Nuovo Masada

agosto 3, 2008

MASADA n. 759. 3-8-2008. Organi Europei e democrazia

Filed under: Consigliati,Masada — Viviana @ 10:55 am

Lisbona e la pena di morte – Gli scarsi poteri del Parlamento Europeo e la strana impunita’ della Banca Europea –Cariche della polizia al Del Molin – Di Pietro e le mazzette calabresi – La repubblica degli “amici” – L’odio della Lega – Ti racconto come si muore in cantiere – I guai di Villa Certosa- Vandali e bulli

E’ assurdo o meglio inconcludente vagheggiare un modo diverso di fare politica con attori e mosse diverse senza tener conto che per farlo bisogna mutare le regole che hanno creato quegli attori e predisposto quelle mosse

Norberto Bobbio, Il Futuro della Democrazia

Ammissione o meno della pena di morte nel Trattato di Lisbona
Giulietto Chiesa

Il Trattato prevede la pena di morte?… alla lettera la esclude categoricamente. Prevede pero’ che le forze dell’ordine possano legalmente uccidere un cittadino europeo, al di fuori di ogni regolare giudizio, in condizioni eccezionali, certo, ma la cui definizione e’ affidata a organi di Stato al di fuori di ogni possibile verifica giurisdizionale.
Si deve partire dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani (CEDU) scritta nel 49 e approvata dal Consiglio d’Europa nel 50. (il Consiglio d’Europa e’ organizzazione diversa da quella che e’ oggi l’Unione Europea).

L’art. 2 della CEDU:
Par 1. Il diritto alla vita di ciascuno sara’ protetto dalla legge. Nessuno sara’ intenzionalmente privato della sua vita eccetto che in esecuzione di una sentenza di un tribunale che faccia seguito a una condanna che preveda legalmente quella pena.
Par. 2. La privazione della vita non sara’ considerata una violazione di questo articolo quando essa risulti dall’uso della forza in condizioni assolutamente necessarie:
a) In difesa di una qualunque persona soggetta a violenza illegale;
b) Al fine di eseguire un arresto legale o di prevenire la fuga di una persona legalmente detenuta;
c) Nel corso di un’azione legale intrapresa per sedare una rivolta o una insurrezione.
Nel 49 diversi paesi europei ancora prevedevano nella loro legislazione la pena di morte, e in alcuni casi la praticavano. Quel documento risente delle condizioni dell’epoca.
Nel 1983 il Consiglio d’Europa (non l’Unione Europea) approvo’ un protocollo aggiuntivo, il n° 6, che o oggi e’ stato ratificato da tutti i membri del Consiglio d’Europa eccetto dalla Russia:
Art.1 Abolizione della Pena di Morte.
La pena di morte e’ abolita. Nessuno puo’ essere condannato a tale peno, o giustiziato.
Art.2 Pena di Morte in tempo di guerra.
Uno Stato puo’ introdurre la pena di morte nella sua legislazione rispetto ad atti commessi in tempo di guerra o di imminente minaccia di guerra; tale pena verra’ applicata solo nei casi previsti dalla legge e in accordo con le sue norme.
Come si vede il protocollo n.6 (diventato poi n.11) introduce un concetto che prima non c’era e che prevede eccezioni per lo “stato di guerra” o di “imminente minaccia di guerra”. Chiunque e’ in grado di vedere la pericolosita’ giuridica e politica di una tale precisazione e di capire la doppia minaccia racchiusa nell’aggettivo “imminente”. Come vada interpretato e’ tutt’altro che chiaro. Perche’ questo concetto sia introdotto in questo contesto europeo e’ non meno inquietante.
Nell’anno 2000 i 15 Stati allora membri dell’Unione Europea hanno ratificato questo protocollo 6 e 11 . Contestualmente hanno approvato la “Carta dei Diritti Fondamentali”, che ha un art. 2:
Art. 2 Diritto alla Vita.
1) Ognuno ha il diritto alla vita.
2) Nessuno puo’ essere condannato alla pena di morte o giustiziato.
Tuttavia la Carta dei Diritti Fondamentali, art. 52 (3), statuisce anche che le sue norme devono essere interpretate in linea con quelle della CEDU. Per questa ragione aggiunge un “memorandum di spiegazione” che accompagna la Carta e che esplicitamente “fa parte della Carta”. Incluse “le ‘definizioni negative’che appaiono nell’Art. 2 della Convenzione”.
Riassumendo l’intricatissimo percorso, l’Art. 2 della Convenzione (CEDU) – Pena di Morte in tempo di guerra- viene totalmente incorporato nella Carta del 2000.
Due anni dopo il Consiglio d’Europa approva un altro protocollo, il n.13 della Convenzione, che di nuovo abolisce la pena di morte “in tutte le circostanze” ed esplicita questo fatto dopo avere notato che “il protocollo n.6 della Convenzione (…) firmato a Strasburgo il 28 Aprile 1983, non esclude la pena di morte in caso di atti commessi in tempo di guerra”.
Dunque il Consiglio di Europa non ha perso di vista il problema e, per questa ragione, intende eliminarlo proprio con il nuovo protocollo n13. Per questo motivo, evidentemente, scrive nel suo articolo 2 (a quanto pare la pena di morte e’ collegata nei documenti europei al numero 2) che “non possono esserci deroghe alle norme di questo protocollo”.
Nemmeno “in tempo di guerra”, tanto meno in tempo di “imminente pericolo di guerra”.
Tutto sembra ora a posto. Salvo che non tutti gli Stati membri dell’Unione Europea hanno ratificato questo protocollo n.13 della Convenzione. Dunque la Carta non ha potuto o voluto inserirlo nel testo del Trattato di Lisbona. Il quale e’ dunque rimasto fermo al “memorandum esplicativo del protocollo 6.
Dunque gli elementi di grave minaccia al diritto umano alla vita, e di grave minaccia alle liberta’ democratiche, rimangono all’interno del Trattato di Lisbona nella sua formulazione attuale, seppure nascosti in un protocollo.
Ma la ricostruzione di questa storia denuncia la tremenda distanza tra la democrazia e questo tipo di giurisprudenza, che rende estremamente difficile ogni trasparenza e concede ai poteri reali, politico-burocratici, strumenti subdoli di eversione. Cosa sia imminente tempo di guerra, cosa sia insurrezione, e’ lasciato al loro giudizio. La pena di morte e’ solennemente esclusa, ma si prevede l’uso della forza in termini tali che un cittadino europeo puo’ essere ammazzato (non giustiziato) dai pubblici poteri. Ripeto: di questa Europa gli europei non hanno bisogno.
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/7782/78/1/1/
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MOVISOL e ratifica del Trattato

