gia’ secca
di perduta speranza

Nel degradare della luce
aspettiamo
le piogge consolatrici
le brevi sere declinanti
il meditare spento
senza parole
come un riposo necessario
prima di nuova aurora

Viviana
..
AutunnoMariapia

Cari amici vi penso anche nel silenzio.
Un silenzio che in campo sociale diventa ogni giorno piu’ doloroso e che mi sento crescere attorno.
Una parte di gente, me compresa, e’ annichilita, e speriamo di non essere tra poco annichilati e infilati in un buco nero.
Domani e’ il primo giorno dell’autunno di quest’anno, e tutto il ciclo si ripete.
Verra’ l’inverno, la primavera e l’estate.
I cicli stagionali della storia umana procedono secondo una misura che si quantifica in migliaia di anni, ma pure loro hanno l’andamento stagionale dell’anno astronomico.
Ora siamo in autunno, poi verra’ l’inverno e infine la primavera e di nuovo l’estate.
Auguri e un abbraccio a ragazze e a ragazzi.
Mariapia

Diversita’ non e’ contrarieta’ ma il modo in cui l’immenso si manifesta
Gregory Bateson – antropologo, sociologo, linguista
« Il bello e il brutto, il letterale e il metaforico, il sano e il folle, il comico e il serio… perfino l’amore e l’odio, sono tutti temi che oggi la scienza evita. Ma tra pochi anni, quando la spaccatura fra i problemi della mente e i problemi della natura cessera’ di essere un fattore determinante di cio’ su cui e’ impossibile riflettere, essi diventeranno accessibili al pensiero formale. »
Gregory Bateson

Raffaella

Condivido la preoccupazione, anzi, di piu’, una sorta di presagio che non porta nulla di buono…
L’Italia sta precipitando verso un mondo irreale, e noi siamo costretti a guardare. Guardare perche’ non abbiamo partecipato alla scelta che ha condotto a questo punto, ma anche perche’ NULLA sembra contrastare l’abisso.
Pero’, domani e’ autunno.
Non amo questa stagione, io sono solare e amo l’estate, ma anche l’autunno sa parlare al cuore.
Ti regalo una poesia di Rilke.

Signore: e’ tempo. Calda fu l’estate.
Allunga la tua ombra sulle meridiane
e manda liberi i venti sulle pianure.

E che siano pieni gli ultimi frutti,
un giorno ancora li scaldi il sole del Sud,
finche’ non maturino del tutto,
e al vino forte aggiungi un’ultima dolcezza
.

Chi e’ senza casa ora, non la costruira’;
chi e’ solo ora, a lungo lo rimarra’,
insonne leggera’, scrivera’ lettere,
lungo i viali vaghera’ inquieto,
quando cadono, vorticando, le foglie
.

Rainer Maria Rilke

Biglietto d’ingresso
Mario Luzi

Vorrei arrivare al varco con pochi, essenziali bagagli,
liberato dai molti inutili, inerziali pesi e zavorre
di cui l’epoca tragica e fatua
ci ha sovraccaricato, noi uomini.
E vorrei passare questa soglia
sostenuto da poche,
sostanziali acquisizioni di scienza e di pensiero
e da immagini irrevocabili per intensita’ e bellezza
che sono rimaste
come retaggio.
Occorre una specie di rogo purificatorio
del vaniloquio
cui ci siamo abbandonati
e del quale ci siamo compiaciuti.
Il bulbo della speranza,
ora occulta sotto il suolo
ingombro di macerie
non muoia,
in attesa di fiorire alla prima primavera
.

