Nuovo Masada

novembre 6, 2007

MASADA n. 566. 6-11-2007 Lo strano caso del signor Di Pietro

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 7:52 am

Il G8 di Genova e’ stata la piu’ grave violazione dei diritti umani in Europa dalla seconda guerra mondiale”.
Amnesty International
..
Nel nostro paese sulle violazioni dei diritti umani si indaga con difficolta’ e le condanne sono rare. Non andare a fondo significa rinunciare ad un compito importante. La lentezza dei procedimenti su Genova gioca ad una rimozione via via piu’ profonda“.

Riccardo Noury portavoce di Amnesty International Italia.

Genova non e’ il nostro passato ma il presente. Avevamo chiesto una commissione indipendente dalla politica che non doveva emettere condanne ma dare indicazioni su quel sistema che aveva permesso che ci fosse Genova e prima Napoli, e dare anche indicazioni sulle leggi, non abbiamo ad esempio una legge sul reato di tortura, ne una legge che istituisca un meccanismo di identificazione per i rappresentanti delle forze dell’ordine con lo scopo di impedire che un reato cada nell’impunita’ perche’ non si e’ individuato”.


..
Estratto dal rapporto, CONCERNS IN EUROPE, gennaio 2002, di Amnesty International.
http://www.amnesty.it/primopiano/g8

“… sono continuate a pervenire segnalazioni ben documentate di violazioni dei diritti umani commesse da membri delle forze dell’ordine e agenti di custodia durante le operazioni per il mantenimento dell’ordine pubblico nell’ambito del summit G8 di Genova. Le denunce, provenienti da centinaia di persone di diverse nazionalita’, eta’ ed occupazione, si sono rivelate significativamente coerenti tra di loro.
Nel luglio 2001 a Genova piu’ di 200.000 persone, di cui molte straniere, hanno preso parte a manifestazioni anti-globalizzazione. La maggior parte di esse ha manifestato pacificamente, ma alcune dimostrazioni sono degenerate in violenza e hanno causato il ferimento di molti e vasti danni alle cose. Il bilancio contava il ferimento di centinaia di persone, l’arresto di piu’ di 250 persone e la morte di un dimostrante italiano, Carlo Giuliani, ucciso da un colpo di pistola esploso da un carabiniere di leva.
Amnesty International non legittima, ne’ giustifica l’uso della violenza contro le forze dell’ordine o la proprieta’, ne’ si oppone all’impiego legale di una ragionevole forza da parte degli organi preposti al mantenimento dell’ordine pubblico. Tuttavia ritiene che quest’ultimo vada mantenuto nel pieno rispetto degli standard internazionali sui diritti umani ed in modo da proteggere i diritti delle persone impegnate in forme pacifiche di protesta.
Amnesty International sollecitava le autorita’ a garantire che gli agenti impegnati nelle operazioni di mantenimento dell’ordine pubblico utilizzassero la massima moderazione nel trattamento dei dimostranti, fossero a conoscenza delle norme internazionali in materia di diritti umani e agissero conformemente ad esse in ogni circostanza.
Esprimeva profonda preoccupazione per i numerosi rapporti gia’ ricevuti, relativi a violazioni di tutti i diritti indicati e chiedeva la collaborazione del Governo perche’ fornisse informazioni in merito alle istruzioni e all’addestramento impartiti alle forze dell’ordine. Inoltre, l’organizzazione sollecitava un completo riesame dei metodi di addestramento e spiegamento delle forze dell’ordine impegnate nel controllo della folla e chiedeva al Governo di adottare tutte le misure necessarie a garantire che, per il mantenimento dell’ordine pubblico, non venisse impiegata piu’ forza di quella ragionevolmente consentita, che gli agenti fossero adeguatamente equipaggiati ed addestrati all’utilizzo di tecniche non letali per il controllo della folla e che venissero soggetti a rigide norme sull’uso di tali tecniche e ad un rigoroso sistema di individuazione delle responsabilita’. Amnesty International affermava, inoltre, che era indispensabile intraprendere la revisione e, dove necessario, la modifica di tutti i regolamenti e delle modalita’ di addestramento sull’uso delle armi da fuoco per le forze dell’ordine, in modo da garantire chiarezza e conformita’ con gli standard internazionali minimi e al fine di tutelare, nella misura piu’ ampia possibile, la vita, l’integrita’ fisica e la sicurezza delle persone.
Inoltre, Amnesty International chiedeva con forza l’istituzione di una commissione d’inchiesta pubblica ed indipendente che conducesse un’indagine completa sulle presunte violazioni dei diritti umani durante le operazioni per il mantenimento dell’ordine pubblico nell’ambito del G8 e sulla condotta delle forze dell’ordine e della polizia penitenziaria, elencando alcuni dei criteri che avrebbero dovuto informare la creazione e l’efficacia di tale commissione. Tra l’altro, Amnesty International raccomandava che la commissione potesse presentare rapporti preliminari per facilitare rapidi emendamenti a regolamenti, leggi, addestramento e procedure riguardanti le forze dell’ordine e la polizia penitenziaria. Alla fine del giugno 2002 tale commissione non era ancora stata istituita e Amnesty International continua a chiederne la creazione.
Nel febbraio di quest’anno, il Senato ha bocciato a maggioranza una proposta dell’opposizione per la costituzione di una commissione parlamentare d’ inchiesta ad hoc dotata di pieni poteri giudiziari. Gia’ nell’agosto 2001 il Parlamento aveva respinto un’analoga proposta, optando invece per un’ indagine conoscitiva senza poteri giudiziari. Tale commissione aveva concluso i propri lavori dopo un mese, tra il disaccordo e l’astio dei suoi membri, con la presentazione, ad opera di deputati dei partiti di opposizione, di due testi alternativi al rapporto adottato dalla maggioranza dei suoi membri.
Nel luglio 2001 il ministero degli Interni (responsabile per la polizia di Stato) e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP, annesso al ministero della Giustizia) hanno condotto indagini amministrative da cui sono emersi una grave mancanza di coordinamento nelle operazioni di polizia e un limitato riconoscimento, da parte degli ispettori, di errori, omissioni e violenze gratuite commessi in casi isolati dagli agenti delle forze dell’ ordine e della polizia penitenziaria. Il 2 agosto dello stesso anno, il ministro degli Interni ha annunciato, senza ulteriori spiegazioni, che il Questore di Genova, il capo dell’unita’ anti-terrorismo e il vice capo della polizia (quest’ultimo responsabile per le operazioni del G8) erano stati trasferiti ad altro incarico. I tre funzionari avevano poi ottenuto incarichi di primo piano nei servizi segreti.
La procura della Repubblica di Genova ha avviato un certo numero di indagini penali su:

-La morte di Carlo Giuliani avvenuta il 20 luglio. Alla fine di giugno, il carabiniere che aveva esploso il colpo mortale dall’interno di un veicolo dell’Arma attaccato dai dimostranti era ancora indagato per omicidio volontario. Contemporaneamente, proseguivano le analisi balistiche e l’esame di filmati e di altre prove relative alla traiettoria del proiettile. Nel luglio 2001 Amnesty International aveva fatto appello perche’ l’inchiesta fosse esauriente ed imparziale e includesse una valutazione sulla compatibilita’ dell’uso della forza letale con i principi stabiliti dalle norme internazionali sull’uso della forza e delle armi da fuoco da parte delle forze dell’ordine. Tali norme stabiliscono che la forza e le armi da fuoco devono essere impiegate come ultima risorsa, proporzionalmente alla minaccia posta e allo scopo di limitare al massimo i ferimenti e proteggere la vita.

-le aggressioni non provocate e sull’uso di forza eccessiva da parte degli agenti durante il raid alla sede del Genova Social Forum (GSF), nei locali della scuola Pertini-ex Diaz, nelle prime ore del 22 luglio, le persone fermate all’interno ed intorno ai locali.. molte delle quali addormentate al momento del raid – hanno riferito che gli agenti delle forze dell’ordine le hanno sottoposte a percosse deliberate e gratuite che hanno provocato numerosi feriti, alcuni dei quali ricoverati d’urgenza e, in alcuni casi, sottoposti ad operazioni chirurgiche. I referti medici hanno registrato il ferimento di 62 persone fermate durante il raid.. Circa 20 persone – di cui almeno due prive di sensi – sono state condotte fuori dai locali del GSF in barella.
Alla fine di giugno decine di agenti erano sotto inchiesta, inizialmente per accuse di abuso di autorita’, lesioni e percosse, ingiurie e/o per non averne impedito il compimento da parte di altri agenti ai loro ordini. L’indagine si e’ ampliata quando sono emerse, a carico di alcuni agenti, prove significative di falsa testimonianza e falsificazione di prove ai danni delle 93 persone detenute, apparentemente al fine di giustificare il raid alla sede del GSF, gli arresti delle medesime (accusate di resistenza a pubblico ufficiale ed associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio) e il grado di forza impiegato dalla polizia.

-Tra l’altro, due bottiglie Molotov che, secondo la polizia, erano state rinvenute durante il raid, pare fossero invece state raccolte ore prima nelle strade di Genova. Allo stesso modo, gli esami forensi condotti sul giubbotto antiproiettile indossato durante il raid da un agente – che aveva affermato di essere stato aggredito da un individuo non identificato che aveva tentato di accoltellarlo al torace – hanno stabilito che i danni rilevati sull’indumento non erano compatibili la sua versione dei fatti.

-le aggressioni ed altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti commessi da forze dell’ordine e polizia penitenziaria nel centro detentivo temporaneo di Bolzaneto. Circa 222 persone, tra cui la maggior parte di quelle arrestate durante il raid alla sede del GSF, sono state condotte al centro di detenzione di Bolzaneto, approntato per ricevere ed ospitare provvisoriamente i fermati dalla Polizia e dalla Guardia di finanza prima del trasferimento in carcere. Nel centro prestavano servizio personale penitenziario (agenti di custodia e staff sanitario) e agenti delle forze dell’ordine. Ai detenuti e’ stato sistematicamente negato il diritto di informare i parenti dell’arresto e del luogo di detenzione, il diritto di accedere alla consulenza di un avvocato e, nel caso dei cittadini stranieri, di funzionari consolari. Decine di detenuti hanno denunciato, tra l’altro, di essere stati schiaffeggiati, presi a calci e pugni, di essere stati fatti oggetto di sputi e insulti, talvolta di natura sessuale, sottoposti a perquisizioni corporali degradanti, minacciati, privati di cibo, acqua e sonno per lunghi periodi, obbligati ad allinearsi faccia al muro con le gambe divaricate e costretti a restare in tale posizione per ore e, se non la mantenevano o parlavano, percossi, soprattutto su parti del corpo gia’ ferite durante l’arresto.
Tali denunce sono state sostanzialmente confermate da dichiarazioni rilasciate alle autorita’ da un infermiere professionale in servizio a Bolzaneto durante il G8. Alla fine di giugno 2002, piu’ di 20 persone, tra cui agenti di custodia, medici, infermieri e carabinieri erano stati posti sotto inchiesta per abuso di autorita’, lesioni, percosse, ingiurie e/o per non averne impedito il compimento. Il ministro della Giustizia, in visita al centro per circa trenta minuti nelle prime ore del 22 luglio 2001, ha riferito alla commissione parlamentare incaricata dell’indagine conoscitiva di aver visto alcuni detenuti silenti, con la faccia al muro e le gambe divaricate, ma di non aver rilevato alcuna forma di maltrattamento.

