Nuovo Masada

aprile 10, 2008

MASADA n. 670. 10-4-2008. IL TIBET – Il LAMAISMO – LA STORIA

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Prima parte
Storia – Buddhismo e religione Bon –]] Le predizioni- L’invasione cinese – Il Dalai Lama
Viviana Vivarelli

Storia
Il lamaismo è una forma di Buddhismo.
Buddha nacque nel VI secolo a. C (la tradizione parla del 570) in una regione dell’India del nord, che ora appartiene al Nepal, e predicò il suo pensiero peregrinando nell’India settentrionale, nella pianura del Gange, ma il Buddhismo non si diffuse in India, dove restò prevalente l’Induismo, e verso il 1200 venne allontanato prepotentemente dall’invasione islamica. Prese altre vie in Asia e soprattutto entrò nel Tibet dove si unì ad una preesistente religione a carattere magico sciamanico: la religione Bon.
Intorno al 760 d.C. il Tibet aveva avuto un grande re che domò l’aristocrazia; questa appoggiava la religione BON e il re protesse invece il Buddhismo.
Il Tibet fu sempre stato attaccato da cinesi e mongoli. I Cinesi furono i nemici secolari dei Tibetani e cercarono sempre di assimilarli alla loro cultura.
I re tibetani si dilaniarono in guerre di religione, proteggendo il Buddhismo e conbattendo contro i nobili e la religione Bon; in questa guerra civile la monarchia tibetana si dissolse lentamente mentre crebbe il peso dell’elemento religioso-monastico, finché, verso il 1000, il riformatore indiano Atisa, con la protezione del re, diffuse il Buddhismo in tutto il paese e un po’ per volta la società tibetana prese un carattere teocratico, mentre aumentava l’importanza dei grandi monasteri spesso in lotta tra loro, con abati sempre più potenti.
I Cinesi continuarono i loro attacchi contro il Tibet, che divenne per un certo tempo protettorato mongolo.
Alla fine il Buddhismo da sistema filosofico diventò chiesa ufficiale, con un governo insieme spirituale e temporale, una TEOCRAZIA, la più grande del mondo, in cui i lama di grado più alto gestivano il potere temporale oltre a quello spirituale.

Lontano da tutto il mondo e in perfetto isolamento, il Tibet elaborò una straordinaria forma politica, affidando il governo locale agli abati dei grandi monasteri e quello centrale al Dalai Lama, che viveva nella capitale Lhasa.
Il Buddhismo nasce come una filosofia con l’intenzione di alleviare il dolore umano. Il Lamaismo o Buddhismo tibetano si presenta come una religione più serena.
In un’Asia dilaniata da continue guerre i Tibetani hanno avuto per mille anni un governo pacifico, praticando la non violenza.

Il Dalai Lama

La guida dal lamaismo tibetano è il DALAI LAMA = ‘Oceano di saggezza’ o ‘Gemma splendente’, considerato il Buddha vivente, incarnazione umana del Buddha della compassione, secondo la credenza per cui il Buddha ritorna sulla terra più e più volte, finché’ ci sarà vita umana, per aver cura di tutte le cose viventi, amarle e averne compassione.

Finché una cosa vivente avrà respiro, lì, in compassione, apparirà il Buddha.”

Possa io essere una porta, una nave, una barca
per coloro che vogliono attraversare l’acqua”

Libererò coloro che non sono liberati
affrancherò coloro che non sono affrancati
e porterò gli esseri viventi nel Nirvana

