Nuovo Masada

dicembre 19, 2007

MASADA n. 595. 20.12.2007. Il Tibet, un genocidio rimosso

Filed under: Consigliati,Masada — Viviana @ 9:50 am

Quando i ciechi vogliono distruggere
cio’ che non vedono,
la loro cecita’ diventa
ancora piu’ grande

(Viviana)
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L’intervista del Dalai Lama sul sito di Repubblica
http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/summit-nobel/dalai-lama-rimpianti/dalai-lama-rimpianti.html
Video sul Tibet
http://http://it.youtube.com/watch?v=4RUBqgltwq0&eurl=http://pub35.bravenet.com/forum/2995757397/show/679505

Una filosofia, una religione, uno Stato, un immane massacro ad opera dei comunisti cinesi. Il piu’ grande genocidio del ventesimo secolo.
Pechino festeggia le Olimpiadi, ma arresta gli attivisti di Amnesty International. Sei di loro hanno aperto sulla Grande Muraglia uno striscione che diceva: «One world, one dream, Tibet libero nel 2008».
..
Sessanta anni fa di fronte a un mondo che usciva dal secondo conflitto mondiale desideroso di vita, di ricostruzione e di pace e pronto a rinnegare la distruzione gigantesca delle guerre, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’ONU prometteva garanzia a tutti i popoli della Terra e permetteva di sognare scenari di pace e di cooperazione, prometteva un mondo migliore per tutti. Oggi, dopo 60 anni, il mondo e’ ancora stravolto dall’aggressivita’ e dalla violenza dei prevaricatori e dominato non dai diritti dell’uomo ma dall’aggressivita’ di un mercato dove la politica e la diplomazia sono state sostituite dalla guerra e dalla spoliazione. Ancor oggi i diritti dei popoli oppressi restano privi di riconoscimento. Le guerre del petrolio e lo strapotere americano hanno peggiorato le sorti del mondo, dominato dalla violenza, dalla paura e dall’insicurezza. L’ONU ha fallito il suo compito. I suoi interventi non hanno impedito nessuna guerra. Le sue decisioni sono state bloccate dal veto incrociato delle grandi potenze, gli USA, la Russia, la Cina. E questi veti hanno protratto una situazione di instabilita’ e di barbarie che sta mettendo a rischio di fine il pianeta.
In questo quadro fosco di regressione di valori umani, il Tibet rappresenta una pagina straziante di iniquita’, nei cui confronti crolla la dignita’ di ogni nazione. Se e’ vero, come recita John Donne, che non siamo isole ma siamo un continente, le ferite del Tibet fanno sanguinare il cuore di tutto il mondo.



Buddha nasce nel VI secolo a. C in una regione dell’India del nord (l’attuale Nepal), e diffonde il suo pensiero nella pianura del Gange, ma il Buddhismo non si diffonde in India, dove prevale l’Induismo, e verso il 1200 viene allontanato prepotentemente dall’invasione islamica. E’ a quel punto che entra nel Tibet dove si mescola ad una preesistente religione a carattere magico sciamanico.
Intorno al 760 d.C. il Tibet aveva avuto un grande re che domo’ l’aristocrazia che appoggiava la religione BON proteggendo il Buddhismo.
La storia del Tibet presenta continui attacchi cinesi e mongoli. I Cinesi sono sempre stati i nemici secolari dei Tibetani e hanno sempre cercato di assimilarli. I re del Tibet si dilaniarono in guerre di religione, in cui la monarchia tibetana si dissolse lentamente mentre crebbe il peso dell’elemento religioso-monastico, finche’ verso il 1000 il riformatore indiano Atisa, aiutato dal re, diffuse il Buddismo in tutto il paese e un po’ per volta la societa’ tibetana prese un carattere teocratico, mentre aumentava l’importanza dei grandi monasteri con abati sempre piu’ potenti.
Alla fine il Buddismo, da sistema filosofico qual’era, divenne chiesa ufficiale, con un governo sia spirituale che temporale, una TEOCRAZIA, anzi la piu’ grande teocrazia del mondo, in cui i Lama piu’ alti gestivano oltre al potere spirituale anche quello amministrativo.
Lontano da tutto il mondo e isolato dalle sue impraticabili montagne, il Tibet elaboro’ uno straordinario regime politico, in cui il governo locale era affidato agli abati dei grandi monasteri e quello centrale al Dalai Lama, che risiedeva nella capitale Lhasa.
Questo strano universo politoco-religioso duro’ fino al 1950, inizio della invasione cinese.
La filosofia che denominiamo Buddhismo nasce con l’intenzione di alleviare il dolore umano e parla in ogni suo momento di dolore. Il Lamaismo, o Buddhismo tibetano, si presenta come una religione piu’ serena. Grazie ad essa, il popolo tibetano ebbe, in un’Asia dilaniata da continue guerre, mille anni di governo pacifico, che praticava la non violenza.
La guida di questa teocrazia, e’ il DALAI LAMA, parola che vuol dire ‘Oceano di saggezza’ o ‘Gemma splendente’, considerato il Buddha vivente, incarnazione umana del Buddha della compassione. Si crede infatti che il Buddha ritorni sulla terra in successive incarnazioni fino alla fine del mondo per aver cura di tutte le cose viventi, amarle e averne compassione.

Finche’ una cosa vivente avra’ respiro, li’, in compassione, apparira’ il Buddha.”
“Possa io essere una porta, una nave, una barca
per coloro che vogliono attraversare l’acqua”
“Liberero’ coloro che non sono liberati
affranchero’ coloro che non sono affrancati
e portero’ gli esseri viventi nel Nirvana

Il bambino in cui il Buddha si reincarna viene cercato con cura. I Lama superiori lo individuano in base a certe caratteristiche astrologiche e a certi segni sul corpo e gli sottopongono alcuni oggetti di proprieta’: la tazza, la fascia ecc. del Dalai Lama precedente che egli dovra’ riconoscere come oggetti propri, mescolati ad altri simili.
La ricerca viene fatta anche per ritrovare i successori dei Lama defunti. Lama vuol dire guru (termine sanscrito), maestro spirituale.
Si seguono le visioni che i Lama ricevono focalizzando la loro attenzione superiore nelle gelide e limpide acque dei laghetti di montagna, secondo una mantica dell’acqua. Ogni volta che un capo spirituale muore, comincia la ricerca del successore e dopo qualche tempo viene trovato la nuova incarnazione e il bambino viene portato a Lhasa per essere educato a riprendere il suo ruolo.
Mentre noi siamo abituati a far dipendere la nomina dei capi politici o religiosi da elezione o nomina dall’alto, qua e’ l’energia stessa del defunto che trova il suo vestito corporeo e si fa riconoscere per proseguire il suo compito. Non si puo’ parlare reincarnazione dell’anima perche’ il Buddismo non prevede l’esistenza dell’anima, quanto piuttosto della continuita’ di un compito che procede attraverso corpi diversi.
Nel 1933 mori’ il tredicesimo Dalai Lama e 4 anni dopo fu trovato il nuovo bambino che e’ il Dalai Lama attuale, Tenzin Gyatso, 14° incarnazione del Buddha della Compassione.
Ci sono molte storie su questo bambino che nacque senza piangere, disse da subito di essere il capo religioso supremo, voleva stare seduto a capotavola e avere piu’ importanza del padre, chiedeva sempre di essere portato a Lhasa e seppe riconoscere tra gli oggetti mostrati dai monaci il rosario, la tazza, il tamburello e gli occhiali del Dalai Lama defunto. Due anni dopo il suo ritrovamento, il bambino fu separato dai genitori e portato a Lhasa per essere addestrato ai nuovi compiti.
Il suo predecessore corporeo, un anno prima della sua morte, aveva scritto:
“Puo’ accadere che qui nel Tibet la religione e il governo vengano attaccati, che i monasteri vengano saccheggiati e distrutti, che i monaci e le monache siano uccisi o cacciati via, diventeremo come schiavi per i nostri conquistatori, umiliati, indifesi, vilipesi, mendicanti. I giorni e le notti passeranno lentamente con grande sofferenza e terrore”.
La terribile profezia si verifico’ puntualmente: mentre il quattordicesimo successore era ancora giovane e non era stato ancora insediato come Dalai Lama, nel 1949, Mao Tze Tung sali’ al potere in Cina e impose al Tibet dure condizioni, il Tibet rifiuto’ e i Cinesi lo invasero proclamando che l’esercito di liberazione popolare andava a liberare i fratelli tibetani, riportando il paese alla madrepatria nella gioia della popolazione. Ma gioia non ci fu e l’occupazione fu durissima.
Il Tibet era a quel tempo un paese pacifico, con un piccolo popolo formato da monaci o pastori, senza un valido esercito, un paese inerme, dedito alla religione e alla pastorizia, che non aveva mai fatto guerre e in cui si viveva poveramente ma in pace e senza prevaricazioni, non era armato e non pote’ respingere l’esercito cinese. Mando’ i suoi rappresentanti a chiedere aiuto agli altri paesi asiatici ma essi non furono ricevuti; chiese all’Occidente, all’Inghilterra, all’America, all’India che la sua indipendenza fosse riconosciuta ma nessuno oso’ contrastare il colosso cinese. Piu’ volte si chiese all’ONU di denunciare la sua occupazione violenta e la repressione del su popolo, ma l’ONU se ne lavo’ le mani. Quando, nel 1950 i Cinesi di Mao invasero il Tibet, cio’ avvenne nell’indifferenza totale delle grandi potenze. E questa indifferenza continua anche ora.
Il Dalai Lama era un ragazzo di 15 anni. Per 9 anni resto’ nel suo paese e cerco’ vie diplomatiche di soluzione, incontro’ Mao Tse Tung e Chu En Lai e chiese aiuto alle potenze mondiali. Ma invece di ricevere aiuto, vide nel 1954 l’India firmare un accordo con la Cina con cui essa dichiarava di astenersi dal ridiscutere l’occupazione militare del Tibet per paura di essere a sua volta attaccata.
La Cina intanto agiva violentemente sul Tibet con massacri e soprusi, ponendo fine in modo brutale ad una delle culture piu’ importanti del mondo.
Il braccio di ferro tra lo stato piu’ popoloso del mondo e un territorio immenso inaccessibile e quasi spopolato come il Tibet era antico di secoli e per molto tempo il Tibet era riuscito a mantenersi autonomo grazie anche alle asperita’ del suo territorio, ma i Cinesi posero fine al suo isolamento e alla sua indipendenza in modo vergognoso e incontrastato. Essi imprigionarono, torturarono e uccisero centinaia di migliaia di Tibetani, stroncando la loro civilta’. Sembra che le vittime siano state due milioni. Certo e’ che su una popolazione di pochi milioni, fu eseguito un massacro gigantesco, un vero genocidio, tanto peggiore in quanto su una popolazione disarmata e pacifica.
L’esercito cinese arrivo’ coi carri armati a Lhasa e comincio’ a bombardare i monasteri, seimila ne distrusse alla fine e si temette per la vita dello stesso Dalai Lama.
Fu trucidata la parte di popolazione che tento’ di resistere e il resto venne pesantemente costretto a subire una ideologia diversa. Monaci e monache furono scherniti, costretti a fornicare per le strade, i bambini furono armati e obbligati a sparare ai propri genitori, seimila monasteri, che erano universita’ di sapienza e possedevano tesori artistici e culturali inestimabili, furono rasi al suolo dai bombardamenti, una parte enorme della popolazione fu uccisa, a migliaia furono incarcerati e torturati, gli antichissimi testi che attestavano una delle civilta’ piu’ importanti del mondo furono bruciati o servirono ai soldati Cinesi per riparare i piedi dal freddo o foderarono le stalle e i pollai. Comincio’ dalla Cina l’esodo forzato di famiglie cinesi verso il Tibet, mentre 40.000 contadini cinesi furono deportati a forza dalla Cina in Tibet, mandati una delle zone piu’ inospitali e meno agricole del mondo per produrre una ‘cinesizzazione’ del paese. Fu un’opera globale di azzeramento della civilta’ e della religione. Si costruirono strade e ferrovie per la Cina. Templi e monasteri furono sconsacrati e diventarono stalle o granai. Monaci e lama furono spogliati della tonaca e messi a lavorare nei macelli per quanto fossero vegetariani e rispettosi di ogni forma di vita.
Il giovane Dalai Lama resistette per 9 anni, infine, nel 1950, si sparse la voce che i cinesi volessero rapirlo e una folla si raccolse davanti alla sua abitazione per proteggerlo.
Cosi’ egli racconta: “Mi sentivo al centro di due vulcani entrambi pronti ad eruttare ad ogni momento. E mio dovere più urgente era evitare uno scontro fra il mio popolo disarmato e l’esercito cinese”. Alla fine decise di fuggire.
Non avrebbe voluto lasciare il suo paese ma i consiglieri e lo stesso popolo tibetano lo scongiuravano di mettersi in salvo. Alla fine l’indovino di corte parlo’ in trance con la voce dell’ultimo Dalai Lama. Il responso fu: ”Dove non si puo’ attraversare un grande fiume, non c’e’ guado, non c’e’ bassofondo, dove la sola speranza e’ una barca, ma non c’e’ barca, io porro’ una barca. La ‘Gemma che esaudisce i desideri’ splendera’ dall’Occidente”
I Cinesi sospettarono la prossima fuga e minacciarono di bombardare Lasha. Di nuovo si interrogo’ l’indovino, che in stato di trance scrisse: “Vada, stanotte, vada”, suggerendo di passare travestiti vicino al campo cinese. Cosi’, il 17 marzo del 1950, a 24 anni il Dalai Lama, dopo una rivolta popolare contro i Cinesi tragicamente fallita, segui’ i consigli dell’oracolo e prese la via dell’esilio, per continuare la sua lotta all’estero. Di notte, travestito da soldato, con un manipolo dei suoi, fuggi’, intraprendendo un viaggio massacrante che duro’ sette mesi, a piedi, attraverso montagne altissime e neve, per erti sentieri, fino al confine dell’India, dove il gruppo stremato ebbe accoglienza.

