Nuovo Masada

dicembre 18, 2007

MASADA n. 594. 18.12.2007 – Le rune

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I CELTI – I GUERRIERI DELL’ARCOBALENO
Viviana Vivarelli

Riproponiamo un argomento gia’ trattato da Masada e fatto oggetto di una conferenza ad una associazione di archeologia: “Le rune”.
(Viviana Vivarelli)

Nelle antiche leggende son narrate cose stupende
Di guerrieri famosi, imprese immense,
Di feste e di letizia, di lacrime e di pianto,
Di lotte d’audaci guerrieri; di cio’ udrete narrar meraviglie
.”

(Inizio della prima avventura del Canto dei Nibelunghi)

Il desiderio di conoscere il futuro è sempre stato presente nella storia dei popoli, e nel mondo antico le mantiche, cioè i sistemi per divinare il futuro, ci sono sempre state come lo sono in parte nel mondo attuale. Ci sono persone dotate di chiaroveggenza che sono in grado di spostarsi ad un livello mentale più alto, che ci fa entrare in una dimensione che sta fuori del tempo e dello spazio. Ma tutti, anche i chiaroveggenti naturali, possono usare le mantiche, cioè sistemi di divinazione che si avvalgono di strumenti fisici: acqua, conchiglie, ossicini, fondi del caffé, tarocchi ecc.
La parola mantica viene dal greco ‘manein’, delirare, perché indica quella parte della nostra mente, l’emisfero superiore destro, che sfugge alla razionalità e può essere in grado di varcare i limiti temporali e spaziali per ‘poetare’, cioè dire parole rivelatrici di futuro che sfuggono ad ogni logica, del resto anche Jung ci fa notare come la nostra mente ‘divinatoria’ abbia prodotto i grandi testi sacri delle grandi religioni, la lettura dell’universo mediante archetipi.
Le rune sono una di queste mantiche, appartenente al mondo celtico ma di esse sappiamo poco, risalgono a un tempo in cui popoli nomadi non avevano un linguaggio scritto e di esse al più possiamo fare un’analisi antropologica e simbolica più che archeologica, usando un processo comparativo tra culture e lavorando su simboli comuni.


Gli junghiani interpretano i fenomeni attinenti al sacro come categorie d’anima universali e sono convinti di poter capire un popolo osservandone altri simili, in quanto credono che certe forme culturali e in particolare le forme religiose provengano da un inconscio collettivo che accomuna tutti gli uomini della Terra di ogni periodo storico. La mente primitiva è essenzialmente una mente analogica e le rune possono essere interpretate usando un metodo comparativo analogico, considerando che esse non nacquero come sistema di scrittura ma come sistema di segni magici.
Le rune ci vengono dai Celti, uno dei popoli che ci sono stati progenitori, un insieme di gruppi nomadi che attraversò l’Europa provenendo da es nell’arco di molti secoli a partire del secondo millennio a. C.
Le rune più antiche che abbiamo sono del periodo in cui i Celti erano ancora nomadi e sono poche, abbiamo una settantina di reperti dell’età del bronzo, simboli incisi su asce, fibbie, ganci, lame, amuleti.. solo in epoca posteriore quando questi gruppi cominciano a diventare stanziali le troviamo su coppe, lance, architravi, prue vichinghe finché, nell’età del ferro , arriviamo a 3000 reperti.
Come abbiamo detto, non si tratta di una scrittura, sono imposizioni magiche all’energia mentre quando i Celti apprenderanno la scrittura, useranno, nei documenti ufficiali quella greca, etrusca o fenicia.
Per capire le rune, abbiamo a disposizione:
– quel poco che ne dicono Cesare, Tito Livio, Diodoro Siculo, Strabone, Erodoto, Posidonio ..
– le trascrizioni, a partire dal 6° sec. d.C.,che gli amanuensi dei conventi fecero degli antichi poemi a tradizione orale , con migliaia e migliaia di versi contenenti storie e miti
– le somiglianze tra lingue indoeuropee
– e le analogie simboliche tra culture.
Come abbiamo detto, ci si imbatte nelle rune facendo ricerche sulle mantiche, cioè sugli antichi sistemi divinatori.
I Celti furono i nostri antichi progenitori del Nord, una moltitudine di tribù venute da Est in età imprecisabile, che prima erano nomadi e poi divennero stanziali tra l’ottavo e il sesto secolo a. C.. La loro origine affonda nella notte dei tempi e possiamo dire che forse arrivarono in Europa più di 3.500 anni fa. Parlavano lingue indoeuropee. Non avevano una scrittura propria, usarono codici linguistici di altri popoli, in genere derivati dal prototipo fenicio, presero a prestito etrusco, greco, iberico e latino.
Molto più tardi, in Bretagna, svilupparono un sistema di notazioni detto OGAM o ALFABETO OGAMICO (5°-6° secolo d. C.), di cui non sappiamo niente, e che serviva probabilmente a fini magici. I testi irlandesi ricordano bastoncini di legno di tasso incisi in caratteri ogamici e Cesare parla di pezzetti di legno, in genere tasso, tagliati e incisi, che il sacerdote gettava su un panno bianco per estrarre le sorti, cioè leggere il futuro.
I Druidi, cioè i sacerdoti celtici, avevano un veto religioso circa la scrittura di argomenti sacri, per cui non ci hanno lasciato testi corrispondenti ai Veda o ai misteriosi libri oracolari etruschi; il segreto nascondeva i riti a cui non erano ammessi gli stranieri. Purtroppo della religione druidica abbiamo poche notizie poco attendibili di storici greci o latini. Il primo scritto attribuibile ai Celti è un graffito su ceramica di una tomba di Castelletto Ticino (fine VI sec.).

Il mondo dei Celti era un mondo intriso di magia, musica e poesia e dobbiamo inserire le rune in questo ambito.
Nel mondo antico religione e magia si confondono. La magia è l’arte di comunicare con le potenze sottili del cielo e della terra, così da conoscere la realtà nel suo profondo e modificarla. Il mago è uno sciamano, uomo di sapere e potere, che comunica col dio perché il divino è la magia in atto.

Le antiche civiltà europee erano pervase dal sacro e comunicavano con le energie profonde e sottili, dapprima furono le energie della terra poi quelle del cielo, producendo culture inizialmente matriarcali (a base tellurica), poi patriarcali (a base siderale).
Delle primitive religioni femminili conosciamo i segni dell’incubazione sacra delle sacerdotesse di Malta, l’invasamento dionisiaco delle Menadi, la trance di Pizie e Sibille, il contatto coi morti di Efira, i sogni miracolosi di Oropo e Epidauro, i segni e presagi celesti degli aruspici etruschi… Ma sappiamo poco di cosa avveniva nei duemila anni a. C. nel centro Europa o nelle fredde isole oceaniche.
Nei culti primitivi abbiamo sempre e ovunque la divinazione, la trance trasformativa, l’esorcismo, la guarigione miracolosa, l’estasi, l’evocazione delle energie… Culti e riti implicavano un coinvolgimento forte, una metamorfosi interiore, un viaggio interdimensionale, o addirittura una possibile modificazione dell’universo, cioè l’atto magico.
Magia viene da MAG = Potenza, luogo dove il desiderio di conoscere si mescola alla volontà di modificare, non la disciplina che precede la scienza, ma un’arte che si muove su un altro livello molto diverso da quella della scienza, che si muove nella pura energia e in cui la materia è solo un prodotto successivo.
La scienza pretende di conoscere la materia visibile, apparente, grossolana, del fenomeno, considerando il soggetto distinto dall’oggetto. La magia cerca invece le essenze, l’energia che sottostà al fenomeno, la vibrazione della vita in sé e implica una identità tra soggetto e oggetto, tra operatore e cosa trasformata.
Negli ultimi tre secoli la storia dell’Occidente è stata dominata dalla scienza, ma per migliaia di anni la magia regnò incontrastata anche nel nostro Occidente e ne troviamo moltissima, ancora ignota, nella lunghissima e indistinta epopea dei popoli celtici, i popoli che, secondo gli storici, erano anche ‘ troppo religiosi ’.

Dunque, in un arco di 2.500 anni, i nostri progenitori del Nord si mossero da un capo all’altro dell’Europa, da est verso ovest, tribù di varie etnie, prima nomadi e poi stanziali, abitatori delle spiagge lacustri, delle terre fredde, delle lande nebbiose, delle isole lontane. Portavano elmi e scudi, armi di ferro e strani segni magici che dilatavano i loro poteri: LE RUNE, appunto.
Attraversarono l’Europa in ondate successive per secoli e secoli, senza costruire edifici, senza fondare città, senza avere un linguaggio scritto. Poi divennero stanziali, cominciarono a costruire oppida, hillfort, santuari e necropoli. I Greci, li temevano e li chiamavano Keloti o Keltoi da cui venne la parola Celti, detti anche Galati da cui Galati, Galizia ecc..

I Celti furono un popolo fatto di mille popoli, che muovevano portandosi dietro le donne, i bambini, i carri, i cavalli, il bestiame e che si nutrì, nelle lunghe sere buie dei bivacchi, di una fitta trama di racconti poetici, scaturiti da un immaginario incredibile, tumultuoso, quello che sarebbe stato la fonte di tutte le nostre fiabe, saghe, cicli e poemi, i cui archetipi compaiono ancora nei nostri sogni più inquietanti o nella poesia che si genera dal profondo. Per secoli l’Europa elaborò questa messe ricchissima di simboli, li trasmise nella tradizione orale, li interpretò, li riadattò, ne trasse vigore e linfa, e fu da quel mondo fantastico che nacquero le saghe dei Nibelunghi, le storie di Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda (1200 d. C.), i canti dei menestrelli di Francia, le romanze di Orlando da Roncisvalle, i cicli cavallereschi, le fiabe dei fratelli Grimm, le storie d’orrore di Dracula… Erano canti paurosi e bellissimi, canti d’eroismo, amore e morte, potenza e magia, luce e tenebra.

(Ricostruzione moderna)

Noi siamo figli anche di quell’immaginario. Contro la solarità ordinata del mondo classico e la stilizzazione legalitaria e razionale di Roma, il cupo e freddo Nord ha lasciato alle nostre memorie nascoste tracce di mondi mostruosi e fantastici, eroi e valchirie, lupi mannari, fate e gnomi, folletti e giganti, maghi e streghe, draghi e vampiri. Questo universo magico nasce dalla matrice celtica ed è ancora vivo in Irlanda, Scozia, Galles, Cornovaglia, isola di Man, Bretagna francese, Asturie e Galizia.
Nel 50 a.C., Cesare invade la Gallia, ma le tribù celtiche resistono. I loro costumi stupiscono i Romani perché i Galli sono considerati barbari ma per certi aspetti sono modernissimi, sono monogami, danno alla moglie pari diritti economici e la ammettono alle riunioni politiche. In un tempo in cui tutti i popoli portano la tunica, i Celti inventano i pantaloni, caldi e pratici per andare a cavallo. In guerra tagliano le teste ai nemici, coprono d’oro i teschi e li usano come coppe per la birra. Della loro religione sappiamo poco, ma i Romani, così tolleranti verso tutte le religioni, in Britannia vietano l’esercizio dell’arte druidica e lanciano contro i sacerdoti Celti un’interdizione potente come quella che lanceranno poi contro i cristiani.

