Nuovo Masada

febbraio 16, 2008

MASADA n. 633. 16-2-2008. Violenze

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 2:47 pm

La violenza sulle donne – La violenza dei sistemi – La violenza della Chiesa

L’avidita’ finanziaria, la sete di potere e i fanatismi religiosi tengono il mondo stritolato in una morsa di violenza. Ma in questa violenza generalizzata, c’e’ una violenza particolare perpetrata su una parte consistente dell’umanita’ che e’ la parte femminile. Questo attentato permanente a meta’ del genere umano attraversa spazi, tempi e ideologie e su di esso si accentra il peggio della specie. E non avra’ senso alcuno predicare la democrazia, o la pace o un qualunque Dio o una qualunque ideologia, se prima questa aberrazione profonda non sara’ risanata.

Viviana Vivarelli
….
Parte via web un appello ai leader del centrosinistra per dare una risposta all’offensiva clericale contro l’aborto e la norma che lo regola. Si puo’ firmare all’indirizzo
www.firmiamo.it/liberadonna

Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti, ora basta!
L’offensiva clericale contro le donne – spesso vera e propria crociata bigotta – ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso e’ addirittura condiscendenza.
Con l’oscena proposta di moratoria dell’aborto, che tratta le donne da assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volonta’ della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere “cose”, terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere.
Lo scorso 24 novembre centomila donne – completamente autorganizzate – hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e bigotte sono le ultime e piu’ subdole forme della stessa violenza, mascherate dietro l’arroganza ipocrita di “difendere la vita”. Percio’ non basta piu’, cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa e’ gia’ nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini tutti i tentativi – da qualunque pulpito provengano – di mettere a rischio l’autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze.
Esigiamo percio’ che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 e’ quella di eliminare l’obiezione di coscienza, che sempre piu’ spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perche’ a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce l’accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l’insegnamento dell’educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternita’ (nel quadro di una politica capace di sradicare la piaga della precarieta’ del lavoro).

Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo piu’ disposte a compromessi”.
Ecco le prime firmatarie: Simona Argentieri; Natalia Aspesi; Adriana Cavarero; Isabella Ferrari; Sabina Guzzanti; Margherita Hack; Fiorella Mannoia; Dacia Maraini; Alda Merini; Valeria Parrella; Lidia Ravera; Elisabetta Visalberghi
..
Noi non vediamo
e non udiamo coloro che soffrono: tutto cio’ che e’ spaventoso
si svolge dietro le quinte.
Tutto sembra calmo,
appare piacevole;
protestano solo
le silenziose statistiche
E questa situazione sembra necessaria;
apparentemente
l’uomo felice sta bene
soltanto perche’ gli sventurati sopportano in silenzio il loro fardello;
senza questo silenzio,
la felicita’ sarebbe impossibile.
E’ un’ipnosi generale.
Bisognerebbe che dietro la porta di ciascun uomo soddisfatto e felice
ci fosse qualcuno
armato di un piccolo martello,
i cui colpi ricordassero
incessantemente
che esistono gli sventurati.
(Anton Cecov)..