Ancora oggi Amnesty International scrive:
Lo scorso anno, in Cina, decine di migliaia di persone hanno continuato a essere tenute in custodia o in prigione in violazione dei loro diritti umani fondamentali e sono ad alto rischio di torture e maltrattamenti. Migliaia di persone sono state condannate a morte o hanno subito la pena capitale, molte di loro dopo processi ingiusti. (…) La libertà di espressione e di religione continua ad essere severamente ristretta nel Tibet e in altre aree. (…) Attivisti politici, inclusi gli aderenti ai gruppi dichiarati fuori legge, cosi’ come coloro che chiedono riforme politiche o piu’ democrazia, continuano a essere arbitrariamente detenuti, e in alcuni casi condannati e messi in carcere. Alla fine del 2004 Amnesty International ha contato oltre 50 persone in custodia o in prigione per aver letto o messo in circolazione su Internet informazioni politicamente rilevanti». Anche le cronache degli ultimi giorni forniscono materiale di conversazione tutt’altro che banale: il primo dicembre sessanta attivisti sono stati messi in carcere per aver semplicemente tentato di consegnare una lettera ai dirigenti delle Nazioni Unite riuniti a Shanghai.

Il governo tibetano si trasferi’ cosi’ all’estero. Lo stato piu’ ateo del mondo aveva conquistato lo stato piu’ religioso del mondo, nell’indifferenza degli altri paesi.
Monasteri rasi al suolo, il Potala bombardato, migliaia di morti, di torturati, di imprigionati, campi di lavoro simili a gulag.
E’ vietato avere foto del Dalai Lama. A scuola si insegna la lingua cinese e il maoismo.
Tesori architettonici, artistici, letterari, medici, distrutti. Una inetra profondissima cultura schiantata. Imposti alle donne tibetane contraccezione e aborti. La capitale Lhasa che ha piu’ residenti cinesi che tibetani. Le tipiche case tibetane, adatte al clima dell’altopiano, sostituite da scatoloni di cemento in stile cinese: torride d’estate, gelide d’inverno.
Ma la cosa pu’ terribile e’ l’indifferenza del mondo.

Con l’aiuto del governo indiano, il Dalai Lama formo’ un governo in esilio nel Buthan, uno staterello himalayano presso il Tibet e non ha mai smesso di girare il mondo per chiedere aiuto per il suo popolo, ma, ogni volta che entra in un paese, la Cina minaccia di interrompere i legami commerciali e ogni Stato si piega al valore del profitto mentre L’ONU non ha mai preso alcuna risoluzione per contrastare il gigante cinese.

(da Flickr)

Pochi giorni fa il Dalai Lama e’ venuto in Italia. Prodi e D’Alema hanno fatto in modo di uscirne lo stesso giorno, quasi si sono incontrati all’aeroporto, e nessuna autorita’ italiana, salvo Bertinotti, ha voluto incontrarlo. Anche Ratzinger, a differenza di Voitila, gli ha chiuso le porte in faccia.

Betty Williams, premio Nobel per la pace nel 1976, ha scritto questa lettera al Papa:
«Apprendo con profondo dolore che durante la visita in Italia, Sua Santita’ il Dalai Lama non incontrera’ il Papa. Non posso che constatare, come molti paesi che conosciamo, cosiddetti democratici, tra cui la nostra amata Italia, sono fin troppo accondiscendenti nei confronti della Cina. Questo non accadeva qualche anno fa, quando alle leggi dell’economia venivano anteposte le norme relative al rispetto dei diritti umani.
In Europa il mio grazie va solo al coraggio di una donna, Angela Merkel, che, nonostante le minacce di ritorsioni del governo cinese non si e’ fatta intimidire ed ha ufficialmente accolto il Dalai Lama. La Cina possiede 900 testate nucleari puntate su Taiwan, il suo governo fornisce gli armamenti alla brutale giunta militare che governa la Birmania, e ritarda, attraverso negoziati e doppi giochi, la liberta’ di Aung San Suu Kyi, leader democraticamente eletto di quel paese e Premio Nobel per la Pace.
La Cina ha occupato il Tibet e tiene lontana la liberta’ dal popolo tibetano e non permette quella del loro leader spirituale, Sua Santita’ il Dalai Lama. E ancora, la Cina e’ il primo paese al mondo per violazione dei diritti umani. E’ straziante pensare quante bambine e bambini siano stati uccisi e sacrificati per attuare i piani di controllo demografico. Sicuramente il Santo Padre e’ consapevole delle centinaia di migliaia di aborti forzati perpetrati su donne che avevano deciso semplicemente di dare alla luce un figlio. Della impossibilita’ di credere liberamente e di adempiere alla missione a cui Dio ci ha chiamati.
Sono una cattolica irlandese, chi di noi potra’ mai dimenticare Piazza Tienanmen. E’ mio dovere ricordare alle coscienze tutto questo, soprattutto quando la diplomazia e l’economia prendono il sopravvento sulla realta’ di tutti i giorni. Faccio appello alla Santa Sede affinche’ possa considerare ancora fattibile la possibilita’ di realizzare un incontro tra Sua Santita’ il Dalai Lama e il Santo Padre. Lo dico con il piu’ grande rispetto, verso il leader spirituale della mia Fede».

Pochi giorni dopo, Fassino, che non aveva voluto incontrare il Dalai Lama, era in Birmania per parlare a favore dei diritti umani violati in quel paese. Sul Tibet silenzio. E’ politicamente inopportuno.

Al Dalai Lama e’ stato permesso di accogliere gli esuli nel Buthan, dove ha tentato come ha potuto di salvare quello che restava della sua cultura, istituendo scuole dove si tramandano le danze, la musica, il canto, la lingua, gli insegnamenti sacri del Tibet.
I principali Lama e centomila Tibetani vivono dunque ora nel Buthan, ma molti monaci hanno preso la via dell’Occidente per far conoscere la loro cultura agli altri paesi. Come aveva detto l’oracolo “La gemma che esaudisce i desideri risplendera’ in Occidente”.

La seconda carica del paese era rappresentata dal Panchem Lama, considerato l’incarnazione di Amithaba, e designato come incarnazione di un grande sapiente che doveva educare il futuro Dalai Lama ai suoi compiti. Il Panchem Lama e’ secondo soltanto al Dalai Lama e in un rapporto con lui da maestro a discepolo.
Al tempo dell’invasione il Panchem Lama era un bambino di 7 anni; i Cinesi lo deportarono con tutta la sua famiglia sostituendolo con un altro bambino che divenne il nuovo reggente, un fantoccio agli ordini dei Cinesi che diresse un governo fantoccio per 5 anni, dopodiche’ fu rimosso e il Tibet fu annesso alla Cina con un’occupazione militare intensiva.
Il Panchem Lama mori’ subito dopo un discorso pubblico in cui critico’ l’occupazione cinese in Tibet. Il secondo, scelto dai cinesi e addestrato ai loro ordini, e’ stato naturalmente disconosciuto dal Dalai Lama che si trova ora nell’impossibilita’ di ricercarne uno autentico per timore che anche questo sia ucciso dai cinesi, per cui ha dichiarato che la ricerca della successione e’ interrotta e che il nuovo Dalai Lama potrebbe essere una donna. Ha annunciato anche che i prossimi Lama potrebbero essere non piu’ cercati in base ai segni della reincarnazione ma eletti democraticamente.

L’invasione cinese avvenne tra il 49 e il 51, il governo tibetano in esilio si costitui’ nel 1959.
Nel 1989 Tenzin Gyatso ebbe il Premio Nobel per la pace nel 1989 per la sua resistenza non violenta contro la Cina e il suo costante messaggio di pace.
Dal ’62 dal Tibet la Cina ha lanciato un attacco contro le frontiere dell’lndia e installato basi missilistiche nucleari in Tibet. E’ controverso se vi abbia anche posto dei depositi di scorie nucleari, ma e’ certo che il cielo purissimo che ha sovrastato per millenni le montagne del Tibet e’ oggi inquinato, mentre e’ avvenuta un’ecatombe di specie animali.
Al momento, il Tibet, la cui superficie e’ di 2,5 milioni di Kmq (cinque volte la Francia) ha una popolazione di 6,5 milioni di tibetani contro piu’ di 7 milioni di coloni cinesi.
Si stima che circa 2 milioni di tibetani siano morti tra il 1950 e il 1980, in conseguenza dell’occupazione cinese. Nel corso della famigerata “rivoluzione culturale” (1966-1976), seimila templi, cioe’ la quasi totalita’ dei luoghi di culto e una miriade di tesori artistici sono stati distrutti.
E la tragedia tibetana continua.
Migliaia di tibetani sono in carcere per reati di opinione .
Lingua, religione (della quale il regime vorrebbe cancellare l’influenza), storia, cultura sono negate
Le donne subiscono un odioso controllo delle nascite fatto di sterilizzazioni forzate e aborti sino agli ultimi mesi .
L’ambiente gia’ saccheggiato e’ in pericolo: la deforestazione provoca inondazioni sempre piu’ frequenti e sempre piu’ devastanti, si estinguono numerose specie animali, lo sfruttamento dei terreni provoca la desertificazione di vaste aree .
Malgrado il muro di silenzio eretto dalla Cina, si dice che in Tibet ci siano molti siti di stoccaggio di scorie nucleari e basi di lancio di missili nucleari pronte per attaccare l’India.
La situazione economica e’ catastrofica: il livello di vita e’ tra i più bassi del mondo, tanto che ai coloni e ai soldati cinesi viene dato uno status privilegiato e grossi incentivi economici per stare li’.
Il trasferimento massiccio e ininterrotto di coloni cinesi riduce i tibetani a essere sempre più minoranza nel proprio paese.