Si pensa che il Buddha rinasca ogni volta in un bambino che viene individuato in base a determinate caratteristiche astrologiche e a certi segni sul corpo; egli sarà in grado di riconoscere come suoi alcuni oggetti che furono del Dalai Lama precedente.
Viene cercato seguendo le visioni che i Lama ricevono, focalizzando la loro intuizione mistica nelle limpide acque dei laghetti di montagna. Ogni volta che un capo spirituale muore, comincia la ricerca del successore e dopo qualche tempo si trova il nuovo bambino in cui il Lama si è incarnato, questo bambino viene portato a Lhasa ed educato per il suo ruolo.
Nel 1933 è morto il 13° Dalai Lama, e 4 anni dopo è stato trovato il successore, il Dalai Lama attuale, Tenzin Gyatso, 14° incarnazione del Buddha della Compassione.
Ci sono molte storie su questo bambino che nacque senza piangere, disse di essere il capo supremo, voleva stare seduto a capotavola e avere più importanza del padre, chiedeva sempre di essere portato a Lhasa e seppe riconoscere tra altri oggetti mostrati dai monaci il rosario, la tazza, il tamburello e gli occhiali del defunto Dalai Lama. Due anni dopo il suo ritrovamento, il bambino venne separato dai genitori e portato a Lhasa per essere addestrato ai suoi nuovi compiti.
Il 13° Dalai Lama un anno prima della sua morte aveva scritto:
“Può accadere che qui nel Tibet la religione e il governo vengano attaccati, che i monasteri vengano saccheggiati e distrutti, che i monaci e le monache siano uccisi o cacciati via, diventeremo come schiavi per i nostri conquistatori, umiliati, indifesi, vilipesi, mendicanti. I giorni e le notti passeranno lentamente con grande sofferenza e terrore”.
Era una terribile profezia e purtroppo si verificò di lì a poco; mentre ancora il 14° successore era molto giovane e non era stato ancora insediato come Dalai Lama: nel 1949 Mao Tze Tung salì al potere in Cina e impose al Tibet dure condizioni, il Tibet rifiutò ma i Cinesi lo invasero proclamando che l’esercito di liberazione popolare andava a liberare i propri fratelli tibetani e riportava il paese alla madrepatria, si disse che la popolazione tibetana accettava con estrema gioia questa liberazione ma non fu così. I cinesi erano e rimasero totalmente stranieri alla cultura ufficiale, due mondi che non potevano essere più opposti.
Il Tibet era un paese pacifico, con un piccolo popolo formato da monaci o pastori, senza un valido esercito, un paese inerme, dedito alla religione, che non praticava la guerra, non era armato e non poté respingere l’esercito cinese. Il Dalai Lama chiese aiuto al mondo, mandò i suoi rappresentanti negli altri paesi asiatici ma non vennero ricevuti, chiese all’Occidente, all’Inghilterra, all’America e all’India che la sua indipendenza fosse preservata ma nessuno osò contrastare la Cina. Propose all’ONU di prendere atto di questa violazione ma l’ONU se ne lavo’ le mani. L’invasione di questo piccolo popolo pacifico di pochi milioni di abitanti avvenne nell’indifferenza totale del mondo.
Il Dalai Lama aveva allora 15 anni. Per 9 anni cercò le vie diplomatiche, incontrò Mao Tse Tung e Chu En Lai, chiese aiuto alle grandi potenze, mendicò presso tutti i governi. Non solo non ebbe alcun aiuto, ma nel 1954 l’India firmò un accordo con la Cina con cui essa dichiarava di astenersi dal ridiscutere l’occupazione militare del Tibet.
La Cina intanto prese a modificare il paese imponendo la propria cultura e distruggendo il sistema religioso con pesantissimi massacri. In modo brutale essa pose fine ad una delle culture più importanti e singolari del mondo.
Il braccio di ferro tra lo Stato più popoloso del mondo e un territorio immenso, inaccessibile e quasi spopolato come il Tibet (un paese grande 2,5 milioni di km che come estensione è pari a un quarto della Cina), durò così per secoli.
Per molto tempo il Tibet aveva mantenuto la propria autonomia sia politica che religiosa, ma i Cinesi posero fine alla sua indipendenza e alla sua cultura in modo micidiale e incontrastato.
Essi imprigionarono, torturarono e uccisero centinaia di migliaia di Tibetani, stroncando una grande civiltà. Non si può immaginare nulla che avesse una differenza così abissale come quella tra la cultura spirituale e mistica del Tibet e il sistema materialista e ateo della Cina. Ma la materia prevalse.
I Cinesi arrivarono a Lhasa con i carri armati e iniziarono i bombardamenti, lde distruzioni, i massacri. Si temette che lo stesso Dalai Lama potesse essere ucciso. I consiglieri e il popolo tibetano lo scongiurarono di mettersi in salvo, il giovane non voleva lasciare il suo paese, ma l’indovino di corte, in trance, parlò con la voce dell’ultimo Dalai Lama defunto, e il responso fu :”Dove non si può attraversare un grande fiume, non c’è guado, non c’è bassofondo, dove la sola speranza è una barca, ma non c’è barca, io porrò una barca. La ‘Gemma che esaudisce i desideri’ splenderà dall’Occidente”.
Il responso diceva che il Dalai Lama doveva fuggire. I Cinesi dichiararono che avrebbero bombardato Lasha e avrebbero preso misure severissime per impedire la fuga. Di nuovo si interrogò l’indovino, che in stato di trance scrisse: “Vada, stanotte, vada”, suggerendo di passare travestiti vicino al campo cinese. Così, il 17 marzo del 1950, il ventiquattrenne Dalai Lama, dopo una rivolta popolare contro i Cinesi tragicamente fallita, seguì i consigli dell’oracolo e prese la via dell’esilio, per continuare la sua lotta all’estero. Di notte, travestito da soldato, con un gruppo di monaci fidati, fuggì, intraprendendo un viaggio penosissimo che durò sette mesi, a piedi, attraverso montagne altissime e neve, per erti sentieri, fino al confine dell’India, dove il piccolo gruppo stremato ebbe accoglienza.
Il governo tibetano fu così trasferito all’estero. Lo stato più ateo del mondo aveva conquistato lo stato più religioso del mondo, nell’indifferenza totale degli altri paesi della Terra.
Intanto, in Tibet, i monaci che avevano tentato di resistere furono trucidati e così quella parte della popolazione che tentò di non arrendersi. L’invasione fu terribile e brutale. Monaci e monache furono scherniti, costretti a fornicare per le strade, i bambini furono armati e obbligati a sparare ai propri genitori, seimila monasteri che erano università di sapienza millenaria e possedevano tesori artistici e culturali inestimabili furono rasi al suolo dalle bome, un milione di Tibetani furono uccisi, migliaia furono incarcerati e torturati, gli antichissimi testi che attestavano una delle culture più importanti del mondo furono bruciati o servirono ai soldati Cinesi per riparare i piedi dal freddo. Cominciò dalla Cina l’esodo forzato di famiglie cinesi, 40.000 contadini vennero spostati dalla Cina e mandati una delle zone più inospitali e meno agricole del mondo.
Il Dalai Lama formò un governo in esilio nel Buthan, uno staterello himalayano, presso il Tibet, e da allora non ha mai smesso di girare il mondo per chiedere aiuto per il suo popolo ma ogni volta che entra in un paese la Cina minaccia di interrompere i suoi legami commerciali con quel paese e i governi la ascoltano e chiudono le porte. E’ avvenuto anche con Prodi e Berlusconi, è avvenuto anche con papa Raztinger.
L’ONU per il momento non ha preso nessuna risoluzione per contrastare la Cina ma la causa tibetana sta facendo sempre nuovi proseliti e l’occasione delle Olimpiadi del 2008 in Cina ha dato nuova visibilità ai profughi e alla loro causa.
Al Dalai Lama è stato permesso di accogliere gli esuli nel Buthan, dove egli ha tentato come ha potuto di salvare quello che restava della sua cultura, istituendo scuole dove si riprendono le danze, la musica, il canto, la lingua e gli insegnamenti sacri del Tibet. I principali Lama e centomila Tibetani vivono dunque ora nel Buthan, ma molti hanno preso la via dell’Occidente e hanno fatto conoscere la loro cultura agli altri paesi. Come aveva detto l’oracolo “La gemma che esaudisce i desideri risplenderà in Occidente”.

La seconda carica del paese era rappresentata dal Panchem Lama, considerato l’incarnazione di Amithaba. Al tempo dell’invasione, questi era un bambino, di 7 anni ma i Cinesi lo deportarono con tutta la sua famiglia e lo sostituirono con un altro bambino che divenne il nuovo reggente, un fantoccio agli ordini dei Cinesi che diresse poi un falso governo per 5 anni, dopodiché fu rimosso mentre il Tibet veniva annesso alla Cina con un’occupazione militare intensiva.
Morto il primo Panchem Lama per un attacco apoplettico, i Cinesi scelsero un altro bambino che rimase in loro potere con la sua famiglia.
Da più di 50 anni, dunque, il Dalai Lama è in esilio e chiede inutilmente alle organizzazioni internazionali di aiutare il suo paese a riprendere la propria libertà e di permettere a lui e agli esuli di tornare in Tibet.

Il Tibet non ha petrolio o oro, come il Kuwait o l’Irak, e le potenze occidentali sanno che la Cina è un partner troppo importante per gli affari per essere irritato, è una potenza che nessuno vuole scontentare, così gli appelli del Dalai Lama sono sempre rimasti inascoltati. Però, grazie a questo esilio, il Buddhismo tibetano si è aperto al contatto con l’Occidente e ha cominciato a diffondersi, destando molta curiosità nella materialistica civiltà occidentale.
Ai tempi del lamaismo in Tibet, nessun visitatore poteva entrare nel paese, l’ingresso era vietato assolutamente agli stranieri, e oggi, col governo cinese e le distruzioni compiute sui monasteri, ha meno senso andarci, tuttavia anche col poco che resta, questo paese costituisce una esperienza indimenticabile per i visitatori, ed è possibile andare nel Buthan, che è divenuta la nuova sede provvisoria del Dalai Lama per ritrovare intatta la sua antica cultura.
Il Buthan e’ un piccolo paese montano, che esce appena oggi da una condizione medievale, sta costruendo nuove strade, si sta un poco modernizzando.
Il Dalai Lama viaggia spesso, è venuto in Italia molte volte, rilascia interviste su cui si fanno libri molto intensi, e i monaci hanno preso le mille strade del mondo per raccontare agli occidentali del loro pensiero così diverso e affascinante, così lontano dal nostro materialismo e impregnato di un profondo misticismo che a noi occidentali appare molto strano e stimolante.

In Italia abbiamo un importante centro buddista a Pomaia in Toscana.