Doriana Goracci
L’esilio del sale

Il sangue e’ ribollito ancora una volta il 19 settembre 2008 e l’arcivescovo Sepe puo’ concludere la cerimonia con il noto “A Maronna v’accumpagni”, fuori dal Duomo di Napoli, per benedire la citta’ e la regione, magari il Paese tutto. Ha ammonito la camorra e i sicari, “serpenti velenosi”, che hanno ucciso sette persone, sei nigeriani e ferito un’altra. “Questa terra, questa citta’, non puo’ morire e non morira’. Lo ripeto con forza e con convinzione perche’ il popolo napoletano ha con se’ il coraggio delle sue radici e della sua identita’”. Il cardinale ha poi rivolto un pensiero a chi non riesce ad arrivare a fine mese per gli stipendi troppo bassi, per i giovani senza lavoro, per l’ingiustizia sociale e per tutti i precari. Un gruppo di insegnanti della scuola primaria ha manifestato sul sagrato della Cattedrale. Scriveva sul suo blog, Antonio Bassolino, il 13 novembre 2007, della discesa in campo del cardinale Sepe con l’adesione seppure ideale, alla manifestazione di protesta del quartiere Chiaia, sabato 10 novembre. “Una discesa in campo, senza neanche piu’ il paravento della “cortesia istituzionale” tra Curia ed Amministrazione cittadina…Una proposta provocatoria: candidiamo in futuro il Cardinale Sepe a Sindaco di Napoli. Sarebbe una candidatura fortissima con la sovrapposizione tra il compito religioso di provvedere al bene dello spirito con l’accesso all’eternita’ e la gestione dei meri bisogni materiali quotidiani di una grande metropoli. Per molti una soluzione forse perfetta, ma per molti altri solo un conflitto d’interessi, di cui gia’ da adesso ne ho come un sentore e ne pavento gli effetti. La sintesi di tutte le mie considerazioni, prive di ogni intento offensivo e blasfemo, e’ che, a Napoli, ormai ha preso piede un blocco conservatore, che, nella fattispecie non fornisce alcun progetto politico, culturale ed economico alternativo a quello dello schieramento politico, che governa citta’ e regione, pur agitandosi molto, strumentalizzando un po’ vampirescamente ogni difficolta’ ed il tutto con la benedizione del Cardinale. Alla Napoli laica e democratica l’ardua sentenza!”.
Sarebbe fin troppo facile, cercare a prima vista, quale sia stata la forza politica in campo, che si e’ fatta padrona e servitrice della Sicurezza e dell’Ordine, che e’ scesa in campo. Il termine “campo”, sembra rievocare solo quelli di calcio e le discariche del malaffare, non piu’ di una realta’ rurale, incontaminata e lasciata in pace, magari buona anche a raccogliere cicoria ed erbe selvatiche o ai margini, le lumache di un dopopioggia…
La mistura tutta italiana, da dopoguerra di poveri ma belli, di don Camillo e Peppone, amici e nemici al contempo, e’ cresciuta ed invecchiata, di alluvioni e morti ne ha visti a migliaia, di faccette nere nate e vissute tra noi: cosa succederebbe se si togliesse anche la speranza nella Madonna? A chi affidare paura e speranza? Forse conforta quel Mondo Piccolo, rispetto a quello globale? Sta di fatto che i comunisti non ci sono piu’, se non in mezzo a qualche esausta sigla, il Vaticano rimane, il Fascismo pure, le Banche e lo Ior girano con L’ Otto Volante, ci si gratta e si spera di vincere il fastidio e l’angoscia, si restaurano film degli anni ‘60, si ripropongono documentari e Cine Luce, si spalma cultura di ieri con qulche politico Ogm che e di origine controllata che produca prodotti garantiti e sicuri. Il sangue continua a sciogliersi e ribollire non solo in un’ampolla custodita in un duomo ma anche sulla strada, in casa, in famiglia, mischiato a veleni e pallottole, a rivendicazioni e bastonate, ad attentati e rivolte. Le parole di Bassolino, a distanza di poco meno di un anno, sono sinistre e non certo per la loro intrinseca politica, cosi’ come l’elevazione enfatica di Sepe: «Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra.»
Gia’, non fu solo Tomasi di Lampedusa a nominare questi grani bianchi, anche Ratzinger ha scritto un libro con questa pretesa, quando ancora non era papa. Nel 1953, venne alla luce anche il film americano, Salt of the Earth, che svolgeva la sua storia in una miniera di zinco di Silver City (New Mexico) dove i minatori messicani proclamano uno sciopero, dove uno dei sindacalisti, e’ arrestato dallo sceriffo ma sua moglie continua con le altre donne la lotta che si conclude con una vittoria. Furono tre cineasti di sinistra – H.J. Biberman regista, Michael Wilson sceneggiatore, W. Geer attore – finiti sulla “lista nera” della commissione per le attivita’ antiamericane, a creare una pellicola collettiva che annotava con passione la partecipazione delle donne, i rapporti tra lavoratori messicani e nordamericani, “sui conflitti psicologici perche’ gli scioperanti, all’avanguardia sul piano sociale, sono retrogradi nella vita familiare”. Il sale della terra arrivo’ da noi nel 1958, come Sfida a Silver City: in parecchi hanno ormai delegato la sfida, in parecchi ad annunciare vittorie dell’amico e disfatte del nemico, in parecchi a non credere ai miracoli, eppure ancora si parla di sale fecondo, di misteri che trasudano dalle fronti, dalle stimmate e nelle teche e non ci si accorge di una realta’ sotto agli occhi di tutti, che il sale e’ prodotto dal mare. In Italia le saline gestite da privati, passarono alle pretese del Fisco imperiale, per percorrere la “strada del sale” e si pagava una tassa .I Romani chiesero il 2,5% e ci pagavano con i “salari” le truppe, nel Medioevo passo’ al 20%, la tassa dei nostrani Monopoli di Stato rimase in vigore fino al 1975: aveva raggiunto quota 300%. Nel secolo scorso, Gandhi porto’ la popolazione indiana a marciare nel 1930 con in mano un pugno di sale. Erano partiti in 78 dalla loro fattoria e, marciando per 24 giorni, arrivarono alle saline in migliaia.
Sotto il livello dell’acqua, rimane un’antica strada in Italia, dove intatta sorge la citta’ di Mozia, in Sicilia, di proprieta’ della Fondazione Culturale G.Whitaker. Ci si arriva passando dalla Riserva delle Saline di Trapani, dove passano centinaia di esemplari di specie migratorie che ormai da anni hanno scelto questo luogo per la loro riproduzione: provengono dall’Africa, si riposano e si alimentano nelle Saline per poi proseguire il volo verso il nord Europa. Si passa, senza molto deviare, anche nel Cie del Vulpitta di Trapani: il primo centro di identificazione e espulsione aperto in Italia nel 1998, come voluto dalla legge Turco-Napolitano, che istituiva i centri di permanenza temporanea. Era una struttura ricavata in una sezione dell’istituto geriatrico Rosa Serraino Vulpitta, che nel 99 ando’ a fuoco e ci furono sei vittime, rimaste a bruciare nelle celle perche’ le porte erano chiuse a chiave. Oggi dicono che il centro e’ assai piu’ vivibile, ha 57 posti e non pigiati in 180 come tanti anni fa, hanno pure una camera adibita a moschea, per pregare.
Era il XII secolo e i pisani, in eterno conflitto con Firenze, la colpirono, bloccando il commercio del sale,al punto che panificarono senza, creando il pane sciapo, il pane toscano che sapeva quanto di sale sa, il pane altrui.
Ma la Madonna o chi per essa, sembra essere ancora una volta l’ultima sponda a cui aggrapparsi.
E dire che le acque si muovono, sempre.
..
Notizie del giorno
Paolo De Gregorio