Malgrado la figura del Dalai Lama sia secolare e rappresenti un caposaldo per tutta la cultura buddhista tibetana, la Cina ha deciso di arrogarsi il diritto di nominare in futuro le nuove reincarnazioni di questa importante carica religiosa, prerogativa che spetta invece a soli Lama tibetani.
Nel 1995 i cinesi rapirono la reincarnazione del Panchen Lama, identificato dal Dalai Lama in Gedhun Choekyi, per sostituirlo con un usurpatore nominato da loro stessi. Dal 1995 non si hanno piu’ notizie di lui. Nel settembre del 2007, la Cina ha addirittura affermato che tutti gli alti monaci tibetani, dovranno essere nominati dal loro governo, e che in futuro questi dovranno eleggere il 15° Dalai Lama, sotto la supervisione del loro Panchen Lama.
Da 57 anni il Dalai Lama e’ in esilio e da 57 anni chiede inutilmente alle organizzazioni internazionali di aiutare il suo paese a riavere la sua liberta’ e di permettere a lui e agli esuli di tornare in Tibet. Ma le potenze occidentali sanno che la Cina e’ un partner da tener buono per i futuri mercati ed e’ una potenza che nessuno vuole scontentare, cosi’ gli appelli del Dalai Lama restano inascoltati. Pero’, grazie a questo esilio, il Buddhismo tibetano si e’ aperto al contatto con l’Occidente. Un tempo nessun visitatore poteva entrare in Tibet, l’ingresso era vietato assolutamente agli stranieri, oggi col governo cinese e le distruzioni dei monasteri ha meno senso andarci, tuttavia anche col poco che resta costituisce un’esperienza indimenticabile per i visitatori, e si puo’ visitare il vicino Buthan, sede provvisoria del Dalai Lama, piccolo paese montano, da poco uscito da una condizione medievale.
Il Dalai Lama viaggia spesso, e’ venuto in Italia molte volte, rilascia interviste su cui si fanno libri molto belli, e i monaci buddhisti hanno preso le mille strade del mondo per raccontare agli occidentali quel loro pensiero cosi’ diverso dal pensiero occidentale e cosi’ affascinante.
In Italia abbiamo vari centri buddisti tra cui quello di Pomaia in Toscana.
Il Dalai Lama dice: “In gioventu’ il comunismo ha esercitato del fascino su di me, mi sembrava che fosse possibile una sintesi tra comunismo e Buddhismo. Mi sono pero’ scontrato con le incomprensibili contraddizioni della politica cinese, con la frenesia degli slogan, con il lavaggio di milioni di cervelli…infine ho avuto la certezza che Mao non fosse altro che il distruttore del Dharma”. Il Dharma e’ la giustizia cosmica, la legge della vita, la legge del Buddha.
I Cinesi hanno bombardato 6.500 conventi, distrutto opere d’arte inestimabili e intere biblioteche, bruciato i libri sacri, arrestato e torturato migliaia di persone, molti sono stati crocifissi, o hanno avuto lingue e viscere strappate o sono stati sembrati. I Cinesi in nome di un totale materialismo e ateismo hanno ostacolato il lavoro spirituale dei monaci, hanno imposto imposto il lavoro collettivo e campi di rieducazione. Due milioni di Tibetani sono stati uccisi. A migliaia hanno preso per sempre la via dell’esilio.

I monasteri erano grandi centri culturali, il 20% della popolazione faceva parte di ordini religiosi, monaci, monache, eremiti in preghiera nelle grotte, eruditi che insegnavano nei monasteri… tutti dediti a vita estremamente sobria, col minimo necessario alla sopravvivenza del corpo. La pratica spirituale era lo scopo principale dell’esistenza e tutta la cultura era incentrata sulla vita spirituale. Tutto questo fu schiantato da un popolo dominato dall’ateismo e dal materialismo che ha tentato in ogni modo di distruggere l’anima del Tibet. Non bastava la distruzione fisica e l’asservimento della popolazione, fu messo in atto ogni mezzo per annientarne la spiritualita’, con propaganda, tortura e sterminio. Il fanatismo ateo-maoista fu peggiore del fanatismo delle peggiori fedi religiose. La popolazione del Tibet era forse di otto milioni di persone, i Cinesi ne hanno ucciso due milioni. Gran parte della popolazione e’ stata evacuata e trasferita, i beni espropriati, moltissimi finiti in campi di concentramento. I Cinesi hanno obbligato le donne alla sterilizzazione o ad aborti forzati. E’ stato un vero genocidio. L’estinzione della cultura e’ avanzata in modo massiccio, perche’ i comunisti cinesi non tollerano altra ideologia che la loro, non permettono nessuna liberta’ intellettuale, spirituale o artistica. Con accanimento implacabile si e’ schiantata un’antichissima cultura, una civilta’, una lingua, una religione. Il genocidio procede da quasi 60 anni nell’indifferenza del mondo.
Come dice Matthieu Ricard: “La questione tibetana venne soffocata dall’autocensura dell’Occidente, che era sprofondato nell’idolatria maoista e che non voleva prestare attenzione a nessuna critica nei confronti della Cina comunista“.
Oggi la questione tibetana e’ soffocata dalle esigenze del mercato che ha ucciso ogni umanita’. Tra il fanatismo cieco di chi sperava in una nuova ideologia e arrivava a ignorare ogni sopruso e l’ossessione economica di chi vive solo per la sopraffazione e l’avidita’ del lucro, i diritti di un popolo sono stati negati. I nuovi dei si chiamano faziosita’ ideologica e interesse economico. Di fronte ad essi le cupe divinita’ demoniache della religione Bon sembrano dei pupazzetti fanciulli.

La parte boschiva del Tibet fu disboscato, il suo territorio fu violentato come deposito di scorie nucleari o terreno per i test. Aumento’ nel tempo lo spostamento forzato di popolazione cinese in Tibet. Mentre normalmente il servizio militare cinese dura tre anni, quelli che sono mandati in Tibet vi restano per sempre. La deportazione forzata ha portato in Tibet 8 milioni di Cinesi contro 6 milioni di Tibetani, in questo modo i Tibetani sono diventati una minoranza etnica nel loro territorio. La Cina ha costruito una ferrovia verso il Tibet per portarci altri immigrati coatti.
L’invasione e’ cominciata nel 1950, e nel 1951 il Tibet e’ diventato una Regione Autonoma annessa alla Repubblica Popolare Cinese.
Il Dalai Lama e’ fuggito nel 1959, subito dopo le frontiere sono state chiuse e la repressione si e’ fatta spietata. Uomini, donne e bambini sono stati imprigionati o chiusi in campi di lavoro. Immense fosse comuni si sono riempite una dopo l’altra.
Nel paese le immagini del Dalai Lama sono proibite. Tutti sono obbligati a studiare il cinese, abbandonando il tibetano, che e’ una lingua a se’ stante diversa dai dialetti indiani.
Il Tibet e’ poverissimo di piante e di animali, ma, contro il Buddhismo che predica un grande rispetto per la natura, i Cinesi usano caccia e pesca in modo indiscriminato, hanno tagliato via i pochi boschi, hanno gettato scorie nucleari, e con i test atomici del Sinkiang sono riusciti anche a modificare il clima e il cielo, uccidendo l’ambiente, cosi’ che si segnalano nascite di animali deformi.
La militarizzazione del paese, le scorie radioattive e i test nucleari hanno rovinato la terra e il cielo. Il clima e’ cambiato, dove non pioveva mai oggi piove spesso, dove il cielo era di un azzurro cristallino ora e’ sporco e oscurato.

Nel 1987 a Washington il Dalai Lama ha presentato al consesso mondiale le sue richieste molto moderate e democratiche:
-che il Tibet sia trasformato in zona di pace,
-che la Cina abbandoni la colonizzazione forzata,
-che siano rispettate le liberta’ democratiche e i diritti umani fondamentali dei Tibetani,
-che l’ambiente sia recuperato e protetto abbandonando innanzitutto le attivita’ nucleari,
-e che si negozi il futuro stato del paese,
Per ora le sue richieste non sono state ascoltate.
Il Dalai Lama chiede che il Tibet diventi un parco naturale, smilitarizzato, pronto ad ospitare le associazioni internazionali per la difesa dei diritti dell’uomo.
Potrebbe diventare uno stato cuscinetto tra la Cina e l’India, permettendo il ritiro delle enormi truppe che entrambi gli stati tengono a guardia delle frontiere.
Nel 1989 il Dalai Lama ha ricevuto il premio Nobel per la pace, ma i cinque punti della sua richiesta non sono stati raggiunti.

Territorio

Immaginate un paese immenso vicino ai 7000 metri di altezza, con 14 cime superiori agli 8000 m., dove l’aria asciutta e rarefatta crea un’ebbrezza insostenibile, la temperatura oscilla tra 45 gradi sotto zero e 15-17 sopra, il cielo e’ di un azzurro profondissimo, e strani piccoli uomini di razza mongoloide da tempo immemorabile si dedicano alla ricerca spirituale. Un grande altopiano corrugato a nord dell’India, il piu’ elevato e inospitale altopiano del mondo, con un paesaggio metafisico. Una superficie di 3 milioni di kmq contro i 300.000 dell’Italia, una larghezza di 2750 km e una lunghezza di 1500. Questa enorme struttura presenta due giganteschi sistemi montuosi: il Karakorum e il Transhimalaya, che superano i 7000 m (il nostro Monte Bianco e’ 4750). Scalare queste vette altissime e’ considerata l’avventura suprema degli scalatori migliori e Messener lo ha fatto, ma e’ l’unico che sia riuscito in questa impresa.
Tra queste incredibili montagne ci sono larghi bacini chiusi e moltissimi laghetti di acqua salata, questa terra un tempo era il fondo di un oceano. Il clima e’ rigidissimo con fortissime escursioni termiche. Piove poco e l’acqua potabile e’ un bene molto raro. Non esiste quasi vegetazione, vastissime zone non hanno nemmeno un albero e solo d’estate producono erbe basse tipo muschio. I prodotti agricoli sono pochi perche’ l’agricoltura si puo’ praticare solo in alcune valli basse: orzo, avena, grano, ortaggi e frutta. Mancano industrie. I pascoli sono sotto i 4000 m., buoni soprattutto per lo yak, un bovide con pelliccia, che, con pecore e capre, da’ latte, burro e lana. Viene usato persino il suo sterco, che, seccato, funge da combustibile.

I culti

Il Buddhismo arrivo’ in Tibet tra l’VIII e il X secolo d. C. C’era gia’ nel paese una religione piu’ antica, primitiva, legata alla magia e a culti della natura, la religione BON (‘bon’ vuol dire ‘recitare’, esorcisti o maghi recitavano le formule rituali per scacciare i demoni), su di essa si innesto’ il Buddhismo, producendo quella curiosa varianza che e’ il BUDDHISMO TIBETANO.
La religione BON o BONPO era un culto di stregoni e esorcisti. Il BONPO era un sacerdote che praticava divinazioni entrando in trance, eseguiva riti funebri o cerimonie di protezione di vivi e morti, una religione sciamanica che contattava le energie misteriose e terrificanti della natura, vista come piena di demoni e spiriti in genere cattivi che dovevano essere esorcizzati. I Bonpo praticavano vari culti magici “domavano in basso i demoni, sacrificavano in alto agli dei, e purificavano al centro i focolari”.
Per sapere la volonta’ degli dei divinavano con cordicelle e quesiti sorteggiati o cadevano in trance. Accanto a loro c’erano i Bardi con i loro canti e i loro enigmi.
Con l’avvento del Buddhismo i Bonpo lottarono per sopravvivere, il re si appoggio’ al Buddhismo, i nobili alla religione Bonpo, con lotte intestine, poi i sacerdoti si appropriarono in parte della nuova dottrina senza abbandonare i loro demoni, per cui il risultato fu bizzarro e promiscuo, un Buddhismo particolare, legato alla stregoneria e alla magia, molto meno astratto e privo di dei del Buddhismo originale.


(da flickr)