Il Dalai Lama dice: “In gioventù il comunismo ha esercitato del fascino su di me, mi sembrava che fosse possibile una sintesi tra comunismo e Buddhismo. Mi sono però scontrato con le incomprensibili contraddizioni della politica cinese, con la frenesia degli slogan, con il lavaggio di milioni di cervelli…infine ho avuto la certezza che Mao non fosse altro che il distruttore del Dharma“.
Il Dharma è la giustizia cosmica, la legge della vita.
I Cinesi hanno bombardato 6.500 conventi, distrutto opere d’arte inestimabili e intere biblioteche, hanno bruciato una raccolta enorme di libri sacri, arrestato e torturato migliaia di persone (molti sono stati crocifissi, o hanno avuto lingue e visceri strappate o i corpi smembrati…).
I Cinesi, in nome di un materialismo totale e di un ateismo assoluto, hanno ostacolato il lavoro spirituale dei monaci, hanno imposto loro imposto il lavoro collettivo e i campi di rieducazione. Un milione di Tibetani sono stati uccisi. Centomila hanno preso per sempre la via dell’esilio. Si è avverato nel peggiore dei modi quanto era stato profetizzato dal 13° Dalai Lama, Thupten Gyatso, nel 1933, anno della sua morte, nel suo testamento, quando aveva annunziato che un terribile pericolo sarebbe venuto dal comunismo.

L’invasione cinese

Si consideri che i monasteri erano importantissimi centri culturali che il 20% della popolazione faceva parte di ordini religiosi, erano monaci, monache, eremiti in preghiera nelle grotte, eruditi che insegnavano nei monasteri… La pratica spirituale era lo scopo principale dell’esistenza, tutta la cultura era incentrata su un’alta dimensione della mente, con una intensità che non ha paragoni nel mondo ma tutto fu schiantato da un popolo dominato dall’ateismo e dal materialismo (e ora dal capitalismo) che tentò in ogni modo di distruggere il senso profondo della cultura tibetana. E non bastò la distruzione della popolazione, fu messo in atto ogni mezzo per annientarne la spiritualità, con propaganda, tortura e sterminio. Il fanatismo ateo-maoista fu peggiore del fanatismo delle peggiori fedi religiose.
Un quinto della popolazione fu ucciso, gran parte fu evacuata e trasferita, i beni espropriati, moltissimi finirono in campi di concentramento, i Cinesi obbligaronoo le donne alla sterilizzazione o ad aborti forzati. Fu un enorme genocidio, pari a quello perpetrato dai nazisti sugli ebrei, in un tentativo di massificazione e di livellamento micidiale.
L’estinzione della cultura lamaista avanzò in modo massiccio e con una ferocia indicibile, i comunisti non tollerarono altra ideologia che la loro e non merisero alcuna libertà, né intellettuale, né spirituale o artistica. Con accanimento implacabile distrussero una antica cultura, una intera civiltà, una lingua, una religione. Non furono diversi dai conquistadores spagnoli e portoghesi nel Nuovo Mondo.
L’immane genocidio proseguì per 50 anni nell’indifferenza del mondo.
Come scrisse Matthieu Ricard: “La questione tibetana e’ stata soffocata dall’autocensura dell’Occidente, che era sprofondato nell’idolatria maoista e che non voleva prestare attenzione a nessuna critica nei confronti della Cina comunista“.
Il Tibet nella sua scarsa parte boschiva fu disboscato, e il territorio usato come deposito di scorie nucleari o terreno per i test atomici, il suo bellissimo cielo fu inquinato per sempre.
Nel tempo aumentò lo spostamento forzato della popolazione cinese in Tibet. Mentre normalmente il servizio militare cinese dura 3 anni, quelli che erano mandati in Tibet vi restavano per sempre. La deportazione forzata portò in Tibet 8 milioni di Cinesi contro 6 milioni di Tibetani, così che i Tibetani diventassero una minoranza etnica nel loro territorio e la Cina ha costruito una ferrovia verso il Tibet per aumentare l’immigrazione cinese.

L’invasione è cominciata nel 1950, e nel ‘51 il Tibet e’ diventato una Regione Autonoma annessa alla Repubblica Popolare Cinese. Il Dalai Lama è fuggito nel ‘59, subito dopo le frontiere sono state chiuse e la repressione è divenuta spietata. Uomini, donne e bambini sono stati imprigionati o chiusi in campi di lavoro… immense fosse comuni si sono riempite una dopo l’altra. Le immagini del Dalai Lama sono state proibite. Tutti sono obbligati a studiare il cinese, abbandonando il tibetano, che è una lingua autoctona diversa dai dialetti indiani, la cui scrittura deriva dal sanscrito.

Il Tibet è un paese poverissimo di piante e di animali, ma, mentre il Buddhismo predica un grande rispetto per la natura, i Cinesi usano caccia e pesca in modo indiscriminato, hanno eliminato i pochi boschi e ammucchiato scorie nucleari; con i test atomici del Sinkiang sono riusciti anche a modificare il clima e il cielo, uccidendo l’ambiente, così che si segnalano nascite di animali deformi.
La dura militarizzazione del paese con i test nucleari e le scorie radioattive hanno rovinato la terra e il cielo. Il clima è cambiato, dove non pioveva mai oggi piove spesso, dove il cielo era di un azzurro cristallino ora è sporco e oscurato.

Le richieste del Dalai Lama

Nel 1987 a Washington il Dalai Lama ha presentato al consesso mondiale delle richieste molto moderate e democratiche:
-che il Tibet fosse trasformato in zona di pace,
-che la Cina abbandonasse la colonizzazione forzata,
-che fossero rispettate le libertà democratiche e i diritti umani fondamentali dei Tibetani,
-che l’ambiente fosse recuperato e protetto innanzitutto con l’abbandono delle attività nucleari,
-e che si rinegoziasse il futuro stato del paese,
ma nulla è stato fatto.
Il Dalai Lama chiede che il Tibet diventi un parco naturale, smilitarizzato, aperto ad ospitare le associazioni internazionali per la difesa dei diritti dell’uomo. Ma le grandi potenze sono sorde e preferiscono pensare ai guadagni che si possono fare delocalizzando lavoro presso i poco pagati e non protetti lavoratori cinesi o agli affari che si possono fare vendendo merci a un paese di un miliardo e 300 milioni di abitanti. La spiritualità e la cultura non sono oggi beni che qualcuno intenda difendere, men che mai i capi delle grandi religioni mondiali, come il Papa di Roma, che nei buddisti e negli islamici vedono solo concorrenti da eliminare.

Da un punto di vista strategico, il Tibet potrebbe diventare uno stato cuscinetto tra la Cina e l’India, permettendo il ritiro delle enormi truppe che entrambi gli Stati tengono a guardia delle frontiere.
Nel 1989 il Dalai Lama ha ricevuto il premio Nobel per la pace, ma i 5 punti della sua richiesta non sono stati mai considerati.