-Clinton Bill dichiara alla stampa: “Sarah Palin e’ in modo istintivo una candidata che fa effetto, la sua storia e’ davvero accattivante, sono in disaccordo con gran parte del suo programma, ma penso che lei se la cavi bene, e’ un errore sottovalutarla”.
Dopo essere stato decisivo nella sconfitta della moglie Hillary alle primarie, per eccessivo presenzialismo che ha fatto percepire la moglie come un presidente ombra del piu’ esperto marito, eccovi la traduzione simultanea dal diplomatico e falso politichese del nostro Bill, e quello che e’ il suo vero pensiero:
-Sarah me la farei. Spero che vinca le elezioni perche’ se vince Obama noi Clinton alla Casa Bianca non ci mettiamo piu’ piede.
Sono sicuro che tutto cio’ che la rende accattivante in politica non serve ad una sega, contano esperienza e conoscenza delle regole del gioco, ergo, tra 4 anni sara’ trombata e noi Clinton torneremo in gioco. Io (e’ sempre Bill che parla) votero’ per Sarah e chiedero’ alle mie numerose amanti di farlo anche loro, perche’ io sono a favore delle donne! Piu’ donne in politica, ma sotto la scrivania-.

-A Castelvolturno gli immigrati, dopo la strage ad opera dei casalesi, gridano italiani razzisti, fanno le vittime, dicono di essere onesti lavoratori, ma in realta’ sono stati colpiti perche’ molti di loro spacciano droga e probabilmente si sono allargati troppo.
Il “razzismo” non c’entra niente.
L’immigrazione in Italia e’ il risultato due volonta’ concordanti fra loro: da una parte abbiamo l’interesse degli imprenditori che hanno bisogno di un esercito di manodopera di riserva contro gli operai (obiettivo raggiunto), dall’altra parte vi e’ un preciso e organizzato disegno islamico che vuole inserire le sue comunita’ in ogni paese occidentale e alla lunga diventare maggioranza, basandosi sulla maggiore prolificita’.
Personalmente desidero che cessi l’immigrazione perche’ e’ evidente che padroni e religione sono dietro questo fenomeno, che ha portato un evidente imbarbarimento nei rapporti di lavoro (penso al lavoro stagionale e a quello in nero), e reso invivibili molti quartieri periferici dove non e’ piu’ possibile una vita decente.
Ripeto, il razzismo non c’entra niente. Si vive peggio, l’integrazione non esiste, e desidero che venga respinto un disegno religioso che e’ anche politico.
Credo che in molte persone ci sia il senso di colpa per la schifosa storia colonialista e schiavista dell’Occidente, e questa invasione al contrario sembra una vendetta della Storia, ma per quelli come me, che non si sognerebbero mai di andare a casa d’altri, la cosa e’ pesante e inaccettabile e non mi va che sia la destra a strumentalizzare questo disagio dei cittadini, quando ne ha tutta la responsabilita’ e si e’ arricchita con il lavoro nero.
La “sinistra” che non esiste parla di “accoglienza” perche’ non e’ in grado di capire quello che c’e’ dietro l’immigrazione. Spieghiamoglielo!
..
Notizie del giorno 2
Paolo De Gregorio

-Meglio falliti che in mano ai banditi!
Se dovessimo misurare quel 60% dei consensi millantato da Berlusconi, fra i lavoratori dell’Alitalia, il boato di liberazione alla notizia del fallimento della trattativa con il CAI e’ pieno di disprezzo per la cordata di approfittatori tirata su dal Cavaliere.
Personalmente continuo a pensare che il fallimento dell’Alitalia e’ responsabilita’ di partiti, sindacati, lavoratori, che si sono approfittati scaricando le perdite di gestione sulle spalle del bilancio dello Stato. Ma il fallimento deve essere preceduto da un’asta che il commissario Fantozzi e’ obbligato a proporre a chi volesse eventualmente acquistare Alitalia.Solo nel caso che nessuno la volesse, si possono iniziare le procedure fallimentari.
Sempre meglio della soluzione CAI, in cui gli amici di Berlusconi si prendevano la parte attiva di Alitalia e scaricavano debiti ed esuberi sulle spalle dei contribuenti, spacciandolo per un favore fatto agli italiani.

-Se avete qualche dubbio sul come si forma “l’opinione pubblica” e in particolare come si arriva al pensiero unico di matrice berlusconiana, in cui tutto e’ merce e tutto si vende e si compra, ecco chi ha portato all’onore delle cronache “l’appello” di Raffaella Fico, che metteva all’asta la sua verginita’ per la modica cifra di un milione di Euro: sono stati proprio prima la rivista “Chi”, del gruppo Mondatori di proprieta’ del Cavaliere, e poi mercoledi’ (in fascia protetta) in una intervista su Canale 5 di proprieta’ dello stesso.
Le proteste dei genitori e dell’Osservatorio sui Diritti dei minori non contano nulla, e come al solito il Vaticano, cosi’ rigoroso contro i diritti dei conviventi, si distrae quando si tratta di criticare organi di stampa di proprieta’ del Presidente del consiglio.
L’omerta’ e’ servita.