Il LAMAISMO e’ una religione interessante, dove la liturgia e’ molto importante e c’e’ uno spiccato aspetto devozionale, cerimonie suggestive e esoterici riti e danze che durano molte ore e durante le quali i monaci portano grandi maschere, colorate e mostruose, per atterrire i demoni. Ruolo importante hanno gli oracoli, le profezie, le visioni, i sogni, le premonizioni, i segni, le trance, i rituali magici.
Gli oracoli sono responsi curati da monaci particolari che sono medium potenti che entrano in stato di trance e sono educati ad affinare loro doti congenite di sensitivita’.
In stato modificato di coscienza, possono essere posseduti da demoni o da defunti e parlare con altre lingue. I Lama raccolgono e interpretano i loro messaggi. Il piu’ celebre tra i veggenti e’ l’oracolo di Nechung che incarna il dio Pehar, e di esso si servono ufficialmente anche gli occupanti cinesi. La dimensione magica soprannaturale e’ in Tibet molto forte grazie a questa persistenza della religione Bon e al carattere superstizioso dei Tibetani. La chiaroveggenza e’ molto praticata, i monaci medium usano anche lo specchio dei laghetti di montagna come sfere di cristallo per la divinazione.
Il paese e’ stato chiuso a ogni contatto esterno per un tempo lunghissimo.
Prima dell’invasione cinese, Giuseppe Tucci, il piu’ grande studioso italiano del Tibet, poteva giustamente chiamarlo ‘il paese senza laici’, perche’ il potere spirituale, culturale e politico era della totalita’ dei monaci, e contadini e pastori non contavano niente; oggi, dopo le stragi e la colonizzazione lo potremmo definire ‘un paese totalmente laico’.
L’antico sistema teocratico era basato sui monaci; i grandi conventi o lamaserie erano forti unita’ autarchiche che funzionavano come le abbazie medievali; contadini, pastori e artigiani erano servi dei monasteri. Nelle lamaserie era concentrato il potere politico, culturale e religioso di ogni zona, ogni cosa era condizionata alle lamaserie e alla vita spirituale. Il Lamaismo concentrava religione, cultura, governo e amministrazione, controllando totalmente la scarsa economia locale.
Il sistema era interamente basato sulla reincarnazione per cui la carriera monastica non veniva scelta, ma i bambini erano scelti per avviarsi ad essa, in base a indizi di reincarnazione. Il Lamaismo crede che le propensioni kahrmiche dei Lama si proiettino sui nuovi nati o che i Lama siano Bodhisattva che scelgono di incarnarsi nuovamente, per cui, alla morte di ogni maestro spirituale, si cerca il bambino in cui potrebbe essersi reincarnato, questo viene portato alla lamaseria ed educato intensamente a riprendere il suo ruolo; in tal modo la gerarchia di potere si perpetua nei nuovi nati, come se ereditasse se stessa, come se fossero sempre gli stessi a dirigere la spiritualita’ attraverso corpi successivi.
La religione regola ogni aspetto della vita, e’ un amalgama di Buddhismo indiano e culto BON con le sue componenti magiche e esoteriche, i suoi demoni e dei.
La popolazione di contadini o pastori ha sempre avuto scarsa importanza, essendo anche numericamente debole e incapace di produrre una cultura propria.
La famiglia dei pastori e contadini era dominata dalla poliandria nel senso che quando una donna si sposava, sposava anche tutti i fratelli del marito, e i suoi figli erano anche loro figli, questo per non dividere le proprieta’.
Il Tibet e’ stato indipendente per 2500 anni ed era il paese piu’ isolato del mondo anche perche’ ha sempre impedito l’accesso agli stranieri. L’Himalaya lo separa dall’India e i grandi deserti dalla Russia e dalla Cina.
La capitale e’ LHASA, la citta’ sacra, composta praticamente di monasteri, con 50 000 abitanti. E’ stata la sede del Dalai Lama fino al 1950. Fu edificata nel VII sec. da un re, Sognten Gampo’, che unifico’ il Tibet e introdusse il Buddhismo, per l’influenza delle sue due mogli, una cinese e una nepalese. Lhasa si trova su un versante dell’Himalaya, a 3650 m di altezza, il suo nome significa ‘Trono di Dio’. La’, a picco su una collina di roccia di fronte a un lago sorge il POTALA, il famoso palazzo del Dalai Lama, bianco e rosso coi tetti d’oro, qui e in una trentina di monasteri vicini vivevano 20.000 monaci con poteri non solo spirituali ma anche politici e amministrativi.
La popolazione del Tibet e’ scarsissima. Noi siamo 60 milioni, ma i Tibetani su una superficie 10 volte maggiore non arrivavano nel 1960 a 6 milioni.
Il Tibet e’ veramente un paese vicino al cielo: vette rocciose elevatissime, nude di vegetazione, spesso rossastre, contro un cielo azzurrissimo, dove la notte le stelle sembrano piu’ vicine, un’aria sottile e rarefatta che facilita le modificazioni di coscienza. Tutto l’altopiano si presenta come un grande luogo sacro pervaso da energie sottili.
C’e’ una teoria scientifica espressa dal tedesco prof. Hartmann che vede la terra attraversata da una rete energetica particolare, detta appunto la rete di Hartmann, formata da correnti elettromagnetiche che si incrociano formando dei quadrati di circa 2 metri di lato, i punti nodali di questa rete sono dannosi all’uomo perche’ alterano i suoi campi magnetici, mentre la parte dentro al quadrato e’ protetta. Nel Tibet, a causa dei forti corrugamenti della catena dell’Himalaya, la rete di Hartmann si e’ sfalsata allargando le proprie maglie e creando zone protette, le case dei Tibetani sembrano conoscere queste energie perche’ le stanze risultano sempre nelle zone energicamente protette.
Il Tibet e’ un immenso deserto di pietra che antichissime forze geologiche immani hanno sconvolto in epoche molto antiche. Questo sconvolgimento ha modificato incredibilmente i campi magnetici dell’enorme paese montano. Le variazioni di potenziale della rete di Hartmann vengono registrate con strumenti di misurazione particolari. I misuratori di energia hanno verificato che gli interni dei monasteri sono luoghi di grande calma, luoghi neutri dove e’ piu’ facile equilibrare anche le nostre energie.
Gli STUPA che sono monumenti simbolici sono posti esattamente nei luoghi di massima concentrazione energetica, cioe’ nei punti nodali, secondo conoscenze perdute che erano comuni anche ad altri popoli antichi, come i Celti con i Menhir, gli Etruschi con i bastoni infilati nelle terre fertili, gli antichi Greci con le Erme, i Giapponesi con le cuspidi, gli Indiani con i lingam.. Quando nei luoghi intensi e’ stata posta la statua del Buddha i misuratori hanno registrato fino a 14.000 unita’.

IL DALAI LAMA

Sulle rupi piu’ alte del Tibet si ergevano le citta’ dei monaci, le lamaserie, dove migliaia di persone si dedicavano fin dalla prima infanzia a una vita spirituale, mangiando e dormendo pochissimo, pregando e meditando, in una continua ricerca interiore. Ogni convento era una unita’ autosufficiente dove si compivano tutti i lavori, da quelli umili del servizio a quelli piu’ alti dello spirito, gli allievi erano detti CHELA, poi venivano i monaci, infine i LAMA, e sopra a tutti il DALAI LAMA, che era la guida spirituale e politica del Tibet. Dalai Lama (Dalai bla-ma) o ‘Maestro la cui saggezza e’ grande quanto l’Oceano’.
Il Tibet costituiva uno stato ecclesiale come puo’ essere il Vaticano, ma il suo sistema era fondato sulla santita’, i migliori o piu’ santi sono Lama, per diritto di reincarnazione, il piu’ santo di tutti e’ il Dalai Lama, il grande maestro che non e’ designato da un conclave come avviene per il Papa ma e’ eletto per nascita, in quanto e’ reincarnazione di un Dalai Lama precedente. Egli e’ scelto un incarnato.

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(da Flykr)

Si comincio’ col 5° Dalai Lama, alla fine del 1600, che fu visto come incarnazione di Avalokiteshvara. I successivi Dalai Lama sono considerati TULKU ovvero reincarnazioni dei Dalai Lama precedenti. Tulku vuol dire ‘corpo di trasformazione’. Si chiama TULKU una persona che viene considerata la reincarnazione di un grande personaggio spirituale. Grazie ai TULKU le istituzioni monastiche piu’ alte, Lama e Dalai Lama, si perpetuano passando di vita in vita.
Il concetto dei TULKU si origina verso il 1200 seguendo la dottrina dei TRIKAYA = tre corpi. Quando un capo spirituale muore, si cerca un bambino che in base a certi requisiti puo’ essere considerato la sua reincarnazione, egli viene allevato con cure intense per arrivare a ricoprire la carica vacante.
Il piu’ importante TULKU contemporaneo e’ TENSIN GIATSO, il Dalai Lama.
Un maestro spirituale, Karmapa Rigpe Dorje, e’ stato seguito per 800 anni attraverso 16 reincarnazioni, a partire dal 1100, anch’egli viene considerato la reincarnazione di Avalokita, si tratta di uno studioso, artista e poeta, un asceta che viene incoronato con una corona nera in una particolare cerimonia.
Il Dalai Lama e’ la guida assoluta di tutti i Tibetani. L’attuale capo, TENZIN GYATSO, e’ il 14° incarnato. Quando i Tibetani raccontano la sua storia, cominciano dalla prima incarnazione nel 1391. Non tutte le incarnazioni furono eccellenti, quattro Dalai Lama morirono precocemente a 10, 21, 17 e 20 anni, tre dettero molta grandezza al Tibet, il sesto fu un grande studioso e poeta. Uno di essi non prese i voti ne’ si fece monaco, perche’ amava le donne e non voleva rinunciarvi.
Noi diciamo che il Dalai Lama e’ la reincarnazione di un Dalai Lama precedente, ma cio’ non sarebbe esatto, i Buddisti non pensano che vi sia un’anima individuale che passa da un corpo a un altro, ma piuttosto che cio’ che rinasce sia una energia buona, uno spirito di compassione, una energia spirituale che non appartiene a una persona in quanto tale, ma sintetizza in se’ tutta la compassione del mondo, la compassione del Buddha e puo’ manifestarsi in molte persone. Ricordiamo sempre che noi parliamo in termini soggettivi, di personalita’ o anima, ma i Buddhisti parlano in termini di energia.
Il Dalai Lama attuale e’ considerato una manifestazione di Avalokitesvara, il Bodhisattva della compassione; da questo punto di vista sarebbe anche il 64° uomo che rinasce all’interno di un’altra serie di uomini santi che inizia con un bambino che viveva al tempo del Buddha. Non c’e’ tanto un’anima che trasmigra, quanto l’emanazione di una forza particolare che continua a manifestarsi prendendo sembianze umane.
Il concetto di reincarnazione e’ sottilmente diverso da quello induista che invece presuppone un atman o anima.
L’attuale Dalai Lama e’ chiamato anche KUNDUN o ‘Possessore del loto bianco’ o Yeshi Norbu = ‘gioiello prezioso’. E’ un uomo sorridente, allegro, molto mite e tollerante, aperto alle novita’, flessibile e gentile.
All’epoca dell’invasione cinese aveva 15 anni. Quando fuggi’ in esilio ne aveva 24. Era stato messo sul Trono del Leone a 4 anni e mezzo. Aveva 11 fratelli, di cui uno era stato riconosciuto come l’incarnazione di un altro Lama. I suoi genitori erano contadini. Il bambino fu tolto alla famiglia e crebbe tra monaci adulti, ma vedeva spesso i suoi e aveva presso di se’ il fratello maggiore. Fu sottoposto a un iter pesante di studi, ha imparato i tre veicoli del Buddhismo, e infine a praticare la meditazione, la pratica piu’’ difficile.
La ricerca di un incarnato puo’ durare anche vent’anni, e puo’ passare del tempo anche tra una morte e una rinascita. Ci sono segni del corpo che facilitano il ritrovamento: l’attuale Dalai Lama per es. ha un marchio a forma di conchiglia sul corpo e sotto le scapole due piccole escrescenze carnose che rappresentano le due braccia in piu’ della dea della compassione. Anche suo fratello e’ una figura importante, la madre aveva perso due figli prima di lui, ma uno di essi era speciale e il Lama che officio’ i funerali disse che il bambino morto sarebbe rinato dalla stessa madre e per riconoscerlo fece col burro un segno sul suo corpicino, poi nacque un bambino che aveva sulla pelle un segno uguale. Era un RIMPOCHE (rimpoce), un reincarnato. Per l’esattezza il Dalai Lama non e’ un reincarnato ma un ‘incarnato’, in quanto rappresenta un’energia gia’ liberata dalla catena corporea delle rinascite, la ruota delle vite, e che per compassione, accetta di tornare sulla terra per aiutare gli altri uomini.

Nel 1991 il Dalai Lama ha riconosciuto ufficialmente un altro incarnato: un bambino spagnolo di 6 anni, considerato un Lama morto in Tibet nel 1984. E nel giornale ‘la Repubblica’ del 18 luglio 1994 si leggeva:
“A Parigi e’ stato riconosciuto un piccolo Buddha, ha 4 anni cui e’ stato riconosciuto il titolo di Lama. In un tempio della Francia meridionale, che e’ il piu’ grande santuario buddhista d’Europa, oltre 200 persone hanno assistito alla celebrazione del rito: un evento straordinario molto raro nella religione buddhista. Il piccolo reincarnato e’ nato a Parigi da genitori del Buthan e del Tibet, e e’ stato ufficialmente riconosciuto come la reincarnazione di Kalu Rimpoche, uno dei piu’ grandi maestri spirituali della storia del Buddhismo, morto nel 1989 e molto vicino al Dalai Lama. Il bambino francese e’ stato sottoposto a varie prove di conoscenza ed e’ stato identificato dopo che all’eta’ di un anno aveva cominciato a riconoscere diversi oggetti appartenenti al precedente “involucro carnale”. Questo bambino si esprime in lingue diverse: francese, inglese e tibetano. Dopo aver visitato i principali centri buddisti, il bambino volera’ in India, dove entrera’ in un monastero per cominciare una formazione di 12 anni. Nel 93 in Nepal questo bambino aveva avuto la sua prima elevazione al rango di maestro buddista e, durante la cerimonia, avvennero insoliti fenomeni meteorologici.”