Ma chi erano i Celti? Per migliaia di anni l’Europa, Ereb, terra di tenebre, in gran parte spopolata e coperta da grandi foreste, fu testimone di smisurati fenomeni migratori, tribù nomadi che si spostavano quando avevano esaurito le risorse di un luogo senza lasciare reperti. Poi queste tribù si stanziarono e infine cominciarono a premere sull’Impero Romano, accelerandone la caduta.
La cultura più antica dei Celti è avvolta nel mistero. Ma l’immaginario europeo oggi li sta recuperando, facendo ipotesi sui loro culti, le pratiche e i simboli.
Essi si spostarono sul cuore dell’Europa prima del 1200 a.C., dal 1200 al 1100 lasciarono reperti dell’età del bronzo, tra l’ottavo e il quinto sec. a.C. le tracce di una prima età del Ferro (Hallstatt in Austria), dopo il quinto secolo tracce di una seconda età del Ferro (a La Te’ne, sul lago di Neuchatel, Svizzera), dominando il centro Europa per più di mezzo millennio.
Dall’Asia Minore si mossero verso la Spagna e verso l’Irlanda, erano tribù di uomini a cavallo (tribu’=TUATH, pronunzia tuuha), con magnifici animali e armi di ferro.
Tra le varie etnie c’erano due gruppi distinti: uno alto, biondo con occhi azzurri e naso aquilino, che andò a popolare Bretagna e Inghilterra, e uno bruno di altezza media con occhi scuri e naso carnoso, che andò in Spagna ( i Celt-Iberi).
Nel 7° e 6° sec. a.C. avevano conquistato Renania, Belgio, isole britanniche e parte dell’attuale Spagna. 1)
I Celti vinsero facilmente gli indigeni, dove ne trovarono, perché portavano armi di ferro. Si insediarono nelle zone che avevano miniere di sale, laghi e giacimenti di ferro (come faranno gli Etruschi). Si diffusero soprattutto nel IV° sec., arrivando in Ungheria, Slovenia, Romania, Francia, Inghilterra, Olanda. Poi incontrarono i Romani.
Quando Cesare (100-44 a.C.) conquista la Gallia, la civiltà celtica è al suo culmine ma i Romani la distruggono.
Alcune tribù, del tipo alto e biondo, si erano stabilite in Francia, e, quando i Romani li incontrarono, rimasero stupiti dai loro capelli chiari e li chiamarono GALLI, che voleva dire ‘gialli’, o meglio verdolini, perché i Romani non avevano un termine per il giallo. I popoli antichi non conoscevano la gamma di colori che da noi possiede anche un bambino, avevano pochi nomi per i colori. ‘Giallo’ viene dal latino galbinum o albinum, o dal vocabolo più arcaico galbus, da cui il francese jaune, il latino ialdus, l’inglese yellow, e il tardo medievale gialdo da cui giallo. Il vocabolo germanico era invece blund da cui ‘biondo’.
I Romani di Cesare vinsero mole tribù di Galli, usandoli in parte come mercenari, poi altre tribù celtiche scesero più volte in Italia e saccheggiarono orrendamente Roma, ma alla fine i Celti furono vinti ripetutamente e si dispersero.
In Inghilterra l’invasione di Angli e Sassoni li mise in fuga sulla opposta costa bretone.
Quando, in epoche antichissime, i Celti arrivarono in Europa, vi trovarono presumibilmente popolazioni agricole, matriarcali pacifiche, dedite ai culti lunari della Dea Madre. Essi invece portarono una religione maschile, solare, come quella degli Ari, legata alla guerra e alla conquista.
Anche nei Balcani gli Indoeuropei trovarono civiltà femminili e le schiacciarono con una cultura maschile, razionale, incentrata sulla chiara religione olimpica. In Grecia, dopo l’invasione degli Arii, l’antica religione dionisiaca sopravvisse come culto segreto esclusivamente femminile e, in parallelo, le donne furono progressivamente emarginate dal mondo del potere. Invece nelle isole britanniche e in Irlanda i due modelli culturali, maschile e femminile, si fusero producendo una civiltà con energie paritarie, un universo comprensivo tanto di elementi solari che lunari, un mondo sociale dove poeti e poetesse, druidi e druidesse, re e regine, guerrieri e guerriere, uomini e donne, convivevano, integrando opposte valenze: guerra e amore, logica e magia.