-presunto uso di forza eccessiva durante le manifestazioni di piazza del 20 e 21 luglio 2001. Agenti delle forze dell’ordine sono stati accusati di aver condotto attacchi indiscriminati, colpendo con manganelli e utilizzando agenti chimici come il gas CS e lo spray al pepe (OC), anche nei confronti di manifestanti non violenti (compresi i minorenni), giornalisti, medici ed infermieri impegnati nello svolgimento del proprio compito e chiaramente identificabili come tali.
Nel giugno 2002 circa 10 dimostranti hanno sporto formale denuncia, accompagnata da referti medici, affermando di soffrire effetti a lungo termine (danni a polmoni, gola ed epidermide) a causa dell’esposizione al gas CS. Amnesty International ritiene che una revisione indipendente dell’ impiego di agenti chimici da parte delle forze dell’ordine deve consentire l ‘introduzione, laddove appropriato, di rigorose linee guida regolanti l’uso di tali metodi, nonche’ di idonei strumenti di controllo per mantenerle aggiornate e garantirne l’osservanza.
Gli investigatori e le vittime degli abusi hanno riferito di aver avuto difficolta’ ad identificare i responsabili delle aggressioni e dell’impiego eccessivo di forza nelle piazze e in altri luoghi (ad esempio, durante il raid al GSF), anche se gli eventi erano stati filmati, poiche’ spesso gli agenti avevano il volto coperto da elmetti anti-sommossa, maschere o sciarpe e non portavano altri elementi che avrebbero potuto rendere possibile il loro riconoscimento. Amnesty International raccomanda che la prassi italiana venga allineata al Codice europeo di etica professionale per la polizia (adottato dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa nel settembre 2001). Il codice afferma che durante gli interventi gli agenti devono normalmente “essere in grado di identificarsi individualmente come agenti
della polizia”. Il Comitato ha commentato che “senza la possibilita’ di identificare il singolo agente, la responsabilita’ personale . diviene una nozione priva di significato”. Come ha sottolineato il Comitato, l’ identificazione di un agente non implica che il suo nome venga rivelato.
Tuttavia, e’ chiaro che se gli agenti non portano in evidenza qualche segno identificativo – come ad esempio, il numero di matricola – cio’ puo’ evitare il riconoscimento di presunti aggressori e, percio’, puo’ fornire loro la piu’ completa impunita’.
Amnesty International

http://www.lomb.cgil.it/puntof2002/g8amnesty.htm
..
Scuola Diaz

http://farm1.static.flickr.com/2/2953432_e1ac3b95df_m.jpg

Nella caserma di Bolzaneto furono trascintai 300 manifestanti e qui furono torturati. Il capo di piu’ alto grado a Bolzaneto era il n. 2 della Digos, Alessandro Perugini, vicecapo della Digos genovese, il qaule era nella caserma ma dichiaro’: “Nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto non vi fu alcuna violenza. I dimostranti si sono fatti male da soli”.
“Ho visto all’interno di ciascuna cella una decina di persone, con il volto e le mani rivolte verso il muro. Non ricordo di aver visto donne. Non mi sono chiesto il perche’ stessero in quella posizione, non mi ha colpito quella circostanza”. Ricorda pero’ che “un collega alzo’ la voce” e che ‘altri spruzzarono gas urticante nelle celle’. I detenuti urlavano ma Perugini “non senti’ niente”.
Perugini in maglietta e jeans fu fotografato mentre sferrava un calcio a un ragazzino di 15 anni, disarmato e a terra.


Sui gravissimi fatti di Genova del 2001 l’elefantiaco programma di Prodi (mai attuato) diceva poche righe: “…La crescente domanda di sicurezza da parte della collettivita’, a fronte di vecchi e nuovi rischi e pericoli, richiede la messa in opera di un programma di riorganizzazione, coordinamento e modernizzazione che rafforzi il rispetto della legalita’, il contrasto della criminalita’, la prevenzione delle minacce terroristiche. La politica del centrodestra al riguardo si e’ mostrata del tutto indifferente: a vuoti annunci si sono affiancate misure che contrastano con il rispetto della legalita’, l’inerzia rispetto alla criminalita’ economica, un abbassamento della guardia nel contrasto alla criminalita’ organizzata, l’utilizzo delle forze di polizia per operazioni repressive del tutto ingiustificate; basti pensare ai fatti di Genova, per i quali ancora oggi non sono state chiarite le responsabilita’ politica e istituzionale (al di la’ degli aspetti giudiziari) e sui quali l’Unione propone, per la prossima legislatura, l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta.”
Ma, quando la commissione parlamentare d’inchiesta di 22 persone vota per accertare le responsabilita’ istituzionali, a sorpresa, esce un voto di parita’: 22 a 22, per cui tutto si blocca. I 2 radicali sono assenti, uno del csx e’ malato, un altro in viaggio, i socialisti fanno “un’astensione propositiva” (?), ma la cosa scandalosa e’ che due ministri del Governo Prodi, Mastella e Di Pietro votano No insieme al cdx. Di Pietro dice che ha votato No “perche’ vuole una inchiesta a 360° anche sui dimostranti”. Ora tutti sanno che i vandali o presunti tali sono stati puniti con un insolito rigore: 225 anni di prigione chiesti per 25 imputati, mentre il processo alla polizia che ha gravemente abusato delle sue funzioni nella macelleria cilena rallenta sotto il freno di molteplici coperture da parte degli stessi vertici e poiche’ le istituzioni che comandarono il massacro non sono nemmeno state nominate, questa richiesta di infierire ancora sui dimostranti risulta inaccettabile. E’ la bagarre.
Di Pietro riceve violente accuse, il suo blog da solo conta migliaia di proteste e altre migliaia si allargano in tutti blog italiani, mentre elementi reazionari gettano altro fango sulla morte di Carlo Giuliani.
Alla fine Di Pietro si rende conto del suo errore, che gli costera’ una brusca caduta di consensi, e pubblica una spiegazione che non convince nessuno. Travaglio lo attacca dalle pagine dell’Unita’. Alla fine Di Pietro manda alla stessa Unita’ una smentita, promettendo che al voto futuro votera’ SI’.