-Il ministro Tremonti, con la solita spocchia che lo caratterizza, ha concesso a noi miseri mortali il suo punto di vista sulla “globalizzazione”, affermando in sostanza che lui aveva previsto tutto, che gli organismi di controllo internazionale sulle attivita’ finanziarie non hanno funzionato, che la crisi e’ “sistemica”, che d’ora in poi sara’ decisivo l’intervento della mano pubblica, e dunque la globalizzazione selvaggia, come la conosciamo noi, e’ finita.
Naturalmente non ci spiega, visto che lui aveva capito tutto, perche’ non ha allarmato le banche per non fargli comprare i titoli Usa responsabili della crisi, e non ci spiega una strategia alternativa alla globalizzazione…
Il cervello cresce per tutta la vita
Mariapia

Straordinario!!! Peccato che la Creazione abbia dimenticato la nicchia Italia e quindi l’organo cervello degli italiani e’ escluso da tale possibilita’.
Se una cosa puo’ andare male, in questo paese certamente andra’ in tale senso, parola di RAI, ALITALIA, CIRIO, PARMALAT……………………..
Uno gnomo italiano
Paolo Manzelli
La crescita del cervello puo’ durare per tutta la vita. Recenti scoperte sulle “cellule staminali” nel cervello hanno eliminato il vecchio dogma della Neurologia per cui si riteneva che le cellule neuronali del cervello fossero incapaci di riprodursi. Oggi sappiamo invece che in un ambiente ampiamente stimolato anche nell’ adulto la rigenerazione neuronale e’ sempre possibile a partire da “cellule staminali” cosi dette “Toto-potenti” , che in qualita’ di precursori indifferenziati possono differenziarsi in diverse forme cellulari. Inoltre e’ ben noto che esistono nel cervello processi di stabilizzazione che rallentano e diminuiscono il numero di neuroni nel cervello e rallentano la crescita di nuove cellule neuronali.. Il Cervello del nascituro inizia a svilupparsi con rapidita’ impressionante ed i neuroni si moltiplicano con grande rapidita’. Dal sesto mese, la produzione cosi celere dei neuroni rallenta notevolmente mentre accelera la nascita di collegamenti interneuronali ( Assoni e Dendriti sinaptiche) .Anche esse si moltiplicano rapidamente fino ai 4 anni circa . Di seguito con l’ esperienza e l’ apprendimento si stabilizzano percorsi di integrazione delle varie aree cerebrali pertanto mano a mano con la formazione dell’ individuo si attua un fenomeno di riduzione delle potenzialita’ plastiche del cervello che e’ indice di una stabilizzazione della specializzazione delle funzioni di integrazione cerebrali.
Di conseguenza man mano che procede tale stabilizzazione delle funzioni cerebrali il numero di Neuroni e delle Interconnessioni neuronali tende a diminuire e il cervello risponde in tal misura ad un vitale processo di adattamento cognitivo . Alla stabilizzazione del sistema di apprendimento va a corrispondere di pari passo il processo di “Mielinizzazione” delle interconnessioni Neuronali. La Mielina e’ un polimero proteico-lipidico che forma una ‘guaina’ intorno ai neuroni in funzione protettiva estremamente necessaria in particolare per inibire la dispersione di campi bio-elettrici negli assoni, cioe’ nelle fibre nervose che propagano le informazioni nel cervello e nel corpo dell’ individuo. Dato che la mielina e’ di colore biancastro, con la crescita dell’ individuo e la formazione cerebrale si osserva un progressivo fenomeno di diminuzione relativa della materia grigia in favore di aumento della materia cerebrale bianca dovuto alla mielinizzazione delle fibre di interazione cerebrale, azione che si completa all’ incirca attorno ai 20 anni ( pur potendo proseguire anch’esso per tutta la vita a ritmo rallentato).
Proprio come conseguenza di un tale fenomeno di riduzione neuronale , caratteristico dello sviluppo cerebrale dal bambino all’ adulto, si era ritenuto che i neuroni non avessero piu’ alcuna possibilita’ di rinascere nell’ adulto mentre quello che avviene .
Quello che sappiamo oggigiorno fa riflettere sulla possibilita’ di esplorare nuove e forme di apprendimento capaci di migliorare la plasticita’ cerebrale cercando di limitare una formazione rigida sostanzialmente tesa a stabilizzare in modo ripetitivo i processi di memorizzazione a lungo termine. Certamente strategie alternative di una formazione meno condizionante i processi di stabilizzazione cerebrale , orientate pertanto verso il mantenimento della plasticita’ cerebrale, sono oggi rese possibili dai sistemi di “Net-Learning” basati sulla condivisione di conoscenze in rete internet. Cio’ infatti corrisponde ad un sistema di apprendimento che certamente rappresenta un arricchimento ed ampliamento dell’ ambiente comunicativo rispetto a quello limitato dello spazio di una classe a scuola. Le linea di guida delle sperimentazioni di NET-Learning introdotte recentemente dal LRE/EGO-CreaNET sono realmente innovative, proprio in quanto tendono a predisporre una attenta e cosciente considerazione sulla formazione delle funzionalita’ cerebrali. Infatti sostanzialmente sono basate sulla considerazione che vede nelle potenzialita’ cerebrali creative la possibilta’ di una formazione anticipativa di nuove conoscenze finalizzata a crearsi un futuro entro sistemi di condivisione ed auto-determinazione dello sviluppo cognitivo. E’ ragionevole ritenere che per rinnovare se stesso, il cervello di un individuo debba apprendere molto sulla propria formazione cerebrale e quindi non solo svolgere il compito di apprendere nell’ imparare nozioni relative al mondo cognitivo e l’ ambiente che lo circonda. La completa correlazione tra soggetto ed oggetto dell’ apprendimento genenera pertanto una opportunita’ del tutto nuova capace di generare una visione integrata di cio’ che cambia e di come si possa significare creativamente le alternative del cambiamento. E quindi e’ in questa prospettiva che riteniamo importante la sperimentazione di NET-Learning che consegue a una presa di coscienza sulle potenzialita’ cerebrali di sviluppo, poste al di la’ di antiquate modalita’ di apprendimento e di obsoleti dogmi cognitivi.
NOTA: La “Mielina” e’ formata da uno strato interno di colesterolo ed uno strato interno di fosfolipidi e proteine serve come schermatura dei flussi bio-eletrica di informazione che scorrono nelle fibre nervose Gravi alterazioni dei processi di de-mielinizzazione si riscontrano nella sclerosi multipla e nel morbo di alzeheimer.