In IRLANDA i Celti arrivarono probabilmente attorno al 1180 a.C.; erano detti, dai loro capi, GOIDELI o GAELI. L’Irlanda scampò la pax romana, perché i Romani si fermarono al Sud della Britannia. Così l’Irlanda conservò la sua identità culturale. Dalla lingua dei GOIDELI nasce l’OGAM, l’antico alfabeto irlandese. Le lingue a base celtica sono parlate oggi da due milioni di persone: gruppo irlandese, gallese, gaelico (Scozia) e bretone.
L’Europa non sentì parlare dell’Irlanda fino al primo Medioevo, quando l’isola si convertì al Cristianesimo e dai monasteri irlandesi vennero in Europa grandi monaci missionari, che trascrissero in migliaia di pagine le antiche affascinanti saghe trasmesse fino allora oralmente. Solamente il corpus della letteratura arturiana è immenso. Altre leggende furono tramandate dai popoli germanici e cantavano eroi come Sigfrido e il mitico popolo dei Nibelunghi. A questo patrimonio attinse la Germania nazista quando ricercò le proprie radici, e il possente genio musicale di Wagner contribuì a rendere immortali le storie degli eroi germanici. Nelle saghe ricorrono archetipi antichissimi che noi ritroviamo presso i Protogermanici, i Vichinghi, gli Islandesi e gli Irlandesi….
La società celtica, aristocratica e guerriera, era basata sulle tribù che riunivano vari gruppi familiari, sotto capiclan; le varie tribù erano federate sotto un re elettivo il cui potere era solo nominale. I nobili avevano ricchezza e potere, si occupavano di guerra e razzia. Sudditi e schiavi coltivavano cereali e allevavano cavalli e cani da caccia. Quando i re si stanziarono, costruirono fortezze cinte da bastioni, ma continuarono a passare il tempo di pace in grandi banchetti a base di maiale e birra, rallegrati da poeti e cantori, musici e giocolieri.
In questa società epica, valore carismatico avevano i maghi, i sacerdoti e i poeti, ruoli che spesso si confondevano. Erano i sacerdoti che prendevano le decisioni più alte, sopravanzando lo stesso re, perché, al di fuori della guerra, il momento essenziale della civiltà celtica fu la religione, che era essenzialmente MAGIA o sciamanesimo.
I sacerdoti celtici si chiamavano DRUIDI. Secondo Plinio, il nome viene da drus = quercia, e vuol dire ‘coloro che conoscono l’energia della quercia’. Quercia in irlandese è drui, in gallese derwidd, in gallico dervo. Nei paesi del nord parole simili indicano la quercia e la saggezza. In Irlanda fid e fioss sono a un tempo albero e sapiente, in linea con le antiche culture, per cui conoscenza è uguale a natura, e saggezza è intuire le energie della natura.
Da questa analogia nasce un sistema simbolico arboreo, un culto della terra e un calendario degli alberi in cui ognuno è simbolo di un aspetto della natura come dell’uomo. L’albero nasce dalla terra e si alza verso il cielo, è dunque il mediatore tra due forme di intelligenza, due piani o livelli di energia, due mondi. L’albero è il simbolo dell’uomo e ogni uomo, a seconda del periodo dell’anno in cui nasce è legato a un preciso albero che lo rappresenta. Come noi abbiamo un’astrologia che lega le forme delle costellazioni agli animali (ZODIACO = OROSCOPO degli animali, pesci, toro, ariete…segni celesti a forma di animali) così i Celti hanno un’astrologia arborea. 23 dic – 1 gen: Melo
1 gen – 11 gen: Abete
12 gen – 24 gen: Olmo
25 gen – 3 feb: Cipresso
4 feb – 8 feb: Pioppo
9 feb – 18 feb: Cedro
19 feb – 28 feb: Pino
1 mar – 10 mar: Salice piangente
11 mar – 20 mar: Tiglio
21 mar: Quercia /
22 mar – 31 mar: Nocciolo /
1 apr – 10 apr: Sorbo selvatico /
11 apr – 20 apr: Acero /
21 apr – 30 apr: Noce
1 mag -14 mag: Pioppo /
15 mag – 24 mag: Castagno /
25 mag – 3 giu: Frassino /
4 giu – 13 giu: Carpine /
14 giu – 23 giu: Fico /
24 giu: Betulla /
25 giu – 4 lug: Melo /
5 lug – 14 lug: Abete
15 lug – 25 lug: Olmo /
26 lug – 4 ago: Cipresso /
5 ago – 13 ago: Pioppo /
14 ago – 23 ago: Cedro
24 ago – 2 set: Pino /
3 set – 12 set: Salice piangente /
13 set – 22 set: Tiglio /
23 set: Olivo
24 set – 3 ott: Nocciolo /
4 ott – 13 ott: Sorbo selvatico
4 ott – 23 ott: Acero /
24 ott – 11 nov: Noce
12 nov – 21 nov: Quercia /
22 nov – 1 dic: Frassino /
2 dic – 11 dic: Carpine /
2 dic – 21 dic: Fico
22 dic: Faggio
Per es. io che sono nata il 1°aprile sono un sorbo selvatico, esibizionista, sempre al centro dell’attenzione, dinamico, complicato, indipendente, talentuoso, vendicativo.
I Celti amano soprattutto due alberi: la quercia e il tasso.
I sacerdoti celtici sono i Druidi. Nel termine ‘Druido’ c’e’ anche la radice uid o vid = vedere, conoscere, per cui dru-uid-es sono ‘quelli che vedono, i veggenti’, come nel sanscrito Veda= da vid, conoscenza visionaria o iniziatica. I Druidi sono ‘i veggenti della quercia’, quelli che conoscono l’energia della natura.
Nei loro riti, fondamentale è il culto degli alberi, non solo la quercia, sacra a Odino (come a Zeus), ma anche il frassino, l’Asse del Mondo, o il tasso o il nocciolo.
Abbiamo molte raffigurazioni di piante: loto, vischio, robbia, isatis, edera ecc. e di animali.
(Su un calderone d’argento trovato in una torbiera danese, il dio Cernunnos appare con in mano un serpente e in testa corna di cervo a 8 rami, ha alla sua sinistra un cervo a 8 rami, simile al cervo blu tolteco, che indica i viaggi extracorporei nei livelli trascendenti).
Pressi i Celti era importante la raccolta annuale del vischio, pianta sacra, parassita del rovere, che i Druidi staccavano senza toccarlo nelle notti di luna piena con un falcetto d’argento, lasciandolo cadere in un mantello bianco. Non ne conosciamo il simbolismo, ma il vischio è una pianta velenosa che può essere usato a fini psicotropi. La radiestesia ci insegna che il vischio è sensibile alle zone geopatogene e può servire come antenna per trovare l’acqua sotterranea, purché non sia toccato dalla mano, altrimenti si scarica e perde tutti i suoi poteri. Sappiamo queste cose perché i romani spiarono i loro riti e Cesare ne parla nel De Bello gallico, ma il più resta avvolto nel mistero.
I Celti chiamavano i Druidi aos dana, ’gente di talento’, cosa che fa pensare a sensitivi selezionati per speciali doti ESP. Essi subivano una lunga iniziazione, come gli aruspici etruschi, e avevano molte arti: terapia, rito, magia, divinazione, guerra. Erano sciamani, cioè uomini di sapere magico,’scia man’, dal tunguso shaman, o dal sanscrito sramana, avevano personalità eccezionali capaci di operare in molte discipline, anche se potevano specializzarsi in una sola, il giudizio o la profezia, la poesia o il consiglio al re, erano uomini di insolite capacità, il cui potere era molto superiore a quello del re stesso.
Ancor oggi in Irlanda si crede che siano profeti quelli che ereditano gli antichi poteri celtici, in particolare ‘la seconda vista’ o chiaroveggenza, capacità di prevedere il futuro, conoscere il passato e intuire le essenze della realtà.
Cesare dice che i Druidi venivano scelti nelle famiglie più nobili e addestrati lungamente, per 12 anni (come gli aruspici etruschi e 12 è la cifra fondamentale dell’ordine magico) finché apprendevano la materia sacra, e di dice che i 12 maggiori Druidi erano riuniti in un collegio retto da un capo (come il collegio sacerdotale etrusco). Il loro potere era immenso, il Druido eleggeva il re scegliendolo tra i guerrieri migliori e nelle assemblee parlava prima del re. 2)
Per quanto la guerra fosse l’attività più onorevole dei Celti, i Druidi erano esentati dal servizio militare, ma, se lo desideravano, potevano essere generali. Avevano molte funzioni e un campo di potere molto più vasto dei sacerdoti greci e romani.
Il loro mondo religioso era intessuto di magia, ma anche di musica e di poesia. Ancor oggi l’Irlanda è il paese dove si vende più poesia al mondo.
Musica e poesia sono un linguaggio dell’anima perché il mondo si crea dal suono e si modifica col suono. Nel pensiero dei Celti come in quello induista, vibrazione e ritmo creano tutte le cose e sono strettamente connessi al potere magico. Il Druido aveva la capacità del canto, che era conoscenza e creazione, la vibrazione che produce tutte le cose. Il canto era incantamento, incantesimo, magia, potere sulla natura e sugli uomini.
Nella genesi indiana dei Veda si legge “Una grande vibrazione produsse il mondo”. Analogamente nella visione degli aborigeni australiani il mondo è prodotto dai canti. E nella Genesi della nostra Bibbia un suono, il Logos, dà origine al mondo.
Il canto del Druido è uno strumento per modificare le cose, è una vibrazione che entra in contatto con la vibrazione della natura, una suggestione che piega gli uomini e le cose, può domare i venti, creare la sete, calmare le onde, scatenare le tempeste. La musica nel mondo antico ha sempre avuto un ruolo essenzialmente magico. Gli uomini antichi la cercarono sempre, con i sassi, le conchiglie, i rami degli alberi, poi con le percussioni, l’arpa, il flauto, le cornamuse, il violino… musica come ponte tra uomo e essere, tra mondo dell’Al di Qua e dell’Al di Là, tra la materia tangibile e la vibrazione essenziale che le dà vita.
Possiamo anche ipotizzare che, al pari del sanscrito, le rune nascano come suoni sacri, vibrazioni magiche, formule di potere a cui corrispondono segni.
Il poeta celtico è chiamato con vari nomi: Fili, Bardo, Ovate (da cui la parola ‘vate’), è l’uomo del canto, che conosce la vibrazione pervasiva di tutte le cose e sa modificare la realtà con la poesia che è comunicata direttamente dagli dei. Così nelle fiabe sono portatori di danza, canto e suono, fate e folletti, gli abitatori della natura profonda.
I Druidi sono poeti-musicisti-incantatori, sciamani del canto, attenti alla potenza del ritmo e della vibrazione, sanno usare l’arpa per fare tre magie: la tristezza del pianto, la gentilezza del sorriso, la satira che fa spuntare i foruncoli della rabbia. Proprio sulle capacità incantatrici della musica si basa gran parte della magia celtica. La formula magica è cantata, come il mantra indiano, per suscitare vibrazioni dell’energia sottile che si ripercuotono sulla materia. Non ha senso imparare una formula magica se non se ne conosce il perfetto suono, e , come per gli aborigeni australiani, il suono può essere ‘il suono che guarisce’ come ‘il suono che uccide’.
E’ il suono perfetto che opera la magia, in una perfetta fusione tra anima, vibrazione e creazione. Chi sa cantare è l’in-cantatore, colui che è entrato nell’armonia delle cose e ne coglie le segrete rispondenze. Come Rol che collegò in una intuizione mirabile il colore verde al fa musicale, entrando dunque nel segreto della vita. E dunque ha senso che il druido, cantatore simbiotico, porti su di sé il manto-uccello, mantello fatto fatto di piume rare, come il sacerdote azteco o l’amerindo, il pellerossa. Del resto l’uccello richiama non solo il canto ma il volo dell’anima, il viaggio del corpo sottile.
I Druidi, terribili e potenti, furono venerati a lungo, ancora in età cristiana e, nella grande sala di Tara, mantennero il posto più elevato di fronte al re e alla regina.
I Druidi o maghi erano di vari livelli, distinti in gerarchie secondo capacità e memoria. Essendo la tradizione tutta orale, tutto il patrimonio culturale del popolo era tenuto a memoria; un FILI di basso livello conosceva 7 canti, un bardo importante 300. Il canto, articolato in migliaia di versi, raccoglieva le leggi, la storia delle tribù, le regole sacre, gli incantesimi, la spiegazione dei nomi dei luoghi… Il poeta era un archivio vivente di canti, capace di creare altri archivi poetici. E poteva ricevere i canti rivelati di origine divina, perché canto e veggenza si confondono. Troviamo la stessa cosa negli aborigeni australiani che sono sorretti da una rete di canti che non solo descrivono il paesaggio e dunque sono le mappe della migrazione, ma, mentre lo cantano, lo ricreano.
I druidi-sacerdoti offrivano sacrifici agli dei, consigliavano i re ed erano giudici; i bardi o ovati, erano poeti e cantori; gli indovini si occupavano di predizione, magia e medicina, ma le tre categorie non erano distinte. Chi aveva capacità e saggezza poteva essere insieme mago, poeta o sacerdote. E non c’erano discriminanti tra uomo e donna, le leggende parlano di sacerdoti e sacerdotesse, poeti e poetesse, re e regine, guerrieri e guerriere.
Non solo il poeta-sciamano imparava a memoria le migliaia di versi che erano patrimonio culturale del suo popolo, ma era iniziato alla rivelazione di canti nuovi. La rivelazione arrivava in una situazione incubatoria di totale sprofondamento psichico e deprivazione sensoriale e la leggenda dice che anche le rune furono ricevute in uno stato modificato di coscienza. Esse erano la verità rivelata.
Sia l’apprendimento dei vecchi canti che la ricezione di quelli nuovi avveniva in una situazione di incubazione sciamanica. Per far sgorgare i nuovi canti, il poeta si rinchiudeva lungamente al buio, sdraiato sul terreno, avvolto in una coperta, col capo fasciato, e, nella totale oscurità, ripiegava l’occhio dell’anima verso se stesso, ricevendo così le opere poetiche. Molti poeti dedicarono l’intera vita a questa disciplina rituale che era così feconda che si protrasse fino al 1700 d.C…
Le fucine di poesia furono proibite già dal 1600, e un antico poeta cantava con rimpianto i tre luoghi di delizia: dove le giovani menti memorizzavano i carmi; dove i poeti si distendevano nelle celle oscure per la gestazione; e dove i canti erano mostrati ai critici.
In Irlanda ‘insegnare’ significa anche ’cantare’, si impara cantando, si canta imparando, come il Corano che viene imparato come una salmodia: l’Imam canta e gli allievi cantano con lui, o come il mantra indiano che è il canto vivente che ripete la vibrazione del creato. Il sanscrito nasce non come alfabeto per la comunicazione, ma come sillabe-suono, sillabe-seme, suoni divini.
I FILI sono sciamani, capaci di variazioni di coscienza, dunque viaggiatori interdimensionali. Hanno per insegna un ramo musicale, d’oro, d’argento o bronzo, con campanellini risonanti, a indicare la vibrazione-suono che apre il viaggio mistico (come quelli che appendiamo per Natale insieme al vischio celtico o le corone nei sacrari). Come l’albero di Natale, molte delle nostre tradizioni sono celtiche. Attraverso la vibrazione dell’albero, il suono estraniante apriva la porta di regni lontani. Si diceva che questo ramo dei FILI provenisse dall’albero magico delle Isole Felici su cui cantavano gli Uccelli di Riannon e chiunque udiva il loro canto entrava in uno stato senza tempo, in un’altra realtà.
Il FILI portava una tunica bianca bordata d’argento e un mantello blu (come la veste della Madonna), ma nei tempi più antichi il mantello fu di preziose piume d’uccello, un manto-uccello, come portano i Maori della Nuova Zelanda, i sacerdoti aztechi o i capi dei nativi americani. Il colletto era di bianche piume di cigno come oggi il colletto d’ermellino bianco che contrassegna i mantelli scuri di giudici, re, cardinali e rettori. I colori dei Druidi erano nero e bianco, la polarità suprema, luce-tenebre, portavano cappucci di gatto nero e agnello bianco, le due qualità contrapposte dell’energie.
L’attività dei poeti prevedeva pratiche magiche, mantiche, invocazioni, viaggi nei regni interiori o nell’altro mondo. I FILI erano maghi potenti che potevano dare benessere a un Paese o far nascere pustole in faccia al nemico, scatenare venti o tempeste, diventare invisibili, volare. I loro poteri erano così forti che nel 574 d.C. i re d’Irlanda decisero di cacciarli tutti. Così il potere profano riprese il sopravvento sul potere sacro.
L’OVATE era detto anche FAITH (fata). Interpretava i sogni e il volo degli uccelli, o traeva il destino dall’ora e giorno di nascita, quindi si collegava all’astrologia.
La divinazione più usata era il ‘runemal’, il lancio delle rune, altre sono curiose:
Imbas Forosna: ‘L’ispirazione dei Maestri, o del Palmo della Mano’, l’ovate masticava carne di toro, cane o gatto, e, sotto i prodromi di una indigestione, dormiva un sonno agitato, portatore di presagi, steso in una stanza oscura con le mani incrociate sugli occhi, totalmente concentrato sulla sua visione interiore.
Teinm Laeghda: ‘Spaccatura delle Rime’, illuminazione ottenuta mettendo in bocca il pollice (regressione prenatale) e premendo il palato; dopo un lungo lavorio mentale in cui il problema era elaborato ben bene, arrivava, come da una fessura nell’irrazionale, la soluzione (anche nella meditazione yoga la punta della lingua preme il palato). Oppure il Fili si metteva in bocca medio e anulare aprendo la spaccatura inferiore, come se la bocca fosse il tramite tra il mondo di sopra e quello di sotto. La runa ANSUZ richiama OSS=Bocca. La rivelazione aveva una forma poetica e ermetica, non diversamente dai responsi della Pizia greca.
Dichetal do Chennaib: ‘Composizione sulla punta delle dita’, il poeta toccava con la mano o il bastone un oggetto, dopo una invocazione rituale, e ne visualizzava la storia. Cioè esercitava quella che oggi chiamiamo psicometria o qualcosa di simile all’uso della bacchetta rabdomantica.
L’Ovate era in stretta comunione con la natura, spesso erano eremiti, si isolava in luoghi selvaggi, caverne o montagne, mentre i Bardi vivevano a corte. Molti Ovati diventarono famosissimi per le loro miracolose percezioni.
Quando la cultura celtica cominciò a declinare, i Druidi sparirono a poco a poco e solo i FILI, o poeti visionari, conservarono le antiche credenze. Durante i secoli produssero un enorme patrimonio culturale: storie grandiose e terribili, con pietre che gridano e uomini che si reincarnano. Come i menestrelli medievali o gli aedi greci, i Bardi o i Fili erano amati e apprezzati come portatori della sacra cultura e giravano di corte in corte cantando le gesta degli eroi e le antiche leggende. 1)
I racconti partono da una ipotetica donna primigenia e le generazioni successive si dispongono secondo funzioni: la magia spirituale, la magia guerriera, e infine l’unione delle due, simboleggiata dall’unione Re-Druido, dominio del mondo esterno e interno, due valenze, una femminile e magica, l’altra maschile e guerriera.
Il ciclo mitologico più antico, STORIA DELLE TRIBU’ DELLA DEA DANAAN, ci narra che, quando i Godeli o Gaeli, biondi e con occhi azzurri, arrivarono in Irlanda, vi trovarono una gente dotata di poteri magici, I TUATHA DE DANAAN (leggi Tuaa), piccoli, bruni e con occhi scuri, IL PICCOLO POPOLO, di cultura matriarcale. I Gaeli li vinsero con le loro armi di ferro e il Piccolo Popolo si ritirò sotto terra formando ‘La Buona Gente’, il popolo delle fate, gnomi e folletti.
Sei razze, dicono i miti, vennero in Irlanda: – la nipote di Noè’ – la compagnia di Partholon – la gente di Nemed – i cattivi Fir Bolg o Uomini del Sacco – i Tuatha de Danaan o figli di Dana – i Milesiani o Gaeli.