Il Movimento Solidarieta’ ( Movisol) in Europa ha lanciato una campagna contro la ratifica del Trattato di Lisbona, che impone una dittatura oligarchica annullando le Costituzioni nazionali e il potere legislativo dei Parlamenti, soprattutto in politica economica. Il Movimento rilancia l’iniziativa per un referendum contro il Trattato promossa in Germania ed Austria dai costituzionalisti guidati dal Prof. Schachtschneider (docente di diritto pubblico all’Universita’ di Norimberga) e dall’ex ministro della Giustizia austriaco Klecatzky. Essi denunciano l’anticostituzionalita’ del Trattato che, col suo linguaggio volutamente incomprensibile e centinaia di clausole scritte in piccolo, vanifica le Costituzioni nazionali e mette fine alla sovranita’ in politica economica. L’iniziativa tedesca si ispira all’Art. 20 della Grundgesetz, la Costituzione tedesca, che afferma che deve essere il popolo tedesco, e non il Consiglio Europeo, a decidere di cambiare la Costituzione. In Austria fa appello alla clausola di neutralita’ dell’Austria e denuncia il cavillo sulla pena di morte in tempo di guerra. L’impostazione del trattato riecheggia inoltre le proposte europeiste avanzate nel 1962 a Venezia da Sir Oswald Mosley, il leader del British Union of Fascists incarcerato durante la II Guerra Mondiale per il suo sostegno ad Hitler, che gia’ nel 62 chiese che la politica economica venisse decisa da un governo europeo, e che salari e pensioni venissero unificati al minimo comune denominatore. E’ quanto accadra’ se la politica economica, fiscale, monetaria e commerciale sara’ decisa dall’UE invece che dai governi e dai Parlamenti, affossando non solo le Costituzioni ma anche il potere legislativo dei Parlamenti, come rileva il Prof. Schachtschneider. LaRouche ritiene che questo tentativo di imporre una dittatura in Europa vada di pari passo con il progetto elettorale del sindaco di New York Bloomberg, che spera di sostituirsi ad Obama dopo una serie di scandali e di imporre misure corporativiste fasciste anche negli Stati Uniti.
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Le iniziative del Movimento Solidarieta’ hanno riscosso in Italia il sostegno della Sen. Lidia Menapace (membro della Commissione Difesa, PRC) La nota di Lidia Menapace e’ stata inviata alla sua “mailing list” in tutta Italia, nonche’ a Liberazione, Il Manifesto e il Gruppo della Sinistra al Parlamento Europeo, e sottoscrive quella inviata dal presidente del Movimento Solidarieta’ Liliana Gorini:

Sen. Lidia Menapace:
Importantissima segnalazione per ambedue i temi anzi 3: abolizione della neutralita’ (che obbliga Svizzera, Svezia, Austria, Finlandia, Malta a mutare forma dello stato o a non aderire all’Europa) mentre sarebbe proprio il caso di tenere aperta la possibilita’ di provare a fare un’ Europa neutrale (che non vuol nemmeno dire disarmata, ma ad esempio nell’impossibilita’ di possedere armi atomiche e qualsiasi armamento nucleare) (dunque un bel sostegno alla campagna Via le bombe!), pena di morte (che abbiamo appena tolto dal codice militare di guerra italiano), fine della sovranita’ nazionale in economia, che e’ una clausola tombale sullo stato sociale. Credo che davvero dovremmo fare un grande botto in proposito. Mandiamo il testo di Liliana sottoscritto e appoggiato dalla rete a Liberazione, al manifesto, alla segreteria di RIfondazione e a tutta la Sinistra arcobaleno, al gruppo della sx al parlamento europeo ciao lidia

Liliana Gorini:
Vorrei segnalare un’iniziativa popolare in Austria forse poco nota nel nostro paese (il sito e’ in lingua tedesca: www.rettet-oesterreich.at, che sta per “salvate l’Austria”).
E’ un comitato di cittadini che chiedono un referendum contro il Trattato di Lisbona perche’ abolisce la clausola di neutralita’ della Costituzione austriaca e impone anche, tra le appendici, la pena di morte per i soldati che si rifiutano di partecipare ad azioni di guerra. Presi come siamo dalle vicende elettorali, forse non ci siamo accorti del fatto che l’Italia verra’ chiamata a ratificare questo Trattato (la Francia ha gia’ cambiato la proprio Costituzione per poterlo firmare) e forse anche a noi verra’ imposto di rinunciare alla nostra Costituzione, che aborrisce la guerra. Per non parlare dell’iniziativa italiana per l’abolizione della pena di morte, che verrebbe annullata da tale Trattato.
Anche in Germania il partito “Die Linke” (la Sinistra) sta raccogliendo firme per un referendum contro il Trattato, che abolisce anche la sovranita’ nazionale in politica economica all’insegna del “pareggio del bilancio”. Mi sembra un’iniziativa importante anche per l’Italia.
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Sunto degli organi europei
da wikipedia

Gli organi europei non corrispondono al Parlamento e al Governo nazionale.
I principali organi sono il Parlamento, il Consiglio, la Commissione e la Banca Europea.

Il potere di iniziativa legislativa non spetta al Parlamento (che noi eleggiamo) ma alla Commissione (che non eleggiamo).
Il Parlamento può dare la sua “opinione”.
Puo’ approvare le leggi proposte dal Consiglio.
Quando il Parlamento europeo presenta proprie leggi e’ solo come “raccomandazione”, e’ il solo modo con cui “partecipa” al potere legislativo.
Il potere legislativo del Parlamento europeo e’ limitato rispetto a quello dei Parlamenti degli Stati membri, in Europa non viene rispettata la separazione fra poteri, il Consiglio, che è l’organo esecutivo ha anche l’iniziativa legislativa. L’iniziativa legislativa, la discussione dei testi e l’approvazione di emendamenti spettano al Consiglio.
Il Parlamento si limita ad approvare il testo finale.
Il Parlamento europeo ogni anno, a dicembre, stabilisce il bilancio dell’anno successivo che pero’ deve essere esaminato dal Consiglio.
Esercita inoltre un controllo democratico sull’attivita’ comunitaria, tramite l’istituzione di temporanee commissioni d’inchiesta. Vota la fiducia alla Commissione nel suo insieme, dopo aver ascoltato le audizioni dei singoli commissari designati, e puo’ quindi esercitare un’eventuale “mozione di censura” verso la Commissione.
Il suo potere e’ dunque piu’ di “opinione” che reale.

Il Consiglio europeo e’ l’organo più importante (ma noi non lo eleggiamo), dunque non e’ un organo democratico. Alle sue riunioni partecipano i capi di stato o di governo degli stati membri, assistiti dai ministri degli esteri, il presidente della Commissione europea ed un altro membro della Commissione.
La sua natura giuridica e’ anomala ed ambigua, dal momento che ha un forte valore ma la sua creazione non e’ prevista nei trattati istitutivi della comunita’.
Agisce liberamente al di fuori degli schemi istituzionali comunitari e finora ha preso importanti decisioni (passaggio alla fase definitiva del mercato comune, risorse proprie, sistema monetario, negoziato per l’adesione di nuovi stati, elezione diretta del Parlamento, ecc.), ma risulta tuttora sprovvisto di qualunque forma di controllo democratico e giurisdizionale sul piano comunitario, in quanto non sottoposto alle regole procedurali dei trattati istitutivi ne’ a limiti di competenza.

C’e’ poi la Commissione Europea che rappresenta l’organo esecutivo dell’Unione europea (il Governo) composta da 27 commissari, ognuno scelto da uno stato che pero’ non rappresentano, il presidente di questa commissione ha molto potere e viene scelto dal Consiglio europeo.
Essa deve vigilare sull’osservanza da parte dei vari stati delle leggi europee con penalita’ in caso di infrazione, ha un proprio potere di decisione e partecipa alla formazione degli atti del Consiglio e del Parlamento europeo, ha il diritto di iniziativa legislativa, si occupa altresi’ dell’attuazione pratica delle politiche comuni, della gestione dei programmi dell’Unione e della gestione del bilancio comunitario.
Puo’ anche sanzionare gli Stati membri inadempienti nell’attuazione delle decisioni e per i ritardi nell’approvazione di leggi in recepimento di direttive comunitarie.
La Costituzione Europea prevede che, una volta aperta una procedura di infrazione formale (early warning) con un 1° preavviso, al 2° richiamo formale lo stato membro venga espulso dall’Unione.
La Commissione europea e’ strutturata in Direzioni generali (DG), l’equivalente dei ministeri o dicasteri degli ordinamenti statuali.