Violenza alla donna
Viviana Vivarelli

La 194 e’ legge dello Stato, appoggiata da due sentenze della Corte costituzionale e da un referendum popolare, che boccio’ i tentativi del movimento della vita di limitare l’aborto.
Nel 1981, grazie ai radicali, la legge sull’interruzione di gravidanza fu migliorata, cancellando: la colpevolizzazione della donna (prima condannata a 3 anni di carcere), il divieto di abortire dopo i 90 giorni o di abortire se minorenne.
Due anni fa, a Bogota’, una bambina di 11 anni, violentata dal patrigno pote’ abortire grazie alla sentenza della Corte Costituzionale che aveva depenalizzato l’aborto in certi casi (stupro, rischio di malformazione del feto e pericolo di vita per la madre). Ma il cardinale Lopez Trujillo, pres. del Consiglio colombiano per la famiglia, intervenne di peso, e non per condannare l’autore della violenza, ma per scomunicare l’e’quipe medica, accusandola di assassinio. La cosa piu’ atroce e’ che scomunico’ anche la bambina!! E’ a questo che la Chiesa vuole tornare? E’ a questo che la conduce il suo odio alle donne?
Poi, invece, sulle migliaia di preti che hanno violentato bambini, la Chiesa ha perdonato, taciuto e protetto, patteggiando addirittura con Bush per evitare i processi. E la scomunica e’ stata minacciata non ai preti pedofili ma alle famiglie delle vittime se avessero denunciato lo stupro alle autorita’!
Scelte davvero molto equivoche, come quella del vescovo di Bologna che giustifico’ il pestaggio fascista a due giovani gay, dicendo che lo avevano meritato perche’ la trasgressione produce violenza! E se sprangassero un prete dicendo che lo ha meritato perche’ anche il fanatismo produce violenza?
Si vuole scomunicare chi abortisce ma non si e’ mai visto scomunicano i mafiosi e i loro sostenitori! Sono o non sono, costoro, degli assassini? Ma padre Livio consiglia addirittura di votarli!? Quanti pesi e quante misure ci sono nella Chiesa? Quante discriminazioni e quanti opportunismi! Quanta falsita’! Stanno affogando nell’ipocrisia e vogliono prevaricare lo Stato! Quando sollevare la questione etica farebbe bene anche a loro!
Cristo avra’ ripudiata questa Chiesa per 2000 anni per quante scelleratezze ha fatto e sta ancora facendo! Si stanno addirittura rimangiando i pentimenti per i delitti passati, come avviene con Galilei! Non battono ciglio nemmeno su un’aberrazione come il creazionismo o la scienza succube della teologia.
E dobbiamo anche ascoltare ogni mattina padre Livio che esorta a votare chi e’ andato al potere riciclando denaro da narcotraffico, che ha come consigliere un mafioso gia’ condannato a 9 anni, che ha fatto di tutto per favorire la mafia con leggi, condoni, prescrizioni, depenalizzazioni e indulti, e che ha perfino tentato di eliminare il 41 bis sul carcere duro ai mafiosi e di annullare il sequestro dei beni della mafia! Uno cosi’ andrebbe scomunicato subito, altro che le donne che abortiscono!
E invece costui viene aiutato a tornare al potere, non per meriti di onesta’, capacita’ o rigore, ma grazie a una pretestuale crociata sul corpo delle donne, che tenta in tal modo di surrogare alla mancanza di un programma politico ed economico. Strana Chiesa in strano Stato! Che partecipa ampiamente alla degenerazione generale!
Cosi’ dunque, messi come siamo, con l’indice di corruzione politica piu’ alto d’Europa, uno dei deficit pubblici maggiori al mondo e una recessione che atterra le famiglie piu’ povere, mentre la giustizia, la sanita’, l’economia, la politica sono a pezzi e non si riesce nemmeno a raccogliere i rifiuti dalle strade, abbiamo bisogno, secondo la Chiesa e i mercenari alla Ferrara, proprio di questa crociata, per risollevare il paese? Ma non prendiamoci per i fondelli! E smettiamola di torturare le donne, che in duemila anni di dominio clericale, non hanno ancora visti riconosciuti identita’ e diritti!
Ma Bagnasco e Ruini vogliono lo scontro sociale, incuranti del diritto e della civilta’! Vogliono le piazze divise tra fautori della vita e fautori della morte, come se la storia della Chiesa non grondasse sangue di milioni di vittime e non contasse, come marchio imperituro, l’appoggio alle piu’ feroci dittature fasciste!
Nel loro immane desiderio di potere e sistematico odio alle donne, i vertici vaticani ignorano volutamente quanta violenza c’e’ attorno all’aborto.
Violenza innanzitutto nel costume prettamente fascista di considerare la donna un oggetto d’uso, incubatrice o puttana, negandole parita’ di diritti civili e di riconoscimento sociale. Violentandola per cominciare nella sua immagine come fanno oggi volgarmente tutti i media italiani, e come non avviene in nessun paese d’Europa, infimo livello che crea per lei modelli distorti e infami.
Violenza nei suoi diritti politici e professionali, chiudendole i posti di comando, nella Chiesa come in Parlamento come al Governo, dove i maschi difendono un campo di dominio totalitario per genere.
Violenza nel diritto processuale che ha sempre avuto forti discriminazioni nei suoi confronti e ha usato due pesi e due misure sulla vittima e sul violentatore
Violenza nell’assenza nelle scuole o sui media di un’educazione sessuale, negli ostacoli a una contraccezione civile e a una pianificazione famigliare, a una assistenza legittima negli ospedali, a una disponibilita’ di consultori, alla pillola del giorno dopo, a una assistenza pubblica se diventa madre…(Considerando che l’unica cosa che la Chiesa prescrive e’ la castita’, si puo’ facilmente immaginare cosa comporterebbe l’estendersi di questa aberrazione, che il Papa e’ andato a propagandare insanamente anche in Africa o in Sudamerica!)
La violenza sulla donna e’ innanzitutto nella mente di quegli uomini che non la considerano persona e che accettano che la societa’ ne faccia un uso strumentale, oggettuale, con la prostituzione, un distorto diritto di famiglia, i non diritti sui figli, la mancanza di supporti pubblici, la carenza di asili e consultori, i medici obiettori, i costi scolastici, la pochezza degli assegni famigliari, la mancanza di un sussidio abitativo e lavorativo per la raagzza- madre, la farraginosita’ delle adozioni….e’ una massa disumana di ostacoli posti alla vita della donna.