LA CULTURA

Voi avete visto una lamaseria nel film di Bertolucci, ‘Il piccolo Buddha’, che in realta’ non e’ in Tibet ma nel Buthan. Il film infatti non avrebbe potuto essere girato nel Tibet perche’ i Cinesi lo hanno invaso. Dice Ngakpa Chogyam:
“Il Tibet non era un paese perfetto, ma quale paese lo fu mai? Sul piano materiale era arretrato, ma molti lo ritenevano il paese piu’ progredito del mondo sul piano spirituale”
La letteratura tibetana e’ essenzialmente religiosa. Tutte le scienze, la medicina, l’erboristeria, l’astronomia, la fisica ecc. hanno senso in un contesto religioso. Non esiste una scienza separata, ma tutte le discipline sono legate in un insieme olistico. Le biblioteche tibetane hanno raccolto un sapere immenso, ma hanno dovuto subire due terribili urti distruttivi: l’invasione mongola mille anni fa e quella cinese nel 1950. Alcuni testi sono stati trafugati dagli esuli, ma la maggior parte di queste opere spesso antichissime sono andate perdute. I Cinesi hanno distrutto tutto quello che hanno potuto. Il danno alla civilta’ del mondo e’ stato enorme. Testi sacri antichissimi sono stati usati nelle stalle, per foderarsi le scarpe, per accendere il fuoco. C’erano testi scritti su foglie di palma che risalivano a 1500 anni fa. E sono andati quasi tutti perduti.
Il lamaismo tibetano e’ una religione serena e limpida che parla sempre di pace, che da’ la massima importanza all’amore, alla pieta’ e alla non violenza. “Odiate l’atto, ma non chi lo compie“.
I principi del Buddhismo sono molto semplici, ma esso viene inevitabilmente complicato e modificato da ogni paese che l’adotta, con l’intervento di rituali, credenze e interpretazioni diverse, per cui ogni paese avra’ il suo Buddhismo e non solo ogni paese ha la sua interpretazione ma addirittura ogni persona. Un proverbio tibetano dice: “Cento valli, cento dialetti, cento monaci, cento religioni”.
Secondo la concezione indo-tibetana, noi siamo formati da 9 corpi interconnessi, sono 9 strutture energetiche, 9 campi elettromagnetici, ognuno dei quali adempie a una funzione particolare. L’insieme di questi 9 campi e’ la nostra realta’, formata da una parte visibile e da una invisibile. Il primo di questi corpi o campi, il piu’ interno, e’ il corpo materiale. Gli altri sono campi di energia sempre piu’ sottile, che prendono numero e nome diverso nelle varie culture del mondo, perche’ non sono presenti solo in Tibet ma in altre culture, come i nativi d’America o i Tungusi siberiani. Normalmente i nostri occhi riescono a vedere solo il corpo materico, le cui molecole sono piu’ addensate, essi non scorgono che debolmente i corpi piu’ sottili, che da poco cominciano a essere individuati attraverso strumenti scientifici, ma ci sono persone particolarmente dotate (veggenti) che riescono a intravedere le frequenze piu’ alte, verso il nono campo.
Il Lamaismo seleziona questi veggenti naturali e acuisce i loro poteri, creando dei medici di tipo particolare che non hanno bisogno di lastre, radiografie, elettroencefalografi e altre strumentazioni tecniche per capire la malattia fisica e psichica, perche’ sono essi stessi strumenti di captazione evoluta e sottile. Invece di costruire delle protesi tecnologiche come facciamo noi, i Lama educano i sensi ad oltrepassare i loro limiti. Il loro medico-veggente e’ dunque un uomo modificato, alterato nel corpo, nelle percezioni e nella mente, che puo’ operare diagnosi attraverso la visione diretta dei campi energetici dell’uomo. La medicina tibetana, che e’ essenzialmente religiosa, e’ basata non solo sul corpo visibile dell’uomo ma sui campi di energia cioe’ sui corpi invisibili.
L’educazione lamaista non e’ solo educazione etica e religiosa, ma e’ finalizzata al controllo e alla modificazione dei campi energetici, cioe’ produce un’alterazione della parte umana sottile. Mentre noi conosciamo solo pochi stati di coscienza (veglia, sonno, sogno, ipnosi, estasi, coma) i Lama imparano a controllare e modificare la mente, producendo fino a 60 stati di coscienza.

IL LIBRO TIBETANO DEI MORTI

Il lunghissimo lavoro dei monaci tibetani sulla mente e sulle sue illusioni costituisce la piu’ profonda ricerca filosofica e psicologica che il mondo ci abbia mai dato, qualcosa che sbalordisce per la sua immensita’ e che fa sembrare spaventosamente piccole e misere le scienze occidentali.

“Il pensiero della morte e’ costantemente presente al praticante tibetano. Ma, lungi dall’essere triste o morboso, questo pensiero e’ un incitamento a utilizzare ogni momento dell’esistenza per realizzare questa trasformazione interiore, a non sprecare un solo istante della nostra preziosa vita” (Matthieu Ricard)

Il Buddhismo insegna a perdere i radicamenti, con la morte noi arriviamo all’ultimo radicamento, quello con questa nostra vita. La morte e’ vista come un bene, perche’ con essa possiamo sperare di uscire dalla catena delle esistenze. Il Buddhismo aiuta ad avere una morte serena. Ci si prepara ad essa per tutta la vita.
Contemplando costantemente la morte, voi indirizzerete le vostra mente verso la pratica spirituale, rinnoverete il vostro ardore, e finalmente vedrete la morte come l’incontro con la verita’ assoluta”.
La morte e’ una tappa dell’essere, una semplice transizione (Bar-do), un ponte verso una realta’ piu vera.
Ci sono molti Bar-di, ovvero situazioni intermedie, di transizione, anche passare dalla veglia al sonno o dal sonno al sogno e’ un Bar-do.
Il pensiero costante di un Tibetano e’: “Come posso attraversare lo stato del bardo della morte senza angoscia, con fiducia e con serenita’? ” La vita e’ una preparazione a questo.
Il maggior libro tibetano e’ un libro che insegna a morire bene, il suo rituale si chiama Bar-do Todol, o Bar-do Thos-grol’. Il titolo intero e’ “Il grande trattato sull’esistenza intermedia che conduce alla salvazione per il solo fatto di sentirlo recitare“. Si ritiene infatti che recitare questo testo aiuti a morire bene e liberarsi dalla catena delle rinascite che ci riporterebbe al dolore di questa Terra.
Questo libro fu conosciuto in Europa nel 1927 e venne chiamato ‘Il libro tibetano dei morti’. Il titolo non lo accomuna al ‘Libro dei morti’ egizio, perche’ Tibetani e Egizi hanno una concezione diversa della morte. Gli Egizi erano convinti che l’anima potesse andare verso l’Oltretomba solo se il corpo non si corrompeva, percio’ mummificavano i corpi dei Faraoni e degli alti dignitari, in Tibet invece il cadavere non e’ nemmeno inumato a causa del terreno roccioso, viene bruciato o fatto a pezzi e abbandonato sulle alture affinche’ gli uccelli lo mangino. Si abbandona la materia perche’ l’anima comincia una nuova vita.
Il libro dei morti appartiene al Buddhismo tantrico, ma si parla gia’ di Bar-do in India nel II° sec. (Buddhismo Hinayana e Mahayana). C’e’ chi fa risalire la stesura scritta del Bardo tibetano al 1300 d.C. ma ci sono fonti precedenti. Il Bardo Todol e’ attribuito a Padmasambhava, un taumaturgo del VIII° sec. d.C. (=colui che e’ nato dal fiore di loto), uno dei 48 mitici asceti dotati di facolta’ straordinarie, maestro di Tantra, considerato secondo la leggenda uno dei fondatori storici del Buddhismo tibetano e venerato come secondo Buddha. E’ una figura leggendaria che e’ stata creata dal fervore religioso, si dice che ando’ come missionario nel Tibet per introdurvi il Buddhismo, quando il paese era ancora dominato dalla religione della natura e dai culti Bon, e integro’ il Buddhismo con la religione tibetana dei demoni, che personificavano le energie naturali. Ancora oggi, nell’Himalaya, Padmasambhava e’ venerato col nome di Guru Rimpoche = maestro prezioso. Si diceva che egli avesse delle dottrine segrete (gter-ma, Terma=tesori) e che le nascose sotto terra, in caverne, rocce o dentro i pilastri dei templi, per difenderle da razzie o distruzioni. Queste dottrine sarebbero state via via ritrovate quando i tempi fossero stati maturi per la loro comprensione. Ci sono percio’ i gter-ston (scopritori di tesori) che riescono a trovarle grazie a sogni o visioni di grande esattezza; questa credenza esiste solo in Tibet. I testi ritrovati sono scritti in tibetano o in una lingua sacra e misteriosa, detta lingua delle Dakini (angeli femminili). Si dice che il libro tibetano dei morti sia stato uno di questi Terma, che l’asceta Carmalinga a soli 15 anni scopri’ sulla riva di un fiume. Il libro dei morti parla del bardo della morte.
BAR-DO vuol dire stato intermedio, condizione di passaggio tra due stati dell’essere, periodo transizionale della mente. Gli stati di bardo sono molti, la morte e’ uno di essi, e’ la condizione che collega la morte di un uomo alla sua rinascita o alla sua liberazione dalla catena delle nascite. Anche la vita e’ un Bar-do in quanto e’ il periodo che sta tra la nascita e la morte, la vita terrena e’ detta ‘Bar-do della nascita o della visione kahrmica’, e’ un sogno transitorio in cui viviamo nelle visioni create dalle propensioni kahrmiche.
Il testo sacro dice che l’uomo nasce a seguito dell’ignoranza, cioe’ della non consapevolezza della condizione originale, per questo la coscienza crea una visione dualistica e illusoria in cui l’oggetto e’ distinto dal soggetto, appaiono i 5 sensi e le 6 passioni, nasce il corpo collegato a piacere e dolore:
Nell’alternarsi ininterrotto di queste visioni \ ha inizio la trasmigrazione (Samsara)\ la cosiddetta visione relativa” o condizionata.
Quando si esce dalla ruota delle vite inizia invece la visione assoluta
“.
Tutto cio’ che chiamiamo vita terrena esiste solo nella nostra mente, l’esistenza e’ uno stato mentale. Noi sogniamo e il nostro sogno ci sembra realta’; solo quando ci svegliamo vediamo di colpo la natura illusoria del sogno, la vita terrena e’ un sogno da cui possiamo svegliarci. La maggior parte degli uomini non lo capisce, ma il santo ha avuto l’esperienza del risveglio, ha sperimentato una realta’ piu’ vera, dove la sua coscienza e’ luce, per questo egli e’ chiamato ‘il risvegliato’, ‘l’illuminato’. Ma chi e’ immerso profondamente nel sogno della vita stenta a credere che quello che gli sembra cosi’ reale sia illusorio e potrebbe non svegliarsi mai dalla sua illusione, e’ cosi’ profondamente addormentato che la sua coscienza passa da una esistenza a un’altra senza svegliarsi. Il suo ciclo di vite sara’ come colui che, dormendo, passa di sogno in sogno. Se rinascera’ di nuovo come uomo, i suoi sogni scorreranno come bolle di sapone lungo la fascia vibrazionale che forma la natura umana, quella e’ la catena dei sogni umani. Se rinascera’ come demone o dio, si spostera’ in altre fasce vibrazionali, anch’esse prive di vera realta’, e dotate di realta’ illusoria e fantasmatica, la catena dei sogni degli dei, la catena dei sogni dei demoni…
I sogni del mondo sono proiezioni mentali disposte lungo fasce vibrazionali, anche se apparentemente dotate di grado diverso di realta’ ovvero di coscienza. Solo colui che si sveglia da qualsiasi qualita’ del sognare, esce da tutti i mondi illusori, umani, demoniaci o angelici, e si libera da tutti i sogni o mondi simili a proiezioni offuscate.
La consapevolezza oscurata da’ origine a azioni e pensieri simili a nebbie di sogni, proiezioni mentali create dagli istinti e dalle passioni; in queste realta’ virtuali si accumulano azioni positive e negative che diventeranno cause di Kahrma, cioe’ produrranno altri sogni, il sogno genera sogni, il kahrma e’ l’azione condizionante, l’azione che perdura, esso crea la trasmigrazione da una vita all’altra, da un’apparenza all’altra.
Le visioni kahrmiche sono originate da 6 passioni prevalenti: ira, avarizia, ignoranza, orgoglio, gelosia ed egoismo.
Piu’ individui possono avere uno stesso tipo di sogno che li accomuna, sono come sognatori che sognano allo stesso modo, cio’ da’ loro identita’ di essere e di visione, sognano tutti insieme e cosi’ partecipano di una stessa realta’ apparente che smbra loro oggettiva; questo modo comune di sognare e’ un LOKA, una uguale vibrazione, in essa gli esistenti sono tutti sulla stessa lunghezza d’onda, e questa individua una ‘specie’ (per es. la specie umana o la specie dei demoni) e anche le sue percezioni, capacita’ e pensieri.
L’esistenza e’ sofferenza, significa vivere nel mondo della Maya, un continuo desiderio che non si placa mai, la morte invece e’ eliminazione della sofferenza, perche’ la materia apparente si dissolve e l’anima torna a identificarsi nell’oceano infinito di luce incolore da cui ogni cosa nasce e a cui ogni cosa torna, l’energia infinita e indefinita.
La vita e’ un sogno, il corpo un’ombra; con la morte ci svegliamo e torniamo al vero Essere, alla luce abbagliante e splendente.
Quando il respiro cessa, abbiamo varie fasi di dissoluzione del corpo e della coscienza. Finche’ la coscienza e’ associata al corpo viviamo nel mondo condizionato; dopo la dissociazione attraversiamo stati diversi di realta’.
Al momento della morte, per un brevissimo istante, la coscienza si riassorbe nello ‘spazio luminoso del piano assoluto’, poi passa in uno stato intermedio, il Bar-do della morte, lo stato transizionale tra questo piano dell’essere e il successivo, in esso soggiorna in attesa di diventare luce assoluta o di rinascere. Come il corpo muore, si aprono davanti alla coscienza due vie.
Una e’ la luce abbagliante e incolore che e’ l’essere assoluto, balena come la luce dell’alba nel sonno profondo dello spirito addormentato e, se la coscienza sceglie quella via, si sveglia e non rinasce piu’, esce dal Samshara, dal ciclo delle vite, per sempre. Solo gli Eletti, che non hanno piu’ propensioni kahrmiche, sono capaci di fare questa scelta.
Piu’ volte la Chiara Luce assoluta balena dinanzi alla coscienza, il primo momento e’ subito dopo il decesso, ma allora la luce e’ cosi’ abbagliante da spaventare e solo i santi e gli asceti, coloro che hanno la vera conoscenza e non sono tratti piu’ in inganno dalla Maya, sono in grado di riconoscere il fuoco divino sfolgorante senza averne timore; essi allora vanno verso di lui, attratti dalla luce calda e piena di amore, ormai noncuranti della vita che lasciano, facendo cadere la vana architettura della Maya con tutte le erronee apparenze del mondo, perche’ riescono subito a vedere oltre il velo dell’apparenza, e scelgono con cristallina serenita’ cio’ che e’ giusto. Essi riescono a fare questa scelta rapidamente perche’ durante la vita hanno gia’ meditato sull’illusione della Maya, hanno compreso che realta’ esterna, Io e vita sono solo proiezioni mentali. Le apparenze sono sogni e errori, cose e pensieri sono ombre del Kahrma, frutto del principio cosciente che ottenebra la indiscriminata impassibilita’ della luce assoluta, nascondendola sotto una fantasmagoria di apparenze. Colui che vede che nulla e’ reale tranne la coscienza assoluta va verso di lei, come il sognatore che, mentre dorme, dice “Sto sognando!” e subito si sveglia, attratto dalla chiara luce dell’alba, e allora la coscienza e’ immediatamente liberata dal carcere illusorio della vita e non rinasce piu’.