Il territorio

Immaginate un paese immenso vicino ai 7000 metri, con 14 cime superiori a 8000, dove l’aria asciutta e rarefatta crea un’ebbrezza insostenibile, la temperatura oscilla tra 45° sotto zero e 15-17 sopra, il cielo era di un azzurro profondissimo, e strani piccoli uomini di razza mongoloide che da tempo immemorabile si dedicano alla ricerca spirituale. Un grande altopiano corrugato a nord dell’India, il più elevato e inospitale altopiano del mondo, con un paesaggio metafisico. Con una superficie di 2,5 milioni di kmq contro i 300.000 dell’Italia, una larghezza di 2750 km e una lunghezza di 1500, con due giganteschi sistemi montuosi: il Karakorum e il Transhimalaya, che superano i 7000 m (il nostro Monte Bianco è 4750). Scalare queste vette altissime è l’avventura suprema degli scalatori migliori e solo Messener è riuscito nelle imprese maggiori. Tra queste inaccessibili montagne ci sono larghi bacini chiusi e moltissimi laghetti di acqua salata, perché questa terra un tempo era il fondo di un oceano che poi si è s
iollevato. Il clima è in genere’ rigidissimo con forti escursioni termiche. Un tempo pioveva poco e l’acqua potabile era un bene molto raro. Non esiste quasi vegetazione, vastissime zone non hanno nemmeno un albero e solo d’estate producono erbe basse tipo muschio. I prodotti agricoli sono pochi perché l’agricoltura si può praticare solo in alcune valli basse: orzo, avena, grano, ortaggi e frutta. Mancano industrie. I pascoli sono sotto i 4000 m., buoni soprattutto per lo yak, un bovide con pelliccia, che, con pecore e capre, dà latte, burro e lana e d cui si usa persino lo sterco, che, seccato, funge da combustibile.

La religione Bon

Il Buddhismo arrivò in Tibet tra l’VIII e il X secolo d. C. C’era nel paese una religione più antica, primitiva, legata alla magia e a culti della natura, la religione BON (‘bon’ vuol dire ‘recitare’, e infatti esorcisti o maghi ‘recitavano’ formule rituali per scacciare i demoni); su questo culto magico si innestò il Buddhismo, producendo quella curiosa varianza che è il BUDDHISMO TIBETANO.
La religione BON o BONPO era un culto di stregoni e esorcisti, una religione sciamanica che contattava le energie misteriose e terrificanti di una natura vista come piena di demoni e spiriti in genere cattivi che dovevano essere esorcizzati. I Bonpo erano sacerdoti che praticavano culti magici “domavano in basso i demoni, sacrificavano in alto agli dei, e purificavano al centro i focolari“. Per conoscere il volere del Cielo divinavano con cordicelle e quesiti sorteggiati o cadevano in trance. Accanto a loro c’erano i Bardi con i loro canti ed enigmi.
Con l’avvento del Buddhismo i Bonpo lottarono per sopravvivere, il re accolse il Buddhismo, i nobili restarono attaccati alla religione Bonpo, con lotte intestine, finché i sacerdoti si appropriarono in parte della nuova dottrina senza abbandonare i loro demoni, per cui il risultato fu un culto bizzarro e promiscuo, un Buddhismo particolare, legato alla stregoneria e alla magia, molto meno astratto e senza le energie divine del Buddhismo originale.

Il Lamaismo

Il LAMAISMO è una religione di profondo interesse, dove la liturgia è molto importante, è molto spiccato l’aspetto devozionale, ci sono cerimonie suggestive e esoterici riti, con danze che durano molte ore e durante le quali i monaci portano grandi maschere, colorate e mostruose, per atterrire i demoni.
Grande importanza hanno gli oracoli, le profezie, le visioni, i sogni, le premonizioni, le trance, i rituali magici. Gli oracoli sono responsi curati da medium potenti che entrano in stato di trance e sono educati ad affinare doti congenite di sensitività.
In stato modificato di coscienza, possono essere posseduti dai demoni o dai defunti e parlare anche con altre lingue. I Lama raccolgono e interpretano i loro messaggi.
Il più celebre tra i veggenti è l’oracolo di Nechung che incarna il dio Pehar, di cui si servono ufficialmente anche gli occupanti cinesi. La dimensione magica soprannaturale era in Tibet molto forte grazie alla persistenza della religione Bon e al carattere superstizioso dei Tibetani.
La chiaroveggenza era molto praticata, i monaci medium usavano anche lo specchio dei laghetti di montagna come sfere di cristallo per la divinazione.
Il paese restò chiuso ad ogni contatto esterno per un tempo lunghissimo. Prima dell’invasione cinese, Giuseppe Tucci, il più grande studioso italiano del Tibet, poteva giustamente chiamarlo ‘il paese senza laici’, perché il potere spirituale, culturale e politico era nei monaci e contadini e pastori non contavano niente; oggi, dopo le stragi e la colonizzazione lo potremmo definire ‘un paese laico’ dove nessuno conta niente, a parte gli invasori cinesi.

L’antico sistema teocratico era basato sui monaci. I grandi conventi o lamaserie erano forti unità autarchiche che funzionavano come le abbazie medievali; contadini, pastori e artigiani erano servi dei monasteri. Nelle lamaserie era concentrato il potere politico, culturale e religioso di ogni zona.
Il Tibet era dunque un paese di monaci e ogni cosa era condizionata alle lamaserie e alla vita spirituale.
Il Lamaismo concentrava religione, cultura, governo e amministrazione, controllando totalmente la scarsa economia locale.
Il sistema era interamente basato sulla ‘reincarnazione’, per cui la carriera monastica non veniva scelta, ma i bambini erano scelti per essa in base a indizi di reincarnazione.
Il Lamaismo crede che le propensioni kahrmiche dei Lama si proiettino sui nuovi nati o che i Lama siano Bodhisattva che scelgono di incarnarsi nuovamente, per cui alla morte di ogni capo spirituale si fanno ricerche del bambino in cui egli si incarna, questo viene portato alla lamaseria ed educato intensamente a riprendere il suo ruolo; così la gerarchia di potere si perpetua nei nuovi nati, come se ereditasse se stessa, come se fossero sempre gli stessi a dirigere attraverso corpi successivi.

La religione regolava ogni aspetto della vita, era una amalgama di Buddhismo indiano e culto BON con le sue componenti magiche e esoteriche, i suoi demoni e le sue divinità.
La popolazione di contadini o pastori aveva scarsa importanza politica ed era anche numericamente debole, incapace di produrre una cultura propria. La famiglia era dominata dalla poliandria nel senso che quando una donna si sposava, sposava anche tutti fratelli del marito, e i suoi figli erano anche loro figli, per non dividere le proprietà.