Contro le donne si e’ sempre unita la Chiesa peggiore con lo Stato peggiore, e piu’ una politica va verso destra, piu’ diventa regime e piu’ limita diritti e liberta’, piu’ una parte perversa del clero la appoggia.
La vita di una donna oggi non e’ affatto facile e una gravidanza e’ un grosso problema per una massa di motivi che si intrecciano.
Ci dobbiamo mettere anche la crisi economica che ha ridotto drasticamente il numero di figli (siamo il paese europeo col piu’ basso numero di nascite), la crisi morale dovuta all’abbassarsi di ogni valore nella compravendita di tutto, e la crisi civile dovuta alla scomparsa di regole e di pene che ha reso il diritto indeterminato e disapplicato, favorendo i delinquenti.
La realta’ italiana cade sempre piu’ in preda alla violenza. E violenza e’ anche questa di una crociata contro la donna, per rubarle anche i pochi diritti faticosamente raggiunti.
Violenza e’ stata sempre quella di una parte cattiva del mondo maschile, dell’uomo che forza, abusa, rifiuta ogni contraccettivo, tratta la donna come un oggetto da usare, comprare, vendere, maltrattare…
Violenza e’ la donna che porta tutta da sola il peso di un danno fisico o psichico o di una maternita’ non voluta, in cui nessuno l’aiuta, ne’ la famiglia, ne’ l’ambiente, ne’ lo Stato e tanto meno questa Chiesa tanto misericordiosa con l’embrione e tanto dura con la persona, che’ anzi la Chiesa e’ stata la prima ad abbandonarla.
Nessuno qui pensa alle minacce alla salute di una donna, al suo psichismo, alla sua sopravvivenza, a quello che lei paga in termini di colpa, sopraffazione, solitudine, indigenza, abbandono.
Perche’ la Chiesa che protegge tanto la vita non si preoccupa di proteggere le 200 milioni di donne che ogni anno sono uccise dalla violenza maschile, piu’ delle vittime del cancro, delle guerre e degli incidenti stradali?
Si vuole chiamare la donna assassina? Si pesino bene le parole perche’ potrebbero diventare pietre che portano a fondo colui che le ha scagliate!
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Se la Chiesa tiene cosi’ tanto alla vita, perche’ non ha mai dato aiuto alle donne in difficolta’ magari con asili gratuiti o facilitando le adozioni?
Perche’ per duemila anni ha demonizzato la sessualita’ umana, finalizzandola solo alla procreazione, negando il piacere anche nel matrimonio, e infamando le donne, che sono state sempre tenute in stato di inferiorita’?
Perche’ questa Chiesa cattolica intende discriminare le famiglie di fatto? o i gay?
Con quale criterio puo’ appoggiare gente come la Moratti che nega ai bambini extracomunitari persino l’accesso agli asili?
O va ad appoggiare partiti politici i cui leader sono consociati alla criminalita’ organizzata?
E soprattutto perche’ la Chiesa non chiede all’ONU una moratoria sulla guerra che costa un incredibile numero di vite umane, di devastazione e di dolore? E coloro che si dicono cristiani sono poi gli stessi che appoggiano politiche di invasione militare e di spese abnormi di miliardi in guerra?
Non e’ forse la guerra la piu’ grande nemica della vita? E non sono forse coloro che opprimono economicamente gli uomini per avidita’ di lucro i piu’ grandi avversari del benessere del mondo?
I perche’ sarebbero troppi.
La vita si declina su troppi punti rimasti oscuri perche’ una battaglia sull’aborto o a difesa dell’embrione possa presentarsi come la sola difesa di vita possibile.
Siamo sei miliardi di abitanti e rischiamo di diventare in breve tempo il doppio o il triplo, mentre le risorse rapidamente si esauriscono, e la ricchezza e’ sempre piu’ concentrata nelle mani di pochi magnati nel crescere della miseria del pianeta, e per troppi, ormai, il problema vero non e’ se vivere ma “come vivere”!
L’unica cosa che questa ipocrita moratoria produce e’ una ridda di interrogativi a cui la Chiesa non ha mai dato risposta.

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Mi si chiede di correggere: la Chiesa ha abolito la pena di morte. Certo: ma solo nel 1969!A titolo di curiosità si sappia che la pena di morte e’ ancora vigente nello Stato della Citta’ del Vaticano, limitatamente al caso di attentato contro la vita, l’integrita’ o la liberta’ personale del Papa o di attentato contro il capo di uno Stato estero, quando la legge di tale Stato prevede appunto questa pena (Legge Vaticana 7 giugno 1929, n. 11, art. 4).

Mi si dice anche che non e’ vero che la Moratti respingerebbe dagli asili i figli degli extracomunitari ma solo quelli dei clandestini! E infatti Cristo, nei Vangeli non ci dice: “Lasciate che i piccoli vengano a me” ma invece: “Lasciate che i piccoli di quelli che sono in regola vengano a me, gli altri buttateli fuori!”

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Wislawa Szymborska
Torture

Nulla e’ cambiato.
Il corpo prova dolore,
deve mangiare e respirare e dormire,
ha la pelle sottile, e subito sotto – sangue,
ha una buona scorta di denti e di unghie,
le ossa fragili, le giunture stirabili.
Nelle torture di tutto cio’ si tiene conto.
Nulla e’ cambiato.
Il corpo trema, come tremava
prima e dopo la fondazione di Roma,
nel ventesimo secolo prima e dopo Cristo,
le torture c’erano e ci sono, solo la Terra e’ piu’ piccola
e qualunque cosa accada, e’ come dietro la porta.
Nulla e’ cambiato.
C’e’ soltanto piu’ gente,
alle vecchie colpe se ne sono aggiunte di nuove,
reali, fittizie, temporanee e inesistenti,
ma il grido con cui il corpo ne risponde
era, e’ e sara’ un grido di innocenza,
secondo un registro e una scala eterni.
Nulla e’ cambiato.
Tranne forse i modi, le cerimonie, le danze.
Il gesto delle mani che proteggono il capo
e’ rimasto pero’ lo stesso.
il corpo si torce, si dimena e si divincola,
fiaccato cade, raggomitola le ginocchia,
illividisce, si gonfia, sbava e sanguina.
Nulla e’ cambiato.
Tranne il corso dei fiumi,
la linea dei boschi, del litorale, di deserti e ghiacciai.
Tra questi paesaggi l’anima vaga,
sparisce, ritorna, si avvicina, si allontana,
a se stessa estranea, inafferrabile,
ora certa, ora incerta della propria esistenza,
mentre il corpo c’e’, e c’e’, e c’e’
e non trova riparo.
..
Gustavo Zabrebelsky (Presidente della Cassazione) su Repubblica