Infine abbiamo la Banca Europea, Bce.
Essa e’ incaricata di attuare la politica monetaria per i paesi che hanno aderito all’euro, tramite il controllo dell’inflazione nell'”area dell’euro”, la stabilita’ dei prezzi, opportune politiche monetarie (controllando la base monetaria o fissando i tassi di interesse a breve), il tasso di inflazione di medio periodo ad un livello inferiore al 2%. Ha un ruolo simile a quello della Federal Reserve statunitense.
Il Sistema europeo delle banche centrali comprende la banca centrale europea e le banche centrali nazionali dei 28 stati membri dell’Unione, mentre le banche dei 14 paesi che non hanno adottato l’euro hanno una politica monetaria nazionale autonoma. Non hanno l’euro: Inghilterra, Cipro, Danimarca, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Svezia.
La Bce “sostiene le politiche economiche generali nella Comunita’ per realizzare gli obiettivi comunitari secondo un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza” (neoliberismo).
Funzioni:
-definisce e attua la politica monetaria per l’area dell’euro
-svolge le operazioni sui cambi
-detiene e gestisce le riserve ufficiali dei paesi dell’area dell’euro
-promuove il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento.
La Bce ha: un Comitato esecutivo con un Presidente o Governatore, un Consiglio dei governatori o direttivo, formato dai membri del Comitato esecutivo e dai rappresentanti delle altre banche appartenenti.
Il Comitato esecutivo comprende il presidente ed il vicepresidente della BCE e 4 altri membri, tutti scelti tra personalita’ con autorita’ ed esperienza professionale riconosciute in materia monetaria o bancaria, nominati di comune accordo dai governi degli stati membri.
La prima critica e’ l’assoluta indipendenza della Bce, essa e’ nata come una banca centrale, pensata per operare in maniera indipendente dalla politica; sebbene i suoi poteri ed obiettivi derivino da decisioni politiche dell’UE e dei paesi membri della stessa. Le decisioni su come tali poteri debbano essere utilizzati e sul come raggiungere gli obiettivi prefissati sono state, infatti, direttamente delegate alla BCE stessa.
Alcuni pensano che questo non sia democratico, che i suoi obiettivi economici sono troppo lontani da quelli dei cittadini e che la politica monetaria ha troppo potere specie quando agisce su aspetti fondamentali quali il rispetto dei diritti umani e l’ambiente.
La BCE ha poteri assoluti, non pubblica alcun commento alle proprie decisioni, la impone e basta, non autorizza commenti o critiche, non fa sapere come e’ arrivata a certe decisioni.
I cittadini dell’UE non possono influenzarla, salvo in modo indiretto col processo elettorale nazionale.
Molti critici affermano che gli obiettivi della Bce siano inappropriati. Sostengono che la Bce fisserebbe i tassi d’interesse col solo obiettivo di controllare l’inflazione senza prendere in considerazione fattori come l’occupazione, i diritti del lavoro, i mutui, le necessita’ degli investimenti ecc.. Il tasso di inflazione e’ un obiettivo troppo limitato in relazione alle reali necessita’ dell’economia e dei cittadini.
I funzionari della Bce godono di una immunita’ totale, superiore a quella degli europarlamentari visto che la Bce non consente nemmeno l’autorizzazione a procedere contro uno dei suoi membri, per celebrare i processi.
L’immunita’ per gli atti compiuti durante il mandato, ha durata anche dopo la scadenza dell’incarico, per cui l’operato dei suoi membri non e’ di fatto sindacabile o sottoponibile a processo. Essi sono insindacabili, impunibili e assoluti.
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Vicenza: cariche della polizia contro attivisti No dal Molin

Dopo la sentenza del Consiglio di Stat,o in migliaia alla fiaccolata dell’indignazione.
Il corteo si dirige verso la stazione, manganellate della polizia contro donne e uomini a mani alzate. Ma, nonostante la violenza delle forze dell’ordine, i binari vengono occupati. “Bravi, bravi, bravi, bravissimi”: e’ il coro che chiude la manifestazione dei No Dal Molin indirizzato ai poliziotti che, poche decine di minuti prima, non avevano esitato a sferrare manganellate contro donne e giovani a mani alzate.
La fiaccolata dell’indignazione, era stata definita la manifestazione di questa sera. Migliaia di persone, tante famiglie con i bambini e i nonni fianco a fianco. Come il 16 gennaio 2007, quando Prodi impose il proprio si’ alla nuova base statunitense e i vicentini occuparono la stazione ferroviaria dimostrando che la partita non era chiusa. Questa volta l’imposizione viene dal Consiglio di Stato che, con una sentenza che decreta la prevalenza degli interessi militari statunitensi sulla salute e sui diritti dei cittadini, ha annullato la sospensiva del Tar del Veneto. E anche questa volta migliaia di vicentini – almeno 2000 secondo l’agenzia Ansa – si sono diretti verso la stazione ferroviaria per invadere i binari; ma la celere, a differenza di un anno e mezzo fa, si e’ schierata con scudi e manganelli davanti agli ingressi, determinata ad impedire lo svolgimento dell’azione di protesta.”Vi facciamo male”, ripeteva un poliziotto sotto il suo casco azzurro; detto fatto: pochi minuti e i manganelli volteggiano sulle teste di quanti, a mani alzate, vogliono difendere il proprio diritto ad essere cittadini e non sudditi. I primi colpi cadono sulle teste delle donne, da sempre protagoniste del movimento che si oppone alla militarizzazione dell’aeroporto vicentino. Le mani alzate non sono bastate ad evitare la violenza di chi e’ stato mandato a Vicenza per soffocare la democrazia e garantire la realizzazione dei progetti statunitensi. Ma a prevalere, ancora una volta, e’ la creativita’ e la determinazione dei tanti vicentini scesi in strada: i binari, infatti, sono stati comunque raggiunti attraverso un cancello secondario situato a 50 metri dalla stazione ferroviaria. Treni bloccati e segnale lanciato: noi non ci arrendiamo e resisteremo un minuto in piu’ di chi vuol imporci questa base, anche se di fronte a noi vengono schierati musi duri e manganelli.
Il Questore, questa sera, si e’ assunto la responsabilita’ di far picchiare donne e uomini a mani alzate; in gioco non e’ piu’ soltanto il futuro del Dal Molin e la salvaguardia dell’ambiente. La posta in gioco e’ la democrazia: da una parte l’imposizione, dall’altra la partecipazione. Questa sera ha vinto la seconda.

www.osservatoriorepressione.org/
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Delegittimazione dei magistrati nello scandalo calabrese
Di Pietro