Il Tibet è stato indipendente per 2500 anni ed era il paese più isolato del mondo anche perché ha sempre impedito l’accesso agli stranieri. L’Himalaya lo separa dall’India e i grandi deserti dalla Russia e dalla Cina.
La capitale è LHASA, la città sacra, composta praticamente di monasteri, con 50.000 abitanti è stata la sede del Dalai Lama fino al 1950. Fu edificata nel VII sec. dal re, Sognten Gampò, che unificò il Tibet e introdusse il Buddhismo, per l’influenza delle sue due mogli, una cinese e una nepalese.
Lhasa si trova su un versante dell’Himalaya, a 3650 m di altezza, il suo nome significa ‘Trono di Dio’. Là, a picco su una collina di roccia di fronte a un lago sorge il POTALA, il famoso palazzo del Dalai Lama, bianco e rosso coi tetti d’oro, qui e in una trentina di monasteri vicini vivevano 20.000 monaci con poteri non solo spirituali ma anche politici e amministrativi, ora ridotti a poche centinaia.
La popolazione del Tibet è scarsissima. Noi siamo 60 milioni, ma i Tibetani su una superficie 10 volte maggiore non arrivavano nel 1960 a 6 milioni e oggi sono ancora meno, soppiantati dagli immigrati cinesi.
Il Tibet è veramente un paese vicino al cielo: vette rocciose elevatissime, nude di vegetazione, spesso rossastre, contro un cielo una volta azzurrissimo, dove la notte le stelle sembravano più vicine, un’aria sottile e rarefatta che facilita le modificazioni di coscienza.
Tutto l’altopiano si presenta come un grande luogo sacro pervaso da energie sottili.

C’è una teoria scientifica espressa dal tedesco prof. Hartmann che vede la terra attraversata da una rete energetica particolare, detta appunto la rete di Hartmann, formata da correnti elettromagnetiche che si incrociano formando dei quadrati di circa 2 metri di lato, i punti nodali di questa rete sono dannosi all’uomo perchè alterano i suoi campi magnetici, mentre la parte dentro al quadrato è protetta. Nel Tibet, a causa dei forti corrugamenti della catena dell’Himalaya, la rete di Hartmann si è sfalsata allargando le proprie maglie e creando zone protette; le case dei Tibetani erano costruite secondono queste energie e le stanze risultavano sempre nelle zone protette.

Il Tibet è un immenso deserto di pietra che antichissime forze immani hanno sconvolto in epoche molto antiche. Questo sconvolgimento ha modificato incredibilmente i campi magnetici della zona. Le variazioni di potenziale della rete di Hartmann vengono registrate con strumenti di misurazione particolari. I misuratori di energia hanno verificato che gli interni dei monasteri sono luoghi di energia altissima, luoghi di grande calma, neutri, dove è più facile equilibrare le energie psichiche.

Gli STUPA che sono monumenti simbolici sono costruiti esattamente nei luoghi di massima concentrazione energetica, cioè nei punti nodali, secondo conoscenze antichissime che erano presenti in tutte le antiche culture e che il nostro materialismo ha dimenticato.

Sulle rupi più alte del Tibet si ergevano le città dei monaci, le lamaserie, dove migliaia di persone si dedicavano fin dalla prima infanzia a una vita spirituale, vivendo col minimo dei mezzi, mangiando e dormendo pochissimo, pregando e meditando, in una continua ricerca interiore.
Ogni convento era una unità autosufficiente dove si compivano tutti i lavori, da quelli umili del servizio a quelli più alti dello spirito. Gli allievi erano detti CHELA, poi venivano i monaci, infine i LAMA, e sopra a tutti il DALAI LAMA, che era la guida spirituale e politica del Tibet. Dalai bla-ma vuol dire ‘Maestro la cui saggezza è grande quanto l’Oceano’.
Il Tibet costituiva uno stato ecclesiale come può essere il Vaticano, ma il suo sistema era fondato sulla santità, i migliori o più santi sono Lama, per diritto di reincarnazione, il più santo di tutti è il Dalai Lama, il grande maestro che non è designato da un conclave come avviene per il Papa ma è eletto per nascita, in quanto è la reincarnazione di un Dalai Lama precedente.

Si cominciò col 5° Dalai Lama, alla fine del 1600, che fu visto come incarnazione di Avalokiteshvara. I successivi Dalai Lama sono considerati TULKU ovvero reincarnazioni dei Dalai Lama precedenti. Tulku vuol dire ‘corpo di trasformazione’. Si chiama TULKU una persona che viene considerata la reincarnazione di un grande personaggio spirituale. Grazie ai TULKU le istituzioni monastiche piu’ alte, Lama e Dalai Lama, si perpetuano passando di vita in vita. Il concetto dei TULKU si origina verso il 1200 seguendo la dottrina dei TRIKAYA = tre corpi. Il più importante TULKU contemporaneo è appunto TENSIN GIATSO, il Dalai Lama attuale.
Un maestro spirituale, Karmapa Rigpe Dorje, e’ stato seguito per 800 anni attraverso 16 reincarnazioni, a partire dal 1100, anch’egli viene considerato la reincarnazione di Avalokita, si tratta di uno studioso, artista e poeta, un asceta che viene incoronato con una corona nera in una particolare cerimonia.
Il Dalai Lama è la guida assoluta di tutti i Tibetani. Quando i Tibetani raccontano la sua storia, cominciano dalla prima incarnazione nel 1391. Non tutte le incarnazioni furono eccellenti, quattro Dalai Lama morirono precocemente a 10, 21, 17 e 20 anni, tre dettero molta grandezza al Tibet, il sesto fu un grande studioso e poeta. Uno di essi non prese i voti né si fece monaco, perché amava le donne e non voleva rinunciarvi.
Noi diciamo che il Dalai Lama è la reincarnazione di un Dalai Lama precedente, ma ciò non sarebbe esatto, i Buddisti non pensano che vi sia un’anima individuale che passa da un corpo a un altro, ma piuttosto che cio’ che rinasce e’ uno spirito di compassione, una energia spirituale che non appartiene a una persona in quanto tale, ma sintetizza in se’ tutta la compassione del mondo, la compassione del Buddha e può manifestarsi in molte persone. Ricordiamo sempre che noi parliamo in termini soggettivi, di Io, personalità o anima, ma i Buddhisti non hanno il concetto di anima come non hanno quello di dei, il Buddismo non nasce propriamente come una religione o una chiesa ma come una teoria filosofica molto evoluta in cui si legge il mondo in termini di energia spirituale.
Il Dalai Lama attuale è considerato una manifestazione di Avalokitesvara, il Bodhisattva della compassione; da questo punto di vista sarebbe anche il 64° uomo che rinasce all’interno di un’altra serie di uomini santi che inizia con un bambino che viveva al tempo del Buddha… Non c’è un’anima che trasmigra, ma l’emanazione di una forza particolare che continua a manifestarsi ed ha bisogno di una apparenza umana per agire nel mondo. Il concetto di reincarnazione è sottilmente diverso da quello induista che invece presuppone un atman o anima e non somiglia a quello esistente in Occidente fino al 3° secolo d.C. in cui si presuppone, invece, la trasmigrazione di un’anima da un corpo ad un altro.
L’attuale Dalai Lama è chiamato anche KUNDUN o ‘Possessore del loto bianco’ o Yeshi Norbu = ‘gioiello prezioso’.
E’ un uomo sorridente, allegro, molto mite e tollerante, aperto alle novitàc come un fanciullo, flessibile e gentile. All’epoca dell’invasione cinese aveva 15 anni. Quando fuggì in esilio ne aveva 24. Era stato messo sul Trono del Leone a 4 anni e mezzo. Aveva 11 fratelli, di cui uno era stato riconosciuto come l’incarnazione di un altro Lama. I genitori erano contadini e il bambino fu tolto alla famiglia e crebbe tra monaci adulti, ma vedeva spesso i suoi e aveva presso di sé il fratello maggiore. Fu sottoposto a un iter pesante di studi, dove praticò i tre veicoli (ovvero le tre vie) del Buddhismo, e infine imparò a praticare la meditazione, una pratica molto difficile e quasi impossibile a noi occidentali.