C’e’ un potenziale di somma violenza nella capacita’ limitata delle societa’ umane ad accogliere nuovi nati. La naturale finitezza della terra e delle sue risorse sta contro la pressione demografica crescente e la durata della vita umana. L’iniqua ripartizione dei beni della terra tra i popoli induce soprattutto le nazioni piu’ povere a politiche pubbliche di limitazione della natalita’ che si avvalgono, come loro mezzo, dell’aborto.
… E’ certamente una tragica condizione quella in cui il concepimento di un essere umano porta con se’ un tale potenziale di violenza. Noi forse comprendiamo cosi’ il senso profondo della maledizione di Dio: “Moltiplichero’ i tuoi dolori e le tue gravidanze”ª
(Gen., 3, 22).
Si potrebbe dire che l’aborto, nella maggior parte dei casi, e’ violenza di deboli su piu’ deboli, provocata da una violenza anteriore. Ma questa e’ la condizione umana, fino a quando essa patisce la crudelta’ della natura e l’ingiustizia della societa’; una condizione che nessuna minaccia di pene anche severissime, con riguardo all’ultimo anello della catena, quello che unisce la donna al concepito, ha mai potuto cambiare, ma
ha sempre e solo sospinto nella clandestinita’, con un ulteriore carico di umiliazione e violenza, fisica e morale. In questo quadro, che molte donne conoscono bene, che cosa significa la parola moratoria? Dove si inserirebbe, in questa catena di violenza? La
domanda e’ capitale per capire di che cosa parliamo. Una cosa e’ chiedere alle Nazioni Unite di condannare i Paesi che usano l’aborto come strumento di controllo demografico e di selezione “di genere”. Un celebre scritto del premio Nobel Amartya Sen, pubblicato sulla “New York Review of Books” del 1991, ha richiamato l’attenzione sul fatto che “piu’ di 100 milioni di donne mancano all’appello”. Si mostrava lo squilibrio esistente e crescente tra maschi e femmine in Paesi come l’India e la Cina (ma la questione riguarda tutto l’estremo Oriente: quasi la meta’ degli abitanti del pianeta). Si prevede, ad esempio, che in Cina, nel 2030, l’eccesso di uomini sul “mercato matrimoniale” potrebbe raggiungere il 20%, con drammatiche conseguenze sociali. Le ragioni sono economiche, sociali e culturali molto profonde, radicate e differenziate. Le cause immediate, pero’, sono l’aborto selettivo e l’infanticidio a danno delle bambine, oltre he l’abbandono nei primi anni di vita. In quanto, pero’, vi siano politiche pubbliche di incentivazione o, addirittura, di imposizione, la richiesta di “moratoria” ha certamente un senso. Si interromperebbe la catena della
violenza al livello della cosiddetta bio-politica, con effetti liberatori. E’ diverso, in riferimento alle societa’ dove l’aborto non e’ imposto, ma e’, sotto certe condizioni, ammesso. “Moratoria” non puo’ significare che divieto. Per noi, sarebbe un tornare a prima del 1975, quando la donna che abortiva lo faceva illegalmente, e dunque clandestinamente, rischiando severe sanzioni. Questo esito, per ora, non e’ dichiarato. I tempi paiono
non consentirlo. Ci si limita a chiedere la “revisione” della legge che “regola” l’aborto. Ma l’obbiettivo e’ quello, come la “stringente analogia” con l’abolizione della pena di morte mostra e come del resto dice il cardinal Bagnasco: “Non ci puo’ mai essere alcuna legge giusta che regoli l’aborto”.
Qual e’ il punto della catena di violenza che la “moratoria” mira a colpire? E’ l’ultimo: quello che drammaticamente mette a tu per tu la donna e il concepito. Isolando il dramma dal contesto di tutte le altre violenze, e’ facile dire: l’inerme, il fragile, l’incolpevole deve essere protetto dalla legge, contro l’arbitrio del piu’ forte. Ma la donna, a sua volta, e’
soggetto debole rispetto a tante altre violenze psicofisiche, morali, sociali, economiche, incombenti su di lei. La legge che vietasse l’aborto finirebbe per caricarla integralmente dell’intero peso della violenza di cui la societa’ e’ intrisa: un peso in molti casi schiacciante, giustificabile solo agli occhi di chi concepisce la maternita’ come preminente funzione biologico-sociale che ha nell’apparato riproduttivo della donna il suo organo: “Moltiplichero’ i tuoi dolori e le tue gravidanze”, appunto. Si comprende, cosi’, che la questione dell’aborto ha sullo sfondo la concezione primaria delle donne come persone oppure come strumenti di riproduzione. E si comprende altresi’ la ribellione femminile a questa visione della loro
sessualita’ come ufficio sociale. “La condizione della donna gestante e’ del tutto particolare” e non e’ giusto gravarla di tanto peso, ha detto la Corte costituzionale in una sua sentenza del 1975, la n. 27. Convivono due soggetti, l’uno dipendente dall’altro, entrambi titolari di diritti, potenzialmente in contraddizione: tragicamente, la donna puo’ diventare nemica del concepito; il concepito, della donna. Da un lato, sta la tutela del concepito fondata sul riconoscimento costituzionale dei diritti inviolabili dell’uomo, “sia pure con le particolari caratteristiche sue proprie”, trattandosi di chi “persona deve ancora diventare”. Dall’altro, sta il diritto all’esistenza e alla salute della donna, che “e’ gia’ persona”. Il riconoscimento pieno del diritto di uno si traduce necessariamente nella negazione del diritto dell’altro. Per questo, e’ incostituzionale l’obbligo giuridico di portare a
termine la gravidanza “costi quel che costi”; ma, per il verso opposto, e’ incostituzionale anche la pura e semplice volonta’ della donna, cioe’ il suo “diritto potestativo” sul concepito (sent. n. 35 del 1997). Si sono cercate soluzioni, per cosi’ dire, intermedie, ed e’ cio’ che ha fatto “la 194”, prevedendo assistenza sanitaria, limiti di tempo, ipotesi specifiche (stupro o malformazioni) e procedure presso centri ad hoc che accompagnano la donna nella sua decisione: una decisione che, a parte casi particolari (ragazze minorenni), e’ sua. La donna, dunque, alla fine, e’ sola di fronte al concepito e, secondo le circostanze, puo’ essere tragicamente contro di lui. Qui, una mediazione tra i due diritti in conflitto (della donna e del concepito) non e’ piu’ possibile: aut aut. Le posizioni di principio sono incompatibili, oggi si dice “non negoziabili”: l’autodeterminazione della donna contro l’imposizione dello Stato; la procreazione come evento di rilevanza principalmente privata o principalmente pubblica; la concezione del feto come soggetto non ancora formato o come persona umana in formazione; la legge come strumento di mitigazione dei disastri sociali (l’aborto clandestino) o come testimonianza di una visione morale della vita. Alla fine, il vero contrasto e’ tra una concezione della societa’ incentrata sui suoi componenti, i loro diritti e le loro responsabilita’, e un’altra concezione incentrata sull’organismo sociale, i cui componenti sono organi gravati di doveri, anche estremi. Si
veda il dissidio, per cosi’ dire, allo stato puro nel caso della scelta tra la vita della madre e quella del feto, quando non e’ possibile salvare e l’una e l’altra: la sensibilita’ non cattolica piu’ diffusa dice: prevalga la vita della donna, persona in atto; la morale cattolica dice: prevalga la vita del nascituro, persona solo in potenza. Sul terreno delle circostanze, a differenza di quello dei principi, e’ possibile lavorare pragmaticamente per ridurre, nei limiti del possibile, le violenze generatrici di aborto. Educazione sessuale, per prevenire le gravidanze che non si potranno poi sostenere; giustizia sociale, per assicurare alle giovani coppie la tranquillita’ verso un avvenire in cui la nascita di un figlio non sia un dramma; occupazione e stabilita’ nel lavoro, per evitare alla donna il ricatto del licenziamento; servizi sociali e sostegni economici a favore della liberta’ dei genitori indigenti. Dalla
mancanza di tutto questo dipende l’aborto “di necessita’”, che – si dira’ – e’ pero’ una parte soltanto del problema. Ma l’altra parte, l’aborto “per leggerezza”, trovera’ comunque le sue vie di fatto per chi ha i mezzi di procurarselo, indipendentemente dalla legge. In ogni caso, non e’ accettabile che di necessita’ e leggerezza si faccia un unico fascio a danno dei piu’ deboli, spinti dalla necessita’, e li si metta sotto la cappa inquisitoriale della criminalizzazione e delle intimidazioni morali, come l’equiparazione dell’aborto all’omicidio e della donna all’omicida. La sorte dei concepiti non voluti si consumera’ ugualmente, nel comfort delle cliniche private o nella solitudine, nell’umiliazione e nel rischio per l’incolumita’. L’esito del referendum del 1981 che, a grande maggioranza (il 68%) ha confermato “la 194”, dipese di certo dal ricordo ancora vivo di cio’ che era stato l’aborto clandestino. Ci si puo’ augurare che non se ne debba rifare l’esperienza, per ravvivare il ricordo.