-L’altra via e’ una nuova reincarnazione in un corpo del mondo terreno, con tutti i suoi dolori e seduzioni, allora vuol dire che non abbiamo capito nulla, non abbiamo svelato l’inganno della Maya, abbiamo messo in atto nuove forze kahrmiche che ci traggono in vita su questa terra.

Lo stato intermedio della morte dura 49 giorni, in essi la coscienza del morto, offuscata e protesa verso scelte errate, puo’ ancora sentire i suggerimenti dei Lama che recitano il rituale dei morti, le mostrano la vera via e la aiutano a scegliere bene, ma la scelta deve avvenire nell’istante in cui la Grande Luce appare, un momento rapido e terribile, cosi’ che quasi sempre la coscienza non riesce a decidere e resta spaventata, per questo la Luce apparira’ piu’ volte e i Lama cercheranno di indirizzare bene la coscienza del morto sussurrandolo il rituale all’orecchio del morente o del morto, dal tempo in cui compaiono i segni della morte fino a che si tagliera’ a pezzi il suo cadavere per darlo in pasto agli avvoltoi.
Nel Buddhismo indiano e tibetano la morte e’ considerata non la fine della vita ma l’inizio di un nuovo stato dell’essere, si parla di coscienza perche’ non esiste un’anima individuale, la coscienza e’ il pensiero, la sintesi del nostro essere psico-fisico, il centro morale dell’individuo, cio’ che e’ responsabile di ogni azione e crea percio’ il Kahrma e il ciclo delle vite oppure se ne libera, e’ il soggetto sognatore e la sua libera scelta di sognare mondi diversi o di liberarsi dall’inganno dei sogni.
Nel kahrma la coscienza e’ una continuita’, un flusso di energia che porta con se’ le infinite conseguenze delle azioni passate e le possibilita’ di quelle future. E’ descritta come una sostanza rarefatta, poco densa ma tuttavia materiale e fisica perche’ il pensiero e’ concepito come fisico, fenomenico, esistente nel regno della Maya, un mezzo che agisce a distanza, passa da un corpo a un altro, che esiste anche fuori dal corpo, comunica con altre menti, un elemento mobile, irrequieto, curioso, che si appoggia al respiro e ne fa il suo sostegno, come si appoggia al corpo, pur essendo addirittura piu’ lucido e chiaro quando abbandona il sostegno sia del respiro che del corpo.
Nel momento della morte, il corpo si disfa, il respiro cessa, la coscienza resta senza sostegno. Allora essa entra in uno stato intermedio nel quale deve scegliere se salvarsi o rinascere. Il Bar-do e’ una condizione provvisoria dopo la morte, ma e’ ancora una proiezione kahrmica, un momento di passaggio, da cui o si torna nel Samshara o si va nell’Oceano infinito di luce che non nasce e non muore.
Nel Bar-do della morte la coscienza da una parte e’ attratta dalle propensioni kahrmiche gia’ note verso una nuova vita terrena, dall’altra e’ folgorata per brevissimi istanti dalle vibrazioni della coscienza essenziale, che si presenta come luce abbagliante, ignota e terribile. Le vibrazioni del Kahrma possono apparire in modo simbolico, come divinita’, entita’ o figurazioni. Ma e’ chiaro che, quando si dice ‘divinita’’, si parla di supporti mentali, figurazioni dell’immaginario, non entita’ effettivamente esistenti, perche’ gli dei nel lamaismo non esistono, non ci sono divinita’ ma solo pensieri sull’energia, manifestata con figure che simboleggiano qualita’, gli dei rappresentano le forme di energia dei nostri pensieri, e saranno irati o sorridenti secondo che i nostri pensieri siano piu’ o meno puri. Ma il dio piu’ terribile e’ pur sempre energia come e’ energia il dio piu’ sereno, poiche’ entrambi sono proiezione della mente, stati mentali.
Che durata ha il bardo? Induisti e Buddhisti hanno da sempre discusso con sottili argomentazioni la durata e le fasi del Bardo, che puo’ andare da 7 giorni a 49.
Sette e’ la cifra che indica un ciclo compiuto. Ogni 7 giorni la coscienza ricorda il momento della morte, all’ora della morte. Dopo il tempo massimo di 49 giorni, chi ancora non ha scelto la luce, rinasce nell’esistenza fenomenica, rientra cioe’ nel sogno della ruota del kahrma.
All’inizio il karma era una struttura rigida e inesorabile contro cui non si poteva fare nulla, poi col tempo il meccanismo fu addolcito e si penso’ che il kahrma potesse essere corretto grazie ai meriti dei Bodhisattva, e il fedele poteva invocare un santo, come Amitabha, per annullare miracolosamente il proprio kahrma negativo col suo aiuto. Si pensava che anche la conoscenza esoterica producesse l’immediata ‘revulsione del sostegno’, cioe’ l’abbandono istantaneo del corpo fisico.
Cosa succede nei 49 giorni dell’esistenza intermedia? Qualcosa di diverso per ogni uomo. Al momento della morte gli yogi superiori unificano direttamente la loro energia con quella assoluta e si dissolvono nel “Corpo d’arcobaleno” cosi’ da non lasciare nemmeno un cadavere. Gli altri invece hanno sorte diversa, alcuni hanno gia’ elaborato la conoscenza salvica e vedono con occhi limpidi e sicuri, altri sono offuscati dalla materia e hanno intelligenza greve e vista opaca. Subito dopo morti, in un breve istante, l’assoluto balena come una folgorazione e la coscienza umana deve scegliere. Tutto dipende da quell’istante. Se la coscienza sceglie la luce primigenia, il suo folgoramento brucia ogni scoria di illusione e ogni esistenza scompare. Altrimenti il Bar-do continua, e tutto il resto del tempo e’ come un periodo della gestazione, un travaglio lento e oscuro, come la notte che precede l’alba, ma quando la Chiara Luce appare, e’ una scintilla che scoppia improvvisa, e, se l’unione avviene, uno diventa immediatamente un Buddha, un risvegliato.
Quando la persona e’ spiritualmente evoluta e ha seguito in vita insegnamenti esoterici che sono arrivati in profondita’, il riconoscimento della luce avviene di colpo perche’ la scintilla che e’ in lei riconosce la luce infinita e si fonde istantaneamente con essa.
Ma non per tutti e’ cosi’, ci sono anche quelli che sono sempre stati legati alla materia e per essi la liberazione non e’ possibile.
In mezzo stanno gli incerti, per loro le parole dette all’orecchio dai monaci possono essere di grande aiuto per spingerli a fare una buona scelta; se cosi’ e’, anch’essi avranno la revulsione dal sostegno e si dissolveranno nella luminosa sfera dell’Assoluto.
Quando siamo in vita possiamo migliorare noi stessi con l’HATHAYOGA, o ‘yoga della scuola violenta’, che intende facilitare il distacco dalla realta’ fenomenica. L’Hathayoga immagina che l’energia vitale (o Prana) si appoggi al respiro come a un veicolo e scorra in due canali che partono dalle narici (IDA e PINGALA), paralleli a un canale mediano (SUSHUMNA) lungo la spina dorsale, sboccando sopra la testa, nel punto di incontro tra la sutura sagittale e quella lambdoidea. La coscienza e’ respiro.
Il principio cosciente dell’individuo, che dipende dal Kahrma e lo determina, cavalca questa energia vitale. Nello stato di veglia o di sonno la coscienza va su e giu’ col respiro, ma quando, nella meditazione, il respiro e’ concentrato sul canale centrale, il pensiero viene sottratto a quel moto e si raccoglie nel canale mediano e facilita il passaggio dall’esistenza individuale a quella cosmica. Dominare il respiro vuol dire dominare l’energia, e cio’ serve a facilitare lo svincolamento dalla Maya, l’illusione che esista un mondo. Il principio cosciente perde allora i vari colori (che sono simboli dei pensieri concreti) e diventa energia incolore e purissima, simile all’energia assoluta che nel momento estremo ci balenera’ dinanzi, una luce cosi’ viva e abbagliante che la nostra vista non potra’ resistere.
Se i vari colori dell’esistenza fenomenica si dissolvono nella luce incolore della coscienza assoluta, il processo samsarico e’ interrotto, il divenire e’ assorbito dall’Essere, la coscienza riconosce intuitivamente la sua identita’ con la luce infinita, si dissolve in essa e non si incarna mai piu’.
Ciascuno di noi ha un punto (BINDU) nel cuore, una goccia dove giace l’energia mentale allo stato grezzo (SEM). Essa puo’ purificarsi e trasformarsi con un lento processo. Questa energia individuale e’ connessa all’energia vitale del cosmo (LUNG = drago, in sanscrito PRANA). Quando l’energia individuale si identifica con quella del cosmo, e cio’ puo’ avvenire con le esperienze tantriche, la meditazione o l’ascesi, si entra in uno stato purissimo detto ‘Corpo di conoscenza sublimata’, esso e’ il punto piu’ alto cui possiamo giungere sul piano della Maya; piu’ oltre il corpo scompare riassorbito dal ‘Corpo della infinita Potenzialita’ spirituale’.
Nel momento della morte, energia individuale e cosmica si proiettano fuori dal cuore e resta solo il ‘Corpo mentale,’ influenzato dal bene e dal male compiuto, pura energia morale disincarnata.
Durante la vita occorre compiere un processo liberatorio, le sue fasi sono:
-SCIDU = il vivere, stato in cui si vive inseriti un tempo e luogo, in virtu’ delle propensioni kahrmiche create dal nostro pensiero, esso e’ il Bar-do della vita in genere come esperienza transeunte e impermanente.
-LAM = la strada, il percorso spirituale, cioe’ la capacita’ di raggiungere per brevi attimi la conoscenza esoterica, dopo aver seguito i maestri e la Legge, imparato la meditazione e raggiunta l’estasi.
-TREBU = il frutto, o risultato, quando si e’ conseguito uno stato di perfezione spirituale; la purificazione assoluta porta la coscienza alla totale consapevolezza, a uno stato di santita’ raro e prezioso.

Nel Buddhismo Mahayana si dice che un Buddha possiede tre corpi (TRIKAYA). Poiche’ il Buddha e’ uno stato di coscienza, cio’ vuol dire che possiamo raggiungere tre condizioni dell’essere, tre stati di Buddhita’, tre livelli di cambiamento:

-un fine alto ma non assoluto si ha quando si arriva al Paradiso o Terra Pura. Chi e’ in questa condizione sta molto bene, ha il ‘Corpo di Delizia’, e’ nel SAMBOGAKAYA = uno stato paradisiaco o di estrema beatitudine. In questo paradiso il santo puo’ entrare a tratti anche mentre e’ in vita, grazie alle sue buone opere e agli atti di illuminazione. Cio’ che egli percepisce e’ ancora uno stato mentale ma a un gradino molto alto della sua evoluzione spirituale a cui arriva con l’estasi e l’illuminazione. Si pensa che il santo possa andare dopo morto in uno di questi regni di beatitudine o paradisi di Buddha, che vengono prima del Nirvana assoluto. Qua la coscienza persiste come ‘Corpo di Co-fruizione’, vede la verita’ in veste simbolica, si libera dalle illusioni materiali usando i simboli degli dei dunque ha ancora bisogno di supporti simbolici, perche’ l’uomo non puo’ di colpo fissare lo sguardo nell’assoluto, e i simboli religiosi gli servono come preparazione. Per questo il santo che ha meditato lungamente in vita su un’immagine religiosa, al momento della morte, o anche a tratti in vita, rivedra’ quella immagine (sia esso Buddha o Cristo) e riconoscera’ che i raggi, la luce e i colori che vede sono manifestazione della propria energia.

-lo stato di coscienza piu’ alto si ha pero’ quando si e’ identici alla realta’ assoluta e tutt’uno col DHARMA (tutt’uno con il grande ordine dell’universo), questo e’ il DHARMAKAYA = stato del Dharma in cui si entra nell’essenza delle cose cosi’ come sono, si e’ fusi con l’ordine universale, si sente che l’Essere e’ Uno, coscienza cosmica al di la’ di tutti i concetti, fuori del tempo e dello spazio e imperituro presente. Chi e’ in questo stato ha ‘il Corpo Essenziale’ o corpo di potenzialita’ assoluta, qui l’illusione terrena e’ caduta del tutto e si rivela la coscienza essenziale come Luce nella sua elementare purezza che trascende ogni operazione del corpo e ogni capacita’ di comprensione dell’intelletto, in questo stato il mistico si dissolve in luminosa unita’. Quando lo yogi e’ nel Dharmakaya sorgono le visioni della saggezza e la saggezza e’ LUCE: la coscienza dello spazio e del tempo si dissolve in sfere di luce multicolore, questa si annulla nella Luce suprema dove tutto si manifesta, raggi e suoni, in un’intensa condizione d’energia, come se l’individuo si annullasse in un oceano di luce colorata, dove sorgono numerosi mandala scintillanti, poi, dopo il momento di espansione, la Luce viene riassorbita. Questo e’ il fine piu’ alto. Dire che il Buddha e’ Dharmakaya vuol dire che l’energia trascendente e’ tutt’uno con l’energia esistente. Questo e’ il NIRVANA.

-il santo poi, una volta compiuto il suo percorso di ascesi, puo’ tornare ad essere un corpo terreno, sul piano fenomenico, cioe’ puo’ rientrare volutamente nella Maya, per aiutare gli uomini a salvarsi, qui il santo assume il ‘Corpo della Trasformazione’, NIRMANAKAYA o ‘Corpo Apparizionale’, che riappare nel tempo e nello spazio, si ripresenta nella realta’ fenomenica, si reincarna come il Buddha della compassione; la luce si manifesta nel piano terreno, l’energia divina diventa uomo tra uomini (come il Cristo o il Buddha Shakyamuni), appare sulla terra agli uomini di buona volonta’ per predicare la dottrina e salvarli, e finche’ vive e’ soggetto alla malattia, all’invecchiamento e alla morte come gli altri uomini, ma, quando muore, il suo corpo si dissolve, i fedeli non lo ritrovano piu’, come avvenne al corpo di Cristo.
All’inverso colui che procede verso il risveglio della perfezione passa attraverso questi tre stati dell’essere: ‘il Corpo Apparizionale’, ‘Il Corpo di Co-fruizione’, ‘Il Corpo Essenziale’.
Nel Bar-do della morte chi ha gia’ vissuto l’estasi in vita per brevi momenti, cioe’ ha fatto un percorso spirituale alto, ha gia’ sperimentato l’Assoluto e si e’ identificato con l’energia suprema, per questo le parole sussurrate all’orecchio dal Lama evocano per lui una esperienza gia’ fatta ed amata che gli rende piu’ facile la scelta, e appena muore e rapida la divinita’ appare, la riconosce, la ama, si unisce alla sua luce come il bambino nell’abbraccio della madre ed e’ subito salvo.
Per i Tibetani la trasmigrazione si riduce alla trasmissione di un errore, una scelta sbagliata, il mondo ha natura ideale, e’ pensiero di pensieri, l’uomo e’ solo pensiero, pensiero illusorio ed erroneo se non si riconosce come miraggio e non si accorge che ogni cosa e’ un’ombra. E’ come uno spirito che sogna credendo che i sogni siano realta’ e cosi’ si muove di sogno in sogno, finche’ non accettera’ di svegliarsi. Se sai di dormire ti svegli, esci dal sognare. La conoscenza ti libera. Il risveglio ti salva.
Fasi del periodo dopo la morte: al momento della morte l’individuo possiede una chiarezza 9 volte maggiore di quella che la sua coscienza ebbe in vita. Cio’ puo’ servirgli per fare il balzo verso la fusione con la coscienza assoluta. Ma puo’ darsi che il salto nella luce assoluta non avvenga nel primo momento dopo la morte, e allora si presentano altre due fasi possibili, cioe’ un succedersi di stati mentali, pieni di visioni ondose, dove ogni immagine e’ precisa e simbolica, come un linguaggio iniziatico, immutabile e determinato. Il libro tibetano dei morti descrive allora in dettaglio tutto cio’ che accade, e le sacre parole del rituale che debbono venire pronunciate, mentre via via il corpo si disintegra e la realta’ esterna si decompone con le sue immagini e le sue visioni colorate. Essendo la coscienza nove volte piu’ lucida, sentira’ e capira’ perfettamente le parole del Lama.

Il periodo dopo la morte viene a sua volta distinto in tre fasi che sono:

-Bardo del momento della morte, sekyes-gnas i bar-do, 7 giorni di visioni che si manifestano da quando cominciano i sintomi della morte fino al cessare delle pulsazioni interne.
Sei stato svenuto durante tre giorni e mezzo. Non appena ti riprendi dallo svenimento penserai: “Cosa e’ successo? Poiche’ in quel momento tutto il Samsara (l’universo fenomenico) sara’’ in rivoluzione”. Nei primi 3 giorni e mezzo del primo Bar-do, la coscienza cade nel torpore, perde ogni sensazione e abbandona il respiro, mentre il corpo comincia a disfarsi, qui si ha subito la prima manifestazione della luce e, se il defunto in quel momento desidera per sua misericordia divenire Buddha, tornera’ nel mondo per salvare altre creature, oppure si salvera’. Quando appare la bianca luce abbagliante, la coscienza sperimenta immediatamente la propria reale natura come luce assoluta, puo’ darsi allora che si identifichi immediatamente con questa luce e si liberi, andando verso il suo abbraccio con amore.

La luce del Dharmata lo accoglie come si accoglie un ospite
e l’incontro delle due luci fa si’ che non vi sia un solo attimo di buio

oppure puo’ darsi che ne abbia paura, in questo secondo caso l’essere cade per 3 o 4 giorni in uno stato di ignoranza e si forma il cosiddetto ‘Corpo di coscienza’ , un’energia caduta che sara’ il soggetto di successive esperienze,
Se in vita avremo sentito parlare della grande luce, se ci saremo preparati ad essa, se qualche volta ne avremo visto il riflesso, sapremo riconoscerla nel momento supremo, vinceremo lo sgomento e ci abbandoneremo fiduciosi al suo tremendo splendore. Chi invece per colpa del suo cattivo kahrma non ha la consapevolezza e non si abbandona all’assoluto, deve aspettare le altre manifestazioni della luce. Intanto la coscienza abbandona i sensi, diventa piu’ serena, esce dal corpo e lo guarda da fuori, senza tuttavia rendersi conto che la morte e’ avvenuta. Allora possono aversi due situazioni:

-o la coscienza si svuota anche delle apparizioni magiche (metodo perfetto) cioe’ abbandona le immagini degli dei,

-oppure ha bisogno di tali proiezioni simboliche per meditarle come momenti di evoluzione cosmica, per cui ognuno vedra’ i propri dei culturali, e si passa poi al secondo momento:

-Bardo della piu’ alta Verita’, chhos-nyd i bar-do=chos-nyd=dharmata, in sanscrito ‘essenza’, periodo che dura 14 giorni. In questo periodo sono svaniti i sensi, il principio cosciente si e’ definitivamente staccato dal corpo, e si manifestano le proiezioni della mente; e’ come se l’asceta assistesse in se stesso al dramma della creazione dell’universo e del suo assorbimento nella luce (metodo evocativo), e’ tutto un balenare di visioni, di lampi e di luci che rappresentano mediante simboli la vita dell’uomo e il suo destino. Il Tibetano vede succedersi vari Buddha e sa che sono solo immagini simboliche, forme del suo pensiero, simboli dell’energia, archetipi, supporti alla sua meditazione. La coscienza comprende allora che ogni essere e’ un mistico diagramma, un fascio di incontro di 5 forze elementari: coscienza, acqua, terra, fuoco e vento, noi siamo l’incontro di flussi di energie diverse. Si possono avere fenomeni luminosi a 5 colori, disposti in un mandala a croce, detti i 5 Buddha, che simboleggiano i 5 elementi naturali detti, essi devono dissolversi uno a uno. Il mandala rappresenta un modo di riconoscere lo Stato della Coscienza a livello di visione. La coscienza percepisce poi le forme di 42 divinita’ pacifiche e 58 deliranti, disposte in un mandala in evoluzione, abbiamo cioe’ tutto lo spettro delle passioni umane, e anche queste devono essere consumate. Sono gigantesche visioni di lampi, luci colorate e suoni. Se non si e’ capito che luci, colori e suoni sono solo proiezioni della mente comincia il

-Bardo del divenire (srid-pa i bar-do= bardo dell’esistenza), che dura 28 giorni, qui si ha la visione del cosiddetto ‘Corpo mentale’, stato che si protrae finche’ la coscienza non sara’ imprigionata di nuovo in un corpo kahrmico, cioe’ rinascera’ in una nuova esistenza; rinascono in forma mentale i sensi e la sensazione di dolore e piacere, si ricorda il corpo che si aveva in vita anche se si e’ immateriali e si puo’ passare attraverso i muri e vedere ogni cosa e persona e si e’ in grado di percepire tutto.

Oh! nobile per nascita….il tuo corpo attuale, essendo un corpo di desiderio.. non e’ un corpo di materia grossolana, sicche’ ora tu hai il potere di attraversare qualunque massa rocciosa, colline, macigni, terra, case, e lo stesso Monte Meru, senza trovare ostacolo…Ora possiedi il potere delle azioni miracolose, che tuttavia non e’ frutto di alcuna Samhadi, bensi’ del potere che viene a te naturalmente.. Tu puoi raggiungere istantaneamente qualunque luogo che desideri; hai il potere di giungere in quel luogo nel tempo che un uomo impiegherebbe per aprire o chiudere la mano. Questi diversi poteri di illusione o di cambio di forma, non li desiderare, non li desiderare

A questo corpo mentale i Tibetani offrono incensi e profumi per purificarlo. Qui i colori sono tenui e leggeri, e corrispondono a 6 forme di esistenza possibile, e’ ormai deciso che si dovra’ rinascere e si presentano le 6 regioni o fasce vibrazionali della possibile rinascita. Nelle prime tre settimane di questo bardo ognuno rivive il proprio Kahrma cioe’ rivede tutte le azioni passate come in un film rapido cosi’ da giudicare in modo lucido le proprie scelte e da essere condotto all’esistenza che gli spetta, negli ultimi 7 giorni cerca la nuova nascita.

La ruota delle esistenze e’ divisa in 6 parti, 6 regioni dello spazio o possibilita’ di esistere dette LOKA: dei, Titani, uomini, animali, spiriti insaziabili e esseri infernali. I LOKA sono ‘mondi’ (sanscrito, Loka = mondi), fasce vibrazionali diverse entro cui e’ possibile incarnarsi, partendo dai Kahrma precedenti. Il loro numero varia notevolmente nelle diverse interpretazioni. Ci sono tre mondi principali (TRILOKA), cielo, terra e inferi. Ma si parla anche di 7 mondi superiori e 7 inferiori (Patala) e le scuole di filosofia Sankhya e Vedanta parlano di 8 Loka superiori e 8 inferiori, grosso modo abbiamo:

-gli esseri infernali che si costituiscono nella fascia di vibrazione dell’ira furente o dell’ira fredda, vivono in una condizione di fuoco incandescente o di ghiaccio perenne, un luogo atroce da cui non c’e’ fuga. La loro vibrazione si manifesta come una luce grigia opaca.

-i PRETA o spiriti famelici mossi dall’avidita’ di possesso, simili a botti dalla pancia gonfia e dal collo sottile, in cui puo’ passare solo cio’ che e’ piu’ piccolo di uno spillo, esseri insaziabili, sempre alla ricerca di cibo, vampiri dell’energia, ma il cibo si dissolve appena lo hanno in bocca, oppure possono masticarlo ma non inghiottirlo o esso arriva allo stomaco come fuoco; la loro vibrazione si manifesta con una luce giallastra acida,

-gli ANIMALI o ‘coloro che vanno curvi’, esseri materiali immersi nell’ignoranza, nell’errore, incapaci di evoluzione; la loro vibrazione si manifesta come una luce verdastra,

-gli UOMINI, pieni di orgoglio e di egoicita’, che cercano affermazione e successo. Hanno una luce azzurro opaca,

-gli ASURA o dei gelosi, accecati dalla gelosia, come guerrieri sempre in lotta, sempre pronti a litigare e a combattere; la loro vibrazione si manifesta come una luce rosso pallido,

-gli dei celesti o DEVA, che cercano il piacere e la bellezza, ma sono pieni ancora del loro ego; la loro luce e’ bianco pallido.

Il Bardo Todol da’ istruzioni affinche’, se uno proprio deve rinascere, lo faccia come dio o uomo, cioe’ nasca in una fascia superiore della realta’ illusoria. Ma alcuni intendono queste regioni della ruota delle vite come tipi di vita o di personalita’, qualita’ in cui l’energia si organizza in base al Kahrma e allo stesso tempo modi di percezione del mondo, perche’ ogni essere percepisce il mondo per come e’. La sua vibrazione crea la visione del mondo.

Una storia dice: “Un giorno, presso un fiume, si incontrarono i rappresentanti delle sei Loka. Ognuno vide una cosa diversa: l’essere infernale vide fuoco e ghiaccio, lo spirito affamato vide sangue, l’animale vide i pesci, l’uomo vide acqua da bere, il dio geloso un campo di battaglia, il dio celeste un paradiso di luce. Ognuno vide secondo cio’ che era e vide il mondo in modo diverso.”

Le 6 dimensioni dell’esistenza non sono luoghi concreti e oggettivi, perche’ in realta’ non esiste nulla che la mente, essi sono luoghi mentali, tipi di sogni, perche’ tutto e’ pensiero e proiezione del pensiero, quindi essi sono qualita’ del pensiero, lunghezze d’onda a cui corrispondono modi della visione che costruiscono realta’. Anche l’illuminazione non e’ che una vibrazione mentale e anche il Nirvana, che esiste solo nella mente, e’ uno stato mentale.
Il Maestro Padma Sambhava dice:
La nostra mente e’ la base/della trasmigrazione
dell’illuminazione /Oltre la mente/Non esistono/Ne’ Samshara/Ne’ Nirvana
” .

Sia le cose fenomeniche che le visioni interiori, come i pensieri e i sentimenti, sono solo visioni illusorie prodotte dal Kahrma. Non esiste nulla di oggettivo, nulla e’ concreto e reale, gli esseri sono vibrazioni diverse dell’energia che hanno visioni diverse.
Anche la trasmigrazione e il Nirvana sono mente, pensiero, vibrazioni del pensiero; fuori dalla mente non esiste nulla salvo la realta’ assoluta.
Il Libro tibetano dei morti viene meditato anche in vita, cosi’ che la sua memoria si depositi in fondo alla coscienza e possa essere risvegliata nel momento della morte. La vita e’ una preparazione alla morte e non ha altro scopo che quello di farci morire bene, svincolandoci dai legami con la Maya.

DAKINI

Nel Buddhismo tibetano abbiamo una categoria di aiuti spirituali, chiamate Dakini. Sono forze che facilitano la meditazione e risvegliano le forze spirituali addormentate, energie di ispirazione.
DAKINI (in tibetano khado-ma, ‘ma’ e’ suffisso femminile) vuol dire ’spazio’, ‘etere’, ovvero ‘movimento nell’etere’, o meglio ‘colei che rende possibile il movimento nell’etere’. La Dakini e’ l’energia che ci permette di passare a un movimento in una dimensione diversa. L’universo e’ ovunque dinamismo, movimento, onda, flusso, ma questo movimento si situa su livelli diversi, possiamo pensare a campi energetici. La Dakini e’ la forza che ci fa passare a movimenti superiori, analogamente al nostro Angelo, che ci fa comunicare con altri livelli di energia, che rappresenta l’energia delle ali, della ascesa a un piano di conoscenza piu’ alto.
Il radicamento alla materia ci rende rigidi, pesanti, prigionieri; la Dakini crea in noi fluidita’, leggerezza, ali, liberta’; e’ l’energia che ci scioglie dalle catene sensoriali e ci immette in una consapevolezza piu’ aperta e fluida.
Nel Cristianesimo intendiamo gli angeli come personalita’, essi hanno un nome e delle caratteristiche precise; la Dakini non e’ propriamente una sostanza unitaria che esiste fuori di noi, ma una forza segreta del nostro io piu’ profondo, il che e’ come dire che in noi esiste l’energia della comunicazione; l’Ego la soffoca legandoci alla materia, ma quando diventiamo piu’ leggeri, la Dakini comincia a liberarsi e a rende piu’ mobile, aperta e dinamica la coscienza.
Come i nostri Angeli sono situati in una scala di potenza, cosi’ le Dakini hanno vari livelli. La piu’ alta e’ la VAJRA YOGHINI, una energia potente che libera le nostre infinite esperienze, rendendole coscienti a un livello molto piu’ alto di quello del nostro intelletto. Essa e’ una forza salvica ma anche terribile, come tutte le rappresentazioni buddhiste, puo’ essere sorridente e colma d’amore, come piena d’ira.
Si considera che in ogni cosa ci sono due energie contrapposte, il Tao le chiama yin e yang, in Tibet sono yab e yum. L’armonia si ha quando le due energie si sposano, e si ha lo yab-yum, le nozze cosmiche tra la grande Madre e il grande padre del mondo, o tra energie femminile e maschile della psiche. La Dakini e’ l’impulso interiore che tende a questa unione e porta dunque alla saggezza profonda. Quando le due energie riusciranno a fondersi si ha la massima trasformazione della mente.
Anche Jung mirera’ a questo processo di unificazione aiutandosi con spiriti-guida, personificazioni delle energie della psiche. Uno di questi e’ il saggio Filemone con cui Jung colloquia e riflette, portatore della sua saggezza profonda.
Nel Buddhismo tibetano il guru assegna all’allievo una Dakini in base alle sue necessita’ per favorire il suo progresso, essa e’ per lui guardiano e guida e lo aiutera’ con segnali nascosti. La Dakini, come la divinita’, non e’ una entita’, ma un riflesso della mente in grado di suscitare esperienze interiori, manifestandosi in modi e momenti molto vari.
Anche Jung, come il Buddhismo, tende a contattare queste forme, integrandole nella psiche. Questa integrazione e’ una esperienza religiosa, che non ha niente a che fare con la fede o l’osservazione di riti o l’adesione a chiese particolari, che anzi queste cose possono bloccare l’anima e renderla sterile.
Secondo Jung questa esigenza di armonizzare gli opposti, pacificando l’interiorita’ e arricchendo tutte le proprie energie, e’ molto radicata nell’uomo, ma si realizza solo con una esperienza personale diretta, che non passa attraverso il logos, il pensiero logico e verbalizzato L’esperienza religiosa e’ una esperienza di amore, di fusione e di armonia, che trascende qualsiasi cosa riguardi il pensiero razionale, E’ quando si vive questa esperienza che si puo’ intuire il divino.

Jung dice: “I teologi si affannano a spiegare la luce ai ciechi” questo e’ tragico. Ognuno puo’ vedere, ma i ciechi sono coloro che non lo sanno. Vedere e’ un atto di esperienza diretta, in qualche modo e’ un atto di grazia e in quanto tale e’ incomunicabile. Le immagini religiose dormono nel cuore di ogni uomo, ma alcuni non sanno ritrovare una connessione con esse e restano alienati dalla loro parte piu’ profonda. Quando si sviluppa la capacita’ di visione interiore, la psiche diventa veicolo di trasformazione. Dal profondo dell’inconscio dell’umanita’, da tempo immemorabile, grandi energie cosmiche si proiettano in immagini che costituiscono le grandi mitologie; anche l’uomo ateo di oggi continua a produrle, nei sogni, nell’arte, nell’immaginario, nel delirio.. perche’ la funzione mitica e’ indipendente dalla cultura e produce essa la cultura.
In questo contatto con l’immagine e il simbolo del sacro, l’uomo puo’ trasformarsi e rinnovarsi. Se’, Buddha, Dakini, Angeli non sono realta’ esterne, ma archetipi, funzioni della nostra energia sottile, che si possono attivare in noi.
..
Viviana Vivarelli

http://www.masadaweb.org

(le foto sono di Andrew Schneider)

2 commenti »

  1. Ciao Aloha
    vorrei che come commento a questo Masada fosse messa questa mia mail, sperando non sia troppo anomala.
    Nel buddhismo, come in ogni filosofia, c’e’ l’antica ricerca che ogni uomo sensato ripete nella propria esistenza. La ricerca di quell’oltre da noi, dei perche’ del vivente, del significato della vita organica che ci resta oscuro e ci lascia sgomenti.
    C’e un’ incommensurabilita’, un mistero nel vivente che ci affascina, ci stupisce e ci spaventa. Queste circostanze ci lasciano talmente atterriti che molti, i piu’, da bravi bimbetti ignoranti, provano a negarle. Esiste un “oltre, un di piu’” che e’ pure in noi che pero’ solo pochi contattano.
    Mozart diceva di ricevere musica che trascriveva……
    Ho vissuto recentemente un episodio non usuale. I miei genitori hanno voluto essere cremati e mi chiesero che, qualora fosse stata approvata la legge relativa alla dispersione delle ceneri, di farlo. Ora la legge e’ approvata e devo dare esecuzione alla loro volonta’.
    Nessuno dei due comunico’ dove desideravano essere dispersi e cosi’ io ho chiesto, quasi per gioco, ad una amica sensitiva, se poteva darmi una indicazione.
    Nello scritto risulto’ che stavano bene anche dove erano, ma se era possibile avrebbero gradito essere dispersi a Imola, vicino alle mura e al castello dove un tempo si fermavano le giostre.
    La mia amica non e’ mai stata a Imola, io che sono stata tante volte a Imola dove ho molta parentela, non so dove tanti anni fa si fermavano le giostre.
    Cosi’ ho chiesto ai miei parenti di Imola se sapevano indicarmi dove un tempo si fermavano le giostre.
    Le giostre si fermavano vicino alle mura e al castello sforzesco dove c’e’ una grande area verde, ora giardino pubblico. Stupore.
    Piccoli episodi che fanno nascere opportuni interrogativi per invitarci alla ricerca di cose non banali, che possono aiutare la conoscenza di noi stessi, del nostro complesso psichismo.

    Mariapia

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 19, 2007 @ 11:00 am | Rispondi

  2. Copio da una mail di Cettina:

    Cettina
    Il Dalai Lama non veste “prada” ed ha ricevuto un premio Nobel per la pace.
    Il nostro papa non ha ricevuto il premio, ma veste “prada”.
    Due persone cosi’ diverse non hanno niente da dirsi.
    Il Dalai Lama e’ una persona meravigliosa, solare, incute rispetto, tranquillita’, serenita’ e pace.
    Il Papa no, riesce solo e destare sospetti.
    Cosa hanno in comune?
    Niente.

    E’ meglio che non si incontrino.
    Non ci sarebbe sintonia tra loro.

    Cettina

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 20, 2007 @ 12:18 pm | Rispondi


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