La storia giudiziaria, anzi, le “storie giudiziarie” – perche’ sono almeno due – che i magistrati pescaresi stanno cercando di ricostruire sono oramai note.
La prima ipotesi accusatoria, ancora nella fase embrionale, riguarderebbe una storia di possibili “tangenti” che sarebbero girate sotto l’ombrello protettore della maggioranza di cdx della passata legislatura in occasione della “cartolarizzazione del debito pubblico regionale”. Si parla in parole povere di un prestito bancario a lungo termine con tassi di interesse tali da permettere poi il “ritorno” di parte degli interessi alla politica locale o, meglio, ai “maneggioni” che gravitavano intorno ad essa.
La seconda ipotesi accusatoria, piu’ attuale, riguarda una girandola di “mazzette” che sarebbero state pagate a seguito della distribuzione delle risorse sanitarie ad alcuni imprenditori della sanita’ abruzzese, primo fra tutti tale Angelini che ora e’ diventato la “gola profonda” della Procura e sta raccontando fatti e misfatti che si sono verificati sotto la direzione della Giunta regionale abruzzese, ora a maggioranza di centrosinistra, e che ha portato in carcere anche l’attuale Presidente Ottaviano Del Turco.
Fin qui la “storia”, di cui i “mezzi di informazione” dovrebbero appunto “informare” l’opinione pubblica man mano che i magistrati ricostruiscono il mosaico ed il segreto istruttorio cessa di essere tale.
Senonche’ ho il sentore che – anche questa volta – fra un po’ si comincera’ piu’ a parlare delle “pulci” da fare a questo o quel magistrato che sta svolgendo le indagini che delle “porcherie penali” commesse da chi ha abusato del suo ruolo per arricchirsi personalmente alle spalle del contribuente.
Appunto, come dicevamo all’inizio: nulla di nuovo sotto il sole. Una storia gia’ vista e rivista mille volte. Una tecnica collaudata. Accadde anche a me ai tempi di Mani Pulite e, piu’ recentemente, ne sono rimaste vittime De Magistris e Forleo. Anche loro “colpiti” proprio nel mentre stavano sviluppando importanti inchieste relative a collusioni fra affari e politica.
Come avviene – e come potra’ avvenire anche per i P.M. di Pescara – la delegittimazione e’ semplice ma terribilmente efficace: si cominciano a riferire fatti privati di qualcuno dei magistrati inquirenti, si amplificano grazie ad una stampa amica, si comincia a mischiare il “vero” con il “verosimile”, si ipotizzano “collegamenti” inesistenti ma “possibili”, si sposta l’attenzione dal filone principale a quello secondario, si va a “ravanare” nei ruoli e nelle attivita’ di parenti ed amici degli inquirenti, qualche “anonimo” qua e la’ e, soprattutto, qualche interrogazione parlamentare ben pilotata e ben pubblicizzata chiuderanno il cerchio, tanto, in Parlamento si puo’ anche diffamare ma non si risponde mai del reato.
Alla fine i ritagli di giornali – magari contenenti anche qualche intervista ben confezionata a qualche personaggio locale in cerca d’autore – saranno mandati da qualche manina ad altra Procura e agli organi disciplina del CSM che giustamente devono aprire un fascicolo, anche per non far vedere che si vuole proteggere i propri simili.
Parte insomma la “fabbrica dei dossier” e per il malcapitato di turno non c’e’ niente piu’ da fare: da cacciatore diventa preda. Dovra’ fermarsi con le indagini che stava svolgendo per trovare il tempo e il modo di difendersi dagli attacchi.
Certo, alla fine, se gli va bene potra’ pure riuscire a dimostrare l’infondatezza dei dossier ma intanto la “causa principale”, quella che il PM “testardo” stava svolgendo, si e’ fermata. D’altronde cio’ e’ proprio il risultato che i “mandanti” del dossieraggio volevano e vogliono.
Gia’, ma chi erano e chi sono costoro? Sempre quelli. Ancora tutti da decifrare e mettere a fuoco, muovendosi essi nell’ombra e come “ombre”, ma certamente uniti da un unico comun denominatore: il dossieraggio e la delegittimazione scatta ed ha la forza di raggiungere il risultato ogni qualvolta il lavoro dei magistrati e’ “trasversale”, a 360 gradi, e tocca entrambi gli schieramenti politici di destra e di sinistra. Appunto come il “caso Abruzzo” o come lo sono state le varie inchieste portate avanti da Clementina Forleo, da De Magistris e tanti anni addietro pure da me con l’inchiesta Mani Pulite.
Allora, e solo allora, si registra uno strano connubio di “convergenze politiche di autotutela”, del riconoscimento reciproco sbandierato ai quattro venti, di “pizzini” di solidarieta’ ai carcerati di turno, descritti sempre piu’ come vittime e non come indiziati di gravi reati da mezzi di informazione accondiscendenti. A queste prime manifestazioni seguono poi le maldicenze su questo o quel magistrato, gli allarmismi esagerati ed esasperati, i dubbi che vengono “cacofonati” nell’opinione pubblica. Infine, l’attacco frontale, scontato anch’esso nel suo monotono cliche’: e’ tutta una montatura politica voluta dal “partito dei giudici”, e’ un attentato alla democrazia, bisogna fermare la magistratura militante, si devono allontanare i responsabili. Tutto all’insegna di un motto antico ma sempre valido, ribadito in questa legislatura da un noto esponente di Governo: bisogna colpirne uno per educarne cento.
“E le stelle stanno a guardare”, ammoniva Cronin.
Di Pietro
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Gli esuberi previsti da Berlusconi per Alitalia con l’accompagnamento di OnAir sono saliti a 7000. Contro i 2300 proposti da Air France non c’e’ male!
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Guardo
Viviana