Il manifesto di Massimo Fini

Un Modello di sviluppo atroce, sfuggito dal controllo anche di chi pretende di governarlo, ci sta schiacciando tutti, uomini e donne di ogni mondo. Proiettandoci a una velocita’ sempre crescente, che la maggioranza non riesce piu’ a sostenere, verso un futuro orgiastico che arretra costantemente davanti a noi – perche’ e’ lo stesso modello che lo rende irraggiungibile – crea angoscia, depressione, nevrosi, senso di vuoto e inutilita’.
In occidente questo modello paranoico e’ riuscito nell’impresa di far star male anche chi sta bene (566 americani su mille fanno uso abituale di psicofarmaci). Esportato ovunque, per la violenza dei nostri interessi e quella, ancor piu’ feroce, delle nostre buone intenzioni, il modello occidentale ha disgregato popolazioni, distrutto culture, identita’, specificita’, diversita’, territori, tutto cercando di omologare a se’.
Il marxismo si e’ rivelato incapace di contenere e di sconfiggere il capitalismo. Perche’ non e’ che una variante inefficiente dell’Industrialismo.
Capitalismo e marxismo sono due facce della stessa medaglia. Nati entrambi in occidente, figli della Rivoluzione industriale, sono illuministi, modernisti, progressisti, positivisti, ottimisti, materialisti, economicisti, hanno il mito del lavoro e pensano entrambi che industria e tecnologia produrranno una tale cornucopia di beni da far felice l’intera umanita’. Si dividono solo sul modo di produrre e di distribuire tale ricchezza.
Questa utopia bifronte ha fallito. L’Industrialismo, in qualsiasi forma, capitalista o marxista, ha prodotto piu’ infelicita’ di quanta ne abbia eliminata. Per due secoli Capitalismo e Marxismo, apparentemente avversari, in realta’ funzionali l’uno all’altro, si sono sostenuti a vicenda come le arcate di un ponte. Ma ora il crollo del marxismo prelude a quello del capitalismo, non fosse altro che per eccesso di slancio.
Su questi temi fondanti pero’ si tace o li si mistifica. Anche le critiche apparentemente piu’ radicali si fermano di fronte alla convinzione indistruttibile che, comunque, quello industriale, moderno, e’ ‘il migliore dei mondi possibile’. Sia il capitalismo sia il marxismo, nelle loro varie declinazioni, non sono in grado di mettere in discussione la Modernita’ perche’ nella Modernita’ sono nati e si sono affermati. Danno per presupposto cio’ che deve essere invece dimostrato.
Stanchi di subire la violenza dell’attuale modello di sviluppo e il silenzio complice o la sordita’ di coloro, politici ed intellettuali, che dovrebbero farci da guida e invece ci stanno portando all’autodistruzione, in una societa’ che non e’ piu’ capace di recepire argomenti ma solo ‘coup de the’atre’ abbiamo quindi pensato, recuperando una antica tradizione, di ricorrere ad un MANIFESTO in 11 punti che traccia le linee ideali e culturali di un programma che intendiamo portare anche in campo politico, extraparlamentare e parlamentare. Vogliamo passare all’azione .
Levate la testa, gente. Non lasciatevi portare al macello docili come buoi, belanti come pecore, ciechi come struzzi che han ficcato la testa nella sabbia. Infondo non si tratta che di riportare al centro di Noi stessi l’uomo, relegando economia e tecnologia al ruolo marginale che loro compete. Chi condivide in tutto o in parte lo spirito del Manifesto lo firmi. Chi vuole collaborare anche all’azione politica, nei modi che preferisce e gli sono piu’ congeniali, sara’ l’arcibenvenuto. Abbiamo bisogno di forze fresche, vogliose, determinate, di uomini e donne stufi di vivere male nel “migliore dei mondi possibili” e di farsi prendere in giro. Forza ragazzi: si passa all’azione.