La ricerca di un incarnato può durare anche vent’anni, e può passare molto tempo anche tra una morte e una rinascita. Ci sono segni del corpo che facilitano il ritrovamento: l’attuale Dalai Lama ha un marchio a forma di conchiglia e sotto le scapole due piccole escrescenze carnose che rappresentano le due braccia in più della dea della compassione. Anche uno dei suoi fratelli è una figura importante, la madre aveva perso due figli prima di lui, ma uno di essi era speciale e il Lama che officiò i funerali disse che il bambino morto sarebbe rinato dalla stessa madre e, per riconoscerlo, fece col burro un segno sul suo corpicino, poi nacque un bambino che aveva sulla pelle un segno uguale. Era un RIMPOCHE (rimpoce), un reincarnato. Per l’esattezza il Dalai Lama non è un reincarnato ma un ‘incarnato’, in quanto rappresenta un’energia già liberata dalla catena corporea, che per compassione, accetta di tornare sulla terra per aiutare gli altri uomini.

Nel 1991 il Dalai Lama ha riconosciuto ufficialmente un altro incarnato: un bambino spagnolo di 6 anni, considerato un Lama morto in Tibet nel 1984.
Su la Repubblica del 18 luglio 1994 si leggeva:
A Parigi è stato trovato un piccolo Buddha di 4 anni a cui è stato riconosciuto il titolo di Lama. In un tempio della Francia meridionale, che è il più grande santuario buddhista d’Europa, oltre 200 persone hanno assistito alla celebrazione del rito: un evento straordinario molto raro nella religione buddhista. Il piccolo reincarnato è nato a Parigi da genitori del Buthan e del Tibet, ed è stato ufficialmente riconosciuto come la reincarnazione di Kalu Rimpoche, uno dei più grandi maestri spirituali della storia del Buddhismo, morto nel 1989 e molto vicino al Dalai Lama. Il bambino francese è stato sottoposto a varie prove di conoscenza ed è stato identificato dopo che all’età di un anno aveva cominciato a riconoscere diversi oggetti appartenenti al precedente “involucro carnale”. Questo bambino si esprime in lingue diverse: francese, inglese e tibetano. Dopo aver visitato i principali centri buddisti, il bambino andrà in India, dove entrerà in un monastero per cominciare una formazione di 12 anni. Nel 93 in Nepal questo bambino aveva avuto la sua prima elevazione al rango di maestro buddista e, durante la cerimonia, avvennero insoliti fenomeni meteorologici.”

Abbiamo visto una lamaseria nel film di Bertolucci, ‘Il piccolo Buddha’, il film non è stato girato in Tibet ma nel Buthan, a causa del divieto cinese.
Dice Ngakpa Chogyam:
Il Tibet non era un paese perfetto, ma quale paese lo fu mai? Sul piano materiale era arretrato, ma molti lo ritenevano il paese più progredito del mondo sul piano spirituale“.
La letteratura tibetana è essenzialmente religiosa. Tutte le scienze, la medicina, l’erboristeria, l’astronomia, la fisica ecc. sono lette in un contesto religioso. Non esiste una scienza separata, ma tutte le discipline sono legate in un insieme olistico. Le biblioteche tibetane avevano raccolto un sapere immenso, che può sembrare fantascienza a noi occidentali e che solo per la sua rarità e singolarità avrebbe dovuto essere salvato dall’UNESCO come un patrimonio inestimabile del mondo, ma questi papiri hanno dovuto subire due terribili urti distruttivi: l’invasione mongola mille anni fa e quella cinese nel 1950. Alcuni testi sono stati trafugati dagli esuli, ma la maggior parte di queste opere spesso antichissime sono andate perdute. I Cinesi hanno incendiato quello che hanno potuto, i soldati usavano addirittura i fogli nelle scarpe per ripararsi dal freddo, o come carta igienica o per accendere il fuoco. C’erano testi scritti su foglie di palma che risalivano a 1500 anni fa.

Un romanzo di gran successo

Il romanzo fantasy ‘Il terzo occhio’, fu unj best seller adi lcuni anni fa, ovviamente non è tutto attendibile ma resta comunque interessante. Il Dalai Lama ne ha sorriso dicendo che alcune cose erano giuste, altre meno. In questo libro, Lobsang Rampa racconta la sua vita di guaritore, tracciando il quadro della vita di un monaco e la figura di un tipo di medico molto diverso da quelli che conosciamo. Lobsang nasce in una normale famiglia del Tibet. A 7 anni, come tutti i bambini tibetani ha per regalo una grande festa e un astrologo predice il suo futuro, perché l’astrologia in Tibet è una scienza vera e propria, basata sulle reincarnazioni, antica di migliaia di anni che gode di grande considerazione coma una scienza. Questo paese così vicino alle stelle ne osserva da migliaia di anni il movimento dedicando loro studi raffinatissimi e traendone influssi sui destini degli uomini.
Il nostro Lobsang riceve questo oracolo:
Un bambino di sette anni deve entrare in una lamaseria, subirà una severa prova di resistenza, sarà istruito per divenire prete-chirurgo. Dovrà sopportare gravi avversitaà abbandonare la patria, recarsi tra genti straniere. Perdere ogni cosa, e ricominciare da capo, e infine riuscire“.
La predizione si avvera: Lobsang è prescelto in base ai segni astrologici come creatura dotata di poteri paranormali, riceve un’educazione che allarga questi poteri per la diagnosi e la terapia. Viene mandato come chela o allievo in una grande lamaseria, dove è educato con rigida disciplina a divenire medico-veggente, eseguirà, cioè, diagnosi metafisiche sulla parte energetica sottile dell’uomo, sull’aura, e non sul corpo, come avviene in Occidente.
Come l’oracolo astrologico aveva predetto, il Tibet viene invaso dai Cinesi e Lobsang, insieme ad altre migliaia di tibetani, deve prendere la via dell’esilio, il suo compito saraàandare in Occidente, in Europa e in America, dove diventerà famoso attraverso conferenze e libri, realizzando il compito di diffondere la cultura tibetana.

Secondo Rampa, il Buddhismo indiano è una religione triste e disperata, che parla sempre di dolore, mentre il lamaismo è una fede limpida e serena. Suo elemento distintivo è l’essere una via di grande serenità, importante anche per i nevrotici uomini occidentali, resi schiavi dal desiderio e dal potere. Il Buddhismo dà importanza all’amore, alla pietà e alla non violenza.
Dice: “Odiate l’atto, ma non chi lo compie“-
I principi base del Buddhismo sono molto semplici, ma esso viene inevitabilmente modificato da ogni paese che l’adotta, con l’intervento di rituali, credenze e interpretazioni diverse, per cui ogni paese o ogni gruppo di buddisti ha il suo Buddismo. Un proverbio tibetano dice: “Cento valli, cento dialetti, cento monaci, cento religioni”. Non il dogma conta la ma la ricerca interiore.