Sapete che la fondazione di D’Alema fara’ un gemellaggio con la fondazione di Fini?
Non bastavano i vari inciuci, le bicamerali, i libri di D’Alema pubblicato dalla Mondadori, Il Riformista, D’Alema pro globalizzazione, D’Alema pro Bush, le guerra, le aperture alla precarita’ o alla lotta alla magistratura o i ricatti su Unipol (Cicchitto ha detto chiaramente al Pd: noi vi abbiamo salvato dal processo Unipol, che altro volete?).
Si sostengono l’un l’altro, i deliquenti, nel peggio, non vi basta?
Ora D’Alema scalzera’ l’inetto Veltroni e convolera’ a nozze col Cavaliere, ci sono gia’ i confetti.
I giornali una pena! Sansonetti l’ho conosciuto, bella chioma ma poca cervice, e sul Manifesto nemmeno trovo gli articoli che vorrei. Deboli, confusi o collusi, tutti da una, questa e’ la verita’. L’opposizione e’ opera di pochi Don Chisciotte che combattono contro i mulini a vento, gli unici che non abbiano interessi materiali, ma troppo isolati per contare una pippa.
Non so se sia un calo generale di QI o l’abitudine ormai cronica al tran tran senza emergenze, per cui l’abitudine al peggio e’ la norma, ma gli italiani si stanno suicidando da soli.
Per questo Grillo e’ un avamposto di liberta’.
Vedete voi se questa che vediamo e’ politica o bordello, per questo le Ciccioline e le Luxurie possono essere simpatiche quanto vogliono, ma ora non servono, ho bisogno dei Matteotti dei Gramsci, non delle ballerine col pitone o dei simpatici trans trans tanto carini in privato ma che in pubblico mi fanno gioco contro, la posta e’ troppo alta che mettersi a giocare all’isola dei famosi; se voi farlo fallo, ma lascia in pace la lotta politica specie in un paese catto-fascista come questo dove basta una frase per farti metterti alla gogna da vecchietti e benpensanti che non vedono oltre il proprio naso.
Io guardo Sansonetti che troppo spesso scrive corbellerie, che si occupa per es. di salvare la Franzoni ma non dice verbo contro la Costituzione Europea. Ma che Italia e’?
Guardo questa stampa ormai da opuscolo commerciale, che non vuole mai affrontare la cricca di magnati e delinquenti che ci opprime e non sa ormai dare una informazione decente, una casta, quella dei giornali, asservita al padrone, che ci vuole asserviti al padrone perche’ non conosce altra norma a altra patria.
Guardo Curzi che salva Sacca’ e rovina Rainews24 e non ha il minimo dubbio che cio’ sia giusto perche’ un amico si salva sempre anche se ha tradito l’azienda e il paese, perche’ solo gli amici contano, non i valori, e la’ sono tutti amici, dx, sx, preti e puttane.
Vedo i sindacati che se ne fregano dei precari mentre stanno per diventare precari anche loro, e non ci avvertono dei rischi dell’UE che li fara’ fuori tutti in un amen come ha fatto fuori le 48 ore o la difesa dell’acqua o lo statuto dei lavoratori o i diritti dei cittadini, distruggendo dall’alto in modo totalitario e senza consultare nessuno secoli di lotte popolari. E anzi Bonnani sgomita per un nuovo patto per l’Italia come se quello con Angeletti non fosse bastato.
Vedo Colombo che insulta il povero Grillo che poi non ha detto nulla contro Napolitano (l’ha chiamato Morfeo, e che sara’ mai? Nessun giornale inglese o americano, tanto per indicare i preferiti di Colombo, avrebbe fatto questo casino, anzi loro i governanti li chiamano anche peggio, ma il suo stile anglosassone e i suoi grandiosi discorsi liberali crollano subito di fronte alla cortigianeria che e’ come una 1° coscienza mentre la 2° se la sono giocata a carte.
Non vedo serieta’ ne’ a dx ne’ a sx, e il centro te lo raccomando, partito di cocainomani, mafiosi, puttane, preti e venduti.
Ora spero in Ferrero ma se rifiuta la tv sara’ ignorato da tutti. I mezzi che ci sono devono essere usati e alla grande perche’ sono i mezzi con cui il nemico ha vinto, sono i mezzi di imbambolimento di massa e se la tv ti ignora sei finito. Non ha senso andare in tv per difendere la casta come ha fatto Bertinotti sul trono o per fare narcisismo pro se stessi, ma tutto serve alla lotta, niente si butta.
Insomma qua piu’ che disperare non ci resta nulla.
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Quando devi scegliere tra due cammini, chiediti quale abbia un cuore. Chi sceglie il cammino del cuore, non sbaglia mai.
Popol-Vuh
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Il partito dell’odio
V

La Lega e’ come quello che per odio alla moglie si taglio’ le palle.
La Lega, per odio ai migranti, per togliere l’assegno sociale a 23.000 extracomunitari voleva toglierlo a 800.000 italiani poveri, con piu’ di 65 anni e con meno di 5.000 euro l’anno. A tanto arrivano le aberrazioni. Ma se ai leghisti gli togli l’odio per il diverso e il localismo campanilista e secessionista cosa gli resta?
Altro che partito europeo, qua non arriviamo neanche a un partito nazionale!
Con Roma ladrona i suoi capi si sono intrallazzati che meglio non si puo’, assumendone tutti i vizi: sovvenzioni pubbliche ai giornali, droga, festini con pornostar, corruzione bancaria, mazzette, impunita’ processuali, irresponsabilita’ politiche…
Alle piazze sono rimasti gli indici alzati e lo sputo al tricolore, un po’ poco per fare un partito di governo serio.
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Referendum
V

Di Pietro ha depositato la sua richiesta di referendum: “Vuoi cancellare la legge che sospende i processi contro le 4 prime cariche dello stato?”
Ora si devono raccogliere 500.000 firme. Se il Pd fosse d’accordo (ma non lo e’) e raccogliesse le firme nelle feste dell’Unita’, cosa che non fara’, si potrebbe averle entro il 30 settembre. Altrimenti si va a primavera.
Meglio sarebbe stato votare insieme al referendum di Segni e Guzzetta (abrogazione a Camera e Senato della possibilita’ di collegamento tra liste, cosi’ da consentire l’attribuzione del premio di maggioranza alla lista che raccoglie il maggior numero di voti e non piu’ alla coalizione e divieto di candidarsi in piu’ collegi elettorali) e quelli di Beppe Grillo sull’abolizione dell’ordine dei giornalisti e dei contributi pubblici ai giornali e della legge Gasparri (via rete4).
Stanno con Di Pietro Sx democratica, Segni, Parisi, Monaco e Lettieri.
Contro Veltroni e ovviamente la destra.
Il centro sembra ormai l’uomo ombra e non si sa piu’ nemmeno se e’ nominabile.
Il Pd si astiene.
Il Pd e’ ormai una palla al piede per questo paese, oltre inutile, dannosa, perche’ tiene occupato il posto che spetterebbe a una fattiva opposizione, e occupandolo col suo peso inerte, elimina di fatto qualunque opposizione.
“Veltroni e’ come Ponzio Pilato”, dice Di Pietro.
“Se c’e’ un modo per perdere sempre e’ proprio quello di non giocare mai la partita”. Lo afferma l’onorevole Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, commentando le dichiarazioni di Veltroni sul referendum contro il lodo Alfano. “Non ha senso dire che siccome il referendum potrebbe fallire, allora e’ meglio non promuoverlo. Anzi, il senso c’e’. Ed e’ lo stesso che trovo’ Ponzio Pilato quando si lavo’ le mani lasciando che cio’ che doveva accadere accadesse. Nel nostro piccolo – spiega Di Pietro – e’ cio’ che sta avvenendo in Italia, dove il principio minimo di uno Stato di diritto, cioe’ che la legge deve essere uguale per tutti, e’ stato calpestato. E poi ci sono battaglie che si combattono, non perche’ bisogna per forza vincerle, ma per mantenere la dignita’ e potersi guardare allo specchio la sera quando si torna a casa”.

www.repubblica.it/news/ired/ultimora/politica/rep_politica_n_3241690
..
Poste italiane

Un lettore di Milano:
“Si vogliono bloccare i giusti processi alle Poste italiane dei precari che hanno lavorato fuori legge e ripagarli con una indennita’ risarcitoria, impedendone la reintegrazione. Eppure spetterebbe loro la riassunzione.
Poste italiane come Alitalia sono state amministrate da manager che hanno avuto retribuzioni principesche. Per anni questi manager e i loro staff hanno ignorato che il contratto di lavoro indeterminato non si puo’ ripetere piu’ di due volte, e sono dunque loro la causa dell’attuale problema giudiziario. Dunque dovrebbero rispondere penalmente della loro inadempienza e non essere sanati.
.. e invece Sacconi ci propone una legge di penalizzazione per chi aveva una giusta causa e lo fa solo per le Poste, in assoluta incostituzionalita’.