Un fallimento annunciato
Guglielmo (blogger)

La fine dell’Alitalia data 1990/91, rinnovo della flotta con aerei sbagliati, dimissioni di linee internazionali, rinnovi contrattuali – diritti sociali in cambio di salario -, miliardi per i Presidenti, Amministratori Delegati e dirigenti; milioni per il personale naviganti; spiccioli per impiegati ed operai. Si comincia ad applicare la teoria della scuola di Chicago. L’opposizione dovrebbe chiedere la restituzione di quei soldi, agli amministratori ed ai loro padrini. Fu, truffa legalizzata!… Ci sono “pesanti responsabilita’” tanto in chi ha gestito l’azienda quanto in chi ha nominato gli amministratori da Nordio in poi. Alla fine del governo Amato l’Alitalia in borsa valeva 10 euro, alla fine del secondo governo Berlusconi valeva 1 €, che fine faranno le azioni dei piccoli investitori e dei dipendenti… “ Per piu’ di trent’anni, Friedman e i suoi potenti seguaci (alcuni presenti anche nel nostro parlamento e nel governo, aggregazione P2) avevano perfezionato proprio questa strategia: attendere il verificarsi di una grande crisi o di un grande shock, quindi sfruttare le risorse dello Stato (vedi New company e bad company) per ottenere un guadagno personale mentre i lavoratori sono ancora disorientati, e poi agire rapidamente per rendere “permanenti” i fatti, le dismissioni, i licenziamenti ecc
In uno dei suoi saggi piu’ influenti, Friedman formulo’ la panacea tattica che costituisce il nucleo del capitalismo contemporaneo, e che Naomi Klein definisce “dottrina dello shock”. Osservava che «soltanto una crisi – reale o percepita – produce vero cambiamento. Quando quella crisi si verifica, le azioni intraprese dipendono dalle idee che circolano. Questa e’ la funzione principale: sviluppare alternative alle politiche esistenti, mantenerle in vita e disponibili finche’ il politicamente impossibile diventa politicamente inevitabile, sbandierare a tutti i venti utilizzando tutti i mezzi a disposizione dei media, dire tutto ed il contrario di tutto (il nostro Presidente del Consiglio in questo e’ molto abile, tanto che i cittadini non ci fanno piu’ caso). “Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media!” (Licio Gelli). Alcune persone accumulano cibo in scatola e acqua in previsione di grandi disastri; i friedmaníani accumulano idee per il libero mercato. E quando la crisi colpisce e’ fondamentale agire in fretta, imporre un mutamento rapido e irreversibile prima che la societa’ tormentata dalla crisi torni a rifugiarsi nella «tirannia dello status quo». Friedman stimava che – una nuova amministrazione dispone di un periodo di sei-nove mesi in cui realizzare i principali cambiamenti; se non coglie l’opportunita’ di agire incisivamente in quel periodo, non avra’ un’altra occasione del genere -. Variazione sul tema del consiglio di Machiavelli per cui i danni andavano inflitti tutti assieme, vedi “7000, 5000 esuberi incutere paura, dismettere, far guardare con diffidenza i sindacati, in Alitalia non ci vuole molto visto l’esistenza di 9 sigle” . Questa e’ la dimostrazione dell’eredita’ strategiche di Friedman piu’ durature, applicabile a tutte le emergenze industriali ed ambientali
Friedman imparo’ a sfruttare uno shock o una crisi su larga scala verso la meta’ degli anni Settanta, quando fece da consigliere al dittatore cileno, generale Augusto Pinochet. Non solo i cileni erano in stato di shock dopo il violento colpo di Stato di Pinochet, ma il Paese era anche traumatizzato da una grave iperinflazione. (In Italia si sono lasciato senza controllo i prezzi, oggi una famiglia media con un solo salario non riesce ad arrivare alla fine del mese, deboli sul mercato del lavoro, reggeranno fino a quando ci saranno le pensioni dei nonni e poi saranno i nuovi poveri di questa nostra societa’). Friedman consiglio’ a Pinochet di imporre una trasformazione fulminea dell’economia: tagli fiscali, libero scambio, privatizzazione dei servizi, tagli alla spesa sociale e deregulation. ( e’ il motto del nostro governo, Berlusconi, Brunetta Sacconi, Scaloia,Gelmini, Maroni ecc.)-