Graziano manda:
A tratti – Canzone
di C.S.I consorzio suonatori indipendenti
da Ko de mondo

A tratti percepisco tra indistinto brusio
Particolari in chiaro,
Di chiara luce splendidi,
Dettagli minimali in primo piano,
Piu’ forti del dovuto e adesso so
Come fare non fare, quando dove perche’
E ricordando che tutto va come va
Come fare non fare, quando dove perche’
E ricordando che tutto va come va
Ma non va, non va, non va, non va…
Nell’occhio inconsapevole di un cucciolo animale,
Archivio vivente della Terra,
Un battito di ciglia sonnolente racchiude un’esistenza
Spazio determinato, costretto dilatabile
Spazio determinato, costretto dilatabile mi incanta…
Chi c’e’ c’e’ e chi non c’e’ non c’e’
Chi c’e’ c’e’ e chi non c’e’ non c’e’

In toghe svolazzanti e lunghe tonache,
divise d’ordinanza tute folgoranti,
in fogge sempre nuove innumerevoli colori,
in abiti eleganti con la camicia bianca, la cravatta blu
Chi e’ stato e’ stato e chi e’ stato non e’
Chi c’e’ c’e’ e chi non c’e’ non c’e’
Chi e’ stato e’ stato e chi e’ stato non e’
Chi c’e’ c’e’ e chi non c’e’ non c’e’
Consumati gli anni miei,
vistosi movimenti sulla Terra,
grandiosi necessari, futili patetici
Come fare non fare, quando dove perche’
E ricordando che tutto va come va
Come fare non fare, quando dove perche’
E ricordando che tutto va come va
Ma non va, non va, non va…
Non fare di me un idolo mi brucero’,
se divento un megafono m’inceppero’,
cosa fare non fare non lo so,
quando dove perche’ riguarda solo me,
io so solo che tutto va ma non va,
non va, non va, non va, non va…
Sono un povero stupido so solo che
Chi e’ stato e’ stato e chi e’ stato non e’
Chi c’e’ c’e’ e chi non c’e’ non c’e’
Chi c’e’ c’e’ e chi non c’e’ non c’e’
Chi e’ stato e’ stato e chi e’ stato non e’
Se tu pensi di fare di me un idolo
Lo brucero’,
Trasformami in megafono m’inceppero’,
cosa fare non fare non lo so,
quando dove perche’ riguarda solo me,
io so solo che tutto va ma non va,
non va, non va, non va, non va…

Sono un povero stupido so solo che
Chi e’ stato e’ stato e chi e’ stato non e’
Chi c’e’ c’e’ e chi non c’e’ non c’e’
Chi c’e’ c’e’ e chi non c’e’ non c’e’
Chi e’ stato e’ stato e chi e’ stato non e’
Se tu pensi di fare di me un idolo
Lo brucero’
Trasformami in megafono m’inceppero’,
cosa fare non fare non lo so,
quando dove perche’ riguarda solo me,
io so solo che tutto va ma non va,
non va, non va…
..
Breve introduzione alla psicologia del maschio e della femmina dell´uomo
Alessandro Gambugiati