I fantomatici Tuatha De’ Danaan (forse ‘genti della dea Diana’) sono citati con reverenza, come un popolo magico i cui saggi avevano grandissime doti. I Celti li chiamavano: “la stirpe più bella per aspetto e armi, giochi, musica, doti della mente e del carattere, che hanno conoscenza di ogni arte e possono destare orrore e spavento”. All’arrivo dei Celti, questo popolo misterioso scomparve sotto terra, dentro le colline, nei tumuli sepolcrali preistorici e qualcuno li vede ancora come folletti, gnomi o fate. 3)
In Irlanda nei boschi ci sono cartelli che dicono: “Attenzione! Passaggio di gnomi!”. Si dice che siano di incarnato bruno, con vestiti terrosi e cappucci rossi, imprevedibili e burloni, rubano gli oggetti o tirano sassi, ma possono portare anche tesori o aiuti insperati.
I Tuatha De Danaan sono dotati di grandi poteri, non amano essere visti, appaiono e scompaiono, possono assumere forme di animali o uccelli. Sono dispettosi o aiutano, secondo come gli va. I Druidi affermavano di attingere al loro sapere misterioso. A queste tribù preceltiche sono attribuibili i grandi monumenti megalitici come Stonhengen. 3)
I Celti erano in continuo contatto con la natura e le sue forze, erano grandi esperti di erbe e molte delle loro leggende parlano delle virtù straordinarie delle piante e della loro energia. Come si sentono in unione con la natura, così si sentono in contatto con l’altro mondo; sempre parlano dell’Al di Là, luogo indefinito, fantomatica isola del Nord, sede della gioia, raggiungibile dopo lunghi viaggi pericolosi, TERRA DEI SIDHE (pronunzia Scii), Mondo di Mezzo dove i Thuata De’ Danaan si ritirarono all’arrivo dei Milesiani, dove non esiste malattia né morte e la vita scorre felice tra banchetti, musica e canti: Piana del Piacere, Terra delle Meraviglie o della Promessa, Isole delle Donne….. Il Shide è il rifugio di luminosi esseri semidivini. Chi entra in contatto con questo mondo contatta la fonte stessa della conoscenza e delle arti e conosce la verità suprema di tutto. Il Druido viaggia nella terra dei Sidhe, che non è lontana dal mondo umano ma coesiste in una dimensione parallela. Ci sono nove mondi come nello sciamanesimo universale. In Siberia “Il palo di betulla dello sciamano è l’arcobaleno che unisce l’uomo dalla terra al cielo. Col suo corpo astrale egli percorrerà 9 tacche ed a ogni tacca salirà sopra un mondo. Può salire, se questo è il suo destino, ma a ogni tacca metterà a rischio la vita.” Tutti i mondi sono compresenti e i sacerdoti cercano di passare dall’uno all’altro cambiando la vibrazione che modifica la mente e permette la percezione di altre realtà, passaggio incredibile ma anche rischioso e bambini e malati devono evitarlo per non smarrirsi nell’Altrove.
La realtà è una compresenza di bande vibrazionali poste su diversi livelli. Come su una radio, siamo sintonizzati su una lunghezza di data frequenza e sentiamo perciò un certo programma, ma, possiamo cambiare lunghezza d’onda e sentirne un altro, così la mente può cambiare la sua frequenza e percepire altri mondi. E’ quello che stregoni e sciamani tentano di fare da migliaia di anni con l’aiuto di canti, musica, piante psicotrope, spesso sostanze naturali velenose come l’ammanita muscaria, e forse il vischio, che è una pianta velenosa .
Passare da una dimensione all’altra è più facile in punti nodali, varchi che connettono i diversi livelli, come la piattaforma della fate o i cerchi magici nell’erba o i tumuli preistorici o certe caverne, là si manifestano le visioni a coloro che hanno particolari occhi per vedere.
In Irlanda non ci sono grandi montagne ma per lo più alture. I tumuli sono i luoghi preferiti per contattare il Piccolo Popolo, come gli aborigeni australiani, si cerca le caverne di sepoltura per contattare i grandi spiriti.
I SIDHE sono tumuli preistorici di sepoltura. I Celti li consideravano le sacre dimore del Piccolo Popolo, che aveva facoltà profetiche e terapeutiche, amava la poesia e il canto ed era capace di grandi magie. Anche se esso vive in un’altra dimensione, ci sono luoghi o ponti che possono essere trovati dai puri di cuore. I Sidhe sono le ‘porte delle fate’. Ancor oggi è d’uso in Irlanda lasciar fuori il latte per fate o folletti. Le donne dei Sidhe sono famose per la loro prodigiosa bellezza, si chiamano BANSHEES o BEAN-SIDHE, sono sagge e potenti (come le fate delle favole) vestite magnificamente, in genere di verde, con mantelli scarlatti e bracciali d’argento a forma di animali. Cercano di ammaliare gli umani e di rapirli nei loro regni. Si dice che molte famiglie abbiano le proprie Beansidhe, che preannunciano coi loro lamenti la morte di un membro della famiglia. Sono molto lamentose queste fate familiari e fanno accapponare la pelle con i loro pianti sconsolati. Amano la musica e nelle notti di plenilunio danzano nelle radure, là dove l’erba forma anelli più verdi e dove crescono i funghi. La credenza nei sabba notturni delle streghe dedite a Diana nasce qui.
Collegate alle fate sono le streghe. Odino ha un carme magico per colpirle nel momento in cui si sdoppiano col loro corpo astrale che può volare via, egli attacca i loro doppi con ferite che si trasmettono al corpo fisico.
Per quanto le divinità celtiche siano molte, appaiono piuttosto come modalità di una stessa energia che si esprime attraverso la natura.
Si dice che Brenno, il comandante dei Galli, quando assalì Delfo, rise forte quando vide le statue romane degli dei, che ai suoi occhi sembrarono immagini infantili. Com’era possibile che una forza divina che poteva assumere tante forme fosse imprigionata in una forma sola? Al dio si poteva alludere solo con simboli. Il popolo celtico non nominava mai i propri dei e i nomi che abbiamo appartengono a interpretazioni di altri popoli che li omologavano ai loro culti. Non ci sono divinità vere e proprie ma grandi energie o meglio una energia multiforme.
Una lettura delle rune può essere relativa a queste forme: ogni runa rappresenta un’energia, un archetipo. Gli dei sono in realtà forze naturali, forze della creazione, che discendono da un’unica grande energia: la natura o grande Madre, che si distingue in 3 funzioni fondamentali da cui originano le altre triadi funzionali.
La Grande Madre è ANU o DANU o DON o DANA o DANAAN, termine che riappare nei nomi femminili dei grandi fiumi del centro Europa: Don, Danubio, Dnijeper, Dnijester… del resto l’acqua è sempre stata un simbolo femminile di vita In India i grandi fiumi non solo sono sacri ma hanno nomi di donna).
Non ci sono dee consorti subordinate ma entità femminili autonome che presiedono alla saggezza come BIRGIT, figlia di Dagda, protettrice dei poeti, fabbri e guaritori, una dea trinitaria così importante che il cristianesimo ne conserva il culto in SANTA BRIGIDA DI KILDARE.
Il BENE è DAGDA, il dio buono, simile all’indiano baba = buono, spesso rappresentato in modo grottesco come un uomo enorme e altissimo con mantelline nere a più strati, e un terribile randello a due punte, che con la parte dura uccide gli uomini e con quella morbida li resuscita, archetipo di morte e resurrezione. Egli è il custode del calderone magico, presente nell’armamentario di Druidi, Druidesse, erboristi e maghi. Forse i fasci di erbe secche erano piante psicotrope (allucinogeni) per pozioni che, ingerite o fumate, producevano viaggi astrali. La druidessa che fa il viaggio della trance cavalcando le sue erbe magiche diventerà poi per i bambini la strega a cavallo di una scopa.
Nei miti, gli eroi feriti sono immersi nel calderone per essere guariti o fortificati e nei reperti abbiamo molti calderoni cerimoniali, enorme quello di 208 kg di Hallstatt.
I Druidi dicevano che c’era un unico dio, OIW, energia cosmica che si esprimeva in forma trinitaria, come Amore che crea il mondo, Potenza che lo mantiene, e Saggezza che lo conosce, una trinità di manifestazioni che sottende l’Unità assoluta. La Saggezza era un vecchio dolce e serio che istruiva i giovani, la Forza un giovane guerriero, l’Amore una donna bellissima, madre, sorella o sposa.
La prima trinità produce altre trinità e così via, in un’apparente molteplicità di dei e dee, espressioni di un’unica forza divina, che dall’alto ruscella in emanazioni sempre più vicine a noi. Essa parla attraverso tutte le voci della natura, così che la natura tutta, dentro e fuori l’uomo, rappresenta il sacro con cui possiamo comunicare attraverso intelligenze intermedie, che ci soccorrono e aiutano. Tutto l’universo è la manifestazione di un’unica energia, secondo vari livelli.
OIW è il sole, la luce assoluta; le tre emanazioni primarie discendono da lui come i raggi di luce, per emanazione, processo simile alle ipostasi di PLOTINO o alle sefiroth ebraiche. Questo unico Dio si manifesta attraverso forze naturali, disposte in una gerarchia. Il cosmo è un insieme di energie intelligenti e protettive. Ogni tribù ha le sue energie di tutela, altre proteggono luoghi, insenature, acque, monti.
Le rune non sono un codice di scrittura ma segni magici di potenza, simboli sacri e segreti, per influenzare il tempo, le maree, l’amore, la guerra, per imporre o far rimuovere sortilegi.
Le rube compaiono dopo il 1100 a.C. nel Nord Europa e nelle isole dei mari del Nord. Inizialmente sono 24 segni, divisi in 3 gruppi da 8 (8 è il numero sacro a Odino, i numeri ricorrenti qui sono 8 e 9). Compaiono in sequenze fisse su pietre o isolate su spille, asce, amuleti, fibbie, coltelli…
Purtroppo sappiamo poco dei sistemi magici antichi, non abbiamo testi orfici né pitagorici, non conosciamo i Misteri Eleusini, desumiamo qualcosa sugli Etruschi da fonti indirette, non abbiamo i Libri sibillini e ci é arrivato solo un frammento della Tavola Smaragdina, che pure è tardo medioevale, ignoriamo in parte i libri segreti tibetani. L’unico sistema magico antico che ci è pervenuto interamente è l’I CHING cinese. Ma il mondo antico era impastato di magia iniziatica e tramandata oralmente. Essa produceva iscrizioni o usava simboli il cui senso era l’evocazione, la maledizione, l’augurio, lo scongiuro.
Possiamo analizzare le Rune solo attraverso comparazioni etimologiche o antropologiche, ma la loro interpretazione è rischiosa, perché lasciata all’immaginario.
Dalla Scandinavia i Vichinghi portarono le rune a Sud con le loro invasioni.
In Inghilterra il numero dei segni salì a 33. Ma in alcuni luoghi comparvero in gruppi di 16. Sappiamo che anticamente erano incise su pezzetti di legno usati nelle mantiche, anche Cesare ne parla, oggi ci restano solo quelle incise su pietra o metallo.
La parola run in inglese vuol dire informazione, ma è anche un ordine: “Esegui!”, “Fai!” Le rune erano comandi dati all’energia. Fai questo! Non fare questo! Imposizioni magiche. In un mondo dove gli dei sono energie (anche l’ebraico Jave’h vuol dire ‘le Energie’), il mago si inserisce ordinando qualcosa all’energia.
I Celti non avevano scrittura propria né’ sacra. Anche Stonhengen, che è preceltica e ci parla di una civiltà molto sapiente, è priva di scrittura, l’astronomia è trascritta sulla pietra, come architettura, come nella piramide di Cheope.
Molti miti antichi (vedi il Fedro di Platone) mostrano il disprezzo degli antichi verso la scrittura. Il vero sapere è nella memoria degli iniziati e nella loro esperienza irripetibile, solo loro sanno ma tutti i grandi iniziati si tengono lontani dalla scrittura: Socrate non scrive, né Zoroastro o Buddha, Maometto non sa scrivere e Gesù è il più grande maestro dell’insegnamento orale. L’esoterismo (conoscenza segreta) implica la non-scrittura a favore dell’esperienza interiore, possibile solo agli iniziati. Il mistico è mescolato al sacro con la sua interiorità, ma la scrittura è segno esterno che distoglie, è imitazione.
La scrittura nasce come una volgarizzazione della conoscenza per diventare accessibile all’uomo ordinario ma si riferisce solo alla superficie dei fenomeni non alla loro essenza che può essere appresa solo alchemicamente per immedesimazione o trasformazione. Nel sistema iniziatico la vibrazione/suono è creativa come il Verbo della Genesi. Prima della scrittura nacque il segno e il segno era collegato alla magia. RUNA vuol dire mistero. La RUNA è un segno di potere, un imperativo magico. Nelle leggende le rune si collegano ai personaggi mitici: il Sole, la Luna, i Giganti, Odino… e la chiave di lettura era nota solo ai sacerdoti perché faceva parte di un sapere iniziatico.
Le rune erano incise sugli amuleti e sulle armi per scongiurare, ottenere o minacciare.
Nell’Edda le rune si collegano a ODINO, il dio delle tribù celtiche più antiche; il suo nome vuol dire ‘vento’,‘spirito’, un dio-sciamano, inquietante e contraddittorio, padrone della sapienza e della poesia, viaggiatore interdimensionale. E’ il re dei banchetti, il seduttore di donne, le sue arti magiche sono spesso orribili, non porta armi pur essendo re di un popolo guerriero, è il dio della vibrazione, ipnotizza i nemici legandoli con carmi magici che infondono loro una sete inestinguibile o un sonno senza confini, appartiene ad ogni dimensione e viaggia attraverso i mondi su un cavallo sciamanico che ha otto zoccoli, come gli otto cieli che deve attraversare. Come tutti i grandi sciamani, può cambiare aspetto assumendo forma d’uomo o d’animale e i suoi adepti sono i paurosi bersekir e gli ulfeonar, orsi e lupi mannari. I Druidi conoscono i suoi segreti e possono ripetere le sue gesta.
Il Druido usa bevande inebrianti o piante psicotrope per raggiungere l’ODR, il sacro furore. Se il tolteco usa il peyote, l’indù il sema, la sacerdotessa greca l’oppio, i Celti producono un’alterazione di coscienza col leggendario idromele, bevanda rituale con cui Odino porta l’uomo fuori di sé. L’idromele dà l’ebbrezza, come la birra inventata dai Celti col nome ol, e aluo che significa ‘vado fuori di me’. Ol è anche porta, varco per l’altra dimensione, per l’altra conoscenza, riferito alla trance, come il greco mainoles=delirante, che contiene ale = andare errando, secondo l’indoeuropeo AL-U\E o la terminazione dei nomi degli angeli cristiani, Gabriele, Raffaela, Ismaele…
Chi esce da sé vede il significato delle rune e anche la runa è un segno che si rivela nella trance.
La leggenda delle RUNE appare in un carme, nella storia di Odino, chiamato HAVAMAL, o ‘Detti dell’Alto’, in cui si parla della prova che Odino dà a se stesso per raggiungere la Conoscenza suprema. Ci sono molte analogie tra la morte di Odino e quella del Cristo, come con la morte di Osiride. Odino è il dio del sacrificio. Per raggiungere la conoscenza suprema, si sottopone a una prova durissima, muore e rinasce, perché solo colui che muore a questa vita può rinascere all’altra, lo sciamano è un nato due volte. Odino perciò si appende all’albero del mondo, col capo all’ingiù, come l’Appeso dei tarocchi, rovesciando la sua visione normale, e con i piedi in alto, cioè abbandonando il radicamento alla terra. Sta appeso per 9 giorni di sofferenza, perché solo attraverso la sofferenza e la morte di ciò che si è, si può diventare altro da noi. E’ un grande archetipo che si ripete nella storia dell’uomo, nel Cristo appeso alla Croce, Osiride appeso a un albero, fatto a pezzi, e poi risorto; e, per i Celti, Odino appeso a un frassino, analogo alla betulla tungusa. Il dio che muore e risorge traccia la strada allo sciamano che deve morire e rinascere, per poter vedere e capire ciò che la sua configurazione umana gli impedisce di vedere e di capire.
La leggenda simboleggia il percorso sciamanico verso la verità. E la verità sta nelle RUNE, la conoscenza che salva.
Odino si impicca a capo in giù all’Albero della Conoscenza, il leggendario Yggdrasil, il Frassino del Mondo, diventando così HANGI, l’agganciato, l’impiccato (come l’APPESO dei Tarocchi, arcano che indica sacrificio e trasformazione). Resta appeso 9 giorni e 9 notti, digiuno, assetato e incosciente; dopo quel tempo, di colpo, grazie all’idromele che gli dà il furore divino, con un grande urlo, acquisisce la Consapevolezza, intuendo il significato delle RUNE.
9 i giorni e le notti, 9 quante le regioni dello spazio o i mondi o le dimensioni che la conoscenza totale deve attraversare, come i canti o vibrazioni della conoscenza, 9 le radici di frassino, ognuna origine di un diverso livello dell’Essere, 9 come i chakra in India o i livelli aurici, o i pianeti, un numero esoterico che ritroviamo dall’inizio del mondo. In Siberia lo sciamano segna con 9 tacche, gradini mistici, cieli o livelli cosmici, il palo simbolico di betulla su cui salirà nella trance il suo corpo astrale. In Islanda 9 noccioli producono fiori (canti) e frutti (sapienza), 9 sono le muse greche, e 9 è il numero sacro ai bardi celtici. Nella tradizione celtica morire si diceva “andare dopo la nona onda”. Essa è il confine della terra, oltre cui c’era un mare infinito. Esiliare era detto “mandare oltre la nona onda” (un’espressione simile è presso gli aborigeni australiani), oltre il luogo dei vivi, oltre il mondo ordinario. Noi abbiamo conservato la ‘novena’, 9 recitazioni quotidiane del rosario. Cristo muore all’ora nona. Nove erano le sorelle magiche celtiche che sorvegliavano il calderone della rinascita.
La più bella di queste fate era Morgana, che conosceva il segreto delle piante che guariscono, curava tutte le malattie, cambiava forma a suo piacere e volava.
Dunque il dio sacrifica se stesso, il suo sacrificio apre al mondo degli uomini le porte della salvezza, similmente al Cristo. Le rune, pietre magiche, sono le porte della conoscenza superiore. Esse si ridestano quando Odino le immerge nel sacro idromele (per noi il vino della messa, segno della rinascita che viene dalla morte) così esse possono rivelare il loro mistero agli uomini. Attraverso la loro potenza, la conoscenza trascendente si apre all’umano, si fa messaggio rivelato. Il simbolo sacro è ponte verso la dimensione divina.
L’urlo di Odino rompe il silenzio primordiale, è la vibrazione preumana, il suono cosmico che mette in essere l’essenza del mondo. Al grido corrisponde la runa della bocca: OSS, (os in latino) da cui ANSUZ, il dio che parla come la vibrazione originaria. La creazione diventa rivelazione, essenza insostenibile che fa urlare, esplosione del divino sovrumano che si rivela nell’uomo. La parola del dio è VERBO, potenza creatrice, declinazione dell’universo. L’uomo che sacrifica il proprio corpo con l’isolamento e col digiuno, che annulla la propria mente, ponendosi in stato di incoscienza, che perde il radicamento alla percezione terrena, e si sospende all’albero del cielo, riceve, come in un’illuminazione, Verità e Conoscenza.
Odino è l’archetipo dello scopritore della Verità Sapienziale, che non può essere espressa in parole ma manifestata in simboli, chiara all’occhio dell’INTUIZIONE, che vuol dire ‘presa diretta della Vera Realtà’, da intueor = penetro nel Profondo, ‘leggo in Dio’.