Di Pietro vota No alla commissione parlamentare di inchiesta per i fatti del G8, dicendo che se una commissione deve esserci, deve essere a 360°, anche contro i black block: “.siamo favorevoli ad una Commissione d’inchiesta su questo tema ma a condizione che si indaghi su tutti i fatti. Le questioni sono due: i comportamenti dei manifestanti e quelli della Polizia”
Vota No con Mastella e la Cdl. Manda il Governo sotto.
Migliaia di lettere di protesta arrivano al suo sito avvertendolo che l’ha detta grossa.
Anche Travaglio lo attacca dall’Unita’.
Alcuni giorni dopo, Di Pietro si scusa sulla stessa Unita’. Ma ormai la frittata e’ fatta. Prodi giura e spergiura che la commissione si fara’.
..
Di Pietro

I no-global hanno sfilato per manifestare contro i potenti della Terra esercitando, legittimamente, un loro diritto. Alcuni, pero’, non si sono limitati a manifestare: hanno sfasciato vetrine, hanno incendiato macchine, hanno aggredito le forze dell’ordine. Una frangia di essi, quindi, ha commesso dei reati gravissimi per la quale la Procura della Repubblica e i giudici stanno procedendo, anzi hanno chiesto svariati anni di carcere. I fatti sono gia’ accertati.
Cosi come e’ accertato, purtroppo e sotto certi aspetti ancora piu’ grave, il fatto che le forze dell’ordine, per scoprire i colpevoli, non hanno fatto un’indagine di polizia giudiziaria nell’immediatezza, ma hanno rinchiuso alcune persone in una caserma e le hanno malmenate, provocando lesioni, comportandosi peggio degli altri.
Questa e’ una brutta pagina che merita un approfondimento innanzitutto in sede giudiziaria, e i giudici se ne stanno occupando: anche i poliziotti che sono accusati di aver commesso quei reati sono stati rinviati a giudizio.
Oggi, in Parlamento, cosa si voleva fare? Una commissione d’inchiesta limitatamente ai comportamenti della Polizia. Che Commissione d’inchiesta e’ questa?
Un’inchiesta sui fatti del G8 deve essere fatta tenendo conto dei comportamenti di tutti coloro che erano parti in causa; degli errori, degli abusi, delle omissioni e delle violenze commesse da tutti. Allora si puo’ ricostruire una pagina di Storia secondo verita’.
Ecco perche’ noi dell’Italia dei Valori non possiamo consentire che una commissione nasca con il fine di indagare solo su una parte dei fatti.
Cio’ che abbiamo proposto e’ una Commissione d’inchiesta sugli abusi del diritto di manifestazione da parte di alcuni manifestanti – non di tutti perche’ vanno rispettati quelli che hanno rispettato la legge -, e di alcuni poliziotti – non tutti perche’ vanno rispettati quelli che hanno rispettato la legge. Vanno puniti coloro che hanno abusato della loro funzione.
Si deve ricercare la verita’: un risultato falsato dall’origine non sara’ mai positivo.
Mi dispiace che, ancora una volta, si riferisca solo la parte d’informazione che interessa.
L’Italia dei Valori non e’ contro la Commissione sul G8: e’ contro l’uso strumentale della Commissione.”
..
Quo vadis, Tonino?
Travaglio