A 8 anni, come avevano predetto gli astrologhi, Lobsang Rampa comincia la sua professione di veggente. A tal fine, gli verrà aperto il terzo occhio, cioè la vista superiore.
Secondo la concezione indo-tibetana, noi siamo formati da 9 corpi interconnessi, 9 strutture energetiche, 9 campi elettromagnetici, ognuno dei quali adempie a una funzione particolare. L’insieme di questi 9 campi è la nostra realtà, formata da una parte visibile e da una invisibile.
Il primo di questi corpi o campi, quello inferiore, è il corpo materiale. Gli altri sono campi di energia sempre più sottile, che prendono numero e nome diverso nelle varie culture del mondo, perché non sono presenti solo in Tibet ma in varie culture, come i nativi d’America o i Tungusi siberiani.
Normalmente i nostri occhi riescono a vedere solo il corpo materico, le cui molecole sono più addensate, qualcuno riesce a scorgere debolmente i corpi più sottili, i veggenti riescono a vederli.
Il Lamaismo seleziona questi veggenti naturali e acuisce i loro poteri, creando dei medici di tipo particolare che non hanno bisogno di lastre, radiografie, elettroencefalografi e altre strumentazioni tecniche per capire la malattia fisica e psichica, perché sono essi stessi strumenti di captazione evoluta e sottile. Invece di costruire delle protesi tecnologiche come facciamo noi, i Lama educano i sensi ad oltrepassare i loro limiti. Il medico-veggente è dunque un uomo modificato, alterato nel corpo, nelle percezioni e nella mente, che può operare diagnosi attraverso la visione diretta dei campi energetici dell’uomo. La medicina tibetana che è essenzialmente religiosa è basata non solo sul corpo visibile dell’uomo ma sui campi di energia cioè sui corpi invisibili.
L’educazione lamaista non è solo educazione etica e religiosa, ma è finalizzata al controllo e alla modificazione dei campi energetici, cioè produce un’alterazione della parte frequenziale alta dell’energia.
Mentre noi conosciamo solo pochi stati di coscienza (veglia, sonno, sogno, ipnosi, estasi, coma) i Lama imparano a controllare e modificare la mente, producendo fino a 60 stati di coscienza.

Sul sogno dice Rampa :
Noi riteniamo che l’uomo sia posto in un corpo fisico, debole e imperfetto, per poter imparare e progredire. Durante il sonno lo spirito si sottrae in parte a questo corpo e torna a un diverso piano di esistenza. L’uomo si corica per riposare e lo spirito si libera e scivola via. Lo spirito rimane in contatto col corpo mediante una corda d’argento che esiste fino alla morte. I sogni sono esperienze vissute sul piano spirituale del sonno. Quando lo spirito ritorna nel corpo, lo shock del risveglio deforma il ricordo del sogno, a meno che non si sia particolarmente addestrati a ricordarlo, così il sogno sembra molto improbabile.”

Il piccolo Rampa viene preparato per un’operazione fisica molto dolorosa, quella che gli aprirà il terzo occhio, la vista sottile. Viene messo a riposo su una stuoia per qualche tempo, la fronte sterilizzata con erbe, poi un lama blocca la sua testa e un altro preme la sua fronte con un punteruolo a U dentato che viene girato violentemente producendo un krak dell’osso. Nell’osso frontale forato viene inserita una scheggia di legno molto in profondità. Di colpo il bambino sente profumi insoliti, vede spirali colorate e fumi incandescenti. Per tre settimane la spina resta sulla sua fronte poi viene estratta. “Da quel momento” dice Rampa “vidi gli uomini come realmente sono“. Quello che vede è terrorizzante: attorno agli uomini ci sono aloni e fiamme colorate. I Lama gli insegnano cosa significano quei colori, essi sono il corrispondente della salute e della malattia, del corpo e dei nostri corpi sottili. Il bambino impara qual’è il colore della menzogna o della spiritualit° o il colore di chi che sta per morire. Gli insegnano anche a capire concentrando la sua mente su un cristallo. E lui dice: “Non c’è nulla di magico nelle visioni attraverso i cristalli. Essi non sono che strumenti. Come un microscopio o un telescopio, ci permettono di vedere oggetti invisibili alla vista normale. Il cristallo ci aiuta a mettere a fuoco il terzo occhio, con cui si può penetrare l’inconscio dell’altro. Si può usare cristallo di rocca o una sfera di vetro o una sfera piena d’acqua o un disco tutto nero.”
Cosiìegli riceve il potere della medicina, ma i monaci gli insegnano anche a chiudere il TERZO OCCHIO, quando non lo usa, perché vedere continuamente i mali e i difetti degli altri sarebbe un fastidio intollerabile.

Così si forma nel romanzo un monaco-veggente tibetano, un essere selezionato per particolari capacità naturali, che riceve un rigido addestramento monastico, etico-religioso, un apprendimento sulle energie, che sa leggere i colori dell’aura, fare diagnosi esatte, usare terapie a base di erbe, un monaco-scienziato-sciamano. In lui è aperto l’occhio della chiaroveggenza, l’occhio della verità che si apre su un mondo esatto e reale, senza finzioni e illusioni.
Tutte le divinità indiane sono rappresentate col terzo occhio aperto e sviluppato, con esso si può vedere e comprendere tutto cio’ che normalmente non si puo’ vedere o capire su questa terra. L’occhio della chiaroveggenza puo’ vedere i corpi aurici.

..
La seconda parte della filosofia lamaista è qui

https://masadaweb.org/2008/04/11/masada-n-671-11-4-2008-il-tibet-%E2%80%93-il-lamaismo-la-filosofia/

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http://www.masadaweb.org

4 commenti »

  1. Congratulazioni per la prima parte de “Tibet-Il Lamaismo”L’ho trovata esaustiva,e cosa ancor pregevole,scevra da quei pregiudizi anti-religione(non importa quale,basta che sia!)che purtroppo sono ancora moneta corrente fra i duri&puri.Se qualcuno volesse approfondire alcuni aspetti,mi permetto di suggerire due testi:per la storia del Buddha il saggio
    “Buddha e il Buddismo” di Oscar Botto,Mondadori 1999 e per quanto riguarda il trattamento che i cinesi riservano ai tibetani,in special modo monaci,”Tibet-Il fuoco sotto la neve” di Palden Gyatso e Tsering Shakya,con prefazione del Dalai Lama
    (Sperling&Kupfer Paperback,2006).E se a seguire,affascinato da quel tipo di rapporto con la natura e il trascendente, volesse fare una full- immersion in quel mondo,consiglierei la visione del film “Himalaya-L’infanzia di un capo” di Eric Valli,candidato all’Oscar nel 2000 come miglior film straniero.Oh!E per oggi ho parlato a sufficenza!
    Ciao, da
    Felce&Mirtillo