……..Che sia stata la perdita del potere che il maschio aveva nell’800 a rendere i nostri maschi cosi’ insicuri e potenzialmente aggressivi? Che siano stati i conflitti con le donne a ridurli cosi’? La donna, infatti, ha lottato e attraverso il movimento femminista si e’ giustamente ripresa alcuni suoi spazi psichici e fisici.
Anche i gay, le lesbiche e i trans stanno lottando per i loro diritti. E l’orgoglio maschile? La carenza in Occidente di maschi amanti felici – e quindi di femmine amanti felici – e’ probabilmente connessa con la mancanza del padre, di una figura maschile, di un iniziatore che insegni al piccolo dell´uomo “come si fa”.
Gli antropologi sono infatti concordi nell’affermare che l’essere umano non nasce sapendo per istinto come amare, come vivere la propria sessualita’ e come organizzare i propri affetti. L’essere umano impara quando qualcuno gli insegna!
Per la prima volta nella storia il maschio entra a far parte della societa’ iniziato dalla madre e da tutta una serie di figure femminili: maestre, terapiste e assistenti di vario genere.
Il quesito che ci propone l’ottimo Claudio Rise’ e’: possono le donne trasmettere le qualita’ psicologiche e istintuali del genere maschile? E’ molto probabile che questo non sia possibile e sempre piu’ uomini se ne stanno rendendo conto.
Il maschio senza iniziatori non sa vivere, non sa fare nulla ed e’ costretto ad andare avanti per prove ed errori e i risultati sono spesso disastrosi. La televisione si e’ rivelata infatti grossolanamente incapace di sostituire il padre. Caratteristica attuale dei media non e’ impartire una educazione, ma fornire informazioni a valanga, senza alcun discernimento…….