Da quindici anni, che Alitalia subisce ristrutturazioni disegnate secondo questa stessa logica. Le rotte intercontinentali sono infatti quelle piu’ remunerative e non soggette alla concorrenza delle low cost al contrario di quelle continentali. La gestione delle agenzie nel mondo gia’ assegnate da parecchio tempo ad Air France, la raccolta del denaro ai francesi. Sara’ dunque una conferma: riduzione dei voli intercontinentali, concentrazione sul mercato domestico – monopolio del ex AZ e Airone -, riduzione delle attivita’, esternalizzazioni dei servizi, di fatto chiusura degli Hub. La logica industriale non ha piu’ nulla a che vedere con la gestione della vendita di Alitalia a una cordata di affaristi – con conflitti di interessi – che si faranno da parte non appena un “ lo straniero” – Air France-Klm oppure Lufthansa, con la prossima fusione – avranno verificato che il “dirty work, lavoro sporco” (ripulire la compagnia dal personale in eccesso, ridurre stipendi e diritti, aumentare l’orario di lavoro anche a costo di incrinare la sicurezza dei voli, eliminare il sindacato in quanto tale) e’ stato compiuto con successo dagli – ascari della liberta’ -. Questo e’ quello che non voleva fare il governo Prodi, impedire il dissolvimento del grande patrimonio del nostro paese nel trasporto aereo “Alla fine, anche i cileni videro le aziende pubbliche rimpiazzate dai privati sovvenzionati dal pubblico.
Era la piu’ estrema trasformazione in senso capitalistico mai tentata sino ad allora, e divenne famosa come la – Rivoluzione della Scuola di Chicago – , dato che molti degli economisti di Pinochet avevano studiato con Friedman presso quella universita’. Friedman predisse che la velocita’, la subitaneita’ e la portata dei mutamenti economici avrebbero provocato reazioni psicologiche nell’opinione pubblica tali da – facilitare l’adattamento –. Conio’ un’espressione per indicare questa tattica dolorosa: – trattamento shock economico -”. La dichiarazione di Berlusconi i sindacati “ non potranno dire di NO”. Uno sgarbo, utile a “segnare il territorio” e stabilire un precedente: il sindacato, d’ora in poi, non potra’ piu’ mettere naso nelle strategie industriali. Ma soltanto – e neppure tanto – sul modo di gestire i “licenziamenti”. Un’esplicitazione, se si vuole, di quei “rapporti complici” che Sacconi predica da quando e’ tornato al Ministero del lavoro, oggi Welfare e che Fantozzi eseguira’ nella vecchia Alitalia. La gestione di Fantozzi nella vecchia Alitalia sara’ quella di precarizzare il lavoro e di utilizzare la cassa integrazione a danno dei contribuenti e la successiva azione sara’ di fare quello che sta eseguendo Brunetta nel pubblico impiego “il decreto Brunetta prevede che per i lavoratori impiegati per piu’ di tre anni in un quinquennio non ci sia il rinnovo di questo tipo di contratto.”. Si parla quindi di cinque anni, invece dei sette strombazzati sui media. Qui sembra affacciarsi la cosiddetta filosofia del Workfare, che si puo’ concretamente tradurre cosi’: a un certo punto verra’ offerto un lavoro, con un contratto qualsiasi e una qualifica non corrispondente alla professionalita’ maturata; dovranno accettarlo, pena la perdita di ogni ulteriore ammortizzatore sociale.
Negli anni che seguirono, dopo l’11 settembre del 1972, ogni volta che i governi hanno imposto radicali programmi di libero mercato, il trattamento shock, o “shockterapia”, e’ stato il metodo favorito. E cosi’ sara’ per l’Alitalia. E in ogni caso il “piano industriale” non e’ stato preparato dal governo, ma da un terzo soggetto – la Boston Consulting * – che ha lavorato su incarico di un quarto (IntesaSanPaolo, la banca scelta come advisor per l’operazione. *Estensione della scuola di Chicago. Serve ai lavoratori del Trasporto Aereo una Shokrevolt, Shokrivolta , per una Shokdemocracy per riattivare il canale della democrazia nel trasporto aereo del nostro paese. Brutta storia che poteva solo finire come e’ finita oggi, quando il valore lavoro non ha considerazione in chi pensa di avere la verita’ sempre in tasca. Ascoltarli alle varie trasmissioni mi domando ma chi li ha eletti questi signori, ma in che mondo vivono, ma hanno mai lavorato e poi si riempiono la bocca degli altrui privilegi ma non mettono mai in discussioni i loro e le loro fortune fatte su chi lavora onestamente.
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Da aprile online
A quando la prossima crisi economica?
Alfiero Grandi