    Commento di MasadaAdmin — aprile 10, 2008 @ 1:27 pm | Rispondi

  2. I tibetani sono oggi due milioni e mezzo; quando c’era il dalailama erano un milione; l’aspettativa di vita dei tibetani è oggi di 76 anni, quando c’era il dalailama era di 36; la mortalità infantile in tibet è oggi del 3 per mille, quando c’era il dalailama era del 30 PERCENTO (!!!); quando c’era il dalailama in tibet vigeva la SCHIAVITU’, e i tibetani erano una MERCE di proprietà del dalailama e dei suoi vassalli. La religione di “amore & pace” del “santissimo” prevedeva inoltre la TORTURA, come risulta dal rapporto della Società delle Nazioni del 1937.
    Per favore, basta sciocchezze; la Storia non si fa con i film e le suggestioni…

    Commento di pierluigi — aprile 13, 2008 @ 2:22 pm | Rispondi

  3. Caro Pierluigi
    il Tibet e’ stato per moltissimo tempo un paese fuori dal mondo a cui era impossibile avvicinarsi, per cui qualunque dato e’ da prendersi con cautela.
    In ogni caso ogni fonte storica diceva che i tibetani erano sei milioni al momento dell’invasione, e sappiamo, anche malgrado le fonti cinesi, che sono state uccise un milione e 200.000 persone e che il paese poi e’ stato popolato a forza da cinesi, per cui gli attuali numeri, sempre che non siano falsati, si riferiscono anche ai cinesi espiantati “a forza” in Tibet.
    Credo che anche i dati tuoi sulle aspettative di vita siano piuttosto di fantasia, lo stesso vale per la mortalita’ infantile (la Cina non ci permette di sapere nemmeno quante esecuzioni fa all’anno, e procede con una propaganda faziosa e menzognera), quando invece sappiamo che molte donne tibetane sono state sterilizzate perché si intende sostituire la popolazione tibetana con popolazione cinese. E’ innegabile poi che la cultura tibetana e perfino la lingua sono vietate e che si puo’ essere arrestati solo per affermazioni positive sul Dalai Lama o per esporne l’immagine. Ed e’ innegabile che i cinesi hanno imposto un falso Panchem Lama che dovrebbe essere adorato dai tibetani ma che è a servizio del governo cinese.
    Parlare di tortura per ciò che può essere accaduto più di mezzo secolo fa senza accennare a quelle praticate dal governo cinese oggi mi pare piuttosto approssimativo e fazioso. Di queste torture sembra che non vi sia traccia nella memoria tibetana sennò in 60 anni si sarebbero rassegnati al governo degli invasori senza continuare a chiedere di tornare a come erano in precedenza. Se quello che affermi fosse vero, dovrebbero essere tutti pazzi. E’ proprio la loro resistenza anche dopo 60 anni a provare le atrocita’ e il rifiuto del governo cinese.
    Ciò che mi pare tu voglia negare a ogni costo, a costo del ridicolo, e’ invece un sistematico genocidio e una sistematica distruzione culturale.
    Copio: “Bambini tibetani tolti alle famiglie d’origine e fatti crescere in famiglie cinesi di provata fede comunista; migliaia di laici, monaci e monache uccisi o torturati (questi si’, dai cinesi); vecchi costretti a mangiare e vestire secondo la moda dei conquistatori; dei e simboli rimpiazzati con le immagini di Mao e, in seguito, con quelle della Banda dei Quattro; coloni cinesi delle comuni dislocati in Tibet per “colonizzare” le rozze province teocratiche. E’ stata ed è tuttora una vera e propria operazione di pulizia etnica. Circa i 2/3 dei monasteri sono stati distrutti (il Tibet era un paese teocratico di cultura buddhista pieno di monasteri), insieme a libri di importanza culturale immensa, le opere d’arte sono state trafugate e rivendute o portate in Cina…”
    I monaci sono sempre stati amati dai contadini cinesi. Giuseppe Tucci che e’ uno dei maggiori studiosi del sistema lamaista tibetano, e dai cui libri ho tratto i due Masada sul Tibet, fa una spedizione proprio nel 1937 e non dice nulla sulla tortura o su quell’odio che tu presumi esserci stato tra contadini e monaci. Io non trovo alcuna documentazione delle torture di cui parli (e mano che tu non ti riferisca alle due dichiarazioni deliranti di Fidel Castro), mentre sono ben documentati i LAOGAI, che sono in Cina i campi di concentramento, almeno mille, dove sono costretti a lavorare, in condizioni disumane, milioni di uomini, donne e bambini a vantaggio del Partito Comunista Cinese e di numerose multinazionali che investono o producono in Cina.
    Mentre i LAGER nazisti furono chiusi nel 1945 ed i GULAG sovietici sono in disuso dagli anni ’90, i LAOGAI cinesi sono tuttora operanti. E cercare di attaccare il Tibet per scagionare la Cina, con tutto quello che la Cina fa attualmente contro i diritti umani, mi pare privo di senso e pregiudiziale.
    Copio: “La vita nei LAOGAI e’ orribile. I pestaggi e le torture sono all’ordine del giorno. Frequenti le scariche elettriche e la sospensione per le braccia. Ricordiamo che Manfred Nowak, rappresentante della Commissione contro la Tortura delle Nazioni Unite, che ispeziono’, nel dicembre del 2005, alcune prigioni in Cina, denuncia il continuo abuso della tortura chiedendo al Governo di Pechino anche di eliminare le esecuzioni capitali per crimini non violenti o per ragioni economiche. Nel suo rapporto, del 10 marzo 2006, denuncia anche le confessioni estorte con la tortura” (Non diversamente le terribili carceri israeliane).
    “I LAOGAI cinesi non sono molto diversi dai lager nazisti, con l’aggiunta della “riforma del pensiero” ossia il sistematico lavaggio del cervello del detenuto, ideata da Mao Zedong gia’ nel 1937. La “riforma del pensiero” si attua mediante l’indottrinamento politico quotidiano e mediante l’autocritica, davanti ai sorveglianti ed agli altri detenuti ed e finalizzata a riformare la personalita di chi si auto-accusa”, una vera e propria “riprogrammazione del cervello” in cui si devono elencare ed analizzare le proprie colpe, ci si deve accusare pubblicamente di averle commesse, procedendo alla riforma della propria personalita’, per diventare una “nuova persona socialista”.
    Queste pratiche sono state applicate per anni ai Lama tibetani come ai Musulmani Uighuri. Ci sono detenzioni orribili durate 30 anni. Ma ci sono nei lager anche cittadini cinesi, accusati di aver tentato di fare dei partiti o dei sindacati.
    “I LAOGAI sono solo un particolare dell’attuale realta’ Cinese e della “pedagogia del terrore”, coperta da “segreto di stato”, che, in Cina, ancora oggi, si pratica. Decine di migliaia di esecuzioni di massa davanti a folle appositamente riunite. Migliaia di organi espiantati dai condannati a morte e venduti con alti profitti. Collagene preso dalla pelle dei morti per produrre cosmetici. Decine di migliaia di aborti e sterilizzazioni forzate. Persecuzione sistematica contro i credenti di tutte le Religioni e abuso della psichiatria a scopo repressivo politico.”
    Spero che ti basti

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — aprile 14, 2008 @ 8:47 am | Rispondi

  4. Non occorrono altre parole Pierluigi. I miei complimenti Viviana.

    Commento di federica — aprile 23, 2010 @ 8:47 pm | Rispondi


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