Emergenze
V

A differenza di quanto strombazzato sui giornali, mai l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha parlato di “emergenza umanitaria” o di “situazione senza precedenti” per i migranti che arrivano sulle nostre coste. L’unica vera emergenza che invece e’ stata segnalata e’ quella dei poveretti che muoiono in mare.
I nostri quotidiani sono diventati tutti leghisti?
..
Bello essere primitivi
V

Ci sono nel mondo una cinquantina di popoli primitivi cacciatori e raccoglitori che vivono come 10.000 anni fa. A parte la forte mortalita’ infantile, non vivono male: niente proprieta’ privata, niente politica o poteri assoluti, niente lavori ripetitivi o tasse, inquinamento.. Circa 3 ore di lavoro al giorno per procurarsi il cibo che viene equamente ripartito, alta spiritualita’, un gran patrimonio di miti e leggende, un magnifico rapporto con la natura. Le donne in genere sono le raccoglitrici e le conservatrici del cibo ma dove partecipano alla caccia, il successo di questa aumento dal 31 al 41%. La vita media e’ breve anche per le difficolta’ ambientali, si e’ madri molto presto e nonne a 40 anni. Le nonne vivono di piu’, fino a 60 anni e sono molto attive nella cura dei piccoli. Piu’ nonne ci sono, piu’ i piccoli hanno probabilita’ di sopravvivere.
Quando le tribu’ passano dalla caccia all’agricoltura, la statura si abbassa per la diminuzione di proteine.
Questi popoli non hanno problemi di denti ne’ tumori o obesita’ o depressioni, non conoscevano vaiolo o morbillo ne’ diabete, o pressione alta o infarto. Muoiono soprattutto di infezioni.

Gli USA avevano il primato dell’altezza, 183 cm, oggi la media e’ di 179. La causa e’ il peggioramento dell’alimentazione: 8 milioni di persone sono senza lavoro, 40 milioni di poveri non hanno una assistenza sanitaria,

Da Franca Mulas
Doriana Goracci

Franca Mulas, ha 46 anni, a Nuoro ci e’ nata e per un po’ ci ha vissuto, poi e’ andata a vivere a Bergamo, una vita fa. Era sposata, oggi e’ vedova, era madre di 6 figli, ne sono rimasti cinque. Due amori insostituibili, morti entrambi in cantiere. In un’intervista a lei fatta da Gianni Rossi il 12 febbraio del 2008, Franca diceva:”Per questo la mia vita personale non esiste piu’. C’e’ sola la Franca che vive per affermare i propri diritti e il rispetto per due morti”. Conclude la sua testimonianza con un ” Ringrazio tanto quelli che avranno la pazienza di leggere la mia lettera”. Dove non e’ arrivata, pubblicatela, non so nemmeno quando l’abbia scritta, se e’ recente, se e’ di pochi giorni fa… leggo ancora : “Non basta dire: «e’ successo, e’ stata una disgrazia!». Non basta che se ne parli. Occorre una reale consapevolezza che chiunque, la mattina si rechi al lavoro lo fa per apportare valore aggiunto e ricchezza e non per aumentare la lista di un bollettino di guerra”. L’ho ricevuta, e’ quanto mi basta per chiedervi di inoltrarla. Fatelo anche voi, non per commozione ma per informazione, quella almeno, che puo’ fare Rete.
Doriana Goracci