Per molto tempo si e’ cercato di minimizzare la crisi finanziaria causata dai mutui subprime. Basta rileggersi oggi le dichiarazioni rilasciate negli ultimi 18 mesi da autorevoli esponenti (alcuni ormai ex autorevoli) del mondo finanziario, economico e delle Banche centrali per rendersi conto della diffusa sottovalutazione del problema. Eppure c’erano state delle avvisaglie, anche se non cosi’ rilevanti, quando la crisi finanziaria dei bond dell’Argentina prima e poi di alcune importanti aziende negli Stati Uniti e in altri paesi – Italia compresa – avevano messo in evidenza che crisi finanziarie di rilievo potevano avere riflessi sull’economia reale molto incisive.
Enron prima e Parmalat poi hanno pesato sulle economie degli Stati Uniti e dell’Italia per circa un punto di PIL e tutti sanno quanto sia prezioso di questi tempi un punto di PIL. La crisi finanziaria innescata dai mutui subprime ha effetti ben piu’ disastrosi di questi pur importanti precedenti, ma i subprime non sono l’unico strumento finanziario che puo’ entrare in crisi.
Poco piu’ di un anno fa, quando la crisi si era gia’ manifestata, i rappresentanti dei Governi e delle Banche centrali dei paesi piu’ importanti del mondo si sono incontrati e non hanno deciso alcunche’. Si sono limitati a qualche blanda raccomandazione a comportarsi bene, di controlli nemmeno l’ombra perche’ l’ideologia dominante diceva che il mercato si autoregola.
Del resto anche piu’ recentemente tutti hanno creduto o finto di credere alle affermazioni del Presidente americano, il quale ha sostenuto che nella crisi dei mutui subprime non c’era nulla di cui preoccuparsi, che tutto era sotto controllo. Peccato che i fatti ora dicano esattamente l’opposto.
In realta’ con l’attuale crisi finanziaria vengono in luce diversi e fondamentali problemi.
Il primo e’ che si e’ diffusa fino a diventare una gigantesca bolla l’attivita’ finanziaria che non ha ormai alcun rapporto con i contenuti dell’economia reale, intendendo non solo quelli strettamente produttivi ma anche i servizi, l’attivita’ piu’ propriamente intellettuale.
In altre parole almeno il 90% delle attivita’ finanziarie mondiali non ha alcun rapporto con qualcosa di reale, produzione o servizio che sia.
Parafrasando Sraffa si potrebbe dire che si tratta di creazione di denaro attraverso il movimento di denaro, cioe’ con un’attivita’ finanziaria che cresce su se’ stessa senza limiti, senza controllo, senza alcun rapporto con la realta’.
Il secondo e’ che quando si imbocca questa strada poi occorre andare avanti, altrimenti i nodi vengono al pettine, e i rimedi finiscono con peggiorare la stessa malattia che vorrebbero curare perche’ consistono nel moltiplicare le attivita’ in modo sempre piu’ frenetico. Uno dei problemi, infatti, e’ che le autorita’ di controllo e vigilanza non hanno mai, a quanto risulta, il coraggio di interrompere la spirale prima che sia troppo tardi e quindi anche le immissioni di liquidita’ che stanno attuando le banche centrali – come sta accadendo in queste ore – in se’ possono essere momentaneamente utili, ma solo a condizione di intervenire per mettere sotto controllo la situazione finanziaria, le sue origini, le sue attivita’. I meccanismi invece restano gli stessi e gli interventi diventano per forza di cose poco utili, alla lunga controproducenti e paradossalmente a favore di chi e’ responsabile di quei tracolli. In altre parole si tratta di fondi pubblici che finiscono per pubblicizzare le perdite prodotte da privati. Se questo servisse almeno per evitare il loro ripetersi futuro sarebbe accettabile, ma in realta’ risulta utile solo ad aspettare che passi “la nottata”.
Il terzo e’ che queste scelte finanziarie sono pervasive, non sono facilmente isolabili, non solo perche’ i prodotti finanziari sono fortemente intrecciati tra loro (si arriva a 7/8 matriosche finanziarie) in modo tale che nessuno sa piu’ cosa veramente acquista. C’e’ da sudare freddo pensando alle cartolarizzazioni dei Comuni e delle Regioni. C’e’ una sorta di gara a chi inventa di piu’ nuovi prodotti finanziari e quindi non c’e’ limite al rischio. Alcuni autorevoli esponenti del mondo economico si sforzano di dipingere la crisi attuale in modo edulcorato e probabilmente lo fanno per non diffondere ulteriore allarme, ma si guardano bene dall’indicare i rimedi che per forza di cose non possono che essere radicali, adeguati alla crisi, di natura strutturale.
Non e’ molto importante sapere se la crisi e’ come quella del 1929 o addirittura peggiore, mentre sarebbe decisivo conoscere con quali strumenti si suggerisce di affrontarla, non solo per attutirne gli effetti ma per evitare che si ripeta. In sostanza occorre una proposta di riforma dei mercati finanziari almeno dello stesso rilievo della riforma finanziaria che fu individuata nel 1944 a Bretton Woods con il contributo di Keynes.
Il quarto e’ che non c’e’ oggi solo una normale concorrenza tra soggetti finanziari ma si scatena la concorrenza piu’ selvaggia per ottenere il giudizio migliore possibile e il guadagno piu’ alto possibile. Nella situazione finanziaria attuale non ha alcuna importanza il rapporto con la realta’ economica, cio’ che conta sono i bilanci delle finanziarie in attivo e in crescita ad ogni costo per volumi e guadagni. In fondo e’ lo stesso meccanismo delle crisi Enron, Parmalat, ecc.
In questa visione la cosa importante e’ che il bilancio sia in crescente attivo perche’ la crescita virtuale dei processi finanziari deve trovare un corrispettivo aumento dei guadagni nei bilanci delle finanziarie, delle banche, ecc. e su questa base le retribuzioni degli amministratori e dei manager lievitano a dismisura proprio in rapporto alla crescita immotivata degli altri processi.
Il quinto e’ che l’incremento dei redditi dei top manager del mondo finanziario e’ la conferma anche per questo importante aspetto, cioe’ che non c’e’ piu’ alcun rapporto con l’economia concreta. Fino al punto che mentre la realta’ dell’economia e delle imprese va male, le retribuzioni di questo strato dirigente del settore finanziario crescono in modo esponenziale e del tutto slegato da ogni rapporto con la realta’ di riferimento. Secondo alcuni studi la crescita dei redditi dei top manager del settore finanziario in Europa e’ stato di circa il 25%.
Ci sono poi altre considerazioni da fare. La crisi finanziaria oggi si manifesta in un quadro di speculazioni crescenti, anche queste del tutto immotivate. Pensiamo al petrolio. Il prezzo e’ andato sulle montagne russe in un arco di tempo brevissimo. Quando saliva la giustificazione degli speculatori era l’aumento della richiesta proveniente dalla Cina e dall’India. E ora che scende ? La Cina e l’India improvvisamente non consumano piu’ petrolio? Ridicolo, la speculazione ha giocato un ruolo fondamentale. In realta’ il rapporto delle attivita’ finanziarie con la realta’ dei processi economici e produttivi e’ quanto mai labile e l’assenza di un’opinione pubblica realmente informata, ad esempio dai Governi, e quindi in grado di fare chiarezza sulla situazione, lascia i mercati in preda alle speculazioni e ad andamenti del tutto irrazionali, ma non per questo meno erratici e speculativi. Le speculazioni provocano un’enorme accumulazione di risorse finanziarie a spese di altri. Risorse che si ripresentano puntualmente sul mercato in cerca di ulteriori guadagni.
Infatti sta crescendo di peso un’attivita’ finanziaria legata ai cosiddetti fondi sovrani, cioe’ non contendibili perche’ di proprieta’ di uno Stato, in una forma o nell’altra. La crescita della speculazione ha alimentato enormemente questi fondi che oggi sono un attore importante del mondo finanziario perche’ sono in grado di muovere molti soldi. In un’economia di mercato e ancora di piu’ nell’attuale quadro europeo ci si sarebbe aspettati un divieto di agire a questi fondi sovrani perche’ e’ del tutto evidente che alterano la concorrenza in quanto possono comprare ma non essere acquistati. Si sa la carne e’ debole ed ecco aprirsi un dibattito che in fondo dice: offrono soldi, ne abbiamo bisogno, usiamoli. Le regole del mercato ancora una volta vengono stracciate.
Anzi Tremonti ci ha riflettuto e ha pensato bene di proporre che anche l’Europa adotti un meccanismo di quel tipo trasformando la Bei in una sorta di fondo sovrano europeo che dovrebbe agire come i fondi sovrani degli stati esteri: dietro l’Europa, davanti il mercato. Pensandoci bene e’ una proposta che assomiglia molto all’IRI. Per di piu’ il Ministro dell’Economia e la Banca d’Italia stanno operando concretamente per consentire una maggiore integrazione tra banche e imprese. Dopo la crisi del 1929 era stato diviso il destino di questi due soggetti e separate le banche commerciali da quelle industriali. Ora le banche sono diventate generali e quindi questa distinzione non esiste piu’, se salta anche la quella tra banchieri e imprenditori si avra’ un maggiore pericolo di crisi sistemica perche’ la crisi dell’uno si puo’ riverberare sull’altro. Questa e’ la conferma che mentre dopo il 29 sono state immaginate misure di garanzia, oggi queste misure vengono superate senza riflettere, con faciloneria, riproponendo i meccanismi che esistevano prima della crisi degli anni ‘20 e questo proprio nel momento in cui si manifestano elementi di cedimento che semmai consiglierebbero di rafforzare i controlli e le regole .
Un aspetto conferma che dopo il mare di chiacchiere sul rispetto del mercato ora vediamo che negli Stati Uniti, il tempio del liberismo, si nazionalizzano senza tanti complimenti importanti attivita’ finanziarie e assicurative in crisi, socializzando cosi’ le perdite causate da errori privatissimi, con la motivazione che occorre salvare l’economia. Certo che occorre salvare l’economia, ma senza lasciare che si possano ricreare le stesse condizioni. Sembra di capire che il ruolo pubblico cosi’ viene sdoganato e riconsiderato. Si puo’ quindi perfino nazionalizzare, come stanno facendo gli USA, senza farsi condizionare da pruderie mercatiste.
Poi c’e’ la versione tutta italiana di questo modo di procedere che interessa ora Alitalia: perdite a carico del pubblico e guadagni privatissimi. Del resto settori dell’imprenditoria italiana ci stanno riflettendo seriamente, anche con l’intento di estendere tale modello agli altri settori di attivita’, potendo cosi’ garantirsi guadagni favolosi. Una specie di secondo tempo dopo la fase delle speculazioni (e dei favolosi guadagni) legate alle privatizzazioni di importanti servizi pubblici.
In conclusione si pone il problema di dare vita ad un sistema di garanzie necessarie per evitare che si ripropongano crisi che coinvolgono tutto il sistema economico. Ricordo che la Tobin tax e’ una limitata e ragionevole proposta per conoscere e regolare il mercato, oltre che per scoraggiare la speculazione finanziaria. Ci sono prodotti finanziari che semplicemente andrebbero vietati. Ci sono parametri finanziari che non dovrebbero mai essere superati. La Tobin tax e’ solo un pezzetto di un possibile nuovo sistema finanziario internazionale che dovrebbe avere insieme nuovi strumenti di funzionamento e controllo e nuove istituzioni. Il mercato da solo non si regola, con buona pace di chi l’ha sostenuto come il Governatore Draghi, le regole vanno imposte insieme ad un sistema di controlli e di istituzioni efficaci. Oggi queste regole ed istituzioni non ci sono ed e’ urgente arrivarci, altrimenti passata questa tempesta restera’ solo da aspettare la prossima.
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