uomini si diventa, non si nasce
..
I medici del Papa Re
Sara Nicoli

La posta e’ alta perche’ in gioco ci sono milioni di voti di un elettorato spaesato, spaventato, culturalmente fragile, maschio e desolatamente nostalgico. Per chi ancora non se ne fosse accorto, e’ in atto da mesi una mostruosa campagna misogina portata avanti dal Papa e delle alte gerarchie cattoliche e supportata dalla maggior parte dei partiti politici di destra che mira a riportare le donne italiane in condizione di inferiorita’ giuridica. Come ai “bei tempi” – invocati da preti e da alcuni mezzi uomini direttori di fogli semiclandestini di oggi – in cui esisteva ancora il delitto d’onore e il diritto di famiglia era ancora tutto da discutere.
L’ultima, vergognosa aggressione all’autodeterminazione femminile e alla laicita’ delle leggi dello Stato, e’ arrivata sabato dai direttori sanitari delle cliniche di Ostetricia e Ginecologia di tutte e quattro le facolta’ di Medicina delle universita’ romane, La Sapienza, Tor Vergata, la Cattolica e il Campus Biomedico. Che, forse, in questo modo, hanno voluto pagare pegno alla presunta offesa portata a Ratzinger per la sua mancata visita alla Sapienza.
Gettando alle ortiche la credibilita’ e l’autonomia di tutti e tre gli atenei, nonche’ il loro onore di scienziati, questi cattedratici si sono spinti oltre ogni prudenza, affermando che “un neonato vitale, in estrema prematurita’, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio, e assistito adeguatamente”. Fin qui non ci sarebbe nulla da dire. Ma e’ il proseguo della lettera a destare scandalo. “Con il momento della nascita – si legge – la legge attribuisce la pienezza del diritto alla vita e, quindi, all’assistenza sanitaria”, ma di fatto, nel caso in cui un feto nasca vivo dopo un’interruzione di gravidanza, il neonatologo deve intervenire per rianimarlo, “anche se la madre e’ contraria, perche’ prevale l’interesse del neonato”. In pratica, si e’ arrivati al sovvertimento puro delle ragioni per le quali la legge 194 prevede il ricorso all’aborto terapeutico, ovvero quelle legate principalmente alla salute della donna, in particolare sul fronte psicologico.
Che senso ha, ci si chiede, consentire ad una donna di abortire oltre i 90 giorni previsti per l’interruzione volontaria di gravidanza se poi, rasentando l’accanimento terapeutico, le se impone comunque di diventare madre di un feto malato che si fa sopravvivere per legge? Certo, obietteranno i soliti ipocriti cattolici: la donna ha il diritto di non riconoscerlo, se sopravvive, affidandolo alla struttura sanitaria. E chi se ne frega, poi, di come sopravvive invece lei, la donna costretta in catene a diventare madre con un parto indotto prematuramente? Siamo alla follia pura.
Dopo poche ora dall’appello, ecco che Ratzinger, all’Angelus di ieri, non ha mancato di soffiare sul fuoco. La vita, ha detto, dev’essere “tutelata” e “servita sempre, ancora piu’ quando essa e’ fragile e bisognosa di attenzioni e cure, sia prima della nascita che nella sua fase terminale”. La posta in gioco per il Papa, che notoriamente se ne frega delle donne, sono i voti della parte peggiore e codina della nostra societa’, che passa attraverso la messa in discussione della 194.
Il processo e’ graduale: prima si comincia con minare i suoi paletti per poi raggiungere l’obiettivo ultimo di promuovere decisioni antiabortive a livello di Stato centrale. Quindi contro le donne. E su questo una cosa va riconosciuta alla Chiesa: la coerenza nei secoli. Dall’Inquisizione in poi non e’ cambiato molto e sul fronte delle donne sono rimasti a Salem. Con grande convinzione.
Senza voler entrare nel merito di questioni tecnicistiche, su quale sia o meno la settimana piu’ giusta per consentire senza problemi l’Interruzione Volontaria di Gravidanza – su questo si e’ gia’ espresso il Consiglio Superiore di Sanita’ e ci basta il suo parere – vorremmo soffermarci sul quanto questa battaglia porta con se’ e quali sono i reali obiettivi politici del tentativo, ormai aperto e palese, di ritornare alla clandestinita’ dell’aborto e alla sua abiura collettiva attraverso la revisione, in senso enormemente restrittivo, della sua applicabilita’.
All’estero chi vieta nel nome di Dio e’ chiamato Talebano e guardato come un troglodita antimoderno e ignorante. Da noi, che non riusciamo a liberarci di una antica subalternita’ culturale verso i cosiddetti “detentori della verita’”, ossia i preti, le medesime pratiche, seppur espresse meno rozzamente, sono ammantate da cornici di grande ponderatezza e saggezza, come se, come al solito, l’occhio orbo di Dio vedesse meglio degli occhi (tanti) della ricerca scientifica e della maturazione delle societa’.
Nel corso degli ultimi trent’anni, alcune battaglie politiche e due leggi dello Stato hanno consentito alla societa’ di uscire dalle ipocrisie e dalle gabbie in cui la costringeva una visione patriarcale e clericale della societa’ stessa, sedimentata nel corso dei secoli per ragioni di ignoranza e arretratezza culturale. Con il divorzio prima e con la legalizzazione dell’aborto poi si sono rotti i due principali cordoni che obbligavano le donne ad essere moglie a vita e madre per forza, obblighi culturali a cui si aggiungeva quello – non scritto, ma socialmente non meno coercitivo – di rimanere in casa a servire il marito il cui unico vero obbligo (spesso disatteso) era quello di portare i soldi a casa per mantenere dignitosamente la famiglia. Solo molto di recente le donne si sono affrancate da questa condizione subalterna rispetto agli uomini e sono andate a lavorare, anche per necessita’ derivanti dalle nuove congiunture economiche mondiali, che non hanno graziato nessuno, specie le regioni industriali con poche materie prime come la nostra. Oggi, insomma, le donne sono un po’ ovunque, anche se ancora ben lontane da una parita’ con gli uomini rispetto al potere decisionale nei centri nevralgici della societa’. In Italia, se vogliamo, questo divario e’ ancora piu’ pesante rispetto ad altri Paesi d’Europa. E certamente non si tratta di un caso.
Quello che, insomma, sembra emergere come mira della Chiesa e dei suoi servitori politici e parlamentari, e’ quello di far ritornare l’Italia ad un modello di societa’ ben distinto per genere, nei compiti e nei ruoli. Questo consentirebbe alla Chiesa anche di tornare a coprire l’ampio spazio della manipolazione delle coscienze, ricoperto fino al dopoguerra e oggi lasciato nuovamente vuoto dalla pesantissima inadeguatezza della classe politica, incapace di proporre esempio e valori laici da contrapporre alle loro pseudo verita’ assolute.
Il problema e’ che, pero’, le persone sono cambiate e il popolo non e’ piu’ cosi’ “bue” come un tempo. E oggi, davanti ad una prossima, pesante campagna elettorale, questa incertezza di campo puo’ essere controproducente, soprattutto per chi, come il Pd di Veltroni, vuole presentarsi come la vera novita’ politica del momento a sinistra: tacere colpevolmente davanti ad attacchi cosi’ pesanti della gerarchia cattolica nelle leggi-conquista di questo Stato puo’ far piacere a qualche cattolico di sinistra, ai piu’ provoca solo ribrezzo. Ma soprattutto: le donne sono stanche di vedere il loro cuore, la loro pelle e la loro stabilita’ emotiva essere ancora elemento di scontro politico come se questo Paese non riuscisse mai a trovare una maturita’ etica e civile, continuando a considerarle solo come “cose” oggetto di repressione sociale. Vista la straordinaria forza con cui la Chiesa profonde nella societa’ il suo attacco misogino, sarebbe opportuno che i partiti di sinistra, nell’approssimarsi delle elezioni, facessero i conti anche sul voto femminile, oltre ad aver sempre paura di perdere quello cattolico. Partendo da un presupposto imprescindibile: sui diritti civili non si fanno sconti.
C’e’ infatti da credere che le donne difficilmente voteranno per chi, ovviamente a sinistra, continuera’ a tergiversare mantenendo nelle proprie liste persone come Paola Binetti, che si e’ fatta primo soldato contro le leggi che tutelano quel genere a cui lei stessa appartiene, ovviamente senza convinzione, ne’ consapevolezza. Quello che ci vorrebbe, soprattutto adesso che una simile presa di posizione politica puo’ fare una differenza in positivo nelle urne, sono parole chiare rispetto a diritti delle donne e, piu’ in generale, su un’intransigenza netta rispetto alla laicita’ dello Stato e ai valori espressi dalla Costituzione. Non se ne puo’ piu’ di preti che si riempiono la bocca di parole per insegnare agli altri i “Veri Valori” quando loro non pagano neppure le tasse. E, soprattutto, ne abbiamo piene le tasche dei partiti degli atei devoti o dei quelli di sinistra ma “anche” di qualcos’altro. Quello di cui abbiamo bisogno adesso e’ di qualche parola chiara sulla difesa di queste leggi che tutelano principalmente la salute delle donne. In palio c’e’ molto di piu’ di una vittoria alle prossime elezioni, c’e’ una nuova pietra miliare nella consapevolezza democratica del Paese e nella sua crescita. A sinistra, queste sono cose che contano, altroche’. Sara’ bene che tutti ne tengano conto.

www.canisciolti.info/articoli_dettaglio.php?id=12759
..
Anne Sexton
Scarpette Rosse

Sto nel cerchio
nella citta’ morta
e infilo le scarpette rosse….
Non sono mie.
Sono di mia madre.
Erano di sua madre.
Passate come un bene di famiglia
ma nascoste come lettere vergognose.
La casa e la strada cui appartengono
sono nascoste, e tutte le donne
sono anch’esse nascoste…

..

http://www.masadaweb.org

 

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