Cosi’ mi hanno ucciso Luciano e Gianfranco

Parole, parole, tipo questa: Giustizia. Dov’e’?
O forse sono io che non riesco a comprenderla?!
Quante umiliazioni, quante beffe, quanti calci nel sedere, quanta sofferenza.
Per che cosa?
Non sono una pazza, sono una mamma, una moglie.
Parlo delle famose “morti bianche”.
Io nel giro di quindici mesi, ho perso due persone a me molto care.
Per l’esattezza, il 28 aprile del 2000, verso le otto meno dieci, mi squillo’ il telefono, era mio marito. Mi disse che stavano venendo a prendermi, si era fatto male Luciano (questo e’ il nome di mio figlio).
Arrivo’ un geometra, gli chiesi cosa era successo, ma lui mi disse che non sapeva niente.
Non si arrivava piu’, la strada era lunga.
Dentro di me le pensavo tutte: si e’ rotto una mano? Con i mezzi che ci sono oggi guarira’.
Arrivai al pronto soccorso, questo geometra mi disse di aspettarlo fuori, che chiedeva se era li’. Ero rimasta un bel po’ fuori ad aspettare, poi usci’ e disse: non e’ qua.
Ma nel frattempo arrivo’ un’altra macchina e li’ c’era mio marito.
Ricordo ogni singolo particolare: arrivo’ un ambulanza, quello dell’ambulanza si
arrabbio’, perche’ c’era la macchina che aveva portato me li’. Non so cosa si dissero, ma vidi quest’uomo allargare le braccia come per chiedere scusa.
Ma io non sapevo che proprio in quella lettiga coperta da un qualcosa di verde c’era il mio Luciano. Quella maledetta mattina mio figlio e mio marito andarono a lavoro, perche’ lavoravano insieme. Dovevano ricostruire un centro per anziani a Briosco (Milano).
Dovevano portare sul tetto delle travi, ma a 20/30 metri queste maledette travi si sono inclinate e sono scivolate giu’. Sotto, nel cortile, c’era mio figlio e un altro suo collega, e mio marito che guidava la gru’. Incomincio’ a urlare di spostarsi, il suo collega si salvo’, invece mio figlio venne preso in pieno dalle travi, e mori’ sul colpo.
Nel processo mi sono costituita sia parte civile, che penale. Condannarono il principale, e lui fece ricorso in appello a Milano. La condanna fu confermata, ma il carcere non l’ha mai fatto, anzi il giorno dopo era nel cantiere che continuava tranquillamente a lavorare, e io non ho ricevuto nessun risarcimento.
Ancora oggi, luglio 2008, di mio figlio non ho preso un centesimo di risarcimento.
Cambiarono cantiere dopo un po’ di mesi, andarono a lavorare a Varese.
Mio marito che aveva sempre fatto il capocantiere, dalla morte di nostro figlio Luciano, non ne volle piu’ sapere di farlo. Un giorno era a Varese a lavorare, e mi chiamo’, e mi disse: chiama l’Asl di Varese e chiedi cosa devi fare per un ponteggio che non e’ a norma,
ma non dirgli chi sei.
Io chiamai subito, ma invece gli dissi chi ero, e che non volevo che succedesse qualcosa a mio marito, visto che 15 mesi prima avevo perso mio figlio.
Tre/quattro giorni dopo, io non ero in casa (ero andata a prendere un quadretto).
Quando tornai a casa c’erano un po’ di chiamate in segreteria. Feci il primo numero, mi rispose l’ospedale, ma siccome ero io che chiamavo continuavano a dirmi cosa volevo, e io che gli dicevo: ma non mi avete chiamato voi? Ma la risposta fu: quando sa cosa vuole richiami. Feci l’altro numero, era lo zio, io gli dissi: come mai mi chiami la mattina se sai che Gianfranco (e’ il nome di mio marito) e’ al lavoro?
Lui comincio’ a chiamarmi per nome: Franca, Franca!! Li’ capii che c’era qualcosa che non andava, e gli dissi, fammi il nome, perche’ io ho altri 5 figli.
Mi fece il nome di Gianfranco: misi giu’ il telefono e richiamai l’ospedale. Mi rispose la stessa persona, quasi scocciata, e mi disse: se non sa neanche lei cosa vuole, cosa ci posso fare io? E io gli risposi: adesso lo so, hanno portato li’ mio marito.
Lui mi rispose: aspetti un attimo, e mi mise una musichetta di attesa. Dopo un bel po’ mi rispose un medico, dicendomi di andare subito li’ perche’ mio marito era grave.
Chiamai invano l’ufficio dove lavorava mio marito, ma non ebbi risposta. Verso mezzogiorno rispose il geometra. Io ero molto arrabbiata, e gli dissi: non vi siete neanche presi la briga di chiamarmi, ma nel frattempo arrivo’ anche un cugino di mio marito,
gli dissi di venire con me. Mi porto’ al cantiere, li’ c’erano gia’ quelli del sindacato, e gli dissi: vi prego, non lasciatemi sola, devo fargliela pagare. E questo geometra continuava a dirmi che non sapeva dov’era l’ospedale. Ma quelli del sindacato mi dissero: la portiamo li’ noi.
Vidi il cartello rianimazione, e entrai. Mi chiesero cosa volevo, e gli dissi: hanno portato qua mio marito. Mi risposero: qua oggi non e’ arrivato nessuno. Subito dopo qualcuno mi disse: vieni qua. Ancora pronto soccorso, entrai in una stanza, c’era una barella e una sedia a rotelle. Il medico mi giro’ verso la sedia e allargo’ le braccia: non ce l’ha fatta.
Destino crudele, stessa ora, stessa telefonata, quel dannato ponteggio aveva portato via anche mio marito. Quando me l’hanno fatto vedere era gia’ dentro una cella frigorifera.
A dieci giorni dalla morte di mio marito, mi diedero i 5 milioni di lire che mi spettavano di liquidazione di mio figlio.
Quando e’ morto mio figlio (il 28 aprile del 2000), abbiamo scoperto che era in nero.
Il suo datore di lavoro e’ andato ad assicurarlo il 2 o il 3 maggio del 2000.
L’assicurazione risponde, io non le do niente, perche’ il giorno che e’ morto non era assicurato.
A 4 mesi dalla morte di mio marito il datore di lavoro dichiara fallimento.
Un giorno al processo gli ho chiesto se lui di notte riusciva a dormire tranquillamente, e con la sua aria di strafottente mi ha detto: certo signora, perche’ non dovrei dormire.
Due anni e mezzo fa il processo di mio marito era quasi finito. Sentenza finale: troppi colpevoli, tutto fa rifare.
Il 23 luglio ha fatto 7 anni che mio marito e’ morto, ma il processo e’ tutto da rifare.
C’e’ la prescrizione, e i miei avvocati dicono che a sette anni e mezzo, sti signori, per non dargli un termine diverso, non verranno mai giudicati, ne’ puniti.
L’Asl di Varese mi fece una lettera, scusandosi perche’ non avevano personale, e non avevano potuto mandare nessuno a controllare il cantiere. E’ questa la nostra bella Italia, uno va sul posto di lavoro per portare a casa il pane quotidiano, e invece ti portano via in una cassa, anzi in due, nel giro di 15 mesi: stessa impresa.
Io mi chiedo: anni di processo per cosa???
Io ho pagato sulla mia pelle le mie disgrazie (anche a livello economico). Lo so che non potro’ piu’ riavere mio figlio e mio marito, ma pretendo giustizia. Vorrei rivolgere delle domande a quelli molto in alto: Perche’ devono succedere queste cose? Perche’ oltre la disgrazia devi pagare anche per poter avere giustizia? E molto salato, per non arrivare mai ad una conclusione? Perche’ durante i processi stai li’ tutta una giornata per sentirti dire: rinviato a dopo 3/4 mesi? I morti sul lavoro sono degli eroi.
Sono stanca, perche’ non sono mai arrivata a dire: si’, la giustizia funziona, si’, la giustizia c’e’: mio figlio Luciano aveva solo 22 anni, e mio marito Gianfranco solo 41.
Certe cose ti cambiano la vita, e la mia si e’ proprio ribaltata, ma devi andare avanti per i tuoi figli, perche’ queste cose non accadano piu’, invece accadono tutti i giorni.
Se ci fossero piu’ controlli e meno agevolazioni, secondo me ci sarebbero meno morti e infortuni sul lavoro. Se ci fosse una punizione giusta, forse ci penserebbero due volte prima di rifare l’errore. Il mio appello: controlli, controlli, controlli, severita’. Non dire mai la prossima volta, ma punirli severamente da subito, perche’ quello delle morti sul lavoro e’ un bollettino di guerra. Vi giuro che fino a quando avro’ fiato, mi battero’ con tutte le mie forze per avere giustizia.
Ringrazio tanto quelli che avranno la pazienza di leggere la mia lettera. Non voglio pieta’, ma una vera giustizia, allora si’ che potranno riposare in pace anche i miei cari.

Franca Mulas
..
Edohart

DI PIETRO:
EVERSIVO E’ CHI VUOLE LA LEGGE UGUALE PER TUTTI TRANNE QUATTRO
..
Mauro Maggiora

Napolitano non esiste, e’ un ologramma.
Programmato per ripetere, come un loop ossessivo, frasi del tipo
“Dialogo tra le parti”
“No a spettacolarizzazione dei processi”
“Abbandonare la politica dei no”
“Non esistono piu’ le mezze stagioni”
“In Campania la colpa di tutto e’ la camorra”
Il degrado di paese lo si vede, prima di tutto, dalla miseria morale ed umana delle “alte cariche dello stato”….
..
Nel paese senza pieta’ al dolore
V.

L’Italia e’ ultima al mondo nella terapia del dolore, per un cinico pregiudizio catto-fascista, lo stesso che ha condannato la donna a partorire con dolore o che ha bollato i suoi disturbi come “problema di nervi” e che condanna i malati terminali o morire in grande sofferenza, per una stolta opposizione agli oppiacei e alle morfine, demonizzati come “droghe”, quando in altri paesi civili anche la marijuana viene utilizzata come antidolorifico.
Una casta di politici cocainomani per loro piacere condanna un intero paese a inutili e barbare sofferenze, penalizzando ulteriormente la malattia.
Nel 2004 l’Italia era pari all’Etiopia e al Ruanda. Nel 2007 siamo ultimi in Europa dopo Malta nella terapia anti-dolore.
Eppure ognuno sa bene che il dolore e’ sempre alle porte: colpo della strega, reumi, artrosi, sciatalgie, dolori dentari, emicranie, cefalee acute o croniche, malattie degenerative delle cellule, gastriti, traumi ossei, parti difficili.. non solo gli ospedali ma persino i medici di famiglia restano inefficienti, come se il dolore non fosse un sintomo ma qualcosa di alieno che nulla ha a che fare con la cura.
Si parla in Italia di un numero altissimo di sofferenti, un italiano su 4, 15 milioni di persone, eppure non esiste nell’intero paese una organizzazione contro il dolore.
Qua una cultura ipocrita e aristocratica seleziona poche migliaia di cittadini per un privilegio: sfuggire il dolore cosi’ come gli stessi sfuggono il carcere o il processo, e condanna in modo spietato tutti gli altri.

I guai di Villa Certosa
V.