Dice l’Edda poetica islandese (1200 circa):

Io so che pendetti dall’albero esposto ai venti per nove notti intere da lancia ferito e consacrato a Odino, io stesso a me stesso, su quell’albero che nessuno conosce da quali radici cresca.
Nessuno mi dette pane, nessuno il corno per bere. Guardai verso il basso; raccolsi le rune, urlando le presi. E caddi da lì.
Nove carmi giganteschi, carmi magici, io appresi da quel glorioso figlio di Spina-di-Male (BOLBORN).
E bevvi un sorso di quel prezioso idromele attinto da ODRERIR
“.

ODREDIR è il pozzo sacro del sapere assoluto, simile all’AKASHA indiano, l’archivio dove è tutto ciò che è.
La conoscenza è data da BOLBORN=Spina-di Male, il gigante nonno di Odino (Bol è il male, la disgrazia; Born è la spina, nome della runa dei giganti TURISAZ). Altrove si dice Pozzo di Mimir, cioè pozzo della memoria, archivio del sapere. MIMIR è un gigante figlio di giganti, custode delle sacre rune e del sacro idromele, da lui vengono la poesia e la sapienza, la magia e la profezia. Egli è il guardiano della memoria universale.

Giù nei piu’ profondi abissi io scrutai, finché non scorsi le rune. Con un pianto dirotto le afferrai, poi stordito e privo di sensi caddi.
Acquisii benessere. Ed anche saggezza. Io crebbi e assunsi gioia dalla mia crescita. Da parola fui guidato ad una parola, da un’azione a un’altra azione
.”

Ecco l’archetipo del dio sacrificato che muore e risorge, e dall’abisso del sacrificio supremo attinge una conoscenza gloriosa.
Il frassino o tasso è l’Albero cosmico, l’Asse del mondo, che permette la comunione tra terra e cielo, come la verticalità della Croce, la betulla tungusa, lo stupa indù a tre piani, la piramide a gradoni azteca o il palo totemico amerindo, lo Zed o Jed egizio. Indica il transito, l’ascesi interdimensionale, il ponte. Sulla piattaforma magica degli incantesimi il druido pratica il SEIDR, la trance, uscendo col suo corpo astrale dal corpo materiale.
Odino è ‘vento’, il suo albero è ‘ventoso’, esposto alla furia divina, il pneuma greco, il soffio vitale, il grandioso vento cosmico, la potenza della conoscenza, come dice la Bibbia, “lo spirito di Dio aleggiava sulle acque”,.
Anche i Veda conoscono questo vento, VATA, “la vita degli dei, il germe del mondo”, energia cosmica che nessuno sa dove nasca né da dove provenga, grande energia creatrice, “E Dio “soffiò” su quel fango e nacque l’uomo”, alito che origina il mondo.
(In una comunicazione medianica attraverso metafonia fu chiesto a una radio chi fosse Dio. Nel silenzio si sentì un gran vento e, una voce echeggiante e paurosa disse “Io sono il silenzio dei mondi”.)

Dalle radici sconosciute che affondano nel cielo, il Dio ridesta la potenza della Conoscenza, i 9 canti possenti, le vibrazioni dell’Essere. Dal silenzio primevo che è nel grembo del pre-Essere la vibrazione cosmica, il vento cosmico, crea i 9 mondi, le pieghe dell’Universo.
Odino apprende i 9 canti dal gigante MIMIR, Memoria del mondo, custode del pozzo della conoscenza, ma, per apprenderla, Odino dovrà sacrificare un occhio, la vista terrena, per aprirsi alla vista celeste. La cecità è un segno divino. Nel mondo greco gli indovini come i grandi poeti sono spesso ciechi, Tiresia, Omero..in tempi più recenti Borges… Alla chiusura della percezione fisica corrisponde l’apertura del canale sovrafisico, necessità di chiudere il fuori per aprire il dentro, che persino il Dio deve autoimporsi per intraprendere l’avventura della Conoscenza.
Ogni runa è un’energia e possiede una potenza terribile che può evocare quella energia. I GIGANTI rappresentano quelle energie, esseri primevi, conoscitori assoluti e padroni di ogni distruzione. Come nella cosmogonia greca, prima vennero i GIGANTI, poi gli DEI, infine fu creato il mondo degli uomini. I GIGANTI sono le grandi forme arcaiche del mondo preumano, i detentori dell’arcana sapienza di cui MIMIR custodisce la fonte. Odino è il dio-sciamano che ricrea il mondo attraverso la parola e apre alla conoscenza mistico-intuitiva la via del poeta e del mago. Chi si conosce può conoscere in quanto è il dio che in lui riconosce se stesso. L’anima, scintilla divina torna a se stessa, riconosce in quanto ricorda, torna alle proprie origini celesti, sviluppa da se stessa la creazione del mondo.
Dunque RUNA è mistero, iniziazione segreta, conoscenza cosmica, imperativo magico

Da un punto di vista linguistico una prima assonanza della parola Runa è con l’irlandese run= mistero, l’inglese runian= sussurrare, il tedesco raunen= mormorare. Anche le delibere politiche segrete dei capi celtici sono RUNES e, nel primo cristianesimo irlandese, è RUNA il mistero dell’Eucarestia. Un’altra lettura è l’irlandese veru=protettore, come l’URANO greco o il VARUNA indù.
Le rune evocano poteri, sono una conoscenza sacra, dove ciò che si conosce diventa, per questo le rune serviranno alla divinazione o modificheranno gli eventi. Solo pochi Druidi conoscevano il segreto delle rune e lo trasmettevano agli eletti oralmente in segreto (misteri da miste=colui che tace). Gli erilaR (poeti iniziati) sono i depositari del patrimonio prezioso e non possono dire ciò che è loro affidato, la verita’ rivelata delle RUNE che discende da Odino che le ha avute da MIMIR, che le ha avute dai GIGANTI, che le hanno avute dalla conoscenza primordiale di tutte le cose. Recita una pietra svedese: “ginarunaR“, le rune sono ginn; ginn è ciò che è vasto, potente, immenso. Jinn è, nel mondo islamico, una potenza sovrumana, angelica, il genio della lampada.
Tacito ci racconta che i Germani prevedono la sorte tagliando un ramo da un albero da frutto in pezzetti, vi tracciano dei segni e li gettano a caso su una veste candida. Il sacerdote, pregando gli dei col viso volto al cielo, ne prende per tre volte e li interpreta. Nella Pietra di Noleby del 600 d.C. e’ detto:”RUNO FAHI RAGINAKUNDO”: “Le rune dipingo che discendono dagli dei”. Dove sono incise o dipinte le RUNE? L’elenco è infinito.

Sugli zoccoli dei cavalli che tirano il Sole
Sulla lingua del dio della poesia
Sulla spada di Odino
Sull’inizio del ponte che unisce il mondo degli dei a quello degli uomini
Sul petto di Sigfrido che lotta contro il drago Fafnir
Sulla mano della levatrice
Sulle orme dei piedi per guarire il doppio animico
Sulle tavolette della birra
Sulle unghie dell’orso
Sulle unghie del lupo
Sul rostro e sulle ali sanguinanti dell’aquila
Sul becco della civetta per recare il malaugurio……

Ognuno dei mondi viventi ha un dio custode delle RUNE, AESIR, elfi, nani, giganti, umani….Prima esse vanno incise, poi sono dipinte di rosso, sangue o cinabro o ocra bruna, ed è la pittura che crea la magia, sangue dell’uomo che entra nel sangue del dio, altro grande archetipo sacro di vita, potere e trasformazione, poi sono immerse nel sacro idromele per destarle, cioè sono immerse nell’alterazione della trance, ma “nessuno incida RUNE| se non è capace di interpretarle”. Dunque solo il veggente è il signore delle Rune.

Ellemire Zolla, studioso di sistemi religiosi, scrive:
Tutt’insieme una runa era un mistero ed una conoscenza, un segno ed un effetto, una lettera alfabetica ed un numero, un aspetto del cosmo ed una divinità. Le rune erano le segnature degli oggetti, la loro forma essenziale e sintetica, la formula della loro energia specifica, del loro ritmo. Ritmo identico, e dunque una medesima runa, hanno tutti gli svariati oggetti d’una serie o catena dall’eguale vibrazione; una particolare stella, un minerale, una bestia, una divinità, una pianta, una parte dell’uomo, partecipando ad una certa forma ritmica vengono designati, evocati da una figura runica corrispondente“.

La runa è un archetipo, suono del mondo, modalità dell’energia universale.
Essendo una imposizione all’energia, con le rune si fanno incantesimi d’amore e di odio, ci sono rune di guerra, di morte, di salvaguardia, di evocazione. Ci sono incantamenti che pietrificano il nemico al sorgere del sole. E’ con le RUNE che il giovane KON calma i flutti, placa il fuoco, comprende il canto degli uccelli, ha la forza di 8 uomini. Nella saga dei Nibelunghi la Walkiria elenca a Sigfrido i poteri delle RUNE. Esse spezzano le catene, placano gli animi, infondono il sonno, cacciano le streghe, resuscitano gli impiccati, danno l’invulnerabilità… Nelle saghe l’eroe traccia le rune della protezione col proprio sangue e le accompagna col canto magico. Vibrazione di sangue, vibrazione di suono.
Le rune sono forme di potere. Anche presso i sudanesi Bambara, tutto comincia con una parola inespressa “KO”, la parola primordiale di Dio, poi vengono i suoni primordiali di “acqua, fuoco, terra, aria..”
Le rune sono le forme primordiali del mondo, gli elementi della creazione.
Per un primitivo la parola è soffio, principio vitale, cosa, non è segno che esprime la cosa, ma è la cosa stessa. Il linguaggio ha sostanza materiale. La parola è vibrazione che modifica l’energia. Nella lingua akkadica ‘essere’ e ‘nominare’ sono sinonimi. Il nome è il nominato.
Le donne celtiche non potevano pronunziare il nome del marito o del suocero, perché pronunziarlo equivaleva ad aver potere su di lui. Così oltre al nome di gruppo esisteva il nome segreto e chi lo conosceva poteva fare del male al suo possessore.
I popoli antichi distinguono un linguaggio comunicativo e un linguaggio rivelato che è manifestazione e rivelazione del sacro, è partecipazione del creare. Nella vera lingua, che è la lingua degli iniziati, ogni parola è frammento di sapere magico, rivela l’intima e segreta essenza del mondo, il suo ordine segreto, per cui pronunziare il nome significa evocare la cosa o dominarla.

Vediamo alcune di queste rune:

FEHU
la forza feconda (vitale=EROS)- l’energia che produce tutte le coseil creare- il nascere- come la Genesi, il silenzio delle origini.
E’ nella serie runica della famiglia di FREYR, signore della terza funzione, della fertilità e del buon raccolto, della pace e del piacere, dio priapeo, con un membro enorme come il fallo dionisiaco portato in processione dalle Baccanti o il lingam indù. E’ la prima RUNA.
FREYR (al femminile FREJA) è il re-sacerdote dell’età dell’oro, che dà pace e benessere al popolo. Sua è “la capacita’ di far crescere”. Da lui discendono i re arcaici, portatori della forza divina, come il re miceneo pastore degli uomini col manto di toro e corna, che è responsabile della fecondità del suolo e della riproduzione degli armenti. C’era un luogo sacro detto Tara che era il centro cerimoniale, centro dell’area sacra che consacra il matrimonio del re con la terra. Quando il re si rende indegno (vd. l’Edipo greco o Artù decaduto) la terra muore. Nelle saghe del Graal (tra il quinto e il sesto secolo), quando il re si separa dalla fonte arcana del suo potere (la coppa sacra del Graal che è nella terra di Avallon), cioe’ dall’energia che lo consacra, la sua terra diventa desolata.
FREYR è l’EROS, è l’islandese frija’=amare, l’inglese friend=amico, il tedesco Freud=gioia, ha una gioiosa controparte femminile, FREJA. (islandese frijoa=procreare, sanscrito pri=amore, tedesco Friede=pace, freedhom, islandese fridr=pace e amore).
La runa indica un uomo con le braccia levate al cielo, verso Oriente, l’alba del mondo, la nascita delle cose, il primo tempo, l’inizio.
FEHU è l’età dell’oro, la pienezza spirituale, l’era in cui la conoscenza ha un’anima, e il sapere è un potere consacrato dallo Spirito. Dopo venne la caduta, e gli uomini vissero per riconquistare il tesoro, il giardino, l’Eden. La nostra è una storia di diseredati, il mito di una caduta, della perdita del Paradiso. L’età dell’oro celtica è simbolicamente sospesa nella Terra Iperborea o Isola Bianca, dove si giunge dopo la morte e dove solo pochi, come Artù o Lohengrin, possono penetrare. Essa è la terra dei Morti e dei Vivi, esiste ma è celata alla vista, luogo dell’immortalità separato da chi e’ nel mondo mortale. E’ Avallon o la Terra dei Pomi, la terra magica dove è occultato il Graal. Tutta la ricerca del Graal è ricerca dell’unione col divino.
Fehu è il primo tempo del mondo ma è anche il tempo prima del mondo, Dio prima della creazione, il silenzio delle origini. E’ il soffio non ancora parola, delle origini, il Verbo inespresso, la potenzialità dell’Essere primevo.
FEHU è anche l’incubazione sacra, il silenzio rituale dei 9 giorni di Odino appeso all’albero, silenzio iniziatico dello sciamano che induce lo stato alterato di coscienza per saltare in nuovi mondi, periodo di deprivazione.
FEHU indica anche il tesoro mitico. La conoscenza è ricchezza. E poiché la ricchezza dei Celti, il massimo tesoro o patrimonio del popolo erano cavalli e pecore, indica anche il bestiame, la proprietà primaria. Da cui in latino pecus= bestiame, pecore e pecu= ricchezza (pecunia).
Là dove vuole augurare benessere e ricchezza, il druido incide il segno magico FFF, ripetuto 3 volte.

URUZ
corna di toro- forza aggressiva
il primo momento della creazione
il fuoco o CAOS

Dopo il silenzio delle origini viene il CAOS, URUZ il fuoco.
Anche nel mondo greco il caos è la potenza del fuoco e della guerra.
Eraclito diceva: “Il fuoco è l’immagine del mondo”, “La guerra è la madre di tutte le cose”; “Questo mondo è e sempre sarà un’eterna fiamma”.
UR è la pioggia bollente, il luogo infuocato e umido, la terra nella sua fase iniziale quando il magma bollente sprigionò i vapori rossi che si riversarono di nuovo su di esso in piogge soffocanti. UR rappresenta l’energia aggressiva del mondo. La vita nasce da un crogiolo di fuoco e vapore, in questo luogo caotico iniziale si formano correnti di energia che, separandosi, danno luogo ai tre mondi.
L’EDDA chiama queste forze “fiumi battuti da scrosci di pioggia“.
Dunque il fuoco, il rosso fuoco, il grande toro rosso di Creta, Urus= il toro selvaggio, gli URI, tori mitici grandi come elefanti; i Vichinghi che portavano corna di toro sugli elmi come il re di Creta e ritenevano sacro il toro.
In India la guerra è INDRA, dio della seconda funzione, il Toro celeste (come il bue API) e ha le corna.
In Grecia corrisponde al rosso Marte, dio della guerra, e a Vulcano dio della metallurgia, dei metalli che si sciolgono alchemicamente nel fuoco.
I GIGANTI sono le energie elementari della terra primordiale, strutturata da fuoco, vulcani, esplosioni, ribollimenti, quando all’origine del pianeta le forme cominciano a coagularsi dal caos iniziale. I GIGANTI rappresentano le immani e primigenie forze naturali. Ma sono anche la SAGGEZZA DELLE ORIGINI. Un doppio archetipo, che da un lato è energia scatenata e dall’altra tesoro sapienziale.
Il Gigante celtico è accostabile a SATURNO, dio dell’età dell’oro e della sapienza, 6° pianeta, dio del ventre della terra come della sapienza superiore.
URUZ è la runa magica che dà la vittoria in guerra, i Celti la incidono su una lancia, è la runa di Odino invincibile, che paralizza il nemico col “laccio degli eserciti” come fanno con la saetta Zeus o l’inquietante Varuna indiano.
URUZ è il caos non ancora dominato dal volere del dio, l’Oceano primordiale, la Caldaia Tonante.
Sotto la Caldaia Tonante giace incatenato LOKI, dio del Male, l’intelligenza negativa del mondo, un serpente terribile e dissolutore che rode le radici dell’albero della vita. URUZ è la runa degli istinti scatenati.

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ANSUZ
qui il dio parla e forma il mondo. La comunicazione divina che crea le cose o rivela all’uomo, questa è la runa messaggera: il dio ti parla. Loki è come Mercurio che porta il messaggio del cielo. La runa mostra un dio con le braccia abbassate verso la terra e gli uomini. E’ il divino che comunica con l’uomo. Come nella Bibbia, al Dio della Genesi, Elohim, o Dio della creazione, succede Emanuel=Dio con noi.
Os=anglosassone, bocca, ostia=il dio che entra in bocca. In sanscrito asu=soffio vitale.
Il silenzio iniziale è rotto dal Caos, ma il Caos è organizzato dalla parola divina. Il Caos si separa in acqua e fuoco, dalla loro tensione nasce il SUONO, l’urlo di Odino; come nei Veda, il mondo nasce come una enorme vibrazione. Il Suono Primordiale è il primo sacrificio del Supremo. L’Unità si autolimita emettendo un canto che è LUCE:
Nei Veda “Dalla bocca di Atman nacque la Parola, da essa balzò fuori il dio Agni, l’Ariete del sacrificio come Odino che è il dio che si sacrifica.
Questo passaggio dal silenzio primordiale al Canto (mantra indiano, vibrazione dell’essere molteplice) è detta in India “Apertura”. Apertura diventa creazione o conoscenza.

TURISAZ
la spina, il male, il demone, energia distruttiva. E’ la runa dei GIGANTI (thorn=spina, thurs=gigante, thorr=uccisore di giganti). TURISAZ è la runa del mondo germinale e oscuro, dei giganti, delle orche, delle streghe, degli spettri.
Il suo logo è il pungiglione dello scorpione. Turisaz è la magia nera degli incantesimi d’amore. Chi è colpito da questo pungiglione (la freccia di Eros) è ammaliato e incantato. Questa runa viene da LOKI, il padre delle streghe e della magia nera. LOKI costruisce la verga della sventura e la segna con questa runa, riposta presso SINMARA, la dea del male. Presso gli Indù MARA è la forza del male, che tormenta Siddartha, il Budda, con le sue figlie. In Grecia abbiamo le PARCHE, le MOIRE, che tessono il filo della vita e della morte, Mara come mors = morte, in latino. In slavo, mora è strega, in russo spettro, in lituano peste.
I vampiri assetati di sangue sono chiamati SINMARA, anche qui è il gallo che segna il ritorno della luce a scacciarli. L’arma malefica di SINMARA è chiusa nello scrigno dalle 9 serrature, perché può legare magicamente i 9 regni con lacci nefandi.

RAIDO
viaggio del sole o moto della folgore, viaggio dell’anima o incantesimo, viaggio, ruota, carro, sole, suono-luce, indica una folgore o saetta, rimbombo e lampo, è il carro del sole tirato dai cavalli, la cavalcata divina attraverso i cieli. Cavallo e carro sono simboli solari in molte culture. Da questa parola l’islandese reid= ruota, il latino rota, ogni movimento circolare e ciclico (vedi il chakra indiano), che è anche vibrazione, turbine, musica.
In inglese rad=musica, in islandese radd=suono o parola. Raddmadr è colui che è dotato di forti capacità vibrazionali (raido=rabdo=rabdomante).
In Egitto RA fu il dio del sole. In sanscrito SVARA è luce, swar è suono. Tutto è connesso: suono-luce-ruota. La bocca divina (Verbo) crea il mondo come vibrazione che è insieme luce, suono e vibrazione rotante di energia (non diversamente dai Veda). Ma il carro è anche il carro da guerra. Il santo celtico è anche l’eroe, il guerriero che immola se stesso per il suo popolo. Le Valchirie scelgono gli eroi caduti sul campo di battaglia per portarli nel Paradiso o Walhallah. Il nome delle valchirie viene da valr= caduto e kyosa= scegliere.
Dunque Raido è l’eroica runa della guerra e la sua vibrazione è la percussione del tamburo che esalta il furore eroico ed è anche lo strumento sciamanico per eccellenza, a volte fatto proprio di pelle di cavallo, tanto da essere chiamato ‘il cavallo dello sciamano’. Cavalcando il suo suono ritmico, lo sciamano può cadere in trance e liberare il corpo astrale che può penetrare nell’Al di Là. Così gli antichi Druidi si stordivano con canti e percussioni. Il cavallo ottopode di Odino rientra in questa metafora del viaggio sciamanico. Rida indica cavalcare ma anche il penzolare dell’impiccato, Odino si impicca all’albero del mondo che diventa il suo destriero per l’illuminazione. Così la betulla è il cavallo dello sciamano tunguso.

Chiudo con una frase di Proust:
“Il vero viaggio della scoperta consiste non nel cercare nuovi paesaggi ma nell’avere nuovi occhi”

NOTE

1)
I ritrovamenti della prima eta’ del ferro sono in Austria e Svizzera, (necropoli di HALLSTATT in Austria), altri sono nei Balcani, in Francia e Spagna (VII sec. a.C., fino al V).
Ad Hallstadt trovarono popoli palafitticoli che lasciavano i loro villaggi quando le piogge alzavano il livello dei laghi. Ma le tribù di guerrieri a cavallo erano più evolute e con armi di ferro e costruirono roccaforti in pietra sulle alture, e necropoli a tumulo per i loro capi. Hallstatt fu scelta per le sue miniere di salgemma, tanto prezioso da servire come moneta. Qua fu trovata una necropoli con 2000 tombe (tutte di adulti, nemmeno un bambino), la tomba di una principessa seppellita insieme al suo carro e il più grande vaso metallico mai trovato, un cratere di bronzo alto più di m. 1,5 dal peso di 208 kg.
Dopo il quinto secolo ecco un ritrovamento della seconda età del ferro a LA TENE, presso il lago di Neuchatel (sul corso medio del Reno, Champagne e Marna).

2)
In certe feste fisse (1° maggio, 1° agosto, 1° novembre…) nobili e re si riunivano in grandi assemblee, per reclutare soldati, fare leggi, sentenze e matrimoni, e tenevano concorsi di musica e poesia, veri festival in cui Fili si esibivano.
I miti celtici presentano un mondo analogico, con una struttura ordinata come una scacchiera, simbolo frequente; dei ed eroi si muovono su quadri regolari di corrispondenze. Vi è un mondo, un re, un anno, una forma cosmica, anche se l’Al di Là è pronto a irrompere creando caos. Il mondo è un mandala quadrato (come nella tradizione cinese) con 4 direzioni e 4 regioni. Nella scacchiera c’è sempre un centro sacro, una quinta dimensione mistica, che è lo stesso Al di Là, rappresentato nella tradizione irlandese da TARA, la sede dei nobili e del re. Ogni paese ha il proprio centro, che nel corso del tempo si sposta e cambia, seguendo i confini tribali.
La tavola degli ARTS o punti cardinali segna i venti e i colori, come i 4 dei toltechi o le 4 energie cinesi: Nord=nero, Sud=bianco, l’Est rosso, Ovest= verde. La direzione è quella DEOSIL, il senso orario, procedere in senso antiorario era infausto e ai re era proibito di fare il giro della loro terra senza seguire il senso orario. Il concetto della direzione sacra si conserva tutt’ora nei moderni pellegrinaggi cattolici in Irlanda, attorno ai luoghi o tumuli di pietre venerati e sacri alla memoria di un santo celtico o di un dio i pellegrini circolano sempre ‘deosil’, recitando preghiere. Anche in India si gira attorno allo stupa in senso orario.
Miti e leggende gaeliche narrano le storie di re e eroi, come FINN IL BELLO e suo figlio OISIN, che erano guerrieri, veggenti e poeti. Il ciclo feniniano ebbe una fama eccezionale e ispirò il ciclo di re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda. Per quanto la cultura inglese sia stata invasiva, gli Irlandesi hanno conservato un patrimonio antichissimo di canti e leggende, e sono vive molte credenze come quelle nelle entità della terra e dell’aria, fate, gnomi e folletti. In epoca romantica (1800) l’Europa cominciò a entusiasmarsi per queste antiche saghe e molti poeti cercarono di imitarle, come lo scozzese Macpherson con i Canti di OSSIAN (=Oisin).
Il re Cormac apprezza Finn e lo nomina capo di vari eroi, riuniti in FIANNA. Finn è fortunato in guerra ma non in amore, si innamora di Grainne, figlia del re, ma la bella fugge con suo nipote ed egli li cerca lungamente. L’amore infelice è, con la guerra vittoriosa, un tema fisso delle saghe celtiche (similmente al ciclo carolingio di Orlando o a quello bretone di re Artù). Ossian è amato dalla figlia di un dio marino che lo rapisce. Solo ogni 300 anni egli può tornare a questo mondo su un destriero magico ma ridiventando vecchio e cieco. (Questi temi furono ripresi da YEATS e JOYCE.)
I Celti ci hanno lasciato una sterminata letteratura fantastica di miti, leggende e saghe, di essa parte si perse, parte cominciò a essere scritta dopo il 1000 d.C. agli amanuensi. Solo a Dublino i grandi manoscritti di pergamena copiati dai monaci, riempirebbero 20 000 pagine stampate. Il cristianesimo portò la scrittura e i monaci stesero il ricchissimo patrimonio letterario che si era accumulato per secoli, ma spesso senza capirlo, sciupando la forma poetica, riassumendo o censurando. Tra il 7° e l’8° sec. d.C. l’Europa romana crollò sotto le invasioni barbariche ma l’Irlanda restò un’isola felice, il nucleo cristiano più vitale dell’Occidente, e da essa partì la grande ricostruzione monastica che riorganizzò culturalmente e religiosamente l’Europa. Poi, nel 9° sec., arrivarono i Vichinghi che distrussero monasteri, scriptoria e laboratori di miniatura. Altri mutamenti ci furono nel 10° sec. quando il gaelico parlato si evolse e i copisti non compresero più gli antichi passi.
Il ciclo leggendario (20.000 pagine solo a Dublino) si distingue in
-una parte mitologica (leggende sulle caverne e i laghi e il popolo della dea Dana, le stirpi soprannaturali, la magia, gli incantesimi, le metamorfosi, le battaglia vinte con sistemi occulti)
-le leggende dell’Ulster (o imprese dei primi re precristiani)
-le leggende feniniane o storie dei Fianna, bande dei guerrieri, figli di re o giustizieri, con i loro codici di onore. Per entrare in un Fian si doveva superare un rito di iniziazione che comprendeva prove di coraggio, poetiche, magiche e sapienziali\-infine storie delle case regnanti.

3)
Un filone leggendario, cui sembra rifarsi il popolo dei Danaan, è quello della mitica Atlantide di cui parla Platone nel Timeo e Crizia. Atlantide sarebbe stata un’isola immensa, un vero continente più grande dell’Africa e dell’Asia messe insieme, là dove ora si apre l’Oceano Atlantico. Crizia racconta che il saggio Solone visitò l’Egitto e seppe dai sacerdoti che il mondo aveva avuto vari cataclismi che ogni volta avevano distrutto le sue civiltà. Una di queste era stata a Atlantide, che era stata ricchissima e aveva fatto scoperte grandiose. Ma in un solo giorno e in una sola notte era scomparsa, sprofondando nell’Oceano.
Sull’epoca di sparizione di Atlantide abbiamo solo leggende. Forse fu una grande civiltà evoluta che sarebbe scomparsa o per una catastrofe sismica (maremoto- terremoto) o per un’esplosione nucleare. Eventuali superstiti avrebbero portato ai paesi europei parte delle loro scoperte, stimolando la costruzione di opere stupefacenti senza lasciare pero’ un’eredita’ scientifica scritta. Il mito viene riprese ogni volta che non si riesce a spiegare l’origine o le capacità di un popolo antico. Purtroppo di Atlantide abbiamo solo cenni mitici e le famose mura di macigni ritrovate nel triangolo delle Bermude non sono risultate altro che formazioni geologiche naturali.

..
Curiosita’
I disegni delle rune divennero col tempo complessi motivi intrecciati che furono poi ripresi nella fitta lavorazione dei maglioni irlandesi. Questi motivi compaiono su oggetti venduti oggi ai turisti, o sui tatuaggi o disegni sulla pelle.
I Celti inventarono i pantaloni e le lane scozzesi. Ogni tipo di disegno scozzese contrassegnava un clan e lo fa tutt’ora. Solo i membri di un clan possono indossare il Kilt, il tipico gonnellino scozzese. Anticamente era realizzato con un pezzo di stoffa lungo abbastanza da essere poi appoggiato sulla spalla (dopo essere stato arrotolato intorno alla vita). Il kilt viene oggi associato all’indumento tradizionale delle Highlands scozzesi, dove viene realizzato in tartan ed è solitamente indossato insieme ad uno sporran, cioè una borsetta di cuoio utilizzata per trasportare denaro. Questo indumento, nel folklore comune, era ed è portato rigorosamente senza niente sotto, ed è utilizzato tuttora come abito da cerimonia.
Nel nostro Natale persistono molti elementi celtici, rimasti nella forma ma scomparsi nel significato: l’albero di Natale, il sempreverde che simboleggia il solstizio d’inverno e la ripresa della luce, le corone verdi con nastri rossi che si mettono sulla porta in segno di buon augurio, le corone di alloro che si usano sui monumenti ai caduti e loro campanellini che richiamano il canto degli uccelli dell’isole di Shannon, il vischio sotto cui ci si bacia a fine anno…
Il vischio era considerato sacro per la sua capacità di individuare i punti patogeni, poi non spunta dal terreno ma è un parassita della quercia e sembra nascere dal cielo, le sue bacche si sviluppano in nove mesi proprio come il feto umano e si raggruppano in numero di tre, numero sacro. Era associato alla luna piena e si dice che i Druidi salissero sulla quercia per staccarlo durante il plenilunio quando la sua energia era massimo, facendolo cadere in un mantello bianco, senza toccarlo perché le mani avrebbero scaricato il suo potere, e lo staccavano chi dice con un falcetto d’argento, metallo lunare, chi con un falcetto d’oro, metallo solare, in entrambi i casi amagnetico (vedi radiestesia).
Il “ciocco” di Natale, di solito di olivo, betulla o molto più frequentemente di quercia era spesso associato alla divinità del tuono con la convinzione che proteggesse la casa dai fulmini . Molti ancora erano i suoi poteri, per esempio, le sue ceneri erano disperse nelle campagne per renderle più fertili.


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10 commenti »

  1. ho letto milioni per ^così dire^ pagine di scritti su spiegazioni interpretazioni fantasie
    questa a mio parere è quella cui siavvicina alla realtà.
    mi piacerebbe conoscerne la provenienza!!!!

    by jd

    Commento di jonathan — ottobre 4, 2008 @ 9:07 pm | Rispondi

  2. Caro Jonathan
    Quale provenienza cerchi? La bibliografia? Troppo lunga da mettere sul web. Per il resto, hai il mio nome e l’indicazione del mio blog, dove puoi trovare altri argomenti similari mescolati alla politica attuale o ad argomenti di attualita’, come Il tempio di Luxor (593), o l’I Ching (587), o la Radioestesia (660-603-679, 683-691, 699, 797,708 e altre), o Il clima e le pietre di Ica (258) o Nostradamus (790), o Gli aborigeni australiani (513).. . Qui e’ stata fatta una ricerca prevalentemente filologica comparata, cioe’ cercando l’etimo e le analogie tra vocaboli presenti in culture diverse, nel presupposto junghiano che l’inconscio collettivo si esprima con simboli e anche termini simili. Cos’altro desideri sapere?
    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — ottobre 5, 2008 @ 7:34 am | Rispondi

  3. Parole, parole, parole e pochi fatti. E poi ci vuolgono buone conoscenze storiche altrimenti capita di sentire che dopo che i Galli vennero SOTTOMESSI da Cesare, altre tribù continuarono a marciare su Roma. Ma quando, ma dove hai letto queste enormi sciokezze.

    Commento di Manfred — ottobre 11, 2008 @ 11:37 pm | Rispondi

  4. Quello dei Celti è n mondo che mi appartiene intimamente (forse il sostrato pre celtico, più che i celti, ossia il popolo della dea Dana). Penso che ci siano dei ricordi ancestrali che riaffiorano, ma per quanto mi riguarda sogno-vedo-ricordo un mondo strano, non primitivo.
    L’esoterismo. Per quanto ne capisco, ed è uno dei miei rovelli, noi siamo di fronte a nodi paralleli che si dipanano a volte insieme, a volte separati: la spiritualità, l’enigma, la riscoperta di antiche sapienzialità.
    L’esoterismo è la ricerca di antichi segreti, dell’enigma, di ciò che si nasconde sotto il velame, posto il principio che ci siano degli enigmi, dei segreti, ecc. ecc. che vengono da lontano.
    Non lo confonderei con l’area del parapsicologico o paranormale, che è sul confine dell’esoterismo, ma si apre ad altri aspetti della realtà. L’esoterismo, per quanto ad una mente scientifica possa sembrare strano, è di fatto razionale. L’esoterismo può essere alleato e strumento della spiritualità, ma a volte può anche portare a strade deviate, a follie di onnipotenza (vedi Hitler).
    La spiritualità è, io credo, il tentativo dell’uomo di collegarsi con la sua essenza più vera per appercepire l’Uno/a-Tutto/a, per camminare sulla retta via (ossia quella che è la più breve per compiere il cammino del Karma), per raggiungere l’equlibrio, per capirsi e per capire: per conoscere il proprio nome, ossia il proprio codice, la propria nota e suonare, in armonia, con il concerto universale.
    Esoterismo, parapsicologia, psicologia sono strumenti, ancelle della spiritualità. Quando vogliono camminare da sole, ergersi a scienze autonome si inaridiscono o, a volte, persa la retta via, l’equilibrio, la “giustezza”, Maat, creano mostri.
    Spero di essere stato chiaro. Ma non è necessario che la mia definizione sia pertinente.
    Quel mondo che sogno-vedo-ricordo, è un mondo nel quale, forse, si sono usate male alcune conoscenze, ma dovrei descrivertelo per capire se è solo una fantasia di chi ha una mente fervida o se è effettivamente un pezzo di vita che riaffiora.
    Buona giornata. Silvano

    Commento di MasadaAdmin — giugno 1, 2010 @ 10:03 am | Rispondi

  5. Complimenti per quanto hai scritto.

    Solo alcune osservazioni.

    Condivido quanto ipotizzi su Atlantide. La leggnda di Ys viene da taluni associata ad Atlantide, la mitica civiltà che abitava le sette grandi isole del mar d’Occidente. La città sommersa di Ys è nel canale della Manica ed è ormai appurato che quando il mare era più basso di circa 150 metri (glaciazione) una grande civiltà megalitica, pre celtica, era presente nella Britannia, che legava la Bretagna, la Gran Bretagna, le Orcadi, il mondo iperboreo e si estendeva all’Iberia e all’Irlanda.
    Il problema è capire cos’era questa grande civiltà megalitica e quali erano i suoi riferimenti culturali.