Premesso che in Italia le commissioni parlamentari d’inchiesta sono enti inutili, anzi dannosi, non essendo mai servite a nulla, se non a produrre “verita’” di maggioranza e di minoranza (cioe’ balle di partito), a insabbiare le colpe dei nemici e a esaltare i meriti degli amici, a confondere le idee anche a quei pochi che pensano di averle chiare, qualcuno dovrebbe difendere Di Pietro da Di Pietro. Come spesso gli accade da 15 anni, cioe’ da quando e’ sotto i riflettori, Tonino e’ in preda a un cupio dissolvi autodistruttivo che lo porta ad allontanare da se’ i migliori che gli stanno vicino per asserragliarsi nel suo super-ego con pochi yesmen che gli danno sempre ragione. Il No alla commissione sul G-8, in se’, non e’ nulla di scandaloso.
Sebbene prevista dal programma dell’Unione (pag. 77), l’inchiesta parlamentare non avrebbe portato a nulla, a parte il solito volar di stracci. Diciamoci la verita’: a parte la sinistra “radicale”, la commissione non la voleva nessuno. Se il centrosinistra non osa urtare nemmeno Pollari e Pompa, anzi li copre di prebende, figurarsi se ha il coraggio di mettersi contro la squadra di Gianni De Gennaro, ex capo della Polizia ora capogabinetto del ministro Amato.
Cos’e’ che non va, allora, nel No di Di Pietro? Il fatto che sia arrivato a sorpresa, non
annunciato e non spiegato. E a braccetto con la Cdl. E per giunta in tandem con Mastella.
Intendiamoci: gli inciuci con i berluscones li fanno piu’ o meno tutti, nel centrosinistra. Ma Di Pietro non puo’ permettersene neppure il sospetto: i suoi elettori non lo tollerano. Il fatto poi di ritrovarsi sullo stesso fronte di Mastella, attualmente e’ peggio che votare con Berlusconi. Ed e’ la seconda volta in sette giorni. Una settimana fa i due litiganti avevan affondato la maggioranza sulla societa’ Ponte sullo stretto, meritandosi il plauso di Cuffaro (Toto’ aveva elogiato Tonino chiamandolo “uomo d’onore”, ritenendololo un gran complimento). Anche su quella questione, e’ possibile che Di Pietro abbia le sue ragioni: dice che sciogliere subito la societa’ comporterebbe uno spreco di 500 miliardi, mentre la soluzione che ha in mente lui costerebbe un decimo. Ma allora bisogna spiegare tutto e bene, possibilmente prima che la gente si trovi dinanzi al fatto compiuto. E magari prima di perdere per strada uno dei fiori all’occhiello, Franca Rame, ucita dal gruppo Idv proprio per la faccenda del ponte. Chi non frequenta il blog del ministro, cioe’ quasi tutti, non ci ha capito nulla. E i mezzi per spiegare non gli mancano, visto che e’ sempre in tv e sui giornali. Invece il No sul G-8 s’e’ capito benissimo. Ma era meglio se non si capiva. In due interviste al Giornale e alla Stampa, Di Pietro non dice quel che sarebbe ragionevole: la commissione si sarebbe trascinata per anni in inutili scambi di accuse e ricatti senza cavare un ragno dal buco, ed e’ molto meglio lasciar lavorare i tribunali. No, dice una monumentale sciocchezza: “Questa indagine ha senso solo se viene compiuta a 360 gradi e riguarda sia i comportamenti dei manifestanti che quelli dei poliziotti. La sinistra massimalista vuole indagare esclusivamente sui poliziotti e un partito della legalita’ come l’Idv non puo’ accettare una legalita’ a meta’”. Ma le commissioni parlamentari devono occuparsi delle deviazioni delle istituzioni, non di quelle dei cittadini comuni. Se un
black-bloc spacca una vetrina, viene processato per aver spaccato la vetrina, ma la cosa e’ piuttosto normale: e’ il suo mestiere. Se un poliziotto fracassa il cranio a uno studente che dorme, e altre centinaia di agenti fanno altrettanto, c’e’ un problema nella polizia e ha senso che il Parlamento s’interroghi. Perche’ il mestiere della polizia non e’ quello di spaccare crani di giovani dormienti, ma quello di prendere i black-bloc. Se valesse l’assurda par condicio tra black-bloc e agenti, a quando una commissione sui topi d’appartamento e i palpeggiatori da tram? Fino a un mese fa Di Pietro andava a gonfie vele. E’ uno dei migliori ministri del governo, senz’altro il piu’ popolare. Sulle nuove leggi vergogna non ha sbagliato un colpo, opponendosi all’indulto e (piu’ tardivamente) alla legge-bavaglio di Mastella. Complici l’asse con Grillo e la solidarieta’ a De Magistris, i sondaggi danno il suo partito come l’unico in crescita nell’ Unione. E, col ripristino del falso in bilancio e la modifica della Cirielli, ha vinto un’altra battaglia. E allora perche’ si agita? Perche’ da’ l’impressione di smarcarsi dal governo proprio quando il governo, finalmente, da’ ragione a lui? Ci fa sapere?

da l’Unita’
..
Commissione d’inchiesta:
Trattasi un gruppo di svogliati selezionati da un gruppo di incapaci per il disbrigo di qualcosa di inutile
(R. Harkness, The New York Times, 1960)