Villa Certosa, la megavilla di Berlusconi in Sardegna, non figura proprio di proprieta’ di Berlusconi, ma di una societa’ immobiliare (l’Idra), che da’ la villa al premier con un comodato d’uso a titolo gratuito (?). I megalavori per ristrutturarla sono incorsi in 13 capi di imputazione per abusi edilizi e violazioni ambientali, da cui denuncia e processo.
La cosa curiosa e’ che la villa, pur non figurando di Berlusconi, e’ protetta da segreto di Stato, anche se poi, paradossalmente l’architetto si e’ premurato di pubblicare in un libro tutti i lavori fatti per mediocre vanita’.
Ovviamente tutti i reati si sono dissolti per il semplice fatto che Berlusconi ha condonato se stesso, cosi’ che il processo si e’ chiuso con un nulla di fatto. Ma tanto e’ bastato perche’ il fido quanto ridicolo Bonaiuti, che gli zampetta sempre attorno, proclamasse trionfalmente in televisione che, come sempre, c’era contro Berlusconi “un teorema” della Magistratura che non e’ stato dimostrato e che Berlusconi e’ uscito vincente in quanto il processo si e’ chiuso senza condanna. Per forza! E’ sparito il reato!
A noi che guardiamo non risultano scornati solo i giudici quanto l’intero il popolo italiano. Se ogni cittadino potesse fare lo stesso con i suoi eventuali reati, saremmo un paese di santi, sulla carta almeno. Ma questo Bonaiuti sembra non capirlo e, con comprendendolo lui, dovremmo convincercene noi.
Cosi’, autoassolto, Berlusconi giustamente ci riprova. L’assenza di pena istiga alla ripetizione del reato. E Berlusconi ora dara’ una aggiustatina anche alla megavilla di Arcore, giusto un aumentino di 3000 mq. In cambio del silenzio, aveva promesso al comune di Arcore alcuni regalini: un museo, una biblioteca.. poi avra’ pensato: “Ma chi me lo fa fare? Il padrone sono io”. Cosi’ non se ne fara’ di nulla, per il Comune si intende, mentre la megavilla avanza. Per male che vada fara’ un nuovo condono a se stesso e qualunque bega sara’ cancellata. E’ la giustizia del lupo. Che lupo e’ e, finche’ non trova un cacciatore, fa strage di pecore.
I cloni rinfacciarono a Prodi di aver usato la detassazione sulle donazioni fatta da altri per fare donazioni ai figli.
Lo considerarono uno sporco opportunista, ma sulle disinvolte manomissioni legislative del Cavaliere per depenalizzare se stesso, chissa’ perche’, tacciono.
..
Vandali e bulli
V.

Sempre piu’ ragazzi e giovani sono coinvolti in azioni di bullismo o devastazione ambientale, ragazzi dominati da un disagio interiore e incapaci di manifestarsi o realizzarsi in azioni utili, buone o costruttive. Una associazone romagnola, Primero, studia questi casi. Non sempre dietro questi ragazzi ci sono famiglie carenti o povere o dissestate, spesso c’e’ un eccessivo protezionismo genitoriale e un alveo in cui non e’ stato dato al ragazzo stesso un senso di reponsabilizzazione ne’ domestico ne’ scolastico ne’ sociale, non e’ stato dato il senso del dovere e quello del limite.
Agghiacciante la frase del PM che aveva esaminato i ragazzi rei di aver ucciso una persona gettando massi dal cavalcavia: “Dentro di loro il nulla”.
Due psicologi hanno esaminato per mesi come viaggiatori passivi i 150 studenti pendolari da Codigoro a Ferrara che ogni giorno devastano il treno che prendono ogni giorno, cercando di capire i loro meccanismi, e hanno poi cercato di “redimerli” attraverso la distrazione e il gioco, a dir loro, con risultati eccellenti.
Ma di fronte a episodi di bullismo e vandalismo non penso che il compito dell’adulto sia di distrarre e di giocare, quanto di reprimere e recriminare facendo valere la sua autorita’ di adulto, anche perche’ non si tratta di infanti ma di ragazzi dai 14 ai 20 anni.
L’opera di prevenzione familiare dovrebbe essere presente e attenta, ma proprio qui si cela la radice del problema. I genitori di ragazzi dal comportamento asociale o delinquenziale sono troppo spesso affetti da eccesso di protezionismo, mancano i normali controlli delle piu’ semplici norme di andamento domestico e sociale: ordine nelle proprie cose, aiuto nelle faccende familiari, esecuzione da solo dei compiti scolastici, rispetto del buon vicinato, espletamento di obblighi sociali, autonomia e responsabilizzazione.
Il genitore di un ragazzo deviato ignora in genere i segnali negativi che gli arrivano o reagisce in maniera sbagliata ad essi: vicini o amici che si lamentano o fanno accuse al ragazzo, asocialita’ o partecipazione a bande, voti cattivi a scuola, note negative in condotta, richiami degli insegnanti. Il loro legame empatico col ragazzo e’ tale che prendono qualunque appunto come un atto di persecuzione. Pensano che il ragazzo dia una vittima sociale, sia incompreso dal suo ambiente, che gli insegnanti ce l’abbiano con lui. Incontrano gli insegnanti meno che possono e spesso si isolano anche dai loro vicini, creando una sindrome vittimistica del tutto fuori luogo. Questa protezione emertosa rinforza il senso di impunita’ del ragazzo e non gli crea alcun limite. Il male non esiste perche’ non esiste alcuna distinzione tra male e bene.
..
C’e’ un villaggio mediatico nel quale qualcuno vuol costringerci a vivere.
C’e’ un villaggio mentale nel quale vogliamo e abbiamo bisogno di vivere.
C’e’ uno spazio interiore che vorremmo espandere.
E c’e’ uno spazio socio-abitativo nel quale finiamo sempre perversamente di incastrarci
.”
(J.B.Ballard)
..
Riforme per la scuola
V.

La Ministra Gelmini propone il 7 in condotta, gli esami a settembre, l’educazione civica e i grembiulini scolastici.

A cosa varra’ reintrodurre l’educazione civica in un paese in cui il disprezzo di ogni civismo paga preziosi dividendi politici?
“Perche’ un ragazzo dovrebbe educarsi attraverso la disciplina quando gli uomini delle istituzioni che gliela impongono devono il loro potere all’ostentato rifiuto di ogni disciplina
?”
(Antonio Scurati-La Stampa)

Capisco il 7 in condotta e il ritorno degli esami a settembre (espunti dalla Moratti), per frenare l’esoso cronico di promozioni immeritate, ma il grembiule e’ una sciocchezza anche se si pensa alle divise inglesi di gonna (o pantalone), camicia, giacca e cravatta; se poi si pensa proprio al famigerato grembiulino, credo che le lolite attuali si ribelleranno in ogni modo al grembiule bianco di infausta memoria e che i grandiglioni di 11-12 anni saranno del tutto ridicoli in grembiule nero stile archivista o becchino. Ma poi ci metteranno anche il fiocco colorato? E ripristineremo anche le medagloie di cartone e la mela alla maestra?
La rassegna stampa di oggi non fa che parlare di grembiulini griffati o non griffati, tanto per dirne la serieta’.
Ma degli 8 miliardi di tagli alla scuola pubblica non si interessa nessuno? E quando migliaia di piccoli comini si vedranno sparire la scuola elementare, saranno feste e fiori?
..
http://www.masadaweb.org

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