    I siti megalitici circolari sono probabilmente relativi a culti luni solari, o meglio, ad una sapienzialità legata al sole e alla luna.
    Più anticamente i siti megalitici avevano un orientamento stellare (e non erano rotondi). La civiltà della Dea non è luni solare, ma stellare.
    Anu = Aldebaran (Sumeri). Anu è il dio sommo e nei popoli pre celtici e celtici Ana, Anu è Dana, è la Dèa dei Tuatha de Danann.
    C’è dunque un legame con la costellazione del toro e non è un caso che nei cenotafi ci siano dei teschi di toro con l’occui rivolto vero la costellazione.
    In Hadingham, I misteri dell’antica Britannia, Newton, a pagina 98, si cita la teoria di Norman Lokyer, secondo la quale esisteva nel 2002 a.C. un “Culto di Maggio”, legato al primo maggio, quindi ad Aldebaran, sopresso intorno al 1600 a.C. da adoratori del solstizio, quindi del Sole, provenienti dall’Egitto o dalla Grecia. Il “Culto di Maggio” venerava il sorbo e il pruno, mentre gli adoratori del sole il vischio. Il “Culto di Maggio” dà origine ad un calendario con l’anno diviso in otto parti: solstizi, equinozi, primo maggio e primo novembre. Questo fa pensare ad Aldebaran (Toro) e a d Antares (Scorpione): l’uno in opposizione all’altro nello zodiaco. Antares, Anti hares, anti Horus, ossia Seth.
    Seth = Scorpione
    Horus= Toro

    Attenzione, non Horus, figlio di Iside e di Osiride, ma Horus l’Antico, il Lontano.

    Qui c’è un mondo da scandagliare.

    Molto interessante il tuo accostamento tra riti sciamanici e ritualità druidica.

    Condivido l’opinione che le rune siano segni di potenza. Ho avuto un’esperienza personale che puoi trovare nel racconto lungo: “Sui Campi Alti con Tar Ad Ginc”.
    Credo che le rune siano forme-pensiero, che determinano onde-forma (la radionica ha studiato questi fenomeni delle onde forma) e che siano, pertanto, già così come sono incise, potenti. Lo diventano ancora di più quando la parola, con la corretta intonazione, le rende vibranti e quindi capaci di sintonizzarsi con altre vibrazioni.

    Molto bello quanto dici sui mondi paralleli, ecc.

    Il Druida agisce sugli elementi, in quanto diventa gli elementi:
    è un cervo dai sette palchi,
    un salmone che risale alla fonte,
    una freccia lanciata nel vento,
    il grido di mille battaglie,
    la voce di un canto del cielo,
    lo scudo che ferma la voce
    e proprio per questo lui tace
    perchè la parole è potenza
    e chi non è degno sia senza.

    Hai citato l’Imbas Forosnai (scienza che illumina o grande scienza)
    Il dichetal do chennaib, rivelazione immediata
    Il teun, laegda o illuminazione del canto (il pollice in bocca)
    Il dlui fulla, gettare una pagliuzza sul viso di una persona per farla impazzire
    Il briamon snethraige, causa la morte
    Il glam dicinn è la maledizione (estemporanea o estrema)
    Il feth fiada o dono dell’invisibilità (caligine o velo di scienza), ecc.

    Riguardo a Dana.
    La popolazione bruna era probabilmente quella dei Pitti, ultimi eredi delle antiche usanze. L’invasione non tanto dei Gaeli, ma dei Sassoni li ha visti esercitarsi in un’estrema resistenza.

    Cessair è la progenitrice antidiluviana.
    Poi vennero quattro popoli:
    Partholon, la stirpe di Nemed, i Fir Bolg e i Tuatha Dé Danann.
    Tutti hanno toccato il suolo d’Irlanda nel giorno di Beltane, ossia alla levata eliaca di Aldebaran.
    La stirpe di Partholon è estinta.
    Le altre tre sono imparentate tra di loro.

    I Tuatha Dé Danann (vedi Alwin e Brinley Rees, L’eredità celtica, Ed. Mediterranee) sono sono un popolo dai poteri prodigiosi, esperti in tutte le arti e supremi maestri di magia, discesero dal cielo avvolti in nubi scure, e sono descritti come il popolo più bello e più gradevole, dall’aspetto più piacevole, dalle vesti e dalle armi splendide, dalla più grande abilità nella musica e nel gioco, dalla mente e dal temperamento più dotati di qualsiasi altro popolo sia mai giunto in Irlanda. Ma erano i più coraggioso e ispiravano orrore e timore perché superavano qualsiasi popolo del mondo nella perizia in tutte le arti …. Sembra che siano discesi dal cielo grazie alla loro intelligenza e all’eccellenza della loro conoscenza. I Tuatha venivano da una terra di magiche conoscenze.
    Danann era chiamata la madre degli dei

    Chi erano i Tyatha? Cosa si nasaconde dietro al mito? Uomini di altri mondi? Atlantidei scampati al disastro? Altro?

    I Tuatha Dé Danann erano associati alla funzione sacerdotale, druidica.
    I Fir Bolg al governo. I nemed erano il popolo.

    I Tuatha Dé Danann si sono ritirati nell’Altro Mondo, nascosti dalle nebbie, ma non credo si possano identificare con il Piccolo popolo fatato, ossia con elfi, ondine, nani, gnomi, ecc.

    La nona onda è la più grande ma viene dai limiti più remoti del cosmo.

    Se il tre è elevamento a potenza (tre volte grande è grandissimo) il nove, ossia tre per tre è il tutto. La nona onda è quella che giunge dall’oceano primordiale, oltre il cosmo, ossia oltre l’ordine.

    Ci sarebbe da passare una vita a scandagliare questo mondo, che tu hai detto bene è mondo di poesia,
    di voce intonata,
    di grande memoria,
    di forte vittoria sul fato che siede
    e guarda chi riede
    e trasforma il lamento
    in un vero portento,
    che sogna la runa
    che vive la bruma
    che saggia la spuma di un mare incantato;
    ch’è vero peccato che sciolga la rima
    la prosa profana.
    La storia s’è persa.
    Sarà ritrovata se al cuore aggiungiamo
    la mano di fata,
    la mano che recita
    antiche poesie,
    che vibra coi mondi
    in antiche armonie.
    La mano felice di un tempo lontano,
    eppure vicino, se guardi col cuore,
    perché non è spento davvero l’amore,
    ma solo sopito in nere battaglie.
    L’amore ritorna, si fa manifesto
    e il Druida lo canta
    e non è più mesto.
    Finita è la strada di lutti e battaglie
    sorride la vita,
    si torna a gioire,
    la strada più dura
    è presta a finire.

    Silvano Danesi

    Commento di MasadaAdmin — giugno 1, 2010 @ 10:04 am | Rispondi

  6. Cara Viviana, riprendo la questione delle divinità pre celtiche. Nella mitologia bretone una donna sovranaturale ha da lunga data disputato il primo posto alla Regina del Cielo: la dea dell’acqua e dell’amore, rappresentata come sirena, sia con la coda di serpente, sia con la coda di pesce. Stando ad alcune interpretazioni (Gwenc’hlan Le Scouezec, Bretagne terre sacrée, Cop Breizh) la sirena con la coda di pesce è assimilabile alla fulva Dahud (la dea della Città sommersa di Ys), altra denominazione della fulva Morgana (nata dal mare). Dunque Dahud e Morgana sono due denominazioni della dea dell’acqua marina e dell’amore. Ahès (a volte associata a Dahud) è più verosimilmente associabile a Viviana, la dea dell’acqua dolce e dell’amore dalla coda di serpente (La dama del Lago del ciclo arturiano), della la Serpente.
    Esiste poi una Dea Madre chiamata Aieule, cristianizzata in Sant’Anna. E’ la detentrice del sapere ed è verso di Lei che deve volgersi chiunque desideri la conoscenza; Lei ha la memoria del mondo. E’ la Gran Madre del popolo, Mamm Gozh, la cui corona è costituita dalle pietre di granito rosa della baia dei doganieri di Peros Guirec. Per gli Irlandesi è Ana o Dana, la madre degli dei d’Irlanda, il Tuatha Dé Danann. Il ruolo di questa antichissima divinità, preceltica, le cui caratteristiche riconducono all’Egizia Neith (divinità predinastica del Delta del Nilo, detta la Libica) è anche quello di Madre dei Morti e di intermediaria tra i due mondi, quello della Luce e quello della Notte, quello della Terra e quello delle acque profonde, quello del Passato, della memoria, delle immagini e quello del presente, della vita, del concreto.

    Passo ad altro.

    Nel novero delle tue città oniriche, Bangkok cosa significa?

    Ho sognato ieri notte che ero lì, in una cittadina fatta di padiglioni (quindi artificiale), con vie dai nomi italiani. C’erano anche mio padre e mia madre e io stavo a letto, quando mio padre è entrato e si è coricato. A quel punto mi sono alzato per far posto a mia madre. Sotto di me, sul materasso, c’erano floppy disk che ho raccolto. Subito dopo mi sono trovato in bagno, sul cesso e un cameriere distinto, giacca verde, occhiali, farfallino al collo mi diceva di non mangiare qual che si vendeva tra le vie della cittadella, ma quel budino che lui mi aveva preparato, perchè era depurativo e costava solo 8 euro al giorno. Più tardi lo stesso cameriere mi ha condotto in giro per la città, quella vera, di pietre antiche, di antichi edifici, costruiti su banchi di roccia di tufo. Gli edifici più interessanti, diceva lui, sono quelli costruiti su banchi di tufo a forma di cuore.

    Buona giornata. Silvano

    Commento di MasadaAdmin — giugno 1, 2010 @ 10:05 am | Rispondi

  7. Ho visto il post ma non capisco perché mescolare le Rune con i Celti che non hanno nulla a che fare l’una con l’altra! Le Rune sono Vichinghe non Celtiche e i Druidi mai le hanno usate!

    Commento di D.Tennant — gennaio 1, 2012 @ 9:27 pm | Rispondi

  8. Caro Tennant
    Se proprio vogliamo essere esatti, si dovrebbe dire che le rune furono segni usati dalle popolazioni germaniche, come Angli, Juti e Goti e poi sparsi in luoghi lontani come l’Inghilterra e la Scandinavia. I segni runici compaiono nel centro Europa nel primo secolo avanti Cristo e poi arrivano in altri paesi. Alcuni segni nascono nel centro Europa, altri derivano dagli Etruschi. L’alfabeto runico si è differenziato poi nei vari luoghi aggiungendo alcuni segni dai 24 iniziali. In Scandinavia la scrittura originaria (fuþark) si ridusse a 16 segni. La parola fuþark è semplicemente l’unione dei primi sei caratteri. La serie vichinga, che tu citi, è la stessa serie anglosassone, che arriva a 33 segni, priva delle vocali. Nella tradizione è invalsa l’abitudine di parlare di rune celtiche. I Celti erano gruppi di tribù nomadi che venivano da est e attraversarono il centro Europa, finendo alcuni in Spagna e altri in Inghilterra. Portarono le rune con sé.
    Secondo Tacito, nella Germania antica, sacerdoti, capi tribù o paterfamilias praticavano sortilegi leggendo la disposizione di pezzetti di legno su cui erano dei segni, sparpagliati a caso su un telo bianco. Poi ci sono le varie leggende…Nessun studio o nessuna leggenda riferisce delle rune come prevalentemente vichinghe. Tra il V ed il VII secolo d.C., gli Angli, i Sassoni e gli Juti invasero la Britannia portandovi le rune e l’alfabeto degli Anglosassoni (Anglo-Saxon Runes) fu esteso a 33 simboli. Dal IX secolo d.C. le rune furono impiegate praticamente in ogni parte d’ Europa. I Vichinghi portarono le rune in Islanda ed in Groenlandia, le utilizzarono molto per rappresentare l’unione di sangue e razza all’interno di una famiglia o clan ma si limitarono a prendere qualcosa che avevano trovato altrove, non ne furono gli inventori.

    Puoi leggere:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Alfabeto_runico
    o anche
    http://www.lingue.uniba.it/dag/pagine/personale/lozzi%20gallo/MATERIALE%20DIDATTICO_07-08/Le%20rune.pdf

    saluti
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 2, 2012 @ 6:57 am | Rispondi

  9. RUNE
    Interessante, però troppo scientifica.
    E’ proprio vero, la storia appartiene a chi la scrive.

    Commento di Renzo Gamba — novembre 27, 2013 @ 5:32 pm | Rispondi

    • Ho tenuto questa conferenza all’Istituto archeologico della mia città. Per loro, probabilmente, non era ‘abbastanza’ scientifica. Malgrado ciò, ha riscosso grandi applausi. Certo, non so a che tipo di letture sei abituato tu
      😀
      Viviana

      Commento di MasadaAdmin — novembre 30, 2013 @ 1:42 pm | Rispondi


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