Le commissioni inutili
Annamaria

La storia insegna che le commissioni d’inchiesta non sono altro che uno spreco di tempo e di denaro, per non arrivare a nulla.
Si operi attraverso strumenti ordinari, mettendo gli organi preposti in condizione di fare il proprio lavoro, in totale autonomia, senza ingerenze, e dotandoli di tutti i mezzi necessari.
Se questo non basta, ma io credo che basterebbe, allora c‘e’ proprio qualcosa che non funziona.
Qualcosa che nessuna commissione parlamentare d’inchiesta potra’ risolvere. Servirebbe ben altro.
Certe cose di Di Pietro le ho ben considerate ma il suo no di adesso alla commissione sul G8 non posso accettarlo, soprattutto nel modo con cui lo ha giustificato: “per sentire le due campane”. Non ce la faccio nemmeno a capire cosa intendesse e c‘e’ nelle sue parole qualcosa che mi offende fortemente, qualcosa che ho cercato di capire senza riuscirci.
Ma quali due campane?!?
Di Pietro sa benissimo che non c‘e’ paragone tra attentato alle cose e reato contro le persone, e che l’aggressione fatta da una forza pubblica al cittadino e’ infinitamente piu’ grave di qualsiasi danno che un privato cittadino puo’ compiere su oggetti, perche’ fa cadere la credibilita’ stessa dello stato.
Ora, la sproporzione tra le pene comminate a chi ha commesso reati contro cose e a chi ha fatto reati contro le persone e’ stata enorme ed e’ chiaro anche a un cieco che, dalla forza pubblica e dalle istituzioni, la giustizia e la verita’ sono state totalmente ammazzate, con un uso delle leggi e dei processi che ha distorto ogni verita’… ma poi:
-da una parte si hanno “oggetti”, auto, vetrine ecc, che sono state colpiti dalla violenza di pochi vandali che la polizia ha lasciato agire indisturbati quando addirittura non li ha “aiutati”
-ma dall’altra parte ci sono violazioni di diritti che non possono essere accettate in nessun stato civile: 1200 feriti, di cui alcuni gravissimi, un centinaio di giovani pestati alla scuola Diaz, centinaia di persone portate a Bolzaneto e torturate, senza la possibilita’ di difendere i propri diritti e la propria dignita’, di comunicare a famiglie o legali, e infine un morto su cui e’ stata fatta ogni sorta di nebbia a partire da chi lo ha ucciso e dal modo con cui e’ stato ucciso.
Abbiamo la sospensione gravissima e preordinata “dall’alto” di diritti fondamentali del cittadino che sono stati violati “con la connivenza a l’aiuto di forze istituzionali” che questo avevano precisamente ordinato.
E mentre atti di vandalismo ci sono sempre in grandi manifestazioni pubbliche (si veda i casseurs nei moti francesi contro il precariato che sono stati considerati fisiologici), solo in Italia si e’ avuto un comportamento assassino da parte delle forze di polizia, in quella che e’ stata definita la pagina piu’ nera della democrazia europea!
Ma come fa Di Pietro a mescolare le due cose?!?
Ma come si puo’, a questo punto, chiedere di sentire tutte e due le parti?!?
Ma che senso ha? quando i diritti di una parte sono stati finora sempre violati e le forze di sicurezza sono state sempre protette, aiutate, “premiate” addirittura con promozioni vergognose, e trattate con una omerta’ del tutto inqualificabile?
Pero’… riporre il ristabilimento della verita’ nelle mani di una commissione parlamentare e’ proprio la cosa piu’ folle che si possa immaginare (anche se non era a questo l’inteno di Di Pietro).
Ma quando mai una commissione ha fatto qualcosa di buono?
Leggo con dolore acuto la richiesta di giustizia che viene dalla mamma lacerata di Carlo e la capisco profondamente, capisco l’esigenza di giustizia di un essere umano che soffre, e massimamente quello di una madre che si e’ visto il figlio ucciso e che se lo vede ammazzare ogni giorno negli attacchi velenosi di persone infide, ma mi chiedo come puo’ una donna tanto intelligente aver sperato anche solo un momento che da “questo” parlamento potesse scaturire qualcosa che si avvicini a quella giustizia che tanto anela. Da una commissione parlamentare poi!?!? Avremmo solo risentito per l’ennesima volta attacchi oscuri e meschini, pregiudizi, malignita’, calunnie, una valanga di offese e sporcizia che avrebbe riversata nuove demonizzazioni sul giovane morto, sulle persone violate, sulle vittime. Qualcosa di intollerabile!
Ma vi pare che una commissione parlamentare sia mai servita a qualcosa di buono?
E in questi tempi di deriva verso dx poi…. La mia sfiducia in tal senso e’ totale.
Per indicare quanto poco valgano le commissioni parlamentari, quelle che furono e quelle che saranno, e quanto sia insensato affidar loro una qualche parvenza di giustizia e verita’, riporto la mail del mio amico Stefano, il quale parla per paradosso, cioe’ finge (per chi non capisce il paradosso) che il bianco sia nero arrivando all’estremo limite dell’assurdo, questa e’ satira e si dovrebbe ridere ma invece viene da piangere, ma poi, se non ci credete, provate a pensare a cosa e’ servita la commissione parlamentare contro la P2 che fece anche un buon lavoro. La commissione lavoro’ dall’ottobre 1983 al gennaio 1985, scopra’ i nomi di 2400 piduisti. E poi? Poi “non successe nulla”! Anzi coloro che erano iscritti alla loggia deviata fecero carriera nelle istituzioni, senza che la sinistra lo impedisse in alcun modo!
..

Il paradosso
Scrive Stefano:

“Se proprio si vuole far giustizia in Italia, occorrono senz’altro le commissioni d’inchiesta.
D’altra parte, perche’ fidarsi della magistratura, ormai cosa’ asservita a questa o quella ideologia?
A parer mio sarebbe buona cosa accorpare l’ordine giudiziario a quello legislativo, abolendo definitivamente giudici e tribunali, costituendo cosa’ commissioni per ogni reato penale, dall’omicidio alla falsificazione dei grattini.
Non credo che si allungheranno di molto i tempi della giustizia. E poi, abbiamo brillanti precedenti sull’estrema efficienza dimostrata dalle commissioni d’inchiesta, da Ustica alla P2, passando per mafia e terrorismo, che pochi dubbi dovrebbero lasciare ai soliti giustizialisti e forcaioli, nonche’ illiberali ed antidemocratici, che non riconoscono le virtu’ di un organismo trasversale ai partiti ed alle ideologie, e per questo puro e virtuoso piu’ di ogni altra istituzione.
Le commissioni d’inchiesta, questi organismi giusti e liberali, che non hanno avuto paura di fregiarsi di personalita’ scomode come Paolo Guzzanti, o come Cirino Pomicino, sono gli unici strumenti per arrivare alla verita’. Anche gli stupidi ed i mafiosi hanno diritti e doveri, e solo le responsabilita’ istituzionali potranno recuperarli e riportarli in seno alla societa’ civile.
Dobbiamo piantarla con il disfattismo da quattro soldi, e a fidarci di piu’ dei nostri rappresentanti, chiamati a coprire con le commissioni d’inchiesta quelle falle lasciate dalla magistratura ordinaria. Buchi attraverso i quali si scorgono ancora tracce di liberta’ e di indipendenza.”
Credo che meglio non si potesse dire!
E, aggiunge Stefano:
“Non e’ vero pero’ che lo stato non ha risarcito affatto le sue vittime. In occasione degli scontri di piazza Manin a Genova, il ministero degli Interni e’ stato condannato per le violenze causate a giornalisti e pacifici manifestanti della Rete Lilliput, a pagare 5000 euro (10 milioni delle vecchie lire, ossia meno dello stipendio mensile del ministro degli Interni), perche’ non e’ stato possibile identificare gli agenti colpevoli dei pestaggi, visto che agivano a viso coperto!”
..
Balle!
Viviana

Ma c’e’ davvero c’e’ qualcuno che la voleva questa commissione? Non la volevano i Ds, non la voleva Violante, non la voleva Prodi, non la voleva Rutelli. Dei socialisti, radicali, Idv e Udeur abbiamo visto, ma chi la voleva? Giordano e Diliberto? Due contro tutti?
Cosi’, Di Pietro a parte, la Commissione era morta in partenza e anche senza Di Pietro e Mastella i voti non ci sarebbero stati. Ma a chi la vogliamo raccontare?
Qua si gioca al bluff!
Notiamo che tutti si sono scagliati contro Di Pietro, che in questi tempi ha la nomea di persona giusta e onorata e pertanto sara’ di norma colpito per primo, ma che nessuno ha attaccato i Ponzio Pilato che al voto si sono sottratti, i radicali per es.. Eppure i radicali, sono sempre stati a favore dei grandi della Terra, delle multinazionali e dei loro patti scellerati di guerra e di schiavizzazione del lavoro, Che cosa pretendevamo? Che stessero a favore dei no global? E quando mai? E con loro i socialisti di Borselli, che pure si sono assentati e che del socialismo storico non hanno ereditati una virgola. In quanto a Mastella, e’ da equiparare ormai a De Gregorio che sta nel csx ma vota ormai costantemente per Berlusconi, e, trattandosi di un Ministro, la cosa e’ davvero aberrante. Quando si fa questo volta-bandiera il minimo fare per pudore sarebbe presentare le dimissioni. E il minimo che un capo dell’esecutivo dovrebbe fare e’ un rimpasto di Governo, salvo che 14 deputati e 2 senatore, andandosene, segnerebbero la definitiva caduta del Governo Prodi.
..
I fatti

La scuola Diaz fu data dal comune di Genova per ospitare i partecipanti. L’irruzione della polizia, che porto’ alla macelleria cilena col pestaggio di 93 persone addormentate e il ferimento grave di 61, fu decisa a freddo. Le 2 bottiglie molotov furono portate come false prove da agenti che hanno confessato, lo stesso per le sbarre e le catene che Vespa mostro’ trionfalmente a Porta a Porta. Furono processati solo 29 agenti e dirigenti di polizia tra omerta’ varie, rimandi e nascondimenti diretti dall’alto. Tutto fu concertato a freddo, tanto che nel gruppo che fece l’irruzione c’erano pezzi grossi, come Francesco Gratteri, direttore dell’antiterrorismo vicinissimo al capo della polizia Gianni De Gennaro, e funzionari di livello medio-alto. Una telecamera genovese filmo’ addirittura le molotov in mano a un poliziotto “prima” che entrasse nella scuola.
Si doveva dare una lezione ai dimostranti. Tutto in perfetto stile cileno. I poliziotti sapevano che B e Fini li avrebbe protetti come poi fu. Oltre al massacro (c’erano sangue e capelli e pezzetti di tessuto dappertutto), la polizia spacco’ qualunque prova, portatili, macchine fotografiche ecc. Si impedi’ ai legali di avvicinare gli arrestati. La violazione dei diritti costituzionali fu gravissima in perfetto stile squadrista.
Gli imputati eccellenti, da Gratteri e Luperi, furono accusati di falso, calunnia e abuso d’ufficio. Del pestaggio, chissa’ perche’, risposero solo in 10, tutti del reparto di Canterini.
Canterini fu promosso a questore dal capo della polizia del G8, Gianni De Gennaro.
25 dimostranti sono stati condannati a 225 anni di carcere e 2 milioni e mezzo di risarcimento per i “danni di immagine”. Nessuno parla del danno di immagine fatto all’Italia davanti al mondo dalla polizia e dal Governo che aveva ordinato il massacro. E la commissione avrebbe dovuto accertare proprio la responsabilita’ del Governo Berlusconi in quello che era successo e la responsabilita’ degli alti gradi delle forze dell’ordine, in primis di Gianni De Gennaro, capo della polizia, ora sostituito da Antonio Manganelli. Nel giugno 2007 De Gennaro e’ stato nominato capo di gabinetto del ministro dell’Interno, Giuliano Amato, sancendo una perfetta continuita’ con la condotta del Governo Berlusconi.
La destra continua a scrivere enormita’, ma non sara’ con calunnie, insulti e falsita’ che si cambia la verita’ e la verita’ e’ che ci fu un massacro intenzionale, voluto dalla destra di Berlusconi e Fini. E restera’ nei fatti che il csx nulla ha fatto per lenire la ferita fatta alla nazione e che anzi ha promosso chi ne fu maggiormente responsabile.
..
Enrica Bartesaghi e Lorenzo Guadagnucci, del Comitato Verita’ e Giustizia per Genova, commentano cosa’ il voto odierno in commissione affari costituzionali sul G8 di Genova:

“Dal giugno scorso, quando Gianni De Gennaro fu nominato capo di gabinetto del ministero dell’Interno, non avevamo piu’ illusioni sulla commissione d’inchiesta e sulla reale capacita’ del parlamento e del governo di fare davvero i conti con la rottura della legalita’ costituzionale avvenuta nel 2001 al G8 di Genova.
La bocciatura della commissione monocamerale dunque non ci sorprende. Resta la delusione nel constatare, sul piano storico, che il parlamento italiano ha rinunciato ad esercitare le proprie prerogative su una vicenda che ha scandalizzato il mondo, e che ai vertici dello stato, in sette anni, e senza significative divergenze fra centrodestra e centrosinistra, si e’ scelto di coprire e legittimare gli abusi compiuti dalle forze dell’ordine durante il G8.
Per le vittime degli abusi e’ un’ulteriore umiliazione, per la costituzione un’altra mortificazione. Quanto alle forze dell’ordine, ci domandiamo quando e in che modo potranno recuperare la credibilita’ perduta nelle strade, nelle caserme e nelle scuole di Genova.
Sarebbe servita una grande operazione di trasparenza, e un intervento di pulizia: si e’ scelto invece di non fare niente e di puntare su una sciagurata politica delle promozioni per gli imputati di grado piu’ alto”.
Enrica Bartesaghi, presidente del Comitato, e’ madre di Sara, pestata e arrestata alla Diaz, ’desaparacida’ per molte ore, poi finita a Bolzaneto e in carcere. Lorenzo Guadagnucci fu pestato e arrestato alla scuola Diaz.
Genova, 30 ottobre 2007
..
Di Pietro si salva in corner?
O no?

“Il provvedimento per istituire la Commissione d’inchiesta sui fatti del G8 sara’ ripresentato presto in aula. L’Italia dei Valori lo votera’ senza problemi se verra’ accolto un suo emendamento che vincola la commissione a indagare a 360 gradi e non, come proposto, a senso unico. I fatti di Genova hanno avuto infatti due precise responsabilita’ politiche: di chi ha consentito i massacri di persone indifese alla scuola Diaz e, in seguito, a Bolzaneto e di chi ha condiviso e supportato l’attacco alle istituzioni e alla citta’ di Genova con il sostegno palese, pubblico, a gruppi di facinorosi.
I processi da parte della magistratura per valutare le responsabilita’ dei manifestanti e delle forze dell’ordine sono in corso e alcune sentenze sono gia’ state emesse. La Commissione non deve in alcun modo sostituirsi ai giudici, ma valutare eventuali responsabilita’ politiche, sia da una parte che dall’altra.
La Commissione non puo’ nascere strabica soltanto per accontentare una parte politica. Noi vogliamo tutta la verita’ sul G8, non solo una parte della verita’”

Ormai per queste parole e’ tardi. Ogni fiducia ulteriore e possibile e’ caduta. Gradiremmo maggiori chiarimenti. E forse nemmeno quelli possono bastare. Questo non e’ piu’ un vento. E’ una tempesta. E prima se ne accorgono meglio e’.
..
Pastore Martin Niemüller.

Prima vennero per i comunisti
e io non dissi nulla
perche’ non ero comunista.
Poi vennero per i socialdemocratici
io non dissi nulla
perche’ non ero socialdemocratico
Poi vennero per i sindacalisti,
e io non dissi nulla
perche’ non ero sindacalista.
Poi vennero per gli ebrei,
e io non dissi nulla
perche’ non ero ebreo.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto piu’ nessuno che potesse dire qualcosa.

2 commenti »

  1. Luttazzi parla del G8..
    ciao

    Commento di Paola — novembre 6, 2007 @ 10:37 am | Rispondi

  2. A volte sento la mancanza di leader. A volte ho la sensazione che i grossi cambiamenti epocali, quelli che capitano 3 volte in un secolo, che danno una svolta al genere umano, avvengono solo in presenza di un leader (Mandela, Martin Luther King, Gandhi, ecc), a livello nazionale o mondiale.
    Mi piace ricordare Mandela con la frase estratta dal suo discorso nel 1964 prima che fosse incriminato con l’ergastolo:

    “Durante la mia vita mi sono dedicato alla lotta per gli africani. Ho combatutto contro la dominazione bianca e ho combattuto contro la dominazione nera. Ho cullato l’idea di un ideale di societa’ libera e democratica, in cui tutti vivono insieme in armonia con uguali opportunita’. Questo e’ un ideale per cui spero di vivere e che spero di raggiungere. Ma se dovesse essere, e’ un ideale per il quale sono preparato a morire.” Mandela, 1964

    Commento di Nicoletta — novembre 8, 2007 @ 7:44 am | Rispondi


RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: